Udienze 2009 - Triduo Pasquale

Mercoledě, 15 aprile 2009


L'ottava di Pasqua

Cari fratelli e sorelle,

la consueta Udienza Generale del mercoledě č oggi pervasa di gaudio spirituale, quel gaudio che nessuna sofferenza e pena possono cancellare, perché č gioia che scaturisce dalla certezza che Cristo, con la sua morte e risurrezione, ha definitivamente trionfato sul male e sulla morte. “Cristo č risorto! Alleluia! ”, canta la Chiesa in festa. E questo clima festoso, questi sentimenti tipici della Pasqua, si prolungano non soltanto durante questa settimana - l’Ottava di Pasqua - ma si estendono nei cinquanta giorni che vanno fino alla Pentecoste. Anzi, possiamo dire: il mistero della Pasqua abbraccia l’intero arco della nostra esistenza.

In questo tempo liturgico sono davvero tanti i riferimenti biblici e gli stimoli alla meditazione che ci vengono offerti per approfondire il significato e il valore della Pasqua. La “via crucis”, che nel Triduo Santo abbiamo ripercorso con Gesů sino al Calvario rivivendone la dolorosa passione, nella solenne Veglia pasquale č diventata la consolante “via lucis”. Visto dalla risurrezione, possiamo dire che tutta questa via della sofferenza č cammino di luce e di rinascita spirituale, di pace interiore e di salda speranza. Dopo il pianto, dopo lo smarrimento del Venerdě Santo, seguito dal silenzio carico di attesa del Sabato Santo, all’alba del “primo giorno dopo il sabato” č risuonato con vigore l’annuncio della Vita che ha sconfitto la morte: “Dux vitae mortuus/regnat vivus - il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa!” La novitŕ sconvolgente della risurrezione č cosě importante che la Chiesa non cessa di proclamarla, prolungandone il ricordo specialmente ogni domenica: ogni domenica, infatti, č “giorno del Signore” e Pasqua settimanale del popolo di Dio. I nostri fratelli orientali, quasi a evidenziare questo mistero di salvezza che investe la nostra vita quotidiana, chiamano in lingua russa la domenica “giorno della risurrezione” (voskrescénje).

Č pertanto fondamentale per la nostra fede e per la nostra testimonianza cristiana proclamare la risurrezione di Gesů di Nazaret come evento reale, storico, attestato da molti e autorevoli testimoni. Lo affermiamo con forza perché, anche in questi nostri tempi, non manca chi cerca di negarne la storicitŕ riducendo il racconto evangelico a un mito, ad una “visione” degli Apostoli, riprendendo e presentando vecchie e giŕ consumate teorie come nuove e scientifiche. Certamente la risurrezione non č stata per Gesů un semplice ritorno alla vita precedente. In questo caso, infatti, sarebbe stata una cosa del passato: duemila anni fa uno č risorto, č ritornato alla sua vita precedente, come per esempio Lazzaro. La risurrezione si pone in un’altra dimensione: é il passaggio ad una dimensione di vita profondamente nuova, che interessa anche noi, che coinvolge tutta la famiglia umana, la storia e l’universo. Questo evento che ha introdotto una nuova dimensione di vita, un’apertura di questo nostro mondo verso la vita eterna, ha cambiato l’esistenza dei testimoni oculari come dimostrano i racconti evangelici e gli altri scritti neotestamentari; č un annuncio che intere generazioni di uomini e donne lungo i secoli hanno accolto con fede e hanno testimoniato non raramente a prezzo del loro sangue, sapendo che proprio cosě entravano in questa nuova dimensione della vita. Anche quest’anno, a Pasqua risuona immutata e sempre nuova, in ogni angolo della terra, questa buona notizia: Gesů morto in croce č risuscitato, vive glorioso perché ha sconfitto il potere della morte, ha portato l’essere umano in una nuova comunione di vita con Dio e in Dio. Questa č la vittoria della Pasqua, la nostra salvezza! E quindi possiamo con sant’Agostino cantare: “La risurrezione di Cristo č la nostra speranza”, perché ci introduce in un nuovo futuro.

Č vero: la risurrezione di Gesů fonda la nostra salda speranza e illumina l’intero nostro pellegrinaggio terreno, compreso l’enigma umano del dolore e della morte. La fede in Cristo crocifisso e risorto č il cuore dell’intero messaggio evangelico, il nucleo centrale del nostro “Credo”. Di tale “Credo” essenziale possiamo trovare una espressione autorevole in un noto passo paolino, contenuto nella Prima Lettera ai Corinzi (15,3-8) dove, l’Apostolo, per rispondere ad alcuni della comunitŕ di Corinto che paradossalmente proclamavano la risurrezione di Gesů ma negavano quella dei morti – la nostra speranza –, trasmette fedelmente quello che egli – Paolo – aveva ricevuto dalla prima comunitŕ apostolica circa la morte e risurrezione del Signore.

Egli inizia con una affermazione quasi perentoria: “Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. A meno che non abbiate creduto invano!” (vv. 1-2). Aggiunge subito di aver loro trasmesso quello che lui stesso aveva ricevuto. Segue poi la pericope che abbiamo ascoltato all’inizio di questo nostro incontro. San Paolo presenta innanzitutto la morte di Gesů e pone, in un testo cosě scarno, due aggiunte alla notizia che «Cristo morě». La prima aggiunta č: morě «per i nostri peccati»; la seconda č: «secondo le Scritture» (v. 3). Questa espressione «secondo le Scritture» pone l’evento della morte del Signore in relazione con la storia dell’alleanza veterotestamentaria di Dio con il suo popolo, e ci fa comprendere che la morte del Figlio di Dio appartiene al tessuto della storia della salvezza, ed anzi ci fa capire che tale storia riceve da essa la sua logica ed il suo vero significato. Fino a quel momento la morte di Cristo era rimasta quasi un enigma, il cui esito era ancora insicuro. Nel mistero pasquale si compiono le parole della Scrittura, cioč, questa morte realizzata “secondo le Scritture” č un avvenimento che porta in sé un logos, una logica: la morte di Cristo testimonia che la Parola di Dio si č fatta sino in fondo “carne”, “storia” umana. Come e perché ciň sia avvenuto lo si comprende dall’altra aggiunta che san Paolo fa: Cristo morě «per i nostri peccati». Con queste parole il testo paolino pare riprendere la profezia di Isaia contenuta nel Quarto Canto del Servo di Dio (cfr Is 53,12). Il Servo di Dio – cosě dice il Canto – “ha spogliato se stesso fino alla morte”, ha portato “il peccato di molti”, ed intercedendo per i “colpevoli” ha potuto recare il dono della riconciliazione degli uomini tra loro e degli uomini con Dio: la sua č dunque una morte che mette fine alla morte; la via della Croce porta alla Risurrezione.

Nei versetti che seguono, l’Apostolo si sofferma poi sulla risurrezione del Signore. Egli dice che Cristo «č risorto il terzo giorno secondo le Scritture». Di nuovo: “secondo le Scritture”! Non pochi esegeti intravedono nell’espressione: «č risorto il terzo giorno secondo le Scritture» un significativo richiamo di quanto leggiamo nel Salmo 16, dove il Salmista proclama: «Non abbandonerai la mia vita negli inferi, né lascerai che il tuo fedele veda la corruzione» (v.10). Č questo uno dei testi dell’Antico Testamento, citati spesso nel cristianesimo primitivo, per provare il carattere messianico di Gesů. Poiché secondo l’interpretazione giudaica la corruzione cominciava dopo il terzo giorno, la parola della Scrittura si adempie in Gesů che risorge il terzo giorno, prima cioč che cominci la corruzione. San Paolo, tramandando fedelmente l’insegnamento degli Apostoli, sottolinea che la vittoria di Cristo sulla morte avviene attraverso la potenza creatrice della Parola di Dio. Questa potenza divina reca speranza e gioia: č questo in definitiva il contenuto liberatore della rivelazione pasquale. Nella Pasqua, Dio rivela se stesso e la potenza dell’amore trinitario che annienta le forze distruttrici del male e della morte.

Cari fratelli e sorelle, lasciamoci illuminare dallo splendore del Signore risorto. Accogliamolo con fede e aderiamo generosamente al suo Vangelo, come fecero i testimoni privilegiati della sua risurrezione; come fece, diversi anni dopo, san Paolo che incontrň il divino Maestro in modo straordinario sulla Via di Damasco. Non possiamo tenere solo per noi l’annuncio di questa Veritŕ che cambia la vita di tutti. E con umile fiducia preghiamo: “Gesů, che risorgendo dai morti hai anticipato la nostra risurrezione, noi crediamo in Te!”. Mi piace concludere con una esclamazione che amava ripetere Silvano del Monte Athos: “Gioisci, anima mia. Č sempre Pasqua, perché Cristo risorto č la nostra risurrezione!”. Ci aiuti la Vergine Maria a coltivare in noi, e attorno a noi, questo clima di gioia pasquale, per essere testimoni dell’Amore divino in ogni situazione della nostra esistenza. Ancora una volta, Buona Pasqua a voi tutti!

Saluti:

Chers frčres et soeurs,
Je suis heureux d’accueillir les pčlerins de langue française, particuličrement le groupe de l’archidiocčse de Rennes, avec Mgr D’Ornellas et Mgr Souchu, les prętres de Bayonne avec Mgr Aillet, les séminaristes de Lyon et les jeunes d’Auch et de Suisse. Que le temps de Pâques soit pour vous tous une occasion privilégiée d’approfondir votre foi dans la résurrection du Christ pour en ętre des témoins authentiques dans votre vie quotidienne. Que le Ressuscité soit votre paix et votre joie!

Dear Brothers and Sisters,
I offer a warm welcome to all the English-speaking visitors and pilgrims present at today’s audience. I extend particular greetings to the groups from England, Scotland, Ireland, Norway, Sweden, Malta, Australia, Indonesia, Canada and the United States of America. May your pilgrimage to the Eternal City strengthen your faith and renew your love for the Lord, the Giver of Life. I wish all of you a happy Easter!

Liebe Brüder und Schwestern!
Ganz herzlich heiße ich alle Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Sprache willkommen. Ich grüße heute besonders die Ständigen Diakone aus Münster und die Gruppe der Polizeiseelsorge Deutschland. Lassen wir uns von der österlichen Freude anstecken! Der auferstandene Christus versöhnte die Welt mit Gott, dem Schöpfer des Lebens. So wünschen wir uns alle, daß der Herr uns eine gesegnete Osterzeit schenken möge.

Queridos hermanos y hermanas:
Saludo cordialmente a los fieles de lengua espańola aquí presentes. En particular, a los peregrinos venidos de Espańa, México, Argentina y otros países latinoamericanos. Os aliento a todos a que, como hicieron los Apóstoles, acojáis con fe el misterio de la resurrección de Cristo y, llenos de alegre esperanza, seáis testigos de esta gozosa verdad que cambia nuestras vidas. Os deseo a todos unas Felices Pascuas.

Amados peregrinos de língua portuguesa, alegrai-vos e exultai comigo, porque o Senhor Jesus ressuscitou. A ressurreiçăo de Cristo é a nossa esperança! Este pregăo pascal ressoa por toda a terra: ressoa no coraçăo dos brasileiros e dos portugueses de Lamego e da diocese de Coimbra! Com alegria, saúdo a comunidade do seu Seminário Maior que, há 250 anos, facilita esta passagem do testemunho da ressurreiçăo, com a formaçăo de novos arautos e servidores. Sobre todos, desça a minha Bęnçăo. Ad multos annos!

Saluto in lingua croata:

Srdacno pozdravljam sve hrvatske hodocasnike, a osobito bogoslove i njihove poglavare! Uskrsli Gospodin, koji je pobijedio smrt i darovao nam život, ukazao se ucenicima, ucvrstio ih u vjeri i ucinio ih svojim svjedocima. Ne bojte se vjerovati mu i posvetiti svoj život Kristu, dijeleci s njim svoje radosti i teškoce. Hvaljen Isus i Marija!

Traduzione italiana:

Saluto di cuore i pellegrini croati, particolarmente i seminaristi e loro superiori! Il Signore risorto, che ha vinto la morte e ci ha regalato la vita, č apparso ai discepoli, li ha confermati nella fede e li ha fatti suoi testimoni. Non abbiate paura crederGli e consacrare la sua vita a Cristo, condividendo con lui sue felicitŕ e difficoltŕ. Siano lodati Gesů e Maria!

Saluto in lingua polacca:

Serdeczne pozdrowienie kieruje do Polaków. Pan zmartwychwstal, a my jestesmy tego swiadkami. Zycze wam, aby swiatlo poranka wielkanocnego rozswietlalo wszelki mrok i by trwala w was paschalna radosc swiadków Bozej milosci. Niech Bóg wam blogoslawi!

Traduzione italiana:

Un cordiale saluto rivolgo ai polacchi. Il Signore č risorto e noi ne siamo testimoni. Vi auguro che la luce del mattino della risurrezione illumini ogni tenebra e che perduri in voi la gioia pasquale di testimoni dell’amore di Dio. Dio vi benedica!

Saluto in lingua slovacca:

S láskou vítam slovenských pútnikov z Bratislavy, Bucian a Trakovíc.
Bratia a sestry, vaša návšteva Ríma pocas Velkonocnej oktávy nech je pre každého z vás príležitostou na pravú duchovnú obnovu. Oslávený Pán nech vás sprevádza svojim pokojom. Rád vás žehnám.
Pochválený bud Ježiš Kristus!

Traduzione italiana:

Con affetto do un benvenuto ai pellegrini slovacchi provenienti da Bratislava, Bucany e Trakovice.
Fratelli e sorelle, la vostra visita a Roma nell’Ottava di Pasqua sia per ognuno di voi occasione di autentico rinnovamento spirituale. Il Signore Risorto vi accompagni con la sua pace. Volentieri vi benedico.
Sia lodato Gesů Cristo!

Saluto in lingua ungherese:

Krisztus föltámadott! Ezzel az osi köszöntéssel üdvözlöm a magyar zarándokokat, különösen az erdélyi, a gyori és a szatmári csoport tagjait! Kedves Mindnyájatoknak kívánom, hogy nagy örömmel éljétek át húsvét titkát, amely hitünk központi tanítása.
Dicsoség Jézus Krisztusnak!

Traduzione italiana:

Cristo č risorto! Con questa acclamazione antica saluto i pellegrini ungheresi, in primo luogo i gruppi di Gyor, di Satu Mare e di Transilvania! Carissimi! Vi auguro di vivere con grande profitto spirituale il Mistero Pasquale che costituisce il fulcro centrale della nostra fede.
Sia lodato Gesů Cristo!
* * *


Saluto ora con affetto i pellegrini di lingua italiana. In particolare, i Diaconi della Compagnia di Gesů, che, come ogni anno, sono venuti a rendere omaggio al Successore di Pietro insieme ai loro familiari; saluto i seminaristi del Seminario Arcivescovile di Catania, come pure i Rettori e gli Educatori dei Pontifici Seminari Regionali d’Italia riuniti per il loro periodico incontro presso il Pontifico Collegio Leonino - Seminario Regionale di Anagni. Vorrei poi salutare i fedeli della diocesi di Oria con il Vescovo Mons. Michele Castoro e dell’Arcidiocesi di Trani - Barletta – Bisceglie con l’Arcivescovo Mons. Giovanni Battista Pichierri, che compiono questo loro pellegrinaggio nel contesto dell’Anno Paolino e la parrocchia dell’Addolorata della cittŕ di Margherita di Savoia, che ricorda quest’anno il 50° di fondazione. Saluto inoltre i pellegrini di Fidenza con il loro Pastore, Mons Carlo Mazza, quelli della comunitŕ di Frignano e i membri dell’Associazione “Solidarietŕ Uganda”. A tutti e ciascuno auguro che la risurrezione del Signore sia un profondo invito a rinnovare la propria esistenza ponendola al servizi del Vangelo.

Saluto voi, cari giovani, tra i quali ricordo particolarmente quelli dell’Arcidiocesi di Milano che si preparano alla professione di fede, tappa che segue il sacramento della Confermazione. Saluto voi, cari malati, e infine voi, cari sposi novelli. A ciascuno di voi auguro di cuore che vi lasciate illuminare dalla luce del Cristo risorto per poter sperimentare la gioia della sua presenza in voi.


Piazza San Pietro

Mercoledě, 22 aprile 2009


Ambrogio Autperto

Cari fratelli e sorelle,

la Chiesa vive nelle persone e chi vuol conoscere la Chiesa, comprendere il suo mistero, deve considerare le persone che hanno vissuto e vivono il suo messaggio, il suo mistero. Perciň parlo da tanto tempo nelle catechesi del mercoledě di persone dalle quali possiamo imparare che cosa sia la Chiesa. Abbiamo cominciato con gli Apostoli e i Padri della Chiesa e siamo pian piano giunti fino all’VIII secolo, il periodo di Carlo Magno. Oggi vorrei parlare di Ambrogio Autperto, un autore piuttosto sconosciuto: le sue opere infatti erano state attribuite in gran parte ad altri personaggi piů noti, da sant’Ambrogio di Milano a sant’Ildefonso, senza parlare di quelle che i monaci di Montecassino hanno ritenuto di dover rivendicare alla penna di un loro abate omonimo, vissuto quasi un secolo piů tardi. A prescindere da qualche breve cenno autobiografico inserito nel suo grande commento all’Apocalisse, abbiamo poche notizie certe sulla sua vita. L’attenta lettura delle opere di cui via via la critica gli riconosce la paternitŕ consente perň di scoprire nel suo insegnamento un tesoro teologico e spirituale prezioso anche per i nostri tempi.

Nato in Provenza, da distinta famiglia, Ambrogio Autperto – secondo il suo tardivo biografo Giovanni – fu alla corte del re franco Pipino il Breve ove, oltre all’incarico di ufficiale, svolse in qualche modo anche quello di precettore del futuro imperatore Carlo Magno. Probabilmente al seguito di Papa Stefano II, che nel 753-54 si era recato alla corte franca, Autperto venne in Italia ed ebbe modo di visitare la famosa abbazia benedettina di san Vincenzo, alle sorgenti del Volturno, nel ducato di Benevento. Fondata all’inizio di quel secolo dai tre fratelli beneventani Paldone, Tatone e Tasone, l’abbazia era conosciuta come oasi di cultura classica e cristiana. Poco dopo la sua visita, Ambrogio Autperto decise di abbracciare la vita religiosa ed entrň in quel monastero, dove poté formarsi in modo adeguato, soprattutto nel campo della teologia e della spiritualitŕ, secondo la tradizione dei Padri. Intorno all’anno 761 venne ordinato sacerdote e il 4 ottobre del 777 fu eletto abate col sostegno dei monaci franchi, mentre gli erano contrari quelli longobardi, favorevoli al longobardo Potone. La tensione a sfondo nazionalistico non si acquietň nei mesi successivi, con la conseguenza che Autperto l’anno dopo, nel 778, pensň di dare le dimissioni e di riparare con alcuni monaci franchi a Spoleto, dove poteva contare sulla protezione di Carlo Magno. Con ciň, tuttavia, il dissidio nel monastero di S. Vincenzo non venne appianato, e qualche anno dopo, quando alla morte dell’abate succeduto ad Autperto fu eletto proprio Potone (a. 782), il contrasto tornň a divampare e si giunse alla denuncia del nuovo abate presso Carlo Magno. Questi rinviň i contendenti al tribunale del Pontefice, il quale li convocň a Roma. Chiamň anche come testimone Autperto che, perň, durante il viaggio morě improvvisamente, forse ucciso, il 30 gennaio 784.

Ambrogio Autperto fu monaco ed abate in un’epoca segnata da forti tensioni politiche, che si ripercuotevano anche sulla vita all’interno dei monasteri. Di ciň abbiamo echi frequenti e preoccupati nei suoi scritti. Egli denuncia, ad esempio, la contraddizione tra la splendida apparenza esterna dei monasteri e la tiepidezza dei monaci: sicuramente con questa critica aveva di mira anche la sua stessa abbazia. Per essa scrisse la Vita dei tre fondatori con la chiara intenzione di offrire alla nuova generazione di monaci un termine di riferimento con cui confrontarsi. Uno scopo simile perseguiva anche il piccolo trattato ascetico Conflictus vitiorum et virtutum (“Conflitto tra i vizi e le virtů”), che ebbe grande successo nel Medioevo e fu pubblicato nel 1473 a Utrecht sotto il nome di Gregorio Magno e un anno dopo a Strasburgo sotto quello di sant’Agostino. In esso Ambrogio Autperto intende ammaestrare i monaci in modo concreto sul come affrontare il combattimento spirituale giorno per giorno. In modo significativo egli applica l’affermazione di 2 Tim 3,12: “Tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesů saranno perseguitati” non piů alla persecuzione esterna, ma all’assalto che il cristiano deve affrontare dentro di sé da parte delle forze del male. Vengono presentate in una specie di disputa 24 coppie di combattenti: ogni vizio cerca di adescare l’anima con sottili ragionamenti, mentre la rispettiva virtů ribatte tali insinuazioni servendosi preferibilmente di parole della Scrittura.

In questo trattato sul conflitto tra vizi e virtů, Autperto contrappone alla cupiditas (la cupidigia) il contemptus mundi (il disprezzo del mondo), che diventa una figura importante nella spiritualitŕ dei monaci. Questo disprezzo del mondo non č un disprezzo del creato, della bellezza e della bontŕ della creazione e del Creatore, ma un disprezzo della falsa visione del mondo presentataci e insinuataci proprio dalla cupidigia. Essa ci insinua che “avere” sarebbe il sommo valore del nostro essere, del nostro vivere nel mondo apparendo come importanti. E cosě falsifica la creazione del mondo e distrugge il mondo. Autperto osserva poi che l’aviditŕ di guadagno dei ricchi e dei potenti nella societŕ del suo tempo esiste anche nell’interno delle anime dei monaci e scrive perciň un trattato intitolato De cupiditate, in cui, con l’apostolo Paolo, denuncia fin dall’inizio la cupidigia come la radice di tutti i mali. Scrive: “Dal suolo della terra diverse spine acute spuntano da varie radici; nel cuore dell’uomo, invece, le punture di tutti i vizi provengono da un’unica radice, la cupidigia” (De cupiditate 1: CCCM 27B, p. 963). Rilievo, questo, che alla luce della presente crisi economica mondiale, rivela tutta la sua attualitŕ. Vediamo che proprio da questa radice della cupidigia tale crisi č nata. Ambrogio immagina l’obiezione che i ricchi e i potenti potrebbero sollevare dicendo: ma noi non siamo monaci, per noi certe esigenze ascetiche non valgono. E lui risponde: “Č vero ciň che dite, ma anche per voi, nella maniera del vostro ceto e secondo la misura delle vostre forze, vale la via ripida e stretta, perché il Signore ha proposto solo due porte e due vie (cioč la porta stretta e quella larga, la via ripida e quella comoda); non ha indicato una terza porta ed una terza via” (l. c., p. 978). Egli vede chiaramente che i modi di vivere sono molto diversi. Ma anche per l’uomo in questo mondo, anche per il ricco vale il dovere di combattere contro la cupidigia, contro la voglia di possedere, di apparire, contro il concetto falso di libertŕ come facoltŕ di disporre di tutto secondo il proprio arbitrio. Anche il ricco deve trovare l’autentica strada della veritŕ, dell’amore e cosě della retta vita. Quindi Autperto, da prudente pastore d’anime, sa poi dire, alla fine della sua predica penitenziale, una parola di conforto: “Ho parlato non contro gli avidi, ma contro l’aviditŕ, non contro la natura, ma contro il vizio” (l. c., p. 981).

L’opera piů importante di Ambrogio Autperto č sicuramente il suo commento in dieci libri all’Apocalisse: esso costituisce, dopo secoli, il primo commento ampio nel mondo latino all’ultimo libro della Sacra Scrittura. Quest’opera era frutto di un lavoro pluriennale, svoltosi in due tappe tra il 758 ed il 767, quindi prima della sua elezione ad abate. Nella premessa, egli indica con precisione le sue fonti, cosa assolutamente non normale nel Medioevo. Attraverso la sua fonte forse piů significativa, il commento del Vescovo Primasio Adrumetano, redatto intorno alla metŕ del VI secolo, Autperto entra in contatto con l’interpretazione che dell’Apocalisse aveva lasciato l’africano Ticonio, che era vissuto una generazione prima di sant’Agostino. Non era cattolico; apparteneva alla Chiesa scismatica donatista; era tuttavia un grande teologo. In questo suo commento egli vede soprattutto nell’Apocalisse riflettersi il mistero della Chiesa. Ticonio era giunto alla convinzione che la Chiesa fosse un corpo bipartito: una parte, egli dice, appartiene a Cristo, ma c’č un’altra parte della Chiesa che appartiene al diavolo. Agostino lesse questo commento e ne trasse profitto, ma sottolineň fortemente che la Chiesa č nelle mani di Cristo, rimane il suo Corpo, formando con Lui un solo soggetto, partecipe della mediazione della grazia. Sottolinea perciň che la Chiesa non puň mai essere separata da Gesů Cristo. Nella sua lettura dell’Apocalisse, simile a quella di Ticonio, Autperto non s’interessa tanto della seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi, quanto piuttosto delle conseguenze che derivano per la Chiesa del presente dalla sua prima venuta, l’incarnazione nel seno della Vergine Maria. E ci dice una parola molto importante: in realtŕ Cristo “deve in noi, che siamo il suo Corpo, quotidianamente nascere, morire e risuscitare” (In Apoc. III: CCCM 27, p. 205). Nel contesto della dimensione mistica che investe ogni cristiano, egli guarda a Maria come a modello della Chiesa, modello per tutti noi, perché anche in noi e tra noi deve nascere Cristo. Sulla scorta dei Padri che vedevano nella “donna vestita di sole” di Ap 12,1 l’immagine della Chiesa, Autperto argomenta: “La beata e pia Vergine … quotidianamente partorisce nuovi popoli, dai quali si forma il Corpo generale del Mediatore. Non č quindi sorprendente se colei, nel cui beato seno la Chiesa stessa meritň di essere unita al suo Capo, rappresenta il tipo della Chiesa”. In questo senso Autperto vede un ruolo decisivo della Vergine Maria nell’opera della Redenzione (cfr anche le sue omelie In purificatione s. Mariae e In adsumptione s. Mariae). La sua grande venerazione e il suo profondo amore per la Madre di Dio gli ispirano a volte delle formulazioni che in qualche modo anticipano quelle di san Bernardo e della mistica francescana, senza tuttavia deviare verso forme discutibili di sentimentalismo, perché egli non separa mai Maria dal mistero della Chiesa. Con buona ragione quindi Ambrogio Autperto č considerato il primo grande mariologo in Occidente. Alla pietŕ che, secondo lui, deve liberare l’anima dall’attaccamento ai piaceri terreni e transitori, egli ritiene debba unirsi il profondo studio delle scienze sacre, soprattutto la meditazione delle Sacre Scritture, che qualifica “cielo profondo, abisso insondabile” (In Apoc. IX). Nella bella preghiera con cui conclude il suo commento all’Apocalisse sottolineando la prioritŕ che in ogni ricerca teologica della veritŕ spetta all’amore, egli si rivolge a Dio con queste parole: “Quando da noi sei scrutato intellettualmente, non sei scoperto come veramente sei; quando sei amato, sei raggiunto”.

Possiamo vedere oggi in Ambrogio Autperto una personalitŕ vissuta in un tempo di forte strumentalizzazione politica della Chiesa, in cui nazionalismo e tribalismo avevano sfigurato il volto della Chiesa. Ma lui, in mezzo a tutte queste difficoltŕ che conosciamo anche noi, seppe scoprire il vero volto della Chiesa in Maria, nei Santi. E seppe cosě capire che cosa vuol dire essere cattolico, essere cristiano, vivere della Parola di Dio, entrare in questo abisso e cosě vivere il mistero della Madre di Dio: dare di nuovo vita alla Parola di Dio, offrire alla Parola di Dio la propria carne nel tempo presente. E con tutta la sua conoscenza teologica, la profonditŕ della sua scienza, Autperto seppe capire che con la semplice ricerca teologica Dio non puň essere conosciuto realmente com’č. Solo l’amore lo raggiunge. Ascoltiamo questo messaggio e preghiamo il Signore perchč ci aiuti a vivere il mistero della Chiesa oggi, in questo nostro tempo.

Saluti:

Chers frčres et soeurs,
Je suis heureux de vous accueillir, chers pčlerins francophones. Je salue en particulier les nombreux jeunes présents ce matin, surtout les lycéens. Les pčlerins des diocčses de Perpignan et de Fréjus Toulon avec leurs Évęques Mgr Marceau et Mgr Rey, les paroisses de saint-Cloud et de saint Martin de Chanu, ainsi que les pčlerins de Paris, Strasbourg, Dijon, Cambrai, Albi, Angoulęme et Versailles. Ŕ l’exemple de saint Ambroise Autpert et de la Vierge Marie, aimez passionnément l’Église. Que Dieu vous bénisse!

Dear Brothers and Sisters,
I am pleased to welcome the English-speaking pilgrims and visitors here today, including groups from Britain and Ireland, Scandinavia, Australia, Canada and the United States of America. I extend a special greeting to the young people from India. Upon all of you, and upon your families and loved ones, I invoke God’s blessings of joy and peace.

Liebe Brüder und Schwestern!
Von Herzen grüße ich alle Besucher deutscher Sprache; insbesondere die Firmlinge aus Meilen in Begleitung von Bischof Huonder sowie die Mitarbeiter der Nationaldirektion für fremdsprachige Seelsorge in Österreich zusammen mit Weihbischof Scharl und ebenso die Seminaristen des Bistums Roermond gemeinsam mit Bischof Wiertz. Der auferstandene Christus, der uns in seiner Kirche geeint hat, mache uns zu Mitarbeitern seines Heils. Der Herr segne euch alle.

Queridos hermanos y hermanas:
Saludo con afecto a los fieles de lengua espańola procedentes de Espańa y otros países latinoamericanos, en particular a los peregrinos de México, acompańados por los Cardenales Norberto Rivera Carrera y Ennio Antonelli, que colaboraron en la organización del Sexto Encuentro Mundial de las Familias, celebrado en el mes de enero pasado. Que su estancia en Roma los confirme en la fe de los Apóstoles y los aliente a ser discípulos y misioneros de Jesucristo, que con su resurrección ha vencido el pecado y la muerte y nos alienta a ser testigos de la verdad del Evangelio que cambia nuestras vidas. Muchas gracias.

Com amizade, saúdo o grupo brasileiro do Colégio Săo Mauro e demais peregrinos de língua portuguesa aqui presentes, com votos de que esta romagem fortaleça a vossa adesăo a Jesus Cristo e o desejo de O fazer amar na própria casa e na sociedade. O Pai do Céu derrame os seus dons sobre vós e vossas famílias, que de coraçăo abençoo.

Saluto in lingua ceca:

Srdecne vítám poutníky z Ceské republiky, zvlášt z farností Hermanuv Mestec, Keblov a Vilémov!
Drazí prátelé, kéž vás naplní radost ze Vzkríšení našeho Pána!
K tomu ze srdce žehnám vám i vašim drahým!
Chvála Kristu!

Traduzione italiana:

Un cordiale benvenuto ai pellegrini di Repubblica Ceca, in particolare ai fedeli delle parrocchie di Hermanuv Mestec, Keblov a Vilémov!
Cari amici, vi colma la gioia della Risurrezione del Signore!
Con questi voti benedico di cuore voi e i vostri cari!
Sia lodato Gesů Cristo!

Saluto in lingua croata:

Od srca pozdravljam sve hrvatske hodocasnike, a osobito vjernike iz župe Svetog Ivana Krstitelja iz Koprivnickog Ivanca! Uskrsli Gospodin, koji je i kroz zatvorena vrata ušao u dvoranu posljednje vecere i ohrabrio svoje ucenike zamijenivši njihov strah sigurnom vjerom, neka i vas ucvrsti u vjeri, nadi i ljubavi. Hvaljen Isus i Marija!

Traduzione italiana:

Di cuore saluto i pellegrini croati, particolarmente i fedeli della parrocchia di San Giovanni Battista di Koprivnicki Ivanec! Il Signore risorto, che malgrado la porta chiusa č entrato nella stanza dell’ultima cena ed ha incoraggiato i suoi discepoli sostituendo la loro paura con la fede certa, rafforzi anche voi nella fede, speranza ed amore. Siano lodati Gesů e Maria!

Saluto in lingua polacca:

Witam pielgrzymów polskich, a szczególnie alumnów Seminarium Duchownego z Radomia, delegacje Krajowego Duszpasterstwa Mlodziezy i uczestników Diecezjalnej Pielgrzymki Plockiej, przybywajacych do Rzymu z okazji Roku swietego Pawla wraz z ksiezmi biskupami. Jutro przypada uroczystosc swietego Wojciecha, Patrona Polski. Polecajac was tu obecnych i wasza Ojczyzne jego opiece wszystkim z serca blogoslawie.

Traduzione italiana:

Do il mio benvenuto ai pellegrini polacchi e in modo particolare, agli alunni del Seminario Maggiore da Radom, alla Delegazione della Pastorale Nazionale della Gioventů e ai partecipanti del pellegrinaggio diocesano dalla diocesi di Plock, che vengono a Roma in occasione dell’Anno Paolino accompagnati dai loro vescovi. Domani si celebra la festa di Sant’Adalberto, il Patrono della Polonia. Affidando la vostra Patria e voi tutti qui presenti alla sua protezione, vi benedico tutti di cuore.

Saluto in lingua slovacca:

S láskou vítam slovenských pútnikov, osobitne z Ohradzan, Zázrivej, Žiliny, Lendaku, Spišských Hanušoviec, Race, Petržalky a Humenného. Bratia a sestry, dakujem vám za modlitby, ktorými sprevádzate moju službu Nástupcu svätého Petra a zo srdca žehnám vás i vašich drahých.
Pochválený bud Ježiš Kristus!

Traduzione italiana:

Con affetto do un benvenuto ai pellegrini slovacchi, particolarmente a quelli provenienti da Ohradzany, Zázrivá, Žilina, Lendak, Spišské Hanušovce, Raca, Petržalka e Humenné.
Fratelli e sorelle, vi ringrazio per le preghiere con le quali accompagnate il mio servizio di Successore di San Pietro e cordialmente benedico voi ed i vostri cari.
Sia lodato Gesů Cristo!

Saluto in lingua slovena:

Lepo pozdravljam romarje iz Slovenije! Naj vam bo Kristusovo vstajenje vir veselja in moci, da boste zvesto hodili za Njim, ki je naš Gospod in Odrešenik. Rad vam podelim apostolski blagoslov!

Traduzione italiana:

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini provenienti dalla Slovenia! La risurrezione di Cristo vi sia fonte di gioia e di forza affinché possiate seguire nella fedeltŕ Colui che č nostro Signore e Redentore. Volentieri vi imparto l’Apostolica Benedizione

Saluto in lingua ungherese:

Szeretettel köszöntöm a magyar híveket, különösen az erdélyi, a lorinci a nyíregyházi és a rákosfalvai csoport tagjait!
Kedves Testvéreim, ez a zarándoklat a húsvéti idoben legyen alkalom mindnyájatok számára a lelki megerosödésre.
Dicsértessék a Jézus Krisztus!

Traduzione italiana:

Rivolgo un saluto cordiale ai fedeli ungheresi, specialmente ai membri dei gruppi di Miercurea Ciuc, di Nyíregyháza, di Budapest-Rákosfalva e di Lorinci!
Fratelli e Sorelle! La vostra visita a Roma nel Tempo di Pasqua sia per ognuno di voi occasione di autentico rinnovamento spirituale.
Sia lodato Gesů Cristo!
* * *


Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli dell’Arcidiocesi di Matera-Irsina con l’Arcivescovo Mons. Salvatore Ligorio; della diocesi di Mondově, con il Vescovo Mons. Luciano Pacomio; e dell’Arcidiocesi di Lanciano-Ortona, con l’Arcivescovo Mons. Carlo Ghidelli. Cari fratelli e sorelle, come afferma san Paolo, nessuna difficoltŕ puň separarci dall’amore di Cristo, (cfr. Rm Rm 8,35-39). Per questo, testimoniate con fervore la vostra comune adesione a Cristo ed edificate la Chiesa nella caritŕ e nella veritŕ. Saluto i Seminaristi dei Seminari Maggiori, partecipanti al convegno promosso dalla Pontifica Unione Missionaria, ed i rappresentanti del Movimento dei Laici Missionari della Caritŕ, esortando ciascuno a riscoprire il dono della sequela di Cristo, aderendo sempre, con il suo aiuto, alla volontŕ del Padre. Saluto con affetto gli esponenti dell’Unione mutilati per il servizio istituzionale, ed auspico che la loro visita alle tombe degli Apostoli susciti in tutti un rinnovato desiderio di testimonianza cristiana. Un saluto speciale rivolgo ai soci dell’Associazione Nazionale S. Paolo Italia, qui convenuti cosě numerosi. Cari amici, vi incoraggio a proseguire generosamente la vostra importante opera in favore dell’animazione dei ragazzi e dei giovani, mediante gli Oratori e i Circoli giovanili. Come l’Apostolo delle genti, siate ferventi annunciatori del Vangelo. Il mio particolare pensiero va pure agli studenti della scuola “Giuseppe Susanna” del I° Circolo didattico “Don Lorenzo Milani” di Galatone, come pure agli alunni dell’Istituto professionale alberghiero di San Pellegrino Terme.

Saluto, ora, i giovani, i malati e gli sposi novelli. Il Signore risorto riempia del suo amore il cuore di ciascuno di voi, cari giovani, perché siate pronti a seguirlo con l'entusiasmo e la freschezza della vostra etŕ; sostenga voi, cari malati, nell'accettare con serenitŕ il peso della sofferenza; guidi voi, cari sposi novelli, a fondare nella fedele donazione reciproca, famiglie impregnate del profumo della santitŕ evangelica.

Desidero infine rivolgere una speciale parola ai Giovani del Centro Internazionale Giovanile San Lorenzo, che ricordano oggi il 25° anniversario della consegna della croce dell’Anno Santo ai giovani del mondo. Era, infatti, il 22 aprile del 1984, quando alla fine dell'Anno Santo della Redenzione, l’amato Giovanni Paolo II affidň ai giovani del mondo la grande croce di legno che, per suo stesso desiderio, era stata tenuta presso l'altare maggiore della basilica di San Pietro durante quello speciale Anno Giubilare. Da allora, la croce fu accolta nel Centro internazionale giovanile San Lorenzo, e da lě cominciň a viaggiare per i Continenti, aprendo i cuori di tanti ragazzi e ragazze all'amore redentore di Cristo. Questo suo pellegrinaggio prosegue ancora, soprattutto in preparazione delle Giornate Mondiali della Gioventů, tanto da essere ormai nota come "Croce delle GMG". Cari amici, vi affido di nuovo questa croce! Continuate a portarla in ogni angolo della terra, perchč anche le prossime generazioni scoprano la Misericordia di Dio e ravvivino nei loro cuori la speranza in Cristo crocifisso e risorto!


Piazza San Pietro

Mercoledě, 29 aprile 2009


Udienze 2009 - Triduo Pasquale