Udienze 2009 - Ambrogio Autperto

Mercoledě, 29 aprile 2009


Germano di Costantinopoli

Cari fratelli e sorelle,

il Patriarca Germano di Costantinopoli, del quale vorrei parlare oggi, non appartiene alle figure piů rappresentative del mondo cristiano orientale di lingua greca e tuttavia il suo nome compare con una certa solennitŕ nella lista dei grandi difensori delle immagini sacre, stesa nel Secondo Concilio di Nicea, settimo ecumenico (787). La Chiesa Greca celebra la sua festa nella liturgia del 12 maggio. Egli ebbe un ruolo significativo nella storia complessa della lotta per le immagini, durante la cosiddetta crisi iconoclastica: seppe resistere validamente alle pressioni di un Imperatore iconoclasta, cioč avversario delle icone, quale fu Leone III.

Durante il patriarcato di Germano (715-730) la capitale dell’impero bizantino, Costantinopoli, subě un pericolosissimo assedio da parte dei Saraceni. In quell’occasione (717-718) venne organizzata una solenne processione in cittŕ con l’ostensione dell’immagine della Madre di Dio, la Theotokos, e della reliquia della Santa Croce, per invocare dall’Alto la difesa della cittŕ. Di fatto, Costantinopoli fu liberata dall’assedio. Gli avversari decisero di desistere per sempre dall’idea di stabilire la loro capitale nella cittŕ simbolo dell’Impero cristiano e la riconoscenza per l’aiuto divino fu estremamente grande nel popolo.

Il Patriarca Germano, dopo quell’evento, si convinse che l’intervento di Dio doveva essere ritenuto un’approvazione evidente della pietŕ mostrata dal popolo verso le sante icone. Di parere completamente diverso fu invece l’imperatore Leone III, che proprio da quell’anno (717) si insediň quale Imperatore indiscusso nella capitale, su cui regnň fino al 741. Dopo la liberazione di Costantinopoli e dopo una serie di altre vittorie, l’Imperatore cristiano cominciň a manifestare sempre piů apertamente la convinzione che il consolidamento dell’Impero dovesse cominciare proprio da un riordinamento delle manifestazioni della fede, con particolare riferimento al rischio di idolatria a cui, a suo parere, il popolo era esposto a motivo dell’eccessivo culto delle icone.

A nulla valsero i richiami del patriarca Germano alla tradizione della Chiesa e all’effettiva efficacia di alcune immagini, che venivano unanimemente riconosciute come ‘miracolose’. L’imperatore divenne sempre piů irremovibile nell’applicazione del suo progetto restauratore, che prevedeva l’eliminazione delle icone. E quando il 7 gennaio del 730 egli prese posizione aperta in una riunione pubblica contro il culto delle immagini, Germano non volle in nessun modo piegarsi al volere dell’Imperatore su questioni ritenute da lui determinanti per la fede ortodossa, alla quale secondo lui apparteneva proprio il culto, l’amore per le immagini. In conseguenza di ciň, Germano si vide costretto a rassegnare le dimissioni da Patriarca, auto-condannandosi all’esilio in un monastero dove morě dimenticato pressoché da tutti. Il suo nome riemerse in occasione appunto del Secondo Concilio di Nicea (787), quando i Padri ortodossi decisero in favore delle icone, riconoscendo i meriti di Germano.

Il Patriarca Germano curava molto le celebrazioni liturgiche e, per un certo tempo, fu ritenuto anche l’instauratore della festa dell’Akatistos. Come č noto, l’Akatistos č un antico e famoso inno sorto in ambito bizantino e dedicato alla Theotokos, la Madre di Dio. Nonostante che dal punto di vista teologico non si possa qualificare Germano come un grande pensatore, alcune sue opere ebbero una certa risonanza soprattutto per certe sue intuizioni sulla mariologia. Di lui sono state conservate, in effetti, diverse omelie di argomento mariano e alcune di esse hanno segnato profondamente la pietŕ di intere generazioni di fedeli sia in Oriente che in Occidente. Le sue splendide Omelie sulla Presentazione di Maria al Tempio sono testimonianze tuttora vive della tradizione non scritta delle Chiese cristiane. Generazioni di monache, di monaci e di membri di numerosissimi Istituti di Vita Consacrata, continuano ancora oggi a trovare in quei testi tesori preziosissimi di spiritualitŕ.

Creano ancora adesso stupore anche alcuni testi mariologici di Germano che fanno parte delle omelie tenute In SS. Deiparae dormitionem, festivitŕ corrispondente alla nostra festa dell’Assunzione. Fra questi testi il Papa Pio XII ne prelevň uno che incastonň come una perla nella Costituzione apostolica Munificentissimus Deus (1950), con la quale dichiarň dogma di fede l’Assunzione di Maria. Questo testo il Papa Pio XII citň nella menzionata Costituzione, presentandolo come uno degli argomenti in favore della fede permanente della Chiesa circa l’Assunzione corporale di Maria in cielo. Germano scrive: “Poteva mai succedere, santissima Madre di Dio, che il cielo e la terra si sentissero onorati dalla tua presenza, e tu, con la tua partenza, lasciassi gli uomini privi della tua protezione? No. E’ impossibile pensare queste cose. Infatti come quando eri nel mondo non ti sentivi estranea alle realtŕ del cielo, cosě anche dopo che sei emigrata da questo mondo non ti sei affatto estraniata dalla possibilitŕ di comunicare in spirito con gli uomini… Non hai affatto abbandonato coloro ai quali hai garantito la salvezza… infatti il tuo spirito vive in eterno né la tua carne subě la corruzione del sepolcro. Tu, o Madre, sei vicina a tutti e tutti proteggi e, benché i nostri occhi siano impediti dal vederti, tuttavia sappiamo, o Santissima, che tu abiti in mezzo a tutti noi e ti rendi presente nei modi piů diversi…Tu (Maria) ti riveli tutta, come sta scritto, nella tua bellezza. Il tuo corpo verginale č totalmente santo, tutto casto, tutto casa di Dio cosě che, anche per questo, č assolutamente refrattario ad ogni riduzione in polvere. Esso č immutabile, dal momento che ciň che in esso era umano č stato assunto nella incorruttibilitŕ, restando vivo e assolutamente glorioso, incolume e partecipe della vita perfetta. Infatti era impossibile che fosse tenuta chiusa nel sepolcro dei morti colei che era divenuta vaso di Dio e tempio vivo della santissima divinitŕ dell’Unigenito. D’altra parte noi crediamo con certezza che tu continui a camminare con noi” (, coll. 344B-346B, passim).

E’ stato detto che per i Bizantini il decoro della forma retorica nella predicazione, e ancora di piů negli inni o composizioni poetiche che essi chiamano tropari, č altrettanto importante nella celebrazione liturgica quanto la bellezza dell’edificio sacro nel quale essa si svolge. Il Patriarca Germano č stato riconosciuto, in quella tradizione, come uno di coloro che hanno contribuito molto nel tener viva questa convinzione, cioč che bellezza della parola, del linguaggio e bellezza dell’edificio e della musica devono coincidere.

Cito, per concludere, le parole ispirate con cui Germano qualifica la Chiesa all’inizio di questo suo piccolo capolavoro: “La Chiesa č tempio di Dio, spazio sacro, casa di preghiera, convocazione di popolo, corpo di Cristo… E’ il cielo sulla terra, dove Dio trascendente abita come a casa sua e vi passeggia, ma č anche impronta realizzata (antitypos) della crocifissione, della tomba e della risurrezione... La Chiesa č la casa di Dio in cui si celebra il sacrificio mistico vivificante, nello stesso tempo parte piů intima del santuario e grotta santa. Dentro di essa si trovano infatti il sepolcro e la mensa, nutrimenti per l’anima e garanzie di vita. In essa infine si trovano quelle vere e proprie perle preziose che sono i dogmi divini dell’insegnamento offerto direttamente dal Signore ai suoi discepoli” (, coll. 384B-385A).

Alla fine rimane la domanda: che cosa ha da dirci oggi questo Santo, cronologicamente e anche culturalmente abbastanza distante da noi. Penso sostanzialmente tre cose. La prima: c’č una certa visibilitŕ di Dio nel mondo, nella Chiesa, che dobbiamo imparare a percepire. Dio ha creato l’uomo a sua immagine, ma questa immagine č stata coperta dalla tanta sporcizia del peccato, in conseguenza della quale quasi Dio non traspariva piů. Cosě il Figlio di Dio si č fatto vero uomo, perfetta immagine di Dio: in Cristo possiamo cosě contemplare anche il volto di Dio e imparare ad essere noi stessi veri uomini, vere immagini di Dio. Cristo ci invita ad imitarLo, a divenire simili a Lui, cosě che in ogni uomo traspaia di nuovo il volto di Dio, l’immagine di Dio. Per la veritŕ, Dio aveva vietato nel Decalogo di fare delle immagini di Dio, ma questo era a motivo delle tentazioni di idolatria a cui il credente poteva essere esposto in un contesto di paganesimo. Quando perň Dio si č fatto visibile in Cristo mediante l’incarnazione, č diventato legittimo riprodurre il volto di Cristo. Le sante immagini ci insegnano a vedere Dio nella raffigurazione del volto di Cristo. Dopo l’incarnazione del Figlio di Dio, č diventato quindi possibile vedere Dio nelle immagini di Cristo ed anche nel volto dei Santi, nel volto di tutti gli uomini in cui risplende la santitŕ di Dio.

La seconda cosa č la bellezza e la dignitŕ della liturgia. Celebrare la liturgia nella consapevolezza della presenza di Dio, con quella dignitŕ e bellezza che ne faccia vedere un poco lo splendore, č l’impegno di ogni cristiano formato nella sua fede. La terza cosa č amare la Chiesa. Proprio a proposito della Chiesa, noi uomini siamo portati a vedere soprattutto i peccati, il negativo; ma con l’aiuto della fede, che ci rende capaci di vedere in modo autentico, possiamo anche, oggi e sempre, riscoprire in essa la bellezza divina. E’ nella Chiesa che Dio si fa presente, si offre a noi nella Santa Eucaristia e rimane presente per l’adorazione. Nella Chiesa Dio parla con noi, nella Chiesa “Dio passeggia con noi”, come dice San Germano. Nella Chiesa riceviamo il perdono di Dio e impariamo a perdonare.

Preghiamo Dio perché ci insegni a vedere nella Chiesa la sua presenza, la sua bellezza, a vedere la sua presenza nel mondo, e ci aiuti ad essere anche noi trasparenti alla sua luce.

Saluti:

Chers frčres et soeurs,
Je suis heureux d’accueillir les pčlerins francophones. Je salue particuličrement les jeunes lycéens du diocčse d’Ajaccio, avec leur Évęque Mgr Jean-Luc Brunin. Que votre pčlerinage aux tombeaux des Apôtres Pierre et Paul soit pour vous tous l’occasion de faire grandir votre foi dans le Christ ressuscité! Avec ma Bénédiction apostolique!

Dear Brothers and Sisters,
I offer a warm welcome to all the English-speaking pilgrims and visitors from England, Scotland, Ireland, Denmark, Finland, Japan, Canada and the United States. Upon all of you I cordially invoke the Lord’s Easter blessings of joy and peace!

Liebe Brüder und Schwestern!
Ganz herzlich heiße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher willkommen. Besonders grüße ich die niederländischen und belgischen Gäste: unter ihnen Kardinal Simonis, die Bischöfe von Haarlem, Rotterdam, Breda und Antwerpen, die Alumnen des Spätberufenenseminars "Bovendonk" und das Musik-institut der Kathedrale von Haarlem. Vielen Dank für Ihre musikalische Darbietung! Wie der Patriarch Germanus wollen auch wir in der Kirche unsere besten Fähigkeiten und unser ganzes Leben in den Dienst Gottes stellen und durch eine würdig gestaltete Liturgie ihm Lob und Dank darbringen. Christus, der Auferstandene, begleite euch und eure Angehörigen überall mit seinem Segen.

Queridos hermanos y hermanas:
Saludo con afecto a los peregrinos de lengua espańola, en particular a los peregrinos de la diócesis de Chascomús, con su Obispo, Monseńor Carlos Humberto la Malfa. Que los esfuerzos de nuestros antepasados en la fe por transmitir, profundizar y enaltecer la verdad cristiana, nos impulsen también hoy a dar realce y brillantez a los misterios divinos que profesamos.
Muchas gracias.

Amados peregrinos de língua portuguesa, uma saudaçăo afectuosa para todos, especialmente para os grupos do Brasil e de Portugal! Que a vossa amorosa adesăo a Cristo e ŕ Sua Igreja se robusteça ao professardes a fé nestes lugares santificados pelo testemunho dos Apóstolos Pedro e Paulo, que serviram Cristo e amaram a Igreja até ao martírio. A todos sirva de estímulo e conforto a Bęnçăo que vos dou a vós, aos vossos familiares e comunidades eclesiais.

Saluto in lingua ceca:

Srdecne vítám poutníky z Ceské republiky, zvlášt z farnosti Lichnov, a preji jim, aby je návšteva u hrobu apoštolských povzbudila ke krestanskému svedectví.
Chvála Kristu!

Traduzione italiana:

Saluto cordialmente i pellegrini di Repubblica Ceca, in particolare i fedeli della parrocchia di Lichnov, ed auguro che la loro visita alle tombe degli Apostoli susciti una rinnovata testimonianza cristiana.
Sia lodato Gesů Cristo!

Saluto in lingua croata:

Srdacno pozdravljam sve hrvatske hodocasnike, a napose vjernike župe Svetog Pavla iz Zagreba te grupu iz Sombora. S osobitom radošcu pozdravljam vas, drage vjernike, svecenike, redovnike, redovnice i bogoslove iz Đakovacko-osjecke nadbiskupije i Srijemske biskupije, predvodene vašim pastirima, nadbiskupom Marinom Srakicem i biskupima Đurom Gašparovicem i Đurom Hranicem. Došli ste ocitovati svoju zahvalnost prigodom osnivanja Đakovacko-osjecke nadbiskupije i metropolije kao i Srijemske biskupije, zbog proglašenja Izjava i Odluka Druge biskupijske sinode te završetka Godine braka i obitelji u vašoj mjesnoj Crkvi. Ovim hodocašcem želite javno pokazati da „vam je velika djela ucinio Svesilni, sveto je Ime njegovo“ (usp. Lk 1, 49). Dok vam jamcim svoju duhovnu blizinu, vama i vašim obiteljima udjeljujem poseban apostolski blagoslov. Hvaljen Isus i Marija!

Traduzione italiana:

Saluto di cuore i pellegrini croati, tra i quali i fedeli della parrocchia di San Paolo da Zagabria e il gruppo di Sombor. Con particolare gioia saluto voi, cari fedeli, sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi dalla Arcidiocesi di Đakovo-Osijek e dalla Diocesi di Srijem, guidati dai vostri pastori, l’Arcivescovo Marin Srakic ed i Vescovi Đuro Gašparovic e Đuro Hranic. Siete venuti a manifestare la vostra gratitudine in occasione di erezione dell’Arcidiocesi e della Metropolia di Đakovo-Osijeke della Diocesi di Srijem, come pure per la proclamazione delle Dichiarazioni e dei Decreti del Secondo Sinodo Diocesano, e per la chiusura dell’Anno del matrimonio e della famiglia nella vostra Chiesa particolare. Con questo pellegrinaggio volete pubblicamente dimostrare che “le grandi cose vi ha fatto l’Onnipotente e Santo č il suo nome” (cf. Lc Lc 1,49). Mentre vi assicuro la mia spirituale vicinanza imparto a voi e alle vostre famiglie una speciale Benedizione Apostolica. Siano lodati Gesů e Maria!

Saluto in lingua polacca:

Witam polskich pielgrzymów. Pozdrawiam wszystkich, a szczególnie tak liczna delegacje diecezji Bielsko-Zywieckiej. W Roku sw. Pawla przybywacie do miejsc zwiazanych z jego apostolska dzialalnoscia i meczenstwem, aby od niego uczyc sie wiary i oddania Chrystusowi. Niech Bóg blogoslawi wam w tej duchowej drodze. Niech bedzie pochwalony Jezus Chrystus!

Traduzione italiana:

Do il benvenuto ai pellegrini polacchi. Saluto tutti voi, e in modo particolare la cosě numerosa delegazione della Diocesi di Bielsko-Zywiec. Nell’Anno di san Paolo siete giunti ai luoghi legati alla sua attivitŕ apostolica e al martirio, per imparare da lui la fede e la dedizione a Cristo. Dio vi benedica in questo cammino spirituale. Sia lodato Gesů Cristo!

Saluto in lingua slovacca:

Zo srdca vítam slovenských pútnikov z Chminianskej Novej Vsi, Budkoviec, Starého, Caklova, Novote, Hrádku a Hôrky, Trencína a Nemocnice v Prešove. Osobitne pozdravujem dakovnú pút Trnavskej arcidiecézy, vedenú arcibiskupom Jánom Sokolom a primátorom mesta.
Bratia a sestry, prajem vám nech bazilika minor svätého Mikuláša v Trnave je miestom modlitby na posilnovanie vašej jednoty s Rímskou cirkvou.
Rád vás žehnam.
Pochválený bud Ježiš Kristus!

Traduzione italiana:

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini slovacchi provenienti da Chminianska Nová Ves, Budkovce, Staré, Caklov, Novot, Hrádok e Hôrka, Trencín e dall’Ospedale di Prešov. In particolare saluto il pellegrinaggio di ringraziamento dell’Arcidiocesi di Trnava, guidato dall’Arcivescovo S.E.Mons. Ján Sokol, con il sindaco della cittŕ.
Fratelli e sorelle, vi auguro che la basilica minore di San Nicola a Trnava sia il luogo di preghiera, in cui si rafforza la vostra unione con la Chiesa di Roma.
Volentieri vi benedico.
Sia lodato Gesů Cristo!

Saluto in lingua slovena:

Lepo pozdravljam romarje iz Slovenije, še posebej iz Ljubljane, Mengša, Slovenskih Konjic, Tolmina in s Primskovega. Dragi prijatelji! Prišli ste v Rim, da bi ob zgledu svetih apostolov Petra in Pavla poživili vašo vero in zvestobo Vstalemu Kristusu in Njegovi Cerkvi. Naj bo On vir vašega veselja in upanja in naj vas vse spremlja moj blagoslov!

Traduzione italiana:

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini provenienti dalla Slovenia, in particolare da Ljubljana, Mengeš, Slovenske Konjice, Tolmin e Primskovo. Cari Amici! Siete venuti a Roma affinché, ispirate dall’esempio dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, siano rafforzate la vostra fede e la vostra fedeltŕ al Cristo Risorto ed alla Sua Chiesa. Sia Lui la fonte della vostra letizia e della vostra speranza, e vi accompagni tutti la mia Benedizione!

Saluto in lingua ungherese:

Szeretettel Köszöntöm a magyar híveket, különösen azokat, akik Zuglóból. Balonyból és Erdélybol érkeztek! Kedves Testvéreim, Kívánom, hogy imáitok az apostolok sírjainál felszítsák bennetek a készséget a keresztény tanúságtételre. Dicsértessék a Jézus Krisztus!

Traduzione italiana:

Do un cordiale benvenuto ai pellegrini ungheresi, specialmente ai fedeli delle parrocchie di Balon, di Budapest-Zugló e di Miercurea Ciuc! Carissimi, auspico che la vostra visita alle tombe degli Apostoli susciti in ognuno di voi un rinnovato desiderio di testimonianza cristiana. Sia lodato Gesů Cristo!


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Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i fedeli della diocesi di Lucera-Troia, con il Vescovo Mons. Domenico Cornacchia; della diocesi di Forlě-Bertinoro, con il Vescovo Mons. Lino Pizzi; e della diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, con il Vescovo Mons. Giuseppe Petrocchi. Cari amici, l’Apostolo Paolo sia per voi esempio di totale dedizione al Signore e alla sua Chiesa, oltre che di apertura all’umanitŕ e alle sue culture. Saluto i fedeli di Cava dei Tirreni, con l’Ordinario diocesano il Rev.mo P. Abate Dom Benedetto Chianetta, augurando a ciascuno di vivere con fervore spirituale l’importante ricorrenza del millennio di fondazione della loro Abbazia territoriale. Saluto i fedeli provenienti dalla Sardegna, accompagnati dal Vescovo Mons. Giuseppe Mani, Presidente della Conferenza Episcopale Sarda, qui convenuti per ricambiare la visita che ho avuto la gioia di compiere in quella Regione. Cari amici, vi ringrazio per la vostra presenza e vi auguro di testimoniare con rinnovato ardore missionario Cristo e il suo Vangelo.

Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. La Liturgia celebra oggi santa Caterina da Siena, Vergine domenicana e Dottore della Chiesa, nonché Compatrona d'Italia insieme con san Francesco d'Assisi. Cari giovani, specialmente voi, ministranti della “Parrocchia dei Santi Antonio e Annibale Maria”, di Roma, siate innamorati di Cristo, come lo fu Caterina, per seguirlo con slancio e fedeltŕ. Voi, cari ammalati, immergete le vostre sofferenze nel mistero d'amore del Sangue del Redentore, contemplato con speciale devozione dalla grande Santa senese. E voi, cari sposi novelli, col vostro reciproco e fedele amore siate segno eloquente dell'amore di Cristo per la Chiesa.




Piazza San Pietro

Mercoledě, 6 maggio 2009


Giovanni Damasceno

Cari fratelli e sorelle,

vorrei parlare oggi di Giovanni Damasceno, un personaggio di prima grandezza nella storia della teologia bizantina, un grande dottore nella storia della Chiesa universale. Egli č soprattutto un testimone oculare del trapasso dalla cultura cristiana greca e siriaca, condivisa dalla parte orientale dell’Impero bizantino, alla cultura dell’Islŕm, che si fa spazio con le sue conquiste militari nel territorio riconosciuto abitualmente come Medio o Vicino Oriente. Giovanni, nato in una ricca famiglia cristiana, giovane ancora assunse la carica – rivestita forse giŕ dal padre - di responsabile economico del califfato. Ben presto, perň, insoddisfatto della vita di corte, maturň la scelta monastica, entrando nel monastero di san Saba, vicino a Gerusalemme. Si era intorno all’anno 700. Non allontanandosi mai dal monastero, si dedicň con tutte le sue forze all’ascesi e all’attivitŕ letteraria, non disdegnando una certa attivitŕ pastorale, di cui danno testimonianza soprattutto le sue numerose Omelie. La sua memoria liturgica č celebrata il 4 Dicembre. Papa Leone XIII lo proclamň Dottore della Chiesa universale nel 1890.

Di lui si ricordano in Oriente soprattutto i tre Discorsi contro coloro che calunniano le sante immagini, che furono condannati, dopo la sua morte, dal Concilio iconoclasta di Hieria (754). Questi discorsi, perň, furono anche il motivo fondamentale della sua riabilitazione e canonizzazione da parte dei Padri ortodossi convocati nel II Concilio di Nicea (787), settimo ecumenico. In questi testi č possibile rintracciare i primi importanti tentativi teologici di legittimazione della venerazione delle immagini sacre, collegando queste al mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio nel seno della Vergine Maria.

Giovanni Damasceno fu inoltre tra i primi a distinguere, nel culto pubblico e privato dei cristiani, fra adorazione (latreia) e venerazione (proskynesis): la prima si puň rivolgere soltanto a Dio, sommamente spirituale, la seconda invece puň utilizzare un’immagine per rivolgersi a colui che viene rappresentato nell’immagine stessa. Ovviamente, il Santo non puň in nessun caso essere identificato con la materia di cui l’icona č composta. Questa distinzione si rivelň subito molto importante per rispondere in modo cristiano a coloro che pretendevano come universale e perenne l’osservanza del divieto severo dell’Antico Testamento sull’utilizzazione cultuale delle immagini. Questa era la grande discussione anche nel mondo islamico, che accetta questa tradizione ebraica della esclusione totale di immagini nel culto. Invece i cristiani, in questo contesto, hanno discusso del problema e trovato la giustificazione per la venerazione delle immagini. Scrive il Damasceno: “In altri tempi Dio non era mai stato rappresentato in immagine, essendo incorporeo e senza volto. Ma poiché ora Dio č stato visto nella carne ed č vissuto tra gli uomini, io rappresento ciň che č visibile in Dio. Io non venero la materia, ma il creatore della materia, che si č fatto materia per me e si č degnato abitare nella materia e operare la mia salvezza attraverso la materia. Io non cesserň perciň di venerare la materia attraverso la quale mi č giunta la salvezza. Ma non la venero assolutamente come Dio! Come potrebbe essere Dio ciň che ha ricevuto l’esistenza a partire dal non essere?…Ma io venero e rispetto anche tutto il resto della materia che mi ha procurato la salvezza, in quanto piena di energie e di grazie sante. Non č forse materia il legno della croce tre volte beata?... E l’inchiostro e il libro santissimo dei Vangeli non sono materia? L’altare salvifico che ci dispensa il pane di vita non č materia?... E, prima di ogni altra cosa, non sono materia la carne e il sangue del mio Signore? O devi sopprimere il carattere sacro di tutto questo, o devi concedere alla tradizione della Chiesa la venerazione delle immagini di Dio e quella degli amici di Dio che sono santificati dal nome che portano, e che per questa ragione sono abitati dalla grazia dello Spirito Santo. Non offendere dunque la materia: essa non č spregevole, perché niente di ciň che Dio ha fatto č spregevole” (Contra imaginum calumniatores, I, 16, ed. Kotter, PP 89-90). Vediamo che, a causa dell’incarnazione, la materia appare come divinizzata, č vista come abitazione di Dio. Si tratta di una nuova visione del mondo e delle realtŕ materiali. Dio si č fatto carne e la carne č diventata realmente abitazione di Dio, la cui gloria rifulge nel volto umano di Cristo. Pertanto, le sollecitazioni del Dottore orientale sono ancora oggi di estrema attualitŕ, considerata la grandissima dignitŕ che la materia ha ricevuto nell’Incarnazione, potendo divenire, nella fede, segno e sacramento efficace dell’incontro dell’uomo con Dio. Giovanni Damasceno resta, quindi, un testimone privilegiato del culto delle icone, che giungerŕ ad essere uno degli aspetti piů distintivi della teologia e della spiritualitŕ orientale fino ad oggi. E’ tuttavia una forma di culto che appartiene semplicemente alla fede cristiana, alla fede in quel Dio che si č fatto carne e si č reso visibile. L’insegnamento di san Giovanni Damasceno si inserisce cosě nella tradizione della Chiesa universale, la cui dottrina sacramentale prevede che elementi materiali presi dalla natura possano diventare tramite di grazia in virtů dell’invocazione (epiclesis) dello Spirito Santo, accompagnata dalla confessione della vera fede.

In collegamento con queste idee di fondo Giovanni Damasceno pone anche la venerazione delle reliquie dei santi, sulla base della convinzione che i santi cristiani, essendo stati resi partecipi della resurrezione di Cristo, non possono essere considerati semplicemente dei ‘morti’. Enumerando, per esempio, coloro le cui reliquie o immagini sono degne di venerazione, Giovanni precisa nel suo terzo discorso in difesa delle immagini: “Anzitutto (veneriamo) coloro fra i quali Dio si č riposato, egli solo santo che si riposa fra i santi (cfr Is 57,15), come la santa Madre di Dio e tutti i santi. Questi sono coloro che, per quanto č possibile, si sono resi simili a Dio con la loro volontŕ e per l’inabitazione e l’aiuto di Dio, sono detti realmente dči (cfr Ps 82,6), non per natura, ma per contingenza, cosě come il ferro arroventato č detto fuoco, non per natura ma per contingenza e per partecipazione del fuoco. Dice infatti: Sarete santi, perché io sono santo (Lv 19,2)” (III, 33, Col 1352 A). Dopo una serie di riferimenti di questo tipo, il Damasceno poteva perciň serenamente dedurre: “Dio, che č buono e superiore ad ogni bontŕ, non si accontentň della contemplazione di se stesso, ma volle che vi fossero esseri da lui beneficati che potessero divenire partecipi della sua bontŕ: perciň creň dal nulla tutte le cose, visibili e invisibili, compreso l’uomo, realtŕ visibile e invisibile. E lo creň pensando e realizzandolo come un essere capace di pensiero (ennoema ergon) arricchito dalla parola (logo[i] sympleroumenon) e orientato verso lo spirito (pneumati teleioumenon)” (II, 2, PG 94, col. 865A). E per chiarire ulteriormente il pensiero, aggiunge: “Bisogna lasciarsi riempire di stupore (thaumazein) da tutte le opere della provvidenza (tes pronoias erga), tutte lodarle e tutte accettarle, superando la tentazione di individuare in esse aspetti che a molti sembrano ingiusti o iniqui (adika), e ammettendo invece che il progetto di Dio (pronoia) va al di lŕ della capacitŕ conoscitiva e comprensiva (agnoston kai akatalepton) dell’uomo, mentre al contrario soltanto Lui conosce i nostri pensieri, le nostre azioni, e perfino il nostro futuro” (II, 29, , col. 964C). Giŕ Platone, del resto, diceva che tutta la filosofia comincia con lo stupore: anche la nostra fede comincia con lo stupore della creazione, della bellezza di Dio che si fa visibile.

L’ottimismo della contemplazione naturale (physikč theoria), di questo vedere nella creazione visibile il buono, il bello, il vero, questo ottimismo cristiano non č un ottimismo ingenuo: tiene conto della ferita inferta alla natura umana da una libertŕ di scelta voluta da Dio e utilizzata impropriamente dall’uomo, con tutte le conseguenze di disarmonia diffusa che ne sono derivate. Da qui l’esigenza, percepita chiaramente dal teologo di Damasco, che la natura nella quale si riflette la bontŕ e la bellezza di Dio, ferite dalla nostra colpa, “fosse rinforzata e rinnovata” dalla discesa del Figlio di Dio nella carne, dopo che in molti modi e in diverse occasioni Dio stesso aveva cercato di dimostrare che aveva creato l’uomo perché fosse non solo nell’“essere”, ma nel “bene-essere” (cfr La fede ortodossa, II, 1, PG 94, col. 981°). Con trasporto appassionato Giovanni spiega: Era necessario che la natura fosse rinforzata e rinnovata e, fosse indicata e insegnata concretamente la strada della virtů (didachthenai aretes hodňn), che allontana dalla corruzione e conduce alla vita eterna… Apparve cosě all’orizzonte della storia il grande mare dell’amore di Dio per l’uomo (philanthropias pelagos)…” E’ una bella espressione. Vediamo, da una parte, la bellezza della creazione e, dall’altra, la distruzione fatta dalla colpa umana. Ma vediamo nel Figlio di Dio, che discende per rinnovare la natura, il mare dell’amore di Dio per l’uomo. Continua Giovanni Damasceno: “Egli stesso, il Creatore e il Signore, lottň per la sua creatura trasmettendole con l’esempio il suo insegnamento… E cosě il Figlio di Dio, pur sussistendo nella forma di Dio, abbassň i cieli e discese… presso i suoi servi… compiendo la cosa piů nuova di tutte, l’unica cosa davvero nuova sotto il sole, attraverso cui si manifestň di fatto l’infinita potenza di Dio” (III, 1. PG 94, coll. 981C-984B).

Possiamo immaginare il conforto e la gioia che diffondevano nel cuore dei fedeli queste parole ricche di immagini tanto affascinanti. Le ascoltiamo anche noi, oggi, condividendo gli stessi sentimenti dei cristiani di allora: Dio vuole riposare in noi, vuole rinnovare la natura anche tramite la nostra conversione, vuol farci partecipi della sua divinitŕ. Che il Signore ci aiuti a fare di queste parole sostanza della nostra vita.

Saluti:

Chers frčres et soeurs,
J’accueille avec plaisir les pčlerins de langue française. Je salue en particulier les pčlerins du diocčse de Bâle ainsi que les jeunes de Malines et de Buzançais ainsi que ceux de l’École internationale de formation et d’évangélisation de Paray-le-Monial. En ce temps pascal, je vous invite ŕ entrer dans une relation toujours plus intime avec le Christ qui est vivant dans notre monde. Que Dieu vous bénisse!

Dear Brothers and Sisters,
I am pleased to welcome all the English-speaking pilgrims and visitors here today, including a group of Felician Sisters serving in health care administration. Upon all of you, and upon your families and loved ones, I invoke God’s blessings of joy and peace.

Liebe Brüder und Schwestern!
Einen herzlichen Gruß richte ich an alle Pilger und Besucher deutscher Sprache. Besonders grüße ich heute die Freunde aus der Schweiz, die zur Vereidigung der neuen Schweizergardisten nach Rom gekommen sind. Herzlich willkommen! Der hl. Johannes von Damaskus helfe uns, Gott in den Dingen der Welt zu ehren und die Menschen zu lieben. Euch allen wünsche ich Gottes reichen Segen!

Queridos hermanos y hermanas:
Saludo con afecto a los peregrinos de lengua espańola, en particular a los participantes en el vigésimo segundo curso de actualización sacerdotal organizado por el Pontificio Colegio Espańol de San José de Roma, así como a los demás grupos procedentes de Espańa, México, Ecuador, Argentina y otros países latinoamericanos. Que, animados por la intercesión y la presencia alentadora de los santos, demos testimonio del Evangelio de palabra y con la propia vida. Muchas gracias.

Queridos peregrinos de língua portuguesa, com mençăo especial dos grupos de Portugal e do Brasil, sede bem-vindos! Esta peregrinaçăo ao túmulo dos Santos Apóstolos Pedro e Paulo fortaleça, nos vossos coraçőes, o sentir e o viver em Igreja sob o terno olhar da Virgem Măe. Com Ela aprendei a ler os sinais de Deus na história e na vossa vida, para serdes construtores duma humanidade nova. De bom grado, confirmo estes votos com a minha Bęnçăo para vós e vossas famílias.

Saluto in lingua ceca:

Vítám poutníky z Velehradu!
Dnes se slaví svátek svatého Jana Sarkandra. Tento knez dokázal žít velikonocním tajemstvím: Spasitel byl pro neho sílou i v mucednické smrti. Necht i vy cerpáte sílu z Kristova kríže a zmrtvýchvstání.
Z celého srdce vám žehnám.
Chvála Kristu!

Traduzione italiana:

Do il mio benvenuto ai pellegrini di Velehrad!
Oggi si celebra la festa di San Giovanni Sarkander. Questo Sacerdote seppe vivere del Mistero Pasquale: il Salvatore fu per lui forza anche nel martirio. Possiate anche voi trarre forza dalla Croce di Cristo e dalla Risurrezione.
Vi benedico di cuore!
Sia lodato Gesů Cristo!

Saluto in lingua croata:

S velikom uskrsnom radošcu pozdravljam sve hrvatske hodocasnike! Svakodnevni susret i hod sa živim Gospodinom na putu života, neka vam srca ispuni nadom kako bi oduševljeno svjedocili svoju vjeru i naviještali silna Božja djela! Hvaljen Isus i Marija!

Traduzione italiana:

Con grande gioia pasquale saluto i pellegrini croati! L’incontro quotidiano e il cammino con il Signore vivo sul sentiero della vita, riempia i vostri cuori affinché con entusiasmo possiate testimoniare la fede e proclamare le grandi opere di Dio. Siano lodati Gesů e Maria!

Saluto in lingua polacca:

Witam pielgrzymów polskich. Pojutrze przypada uroczystosc glównego patrona waszej Ojczyzny, a szczególnie Krakowa – swietego Stanislawa, biskupa i meczennika. Broniac wartosci ewangelicznych, przelal krew meczenska. Wspominajac go, badzmy wierni zasadom, które wskazywal. Polecajac waszej modlitwie moja podróz do Ziemi Swietej, z serca wszystkim blogoslawie.

Traduzione italiana:

Saluto i pellegrini polacchi. Dopodomani ricorre la solennitŕ del principale patrono della Polonia e in modo particolare di Cracovia – San Stanislao, vescovo e martire. Difendendo i valori evangelici non ha esitato a versare il suo sangue nel martirio. Ricordandolo, rimaniamo fedeli ai valori che ci additato con il suo esempio. Affidando alla vostra preghiera il mio viaggio in Terra Santa, vi benedico tutti di cuore.

Saluto in lingua slovacca:

S láskou vítam pútnikov z Košíc, Bratislavy, Martina, Nitry-Klokociny, Závodu ako aj z Trnavskej univerzity, Základnej školy svätého Cyrila a Metoda a Gymnázia svätého Mikuláša zo Starej Lubovne.
Bratia a sestry, minulú nedelu sme slávili Den modlitby za duchovné povolania. Proste Krista - Dobrého Pastiera, aby stále posielal nových pracovníkov do svojej služby.
Zo srdca žehnám vás i vašich drahých.
Pochválený bud Ježiš Kristus!

Traduzione italiana:

Con affetto do un benvenuto ai pellegrini provenienti da Košice, Bratislava, Martin, Nitra-Klokocina, Závod come pure dall’Universitŕ di Trnava, dalla Scuola elementare dei Santi Cirillo e Metodio e dal Ginnasio di San Nicola di Stará Lubovna.
Fratelli e sorelle, domenica scorsa abbiamo celebrato la Giornata di preghiera per le Vocazioni. Domandate a Cristo – Buon Pastore di mandare sempre nuovi operai al suo servizio.
Di cuore benedico voi ed i vostri cari.
Sia lodato Gesů Cristo!
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Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le Missionarie Clarisse del Santissimo Sacramento che partecipano al loro Capitolo generale, come pure le Religiose di diverse Congregazioni convenute a Roma per un incontro formativo promosso dall’USMI. Care Sorelle, vi assicuro la mia preghiera perché lo Spirito del Risorto vi aiuti a discernere i segni dei tempi, cosě da testimoniare il Vangelo con fedeltŕ e gioia. Saluto con affetto il gruppo degli Alpini ed auguro loro di seguire gli eroici esempi di vita cristiana dei fedeli discepoli di Cristo, appartenenti al Corpo degli Alpini, tra i quali mi piace ricordare il Venerabile don Carlo Gnocchi e il Servo di Dio Teresio Olivelli. Un particolare pensiero dirigo ai numerosi Medici cattolici presenti all’Udienza. Cari amici, la vostra opera, che si pone al servizio dell’essere umano dal suo concepimento fino al suo termine naturale, sia sempre eloquente testimonianza di solidarietŕ umana e cristiana. Proseguite pertanto con generositŕ nel vostro prezioso servizio alla vita, valore fondamentale nel quale si rispecchiano la sapienza e l’amore di Dio. Il vostro lavoro sia arricchito ogni giorno di profondo spirito di fede e animato da fedeltŕ e coerenza con i principi che debbono ispirare l’attivitŕ di ogni medico.

Desidero, infine, rivolgermi ai giovani, ai malati ed agli sposi novelli. Da pochi giorni č iniziato il mese di maggio, che il popolo cristiano dedica in modo speciale alla Madre del Signore. Cari giovani, vi invito a porvi alla scuola di Maria per imparare ad amare Dio sopra ogni cosa ed essere sempre pronti a compiere la sua volontŕ. La contemplazione della Madonna Addolorata aiuti voi, cari ammalati, a guardare con fede al mistero del dolore, cogliendo il valore salvifico nascosto in ogni croce. Affido voi, cari sposi novelli, alla materna protezione della Vergine, perché possiate vivere nella vostra famiglia il clima di preghiera e di amore della casa di Nazaret.


Udienze 2009 - Ambrogio Autperto