Paolo VI Udienze 1971 - TUTTO CONDUCE AL NATALE




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 22 dicembre 1971

Ancora, ancora il Natale, volere o no, pone a tutti la questione della ricerca di Dio. Sappiamo tutti che questa è una questione immensa, include mille problemi, ritorna sempre sotto nuove forme. Adesso si va diffondendo l’opinione che sia questione sorpassata. Se si domanda perché, le risposte sono molte, così che ci lasciano il dubbio che non tutte siano valide. Dio è morto, si osa dire. Ma come mai? è stato detto; è stato scritto, si risponde. Detto e scritto da altri; tu che ne pensi? Si risponde allora: non so bene; ma so che se ne può far senza. Chi ne può far senza? Il mondo, il cosmo, l’essere delle cose sarebbe ragione sufficiente della propria esistenza? È enorme, è assurdo pensarlo senza cadere nel panteismo, estrema assurdità. Si ammette allora che il problema è insolubile; e si ripiega sull’inutilità di porsi un tale problema; e allora si conclude che la famosa e folle dichiarazione sulla morte di Dio si riferisce non al mondo, che fuori di noi vediamo e tocchiamo realmente esistente e che non sappiamo né come, né perché esista, ma si riferisce alla nostra mente, nella quale il pensiero di Dio si è spento. Noi non saremmo più capaci, noi moderni, di esercitare la nostra intelligenza su tale irraggiungibile Oggetto; ci basta l’esperienza sensibile, oggi tanto favorita dalla superlativa tecnica delle immagini e dei suoni e dal piacere dei sensi e dei sentimenti; ci basta la conoscenza scientifica delle cose, oggi diventata regina del pensiero, e con le sue applicazioni tecniche, padrona di tutto. Basta così? La tanto comune risposta oggi è: sì; non vogliamo di più.


L’ESIGENZA RELIGIOSA

Ecco: Noi diciamo che invece non basta così. E a confortare questa Nostra convinzione ci soccorre la testimonianza di quelli stessi che la impugnano. Il discorso sarebbe lungo e fors’anche polemico, ma dovrebbe giungere a questa conclusione: l’ateismo stesso, se vuol essere logico, deve giungere alla istanza d’una nuova professione, o almeno d’una nuova ricerca d’un Principio, immanente o trascendente che lo si voglia considerare, ma a Sé stante e da Sé causante, che torneremo a chiamare Dio. È la necessità intrinseca della razionalità, che esige questo sorpasso della presente stasi mentale; e ciò è tanto vero che Noi siamo sicuri che quanto più l’uomo progredisce nello studio, nell’esperienza, nella conoscenza, nell’uso delle cose, tanto più sarà obbligato a finire in adorazione il suo sforzo conoscitivo, perché dalle conquiste stesse di questo sforzo sorge alla fine imperativa e dolcissima l’esigenza religiosa. Le cose, quanto più perfettamente sono conosciute, parlano, «annunciano la gloria di Dio» (Ps 18,2), si dichiarano da sé effetti d’una Causa superiore, ci dimostrano da sé d’essere segni d’un Pensiero dominante, ci avvicinano da sé a quell’unico e sommo Essere, che, secondo la celebre sintesi di S. Agostino, è «causa della esistenza, ragione della conoscenza, e ordine dell’azione» (Cfr. De civ. Dei, VIII, 4; PL 41, 228). Iddio stesso, Noi diciamo, citando la sua parola biblica, «ha messo l’occhio suo nei nostri cuori per mostrarci la magnificenza delle sue opere, perché noi avessimo a celebrare il suo santo nome» (Cfr. Eccli. 17, 7).

UN’ASPIRAZIONE PROFONDA

Vittoria di Dio? Trionfo della religione? State attenti: tutto questo tormentato e sublime quadro dello studio - conoscenza ed amore - riguarda la razionalità naturale, la quale arriva alla certezza dell’esistenza di Dio, ma rimane ancora nebulosa, anzi ignorante circa l’essenza di Dio (Cfr. S. TH., Summa contra Gent. 1, III). Dio è mistero. La nozione che noi possiamo avere di Lui, usando rettamente il nostro pensiero, è indiretta; lo conosciamo come principio, nel rapporto che ogni cosa deve avere con Lui (Cfr. Ad Rom. 1, 19, ss.). Dio, in Se stesso, non può essere oggetto di scienza puramente naturale (Cfr. Job Jb 35,26 DE Lusac, Sur les chemins Dieu, p. n. 5, p. Jb 327). Questo fatto può spiegare perché tanti pensatori indietreggiano davanti alle conclusioni insufficienti di questa religione costruita con le sole forze della razionalità umana, e ricadono nel dubbio o nello scetticismo, o nella negazione. La religione diventa perciò talora per gli uomini di studio, e anche per le persone puramente intelligenti, per tanti figli del nostro secolo, un tormento un’inquietudine, un problema insoluto e marginale, piuttosto che una pace dell’anima.

Ma qui è il primo punto di ciò che oggi vi vogliamo dire in prossimità del Natale: esiste nello spirito umano un’aspirazione profonda, una nostalgia mistica, una certa predisposizione a capire qualche cosa di più di Dio, una segreta speranza di raggiungerlo in qualche modo, nell’intuizione che qualsiasi stilla di questo possesso conoscitivo del Dio vivo, lo riempirebbe di gaudio ineffabile (Cfr. S. TH., ibid., V in fine). I mistici ci sono maestri di questa insonnia dell’animo umano. Ne potremmo citare qualcuno anche fra le persone profane del nostro tempo: ricordiamo, ad esempio, due nomi ebrei: H. L. Bergson (Les deux sources), e Simone Weil (Attente de Dieu). E tutti gli uomini puri di cuore sono, in un certo senso mistici, perché come Cristo proclamò, sono candidati a «vedere Dio» (Mt 5,8). E dovremmo essere tutti puri di cuore per il Natale che viene; tutti retti, semplici e piccoli (Cfr. Matth Mt 11,25) per fruire del dono bramato e insieme insospettato della rivelazione del Dio fatto uomo. Saper attendere, saper desiderare, saper ricevere.


INCONTRO DELL’UOMO CON DIO

E qui è il secondo punto che ci preme ricordarvi. Questo, sì: Dio si è rivelato. Dio si è manifestato (Jn 1,18). Dio è venuto a vivere con noi e a stare con noi (Mc 3,38 Io Mc 1,14). Questo è il prodigio. Questo è il Natale. Questa è la vita cristiana, inizio e pegno d’una nostra fusione con la vita stessa di Dio (Cfr. 2 Petr. 1, 4). Da secoli, lungo tutto l’antico Testamento, Dio aveva cominciato a venire alla ricerca dell’uomo (Cfr. A. HERSCHEL, Dieu en quite de l’homme). Eravamo cercatori miopi e incapaci di dare la scalata al regno di Dio. Il regno di Dio è venuto con Cristo alla nostra ricerca, ricerca universale della umanità, ricerca personale di ciascuno di noi.

Questo è il Natale. Non manchiamo all’incontro.

Con la Nostra Apostolica Benedizione.

* * *

Richiama stamane la Nostra particolare ed affettuosa attenzione il gruppo dei fanciulli che ha partecipato al concorso sul tema: «Ogni uomo è mio fratello»: sono gli alunni della scuola elementare «Comensoli» di Roma, che, insieme ad una rappresentanza di alunni delle scuole italiane speciali, per fanciulli zingari, accompagnano i due loro piccoli colleghi, detentori a pari merito del primo premio.

Ci rallegriamo vivamente con i promotori di questa bella iniziativa, opportuna -quanto mai per aprire le anime di tanti piccoli innocenti a quei sentimenti di bontà e di amore, cui si ispirava il tema della scorsa giornata della pace. Ve ne siamo profondamente grati, figli carissimi! E grazie soprattutto a voi, bambini, per la vostra visita e per la gioia che ci procura il vostro impegno di amare come vostri fratelli tutti gli altri fanciulli, specialmente i più poveri, i più bisognosi, i più disprezzati. Vogliate mantenervi sempre così buoni. È il più bel dono che potrete portare alla culla di Gesù, venuto bambino fra noi, come nostro fratello, per salvare tutti senza distinzione di razza, di colore, di nazionalità.

Vi accompagnino il Nostro affetto, la Nostra gratitudine e la Nostra Apostolica Benedizione, che di cuore impartiamo a ciascuno di voi, ai vostri superiori e ai vostri amati genitori, in pegno delle grazie più elette del Cielo.

Superiori ed alunni del Seminario Francese in Roma

C'est avec joie que Nous accueillons ce matin les élèves du Séminaire français de Rome, avec leur Supérieur, le Révérend Père Picard. Chers Fils, qui vous préparez à servir le Christ et son Eglise de toutes vos forces, est-il besoin de vous dire la confiance et l’espoir que Nous mettons en chacun de vous? En ce temps d’aggiornamento postconciliaire, avec les multiples possibilités qui s’offrent à l’Eglise de porter le témoignage du Christ et aussi les incertitudes qui surgissent çà et là, le peuple chrétien se montre à bon droit exigeant pour ceux qui assument les charges du sacerdoce ministériel. Il attend des prêtres ouverts aux vrais problèmes humains et spirituels de ce monde; des prêtres qui n’aient d’autre ambition, face à ces besoins, que d’annoncer l’Evangile, de nourrir la foi et de soutenir le zèle apostolique des laïcs. Mais comment le pourraient-ils sans avoir longuement puisé eux-mêmes, dans la Tradition vivante de l’Eglise, une formation théologique solide et certaine, et, dans l’oraison comme dans les échanges spirituels, une qualité de vie intérieure qui anime toutes leurs activités sacerdotales? Tel est le magnifique programme qui s’offre à vous, lorsque vous fréquentez les cours de vos maîtres à l’Université Grégorienne ou lorsque vous menez un’e communauté de vie fraternelle, avec l’aide des Pères spiritains de la Via Santa Chiara, au coeur de cette ville de Rome si riche de l’histoire de l’Eglise et si marquée par la catholicité. Dans cette voie, Nous vous encourageons de grand coeur et vous donnons, en témoignage de Notre paternelle affection, Notre Bénédiction Apostolique.

Sacerdoti novelli dei Collegi Inglese, Americano del Nord e degli Oblati di Maria Immacolata

Our greetings of grace and peace in Christ go to the newly-ordained priest of the Venerable English College and to those of the Congregation of the Oblates of the Mary Immaculate. We invoke upon your ministry, dear sons, the assistance of God’s Spirit. We pray that the Lord will assist you to bring his saving Word and life-giving grace to many of his brethren. Our affection accompanies you in your service of Christ and his Church. To you and to your parents, relatives and friends We impart Our Apostolic Blessing.

We are pleased to welcome the families and friends of students from the North American College. You have come for their ordination to the priesthood which will take place in the Basilica of St. Peter. You will be witnesses to the deepening of that bond of unity and love which links the Church in the United States and the Church in Rome. You will be witnesses also to a great happiness as the Church raises those young men to the priesthood and makes them ministers of the saving Word and life-giving presence of Jesus Christ. We pray that the Savior will grant you and your loved ones every joy and peace.

Funzionari in arduo e delicato servizio

Siamo lieti di accogliere stamane un numeroso gruppo di funzionari appaltatori e pensionati delle Imposte di Consumo, provenienti da ogni parte d’Italia, in rappresentanza di tutti i loro colleghi.

Vi diamo di cuore il Nostro benvenuto con sincero affetto, figli carissimi, assicurandovi che abbiamo molto apprezzato il significato della vostra visita a Noi graditissima. Questa voi avete voluto espressamente sollecitare prima che la grande famiglia costituita dagli addetti al vostro settore si sciolga, in seguito alla prossima andata in vigore della riforma tributaria. Sappiamo bene quante qualità e doti sono state richieste a voi per assolvere degnamente il vostro arduo e delicato servizio. Queste stesse doti Noi vi esortiamo a coltivare sempre, perché costituiranno senza dubbio un aiuto prezioso per lo svolgimento delle vostre future attività, specialmente se ad esse si accompagnerà la testimonianza di una vita cristianamente vissuta.

È questo l’augurio con cui Noi intendiamo accompagnarvi nelle nuove vie che vi si aprono davanti, e che avvaloreremo con la Nostra preghiera mentre ora a voi presenti, ai vostri familiari e a tutti i vostri colleghi impartiamo l’Apostolica Benedizione.

Dipendenti di industria farmaceutica spagnuola

Nos complacemos en dirigir un especial saludo de bienvenida y gratitud a vosotros, amadísimos empleados y dirigentes de los «Laboratorios Farmacéuticos Españoles ESSEX», que habéis querido señalar esta peregrinación a la Ciudad Eterna con un gesto de generosidad hacia las Misiones Católicas.

En la cercanía de la Navidad, pedimos al Señor que colme de un profundo gozo espiritual a vosotros, a vuestras familias y a vuestros compañeros de trabajo, confiando en que la contemplación del amor de Dios hecho Hombre por nosotros os anime a una vida cristiana cada vez más sincera, y aumente en vuestros corazones el sentido de solidaridad hacia los que sufren y están necesitados.

En prueba de Nuestro paternal afecto y en prenda de abundantes gracias divinas, otorgamos de corazón a vosotros y a vuestros seres queridos una especial Bendición Apostólica.

Per un dispensario antilebbra

È oggi presente un gruppo, che ci dà molta consolazione e che desideriamo perciò salutare con particolare affetto: sono i parroci, i sacerdoti, gli zelatori e le zelatrici di Civita Castellana, Orte e Gallese, guidati dal loro Vescovo, Monsignor Roberto Massimiliani, i quali hanno raccolto i fondi necessari per la costruzione di un dispensario antilebbra a Ouagadougou, nell’Alto Volta, e ce ne hanno portato la prima pietra affinché la benedicessimo. Lo faremo di tutto cuore! Sappiamo che l’iniziativa ha suscitato particolari frutti di bene in tutte le parrocchie della diocesi, specialmente nella cara gioventù; e non potrebbe essere altrimenti, perché l’attività missionaria, come un buon seme, è destinata ad espandersi e a moltiplicarsi rendendo anche il cento per uno, perché il Signore non lascia senza ricompensa quanto è compiuto per il suo Regno (Mt 10,41-42). Voi avete cercato di mettere in pratica le esortazioni del Concilio Vaticano II in merito alla cooperazione missionaria (Ad gentes AGD 35-41); e con ciò stesso avete dato prova di voler vivere, nella sua estensione e nei suoi obblighi, quel «rinnovamento interiore» (Ibid., 36) che è richiesto ai figli della Chiesa perché la loro azione missionaria sia autentica e feconda, veramente formativa per chi la compie, e destinata ad essere probante testimonianza di verità e di amore per coloro ai quali si rivolge. Il Signore accompagni gli sforzi del Vescovo e della diocesi con ogni suo dono di grazia e di incremento spirituale! E la Nostra Apostolica Benedizione tutti incoraggi a perseverare lietamente nell’impegno assunto con tanta generosità.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 29 dicembre 1971

Faremo oggi una visita al presepio. Ci invita la festa del Santo Natale, che abbiamo testé celebrata e che prolunga il suo influsso liturgico in questo successivo periodo. Ci invita la profondità del mistero dell’Incarnazione, il quale nel Natale esprime il proprio avvenimento storico, s’inserisce cio’è nel tempo, si localizza in un dato punto della terra, a Betleem, si pone al vertice delle profezie messianiche e alla radice della tradizione cristiana diffusa nel mondo e giunta fino a noi. Ci invita la ricchezza teologica, liturgica, spirituale, folcloristica, che fa del Natale una delle date più solenni e più belle dell’anno. Ci invita la stessa difficoltà di classificare la complessità della materia religiosa, che si riferisce al Natale, e che, dopo d’averci incantati per il modo con cui esso si presenta nella scena evangelica, tutto povertà, tutto semplicità, tutto poesia, tutto terra e cielo, tutto notte e luce, solleva questioni essenziali tanto gravi e difficili, sia per la sua comprensione dottrinale, sia per il suo riflesso esemplare su quanti hanno la timida audacia d’avvicinarlo, da offrire loro pretesto per ogni distrazione: ce ne accorgiamo dalle manifestazioni esteriori profane che caratterizzano variamente questa festa nel costume popolare e perfino mondano.


TRE FASI

La Nostra visita, breve e semplice come si addice a questo momento, non pretende di dare saggio d’erudizione, né tanto meno di insegnare cose nuove e originali. Essa semplifica assai sommariamente il quadro che il Natale ci presenta in tre aspetti principali, i quali possono in qualche modo essere classificati in tre periodi della storia ecclesiastica. Press’a poco così: abbiamo un primo periodo, durante i primi tre secoli del cristianesimo, nel quale il Natale non ha una sua celebrazione liturgica vera e propria, non ha dappertutto la medesima data, e non ha per unico scopo quello di esaltare la nascita di Cristo, ma anche quello di sostituire la festa pagana del Sole, del «Sole invitto», onorato a Roma da un tempio splendido inaugurato dall’Imperatore Aureliano (a. 274), con quella di Cristo, il sole dell’umanità. Ma subito l’idea dottrinale, che illustra la nascita di Cristo è, in questo periodo, principalmente rivolta alla considerazione della sua divinità; è l’apparizione del Figlio di Dio nella carne umana, che attrae l’attenzione e la devozione; la Chiesa contempla il mistero dell’unione ipostatica, cioè della duplice natura di Cristo, divina ed umana, viventi l’una e l’altra nell’unica Persona del Verbo. Così specialmente S. Giovanni Crisostomo, S. Agostino, S. Leone Magno. La teofania definisce il Natale: Cristo nell’umiltà è il Dio con noi (Cfr. S. AG., Sermones in Natale Domini, PL 38, 995, ss.; «humilis Deus», De cath. rud. IV, PL 40, 366). Non mancano certo in questa magnifica letteratura sul Natale anche accenti di tenerezza circa il bambino Gesù; così, ad esempio, S. Ambrogio commentando il Vangelo di S. Luca: Me illius infantiae vagientis abluunt fletus, mea lacrymae illae delicta laverunt; le lacrime di quel bambino piangente lavano le mie colpe (PL 15, 1649). Ma la divinità di Cristo prevale nell’interesse celebrativo di questo primo periodo: il Concilio di Nicea (325), che afferma contro gli Ariani la divinità di Cristo, e poi quello successivo di Costantinopoli (381), quello di Efeso (43 l), e quello di Calcedonia (451) offrono il quadro teologico sulla Divinità: Dio, Uno e Trino; sulla Maternità umano-divina della Madonna; e sulla Cristologia nella sua formula essenziale e completa in misura principale la liturgia natalizia.

LA PIETÀ MEDIOEVALE

La pietà medioevale, senza nulla togliere al contenuto dottrinale ora ricordato, è caratterizzata dall’attrattiva verso la umanità di Cristo, di Cristo bambino, la teologia illumina l’antropologia del Salvatore, e l’affettività diventa l’espressione appropriata al Natale. La scena del presepio attira l’interesse dei fedeli. Già S. Girolamo, nell’elogio funebre dedicato alla vedova Paola, una dama romana trasferitasi in Palestina, e rivolto alla figlia di lei, Eustochio, descrive la pietà della pellegrina che visita Betleem, ed entra nella grotta della natività, in specum Salvatoris e vede, oculis fidei, con gli occhi di una fede immaginativa, infantem pannis involutum, vagientem in praesepi, il bambino Gesù, involto nelle fasce, che vagisce nel presepio (Ep 108,10 PL Ep 22, 884, anno Ep 404). Il paradigma del presepio, già delineato dall’Evangelista Luca (2, 6-19), si impone; il presepio è eretto, non tanto come elemento figurativo liturgico, ma come scena rappresentativa popolare, che non finirà più di avvincere la fede, la pietà, l’arte, il sentimento del popolo cristiano, con una simpatia incantevole e una gioia speciale per i bambini, i poveri, gli umili, le famiglie, ed i Santi. San Francesco anche qui è tipico: chi non ricorda che il primo presepio fu da lui composto, a Greccio, nella notte di Natale del 1223 (l’anno prima della Verna), in una grotta, con il bue e l’asinello, animali vivi, e un po’ di fieno, ma senza le figure dei Personaggi del Vangelo: sopra la grotta si celebrò la S. Messa (Cfr. TOMMASO DA CELANO, 1, 84-87, Quaracchi). Veramente la devozione al presepio ha precedenti storici importanti, primo fra questi il presepio riprodotto, forse da Papa Sisto III, il costruttore di S. Maria Maggiore, detta S. Maria ad praesepe, e onorato da altri Papi successivi (Cfr. Liber Pontificalis, 385, 418): era collocato in un oratorio, e Papa Sisto V lo fece trasferire dal Fontana nella Cappella del Sacramento, dove ora si trova. Esiste una tradizione di scrittori e di Santi, innamorati dell’infanzia di Gesù, celebre fra questi S. Bernardo (Cfr. Sermones, PL 183, 87-152). Questo culto cordiale a Cristo, piccolo bambino, è prevalente nella pietà dei nostri giorni; e sta bene. Esso è pieno di umana simpatia, di familiare pietà e di elementare poesia; è vero, è facile, è consolante; rende onore alla umanità di Cristo.

Pensiamo al Bambino Gesù di Praga; e qui a Roma al Bambino di Aracoeli.

Con la devozione all’infanzia di Cristo si profila un terzo periodo, o piuttosto una nuova spiritualità derivata dal fatto e dal mistero del presepio. Un grande maestro di spiritualità, del secolo decimosesto e settimo, il Card. Pietro de Bérulle (1575-1629), fedele al suo principio di associare il dogma alla pietà, darà grande rilievo alla devozione al Verbo Incarnato, e educherà la scuola spirituale, che da lui deriva, a contemplare, ancora prima che le azioni, gli «stati» assunti, nella sua vita temporale ed eterna, da Nostro Signore; e fra questi stati primo è l’infanzia, che deve riflettere nel culto interiore dell’anima cristiana la contemplazione e quasi un’assimilazione d’un tale stato della vita di Gesù. Ben inteso che «tutti i suoi giorni e tutti i suoi momenti sono adorabili»; ma ormai la devozione all’Infanzia di Gesù ha avuto nel de Bérulle un autorevole promotore, seguito poi da altri insigni discepoli (Cfr. H. BREMOND, Histoire litt. du sent. vel., vol. III).


UNA NUOVA SPIRITUALITÀ

Saltiamo tutto il resto e non è poco; e veniamo a colei che ha insegnato ai nostri giorni «lo spirito d’infanzia», S. Teresa del Bambin Gesù. Una parola sola. L’infanzia spirituale è una delle correnti vivaci nella religiosità del nostro tempo; essa non ha nulla di puerile e di affettato. Si esprime in linguaggio semplice ed innocente; derivato senz’altro dalla paradossale, ma sempre divina parola di Gesu: «Se non vi farete piccoli come bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18,3). E Gesù ha altre parole che fanno l’apologia dell’infanzia (Cfr. Matth Mt 11,25 Mt 18,4 Mt 19,14 Mt 25,40). La base evangelica di questa spiritualità non potrebbe essere più autorevole. Essa si svolge secondo una umiltà non solo morale, ma teologica e metafisica, se così si può dire; l’umiltà della Madonna (Cfr. Luc Lc 1,38 Lc 48); l’umiltà sapiente, che ha il senso della trascendenza di Dio e della dipendenza assoluta della creatura rispetto al Creatore; umiltà tanto più doverosa quanto più la creatura è qualche cosa, perché tutto dipende da Dio, e perché il confronto fra ogni nostra misura e l’Infinito, obbliga a curvare la fronte. E all’umiltà questa scuola spirituale unisce la confidenza; perché troppi segni Iddio ci ha dati della sua bontà e del suo amore. Se Egli vuol essere chiamato Padre il nostro spirito deve riempirsi del senso della figliolanza (Cfr. 1 Io. 3, 1), e d’una figliolanza, d’un’infanzia piena di fiducia e di abbandono. Questa è l’Infanzia spirituale, che, alla scuola della tradizione della Chiesa, S. Teresa del Bambino Gesù riassume così: «È il cammino della confidenza e del totale abbandono».

Parole da ricordare. come frutto del santo Natale.

«BEATI I MITI PERCHÉ POSSEDERANNO LA TERRA»

Abbiamo contemplato il mistero del Natale, che è un mistero di bontà e di umanità. Tanto di più avvertiamo e deploriamo che la scena del mondo, proprio in questi giorni, ci ripresenti il triste spettacolo di irriducibili conflitti, di rappresaglie vendicative, di bombardamenti, di violenze, quasi che simili procedimenti potessero servire a preparare la pace. Davanti a tanto nuovo strazio di umanità ed a tali insorgenti minacce di depravazione del senso circa i beni supremi nel mondo e di imponderabili sofferenze d’innocenti popolazioni, noi dobbiamo innalzare a Dio nuove preghiere per la concordia e per la ricerca di vie pacifiche di riconciliazione, ricordando sempre le parole del codice di Cristo: «beati i miti, perché possederanno la terra» (Mt 5,4). Con la Nostra Benedizione Apostolica.

Il XXV della F.I.D.A.E.

Accogliamo volentieri e salutiamo con affetto paterno i rappresentanti della FIDAE, cioé dell’Organismo che riunisce gli Istituti di Educazione e le Scuole Cattoliche Italiane di ogni ordine e grado, e che sta celebrando, proprio in questi giorni, l’ormai tradizionale convegno di fine d’anno, il quale, essendo il XXV della serie e coincidendo col XX anno di vita, meriterebbe certo da parte Nostra una più distesa e più diffusa parola. Se non ci è stato possibile riservare a voi un incontro particolare, ci è però assai gradito rivolgervi il Nostro incoraggiamento per i generosi propositi che ispirano il vostro apostolato.

Scorrendo i testi preparati in vista della vostra Assemblea, ci ha colpito l’accento che, molto opportunamente, è stato posto sul momento educativo come cardine dell’attività scolastica. Ciò significa che siete vivamente coscienti della priorità che la funzione formativa ha nel complesso di tutto il processo che è proprio della scuola. Tra le tante discussioni ed i tanti progetti, cui han dato origine, ai nostri giorni, il progresso delle discipline pedagogiche e psicologiche e la più matura visione delle realtà umane voi intendete far centro su ciò che interessa propriamente l’uomo, e - per il ruolo specifico degli Istituti scolastici cattolici - il cristiano. Ci ha fatto piacere leggere nei vostri programmi il riferimento al Documento-base della Conferenza Episcopale Italiana sul rinnovamento della catechesi; anche questo è indizio del rilievo che vi ripromettete di dare, nel contesto educativo, alla problematica religiosa dei giovani ed alla loro formazione spirituale. Questa insistenza si esprime, altresì, nel desiderio di sviluppare i rapporti tra Scuola e Famiglia nell’ambito della «partecipazione sociale», che è caratteristica del nostro tempo. Tali rapporti sono stati sempre a cuore ai dirigenti delle Scuole Cattoliche e ne costituiscono un autentico vanto; ma oggi voi intendete fare di più, perché più acuto è il senso della «funzione sociale» che spetta a queste due società.

Sì, l’opera educativa si è fatta più complessa, più difficile e più esigente: si ripete che la scuola, meglio che in passato, deve preparare alla vita; si afferma che al nuovo mondo che nasce deve corrispondere una scuola rinnovata. Al di là delle implicazioni tecniche ed organizzative di queste richieste rimane il problema di fondo dell’educare, come a dire di ricavare e di saper trarre, con felice arte pedagogica, che è sensibilità, intuito e dedizione, quel che è latente nel cuore e nella mente dell’educando. Bisogna educare al vero, al bello, al bene; bisogna educare alla fede e alla pace; bisogna educare alla giustizia, ha aggiunto il recente Sinodo dei Vescovi, che a questo ideale ha dedicato un non trascurabile paragrafo del suo «voto» sulla giustizia nel mondo. Da questo confluire di istanze e di sollecitazioni appare, oggi, enormemente dilatato il compito dell’insegnante e dell’educatore.

Lavorate con sempre costante impegno, cari figli: la consapevolezza delle più alte responsabilità sorregga i vostri sforzi. La Dichiarazione conciliare sull’Educazione cristiana sia per voi la magna charta, che vi guida nell’oneroso servizio. Ai suoi figli, Religiosi e laici, che operano nel campo dell’educazione, la Chiesa non si stanca di ripetere l’invito a lavorare, spendendo il massimo delle loro energie.

Aggiungiamo un fervido augurio per i benemeriti della Scuola Cattolica, che sono stati premiati, mentre a tutti voi qui presenti, al vostro Presidente Generale, ai membri del Consiglio Nazionale, ai giovani e alle giovani delle Scuole Cattoliche Italiane, impartiamo di cuore la Benedizione Apostolica.

Le Religiose Passioniste

Ed ora il nostro cordiale e benedicente saluto va alle Suore Passioniste di San Paolo della Croce, riunite in Roma per il loro Capitolo speciale dedicato all’aggiornamento delle Costituzioni.

Vi siamo grati di questa visita, figlie carissime, e cogliamo l’occasione volentieri per aprirvi il Nostro animo e farvi sentire tutto l’affetto e la stima che portiamo al vostro Istituto, che attinge la sua linfa vitale da quella ricchissima sorgente di autentica spiritualità, la quale fu aperta nella Chiesa da San Paolo della Croce. Nell’esprimervi i Nostri voti per l’importante avvenimento che state celebrando, non possiamo fare a meno di ricordarvi il criterio fondamentale, indicato dal Concilio Ecumenico, che deve guidarvi nel vostro lavoro: «Il rinnovamento della vita religiosa comporta un ritorno continuo alle fonti di ogni forma di vita cristiana e allo spirito primitivo degli Istituti» (Perfectae caritatis PC 2). Il vostro aggiornamento quindi dovrà significare, sì, rinnovamento della vostra vita religiosa, ma con sentimenti, con idee, con propositi, con metodi conformi alla vostra specifica vocazione, mettendo in pratica la parola del Divino Maestro che simboleggia la sapienza del Regno dei Cieli nel padre di famiglia «il quale trae fuori dal suo tesoro cose nuove e vecchie» (Mt 13,52). E poiché avete fatto proprio il carisma di San Paolo della Croce di essere le testimoni viventi della Passione del Signore, Noi vi esortiamo a non temere l’affermazione del vostro severo stile di vita, che tanto vi distingue dallo stile del nostro secolo; anzi, quanto meno sarà consono agli imperativi del suo gusto e della sua moda, per l’amore al sacrificio, alla mortificazione, al distacco dal mondo, alla povertà, tanto più risulterà efficace nella Chiesa la testimonianza della vostra vita e del vostro apostolato.

Intanto Noi vi accompagniamo col Nostro pensiero e con la Nostra preghiera, figlie carissime, e ci auguriamo di cuore che il vostro Istituto si trovi, grazie alle vostre decisioni, sempre più autenticamente aderente ai suoi fini e alla sua spiritualità, e sempre più dinamico e adatto alle responsabilità dell’ora presente.

In questa fiducia Noi impartiamo la Benedizione Apostolica non soltanto a voi qui presenti, ma a tutte le vostre Consorelle e a tutte le anime affidate alle vostre cure.

I «Legionarios de Cristo»

Un afectuoso saludo a vosotros, nuevos sacerdotes, Legionarios de Cristo, que habéis recibido la sagrada Ordenación en la Vigilia de Navidad y que con vuestra presencia en esta audiencia nos manifestáis una filial devoción que cordialmente os agradecemos .

Os acompañan Nuestros fervientes votos para que vuestro sacerdocio, nacido con la venida de Cristo al mundo, resplandezca por su dedicación constante al anuncio de la Palabra de Dias y al servicio de los hombres, quienes esperan con ansiedad la salvación traída por Cristo.

A vosotros, a vuestros familiares, a los Superiores y alumnos del Colegio Máximo de los Legionarios de Cristo, de Roma, otorgamos de corazón una especial Bendición Apostólica.






Paolo VI Udienze 1971 - TUTTO CONDUCE AL NATALE