Paolo VI Udienze 1972 - LA RIGENERAZIONE DELLA VITA ETERNA




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 10 maggio 1972

Prima che si concluda il periodo pasquale diamo ancora un pensiero alla Pasqua, sempre ricordando l’importanza che essa occupa nel sistema dottrinale cristiano, nel ciclo liturgico della Chiesa, nella nostra vita spirituale. «Occorre che noi riconosciamo, scrive uno dei più dotti liturgisti contemporanei, nel mistero pasquale il centro della nostra esistenza cristiana» (J. S. JUNGMANN, Tradit. lit. 346).


INFUSIONE DI VITA NUOVA

Se così è, dobbiamo cercare quale sia effettivamente il nostro rapporto primo ed essenziale con questo mistero pasquale; come cioè noi ne diventiamo partecipi, come esso si rifletta in noi nel suo duplice aspetto di morte e di vita, sia nel segno che nella sua mistica realtà. Questo primo rapporto, sappiamo bene, è stabilito dal battesimo, che riproduce nel cristiano simbolicamente ed efficacemente il mistero pasquale, il mistero della morte e della risurrezione di Cristo, il mistero della nostra salvezza. È nota a tutti la dottrina di San Paolo: «Quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, nella morte di lui siamo stati battezzati - egli scrive ai Romani -; siamo stati sepolti con lui per mezzo del battesimo nella morte, affinché, come fu risuscitato Cristo da morte per la gloria del Padre, così anche noi camminiamo in novità di vita» (Rm 6,3-4). Ecco la Pasqua: muore e risorge Cristo; nascono, redenti dal peccato originale, i cristiani. Nasce il corpo mistico di Cristo, nasce la Chiesa. Dunque: «La finalità del battesimo è in primo luogo ecclesiale, e non escatologica, ciò che spiega il battesimo dei bambini» (A. HAMMAN, Baptême, p. 137).

Sarà molto istruttivo e molto utile per la nostra concezione della vita cristiana fissare il pensiero in questo punto focale della nostra fede: la risurrezione del Signore, la Pasqua, è diventata per noi, mediante il battesimo, l’infusione della vita nuova, soprannaturale, la quale si svolge, possiamo dire, in una sfera propriamente teologica, dominata dalle relazioni vitali e ineffabili con Dio Padre, con Cristo Salvatore, con lo Spirito Santo ed animatore; e nello stesso tempo in una sfera sociologica, nella comunione ecclesiale, fraterna e gerarchica, la Chiesa. Ancora S. Paolo ce lo insegna: «Tutti noi in un solo corpo siamo stati battezzati» (1Co 12,13).

L'APPARTENENZA ALLA CHIESA

Questa appartenenza alla Chiesa dovrebbe essere, nel ricordo e nella pratica, il frutto della nostra celebrazione pasquale.

Apparteniamo alla Chiesa. Non è un’appartenenza qualunque, esteriore, puramente formale, consistente in una celebrazione passeggera, che ci lascia quelli di prima. È questo un avvertimento che troviamo nelle esortazioni ai neofiti nella Chiesa primitiva, in occasione, ad esempio, della deposizione delle vesti candide, di cui erano ornati i neo-battezzati, durante la prima settimana dopo la Pasqua, fino alla così detta Domenica in Albis (cioè in vestibus albis depositis). Con la Pasqua e con il Battesimo che la inserisce nella vita dell’uomo (e, aggiungiamo, con gli altri sacramenti che ne fanno rivivere la grazia, come la Penitenza, sacramento esso pure di reviviscenza, e come l’Eucaristia, sacramento che alimenta la fede con la pienezza della carità), è inaugurata una nuova esistenza che deve avere carattere di stabilità. Ce lo ricorda S. Agostino, parlando ai fanciulli circa i sacramenti da loro appena ricevuti: «Ciò che tu vedi, passa; ma ciò che è stato significato ed è invisibile, non passa, rimane» (S. AUG. Sermo 227; PL 38, 1001). La prima esigenza di chi è diventato cristiano è la costanza, è la perseveranza; essa ci è ricordata e confortata dalla ricorrenza settimanale della domenica, con i suoi obblighi religiosi e la sua rinnovazione festiva del giorno del Signore, della Pasqua. La stabilità! Quanto impegna il cristiano! L’educazione vi è intimamente collegata; ch’è quanto dire che un cristiano dev’essere fedele (non è questa qualifica un sinonimo di cristiano?), dev’essere coerente, dev’essere forte, dev’essere franco, dev’essere umilmente fiero di definirsi tale, e pronto, ove occorra, alla testimonianza del proprio titolo privilegiato di cristiano. Scrive S. Pietro nella sua prima lettera per infondere coraggio ai primi fedeli già provati dall’impopolarità e dalle incipienti persecuzioni: «Che nessuno di voi tolleri d’essere ritenuto come un delinquente . . . Ma se siete maltrattati perché cristiani, non arrossite; date piuttosto gloria a Dio per questo nome» (1P 4,15-16).


LE ESIGENZE INALIENABILI DELLA SEQUELA DI CRISTO

Quale coscienza profonda e forte dovrebbe generare in noi la novità della vita cristiana, quale originalità di stile nella forma mentis, nella mentalità, nel costume, nel rapporto sociale!

Oggi questa concezione caratteristica dell’appartenenza a Cristo e alla società visibile e spirituale da Lui fondata, la quale attualizza la presenza e la missione di Lui nella storia, in seno all’umanità, cioè alla Chiesa, non è sempre di moda. Anzi è contraddetta. Per il fatto che essa, la Chiesa, vive nel mondo e per il mondo, si diffonde l’opinione, anzi l’idea che la Chiesa deve diluirsi nel mondo, assimilarsi al costume ambientale, accogliere ideologie e abitudini correnti nella società profana; deve secolarizzarsi.

Si parla assai oggi della secolarizzazione nella Chiesa, fino a professarla come una rinnovazione, come una liberazione, come una penetrazione del messaggio cristiano nella società moderna. Anche noi avremmo molto da dire in proposito, sì, per dare alla vita ecclesiale forme e norme corrispondenti ai bisogni dei tempi, e per aprire alla testimonianza della fede e all’effusione della carità le vie nuove e genuine della perenne vitalità della Chiesa vivente. Ma non senza ricordare ai fedeli le esigenze inalienabili della sequela di Cristo, e quelle vigenti e responsabili ch’essa reca con sé.

Ci limitiamo ora a raccomandare a tutti di vivere il mistero pasquale, con il senso di Cristo e con il senso della Chiesa che gli è dovuto.

E con la nostra Benedizione Apostolica.

I corsi di perfezionamento dell’IRI

Rivolgiamo un cordiale saluto ai partecipanti ai Corsi di perfezionamento promossi dall’Istituto per la Ricostruzione Industriale per i quadri tecnici delle Nazioni in via di sviluppo.

Ben volentieri, cari Signori, abbiamo accolto il desiderio che avete avuto di visitarci prima di ripartire per i vostri rispettivi Paesi, e ve ne ringraziamo di cuore. Voi avete trascorso mesi estremamente fruttuosi durante i Corsi cui avete partecipato. Il vostro soggiorno qui in Italia vi ha arricchito di preziose esperienze, permettendovi di perfezionare il vostro sapere teorico e pratico e mettendovi così in condizione di servire meglio il bene comune delle Nazioni alle quali appartenete. Noi ci rallegriamo con voi, e ci auguriamo che, attraverso la vostra fattiva collaborazione, i vostri Paesi possano più facilmente raggiungere quel livello di vita migliore verso cui dirigono coraggiosamente i loro sforzi. Non occorre certo ricordarvi che il vero sviluppo di un popolo non è di ordine puramente materiale, ma si costruisce fondandolo sulle solide e sicure basi dei valori spirituali. Lavorate dunque per offrire alle vostre comunità un maggiore benessere e più ampie possibilità di espansione; ma nello stesso tempo preoccupatevi di assicurare il massimo rispetto dei valori morali e religiosi.

Formulando questi voti per voi, per le vostre famiglie e per le vostre Nazioni, noi vi invochiamo di gran cuore le più elette benedizioni del Signore.

Sull’addestramento professionale

Salutiamo ora, con grande e cordialissimo affetto, i cinquecento giovani, che frequentano i Centri di Istruzione e di Addestramento Professionale aderenti alla omonima Federazione Italiana (F.I.C.I.A.P.). Sono con loro il Presidente Don Pilla, il Direttore Generale del Ministero del Lavoro, Dott. Ghergo, gli Insegnanti e i familiari. A tutti il nostro benvenuto!

Voi rappresentate davanti ai nostri occhi i diecimila giovani, che nelle Scuole della vostra Federazione trovano la possibilità di qualificarsi professionalmente per prendere domani, ben preparati, il proprio posto nella società. L’istituzione a cui appartenete risponde ai segni dei tempi, sia perché dà alla gioventù uno strumento oggi indispensabile per potersi affermare nel lavoro e, quindi, nella vita, sia perché congiunge e avvalora gli sforzi delle varie scuole, insieme consociate, in un’azione di mutuo sostegno e perfezionamento, di cui e le scuole stesse e specialmente gli allievi non possono che avvantaggiarsi per conseguire i propri ideali.

Tale intento comunitario e formativo incoraggiamo di gran cuore; e a voi, qui presenti, come a tutti i vostri coetanei dei vari Centri di addestramento, di cuore impartiamo la nostra Benedizione.

Gli ospiti della Casa di riposo di Firenze

Tra i gruppi presenti stamane a questa Udienza, ve n’è uno che desta nel nostro cuore sentimenti del tutto particolari: sono i 75 ospiti della Casa di riposo, costruita a Firenze, per nostro desiderio, a ricordo della visita che facemmo nella notte di Natale del 1966 a quella Città, che stava vigorosamente sollevandosi dalle conseguenze della tragica alluvione del novembre dello stesso anno. Vi salutiamo con grande affetto, e con voi diamo il benvenuto al costruttore dell’edificio, Ing. Boldrini, al primario Prof. Sesti che disinteressatamente vi assiste, e alle Figlie della Carità alle quali è affidata la direzione della Casa. Voi ci portate il saluto di tutti gli altri ospiti, che con voi hanno trovato in essa un’oasi di serenità; soprattutto ci rinnovate il ricordo di quelle indimenticabili ore passate a Firenze, ancora segnata dalle vive cicatrici della rovina subita, in un Natale di preghiera, di commozione, di speranza, in cui ci sentimmo tutti più intensamente uniti nel vincolo dell’amore di Cristo, nato per noi nella povertà e nell’abbandono per fare di noi i figli di Dio.

Sappiamo bene, per diretta informazione, che siete contenti di trovarvi nella Casa costruita per voi; e soprattutto ci rallegriamo per il tono che in essa regna: tono di semplicità, di letizia e di fraterna carità, che si esplica nel mutuo rispetto e nella cordiale collaborazione, fatta di piccole attenzioni che rendono leggero il peso degli anni e serena la coabitazione. Ci piace perciò pensare alla vostra Casa come a un fiore gentile, spuntato come una promessa di pace tra il fango e le rovine di quel doloroso avvenimento, e come un segno della bontà e della Provvidenza del Signore, che prova noi suoi figli solo per renderci più puri e più buoni, più aperti alla dolcezza e alla compassione, più maturi nella nostra fede e nella nostra fortezza cristiana.

Vi ringraziamo della testimonianza che date; e specialmente vi diciamo la nostra riconoscenza per la delicatezza, con cui tutti gli ospiti della Casa hanno preparato un ricco tesoro spirituale in previsione di questo pellegrinaggio. Dite ai cari amici, restati a Firenze, che il Papa è rimasto commosso della loro generosità, li segue con tanto affetto, li pensa nelle sue preghiere quotidiane. A tutti la nostra Benedizione.

I pionieri della bonifica delle Paludi Pontine

Con sincera gioia salutiamo stamane i membri dell’Associazione tra i Pionieri della Bonifica delle Paludi Pontine, venuti da ogni parte d’Italia a porgerci il loro omaggio insieme alle autorità religiose e civili della provincia pontina.

La vostra presenza, figli carissimi, richiama alla nostra mente l’opera altamente benemerita, ormai lontana nel tempo ma ancor presente nella memoria degli italiani, che voi avete svolto per sottrarre le terre dell’agro pontino dal loro secolare stato di insalubrità e di abbandono. Ciò facendo, voi ponevate le sicure basi del prospero avvenire di quella zona. La vostra fu allora un’impresa coraggiosa per la quale furono necessari sforzi e disagi a non finire; ma guardando ora gli sviluppi di quella regione con la sua fiorente agricoltura e i suoi numerosi complessi industriali in atto, voi potete rendervi conto del valore dei vostri sacrifici. Vorremmo che la vostra esperienza servisse di ammaestramento e di stimolo, ai giovani soprattutto, che in un’epoca come la nostra hanno più che mai bisogno di questi esempi di coraggio, di tenacia, di intraprendenza, per affrontare con fiducia il loro avvenire.

Accogliete pertanto i sentimenti della nostra simpatia e della nostra stima, figli carissimi; e mentre vi ringraziamo per la visita graditissima, di cuore impartiamo a voi qui presenti e a tutti i vostri cari la confortatrice Apostolica Benedizione.

Giovani indiane

India is a country for whose ancient traditions we have very high esteem, and which we had the great pleasure of visiting on the occasion of the International Eucharistic Congress in Bombay. Today we welcome most cordially the group of fifty pilgrims from Kerala. You are here in Europe that you may learn to be better able to serve your country and all your fellowmen. May God assist you in your studies and in your future service, and may he bestow his graces abundantly on you and on all the dear people of India.

Insegnanti e studenti svedesi

To the group of teachers and students from Framnäs in Sweden we give a special welcome. We hope that your visit to Rome will be a memorable one and the occasion of receiving many spiritual graces. It is our prayer that you will always experience the powerful assistance of God in your own lives and in your work for others, and that you will constantly be grateful for the blessings he will bestow.

I dirigenti di «Radio Popular» nella Spagna

Nos complacemos en dirigir un saludo especial a los dirigentes y miembros de la «Cadena de Ondas Populares Españolas», emisoras dependientes del Episcopado: Os agradecemos de corazón esta visita que nos haceis acompañados de monseñor Antonio Montero.

En vísperas de la Jornada Mundial de las Comunicaciones Sociales, os exhortamos de un modo particular a continuar con entusiasmo vuestra noble y cristiana misión de informar, orientar y proclamar la verdad con espíritu apostólico y voluntad de servicio; tratando de reavivar siempre en los ánimos de los oyentes la actualidad perenne del mensaje de Cristo y fomentando sentimientos de amor y de paz.

En prenda de la divina asistencia, impartimos a vosotros y a vuestros radioyentes nuestra paternal Bendición Apostólica.

Pellegrini dell’arcidiocesi di Colonia

Ein wort besonderer Begrüssung richten Wir an den Pilgerzug der Lesergemeinde der "Kirchenzeitung für das Erzbistum Köln". Liebe Söhne und Töchter! Wir heissen Sie alle herzlich willkommen. Sie kommen von Köln. Vor vielen Jahren waren auch Wir als junger Priester im "heiligen Köln" und bewunderten staunend Ihren herrlichen Dom. Dieser Dom ist Symbol für die jahrhundertealte christliche Vergangenheit Ihrer Heimat. Sie sind in dieses heilige Erbe eingetreten. Bleiben Sie darum stets treu Ihrem katholischen Glauben, der den Ruhm Ihrer Stadt und Ihres Landes in die ganze Welt getragen hat. Bemühen Sie sich aber auch als mündige Christen, Ihren Glauben durch ein vorbildliches christliches Leben in die Tat umzusetzen. Dazu erteilen Wir Ihnen und allen Anwesenden von Herzen den Apostolischen Segen.

Folta delegazione dei prediletti dal Signore

Grande è il conforto - così il Santo Padre nell’aula della Benedizione, dopo l’udienza generale - che ci recate con la vostra affettuosa e numerosa presenza - siete 1600! - carissimi bambini, che recentemente avete fatto la Prima Comunione, e voi, studenti di varie parti d’Italia, tutti convenuti con i vostri Sacerdoti, Catechisti e Insegnanti per esprimerci i vostri sentimenti.

Come è già avvenuto nelle scorse settimane, per altri giovani, ci fa tanto piacere soffermarci, sia pure un istante, tra di voi: e vorremmo quasi che il tempo si fermasse, dopo l’intenso succedersi dei nostri impegni in questa mattinata, per dedicarci a tutto nostro agio ai vostri singoli gruppi, e dirvi la nostra benevolenza, esprimervi la nostra speranza.

Sì, speranza! Voi, infatti, siete la promessa del domani! Voi siete la speranza della Chiesa e della società! Nel guardarvi, pensiamo con trepidazione, ma al tempo stesso con fiducia, a quello che sarete, a ciò che Dio chiederà a ciascuno. Nelle vie che la vita vi schiude, e alle quali state preparandovi nel compimento dei vostri doveri quotidiani, ciascuno di voi ha segnata la propria missione: nella professione, nel lavoro, nella famiglia, nella società, nella Chiesa! Dovrete dare il vostro contributo, con profonda consapevolezza che il Signore ve ne chiederà conto. E questa missione voi la state preparando oggi, con la serietà del vostro impegno di cristiani, con la diligenza della vostra applicazione allo studio. Quale responsabilità, ma anche quale grandezza hanno gli anni, splendidi e promettenti, che state vivendo!

Vi aiuti il Signore a non passarli invano. Noi preghiamo per voi, affinché dall’amicizia con Cristo sappiate trarre la forza per essere sempre all’altezza di tale compito: lo diciamo a voi, che avete ricevuto per la prima volta Gesù nell’Eucaristia, e che dovete mantenere intatta la fragranza di quell’incontro; lo diciamo a voi, studenti medi e superiori, per i quali la vita sacramentale e la cultura religiosa devono essere il cardine della vostra formazione, affinché troviate nel Cristo la sorgente di luce per la vostra intelligenza e di energia per la vostra volontà, per non abbandonarvi al conformismo dei pavidi e dei deboli, ma andare contro corrente, se necessario, perché non si sviliscano le vostre meravigliose energie, e la vostra giovinezza sia sempre illuminata dalla luce e dalla gioia.

È questo l’augurio che vi facciamo; con la nostra Benedizione Apostolica, che estendiamo ai vostri cari, alle vostre scuole e a quanti con voi si preparano alla vita.

Sanitari specialisti per la cura della tubercolosi

Accogliamo volentieri un gruppo di giovani Sanitari di diverse A Nazioni, i quali stanno frequentando, presso l’Ospedale Sanatoriale «Carlo Forlanini» un Corso speciale di Epidemiologia e di Lotta contro la Tubercolosi, che si tiene sotto gli auspici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del competente Ministero Italiano.

Il saluto che vi rivolgiamo vuol essere non solo un ringraziamento per la visita, ma anche un incoraggiamento della qualificata attività, alla quale vi siete indirizzati. Sono studi specialistici quelli che ora vi impegnano e che vi riporteranno alle cliniche ed agli ospedali con quelle aggiornate cognizioni ed esperienze che l’odierno progresso scientifico mirabilmente suggerisce e propone. Sappiamo quanta strada abbiano percorso le discipline del settore, da voi prescelto, dopo le conquiste, per larga parte risolutive, del nostro secolo per debellare un male che, se in passato mieteva numerosissime vittime, non cessa di esser tuttora un flagello sociale.

Questo riferimento, che abbiamo fatto al valore della ricerca, vi dica il nostro apprezzamento e la nostra stima per la vostra arte, che è missione nobilissima di servizio e - nella misura in cui si ispira e conforma al convincimento religioso - assume spirituale rilievo e si fa donazione ai fratelli, nel nome di Colui che è il Padre comune degli uomini.

Su di voi e sul vostro lavoro invochiamo, in segno di benevolenza, l’abbondanza dei celesti favori, ed in tale augurio intendiamo comprendere gli insegnanti, i collaboratori e le vostre famiglie.




UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI


Mercoledì, 17 maggio 1972

Siamo prossimi alla festa di Pentecoste, la quale commemora, e, a Dio piacendo, rinnova in qualche modo e misura, l’avvenimento della discesa dello Spirito Santo sopra gli Apostoli, riuniti nel cenacolo di Gerusalemme con la prima comunità dei seguaci di Gesù, il Maestro, il Messia, morto in Croce, risorto, e ormai scomparso salendo in cielo. Il gruppo dei rimasti fedeli era di circa centoventi persone, con le pie donne e con Maria, la Madre di Gesù. Che cosa fu quel fatto-mistero non è facile dire, quantunque si sia compiuto con segni esteriori molto forti: fragore improvviso di cielo, impetuosa invasione di vento per tutta la casa, e apparizione di fiamme luminose, come lingue di fuoco sopra ciascuno dei presenti, che si sentirono inebriati di energia, di gioia e di grande voglia di esclamare lodi ardenti e sapienti a Dio, nascenti come poesia profetica dall’interno dei cuori; era lo Spirito Santo, cioè l’Amore vivente, procedente da Dio, il Padre, da Dio Figlio, il Verbo, Dio Lui stesso, la terza Persona della Santissima Trinità, l’unico Iddio così rivelantesi nel mistero della sua intima Vita infinita, abissale, resa accessibile agli uomini, in certa maniera, sempre minima ed analogica rispetto all’infinita realtà del Dio Uno e Trino, ma straripante di luce, di gaudio e di mistero, rispetto alla ricolma capacità della mente umana (Cfr. Rm 11,33-36).

Il fatto è che in quel momento nacque la Chiesa; il suo corpo, composto di uomini di questo mondo, ebbe la sua animazione soprannaturale che tutta la penetrò, infondendo unità nuova a quella assemblea che si chiamò Chiesa, e subito conferendo varie e distinte funzioni a questo e a quel membro dell’assemblea ecclesiale, come ad organo speciale in vantaggio dell’intero organismo; nacque la Chiesa, fin da quella prima ora seminale, gerarchica e comunitaria, costituzionalmente unica, organizzata ed unita (Cfr. 1Co 12,4 ss.).

Se questo avvenimento è vero, è reale, come infatti lo fu e tuttora lo è, non sfugge a nessuno la sua superlativa importanza. L’opera dello Spirito Santo è determinante per la religione cristiana, è trasfigurante per quella parte privilegiata dell’umanità, che entra nel raggio del suo influsso, è decisiva per la nostra salvezza. Ciò non toglie che essa sia misteriosa, che ecceda cioè la nostra capacità normale di conoscenza, e che anzi possa essere indebitamente interpretata, ovvero confusa con forme equivoche di spiritualismo, e di spiritualità, come l’utopia, come la fantasia, come la follia, e perfino come l’azione diabolica. Non per nulla l’evangelista Giovanni, nella sua prima epistola, scrive: «Carissimi, non vogliate prestar credito ad ogni spirito, ma provate gli spiriti se siano da Dio, perché molti pseudoprofeti vagano per il mondo» (1Jn 4,1). E San Paolo ai Tessalonicesi: «Non spegnete lo spirito. Tenete in conto le profezie. Tutto esaminate; ritenete ciò che è bene» (1Th 5,19 1Th 5,21). Con tanto che si è detto ai nostri giorni sull’idealismo, sulla psicanalisi, sulla psichiatria, sulla magia, eccetera, non abbiamo forse ancora bene studiato la teologia dello Spirito Santo, e le realtà che derivano dalla sua azione sull’anima umana, come la grazia per prima, e poi i suoi doni (Cfr. Is 11,2) e i suoi frutti (Ga 5,22), non che le vie per cui normalmente ci è conferito lo Spirito Santo, la preghiera (Cfr. Lc 11,13) e specialmente i sacramenti, veicoli appunto della grazia, cioè dell’azione dello Spirito Santo in noi (Rm 5,5 1Co 3,16 etc.).

Catechismo questo; fondamentale per avere una concezione esatta della vita cristiana, specialmente su alcuni punti che oggi sembra utile e doveroso ricordare. Accenniamo appena.

«Lo Spirito soffia dove vuole», dice Gesù nel famoso colloquio con Nicodemo (Jn 3,8); non potremo perciò tracciare delle norme dottrinali e pratiche esclusive circa gli interventi dello Spirito nella vita degli uomini; Egli può manifestarsi nelle forme più libere ed impensate; Egli «gioca nel cerchio della terra» (Pr 8,31); l’agiografia ci narra tante avventure curiose e stupende della santità; ogni maestro di anime ne sa qualche cosa. Ma una regola c’è, un’esigenza ordinaria s’impone per chi voglia captare le onde soprannaturali dello Spirito Santo; ed è questa: l’interiorità. L’appuntamento per l’incontro con l’ineffabile Ospite è fissato dentro l’anima. Dulcis hospes animae, dice il mirabile inno liturgico della Pentecoste. L’uomo è fatto «tempio» dello Spirito Santo, ci ripete San Paolo (Cfr. 1Co 3,16-17 1Co 6,19 2Co 6,16 Ep 2,22). Per quanto l’uomo moderno, spesso anche il cristiano, anche il consacrato, tenda a secolarizzarsi, non potrà, non dovrà mai dimenticare questa impostazione fondamentale della vita, se questa vuol rimanere cristiana e animata dallo Spirito Santo, l’interiorità. La Pentecoste ha avuto la sua novena di raccoglimento e di preghiera. Occorre il silenzio interiore per ascoltare la Parola di Dio, per sperimentare la presenza, per sentire la vocazione di Dio. Oggi la nostra psicologia è troppo estroflessa; la scena esteriore è così assorbente che la nostra attenzione è in prevalenza fuori di noi; siamo quasi sempre fuori della nostra casa personale; non sappiamo meditare, non sappiamo pregare; non sappiamo far tacere il frastuono interiore degli interessi esteriori, delle immagini, delle passioni. Non v’è spazio quieto e sacro nel cuore per la fiamma di Pentecoste. Pretendiamo forse di avere «carismi» speciali per rivendicare ai capricci spirituali dei nostri istinti una cieca autonomia, e non cerchiamo di ricondurre alla sua autentica fase d’ispirazione divina i nostri sentimenti ed i nostri pensieri. La conclusione viene da sé: bisogna dare alla vita interiore il suo posto nel programma della nostra affaccendata esistenza; un posto primario, un posto silenzioso, un posto puro; dobbiamo ritrovare noi stessi per essere in condizione d’avere in noi lo Spirito vivificante e santificante; se no, come ascoltare la sua «testimonianza»? (Cfr. Jn 15,26 Rm 8,7)

Vi sarebbero altri punti da considerare circa questo grande fenomeno dell’accoglienza allo Spirito Santo dentro noi. Quale rapporto, ad esempio, vi può essere fra questa voce dello Spirito, la voce del cuore abitato dal Paraclito, il nostro difensore, il nostro avvocato, il nostro maestro interiore, e la voce naturale, quantunque anche questa tanto delicata e tanto nobile, della nostra umana coscienza? Socrate aveva un «demone», che lo ispirava nel fondo della coscienza come una voce divina (Cfr. PLATONE, Apol. 29-30); Gandhi obbediva ad una sua «stili small voice», che in certi momenti si faceva udire dentro di lui (Cfr. C. FUSERO, Gandhi, 511). Ma senza ricorrere agli esempi straordinari, ogni uomo vero ha una sua sorgente intuitiva e normativa dentro di sé; si pone la questione: sarebbe questa voce contraria, o distinta, o coincidente con quella d’ispirazione soprannaturale del divino Paraclito? Lasceremo la questione, ch’è principalmente di fatto, all’analisi degli studiosi, accontentandoci per ora di notare quali interessanti esplorazioni si pongano al contatto della teologia dello Spirito Santo con la psicologia dell’uomo.

Altra questione è quella vecchia, ma oggi molto in voga, che oppone la religione dell’autorità alla religione dello spirito; quest’ultima preferita dagli avversari alla Chiesa, istituzionale e gerarchica, per rivendicare la libertà d’una Chiesa democratica, che viva dello spirito espresso dal senso religioso della comunità. Conosciamo un po’ tutti le espressioni di questa critica posizione. Noi pensiamo che la questione, posta nell’interno della Chiesa cattolica, attenti all’esistenza della Chiesa stessa e porti allo spegnersi della vera fiamma della Pentecoste, come quella che prescinde dal pensiero di Cristo e di tutta la Tradizione (Cfr. CONGAR, Mystère de l’Eglise, p. 146, ss.).

Vediamo piuttosto di celebrare bene la Pentecoste, fusione dello Spirito Santo con la sua Chiesa. Con la nostra Benedizione Apostolica.

Convegno nazionale degli Economi Cattolici

Anche quest'anno gli Economi Cattolici, che partecipano al loro XII Convegno Nazionale di studio, organizzato dal Centro Nazionale Economi di Comunità, sono venuti a portarci il loro saluto. Vi accogliamo tanto volentieri, ricordando i precedenti incontri con voi avuti; e salutiamo fra voi gli Economi Generali e Provinciali, anch’essi presenti in occasione del loro II Convegno. Abbiamo scorso con interesse i temi che in questi giorni vi tengono occupati, tra i quali: l’approfondimento del ruolo missionario delle istituzioni religiose che operano in campo sociale; i problemi di rinnovamento e di inserimento nei piani di iniziativa pubblica, in ordine all’attuazione dell’ordinamento regionale; l’approfondimento della vostra responsabilità nel settore specifico che vi è affidato, alla luce della vocazione che vi qualifica; l’impostazione dei servizi per gli anziani e degli Istituti di recupero per la gioventù handicappata, per usare un termine moderno.

Tutti questi argomenti, e le varie iniziative che si tengono nell’ambito della «Settimana della vita collettiva», ci dicono con quale sensibilità voi cerchiate di dare un valore di testimonianza e di fedeltà religiosa ai gravi compiti di carattere pratico, economico, tecnico, organizzativo, diciamo pure anche dispersivo, ai quali dovete far fronte. Noi vi incoraggiamo a mantenere alto questo impegno; a spendervi generosamente per il bene delle varie comunità, a cui pensate; ad animare di contenuto sempre soprannaturale, sempre ispirato al grande precetto della carità, le vostre umili e necessarie e utili incombenze. Vi sia vicina, come modello e ispiratrice, la Vergine Maria, con lo spirito che la mosse, a Cana a provvedere alle necessità materiali di quella famiglia; e vi ottenga sempre l’aiuto del Signore. A questi voti si accompagna la nostra Apostolica Benedizione.

Venticinque anni di famiglie cristiane

Con vivissima gioia accogliamo stamane le cento coppie di sposi che partecipano al Viaggio di Nozze d’Argento, organizzato, come è ormai consuetudine da tanti anni, dall’Ente Nazionale Assistenza Lavoratori.

Abbiamo così occasione ancora una volta di esprimere il nostro compiacimento per una iniziativa, che è stata fin dal suo inizio tanto favorevolmente accolta e si è rivelata così piena di significato umano e cristiano. Sposi carissimi, desiderando che la nostra benedizione sigilli e coroni venticinque anni della vostra vita matrimoniale, voi rendete testimonianza alla bellezza, alla grandezza, alla santità del vincolo matrimoniale davanti alla comunità cristiana; testimonianza quanto mai preziosa in un tempo in cui tante insidie minacciano la stabilità della famiglia. Ve ne ringraziamo di cuore e ci auguriamo che il vostro esempio costituisca per i vostri figli e per le coppie più giovani un salutare richiamo a quei principi che sono stati luce e forza per voi, e che soli garantiscono al focolare domestico la vera, duratura felicità terrena, preparazione e simbolo di quella celeste.

Abbiamo saputo che il vostro viaggio si concluderà ai piedi della Madonna di Pompei. Noi vi accompagneremo spiritualmente e chiederemo alla Vergine Santissima che alla luce dei suoi esempi e sotto la sua protezione la vostra vita matrimoniale abbia a svolgersi ancora per lunghi anni in armonia e serenità, nella pienezza delle grazie e delle consolazioni del Signore. E a questo scopo vi impartiamo la nostra Apostolica Benedizione.

Religiose aderenti al Movimento dei Focolari

Ed ora il nostro cordiale saluto va alle Religiose aderenti al Movimento dei Focolari, che in questi giorni partecipano al Convegno organizzato per loro dal Centro Mariapoli di Rocca di Papa.

Abbiamo saputo, figlie carissime, che il tema delle vostre riunioni riguarda la vita religiosa, studiata alla luce degli insegnamenti che noi stessi abbiamo impartiti. Vi siamo assai riconoscenti per questa filiale attenzione, e non possiamo non provare grande conforto nel vedere che le nostre sollecitudini per l’incremento della vita religiosa hanno trovato in voi eco profonda e così generosa rispondenza. Esse mirano costantemente al rinnovamento voluto dal Concilio Ecumenico, e perciò richiedono un saggio e prudente adattamento delle vostre regole alle esigenze nuove del tempo presente. Tale rinnovamento tuttavia sarà genuino a condizione di rispettare in tutto il suo valore la dimensione verticale della vostra consacrazione religiosa, se cioè l’intimità con Cristo attraverso una sincera e profonda vita interiore conserverà sempre il primato in seno alle vostre Comunità. Non abbiate mai a temere che in tal modo sia intralciato il vostro dinamismo apostolico. È vero esattamente il contrario. Ciò che si dà a Dio non è mai perduto per l’uomo; è stimolo anzi all’azione ed è sorgente feconda di energie soprannaturali.

Questo è l’augurio che formuliamo per voi, mentre in pegno della divina assistenza vi impartiamo la nostra Apostolica Benedizione, che di cuore estendiamo ai vostri rispettivi Istituti.

Scolari di varie parrocchie e scuole d’Italia

Al termine dell’udienza generale, abbiamo voluto riservarci il tempo per questo breve colloquio, nel quale desideriamo dirvi il nostro affetto ed il nostro grazie per la visita.

Siete venuti numerosi (circa duemila) da varie Parrocchie e Scuole d’Italia; e molti di voi avete ricevuto quest’anno per la prima volta la Santa Eucaristia. Avete studiato e pregato per prepararvi spiritualmente alla Comunione, ed ora siete venuti con l’anima ancora raggiante e fragrante perché si è nutrita del Pane celeste, del Pane che dà la vera vita agli uomini. Il ricordo soave di questo contatto vitale con Gesù deve animarvi e confermarvi nella generosità e nella fedeltà, alla quale i genitori, i sacerdoti, i catechisti vi hanno educato! Esso non deve offuscarsi né spegnersi mai, ma stimolare piuttosto la vostra anima, perché torni spesso alla Mensa Eucaristica e di qui attinga alimento e vigore.

E voi, alunni delle Scuole Elementari e Medie, che siete venuti con gli insegnanti, abbiate sempre presente dinanzi allo sguardo l’immagine di Gesù Maestro, il quale vi è guida e sostegno lungo il cammino della formazione. La scuola è la palestra che, dandovi la cultura e la scienza, contribuisce preziosamente a farvi uomini; ma l’insegnamento che ha per oggetto la verità religiosa, che avete già iniziato, non si esaurisce però in un ciclo didattico, ma si estende e continua per tutta la vita. Sì, Maestro, vero Maestro è il Signore: come tale sappiate sempre riconoscerlo, ascoltarlo e seguirlo.

A tanto vi incoraggia la nostra Benedizione Apostolica, che ora vi impartiamo di cuore, e che estendiamo a tutti i vostri cari.


Paolo VI Udienze 1972 - LA RIGENERAZIONE DELLA VITA ETERNA