
Paolo VI Udienze 1977 - Mercoledì, 31 agosto 1977
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
La nostra riflessione è ancora sulla Chiesa, considerata nel suo aspetto operativo, piuttosto che nel mistero del suo essere. Questo metodo di studio offre un’apologia sperimentale della nostra fede, che fu sostenuta da Cristo stesso in favore della sua divina Persona e della sua missione messianica: « se non volete credere a me, credete alle mie opere », ebbe ad affermare il Signore nel fervore polemico della controversia con i Giudei suoi avversari (Cfr. Io. 10, 38); ed è controversia sempre aperta nei confronti della Chiesa e della nostra religione in tempi come i nostri, nei quali l’attestato delle prove razionali e sensibili nell’opinione pubblica prevale sopra quello dello Spirito e della fede.
E noi ricordiamo che fu proprio Cristo Signore, nel prendere congedo dalla scena di questo mondo a scolpire nelle celebri, ultime parole del suo Vangelo la sintesi del programma operativo della Chiesa, programma al quale poniamo ora un istante di attenzione. Gesù infatti disse ai discepoli, già costituzionalmente eretti in gerarchia apostolica ed ecclesiastica: «Andate ed insegnate» (Mt 28,19). Insegnare che cosa? «Tutto ciò, concluse il Signore, che Io vi ho comandato». Questa investitura magisteriale è sovranamente importante: i discepoli, scelti come apostoli (Lc 6,13), sono elevati al grado di «testi» (Act. 1, 8. 22; 2, 32; 3, 15; etc.), sono i garanti d’una verità, che si chiamerà Vangelo, e che sarà loro interiormente confermata dal Paraclito, cioè dallo Spirito assistente, consolatore (Io. 14, 26); sono i futuri «martiri», cioè coloro che attestano la Parola col sangue, sono i Pastori, le guide qualificate del Popolo di Dio, sono la Chiesa nell’insegnamento ed anche nell’apprensione e nell’espressione della soprannaturale scienza di Dio, la fede.
Ai nostri giorni, come sempre del resto nel corso dei secoli, si è sentito ripetere: la Chiesa, perché? che cosa fa? a che serve? Ebbene, prospettiamo l’ipotesi, per fortuna, dopo Cristo, irreale, che non vi fosse più la Chiesa apostolica sulla terra, che cosa avverrebbe? Avverrebbe ciò che accade in una notte senza luce, in un ambiente chiuso dove la lampada si è spenta: una grande confusione circa la prospettiva dello spazio vitale, una lotta interminabile senza ragione, un tempo senza speranza. «Io - ha detto Cristo - sono la luce del mondo: chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Ibid. 8, 12).
Qui questioni senza fine si presentano: su due problemi specialmente che sono come due finestre aperte: sulla fissità delle verità, cioè dei dogmi, che la Chiesa insegna come maestra degli uomini, e lei, per prima, discepola di Cristo, del vero e unico Maestro delle somme e da noi irraggiungibili verità (Cfr. Matth Mt 23,8), di Dio Rivelatore; e su questo ben sappiamo l’atteggiamento della Chiesa, cioè della fede, è la fedeltà, secondo una espressione d’un Santo del v secolo, Vincenzo di Lerino: le verità della fede possono essere studiate, spiegate, illustrate, ma sempre conservando l’identico senso sostanziale (Cfr. DENZ-SCHÖN., 2803, 3020); l’altro dogma, o insegnamento, è quello del Cardinale Newman, dello sviluppo della dottrina, come albero della stessa, feconda radice, dove l’incremento della dottrina non si disperde nei controsensi di certo pluralismo moderno, giudice e arbitro di se stesso, libero di modellare i misteri della fede secondo i perimetri di personali concezioni (Cfr. Ibid. 3806). La Chiesa, come sappiamo, è severa sulla coerenza a questa fedeltà; può apparire incomprensiva perfino con certi sistemi e atteggiamenti religiosi e pietistici, che affrancandosi dall’insegnamento univoco, perenne, autentico della Rivelazione difesa dalla Chiesa, allontanano dapprima, infrangono poi i vincoli con l’unica Verità apostolica, che sola assicura l’identità della dottrina religiosa con quella di Cristo, esigente amoroso dell’unità del suo messaggio di salvezza, sigillato nella sua Parola agli Apostoli: «chi ascolta voi, ascolta me» (Lc 10,16).
Così sia per noi e per voi, con la nostra Benedizione Apostolica (Cfr. ROMANO GUARDINI, Vie de la Foi, Cerf, Parigi 1958, PP 102-115).
Ai partecipanti all’incontro nazionale di studio promosso dal «Centro Nazionale Vocazioni»
Salutiamo i partecipanti all’incontro nazionale di studio, promosso dal «Centro Nazionale Vocazioni» ai quali vogliamo dire il nostro apprezzamento per il loro impegno nella delicata e preziosa missione di animatori vocazionali: sia essa vivificata sempre dalla preghiera continua, dalla carità indefessa e dalla inesauribile generosità, ad edificazione dei fedeli e per il bene della Chiesa. E tutti benedica il Signore.
Ai membri della «Japan Volunteer Probation Qfficers Association»
We are pleased to welcome again this year a group of members of the “Japan Volunteer Probation Officers Association”. We assure you of our warm appreciation of your work for the young, and we ask God to bless you and your efforts.
Agli Studenti di Teologia del Seminario di Linz
Mit besonderer Freude begrüßen Wir die Theologiestudenten und die Leitung des Priesterseminars in Linz zusammen mit ihrem hochwürdigsten Herrn Weihbischof. Möge euch, liebe junge Freunde, diese Pilgerfahrt in eurer Berufung bestärken. Werdet gute und treue Priester!
Herzlich grüßen Wir sodann noch die Gruppe von indischen Krankenpflegern und -pflegerinnen, die zur Zeit in der Bundesrepublik Deutschland ihre Ausbildung vervollkommnen.
Allen anwesenden Pilgern erteilen Wir von Herzen Unseren Apostolischen Segen.
Ai vincitori della XVI edizione della «Operacibn Plus Ultra»
Saludamos hoy con afecto particular a los niños de la «Operación Plus Ultra». Amadísimos: ¡Sed siempre sencillos y buenos! Recibid nuestra cordial Bendición.
Ad un gruppo di sacerdoti, seminaristi e familiari della Diocesi di Alicante (Spagna)
Un saludo particularmente afectuoso para los nuevos sacerdotes y Seminaristas de Orihuela-Alicante. Os acompañamos con nuestras plegarias y os bendecimos de corazón a vosotros y a vuestros familiares.
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
A che serve la Chiesa?
Parliamo anche questa volta dell’aspetto operativo della Chiesa. Ancora ci inseguono le parole fondamentali di Cristo, lasciate quasi statuto programmatico agli apostoli al momento del suo congedo dalla scena visibile di questa terra: «Andate .., insegnate . . .», Egli ordinò; e aggiunse: «battezzate» (Mt 28,20). La funzione degli Apostoli diventa così sacramentale. Cosa saputa, ma importantissima. L’attività della Chiesa si fa «divina e visibile»; aspetto questo che non sempre piace ai critici puritani della religione, che la vorrebbero solo interiore, spirituale, senza un ministero autorizzato e qualificato, senza segni sensibili, specialmente se giudicati operatori di effetti sacri, necessari e soprannaturali. Noi ricorderemo, a difesa della verità religiosa cristiana questa prodigiosa e costituzionale parola del Signore: «andate e istruite tutte le genti, e battezzatele nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo . . .» (Ibid.). Così nasce il cristianesimo, così si afferma e si manifesta ancora oggi la Chiesa, la quale si sa e si sente investita dalla più manifesta sua potestà, quella precisamente religiosa, operante per mandato divino, quando essa, la Chiesa, partecipe ministeriale del Sacerdozio di Cristo, opera a guisa di strumento attivo sì, ma per virtù non propria, ma per efficacia emanante dal Dio vivente. E ciò che diciamo del battesimo si applica, con le debite distinzioni e cautele agli altri Sacramenti: «Ricevete lo Spirito Santo, dice Gesù Risorto; a coloro a cui rimetterete i peccati saranno rimessi, ed a coloro ai quali li riterrete, saranno ritenuti» (Io. 20, 23).
Che cosa dovremmo dire del Sacramento, il cui mistero si sta onorando con attenzione più che mai realista ed estatica in questi giorni nel Congresso Eucaristico Nazionale di Pescara? Nell’Eucaristia gli elementi sensibili sacramentali, pane e vino, sono ridotti a semplici segni, privati della loro sostanza, quando questi cedono la loro realtà a quella vera e reale, ma ineffabile di Cristo stesso, reso presente come alimento sacrificale per la memoria e per la vita soprannaturale dei suoi (Cfr. S. THOMAE Summa Theologiae, III, 73, 5).
Non vogliamo qui andare oltre. Ora basti a noi richiamare alla nostra coscienza religiosa questo aspetto sostanziale della nostra religione, cioè la sua vitalità sacramentale. Essa non è una magia illusoria e fallace. Essa reclama una Parola divina, come sua fonte indispensabile; Cristo solo è l’autore di questo inesauribile prodigio, la partecipazione vitale alla sua divinità. Essa esige da noi un’adesione umana particolarmente qualificata dalla fede e dalla rettitudine morale, cosciente ed attuale (Cfr. 1 Cor 1Co 11,28). Essa esige un ministero, esige un rito preciso. Essa associa la nostra fragile e passeggera esistenza temporale alla Vita di Cristo-Uomo, Dio, e prepara la nostra perfetta e futura esistenza nella rivelazione escatologica dell’eternità. Essa non deprezza o avvilisce la nostra esperienza temporale, ché già piuttosto essa è integrata nella sua radicale insufficienza; essa è affrancata dalla voracità inesorabile del tempo, che genera e consuma la sua creatura; ed è elevata a scala d’ascensione propedeutica verso l’eterna stazione del cielo.
Non illudiamoci, Figli carissimi, di poter costruire la nostra vita senza l’ausilio della vera Religione, quale ci è aperta dalla Chiesa; né pensiamo che della Religione basti avere un concetto generico, e basti concederle un’adesione qualsiasi; essa è la verità insostituibile per la nostra esistenza, e la Chiesa soltanto ce ne offre oggi la garanzia, domani la pienezza.
Scolpire dobbiamo questo messaggio di Cristo nei nostri animi: «Io sono la risurrezione e la vita» (Io. 11, 23). Così sia, con la nostra Benedizione Apostolica.
A vari gruppi di lingua inglese
Today we have the pleasure of having with us groups from many parts of Africa and Asia: from Ghana, Kenya, South Africa, and from the archdiocese of Tokyo. May the Lord bless your pilgrimage to Rome and keep you always in his love.
We offer a special word of welcome also to the Across Group from England and to the other group of sick and handicapped pilgrims from Ireland. Upon all of you we invoke God’s healing graces, and we ask you to remember us in your own prayers.
We greet the members of the Order of the Holy Sepulchre who have come here on their return from a pilgrimage to the Holy Land. Be faithful to your tradition of special devotion to Christ and to the places where he lived his mortal life.
To all of you who are present here and to your dear ones at home we cordially give our Apostolic Blessing.
Ad un gruppo di familiari di membri delle Forze Armate Venezuelane
Un saludo especial y cordial para vosotros, componentes del grupo de Familiares de miembros de las Fuerzas Armadas Venezolanas aquí presentes. Que esta visita robustezca vuestra fe. Recibid a la vez nuestra Bendición Apostólica.
Ai giovani della Lega Missionaria Studenti
Ora a Voi, giovani della Lega Missionaria Studenti, riuniti a Convegno per celebrare il 50° anniversario della fondazione della vostra bellissima associazione, esprimiamo il Nostro apprezzamento sincere : siete entrati a far parte della Lega per meglio cooperare alla diffusione del messaggio cristiano di salvezza. Non dimenticate che l’efficacia della vostra testimonianza, oltre che dalle parole, dipende dalla vita. Sia dunque, la vostra, una vita che incarna il Vangelo particolarmente nel comandamento che lo riassume, quello dell’amore incondizionato per Dio e per il prossimo (Cfr. Matth Mt 22,36-40). Che la grazia del Signore vi accompagni, con la Nostra Apostolica Benedizione.
Ad un gruppo di fedeli della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo di Verolavecchia
Diamo il Nostro cordiale benvenuto al pellegrinaggio della parrocchia bresciana dei Santi Pietro e Paolo di Verolavecchia, cui esprimiamo tutta la Nostra soddisfazione per questa visita graditissima, che richiama alla Nostra mente tanti soavi e venerati ricordi. Ci portate il saluto della nostra e vostra terra. Lo accogliamo con animo grato e commosso, vedendo in esso il simbolo del vostro attaccamento alla fede e al Papa, che intendete senza dubbio ritemprare con questo incontro. Vi incoraggiamo a non venire mai meno a questo impegno, che tanto vi onora; e con la Nostra Apostolica Benedizione ve ne imploriamo da Dio la forza e la fedeltà.
Ad un gruppo di giovani dell’Oratorio Parrocchiale di Arluno
Rivolgiamo un particolare saluto al gruppo di giovani dell’Oratorio Parrocchiale di Arluno, nella Diocesi di Milano.
Carissimi, secondo il desiderio da voi espresso benediciamo la fiaccola, che porterete nella vostra comunità cristiana per celebrare la dedicazione della Chiesa Parrocchiale dei SS. Apostoli Pietro e Paolo.
Voglia il Signore che questo vostro pellegrinaggio, assieme alla Nostra Benedizione Apostolica, sia auspicio e garanzia di luminosa testimonianza evangelica.
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
In questi ultimi mercoledì, nel breve discorso all’Udienza generale, come quella di oggi che qui ci riunisce, noi ci siamo proposti una domanda, che ci sentiamo ripetere da tanta parte degli uomini esponenti della mentalità antireligiosa, o semplicemente areligiosa del nostro tempo: a che cosa serve la Chiesa? Non basta a se stessa la società moderna? Pur troppo questa mentalità, anche se suffragata dal mirabile progresso umanitario contemporaneo, è superficiale, empirica, e ridotta spesso a giudicare la vita umana secondo criteri utilitari, che il materialismo coltiva come una scoperta, un progresso, un umanesimo liberatore, ripetendo in termini filosofici formule radicalmente negative, non solo contro la Chiesa costituita, ma altresì contro ogni spiritualismo non redditizio, o non soddisfacente a qualche profitto economico o scientifico. A che cosa serve la Chiesa, quando il mondo profano è in grado di rispondere ad ogni bisogno, anche puramente voluttuario? La Chiesa organizza la religione; ma oggi, la religione a che cosa serve? Non si vuole più ammettere nemmeno l’ipotesi della verità, come base della religione, e perciò come titolo alla sua esistenza e tanto meno alla sua efficienza in una società moderna, che si crede autosufficiente e affrancata da vani pensieri teologici e spiritualisti.
Noi non pretendiamo ora minimamente di dare una adeguata risposta a obiezioni così radicali e così, apparentemente almeno, formidabili; non sarebbe impossibile l’apologia della religione e della Chiesa iniziando là donde parte quel grande documento autobiografico sulla realtà della nostra esistenza, che sono le «Confessioni» di S. Agostino, il quale afferma, nel primo capitolo di tale opera, subito rivolgendo a Dio il suo appassionato e realistico discorso: «Tu ci hai fatti in ordine a Te; e il nostro cuore è inquieto fino a che in Te non si riposi». Del resto, la discussione su tale tema fondamentale è così estesa e così accesa (se pur con qualche accenno ad una certa resipiscenza teorica, o almeno a qualche pratica temperanza), che noi rimandiamo i curiosi intelligenti a qualche studio speciale (Cfr. CORNELIO FABRO, Introduzione all’ateismo, Studium, 1964; Mons. Veuiliot, etc. L’Athéisme . . . . Cerf, 1963). E basti qui discendere al livello più semplice della questione circa l’utilità pratica e sociale della Chiesa, ma livello immensamente esteso, com’è quello dove la Chiesa è operante con le sue azioni di umana carità.
Sì, la Chiesa documenta la sua utilità con l’obbedienza al Vangelo. Superfluo perfino addurre documentazioni, tanto la presenza attiva della Chiesa è dappertutto, e ancora, nella nostra società. La Chiesa dimostra l’intelligenza dei bisogni umani, come nessun altro organismo sociale ancora ha potuto fare, anche se oggi la civiltà dispone di sviluppi meravigliosi. Un’intelligenza che previene: quante istituzioni benefiche sono sorte appunto dal cuore della Chiesa, quando ancora la società non pensava a portarvi soccorso! La Chiesa ha la percezione del dolore dell’uomo, in ogni condizione, ad ogni età, in ogni Paese, dove essa sia ammessa a esercitare la sua missione umanitaria. Chiedete a chi conosce questa sociologia della carità, dove questo Vangelo vivente possa arrivarvi e quali prodigi di dedizione, di pazienza, di sacrificio esso abbia suscitato.
Non v’è miseria umana che non abbia avuto nella Chiesa un Istituto suo proprio che vi abbia consacrato delle vite intere, di Religiosi, e Religiose specialmente, con indicibile pazienza, con silenzioso amore. Ancora oggi testimonianze evangeliche, come quelle, per citarne alcune famose, di un Padre Damiano, lebbroso con i lebbrosi all’isola Molokai in Oceania, di una Madre Teresa, vivente, fra i Poveri senza numero a Calcutta, o dei Petits Frères e delle Petites Soeurs de Charles de Foucauld, ormai sparse per il mondo, e le tante, tante Figlie e Suore e Ancelle della Carità d’innumerevoli Famiglie religiose, e di tante iniziative benefiche, dicono con l’eroismo della loro immolazione che cosa fa la Chiesa nel mondo; lo dicono, disseminate nelle grandi Città e nei sobborghi delle periferie urbane, con ammirabile perseveranza, le schiere di Dame, di Compagnie, di Conferenze e di gruppi derivati da San Vincenzo de’ Paoli, di laici e di giovani anche, che insigniti di tale nome, o di quelli d’altri Santi o Sante, e di innumerevoli buoni cristiani dappertutto nel mondo, vanno cercando il Povero, dovunque si trovi, con lo sguardo avido di scoprirvi la trasparenza evangelica rivelatrice del volto umiliato di Cristo: «ogni volta che avete fatto opera di carità anche ad uno solo dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me», Gesù Cristo che parla (Cfr. Matth Mt 25,35-45). Chi è questo Me, che si presenta nel volto dolente dell’uomo qualunque per farsi oggetto d’un superlativo e inestinguibile amore? È il Cristo che ispira, guida, sostiene, trasfigura, santifica il programma, nella sua parte più impegnativa ed espressiva, della sua Chiesa: perché tale è il suo programma, tale il suo genio; amare e servire Cristo-Dio nell’Uomo che soffre.
La lezione è sempre presente ed eloquente in mille sue forme. È per noi tutti. Pensiamoci. Con la nostra Benedizione Apostolica.
Ai Consiglieri ecclesiastici diocesani della «Confederazione Nazionale Coltiva tori Diretti»
Un cordiale saluto rivolgiamo ai numerosi sacerdoti italiani, Consiglieri ecclesiastici diocesani della «Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti», riuniti in questi giorni a Roma per il loro decimo Convegno Nazionale, al fine di studiare e riflettere insieme i complessi problemi della politica agricola europea, regionale e sindacale, alla luce dell’impegno cristiano per l’autentica e globale promozione umana.
Nell’esprimervi il nostro vivo compiacimento per la vostra presenza, auspichiamo che la vostra azione pastorale, assidua e generosa, contribuisca sempre più ad animare, difendere e potenziare quei valori culturali, morali e religiosi, che costituiscono il prezioso ed encomiabile patrimonio del mondo rurale.
Ad un gruppo di sacerdoti, religiose e laici
Un affettuoso saluto indirizziamo anche al gruppo di sacerdoti, religiose e laici, che con entusiasmo si preparano alla prossima partenza per vari Paesi dell’Africa, dove svolgeranno la loro attività missionaria.
Vi diciamo, figli carissimi, il nostro sincero, cordiale apprezzamento per questa vostra risposta generosa alle esigenze della Evangelizzazione. Vi saremo vicini con la nostra preghiera perché la vostra vita sia una luminosa ed efficace testimonianza della immensa carità della Chiesa nei confronti di quei popoli, così aperti al richiamo di Dio.
A voi tutti impartiamo di cuore la nostra Benedizione Apostolica.
A vari gruppi di lingua tedesca
Einen besonderer Willkommensgruß richten Wir an die Pilger es Trierer Bistumsblattes »Paulinus«. Wir erflehen ihnen als Frucht dieser Gnadentage einen frohen und lebendigen Glauben und unverbrüchliche Treue zu Christus und seiner heiligen Kirche.
Zugleich grüßen Wir auch eine Gruppe von protestantischen Glaubensbrüdern aus der »Evangelischen Kirche von Kurhessen-Waldeck« und die Mitglieder des »Ökumenischen Gesprächskreises von Herne«. Gebe Gott, daß ihr Rombesuch fruchtbar werde für das große Anliegen der vollen Einheit in Christus!
Von Herzen erteilen Wir allen anwesenden Pilgern Unseren besonderen Apostolischen Segen.
Ai partecipanti ad un pellegrinaggio di anglicani
We are pleased to extend a word of welcome to an Anglican group from Towcester, in England. We thank you for your visit, and we hope that your pilgrimage to Rome will be an occasion of renewed commitment to Christ.
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
Oggi noi parleremo in quest’aula, che noi abbiamo fatto costruire per accogliere i visitatori, che da ogni parte affluiscono alla sede di Pietro, e desiderano incontrarsi con l’umile e vivente suo successore, il quale ne continua la missione affidata al primo degli Apostoli, quella d’essere «il principio e il fondamento perpetuo e visibile dell’unità della fede e della comunione» (Lumen Gentium LG 18). Ma non parleremo se non della monumentale ed unica figura, quella di Gesù Cristo risorto, vivente e benedicente, che domina questa sala, e che noi oggi inauguriamo, opera dello Scultore Pericle Fazzini: essa dice quale sia la testimonianza affidata al ministero apostolico, essere quel Gesù, ch’è stato crocifisso, costituito Signore e Cristo (Act. 2, 36) testimonianza che qui il successore di Pietro con certezza e con umiltà di fede vuole proclamare.
Sì, noi vogliamo affidare a questa immagine la nostra voce, semplice e limpida nella enunciazione delle parole e dell’immagine che la vuole esprimere, ma quasi soffocata dal loro esuberante significato reale (Cfr. S. THOMAE Summa Tbeologiae, IIa-IIae, Ia, 2 ad 2). Gesù è la via, la verità e la vita (Io. 14, 6). Gesù è la luce del mondo (Ibid. 8, 12; 9, 5). Gesù è il Pane della vita (Ibid. 6, 48). Gesù è il Pastore buono (Ibid. 10, 11-14). Gesù è il Figlio dell’uomo (Mt 16,13 Mt 25,31 Mt 26,24), è il figlio di Maria (Ibid. 13, 55), è il figlio di Dio (Ibid. 14, 33; 26, 64; Io. 9, 35; etc.); Gesù è l’alfa e l’omega (Ap 22,13).
Noi vogliamo attestare, a voi Figli e Fratelli, e a quanti della gloria e della speranza del nome cristiano sono rivestiti nel mondo, che Cristo ancor oggi, è nella storia del mondo; ancor oggi più che mai, Cristo è vivo, Cristo è reale. Vivo e reale, non nella penombra del dubbio e dell’incertezza, non nell’interpretazione vanificante d’un razionalismo miope ed orgoglioso, che lo coarta nella misura dei fenomeni comprensibili, e tutt’al più singolari e sfuggenti alle proporzioni ordinarie della naturale intelligibilità; ma vivo e reale nell’eccedente dimensione del suo Essere divino, che solo la fede ammette esultante, spaziando nel mistero da Lui stesso proclamato e documentato (Cfr. Io. 10, 38).
Cristo è presente. Il tempo non Io contiene e non lo consuma. La storia si evolve e può assai modificare la faccia del mondo. Ma la sua presenza la illumina rivelandone come a Sé dovute le sapienti bellezze, e penetrandone i vuoti abissali con riparatrice misericordia ch’Egli solo può effondere. Egli è il gaudio della terra (Cfr. Ibid. 3, 29); Egli è il medico d’ogni umana infermità (Io. 8, 7). Egli si personifica in ogni uomo che soffre; finché sarà il dolore sulla terra, Egli se ne farà propria immagine per suscitare l’energia della compassione e del generoso amore (Mt 25,40). Gesù perciò è sempre e dappertutto presente.
E ciascuno Io può di sé. Perché come è vero che Gesù Cristo è, per il disegno salvifico universale che in Lui si compie (Cfr. Eph. l-2), il centro dell’umanità, il «Figlio dell’uomo» per eccellenza, è pur vero che Egli è il Maestro, il Fratello, il Pastore, l’Amico d’ognuno dei suoi, il Salvatore d’ogni singola creatura umana, che abbia la fortuna di essere da Lui associato come cellula del corpo mistico, di cui Egli è il capo. Ciascuno è autorizzato a chiamarlo per nome, non come personaggio estraneo, lontano e inaccessibile, ma come il «Tu» del supremo ed unico amore, come lo Sposo della propria felicità (Cfr. Mt 9,15 Ap 22,17), che misteriosamente è più vicino di quanto ciascuno che lo cerchi può immaginare, come t stato detto: «consolati, tu non mi cercheresti, se già non mi avessi trovato» (B. PASCAL, Le mystère de Jésus; S. AUGUSTINI Confessiones, X, c. 18).
E che questa presenza trascendente e immanente di Cristo sia qui rappresentata è bello, a nostro avviso, è significativo, è istruttivo, perché questa aula, come una sala d’aspetto in una stazione di partenza, come una scuola delle verità, elementari o sublimi che siano, in ogni caso « verità vere », necessarie alla vita, è vicina, quasi un’appendice, alla tomba di S. Pietro, il «pescatore di uomini» (Mt 4,19), il Pastore primo incaricato dal Pastore buono Cristo Gesù (Io. 21, 15; 10, 11); l’Apostolo, a cui sono affidate «le chiavi del regno dei cieli» (Mt 16,19).
Da ricordare, con la nostra Apostolica Benedizione
Ad un gruppo di ex alunni del Pontificio Seminario Lombardo
Con animo commosso e grato ci rivolgiamo ora agli ex alunni del Pontificio Seminario Lombardo, che hanno voluto darsi oggi convegno qui a Roma, per recarci i loro fervidi voti augurali. Il nostro saluto va innanzitutto ai Signori Cardinali Confalonieri, Poma e Pignedoli, che guidano la folta rappresentanza; si estende poi ai numerosi Ecc.mi Vescovi, ed abbraccia infine tutti i sacerdoti ex alunni di quel Seminario, che tanti ricordi suscita nella nostra memoria ed occupa un posto specialissimo nel nostro cuore.
Venerabili fratelli e figli carissimi, la vostra presenza è per noi motivo di particolare conforto e di gioia profonda. Sappiamo che avete pregato per noi nella solenne Concelebrazione Eucaristica di stamane, ed ora voi siete qui per confermare, una volta di più, l’impegno di operante adesione all’Ufficio magisteriale, che Cristo ci ha affidato a servizio della Chiesa.
Siate, voi del Lombardo, in armonia del resto con le migliori tradizioni del «nostro» Seminario, ministri della Chiesa intelligenti e fedeli. Intelligenti, cioè aperti a percepire le stimolazioni che offre il confronto con l’attuale cultura, pronti ad intuire le esigenze emergenti dall’odierna situazione pastorale, dotati di sapiente lungimiranza. E, al tempo stesso, siate fedeli: fedeli a Cristo, nel quale Dio ha detto al mondo la sua parola definitiva; e fedeli alla Chiesa, che, guidata dallo Spirito, questa parola ha interpretato ed interpreta in modo autentico per gli uomini di ogni tempo.
Vi accompagniamo con la nostra preghiera e di cuore vi impartiamo la nostra Benedizione.
Ad un gruppo di ex Fucini
C’è un gruppo quest’oggi che ha voluto partecipare all’udienza in maniera sommessa e discreta, unendosi agli altri fedeli: sono i «Fucini» di cinquant’anni fa, che son venuti a testimoniare l’immutata loro devozione ed a presentarci i loro fervidi auguri per il recente nostro genetliaco.
Vi ringraziamo di tutto cuore, figli carissimi, per questo delicato tratto di gentilezza: a ciascuno di voi desideriamo rivolgere un distinto saluto con lo stesso spirito ed allo stesso modo con cui vi accoglievamo nel lontano periodo della nostra comune giovinezza. Oh! facile è il computo degli anni trascorsi: è una somma o, meglio, una sottrazione che da una parte ci richiama a pensosa meditazione sulla realtà della vita, e dall’altra ci riporta a sempre vivi ricordi di volti, di persone, di ambienti, di circostanze. Quanti sono i ricordi? E di quante vicende liete e tristi sono essi intessuti? E quanti amici allora pieni di entusiasmo e vibranti di energia, ci hanno lasciato? Sì, rapidamente ne rivediamo ora le sembianze, ne ravviviamo la memoria, mentre ci piacerebbe indugiare ad evocare incontri, amicizie ed esempi luminosi di virtù e di sapere. Ma quel che importa è che perdurano gli ideali in cui noi ed essi credemmo in una stagione fervida di propositi e di iniziative. Erano e sono gli ideali della gioventù universitaria cattolica: la fede vissuta; il servizio ai fratelli; la cultura seriamente e severamente intesa; la centralità del Vangelo nel quadro di un autentico e plenario umanesimo.
Con la vostra gradita presenza voi ci dimostrate che a tali mete vi siete mantenuti coerentemente fedeli, ed è questo che, nonostante il fuggire del tempo, vi mantiene spiritualmente alacri e giovani. È con questi sentimenti che vi impartiamo una speciale Benedizione Apostolica.
A pellegrini di varie parrocchie romane
Salutiamo ora i pellegrini delle parrocchie di Roma, che nei giorni scorsi han potuto realizzare un viaggio a Lourdes, che sappiamo essere stato loro offerto in occasione del nostro 80° compleanno.
Figli carissimi, siamo lieti di questa presenza, che ci parla del vostro affetto, e ci auguriamo che il viaggio al Santuario di Maria sia stato fecondo di buoni propositi per una vita cristiana sempre più luminosa. Pertanto, alla sicura benevolenza della Madre di Gesù, amiamo aggiungere la nostra cordiale Benedizione Apostolica per voi e per tutti i vostri cari.
Ad un gruppo di emigrati abruzzesi
Un cordiale saluto rivolgiamo ai numerosi partecipanti al primo raduno regionale degli Emigrati Abruzzesi d’oltreoceano, provenienti dall’America Meridionale, Settentrionale e dall’Australia, i quali hanno voluto rendere omaggio alla nostra persona.
Siate i benvenuti, figli carissimi ! Proprio alcuni giorni or sono, a Pescara, abbiamo sperimentato commossi la fede ardente e l’entusiasmo incontenibile del «forte e gentile» popolo d’Abruzzo. Anche se fisicamente lontani dalla vostra nobile Regione, conservatene gelosamente i grandi tesori interiori: i valori umani e cristiani, la bontà, la generosità, il rispetto per l’altro, l’attaccamento alla famiglia.
La nostra paterna Benedizione Apostolica vi accompagni sempre.
A due gruppi di lingua francese
Nous adressons également un salut chaleureux à Mgr Honoré, Evêque d’Evreux, et aux Laïcs responsables de l’Union Nationale des Associations de Parents d’Elèves de l’Enseignement Catholique de France! Nous sommes, une fois de plus, très heureux de vous renouveler nos plus fermes encouragements à maintenir et à adapter judicieusement aux besoins du temps une liberté essentielle: la liberté de choisir l’éducation de ses propres enfants. Récemment, notre Dicastère pour 1’Education catholique a très bien fait le point sur cette institution ecclésiale qui est, sans le moindre doute, une forme d’évangélisation, et, pour sa part, un authentique service de l’homme, service original et responsable, dans le cadre d’un immense effort éducatif. Sous peine de dénaturation et d’étouffement, l’Eglise ne peut renoncer d’elle-même à ses signes visibles et à ses moyens légitimes d’action. Gardez bien, chers amis, votre lucidité, votre tenacité et votre espérance évangélique! Avec notre Bénédiction Apostolique!
Nous devons un mot de gratitude au service de la Radio française, qui a permis à des milliers de français de nous exprimer leurs voeux fervents pour notre anniversaire. A tous ceux qui ont fait ainsi parvenir leur témoignage d’attachement, un grand merci! Nous les invitons à continuer de prier pour Nous, à travailler avec Nous pour rendre l’Eglise plus conforme à l’Evangile, et le monde plus humain. Nous les bénissons de tout coeur!
Ad alcuni pellegrini del Ghana
With particular pleasure we greet the group from Ghana. May your visit to Rome bring you many spiritual blessings. Through you we send our greetings to your families and friends in your beloved homeland.
Ad una delegazione della Marina del Perù
Queremos dirigir ahora un saludo particular de bienvenida a la Delegación, aquí presente, de la Marina del Perú.
Conservad en vuestra vida, amados hijos, la constante inspiración de los ideales cristianos y contribuid con generosidad al bien de vuestro País. Os damos a la vez, con afecto paterno, una especial Bendición, que extendemos a todos vuestros seres queridos.
Ad un gruppo di pellegrini dell’Angola
Com multa alegria é-Nos grato dar as boas-vindas a um grupo de peregrinos proveniente de Angola.
Queremos exprimir toda a nossa satisfagáo por este encentro, como também a nossa gratidáo e apreco pela homenagem que quisestes prestar à nossa pessoa. Que o Senhor abencóe a vossa peregrinacáo a Roma e vos conserve sempre no Seu amor.
Damo-vos de coracáo a nossa Bêncáo Apostólica, a vós e aos vossos entes queridos.
Paolo VI Udienze 1977 - Mercoledì, 31 agosto 1977