
Paolo VI Udienze 1977 - Mercoledì, 2 novembre 1977
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
Noi guardiamo al mondo. Voi stessi, Fratelli e Figli carissimi, ci siete oggi segni del mondo, in cui noi siamo e che noi vorremmo incontrare. Noi sappiamo ora due cose, che vengono a confronto: noi siamo in mezzo a voi come messaggeri d’un annuncio di vita e andiamo cercando a chi confidare questo messaggio. Voi ci apparite come gente che cerca, gente che aspetta, gente che desidera: non è questa la vostra attitudine, oggi? Gente inquieta, gente che si è messa in cammino e non sa precisamente dove dirigersi. Specialmente se fra voi sono dei giovani: questi sono ansiosi di camminare, ma bene non sanno dove dirigersi. Anzi molti, e proprio fra i giovani, o fra quelli che sono vigilanti e curiosi di verificare la direzione giusta della vita, sono dubbiosi sulla rettitudine del loro cammino, il cammino della vita moderna, e si chiedono: dove andiamo? dove si va? e il loro sguardo si rivolge lontano, in cerca del punto di arrivo, ch’è il punto d’orientamento. È diffusa la persuasione che è necessario andare avanti, ma dove, bene non si sa. Vi è tra la folla degli uomini del nostro tempo il sospetto d’aver sbagliato strada, o almeno una riflessione sulla direzione da preferire e da fissare per i nuovi passi da scegliere.
Voi comprendete che questa immagine d’una folla in movimento, agitata dal bisogno di sapere dove dirigersi, si riferisce al mondo in cui tutti ci troviamo. Dopo tanto lavoro, dopo tanto progresso si affaccia alla coscienza di molti, e ripetiamo, dei giovani specialmente, la domanda: siamo sulla via buona? e anche senza contestare se la via dell’evoluzione del nostro tempo sia legittima e degna d’essere percorsa, è chiaro per tutti che essa non basta, cioè non è arrivata là dove è necessario arrivare; occorre, per lo meno, andare oltre. Dove si va? Anzi, più lungo è il cammino percorso, e maggiore è la necessità di sapere se e quale ne sia la meta.
Questa tormentosa questione ci tocca direttamente, noi ministri di Colui che disse: «Io sono la via!»; ed è a noi pressante l’obbligo di indicare, come se ciò fosse un segreto di salvezza (e lo è), qual è la via, vera e vitale da percorrere. Qui si presenta il nostro messianismo, cioè il nostro ministero che svela ed offre la visione e con la visione una prima esperienza o una garanzia di conquista appagante circa la realtà d’una nuova pienezza di vita, d’un nuovo «regno» per usare un termine biblico. Ed ecco che ci troviamo senz’altro alle soglie di questo regno, ammaestrati da un’altra parola di Cristo, da Lui, facendo eco al grido del Precursore, anteposta alla sua predicazione evangelica. E la parola è questa: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Mt 4,17).
Questa parola «convertitevi» è programmatica, e riassume grande parte del processo spirituale e morale che rende possibile l’azione rinnovatrice del Vangelo. Si è molto parlato commentando il Vangelo sul significato di tale parola: metánoia in greco, paenitentiam agere, conversio, in latino; e a buon diritto, poiché essa è un termine chiave, che pone globalmente le condizioni di accesso a quel «regno dei cieli» o «regno di Dio», ch’è per noi la nuova vita, la fortuna evangelica. E qui ognuno è invitato a fare del Vangelo un problema personale. Siamo disposti a risolvere questo problema come Cristo ci propone? Avviene proprio all’inizio della via della salvezza una scelta che può essere decisiva. Che cosa ci si chiede per entrare nell’ambito del «regno dei cieli»? Ci si chiede una trasformazione interiore, una metamorfosi di mentalità. Vi è chi si rifiuta di ammettere per sé la necessità di cambiare qualche cosa al proprio modo di essere e di pensare : tutto il naturalismo che sostiene la bontà dell’uomo qual è, e il diritto-dovere di permettere all’uomo di applicarsi secondo gli impulsi istintivi del proprio essere, giudicato già perfetto in se stesso e non imperfetto, né tanto meno alterato dall’eredità del peccato originale, si oppone in radice alla grande novità della salvezza cristiana e accetta la triste esperienza della vita umana abbandonata a se stessa, con tutte le conseguenze drammatiche e tragiche del suo irregolare e spesso perverso sviluppo. Ed è questa la storia di grande parte dell’umanità, alla quale non è giunta la fortuna del Vangelo con le sue prodigiose ricchezze di verità e di vita.
Non rifiutiamoci di considerare questa condizione al nostro ingresso nella via di Cristo, e di osare d’introdurre nella nostra psicologia e nella nostra vita morale la «conversione» che tale via reclama da noi; essa ci obbligherà, sì, alla pedagogia dell’umiltà (Cfr. S. AUGUSTINI De Trinitate, VIII, 5-7: PL 42, 952), ch’è proprio la gioiosa verità del cristiano.
Così sia, con la nostra Benedizione Apostolica.
Ad un gruppo di Suore Salesiane
Un affettuoso saluto desideriamo rivolgere anche al numeroso gruppo di Suore Salesiane, presenti in questa Udienza insieme con la loro Superiora Generale e il Consiglio Generalizio.
Con la vostra partecipazione, figlie carissime, voi intendete anzitutto confermare al Papa - a nome di tutte le vostre Consorelle - la fedeltà inconcussa dell’Istituto, ed inoltre volete celebrare una data memorabile nella vita della vostra Congregazione: esattamente cento anni fa, il 9 novembre dell’anno 1877, il nostro Predecessore di venerata memoria, Pio IX, riceveva la vostra Confondatrice, Santa Maria Mazzarello, insieme con le prime sei Suore Missionarie in partenza per le Americhe.
In questi cento anni, voi. avete moltiplicato le vostre stazioni missionarie in tutto il mondo, con crescenti iniziative apostoliche, specialmente a favore delle fanciulle e delle giovani di ogni lingua e di ogni Paese. Codesto vostro ardore missionario non si affievolisca di fronte alle difficoltà immancabili, ma cresca, divampi e si dilati sempre più, secondo il desiderio di Gesù: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!».
Ben volentieri noi vi accompagneremo con la nostra preghiera e con la nostra Benedizione Apostolica.
Ad un gruppo di industriali ed operatori commerciali
Un paterno saluto rivolgiamo ora al gruppo di industriali ed operatori commerciali, convenuti a Roma per prendere parte al convegno promosso dall’Associazione «Artefici del Lavoro Italiano nel mondo».
Carissimi figli, vi guidi sempre, nell’adempimento dei doveri inerenti alla vostra professione, la consapevolezza della dignità del lavoro umano, voluto da Dio quale componente necessaria della sua iniziativa creatrice ed assunto da Cristo a momento significativo della sua opera redentrice. Nella quotidiana fatica, affrontata con dedizione esemplare e con generoso altruismo, ognuno di voi coopera alla costruzione di un mondo più umano e, se ha fede, anche all’affermarsi di quel mondo nuovo, che è la comunità dei figli di Dio, redenti nel sangue di Cristo.
Conforti i vostri buoni propositi la nostra Apostolica Benedizione, che volentieri estendiamo alle vostre famiglie e a tutti i membri dell’Associazione.
Ai Membri del Consiglio e alle Delegate dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali
Parmi les joies de tette audience, il en est une qui, sans éclipser les autres, les couronne en quelque sorte. Nous voulons parler de la présence du Conseil et des Déléguées de 1’Union Internationale des Supérieures Générales. Nous vous saluons, Révérendes Mères, en Nous inspirant des paroles de Saint Paul aux Philippiens. Oui, Nous rendons grâce à Dieu, chaque fois que Nous pensons à vous et prions pour vous. Car Nous ne saurions oublier la part que vous prenez à l’annonce de l’Evangile. Dites bien à toutes les religieuses actives ou contemplatives que vous représentez, notre profonde affection et notre admiration reconnaissante pour leur vie exclusivement consacrée au Christ et à sa mission d’amour universel!
Une fois de plus, vous voici réunies au coeur de l’Eglise. Oh! Faites bien de ce séjour romain une fervente expérience de communion fraternelle, dans la diversité de vos personnes et de vos Instituts! Ouvrez plus que jamais vos coeurs aux splendeurs et aux exigences de la vie consacrée! Le thème de votre rencontre, «Cheminement dans la Foi», vous aidera singulièrement. La foi d’une religieuse n’est-elle pas une recherche courageuse et enthousiaste de la personne du Christ?
A ce sujet, Nous aimons vous proposer la méditation fréquente du chapitre troisième de cette même épître aux Philippiens (Ph 3,8-18). On croit entendre le souffle et les battements de coeur de l’apôtre, déjà saisi par le Christ et qui veut le saisir à son tour! C’est seulement de cette recherche authentique et dynamique du Seigneur Jésus que découle tout le reste de votre vie religieuse: une pauvreté joyeuse, une chasteté rayonnante, une obéissance exemplaire, une vraie vie communautaire, un zèle débordant et réaliste!
Nous comptons plus que jamais sur votre rigoureuse fidélité à l’idéal évangélique, aux enseignements du Magistère, aux impulsions de notre Congrégation pour les Religieux, dont Nous saluons ici le Préfet le cher Cardinal Pironio. Nous comptons, en un mot, sur votre coopération aux tâches ecclésiales si nombreuses et si pressantes. Que le Seigneur vous soutienne sur la route quotidienne de vos très hautes et très graves responsabilités. Avec notre Bénédiction Apostolique!
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
E’ chiaro, noi pensiamo, che in un ambiente come questo, in un momento come questo, in un’atmosfera sociale come è oggi la nostra, deve sorgere nella coscienza di ciascuno una domanda imperiosa: Io, che cosa devo fare? sono sulla buona strada? qual è l’indirizzo dominante della mia vita? Una questione simile si pone con decisiva esigenza quando le circostanze della vita conferiscono un lampo di chiarezza alla mente e impongono una scelta che può poi governare il modo di pensare e di agire. Ricordate Saulo (che sarà poi Paolo) sulla via di Damasco, sorpreso dalla folgorante visione di Cristo che lo rimprovera: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» e Saulo, dopo aver chiesto: ma tu chi sei, o Signore? e la risposta fu, come sappiamo: «Io sono Gesù, che tu perseguiti!», e allora Saulo tremando dice: «Signore, che cosa vuoi che io faccia?» (Act. 22, 10). Ecco la grande questione della salvezza: che cosa fare?
Dunque, bisogna ricordare che vi sono due questioni fondamentali, per la guida della nostra vita: una riguarda l’essere, il che cosa è? e nasce dalla nostra capacità di conoscere, e pone a noi i problemi scientifici e teologici, i problemi della cultura e della coscienza; questione fondamentale, indispensabile, prioritaria, ma speculativa e non risolutiva per il destino supremo della nostra esistenza. L’altra questione riguarda l’attività umana, si rivolge piuttosto alla volontà, e si esprime appunto nella domanda: che cosa fare per dare alla vita il suo pieno senso, il suo più alto significato: e riguarda l’aspetto morale, quell’aspetto ch’è anch’esso indispensabile, e, sotto un certo riguardo, lo è in grado superiore a quello speculativo. Le sorti della vita umana dipenderanno alla fine dalla risposta che avremo dato a questa domanda relativa all’attività in cui sarà stata impegnata la vita stessa. Non saremo giudicati sul ciò che siamo, quanto piuttosto sul ciò che facciamo. Il Vangelo è molto chiaro a tale riguardo: leggete il Magnificat, leggete le Beatitudini; ricordate la parabola di Cristo sui talenti: non è la fortuna di averli che conta, ma il frutto che si sa ricavare dai talenti stessi, che costituisce la loro vera fortuna per noi. Il fare, il fare bene, il fare il bene prevale nel giudizio finale sul valore della nostra esistenza, sull’essere e sul conoscere.
E allora ciò che importa soprattutto è l’impiego della nostra volontà.
Ciò comporta un complemento nella nostra moderna educazione, nella quale la libertà ha giustamente un primo posto soggettivo, del quale tutti dobbiamo essere custodi e difensori gelosi (si veda la dichiarazione del recente Concilio circa la libertà religiosa). Ma la libertà è chiamata oggettivamente ad esercitarsi nella ricerca e nella scelta del bene, è chiamata a fare proprio il dovere. L’obbligazione morale invita a se la libertà, che allora appare col suo volto illuminato di luce divina quando sceglie la legge del dovere, e non si decompone nel capriccio arbitrario che avvilisce la libertà stessa nella sudditanza a passioni cieche o a interessi inferiori.
Per noi credenti sarà norma e sostegno la fede nella guida sia speculativa, che pratica della nostra vita, sempre ricordando l’affermazione capitale di San Paolo che ci ripete: l’uomo giusto vive di fede (Rom. 1, 17).
La vita cristiana esige un totale impiego della volontà. Questo dono del cuore è ciò che la caratterizza. Essa è amore, essa è felicità, essa è sacrificio, essa è comunione col Cristo della nostra fede, guida e sorgente del nostro operare. Vale la pena di farne l’esperimento!
Con la nostra Benedizione Apostolica.
Alle Famiglie Religiose Salesiane
Rivolgiamo un cordiale saluto ai numerosi rappresentanti delle Famiglie Religiose che prendono il nome da San Francesco di Sales, qui convenuti per celebrare il primo centenario da quando il nostro Predecessore Pio IX, di v.m., il 16 novembre 1877 proclamò lo stesso San Francesco «Dottore della Chiesa».
Diletti figli e figlie, il nostro benvenuto vuol essere particolarmente caloroso, poiché proprio oggi (16 novembre) cade il menzionato centenario, che siamo felici di festeggiare insieme con voi. Francesco di Sales è indubbiamente uno dei Santi più ragguardevoli dell’età moderna, sia per il multiforme impegno apostolico da lui vissuto in consonanza coi tempi, sia per la profonda e stimolante dottrina espressa nelle sue opere. Del resto, il valore permanente della sua feconda spiritualità riceve proprio da voi la testimonianza migliore. Perciò, vi raccomandiamo di continuare ad ispirarvi a lui in tutte le vostre attività missionarie e pastorali: a livello giovanile, catechetico, culturale e assistenziale. Da voi, infatti, la vita della Santa Chiesa si aspetta ancora e sempre molto.
Mentre su tutti voi e sui vostri Istituti invochiamo la speciale protezione di San Francesco di Sales, siamo lieti di confermare i nostri voti con l’Apostolica Benedizione.
Ai membri del «Saint Francis Hospital» delle Suore Francescane Missionarie di Maria
Un cordiale saluto desideriamo rivolgere anche ai membri qui presenti del «Saint Francis Hospital» delle Suore Francescane Missionarie di Maria, che ha la sua sede a Roslyn, nello Stato di New York.
Siamo stati informati, figli carissimi, circa la costituzione, presso il vostro Ospedale, di una Pia Fondazione a favore di bambini della nostra Diocesi di Roma, particolarmente indigenti e bisognosi di cure speciali o di interventi chirurgici per gravi cardiopatie.
Vogliamo dirvi sinceramente il nostro compiacimento, il nostro plauso, la nostra gratitudine e il nostro incoraggiamento per tale meritoria iniziativa, sulla quale invochiamo lo sguardo amorevole del Signore. A voi tutti e a quanti prestano generosamente e disinteressatamente la loro benefica collaborazione impartiamo di cuore la nostra Benedizione Apostolica.
Ad un gruppo di buddisti giapponesi
We cordially welcome the delegation of Japanese members of the International Buddhist Brotherhood Association. Me would entourage you to continue to devote your attention to helping the sick, for where there is need, there should go our efforts to give aid May God guide you and reward you.
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
O Voi tutti presenti a questa Udienza, che si colloca alle soglie del periodo liturgico, che siamo soliti a distinguere come particolarmente significativo nel decorso religioso del tempo, e che chiamiamo «Avvento», perché siete venuti? Quale motivo vi ha spinto a venire a questo incontro? Una semplice curiosità turistica («andiamo a vedere anche questa figura singolare che è il Papa»)? ovvero un motivo di ordinaria devozione cattolica? («è sempre bello assistere ad un’Udienza generale del Papa»); oppure un impulso spirituale, quasi conclusivo d’un processo interiore di personale inquietudine, che sembra fare proprie le parole del pescatore San Pietro, dopo il discorso preannunciatore del pane eucaristico, discorso che aveva sconcertato gli uditori di Cafarnao, ancora meravigliati del miracolo della moltiplicazione dei pani, compiuto il giorno prima, ma incapaci di supporlo un segno premonitore d’un più insolito e inconcepibile miracolo, quello dell’Eucaristia, quando S. Pietro, vedendo disperdersi la folla incredula, quasi spinto dalle parole di Cristo: «Anche voi volete andarvene?» (Io. 6, 67), l’Apostolo esclama, lui per tutti i colleghi, discepoli e apostoli presenti: «Signore, da chi andremo noi? Tu hai parole di vita eterna, noi abbiamo creduto e conosciuto che Tu sei il Santo di Dio!» (Ibid. 69).
Sì, da chi andremo noi? Voi, alcuni di voi almeno (e noi supponiamo che siano i giovani, di anni o di spirito), sono qui appunto con questo spirito, sono coloro i quali vengono dal Papa nella speranza che egli abbia qualche sua parola segreta e prodigiosa che risponda ad una loro intima «domanda di vita»; una domanda che si dibatte fra delusioni e incertezze, e ancora più fra tensioni ed ansie di nuove certezze, per una fame interiore di verità, che davvero interpreti il mondo sconvolto che li circonda, e insegni una via sicura, degna di essere percorsa dalla loro insoddisfatta, ma fremente vitalità.
Vi è, noi pensiamo, un’aspirazione, per molti inquieta fino alla sofferenza, di una soluzione vitale, il bisogno d’una scelta, la scelta d’una via che non si disperda nelle sabbie d’un deserto di problemi insoluti, o non si affondi nello stagno traditore di false e indegne promesse. Vi è in tanti animi generosi, ma dagli occhi bendati, l’urgenza di trovare una formula di esistenza, che dia impiego pieno e valoroso alle energie, di cui sono esuberanti, ma che sono delusi dalle lusinghe della vita ordinaria, o dal fascino di programmi illusori, o solo mediocremente capaci di dare un significato pieno e nobile a chi vi concede la propria esistenza.
Dopo lo sconvolgimento delle guerre recenti, dopo il tipo di vita senza ideali o sostenuta da scopi di mediocre valore, o abbagliata da concezioni politico-sociali incomplete e forse disumane e rinunciatarie agli ideali dello spirito e della verità superiore, una crisi si pronuncia nella generazione degli uomini nuovi e liberi, i quali cercano ansiosamente una vocazione, che valga davvero la pena di essere vissuta con tacito, ma non fallace eroismo.
Sono forse fra voi, giovani, fra voi, uomini e donne che ci ascoltate, persone, persone vive, che soffrono per la ricerca di questo non strano, ma nascosto modello di vita? Voi, diciamo, cercate forse da noi la formula della vita vera, quella che abbia per sé il tesoro di valori che giustifichino il rischio, il dono della scelta che non ammette confronti?
Ebbene, a voi, avidi di questa suprema risposta, la risposta circa l’impiego autentico, sapiente, veramente umano della vita, noi diremo due cose: la prima è quella della nostra insipienza circa le cose che formano la ricchezza, la forza, il fascino del mondo esteriore. Siamo degli estranei, siamo dei poveri di spirito. Non chiedete a noi, non chiedete alla Chiesa, ciò che non possiamo darvi, Non conosciamo più la felicità della terra (Cfr. Io. 16, 20).
Ma se a noi chiedete il segreto della vita vera, quella fondata sulla verità, su l’amore, sulla concomitanza della grazia divina; quella degli uomini forti, austeri, e lieti, quella degli uomini che vivono la vita, anche modesta e povera della società moderna, ma sostenuta da idee vere, da una comunione trascendente, che fa lo spirito felice anche nelle avversità, quella in una parola della vocazione del battesimo, piena di canto interiore e che non si spegne con la morte, la vita buona e semplice e onesta e serena, quella cristiana sì, possiamo insegnarvi e aiutarvi a viverla. Volete?
Con la nostra Apostolica Benedizione.
Ai Rettori dei Santuari d’Italia
Vada ora il nostro saluto paterno ai Rettori dei Santuari d’Italia, riuniti a Roma per il loro XIII Convegno Nazionale. Ci rallegriamo con voi, figli carissimi, per l’opportuna scelta del tema delle vostre riflessioni. In un tempo, come il nostro, che manifesta rinnovato interesse per il canto popolare, nel quale si esprime con immediatezza l’anima semplice e autentica della nostra gente, appare veramente encomiabile l’impegno di ricupero e di valorizzazione di quelle melodie e di quei canti, in cui intere generazioni di fedeli hanno consegnato la testimonianza, ora gioiosa ora sofferta, sempre commovente, della loro fede in Dio e del loro amore alla Vergine. Non è, del resto, proprio questo l’invito del Concilio: «cantus popularis religiosus sollerter foveatur»? (Sacrosanctum Concilium SC 118) Sia dunque vostra cura, con la consulenza di persone veramente esperte, di favorire la diffusione dei canti allo scopo di alimentare la pietà, di orientare la preghiera comune, di dar maggiore solennità ai riti sacri. Vi accompagna il nostro incoraggiamento e la nostra Apostolica Benedizione.
Ad un gruppo di sacerdoti della Pia Società dell’Apostolato Cattolico
Ci procura vivo conforto la presenza di un folto gruppo di sacerdoti della Pia Società dell’Apostolato Cattolico i quali, unitamente al Superiore Generale e al suo Consiglio neo eletti, hanno desiderato questo incontro al termine del Capitolo Generale celebrato in Roma.
Vi siamo riconoscenti, carissimi figli, di questo omaggio di venerazione e, ancor più, per le consolanti notizie che ci recate circa la situazione della vostra famiglia religiosa, e circa i suoi membri, le sue attività specifiche e soprattutto l’incremento delle vocazioni e delle varie forme di apostolato, specialmente nelle missioni.
Nel congratularci con voi per codesta promettente fioritura, amiamo incoraggiare le iniziative prese affinché il vostro benemerito Istituto, anche mediante i suoi statuti, opportunamente ora modificati, sia strumento sempre più efficace di animazione cristiana in seno al Popolo di Dio, secondo le indicazioni del Concilio Vaticano II.
Di cuore impartiamo la nostra paterna benedizione a voi, ai Confratelli e ai familiari di ciascuno in auspicio della divina protezione.
Ai partecipanti al corso per la formazione di Animatori e Responsabili della Pastorale per il mondo degli anziani
Salutiamo con particolare affetto i partecipanti al corso-base, indetto dalla Presidenza Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, per la formazione di Animatori e Responsabili della pastorale per il mondo degli anziani.
Figli carissimi, la funzione degli anziani nel mondo e nella Chiesa è proprio quella di far vedere e capire che una società, se davvero vuol essere a misura d’uomo, non si può fondare sulla semplice attitudine alla produttività economica. Infatti, anche quando questa viene meno, rimane sempre e ancora l’uomo, gloria di Dio, e perciò degno non solo di stare teoricamente al di sopra di ogni interesse, ma di costituire il termine vivente della nostra genuina carità. Pertanto, vi esortiamo a rendere questa preziosa testimonianza mediante il vostro lavoro fra gli anziani; che esso non sia soltanto una mera prestazione assistenziale, ma una fraterna condivisione di affetti e di speranza, in nome di quel Dio immutabilmente giovane, che efficacemente il profeta paragona ad «un cipresso sempre verde» (Os 14,9).
Siamo lieti di confermare questi voti con la Nostra Benedizione Apostolica.
Al pellegrinaggio organizzato dalle «Figlie di Nostra Signora del Monte Calvario»
Un saluto particolarmente affettuoso e cordiale rivolgiamo ora alla numerosa rappresentanza delle «Figlie di Nostra Signora del Monte Calvario», che sono intervenute all’udienza, insieme con i loro assistiti, col personale curante, gli alunni e gli insegnanti, per celebrare il centocinquantesimo anniversario della loro venuta a Roma, dietro invito del Nostro predecessore di v.m., Leone XII. Il pensiero corre istintivamente all’immensa schiera di persone minorate, sofferenti, bisognose, che in tutti questi anni sono state soccorse dalla carità del vostro Istituto, i cui membri hanno saputo chinarsi sulle più diverse manifestazioni dell’umana miseria, per alleviarne il peso ed aprirne gli orizzonti alle prospettive della speranza. In tal modo, voi e le vostre Consorelle avete accolto con grande cuore l’invito e la voce stessa di Cristo, che ha voluto farsi personalmente debitore di ogni amorosa attenzione rivolta anche al più debole e indifeso dei suoi fratelli (Cfr. Matth Mt 25,40).
Valga questa consapevolezza a stimolare in voi rinnovato slancio di generosità nella quotidiana consacrazione alle crocifiggenti esigenze dell’amore. Ve lo impetri, insieme con la nostra preghiera, l’Apostolica Benedizione, che volentieri estendiamo ai vostri assistiti, al personale, agli alunni ed alunne dei vostri Istituti e a tutti i loro familiari.
Ai fedeli della Parrocchia di Cristo Re
Ed ora un saluto affettuoso ai fedeli di una Parrocchia romana, ch’è vicina non solo topograficamente, ma anche e soprattutto spiritualmente alla Sede Apostolica: è la Parrocchia di Cristo Re nel quartiere delle Vittorie, la quale proprio in questi giorni ricorda il cinquantesimo anniversario di fondazione.
Noi siamo stati informati, Figli carissimi, delle speciali iniziative che, sotto la guida solerte dei Sacerdoti del S. Cuore, sono state promosse per tale ricorrenza, e ne siamo ad un tempo compiaciuti e grati. Anzitutto, perché esse han determinato un approfondito studio catechetico intorno al tema davvero inesauribile della Chiesa e della funzione, in essa, di Pietro e dei suoi successori; poi, perché in questo periodo avete pregato particolarmente per noi e, intrecciando alla festa del vostro bel Tempio gli auguri per il recente nostro genetliaco, siete venuti stamane a renderci omaggio.
Noi siamo assai lieti, pertanto, di questo incontro e, nel ricambiare i vostri nobili sentimenti, vi rivolgiamo una raccomandazione: fate che nella vostra Parrocchia, tanto vasta ed importante, fiorisca la vita religiosa in esemplare testimonianza cristiana ed in santa emulazione con le altre Chiese che gravitano in questa area, antica e nuova, dell’Urbe. Quale segno di paterno incoraggiamento vi impartiamo la Benedizione Apostolica.
Ai religiosi della Società del Verbo Divino
With paternal affection we greet the new Superior General and members of the Society of the Divine Word. Our prayer for all of you today-at this special moment of your General Chapter-is that you will indeed be faithful to the Divine Word, which constitutes the honoured title of your Congregation. We pray that, with a profound interior life and with solid discipline, you will live the Word of God and continue to preach it to the ends of the earth: the Word of God in all its purity, with all its exigencies, in all its power. And remember always, dear sons, that this Word of God-in the expression of Saint Paul-is truly “the power of God for salvation” (Rom. 1, 16). May the Holy Spirit strengthen you, today and for ever, in the missionary charism of Blessed Arnold Janssen.
Ad un gruppo di Domenicani irlandesi
We extend a special welcome to the Irish Dominicans and to those who are celebrating with them the third centenary of their arrival at San Clemente. You are the custodians, beloved sons, of a great Roman Church that keeps alive the apostolic witness of Saint Clement and the holy memory of Saints Cyril and Methodius. We are indeed grateful to you for your generous service, and to those who assist you in your worthy apostolate. And we pray that the Blessing of the Redeemer-from the triumphal arch of the Basilica-will continue to call brethren to the fullness of Christian unity, and to confirm future generations of your own countrymen in fidelity to the faith of the Apostles.
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
E’ cominciato l’Avvento. Che cosa è l’Avvento? L’Avvento è quel periodo di tempo che nella preghiera ufficiale della Chiesa precede e prepara la celebrazione del Natale. La preghiera della Chiesa segue il corso del tempo, che per noi si svolge non solo seguendo il ciclo cosmico-stagionale dei periodi termo-agrari, ma nella rinnovata memoria della vita temporale di Cristo e dell’opera da Lui compiuta, ch’è la Redenzione, il mistero di Dio nella storia, e che fissa un tale avvenimento nel ritmo solare del tempo da costituire un punto centrale nella successione della storia stessa, cioè nel tempo che passa, «La santa Madre Chiesa, dice il recente Concilio, considera suo dovere celebrare con santa memoria, in giorni determinati nel corso dell’anno, l’opera della salvezza . . .» (Sacrosanctum Concilium SC 102); così che la prima osservanza della vita religiosa consiste nell’avvertire il rapporto del tempo che passa con questa dominante presenza di Cristo sulle vicende della nostra vita transeunte nel tempo, l’inesorabile successione delle cose e degli avvenimenti in cui la nostra esistenza presente nasce, si afferma e muore.
Primo pensiero perciò della nostra matura coscienza dev’essere questa forma e questa misura di esistenza, in cui ci troviamo, affinché, come disse San Paolo nel suo celebre discorso di Atene, noi avessimo a cercare Iddio, se mai arriviamo a trovarlo andando come a tentoni, benché Egli non sia lontano da ciascuno di noi. In Lui infatti viviamo, ci muoviamo, ed esistiamo (Cfr. Act. 17, 27-28). Il senso naturale, fondamentale, primigenio di Dio si deve aprire, in mezzo alle mille esperienze della vita profana, in qualche lampo di chiarezza, che solleva nel nostro spirito il problema fondamentale di Dio. Dio batte alla nostra porta (Ap 3,20). Allora la Chiesa, con la sua sapiente e materna pedagogia, ci parla di Cristo, e nei giorni che noi chiamiamo giorni del Signore, cioè nelle domeniche, ci narra la storia della sua venuta e trasfigura il racconto in celebrazione, perché - ne dovremo riparlare - questa celebrazione liturgica è un momento di presenza: noi a Cristo, e Cristo a noi. Cristo che viene, questa è la veste del suo arrivo storico e figurativo; questo è l’Avvento che in primo luogo noi dobbiamo celebrare. Non è fantasia, è una memoria, è storia. Una storia, rispetto alla nostra temporanea attualità, retrospettiva; una storia che comincia 1977 anni fa (stando al calcolo originario di Cirillo d’Alessandria, che il monaco Dionigi, detto il Piccolo, compose a Roma tra il quinto e il sesto secolo dopo Cristo, compilando la collezione dei Concilii).
Questa necessità di ricorrere ai documenti antichi per avere una notizia cronologica dell’Avvento di Cristo c’insegna che si tratta d’un fatto determinato, storico, come noi diciamo, che riporta alla realtà del tempo, al mistero anzi del tempo scelto da Dio per la venuta nella scena del mondo del suo Figlio divino (Cfr. Hebr. 1, 2); e ci ricorda il nostro dovere di conoscere la « storia sacra », o per meglio dire la «Sacra Scrittura», la Bibbia (Cfr.
Dei Verbum DV 9-10). È il libro della Rivelazione, che con la Tradizione (Ibid. 8) costituisce la fonte storico-divina della nostra fede. Essa ha lo sguardo al passato, dal quale si proietta nei secoli quella Parola di Dio, dalla quale trae certezza e ricchezza la nostra religione.
Per celebrare bene l’Avvento noi dobbiamo avere in sommo rispetto questo sapiente atteggiamento: guardare indietro, guardare alla storia, alla «Storia sacra» attraverso la quale è scaturita la luce sul mondo. Rileggiamo il nostro Vito Fornari: «Gesù Cristo così venne al mondo, come arriva a noi una persona di cui abbiamo già udito il suono de’ passi. Il suono della venuta fu prima debole, come suole, e di lontano, e poi forte e vicino; ma incominciato infin dal principio, e poi continuato senza intermissione, e in sull’ultimo così chiaro, che allora tutte le cose parvero voci di annunzio, e il mondo non essere altro se non tutto quanto una preparazione di Cristo» (VITO FORNARI, Vita di Gesù Cristo, L. 1, vol. 1, p. 1P 31).
Facciamo tutti il proposito di completare la nostra cultura profana, di arricchire la nostra formazione religiosa ricercando la Verità che salva nello studio dei Libri scritturali, sotto la lampada del magistero della Chiesa.
Proposito questo che bene ci riapre l’anno liturgico nuovo e conforta i nostri passi per il successivo cammino.
Con la nostra Benedizione Apostolica.
A cinquemila giovani militari
Una speciale parola di saluto vogliamo ora rivolgere all’imponente rappresentanza di militari di diversi Corpi delle Forze Armate Italiane, guidati dal Comandante della Regione, Generale di Corpo d’Armata Giuseppe Santovito, i quali, insieme con i loro Cappellani, ci onorano stamani della loro visita. Siamo lieti di testimoniarvi innanzitutto la gioia che proviamo per questo incontro ed insieme la nostra gratitudine per il pensiero gentile, che qui vi ha portati. La vostra presenza, la divisa che indossate, le tradizioni gloriose dei Corpi a cui appartenete, ripropongono all’ammirazione di chi vi guarda le virtù morali, che devono distinguere il buon soldato: il senso dell’ordine e della disciplina, che sono i valori su cui riposa ogni serena convivenza sociale; quella generosa disponibilità all’abnegazione e al sacrificio, da cui tante volte ormai è sbocciato nelle vostre file il fiore purpureo dell’eroismo; il sempre vigile apprezzamento del giusto e dell’onesto, che svela e corregge le insidiose tentazioni del ricorso gratuito alla forza: l’amore alla patria, che nobilita il vostro servizio e vi concilia la stima di coloro - e sono la stragrande maggioranza - che vogliono un’Italia libera, democratica, concordemente protesa, pur nel legittimo pluralismo delle opinioni, alla conquista di mète sempre più avanzate di progresso sociale, di solidarietà, di pace. Questo, appunto, è l’ideale che deve costantemente animarvi: essere artefici di pace mediante l’esempio di magnanima dedizione al dovere, di imparziale tutela della legalità, di coraggiosa difesa dei diritti del cittadino, specialmente del più debole ed inerme.
Che Cristo, «principe della pace» (Is 9,5), conforti il vostro impegno con la sua grazia. Glielo chiediamo con la nostra preghiera e con l’Apostolica Benedizione, che volentieri vi impartiamo, intendendo raggiungere con essa anche le vostre famiglie e tutte le persone, che vi sono care.
Ai partecipanti al «Colloquio Internazionale su François Mauriac»
Nous sommes heureux de saluer aussi le groupe de spécialistes réunis ces jours-ci au Centre d’Etudes Saint-Louis de Frante pour un Colloque sur François Mauriac. Comment ne pas se réjouir de voir l’audience du grand romancier catholique se maintenir vivante et conserver sa force d’attraction? Nous souhaitons un plein succès à vos réunions, et Nous vous encourageons à mettre en relief les racines de ce christianisme vécu qui a inspiré François Mauriac et qui peut toujours éclairer les démarches de notre temps. De grand coeur, Nous bénissons vos travaux et vos personnes.
Ai membri della nave britannica «Ark Royal»
We are pleased to extend greetings to a special group from Great Britain: the Commanding Officer and the crew of the ship “Ark Royal”. To each one of you goes our cordial and personal greeting. We hope that here in Rome you will feel at home and that you will find spiritual refreshment and strength to continue your journey: strength and direction also for the journey of life. We ask you to send back our greetings to your families at home. God bless you all!
Paolo VI Udienze 1977 - Mercoledì, 2 novembre 1977