
Paolo VI Udienze 1978 - Mercoledì, 5 luglio 1978
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
In questa breve conversazione, che caratterizza la nostra Udienza, noi pensiamo al duplice stato d’animo che invade la coscienza dell’uomo in vacanza; uno stato d’animo di rilassamento generale, risultante spontaneamente dal disimpegno dei doveri consueti, sia scolastici che professionali; e ciò sembra conforme alla natura stessa delle vacanze, e al ricupero, sia pure passeggero, di una propria libertà: le vacanze non sono appunto un periodo di godimento del proprio tempo e lo scioglimento dei vincoli, che normalmente costringono la nostra azione? non sono le vacanze un periodo di vita spontanea guidata dal piacere di vivere e di riposare? E per altri invece, e spesso negli stessi individui che si propongono di concedere alle proprie vacanze uno stile di vita spontaneo, ispirato dai propri gusti e dai propri capricci, un altro stato d’animo occupa la coscienza interiore; ed è quello di profittare del periodo delle vacanze per dare alla propria libertà un impiego utile, talvolta più intenso dell’attitudine che lega al lavoro ordinario, quasi una fretta di profittare della relativa libertà concessa per fare qualche cosa di proprio genio, anche se molto impegnativo, come una lettura, una cura, un viaggio, una riflessione. Ebbene, noi augureremo a tutti che le vacanze siano davvero vacanze, per il riposo, per lo svago, per una ripresa di forze e di serenità. Ma noi prenderemo cura del secondo stato d’animo, quello ansioso di profittare della relativa libertà, che il tempo disimpegnato dai consueti doveri concede, per una «presa di coscienza» circa la propria vita e per un eventuale riordinamento dei propri pensieri, dei propri doveri.
Questo secondo stato d’animo interessa ora questa nostra breve riflessione, per ricordarci come poco noi siamo padroni di noi stessi, e che quanto più siamo affaccendati dalle nostre occupazioni ordinarie, tanto più siamo costretti a vivere fuori di noi stessi, dominati dalla pressione di doveri che noi abbiamo introdotti nel nostro interno, e che costringono a vivere in una forma non personale, non cosciente, non libera e talvolta non buona.
Le vacanze dovrebbero servire, oltre che al riposo fisico, anche ad un lavoro spirituale; e quanto più esse ci portano a concedere a noi stessi uno svago, un’assenza, una fuga da noi stessi, tanto più esse dovrebbero avere momenti di interiorità, di riflessione personale, di coscienza operante, di voce del silenzio, in ascolto di tutto lo svolgimento della nostra vita. Noi pensiamo di non andare contro corrente della psicologia delle persone intelligenti, le quali si pongono, sì, specialmente se giovani, il problema della autodirezione del proprio modo di vivere. Noi anzi li invitiamo a concedersi qualche giorno, qualche ora almeno di meditazione, qualche momento di revisione e di programmazione della propria esistenza. Spesso questo bisogno di concentrazione si sveglia proprio nei momenti migliori del contatto dell’animo con la rivelazione che il quadro della natura fa di se stesso, obbligando lo spettatore ad accogliere l’impulso a superare la visione del quadro stesso, e a risalire per le vie del pensiero, diventato contemplativo e quasi estatico, all’avvertenza del mistero riflesso nelle cose e che sembra ivi palpitare (ricordiamo la visione di S. Agostino, la quale, in certa misura è concessa ad ogni spirito capace di contemplare - Cfr. S. AUGUSTINI Confessiones, «Quaere super nos»: 10, 6, 9; 13, 32, 47 -).
Questo atto di concentrazione, per chi ha la fortuna della fede, porta facilmente alla preghiera interiore, porta ad ascoltare una voce, non del tutto ignota a ciascuno di noi cristiani, ma quasi sempre repressa e offuscata: non una voce imperante, ma una voce chiamante: «vieni e seguimi» (Lc 5 Lc 2-7). Cioè: il pronunciarsi d’una esigenza, che può avere differenti gradazioni e ancor più differenti modi d’essere seguita, ma in ogni modo una voce che sembra tracciare nel tempo della vita nostra una via diritta e coraggiosa, quella d’un’autentica vita cristiana.
Così sia. Con la nostra Benedizione Apostolica.
Alle Suore di San Carlo di Lione
Sans pouvoir saluer chaque groupe, Nous félicitons les Sceurs de Saint-Charles de Lyon, qui ont voulu tenir leur chapitre général près de Rome, marquant leur attachement au Siège Apostolique, selon l’esprit de leur fondateur, l’Abbé Charles Démia. Nous les bénissons spécialement, ainsi que tous les religieux et religieuses ici présentes.
Ad una équipe della Televisione Canadese
Nous sommes heureux d’adresser une parole de bienvenue aux représentants de la Société Radio-Canada, qui assistent à tette Audience et Nous permettent de transmettre aux téléspectateurs de leur grand pays, riche en traditions chrétiennes, notre particulière Bénédiction, destinée à tous les foyers réunis autour du petit écran.
Nous aimons savoir que la Télévision Canadienne se propose de leur présenter la vie du Serviteur de Dieu André Bassette. Nous formulons le voeu que l’exemple de ses vertus chrétiennes, de sa foi vécue et de son amour du Christ puisse être pour tous une inspiration et une invitation à vivre encore davantage selon l’Evangile.
Ai partecipanti al Seminario «Craft Art and Religion»
Our special greetings go to all those attending the Second International Seminar, entitled “Craft Art and Religion”, sponsored by the Smithsonian Institution and the Vatican Museums. We are indeed grateful to the Committee of Religion and Art of America and to the Secretariat of the Vatican Collection of Modern Religious Art, who have jointly organized this event.
Our message today to all of you is one of encouragement and high regard for your goals and your activities. We greatly appreciate the fact that you are conscious of the real need for the inspiration of religious values, not only in the field of art in general, but also in that concrete area of artistic expression which is the subject of your seminar. Persuaded as we are of the unique role of all religious art in uplifting humanity towards God, we willingly repeat to you the words we addressed five years ago to those assembled in the Sistine Chapel: “We hope that the conviction may be strengthened in the hearts of artists that the Catholic Church esteems, supports and protects them” (PAUL PP. VI, Address to the Artists, 23 June 1973).
In the solidarity of this commitment, we invoke God’s blessings on your work.
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
Diletti Figli e Figlie!
Nel rivolgervi il nostro saluto cordiale, sentiamo innanzitutto il bisogno di ringraziarvi per l’attestazione di affettuosa venerazione, che la vostra presenza ci reca. Voi siete qui per testimoniare la devozione e la fedeltà, che vi legano al Successore di Pietro. E qui siete anche per sollecitare da lui una parola di orientamento spirituale, che vi sia di guida e di stimolo nel quotidiano impegno di coerenza cristiana.
Ebbene, la parola che intendiamo affidarvi stamani, ci è suggerita dal caratteristico periodo annuale delle vacanze: dobbiamo dedicare questi giorni non solo alla riabilitazione delle forze fisiche e delle energie psichiche, ma anche, come abbiam detto altre volte, alle energie spirituali: non sono forse anch’esse parte - e parte preminente - della nostra realtà umana?
Ora, in questo impegno di ricupero spirituale, la prima occupazione che ci pare degna di attenzione è quella che definiremo una riattivazione della coscienza, di quell’atto, cioè, riflesso e personale, per il quale noi siamo presenti a noi stessi. Ovviamente, non è tanto la coscienza psicologica che ora ci interessa, quella coscienza cioè che forma la ricchezza della vita interiore degli uomini di pensiero e che può avere cento manifestazioni diverse, in gran parte fantastiche. A noi preme dare alla nostra coscienza, in questo momento, la sua espressione più alta e caratteristica, quella che chiamiamo «coscienza morale».
Se premurosamente vigile e incondizionatamente docile di fronte agli imperativi del bene morale, a cominciare da quello fondamentale, secondo cui «il bene deve esser fatto e il male deve essere evitato», la coscienza morale non può non condurre ad un atto religioso, alla avvertenza cioè del nostro rapporto di dipendenza dal Bene assoluto ed immutabile, che è Dio.
Figli carissimi, è proprio questo giudizio su noi stessi in ordine alla nostra più alta ed indispensabile relazione, quella con Dio, che dovrebbe occupare spiritualmente i momenti privilegiati di questo periodo di riposo e di attività spirituale. Purtroppo si sono scatenate nella psicologia moderna le obiezioni più numerose e più gravi contro il valore della coscienza morale: si vorrebbe abolire, nell’attività spirituale dell’uomo, questo atto riflesso e decisivo, che è costituito appunto dalla coscienza morale, dal giudizio cioè che un animo intelligente e sereno dà di se stesso, confrontandosi con le esigenze della legge morale (Cfr. S. THOMAE Summa Theologiae, I-IIae, qq. 90-108), nei cui imperativi si esprime la volontà stessa di Dio, nostro trascendente principio e nostra unica beatificante mèta. Il nostro augurio è che la pausa estiva dalle abituali occupazioni possa servire per un salutare impegno di chiarificazione interiore, che preluda alla gioiosa riscoperta di se stessi e, soprattutto, di quell’intimo e meraviglioso dialogo, che ognuno di noi può intessere, nel santuario della propria coscienza morale, con Dio giusto e misericordioso.
Con la nostra Apostolica Benedizione.
Ai «Nifios Cantores del Ztilia» del Venezuela
E stan hoy entre vosotros un grupo de «Niiios Cantores del Ztilia», de Venezuela.
Queridos hijos: Queremos saludaros de manera especial y manifestaros nuestra admiracion por vuestras voces. Con el deseo de que, con vuestros cantos, logreis elevar siempre las almas bacia Dios, recibid una especial Bendicion.
Ad un gruppo maltese
We extend a special welcome to the group from Malta: the sick and those who assist them. We greet you all in the love of the Saviour and commend you to the intercession of our Blessed Mother.
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
Fra le cose belle che le vacanze apportano, specialmente alla gioventù, è l’incontro di nuove amicizie. Incontro che noi auguriamo a quanti accolgono il nostro auspicio di buone e felici vacanze nel Signore.
Chi non sa, infatti, quanto siano numerose in questo tempo le occasioni d’incontro tra persone, in precedenza tra loro sconosciute ed estranee? E non è vero, ancora, che al giorno d’oggi questa possibilità si è accresciuta ed è diventata quasi abituale e comune, grazie allo sviluppo dei mezzi di comunicazione, che consentono di spostarsi con rapidità da un luogo all’altro, e di superare i confini, per l’addietro angusti, dei propri luoghi d’origine? Sono incontri, di cui anche a Noi giunge l’eco; ne abbiamo, anzi, una prova diretta in tanti di voi qui presenti.
Ebbene, Ci è così proposto questo nuovo tema da considerare in ordine alle vacanze, l’opportunità cioè che esse offrono per quella relazione tanto umana e tanto spirituale, che si chiama l’amicizia. Si realizzano nuovi incontri; si intrecciano nuove conoscenze, diverse da quelle consuete della scuola, della professione e della stessa parentela. E Noi siamo ancora tanto idealisti da pensare che l’amicizia, nel senso vero e severo della parola, sia non solo ancora possibile, ma si trovi, altresì, in condizioni adeguate per felici sviluppi.
Ma che cos’è l’amicizia? È questo un tema che si presta a molteplici considerazioni, come dimostra l’interesse che tanti scrittori fin dall’antichità gli hanno riservato. Potremmo ricordare, ad esempio, il famoso oratore romano Cicerone, che al «de amicitia» dedicò un trattato. Per lui il primo presupposto è che non si dà amicizia se non tra buoni, ed essa stessa «non è altro che un accordo perfetto su tutte le cose divine ed umane, accompagnato da benevolenza e da amore» (Cfr. M. T. CICERONIS Laelius, seu de amicitia, 5-6).
Accanto a questo alto esempio di sapienza pagana, come dimenticare tuttavia la superiore sapienza, che è inerente ed immanente alla Parola ispirata di Dio? Accenniamo almeno alle affermazioni luminose del Siracide sulla «preziosità» dell’amico fedele (Cfr. Eccli. 6, 14-16). Poi, dobbiamo ricordare il «comandamento nuovo» di Gesù, che trasforma e sublima l’amicizia in amore fraterno, in quanto ci impegna ad amarci gli uni gli altri com’Egli stesso ci ha amati (Cfr. Io. 13, 34). Egli che non volle più chiamare servi i suoi apostoli, ma li chiamò e li volle suoi amici (Cfr. Ibid. 15, 15), giunse a proporre e ad auspicare per loro la comunione piena, cioè l’unità di vita: «Che tutti siano una cosa sola, come tu, o Padre, sei in me, ed io in te» (Ibid. 17, 21). Qui siamo davvero al vertice di una umanamente impensabile ed irraggiungibile altezza. Qui l’amicizia, già consumatasi in amore, viene a sfociare in una mistica identità, che si modella sull’inesprimibile relazione trinitaria tra il Padre e il Figlio, nello Spirito.
Ed ora, quasi ridiscendendo da questa altezza, vogliamo concludere almeno che l’amicizia crea un’armonia di sentimenti e di gusti, che prescinde dall’amore dei sensi, ma invece sviluppa fino a gradi assai elevati, ed anche fino all’eroismo, la dedizione dell’amico all’amico.
Noi crediamo che gli incontri anche casuali e provvisori delle vacanze diano occasione ad animi nobili e virtuosi per godere di questa relazione umana e cristiana, che si chiama l’amicizia. Essa suppone e sviluppa la generosità, il disinteresse, la simpatia, la solidarietà e specialmente la possibilità del mutuo sacrificio.
Sarà facile, pura, forte l’amicizia se sarà sorretta ed alimentata da quella tipica e sublime comunione d’amore, che un’anima cristiana deve avere con Cristo Gesù. Vi accompagni la Nostra Apostolica Benedizione.
Ad un gruppo di Sacerdoti aderenti al Movimento dei Focolari
Rivolgiamo ora, un particolare saluto al gruppo di 400 Sacerdoti, aderenti al Movimento dei Focolari, i quali vogliono testimoniarci, con la loro presenza, devozione sincera, unità d’intenti, e rinnovati propositi di dedizione apostolica.
Ugualmente salutiamo i 350 volontari del medesimo Movimento, i quali sono qui convenuti da diverse parti del mondo, per rafforzare i vincoli di comunione, che li legano a Cristo ed alla Chiesa.
Con effusione di sentimento diamo, infine, il Nostro Benvenuto al gruppo di 200 giovani del Movimento Giovanile Missionario, dei quali conosciamo il generoso impegno nell’animazione missionaria delle loro Chiese particolari.
Su tutti scenda, propiziatrice di copiosi favori celesti, la Nostra Apostolica Benedizione.
A due gruppi particolari del Belgio e della Siria
Parmi les groupes présents, Nous sommes heureux de saluer trois cents jeunes des «Patros» de Belgique. Chers amis, aidez-vous mutuellement dans une organisation intelligente et saine de vos loisirs. Que Dieu affermisse votre foi et vous donne d’eri témoigner! Avec tous nos encouragements et Notre Bénédiction.
Nous avons une pensée spéciale pour les pèlerins de Syrie, guidés par Mgr Pau1 Coussa, Vicaire patriarca1 arménien de Damas. Le grand Apôtre Paul, converti sur le chemin de Damas, est venu porter jusqu’ici la Bonne Nouvelle du Seigneur Jésus. Comme lui, tenez ferme dans la foi et, dans ce Moyen Orient si tourmenté, soyez des artisans de paix. Avec notre particulière Bénédiction Apostolique.
A pellegrini giordani
And now a warm welcome to the pilgrims from Jordan. You have a special place in our affection. We pray for tranquility in your country, peace in your region, love in your hearts. And may the teachings of the Lord Jesus always find expression in your lives, and be your joy and your strength. God bless Jordan!
A pellegrini del Venezuela
Un saludo particular para la «Peregrination National de Nuestra Sefiora de Coromoto», de Venezuela. Como recuerdo de este grato encuentro, llevaos el testimonio de nuestro afecto y una cordial Bendicion.
UDIENZA GENERALE DI PAOLO VI
Figli e Fratelli carissimi,
Noi pensiamo che un desiderio molto bello vi abbia spinto a questo incontro, una curiosità molto nobile vi abbia suggerito di venire a questa non facile opportunità, non solo di vedere il Papa, ma anche e specialmente di ascoltare una sua parola, quasi a titolo di esperimento (Cfr. Luc Lc 2,15): vediamo un po’ che cosa il Papa ci può dire per nostra istruzione e per nostro conforto. Nel mondo in cui siamo, il frastuono di voci che vorrebbero captare la nostra attenzione è tale che non è facile capire quali siano le voci degne d’essere veramente ascoltate, e fra quelle ascoltate (mediante la radio, mediante la stampa, mediante la scuola, mediante la convivenza sociale, ecc.) non è facile distinguere le voci che arrivano ad un cittadino del mondo per divertirlo, per informarlo, o per istruirlo. Quali sono le voci che ci obbligano ad ascoltarle, quali sono quelle che meritano, o pretendono d’essere da noi non solo conosciute, per esempio, le voci della cultura, ma che esigono da noi d’essere prese come guida del nostro pensiero e soprattutto d’essere guida della nostra vita? Queste voci dominanti nella nostra vita le chiamiamo le nostre idee. Ciascuno ha le proprie idee, e sono queste che classificano la gente che pensa e che ne determinano il modo di agire.
Tutti sappiamo come oggi questo campo sia invaso da una quantità di idee, che possono giovare alla cultura o all’attività del mondo sociale, ma che per la loro stessa molteplicità, per la loro mutabilità e per la debolezza intrinseca della loro corrispondenza con la verità generano una mentalità sempre problematica e spesso superficiale. L’uomo moderno è assai cresciuto nelle sue conoscenze, ma non sempre nella solidità del suo pensiero, non sempre nella certezza di possedere la verità. Invece ecco il fatto singolare dell’insegnamento della Chiesa.
La Chiesa professa ed insegna una dottrina stabile e sicura. Intanto tutti dobbiamo ricordare che la Chiesa, prima d’essere maestra, è discepola. Essa insegna una dottrina sicura, ma insegna una dottrina ch’essa per prima ha dovuto imparare. L’autorità dell’insegnamento della Chiesa non deriva dalla sua propria sapienza, né dal controllo propriamente scientifico e razionale di ciò che ella predica ai suoi fedeli; ma dal fatto che essa annuncia una parola che deriva dal Pensiero trascendente di Dio. È questa la sua forza e la sua luce. Come si chiama questa trasmissione incomparabile del Pensiero, della Parola di Dio? Si chiama la fede.
Su tema di tale importanza e di tale ampiezza, noi ora accenniamo soltanto a tre punti. Il primo è dato dalla natura di questa conoscenza: essa non è contraria alla ragione, ma è superiore alla ragione. Cristo si è fatto maestro nostro per insegnarci Verità, che di per sé superano la nostra capacità d’intelligenza. Solo gli umili le accettano e così vivono in un’atmosfera di sapienza, d’ordine superiore. Ricordate le parole del Vangelo: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25).
Il secondo punto riguarda la necessità di avere e di professare la fede: «Senza la fede - è scritto nella lettera agli Ebrei - è impossibile piacere a Dio» (Hebr. 4, 6). E quante volte nel Vangelo si fa l’apologia della fede, che il Signore trova scarsa perfino nei suoi discepoli: «Uomo di poca fede - dice il Signore a Pietro che stava per affogare - perché hai dubitato?» (Mt 14,31) e lo riporta a galla.
Il terzo punto è un campo immenso di esperienza spirituale: ce lo ricorda San Paolo: «La fede opera mediante la carità» (Ga 5,6). Il che vuol dire che nella fede troveremo la pienezza della vita cristiana; vi troveremo la fortezza, la gioia, il conforto della vita divina a noi comunicata.
Così sia per noi! con la nostra Benedizione Apostolica.
Ad un pellegrinaggio proveniente dalla Sierra Leone
We welcome with paternal affection our sons and daughters from Sierra Leone, on pilgrimage with the Archbishop of Freetown and Bo and the Bishop of Makeni. We ask you to take our greetings back to your families, to your Dioceses and to all the people of your country. The Pope loves Sierra Leone.
Paolo VI Udienze 1978 - Mercoledì, 5 luglio 1978