GPII 1979 Insegnamenti - Alla "Caritas Internationalis" - Città del Vaticano (Roma)

Alla "Caritas Internationalis" - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Testimoniare la carità

Testo: Eminenza, Eccellenze, Cari fratelli e sorelle.

Questa settimana, prima del viaggio in Polonia, il programma del Papa è molto intenso. Tuttavia, ho voluto soddisfare il vostro desiderio di avere udienza, anche se brevemente, per manifestarvi la mia stima e l'importanza che attribuisco alla "Caritas Internationalis".

Prima di tutto, sono felice ai constatare l'insediamento sempre più vasto delle "Caritas" diocesane, in due terzi delle diocesi di tutto il mondo: esse sono, a livello locale, l'espressione e lo strumento della carità della grande comunità cristiana presieduta dal vescovo, e perciò di tutte le comunità ecclesiali, parrocchiali od altro, ad essa unite. Le "Caritas" nazionali hanno un ruolo di primo piano in più di cento paesi, nell'animazione e nel coordinamento dell'azione caritativa, in stretto legame con le Conferenze episcopali. E anche sembrato necessario - ed era già un'idea molto cara al mio rimpianto predecessore quando era ancora Monsignor Montini - che questi organismi nazionali siano confederati a livello internazionale nella "Caritas Internationalis", al fine di studiare, stimolare e armonizzare i progetti delle associazioni partecipanti. E' come un albero ben strutturato nelle sue multiple ramificazioni. Bisogna infine aggiungere che il Pontificio Consiglio "Co Unum" costituisce presso il Papa, presso colui che "presiede alla comunione universale di carità" (cfr. LG 13), un luogo d'incontro per tutte le organizzazioni della Chiesa dedicate alla carità e allo sviluppo.

Secondo il bel nome che portate e che è la parola-chiave del Vangelo, voi siete predisposti alla "carità". Tutta la vostra azione consiste nel vivere la carità, testimoniarla e nel metterla in pratica, concretamente e insieme ad altre persone. Non permettiamo che si svaluti la parola "carità", né la sua realtà. Essa non è soltanto il frutto di una pietà sentimentale passeggera. Essa è il più profondo amore verso il prossimo, verso chiunque, e in particolare verso chi è nel bisogno. La sua giustificazione e il suo dinamismo risiedono nel valore che si riconosce alla persona, alla sua dignità, al suo diritto di accedere ad una vita decente malgrado la miseria materiale o morale che la colpiscono in seguito a disgrazie, cataclismi naturali, malattie, situazioni di ingiustizia sociale, ecc.

E' sufficiente che questa persona sia nel bisogno, e a volte un bisogno immediato, di nutrimento, di alloggio, di abiti, di mezzi ai sostentamento, di conforto nella solitudine, di compagnia, di sostegno, per se stessa e per i suoi. E se questa persona ha tanto valore ai nostri occhi è perché essa ne ha prima di tutto agli occhi di Dio; è perché Cristo si identifica con essa (cfr. Mt 25,34-40); è perché Cristo ci chiede di fare per essa ciò, che in quella situazione, desidereremmo per noi stessi (cfr. Mt 7,12).

I cristiani non sarebbero degni del loro nome se non cercassero di accedere a questa carità che viene da Dio. Essi devono darne testimonianza personalmente, e nessuno ne è dispensato. Ugualmente, nessuno ne ha il monopolio.

Ma è fondamentale che i cristiani ne diano testimonianza comunitariamente, che il loro cuore sia formato per la carità, che il loro desiderio di azione caritativa sia illuminato, che le loro iniziative siano coordinate. Questo è il ruolo delle associazioni caritative nella Chiesa, specialmente delle "Caritas".

Quando si è definita così profondamente la carità, non si tratta più per la Chiesa di opporre misure di assistenza ad azioni indirizzate allo sviluppo. Le due cose devono camminare insieme. Come non preoccuparsi di stabilire per il domani condizioni di vita tali che le miserie endemiche dei nostri giorni possano essere superate o evitate nell'avvenire, per quanto dipende da noi? Ma cosa sarebbe questa preoccupazione di promozione umana se si rifiutasse di rispondere, oggi stesso, ai bisogni vitali che non possono attendere? Poiché la nostra società, grazie a Dio, si occupa sempre più di preparare un domani migliore: i cristiani devono essere presenti in ciò, a loro modo, cioè ispirati dall'amore e dalla giustizia, con lo scopo di promuovere tutto l'uomo e di far partecipare gli interessati al loro stesso sviluppo. Voi vi siete molto preoccupati di ciò nel corso di questa assemblea generale. Ma del resto, la nostra società, nel suo desiderio di pianificare tutto, tende a minimizzare, come provvisori, certi casi personali di urgenza, certe situazioni impreviste di difficoltà, certe categorie di marginali.

Ora, voi sapete che in tutte le nostre società nascono continuamente nuovi tipi di povertà, in margine al "progresso". "I poveri infatti li avrete sempre con voi" disse Gesù (Mt 26,11). La "Caritas" deve conservare come suo primo obiettivo, come vocazione singolare, la cura di trovarli, di aiutarli con una preoccupazione educativa e di sensibilizzare gli altri. E prestiamo anche attenzione perché le somme raccolte per questi poveri, a volte da parte di altri poveri, siano veramente destinate al servizio dei poveri.

Inoltre, il vostro coordinamento a livello internazionale, il fatto che siate riconosciuti da uno statuto consultivo presso organizzazioni internazionali, vi danno la possibilità e vi impongono il dovere di testimoniare la carità cristiana anche a livello di queste istanze internazionali o intergovernative.

Sono una presenza e un'azione che hanno la loro importanza. Il Concilio Vaticano II vi ha incoraggiato in ciò (cfr. GS 90). Voi sapete fino a qual punto la Santa Sede apprezzi questa attività internazionale, alla quale non esita a partecipare attivamente al livello che le compete.

Si possa ovunque manifestare, attraverso le vostre parole e le vostre azioni, l'Agape del Signore che non conosce limiti! Questo amore sia il fermento evangelico che contribuisce a fare di questo universo un mondo dove la fraternità e la solidarietà siano realmente vissute, dove gli uomini possano condurre una vita degna dei figli di Dio! In questo tempo liturgico noi imploriamo specialmente lo Spirito Santo, lo Spirito d'amore: egli illumini, purifichi, e fortifichi l'amore di tutti i membri delle "Caritas" che benedico di tutto cuore, con una speciale intenzione per i responsabili e i delegati qui presenti.

Data: 1979-05-28

Data estesa: Lunedì 28 Maggio 1979.





Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Il dono della Pentecoste per la maturità della fede

Testo:

1. Già nelle prime frasi degli Atti degli Apostoli leggiamo che Gesù, dopo la sua passione e risurrezione, "si mostro ad essi vivo... con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio" (Ac 1,3). Allora preannunzio che fra non molto sarebbero stati "battezzati in Spirito Santo" (Ac 1,5). E prima del definitivo distacco, come nota l'autore degli Atti degli Apostoli, san Luca, in questo caso nel suo Vangelo, ordino loro: "...restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto" (Lc 24,49). Perciò gli Apostoli, dopo che egli li ebbe lasciati salendo in cielo, "tornarono a Gerusalemme" (Lc 24,53), ove come di nuovo informano gli Atti "erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù" (Ac 1,14). Certamente il luogo di questa comune preghiera, raccomandata esplicitamente dal Maestro, era il tempio di Gerusalemme come leggiamo alla conclusione del Vangelo di san Luca (Lc 24,53). Ma lo era anche il cenacolo, come si desume dagli Atti degli Apostoli. Il Signore Gesù aveva detto loro: "Ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra" (Ac 1,8).

Anno dopo anno, la Chiesa nella sua liturgia festeggia l'Ascensione del Signore il quarantesimo giorno dopo la Pasqua. Anno dopo anno, anche quel periodo di dieci giorni che passa dall'Ascensione alla Pentecoste, trascorre in preghiera allo Spirito Santo. In un certo senso la Chiesa, anno dopo anno, si prepara all'anniversario del suo genetliaco. Essa - come insegnano i Padri - è nata sulla Croce il Venerdì Santo; ha rivelato questa sua nascita davanti al mondo nel giorno della Pentecoste, quando gli Apostoli furono "rivestiti di potenza dall'alto" (Lc 24,49); quando furono "battezzati in Spirito Santo" (Ac 1,5). "Ubi enim Ecclesia, ibi et Spiritus Dei; et ubi Spiritus Dei, illic Ecclesia et omnis gratia: Spiritus autem veritas" (Dove è la Chiesa, ivi è anche lo Spirito di Dio; e dove è lo Spirito di Dio, ivi è la Chiesa ed ogni grazia: lo Spirito è verità) (S. Ireneo, "Adversus haereses", III, 24,1: PG 7, 966).


2. Cerchiamo di perseverare in questo ritmo della Chiesa. Nel corso di questi giorni essa ci invita a partecipare alla novena allo Spirito Santo. Si può dire che, tra le diverse novene, questa è la più antica; che prende origine, in un certo senso, dall'istituzione di Cristo Signore. E' chiaro che Gesù non ha designato le preghiere che dobbiamo recitare durante questi giorni. Ma, indubbiamente, ha raccomandato agli Apostoli di trascorrere questi giorni in preghiera nell'attesa della discesa dello Spirito Santo. Questa raccomandazione era valida non solo allora. E' valida sempre. E' il periodo di dieci giorni dopo l'Ascensione del Signore porta in sé, ogni anno, la stessa chiamata del Maestro, nasconde anche in sé lo stesso mistero della Grazia, collegata col ritmo del tempo liturgico. Bisogna trar profitto da questo tempo. Anche in questo cerchiamo di raccoglierci, in modo particolare, e, in un certo modo di entrare nel cenacolo insieme con Maria e con gli Apostoli, preparando l'anima ad accettare lo Spirito Santo e la sua azione in noi. Tutto ciò ha una grande importanza per l'interna maturità della nostra fede, della nostra vocazione cristiana. Ed ha anche una grande importanza per la Chiesa come comunità: ogni comunità nella Chiesa e la Chiesa intera, come comunità di tutte le comunità, maturino anno dopo anno mediante il Dono della Pentecoste. "Il soffio ossigenante dello Spirito è venuto a svegliare nella Chiesa energie sopite, a suscitare carismi dormienti, a infondere quel senso di vitalità e di letizia, che ad ogni epoca della storia definisce giovane e attuale la Chiesa stessa, pronta e felice di riannunciare ai tempi nuovi il suo eterno messaggio" (Paolo VI, "Discorso ai Cardinali", 21 dicembre 1973: AAS 66 (1974) 18).

Anche quest'anno bisogna prepararsi all'accettazione di questo Dono.

Cerchiamo di partecipare alla preghiera della Chiesa "...Il est impossible d'entendre l'Esprit sans écouter ce qu'il dit à l'Eglise" (...è impossibile intendere lo Spirito senza ascoltare ciò che egli dice alla Chiesa: M. de Lubac, "Meditazioni sulla Chiesa", Parigi 1973).

Preghiamo anche da soli. C'è una preghiera particolare che risuonerà con la dovuta forza nella liturgia della Pentecoste; possiamo pero ripeterla spesso, soprattutto nell'attuale periodo di attesa: "Vieni, Santo Spirito, / manda a noi dal cielo / un raggio della tua luce. // Vieni, padre dei poveri, / vieni, datore dei doni, / vieni, luce dei cuori, // ...ospite dolce dell'anima, / dolcissimo sollievo. // Nella fatica, riposo, / nella calura riparo, / nel pianto, conforto // Lava ciò che è sordido, / bagna ciò che è arido, / sana ciò che sanguina. // Piega ciò che è rigido, / scalda ciò che è gelido, / drizza ciò che è sviato.

Forse un giorno ritorneremo ancora su questa magnifica Sequenza e cercheremo di commentarla. Oggi basti soltanto un breve richiamo della memoria su alcune parole e su alcune frasi.

Rivolgiamo quindi le nostre preghiere in questo periodo allo Spirito Santo. Preghiamo per i suoi doni. Preghiamo per la trasformazione delle nostre anime. Preghiamo per la fortezza nella confessione, per la coerenza della vita con la fede. Preghiamo per la Chiesa, affinché adempia la sua missione nello Spirito Santo; affinché la accompagni il consiglio e lo Spirito dello Sposo e del suo Dio (cfr. S. Bernardo, "In vigilia nativitatis Domini Sermo" 3,1; PL 183, 941).

Preghiamo per l'unione di tutti i cristiani. Per l'unione nell'eseguire la stessa missione.


3. La descrizione di questo momento in cui gli Apostoli, radunati nel cenacolo gerosolimitano, hanno ricevuto lo Spirito Santo, è in modo particolare legata con la rivelazione delle lingue. Leggiamo: "Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempi tutta la casa dove si trovavano.

Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi" (Ac 2,2-4).

L'evento, che ebbe luogo nel cenacolo, non passo senza attenzione al di fuori, presso la gente, che allora si trovava a Gerusalemme, ed erano - come leggiamo - Giudei di diverse nazioni. "...La folla si raduno e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua" (Ac 2,6). E quelli che si meravigliavano così, sentendo parlare la propria lingua, sono in seguito enumerati nella descrizione degli Atti degli Apostoli: "Parti, Medi, Elamiti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadocia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, stranieri di Roma. Ebrei e proseliti Cretesi e Arabi" (Ac 2,9-11). Tutti costoro sentivano nel giorno della Pentecoste gli Apostoli, che erano Galilei, parlare nelle loro proprie lingue ed annunziare le grandi opere di Dio (cfr. Ac 2,11).

Così dunque il giorno della Pentecoste porta in sé il visibile e percettibile annunzio della realizzazione del mandato di Cristo: "Andate... e ammaestrate tutte le nazioni..." (Mt 28,19). Mediante la rivelazione delle lingue vediamo già, in un certo modo, e sentiamo la Chiesa che, adempiendo a questo mandato, nasce e vive tra le varie nazioni della terra.

Fra qualche giorno, nella ricorrenza del giubileo di san Stanislao avro la fortuna di recarmi in Polonia, nella mia patria. Proprio là celebrero la Pentecoste, la festa della discesa dello Spirito Santo. Per questa occasione ho già più di una volta espresso il mio ringraziamento all'Episcopato e alle autorità statali polacche per tale invito. Oggi lo rinnovo ancora una volta.

In questa prospettiva, desidero esprimere la mia particolare gioia perché a quella rivelazione delle lingue nel giorno della Pentecoste si sono aggiunte, durante la storia, anche le singole lingue slave, dalla Macedonia attraverso la Bulgaria, la Croazia, la Slovenia, la Boemia, la Slovacchia, la Lusazia, in occidente. E dall'oriente: Rus (oggi chiamata l'Ucraina), Russia e Bielorussia. Desidero esprimere la gioia particolarissima perché alla rivelazione delle lingue nel cenacolo di Gerusalemme nel giorno della Pentecoste si è aggiunta anche la mia nazione e la sua lingua: la lingua polacca. Giacché mi si offre l'opportunità di visitare, nella solennità della Pentecoste, la mia Patria, desidero esprimere il mio ringraziamento perché il Vangelo è annunziato da tanti secoli in tutte queste lingue e particolarmente nella mia lingua nazionale. E nello stesso tempo desidero servire questa importante causa dei nostri tempi: perché "le grandi opere di Dio" continuino ad essere annunziate con la fede e con il coraggio come semente della speranza e dell'amore che, mediante il Dono della Pentecoste, ha innestato in noi Cristo.

La mia visita in Polonia, dal 2 al 10 giugno prossimi, avrà luogo mentre in Italia e in alcuni altri Paesi d'Europa si svolgeranno avvenimenti di grande portata: in Italia, il 3 e il 4 giugno, le elezioni per il Parlamento nazionale; il 10 giugno, nei Nove Paesi della Comunità Europea, l'elezione del primo Parlamento, designato a base popolare, della Comunità stessa.

Lontano fisicamente, mi sentiro vicino col cuore alle decine e decine di milioni di uomini e di donne che si appresteranno ad adempiere un dovere che è, allo stesso tempo, un atto di servizio al bene comune. Preghero il Signore, e sono sicuro che voi lo pregherete con me, affinché tutti sappiano compiere tale loro dovere con senso di responsabilità e di maturità, ispirato al dettame profondo della propria coscienza.

Ai membri del "Comité des Organisations familiales auprès des Communautés Européennes" Desidero salutare in modo particolare i membri del "Comité des Organisations familiales auprès des Communautés Européennes": nei grandi mutamenti in corso, vi incoraggio di cuore nella vostra azione, per salvaguardare e promuovere gli interessi della famiglia, e per studiare i problemi secondo una prospettiva educativa e sociale.

Ai partecipanti dell'assemblea plenaria del "Comité Euro-International du Béton" Saluto i partecipanti dell'assemblea plenaria del Comité Euro-International du Béton. Noi valutiamo giustamente le vostre responsabilità: la tecnica del cemento regna ormai in quasi tutte le grandi costruzioni in tutto il mondo, sia che si tratti di immobili, di lavori pubblici e anche di opere d'arte. Questo progresso tecnico impressionante deve offrire tutte le garanzie e armonizzarsi con le nostre città e i nostri paesaggi. E' compito vostro vegliare su ciò. Vi auguro di giungere ad unire sempre di più la solidità con la praticità e la bellezza, in modo da potere, anche voi, contribuire a dare al mondo un volto più umano.

Al gruppo dei Dirigenti IRI Desidero rivolgere un particolare saluto ai Dirigenti dell'Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI) e a quanti hanno concluso i corsi di perfezionamento promosso da tale Istituto e si accingono ora a ritornare alla propria patria.

Carissimi, so che provenite da vari Paesi e che avete atteso con impegno a dei corsi teorici e pratici, che vi permetteranno di essere più utili alle vostre rispettive nazioni.

La Chiesa incoraggia ogni opportuna iniziativa diretta a favorire una fraterna collaborazione tra i vari Paesi del mondo, a vantaggio soprattutto di quelli che sono in via di sviluppo.

Il Signore vi sostenga e benedica voi, i vostri familiari e i popoli che attendono la vostra collaborazione.

A vari gruppi Il tempo non mi consente di avere una parola per ogni gruppo. Desidero tuttavia menzionare almeno i più numerosi e qualificati, fra i quali il pellegrinaggio dell'Istituto "Pio IX all'Aventino" dei fratelli delle Scuole Cristiane; le religiose e le laiche appartenenti al Pontificio Istituto Teologico Internazionale "Regina Mundi", che celebra quest'anno il venticinquesimo anniversario di Fondazione; le Suore della Congregazione della Carità di Nevers, residenti a Roma, con gli alunni e i loro genitori e insegnanti, che ricordano il centenario della morte di santa Bernardetta Soubirous; le Figlie della Divina Provvidenza; le signore del "Movimento di spiritualità vedovile Madonnina del Grappa", che rappresentano le quindicimila associate di tutta Italia; gli alunni del Liceo Linguistico Tiraboschi di Modena; i gruppi giovanili della "Polisportiva Silenziosa Romana" e del Centro Sportivo del Coni con sede a Santa Maria delle Mole a Roma, che sono venuti a questa udienza con una numerosa "staffetta", partendo dalla Chiesa parrocchiale; saluto poi i folti pellegrinaggi delle parrocchie romane.

Grande è la varieta di età, di ambiente, di spiritualità di tutti voi! Ma unica è la fede, unico l'amore a Cristo e la venerazione per il Papa! Tutti ringrazio e tutti saluto e benedico nel Signore! Ai giovani Sono lieto ora di salutare, con affetto paterno, i fanciulli, i ragazzi e i giovani, i quali con il loro entusiasmo danno, come sempre, a questa udienza una nota vibrante di letizia e di freschezza. Vi ringrazio caldamente, carissimi figli, per il dono della vostra presenza, della vostra giovinezza e della vostra fede cristiana.

Impegnatevi, senza mai stancarvi, nella crescita spirituale e culturle in modo da formare davvero l'onore della vostra famiglia e del Papa, che nutre per voi tanta fiducia perché sa che voi siete capaci di grandi cose, ben conoscendo la generosità dei vostri cuori e l'ardore dei vostri animi.

Per tanti giovani bisognosi siate amici, guida e sostegno spirituale. Lo Spirito Santo vi illumini e vi conceda tanta fortezza.

Agli ammalati E ora il mio pensiero si rivolge agli ammalati che, superando disagi e difficoltà, hanno voluto essere presenti a questa udienza e uniscono il loro entusiasmo a quello di tutti.

Desidero sottolineare questo loro atto di fede e di coraggio e, nell'esortarli a sentirsi sempre parte viva della comunità a cui appartengono, esprimo il mio apprezzamento sincero per il contributo che essi recano alla Chiesa con l'offerta delle loro sofferenze e con la testimonianza del loro esempio. Ad essi e a quanti li assistono con amorevole dedizione, la mia confortatrice benedizione apostolica.

Alle coppie di sposi novelli Sono certo di interpretare il pensiero di tutti i presenti, rivolgendo un cordiale augurio agli sposi novelli, che prendono parte a questa udienza. Possa il vostro amore, corroborato dalla grazia del Sacramento, crescere nel tempo, affinarsi nella consuetudine della convivenza quotidiana, temprarsi nell'inevitabile confronto con le prove e le avversità dell'esisteza. La Madonna della Visitazione, nel cui ricordo concluderemo domani il mese di maggio, sia accanto a voi ogni giorno, con la sua materna sollecitudine, per guidarne i passi, raccoglierne le invocazioni, colmare cuori di serena fiducia e di pace. Avvalori questi voti la propiziatrice benedizione apostolica.

Data: 1979-05-30

Data estesa: Mercoledì 30 Maggio 1979.





Al cardinale Paolo Bertoli - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Delega di facoltà durante l'assenza del Papa

Testo: Al nostro Venerabile Fratello Cardinale Paolo Bertoli Camerlengo di Santa Romana Chiesa.

In procinto di partire per la Polonia dove, come è noto, si celebra il nono centenario del martirio di san Stanislao, Vescovo e nostro predecessore nella sede di Cracovia, ci sembra opportuno disporre che gli affari che richiedono il nostro intervento vengano amministrati, nel periodo del nostro viaggio, cioè dal 2 al 10 giugno di quest'anno, da un Cardinale di Santa Romana Chiesa, qualora ve ne fosse bisogno.

Ti deleghiamo perciò, Venerabile nostro fratello, che hai l'incarico di Camerlengo della Chiesa Romana, la facoltà di concedere, durante la nostra assenza, se vi fosse un pericolo nella dilazione, sentito il Sacro Dicastero competente, gli indulti, le facoltà e le grazie che noi stessi siamo soliti elargire, e ti deleghiamo la facoltà di prendere decisioni, se si presentasse un caso grave e lo richiedesse la Sacra Congregazione della Curia Romana, in merito alla amministrazione di una diocesi mediante la nomina di un Amministratore Apostolico.

Ti chiediamo anche di elevare fervide preghiere a Dio, in quei giorni, perché questo nostro viaggio sia ricco di più abbondanti frutti spirituali, con l'intercessione della Beata Vergine Maria, che si venera con grande devozione nel Santuario di Jasna Gora.

Infine, nostro Venerabile fratello, di cui conosciamo l'osservanza verso la Sede di Pietro e l'esperienza, ti impartiamo la benedizione apostolica come testimonianza della nostra fraterna affezione.

Data: 1979-05-30

Data estesa: Mercoledì 30 Maggio 1979.





A Vescovi indiani in visita "ad limina" - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Sostegno e guida della comunità di fede

Testo: Cari fratelli in nostro Signore Gesù Cristo, per la terza volta nell'arco di un mese ho il piacere di ricevere un gruppo di Vescovi indiani nella loro visita "ad limina". Ricordando i miei incontri con vostri fratelli Vescovi, offro anche a voi, come incoraggiamento e fortificazione, le riflessioni che ho già condotto insieme a loro. Parlavo del ministero della fede che ci appartiene, che è basato sulla potenza di Dio, e che viene eminentemente espresso nel Sacrificio Eucaristico e nel Sacramento della Penitenza. Parlavo inoltre del santo nome di Gesù. Fonte della nostra forza e ispirazione gioiosa di tutte le nostre attività pastorali. Oggi vorrei proseguire a riflettere con voi sul nostro comune ministero esercitato nel nome di Gesù Cristo, il Figlio di Dio e Salvatore del mondo.

Giorno dopo giorno noi siamo consapevoli della sfida delle parole di Cristo dette prima dell'Ascensione: "Andate in tutto il mondo. Predicate il Vangelo ad ogni creatura" (Mc 16,15). Come Vescovi con questo mandato noi sappiamo cosa significhi l'esperienza del limite, il trovare opposizioni, affrontare l'ingiustizia e sentire gli effetti del peccato. Siamo comunque ripieni di speranza nella nostra opera, e accettiamo il nostro incarico con le parole di Dio: "Virtus in infirmitate perficitur" (2Co 12,9). Questo, fratelli, era anche il convincimento di tutti i Vescovi del mondo all'inizio del Concilio Vaticano II.

Nel loro messaggio d'apertura dissero: "Certamente noi manchiamo di risorse umane e di potere terreno. Ma noi mettiamo la nostra speranza nel potere dello Spirito di Dio, promesso alla Chiesa dal Signore nostro Gesù Cristo" ("Messaggio a tutti gli uomini" dei Padri Conciliari, 20 ottobre 1962).

Questo deve sempre essere il nostro atteggiamento, specialmente oggi, mentre attendiamo, nell'unità della fratellanza apostolica, insieme con Maria, la Madre di Gesù, di ricevere nuovamente alla Pentecoste il dono di Spirito del Padre, per proseguire a rendere testimonianza a Gesù e per continuare tra la nostra gente il suo compito di Buon Pastore.

La scorsa domenica ho avuto la gioia di ordinare ventisei nuovi Vescovi fra cui l'ausiliare di Calcutta. Non ho potuto fare a meno di riflettere sul profondo significato del rito dell'ordinazione quando esaminavo i candidati e chiedevo: "Siete decisi, come padri devoti, a sostenere il popolo di Dio e a guidarlo sulla strada della salvezza collaborando con i sacerdoti e i diaconi che condividono il vostro ministero?". Queste sono infatti due parole chiave: sostenere e guidare. Il nostro ministero pastorale esercitato in stretta unione con i nostri collaboratori è soprattutto orientato al bene del popolo di Dio, la maggioranza del quale è composta dal nostro diletto laicato. Per esso noi diamo la nostra vita, come padri devoti, per sostenerlo e guidarlo sulla via della salvezza. Paolo VI completa la nostra comprensione della realtà della nostra paternità spirituale quando scrive nell'"Ecclesiam suam": "Elevandoci a pastori, padri e insegnanti degli uomini, dobbiamo contemporaneamente divenirne i loro fratelli". così nella fratellanza che dobbiamo sforzarci di esternare, Gesù Cristo è davvero il nostro modello supremo, egli che è l'Unigenito Figlio di Dio, ma che divenne e fu giustamente chiamato "il primogenito tra i molti fratelli" (Rm 8,29).

In questo tempo di Pentecoste sosteniamo la nostra gente trasmettendole l'insegnamento di Cristo stesso: "Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo Regno" (Lc 12,32). In particolare a questo proposito vogliamo sottolineare la dignità del laicato nella comunità della Chiesa. Di primaria importanza sotto questo aspetto è il fatto che col Battesimo e la Cresima il Signore stesso chiama i laici a condividere la missione salvifica della Chiesa (cfr. LG 33). Non vi sono dunque ragioni pragmatiche che ci forzano a sostenerli e a guidarli nel loro apostolato, ma la vera volontà di Cristo per il suo popolo, per la sua Chiesa. In tante circostanze i laici sono gli araldi immediati della fede che danno autentica testimonianza al Regno di Dio, che deve ancora manifestarsi nella sua pienezza.

Spetta al laicato disporre le questioni temporali nella giustizia e nella pace, nell'equilibrio e nella libertà, nella verità e nell'amore, in sintonia con il piano divino della creazione e redenzione. Come il lievito, essi sono chiamati a lavorare per la santificazione del mondo, per la santificazione del mondo dall'interno, iniziando dalle loro stesse famiglie. Tutti i loro sforzi, le lotte e le sofferenze, in favore del regno di Dio, hanno un immenso valore quando vengono unite al sacrificio di Cristo. Nell'esempio del laico, il mondo deve vedere l'amore di Cristo manifestato nelle sue membra. La natura della Chiesa come comunità di oranti viene immediatamente percepita attraverso le assemblee di fedeli riuniti per l'adorazione e la lode del Signore.

Nella comunità dei fedeli - che devono sempre mantenere l'unità cattolica con i Vescovi e la Sede Apostolica - ci sono grandi approfondimenti di fede. Lo Spirito Santo è attivo nell'illuminare le menti dei fedeli con la sua verità e nell'infiammare i loro cuori del suo amore. Ma queste intuizioni di fede e questo "sensus fidelium" non sono indipendenti dal magistero della Chiesa, che è strumento dello stesso Spirito Santo e che è da lui assistito. Solo se i credenti sono nutriti dalla parola di Dio, fedelmente trasmessa nella sua purezza e integrità, i loro particolari carismi diventano operativi e fruttuosi. Quando la parola di Dio viene fedelmente proclamata alla comunità ed è accettata, essa porta frutti di giustizia e santità di vita, in abbondanza. Ma il dinamismo della comunità nel comprendere e nel vivere la parola dipende dalla sua intatta accoglienza del "depositum fidei"; e, a questo preciso scopo, alla Chiesa è stato donato un particolare carisma apostolico e pastorale. E' lo stesso ed unico Spirito di verità che dirige i cuori dei fedeli e che garantisce il magistero dei pastori del gregge.

Uno dei più grandi servizi che noi possiamo rendere al nostro popolo è annunciargli giorno per giorno "le imperscrutabili ricchezze di Cristo" (Ep 3,8) rilevando che il Cristianesimo è un messaggio unico e originale di salvezza che si trova nel nome di Gesù Cristo e nel suo nome soltanto.

Fratelli, ciascuno di noi deve ripetutamente confermare il si della sua ordinazione episcopale: dobbiamo essere decisi nel sostenere il popolo di Dio e nel guidarlo sulla strada della salvezza. Per adempiere a questo compito pensiamo a Gesù che trasmette ai suoi discepoli il grande tesoro delle parole del Padre: "Ego dedi eis sermonem tuum" (Jn 17,14). Siamo chiamati a continuare la sua rivelazione del Padre, a trasmettere la parola di Dio.

Mentre esortiamo sempre di più la nostra gente a un servizio indiscriminato ai loro fratelli e all'amore universale, desideriamo che essi realizzino la grande dignità, che è loro propria come discepoli di Cristo, e l'effettiva conseguenza di questa discepolanza nella loro vita quotidiana. Con umiltà, ma con profonda convinzione, dobbiamo prendere posizione trasmettendo chiaramente l'esortazione di san Paolo: "Non conformatevi alla mentalità di questo secolo" (Rm 12,2).

Tutto questo, fratelli, descrive la sfida posta ai nostri laici, i quali devono coraggiosamente prendere il loro posto nell'unione d'amore con i loro Vescovi nel "pusillus grex"; tutto ciò chiarisce gli obiettivi dell'educazione seminariale che dobbiamo predisporre; tutto ciò sottolinea i compiti sacerdotali della vera evangelizzazione e ci fa maggiormente partecipi del nostro ministero pastorale di Vescovi della Chiesa di Dio.

Cari fratelli, proseguiamo - proseguiamo insieme: tra noi e con il nostro clero - nel nome di Gesù: forti nella nostra comunione di fede e d'amore, sereni di fronte agli ostacoli, perseveranti nella preghiera con Maria e a Maria, e, come padri e fratelli, sostenendo i nostri fedeli nella loro significativa vocazione di Cristiani, guidandoli sulla via della salvezza.

Insieme a tutta la Chiesa attendiamo lo Spirito Santo, il solo in grado di sopperire alla nostra debolezza e di portare a compimento e perfezione il ministero di fede che noi esercitiamo nel nome del nostro Signore Gesù Cristo, al quale sia reso onore e gloria, nei secoli dei secoli. Amen.

Data: 1979-05-31

Data estesa: Giovedì 31 Maggio 1979.






GPII 1979 Insegnamenti - Alla "Caritas Internationalis" - Città del Vaticano (Roma)