
GPII 1979 Insegnamenti - All'aeroporto - Treviso
Titolo: Supplemento d'anima per il mondo contemporaneo
Testo: Ringrazio di cuore Monsignor Vescovo di Treviso per le cordiali e nobili parole, che mi hanno offerto il saluto di tutta la diocesi in questo atteso incontro, il quale corona una giornata così intensa di contatti, di colloqui, d'intime emozioni, di evocative ed esaltanti visioni.
Nel momento in cui mi accingo a lasciare questo lembo di terra veneta, benedetta e cara, costellata di campanili e vette alpine, eloquente per i suoi suggestivi inviti alla contemplazione ed alla preghiera, non posso nascondere la profonda commozione che invade il mio spirito. E' stato, infatti, un immergersi estatico e gioioso in una natura incantevole per la sua bellezza e in un'atmosfera satura di religiosità, la quale mi è venuta incontro corroborante, soprattutto nel contatto diretto con queste generose popolazioni, spiritualmente ancorate a solide tradizioni di fede e di pratica cristiana. Posso così comprendere ancor più a fondo l'ampiezza e il vigore delle virtù sacerdotali che caratterizzarono e definirono l'intera personalità del mio immediato predecessore, di cui sono lieto di aver potuto visitare il paese natale.
Partendo, ora, dall'amata città di Treviso, mi sia consentito di ricordare che questa diocesi diede i natali al grande Pontefice san Pio X, anima eccelsa di maestro e di apostolo, che qui, fin dai primi anni del suo sacerdozio, mise in luce un vivo ed infaticabile anelito pastorale, che avrebbe fatto di lui, in seguito, un Papa eminente, difensore della fede, della verità, della giustizia, un uomo di Dio, animato sempre da una interpretazione soprannaturale delle vicende del mondo e della storia. Proprio in questi giorni abbiamo celebrato il 65° anniversario della sua morte, avvenuta il 21 agosto 1914, e in quest'anno ricorre anche il 25° della sua Canonizzazione.
Lascio Canale d'Agordo, Belluno e Treviso con una ulteriore riprova di quanto sia imprescindibile per il cristiano l'assimilazione vitale della verità evangelica, che è tale da liberare e potenziare tutte le sue risorse di tenacia, di pazienza e soprattutto di fiducia nel Signore e nella sua vittoria. In questa cornice ben si comprendono le grandi recenti figure di san Pio X e di Giovanni Paolo I, figli di questa terra, che in contingenze storiche tanto diverse, resero al Vangelo e a Cristo una così convincente testimonianza.
Nell'accomiatarmi dai cari figli e figlie della diocesi di Treviso, qui degnamente rappresentati dal loro Pastore e da un folto gruppo di clero e di fedeli, mentre esprimo il rammarico di non poter sostare più a lungo, desidero lasciare quale ricordo alcune parole di esortazione e di incoraggiamento che papa Giovanni Paolo I pronunzio nel suo primo Messaggio al Collegio Cardinalizio, alla Chiesa ed al Mondo, all'alba del suo pontificato: "Chiamiamo anzitutto i figli della Chiesa a prendere coscienza sempre maggiore della loro responsabilità: "Vos estis sal terrae, vos estis lux mundi" (Mt 5,13ss)... i fedeli devono essere pronti a dare testimonianza della propria fede davanti al mondo: "parati semper ad defensionem omni poscenti vos rationem de ea, quae in vobis est, spe" (1P 3,15).
La Chiesa, in questo sforzo comune di responsabilizzazione e di risposta ai problemi lancinanti del momento, è chiamata a dare al mondo quel "supplemento d'anima" che da tante parti si invoca e che solo può assicurare la salvezza" (Giovanni Paolo I, Radiomessaggio "Urbi et Orbi", 27 agosto 1978: "Insegnamenti di Giovanni Paolo I", p, 14).
Ed ora voglio innalzare un inno di gratitudine all'Altissimo che mi ha permesso di vivere ore intense ed indimenticabili, accompagnate da manifestazioni di entusiasmo, di cordialità e di profonda devozione verso l'umile Vicario di Cristo.
Il mio pensiero si rivolge ancora una volta, con particolare benevolenza, al Presidente del Consiglio dei Ministri, a tutte le Autorità Civili e Militari, ai Sindaci e a quanti hanno preso parte a questa giornata tanto significativa.
Porgo un saluto particolarmente caloroso e fraterno al Cardinale Patriarca di Venezia, e ai Presuli della Regione Triveneta, con speciale riguardo per il Vescovo di Belluno e Feltre che, insieme col suo clero, ha saputo rendere vivi e festosi gli incontri con i fedeli di quella diocesi.
Desidero da ultimo formulare un paterno auspicio che, salendo dal profondo del mio cuore, si trasfonde in preghiera al Signore: la gioia di questo giorno, gioia di fede e di comunione, non venga mai meno, ma ci accompagni come eco serena che raddolcisca i nostri animi e sia ispiratrice d'incoraggianti certezze nei momenti della prova, nel convincimento che il Signore è sempre vicino, così come lo abbiamo potuto avvertire oggi con particolare letificante intensità.
In pegno del mio animo commosso, in questo momento, abbraccio con paterna benevolenza tutte le persone incontrate e quanti mi hanno seguito col pensiero e con la preghiera, mentre, propiziatrice di ogni desiderata grazia celeste, effondo ancora una volta sulla diletta Italia e sull'umana famiglia l'apostolica benedizione.
Data: 1979-08-26
Data estesa: Domenica 26 Agosto 1979.
Titolo: Con l'esempio e la parola insegno a tutti ad amare
Testo: Saluto cordialmente Monsignor Vescovo e i carissimi sacerdoti e fedeli della diocesi di Vittorio Veneto.
Siate i benvenuti nella casa del Papa! Già un anno fa avevate espresso al Santo Padre Giovanni Paolo I, appena eletto al sommo pontificato, il vivo desiderio di incontrarvi nuovamente con lui nel primo anniversario della sua elezione: era stato per ben undici anni vostro Pastore, e l'avevate amato, seguito, venerato; e, anche se divenuto Papa, continuava a rimanere un po' vostro; e giustamente! E perciò volevate ritrovarvi con lui che certo mai vi aveva dimenticati! Ed invece, eccovi oggi, per i misteriosi e imprevedibili disegni di Dio, in pellegrinaggio di preghiera alla sua tomba nelle Grotte Vaticane; eccovi qui, riconoscenti per l'amore che vi porto, ma anche tuttora scossi e quasi increduli per il veloce mutamento delle cose, avvenuto in così breve periodo di tempo. Ma lui stesso, l'indimenticabile Giovanni Paolo I, così affabile e così sapiente, col suo sorriso ci consola e ci incoraggia, affidandoci alla bontà infinita della Provvidenza, che sconvolge ma non confonde i piani umani.
Ed infatti voi avete desiderato di compiere ugualmente il vostro pellegrinaggio per incontrarvi col suo successore, scelto dalla volontà di Dio per la Cattedra di Pietro. Il vostro pellegrinaggio, organizzato dal settimanale diocesano "L'Azione", che celebra il suo 65° anniversario di vita, è un attestato di fede e di amore, e io, mentre vi porgo il mio saluto più cordiale e il mio più sentito ringraziamento, vi assicuro pure la mia speciale benedizione.
Infatti nella vostra diocesi per undici anni, Giovanni Paolo I poté mettere in luce le sue alte qualità pastorali, che lo avrebbero poi portato al supremo Soglio apostolico. Egli non è più visibilmente fra di noi, perché così ha voluto il Signore; ma egli rimane pero ora e rimarrà per sempre luminoso e benefico nella Chiesa e nella umanità per il suo esempio e per il suo insegnamento.
Oggi la liturgia della festa di sant'Agostino, si presta magnificamente per celebrare la sua figura e per imprimerla ancora più a fondo nei nostri cuori.
1. Riflettiamo prima di tutto sull'umiltà di Papa Giovanni Paolo I. Possiamo dire che ciò che colpi profondamente fin dagli anni della sua adolescenza fu la certezza dell'amore di Dio e la grandezza della chiamata al Sacerdozio.
Nella sua prima lettera, san Giovanni, il confidente del Divino Maestro, ci svela chi è Dio e quale è il rapporto tra Dio e l'uomo: "Dio è amore; in questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati" (Jn 4,8-9).
Ecco la grande e definitiva rivelazione che la "parola di Dio" porge all'uomo di tutti i tempi: Dio è amore e la manifestazione che garantisce tale amore è l'Incarnazione del Verbo e la sua morte in Croce.
Papa Giovanni Paolo I fu sempre intimamente compreso di questa suprema realtà dell'amore proveniente da Dio e perciò della conseguente necessaria umiltà dell'uomo, che non può accampare diritti o elevarsi in superbia.
Inoltre egli fu sempre convinto della gratuità e della immensa preziosità della chiamata al Sacerdozio, e poi all'Episcopato, per cui sempre si ritenne piccolo personalmente, ma grande per l'amicizia e la intimità donate da Gesù stesso: "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga" (Jn 15,15).
Perciò egli visse umilmente e insegno continuamente l'umiltà, e quando Giovanni XXIII lo nomino vostro Vescovo, egli, come voi ben sapete, assunse come motto per lo stemma episcopale la parola "Humilitas".
Questo fu sempre il suo ideale e, divenuto Papa, nell'udienza del 6 settembre si affretto a dire: "Il Signore ha tanto raccomandato: siate umili.
Anche se avete fatto delle grandi cose, dite: siamo servi inutili. Invece la tendenza, in noi tutti, è piuttosto al contrario: mettersi in mostra. Bassi, bassi: è la virtù cristiana che riguarda noi stessi" (Giovanni Paolo I, Discorso del 6 settembre 1978: "Insegnamenti di Giovanni Paolo I", pp. 51-52).
Da questo profondo e convinto senso di umiltà, nasceva la sua estrema confidenza in Dio, che è Padre, amore, misericordia e sgorgava pure la sua gioia, il suo sorriso costante, il suo umorismo, che scoppietta vivace e suadente in tutti i suoi scritti. La sua gioia nasceva dalla fede e dall'umiltà, come aveva affermato Gesù: "Questo vi ho detto, perché la mia gioia sia in voi, e la vostra gioia sia piena" (Jn 15,11).
E' stata una grande lezione che non dobbiamo dimenticare!
2. Riflettiamo anche sul servizio della verità di Papa Giovanni Paolo I. Egli ebbe il culto della verità e tutti i suoi studi e le sue letture intelligenti e metodiche, furono in funzione e in prospettiva della verità e del suo annunzio; e da giovane, da Sacerdote e poi da Vescovo, si senti sempre e solamente a servizio della Verità e del suo annunzio per la salvezza del mondo.
Il suo primo assillo come Vescovo, in un periodo dottrinalmente molto difficile per la Chiesa a causa di ipotesi e di novità incontrollate e confuse, fu la strenua difesa dell'ortodossia e della disciplina.
Divenuto Papa, nel discorso che tenne al clero di Roma il 7 settembre 1978, citando sant'Agostino, esponeva il dovere primo e principale del Vescovo, da lui sempre compiuto fermamente: "Praesumus - diceva Agostino - si prosumus; noi vescovi presiediamo se serviamo: è giusta la nostra presidenza se si risolve in servizio, con spirito e stile di servizio. Questo servizio episcopale, pero, verrebbe a mancare, se il vescovo non volesse esercitare i poteri ricevuti. Diceva ancora Agostino: "Il vescovo che non serve il pubblico, è soltanto 'foeneus custos', uno spaventapasseri messo nei vigneti, perché gli uccelli non becchino le uve". Per questo è scritto nella "Lumen Gentium": "I vescovi governano... con il consiglio, la persuasione, l'esempio, ma anche con l'autorità e la sacra potestà"" ("Insegnamenti di Giovanni Paolo I", p. 57).
La difesa e l'annunzio della Verità fu il suo assillo e il suo tormento, e fu anche la sua gloria, seguace dei grandi Pastori suoi ideali: sant'Agostino, san Gregorio Magno, san Francesco di Sales, sant'Alfonso Maria de' Liguori.
E come sant'Agostino, Papa Giovanni Paolo I sembra dirci: "Se la tua fede dorme nel tuo cuore, Cristo dorme in certo modo nella tua barca, perché Cristo per mezzo della fede abita in te. Quando cominci a sentirti turbato, sveglia Cristo che dorme; ridesta la tua fede, e sappi che egli non ti abbandona" (S. Agostino, IEnarr. in Ps." 90, 11: PL 37, 1169).
Ascoltiamo la sua parola: egli è un maestro di fede!
3. Infine, riflettiamo ancora sulla bontà di Papa Giovanni Paolo I. Egli aveva ben compreso la lezione di san Giovanni: "Non puoi dire di amare Dio che non vedi, se non ami il prossimo che vedi!" (Jn 4,20).
Gesù aveva detto agli Apostoli: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici". E aveva dato loro il comandamento nuovo; "Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati!".
Si può dire che Giovanni Paolo I abbia fatto di queste parole il programma di tutta la sua vita. Sempre cortese, affabile, sorridente, egli volle che il suo apostolato e la sua pastorale fossero all'insegna della bontà e della carità verso tutti, particolarmente verso i sacerdoti, i malati, i fanciulli, i poveri.
Dando comunicazione ai fedeli della diocesi di Vittorio Veneto a lui affidati, scrisse: "Sarei un vescovo veramente sfortunato se non vi volessi bene"; e soggiungeva: "Posso assicurarvi che vi amo, che desidero solo entrare nel vostro servizio e mettere a disposizione di tutti le mie povere forze, quel poco che io ho e sono".
Alieno dalle vane parole, egli dono invece tutta la sua vita, andando a visitare parrocchie e malati, sacerdoti e associazioni, portando il suo conforto ai confratelli nel Burundi e ai malati in pellegrinaggio a Lourdes.
E con l'esempio e la parola insegno sempre e a tutti ad amare, come si legge nella magnifica lettera indirizzata a santa Teresa di Lisieux, dove scriveva: "Cercare il volto di Cristo nel volto del prossimo è l'unico criterio che ci garantisca di amare sul serio tutti, superando antipatie, ideologie e mere filantropie" (Albino Luciani, "Illustrissimi", "Lettera a Santa Teresa di Lisieux", Ed. Messaggero, Padova, pp. 206-207). E nell'ultima domenica della sua vita, alla recita dell'Angelus diede il suo estremo insegnamento di carità; "La gente talvolta dice: "Siamo in una società tutta guasta, tutta disonesta". Questo non è vero. Ci sono tanti buoni ancora, tanti onesti. Piuttosto, che cosa fare per migliorare la società? Io direi: ciascuno di noi cerchi lui di essere buono e di contagiare gli altri con una bontà intrisa della mansuetudine e dell'amore insegnato da Cristo" (Discorso del 24 settembre 1978: "Insegnamenti di Giovanni Paolo I", p. 93). Fu il suo testamento d'amore, soffuso di un coraggioso ottimismo cristiano, che dobbiamo tenere prezioso e mettere in pratica.
Carissimi sacerdoti e fedeli! Quante cose ci ha insegnato Papa Giovanni Paolo I! Fortunati voi che per tanti anni avete potuto godere la presenza di un padre così buono! Egli pur immerso nella "città degli uomini", per illuminarli e salvarli, si sentiva membro della "città di Dio", e rivolgendosi a Cristo poté sempre dire con sant'Agostino: "Te solo amo, te solo seguo, te solo cerco e sono disposto ad essere soggetto soltanto a te, perché tu solo eserciti il dominio con giustizia ed io desidero essere da te diretto" (S. Agostino, "Soliloquia", 1,1,5-6).
Questo egli dice anche a noi, ancora pellegrini su questa terra! Facciamo nostra la preghiera che egli era solito recitare: "Signore, prendimi come sono, con i miei difetti, con le mie mancanze, ma fammi diventare come tu desideri".
Data: 1979-08-28
Data estesa: Martedì 28 Agosto 1979.
Titolo: Telegramma di condanna delle violenze in Irlanda
Testo: A Sua Maestà la Regina Elisabetta II - Buckingam Palace - Londra.
Esprimo a Vostra Maestà le mie sincere condoglianze per il tragico assassinio di Lord Mountbatten, uomo coraggioso, la cui morte è causa di grande dolore per la Famiglia Reale e per tutta la nazione. Questa azione di terribile violenza è un insulto alla dignità umana, e io la condanno fermamente insieme agli altri atti di violenza di ieri, che hanno causato morte e portato dolore in molte famiglie.
Chiedo a Dio onnipotente di essere misericordioso verso tutti coloro che sono morti, di confortare i loro congiunti, e di toccare il cuore dei violenti con la sua Grazia salvifica. Prego perché lo spirito di riconciliazione e di mutua comprensione fra i popoli possa prevalere.
Data: 1979-08-28
Data estesa: Martedì 28 Agosto 1979.
Titolo: La catechesi segno e sorgente della vitalità della Chiesa
Testo:
1. Desidero iniziare il discorso di oggi prendendo l'avvio da due frasi pronunziate da Cristo sul tema del fanciullo, e che si completano a vicenda. Si potrebbe dire che esse costituiscono un programma evangelico dedicato al fanciullo stesso. Su tale programma siamo chiamati a riflettere in modo particolare in quest'anno che, per iniziativa dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, viene celebrato come l'Anno internazionale del fanciullo.
Cristo ha pronunziato la frase, che tutti conosciamo bene; "Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli" (Mt 19,14). Queste parole, come ricordiamo, le rivolse agli Apostoli, i quali, considerando la fatica del Maestro, volevano piuttosto agire diversamente, volevano cioè impedire ai bambini di avvicinarsi a Cristo. Volevano allontanarli, forse, perché non gli sottraessero del tempo. Cristo, invece, ha rivendicato i suoi diritti sui bambini, motivandoli secondo la propria prospettiva.
La seconda frase che in questo istante mi viene in mente suona molto diversamente. Essa, infatti, difende il bambino da quanti lo scandalizzano: "Chi invece scandalizza uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare" (Mt 16,8). L'ammonizione è molto severa; ma è un grande male lo scandalo dato ad ogni essere innocente. Si reca grave danno all'anima giovanile, innestando il male là dove devono svilupparsi la grazia e la verità, la fiducia e l'amore. Solo Colui che personalmente ha molto amato l'anima innocente dei fanciulli e l'anima giovanile, poteva esprimersi sullo scandalo così come lo ha fatto il Cristo. Solo lui poteva minacciare, con tali tremende parole, coloro che danno scandalo.
2. Dobbiamo tener conto di tutta la verità riguardante il fanciullo, verità che emerge da queste due enunciazioni evangeliche, per comprendere ed apprezzare il lavoro dell'ultima assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi del 1977. Il tema, come sappiamo, riguardava la catechesi con particolare riferimento alla catechesi dei fanciulli e dei giovani. La sessione sinodale, come di solito, aveva riunito i rappresentanti delle Conferenze Episcopali di tutto il mondo. Il ricco scambio di esperienze ha trovato la sua risonanza, almeno parzialmente, nel documento finale informativo ed anche nel messaggio indirizzato dal Sinodo a tutta la Chiesa. Nello stesso tempo i partecipanti si erano rivolti a Papa Paolo VI affinché, servendosi del ricco materiale del Sinodo stesso, preparasse e pubblicasse un documento personale, come era già avvenuto dopo il Sinodo sull'evangelizzazione. La morte di Paolo VI e, in seguito, l'improvvisa dipartita di Giovanni Paolo I, hanno ritardato sino ad ora la pubblicazione del documento.
D'altra parte, il problema della "catechesi" è per se stesso vivo e urgente. La catechesi, infatti, è, per così dire, infallibile segno della vita della Chiesa ed inesauribile sorgente della sua vitalità. Tutto ciò ha trovato la propria espressione nel complesso dei lavori del Sinodo, e si manifesta soprattutto nella vita quotidiana della Chiesa: delle parrocchie, delle famiglie, delle comunità. Non vorrei qui ripetere ciò che su questo tema è stato detto, scritto e pubblicato con tanta competenza. Intendo solamente sottolineare e porre in evidenza che, attraverso la catechesi dei fanciulli e dei giovani, si realizza continuamente l'appello così eloquente di Cristo: "Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite..." (Mc 10,14). Tutti i successori degli apostoli, la Chiesa intera nella sua coscienza evangelizzatrice, debbono lavorare dappertutto affinché quel desiderio e quell'appello di Cristo si adempia nella misura richiesta dai molteplici bisogni dei nostri tempi.
Di pari passo con tale appello va l'ammonimento del Signore contro lo scandalo. La catechesi dei fanciulli e dei giovani tende ovunque e sempre a far crescere nelle anime giovanili ciò che è buono, nobile, degno. Essa diventa scuola di migliore e più maturo senso di umanità, il quale si sviluppa nel contatto con Cristo. Non vi è, infatti, strumento più efficace per proteggere dallo scandalo, dal radicarsi del male, dalla demoralizzazione, dal senso dell'inutilità della vita, dalla frustrazione, che quello di innestare il bene, infondendolo profondamente e vigorosamente nelle anime giovanili. Vigilare, affinché tale bene sbocci e maturi, appartiene al compito formativo della catechesi.
3. Uno dei frutti di maggior rilievo delle varie esperienze pastorali, davanti alle quali si è trovato il Sinodo dei Vescovi, è la constatazione del carattere evolutivo ed insieme organico della catechesi. Questa non può essere limitata soltanto alla comunicazione di informazioni religiose, ma deve aiutare ad accendere nelle anime quella luce che è Cristo. Tale luce deve rischiarare efficacemente tutto il cammino della vita umana. La catechesi deve quindi essere l'oggetto di un lavoro sistematico e di una collaborazione. Sebbene essa debba raggiungere primariamente coloro ai quali è soprattutto indirizzata, cioè i fanciulli e i giovani, tuttavia non può limitarsi soltanto ad essi. Condizione di una catechesi efficace dei fanciulli e dei giovani è e rimane la catechesi degli adulti, in varie forme, a diversi livelli e in differenti occasioni. Ciò è importante soprattutto se si tiene presente il compito di catechizzazione proprio della famiglia, e se si considera lo sviluppo della problematica della fede e della morale. Essa, infatti, deve essere affrontata particolarmente dagli adulti, quali veri e maturi cristiani.
4. Il Sinodo dei Vescovi del 1977 è legato sempre per me al vivo ricordo del cardinale Albino Luciani, il cui posto nell'aula sinodale era accanto al mio.
Spero che il documento, che prossimamente sarà pubblicato, possa trasmettere a tutta la Chiesa quello spirito di amore per la catechesi che ha animato l'allora Patriarca di Venezia e in seguito Papa Giovanni Paolo I.
Ai giovani Carissimi giovani! A voi giunga, come sempre, in modo particolare, il mio saluto e il mio abbraccio affettuoso! Vi ringrazio della vostra presenza: voi portate letizia, vivacità, speranza e ci ricordate l'impegno che tutti abbiamo di amarvi e di edificarvi! Oggi, ancora sotto l'impressione dell'incontro spirituale avuto con il Papa Giovanni Paolo I nella sua terra natale, voglio lasciarvi come ricordo un suo pensiero. Parlando dell'amore che si deve portare a Dio, egli nell'ultima udienza generale diceva: "E' troppo grande Dio, troppo egli merita da noi perché si possano gettare, come ad un povero Lazzaro, appena poche briciole del nostro tempo e del nostro cuore. Egli è bene infinito e sarà nostra felicità eterna".
Tenete presenti queste parole, semplici e profonde! Date tutto il vostro amore a Gesù! Offrite a lui tutta la vostra vita! E vi accompagni sempre il mio affetto e la mia benedizione.
Agli ammalati Carissimi ammalati! Anche a voi, e in modo del tutto speciale, porgo il mio saluto, particolarmente affettuoso e sensibile, per le vostre sofferenze e per il vostro esempio di pazienza e di coraggio.
Con profonda commozione voglio ricordarvi ciò che disse Giovanni Paolo I ad un Cardinale, che dopo la sua elezione gli offriva un libretto con disegnata una "Via Crucis": "Il cammino dei Papi è segnato dalla Croce. Aiutate questo povero Cristo a portare la Croce, aiutate il Papa a salire il Calvario per il bene della Chiesa, delle anime e dell'umanità".
Parole serie e sofferte, che voglio ricordare a voi, cari ammalati, affinché offriate le vostre preghiere e le vostre pene per il Papa e per la sua missione di padre e di pastore. Sappiate che io, nel nome del Signore, vi sono sempre vicino con la mia preghiera e con la mia benedizione.
Agli sposi novelli E infine ringrazio gli sposi novelli della loro presenza sempre così cordiale e gentile! Siate sempre i benvenuti e ricevete il mio saluto beneaugurante per la vostra nuova vita! Anche a voi voglio ricordare un pensiero di Giovanni Paolo I, tratto da una delle sue famose lettere immaginarie, pubblicate quand'era ancora Cardinale: "Lo sforzo di vedere le cose dal lato migliore dovrebbe caratterizzare il cristiano; se è vero che "Evamgelo" vuol dire lieta novella, cristiano significa uomo lieto e distributore di letizia" (Albino Luciani, "Illustrissimi", "Lettera a Ippocrate", Ed. Messaggero, Padova 1978, p. 198).
Nella vostra nuova vita, cari sposi, cercate di vedere le cose dal lato migliore, cercate di comprendervi, di capirvi sempre, di confidarvi l'un l'altro le vostre gioie e le vostre pene, di pregare insieme, e così sarete sempre lieti e testimoni della "Lieta Novella"! Vi aiuti e vi accompagni la mia benedizione! Al pellegrinaggio della diocesi di Lugano La mia parola si fa particolarmente cordiale per salutare il numeroso gruppo di pellegrini della diocesi di Lugano, in Svizzera, guidati dal loro Vescovo Monsignor Ernesto Togni.
Mi compiaccio, innanzitutto, che abbiate voluto venire a rinnovare insieme la vostra fede fino a Roma, sulla tomba dell'apostolo Pietro e anche davanti al suo umile successore.
Vi auguro perciò di poter ripartire da questa meta con una fede più robusta e gioiosa, con un rinnovato vigore per affrontare le asperità della vita, e con un più ardente amore che vi renda sempre più "chiesa" e sempre più sensibili ai bisogni di ogni uomo, nostro fratello.
E vi accompagni sempre la mia paterna benedizione apostolica, che saro lieto se porterete pure ai vostri cari, agli ammalati, agli amici e a quanti si trovano in particolari necessità, in auspicio di cristiana serenità per tutti.
Ai Consulenti Ecclesiastici del Centro Sportivo Italiano E ora rivolgo un saluto tutto particolare al gruppo di Consulenti Ecclesiastici del Centro Sportivo Italiano, convenuti in questi giorni a Frascati per trattare il tema: "Comunità cristiana, sport e territorio".
Vi faccio un cordiale augurio di congiungere sempre armoniosamente la vostra necessaria preoccupazione pastorale per l'ambiente sportivo con un autentico apprezzamento dello sport quale valore di sicura promozione umana.
E a questo proposito, mi piace ripetere qui alcune luminose parole del Papa Paolo VI, di felice memoria, secondo il quale lo sport, "se rettamente esercitato, è una grande scuola di allenamento alle virtù umane, che sono piedistallo insostituibile per costruirvi sopra, con l'aiuto di Dio, quelle cristiane" (I"nsegnamenti di Paolo VI", XII (1974) 85).
Vi imparto di gran cuore la mia benedizione apostolica, che estendo anche a tutti i carissimi giovani sportivi, e ai loro dirigenti, ai quali dedicate il vostro zelo sacerdotale.
E il Signore sia sempre con voi.
Ad un gruppo di invalidi di guerra dei Paesi Bassi Rivolgo un saluto particolare al gruppo di invalidi di guerra e ai loro parenti, provenienti dai Paesi Bassi. Avete dovuto impegnare molta forza materiale e spirituale per poter sopportare le menomazioni subite; un grande aiuto in questo sono stati anche i vostri parenti genitori e familiari. Voglia Dio benedire questa volontà di vivere e questa solidarietà e rafforzarvi attraverso ciò nella disponibilità alla costruzione della pace.
Data: 1979-08-29
Data estesa: Mercoledì 29 Agosto 1979.
Titolo: Per la Giornata Internazionale dell'Alfabetizzazione
Testo: Al Signor Amadou-Mahtar M'Bow, Direttore Generale dell'UNESCO.
Nell'occasione della celebrazione della Giornata Internazionale dell'Alfabetizzazione 1979, formulo gli auguri migliori per il pieno successo di questa Giornata, auspicando che essa contribuisca a rafforzare la campagna per l'alfabetizzazione lanciata dall'UNESCO, più di un decennio fa, in stretto rapporto con le sue attività per lo sviluppo totale e armonico dell'essere umano e per il rispetto della sua dignità.
I miei auguri e le mie felicitazioni per i risultati già ottenuti vogliono manifestare il vivo interesse che la Santa Sede ed io stesso portiamo ad un'attività così importante per l'avvenire di tanti esseri umani. Vivamente preoccupato, come il mio predecessore, Papa Paolo VI, dall'ampiezza e dalla gravità del flagello dell'analfabetismo nel mondo, vorrei incoraggiare tutti coloro che sono impegnati nei programmi di alfabetizzazione, che raccolgono un gran numero di energie generose e che sono portatori di grandi speranze.
Il tema "Attraverso l'alfabetizzazione dei genitori, si prepara l'avvenire dei bambini" è stato scelto per la Giornata Internazionale dell'Alfabetizzazione 1979, nel quadro dell'Anno Internazionale del Bambino. Come è stato enunciato, riguarda nello stesso tempo sia i genitori, beneficiari immediati dell'alfabetizzazione, che trovano così la possibilità di meglio esercitare i loro diritti inalienabili e di meglio compiere i loro doveri di educatori, sia i bambini stessi, che trarranno profitto della promozione culturale dei loro genitori.
La campagna per l'alfabetizzazione di quest'anno si rivolge innanzitutto alla famiglia nella quale genitori e figli godono di diritti e assumono dei doveri particolari, fondati su valori superiori che danno pieno significato alla loro vita comune. Essi saranno così condotti a valutare meglio i beni materiali, a trarne miglior profitto in modo dignitoso, a meglio condividerli nell'ambito di ciascuna famiglia e con tutti i membri della società a cui appartengono.
Bisogna quindi auspicare che, senza trascurare la scolarizzazione dei bambini e nella continuità con gli sforzi compiuti sin qui, sia accordata un'attenzione tutta particolare anche all'alfabetizzazione dei genitori. Vi si troverà un modo efficace di assicurare una promozione nello stesso tempo personale e collettiva dei membri della famiglia, cellula fondamentale della società. Anche quest'ultima vi troverà il suo interesse poiché una volta alfabetizzati, i genitori possono dare ai loro figli l'insostituibile educazione di base che trova il suo pieno sviluppo nella formazione scolare, e possono anche aumentare le loro possibilità di promozione.
In questa speranza, colgo con gioia l'occasione della Giornata Internazionale dell'Alfabetizzazione 1979 per rinnovare i miei auguri a tutti coloro che si dedicano a questa grande opera di fraternità umana, e chiedo all'Onnipotente di elargire l'abbondanza delle sue benedizioni sulle loro persone e sui loro sforzi.
Data: 1979-08-29
Data estesa: Mercoledì 29 Agosto 1979.
Titolo: Presidio del diritto e della pubblica convivenza
Testo: Desidero, anzitutto, esprimere la mia riconoscenza a lei, Signor Ministro degli Interni, per il nobile e gentile saluto con cui ha voluto accogliermi, anche a nome del Governo Italiano, e interpretare i sentimenti del Comandante, del Corpo Docente, dei Superiori e degli Allievi, ai quali ugualmente dirigo il mio grazie per l'amabile invito rivoltomi. L'essere disceso direttamente dal cielo sull'area di questa Scuola, amo considerarlo come segno di benedizione, che non ho mancato d'implorare abbondante e preziosa dal Signore, durante il breve tragitto aereo da Castel Gandolfo a Nettuno.
Sono veramente lieto, cari Allievi, di essere tra voi per un incontro familiare, che consenta di manifestarvi personalmente la mia stima ed il mio affetto, e di porgervi, al tempo stesso, una parola d'incoraggiamento ad approfondire gli ideali che devono sempre illuminare il vostro cammino.
Nel vedervi riuniti qui davanti a me, fissando lo sguardo nei vostri volti, il mio primo pensiero corre con benevolenza alle vostre famiglie, ed indirizzo ad esse il mio saluto paterno. Ma soprattutto esprimo a voi la mia ammirazione per la scelta che avete fatto di un servizio che, come ha ben messo in luce il Signor Ministro, non si presenta facile, richiede in ogni momento maturo e vigile senso di responsabilità, e si accompagna anche ad un consapevole rischio per le vostre stesse persone.
Voi vi accingete a svolgere un ufficio altamente degno di lode e di stima, come tutori e garanti dell'ordine pubblico, chiamati a vegliare sull'ordinato svolgimento della vita civile. Il vostro compito si presenta insostituibile, trattandosi di garantire l'osservanza della legge, di prevenirne o di reprimerne - quando sia necessario - le violazioni e di educare, soprattutto, i cittadini al rispetto della norma comune e quindi all'amore della "civitas", cioè di una convivenza ordinata e pacifica. Compito elevatissimo, tutto indirizzato a promuovere quel convinto riguardo per l'altrui diritto, che fa di un popolo una nazione civile. Tale servizio costituisce un'aperta professione ed una testimonianza di quei valori morali e spirituali, la cui assenza od inadeguato apprezzamento rende fallace e infruttuoso qualunque sforzo di sottrarre la società alle ricorrenti tentazioni del disordine, della sopraffazione, e della violenza.
Per proteggere la convivenza civile da tutte le spinte sovvertitrici e distruttive è necessario far ritorno, senza indugio, ad una chiarezza di ideali, ad una certezza di valori emblematici, ad una interpretazione dell'uomo e del suo destino, che è quella offerta dal Vangelo e dalla Legge di Dio. Senza un'opera comune di formazione dell'uomo è inutile pensare di poter salvaguardare i coefficienti della vera prosperità e dell'autentico progresso.
Costantemente animati da propositi di rispetto della dignità della vita umana, di magnanima dedizione al dovere, di imparziale tutela della legalità, di coraggiosa difesa dei diritti del cittadino, particolarmente del più debole ed inerme, voi vi concilierete la stima di tutte le persone di buona volontà - e sono la quasi totalità - che aspirano e s'impegnano per una patria libera, democratica, concordemente protesa alla conquista di mete sempre più avanzate di onestà e fraterna convivenza, di solidarietà, di pace.
Infine, nella vicinanza del Sacrario dei Caduti del Corpo di Pubblica Sicurezza, elevo commosso il mio pensiero e la mia fervida preghiera per quanti nel compimento del proprio dovere hanno offerto la vita per la difesa dei cittadini. Questo luogo glorioso e mesto invita eloquentemente a commemorare ed esaltare quel genuino amore di patria, da cui tante volte ormai è sbocciato nelle vostre file il fiore purpureo dell'eroismo, il quale, accompagnandosi alla volontà di assolvere un grave ed arduo dovere a beneficio della comunità, diventa così esercizio ed attestato di carità.
Carissimi Allievi, che il Signore conforti il vostro impegno con la sua grazia, mentre in auspicio della divina assistenza vi imparto di cuore l'apostolica benedizione, che estendo volentieri alle vostre famiglie e a tutte le persone che vi sono care.
Data: 1979-09-01
Data estesa: Sabato 1 Settembre 1979.
GPII 1979 Insegnamenti - All'aeroporto - Treviso