GPII 1980 Insegnamenti - Messaggio all'abate di Montecassino - Montecassino

Messaggio all'abate di Montecassino - Montecassino

Titolo: L'unità morale e spirituale di tutti i popoli dell'Europa

Al venerato fratello Martino Matronola, osb abate di Montecassino.

Il 21marzo prossimo si inaugurerà ufficialmente in tutto il mondo il XV centenario della nascita di san Benedetto. Tale evento avrà una particolare solennità a Montecassino, presso le sacre spoglie del venerato patriarca, ove, insieme al mio segretario di Stato, Cardinale Agostino Casaroli, converranno numerosi ambasciatori, qualificati e degni rappresentanti delle nazioni dell'Europa. E' questa una corona di ringraziamento e di gloria per colui che dell'Europa è stato padre e maestro e che dal mio predecessore Paolo VI di venerata memoria ne è stato proclamato patrono primario.

Come ho già detto all'inizio dell'anno, "questa data e questa figura hanno un'eloquenza tale che non basterà una comune commemorazione", e certamente avro ancora occasione di parlare di questo santo, che appartiene alla storia della Chiesa e di tutto il mondo. Mi è tuttavia caro, in questa circostanza, rivolgere alle nazioni europee, per il tramite dei loro rappresentanti, un mio paterno messaggio, ispirato all'opera che, per mirabile disegno divino, san Benedetto compi in questo antico continente attraverso la sua Regola e i suoi figli.

Nei primi sei secoli che succedettero alla sua morte, la Regola benedettina invase pacificamente tutta l'Europa, eccetto i paesi della sfera bizantina, che pur ne sentirono l'influenza. Oltre l'Italia, subito anche la Gallia, l'Inghilterra, il Belgio, la Frisia, tutta la Germania, la Svizzera furono cosparse di monasteri benedettini. Passo qualche tempo, ed ecco che pur la penisola iberica, l'Olanda, l'Irlanda, la Boemia, la Danimarca, la Svezia, la Norvegia, la Polonia, l'Ungheria, la Dalmazia, l'Albania e financo la Palestina, la Siria e Costantinopoli conobbero l'opera santificatrice e civilizzatrice dei figli di san Benedetto.

L'opera mirabile da loro portata ad effetto, e rilevata con particolari accenti dal mio predecessore Paolo VI di venerata memoria, nella proclamazione del santo a patrono d'Europa, fu quella dell'unità dei popoli, fondata sulla comune fede cristiana. Popoli che per storia, tradizioni, educazione, caratteri, erano in tanto contrasto da opporsi spesso in guerre feroci, si sentivano pero tutti cristiani, tutti credenti in Dio, tutti, per la fede, figli del medesimo Padre celeste e della Chiesa di Roma. La medesima lingua latina, parlata comunemente dagli uomini della cultura ed usata nella liturgia, era vincolo ed espressione di questa ideale unità.

Tale unita di fede e di sentimento, che sta alla base delle varie fasi della storia altomedievale, fu il tessuto spirituale creato dai benedettini, i quali del resto trovavano nella loro Regola i principi ispiratori per l'educazione e la formazione all'unità. La compattezza della famiglia monastica costituita dalla Regola, con un unico capo, che è anche padre e maestro responsabile di tutti i membri, con una gerarchia di persone e di valori ben fissati, con il voto di stabilità, con preciso ordine di preghiera e di lavoro, con rapporti fraterni alimentati dalla viva carità, era tutta una scuola e un modello per i monaci evangelizzatori e per i nuovi popoli evangelizzati.

Questa unità vuol essere il tema e la finalità del mio messaggio, in questo momento così significativo, in cui i rappresentanti delle nazioni europee sono adunati in onore del maestro e padre dei loro popoli, alla Chiesa tutti ugualmente cari.

Mentre da molti anni si lavora così lodevolmente per una - per ora ancor parziale - unione europea e tanti notevoli passi giuridici e istituzionali sono già stati compiuti in tale senso, suscitando tante speranze nelle Nazioni interessate, mi è grato augurare il ritorno e il recupero dell'unità morale e spirituale, operata da San Benedetto, affinché si formi un clima stabile e sincero di concordia, di mutua comprensione, di ordine, e perciò di pace, fra tutti i popoli dell'Europa, come è il desiderio ardente di tutti.

Il patriarca cassinese guido i monaci e li fece guide delle nuove nazioni "per ducatum Evangelii". Il sostrato della cultura generale europea è stato ed è ancora fortunatamente impregnato di cristianesimo. Occorre che il Vangelo sia ancora il libro più conosciuto e più amato specialmente dai giovani e dai loro educatori, perché sul suo insegnamento si eriga e si saldi una vera unità di spiriti, capace di donarci la pace.

Avvalori questi miei voti l'intercessione del grande patrono, il cui spirito si irradii ancora da codesto luogo per l'Europa e per il mondo a far germogliare frutti di autentico progresso cristiano e civile.

Con questi auspici invoco sulla sua persona, sugli ambasciatori delle nazioni europee e su tutti i presenti l'abbondanza dei favori celesti ed imparto di cuore l'apostolica benedizione.

Dal Vaticano, 19 marzo dell'anno 1980, secondo di pontificato.

Ioannes Paulus PP.II

Data: 1980-03-21Data estesa: Venerdi 21Marzo 1980.


Udienza nella Sala Clementina - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Ad alcuni studenti dell'Università di Cordoba

Cari giovani, Ho saputo della vostra presenza a Roma per una breve permanenza e con molto piacere ho voluto offrirvi l'opportunità di questo incontro con il Papa.

So che appartenete ad un gruppo di studenti di medicina dell'Università di Cordoba e che state ormai per finire gli studi.

La vostra doppia condizione di giovani e di studenti di medicina mi suggerisce tanti pensieri sui quali mi tratterrei a lungo, ma il tempo non lo permette. Si, vi voglio dire che dovreste prepararvi con impegno e serietà al vostro futuro compito, che tanta importanza ha per la società.

Abbiate cura di non fare della vostra vita solo una professione, ma una vera vocazione di servizio, di aiuto agli altri.

Cercate di vedere sempre, nei futuri pazienti che dovrete curare, non soltanto corpi bisognosi di assistenza, ma anche spiriti nei quali depositare all'occorrenza una buona parola rasserenante, che incoraggi nell'umano procedere, che rispetti e faccia rispettare la legge morale, che sappia aprire il cuore alla voce di Dio e al senso trascendente dell'esistenza.

Coltivate questi grandi valori con tutta la generosità della vostra gioventù e chiedete a Gesù, l'amico più intimo, che vi ammaestri in questo cammino. Vivrete così in pienezza il vostro presente e vi preparerete saldamente per il vostro futuro. Accompagno questi desideri con una cordiale benedizione, da estendere alle vostre famiglie.

[Traduzione dallo spagnolo]

Data: 1980-03-22Data estesa: Sabato 22Marzo 1980.


All'arrivo a Norcia

Titolo: Esemplare e feconda congiunzione tra impegni umani e cristiani

Signor Ministro, Signor Sindaco, Le parole, che avete voluto cortesemente rivolgermi, a nome della Popolazione di Norcia e di tutto il popolo italiano, sono per me motivo di onore.

Ve ne ringrazio cordialmente, così come con altrettanta viva cordialità saluto in voi quanti le vostre persone e le vostre responsabilità degnamente rappresentano.

La mia presenza qui a Norcia, come è noto, è dovuta a due ordini di considerazioni. Innanzitutto, ho voluto rendere visita a quei fratelli e sorelle che i recenti fenomeni sismici hanno posto in particolari ristrettezze e ansie materiali; e a questo proposito è giusto e doveroso esprimere l'auspicio che tali condizioni di necessità siano quanto più provvisorie possibile, così che, con l'aiuto di Dio e con la buona volontà di tutti, si raggiunga un'adeguata soluzione delle precarie situazioni attualmente sopportate, anche se tanto dignitosamente dagli infortunati.

In secondo luogo, la mia venuta a Norcia è motivata dalla ricorrenza del XV Centenario della nascita dell'Abate San Benedetto, che qui appunto ebbe i suoi natali nell'anno 480. Egli fu e rimane uno dei figli migliori di questa terra, che è umbra e insieme italiana; e nel contempo fu e rimane uno dei figli più insigni della Chiesa di Cristo. La sua statura umana e cristiana resta nella storia come uno dei più luminosi punti di riferimento. In un'epoca di profondi mutamenti, quando l'antico ordinamento romano stava ormai crollando ed era per nascere un nuova società sotto l'impulso di nuovi popoli emergenti sull'orizzonte dell'Europa, egli assunse responsabilmente la propria parte, che fu preminente, di impegno non solo religioso ma anche sociale e civile. Promosse la coltivazione razionale delle terre, contribui alla salvaguardia dell'antico patrimonio culturale letterario, influi sulla trasformazione dei costumi dei cosiddetti "barbari" e instauro un originale tipo di vita comunitaria posta sotto una "Regola" da lui appositamente scritta. E ciò non a livello di un gretto e allora sconosciuto nazionalismo, ma, mediante i suoi Monaci, a dimensione continentale, per cui giustamente il mio Predecessore Paolo VI lo ha proclamato "Patrono d'Europa". Tutto questo avvenne non contro, ma sulla base ed in forza di una vita spirituale, di fede e di preghiera, assolutamente intensa ed esemplare. Perciò, abbiamo in lui un esempio veramente tipico di felice e feconda congiunzione tra impegni umani e cristiani, i quali, lungi dall'opporsi, interagiscono vicendevolmente in una stessa persona, arricchendola in maniera imprevedibile.

Questi ideali di progresso e di pace, fecondati dal Cristianesimo, sono oggi attuali come allora. Perciò, sono sicuro che l'onore più grande che possiamo tributare a San Benedetto è quello di accoglierlo ancora e sempre come maestro di vita.

Questo auguro a me stesso, agli abitanti di Norcia e a tutti gli Italiani, avvalorando i voti con la mia sentita benedizione.

Data: 1980-03-23 Data estesa: Domenica 23 Marzo 1980.


Omelia durante il pellegrinaggio a Norcia - Norcia

Titolo: Ritrovare il senso della vita sul modello di san Benedetto

1. Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio.

Gloria a te ogni giorno in questo periodo beato che è la quaresima.

Gloria a te nel giorno d'oggi, giorno del Signore e quinta domenica di questo periodo.

Gloria a te, Verbo di Dio, che ti sei fatto carne e ti sei manifestato con la tua vita ed hai compiuto sulla terra la tua missione con la morte e risurrezione.

Gloria a te, Verbo di Dio che penetri l'intimo dei cuori umani, e mostri loro la via della salvezza.

Gloria a te in ogni luogo della terra.

Gloria a te in questa penisola tra le vette delle Alpi ed il Mediterraneo. Gloria a te in tutti i luoghi di questa beata regione; gloria a te in ogni città e villaggio, dove già quasi da duemila anni ti ascoltano i suoi abitanti e camminano nella tua luce.

Gloria a te, Verbo di Dio, Verbo della quaresima, che è il tempo della nostra salvezza, della misericordia e della penitenza.

Gloria a te per un figlio illustre di questa terra.

Gloria a te, Verbo di Dio, che qui, in questa località chiamata Norcia, un figlio di questa terra - noto a tutta la Chiesa e al mondo sotto il nome di Benedetto - ascolto per la prima volta ed accolse come luce della propria vita, ed anche di quella dei suoi fratelli e sorelle.

Verbo di Dio che non passerai mai, ecco sono ora trascorsi millecinquecento anni dalla nascita di Benedetto, tuo confessore e monaco, fondatore dell'ordine, patriarca dell'occidente, patrono dell'Europa.

Gloria a te, Verbo di Dio.


2. Permettete, cari fratelli e sorelle, che io inserisca queste espressioni di venerazione e di ringraziamento nelle parole dell'odierna liturgia quaresimale. La venerazione e il ringraziamento sono il motivo della nostra odierna presenza qui, del mio pellegrinaggio insieme con voi al luogo della nascita di san Benedetto, nel compiersi di millecinquecento anni dalla data di questa nascita.

Sappiamo che l'uomo nasce al mondo grazie ai suoi genitori. Confessiamo che venuto al mondo dai genitori terreni, che sono il padre e la madre, egli rinasce alla grazia del battesimo immergendosi nella morte di Cristo crocifisso, per ricevere la partecipazione a quella vita, che Cristo stesso ha rivelato con la sua risurrezione. Mediante la grazia ricevuta nel battesimo l'uomo partecipa alla eterna nascita del Figlio dal Padre, poiché diventa figlio adottivo di Dio: figlio nel Figlio.

Non si può non ricordare questa verità umana e cristiana circa la nascita dell'uomo, oggi, a Norcia, sul luogo della nascita di san Benedetto. Nello stesso tempo si può e si deve dire che, insieme a lui, nasceva in un certo senso una nuova epoca, una nuova Italia, una nuova Europa. L'uomo viene sempre al mondo in determinate condizioni storiche; anche il Figlio di Dio è diventato Figlio dell'uomo in un certo periodo di tempo ed in esso diede inizio ai tempi nuovi che sono venuti dopo di lui. Ugualmente in una certa epoca storica nacque a Norcia Benedetto che, grazie alla fede in Cristo, ottenne "la giustizia che deriva da Dio" (Ph 3,9), e seppe innestare questa giustizia nelle anime dei suoi contemporanei e dei posteri.


3. L'anno nel quale, secondo la tradizione, venne alla luce Benedetto, il 480, segue molto da vicino una data fatidica, o piuttosto fatale per Roma: alludo a quel 476 dopo Cristo, nel quale, con l'invio a Costantinopoli delle insegne imperiali, l'impero romano d'occidente, dopo un lungo periodo di decadenza, ebbe la sua fine ufficiale. Crollava in quell'anno una certa struttura politica, cioè un sistema che aveva, via via, condizionato, per quasi un millennio, il cammino e lo sviluppo dell'umana civiltà nell'area dell'intero bacino del Mediterraneo.

Pensiamo: Cristo stesso venne al mondo secondo le coordinate - tempo, luogo, ambiente, condizioni politiche, ecc...- create da questo medesimo sistema.

Ed anche la cristianità, nella storia gloriosa e sofferta dell'"Ecclesia primaeva", sia all'epoca delle persecuzioni che in quella della successiva libertà, si sviluppo nel quadro dell'"ordo romanus", anzi si sviluppo in un certo senso, "malgrado" tale "ordo", in quanto essa aveva una sua propria dinamica, che la rendeva indipendente da quello e le consentiva di vivere una vita "parallela" al suo sviluppo storico.

Anche il cosiddetto editto di Costantino nel 313 non fece dipendere la Chiesa dall'impero: se le riconobbe la giusta libertà "ad extra" dopo le sanguinose repressioni dell'età anteriore, non fu esso a conferire quella altrettanto necessaria libertà "ad intra", che, in conformità alla volontà del suo fondatore, le deriva indefettibilmente dall'impulso di vita comunicato a lei dallo Spirito. Anche dopo quest'importante evento, che segno la pace religiosa, l'impero romano continuo nel suo processo di sfaldamento: mentre in oriente il sistema imperiale si poté rafforzare, pur con notevoli trasformazioni, in occidente esso progressivamente s'indeboli per una serie di cause interne ed esterne, tra cui l'urto delle migrazioni dei popoli, ed ad un certo punto non ebbe più la forza di sopravvivere.


4. Sta di fatto che, quando a Norcia venne al mondo san Benedetto, non solo "il mondo antico si avviava alla fine" (Krasinski, "Irydion"), ma in realtà tale mondo era già stato trasformato: erano subentrati i "christiana tempora". Roma, che un tempo era stata la testimone principale della sua potenza e la città del suo più grande splendore, era diventata la "Roma christiana". In un certo senso era stata veramente la città in cui si era identificato l'impero. La Roma dei cesari era ormai tramontata. Era rimasta la Roma degli apostoli. La Roma di Pietro e di Paolo, la Roma dei martiri, la cui memoria era ancora relativamente fresca e viva.

E, mediante questa memoria, era viva la coscienza della Chiesa e il senso della presenza di Cristo, al quale tanti uomini e donne non avevano esitato a rendere la loro testimonianza, mediante il sacrificio della propria vita.

Ecco, dunque, nasce a Norcia Benedetto e matura in quel clima particolare, in cui la fine della potenza terrena, la più grande delle potenze che si siano manifestate nel mondo antico, parla all'anima col linguaggio delle realtà ultime, mentre nello stesso tempo Cristo e il Vangelo parlano di un'altra aspirazione, di un'altra dimensione della vita, di un'altra giustizia, di un altro regno.

Benedetto da Norcia cresce in tale clima. Egli sa che la piena verità sul significato della vita umana, l'ha espressa san Paolo, quando ha scritto nella lettera ai Filippesi: "Dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la meta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù" (Ph 3,13-14).

Queste parole le aveva scritte l'apostolo delle genti, il fariseo convertito, che dava in tal modo testimonianza della sua conversione e della sua fede. Queste parole rivelate contengono pure la verità che ritorna alla Chiesa e all'umanità nelle diverse tappe della storia. In quella tappa, nella quale Cristo chiamo Benedetto da Norcia, queste parole preannunciavano l'inizio di un'epoca che sarebbe stata precisamente l'epoca della grande aspirazione "verso l'alto", Cristo crocifisso e risorto proprio come scrive san Paolo: "E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti" (Ph 3,10-11).

Così dunque, oltre l'orizzonte della morte che subi tutto il mondo costruito sulla potenza temporale di Roma e dell'impero, emerge questa nuova aspirazione: l'aspirazione "verso l'alto", suscitata dalla sfida della nuova vita, la sfida portata all'uomo da Cristo insieme alla speranza della risurrezione futura. Il mondo terrestre - il mondo delle potenze e delle sconfitte dell'uomo - è diventato il mondo visitato dal Figlio di Dio, il mondo sostenuto dalla croce nella prospettiva del futuro definitivo dell'uomo che è l'eternità: il regno di Dio.


5. Benedetto fu per la sua generazione, e ancor più per le generazioni successive, l'apostolo di quel regno e di quella aspirazione. E tuttavia il messaggio che egli proclamo mediante tutta la sua Regola di vita, sembrava - e sembra ancor oggi - quotidiano, comune e quasi meno "eroico" di quello che sulle rovine della Roma antica lasciarono gli apostoli ed i martiri.

In realtà è lo stesso messaggio di vita eterna, rivelato all'uomo in Cristo Gesù, lo stesso, anche se pronunciato col linguaggio dei tempi ormai diversi. La Chiesa rilegge sempre lo stesso Vangelo - Verbo di Dio che non passa - nel contesto della realtà umana che cambia. E Benedetto seppe certamente interpretare con perspicacia i segni dei tempi di allora, quando scrisse la sua Regola, nella quale l'unione della preghiera e del lavoro diventava, per coloro che l'avrebbero accettata, il principio della aspirazione all'eternità. "Ora et labora" era per il grande fondatore del monachesimo occidentale la stessa verità che l'apostolo proclama nella lettura d'oggi, quando afferma di aver lasciato perdere tutto per Cristo: "Tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui" (Ph 3,8-9).

Benedetto, leggendo i segni dei tempi, vide che era necessario realizzare il programma radicale della santità evangelica, espresso con le parole di san Paolo, in una forma ordinaria, nelle dimensioni della vita quotidiana di tutti gli uomini. Era necessario che l'eroico diventasse normale, quotidiano, e che il normale, quotidiano diventasse eroico.

In questo modo egli, padre dei monaci, legislatore della vita monastica in occidente, divenne anche indirettamente il pioniere di una nuova civiltà.

Ovunque il lavoro umano condizionava lo sviluppo della cultura, dell'economia, della vita sociale, li giungeva il programma benedettino dell'evangelizzazione, che univa il lavoro alla preghiera e la preghiera al lavoro.

Bisogna ammirare la semplicità di tale programma, e nello stesso tempo la sua universalità. Si può dire che quel programma ha contribuito alla cristianizzazione dei nuovi popoli del continente europeo e nello stesso tempo si è trovato anche alle basi della loro storia nazionale, di una storia che conta più di un millennio.

In questo modo san Benedetto divenne il patrono dell'Europa nel corso dei secoli: molto prima di essere proclamato tale da Papa Paolo VI.


6. Egli è patrono dell'Europa in questa nostra epoca. Lo è non solo in considerazione dei suoi meriti particolari verso questo continente, verso la sua storia e la sua civilizzazione. Lo è, altresi, in considerazione della nuova attualità della sua figura nei confronti dell'Europa contemporanea.

Si può staccare il lavoro dalla preghiera e farne l'unica dimensione dell'esistenza umana. L'epoca contemporanea porta in sé questa tendenza. Essa si differenzia dai tempi di Benedetto da Norcia, perché allora l'occidente guardava indietro, ispirandosi alla grande tradizione di Roma e del mondo antico. Oggi l'Europa ha alle sue spalle la terribile seconda guerra mondiale ed i conseguenti cambiamenti importanti sulla carta del globo, che hanno limitato la dominazione dell'occidente su altri continenti. L'Europa, in un certo senso, è ritornata entro le sue proprie frontiere.

E tuttavia quel che è alle nostre spalle non è l'oggetto principale dell'attenzione e dell'inquietudine degli uomini e dei popoli. Un tale oggetto non cessa di essere ciò che è davanti a noi.

Verso che cosa cammina l'umanità intera, legata con i molteplici vincoli dei problemi e delle reciproche dipendenze, che si estendono a tutti i popoli e continenti? Verso che cosa cammina il nostro continente, e su di esso tutti quei popoli e tradizioni che decidono della vita e della storia di tanti paesi e di tante nazioni? Verso che cosa cammina l'uomo? La società e gli uomini nel corso di questi quindici secoli, che ci separano dalla nascita di san Benedetto da Norcia, sono diventati gli eredi di una grande civiltà, gli eredi delle sue vittorie, ma anche delle sue sconfitte, delle sue luci, ma anche delle sue oscurità.

Si ha l'impressione di una prevalenza dell'economia sulla morale, di una prevalenza della temporalità sulla spiritualità.

Da una parte, l'orientamento quasi esclusivo verso il consumismo dei beni materiali toglie alla vita umana il suo senso più profondo. Dall'altra parte, il lavoro sta diventando in molti casi una costrizione alienante per l'uomo, sottomesso ai collettivi, e si stacca, quasi ad ogni costo, dalla preghiera, togliendo alla vita umana la sua dimensione ultra-temporale.

Tra le conseguenze negative di una simile preclusione ai valori trascendenti una ve n'è che oggi preoccupa in modo particolare: essa consiste nel clima sempre più diffuso di tensione sociale, che tanto frequentemente degenera in episodi assurdi di efferata violenza terroristica. L'opinione pubblica ne è profondamente scossa e turbata. Solo la ricuperata consapevolezza della dimensione trascendente del destino umano può conciliare l'impegno per la giustizia ed il rispetto per la sacralità di ogni vita umana innocente. Per questo la Chiesa italiana si raccoglie oggi in particolare, accorata preghiera.

Non si può vivere per il futuro senza intuire che il senso della vita è più grande della temporalità, che è al di sopra di essa. Se le società e gli uomini del nostro continente hanno perso l'interesse per questo senso, devono ritrovarlo. Possono, a questo scopo, tornare indietro di quindici secoli? ai tempi nei quali nacque san Benedetto da Norcia? No, tornare indietro non possono. Il senso della vita devono ritrovarlo nel contesto dei nostri tempi. Non è possibile diversamente. Non devono e non possono tornare indietro ai tempi di Benedetto, ma devono ritrovare il senso dell'esistenza umana sulla misura di Benedetto. Solo allora vivranno per il futuro. E lavoreranno per il futuro. E moriranno nella prospettiva dell'eternità.

Se il mio predecessore Paolo VI ha chiamato san Benedetto da Norcia ad essere il Patrono d'Europa, è perché egli potrà aiutare a questo scopo la Chiesa e le nazioni d'Europa. Auspico di cuore che questo odierno pellegrinaggio nel luogo della sua nascita possa servire a tale causa.

Data: 1980-03-23 Data estesa: Domenica 23 Marzo 1980.


Angelus durante il pellegrinaggio a Norcia - Norcia

Titolo: Preghiamo per la pace, la libertà e la giustizia

1. Pellegrinando sulla terra di san Benedetto, ci fermiamo in questo luogo per recitare insieme l'"Angelus": per meditare ancora una volta la verità dell'elevazione dell'uomo nel mistero dell'incarnazione di Dio. Ecco, l'uomo è elevato, è elevata la Vergine che, accogliendo la Parola, risponde: "Eccomi, sono la serva del Signore" (Lc 1,38).

In questo concepimento e nella natività del Figlio di Dio alla Vergine Maria viene elevato ogni uomo.

Pellegriniamo oggi - quinta domenica di quaresima - alla terra natale di quell'uomo, che ha accolto questa elevazione nel mistero della natività del Figlio di Dio dalla Madre-Vergine. Quell'uomo porta il nome di Benedetto - cioè di "beato". Pellegriniamo sulla terra "del beato", di Benedetto da Norcia, dopo mille e cinquecento anni dalla sua nascita.


2. Questa terra è stata recentemente colpita dal terremoto. La terra ha tremato, sono caduti i vecchi edifici e numerose case abitate dagli uomini. Siamo adesso tra questi uomini, e insieme con loro preghiamo nel giubileo di san Benedetto.

In questo tempo così solenne e speciale, in cui la Chiesa ricorda le parole del Signore: "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi... l'avete fatto a me" (Mt 25,40), nessuno dimentichi gli uomini, i fratelli colpiti dal terremoto, perché questo è il tempo della conversione: la quaresima.

Noi ci convertiamo ogni volta che facciamo a uno dei nostri fratelli ciò che Cristo si attende.


3. In questo periodo di penitenza e di conversione, meditiamo la verità sul Verbo che non passa mai sulla terra che passa, "perché passa la scena di questo mondo" (1Co 7,31).

Passa. Essa fu altra nei tempi quando su di essa camminava Benedetto da Norcia, altra nel corso di tutti i secoli e di tutte le epoche che si sono iscritte nella sua storia. Ed altra è oggi. La stessa terra è diversa. E gli uomini, che sono uomini allo stesso modo, sono oggi altri uomini. Un'altra è la scena che danno gli uomini al loro mondo umano, ed è un altro il mondo in cui vivono. Ed anche se nascono e muoiono, conoscono ed amano, gioiscono e soffrono così come allora, è diversa la loro conoscenza ed altre sono le loro sofferenze.

Molte volte è passata la scena del mondo insieme agli uomini che l'hanno formata qui, in questa terra, dal tempo in cui nacque su di essa Benedetto, in cui, insieme con lui, è cominciato a nascere anche il nuovo volto di questa terra, e di tante altre terre intorno.

Benedetto fu infatti santo. Fu l'uomo dello Spirito. Lo Spirito Santo rinnova la faccia della terra. La terra passa. Solo lo Spirito Santo rinnova la faccia della terra. Lo Spirito Santo per opera di Benedetto da Norcia ha rinnovato la faccia di questa terra e di molte altre terre attorno. La faccia dell'Italia e dell'Europa.


4. Oggi preghiamo su questa terra. Preghiamo per l'Italia e per l'Europa nel luogo della nascita del santo. Preghiamo per gli uomini e le famiglie, preghiamo per i popoli e per la Chiesa. Preghiamo per la pace dell'Europa e di tutte le altre parti del mondo. Preghiamo per la libertà dell'uomo, la quale corrisponde alla dignità delle sue idee e delle sue opere. Preghiamo per la giustizia sociale e per l'amore vero, senza il quale la vita dell'uomo non respira a pieni polmoni.

Preghiamo perché cessi questa terribile minaccia per l'uomo, che i mezzi contemporanei di distruzione portano con sé, e la minaccia che si nasconde nei cuori degli uomini pronti ad uccidere e a distruggere.


5. In questa giornata di riflessione e di preghiera contro la violenza e contro il terrorismo, promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana, preghiamo il Signore perché tocchi i cuori e fermi la mano omicida di quanti sono coinvolti nelle oscure trame dell'odio e dei delitti, e perché tutti sentano il dovere di collaborare per isolare tali assurde atrocità e di testimoniare con la loro vita i valori inestimabili della pace, della fraternità e del vicendevole amore. Come già ebbi a dire in Irlanda, oggi ripeto a quanti possono essere stati irretiti nel triste fenomeno del terrorismo: "La violenza è un male, la violenza è inaccettabile come soluzione dei problemi, la violenza è indegna dell'uomo, la violenza è una menzogna, perché va contro la verità della nostra fede, la verità della nostra umanità. La violenza distrugge ciò che essa vorrebbe difendere: la dignità, la vita, la libertà degli esseri umani" (Ioannis Pauli PP. II "Homilia in urbe Drogheda habita, die 29 sept. 1979: AAS 71[1979] 1081).

Come dice il messaggio del consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana per la giornata di oggi: "Troppo sangue e troppe lacrime sono già state versate. Le vie giuste sono quelle dell'amore, che non è debolezza, non è viltà: l'amore è l'unica forza sicura, l'unica fonte per vivere, l'unica garanzia di una autentica e giusta convivenza sociale".

San Benedetto, operatore di pace e di concordia in secoli che conobbero la divisione dell'odio e la barbarie, interceda perché cadano le forze del male, che si scatenano nel mondo e nei cuori, così che si rinnovi la faccia della terra: di questa terra; di questo continente, di cui egli è patrono.


6. Preghiamo anche per la Chiesa che, in mezzo alle prove della terra, cerca la sua unità in Cristo. Questa è la sua costante conversione. Particolarmente nel momento presente della penitenza e della conversione. La Chiesa si converta a Cristo, al suo Signore e Redentore, Maestro e Sposo! San Benedetto è stato, per questa terra, l'araldo della conversione nella Chiesa. Ha insegnato a leggere i segni dei tempi che passano, per capire e compiere la parola di Dio che non passa.

La Chiesa si converte a Cristo quando legge i segni dei tempi, ma non quando diventa simile a "questo mondo" che passa. L'apostolo, infatti, insegna: "Non conformatevi alla mentalità di questo secolo" (Rm 12,2) che passa..., rendete ciò che passa simile alla parola che non passa.

Veniamo in pellegrinaggio nella terra natale di san Benedetto con un fervido desiderio, che la Chiesa dei nostri tempi si rinnovi con costanza nella parola che non tramonta mai.

Data: 1980-03-23 Data estesa: Domenica 23 Marzo 1980.


Alle autorità civili - Norcia

Titolo: Auguri di ricostruzione e di progresso, di concordia e di elevazione sociale

Illustri signori.

1. In questo anno, in cui si celebra il quindicesimo anniversario della nascita di san Benedetto, ho vivamente desiderato venire in questa città che è stata la sua culla e il luogo della sua prima formazione.

Grande perciò è la mia gioia nel trovarmi qui, a Norcia, per onorare in modo più solenne e significativo la dolce e austera figura di san Benedetto, gloria e vanto di questa nobile terra.

Sono lieto pertanto di porgere a voi, autorità civili della regione umbra, della provincia di Perugia e dei 15 comuni della Valnerina, il mio saluto deferente e cordiale, segno della mia profonda stima e del mio incoraggiamento per i non facili compiti che siete chiamati a svolgere. E ringrazio vivamente il presidente della giunta regionale per le cortesi parole con le quali ha interpretato i vostri sentimenti.

Mentre ancora si vedono in questa regione le drammatiche conseguenze del terremoto dello scorso settembre, la mia presenza vuole anche manifestare la partecipazione del Papa e di tutta la Chiesa alla sventura di tante persone colpite dal recente sisma; sono venuto a portare agli amati abitanti di questa città e di tutta l'Umbria il mio affetto, il mio conforto, la mia preghiera.

Nel rivolgermi a voi, vedo come dinanzi a me le popolazioni laboriose e forti, a cui si indirizzano le vostre sollecitudini e penso ai loro problemi, alle loro sofferenze, ai loro disagi, alle loro speranze e alla loro tenacia.

A tutti rivolgo il mio augurio sincero che nasce da un cuore che tutti vi ama con particolare intensità, perché più di altri provati: augurio di ricostruzione e di progresso, in armonia di intenti; augurio di non perdersi d'animo in questo momento difficile; augurio di lavoro e di concordia, augurio di elevazione sociale e soprattutto di fedeltà alle loro tradizioni di fede, tanto profondamente radicate.

In questo vigoroso sforzo di rinascita e di ripresa economica, sociale e religiosa, invoco l'aiuto della bontà divina, mentre auspico di cuore l'impegno premuroso e fattivo da parte di tutti, sorretto dall'opera delle autorità civili, per una pronta ed adeguata soluzione dei problemi che assillano questa regione.


GPII 1980 Insegnamenti - Messaggio all'abate di Montecassino - Montecassino