
GPII 1980 Insegnamenti - Ai membri di "Iustitia et Pax" - Roma
Titolo: Presentate agli uomini d'oggi l'ideale dell'amore sociale
1. E' con gioia che vi saluto tutti qui questa mattina, membri della commissione pontificia "Iustitia et Pax" e membri del suo segretariato, che avete partecipato alla XIII assemblea generale della commissione, che è anche la terza dopo l'approvazione definitiva dei suoi statuti.
Venuti da continenti diversi, avete consacrato questi giorni, fuori Roma, a una approfondita riflessione comune, nella quale ciascuno ha contribuito alla comprensione dei problemi all'ordine del giorno con l'apporto dell'esperienza della propria vita, quella della propria patria, della Chiesa nel proprio paese e della propria cultura.
2. Io ricordo ancora molto bene il nostro primo incontro, qualche mese dopo la mia elezione al seggio di Pietro. In questa occasione vi dissi: "Conto su di voi, conto sulla commissione pontificia "Iustitia et Pax" perché aiuti me e la Chiesa intera a ripetere agli uomini di quest'epoca... Non abbiate paura!... Aprite tutte le porte a Cristo" ("L'Osseravtore Romano", die 9 dec. 1978, p. 4). Anche oggi voglio ripetere che conto su voi tutti, e so che desiderate dare questo aiuto a me stesso e a tutta la Chiesa.
Si tratta di una nobile missione che è prima di tutto un servizio. In effetti, questa commissione è stata fondata per questo: essere di servizio al Papa, ai Vescovi e dunque a tutta la Chiesa. Questo servizio che voi prestate alla Chiesa in seno alla curia romana e un motivo di legittima fierezza e di gioia interiore; è un motivo anche di gratitudine verso Dio di cui noi siamo tutti i servitori, e verso il Cristo "centro del cosmo e della storia" (Ioannis Pauli PP. IIRH 1), e dunque centro della nostra vita, dei nostri sforzi e del nostro lavoro.
3. Nel corso del vostro incontro a Nemi, avete discusso di più argomenti che rivestono un interesse particolare per la Chiesa e per il mondo della nostra epoca. Avete di nuovo esaminato, in maniera particolare, il tema fondamentale che è una delle ragioni d'essere della vostra commissione, lo sviluppo. Si tratta di una realtà in costante evoluzione nel corso degli ultimi dieci anni, che pone dei problemi che devono essere affrontati ogni volta in un contesto molto differente, benché questa realtà non manchi mai di riferirsi alle esigenze fondamentali che sono il bene delle persone e quello della società. So che avete affrontato questa discussione per accogliere la parola appropriata che la Chiesa potrà offrire come contributo al dibattito nel quale sono impegnati tanti persone, gruppi e società così diverse.
Per ciò che concerne lo sviluppo, voglio ricordare qui ciò che ho detto alla ventesima conferenza generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao) nello scorso novembre: "Ma il perfezionamento della persona suppone... la realizzazione concreta delle condizioni sociali che costituiscono il bene comune di ciascuna comunità politica nazionale come dell'insieme della comunità internazionale. Un tale sviluppo collettivo, organico e continuo, è il presupposto indispensabile per assicurare l'esercizio concreto dei diritti dell'uomo, tanto quanto di quelli che hanno un contenuto economico che di quelli che concernono direttamente i valori spirituali.
Un tale sviluppo richiede pertanto, per essere l'espressione di una vera unità umana, d'essere ottenuto facendo appello alla libera partecipazione e alla responsabilità di tutti, nell'ambito pubblico come in quello privato, a livello interno come a livello internazionale (Ioannis Pauli PP. II "Allocutio ad Fao", die 12nov. 1979; cfr. "L'Osservatore Romano", diebus 12-13 nov. 1979).
4. Nel momento in cui si annuncia il terzo decennio dello sviluppo proclamato dalle Nazioni Unite, nel momento in cui anche tanti popoli si vedono messi di fronte a crescenti problemi che concernono il loro avvenire economico e sociale, la Chiesa non può esimersi dal proprio dovere di essere presente, di testimoniare con la sua parola, di tendere le mani per portare aiuto. Essa lo farà, perché essa sa essere la voce evangelica che proclama sempre che la misura di tutto lo sviluppo reale è l'integrità e il rispetto della persona umana.
Questa parola della Chiesa, e la preoccupazione di tutti i cristiani, dovranno sempre essere l'espressione dell'ispirazione evangelica. Allora, la Chiesa incoraggerà le forze vive della società a mettere in opera le risorse disponibili per pervenire alla soluzione dei problemi dello sviluppo, problemi che sono divenuti di una complessità fino ad ora sconosciuta. Essa offrirà il suo contributo in funzione della sua propria missione e in accordo con essa. Il mio grande predecessore, il Papa Paolo VI, metteva in luce questa esigenza evangelica quando diceva, nell'esortazione apostolica "Evangelii Nuntiandi", che "l'evangelizzazione non sarebbe completa se non tenesse conto dei rapporti concreti e permanenti che esistono tra il Vangelo e la vita, personale e sociale, dell'uomo. E perché, diceva, l'evangelizzazione comporta un messaggio esplicito, adattato alle diverse situazioni, costantemente attualizzato, sui diritti e i doveri di ogni persona umana... sulla vita in comune nella società, sulla vita internazionale, la pace, la giustizia, lo sviluppo" (Pauli VI EN 29).
5. Tale è la via per definire, in ciascuna tappa e nel contesto di ogni nuova situazione, il ruolo e il contributo della Chiesa nell'ambito dello sviluppo.
Guidati da questa parola, noi possiamo cercare, voi ed io, di esprimere in termini chiari il messaggio evangelico per gli uomini che vivono oggi in condizioni che si sono profondamente evolute.
Uno dei fattori determinanti, nel nuovo contesto dello sviluppo, è l'interazione tra i problemi dello sviluppo e le minacce contro la pace, che prendono nel tempo presente forme nuove e molto reali. Ho avuto l'occasione di ricordare davanti all'assemblea generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, il 2 ottobre scorso, la regola costante della storia dell'uomo che indica la stretta relazione esistente tra i diritti dell'uomo, lo sviluppo e la pace: "Questa regola è fondata sul rapporto tra i valori spirituali e i valori materiali o economici. In questo rapporto, il primato appartiene ai valori spirituali a motivo della natura stessa di questi valori e anche per motivi che concernono il bene dell'uomo. Il primato dei valori dello spirito definisce il significato dei beni terreni e materiali così come la maniera di servirsene, e si trova per il fatto stesso alla base della giusta pace.
Questo primato dei valori spirituali, d'altra parte, contribuisce a far si che lo sviluppo materiale, lo sviluppo tecnico e lo sviluppo della civiltà siano al servizio di ciò che costituisce l'uomo, di ciò che gli permette di accedere pienamente alla verità, allo sviluppo morale, alla possibilità di fruire totalmente dei beni della cultura di cui noi siamo eredi, e alla moltiplicazione di questi beni con la nostra creatività" (Ioannis Pauli PP. II "Allocutio ad Nationum Unitarum legatos", 14, die 2 oct. 1979: AAS 71[1979] 1153-1154).
6. Nel mio messaggio per la giornata mondiale della pace, ho parlato delle minacce che trovano la loro origine in tutte le forme di "non-verità". La pace è minacciata quando "regna l'incertezza, il dubbio e il sospetto" (Ioannis Pauli PP. II "Nuntius scripto datus ob diem ad pacem fovendam toto orbe terrarum Calendis Ianuariis a. 1980 celebrandum: de veritate pacis robore", 4: AAS 71[1979] 1575).
L'incertezza e la menzogna creano un clima che colpisce gli sforzi volti a realizzare, nella pace e nella fraternità, il pieno sviluppo dei popoli, delle persone, e delle società. Un tale clima è presente nel nostro tempo in numerosi ambiti della vita collettiva e rischia di colpire il pensiero e l'azione di coloro che si sforzano di assicurare a ogni uomo e donna un avvenire migliore. Le nazioni hanno dunque il dovere di rivedere senza posa le loro posizioni al fine di impegnarsi in un movimento che conduca "da una situazione meno umana a una situazione più umana, nella vita nazionale come nella vita internazionale" (Ioannis Pauli PP. II "Nuntius scripto datus ob diem ad pacem fovendam toto orbe terrarum Calendis Ianuariis a. 1980 celebrandum: de veritate pacis robore", 8: AAS 71[1979] 1577). Questo esige di essere capaci di rinunciare agli slogans e alle espressioni stereotipe per cercare e affermare la verità, che è la forza della pace. Questo significa anche essere pronti a porre, alla base e al cuore di ogni preoccupazione politica, sociale o economica l'ideale della dignità della persona umana: "Ogni essere umano possiede una dignità che, benché la persona esista sempre in un contesto sociale e storico concreto, non potrà mai essere diminuita, offesa o distrutta, ma che, al contrario, dovrà essere rispettata e protetta, se si vuole realmente costruire la pace" (Ioannis Pauli PP. II "Allocutio ad Nationum Unitarum legatos", 12, die 2 oct. 1979: AAS 71[1979] 1152).
7. Le rovine della "non-verità" si manifestano in modo particolare nell'attualità con le minacce di guerra che persistono o che compaiono di nuovo; ma esse sono visibili anche in ben altri ambiti, quali quelli della giustizia, dello sviluppo e dei diritti dell'uomo. Come ho già detto nella mia enciclica "Redemptor Hominis" (cfr. Ioannis Pauli PP. II RH 15), l'uomo moderno sembra minacciato dalle sue proprie creazioni e rischia di perdere il vero senso della realtà e il vero significato delle cose, alienandosi nelle proprie produzioni perché non riporta costantemente tutte le cose a una visione centrata sulla dignità, l'inviolabilità e il carattere sacro della vita umana e di ogni essere umano.
E' qui che si manifesta l'importanza del vostro compito e del vostro lavoro in quanto membri della commissione pontificia "Iustitia et Pax" E' compito vostro cercare di presentare, nelle relazioni sociali, agli uomini del nostro tempo, l'ideale dell'amore. Questo amore sociale deve costituire il contrappeso all'egoismo, allo sfruttamento, alla violenza; deve essere la luce di un mondo la cui visione rischia continuamente di essere oscurata da minacce di guerra, dallo sfruttamento economico o sociale, dalla violazione dei diritti umani; deve condurre alla solidarietà attiva con tutti coloro che vogliono promuovere la giustizia e la pace nel mondo. Questo amore sociale deve rafforzare il rispetto per la persona e salvaguardare valori autentici dei popoli e delle nazioni come delle loro culture. Per noi, il principio di questo amore sociale, della sollecitudine della Chiesa per l'uomo, si trova in Gesù Cristo stesso, come ne testimoniano i vangeli.
A tutti, a voi, cari Cardinali, che siete un segno infaticabile dell'amore di Cristo per tutti i popoli, a voi, cari fratelli nell'episcopato, e a voi tutti, membri della commissione pontificia "Iustitia et Pax" e del segretariato, do di gran cuore la mia benedizione, assicurandovi che io raccomando il vostro lavoro al Signore: a lui domando di benedire e di far fruttificare i vostri generosi sforzi.
[Traduzione dal francese]
Data: 1980-02-09 Data estesa: Sabato 9 Febbraio 1980.
Titolo: Ad un gruppo di sportivi di Ascoli
Cari dirigenti e giocatori dell'Ascoli-Calcio! Ho accolto volentieri il vostro desiderio di essere da me ricevuti in udienza, perché conosco i gentili sentimenti che avete per la mia persona, ed anche - come mi conferma il vostro Vescovo - la sincerità della vostra fede di cristiani. Ma tanto più volentieri l'ho accolto, perché mi è dato in tal mondo di soddisfare un debito del mio venerato predecessore Paolo VI, il quale alcuni anni fa, all'inizio della vostra ascesa nel massimo campionato nazionale, ricevette un'analoga domanda, a cui, pero, non poté dare positiva risposta per altri urgenti impegni di ministero.
Ecco perché l'odierno incontro assume un carattere particolare e, direi, più definito e più ricco. Quella che vi rivolgo vuol essere una parola semplice e schietta, che va alle vostre persone, alla professione sportiva, e si estende per analogia e, direi piuttosto, per associazione d'idee alla vita religiosa e morale.
Voglio esprimere, anzitutto, il mio compiacimento a voi singoli ed insieme al Sodalizio, a cui appartenete, il quale fin dalla fondazione nel lontano 1898 ha conseguito meritati successi. da quella data che l'Ascoli-Calcio sta sulla breccia, e pian piano, per lo sforzo concorde dei tecnici e degli atleti, ma anche per il fervore di una cittadinanza entusiasta e partecipe, è arrivata all'onore di far parte delle compagini calcistiche di serie A e - quel che più conta - di misurarsi con esse in numerose competizioni. Non è poco davvero, se si pensa che la città, pur nobile e antica, è relativamente piccola per area e per numero di abitanti. Me ne congratulo di cuore! Ma questo vostro successo, le affermazioni da cui è esso costituito ed anche gli sforzi e i sacrifici che comporta, mi suggeriscono di portare il discorso dal valore e dal significato dello sport al valore ed al significato della vita umana, di cui quello è - come conferma la storia - una importante e costante manifestazione. A questo proposito, mi soccorre una parola altamente significativa dell'apostolo San Paolo: nella prima delle sue due Lettere ai fedeli della città di Corinto, che fu nell'antica Grecia la famosa sede dei Giochi Istmici, egli volle attingere un appropriato insegnamento di carattere religioso dalla pratica agonistica. Per esortare quei suoi figli che "aveva generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo" e spronarli all'imitazione di se stesso (cfr. 1Co 4,15-16), egli evocava l'immagine, per loro consueta, dei corridori e dei lottatori nello stadio, i quali, pur di ottenere il premio riservato ad uno solo, si sottopongono ad ogni sorta di sacrifici: "Ed essi lo fanno - commentava l'apostolo - per guadagnare una corona corruttibile, noi invece per una corona eterna" (1Co 9,24-25).
Ecco, carissimi figli e fratelli, la lezione che desidero proporvi a ricordo di questo familiare e tanto gradito incontro: all'augurio perché la vostra professione sportiva si ispiri sempre ai nobili ideali della lealtà e del coraggio, della correttezza e della cavalleria, aggiungo l'augurio per la vostra professione cristiana, la quale, lungi dall'essere in posizione di estraneità o di contraddizione con la prima, deve piuttosto integrarla, con l'apporto ovviamente anche di altri fattori, ed insieme elevarla perché abbia compiutezza la stessa personalità. Il cristianesimo è di per sé una religione che richiede un serio e forte impegno nel campo spirituale e morale, ed oggi specialmente - agli occhi di un mondo tanto spesso distratto o indifferente - diventa credibile solo se si traduce, nella vita dei singoli cristiani, in una coerente e trasparente professione di vita. E professione - badate bene - vuol dire quasi confessione, cioè è come un dichiarare e un testimoniare con i fatti quel che si è. In parole più semplici voglio dirvi: come siete bravi calciatori, così procurate anche di essere bravi cristiani, fedeli sempre al Signore, alla sua Chiesa, alla sua Legge di amore per Lui ed i fratelli.
Vi conforti in tale impegno la propiziatrice Benedizione Apostolica, che vi imparto ora di cuore ed estendo ai vostri familiari ed amici.
Data: 1980-02-09 Data estesa: Sabato 9 Febbraio 1980.
Titolo: Annuncio del pellegrinaggio a Norcia
1. La Chiesa come "communio": tale è stata l'idea fondamentale e il filo conduttore del Sinodo dei Vescovi olandesi, svoltosi recentemente. Questa idea trova la sua sorgente nella Rivelazione, nella Tradizione, nella dottrina dei Padri, nel magistero del Concilio Vaticano II.
Infatti tutta la Chiesa, come insegna la costituzione LG 4). In questa divina unità, ossia comunione, siamo stati introdotti, prima di tutto, per l'opera del Figlio - Verbo eterno, che per la potenza dello Spirito Santo è divenuto Uomo nel seno della Vergine per plasmare, fra tutte le generazioni umane, fra i popoli, le nazioni, le razze e le culture, la Chiesa, cioé un Popolo adunato nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Mentre ci incontriamo, in questa domenica, per meditare insieme, nella preghiera dell'"Angelus", il mistero dell'incarnazione del Figlio di Dio, preghiamo per questa "comunione", sulla quale i Vescovi della Chiesa di Olanda hanno consolidato, durante il Sinodo, la loro unità, desiderando, in questo modo, di servire l'unità della Chiesa per la quale lo Spirito Santo li ha costituiti pastori.
2. Nel corso del Sinodo è apparso chiaro, quale importanza abbia, per la costruzione della comunione, quel dialogo, a cui ha dedicato la sua prima enciclica "Ecclesiam Suam" il compianto Papa Paolo VI.
Avendo in mente il dialogo "all'interno della Chiesa", egli ha scritto, tra l'altro, così: "Quanto lo vorremmo godere questo domestico dialogo! quanto lo vorremmo intenso e familiare! quanto sensibile a tutte le verità, a tutte le virtù, a tutte le realtà del nostro patrimonio dottrinale e religioso!" (Pauli VI "Ecclesiam Suam": AAS 56 [1964] 657). E Paolo VI parlo altresi del desiderio di "improntare i rapporti interiori della Chiesa dello spirito proprio d'un dialogo fra i membri di una comunità, di cui la carità è principio costruttivo" (Pauli VI "Ecclesiam Suam": AAS 56 [1964] 657).
L'esperienza del recente Sinodo, in tutti i suoi partecipanti, rimarrà certamente legata proprio a tale dialogo, che mediante il sincero scambio di idee ha condotto alla comprensione, all'avvicinamento e all'unione reciproca nella chiara consapevolezza di essere nella Chiesa ministri della verità e della carità.
3. In questi giorni, nell'ambito degli organismi della santa Sede, si sono svolti due importanti avvenimenti: l'annuale assemblea plenaria del segretariato per l'unione dei cristiani e quella della pontificia commissione "Iustitia et Pax".
I membri del segretariato per l'unione dei cristiani hanno approfondito il tema: "La testimonianza comune". E' chiaro che questa testimonianza, che noi tutti cristiani dobbiamo oggi rendere a Gesù, è limitata ed incompleta finché siamo in disaccordo sul contenuto della fede, che dobbiamo annunziare al mondo. E' quindi di estrema importanza pregare intensamente per la grande causa dell'unità dei cristiani.
La pontificia commissione "Iustitia et Pax", da parte sua, ha discusso vari problemi di vivo interesse per la Chiesa e per il mondo d'oggi, in particolare il tema dello "sviluppo". Lo sviluppo collettivo, organico, continuo è il presupposto indispensabile per assicurare il concreto esercizio dei diritti dell'uomo; la Chiesa sa e proclama che la misura di ogni sviluppo reale è l'integrità e il rispetto della persona umana, e pertanto essa presenta agli uomini l'ideale dell'amore sociale, da opporre all'egoismo, allo sfruttamento, alla violenza.
4. Oggi è anche la festa liturgica di santa Scolastica, vergine, sorella di san Benedetto, nati ambedue 1500 anni fa a Norcia.
In questa occasione sono lieto di annunziarvi che domenica 23 marzo prossimo mi rechero in pellegrinaggio in quella città, per partecipare anch'io ai solenni festeggiamenti per il XV centenario della nascita di questi due santi, ai quali non solo la Chiesa ma anche l'Europa medioevale e moderna debbono tanto.
E proprio a Norcia, l'antichissima città ricca di storia e di arte, culla dell'ordine benedettino, vorro esprimere, a nome di tutto il Popolo di Dio, il profondo ringraziamento alla Trinità santissima per aver fatto all'umanità il dono magnifico di queste due grandi personalità, e inoltre mi incontrero con quelle buone popolazioni, tanto fedeli a Cristo e alla Chiesa, per salutarle, per incoraggiarle, e spiritualmente per confortarle nella dura calamità che di recente le ha tanto provate.
Per tutte queste intenzioni salga ora la nostra preghiera, carissimi, alla Madre di Dio e Madre della Chiesa.
Data: 1980-02-10 Data estesa: Domenica 10 Febbraio 1980.
Titolo: Il cristiano, come gli apostoli, è chiamato ad annunziare il Vangelo
1. Sono lieto di essere qui in mezzo a voi, cari fedeli della parrocchia di san Timoteo a Casal Palocco, per vivere un intenso momento di comunione ecclesiale insieme con voi, che, attraverso la mia umile persona, gioite oggi della presenza del vostro Vescovo, il quale, come afferma il Concilio, "sostiene le parti dello stesso Cristo, Maestro, Pastore e Pontefice, ed agisce in sua vece" (LG 21).
Sono lieto di riscoprire ed approfondire con voi, nei testi della liturgia della domenica odierna, la fondamentale vocazione-missione del cristiano che, come i profeti, come gli apostoli, è chiamato a svolgere il ministero di annunziare ed evangelizzare Cristo, rendendolo attuale mediante la propria viva testimonianza.
Animati dalla consapevolezza di un compito tanto esaltante, accogliete, cari fedeli, il mio saluto affettuoso, che si dirige anzitutto ai presenti e vuole al tempo stesso raggiungere ciascuno dei circa quindicimila abitanti del quartiere e le quattromila famiglie adunate spiritualmente attorno a questo tempio. Sappiate che tutti mi siete cari e che offro al Signore specialmente i pensieri e le intenzioni dei sofferenti nell'anima e nel corpo, dei bambini e dei meno favoriti dall'umana fortuna.
Il mio animo si rivolge ora riconoscente al Cardinale vicario e al Vescovo ausiliare monsignor Clemente Riva, che con sollecitudine ha svolto nel novembre scorso la visita pastorale in codesta comunità; al parroco, don Antonio Amori, ed ai sacerdoti suoi cooperatori, che con tanta dedizione hanno preparato questo nostro incontro. Non posso, inoltre, tralasciare una menzione per le religiose ed i religiosi, i quali prestano, anche saltuariamente, una speciale collaborazione alle iniziative parrocchiali.
Una speciale parola di compiacimento desidero far giungere a tutti i membri dei vari gruppi - gruppo catechistico, degli animatori giovanili, caritativo, di istruzione religiosa e neocatecumenale, ecc... - che, in stretta collaborazione col presbiterio, si propongono di evocare nella più larga cerchia di fedeli una risposta responsabile e fattiva alla loro vocazione cristiana.
2. A proposito di questa vocazione, il Vangelo di oggi ci offre abbondante materia di riflessione e tutte le letture della liturgia domenicale ci consentono di comprenderne ancor più a fondo il contenuto.
Ecco il quadro più frequente nel Vangelo: Cristo insegna. Insegna a quanti "gli fanno ressa" intorno "per ascoltare la parola di Dio" (Lc 5,2). Prima insegna sulla riva del lago di Genesaret, poi sale "in una barca, che era di Simone", ed avendolo pregato di scostarsi un poco da terra, continua ad ammaestrare le folle dalla barca (cfr. Lc 5,3). Cessato di parlare, egli si allontana dalla folla e comanda a Simone di prendere il largo e di calare le reti per la pesca (cfr. Lc 5,4).
L'avvenimento, che potrebbe sembrare consueto, assume di li a poco un carattere straordinario. La pesca, infatti, si dimostra particolarmente abbondante, il che sorprende Simone e gli altri pescatori, la cui precedente fatica, durata l'intera notte, non ha dato alcun risultato: "Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla" (Lc 5,5), dice Simone, quando Gesù chiede di calare le reti. Essi lo fanno esclusivamente per rispetto alle parole di Gesù, mossi da un motivo di stima e di obbedienza.
L'inaspettata, abbondantissima pesca, tale da richiedere l'aiuto dei compagni dell'altra barca, suscita in Simon Pietro una sua tipica reazione. Egli si getta ai piedi di Gesù e dice: "Signore, allontanati da me che sono un peccatore" (Lc 5,8). Gli altri testimoni del miracoloso avvenimento, i fratelli Giacomo e Giovanni, non reagiscono allo stesso modo, ma anche loro sono presi da grande stupore per la straordinaria pesca compiuta (cfr. Lc 5,9).
Gesù, allora, rivolge a Simone le parole che danno a tutto l'avvenimento il significato profetico: "Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini" (Lc 5,10).
3. A diverse riprese possiamo constatare che il Signore Gesù ammaestra tutti quelli che si avvicinano per ascoltare la sua parola, tuttavia egli si propone di istruire in modo particolare gli apostoli, per introdurli nei "misteri del regno", che soprattutto essi devono conoscere, per credere nella propria missione. Gesù li educa al compito di futuri testimoni della sua potenza e di sicuri maestri di quella verità, che egli ha recato al mondo dal Padre, della verità che è egli stesso.
Il brano evangelico odierno ci mostra uno dei momenti particolari di tale sollecitudine, mediante la quale Gesù conferma gli apostoli e anzitutto Simon Pietro nella propria vocazione. Il metodo usato dal Maestro divino oltrepassa il semplice insegnamento, l'annunzio della parola e la spiegazione di essa. Per farla penetrare in profondità, Gesù conferma la verità della parola annunziata con la rivelazione della potenza sovrumana e soprannaturale di Dio, che si dirige direttamente a tutto l'uomo.
Di fronte alla rivelazione di questa potenza, la reazione dell'uomo è sempre quella manifestata da Simon Pietro: la presa di coscienza della propria indegnità e peccaminosità. E noi non diciamo sempre, prima della santa Comunione: "O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa..."? Pietro a sua volta afferma: "Allontanati da me che sono un peccatore" (Lc 5,8). San Paolo, mosso dallo stesso sentimento, scriverà: "Non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio" (1Co 15,9). così Isaia si difende dalla chiamata del Signore, che vorrebbe eludere, opponendo l'impurit delle proprie labbra, indegne di pronunziare la parola del Signore (cfr. Is 6,5).
Tale senso profondo di peccaminosità personale e di indegnità permette a Dio stesso di agire, consente alla sua grazia - grazia della divina chiamata - di diventare efficace.
Le labbra di Isaia, toccate da un carbone ardente, diventano pure ed il profeta può dire: "Eccomi, manda me!" (Is 6,8). Paolo, convertito da persecutore in apostolo, afferma: "Per grazia di Dio pero sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana" (1Co 15,10). Simon Pietro, invece, ascolta dalle labbra di Cristo stesso quelle parole rassicuranti: "Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini" (Lc 5,10).
4. Nelle letture di oggi è racchiusa una profonda lezione dimostrativa del nostro vero rapporto personale con Dio. E' necessario anzitutto che noi abbiamo un senso profondo della sua santità ed insieme un vivo sentimento della nostra colpa ed indegnità. Tanto più avvertiamo quest'ultimo, tanto più si svela a noi il primo: Dio nella maestà ineffabile della sua potenza e del suo amore; Creatore e Redentore dell'uomo; Sapienza, Giustizia, Misericordia; Dio Onnipresente, Onnisciente, Onnipotente.
Cristo ci manifesta col suo insegnamento tale mistero inscrutabile di Dio e nello stesso tempo ce lo avvicina, parlando il linguaggio degli uomini semplici, rendendo presente la potenza di Dio medesimo con segni visibili, quale ad esempio la pesca del lago di Genesaret.
Rifletta ognuno di noi se il suo rapporto interiore con Dio abbia i tratti che si manifestano nel comportamento di Simon Pietro, di Paolo di Tarso, del profeta Isaia; se la nostra relazione con Dio non sia troppo superficiale, unilaterale, interessata. Abbiamo paura del peccato, per non offendere il Padre ed il Figlio suo unigenito, che per noi ha accettato la passione e la morte sulla croce? Oppure manchiamo della coscienza di quella profonda indegnità nei confronti di colui che solo ed unico è santo? Impegnamoci in questo senso.
5. Oltre a ciò, le letture di oggi contengono pensieri ed indicazioni importanti per la vita di tutta la parrocchia, quale comunità del Popolo di Dio.
Cristo disse a Pietro: "D'ora in poi sarai pescatore di uomini" (Lc 5,10); tale pesca misteriosa corrisponde alla missione incessante della Chiesa, di ogni comunità nella Chiesa e di ogni cristiano. Condurre gli uomini vivi, le anime umane alla luce della fede ed alla sorgente dell'amore; mostrare loro il Regno di Dio presente nei cuori e nel disegno della storia dell'umanità; adunare tutti in quell'unità, il cui centro è Cristo: ecco la missione continua della Chiesa. Il Conciclio Vaticano II ha dato, nel suo insegnamento, la piena espressione di questa missione.
E come ai tempi di Gesù, così anche oggi, una tale missione esige un costante annunzio che prepari e faciliti l'accoglimento della verità divina e dell'amore fraterno. Essa esige che le singole persone, i gruppi, gli ambienti "si scostino a volte da terra" per "prendere il largo". E' necessario a tale penetrazione più profonda del Vangelo e dei divini misteri. E' particolarmente necessaria un'intimità familiare, esclusiva, fervida con Cristo e col Padre nello Spirito Santo, affinché maturino gli apostoli, cioé i cristiani perfetti, pronti a donare agli altri attingendo dalla propria pienezza, poiché la grazia di Dio in essi non è stata vana (cfr. 1Co 15,10 2Co 6,1).
Proprio per questo molteplice ed intenso lavoro della Chiesa nella vostra parrocchia, sono venuto qui oggi a pregare ed a chiedere insieme con voi, nel sacrificio eucaristico e nei successivi incontri, il dono di una matura testimonianza cristiana.
"Maestro... sulla tua parola gettero le reti" (Lc 5,5). La vostra comunità, i vostri pastori, tutte le anime apostoliche, religiosi, religiose e laici responsabili, tutti i parrocchiani non cessino di pensare così, animati da questo stesso spirito di fede, e di agire in conseguenza. Il Maestro e Signore è costantemente presente nella nostra barca! 6. Per rendere incisivo il vostro impegno e tradurre nella realtà viva del quartiere la vostra identità cristiana, desidero rivolgervi in particolare alcune esortazioni.
La vocazione del cristiano, si realizza sostanzialmente, oltre che nella vita di grazia, nella testimonianza di amore e di solidarietà, la quale richiede ovviamente un'apertura verso gli altri, accolti come tali, e sospinge ad uscire da se stessi, dalle proprie paure e difese, dalla tranquillità del proprio benessere, per comunicare ed insieme costruire un tessuto di rapporti reciproci, rivolti al bene spirituale, morale e sociale di tutti.
Inoltre, il vostro impegno di crescita cristiana si svolga nell'ambito della comunità parrocchiale, la quale deve offrire "un luminoso esempio di apostolato comunitario, fondendo insieme tutte le differenze umane che vi si trovano e inserendole nell'universalità della Chiesa" (AA 10).
L'impegno poi per la santità della famiglia, per la consapevolezza della sua altissima missione e quello per la formazione dei giovani, che necessitano di ideali convincenti e trascinatori, costituisca un altro punto principalissimo della vostra solidale azione parrocchiale.
Vi assista nei vostri generosi sforzi la divina protezione, assicuratavi del resto dalla grazia della vostra vocazione cristiana, vi aiuti l'intercessione di Maria, Madre di Cristo e della Chiesa e vi conforti il convincimento che il Papa, vostro Vescovo, è con voi per confermarvi e per rassicurarvi, affinché la vostra parrocchia "possa adempire efficacemente, in questo tempo di grazia, la missione inalienabile, ricevuta dal Maestro: "Andate e ammaestrate tutte le nazioni"" (Ioannis Pauli PP. II "Catechesi Tradendae"
Data: 1980-02-10 Data estesa: Domenica 10 Febbraio 1980.
Titolo: Testimoniare la forza della luce di Cristo
Venerati fratelli e figli carissimi! 1. E' con viva commozione e con gioia profonda che rivolgo stasera il mio cordiale saluto al signor Cardinale vicario, innanzitutto, ed agli altri porporati presenti; ai venerati fratelli nell'episcopato, ai sacerdoti del clero secolare e regolare, ed in particolare a quanti concelebrano con me questa eucaristia, che ci vede raccolti intorno all'altare di Cristo, per fare memoria delle meraviglie di grazia operate in colei che fiduciosamente invochiamo come Avvocata potente e Madre dolcissima.
Il mio saluto si rivolge, poi, alle religiose, presenti anche in questa circostanza in numero considerevole; ed ancora alle persone che fanno parte, a vario titolo, delle diverse associazioni mariane, come anche a tutti coloro che sono stati attratti a questa celebrazione dalla devozione che nutrono per la Vergine santissima.
Una parola particolare di saluto desidero riservare agli ammalati, che sono gli ospiti d'onore di questo incontro: a prezzo di non lievi sacrifici, essi hanno voluto essere presenti stasera per testimoniare di persona l'amore che li lega alla Madre celeste, al cui santuario di Lourdes molti di loro si sono certamente già recati in pellegrinaggio; siano i benvenuti fra di noi, insieme con quanti si prodigano nel prestare ad essi assistenza. Il mio saluto, dunque, si estende a tutti i convenuti in questa patriarcale Basilica di san Pietro, che riceve oggi una visita tanto eccezionale.
A tutti desidero esprimere la mia riconoscenza. Figli carissimi, mi sento debitore verso voi tutti. E' grazie a voi, infatti, se oggi viene trasferita in questa Basilica quella particolare realtà che porta il nome di Lourdes. Realtà della fede, della speranza e della carità. Realtà della sofferenza santificata e santificante. Realtà della presenza della Genitrice di Dio nel mistero di Cristo e della sua Chiesa sulla terra: una presenza particolarmente viva in quella porzione eletta della Chiesa, che è costituita dai malati e dai sofferenti.
GPII 1980 Insegnamenti - Ai membri di "Iustitia et Pax" - Roma