
GPII 1980 Insegnamenti - Partenza dal Brasile - Manaus
Titolo: Intensa ed incisiva esperienza umana e religiosa
Cari amici brasiliani, miei fratelli e sorelle nel Signore Gesù Cristo.
1. E' giunta, con molto mio dispiacere, l'ora di dirci addio.
Prima di lasciare il suolo brasiliano voglio esprimere la mia profonda gratitudine a tutti: a sua eccellenza il signor presidente delle repubblica, all'episcopato del Brasile, ai membri del governo, a tutte le autorità, ai responsabili dei destini di questa grande nazione.
Impossibile nominare, anche solo genericamente, tutte le persone e gruppi con cui ho avuto contatto in questi giorni benedetti e, d'altra parte, non vorrei dimenticare nessuno. Giunga il mio cordiale ringraziamento a tutto il popolo di questo paese e a ciascuno dei brasiliani: ai fedeli cattolici e ai non cattolici; a tutti gli uomini e donne, nati o radicati in questa terra, qualunque sia la loro origine etnica, dai primi abitanti della "Terra de Santa Cruz", gli indios del Brasile, agli ultimi a stabilirsi in questa patria ospitale; a tutti quelli, infine, che ho avuto il piacere di vedere e salutare personalmente e anche a quelli che in questi giorni mi hanno seguito attraverso i meravigliosi mezzi audiovisivi. A tutti, grazie, molte grazie! Vorrei che il mio grazie giungesse particolarmente a tutti coloro che in un modo o nell'altro hanno partecipato alla preparazione ed allo svolgimento di questa mia visita pastorale, mi rendo conto molto bene di quanto questo compito è stato grande e come il lavoro è stato pesante. Non ho altro modo per manifestare tutta la mia gratitudine che con il ricordo nelle mie preghiere, implorando che Dio stesso ricompensi tutti e ciascuno senza eccezioni: sia i rappresentanti delle autorità e dell'amministrazione sia le istituzioni della Chiesa sia infine tutta la comunità della nazione brasiliana.
2. La mia permanenza in Brasile mi ha permesso di arricchire la mia conoscenza della lingua portoghese con alcune parole ed espressioni. Ho imparato, per esempio, che "chi parte, si porta via la nostalgia". Devo confessare che già sto sentendo quello che significa questo proverbio. Ma, con la nostalgia del Brasile, porto nel cuore anche una immensa gioia e la più grata soddisfazione, per tutto quello che ho avuto modo di vedere, comunicare e vivere assieme a voi, in questi giorni della mia permanenza tra voi.
Permanenza breve, ma sufficiente per una intensa e incisiva esperienza umana e religiosa, che resterà come il cemento di una profonda amicizia.
Sia lodato Iddio per tutto e per tutti! E poiché "ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto" (Jc 1,17), adoro e "ringrazio Dio, che io servo" (cfr. 2Tm 1,3) per le molte gioie e consolazioni che la sua infinita bontà ha voluto offrirmi durante questo viaggio pastorale.
3. Porto con me, negli occhi e nel cuore, tante immagini di vita e bellezza, che mi hanno impressionato in questo dinamico paese pieno di promesse, e le ultime e più impressionanti saranno le prodigiose immagini di questi fiumi e di queste foreste dell'Amazzonia. Pero, ancor più che le immagini delle innumerevoli meraviglie, opera sia della natura sia dell'uomo, è l'immagine di questo uomo brasiliano che porto con me. Dell'uomo concreto e storico che in questo momento è il protagonista di un'ora importante per il paese.
Quando il 22 ottobre 1978 diedi inizio solenne al mio ministero nella sede di san Pietro mi rivolsi a tutti con una fervente esortazione: "Aprite le porte a Cristo, aprite completamente i cuori a Cristo". Aprirei le porte a Cristo oggi quando dopo 12giorni del mio pellegrinaggio per terre brasiliane è giunta l'ora di prendere congedo da voi. Il mio cuore è pieno di gratitudine proprio perché voi avete aperto le porte a colui che come successore di san Pietro è venuto per compiere in mezzo a voi il suo ministero, il servizio del Vangelo. Dio ricompensi tutti voi che avete accolto questo mio ministero. Il Vangelo è la parola della verità. E' vero che questa parola ci mette dinanzi a delle esigenze, ricordatevi che queste esigenze sono dettate sempre dall'amore per l'uomo e, appunto per ragione del bene dell'uomo stesso tutto il servizio, il ministero della Chiesa cerca sempre di contribuire affinché la vita umana anche qui sulla terra diventi sempre più degna dell'uomo.
E' per questo motivo che la parola del Vangelo ha sempre come fine il bene di tutte le società e di tutte le nazioni. Quanto desidererei che il mio servizio apostolico in terra brasiliana contribuisse al bene di tutta la vostra grande società nazionale, che la rafforzasse e la facesse divenire sempre più la patria comune per tutti quegli uomini che abitano qui da generazioni e generazioni, fin dal principio, e di tutti quegli altri che con l'andar del tempo trovarono qui condizioni di vita, di esistenza. Piaccia a Dio che si costituisca in questa patria la grande comunità in cui regni la fraternità, l'amore, la giustizia e la pace.
Questa è stata la finalità del mio ministero realizzato in mezzo a voi.
4. Posso confidarvi un desiderio? Che le vostre porte, che si sono aperte per me con amore e fiducia, restino ampiamente aperte per Cristo. Sarà la mia gioia più piena. Nella forza redentrice della croce, nell'energia vivificante dell'eucarestia, e nella indefettibile protezione di Maria, Madre della Chiesa, rimanga l'iniziativa del viaggio che è al suo termine. Nella croce, nell'eucarestia e nella Madonna si fonda la mia speranza che il seme di salvezza che qui ho cercato di gettare, germogli, cresca e dia frutti di amore, di fraternità e di vita cristiana.
Ho piena fiducia che, per mezzo dell'evangelizzazione autentica e totale, la buona novella dell'amore del Padre, manifestato nel suo Figlio Gesù, chiamando gli uomini alla vita eterna, con la continua azione dello Spirito Santo penetrerà nel cuore delle masse [brasil."massas"], poiché la salvezza è anche "fermento", destinato a "lievitare tutta la pasta" [brasil.: "massa"] dell'amato popolo del Brasile.
Dopo queste intense giornate di fede e di calore umano, ed anche di caldo!... lascio il Brasile, ma voi brasiliani continuerete ad essere ben presenti nella mia preghiera. Chiedero sempre a Dio che i grandi principi cristiani, da sempre radicati in voi, e soprattutto il senso di Dio e la solidarietà umana, continuino a contraddistinguere la fedeltà del Brasile a se stesso e alla sua identità storica.
Molte grazie a tutti! Vi faccio i miei migliori auguri di prosperità! Dio vi ricompensi, e benedica il Brasile, sotto la continua protezione di Nostra Signora Aparecida! Ho detto che era l'ora di dire addio. No: vi dico solo, arrivederci. E, pensandoci bene, dico: a presto! a presto! a presto! Se Dio vuole!...
Data: 1980-07-11Data estesa: Venerdi 11Luglio 1980.
Titolo: Ho visitato una Chiesa viva, ricca di fermenti evangelici
1. Grazie, mille grazie, Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, delle gentili espressioni che mi ha voluto rivolgere, a nome anche del Signor Presidente della Repubblica Italiana e del Governo, nel momento in cui rimetto piede sul suolo italiano, al termine d'un viaggio colmo di incontri, di colloqui, di incancellabili emozioni. Non è senza un sentimento di profonda riconoscenza verso il Signore che il mio pensiero rivà alle intense giornate trascorse tra le popolazioni di quella terra immensa e stupendamente varia, che è il Brasile. Ho ancora negli occhi i panorami sconfinati, che si offrivano allo sguardo ammirato durante gli spostamenti da una località all'altra; ma ben più ho nel cuore lo spettacolo commovente delle folle imponenti delle persone, della realtà umana, che si sono fatte incontro all'umile Successore di Pietro, per recargli il loro saluto e la testimonianza della loro fede.
Sono andato tra loro come missionario dell'amore di Cristo per l'uomo.
Con la mia visita ho voluto manifestare la mia volontà di comunione con i fratelli nell'Episcopato e con i fedeli di quella nobile Chiesa, con i loro sforzi, le loro pene, le loro speranze. Al tempo stesso ho voluto esprimere alle anime religiose delle altre Confessioni ed a tutti gli uomini di buona volontà il grande desiderio della Chiesa Cattolica di offrire la sua collaborazione, nel rispetto e nella reciproca stima, ad ogni iniziativa volta alla promozione dei valori umani fondamentali.
2. Mi è caro in questo momento rivolgere un pensiero di riconoscenza al Signor Presidente della Repubblica Brasiliana ed alle altre Autorità politiche, civili e militari, che tante attenzioni mi hanno riservato nelle varie tappe del mio pellegrinaggio.
Di delicate premure mi hanno pure colmato gli Eccellentissimi Vescovi, nelle cui Chiese sono passato, ed anche a loro desidero qui rinnovare l'espressione della mia gratitudine. Né posso tralasciare di dire una parola sulle attestazioni di affettuoso attaccamento ricevute da Sacerdoti, Religiosi e Religiose, da esponenti delle Organizzazioni cattoliche ed, in genere, dai fedeli, con i quali mi è stato possibile prendere contatto: sono ricordi bellissimi, sui quali ritornero con animo grato nel raccoglimento della preghiera.
Gli oltre 30.000 chilometri percorsi in questi pochi giorni, mi hanno consentito, pur nella ristrettezza del tempo, di farmi un'idea abbastanza concreta della realtà umana e cristiana di quel vastissimo Paese, delle gravi difficoltà con le quali esso deve misurarsi, ma anche delle straordinarie risorse di cui dispone per costruire il suo domani. V'è laggiù una Chiesa viva, ricca di fermenti evangelici autentici, che ne stimolano il cammino verso un sempre maggiore impegno nei confronti di Dio e nei confronti dell'uomo.
3. Ed ora che sono di ritorno nella mia Sede di Roma dopo una trasvolata, che la perizia dei piloti e la premurosità del personale hanno reso particolarmente gradevole - vada a ciascuno di loro una speciale parola di apprezzamento e di riconoscenza - ho il piacere di essere accolto dalla vostra squisita cortesia. Nel rinnovare al Signor Presidente del Consiglio dei Ministri l'espressione della mia gratitudine, estendo tale sentimento alle Personalità presenti, sia civili che ecclesiastiche, ed a quanti hanno voluto recarmi il loro bentornato. Mi piace vedere in questo gesto delicato e spontaneo la testimonianza di un'intima partecipazione alle finalità di questo mio viaggio apostolico. Anch'io ho avuto un pensiero per voi, illustri Signori, nei momenti più significativi del pellegrinaggio: vi ho ricordato in particolare ai piedi della Vergine "Aparecida", tra la moltitudine del popolo orante; e vi ho ricordato ancora là dove la Chiesa brasiliana adorava, in un corale cantico di lode, il Cristo vivente nel Santissimo Sacramento dell'Eucaristia.
Confido che questa nuova fatica pastorale abbia a recare frutti consolanti per il bene delle anime, per la mutua comprensione tra le persone e le classi sociali, per la cooperazione internazionale. Lo voglia Iddio, senza il cui aiuto a nulla valgono gli sforzi umani. A Lui chiedo copiosi doni di cristiana prosperità anche per tutti voi, per le vostre famiglie e per gli abitanti di questa diletta Nazione italiana, di questa città eterna e del mondo intero.
Data: 1980-07-12Data estesa: Sabato 12Luglio 1980.
Titolo: Gratitudine a Dio per il viaggio in Brasile
1. In questo nostro incontro all'"Angelus", che è il primo dopo il ritorno dalla visita pastorale in Brasile, desidero innanzitutto salutare cordialmente tutti voi, cari romani, e anche gli ospiti venuti da fuori Roma, che siete convenuti in questa meravigliosa piazza san Pietro.
Dio benedica voi qui presenti, le vostre famiglie e le vostre meritate vacanze. E benedica in modo particolare i nostri incontri nella preghiera.
2. Oggi, nella nostra preghiera, desidero esprimere gratitudine a Dio e agli uomini per tutto il tempo in cui sono stato in terra brasiliana. Parecchie circostanze hanno favorito l'invito, che mi ha rivolto la Chiesa di Brasile per bocca dei suoi Cardinali e Vescovi; e a questo invito si sono uniti gentilmente i rappresentanti delle autorità civili, con a capo il presidente della federazione brasiliana. Il XXV anniversario della istituzione del consiglio degli episcopati dell'America Latina (Celam) è coinciso con la solenne consacrazione della Basilica del primo santuario mariano del Brasile ad Aparecida, e col congresso eucaristico nazionale a Fortaleza.
Mentre ringrazio per l'invito, legato a questi importanti avvenimenti di carattere religioso-ecclesiale, desidero manifestare la mia riconoscenza per qualche cosa di più: per tutta quella prontezza di apertura e di incontro, che ho provato nel corso di tutti quei giorni nelle varie tappe del mio viaggio brasiliano. Questo viaggio si può definire un pellegrinaggio al cuore del Popolo di Dio in quella terra, la cui storia da qualche secolo si sviluppa alla luce dell'irradiazione del mistero della croce e della redenzione; un pellegrinaggio al cuore del popolo, là dove la Madre della divina rivelazione (Maria Aparecida) presenta incessantemente al popolo il suo Figlio nel Vangelo e nell'eucaristia.
Proprio nel nome di Cristo e della sua Madre sono stato dappertutto accolto in terra brasiliana come primo servitore della Chiesa, che Cristo ha costruito "sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti" (Ep 2,20), raccomandando a Pietro di confermare i suoi fratelli (cfr. Lc 22,32).
E soprattutto desidero oggi ringraziare per questa comunione della fede che spunta dalla parola del Dio vivente e della speranza che nutrono gli uomini "poveri in spirito".
Tuttavia, sarà difficile che io non ritorni a parlare ancora dell'esperienza di questo incontro col Brasile.
3. Oggi la Chiesa ci ricorda, nelle letture della liturgia, la parabola del buon samaritano. Mediante questa parabola, Cristo ha insegnato allora ai suoi ascoltatori qual è il primo e più importante comandamento ed ha spiegato loro che il prossimo da "amare come se stessi" è ogni uomo senza eccezione, anche se ci separassero da lui avversione e pregiudizi.
Riflettendo su questa fondamentale verità del Vangelo, preghiamo affinché nel mondo intero e tra tutti gli uomini l'atteggiamento del buon samaritano superi ogni avversione e ogni pregiudizio, ed anche l'odio, le ostilità e le crudeltà. Che la vita umana sulla terra diventi - come leggiamo nei documenti conciliari - più umana, e più degna dell'uomo.
[Omissis. Seguono i saluti ai pellegrini provenienti dall'Uganda; ad un pellegrinaggio proveniente da Brooklyn; agli alunni e ai professori del centro culturale del centro culturale "Casa Nostra" di Banolas (Gerona).]
Data: 1980-07-13 Data estesa: Domenica 13 Luglio 1980.
Titolo: Appello per la liberazione di Barbara Piattelli
Desidero rivolgere ancora una volta un accorato appello a quanti detengono sotto sequestro, a scopo di estorsione, persone innocenti ed inermi, violando così ogni diritto umano e divino. Mi rivolgo, in particolare, agli ignoti rapitori della giovane Barbara Piattelli, la quale, nonostante sia stato pagato il riscatto, è ancora nelle loro mani. Ad essi io dico: siate uomini e ricordatevi della dignità di ogni uomo e di ogni donna. Vi scongiuro: risparmiate sofferenze ed angosce inenarrabili alle persone sequestrate ed alle loro famiglie e restituitele alla libertà e all'affetto dei loro cari.
Preghiamo il Signore perché tocchi i cuori di quegli uomini e non abbiano a macchiarsi di un'ulteriore colpa, prolungando la detenzione e, con questa, l'atroce tormento dei prigionieri e di coloro che li attendono col cuore in pianto.
Data: 1980-07-13 Data estesa: Domenica 13 Luglio 1980.
Titolo: L'udienza al Segretario per gli Affari Esteri della Repubblica Socialista Federativa di Yugoslavia
Sua Eccellenza, Rivolgo un cordiale benvenuto a lei, alla Signora Vrhovec, e alle distinte personalità che l'accompagnano. E' un piacere incontrare un membro così importante del Governo Iugoslavo. Dalla visita del suo predecessore, Signor Milos Minic, al Papa Paolo VI nel novembre 1977, la Repubblica Socialista Federativa di Yugoslavia è stata rappresentata in Vaticano dall'Agosto all'Ottobre 1978, e all'inizio di quest'anno la Santa Sede ha manifestato le sue condoglianze al popolo della Yugoslavia per la morte di Tito. Tutto questo è stato una conferma dello sviluppo di buone relazioni fra la Santa Sede e la Yugoslavia ed un punto di partenza per il loro ulteriore sviluppo. Io stesso saro lieto di promuoverle, come fece il mio predecessore Papa Paolo VI.
Gli sforzi del vostro paese nell'ambito delle relazioni internazionali si riflettono positivamente su questo processo. Sono felice di riesprimere i sentimenti di Papa Paolo VI quando parlo dell'apprezzamento da parte della Santa Sede per l'attività della Yugoslavia alla ricerca di una migliore cooperazione fra le nazioni, particolarmente per le questioni riguardanti la pace, il disarmo ed il sostegno dovuto ai paesi in via di sviluppo. La Santa Sede da grande importanza a questi problemi, alcuni dei quali divenuti molto gravi negli ultimi tempi, in previsione dei molti ostacoli che sembrano intralciare la via del dialogo per la soluzione di dispute riguardanti le relazioni fra i popoli e lo sviluppo dei paesi assicurando rispetto per la loro dignità e indipendenza. Ho spesso parlato di questi problemi, in particolar modo davanti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e al quartier generale dell'UNESCO, e durante i miei viaggi alla mia nativa Polonia e a molti altri paesi del mondo, fra cui il viaggio in Brasile che ho appena completato. Ho espresso il mio desiderio che ogni nazione ottenga lo sviluppo richiesto dalla sua dignità conservando l'indipendenza e le sue tradizioni, in un'atmosfera di rispetto per i diritti e le libertà di ogni popolo e di ogni individuo.
Un'altra ragione per l'interesse nel costruttivo sviluppo delle nostre relazioni è l'effetto che dovrebbero avere sulla vita e le opere della Chiesa in Yugoslavia. Come ben sapete, la Chiesa Cattolica, pur non cercando privilegi, ha bisogno di essere assicurata dei requisiti per svolgere il proprio lavoro e quello delle sue istituzioni, rendendo possibile lo sviluppo delle potenzialità contenute nella fede cristiana. Questo permetterà ai Cattolici di svolgere meglio il proprio ruolo di cittadini leali e desiderosi di contribuire al benessere della loro terra, e servirà sicuramente al progresso dei loro concittadini e di tutta la Yugoslavia.
La buona volontà e lo spirito di comprensione assicureranno il successo di queste speranze, superando tutte le difficoltà. Dio garantisce che la cooperazione continuerà a crescere, sia nel vostro paese che nell'ambito più ampio delle relazioni internazionali per il bene di tutti.
La Yugoslavia e il suo popolo mi interessano profondamente. Prego Dio di benedirli e di assisterli nel loro progresso morale e materiale, assicurando loro prosperità e felicità. Assicuro Sua Eccellenza dei miei migliori auguri per lei e per i leader del suo paese.
[Traduzione dall'inglese]
Data: 1980-07-13 Data estesa: Domenica 13 Luglio 1980.
Titolo: Lettera al Cardinale Freeman
Al Venerabile Fratello Nostro James Darcy di S.R.C. Cardinale Freeman Arcivescovo di Sydney Da informazioni sicure abbiamo saputo che ormai per te sta arrivando il giorno del cinquantesimo anniversario di sacerdozio. Un giorno simile non c'è sacerdote, consapevole della sua dignità, che non prenderebbe in seria considerazione, allo scopo e di godere del ricordo del tempo concessogli per i divini ministeri e per rinnovare il proposito suo di seguire le orme meravigliose dell'Eterno Sacerdote. Noi perciò, cogliendo la grandissima occasione del tuo giubileo d'"oro", spinti da carità fraterna, non possiamo fare a meno di congratularci con te, con questa lettera, di un si alto motivo di celebrazioni solenni e augurarti la meritata gioia.
Dio ti diede di cominciare il tuo ministero nel fiore della tua giovinezza, cioè nell'anno 1930 nel quale, fatto sacerdote in eterno di Cristo, ti dedicasti tutto alla Chiesa. In seguito, a lungo e con diligenza, svolgesti diversi incarichi nella arcidiocesi di Sydney e a suo tempo sembrasti degno di essere annoverato fra i successori degli Apostoli. Insignito della pienezza del sacerdozio, prima fosti assegnato come Ausiliare al sacro Presule di Sydney, dopo fosti Vescovo di Armidale, ma dopo pochissimi anni fosti destinato alla Chiesa di Sydney e ad essa proposto come Arcivescovo, padre e pastore.
Infine, per i tuoi indubbi meriti e le tue doti, fosti, come era giusto, accolto nel Collegio dei Cardinali di S.R.C. Questi sono i fatti più importanti della tua vita passata che ora soprattutto devi ricordare, quali motivi rilevanti di gratitudine al benignissimo Signore largitore di tutti i beni, il solo degno di ogni onore e di essere celebrato con ogni lode.
Benché non sia qui il caso di ricordare tante cose che tu hai fatte come presbitero o come sacro Presule, lavorando per la salute dei figli a te affidati, noi crediamo tuttavia che tu hai svolto opera egregia per propagare il nome cristiano e per adempiere gli altri doveri pastorali, poiché ciò si può arguire dalla tua archidiocesi, saggiamente divisa in cinque zone in modo che ad altrettanti tuoi Vescovi Ausiliari fu assegnato un incarico proprio per ciascuno e in questa maniera ognuno poteva più facilmente e con più ordine associarsi a te nel lavoro apostolico, "salva sempre l'unità del governo diocesano e l'autorità del Vescovo della diocesi". In modo particolare ti lodiamo perché, per l'ardente e grande amore alla Beata Vergine Maria, ti sei data premura a che le tue iniziative fossero sotto la sua protezione e la sua fedeltà; perché spesso anche in pubblico hai esortato il clero e il popolo a venerare con fervido devotissimo culto la dolcissima Madre di Gesù, "come segno di sicura speranza e di conforto per il Popolo di Dio in cammino". Per questo motivo noi, che da questo fatto riceviamo con te non minore gioia che per il tuo stesso giubileo, ti abbracciamo con immutato affetto, sperando che la santissima Madre di Dio e degli uomini ti difenda continuamente con la sua protezione.
Infine, mentre di nuovo ci congratuliamo, invochiamo per te doni sempre più grandi dal Divino Pastore di tutti e ti auguriamo prosperità e letizia per il futuro. Come pegno di ciò e come testimone della nostra benevolenza verso di te, con animo affettuoso impartiamo la Benedizione Apostolica a te, venerabile fratello nostro, e ai tuoi famigliari, nonché ai Vescovi tuoi ausiliari, e a tutti coloro che parteciperanno alla gioia del tuo giubileo.
Dai Palazzi Vaticani, il 23 giugno, anno 1980, secondo del nostro pontificato.
[Traduzione dal latino]
Data: 1980-07-13 Data estesa: Domenica 13 Luglio 1980.
Titolo: Saluto ai cittadini
Sembra che siate contenti di vedermi; ciò vuol dire che Castel Gandolfo non è sovrappopolata perché c'è sempre posto per un altro cittadino. Deo gratias.
Anche io sono molto contento di essere nuovamente tra voi e questa volta per fermarmi un po' più a lungo. Durante l'anno infatti son venuto altre volte, ma quasi come un ospite. Questa volta invece saro proprio un vostro concittadino e dunque anche un po' diocesano della diocesi di Albano, il cui Vescovo si trova qui, vicino a noi, ed anche parrocchiano della vostra parrocchia. Ed in questo clima vorrei trascorrere le settimane delle mie vacanze tra di voi. Speriamo che, soprattutto alla domenica per la recita dell'"Angelus", vengano altri ospiti come lo scorso anno. Devo dirvi che questa volta vengo qui ancora un po' "brasileiro".
Perciò dovro rieducarmi alla lingua italiana e spero che in ciò voi mi sarete di valido aiuto: credo che Castel Gandolfo sia il posto giusto per una tale rieducazione. Dal canto mio vi prometto una certa internazionalizzazione di Castel Gandolfo durante le vacanze. Tutti i fedeli di altri Paesi che vengono qui, io credo debbano sentirsi come a casa loro; perciò credo che con il permesso delle autorità locali, del Signor Sindaco, potremmo proclamare Castel Gandolfo una città aperta. così gli irlandesi che sono oggi qui potranno pensare di essere a Galway; queste Suore spagnole in Spagna, e anche tutti gli altri, come i francesi che son qui a Chartres o a Parigi, come se fossero in casa loro. Cercheremo cioè di stare bene tutti insieme, sotto la protezione della Vergine che qui si venera.
Vi voglio bene e mi raccomando alla vostra benevolenza e alla vostra preghiera.
Data: 1980-07-13 Data estesa: Domenica 13 Luglio 1980.
Titolo: La Chiesa in Brasile e i problemi dell'uomo
1. "Para onde vais?": Dove vai? Dove andrai? Ecco, tale domanda ha costituito il filo conduttore del X congresso eucaristico nazionale del Brasile, che ho avuto la gioia di inaugurare precisamente una settimana fa a Fortaleza al termine del mio ultimo viaggio- pellegrinaggio lungo quel gigantesco paese. Paese che è un continente. L'invito si riferiva anche ad altre circostanze, e comprendeva una serie di tappe. Tra le circostanze particolarmente importanti bisogna ricordare la consacrazione della nuova Basilica nel principale santuario mariano in Brasile: Aparecida, e il XXV anniversario dell'istituzione del consiglio degli episcopati dell'America Latina (Celam), che ha avuto luogo nel 1955 a Rio de Janeiro, e proprio in quella città ne è stato celebrato l'anniversario: il giubileo d'argento dell'istituzione tanto benemerita.
Per quanto riguarda le singole tappe di tale viaggio-pellegrinaggio (il più lungo di tutti quelli che mi è stato dato di compiere finora, dal 30 giugno fino all'11luglio si sono susseguite nel seguente ordine: Brasilia, attuale capitale del Paese; Belo Horizonte; Rio de Janeiro; Sao Paulo; Aparecida; Porto Alegre; Curitiba; Sao Salvador da Bahia; Recife; Teresina - Belém do Parà - Fortaleza - e infine, già dopo l'apertura del congresso eucaristico e prima di ritornare a Roma: Manaus, nel centro della più grande, forse, riserva della natura sulla terra, al confluire del Rio delle Amazzoni e del Rio Negro. Tredici tappe nel corso di dodici giorni. Con tutto ciò sono riuscito a visitare soltanto una parte delle province di quel paese immenso, sia in senso ecclesiastico, sia anche in quello amministrativo e statale.
2. La domanda "Para onde vais?": Dove vai? o meglio: Dove andiamo?, mi ha accompagnato per tutte le tappe di questo cammino brasiliano, così che esse sono entrate tutte, in un certo senso, nel contesto del congresso eucaristico di quest'anno e hanno costituito quasi un allargamento e ingrandimento del suo programma su tutto il paese. Questa domanda, nell'intenzione degli organizzatori del congresso, ha una sua risonanza evangelica e, nello stesso tempo, contemporanea e sociale nel pieno senso della parola. La risonanza evangelico-eucaristica è stata messa in evidenza, nella maniera migliore, dalle parole rivolte, una volta, da Pietro a Cristo nei pressi di Cafarnao: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna" (Jn 6,68). Forse appunto per questo era necessario che in tale congresso fosse presente il successore di Pietro, affinché proprio lui pronunciasse di nuovo queste parole, così come, molto tempo fa, le aveva pronunciate Pietro stesso nei pressi di Cafarnao.
Contemporaneamente queste parole, scelte come motto e filo conduttore del grande avvenimento religioso nella Chiesa brasiliana, attestano quanto profondamente la Chiesa di quel paese e, particolarmente, i suoi pastori colleghino l'eucaristia e il Vangelo con l'insieme dei problemi sociali contemporanei, di cui è carica la vita degli uomini nel vasto territorio del "continente" brasiliano.
Infatti, proprio questa vita nel suo profilo sociale più largo si collega con questa domanda: "para onde vais?". La Chiesa sa che milioni di uomini si pongono una tale domanda e che questi milioni di uomini si trovano dinanzi al problema della "migrazione"; quindi la toglie, in un certo senso, dalla loro bocca, dai loro cuori, spesso inquieti, dalle loro coscienze, da tutta la loro esistenza contemporanea. La toglie e, in certo modo, la formula insieme con loro e al loro posto, come espressione della sua presenza nel mondo brasiliano e della sollecitudine per ogni uomo che vive in questo mondo e lo costruisce; come espressione della sollecitudine pastorale e della solidarietà fraterna con ogni uomo. Poiché questo uomo, come ho scritto nell'enciclica "Redemptor Hominis", è, in un certo modo, la "via della Chiesa".
3. La domanda "dove vai?" ha, nel contesto brasiliano, anche la sua dimensione storica. Bisogna tornare indietro di quasi cinque secoli, per risalire a quel momento in cui essa incomincio ad essere attuale. I primi arrivati dal continente europeo, soprattutto i portoghesi, trovarono in quegli immensi territori gli indiani, fino ad allora abitanti e padroni di quella terra; le loro occupazioni erano, e sono rimaste fino a oggi, la caccia e la pesca. Il continente creava per ciò vaste possibilità. Per rendere, durante il mio viaggio in Brasile, il dovuto omaggio ai primi abitanti e padroni di quella terra, ho sentito un particolare bisogno di giungere al centro dell'Amazzonia, dove essi vivono ancora, cercando di conservare il loro stile tradizionale di vita. La giustizia esige che coloro i quali non sono andati nella direzione della nuova civiltà, innestata dagli stranieri, possano pienamente mantenere la loro tradizionale identità.
Gli uomini, che venivano gradatamente dal vecchio mondo nel territorio del continente brasiliano, hanno dato al suo sviluppo un nuovo orientamento, vi hanno innestato una nuova cultura, hanno inserito quella parte dell'America nell'ambito della civilizzazione occidentale, popolandola con gruppi etnici sempre nuovi.
Ciò che deve colpire, in questo processo plurisecolare del fondersi di gruppi tanto differenziati in una nuova grande società brasiliana, è - nonostante tutti i lati oscuri di quel processo - un'attuazione graduale della comunità e perfino della fratellanza, che ha unito e unisce sempre di più tutti quegli uomini, benché vi siano tanti fattori che avrebbero potuto dividerli, e perfino contrapporli gli uni agli altri in una lotta reciproca. L'elemento storico forse più oscuro di tale processo, cioè il far venire degli schiavi neri dall'Africa, in fin dei conti, scomparve anch'esso; abbastanza tardi, per la verità ma scomparve.
I neri si sono uniti con gli antichi indigeni e con i bianchi, creando, anche nel senso antropologico, il tipo contemporaneo dell'uomo brasiliano. E' l'uomo dai sentimenti caldi e dal cuore aperto.
In tutto ciò, non si può non scorgere il lavoro plurisecolare della Chiesa: i frutti della evangelizzazione. E se pensiamo con umiltà a tutte le sue mancanze e imperfezioni, contemporaneamente non si può non pensare, con venerazione e con gratitudine, a tutti quegli autentici "ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio" (1Co 4,1) i quali hanno contribuito alla cristianizzazione e, al tempo stesso, all'umanizzazione della vita in terra brasiliana. L'elevazione agli altari, il 22giugno scorso, di uno di essi, del beato Giuseppe Anchieta, ha la sua eloquenza simbolica.
4. Se la Chiesa brasiliana riunita nel congresso a Fortaleza, intorno all'eucaristia, pone agli uomini contemporanei in tutto il Brasile la domanda "para onde vais" (dove vai?) tale domanda attesta che essa desidera realizzare la sua missione: che il mistero di Cristo, è, in quella Chiesa, autenticamente orientato verso i problemi reali dell'uomo. E quei problemi - in un certo senso comuni a tutti i paesi dell'America Latina - hanno la loro particolare dimensione brasiliana, data la grandezza di quel paese e di quella società, l'enorme differenziazione, non soltanto nel senso geografico, ma anche culturale ed economico-sociale. L'immensa vitalità delle moltitudini di gente ammassate sempre di più - il settanta per cento - nelle città (alcune di esse sono veramente città-giganti, come in particolare Sao Paulo o Rio de Janeiro) esige che si cerchino tali soluzioni, tali vie verso il futuro, che permettano di superare gli acuti contrasti e conducano a una maggiore perequazione, per quanto riguarda la divisione dei beni, il sistema delle condizioni dell'esistenza quotidiana delle famiglie e degli interi ambienti. Ogni società può costruire il suo futuro soltanto in quanto diventa più giusta, in quanto la vita umana è, in essa, sempre più degna dell'uomo.
E perciò, insieme con i pastori della Chiesa brasiliana, ho posto questa domanda fondamentale: "para onde vais?" alle diverse persone, alle comunità, agli ambienti. L'ho posta, in un certo senso, a tutta la società già durante il primo incontro a Brasilia, la capitale del paese. L'ho posta alla gioventù durante l'incontro a Belo Horizonte. Ho diretto questa domanda alle famiglie a Rio de Janeiro e, nella stessa città meravigliosamente bella, sia agli uomini della scienza e della cultura, sia agli abitanti delle "favelas" suburbane. A Sao Paulo essa ha costituito il tema dell'incontro con il mondo operaio e a Recife con gli agricoltori brasiliani. Questa domanda è stata attuale per gli ambienti degli immigrati brasiliani dai diversi paesi dell'Europa o dell'Asia a Porto Alegre e a Curitiba. Essa non è stata meno attuale per i costruttori della società pluralista contemporanea a Salvador de Bahia, dove si sente di più la presenza degli uomini di provenienza africana. Occorreva porre la stessa domanda nella regione più povera del Brasile durante la sosta a Teresina, come anche nel bacino dell'Amazzonia: a Belém e a Manaus.
Questa domanda ha costituito il tema degli incontri con i sacerdoti e con il mondo dei religiosi e delle religiose, con i missionari benemeriti. Intorno allo stesso tema si sono concentrate le nostre comuni riflessioni con l'intero grande episcopato brasiliano, riunito nei diversi luoghi secondo le regioni, e soprattutto a Fortaleza nella seduta plenaria.
Anche dinanzi ai rappresentanti delle autorità ho cercato di mettere in rilievo l'importanza di questa domanda, la quale riguarda sia ogni brasiliano, che il Brasile intero, sia la Chiesa, che lo Stato.
5. In questa domanda: "para onde vais?" si contiene, nello stesso tempo, il fervido augurio che quella grande nazione, che conta il più grande numero di cattolici nel mondo, si avvii verso il suo futuro nella direzione giusta sotto ogni aspetto. Che si realizzi in essa la giustizia sempre più piena sulla via della pace e altresi delle riforme indispensabili e sistematiche. Che a quella società, a quegli uomini, a quei diletti figli e figlie del Brasile, che dimostrano tanta serenità, ottimismo e semplicità, siano risparmiate le dolorose prove ed esperienze che negli ultimi tempi hanno già colpito alcune società di quella regione del mondo: sovversioni, rivoluzioni, spargimento di sangue, minaccia dei diritti dell'uomo...
Ecco gli auguri che dal grande pellegrinaggio brasiliano reco al cuore della Chiesa, a questa sede di Pietro, la quale, unendo tutti, desidera pulsare con la vita di ciascuna delle Chiese e delle nazioni che guardano verso di essa con amore e con fiducia.
Dio benedica il Brasile! L'affido a Cristo e alla sua Madre: Maria "Aparecida".
[Omissis. Seguono i saluti ad un gruppo di religiose, sorelle della Sacra Famiglia di Nazaret; a due gruppi di religiose; ai partecipanti al 7° stage sul metodo "Verbo Tonale" e al gruppo dei bambini audiolesi; ad un gruppo di ufficiali; ai giovani; agli ammalati; alle coppie di sposi novelli.]
Data: 1980-07-16 Data estesa: Mercoledi 16 Luglio 1980.
GPII 1980 Insegnamenti - Partenza dal Brasile - Manaus