
GPII 1980 Insegnamenti - Ai rappresentanti delle Federazioni Europee di Calcio
Titolo: Le comuni qualità umane e sportive affratellano gli uomini
Signor Presidente, La ringrazio vivamente per le gentili parole che mi avete rivolto e sono felice di poter salutare a mia volta, assieme al Presidente della Federazione Internazionale di calcio, i Rappresentanti delle federazioni europee riuniti a Roma per il loro Congresso in occasione della fase finale del Campionato europeo che si svolge attualmente in Italia. A tutti, Signore e Signori, auguro il più cordiale benvenuto.
Il calcio, di cui voi organizzate le grandi competizioni e contribuite a selezionare i giocatori, offre ogni settimana, e in quasi tutti i paesi, l'occasione per grandi incontri di massa dove molte famiglie, molti giovani - e meno giovani! - trovano un sano divertimento, e persino una passione da "tifoso".
E' un evento sociale importante per milioni di spettatori degli stadi e della televisione. Ma l'importanza maggiore è per i giocatori, e penso in primo luogo, al di là delle grandi squadre che voi patrocinate, alle moltissime persone che si avviano al calcio, sin dalla più giovane età, per il piacere dello sport e per le competizioni amatoriali. Per esperienza, ho potuto apprezzare il piacere e l'interesse di questo sport, e sono fra coloro che l'incoraggiano.
Non devo certo sottolinearne davanti a voi le virtù fisiche e morali quando viene praticato come si deve; ne sarete sicuramente convinti. Non solo il giocatore ci trova a livello fisico la distensione di cui ha bisogno, acquisisce maggior agilità, destrezza e resistenza, rinvigorisce la propria salute, ma ne guadagna anche in energia e in spirito di collaborazione. Una sana emulazione sviluppa anche il senso di squadra, il fairplay davanti all'avversario, allarga l'orizzonte umano degli scambi e degli incontri fra città ed a livello internazionale. L'unità europea, ad esempio - parlo di essa poiché voi siete quasi tutti europei - non si farà sicuramente attorno ad un pallone rotondo od ovale, i problemi si situano ad un altro livello, molto più complesso; ma lo sport può certamente contribuire a far conoscere gli avversari, a far si che si apprezzino e vivano una certa solidarietà che va oltre le frontiere, e che si trova sulla base comune delle loro qualità umane e sportive.
Si, come molti altri sport, il calcio può educare l'uomo. Naturalmente deve per questo conservare, nella vita personale, familiare, nazionale, il suo posto, che è relativo, affinché non conduca a dimenticare gli altri grandi problemi sociali o religiosi; né gli altri mezzi per esaltare i valori del corpo, dello spirito, del cuore, dell'anima assetata d'assoluto. Il bene che Dio vuole per ognuno e per la società si compone di un insieme equilibrato.
Tutti, inoltre, sanno che i valori dello sport non sono automaticamente assicurati. Come tutte le cose umane, hanno bisogno di essere purificati, protetti. Le tentazioni di deviare lo sport dalla sua finalità propriamente umana, che consiste nello sviluppo migliore dei doni del corpo, e dunque della persona, in uno spirito di emulazione naturale, al di là di ogni forma di discriminazione, si fanno oggi spesso troppo forti; si può arrivare ad interferire sullo svolgimento leale delle competizioni sportive, o ad utilizzarle per altri fini, con il pericolo di corruzione e decadenza.
Quelli che amano lo sport e la società non possono soffrire queste deviazioni, che non sono altro che delle regressioni rispetto all'ideale sportivo e al progresso dell'uomo. In quest'ambito, la difesa dell'uomo merita ancora vigilanza e nobile lotta. Spero di avere in comune con voi in questo una delle vostre preoccupazioni. Mi sembra infatti che questo rientri nel quadro delle responsabilità che vi spettano alla guida o in seno alle vostre Federazioni europee.
Mi auguro che i campionati si svolgano sempre degnamente, in un'atmosfera di gioia, di pace, di fairplay, d'amicizia. Formulo i miei migliori auguri per il vostro compito e per le vostre squadre. (In questo non posso permettermi di essere imparziale, di fronte a rappresentanze così meritevoli! Allora dico semplicemente: "Che vinca il migliore!").
Non dimentico il fatto che siete uomini e donne con altre preoccupazioni, che avete, in particolare, una famiglia: che Dio benedica le vostre famiglie e i vostri figli! Ognuno di voi è, nel segreto della sua coscienza, in rapporto con Dio, che è Autore della nostra vita e fine della nostra esistenza: il Pastore della chiesa di Roma si augura dunque che questo rapporto fiorisca, che Dio sia la vostra luce, la vostra speranza, la vostra gioia. E' il significato della Benedizione che imploro su di voi, di tutto cuore.
Aggiungo una parola di saluto in inglese a tutti voi. Come altri sport, il calcio supera le divisioni linguistiche per esprimere sentimenti di solidarietà e fairplay. L'immenso interesse pubblico in quest'area di sane competizioni dimostra come molti aspetti del bene comune siano coinvolti nella preparazione e nell'organizzazione degli incontri. Tramite le vostre attività avete molte opportunità di servire la causa del benessere umano. Possiate voi, in tutti i vostri contatti con i giocatori e con il pubblico, essere sostenuti dallo scopo del servizio alla comunità e del servizio ad un'Europa fraterna.
Nella speranza che la maggior parte di voi abbia potuto comprendere quanto ho detto finora, vorrei brevemente salutarvi anche in tedesco, dato che è una lingua egualmente ufficiale della Federazione Europea Gioco Calcio.
Mi è ben noto quante persone nei vostri paesi siano iscritte come membri di società calcistiche. Si può essere quasi sicuri che in ogni villaggio, dove c'è una chiesa, c'è anche un campo da calcio. Insieme con le altre numerose associazioni della vostra patria questo sport può costruire in molti modi dei legami significativi fra le persone, per risevegliare e rafforzare il senso di appartenenza ad un luogo o ad un quartiere della città.
La Chiesa cattolica attribuisce grande valore a tali legami ed elementi di comunione, a patto soltanto che non conducano il singolo a perdersi nella massa, ma lo rendano invece attento all'importanza del prossimo e lo guidino al continuo equilibrio dei desideri e delle intenzioni personali. In questo momento il mio cordiale augurio e la mia benedizione vanno a tutti voi, alle vostre famiglie, agli atleti e agli amici dello sport che voi rappresentate. [Traduzione dal tedesco] In questo incontro con i dirigenti delle federazioni Europee di Calcio desidero rivolgere il mio cordiale pensiero anche a tutti i calciatori, i quali sono i protagonisti di questo sport così popolare e, nello stesso tempo, così affascinante. Ad essi va il mio affettuoso saluto, unito all'auspicio che, consapevoli sempre delle responsabilità che essi hanno nei confronti del loro vastissimo pubblico di tifosi e di ammiratori, diano sempre chiaro esempio di quelle virtù umane e cristiane, che debbono emergere dal loro comportamento: la lealtà, la correttezza, la sincerità, l'onestà, il rispetto verso gli altri, la fortezza d'animo, la solidarietà.
Accompagno questi voti con una speciale Benedizione Apostolica, che estendo ai loro familiari ed alle persone particolarmente care.
[Traduzione dal francese, inglese e tedesco]
Data: 1980-06-20 Data estesa: Venerdi 20 Giugno 1980.
Titolo: Impegno che è espressione dello spirito evangelico
Signor Presidente, Mentre vivamente La ringrazio per le sue cortesi parole, esprimo la mia gioia sincera nel dare il benvenuto e salutare Lei e tutti gli illustri componenti del Consiglio Direttivo della Croce Rossa Italiana, qui convenuti.
Questo incontro mi offre l'occasione propizia per dire una parola di alto apprezzamento per la vostra istituzione, tanto benemerita. La Croce Rossa, ormai universalmente diffusa a raggio internazionale, di fatto è nata proprio in Italia, e voi, qui presenti, siete gli eredi diretti di una tradizione ormai più che secolare, tutta volta all'alleviamento delle pene dei sofferenti, non solo in tempo di guerra, ma anche e ancor più in tempo di pace.
Come non manifestare compiacimento per la vostra molteplice attività, che fondamentalmente è una degna espressione dello spirito evangelico? come non vedere nell'impegno di generosa dedizione, da voi dispiegato, un'immagine del buon Samaritano? Non posso far altro, pertanto, che incoraggiare sentitamente ciascuno di voi e tutti i vostri Collaboratori a proseguire con slancio sempre rinnovato nella realizzazione di quei nobili ideali umanitari ed emplicitamente cristiani, che già furono proposti dai Fondatori e che costituiscono il patrimonio migliore della vostra specifica identità istituzionale.
Voglio anche formare l'auspicio che i Cattolici italiani apprezzino sempre come si conviene la vostra attività assistenziale e la sostengano col loro ampio appoggio morale e materiale. Infatti, venire incontro agli uomini bisognosi, specie ai sofferenti, è impegno di altissimo valore, che non solo ottempera ad un comando di Gesù Cristo (cfr. Lc 10,9), ma ci pone altresi sulle sue orme (cfr. Mt 8,16-17), anzi ci fa addirittura incontrare Lui, che con quelli ha voluto identificarsi (cfr. Mt 25,40).
Ed alla Croce Rossa Italiana nel suo insieme auguro di cuore di crescere e di consolidarsi sempre più nella sua nobile funzione di servizio sociale; a questa, come ad una missione, rimanga sempre fedele con generosità e competenza; e possa costantemente godere dell'approvazione e della stima di tutti i Cittadini.
In pegno delle necessarie e copiose grazie divine sul vostro prezioso lavoro, e come segno della mia sicura benevolenza, impartisco l'Apostolica Benedizione a tutta l'organizzazione ed in particolare a Lei, Signor Presidente, a voi del Consiglio Direttivo Nazionale, ed a tutti coloro che qui degnamente rappresentate, alle Infermiere Volontarie, ai Volontari del Soccorso, ai Pionieri ed ai Donatori di Sangue.
Data: 1980-06-20 Data estesa: Venerdi 20 Giugno 1980.
Titolo: La collaborazione internazionale si fondi sempre sul rispetto dell'uomo
Eccellenze, Signori illustrissimi, Con vero piacere ho accettato questo incontro con voi, che vi siete congregati a Roma per una riunione il cui obiettivo è rinforzare la collaborazione tra due regioni del mondo, rappresentate qui da due organizzazioni regionali: l'Organizzazione degli Stati Americani, col suo Segretario Generale, e la comunità Economica Europea. Desidero anzitutto manifestare la mia sincera gratitudine per la vostra riverente visita.
Permettete che esprima ora la mia compiacenza per la vostra iniziativa, giacché considero l'esistenza stessa di organismi regionali un fattore molto positivo, perché offrono strutture intermedie per promuovere, all'interno di una regione i cui diversi Stati riconoscono la loro interdipendenza e i loro obiettivi comuni, un progresso che si adegua più facilmente alla diversità specifica di quella determinata regione.
Per questo, qualunque iniziativa orientata a promuovere il dialogo e la ricerca di soluzioni in comune tra quelle organizzazioni regionali merita l'appoggio di tutti. Infatti, nella complessità e difficoltà della collaborazione globale, i rapporti e interscambi bilaterali a livello regionale offrono, precisamente per essere più limitati, uno spazio di incontro in cui le possibilità di collaborazione possono essere esaminate con maggior realismo.
Il tema del vostro incontro "La collaborazione dell'Europa per lo sviluppo dell'America Latina e dei Caraibi", si colloca nella prospettiva dell'utilità, o meglio, necessità di rinforzare gli interscambi tra le organizzazioni regionali, col fine di definire le grandi linee di una collaborazione per lo sviluppo.
Per conto mio, vi auspico che i vostri lavori iniziati in queste circostanze siano un positivo contributo ai compiti della prossima sessione speciale dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla strategia del III Decennio dello Sviluppo. Perché lo sviluppo non è mai omogeneo, né al interno di una nazione né all'interno delle diverse nazioni di un continente o della comunità mondiale.
Non costituisce un esempio eloquente di questo la situazione esistente in America Latina e nei Caraibi, dove si manifesta uno sviluppo industriale e urbano accanto ad un'altro rurale e agricolo, e dove si constata l'esistenza di due tipi di società, quella del superconsumo e quella dell'indigenza? Quando le nazioni tentano di definire i loro rapporti mutui tanto nel campo politico come in quello dello sviluppo socio-economico di cui voi vi occupate ora in modo particolare, esse si ispirano alla realtà dell'interdipendenza e alla ricerca di interessi comuni.
Ma c'è un interesse e un criterio che oltrepassa sempre tutti gli altri e che costituisce il fondamento necessario di ogni azione, se si vuole che essa sia fruttuosa: l'interesse per l'uomo e il criterio dell'uomo. Infatti, il dialogo o il confronto a qualsiasi livello, tra coloro che possiedono e coloro che non possiedono, sarà sterile se non si tengono presenti nella maniera dovuta le esigenze derivanti da un ethos basato sull'uomo. Nel mio discorso ai rappresentanti della Organizzazione degli Stati Americani ho insistito su questo criterio: "L'uomo! L'uomo è il criterio decisivo che ordina e dirige tutti i vostri impegni, il valore vitale il cui servizio esige incessantemente nuove iniziative" (Ioannis Pauli PP. II Allocutio habita ad sedem Consilii Nationum Americanarum, 5, die oct. 1979: , II,2[1979] 664).
La solidarietà alla quale voi volete dare espressione, è una solidarietà determinata da "questo unico punto di vista fondamentale che è il bene dell'uomo - ossia della persona nella comunità - e che come fattore fondamentale del bene comune deve costituire il criterio essenziale di tutti i programmi, sistemi, governi" (Eiusdem, RH 17).
In questa prospettiva, formulo i miei migliori auguri per un fecondo lavoro del vostro incontro e invoco su di voi l'assistenza costante dell'Altissimo.
[Traduzione dallo spagnolo]
Data: 1980-06-20 Data estesa: Venerdi 20 Giugno 1980.
Titolo: Per la dignità di ogni persona umana
Signor presidente.
1. E' un grande piacere per me darle oggi il benvenuto. Sono molto felice di poter ricambiare il cordiale benvenuto che ho ricevuto da lei a Washington. Il ricordo della mia visita alla Casa Bianca e di tutti i miei altri contatti con il popolo degli Stati Uniti sono fissati nel mio cuore; li ricordo con gioia e li esprimo frequentemente nelle mie preghiere per l'America.
2. La sua visita oggi al Vaticano quale presidente degli Stati Uniti è molto apprezzata. Sono lieto di vedere in essa una indicazione del profondo rispetto e della stima della vostra nazione per i valori etici e religiosi - un rispetto e una stima che sono anche caratteristici di milioni di americani di fedi differenti.
Durante la mia visita lo scorso ottobre fui personale testimone del modo in cui questi valori spirituali trovano espressione nella vita della sua gente, come essi formino la struttura della vostra nazione, come costituiscano la forza dello Stato civile, che non dimentica che è stato fondato su saldi principi morali, e che desidera preservare la sua eredità come "una nazione sotto Dio".
3. Tutti i campi dello sforzo umano sono arricchiti dai veri valori etici. Durante la mia giornata pastorale ho avuto occasione di parlare di questi valori e di professare la mia profonda stima per tutto ciò che nella vita della nazione li tiene presenti. Non esiste una sfera di attività che non tragga beneficio quando i valori religiosi sono stati attivamente perseguiti. Gli ambiti politico, sociale ed economico sono stati resi autentici e rafforzati all'applicazione di quei supporti morali che devono essere irrevocabilmente incorporati nella tradizione di ogni Stato.
4. Gli stessi principi che guidano i destini interni di un popolo dovrebbero dirigere le loro relazioni con le altre nazioni. Desidero esprimere la mia stima per tutti coloro che, a livello nazionale e internazionale, hanno esemplificato i valori della compassione e della giustizia, della sollecitudine personale per gli altri e della condivisione fraterna, nel tentativo di promuovere una sempre più grande libertà, una sempre più autentica uguaglianza, e una pace sempre più stabile per un mondo che desidera ardentemente la verità, l'unità e l'amore.
5. Al centro di tutti i sublimi valori spirituali, c'è il valore di ogni persona umana, degna di rispetto dal primo momento della sua esistenza, dotata di dignità e di diritti, e chiamata ad agire responsabilmente a favore del fratello e sorella in stato di bisogno.
6. Per la causa della dignità e dei diritti umani, la Chiesa è impegnata ad offrire al mondo il contributo del Vangelo di Cristo, proclamando che l'uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio e destinato alla vita eterna. Benché, come il Concilio Vaticano II ha messo in evidenza, la Chiesa non sia un'entità politica, essa nondimeno è a servizio, assieme alla comunità politica ma a diverso titolo, della vocazione personale e sociale di ogni essere umano (cfr. GS 76). E, sebbene distinta dal regno socio-economico, la Chiesa è chiamata a servirlo con l'affermazione che l'uomo è "l'origine, il centro e il fine di tutta la vita socioeconomica" (GS 63).
In questo campo come anche in molti altri, la Chiesa è felice di parlare a favore della persona umana e per tutto ciò che rechi vantaggio all'umanità.
Inoltre, essa dà la sicurezza del suo appoggio per tutto ciò che è fatto per il bene dell'umanità, secondo il particolare contributo di ciascuno. In questo senso, la Chiesa e lo Stato sono chiamati a collaborare alla causa dell'uomo, e alla promozione della sacra dignità umana. Questa collaborazione è singolarmente utile, e corrisponde alla verità riguardo all'uomo. Attraverso la formazione etica di veri cittadini, che lavorano fianco a fianco con i loro concittadini, la Chiesa adempie ad un altro aspetto della sua collaborazione con la comunità politica.
7. E oggi in questa occasione, signor presidente, voglio assicurarla del mio profondo interesse per ogni sforzo volto al miglioramento dell'umanità e consacrato alla pace del mondo. In una maniera particolare il medio oriente e le regioni vicine attirano la nostra comune attenzione a causa dell'immensa importanza che essi rivestono per il benessere internazionale. Prego affinché ogni degno tentativo per la riconciliazione e la cooperazione possa essere coronato da successo.
La questione di Gerusalemme, che proprio durante questi giorni attira l'attenzione del mondo in modo particolare, è imperniata su una giusta pace in quelle parti del mondo, dal momento che questa santa città racchiude interessi e aspirazioni che sono condivise da popoli differenti e in differenti modi. E' mia speranza che una comune tradizione monoteistica di fede sarà di aiuto a promuovere l'armonia fra tutti coloro che invocano Dio. Vorrei rinnovare la mia ardente supplica affinché sia data giusta attenzione ai problemi che affliggono il Libano e all'intero problema palestinese.
8. La santa Sede è consapevole dell'aspetto universale della responsabilità che compete agli Stati Uniti; è ugualmente conscia dei rischi implicati da questa responsabilità. Ma nonostante tutti gli inconvenienti e i problemi, nonostante i limiti umani, i governi che vogliono il bene dovranno continuare a lavorare per la pace e per la comprensione internazionale nel controllo e nella riduzione degli armamenti, nella promozione del dialogo nord-sud, e nel favorire l'avanzamento delle nazioni sottosviluppate.
Recentemente, nella mia visita in Africa, ho potuto percepire personalmente l'importanza di quel continente e il contributo che esso è chiamato a portare per il bene del mondo. Ma tutto questo a sua volta esige interesse, sostegno e fraterna assistenza delle altre persone, così che la stabilità, l'indipendenza e la legittima autonomia dell'Africa saranno salvaguardate e rafforzate.
9. La questione della dignità umana è particolarmente collegata con gli sforzi a favore della giustizia. Qualunque violazione della giustizia in qualsiasi luogo è un affronto alla dignità umana, e ogni effettivo contributo alla giustizia è veramente degno del più grande elogio. La purificazione delle strutture nei campi politico, sociale ed economico non può non aiutare a produrre risultati salutari.
Conosco l'interesse degli Stati Uniti per la situazione dell'America centrale, specialmente in questo periodo. Un continuo impegno è richiesto e deve essere sostenuto fino a che ogni fratello e sorella in quella parte del mondo, e altrove, sia sicuro nella sua dignità, e libero da manipolazioni di ogni potere, evidente o nascosto, ovunque sulla terra. Spero che gli Stati Uniti presteranno il loro efficace appoggio agli sforzi che effettivamente sollevano il livello umano dei popoli che sono in situazioni di bisogno.
10. Come ho ricordato, i miei contatti con il popolo degli Stati Uniti sono vivi nella mia memoria. L'entusiasmo e la generosità, la volontà di non cadere nel materialismo che porta l'asservimento nella ricerca del bene comune in patria e in campo internazionale - e, per i cristiani, il bisogno di comunicare la giustizia e la pace di Cristo - queste sono le forze che la santa Sede incoraggia per il beneficio dell'umanità.
Signor presidente, le mie parole oggi vogliono essere una espressione di apprezzamento per ciò che è stato fatto, una eco dei persistenti bisogni del mondo, una sfida di speranza e di confidenza al popolo americano, che ho conosciuto e amato così tanto. Possa Dio sostenerla e benedire la nazione che lei rappresenta.
[Traduzione dall'inglese]
Data: 1980-06-21Data estesa: Sabato 21Giugno 1980.
Titolo: Risposta sicura del Concilio all'interrogativo sull'uomo
Carissimi fratelli e sorelle! 1. Con gioia grande mi trovo oggi in mezzo a voi tra il verde riposante di questa villa romana, che fa da splendida cornice al festoso entusiasmo di questo vostro incontro, lungamente preparato nelle rispettive sedi diocesane e parrocchiali, ed ora magnificamente attuato grazie all'impegno vostro e degli organi centrali dell'associazione.
Il mio saluto va, con paterna cordialità, innanzitutto al presidente nazionale, professor Mario Agnes, all'assistente generale monsignor Giuseppe Costanzo ed ai loro collaboratori; saluto poi i dirigenti ed i responsabili, che a livello diocesano e parrocchiale profondono generosamente le loro energie nell'animazione dei diversi movimenti, in cui si articola l'associazione; con loro saluto gli assistenti ecclesiastici e tutti voi qui convenuti in rappresentanza di tanti amici, che in ogni parte d'Italia condividono i vostri stessi ideali. A tutti voglio dire la mia stima ed il mio apprezzamento per la testimonianza coraggiosa, che ognuno si sforza di recare nel proprio ambiente, cercando di rispondere alle consegne del Concilio, che vi ha spronati a "contribuire, quasi dall'interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo mediante l'esercizio del proprio ufficio e sotto la guida dello spirito evangelico" (LG 31).
2. Questo incontro romano costituisce una tappa di un'iniziativa più ampia e distesa nel tempo, alla quale avete voluto assegnare un motto che ben ne sintetizza il programma: "Tra il Popolo di Dio con il Concilio". Scopo dell'iniziativa è, infatti, quello di ripercorrere l'insegnamento del Vaticano II, per assimilarne in profondità la ricchezza e per poterla poi riproporre tra la gente, anche semplice, che forma il Popolo di Dio.
Intendimento encomiabile, non solo perché in esso trova eco concreta il programma autorevolmente indicato dall'episcopato italiano, ma anche perché dalla sua attuazione può venire la risposta all'esigenza, oggi molto sentita, di una miglior comprensione della fede e, per così dire, di una sua "personalizzazione", grazie alla quale ne sia facilitata la coerente ed operante espressione nella vita sia privata che sociale.
Ho esaminato con interesse il "piano di lavoro", nel quale sono esposti gli obiettivi che si intendono raggiungere e le linee fondamentali dell'opportuna metodologia, a cui i soci sono stati invitati ad attenersi nel corso della ricerca, condotta durante i recenti mesi di attività. Auspico che quei saggi suggerimenti abbiano dato i loro frutti positivi. Uno di essi deve certamente ravvisarsi nella vostra partecipazione all'odierno incontro, col quale volete esprimere l'orientamento dell'impegno, che si persegue nelle varie Chiese locali.
La vostra presenza a Roma in questa circostanza vuol essere, cioè, un modo per dire pubblicamente e con forza le intenzioni che guidano il vostro cammino di fede; vuol essere un gesto di testimonianza corale, resa all'interno della dinamica ecclesiale; vuol essere soprattutto una proposta, offerta a quanti stanno cercando con passione sincera una ragione valida per la quale impegnare la propria vita.
3. Una risposta sicura e risolutiva all'interrogativo sull'uomo: ecco la vostra proposta, maturata alla luce dell'insegnamento del Concilio. L'uomo, specialmente nella nostra epoca, è al centro di molte dichiarazioni, programmi o manifestazioni, come anche di numerose scienze e filosofie. I punti di vista su di lui, sulla sua origine, sul suo destino, sono pero molto vari e spesso anche fra loro contraddittori. Il Concilio ne ha fatto una rapida esposizione nella parte introduttiva della costituzione pastorale "Gaudium et Spes".
Scorrendo quelle pagine, sono certo che avrete avuto anche voi la netta impressione che l'uomo contemporaneo sia minacciato da gravi pericoli. Questi pericoli sono collegati all'incontrastato primato dell'ordine economico e del processo produttivo. Quando l'uomo, che nelle strutture economico-produttive è necessariamente "implicato", si lascia dominare dalla unilaterale accettazione di un loro primato, finisce fatalmente per essere succube della cosiddetta "società dei consumi", trovandosi conseguentemente coinvolto in un processo di crescente strumentalizzazione. Ed il rischio non è soltanto quello di essere valutato dagli altri unicamente come strumento di produzione e di consumo; v'è il rischio più sottile e ben più insidioso che cominci egli stesso, in modo più o meno cosciente, a considerarsi "uno strumento", e cioè un elemento passivo dei vari processi, assoggettato alle più disparate "manipolazioni" (condotte tra l'altro con l'aiuto dei mass-media), rinunciando in tal modo alla responsabilità ed alla "fatica" di proprie scelte autonome e ricorrendo, anche per la soluzione dei problemi umani più personali e profondi, all'ausilio sbrigativo di un qualche ritrovato "tecnico".
La mentalità consumistica, per altro, è strettamente imparentata con una concezione edonistica della vita, dalla quale non può aver origine che quel tipo di società che oggi si è soliti indicare con la qualifica di "permissiva".
L'atteggiamento edonistico, infatti, sollecita un'interpretazione della libertà che ne spinge le applicazioni verso l'abuso; e, viceversa, l'abuso della libertà si esprime socialmente nella tendenza ad assicurare al massimo gli atteggiamenti edonistici.
4. Non v'è in tutto ciò la moderna edizione di quell'"uomo carnale", di cui san Paolo dice che "non comprende le cose dello Spirito di Dio"? (cfr. 1Co 2,14). A questa concezione riduttiva dell'uomo voi rispondete proponendo una visione integrale della verità sull'uomo, così com'essa è stata ribadita nell'insegnamento conciliare.
All'uomo moderno, che s'interroga sul proprio destino, voi ricordate che "solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo", perché "Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione" (GS 22). Voi sottolineate, in particolare, che "per Cristo ed in Cristo riceve luce quell'enigma del dolore e della morte che, al di fuori del suo Vangelo, ci opprime" (GS 22).
La domanda sull'uomo sfocia, così, necessariamente nella domanda su Cristo, perché solo nella risposta a questa seconda domanda può trovare una risposta soddisfacente la prima. Opportunamente, quindi, la vostra ricerca si è polarizzata sulla persona del Verbo incarnato, uomo perfetto oltre che Dio vero.
Per noi cristiani, infatti, l'unico orientamento dello spirito, l'unico indirizzo dell'intelletto, della volontà e del cuore è quello che porta verso Cristo, redentore dell'uomo; verso Cristo redentore del mondo. L'ho affermato nella mia enciclica (cfr. Ioannis Pauli PP. II RH 7) e lo ribadisco qui, sicuro di incontrare il vostro consapevole e convinto consenso.
5. La piena conoscenza di Cristo, per altro, non può aversi fuori della Chiesa, giacché ad essa - e non ad altri- è stato affidato il compito di annunciarne il mistero, sotto la guida dello Spirito, a "tutte le nazioni... fino alla fine del mondo" (cfr. Mt 28,18ss). Ubbidiente al suo maestro e Signore, la Chiesa vive di Cristo e per Cristo, non cessa di ascoltarne le parole, ricostruisce con la massima devozione ogni particolare della sua esistenza, ne celebra con appassionata partecipazione la morte e la risurrezione; sua unica ambizione è di manifestarne il mistero al genere umano; ai popoli, alle nazioni, alle generazioni che si susseguono, ad ogni uomo in particolare, come se ripetesse sempre, secondo l'esempio dell'apostolo: "Io ritenni, infatti, di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso" (1Co 2,2) (cfr. Ioannis Pauli PP. II RH 7).
Alla Chiesa, dunque, voi dovete portare i vostri interrogativi, alle sue parole dovete prestare attenzione, cercando di penetrarne con filiale intuizione il pensiero; e di attuarne con docilità pronta e leale i desideri. Essa vi prende per mano nel vostro cammino verso Cristo; essa vi è accanto nel vostro impegno per l'uomo. Non v'è possibilità di dubbio: nel suo Sposo, infatti, che è il Verbo di Dio incarnato, la Chiesa stringe in un unico abbraccio sia Dio, disceso nell'umiltà della carne per amore dell'uomo, sia l'uomo, riportato mediante la croce di Cristo alla dignità della figliolanza divina.
6. La Chiesa cammina, dunque, sulle vie dell'uomo. Camminate anche voi con lei. I cristiani hanno, oggi, il compito di riproporre ai loro contemporanei l'immagine concreta di quell'"uomo spirituale" (cfr. 1Co 2,15), nel quale san Paolo indicava il punto d'arrivo della redenzione: un uomo che sa riconoscere come "dono di Dio" ciò che egli è e quanto possiede (cfr. 1Co 2,12); che non riduce le proprie prospettive agli angusti orizzonti dei beni della terra, ma sa guardare verso quei beni non percepibili con i sensi, che "Dio ha preparato per coloro che lo amano" (1Co 2,9); un uomo, soprattutto, che "ha il pensiero di Cristo" (1Co 2,16), perché, impegnandosi nell'adempimento della sua volontà, ha meritato di riceverne una personale ed intima manifestazione (cfr. Jn 14,21).
Figli carissimi, noi sappiamo che anche questa fase dello sviluppo del mondo, a cui noi diamo il nome di "mondo contemporaneo" nasconde in sé l'unico e irripetibile "kairos" di Dio; costituisce anch'essa un passo verso la realizzazione di quell'evento, per il quale ogni giorno preghiamo, quando diciamo: "Venga il tuo regno".
Ravvivate, pertanto, la fiducia e riprendete con lena rinnovata il vostro impegno di testimonianza a Cristo e di amore per l'uomo, in piena sintonia di intenti con i vostri Vescovi ed in cordiale collaborazione con tutte le componenti della comunità ecclesiale. Il Signore Gesù, che "è stato assunto in cielo, dove siede alla destra di Dio" (cfr. Mc 16,19), continua anche oggi ad operare nella storia. Sorretti da questa certezza, andate coraggiosamente incontro ai vostri fratelli, per recare loro la "lieta notizia" che ha trasformato la vostra esistenza, l'annuncio cioè che "Dio ha tanto amato ii mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Jn 3,16).
Con questo augurio, che è anche una fervida preghiera, imparto a voi ed a tutti i membri dell'Azione Cattolica Italiana una speciale paterna benedizione apostolica.
[Omissis. Segue l'indirizzo di omaggio rivolto al Papa dal presidente Agnes.]
Data: 1980-06-21Data estesa: Sabato 21Giugno 1980.
GPII 1980 Insegnamenti - Ai rappresentanti delle Federazioni Europee di Calcio