
GPII 1980 Insegnamenti - Autorealizzazione della Chiesa nelle sue principali componenti
23. Occorre poi che la Chiesa - il cui dovere è servire Dio e gli uomini in Cristo - si raccolga continuamente sulla via della propria autorealizzazione, sulle diverse sfere e strutture del suo organismo apostolico. E' tutta un'articolazione pulsante di vita, che dà e riceve apporti dalle singole sue componenti, e che pertanto il Papa, che ha il dovere di "confermare i fratelli", deve seguire e incoraggiare con ogni energia. Ma, nel far questo, egli sa bene di essere debitore a tante persone, specialmente ai competenti dicasteri della curia, ai quali va, pertanto, viva e doverosa riconoscenza.
24. Anzitutto i seminari, che hanno la delicatissima responsabilità di accogliere, vagliare, fortificare le vocazioni, problema-chiave nella Chiesa di oggi. In questa luce vorrei ricordare le visite compiute, qui a Roma, al collegio polacco, al collegio inglese, a quello messicano, a quello irlandese, all'almo collegio Capranica, al collegio olandese, al seminario romano maggiore e minore, al collegio americano del nord, oltre alla udienza concessa al seminario regionale pugliese di Molfetta; fuori Roma, nei pellegrinaggi finora compiuti, ho visitato il seminario di Guadalajara, in Messico, quello di San Carlo a Filadelfia, quello di Quigley South, a Chicago, quello di Kumasi in Ghana, e di Issy-les- Moulineaux, a Parigi; e inoltre in ogni nazione vi è stato un caldo e cordiale incontro con i giovani seminaristi, speranza fondamentale della Chiesa di domani.
Altrettanta importanza ha nella vita ecclesiale odierna la presenza dei religiosi e delle religiose, testimonianza viva del regno di Dio, dell'annuncio pasquale della risurrezione, dello spirito delle beatitudini evangeliche. Per questo mi sono incontrato con i responsabili centrali della compagnia di Gesù, con l'unione internazionale delle superiore generali, col consiglio dell'unione dei superiori generali, col capitolo generale della società san Paolo, con l'assemblea plenaria della sacra congregazione per i religiosi e gli istituti secolari.
25. Vi è poi la gioventù, che si apre al Vangelo, ai valori spirituali, con tutta la carica del suo entusiasmo, con la sua sete di autenticità e di verità, col suo affrontarsi con i problemi cruciali della propria vita spirituale e morale. E' sempre una gioia per il Papa incontrarsi con i giovani. Ed è una gioia ricambiata.
Quanto entusiasmo ho sempre trovato in mezzo a loro! Ricordo le serate a Castel Gandolfo con i gruppi che si sono via via succeduti. Ricordo le sante messe e le udienze, a Roma, con gli studenti medi e universitari di varie nazioni. E, durante tutti i miei viaggi apostolici, è stata una festa per tutti il colloquio diretto, a faccia a faccia, gli occhi negli occhi, con le folle di giovani che mi hanno circondato, festosi e pensosi: ritorno col pensiero agli universitari del Messico, a Guadalupe; a quelli della Polonia, a Cracovia; alla messa di Galway, in Irlanda; all'incontro al Madison Square, di New York; penso ai giovani di Norcia, a quelli di Torino, agli studenti dello Zaire, della Costa d'Avorio, ai giovani operai dell'Azione Cattolica a Parigi, quindi all'incontro al Parc des Princes.
26. Un posto particolare nelle attenzioni della Chiesa e del Papa è tenuto dalla famiglia, che il Vaticano II ha definito la prima e vitale cellula della società (AA 11), incontro di generazioni (GS 52), Chiesa domestica (LG 11), tirocinio di apostolato (AA 11 AA 30), primo seminario e vivaio di vocazioni (OT 2; AGD 19 AGD 41). Come non puntare oggi tutte le attenzioni, che corrispondono a quelle che ha Dio Padre, in Cristo, verso l'umanità, su questo ganglio centrale della vita moderna, minacciato da tanti pericoli e diventato tanto vulnerabile per l'inoculazione di germi letali - legalizzati talora dagli interventi delle leggi civili - quali il permissivismo, il libero amore, l'istituto del divorzio, la liberalizzazione dei farmaci contraccettivi, l'introduzione dell'aborto? Vi è da tremare davanti a statistiche veramente tragiche, che svelano abissi tenebrosi nell'odierno comportamento morale. La famiglia è la più direttamente minacciata. Ecco perciò il tema, di importanza capitale, proposto al Sinodo dei Vescovi, nel prossimo autunno, dedicato appunto alla famiglia, e di cui stanno fervendo i preparativi. In questa prospettiva, ho dedicato, ormai dall'estate dello scorso anno, la catechesi delle udienze generali del mercoledi, per offrire al Popolo di Dio una riflessione globale - dal punto di vista biblico e teologico - sulla realtà dell'amore, della donazione e del completamento reciproco attraverso i sessi, secondo il piano primigenio di Dio e secondo l'insegnamento di Cristo, che riporta al "principio".
27. Almeno un cenno, poi mi piace dedicare alle parrocchie, espressione visibile dell'unità della Chiesa e della sua vita di preghiera liturgica e di carità, nei legami che si intrecciano in esse, attraverso tutte le categorie sociali nel vincolo dell'unico amore di Cristo. Come Vescovo di Roma, ho una diretta responsabilità pastorale nei confronti delle singole parrocchie romane: per questo ho cominciato a visitarle a una a una, fin dall'inizio del mio servizio pontificale, e mancherebbe il tempo di enumerare tutte quelle che mi hanno accolto. Il Cardinale vicario ne tiene nota! Grazie a lui e ai suoi collaboratori per la stupenda realtà che è costituita da questi incontri del Vescovo di Roma con le sue parrocchie! 28. La vita cristiana si dipana quotidianamente nell'esercizio delle singole professioni e del lavoro umano: di qui la cura di raggiungere e d'incontrare, a Roma, nel Lazio, e nei viaggi in Italia e nei vari continenti, la realtà degli uomini impegnati nell'edificazione della città terrena, affinché sappiano procedere con l'aiuto di Dio, nella coerenza dei principi morali e deontologici, nella fratellanza e nel rispetto dell'uomo: imprenditori e dirigenti, lavoratori dell'industria nei suoi vari rami, artigiani, contadini, pescatori, uomini della politica internazionale e nazionale, giornalisti, artisti e attori, sportivi, ecc... A tutti, quando si è offerta l'occasione, non è mancata la parola del Papa per far sentire che la Chiesa li attende a braccia aperte, e conta tanto su di loro per la costruzione di un mondo "a misura d'uomo". E perché Dio sia amato.
29. Amare Dio! La vita liturgica è il luogo privilegiato ove si effettua questo scambio tra Dio e l'uomo: e l'altare dell'eucaristia, ove Cristo Gesù, sacerdote vero ed eterno, si offre vittima al Padre per l'umanità, è il punto d'incontro tra cielo e terra. Il Concilio Vaticano II ha dato un magnifico impulso al rinnovamento liturgico, che era stato preparato da tutto un movimento fiorito già fin dalle innovazioni introdotte da san Pio X, in tutto il mondo: la costituzione "Sacrosanto Concili" è stato il primo documento solennemente approvato dai padri conciliari, da cui è partita quell'opera costante di riforma, portata avanti con animo umile e coraggioso dal grande pontefice Paolo VI. E' noto, tuttavia, che - a fianco di quella pericolosa ecclesiologia, a cui ho accennato prima - si sono sviluppati movimenti e mentalità, sia di regresso sia di sperimentazione arbitraria che hanno portato talora a un grave turbamento dei fedeli, dei sacerdoti, della Chiesa intera. E le contraddizioni più patenti sono venute alla luce proprio attorno all'eucaristia, proprio all'altare, ove la "regula fidei" deve invece ispirare il massimo rispetto per colui che, nella messa, rinnova il suo sacrificio in forma sacramentale, e lo lascia alla sua Chiesa come memoriale perpetuo del suo amore immolato. Di qui han preso origine le lettere, che ho indirizzato ai Vescovi e, per loro, ai sacerdoti, il Giovedi Santo della Pasqua dello scorso anno e di questo "Dominicae Cenae". Sono seguite le norme liturgiche del competente sacro dicastero circa il culto del mistero eucaristico. Chiedo a tutta la Chiesa di vivere in quello spirito di rispetto e di amore, che vogliono inculcare questi documenti.
Maria ci conduce a Cristo e alla santità 30. L'affidamento totale a Cristo, che è come la condizione e la conseguenza del suo donarsi alla Chiesa, con tutte le forze della redenzione che gli sono proprie, è fondamentale e vitale per la Chiesa stessa, per la sua autentica autorealizzazione, per il suo progresso: voglio dire per il suo vero progresso, e non per una problematica "progressività" che distrugge senza lasciar dietro di sé nulla di valido.
Pertanto, nasce di qui la necessità di un continuo rinnovamento, in una particolare unione con Maria, Madre di Cristo e Madre della Chiesa. "A lei - vi dicevo prima di Natale - ho affidato gli inizi del mio pontificato, e a lei ho portato nel corso dell'anno l'espressione della mia pietà filiale, che ho imparato dai miei genitori. Maria è stata la stella del mio cammino, nei suoi santuari più celebri o più silenziosi" ("Insegnamenti di Giovanni Paolo I", II,2[1979] 1497).
Alla lista di quei luoghi, tanto cari al mio cuore, si sono aggiunti in questi sei mesi altri nomi soavi: la Consolata e la "Gran Madre" a Torino; Nostra Signora dello Zaire, a Kinshasa; Nostra Signora del Rosario, a Kisangani; Notre-Dame di Parigi; e in Costa d'Avorio ho posto la prima pietra della Chiesa di "Notre Dame d'Afrique".
E' un appello che, col gesto simbolico, con la parola, con la preghiera dell'"Angelus", o del "Regina Coeli", rivolgo alla Chiesa e al mondo in numerose circostanze, approfittando della ricchezza della tradizione, della pietà mariana delle singole Chiese locali, delle varie nazioni, fiorita in mille forme gentili e commoventi in onore della Vergine santa. Anche qui,l'ispirazione dottrinale fondamentale viene dal Concilio, dalla costituzione dogmatica "Lumen Gentium", che nel capitolo VIII, ha dato la sintesi globale, sobria nella sua straordinaria ricchezza, della teologia mariana, e ha invitato tutti i credenti a mettersi con impegno maggiore sulla via regale della vera pietà mariana, che conduce a Cristo.
L'età post-conciliare, pure in mezzo a qualche ombra, ha portato ad un ricco approfondimento di questa dottrina, mediante il contributo dei teologi, e soprattutto ad opera di questa sede apostolica: non saranno mai dimenticati gli insegnamenti del mio predecessore Paolo VI, che nelle sue stupende esortazioni apostoliche "Signum Magnum" e "Marialis Cultus", ha lasciato un monumento della sua devozione e del suo amore a Maria, e una sintesi completa dei motivi biblici, teologici, liturgici che devono guidare il Popolo di Dio nell'incremento continuo del culto dovuto a colei che è Madre di Dio, madre nostra, Madre della Chiesa.
Anche nell'ambito ecumenico, specie nei rapporti con le Chiese sorelle d'oriente, questa ispirazione al rinnovamento ci viene dalla fiducia nell'intercessione di Maria, che tutti ci considera suoi figli, e nella quale possiamo già trovare un forte impulso ad un'unità che, nel culto mariano, già troviamo realizzata.
3 1. Inoltre, Maria è presente nella Chiesa, a stimolare la santità dei suoi figli migliori, a indirizzarli su vie eroiche di donazione evangelica e missionaria, a favore dei poveri, dei piccoli, dei semplici, dei sofferenti, di coloro che attendono il messaggio di Cristo. Maria è ispiratrice della santità nella Chiesa; e ne troviamo commovente conferma anche in quei nuovi beati, che il Signore mi ha dato l'incomparabile conforto di proporre alla devozione e all'ammirazione dei fedeli di tutto il mondo: Francesco Coll, Giacomo Laval, Enrico de Osso y Cervello, Giuseppe de Anchieta, Maria dell'Incarnazione (Guyart), Pietro De Betancur, Francesco de Montmorency-Laval, Caterina Tekakwitha.
3 2. Venerabili e cari fratelli! Ho considerato mio dovere esprimere confidenzialmente tutto questo alla vigilia del giorno, che è la festa della Chiesa romana. E quanto vi ho detto, sintetizzando nei limiti del possibile l'attività pontificale di tutto un anno, si pone, direi, nella stessa linea di continuità con la professione di Pietro in Cesarea di Filippo (cfr. Mt 16,16), che già ho rinnovato il 22 ottobre 1978, all'inizio del mio servizio pontificale.
In questa festa, in modo speciale, bisogna risalire alle proprie radici per guardare come da esse si sviluppa e cresce quell'albero che nacque dal "più piccolo di tutti i semi" (Mt 12,32) sul suolo fertilizzato dal preziosissimo sangue del redentore - e qui, a Roma, anche dal sangue dei suoi santi apostoli Pietro e Paolo. Sentiamo l'orgoglio santo di appartenere a questo luogo: "Ista quam felix Ecclesia, cui totam doctrinam apostoli cum sanguine suo profuderunt, ubi Petrus passioni dominicae adaequatur, ubi Paulus Ioannis exitu coronatur" (Tertulliani "De praescript. haer.", 36): davvero i due grandi apostoli ci hanno lasciato in eredità "l'intera dottrina insieme col loro sangue". Una così preziosa eredità noi desideriamo portare nei nostri cuori, e nel nostro ministero, con umiltà ed amore, di fronte alle "grandi opere di Dio", che essi ci hanno tramandato nel patrimonio che perennemente ci dà vita.
"Omissis. Segue l'indirizzo di omaggio del Cardinale Confalonieri al santo padre.]
Data: 1980-06-28 Data estesa: Sabato 28 Giugno 1980.
Titolo: Il dialogo teologico è strumento efficace per rivelare la nostra identità cristiana
Eminenza, E' con una gioia ancora più grande che ho il piacere di incontrare la delegazione del Patriarcato Ecumenico che mio fratello Dimitrios I ed il suo Sinodo hanno inviato alla Chiesa di Roma in occasione della festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.
Questa gioia è più grande perché quest'anno l'esperienza dei legami fra le nostre Chiese è stata più intensa e perché il nostro impegno comune di vivere insieme la comunione della fede già esistente fra noi è stata più esplicita.
Questo ci permetterà di proseguire verso la pienezza dell'unità nella pienezza della verità e della carità. La partecipazione reciproca, ogni anno, alle feste patronali della Chiesa di Roma e della Chiesa di Costantinopoli ci offre l'occasione di incontrarci nella preghiera per chiedere e ricevere dal Signore l'aiuto che ci illumina sulla strada da seguire e ci da la forza di andare avanti secondo al sua volontà. Nei nostri fraterni incontri percepiamo sempre più la sua efficiente presenza: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20). Vorrei che questi incontri, secondo il luogo e la circostanza, ma nello stesso spirito, si realizzino là dove vivono cattolici ed ortodossi per creare progressivamente le condizioni necessarie alla piena unità. Il dialogo di carità deve continuare ed estendersi fra tutti i membri delle nostre Chiese. Nella dichiarazione comune con il Patriarca Dimitrios I che ha felicemente coronato al mia visita al Patriarcato Ecumenico, abbiamo esplicitamente affermato: "Questo dialogo di carità deve continuare ed intensificarsi nella complessa situazione che abbiamo ereditato dal passato e che costituisce la realtà nella quale deve svolgersi oggi il nostro sforzo". Tutti i cristiani sono chiamati alla piena unità.
Il dialogo teologico che si è ufficialmente aperto nell'isola di Patmos è un avvenimento importante e, nei rapporti fra cattolici ed ortodossi, è il più importante evento non solo di quest'anno, ma degli ultimi secoli. Entriamo in una nuova fase dei nostri rapporti perché il dialogo teologico costituisce un aspetto essenziale di un dialogo più ampio fra le nostre Chiese. In questo dialogo sono impegnate la Chiesa Cattolica e al Chiesa Ortodossa. Abbiamo così trovato il quadro generale e lo strumento efficace per identificare, nel loro contesto reale, al di là dei pregiudizi e delle riserve preliminari, le difficoltà di ogni genere che impediscono ancora la piena comunione.
Il tema scelto per la prima fase del dialogo è il seguente: "Il mistero della Chiesa e dell'Eucarestia alla luce del mistero della Santa Trinità". Questo tema merita la più profonda considerazione, perché ci conduce al cuore stesso dell'identità cristiana. Il fatto di aver accolto il proposito espresso dalle due commissioni di studio, cattolica ed ortodossa, di iniziare nel dialogo teologico di quello che abbiamo in comune, offre a questo dialogo la base più solida e la prospettiva più promettente.
Il programma di lavoro stabilito di comune accordo dalla commissione mista in occasione della sua prima riunione, la ripartizione dei compiti in sotto-commissioni, ed il coordinamento affidato ad un comitato misto, assicureranno certamente al lavoro teologico efficacia di sviluppo e armonia di orientamenti.
Per tutto questo, rendiamo grazie a Dio, perché è Lui che ci conduce.
Ogni giorno continueremo ad invocare il suo aiuto, sempre indispensabile per superare le difficoltà inevitabili che si incontreranno sulla strada dell'unità.
Per questo la nostra preghiera diventa ancora più intensa.
Da parte nostra, attenti a ciò che vorrà dire lo Spirito, non risparmieremo, siatene certi, nessuno sforzo per la ricerca della piena unità. La prospettiva ultima del dialogo teologico, come quella del nostro incontro per la festa di Sant'Andrea al Patriarcato Ecumenico e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo a Roma, rimane quella della celebrazione eucaristica, dopo aver superato le difficoltà che non permettono al giorno d'oggi la comunione piena e perfetta fra le nostre due Chiese.
Vi ringrazio, fratelli diletti nel Signore, per la vostra presenza, per la vostra visita, per i sentimenti che avete voluto esprimere.
Vi prego di portare il mio saluto fraterno e cordiale al Patriarca Dimitrios ed al suo Sinodo, ed i miei ringraziamenti sentiti per il suo messaggio di comunione, di carità e di impegno nella ricerca della piena unità.
Il Signore sia sempre con noi! [Traduzione dal francese]
Data: 1980-06-28 Data estesa: Sabato 28 Giugno 1980.
Titolo: Al servizio della verità e della civiltà dell'amore
Signore, Signori, La vostra iniziativa, i sentimenti che mi avete appena espresso, testimoniano un affetto profondo per il Successore di Pietro che apprezzo molto.
Il vostro amore non si accontenta delle parole: portate, per le opere di carità del Santo Padre, una somma importante che concretizza questo affetto e manifesta la vostra comprensione dei bisogni che sono effettivamente sottoposti al Papa e del ruolo di carità che gli appartiene.
Così facendo, continuate la bella tradizione delle "Etrennes Pontificales": esse fanno onore ai giornalisti cattolici del Belgio che ne sono i promotori; è dunque a voi che in primo luogo esprimo le mie felicitazioni e la mia gratitudine. Essa fa onore anche al popolo belga.
Al di là delle vostre persone e di quelle dei vostri colleghi della stampa che rappresentate in seno alla vostra Associazione, penso a tutti i vostri compatrioti per i quali siete stati sia un appello che un canale di trasmissione, e che hanno colto questa occasione per manifestare la loro generosità verso la Santa Sede. In questo caso, si può dire che i mass media hanno veramente interpretato bene il loro ruolo: quello della "comunicazione". Con le sottoscrizioni da voi proposte, avete messo tutte queste persone in comunicazione con il Papa e con quelli che egli vorrebbe aiutare. Il Libro d'oro che mi portate è un segno eloquente che mi rende presenti tutti quei donatori, con le intenzioni che stanno loro a cuore. Sono molto sensibile alla rete di solidarietà così intessuta. Vorrei ringraziare ogni persona, ogni famiglia, per la partecipazione spontanea. Vorrei esprimere a tutti i miei auguri di pace, di gioia; domando a Dio di ricompensarli per quest'offerta e di confermarli nella fede, nel loro senso della Chiesa, nella loro attenzione verso il prossimo. Preghero per le loro intenzioni ed invio loro di tutto cuore la mia Benedizione Apostolica con un pensiero particolare per quelli che sono in difficoltà.
Sarete dunque ancora voi gli interpreti presso di loro dei miei sentimenti di gratitudine. Che Dio benedica anche voi! Che Dio benedica le vostre famiglie! Che vi assista nel vostro compito di giornalisti cattolici al servizio della verità e della civiltà dell'amore.[Traduzione dal francese] Ringrazio di cuore tutti i giornalisti cattolici per il prezioso contributo che hanno dato a questa iniziativa. Che possano trovare la forza di essere sempre servitori della verità, essendo fedeli alla loro professione e agli alti principi morali. Questo compito è così importante, specialmente in questo tempo. Di cuore impartisco ai giornalisti e alle loro famiglie la mia apostolica benedizione.
[Traduzione dal fiammingo]
Data: 1980-06-28 Data estesa: Sabato 28 Giugno 1980.
Titolo: Guardando ai due apostoli la Chiesa guarda se stessa
1. In questo giorno, in cui la Chiesa celebra la memoria dei santi Pietro e Paolo, ci troviamo a Roma nell'ultima tappa del cammino terrestre dei due apostoli. E, contemporaneamente, ci rechiamo, con la memoria e con il cuore, in pellegrinaggio ai diversi luoghi, che conosciamo dal Vangelo, dagli "Atti degli apostoli" e dalle "lettere". Tra tutti questi luoghi (sparsi nel raggio di quasi tutto il Mediterraneo, dall'oriente verso il nord), il più importante è certamente quello nei pressi di Cesarea di Filippo, che è ricordato dal Vangelo di oggi. Il più importante non soltanto per la storia di Pietro, ma anche, in un certo senso, per la storia di Paolo, per la storia della Chiesa e del cristianesimo, per la storia della salvezza.
Gesù domanda ai suoi apostoli: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?" (Mt 16,13). Cadono diverse opinioni che allora certamente erano in giro tra la gente della Palestina. E quando Gesù domanda per la seconda volta: "Voi chi dite che io sia?" (Mt 16,15), risponde Pietro. E proprio questa risposta è la risposta chiave. E' la risposta chiave per quanto riguarda il suo contenuto e contemporaneamente, ancor più, per quanto riguarda la fonte dalla quale proviene.
Questo contenuto pronuncia Pietro nelle parole: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16,16). E Cristo stesso annunzia da quale fonte provenga questa verità, da quale fonte sia scaturita la confessione, sulla quale d'ora in poi si deve costruire la Chiesa. Cristo dice: "Né la carne, né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli" (Mt 16,17).
2. Nella liturgia della messa vespertina di ieri, che introduce alla solennità dei due apostoli, Paolo nella lettera ai Galati ha detto così: "...quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamo con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo figlio..., subito, senza consultare nessun uomo... mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco... dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni..." (Ga 1,15-18).
L'apostolo dei gentili riassume in queste parole il suo itinerario. Si è incontrato con Pietro a Gerusalemme, poi ad Antiochia, e solo dopo a Roma, dove ambedue erano attesi dall'ultima prova. Tuttavia, fu sempre unito con Pietro, e Pietro con lui, in questo: che Dio si è compiaciuto di rivelare in lui suo Figlio.
Per la prima volta presso le porte di Damasco, quando era stato prostrato a terra e accecato da una luce del cielo, e alla domanda "Chi sei, o Signore?" aveva sentito la risposta: "Io sono Gesù, che tu perseguiti" (Ac 9,5). Allora si compi in Paolo quello stesso che si era compiuto in Pietro nei pressi di Cesarea di Filippo, quando egli confesso: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". Il Padre gli ha rivelato in Cristo il Messia: suo Figlio. Il Figlio del Dio vivente.
E Paolo accetto internamente le parole del Padre "senza consultare nessun uomo", così come Pietro, che senti dalla bocca di Cristo: "Né la carne né il sangue te l'hanno rivelato".
3. Ci troviamo nel punto chiave della economia divina. Dio dà il suo Figlio, e nello stesso tempo Dio rivela il suo Figlio anzitutto a Pietro, che prima si chiamava Simone, ed era figlio di Giona e fratello di Andrea, e poi - a suo tempo - a Paolo, che prima si chiamava Saulo di Tarso. Grazie alla potenza di questa rivelazione del Figlio da parte del Padre, Pietro, che ha creduto e ha confessato la sua fede, deve essere "pietra". E io ti dico: Tu sei Pietro, "la pietra", e "su questa pietra edifichero la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa" (Mt 16,18). Grazie alla potenza della stessa rivelazione del Figlio da parte del Padre, Paolo, che ha creduto e ha confessato la sua fede in Cristo con lo stesso fervore dello spirito, col quale prima aveva perseguitato i confessori di Cristo, doveva diventare "lo strumento eletto" per portare il nome del Signore dinanzi ai popoli (cfr. Ac 9,15).
La Chiesa di Roma celebra oggi la memoria di ambedue. La "pietra" e lo "strumento eletto" si sono incontrati definitivamente qui. Qui hanno compiuto il loro ministero apostolico, qui l'hanno sigillato definitivamente con la testimonianza del sangue da essi sparso, con la testimonianza del sacrificio totale della vita.
Prevedendo questo giorno, Paolo scriveva a Timoteo, come leggiamo nella liturgia di oggi "il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione" (2Tm 4,6-8).
Come Paolo, potrebbe scrivere di se stesso Pietro. Di ciascuno di essi si può dire che hanno amato in modo particolare la manifestazione del Signore. Che lo hanno accolto con tutto il cuore, che gli hanno reso testimonianza con tutta la vita e con la morte. Hanno reso testimonianza non a ciò che "la carne e il sangue" possono rivelare all'uomo, ma a ciò che "ha rivelato il Padre". La verità e la potenza di questa rivelazione permane nella Chiesa e cresce in essa costantemente dalla radice della fede di entrambi gli apostoli: Pietro, che è la "pietra", e Paolo che è diventato lo "strumento eletto".
4. Festeggiando oggi il giorno della loro nascita definitiva, la Chiesa romana e, al tempo stesso, tutta la Chiesa guarda se stessa. Vede se stessa tale quale è nell'anno del Signore 1980.
E vedendo se stessa tale quale è, pensando a Pietro, che il Signore ha chiamato la "pietra", prega per avere una tale forza di fede nel Figlio del Dio vivente - fede rivelata dal Padre - che le permetta di perdurare e di svilupparsi come la Chiesa del Dio vivente e insieme come la "pietra" del mondo e degli uomini nel mondo contemporaneo.
Pensando poi a Paolo, che il Signore ha chiamato lo "strumento eletto", la Chiesa non smette di pregare per avere una tale forza di fede in Cristo, che non le permetta mai di fermarsi nel compimento e nello sviluppo della sua missione. Anzi, che la "costringa" sempre più a portare Cristo in ogni parte del globo e in ogni dimensione dell'esistenza umana, proprio come faceva colui che il Signore ha chiamato lo "strumento eletto".
E infine la Chiesa ascolta le parole, che per la prima volta Pietro ha sentito nei pressi di Cesarea di Filippo: "A te daro le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli" (Mt 16,19). E ascoltando queste parole, tutta la Chiesa prega di essere la serva fedele e vigile a ogni venuta del Signore, storica e definitiva, di preparare a questa venuta se stessa e l'intera famiglia umana.
Così come la preparavano i santi apostoli Pietro e Paolo.
Che essa aspiri a questa venuta con tutte le forze. così come vi aspiravano loro.
Oggi la nostra gioia per questa festa dei santi Pietro e Paolo è accresciuta dalla presenza della delegazione inviata dal patriarca ecumenico Dimitrios I e del suo Sinodo. Saluto con stima e affetto questa delegazione, che si è voluta unire a noi nella preghiera. Tale comunione ci porterà, lo speriamo, alla piena unità e alla celebrazione comune dell'eucarestia. E quello sarà un giorno di gioia piena. Ma già oggi la nostra gioia è grande. Rendiamo grazie a Dio.
Amen. Data: 1980-06-29 Data estesa: Domenica 29 Giugno 1980.
Titolo: Per rispondere alla chiamata venuta dal grande Brasile
1. "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38).
Ripeteremo queste parole anche oggi - come ogni domenica - recitando insieme l'"Angelus" qui, nella piazza san Pietro. E' necessario che queste parole penetrino il cuore stesso della grande solennità odierna, vissuta da tutta la Chiesa e in particolare da Roma.
Quando nei pressi di Cesarea di Filippo, Simone figlio di Giona, che il Signore chiamo "Pietro", fece quella professione di fede sulla quale la Chiesa si costruisce come su una pietra, e quando disse: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16,16), le sue parole riconfermarono il mistero che si compi in Maria, la serva del Signore, grazie al suo "si", al suo consenso.
In base al suo "fiat" nazaretano: "Avvenga di me quello che hai detto", il Figlio del Dio vivente è diventato uomo nel suo grembo verginale - ed ecco, adesso egli sta dinanzi a Pietro e ai dodici e domanda: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?" (Mt 16,13). Allora sente varie risposte, varie opinioni su se stesso - e infine domanda: "Voi, chi dite che io sia"? (Mt 16,15).
E in quel momento cadono le parole della risposta di Pietro, sulle quali, come su una pietra, si costruisce la Chiesa.
In questo giorno, mentre tutta la Chiesa, e soprattutto la Chiesa romana, risuona della particolare eco di questa professione, bisogna che, passando attraverso di essa, torniamo indietro fino a Nazaret, fino al cuore della Vergine, sotto il quale è stato concepito come uomo il Figlio del Dio vivente.
E bisogna che nella nostra comune preghiera dell'"Angelus" adoriamo questo mistero dal quale noi cresciamo, tutti insieme con Pietro, come la Chiesa del Verbo eterno, che si è fatto carne.
2. Il mondo ci consideri non diversamente che "come ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio" (1Co 4,1).
Beato sei anche tu, Paolo di Tarso, apostolo delle genti, persecutore convertito, mirabile amante e testimone di Cristo crocifisso e risorto! Beato sei, apostolo di Roma, radicato insieme con Pietro nell'inizio stesso della Chiesa in questa capitale. Beato sei, amministratore dei misteri di Dio; tu, per il quale "il vivere è Cristo" (Ph 1,21); tu, che tanto e così esclusivamente desideri essere chiamato ministro di Cristo - e desideri essere soltanto tale - così che parla in te il tuo e nostro maestro. Analogicamente parla anche colei, che il Padre ha prescelto ad essere madre del suo eterno Figlio. Lei per prima ha detto di se stessa: "Eccomi, sono la serva del Signore"! Vi benediciamo, Paolo e Pietro, nel giorno della vostra festa comune, e ringraziamo Dio, perché dinanzi a questa città - e dinanzi al mondo - siete diventati testimoni così grandi della verità, secondo cui "il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Jn 1,14).
3. A voi, santi apostoli della Chiesa e di Roma, mi rivolgo nella vigilia del viaggio che mi è dato di intraprendere domani, per rispondere alla chiamata, venuta dal grande Brasile. Possa io, dietro di te, Pietro, annunciare ovunque Cristo, che è il Figlio del Dio vivente e che, solo, ha "parole di vita eterna" (Jn 6,68).
Possa io, dietro di te, Paolo, ripetere: nessuno ci pensi diversamente da quel che siamo, cioè "ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio" (1Co 4,1).
Accompagni questo pellegrinaggio e tutto il mio servizio pastorale Maria, la serva del Signore.
La gioia di questo giorno è purtroppo velata dalla tristissima notizia della morte di ottantuno persone - tra cui tredici bambini -, che si trovavano nell'aereo, precipitato in mare nei pressi di Ustica. Dinanzi al mistero di questo tragico evento ci raccogliamo in preghiera per l'eterna pace delle anime degli scomparsi e ci uniamo, in fraterna cristiana solidarietà, allo strazio dei loro familiari, ai quali invio con grande affetto la mia confortatrice benedizione apostolica.
Desidero ricordare in questo giorno, con particolare affetto, coloro che sono impediti di partecipare alla letizia della odierna festività perché si trovano nelle mani di quelli che li hanno sequestrati.
Per esplicita richiesta dei rispettivi parenti rivolgo oggi un pubblico appello affinché il piccolo Sergio Isidori di Villa Potenza e il signor Cesare Pedesini di Milano siano presto restituiti all'affetto delle loro famiglie, che con angoscia attendono di aver notizie e di poter riabbracciare i loro cari. Elevo al Signore la mia fervida preghiera perché dia la forza della fede e la serenità della speranza ai nostri fratelli ingiustamente privati della loro libertà e perché apra alla umana pietà il cuore di coloro che li tengono in ostaggio.
[Omissis. Seguono i saluti ai pellegrini brasiliani; ad un pellegrinaggio tedesco, ai pellegrini polacchi.]
Data: 1980-06-29 Data estesa: Domenica 29 Giugno 1980.
GPII 1980 Insegnamenti - Autorealizzazione della Chiesa nelle sue principali componenti