GPII 1980 Insegnamenti - L'incontro con il corpo diplomatico - Brasilia (Brasile)

L'incontro con il corpo diplomatico - Brasilia (Brasile)

Titolo: Solidarietà internazionale e riforme per promuovere la pace e la giustizia

Eccellenze, signore, signori.

Sono molto felice di incontrare, in questa prima giornata trascorsa nella capitale brasiliana, i capi e i membri delle missioni diplomatiche accreditate presso il governo di questo paese. Vi ringrazio vivamente di essere venuti questa sera a questo appuntamento con il Papa, che ha egli pure dei rappresentanti nella maggior parte dei vostri paesi.

Esprimendo a tutti e a ciascuno di voi il mio cordiale saluto, penso pure a tutte le nazioni di cui siete figli e che voi rappresentate presso il Brasile. Ed è a tutti questi popoli nel continente americano e negli altri continenti che io esprimo la stima e i voti sinceri della Chiesa; la quale si afferma cattolica, ossia universale, aperta a tutte le società umane di cui essa si augura il fiorire originale, grazie allo sviluppo di ciò che vi è di meglio nei loro paesi, nella loro cultura, negli uomini stessi.

Il vostro compito di diplomatici trova posto tra i nobili mezzi che concorrono all'avvicinamento dei popoli, alla loro stima reciproca e alla loro intesa, ai loro scambi, alla loro collaborazione culturale o economica, in una parola alla pace.

La vita diplomatica è una vita di saggezza nel senso ch'essa punta sulla facoltà degli uomini di buona volontà ad ascoltarsi, a comprendersi, a trovare delle soluzioni negoziate, a progredire insieme, in luogo di venire a degli scontri. Oggi più che mai, i problemi della pace, della sicurezza, dello sviluppo non si limitano alle relazioni bilaterali: si tratta di un insieme complesso in cui ciascun paese deve portare il suo contributo al miglioramento delle relazioni internazionali, non soltanto per evitare i conflitti o diminuire le tensioni, ma per far fronte in modo solidale ai grandi problemi dell'avvenire dell'umanità che ci toccano tutti.

E qui è necessario augurarsi che ciascun uomo, in modo particolare i responsabili delle nazioni e quindi i loro rappresentanti, abbiano delle convinzioni, dei principi, atti a promuovere il bene vero delle persone e dei popoli, all'interno della comunità internazionale. E' questo che vuole testimoniare anche la santa Sede nel portare al livello delle coscienze il suo contributo specifico.

Nel quadro di questo breve incontro io non posso che limitarmi a richiamare questi principi di pace interna e di pace esterna. può sembrare banale sottolineare che ogni paese ha il dovere di preservare la sua pace e la sua sicurezza interna. Ma esso deve in qualche modo "meritare" questa pace, assicurando il bene comune di tutti e il rispetto dei diritti. Il bene comune di una società esige che questa sia giusta. Là dove manca la giustizia, la società è minacciata dall'interno. Questo non vuol dire che le trasformazioni necessarie per indurre una maggiore giustizia debbano realizzarsi nella violenza, nella rivoluzione, nello spargimento di sangue, poiché la violenza prepara una società di violenza e questo, noi cristiani, non possiamo sottoscriverlo. Ma questo vuol dire che ci sono delle trasformazioni sociali, a volte profonde, da realizzare costantemente, progressivamente, con efficacia e realismo, per mezzo di riforme pacifiche.

Tutti i cittadini partecipano di questo dovere, ma evidentemente a un titolo particolare quelli che esercitano il potere, perché questo è al servizio della giustizia sociale. Il potere ha il diritto di mostrarsi forte di fronte a quelli che coltivano un egoismo di gruppo, a danno dell'insieme. Esso deve in ogni modo mostrarsi a servizio degli uomini, di ogni uomo, e innanzitutto di quelli che hanno più bisogno di sostegno; la Chiesa, da parte sua, si sforzerà senza posa di ricordare la preoccupazione dei "poveri", di quelli che sono in qualche modo svantaggiati. In nessun caso il potere può permettersi di violare i diritti fondamentali dell'uomo, ed io non ho bisogno di enumerare qui quelli che io ho spesso ricordato, in particolare nel mio discorso del 2 ottobre dell'anno scorso davanti alle Nazioni Unite.

Nei confronti degli altri paesi, si deve riconoscere a ciascuna nazione il diritto di vivere di pace e sicurezza, sul suo proprio suolo, senza subire delle ingiuste minacce esterne, siano esse di ordine militare, economico o ideologico. Questo punto di capitale importanza dovrebbe trovare d'accordo tutti gli uomini di buona volontà, e, oserei dire, in primo luogo dei diplomatici. Ma non basta la non-ingerenza; perché essa vorrebbe dire soltanto indifferenza per la sorte dei popoli che la natura o le circostanze storiche hanno sfavorito al punto che oggi un gran numero dei loro figli mancano del minimo necessario per una degna vita umana, si tratti di pane, d'igiene o di istruzione.

C'è una solidarietà internazionale da promuovere. Se ne parla molto, ma la realizzazione è troppo ristretta o gravata da condizioni donde viene il peso di nuove minacce. La pace, qui, passa attraverso uno sviluppo solidale, e non attraverso l'accumulazione delle armi della paura, o delle spinte di rivolta, come io ho ricordato recentemente all'Unesco.

E' ponendoci costantemente davanti a questo compito mondiale di pace nella giustizia e nello sviluppo che noi troveremo le parole e i gesti che, a poco a poco, costruiranno un mondo degno dell'uomo, quello che Dio vuole per gli uomini, e di cui egli affida loro la responsabilità illuminando la loro coscienza.

E' la fiducia che ho in voi, cari diplomatici, che mi ha spinto a condividere con voi questo ideale. Che Dio vi ispiri e vi benedica! Ch'egli benedica le vostre famiglie! Ch'egli benedica e protegga le vostre patrie! Ch'egli guidi la comunità internazionale sul cammino della pace e della fratellanza!

Data: 1980-06-30 Data estesa: Lunedi 30 Giugno 1980.


Nel carcere a Papuda - Brasilia

Titolo: Vi porto il conforto del Redentore

Fratelli e figli carissimi nel Signore Nostro Gesù Cristo, 1. Ho ascoltato, con la più grande attenzione, le vostre parole attraverso la voce del vostro rappresentante. Molte grazie! La visita che oggi vi faccio, benché breve, significa molto per me. E' la visita di un Pastore che vorrebbe imitare il Buon Pastore (cfr. Jn 10,1ss) nel suo gesto di cercare con maggiore premura la pecora che per qualsiasi motivo si fosse perduta (Lc 15,4), felice di trovarla.

E' la visita di un amico. Come amico mi piacerebbe portarvi almeno un po' di serenità e di speranza, per trovare la volontà e il coraggio di essere migliori.

E' la visita del Vicario di Cristo. Voi sapete, dalla lettura del Vangelo, che Egli, Cristo, essendo senza peccato, detestava il peccato ma amava i peccatori, e li visitava per offrire loro il perdono. Mi piace portarvi l'appello e il conforto del Redentore dell'Uomo.


2. In voi trovo persone umane e so che ogni persona umana corrisponde a un "pensiero" di Dio. In questo senso, ogni essere umano è fondamentalmente buono e fatto per la felicità. Ci fu nella vita di quasi tutti voi un momento in cui vi siete scostati dal Disegno di Dio. Dovete dolervi del male fatto, ma non guardarlo come una fatalità. Potete tornare a essere secondo il disegno di Dio. Potete ancora essere felici.

Trovo in voi uomini redenti dal sangue prezioso di Gesù Cristo. Questo sangue vi parla dell'infinito amore del Padre e del Figlio Suo Gesù per voi, come per tutti gli uomini. Egli vi offre la più grande gioia del mondo, che è quella di amare e di sentirsi amati. Egli dall'alto vi dà la forza necessaria per cambiare vita.

Trovo in voi veri fratelli e voglio dirvi che, nei momenti di solitudine e di tristezza, potete essere certi, potete avere la certezza che questo Padre comune è vicino a voi e che in Lui potete trovare tutti i vostri fratelli, che sono i cristiani e i cattolici del mondo intero.


3. Vi auguro che il tempo passato qui, malgrado tutto, sia per voi, come è stato per moltissimi altri nelle vostre stesse condizioni, un tempo di grazia, di rigenerazione, di scoperta di Dio in Gesù Cristo. La Sua Parola sia la vostra lettura. La Sua presenza invisibile il vostro conforto.

Desidererei entrare, per uno visita come questa, in tutte le prigioni del Brasile. Sia, questa, un simbolo e ogni recluso si senta visitato dal Papa.

Un saluto fraterno a tutti quelli che lavorano in questa casa e in tutte le altre simili del Brasile. Il Signore benedica il vostro lavoro arduo, delicato, ma di tanta importanza. Fatelo con amore al servizio di uomini vostri fratelli.

Possa questa prigione come tutte le altre del Brasile e del mondo dire nel suo linguaggio muto: NO all'odio, alla violenza, al male; SI all'amore perché solo l'amore salva e costruisce! Con la mia Benedizione Apostolica.

[Traduzione dal portoghese]

Data: 1980-07-01Data estesa: Martedi 1Luglio 1980.


Omelia della messa per i giovani e gli studenti - Belo Horizonte (Brasile)

Titolo: Costruite il vostro futuro sul fondamento di Cristo

Cari giovani e amici miei.

1. Non meravigliatevi se il Papa comincia questa omelia con una confessione. Avevo letto molte volte che la metà della popolazione del vostro paese ha meno di venticinque anni di età. Vedendo fin dal mio arrivo a Brasilia, ovunque sono passato, una infinità di volti giovanili; passando in questa città tra moltitudini di giovani; vedendo voi giovani così numerosi intorno a questo altare, confesso che ho capito meglio, da questa visione concreta, ciò che avevo appreso in maniera astratta. Credo anche di avere capito meglio perché i Vescovi di Puebla parlino di opzione preferenziale - certo non esclusiva, ma prioritaria - per i giovani.

Questa opzione significa che la Chiesa assume l'impegno di annunciare incessantemente ai giovani un messaggio di liberazione piena.

E' il messaggio della salvezza che essa ascolta dalla bocca dello stesso Salvatore e che deve trasmettere con assoluta fedeltà.


2. In questa messa che ho la gioia di celebrare in mezzo a voi e per le vostre intenzioni, questo messaggio appare nel suo contenuto essenziale dalle letture che abbiamo ascoltato.

"Osservate il diritto e praticate la giustizia", ci esorta il profeta Isaia, con una forza che non si è esaurita dopo 2500 anni (Is 56,1). E aggiunge: importa soprattutto rimanere "fermi nella mia alleanza" che Dio fece con l'uomo.

E' un invito alla coerenza e alla fedeltà, invito che tocca molto da vicino i giovani.

Nella lettera di Paolo ai cristiani di Corinto, una parola vigorosa e convincente come suole essere quella del grande apostolo: chi vuole costruire la sua vita, non deve porre un fondamento diverso da quello che già fu posto: Cristo Gesù (cfr. 1Co 3,10). Questo Paolo sapeva bene quello che diceva. Adolescente, aveva perseguitato la Chiesa. Ma un bel giorno sulla strada di Damasco ci fu un incontro inaspettato con Gesù in persona. E' la sua stessa vita che gli fa dire: Non c'è altro fondamento possibile. E' urgente porre Gesù come fondamento dell'esistenza.

Nel Vangelo di san Matteo, c'è la pagina che non si può rileggere senza emozione. Gesù domanda agli apostoli: "La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?". Dopo varie opinioni riferite, la domanda di fondo: ma, "voi chi dite che io sia?". Noi tutti abbiamo esperienza di questo momento, nel quale non basta più parlare di Gesù ripetendo ciò che gli altri dicono. E' necessario dire ciò che tu pensi, e non riportare una opinione; è necessario dare una testimonianza, sentirsi impegnato dalla testimonianza data e andare fino alle estreme esigenze di questo impegno. I migliori amici, seguaci e apostoli di Cristo sono sempre stati quelli che un giorno hanno sentito nel loro intimo la domanda definitiva, ineludibile, davanti alla quale tutte le altre diventano secondarie e derivate: "Per te, chi sono io?". La vita, il destino, la storia presente e futura di un giovane dipende dalla risposta chiara e sincera, senza retorica e sotterfugi, che egli darà a questa domanda. Essa ha già trasformato la vita di molti giovani.


3. Da questi messaggi offerti dalla parola di Dio io vorrei ricavare un messaggio semplice e schietto, che vi lascio in questo incontro, che mi fa sentire la serietà con cui affrontate la vostra esistenza.

La più grande ricchezza di questo paese, immensamente ricco, siete voi.

Il futuro reale di questo "paese del futuro" è racchiuso nel presente di voi giovani. Perciò questo paese, e con esso la Chiesa, guarda a voi con uno sguardo pieno di attese e di speranza.

Aperti alle dimensioni sociali dell'uomo, voi non nascondete la vostra volontà di trasformare radicalmente le strutture sociali che a voi si presentano ingiuste. Voi dite, a ragione, che è impossibile essere felici, quando si vede una moltitudine di fratelli mancanti del minimo richiesto per una esistenza degna dell'uomo. Voi dite anche che non è giusto che alcuni sperperino ciò che manca alla mensa degli altri. Voi siete decisi a costruire una società giusta, libera e prospera, in cui tutti e ciascuno possano godere dei benefici del progresso.


4. Nella mia giovinezza io ho vissuto queste stesse convinzioni.

Giovane studente, le ho proclamate con la voce della letteratura e dell'arte.

Dio volle che esse venissero temperate al fuoco di una guerra la cui atrocità non ha risparmiato la mia famiglia. Ho visto conculcate in molte maniere queste convinzioni. Ho temuto per esse, vedendole esposte alla tempesta. Un giorno decisi di confrontarle con Gesù Cristo: ho capito che egli era l'unico a rivelarmi il vero contenuto e valore; ho pensato di difenderle con lui contro non so quali inevitabili logorii.

Tutto questo, questa tremenda e valida esperienza mi ha insegnato che la giustizia sociale è vera soltanto se basata sui diritti dell'individuo. E che questi diritti saranno realmente riconosciuti soltanto se sarà riconosciuta la dimensione trascendente dell'uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, chiamato a essere suo figlio e fratello degli altri uomini e destinato a una vita eterna. Negare questa trascendenza è ridurre l'uomo a strumento di dominio, la cui sorte è soggetta all'egoismo e all'ambizione di altri uomini, o all'onnipotenza dello stato totalitario, eretto a valore supremo.

Nello stesso movimento interiore che mi ha portato alla scoperta di Gesù Cristo e mi ha attirato irresistibilmente a lui, ho percepito qualche cosa che ben più tardi il Concilio Vaticano II espresse chiaramente. Ho capito che "il Vangelo [di Cristo] annuncia e proclama la libertà dei figli di Dio, respinge ogni schiavitù, che deriva, in ultima analisi, dal peccato, onora come sacra la dignità della coscienza e la sua libera decisione, non si stanca di ammonire a raddoppiare tutti i talenti umani a servizio di Dio e a bene degli uomini, tutti quanti, infine, raccomandando alla carità di tutti. Ciò corrisponde alla legge fondamentale della economia cristiana" (GS 41) Ho imparato che un giovane cristiano cessa di essere giovane e da molto tempo non è più cristiano, quando si lascia sedurre da dottrine o ideologie che predicano l'odio e la violenza. Perché non si costruisce una società giusta sopra l'ingiustizia. Non si costruisce una società che meriti il titolo di umana senza rispettare e, peggio ancora, distruggendo la libertà umana, negando agli individui le libertà più fondamentali.

Condividendo come sacerdote, Vescovo e Cardinale la vita di innumerevoli giovani nell'università, nei gruppi giovanili, nelle escursioni in montagna, nei circoli di riflessione e di preghiera, ho visto che un giovane comincia pericolosamente a invecchiare, quando si lascia ingannare dal principio facile e comodo che "il fine giustifica i mezzi", quando comincia a credere che l'unica speranza per migliorare la società sta nel promuovere la lotta e l'odio tra i gruppi sociali, sta nell'utopia di una società senza classi, che si rivela ben presto creatrice di nuove classi. Mi sono convinto che solo l'amore avvicina ciò che è diverso e realizza l'unione nella diversità. Le parole di Cristo: "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato" (Jn 13,34), mi apparvero allora, oltre alla loro ineguagliabile profondità teologica, come germe e principio dell'unica trasformazione abbastanza radicale per essere apprezzata da un giovane. Germe e principio dell'unica rivoluzione che non tradisce l'uomo. Solo l'amore vero costruisce.


6. Se un giovane quale io sono stato, chiamato a vivere la giovinezza in un momento cruciale della storia, può dire qualcosa a giovani come voi, penso che direbbe loro: Non lasciatevi strumentalizzare! Cercate di essere ben coscienti di ciò che volete e di ciò che fate. Ma vedo che proprio questo vi hanno detto i Vescovi dell'America latina, riuniti a Puebla l'anno scorso: "Si formerà nel giovane un senso critico di fronte... ai controvalori culturali che cercano di trasmettergli le diverse ideologie" (Documento de Puebla, n. 1197), specialmente le ideologie di carattere materialista, perché non siano manipolati da esse. E il Concilio Vaticano II: "Quell'ordine [sociale] è da sviluppare sempre più, e da fondarsi sulla verità, realizzarsi nella giustizia, deve essere vitaliziato dall'amore, deve trovare un equilibrio sempre più umano nella libertà" (GS 26).

Un mio grande predecessore, il Papa Pio XII, adotto come emblema: "Costruire la pace nella giustizia". Penso che sia un emblema e soprattutto un impegno degno di voi, giovani brasiliani! 7. Temo che molti buoni desideri di costruire una società giusta naufraghino nell'inautenticità e si svuotino come una bolla di sapone, se non sono sostenuti da un serio impegno di austerità e di frugalità. In altre parole è necessario saper vincere la tentazione della cosiddetta "società dei consumi", la tentazione dell'ambizione di avere sempre di più, invece di cercare di essere sempre di più, dell'ambizione di avere sempre di più, mentre altri hanno sempre di meno. A questo proposito, penso che nella vita di ogni giovane acquisti senso e forza concreti e attuali la beatitudine della povertà di spirito: nel giovane ricco, perché capisca che il superfluo è quasi sempre ciò che manca ad altri e perché non si ritiri triste (cfr. Mt 19,22) se percepisce nel fondo della coscienza un appello del Signore a un distacco più pieno; nel giovane che vive la dura esperienza dell'incertezza del domani, che forse patisce anche la fame, perché cercando il legittimo miglioramento delle condizioni di vita per sé e per i suoi, sia attratto dalla dignità umana, non dalla ambizione, dalla cupidigia, dal fascino del superfluo.

Amici miei, voi siete anche responsabili della conservazione dei veri valori che hanno sempre onorato il popolo brasiliano. Non lasciatevi trasportare dalla esasperazione del sesso, che compromette l'autenticità dell'amore umano e conduce alla disgregazione della famiglia. "Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi?", scriveva san Paolo nel testo che abbiamo ascoltato.

Le ragazze cerchino di trovare il vero femminismo, l'autentica realizzazione della donna come persona umana, come parte integrante della famiglia e della società con una partecipazione cosciente secondo le sue caratteristiche.


8. Terminando, riprendo le parole chiave che abbiamo raccolto dalle letture di questa messa: - fare ciò che si deve, e praticare la giustizia; - non costruire su altro fondamento che non sia Gesù Cristo; - avere una risposta da dare al Signore quando egli domanda: "Per te, chi sono io?".

Ecco il messaggio sincero e fiducioso di un amico. Sarebbe mio desiderio stringere la mano a ciascuno di voi e parlare con ciascuno.

Comunque, dico a tutti e a ciascuno: giovani di Belo Horizonte e di tutto il Brasile, il Papa vi vuole molto bene! Il Papa non vi dimenticherà mai! Il Papa porta via di qui una grande nostalgia di voi! Ricevete, cari amici, la benedizione apostolica che vi daro alla fine di questa messa, come un segno della mia amicizia, della mia fiducia in voi e in tutti i giovani di questo paese.

Prima di passare alla liturgia eucaristica propriamente detta, ancora solo una parola: solo l'amore costruisce, solo l'amore avvicina, solo l'amore realizza l'unione degli uomini nella loro diversità.

Recentemente sono stato in Francia, e là i giovani che ho incontrato mi hanno chiesto spontaneamente di portarvi alcuni messaggi di amicizia, il che ho fatto molto volentieri. Questo gesto di darvi la mano serva come simbolo e stimolo per costruire sempre di più la fraternità umana, cristiana ed ecclesiale, nel mondo.

"Dove vai?". Con voi faccio questa domanda, con voi, cari giovani, sto per offrire anche tutto quello che di nobile c'è nei vostri cuori, tutto quello che di bello stiamo vivendo qui insieme, per il buon esito del congresso eucaristico di Fortaleza, verso il quale sto recandomi come un pellegrino, insieme con la Chiesa che sta in Brasile. "Dove vai?". Amen. Data: 1980-07-01Data estesa: Martedi 1Luglio 1980.


Omelia della messa per le famiglie - Rio de Janeiro (Brasile)

Titolo: Una coraggiosa pastorale familiare alimenti la fede e la vita sociale

Fratello mio carissimo, Arcivescovo di San Sebastiano di Rio de Janeiro, e suoi Vescovi ausiliari; cari figli abitanti di questa città meravigliosa; cari figli venuti da altre parti del Brasile per questo incontro! 1. Molti che ora partecipano a questa eucaristia staranno evocando nella memoria del cuore altre messe celebrate in questo stesso luogo nel luglio 195 5. Si celebrava il 35° congresso eucaristico internazionale; e, su una fascia di terra strappata al mare, mani di artisti avevano elevato l'altare monumentale sul quale il legato pontificio aveva aperto e aveva chiuso il grande avvenimento. La voce del mio immortale predecessore Pio XII risuono qui con un messaggio paterno rivolto a un milione di persone in questo luogo.

Non posso non ricordare, io stesso, questo 25° anniversario, felice di farlo con voi e in mezzo a voi, mentre preparate l'imminente 10° congresso eucaristico nazionale di Fortaleza. Voglia Dio che questi eventi ricordati, vissuti, aspettati rinnovino il vostro ringraziamento al Signore e che sappiate esprimerlo nell'azione di grazia per definizione e per eccellenza, che è l'eucaristia, nella cui devozione egli vi faccia crescere.


2. Un sacerdote - sia egli il Papa, un Vescovo o un parroco di campagna - nel celebrare l'eucaristia, un cristiano nel partecipare alla messa e ricevere il corpo e il sangue di Cristo non possono fare a meno di inabissarsi nelle meraviglie di questo sacramento. Sono tante le dimensioni che in esso si possono considerare: è il sacrificio di Cristo che misteriosamente si rinnova; sono il pane e il vino trasformati, transustanziati nel corpo e nel sangue del Signore; è la grazia che viene comunicata mediante questo alimento spirituale all'anima del cristiano... In questa occasione voglio soffermarmi su un aspetto non meno significativo: l'eucaristia è una riunione di famiglia, della grande famiglia dei cristiani.

Il Signore Gesù volle istituire questo grande sacramento in occasione di un importante incontro familiare: la cena pasquale, e in quella occasione la sua famiglia erano i dodici che con lui vivevano da tre anni. Per molto tempo, agli inizi della Chiesa, era in case di famiglia che altre famiglie si riunivano per la "frazione del pane". Ogni altare sarà sempre una mensa, intorno alla quale si riunisce una famiglia di fratelli più o meno numerosa. L'eucaristia nello stesso tempo riunisce questa famiglia, la manifesta agli occhi di tutti, stringe i legami che uniscono i suoi membri. Sant'Agostino pensava a tutto questo quando chiamava l'eucaristia: "Sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità" (S.Augustini "In Ioannis Evang.", Tract. XXVI, cap. 6, n. 13; PL 35,1613).

Nel celebrare questa eucaristia rivolgo spiritualmente gli occhi a tutte le zone di questo immenso paese, tento di abbracciare con un solo sguardo i 120 milioni di brasiliani e prego per l'immensa famiglia composta da tutti i figli di questa patria e per quelli che qui trovano una nuova famiglia.


3. Posso farvi una confidenza? La prima volta che mi parlarono del Brasile, quando io sapevo ben poco di questo paese, non fu per decantarmi le sue bellezze naturali, che sono meravigliose, né per esaltare le ricchezze del suo suolo e del suo sottosuolo, che sono inesauribili; né per mettere in evidenza le imprese di questo o di quel brasiliano celebre. Chi mi parlava - era un grande conoscitore del Brasile - mi diceva appena che il Brasile era una grande nazione, malgrado tutti i suoi eventuali problemi, per la ragione che qui si trovano tutte le razze, si trova gente venuta da tutti gli orizzonti del mondo, riunita in un solo popolo, senza preconcetti, senza discriminazioni o segregazioni, in una chiara fusione di spiriti e di cuori. "E' una famiglia", diceva, incantato, il mio interlocutore.

Prego perché mai si indebolisca o venga meno questo spirito di famiglia; perché prevalga sopra qualsiasi germe di discordia o di divisione, sopra qualsiasi minaccia di rottura o di separazione. Prego perché, essendoci sempre meno differenze tra i brasiliani in ciò che riguarda il progresso e il benessere, le possibilità circa i beni della cultura e della civiltà, le possibilità di trovare un lavoro degno, di avere salute e istruzione e di educare i figli, la "grande famiglia" dei brasiliani, di cui parlava quel mio primo "insegnante di Brasile", diventi sempre più realtà. Prego anche perché a un mondo spesso dominato da conflitti tra popoli e razze il Brasile possa dare - senza ostentazione - anzi con la spontaneità e la naturalezza che caratterizzano la sua gente, una lezione essenziale, quella della vera integrazione: come possano vivere come una sola famiglia, in un paese a dimensioni continentali, persone venute dalle più diverse parti del mondo. Prego, infine, per i membri di questa "grande famiglia" che riposano sotto questo monumento, il cui sacrificio è un appello permanente all'unione tra i popoli.


4. Qucsta eucaristia, riunione di famiglia, porta ora il mio pensiero alle famiglie brasiliane.

Le testimonianze più autorevoli sull'America latina - penso ai documenti di Medellin e di Puebla, alle relazioni che mi arrivano dai Vescovi e dalle conferenze episcopali di questo sub-continente, come pure agli studi sociologici più seri - mi hanno insegnato che per voi latino-americani la famiglia è una realtà straordinariamente importante. Il posto che la famiglia ha occupato nei popoli che si trovano alla radice delle vostre nazioni e l'influenza latino-americana che essa ha avuto nella formazione della vostra cultura giustificano abbondantemente questa importanza. Il Brasile, lungi dall'essere una eccezione, né è una notevole conferma. Non fa meraviglia che qui si manifesti con speciale vigore il senso della famiglia e si affermino le dimensioni essenziali della realtà familiare: il rispetto impregnato di amore e di tenerezza, la generosità e lo spirito di solidarietà, l'apprezzamento di una certa intimità del focolare temperato da un desiderio di apertura. Non voglio tralasciare di sottolineare, tra le altre, due dimensioni fondamentali della famiglia particolarmente importanti per voi: essa è stata nel corso dei secoli il grande mezzo di trasmissione dei valori culturali, etici, spirituali - da una generazione all'altra; sul piano religioso e cristiano, spesso, quando mancarono o furono estremamente precari altri canali, essa fu l'unico, o almeno il principale canale attraverso il quale la fede fu comunicata dai padri ai figli per molte generazioni.


5. Ciò posto, come chiudere gli occhi sulle gravi situazioni in cui concretamente si trovano numerosissime vostre famiglie e sulle serie minacce che pesano sulla famiglia in generale? Alcune di queste minacce sono di ordine sociale e sono connesse alle condizioni infraumane di abitazione, di igiene, di sanità, di educazione in cui si trovano milioni dl famiglie, nell'interno del paese e nelle periferie delle grandi città, a motivo della disoccupazione o dei salari insufficienti. Altre sono di ordine morale e si riferiscono alla diffusa disgregazione della famiglia, per l'ignoranza, la disistima o la mancanza di rispetto delle norme umane e cristiane relative alla famiglia, nei vari strati della popolazione. Altre ancora sono di ordine civile, legate al diritto di famiglia. In tutto il mondo le leggi riguardanti la famiglia sono sempre più permissive e perciò sempre meno incoraggianti per quelli che si sforzano di seguire i principi di un'etica più elevata per quanto riguarda la famiglia. Voglia Dio che non sia così nel vostro paese e che, coerenti coi principi cristiani che ispirano la vostra cultura, quelli che hanno la responsabilità di elaborare e di promulgare le leggi lo facciano nel rispetto dei valori insostituibili di un'etica cristiana, tra i quali primeggia il valore della vita umana e il diritto indeclinabile dei genitori a trasmettere la vita. Altre minacce, infine, sono di ordine religioso e derivano da una scarsa conoscenza delle dimensioni sacramentali del matrimonio nel piano di Dio.


6. Queste considerazioni bastano a evidenziare l'importanza e la necessità di una pastorale familiare intelligente, coraggiosa e perseverante. Parlando al popolo della città di Puebla, nell'omelia della messa indimenticabile là celebrata, ricordai che numerosi Vescovi latino-americani non esitano a riconoscere che la Chiesa ha ancora molto da fare in questo campo. Proprio per questo, aprendo la conferenza di Puebla, io volli raccomandare la pastorale familiare e la sua notevole priorità in tutti i vostri paesi. Il documento di Puebla ha consacrato un importante capitolo alla famiglia. Voglia Dio che l'attenzione ad altri temi e affermazioni, senza dubbio importanti ma non esclusivi, di questo documento non significhi minore attenzione alla pastorale della famiglia; sarebbe un errore di cui avremmo da pentirci in avvenire.

Sono molti i campi e complesse le esigenze di questa pastorale familiare. I vostri pastori ne sono coscienti. Molti laici impegnati in diversi, validi e meritori movimenti familiari si mostrano attenti a questi campi e a queste esigenze. Non aspettatevi che il Papa ne parli qui: non è il momento per farlo. Pero come non ricordare, almeno per citarli, alcuni tra i più importanti aspetti di questa pastorale? Penso a tutto ciò che si deve fare nel campo della preparazione al matrimonio, certo nel periodo antecedente alla sua celebrazione, ma anche a partire dagli anni dell'adolescenza, in famiglia, nella Chiesa, nella scuola; cioè una seria, ampia, profonda educazione al vero amore; il che è molto più esigente della propalata educazione sessuale. Penso allo sforzo generoso e coraggioso che si deve fare per creare nella società un ambiente favorevole alla realizzazione di un ideale familiare cristiano, basato sui valori di unità, fedeltà, indissolubilità e fecondità responsabile. Penso all'aiuto da dare alle coppie che, per varie ragioni e circostanze, attraversano momenti di crisi, che potranno superare se aiutate, ma che faranno naufragio se mancherà questo aiuto. Penso al contributo che i cristiani, specialmente i laici possono dare per stimolare una politica sociale sensibile alle esigenze e ai valori della famiglia e per evitare una legislazione nociva alla stabilità e all'equilibrio di essa. Penso infine all'incommensurabile valore di una spiritualità familiare, da perfezionare costantemente, da promuovere, da diffondere: né posso non aggiungere, ancora una volta, una parola di stimolo e di incoraggiamento ai movimenti familiari che si dedicano a questa opera particolarmente importante.


7. Non mancano nella vita e nel magistero della Chiesa elementi validissimi per una lucida, vasta, coraggiosa attenzione pastorale alle famiglie. I miei predecessori ci lasciarono validi documenti. Molti pastori e teologi ci hanno offerto il frutto della loro esperienza e delle loro riflessioni. Prossimamente il Sinodo dei Vescovi, studiando "le funzioni della famiglia cristiana nel mondo contemporaneo", ci darà certamente delle piste per orientarci in questo campo delicato. A questa fonte - e non ai margini o lontano da essa, e tanto meno in contrasto con essa - dovrà attingere una vera pastorale familiare.

Innumerevoli famiglie, specialmente coppie cristiane, desiderano e chiedono criteri sicuri che le aiutino a vivere, anche tra difficoltà non comuni e con sforzo talvolta eroico, il loro ideale cristiano in materia di fedeltà, di fecondità, di educazione dei figli. Nessuno ha il diritto di tradire questa aspettativa o di disattendere queste richieste, camuffando per timidezza, insicurezza o falso rispetto i veri criteri o offrendo criteri incerti, anche se non apertamente in contrasto con l'insegnamento di Cristo trasmesso dalla Chiesa.


8. Fratelli e figli carissimi, al termine di questa riflessione, rivolgiamo la nostra attenzione ai testi del Nuovo Testamento, che abbiamo avuto la gioia di ascoltare in questa liturgia.

Uno di essi, quello del Vangelo di san Giovanni, riprende l'insegnamento di Gesù nella sinagoga di Cafarnao sul pane di vita: questo pane, come assicura il Salvatore, è la sua stessa carne che, fatta alimento dei suoi discepoli, dà loro una vita che comincia qui in terra e sboccia nell'eternità. La promessa fatta a Cafarnao viene realizzata pienamente nell'ultima cena e nel mistero dell'eucaristia. Questo è il pane che diventa corpo di Cristo per dare la vita agli uomini.

Il desiderio più intimo e più vivo del Papa in questa ora sarebbe di potere miracolosamente entrare in ogni famiglia del Brasile, essere ospite di ogni famiglia brasiliana. Condividere la felicità delle famiglie felici e con esse ringraziare il Signore. Stare vicino alle famiglie che piangono per qualche sofferenza nascosta o visibile, per offrire, se possibile, qualche conforto.

Parlare alle famiglie dove non manca nulla, per invitarle a distribuire ciò che avanza e che appartiene a chi non ha. Sedersi alla mensa delle famiglie povere, dove il pane è scarso, per aiutarle non a diventare ricche nel senso in cui il Vangelo condanna la ricchezza, ma a raggiungere quello che è necessario per una vita degna.

Se questo è un desiderio impossibile, voglio almeno, prendendo nelle mie mani tra poco il corpo di Gesù e il suo sangue prezioso, esprimere un augurio e una preghiera: che questa eucaristia celebrata in questo tempio senza frontiere sotto la cupola di questo cielo di Rio de Janeiro, ben più vasta e grandiosa di quella di Michelangelo, diventi fonte di vera vita per il popolo brasiliano perché esso sia una vera famiglia, e per ogni famiglia brasiliana perché sia una cellula formatrice di questo popolo.

Data: 1980-07-01Data estesa: Martedi 1Luglio 1980.



GPII 1980 Insegnamenti - L'incontro con il corpo diplomatico - Brasilia (Brasile)