
GPII 1980 Insegnamenti - A un gruppo di tributaristi - Città del Vaticano (Roma)
Titolo: La libertà religiosa è garanzia dei fondamentali diritti umani
Signor Cardinale, signore e signori! 1. Sono lieto di salutare tutti gli illustri partecipanti al II "Colloquium Romanum" del "movimento internazionale per la promozione dei valori e dello sviluppo umano", organizzato in questa città di Roma in collaborazione con l'associazione dei giornalisti europei. Con la vostra odierna presenza qui, nella casa del Papa, voi avete voluto mettere in particolare risalto l'importanza del tema scelto per il vostro incontro: "I valori umani e l'atto finale di Helsinki".
Dichiarandovi desiderosi di venire ad ascoltare la parola del successore di Pietro, Vescovo di Roma, voi non intendete sollecitare un contributo alle vostre riflessioni da parte della santa Sede, che pur fa parte dei 35 firmatari dell'atto finale della conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa, ai quali vi proponete di consegnare il frutto del vostro lavoro al termine del colloquio. Voi siete venuti per un motivo di fedeltà a ciò che costituisce lo scopo del movimento "Nova Spes" e del vostro stesso incontro: far emergere l'uomo come protagonista necessario ed insostituibile, invece che come semplice oggetto o strumento, nella problematica affrontata dai 35 Stati ad Helsinki nel 1975, a Belgrado nel 1977-1978, e che sta per essere ripresa a Madrid in questi giorni. Si tratta di uno scopo lodevolissimo! Perciò, io amo unirmi a voi, organizzatori, relatori e partecipanti, per augurare un pieno successo ai vostri sforzi: possano essi veramente servire l'uomo e tutto ciò che è umano.
2. Proprio in questo ambito devono incontrarsi le aspirazioni e gli impegni di tutti: nella promozione dell'uomo, della sua dignità e del suo primato. Vi è certo noto come la santa Sede abbia impegnato tutto il peso della sua autorità spirituale e morale in una sincera collaborazione all'atto finale. E lo ha fatto in modo speciale, tenendo presenti due intenti fondamentali: innanzitutto, assicurare una base etica a tutti gli sforzi in favore della sicurezza e della cooperazione in una Europa, che sa di essere divisa in ideologie e posizioni di forza; inoltre, collocare al centro dei rapporti tra le nazioni e di popoli, non solo europei, il valore indivisibile e la garanzia incrollabile del rispetto dei diritti della persona umana: di tutti i diritti fondamentali, e del diritto alla libertà religiosa in primo luogo, come garante degli altri.
La santa Sede non poteva e non può fare diversamente; infatti, se l'uomo è il valore fondamentale, allora è in tutti i campi ed in tutti gli spazi della convivenza sociale che tale valore dev'essere effettivamente salvaguardato e realizzato. Se l'uomo - e l'uomo europeo in particolare - è oggi esposto a dei rischi e a delle prospettive negative, bisogna riaffermare la sua dignità: una dignità, che trova la sua radice e la sua ragione nella propria umanità, creata e chiamata ad immagine e somiglianza di Dio.
3. L'uomo va posto davvero al centro delle vostre riflessioni, ma anche di quelle di tutti coloro i quali portano la responsabilità di un avvenire pacifico e prospero del continente europeo. Egli, infatti, è la vera posta in gioco tra le nazioni. Considerato troppo spesso come semplice oggetto nei processi politici o economici, sotto la pressione di promesse e di progetti materialistici, l'uomo corre il pericolo di diventare o di restare passivo davanti alle molteplici manipolazioni che lo assalgono. Ma l'uomo è il solo criterio per giudicare la validità e l'applicazione degli accordi internazionali: si, a condizione che si tratti dell'uomo tutto intero, poiché solo a lui Dio concede di comprendersi e di vivere nella pienezza di ciò che egli veramente è. In effetti, non è forse vero che l'uomo raggiunge tutte le sue dimensioni e si dispone ad essere veramente creatore nella storia e operatore di pace, di mutua comprensione e di solidarietà fraterna, solo quando si apre a Dio? L'uomo, occorre sempre ripeterlo, non troverà la sua piena forza creatrice se non in colui che lo trascende e che gli conferisce il suo pieno significato.
4. L'iniziativa, da voi messa in opera in questi giorni nelle vostre riflessioni e nei vostri dibattiti, comporterà pure necessariamente di dare tutto il suo valore ad un imperativo etico, che interpella sia l'individuo nel suo comportamento e nella sua testimonianza personali, sia il cittadino e l'uomo politico nei suoi atti pubblici volti a realizzare strutture di dimensione umana. E' un imperativo etico, che tende ad impedire a chiunque di dimettersi dalla propria responsabilità in vista di assicurare il primato dell'umano. E' proprio da una coscienza morale incessantemente rinnovata che sorge una nuova speranza, la "nova spes". E solo essa sarà capace di mobilitare tutte le forze vive, tutti gli uomini di buona volontà, per esaltare insieme ciò che vi è di più umano nell'uomo, e per lavorare insieme al fine di affermarlo nella prassi storica e nella realtà dei rapporti fra i popoli.
Affido questi cordiali auspici all'onnipotente grazia di Dio, ed a lui raccomando pure tutti voi e le vostre fatiche, mentre con paterno affetto imparto a voi tutti ed a quanti vi sono cari la propiziatrice benedizione apostolica.
Data: 1980-11-08 Data estesa: Sabato 8 Novembre 1980.
Titolo: E' un dovere capitale riconoscere la dignità e i diritti della donna
Signore, signori.
1. E' una gioia per me accogliere così tante famiglie di diversi paesi, all'indomani del Sinodo consacrato ai compiti della famiglia. Voi siete i benvenuti in questa casa che vi ha accolto più volte.
Siete cristiani e cristiane convinti, decisi a promuovere e a sostenere la famiglia come luogo primario e naturale dell'educazione. Nutrite questa convinzione in una fede solida e alla luce degli insegnamenti della Chiesa: a questo proposito, i testi del Concilio Vaticano II sono di natura tale da guidare al meglio la vostra riflessione e la vostra azione. Sviluppate un certo numero di iniziative di grande respiro per aiutare i genitori nel loro ruolo educativo, invitandoli ad approfondire la loro formazione su questo tema, facendo appello alla parte migliore di essi e ai consigli di esperti competenti. Per assicurare una testimonianza e una collaborazione più efficaci e più universali, avete costituito dopo due anni la "fondation international de la famille".
A quell'epoca, avevo avuto l'occasione di ricordarvi tutto ciò che può concorrere all'educazione umana e cristiana nella famiglia. Il recente Sinodo dei Vescovi ha trattato a lungo questo tema e il messaggio finale dei padri ne fa fatto eco, al punto che io non ho bisogno questa mattina di ritornarvi nel dettaglio.
2. Per questo V congresso, avete esaminato il tema: "La famiglia e la condizione della donna". Una parte notevole era riservata a conferenze tenute da donne esperte, su argomenti di cui esse potevano parlare per esperienza.
Sono molto felice che abbiate affrontato questo tema importante e delicato, perché esso merita di essere trattato in profondità, con saggezza, realismo e senza timore. Non solo la nostra civiltà vi è molto sensibile, perfino ipersensibile, ma esso corrisponde a un reale bisogno, perché gli sconvolgimenti della vita sociale e i cambiamenti di idee suscitano in questo ambito molti ripensamenti e passioni. Infatti, ringraziando Dio, molte donne hanno pienamente sviluppato i loro doni nel concreto della loro vita e ne hanno favorito il fiorire in coloro che le circondano; ne abbiamo avuto meravigliose testimonianze al Sinodo. Ma molte donne provano giustamente il bisogno di essere meglio riconosciute, nella loro dignità di persona, nei loro diritti, nel valore dei compiti che esse svolgono abitualmente, nella loro aspirazione femminile in seno alla famiglia, ma anche alla società. Alcune sono affaticate e quasi schiacciate dalla mole degli impegni e dei compiti, senza trovare sufficiente comprensione e aiuto. Alcune soffrono, si rammaricano d'essere relegate in compiti che vengono considerati secondari. Altre sono tentate di cercare una soluzione nei movimenti che pretendono di "liberarle", benché bisognerebbe chiedere di quale liberazione si tratti e non chiamare così l'affrancamento da ciò che costituisce la loro vocazione specifica di madri e spose, ne l'uniformazione al modo con cui il ruolo maschile si realizza. Pertanto, tutta questa evoluzione e questo fermento ben manifestano che c'è una autentica promozione femminile da perseguire, sotto molti aspetti. La famiglia sicuramente, ma anche tutta la società e le comunità ecclesiali hanno bisogno dei contributi specifici delle donne.
3. E' dunque di capitale importanza cominciare a confortare la donna approfondendo un certo numero di considerazioni: la sua uguaglianza sostanziale di dignità con l'uomo nel piano di Dio, come l'ha fatto il Sinodo e come io faccio ogni mercoledi; ciò che la qualifica come persona umana in rapporto all'uomo per vivere in una comunione personale con lui; la sua vocazione di figlia di Dio, di sposa, di madre; la sua chiamata a partecipare in modo libero e responsabile ai grandi compiti d'oggi, apportandovi il meglio di se stessa; e, per questo, la sua capacità e il suo dovere di impegnarsi nella piena maturazione della sua personalità: apprendimento di competenze, formazione allo spirito di servizio, approfondimento della sua fede e della sua preghiera, di cui essa farà beneficiare gli altri.
Avete ragione di prendere in esame le molteplici possibilità del contributo qualificato della donna nei diversi settori della vita sociale e professionale, in cui la sua presenza sarebbe così benefica per un mondo più umano e in cui essa stessa troverebbe una crescita delle sue possibilità, soprattutto in determinati periodi della sua vita. Il problema rimane aperto e offre, in ogni paese, l'occasione di molti dibattiti sulle modalità pratiche quando si tratta del lavoro della donna al di fuori della sua casa. Molti aspetti entrano qui in gioco.
Bisogna affrontarli con serenità. Senza trattare più oltre questo problema complesso, noi dobbiamo ugualmente tener conto di due altre considerazioni.
4. Bisogna vegliare affinché la donna non sia, per ragioni economiche, costretta obbligatoriamente a un lavoro troppo duro e a un orario troppo pesante che si aggiungono a tutte le sue responsabilità di conduttrice della casa e di educatrice dei figli. La società, abbiamo detto alla fine del Sinodo, dovrebbe fare lo sforzo di organizzarsi in altro modo.
Ma soprattutto, e il vostro congresso sembra averlo ben sottolineato, bisogna considerare che gli impegni della donna a tutti i livelli della vita familiare costituiscono anche un contributo impareggiabile all'avvenire della società e della Chiesa, e che non potrebbe essere trascurato senza grande danno per esse e per la donna stessa, sia che si tratti di condizioni riguardanti la maternità, sia dell'intimità necessaria con i piccoli, dell'educazione dei bambini e dei giovani, del dialogo attento e prolungato con essi, della cura da portare alle molteplici necessità della casa, affinché questa rimanga accogliente, gradevole, confortante sul piano affettivo, formatrice sul piano culturale e religioso. Chi oserebbe negare che, in molti casi, la stabilità e la riuscita della famiglia, il suo arricchimento umano e spirituale sono dovuti molto spesso a questa presenza materna nella casa. E' dunque un autentico lavoro professionale che merita d'essere riconosciuto come tale dalla società, questo fa appello del resto al coraggio, alla responsabilità, all'ingegnosità, alla santità.
Si tratta dunque di aiutare le donne a prendere coscienza di questa responsabilità e di tutti i doni di femminilità che Dio ha messo in esse per il bene maggiore della famiglia e della società. Bisogna anche pensare alle donne che soffrono di frustrazioni, o di condizioni precarie, per aiutarle al mutuo soccorso del loro ambiente.
5. Infine, cari amici, ciò che voi tentate di fare in seno alla fondazione che avete costituito, molte altre associazioni o movimenti familiari cercano di realizzarlo, in una maniera complementare. Del resto, la famiglia, cellula della società e "chiesa domestica", non è un fine in sé, essa deve permettere di introdurre poco alla volta i giovani nelle comunità educative più grandi. Vale a dire che tutte le iniziative in questo ambito non devono ignorarsi, ancora meno fermarsi su se stesse, ma operare nello stesso senso, in confidente unione con i pastori della Chiesa, affinché le famiglie giochino pienamente il loro ruolo e integrino il dinamismo delle loro ricchezze nella vita pastorale e nell'apostolato delle comunità cristiane e nella testimonianza profetica da darsi al mondo.
Che le vostre famiglie, nella gioia come nella prova, siano un riflesso dell'amore di Dio. Che la Vergine Madre, contemplata e pregata all'interno di ogni famiglia cristiana, vi conduca sul cammino di suo Figlio e vi apra alla luce e alla forza dello Spirito Santo, nella pace! Benedico di gran cuore tutti i membri delle vostre famiglie, mariti e mogli, bambini e giovani, nonni. E benedico anche le coppie che vi sono care e che contano sulla vostra testimonianza.
[Traduzione dal francese]
Data: 1980-11-08 Data estesa: Sabato 8 Novembre 1980.
Titolo: La coerenza della vita cristiana testimonia l'autenticità della fede
Fratelli e sorelle carissimi! 1. Sono sinceramente lieto di incontrarmi oggi con voi, che avete voluto concludere qui a Roma la "grande missione", con la quale avete celebrato il bicentenario di fondazione della vostra diocesi, avvenuta - come è noto - nel 1779 per opera del mio predecessore Pio VI di venerata memoria.
A tutti il mio commosso ringraziamento per la vostra presenza, così carica di entusiasmo e di affetto.
In questo anno di missione avete approfondito e meditato il ruolo e il significato ecclesiologico, che la diocesi assume sia nell'ambito della vita di tutto il Popolo di Dio, sia in quello dell'esperienza del singolo fedele cristiano. "La diocesi - afferma il Concilio Vaticano II - è una porzione del Popolo di Dio, che è affidata alle cure pastorali del Vescovo coadiuvato dal suo presbiterio, in modo che, aderendo al suo pastore e per mezzo del Vangelo e della santissima eucaristia unita nello Spirito Santo, costituisca una Chiesa particolare, nella quale è veramente presente ed agisce la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica e apostolica" (CD 11).
In queste poche righe c'è una profonda presentazione teologica di quella "Chiesa particolare" che è la diocesi, la quale è "porzione" della Chiesa universale: in essa il Vescovo, i sacerdoti, i fedeli, animati tutti dallo Spirito Santo, hanno nel messaggio evangelico la guida basilare per il loro comportamento e nell'eucaristia il cibo spirituale per il cammino ed il pellegrinaggio, che essi compiono insieme in mezzo alle varie vicende del mondo.
2. Il cristiano è colui che "crede in Cristo"; crede cioè che Gesù di Nazaret è il Figlio di Dio incarnato; è il Salvatore dell'uomo; è colui che ha donato tutto se stesso per la nostra autentica liberazione; che è morto per i nostri peccati ed è risuscitato per la nostra giustificazione (cfr. Rm 4,25). Il primo, fondamentale annuncio del cristianesimo è questo; la prima nostra grande professione di fede è questa. Ecco perché il Vangelo, che di Gesù ci presenta la vita e l'insegnamento, rimane sempre per colui che intende aderire a Cristo il punto costante di riferimento e di orientamento per tutta la vita. E' il Vangelo che deve trasformare la nostra mentalità, le nostre tendenze, le nostre inclinazioni, i nostri desideri. Conservare, alimentare, accrescere, proteggere, manifestare la fede è quindi per il cristiano una costante ed ineliminabile esigenza.
Voi, fratelli e sorelle carissimi, siete venuti a Roma per pregare sulle tombe degli apostoli Pietro e Paolo e dei martiri, i quali per rimanere fedeli a Cristo preferirono la morte. Siete venuti, anche, per ricevere dal successore di Pietro incoraggiamento e conforto per la vostra fede, la quale deve esprimersi e realizzarsi spesso in situazioni di particolari difficoltà sia per la diffusione di ideologie che si proclamano o indifferenti o apertamente contrarie a qualsiasi concezione religiosa e, in particolare, cristiana, sia per la crescita continua e preoccupante di comportamenti pratici, in cui dominano l'individualismo, l'egoismo, la ricerca del benessere e del successo terreno a qualsiasi costo.
In tali situazioni, che possono provocare la tentazione dello sconforto, dello scoraggiamento o del cedimento psicologico, voglio esortarvi oggi, ricordando la grande tradizione cristiana dei vostri padri, a riaffermare con coraggio e con impegno la vostra fede; a custodirla nel cuore; a professarla, senza timore e senza debolezza, pubblicamente con la parola, con l'esempio, sempre in radicale coerenza con le esigenze, talvolta dure, della concezione cristiana.
"II fedele - ci avverte sant'Agostino - non creda semplicemente col cuore, mentre per il timore impedisce alle labbra di annunziare ciò che crede. Ci sono dei cristiani che hanno la fede nel cuore..., ma temono di professarla con le labbra, quasi proibiscono alle loro labbra di far risonare ciò che sanno, ciò che hanno dentro... Dicano dunque le labbra ciò che ha il cuore: questo contro il timore.
Abbia il cuore ciò che dicon le labbra: questo contro la simulazione... Le tue labbra siano sempre in sintonia con il tuo cuore" (cfr. S.Augustini "Enarr. in Ps.
39",16: PL 36,444). Per il cristiano la coerenza è la manifestazione più bella dell'autenticità della sua fede! 3. Auspico pertanto che sempre uniti, con filiale affetto e con serena docilità, al vostro Vescovo, formiate una Chiesa particolare, che sia di ammirazione e di esempio a tutto il Popolo di Dio. Voi, Sacerdoti, in leale collaborazione ed obbedienza al vostro pastore e in fraterna comunione fra di voi, cercate di spendere tutte le vostre energie per il bene delle anime. Voi, padri e madri, con la forza del sacramento del matrimonio, siate consapevoli delle vostre delicate responsabilità ed educate i vostri figli all'amore e all'apertura verso gli altri.
Voi, giovani, che sognate la felicita e la trasformazione della società, preparatevi con impegno, nello studio e nella preghiera, ai compiti che la provvidenza vi affiderà sia nell'ambito della Chiesa sia in quello della comunità civile. E voi, carissimi ammalati, che siete segnati nel vostro corpo e nel vostro spirito dalle stigmate della passione di Cristo, offrite a Dio le vostre sofferenze perché la vostra diocesi sia un luminoso centro di vitalità cristiana.
In questo incontro non posso non ricordarvi la straordinaria figura di un figlio della vostra nobile terra: san Bernardino Realino, nato a Carpi nel 1530, e vissuto in tempi non meno facili di quelli odierni. Giovane intelligente e brillante, appassionato della verità, studio storia, filosofia, medicina, diritto civile ed ecclesiastico. Fu podestà, avvocato, pretore, luogotenente generale di Napoli. Proprio in questa città, rispondendo docilmente alla chiamata di Dio, entro nella Compagnia di Gesù e visse per molti anni a Lecce, dove mori, benedetto, amato e venerato da tutti, nel 1616, Nel 1947 fu canonizzato dal mio grande predecessore Pio XII.
Alla luce dell'esperienza spirituale del vostro san Bernardino, voglio rivolgermi a tutti voi, fedeli della diocesi di Carpi, perché ne imitiate le eminenti virtù cristiane; in particolare desidero invitare i giovani ad essere sempre generosi con Gesù anche, e specialmente, quando egli chiama a seguirlo in una vita di totale consacrazione. Spero e prego che il numero dei seminaristi e dei novizi religiosi della vostra diocesi aumenti sempre più perché essa possa avere sempre molti e santi sacerdoti.
Con questi voti, invoco su voi tutti e sui fedeli di Carpi la continua assistenza di Dio, per la materna intercessione della Vergine santissima.
La mia benedizione apostolica vi accompagni sempre.
Data: 1980-11-08 Data estesa: Sabato 8 Novembre 1980.
Titolo: Approfondire la fede, amare la terra e il lavoro
Carissimi coltivatori e coltivatrici! 1. Ecco giunta sul calendario delle vostre ricorrenze annuali anche la "giornata del ringraziamento", introdotta da oltre venti anni dalla benemerita confederazione nazionale dei coltivatori diretti e celebrata ormai in tutte le diocesi per volontà della Conferenza Episcopale Italiana.
E' una giornata importante e assai significativa, e quest'anno siete venuti da ogni regione d'Italia per celebrarla insieme col vicario di Cristo: vi esprimo la mia profonda riconoscenza per la vostra vibrante assemblea, testimonianza di fede e di fraternità nei comuni ideali e a tutti porgo il mio saluto cordiale e affettuoso. Questo incontro mi allieta e mi conforta! Desidero prima di tutto salutare con stima e deferenza tutti i vostri dirigenti nazionali, provinciali, diocesani, e in modo speciale il presidente uscente, onorevole Paolo Bonomi, che per ben trentasei anni ha guidato la confederazione, con un servizio intenso, appassionato e geniale. Desidero pure esprimere il mio compiacimento e il mio elogio ai tanti collaboratori, e particolarmente ai consiglieri ecclesiastici, che curano con generosa dedizione la parte spirituale della organizzazione.
Ma soprattutto voglio salutare ognuno di voi, carissimi coltivatori e coltivatrici e, per mezzo vostro, tutti i lavoratori dei campi e le loro famiglie: "gente robusta - come disse Paolo VI di venerata memoria - capace, fedele, modesta, generosa delle campagne d'Italia" (Pauli VI "Allocutio", die 27 mart. 1968: "Insegnamenti di Paolo VI", VI [1968] 111). Voi sapete che la Chiesa ha sempre compreso e valutato il vostro lavoro, la vostra fatica, le vostre giuste esigenze. La Chiesa vi ama, vi stima, vi segue e, nelle crisi ideologiche, morali, sociali e politiche che travagliano l'umanità, guarda a voi, coltivatori della terra, con particolare fiducia. Siate dunque oggi i benvenuti nella casa del Padre! Io vi accolgo con le braccia aperte, come ho accolto le moltitudini dei vostri fratelli in Messico, in Polonia, in Irlanda, negli Stati Uniti, in Africa e nel Brasile; e sono lieto di poter ringraziare il Signore con voi e per voi, oggi e sempre, per tutti i benefici che vi ha accordato nell'anno trascorso.
2. Oggi la liturgia ci fa celebrare la memoria della dedicazione della Basilica lateranense, cattedrale della diocesi di Roma e perciò prima cattedrale della Chiesa universale. Il nostro incontro spirituale in questa duplice circostanza della "dedicazione" e del "ringraziamento" si presta a due riflessioni di fondamentale importanza. La prima riguarda il valore della fede cristiana. Il vostro ringraziamento a Dio, evidentemente, nasce dalla fede; e la prima esortazione che desidero rivolgervi è questa appunto: stimate la vostra fede! Mantenete ferma la vostra fede! Oggi vi è bisogno di una fede illuminata, convinta, profonda. Bisogna essere preparati a rispondere in modo adeguato agli interrogativi che la società moderna continuamente, e magari anche violentemente, propone, per non cedere mai all'urto delle diverse e contrastanti mentalità; bisogna aggiornare e sviluppare la propria cultura religiosa. Perciò, specialmente nei periodi di relativa calma dei lavori, frequentate gli incontri formativi nelle vostre parrocchie; meditate la "parola di Dio", in modo particolare nei giorni festivi, così da essere veramente convinti "adoratori di Dio in spirito e verità", come Gesù dice alla Samaritana (cfr. Jn 4,19-24).
Come scriveva san Pietro ai primi cristiani, è necessario stringersi a Cristo, pietra viva, con piena certezza e fiducia, perché "anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo". Immensa è la vostra dignità e responsabilità di cristiani! "Voi infatti, - continua l'apostolo - siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua ammirabile luce" (cfr. 1P 2,4-9).
3. La seconda riflessione riguarda l'atteggiamento di "ringraziamento" che deve distinguere la vita di ogni uomo, di ogni cristiano in particolare. Le parole del salmista devono essere nostre, anche nei momenti dell'affanno e del dolore: "Venite, applaudiamo al Signore / acclamiamo alla roccia della nostra salvezza / accostiamoci a lui per rendergli grazie / a lui acclamiamo con canti di gioia!" (Ps 94,12). San Paolo inculcava nelle sue lettere questo continuo spirito di riconoscenza: "In ogni cosa rendete grazie; questa infatti è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi" (1Th 5,18); "Siate ricolmi di Spirito... rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo" (cfr. Ep 5,18-20). E' un atteggiamento "eucaristico", che vi dona pace e serenità nelle fatiche, vi libera da ogni attaccamento egoistico ed individualistico, vi rende docili alla volontà dell'Altissimo, anche nelle esigenze morali più difficili, vi apre alla solidarietà ed alla carità universale, vi fa capire come è assolutamente necessaria la preghiera, e soprattutto la vita eucaristica mediante la santa messa, l'atto di ringraziamento per eccellenza, per vivere e testimoniare con coerenza la propria fede cristiana. Ringraziare significa credere, amare, donare! E con letizia e generosità! 4. Carissimi! Ecco il messaggio che vi affido in questa giornata del ringraziamento: abbiate fede! abbiate riconoscenza! "Cercate sempre il bene tra di voi e con tutti!" (1Th 5,15). E amate la vostra terra, amate il vostro lavoro! E' l'incoraggiamento che vi voglio lasciare per ultimo. Certamente tutte le arti e i mestieri sono utili e validi, ed ogni lavoro ed impiego deve essere equamente valutato, stimato e rispettato. Ma il lavoro dei campi è essenziale e tutti siamo debitori a coloro che vi si dedicano. Esso esige continuità, industriosità, gusto e stima dei valori tradizionali, accettazione del rischio, amore alla fatica, senso di responsabilità. Continuate ad amare la terra; inculcate tale amore ai giovani che formano le nuove famiglie! E la società intera, per tanti motivi, deve esservi sinceramente riconoscente! Mi piace concludere richiamando alla vostra memoria il quadro famoso, e a voi ben noto, di Jean-François Millet, intitolato "L'Angelus", raffigurante un uomo e una donna che arrestano il loro lavoro nel campo, e si raccolgono in silenziosa invocazione alla Vergine santissima. Mantenete anche voi, coltivatori diretti, nelle vostre famiglie sempre limpida e fiduciosa la devozione a Maria santissima; unitevi a lei nel quotidiano impegno del vostro ringraziamento! A lei vi affido! lei vi protegga tutti e sempre!
Data: 1980-11-09 Data estesa: Domenica 9 Novembre 1980.
Titolo: Auspici per le comunità di Germania e Giappone
1. La solennità della dedicazione della Basilica lateranense, la cattedrale del Vescovo di Roma, orienta i nostri pensieri ed i nostri cuori nella domenica odierna, verso questo venerato tempio.
Si è soliti chiamare da tempo la Basilica lateranense "madre" delle chiese nella Chiesa romana, perché essa come cattedrale vescovile dei successori di san Pietro, ha materna sollecitudine di tutti gli altri centri di culto della nuova alleanza, di tutte le dimore di Dio con il suo popolo in questa Chiesa apostolica. Come "madre" la venerano anche le chiese delle comunità cattoliche sparse nel mondo, vedendo in essa la Chiesa che "presiede alla carità" (S.Ignatii Antiocheni "Ep. ad Romanos", inscr.) ed il centro "a cui, per l'autorevole sua primazia, è necessario che faccia capo ogni chiesa, cioè i fedeli dovunque essi siano" (S.Irenaei "Adv. Haer.", 3,3,2).
Quando diciamo "madre" abbiamo in mente non tanto l'edificio sacro della Basilica lateranense, quanto l'opera dello Spirito Santo, che in questo edificio si manifesta, fruttificando mediante il ministero del Vescovo di Roma, in tutte le comunità che permangono nell'unità con la Chiesa, cui egli presiede. Quell'unità presenta un carattere quasi familiare, e come nella famiglia c'è la "madre" così anche la venerata cattedrale del Laterano "fa da madre" alle chiese di tutte le comunità del mondo cattolico.
2. I miei pensieri si dirigono anche, nella domenica odierna, verso tutte quelle chiese e comunità, che mi sarà dato di visitare sul territorio tedesco incominciando da Colonia e poi, attraverso Bonn, Osnabrück, Magonza, Fulda, fino al santuario mariano di Altötting e da ultimo a Monaco di Baviera.
Il 700° anniversario della morte di sant'Alberto Magno parla in favore di questa visita, che purtroppo - nonostante il programma di cinque giorni - non permette di giungere a tanti importanti centri della vita ecclesiale, legati con la storia e con la cultura di questa grande nazione.
Ritengo questa visita particolarmente importante anche dal punto di vista ecumenico, tanto più che essa accade nel 450° della famosa "confessio augustana".
Già fin d'ora desidero esprimere gratitudine sia alla conferenza episcopale con il Cardinal Höffner a capo, dalla quale è partita l'iniziativa della visita di quest'anno; sia alle supreme autorità dello Stato, che da parte loro si sono così gentilmente associate a questo invito.
Raccomando alle preghiere di tutti questo servizio importante e responsabile del Vescovo di Roma.
3. Il mio pensiero va ora alla Chiesa che è in Giappone, di cui nello scorso mese di maggio ho avuto la grande gioia di ricevere gli eccellentissimi presuli in visita "ad limina".
Quegli incontri hanno rappresentato uno speciale momento di unità ecclesiale, una celebrazione viva della fede comune, una fraterna ricerca di adeguate risposte che la Chiesa e la società giapponesi attendono.
Con i circa 400.000 e le 16 circoscrizioni ecclesiastiche, la Chiesa cattolica è grandemente apprezzata per il contributo che dà con le sue istituzioni all'affermazione dei valori morali, soprattutto nel campo educativo e culturale oltre che in quello della promozione umana in generale. Sono motivo di speranza il risveglio delle vocazioni e l'impegno crescente dei laici per una testimonianza sempre più autentica del Vangelo perché la buona novella possa essere accolta, con rinnovata generosità, dal popolo giapponese.
A quella Chiesa, a quel popolo tutto - laborioso ed attaccato alle tradizioni, attento e sensibile anche alla dimensione spirituale - va il mio saluto ed il mio augurio benedicente.
Affido questi sentimenti alla preghiera che ora eleviamo alla Madonna, e all'intercessione del martire Paul Miki e ai suoi eroici compagni che sono andati incontro alla morte proclamando i nomi benedetti di Gesù e di Maria.
[Omissis. Segue il messaggio per la "giornata del ringraziamento"; il saluto ad un gruppo di studenti argentini; il ringraziamento per i messaggi augurali del secondo anniversario di pontificato.]
Data: 1980-11-09 Data estesa: Domenica 9 Novembre 1980.
Titolo: Voi siete il campo di Dio, voi siete l'edificio di Dio
1. Permettete, cari fratelli e sorelle, che nell'odierna domenica in cui la Chiesa celebra il ricorrente anniversario della dedicazione della Basilica lateranense, io esprima, insieme con voi, la più profonda venerazione al nostro Dio e Signore, che abita in questo venerabile tempio.
Dio è nell'interno della sua Chiesa! Quando il tempio è stato innalzato in questo posto - ed è successo la prima volta ai tempi dell'imperatore Costantino - è stato dedicato a Dio solo.
Infatti si edificano le chiese per dedicarle a Dio, per darle a lui solo come sua particolare proprietà e sua abitazione in mezzo a noi, che siamo il suo popolo. E dai nostri antenati nella fede abbiamo ricevuto la certezza della verità rivelata che Dio vuole dimorare in mezzo a noi. Vuole stare con noi. Di che cos'altro se non di ciò, testimonia la storia dei patriarchi e di Mosè? Di che cos'altro testimonia soprattutto Cristo, Signore e Salvatore nostro, che in modo particolare è, sin dall'inizio, patrono della chiesa in Laterano? 2. Ecco, poco fa abbiamo ascoltato le sue parole pronunciate dinanzi agli abitanti di Gerusalemme e ai pellegrini ivi convenuti per visitare il tempio di Salomone: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo faro risorgere" (Jn 2,19).
Cristo era salito al tempio di Gerusalemme insieme con gli altri e - come abbiamo sentito - egli aveva scacciato fuori la gente che vendeva i buoi, le pecore, le colombe e i cambiavalute seduti al banco. Ed allora dinanzi alla reazione così dura del maestro di Nazaret, dinanzi alle parole che egli aveva pronunciato in tale
GPII 1980 Insegnamenti - A un gruppo di tributaristi - Città del Vaticano (Roma)