GPII 1980 Insegnamenti - Udienza ai Vescovi cinesi in visita "ad limina" - Città del Vaticano (Roma)

Udienza ai Vescovi cinesi in visita "ad limina" - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Fedeltà e perseveranza in comunione con la sede apostolica

Venerabili e cari fratelli in Cristo.

1. Sono molto felice di incontrarmi con voi, Vescovi di Formosa, per parlare con voi del progresso che si sta compiendo nelle vostre diocesi, dei problemi che come pastori voi dovete affrontare giornalmente nell'evangelizzazione del gregge che siete stati chiamati a custodire, delle vostre preoccupazioni attuali e delle vostre speranze per il futuro. Come voi sapete, questo costituisce parte della specifica missione affidata da Gesù a Pietro e ai suoi successori: la sollecitudine per tutte le Chiese: "Pasci i miei agnelli... Pasci le mie pecore" (Jn 21,15-17), e il compito di confermare i suoi fratelli (cfr. Lc 22,32).


2. La visita "ad limina apostolorum" è un'espressione di quel legame che unisce i Vescovi, individualmente e come corpo, al Vescovo di Roma che, per volontà di Cristo, è anche pastore della Chiesa universale.

Infatti, il Concilio Vaticano II riafferma chiaramente la dottrina costante e immutabile della Chiesa cattolica: "Il romano pontefice, quale successore di Pietro, è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità sia dei Vescovi sia della massa dei fedeli. I singoli Vescovi, invece, sono il visibile principio e fondamento di unità nelle loro Chiese particolari, formate ad immagine della Chiesa universale, e in esse e ad esse è costituita l'una e l'unica Chiesa cattolica. Perciò i singoli Vescovi rappresentano la propria Chiesa, e tutti insieme col Papa rappresentano tutta la Chiesa in un vincolo di pace, di amore e di unità (LG 23).


3. Il popolo cinese, sparso per tutto il continente, a Formosa, Hong Kong e Macau, e nella diaspora, è un grande popolo, formato da una cultura antica di millenni, formato dai pensieri di grandi e saggi filosofi di tempi antichi, e da tradizioni familiari, come quella che si riferisce al culto degli antenati. E ben noto a tutti è il profondo senso di gentilezza e di cortesia che lo distingue.

La Chiesa, secondo i diversi modi di pensare dei tempi, ha cercato di rispettare queste tradizioni e valori culturali, nello spirito del Vangelo, nella linea di pensiero espressa da san Paolo quando esorta i filippesi ad apprezzare "tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode" (Ph 4,8).

Il messaggio cristiano perciò valorizza e arricchisce i valori spirituali e umani positivi che esistono in ogni tradizione e cultura; la Chiesa cerca di giungere ad un accordo armonioso tra la cultura e le tradizioni di un popolo da una parte e la fede in Cristo dall'altra (cfr. GS 57-62). Ciò costituisce una sfida costante per la Chiesa, che nella cultura e nelle tradizioni del popolo da evangelizzare deve trovare un punto importante e davvero essenziale per modellare il metodo di proclamazione del messaggio evangelico, secondo le necessità di ogni momento. L'esempio dei grandi missionari e apostoli della Cina - come per esempio il gesuita Matteo Ricci - dovrebbe servire da guida e ispirazione per ciascuno.

Un cristiano non è soltanto una persona di fede, ma uno che è anche chiamato ad essere il lievito e il sale della terra nella società civile e politica nella quale egli o ella vive. La Chiesa perciò infonde nei suoi fedeli un profondo senso di amore e di dovere nei confronti dei loro concittadini e verso la loro terra nativa. Li incoraggia a vivere come cittadini retti ed esemplari e a lavorare lealmente per il progresso globale della nazione della quale essi sono fieri di essere membri.


4. Io so che voi, Vescovi di Formosa, siete profondamente impegnati non solo nel compito di evangelizzazione, ma anche in opere di educazione e di utilità sociale.

Questo, da una parte, mostra lo zelo pastorale che anima voi e i vostri collaboratori: il clero diocesano, i religiosi e le religiose, e il laicato.

D'altra parte rispetta la libertà religiosa che la Chiesa gode nel vostro territorio.

La santa Sede apprezza questo atteggiamento, e incoraggia tutti i membri della Chiesa di Formosa a fare buon uso della situazione di libertà e di rispetto che gode, per dedicarsi con sempre maggiore impegno all'evangelizzazione del popolo cinese e a quelle altre buone opere che dipendono dalle Chiese locali.

Da parte mia io spero in un sempre maggiore incremento di operai cinesi sia ecclesiastici che laici nella vigna del Signore, un incremento che sarà il frutto principalmente di una sana educazione cristiana ricevuta in famiglia e nelle istituzioni educative cattoliche. Nello stesso tempo esprimo il fervido desiderio che a questi operai sia data una educazione solida e ben radicata sia nei campi della conoscenza necessari o utili per il loro futuro lavoro pastorale, e anche nella disciplina delle virtù cristiane, cosicché essi siano efficaci collaboratori dello Spirito Santo nella costruzione di quella eletta porzione del regno di Dio che è in Cina.


5. Tra le preoccupazioni che mi avete manifestato, l'odierna situazione religiosa della Chiesa cattolica nel continente occupa un posto particolare. Vi assicuro che queste preoccupazioni sono anche mie. Da varie parti di quell'immenso territorio ricevo informazioni che testimoniano la perseveranza di moltissimi cattolici nella fede, nella preghiera, e nella pratica religiosa, e tutto ciò mostra il loro fermo attaccamento alla sede di Pietro. Queste notizie mi hanno profondamente commosso, e mi spingono a offrire una preghiera, insieme con voi miei cari fratelli Vescovi, per quella Chiesa eroica, affinché il Signore possa effondere su quei fratelli coraggiosi e su tutti i fedeli i doni della fortezza e della perseveranza, mantenendo in essi la fiamma ardente della speranza che non delude (cfr. Rm 5,5).

E per concludere, amati fratelli, affido l'evangelizzazione della Cina alla protezione materna di Maria, Regina della Cina. Prego per la prosperità ed il progresso dell'intero popolo cinese che con affetto ricordo ogni giorno nelle mie preghiere e nelle mie sollecitudini pastorali. Con immensa fiducia nel potere della morte e risurrezione del Signore Gesù, io ripeto con l'apostolo Pietro: "pace a voi tutti che siete in Cristo" (1P 5,14).

Il Papa si è poi rivolto a un gruppo di religiosi e religiose cinesi: E' inoltre una grande gioia per me dare il benvenuto, insieme con Vescovi, ai sacerdoti e ai religiosi cinesi residenti a Roma. In voi io rendo omaggio alla fedeltà di tutti i sacerdoti e religiosi cinesi che seguono il Signore Gesù con generosità e gioia, partecipando giornalmente al mistero pasquale della sua morte e risurrezione.

La nostra unità in Cristo e nella sua Chiesa cattolica è davvero un dono meraviglioso del Padre - un dono che trova la sua espressione temporale suprema nell'eucaristia, e che ci spinge ad "attendere in gioiosa speranza la venuta del nostro salvatore Gesù Cristo".

Possano i vostri pensieri e le vostre risoluzioni, cari fratelli e sorelle, avere come centro oggi la grande fedeltà alla quale voi siete chiamati: fedeltà all'unità, fedeltà all'eucaristia, fedeltà alla speranza. Questa fedeltà è essenziale alla nostra chiamata battesimale, alla nostra vocazione, alla nostra consacrazione. Questa fedeltà abbraccia un intero atteggiamento, un intero programma di vita; è, inoltre, una base indispensabile per ogni apostolato al servizio del Vangelo. E possa Maria, "Virgo fidelis", sostenervi in questa fedeltà, mantenendovi fedeli a Gesù per sempre.

[Traduzione dall'inglese]

Data: 1980-11-11Data estesa: Martedi 11Novembre 1980.


Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La spontaneità è veramente umana quando è il frutto maturo della coscienza

1. Oggi riprendiamo la nostra analisi, iniziata una settimana fa, sul rapporto reciproco tra ciò che è "etico" e ciò che è "erotico". Le nostre riflessioni si svolgono sulla trama delle parole pronunziate da Cristo nel Discorso della Montagna, con le quali Egli si riallaccio al comandamento "Non commettere adulterio" e, in pari tempo, defini la "concupiscenza" (lo "sguardo concupiscente") come "adulterio commesso nel cuore". Da queste riflessioni risulta che l'"ethos" è collegato con la scoperta di un nuovo ordine di valori. Occorre ritrovare continuamente in ciò che è a erotico" il significato sponsale del corpo e l'autentica dignità del dono. Questo è il compito dello spirito umano, compito di natura etica. Se non si assume tale compito, la stessa attrazione dei sensi e la passione del corpo possono fermarsi alla pura concupiscenza priva di valore etico, e l'uomo, maschio e femmina, non sperimenta quella pienezza dell'"eros", che significa lo slancio dello spirito umano verso ciò che è vero, buono e bello, per cui anche ciò che è "erotico" diventa vero, buono e bello. E' indispensabile, dunque, che l'ethos diventi la forma costitutiva dell'eros.


2. Le suddette riflessioni sono strettamente connesse col problema della spontaneità. Assai spesso si ritiene che sia proprio l'ethos a sottrarre spontaneità a ciò che è erotico nella vita e nel comportamento dell'uomo; e per questo motivo si esige il distacco dall'ethos "a vantaggio" dell'eros. Anche le parole del Discorso della montagna sembrerebbero ostacolare questo "bene".

Senonché, tale opinione è erronea e, in ogni caso, superficiale. Accettandola e sostenendola con ostinazione, non giungeremo mai alle piene dimensioni dell'eros, e ciò inevitabilmente si ripercuote nell'ambito della relativa "praxis", cioè nel nostro comportamento ed anche nella concreta esperienza dei valori. Infatti, colui che accetta l'ethos dell'enunciato di Matteo 5,27-28 deve sapere che è anche chiamato alla piena e matura spontaneità dei rapporti, che nascono dalla perenne attrattiva della mascolinità e della femminilità. Appunto una tale spontaneità è il graduale frutto del discernimento degli impulsi del proprio cuore.


3. Le parole di Cristo sono rigorose. Esigono dall'uomo che egli, nell'ambito in cui si formano i rapporti con le persone dell'altro sesso, abbia piena e profonda coscienza dei propri atti e soprattutto degli atti interiori; che egli abbia coscienza degli impulsi interni del suo "cuore", così da essere capace di individuarli e di qualificarli in modo maturo. Le parole di Cristo esigono che in questa sfera, che sembra appartenere esclusivamente al corpo e ai sensi, cioè all'uomo esteriore, egli sappia essere veramente uomo interiore; sappia obbedire alla retta coscienza; sappia essere l'autentico padrone dei propri intimi impulsi, come un custode che sorveglia una sorgente nascosta; e sappia infine trarre da tutti quegli impulsi ciò che è conveniente alla "purezza del cuore", costruendo con coscienza e coerenza quel senso personale del significato sponsale del corpo, che apre lo spazio interiore della libertà del dono.


4. Orbene, se l'uomo vuole rispondere alla chiamata espressa da Matteo 5,27-28, deve con perseveranza e coerenza imparare che cosa è il significato del corpo, il significato della femminilità e della mascolinità. Deve impararlo non soltanto attraverso un'astrazione oggettivizzante (sebbene anche ciò sia necessario), ma soprattutto nella sfera delle reazioni interiori del proprio "cuore". Questa è una "scienza", che non può essere veramente appresa dai soli libri, perché si tratta qui in primo luogo della profonda "conoscenza" dell'interiorità umana.

Nell'ambito di questa conoscenza, l'uomo impara a discernere tra ciò che, da una parte, compone la multiforme ricchezza della mascolinità e della femminilità nei segni che provengono dalla loro perenne chiamata e attrattiva creatrice, e ciò che, dall'altra, porta solo il segno della concupiscenza. E sebbene queste varianti e sfumature degli interni moti del "cuore" entro un certo limite si confondano tra loro, va tuttavia detto che l'uomo interiore è stato chiamato da Cristo ad acquisire una valutazione matura e compiuta, che lo porti a discernere e giudicare i vari moti del suo stesso cuore. Ed occorre aggiungere che questo compito si può realizzare ed è davvero degno dell'uomo.

Infatti, il discernimento di cui stiamo parlando è in rapporto essenziale con la spontaneità. La struttura soggettiva dell'uomo dimostra, in questo campo, una specifica ricchezza e una chiara differenziazione. Di conseguenza, una cosa è, ad esempio, un nobile compiacimento, un'altra invece il desiderio sessuale; quando il desiderio sessuale è collegato con un nobile compiacimento, è diverso da un desiderio puro e semplice. Analogamente, per quanto riguarda la sfera delle reazioni immediate del "cuore", l'eccitazione sensuale è ben diversa dalla emozione profonda, con cui non soltanto la sensibilità interiore, ma la stessa sessualità reagisce all'integrale espressione della femminilità e della mascolinità. Non si può qui sviluppare più ampiamente questo argomento. Ma è certo che, se affermiamo che le parole di Cristo secondo Matteo 5,27-28 sono rigorose, esse lo sono anche nel senso che contengono in sé le esigenze profonde riguardanti l'umana spontaneità.


5. Non vi può essere una tale spontaneità in tutti i moti ed impulsi che nascono dalla pura concupiscenza carnale, priva com'è di una scelta e di una gerarchia adeguata. E' proprio a prezzo del dominio su di essi che l'uomo raggiunge quella spontaneità più profonda e matura, con cui il suo "cuore", padroneggiando gli istinti, riscopre la bellezza spirituale del segno costituito dal corpo umano nella sua mascolinità e femminilità. In quanto questa scoperta si consolida nella coscienza come convinzione e nella volontà come orientamento sia delle possibili scelte che dei semplici desideri, il cuore umano diviene partecipe, per così dire, di un'altra spontaneità, di cui nulla o pochissimo sa l'"uomo carnale". Non vi è alcun dubbio che mediante le parole di Cristo secondo Matteo 5,27-28, siamo chiamati appunto ad una tale spontaneità. E forse la più importante sfera della "praxis" - relativa agli atti più "interiori" - è appunto quella che traccia gradualmente la strada verso siffatta spontaneità.

Questo è un argomento vasto che ci converrà riprendere ancora una volta in avvenire, quando ci dedicheremo a dimostrare quale sia la vera natura della evangelica "purezza di cuore". Per ora terminiamo dicendo che le parole del Discorso della montagna, con cui Cristo richiama l'attenzione dei suoi ascoltatori - di allora e di oggi - sulla "concupiscenza" ("sguardo concupiscente"), indicano indirettamente la via verso una matura spontaneità del "cuore" umano, che non soffoca i suoi nobili desideri ed aspirazioni, anzi, al contrario, li libera e, in certo senso, li agevola.

Basti per ora quello che abbiamo detto sul reciproco rapporto tra ciò che è "etico" e ciò che è "erotico", secondo l'ethos del Discorso della montagna.

Data: 1980-11-12Data estesa: Mercoledi 12Novembre 1980.


All'udienza generale - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Compiacimento per la saggia e matura intesa tra governo e sindacati in Polonia

Desidero oggi davanti a voi qui presenti esprimere la mia gioia per ciò che è stato fatto negli ultimi giorni nella nostra Patria: per questa saggia e matura intesa, alla quale si è giunti tra le autorità e i sindacati nascenti, Sindacati indipendenti, che sulla base della statuto approvato cominciano la loro attività. Desidero anche mandare di cuore una benedizione a queste nuove istituzioni, che raggruppano così enorme numero di miei connazionali, lavoratori, sia manovali che impiegati.

Desidero allo stesso tempo che questa maturità, che negli ultimi mesi ha caratterizzato il modo di agire dei nostri compatrioti, continui ad esserci propria, e che la Polonia continui a trovare supporto in quelle forze dello spirito che, per Cristo, per il Suo Vangelo, per la Sua Croce e per Sua Madre, sono diventate grande patrimonio della nostra Patria. Desidero che voi, qui presenti, trasmettiate questi miei migliori auguri, le mie parole e preghiere a tutti i connazionali nella Patria e anche fuori dalle sue frontiere.

Data: 1980-11-12Data estesa: Mercoledi 12Novembre 1980.


Agli allievi vigili del fuoco - Città del Vaticano (Roma)

Fratelli carissimi! Sono vivamente lieto per questo incontro, che mi dà la possibilità di esprimere il mio cordiale affetto a voi tutti, Allievi delle Scuole Centrali Antincendi, che nello studio e nella disciplina intendete offrire alla società contemporanea il contributo del vostro dinamismo e della vostra giovinezza.

Desidero dirvi, anzitutto, il mio plauso ed il mio apprezzamento per l'impegno, di cui date prova nel prepararvi, con autentica serietà, ai futuri compiti che vi saranno affidati. Cercate di concepire e di realizzare la vostra vita in una visione, animata ed orientata dal messaggio cristiano, cioè non come una manifestazione di egoismo e di individualismo o come esclusiva ricerca di benessere materiale o, peggio, come sopraffazione fisica o psicologica sugli altri, ma come comprensione vigile, dedizione generosa, disponibilità operosa verso tutti, in particolare verso coloro che si trovano nel bisogno o nelle difficoltà.

Sappiate inoltre professare con letizia e con costanza la fede cristiana, ricevuta nel Battesimo e consolidata dall'insegnamento e dagli esempi dei vostri amatissimi genitori e dei sacerdoti, che sono stati i vostri educatori nello spirito: questa vostra fede si manifesti nell'impegno costante con cui adempite ai vostri doveri civili e religiosi; nella continua riflessione sul Vangelo; nella limpida purezza dei vostri atteggiamenti; nella preghiera, che ispiri e sostenga i momenti culminanti della vostra vita quotidiana.

Auspico che siate sempre dei cittadini onesti e laboriosi, di cui possa andar legittimamente fiera la Nazione italiana, e che possiate essere anche voi protagonisti del suo ordinato sviluppo e della sua prosperità pacifica.

Con tali voti invoco su di voi, per la materna intercessione della Vergine Santissima, l'assistenza continua di Dio, mentre a conferma della mia benevolenza vi imparto la propiziatrice Benedizione Apostolica, che estendo ai vostri familiari, ai vostri Superiori ed al vostro Cappellano Capo.

Data: 1980-11-12Data estesa: Mercoledi 12Novembre 1980.


Ai Vescovi della Bolivia in visita "ad limina" - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Servire la verità nei suoi molteplici aspetti

Carissimi fratelli nell'Episcopato, Con profonda gioia vi ricevo oggi, Pastori del Popolo di Dio della Bolivia che siete venuti a Roma per realizzare la vostra visita ad limina apostolorum. Sento vicino a voi tutti i membri delle vostre rispettive comunità ecclesiali e anche a loro si indirizza il mio affettuoso pensiero, assicurandovi che "Non cesso di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, perchè il Dio del Signore nostro Gesù Cristo... ci dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui" (Ep 1,17).

Questo fraterno incontro del successore di Pietro con Voi, è il momento culminante della vostra venuta a Roma e l'espressione ampliata di quella comunione ecclesiale che si è manifestata già nei colloqui separati con ognuno di voi. Un cammino prezioso per rendere più intimi i vincoli di unione nell'amore ecclesiale che mutuamente ci legano.

Rendo grazie a Dio per tutto questo e per l'occasione di condividere con voi le speranze e i problemi delle vostre diocesi, così come per incoraggiarvi nella vostra generosa consegna alla causa del Signore. Per questo desideravo vedervi, "per comunicarvi alcun dono spirituale, perchè ne siate fortificati, o meglio, per rinfrancarmi con voi mediante la fede che abbiamo in comune" (Rm 1,11).

Desidero esprimervi anzitutto l'intima soddisfazione che mi produce constatare la salda unione di vedute e di sentimenti che esiste tra i diversi membri dell'Episcopato boliviano, qui moralmente presente nel suo insieme e guidato dal Presidente e vice-presidente della conferenza Episcopale. Vi esorto a mantenere e consolidare questa comunione, premessa indispensabile per un lavoro pastorale efficace e senza tensioni comunitarie debilitanti.

Altro motivo di gioia è per me l'impegno messo dall'episcopato della Bolivia nella promozione di una catechesi adattata alle circostanze concrete del vostro ambiente, seguendo le direttrici tracciate nella "Catechesi Tradendae". Non c'è pertanto bisogno che insista su questo punto, che tanta importanza riveste per ottenere un'evangelizzazione profonda e generalizzata verso la quale la Chiesa Latinoamericana, e in Bolivia in particolare, ha dedicato e dedica così tante generose energie.

Precisamente per dare una risposta valida a questa necessità evangelizzatrice so che vi state occupando con rinnovato interesse della pastorale delle vocazioni native alla vita sacerdotale e alla vita consacrata in genere. Si tratta di un capitolo d'importanza decisiva per l'animazione e il mantenimento nella fede delle comunità ecclesiali. Per questo motivo, tutte le iniziative che intraprenderete per potenziare questo settore della pastorale così fondamentale, contino con la mia più piena approvazione ed il mio più cordiale incoraggiamento.

Per preparare adeguatamente il terreno in cui germineranno le vocazioni, sapete bene come sia imprescindibile curare adeguatamente l'apostolato della famiglia, tema a cui il recente sinodo dei Vescovi ha giustamente consacrato il suo diligente studio. Nelle loro riflessioni e indicazioni potreste trovare ispirazione e nuovo impulso alla pastorale familiare.

Questo lavoro dovrà trovare il suo naturale complemento nello sforzo educativo delle nuove generazioni, perché si consolidino nella conoscenza e nella pratica dei principi cristiani e siano capaci di portarli ulteriormente ai diversi ambienti del tessuto sociale. Le realizzazioni ottenute e il positivo contributo offerto dalla Chiesa boliviana e dalle scuole cattoliche - specialmente dall'Università Cattolica di La Paz - sono una testimonianza eloquente dello spirito che anima la gerarchia e gli altri responsabili, impegnati ad educare nella fede e collaborare al bene della società intera.

Anche se la missione da realizzare è ancora molto ampia e rimangono da raggiungere tanti obiettivi, vedo tuttavia con piacere che la Chiesa in Bolivia non ha dimenticato in nessun momento le iniziative atte a favorire la promozione umana dei settori più bisognosi della popolazione. Vi esorto ad intensificare gli sforzi in tale direzione, con lo sguardo rivolto all'attenzione prioritaria, non esclusiva né escludente, per i poveri, della quale ripetutamente io stesso e i vescovi dell'America Latina ci siamo occupati.

So inoltre che, nell'adempimento del vostro dovere e missione di responsabili e guide della comunità ecclesiale in Bolivia, la vostra voce si è elevata in momenti delicati per la pacifica convivenza nazionale. Fedeli al vostro ministero di Pastori e guidati da una visione cristiana dell'essere umano, coscienti dell'obbligo di servire la verità nelle sue molteplici implicazioni, vi siete pronunciati a favore della "dignità dell'uomo e della libertà del Vangelo".

E' questa una dimensione del vostro magistero, al quale la Chiesa non può rinunciare, come parte indivisibile del suo servizio a Dio e all'uomo.

Cari fratelli: mi intratterrei volentieri con voi su altri temi concreti, ma non possiamo prolungare troppo questo incontro.

Continuate a lavorare con entusiasmo nella porzione ecclesiale che vi è stata affidata. Voglia Dio che il vostro impegno e l'efficace collaborazione dei vostri sacerdoti, religiosi, religiose, seminaristi, laici impegnati e di tante altre persone di buona volontà rendano disponibili, con il favore del padrone della messe che trascende ogni capacità umana, le forze necessarie per un fedele e continuato servizio alla Chiesa e all'uomo fratello. Con la mia preghiera per tutti i figli del vostro caro paese, vi assicuro la mia cordiale benevolenza e vi impartisco la mia affettuosa benedizione.

[Traduzione dallo spagnolo]

Data: 1980-11-13 Data estesa: Giovedi 13 Novembre 1980.


Al "gruppo democratico" del Parlamento Europeo - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: E' necessario un clima favorevole allo sviluppo della collaborazione

Sono felice di ricevervi durante i vostri giorni di studio a Roma e di avere questo scambio di vedute con voi.

Il tema dei vostri studi è molto importante: l'Europa e il suo sviluppo armonioso. Come sapete, il papato fu presente alla nascita della civiltà europea e contribui alla formazione del suo spirito e delle sue istituzioni. La Chiesa Cattolica e l'Europa hanno percorso insieme un lungo cammino. Per questo, i Papi hanno sempre avuto, in sintonia con la loro specifica missione, un grande interesse nel destino di ogni popolo europeo e dell'Europa nel suo insieme, ed anche nelle sue istituzioni.

Il Parlamento Europeo, dove voi lavorate ed affrontate questioni delicate, è il punto focale degli sforzi per costruire l'Europa. Se le istituzioni devono essere veramente vive, devono continuamente ispirarsi alle coscienze degli individui e dei popoli ed esprimere il loro consenso sui valori basilari della civiltà. La lunga storia del continente, con le sue glorie e le sue ombre, ci insegna che non possiamo costruire un'Europa di ordinata e pacifica cooperazione che non si regga sul fondamento di autentici valori umani presenti negli animi degli europei e nelle loro leggi ed istituzioni. Gettare queste fondamenta presuppone il consenso sul primato della persona ed il riconoscimento, sia teorico che pratico, di tutti i diritti che appartengono all'individuo come essere trascendente.

La sicurezza e la cooperazione in Europa si possono costruire solo su queste basi. La sicurezza basata sugli armamenti ha già fallito in passato dal preservare il continente da guerre fraticide: non ci sono motivi per pensare che avrà più successo in futuro. La falsa sicurezza data dalla presenza di forze armate bilanciate deve essere sostituita dalla solida sicurezza delle leggi, della giustizia e della libertà.

Quando guardiamo all'Europa oggi, vediamo promettenti segni di sviluppo e un desiderio di rinnovamento, ma non possiamo chiudere i nostri occhi davanti alle forze che conducono alla paralisi e alla divisione. Il calo dei matrimoni e delle nascite, i molti modi con cui la vita umana è attaccata, il diffondersi della droga, le manifestazioni di egoismo da parte degli individui, delle famiglie e delle comunità, sono tutti sintomi di uno scetticismo distruttivo e di una mancanza di fiducia nella vita e nel futuro.

Il male deve essere combattuto. Sarà vostro compito come leader di rivitalizzare l'Europa di oggi, proponendo e sostenendo iniziative che promuovano i diritti umani in tutti i loro aspetti, creando un clima favorevole per la cooperazione europea.

Prego che il vostro lavoro fornisca un importante contributo per raggiungere questo risultato. Possa Dio, che scelse di creare l'uomo a sua immagine e somiglianza, ponendolo a capo di tutto il mondo nella sua meraviglia, guidare i vostri sforzi e benedirvi.

[Traduzione dall'inglese]

Data: 1980-11-13 Data estesa: Giovedi 13 Novembre 1980.


Città del vaticano (Roma)

Titolo: Documento della Santa Sede sulla libertà religiosa

1. La Chiesa Cattolica, in ragione della sua missione religiosa di carattere universale, si sente profondamente obbligata ad aiutare gli uomini e le donne del nostro tempo a far progredire le cause della pace e della giustizia sociale per rendere il mondo sempre più accogliente e più umano. Sono nobili ideali ai quali aspirano ardentemente i popoli, e che sono oggetto della responsabilità particolare dei governi di diversi paesi; nello stesso tempo, a causa dei cambiamenti delle condizioni storiche e sociali, la loro realizzazione ha bisogno, per essere sempre più adeguata, dell'aiuto continuo di nuove riflessioni e di nuove iniziative, che avranno molto più valore, quanto più sfocieranno da un dialogo multilaterale e costruttivo.

Se si riflette sui molteplici fattori che concorrono alla pace e alla giustizia nel mondo, si è colpiti dall'importanza sempre più grande rivestita, sotto questo aspetto, dall'aspirazione ovunque diffusa di vedere assicurata l'uguale dignità di tutti gli uomini e di tutte le donne nel modo di dividere i beni materiali e nel godimento effettivo dei beni spirituali, e degli inalienabili diritti corrispondenti.

Al tema dei diritti dell'uomo, ed in particolare a quello della libertà, la Chiesa Cattolica ha consacrato negli ultimi decenni una riflessione approfondita, stimolata dall'esperienza quotidiana di vita della Chiesa stessa e dei credenti di ogni regione e di ogni ceto sociale. Su questo tema, la Chiesa desidera presentare alle alte autorità dei paesi signatari dell'Atto finale di Helsinki alcune considerazioni particolari per favorire un esame della situazione attuale di questa libertà affinché essa possa efficacemente essere assicurata ovunque. Lo fa cosciente di rispondere all'impegno comune, contenuto nell'Atto finale, di "promuovere ed incoraggiare l'esercizio effettivo delle libertà e dei diritti civili, politici, economici, sociali, culturali ed altri che provengono tutti dalla dignità inerente alla persona umana e che sono essenziali alla sua maturazione libera ed integrale"; essa intende così ispirarsi al criterio che riconosce "l'importanza universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, il cui rispetto è un fattore essenziale della pace, della giustizia e del benessere necessari per assicurare lo sviluppo di relazioni amichevoli e della cooperazione, fra di essi, come fra tutti gli Stati".


2. Si rileva con soddisfazione che, nel corso degli ultimi decenni, la Comunità internazionale, che manifesta un interesse crescente per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ha preso attentamente in considerazione il rispetto della libertà di coscienza e di religione in alcuni documenti fra i quali: a) la Dichiarazione Universale dell'ONU sui diritti dell'uomo del 10 dicembre 1948 (articolo 18); b) il Patto Internazionale sui diritti Civili e Politici, approvato dalle Nazioni Unite il 16 dicembre 1966 (articolo 18); c) l'Atto Finale della Conferenza sulla Sicurezza e Cooperazione in Europa, firmato il 1° agosto 1975 ("Questioni relative alla sicurezza in Europa, 1a); Dichiarazione sui principi che reggono le relazioni reciproche degli stati membri: VII. Rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ivi compresa la libertà di pensiero, di coscienza, di religione o di convinzione").

Inoltre, in quest'Atto finale, nel settore della cooperazione relativo ai "contatti fra persone", c'è un paragrafo in virtù del quale gli Stati partecipanti "confermano che i culti religiosi e le istituzioni e organizzazioni religiose, agendo nel quadro costituzionale degli Stati partecipanti, e i loro rappresentanti possono, nell'ambito delle loro attività, avere fra di essi contatti ed incontri, e scambiarsi informazioni".

Questi documenti internazionali riflettono, del resto, la convinzione che si è sempre più manifestata nel mondo con la progressiva evoluzione del problema riguardante i diritti dell'uomo, nella dottrina giuridica e nell'opinione pubblica dei diversi paesi, a tal punto che il principio del rispetto della libertà di coscienza e di religione è oggi riconosciuto, nella sua formula fondamentale, assieme al principio dell'uguaglianza fra i cittadini, nella maggior parte delle Costituzioni degli Stati.

Dall'insieme delle formulazioni che si trovano negli strumenti giuridici, nazionali ed internazionali, menzionati qui sopra, è possibile evidenziare gli elementi che danno alla libertà religiosa un quadro ed una dimensione adatti al suo pieno esercizio.

In primo luogo, appare chiaramente che il punto di partenza per il riconoscimento ed il rispetto di questa libertà è la dignità della persona umana, che sente l'esigenza interiore, indistruttibile, di agire liberamente "secondo gli imperativi della propria coscienza" (cfr. Atto finale della conferenza sulla sicurezza e Cooperazione in Europa, citato più sopra alla lettera c). L'uomo è condotto, basandosi sulle proprie convinzioni, a riconoscere e a seguire una concezione religiosa o metafisica nella quale è implicIta tutta la sua vita, per quel che riguarda le scelte ed i comportamenti fondamentali. Questa riflessione intima, anche se non sfocia in un'affermazione di fede in Dio esplicita e positiva, deve essere rispettata in nome della dignità di coscienza di ognuno, perché il misterioso lavoro di ricerca di ognuno non può essere giudicato dagli altri. così, da un lato, ogni uomo ha il diritto ed il dovere di impegnarsi nella ricerca della verità, e, dall'altro, gli altri uomini sono tenuti a rispettare la libera maturazione spirituale delle persone.

Questa libertà concreta si fonda sulla natura stessa dell'uomo la cui natura è di essere libero, e dimora - secondo le parole della Dichiarazione del Concilio Vaticano II - "anche in coloro che non soddisfano all'obbligo di cercare la verità e di aderire ad essa, e il suo esercizio, qualora sia rispettato l'ordine pubblico informato a giustizia" (DH 2).

Un secondo elemento, non meno fondamentale, è costituito dal fatto che la libertà religiosa si esprime con atti che non sono solo interiori né esclusivamente individuali, poiché l'essere umano pensa, agisce e comunica in relazione con gli altri; la "professione" e la "pratica" della fede religiosa si esprimono con una serie di atti visibili, personali o collettivi, privarti o pubblici, che danno nascita ad una comunione con le persone della stessa fede, stabilendo un legame di appartenenza del credente con la comunità religiosa organica; questo legame può avere diversi gradi, diverse intensità, a seconda della natura e dei precetti della fede o convinzione alla quale si aderisce.


3. La Chiesa Cattolica ha sintetizzato il frutto della sua riflessione su questo argomento nella Dichiarazione "Dignitatis Humanae" del Concilio Ecumenico Vaticano II, promulgata il 7 dicembre 1965, documento che ha per il Seggio Apostolico valore di obbligo.

Questa dichiarazione è stata preceduta dall'Enciclica "Pacem in Terris", di Papa Giovanni XXIII, datata 11aprile 1963, che insisteva solennemente sul fatto che "ognuno ha il diritto di onorare Dio seguendo il giusto dettato della propria coscienza".

La stessa Dichiarazione del Concilio Vaticano II è stata ripresa in seguito in diversi documenti di Papa Paolo VI, dal messaggio del Sinodo dei Vescovi del 1974 e, più recentemente, dal messaggio rivolto all'Assemblea dell'Organizzazione delle Nazioni Unite in occasione della visita papale del 2 ottobre 1979, e che ne richiamava il contenuto essenziale: "A motivo della loro dignità, tutti gli esseri umani, in quanto sono persone, dotate cioè di ragione e di libera volontà e perciò investiti di personale responsabilità, sono dalla loro stessa natura e per obbligo morale tenuti a cercare la verità, in primo luogo quella concernente la religione" (DH 2).

"Infatti l'esercizio della religione, per sua stessa natura, consiste anzitutto in atti interni volontari e liberi, con i quali l'essere umano si dirige immediatamente verso Dio: e tali atti da un'autorità meramente umana non possono essere nè condannati, nè proibiti. Pero la stessa natura sociale dell'essere umano esige che egli esprime esternamente gli atti interni di religione, comunichi con altri in materia religiosa e professi la propria religione in modo comunitario" (DH 3).

In quella stessa occasione fu espressa la convinzione che il "il rispetto della dignità della persona umana sembra richiedere che, quando i limiti della libertà religiosa sono discussi o definiti in vista della definizione delle leggi nazionali o delle convenzioni internazionali, le istituzioni che per natura sono al servizio della vita religiosa si schierino da una parte" (Ioannis Pauli PP. II, Allocutio ad Nationum Unitarum Legatos, die 20 Oct. 1979: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II, 2[1979] 538).

E questo perché, quando si tratta di dar corpo al contenuto della libertà religiosa, se si omette la partecipazione di coloro che sono i più direttamente interessati e che ne hanno un'esperienza e una responsabilità particolari, si rischia di determinare applicazioni arbitrarie e "di imporre, in un campo così intimo della vita dell'uomo, norme o costrizioni contrarie ai suoi veri bisogni religiosi".


4. Alla luce delle premesse e dei principi indicati qui sopra, la Santa Sede ritiene sia suo diritto e dovere analizzare gli elementi specifici che corrispondono al concetto di "libertà religiosa" e che ne sono l'applicazione, nella misura in cui essi derivino da esigenze di persone o comunità, o nella misura in cui essi siano richiesti per le loro attività concrete. Nell'espressione e nella pratica della libertà religiosa, si rileva infatti la presenza di aspetti individuali e comunitari, privati e pubblici, strettamente legati fra loro, in modo che il godimento della libertà religiosa ingloba dimensioni connesse e complementari: a) Sul piano personale, bisogna tener conto di: - la libertà di aderire o meno ad una determinata fede e alla corrispondente comunità confessionale; - la libertà di compiere, singolarmente o collettivamente, in privato o in pubblico, delle attività di preghiera o di culto, e di avere delle chiese o dei luoghi di culto corrispondenti ai bisogni dei credenti; - la libertà dei genitori di educare i figli secondo le convinzioni religiose che ispirano le loro proprie vite, così come la possibilità di far loro frequentare l'insegnamento catechistico e religioso offerto dalla comunità; - la libertà delle famiglie di scegliere scuole od altri mezzi che assicurino ai figli quest'educazione senza dover subire, direttamente od indirettamente, doveri supplementari che impediscano di fatto questa libertà; - la libertà per le persone di godere dell'assistenza religiosa ovunque si trovino, in particolare nei luoghi pubblici di cura (cliniche ed ospedali), nelle caserme militari e nei servizi obbligatori dello stato, così come nei luoghi di detenzione; - la libertà di non essere costretti, sul piano personale, civico o sociale, a compiere atti contrari alla propria fede, né di ricevere un'educazione, o di aderire a gruppi o associazioni, che hanno principi opposti con le proprie convinzioni religiose; - la libertà di non subire, per motivi di fede religiosa, limiti e discriminazioni rispetto ad altri cittadini, nei diversi aspetti della vita (in tutto quello che riguarda la carriera, lo studio, il lavoro, la professione; partecipazione alle responsabilità civiche e sociali, etc.).

b) Sul piano comunitario, bisogna considerare che le confessioni religiose, riunendo credenti di una determinata fede, esistono ed agiscono come organismi sociali che si strutturano secondo principi dottrinali e fini istituzionali che son loro propri.

La Chiesa come tale, e le comunità confessionali in generale, hanno bisogno, per la loro stessa esistenza e per il proseguimento dei loro scopi, di godere di determinate libertà, fra le quali bisogna in particolare citare: - La libertà di avere una propria gerarchia interna o i corrispondenti ministri liberamente scelti da esse stesse, secondo le loro norme costituzionali; - la libertà per i responsabili delle comunità religiose - in particolare, nella Chiesa Cattolica, per i Vescovi e gli altri superiori ecclesiastici - di esercitare liberamente il proprio ministero, di conferire la sacra ordinazione ai sacerdoti o ai ministri, di nominare alle cariche ecclesiastiche, di comunicare e avere contatti con quelli che aderiscono alla loro fede; - la libertà di avere i propri istituti di formazione religiosa e di studi teologici, nei quali possano essere liberamente accolti i candidati al sacerdozio e alla consacrazione religiosa; - la libertà di ricevere e pubblicare libri religiosi riguardanti la fede ed il culto, e di farne liberamente uso; - La libertà di annunciare e comunicare l'insegnamento della fede, con la parola e la stampa, anche al di fuori dei luoghi culto, e di far conoscere la dottrina morale riguardante le attività umane e l'organizzazione sociale: questo, in conformità con l'impegno contenuto nell'Atto Finale di Helsinki. Di facilitare la diffusione dell'informazione, della cultura e degli scambi di conoscenze ed esperienze nel campo dell'educazione e che corrisponde inoltre, nell'ambito religioso, alla missione evangelizzatrice della Chiesa; - La libertà di utilizzare per lo stesso motivo mezzi di comunicazione sociale (stampa, radio, televisione); - la libertà di compiere attività educative, di beneficienza, di assistenza che permettono di mettere in pratica i precetti religiosi e l'amore verso i fratelli, soprattutto verso quelli che più ne hanno bisogno.

Inoltre: - per tutto quello che riguarda le comunità religiose che, come la Chiesa Cattolica, hanno un'Autorità suprema, che possiede, sul piano universale, come prescrive la loro fede, la responsabilità di assicurare, con il magistero e la giurisdizione, l'unità della comunione che lega tutti i Pastori ed i credenti nella stessa confessione: la libertà d'avere rapporti reciproci di comunicazione fra questa Autorità, i Pastori e le comunità religiose locali, la libertà di diffondere gli atti ed i testi del magistero (encicliche, istruzioni...); - sul piano internazionale: la libertà di scambi di comunicazione, di cooperazione, di solidarietà di carattere religioso, con la possibilità di incontri e di riunioni di carattere multinazionale od universale; - ancora sul piano internazionale, la libertà di scambio fra comunità religiose di informazioni e contributi di carattere teologico e religioso.


5. La libertà di coscienza e di religione, con gli elementi concreti qui sopra indicati, è, come si è detto, un diritto primario ed inalienabile della persona; ben oltre, in quanto riguardante la sfera più intima dell'anima, si può anche dire che essa sorregge la ragione d'essere, intimamente ancorata in ogni persona, delle altre libertà. Naturalmente, tale libertà non può essere esercitata che in modo responsabile, in accordo cioè con i principi etici, e rispettando l'uguaglianza e la giustizia che possono essere rinforzate solo con il dialogo già citato con le istituzioni che, per loro natura, servono la vita religiosa.


6. La Chiesa Cattolica - che non è limitata ad un territorio determinato e non ha frontiere, ma comprende uomini e donne sparsi in tutte le regioni della terra - sa, per multisecolare esperienza, che la soppressione, la violazione o le limitazioni della libertà religiosa hanno provocato sofferenze e amarezze, difficoltà morali e materiali, e che ancora oggi ci sono milioni di persone che ne soffrono; al contrario, il suo riconoscimento, la sua garanzia ed il suo rispetto portano serenità alle persone e la pace alla comunità sociale, e costituiscono un elemento non secondario per rinforzare la coesione morale di un paese, per accrescere il bene comune del popolo e per arricchire in un clima di fiducia la cooperazione fra nazioni.

Inoltre, una sana applicazione della libertà religiosa servirà anche a favorire la formazione di cittadini che, nel pieno riconoscimento dell'ordine morale, "sappiano obbedire alla legittima autorità e siano amanti della genuina libertà, esserei umani cioè che siano capaci di emettere giudizi personali nella luce della verità, di svolgere le proprie attività con senso di responsabilità, e che si impegnano a perseguire tutto ciò che è vero e buono, generosamente disposti a collaborare a tale scopo con gli altri" (DH 8).

La libertà religiosa ben compresa servirà d'altronde ad assicurare l'ordine ed il benessere di ogni paese, di ogni società, poiché tutti gli uomini, quando si sentono protetti nei loro diritti fondamentali, sono più disponibili al lavoro per il bene comune.

Il rispetto del principio della libertà religiosa servirà anche al rafforzamento della pace internazionale che, come si può leggere nel discorso alle Nazioni Unite già citato, è al contrario minacciato dalla violazione dei diritti dell'uomo, in particolare dall'iniqua distribuzione dei beni materiali e dalla violazione dei diritti oggettivi dello spirito, della conoscenza e della creatività umana, ivi compresa la relazione dell'uomo con Dio. Solo il pieno rispetto dei diritti garantito effettivamente a tutti gli uomini può assicurare la pace completa.


7. In questa prospettiva, la santa Sede, con quanto sopra esposto, intende servire la causa della pace, augurandosi che questo contribuisca la miglioramento di un aspetto così importante della vita umana e sociale e, per contraccolpo, della vita internazionale.

C'è bisogno di dire che la Santa Sede non ha alcuna intenzione di mancare di rispetto alle prerogative sovrane degli Stati? Al contrario, la Chiesa prova un profondo interesse per la dignità e per i diritti di ogni nazione, al bene delle quali desidera contribuire e si impegna a contribuire.

La Santa Sede vuole anche invitare alla riflessione affinché le Autorità Civili responsabili dei diversi paesi vedano in quale misura le considerazioni sopra esposte debbano essere oggetto di un serio esame. Se la riflessione può portare ad un miglioramento della situazione attuale, la Santa Sede si dichiara disponibile, con spirito aperto e sincero, ad intavolare a questo scopo un dialogo fruttuoso.

Dal Vaticano, il 1° settembre 1980.

[traduzione dal francese]

Data: 1980-11-14 Data estesa: Venerdi 14 Novembre 1980.



GPII 1980 Insegnamenti - Udienza ai Vescovi cinesi in visita "ad limina" - Città del Vaticano (Roma)