
GPII 1980 Insegnamenti - Alla messa per la giornata missionaria - Città del Vaticano (Roma)
Titolo: Tutti, sempre, dappertutto, siamo chiamati a collaborare all'evangelizzazione
Venerati fratelli e figli carissimi! "Nos autem praedicamus Christum crucifixum" (1Co 1,23).
Ho voluto questa speciale celebrazione nella ricorrenza della giornata missionaria mondiale per invitare a stimolare, ancora una volta, l'intera comunità ecclesiale a riflettere, nel raccoglimento della preghiera, intorno ad una causa di per sé primaria e sempre attuale, qual è quella dell'annuncio di Cristo alle genti. Ed ho voluto intorno a me come concelebranti alcuni missionari, i quali di questa medesima causa vogliono essere diretti attori e protagonisti e, proprio perché tra poco riceveranno dalle mie mani il crocifisso - simbolo quanto altri mai espressivo del loro lavoro e del loro sacrificio - hanno un diritto preferenziale ed un posto di particolare rilievo nel contesto di questo sacro rito. Ad essi, come ai loro confratelli e collaboratori lontani, religiosi, religiose e laici, va ora, anche a nome di voi tutti qui presenti, il mio saluto riconoscente ed affettuoso per la testimonianza esemplare e qualificata che hanno offerto ed offrono alla Chiesa ed al mondo.
2. Ma perché - vorrei chiedere - si celebra ogni anno la giornata missionaria? Si tratta, forse, di un fatto abituale che, a motivo del suo ritmo ripetitivo, è diventato scarsamente importante e manca, perciò di una concreta influenza? Voi sapete bene che tale giornata costituisce, in realtà, un'iniziativa relativamente recente: essa fu istituita nel 1926 dal mio venerato predecessore Pio XI, che proprio in quell'anno aveva dedicato allo sviluppo delle missioni l'enciclica "Rerum Ecclesiae" (cfr. Pii XI "Rerum Ecclesiae": AAS [1926], 65-83), e che per le singolari premure rivolte a questo vitale settore fu definito ai suoi tempi "il Papa delle Missioni". Accogliendo ben volentieri l'istanza del consiglio superiore della pontificia opera della propagazione della fede, egli volle "prescrivere" una tale "giornata di preghiere private e pubbliche in favore delle sante missioni, da celebrarsi in uno stesso giorno in tutte le diocesi, le parrocchie e gli istituti del mondo cattolico" (cfr. "Supplica" et "Rescritto": AAS 19 [1927] 23-24). Quanto agli scopi, ad essa assegnati, erano - come sono tuttora - evidenti e possono ben essere riassunti con un verbo: sensibilizzare, cioè interessare, educare e coinvolgere nella causa missionaria tutti i figli della Chiesa, richiamandoli alla perenne validità del mandato evangelico mediante un'azione coordinata, comprendente anzitutto la preghiera per le missioni, poi la conoscenza e l'illustrazione dei relativi problemi, nonché la raccolta degli aiuti necessari.
Da allora, per tutti gli anni successivi, la celebrazione ha avuto luogo regolarmente ed è stata rispettata come una sacra consegna, come dimostra, tra l'altro, la stessa assemblea liturgica che qui ci vede insieme riuniti.
3. Ma poi c'è stato il Concilio Vaticano II, il quale ha rielaborato tutta la "materia missionaria" ed ha approfondito l'ampia sua problematica anche in rapporto alle mutate circostanze storiche quali, ad esempio, il fenomeno della cosiddetta "decolonizzazione" e gli altri fenomeni, ad esso connessi, dell'indipendenza dei nuovi popoli e del loro sacrosanto cammino verso un ordinato ed originale sviluppo. Da qui è scaturito il decreto "Ad Gentes" che ci ha offerto quasi una nuova "magna charta" circa l'attività missionaria della Chiesa ai nostri tempi, sulla base degli immutabili principi dottrinali (cfr. AGD 2-9).
Sono cose a voi ben note, carissimi fratelli e figli. Quel che vorrei qui sottolineare è che detto documento conciliare si colloca in coerente continuità con la precedente e centrale costituzione dogmatica "Lumen Gentium": la Chiesa, che in questa aveva presentato se stessa come "universale sacramento di salvezza" (cfr. LG 48), fin dalle prime parole di quello riprendeva siffatta definizione e dichiarava formalmente di essere per sua natura missionaria (cfr. AGD 1-2).
Pertanto, possiamo dire: la Chiesa, come ha ripetuto con più forza a se stessa che, per volontà del suo divino fondatore, deve essere segno e strumento di salvezza per gli uomini, così ha parallelamente aggiunto che, per essere all'altezza di questa funzione, per corrispondervi in concreto nel suo itinerario attraverso la storia, dovrà sempre avere lo spirito e lo stile, la vigile tensione e la santa ambizione di essere e di rimanere autenticamente missionaria. Non sarà mai lecito alla Chiesa usare la formula conclusiva "missione compiuta" per ripiegare e dispensarsi, in tal modo, dall'insistere nell'impegno assunto: l'autodefinizione a cui sopra ho accennato, è insomma riprova e conferma dell'autocoscienza che il Concilio - questo grande evento di luce e di grazia - ha sviluppato e rafforzato in lei. E' come se lo Spirito lo avesse ancora ripetuto: "Conosci te stessa, e sii te stessa! Tu sei, in Cristo, l'organo di salvezza per tutte le genti; sii, dunque, missionaria!".
4. E' ormai tempo, pero, di penetrare più addentro nel vivo di questa celebrazione, passando dalla mirabile prospettiva ecclesiologico-pastorale, a noi aperta dal Concilio, alla mistica atmosfera che è connaturale e, perciò, indispensabile ogni volta che ci accingiamo a rinnovare sui nostri altari il sacrificio della croce. Ora, per entrarci non c'è modo migliore che quello di fermare la nostra attenzione sulle letture bibliche, che sono state testé proclamate. Resta sempre vero che è la parola di Dio la strada maestra per incamminarci verso di lui, in unione con Gesù Cristo, suo Figlio prediletto e nostro amatissimo salvatore.
Già la lettura profetica di Isaia, proponendo la visione di tutte le genti che affluiscono lassù verso il tempio del monte del Signore, non soltanto ci mette in sintonia con quell'universalismo ch'è peculiare caratteristica dell'attività missionaria, ma ci inserisce, altresi, in quella corrente salvifica che - come ben sappiamo - si offre a tutti gli uomini, senza alcuna discriminazione o distinzione di lingua, di razza, di colore e di condizione: "salus pro omnibus", perché infinito ed inesauribile è il valore del corpo, che Cristo ci ha dato, e del sangue, da lui versato per noi (cfr. Lc 22,19-20 1Co 11,24-29 1P 1,19 1Jn 1,7).
Dopo le parole del profeta abbiamo ascoltato quelle dell'apostolo e poi, soprattutto, quelle di Gesù, riprese dal Vangelo secondo Marco. Di fronte alla consegna, o mandato supremo: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura" (Mc 16,15) - in cui ancora una volta risuona, in tutta evidenza, l'accento universalistico - non c'è soltanto da considerare o da rilevare la prontezza, l'esattezza o la puntualità dell'esecuzione: "Allora essi partirono e predicarono dappertutto" (Mc 16,20). Non c'è solo questo: io direi che, a proposito di quelle grandi parole del Signore, è l'apostolo a suggerirci qualcosa che rappresenta, nello stesso tempo, un commento autorevole ed un'analisi penetrante. Se Gesù, infatti, dopo aver impartito il comando di andare e di predicare, aveva ammonito che la salvezza dipende dalla fede e dal ricevimento del battesimo (cfr. Mc 16,16), Paolo mediante una lucida disamina logica e teologica individua le varie fasi ed i distinti momenti che collegano strettamente tra loro la salvezza e la missione. Come ci si salva? Egli risponde: ci si salva, se si invoca il Signore; ma per invocarlo bisogna credere; e per credere bisogna sentir parlare; e per sentir parlare bisogna annunciare; e per annunciare bisogna essere inviati (cfr. Rm 10,13-15). Ecco, dunque, i passaggi obbligati tra il punto di partenza e quello di arrivo. Ecco come dall'invio o missione viene a dipendere l'auspicata destinazione finale ch'è la salvezza, attraverso la stretta cruciale della fede, recepita dopo l'attento ascolto di chi l'annuncia e, quando sia divenuta scelta personale e profonda convinzione del cuore, esprimentesi anche nella confessione della bocca (Rm 10,9-10).
5. In tal modo l'apostolo ci ha insegnato la fondamentale e determinante importanza o, meglio, l'insostituibilità della missione e della predicazione evangelica nella vita e per la vita della Chiesa: si tratta, in effetti, di compiti che configurano la sua vocazione specifica e la sua identità più profonda (cfr. Pauli VI EN 14). così avveniva ai tempi di san Paolo, allorché egli ed i coapostoli, fedelissimi ed obbedientissimi interpreti della volontà del maestro, affrontando disagi e difficoltà di ogni genere, si portarono in tutte le regioni del mondo allora conosciuto per annunciare il Vangelo.
Rinvigoriti interiormente dallo Spirito, ma sempre umanamente sprovvisti di risorse e di mezzi, essi lavorarono con grande zelo; ma - badiamo bene alla espressione dell'evangelista - era Dio che agiva sovranamente, potentemente con loro: "mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi" (Mc 16,20).
Oggi è come allora! Oggi deve essere come allora! Da una parte, bisogna che noi obbediamo all'impreteribile mandato di nostro Signore e, quindi, dobbiamo lavorare, impegnandoci tutti, pur nella varietà delle forme e nella diversità delle prestazioni, ma in organica e sostanziale unità di intenti, per l'annuncio e per la diffusione del Vangelo. Si, fratelli, anche se non ci rechiamo nei territori di missione, abbiamo furti, abbiamo sempre, abbiamo dappertutto la possibilità e l'obbligo di collaborare in tale attività evangelizzatrice, la quale è presentata come "officium Populi Dei fundamentale" nel citato decreto (AGD 35). Proprio per questa suprema ragione, vengono ivi passati distintamente in rassegna ai fini della cooperazione missionaria i rispettivi doveri della Chiesa universale, delle singole comunità cristiane, dei Vescovi, dei presbiteri, degli istituti di perfezione e dei laici (cfr. AGD 36-41).
Dall'altra parte, consapevoli della nostra insufficienza e pochezza, dovremo sempre ricordare che la nostra operosità - fatta di diligenza, di fedeltà e di sacrifico - di per se stessa non basta né potrà mai bastare: chi agisce, chi converte, chi chiama alla fede illuminando le menti e toccando i cuori, chi effettivamente conduce alla salvezza è Dio onnipotente e misericordioso. Sotto questo secondo aspetto possiamo senz'altro affermare che la missione è umiltà e, quindi, si accompagna necessariamente a quell'atteggiamento interiore che ci fa ripetere "Siamo servi inutili" (Lc 17,10) ed esige un generoso spirito di servizio. così appunto ci ha insegnato, con la parola ed ancor più con l'esempio, Gesù Cristo stesso, il quale "venne non per esser servito, ma per servire e per dare la sua vita in redenzione per molti" (Mt 20,28).
Questa vita che il Signore ci ha dato - e noi sappiamo bene in che modo ed a che prezzo - è ancora, come sempre, a disposizione nostra ed è insieme a disposizione di tutti gli uomini nostri fratelli. Tra pochi istanti, nel mistero ineffabile del sacrificio eucaristico, questa vita sarà di nuovo immolata ed offerta "per noi e per tutti" sul nostro altare. In intima unione con Cristo, sacerdote e vittima, dobbiamo attingerne in abbondanza per salvarci, per salvare.
Data: 1980-10-19 Data estesa: Domenica 19 Ottobre 1980.
Titolo: La Chiesa è il popolo di Dio che accetta la missione
1. Mentre oggi, domenica missionaria della Chiesa, ci riuniamo in piazza san Pietro per recitare l'Angelus, vengono in mente le parole del Vangelo di san Luca, alle quali questa preghiera fa riferimento: "Missus est angelus Gabriel ad Virginem..." (Lc 1,26-27).
All'inizio dell'opera, alla quale desideriamo servire, si trova la "missione". La parola che parla della "missione", cioè della "vocazione", è in un certo senso la prima parola del Vangelo. E la divina realtà della missione decide del mistero stesso della Chiesa, come ha ricordato, in modo splendido, il Concilio nel suo principale documento, la costituzione dogmatica sulla Chiesa: "La Chiesa..., fornita dei doni del suo fondatore e osservando fedelmente i suoi precetti di carità, umiltà e abnegazione, riceve la missione di annunziare e instaurare in tutte le genti il regno di Cristo e di Dio, e di questo regno costituisce in terra il germe e l'inizio" (LG 5).
La Chiesa è il Popolo di Dio che accetta la missione, la stessa, in un certo senso, che ha accettato la Vergine di Nazaret. E' il popolo che assume questa missione divina insieme con Cristo nello Spirito Santo. In questo modo, tutta la Chiesa si trova nello stato di missione ("in statu missionis"), ed ogni cristiano senza eccezione, consapevole del suo credo, partecipa alla missione della Chiesa.
2. Oggi i nostri pensieri e i nostri cuori, le nostre preghiere e le nostre meditazioni si dirigono, in modo particolare, verso quei territori del globo terrestre, che chiamiamo "territori missionari". Ancor più che verso i territori del globo, ci rivolgiamo verso gli spazi delle anime umane; a ciò ci ha preparati, in modo particolarmente profondo, il Concilio.
La Chiesa non cessa - non può cessare - di andare col Vangelo verso tutti coloro che ancora non lo conoscono. così, come non cessa di ritornare col Vangelo verso tutti coloro che si sono allontanati da esso. Lo fa senza riguardo alle difficoltà, che si accumulano nella sua via missionaria. Lo fa nello spirito dell'apostolo, che ha scritto: "Guai a me se non predicassi il Vangelo" (1Co 9,16).
Lo stesso deve ripetere di se stessa tutta la Chiesa ed ognuno che, nella Chiesa, si lascia guidare dallo Spirito di responsabilità per il Vangelo.
"La missione della Chiesa - ha affermato il Concilio Vaticano II - si esplica attraverso un'azione tale, per cui essa, obbedendo all'ordine di Cristo e mossa dalla grazia e dalla carità dello Spirito Santo, si fa pienamente ed attualmente presente a tutti gli uomini e popoli, per condurli con l'esempio della vita, con la predicazione, con i sacramenti e con i mezzi della grazia, alla fede, alla libertà e alla pace di Cristo" (AGD 5).
3. Nella domenica odierna, da questo luogo in cui, insieme con l'eredità lasciata da san Pietro, batte il cuore della Chiesa, ci rivolgiamo a tutti coloro che costituiscono nel mondo intero una grande Chiesa missionaria. Ritengo come un dono particolare della provvidenza il fatto che, in questo anno, mi è stata offerta l'opportunità di visitare alcune zone di questa Chiesa, alcuni paesi missionari.
Desidero, in questa significativa circostanza, ricordare i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi, le suore, i medici, i missionari laici, i catechisti, in particolare quelli autoctoni, che con tanto zelo e spirito di sacrificio si dedicano all'annuncio del messaggio di Cristo. Il mio pensiero, pieno di sincera gratitudine, va anche agli ordini, alle congregazioni, agli istituti religiosi, che per la grande causa missionaria donano il meglio delle loro energie; come pure il mio incoraggiamento va alle pontificie opere missionarie, quali l'opera della propagazione della fede, della santa infanzia, di san Pietro apostolo, dell'unione missionaria, ed a tutte le opere missionarie a carattere nazionale e diocesano.
4. A tutti costoro diciamo: questo è il vostro giorno! Ma non solo questo giorno.
Ogni tempo della Chiesa è vostro: con voi, per voi e mediante voi! Tuttavia in questa giornata, desideriamo manifestarlo in modo particolare.
Mentre rendiamo grazie al Padre della misericordia e al Dio di ogni consolazione per tutti voi che, in qualsiasi modo, costituite "la Chiesa missionaria" contemporanea, in pari tempo, preghiamo perché le vostre forze non si riducano e non si indeboliscano. Preghiamo perché si renda sempre più intensa la coscienza missionaria della Chiesa intera. Preghiamo anche per le vocazioni missionarie ecclesiastiche e laiche.
Preghiamo con instancabile fiducia.
La messe è grande!
Data: 1980-10-19 Data estesa: Domenica 19 Ottobre 1980.
Titolo: Il saluto ad un gruppo di cicloamatori
1. Sono molto lieto, carissimi amatori dello sport ciclistico, per questo incontro, da voi da tempo desiderato, che mi offre la gradita occasione di manifestarvi i sentimenti del mio affetto e di rivolgervi al tempo stesso una parola di sincera felicitazione e d'incoraggiamento.
Porgo un particolare saluto al vostro Presidente, Cav. Luigi Leggeri, ed al Padre Battista Mondin, che da oltre un decennio assiste spiritualmente la vostra grande famiglia di 40.000 componenti. Con vivo compiacimento vedo qui presenti tra voi alcuni campioni delle passate competizioni, ai quali esprimo la mia ammirazione ed il mio apprezzamento.
Questa bella visita avviene nel XXV anniversario delle iniziative della vostra Associazione, di cui meritano speciale menzione i recenti pellegrinaggi in Terrasanta e quelli precedenti ai santuari mariani di Lourdes e di Czestochowa, come pure quello compiuto dagli sportivi del Lazio alla Madonna della Mentorella la scorsa primavera. Tali manifestazioni di fede ben si collegano con l'ordinato esercizio dello sport, perché esso costituisce un'attività che, fortificando il corpo, porta lo spirito a sollevarsi verso Dio nella contemplazione delle meraviglie da lui create.
Lo spirito riflessivo dello sport, mentre percorre le strade che si snodano tra pianure, colli, montagne, fiumi, può scoprire la mano intelligente e generosa del Signore, e lo sguardo di ammirazione si può far preghiera. Ed io di tutto cuore vi auguro che sempre sia così.
2. Lo sport della bicicletta, se praticato con assiduità e con amore, è poi scuola di sobrietà, di fortezza di volontà, di costante sacrificio; è attività molto dura e impegnativa, che concede soddisfazioni soltanto a chi è votato alla rinuncia ed all'impegno perseverante. Praticato in forma turistica, esso è felice occasione per stringere nuove amicizie, per rinsaldare vincoli di fraterna solidarietà che, se permeati dalla fede, costituiscono concrete testimonianze di quell'amore evangelico che Gesù ha raccomandato ai suoi.
Sull'esempio dei vostri migliori campioni, fate in modo che le vostre competizioni ed i vostri giri siano sempre di aiuto per la vostra vita interiore e per l'adempimento dei vostri doveri sociali, familiari, religiosi, mediante l'incontro con Cristo specialmente per quanto riguarda la santificazione della Domenica che è, appunto, il giorno del Signore.
Con l'auspicio di un felice esito per i lavori dell'Associazione Nazionale "Amatori del Ciclismo", che si svolgerà la prossima settimana ad Urbino, imparto la mia cordiale Benedizione che volentieri estendo alle vostre famiglie ed a tutti i vostri cari.
Data: 1980-10-19 Data estesa: Domenica 19 Ottobre 1980.
Titolo: Ecclesialità, romanità, missionarietà: note specifiche dell'università urbaniana
Venerati fratelli e cari figli! 1. Debbo dirvi anzitutto, con grande sincerità, la mia profonda gioia per questa mia visita alla pontificia università urbaniana, visita che fa seguito a quelle precedenti, da me compiute alle pontificie università san Tommaso d'Aquino, gregoriana e lateranense.
In tali visite ho potuto incontrarmi con i dirigenti, i docenti e gli alunni, ai quali ho potuto manifestare la sincera stima, il profondo affetto e la trepida sollecitudine, che la Chiesa e il Papa nutrono per i centri culturali, che hanno sede nella città eterna, e che sono vere fucine di scienza e di formazione umana, cristiana e sacerdotale.
Oggi, nella significativa circostanza della "giornata missionaria mondiale", mi trovo qui, nella sede della pontificia università urbaniana, che prende nome dal mio predecessore Urbano VIII, il quale con la lettera apostolica "Immortalis Dei Filius" erigeva canonicamente, il primo agosto del 1627, il pontificio seminario urbano, nel quale pii e dotti chierici secolari venivano educati e formati per essere inviati in qualsiasi parte del mondo al fine di propagare la fede cattolica anche a costo della vita.
Mi trovo qui, in questo ateneo, che accoglie oggi, in felice unione ed in emblematica concordia, studenti che provengono da tutte le parti del mondo, portano a Roma le molteplici ricchezze delle culture dei loro popoli e il traboccante entusiasmo della loro giovinezza donata a Cristo ed alla Chiesa, e ritorneranno nelle loro lontane nazioni per rendere partecipi i loro fratelli del magnifico e misterioso dono della fede.
Mi piace ricordare che il 1° maggio 1931il mio predecessore Pio XI inaugurava personalmente la nuova sede del collegio, qui sul Gianicolo; mentre il primo ottobre 1962Giovanni XXIII, con il "motu proprio" "Fidei Propagandae", conferiva all'ateneo il titolo di "università", e nel corso della visita da lui compiuta a questa sede, pronunciava quelle splendide parole, che desidero fare anche mie: "Le nostre due dimore del Vaticano e del Gianicolo si guardano di fronte, si guardano, si parlano, si intendono; una stessa ispirazione, una stessa preghiera per la redenzione in Cristo del mondo intero".
2. Carissimi superiori, docenti, alunni! In questo nostro incontro vorrei brevemente presentare alla vostra considerazione le note specifiche, che debbono caratterizzare la vita di questa pontificia università urbaniana.
La prima deve essere quella della ecclesialità. Voi appartenete alla Chiesa, siete la Chiesa; specialmente voi, studenti, vi formate nello studio severo, nella ordinata disciplina, nella preghiera continua, per lavorare affinché la Chiesa si dilati sempre più nel mondo, manifestando con sempre maggiore efficacia la sua essenziale ed intrinseca cattolicità. La vostra vita è collegata ed unita a quella di tutta la Chiesa: alle Chiese giovani che vi attendono con ansia per ricevere da voi luce, conforto, speranza; a quei membri della Chiesa che hanno compiuto non pochi sacrifici per poter contribuire, anche economicamente, alla vostra preparazione ed alla vostra formazione; a quelle Chiese più antiche, che sperano da voi una nuova forza ed una giovanile energia, che si diffonda in tutta l'articolazione della Chiesa universale.
L'amore alla Chiesa - corpo mistico del Cristo, sposa del Cristo, Popolo di Dio, edificio di Dio - deve essere profondamente radicato nel vostro cuore.
Riascoltiamo e meditiamo le note e commosse parole del grande Vescovo e martire di Cartagine, san Cipriano: "Habere non potest Deum patrem qui Ecclesiam non habet matrem"; e, parlando dell'unità della Chiesa, aggiunge: "Hanc unitatem qui non tenet, non tenet Dei legem, non tenet Patris et Filii fidem, vitam non tenet et salutem" (S. Cypriani "De Catholicae Ecclesiae unitate", 6: CSEL, 3,1,214).
La vostra vita culturale, che si sviluppa attraverso seri e metodici corsi accademici, come pure la vostra formazione spirituale in preparazione al sacerdozio debbono essere animate dalla dimensione ecclesiale.
La teologia, che è il cuore degli studi propri di questa università, è una scienza ecclesiale; cresce nella Chiesa, parla della Chiesa, si sviluppa alla luce del magistero della Chiesa. "In doctrina catholica investiganda et docenda - ho affermato nella costituzione apostolica "Sapientia Christiana" - fidelitas erga Ecclesiae magisterium semper eluceat. In docendi munere explendo, praesertim in cyclo institutionali, ea imprimis tradantur, quae ad patrimonium acquisitum Ecclesiae pertinent. Probabiles et personales opiniones, quae ex novis investigationibus oriantur, nonnisi ut tales modeste proponantur" (Ioannis Pauli PP. II "Sapientia Christiana", I,70).
Ciò comporta uno studio accurato, una ricerca appassionata, una grande serietà scientifica, l'impegno congiunto della specifica preparazione dei docenti e del lavoro personale degli alunni. Quella sete di verità e di assoluto, che è tipica dell'uomo di ogni tempo e di ogni civiltà, e che si riscontra in maniera singolare nelle concezioni religiose ed in tante altre tradizioni ancestrali dei vostri popoli, deve essere un continuo stimolo per lo studio sempre più approfondito delle varie discipline teologiche, evitando le facili suggestioni della superficialità e del conformismo.
Ma lo studio, avulso dalla vita spirituale, non può plasmare i veri teologi, tanto meno gli autentici apostoli del Cristo. Per questo, la formazione spirituale - basata e radicata sulla fede viva, sulla serena speranza e sulla operosa carità - deve essere la prima meta delle varie fasi della vita di questa università e dei collegi, che nell'urbe vi ospitano con tanto amore. E tale formazione deve essere tipicamente "ecclesiale", perché voi vi preparate a diventare operai fedeli, che portino degni frutti nella vigna del Signore, quale è la Chiesa.
La preghiera assidua - sia personale che comunitaria - vi aiuterà ad approfondire la dottrina teologica ed a vivere i misteri della rivelazione cristiana.
3. Un'altra nota, che caratterizza questa università è la sua romanità.
Tutti voi, figli carissimi, siete felici di poter completare i vostri studi a Roma, in questa città resa sacra dalla fede e dal sangue degli apostoli Pietro e Paolo e di tanti martiri, che ci hanno lasciato, come tesoro e come impegno, l'esempio luminoso della loro testimonianza a Cristo; in questa città che, non senza divina disposizione, è il centro della cattolicità, la sede del successore di Pietro, e verso la quale sono orientati il cuore e la fede di milioni di credenti.
Tra i vostri condiscepoli e i vostri professori voi trovate persone di ogni nazione, di lingue diverse, ma tutti uniti dalla e nella stessa fede; potete vivere qui a Roma l'esperienza esaltante della unità e della cattolicità della Chiesa; unità e cattolicità, nelle quali dovrete continuamente formare le vostre singole Chiese particolari. "Quanto più una Chiesa particolare - ha scritto Paolo VI - è unita con solidi legami di comunione alla Chiesa universale - nella carità e nella fedeltà, nell'apertura al magistero di Pietro, nell'unità della "Lex orandi" che è anche "Lex credendi", nella sollecitudine dell'unità con tutte le altre Chiese, che costituiscono l'universalità - tanto più questa stessa Chiesa... sarà veramente evangelizzatrice, cioè capace di attingere al patrimonio universale a profitto del suo popolo, come pure di comunicare alla Chiesa universale l'esperienza e la vita dello stesso popolo a beneficio di tutti" (Pauli VI EN 64).
4. Si! Figli carissimi! Ogni Chiesa particolare deve essere "evangelizzatrice", deve cioè vivere in una continua tensione missionaria. E proprio la missionarietà è la terza caratteristica della pontificia università urbaniana, in quanto essa è aperta a molti gruppi culturali diversi.
La vostra università è - possiamo ben dirlo - quasi un segno concreto e visibile della universalità della Chiesa, che accoglie in sé, nella propria unità la diversità dei popoli tutti. Unità e diversità che sant'Agostino, commentando il salmo 44, scorge nella veste preziosa della Chiesa-regina, la quale viene presentata al Re-Cristo: "Vestitus reginae huius quis est? Et pretiosus est, et varius est: sacramenta doctrinae in linguis omnibus variis. Alia lingua Afra, alia Syra, alia Graeca, alia Hebraea, alia illa et illa: faciunt istae linguae varietatem vestis reginae huius. Quomodo autem omnis varietas vestis in unitate concordat, sic et omnes linguae ad unam fidem. In veste varietas sit scissura non sit. Ecce varietatem intelleximus de diversitate linguarum et vestem intelleximus propter unitatem... Eamdem quippe sapientiam, eamdem doctrinam et disciplinam omnes linguae praedicant" (S.Augustini "Enarr. in Ps. 44", 24: PL 36,509) In modo del tutto particolare emerge in questa sede, sempre vivo ed attuale, il problema del rapporto tra messaggio cristiano e culture diverse. La forza del Vangelo deve penetrare nel cuore stesso delle varie culture e delle diverse tradizioni. In tale contesto - come ho ricordato nella esortazione apostolica sulla catechesi - sono da tener presenti due principi: "Da una parte, il messaggio evangelico non è puramente e semplicemente isolabile dalla cultura, nella quale esso si è da principio inserito (l'universo biblico e, più concretamente, l'ambiente culturale, in cui è vissuto Gesù di Nazaret), e neppure è isolabile, senza un grave depauperamento, dalle culture, in cui si è già espresso nel corso dei secoli...; dall'altra parte, la forza del Vangelo è dappertutto trasformatrice e rigeneratrice. Allorché essa penetra una cultura, chi si meraviglierebbe se ne rettifica non pochi elementi? Non ci sarebbe catechesi, se fosse il Vangelo a dover alterarsi al contatto delle culture" (Ioannis Pauli PP. II CTR 53).
E nel mio recente viaggio in Africa, rivolgendomi ai confratelli nell'episcopato del Kenya, dicevo loro: "L'acculturazione o inculturazione, che voi a ragione promovete sarà realmente un riflesso dell'incarnazione del Verbo, quando una cultura, trasformata e rigenerata dal Vangelo, produce dalla sua propria tradizione espressioni originali di vita, di celebrazione, di pensiero cristiano. Rispettando, presentando e favorendo i propri valori e la ricca eredità culturale del vostro popolo, voi sarete in grado di guidarlo verso una migliore comprensione del mistero di Cristo, che deve essere vissuto nelle nobili, concrete e quotidiane esperienze della vita africana".
La facoltà di teologia, con le sue varie discipline, l'istituto missionario scientifico e l'istituto di catechesi missionaria, canonicamente eretto alcuni mesi or sono, dovranno approfondire, con rigore scientifico, il problema dell'acculturazione del Vangelo e dovranno formare adeguatamente i futuri araldi, che in tutte le nazioni sappiano diffondere ii messaggio di Cristo, senza adulterarlo o svuotarlo, ma portandolo nel cuore stesso della vita e delle tradizioni dei vari popoli, per elevarli a Cristo, via, verità e vita dell'uomo (cfr. Jn 14,6).
Per far questo, occorre prendere con coraggio il largo, verso il mare sconfinato dell'evangelizzazione, sulla barca di Pietro, che è la Chiesa. "Nec... vilis est navis - ci avverte sant'Ambrogio - quae ducitur in altum. Cur enim navis eligitur - si chiede il santo dottore - in qua Christus sedeat, turba doceatur, nisi quia navis Ecclesia est, quae pleno Dominicae crucis velo Sancti Spiritus flatu in hoc bene navigat mundo?" (S. Ambrosii "De Virginitate", 18: PL 16,297).
Affido voi tutti a Maria santissima, la stella dell'evangelizzazione, e nel riconfermarvi il mio plauso, il mio incoraggiamento ed il mio affetto, vi imparto di cuore la mia apostolica benedizione.
Data: 1980-10-19 Data estesa: Domenica 19 Ottobre 1980.
Titolo: All'inaugurazione del nuovo "Auditorium" dell'Urbaniana
Ben volentieri son venuto oggi quassù, al Gianicolo, per un incontro, che riveste le evidenti caratteristiche dell'universalità, attesa la presenza dei Padri Sinodali, convenuti a Roma da ogni parte del mondo al fine di studiare i problemi della famiglia nel nostro tempo.
Tale incontro si svolge significativamente in coincidenza con la Giornata Missionaria Mondiale, istituita con sapiente preveggenza dal mio Predecessore Pio XI, giustamente definito il "Papa delle Missioni", Giornata che mi ha offerto la consolante occasione di consegnare nella Basilica di San Pietro il Crocifisso a numerosi missionari e missionarie, pronti, con tutto l'ardore che la nobilissima causa esige, a recarsi nel campo tuttora vastissimo dell'evangelizzazione.
Salgo su questo Colle ricordando che Paolo VI, il mio grande Predecessore, compi anche lui e proprio in coincidenza con la Giornata Missionaria Mondiale del 1974, durante il Sinodo di quell'anno, con i Padri Sinodali allora presenti, una memorabile visita al Collegio Urbano, tanto antico e tanto glorioso, proprio per sottolinearne la provvidenziale, perenne, insostituibile funzione.
Mi è motivo di particolare gioia trovarmi qui, mentre conservo ancora nell'animo il ricordo della visita compiuta alla sede del Dicastero in Piazza di Spagna lo scorso anno, nel quadro degli incontri, diretti e personali, con i miei più vicini e diretti collaboratori negli Organismi della Curia Romana.
Nel trovarmi in questo nuovo "Auditorium", posso costatare con i miei occhi che si tratta di una costruzione felicemente realizzata, con senso d'arte e criteri di razionale funzionalità. E' una nuova opera che viene ad arricchire, assieme alla Biblioteca recentemente inaugurata ed alla vicina sede dell'ampliato "Foyer Paolo VI", le strutture proprie della Pontificia Università Urbaniana.
Desidero esprimere al Sacro Dicastero missionario ed in particolare al suo solerte Prefetto tutto il mio compiacimento e la mia riconoscenza.
Formulo pertanto l'augurio che anche questo nuovo strumento sia un mezzo davvero valido, di cui la Sacra Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, ed in particolare la Pontificia Università Urbaniana, sappiano usufruire con opportune iniziative per continuare le nobili tradizioni che la contraddistinguono.
Proprio in questa sede, circondato dai Padri Sinodali, dei quali molti Cardinali e Vescovi provengono dalle sedi dei Continenti ove l'evangelizzazione missionaria tuttora si espande, mi è gradito, con rinnovata fiducia, auspicare che la medesima Congregazione, sospinta dal Mandato che le deriva dalla Sede Apostolica, sappia adottare "con saggezza una opportuna flessibilità delle forme dell'annuncio del Vangelo per rendere non solo comprensibile ma accetto alle popolazioni di ogni cultura il Messaggio Divino".
Data: 1980-10-19 Data estesa: Domenica 19 Ottobre 1980.
GPII 1980 Insegnamenti - Alla messa per la giornata missionaria - Città del Vaticano (Roma)