
GPII 1980 Insegnamenti - A conclusione della V assemblea generale del Sinodo dei Vescovi - Cappella Sistina - Città del Vaticano (Roma)
Titolo: I doveri della famiglia cristiana nella carità e nella verità
Venerabili fratelli.
1. Abbiamo appena ascoltato l'apostolo san Paolo rendere grazie a Dio per la Chiesa di Corinto "perché in lui è stata arricchita di tutti i doni, quelli della parola e quelli della scienza" (cfr. 1Co 1,5). Anche noi in questo momento ci sentiamo spinti a ringraziare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo prima di porre termine a questo Sinodo dei Vescovi, per la celebrazione del quale, come membri e come collaboratori, ci siamo riuniti in quel mistero sommo di unità che è proprio della santissima Trinità. Ad essa ci rivolgiamo con sentimenti di gratitudine per aver terminato il Sinodo, eccellente segno di vitalità e momento importante per la vita della Chiesa. Infatti il Sinodo dei Vescovi, istituito da Paolo VI secondo le indicazioni del Concilio, "come rappresentanza di tutto l'episcopato cattolico, significa che tutti i Vescovi in comunione gerarchica sono partecipi alla sollecitudine della Chiesa universale" (CD 5).
Rendiamo, allo stesso tempo, grazie per queste quattro settimane di lavoro.
Durante questo periodo abbiamo sentito i benefici, ancor prima che venissero resi noti gli ultimi elaborati, cioè il messaggio e le "proposizioni": ci è sembrato infatti che la verità e l'amore si rafforzassero nei nostri cuori di giorno in giorno, di settimana in settimana.
Questa crescita va messa in luce e le caratteristiche con le quali si è rivelata vanno segnalate. Da questo appare con quanta rettitudine e sincerità si siano manifestati la libertà e l'impegno responsabile sul tema trattato.
Oggi vogliamo innanzitutto rendere grazie a colui "che vede nel segreto" (Mt 6,4) e che opera come "Dio nascosto", che ha diretto i nostri pensieri, i nostri cuori e le nostre coscienze e ci ha concesso di lavorare nella fraternità e nella gioia spirituale, in modo tale da avvertire appena il lavoro e la fatica.
Eppure è stata grande la fatica, ma non vi siete sottratti ad alcun lavoro.
2. Bisogna anche che ci ringraziamo fra noi. Ma innanzitutto bisogna riconoscere questo: noi tutti dobbiamo attribuire quel progresso, mediante il quale, come in una maturazione graduale, "abbiamo fatto la verità nella carità", alle continue preghiere che tutta la Chiesa, come circondandoci, ha effuso. Questa preghiera è stata fatta per il Sinodo e per le famiglie: per il Sinodo in quanto si riferiva alle famiglie, per le famiglie in quanto hanno dei compiti da svolgere nella Chiesa e nel mondo contemporaneo. Il Sinodo ha beneficiato in modo del tutto singolare di queste orazioni.
Dio è stato invocato con intensa preghiera. Ciò è avvenuto soprattutto il 12 ottobre, quando i coniugi, che rappresentavano le famiglie di tutto il mondo, sono convenuti davanti alla Basilica di san Pietro per celebrare i sacri riti e pregare con noi.
Se dobbiamo ringraziarci a vicenda, dobbiamo ringraziare tanti ignoti benefattori che in tutto il mondo ci hanno aiutato con le loro preghiere, ed hanno offerto a Dio anche le loro sofferenze per questo Sinodo.
3. E' giunto adesso il momento di ringraziare uno ad uno coloro che hanno collaborato alla celebrazione di questo Sinodo: i presidenti, il segretario generale, il relatore generale, i partecipanti in modo particolare, gli esperti, il segretario speciale e i suoi aiutanti, gli uditori, le uditrici, gli addetti agli strumenti di comunicazione sociale, i dicasteri della curia romana e specialmente il comitato per la famiglia, e anche gli altri, cioè gli addetti alla sala, allungando la serie fino agli aiutanti tecnici, ai tipografi e così via.
Noi tutti siamo grati per aver potuto portare a termine questo Sinodo, il quale è una manifestazione singolare di collegiale sollecitudine per la Chiesa, dei Vescovi di tutto il mondo. Siamo grati perché abbiamo potuto comprendere il significato della famiglia, come di fatto è nella Chiesa e nel mondo contemporaneo, attenti alle molteplici e diverse situazioni in cui si trova, alle tradizioni, proprie delle varie culture, che la riguardano, ai condizionamenti di una vita più evoluta dai quali è sottoposta, e realtà consimili. Siamo grati perché nel pieno rispetto della fede abbiamo potuto scrutare l'eterno progetto di Dio sulla famiglia, che è stato manifestato nel mistero della creazione e contrassegnato nel sangue del Redentore, sposo della Chiesa. Siamo infine grati per aver potuto precisare, secondo il piano divino circa la vita e l'amore, i compiti della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo.
4. Il frutto che questo Sinodo 1980 ha già prodotto è contenuto nelle "proposizioni" approvate dall'assemblea. La prima di queste tratta: "La volontà di Dio da conoscere nel cammino del Popolo di Dio. Il senso della fede".
Questo ricco tesoro delle "proposizioni", che sono 43, noi lo riceviamo come frutto particolarmente prezioso dei lavori del Sinodo.
Nel contempo manifestiamo la gioia che la stessa assemblea ha espresso a tutta la Chiesa nel proclamare il messaggio.
La segreteria generale con l'aiuto degli organismi della sede apostolica e delle conferenze episcopali manderà questo messaggio a tutti coloro ai quali è diretto.
5. Quanto il Sinodo 1980 ha studiato con impegno e ha comunicato nelle suddette "proposizioni", fa si che possiamo meglio comprendere i compiti cristiani e apostolici della famiglia nel mondo contemporaneo deducendoli dalla grande ricchezza degli insegnamenti del Concilio Vaticano II.
Dobbiamo fare in modo che le indicazioni dottrinali e pastorali di questo Sinodo trovino concreta realizzazione: questa è la via da seguire.
Il Sinodo di quest'anno si collega intimamente con i precedenti Sinodi di cui è la continuazione. - Parliamo dei Sinodi celebrati nel 1971e soprattutto nel 1974 e nel 1977 - che sono serviti e devono ancora servire ad incarnare nella vita il Concilio Vaticano II.
Questi Sinodi fanno si che la Chiesa presenti se stessa in modo autentico come conviene che sia in questo mondo contemporaneo.
6. Tra i lavori di questo Sinodo va attribuita massima importanza all'accurato esame di quei problemi dottrinali e pastorali che lo richiedevano in modo singolare ed al giudizio chiaro dato ai medesimi.
Nella ricchezza degli interventi, delle relazioni, delle conclusioni di questo Sinodo, che si è mosso su due direttrici, come su cardini, la fedeltà cioè al piano di Dio verso la famiglia e la pratica pastorale caratterizzata da un amore misericordioso e dal rispetto dovuto agli uomini considerati nella loro completezza, per quanto concerne il loro "essere" e il loro "vivere" - in tanta ricchezza, dicevamo, motivo per noi di grande ammirazione, ci sono alcune parti, che hanno attirato l'attenzione dei padri in modo particolare. Essi infatti erano coscienti di essere interpreti delle attese e delle speranze di molti coniugi e di molte famiglie.
Tra i lavori di questo Sinodo è molto utile ricordare questi problemi e conoscere l'approfondimento che sui medesimi è stato realizzato con impegno. Si tratta dello studio dottrinale e pastorale di questioni che, anche se non sono state le uniche trattate nelle discussioni del Sinodo, tuttavia hanno avuto particolare rilievo, in quanto di esse si è parlato in modo sincero e libero.
Si crea così quella situazione derivante dalle indicazioni date circa le suddette questioni con chiarezza e vigore dal Sinodo, avendo presente il tipico elemento cristiano secondo il quale il matrimonio e la famiglia vanno visti come doni dell'amore divino.
7. Perciò il Sinodo, parlando del ministero pastorale verso coloro che sono passati ad una nuova unione dopo il divorzio, loda quei coniugi che, pur angustiati da gravi difficoltà, tuttavia hanno testimoniato nella propria vita l'indissolubilità del matrimonio. Nella loro esistenza si coglie infatti una valida testimonianza di fedeltà verso l'amore che ha in Cristo la sua forza e il suo fondamento.
I padri sinodali inoltre, mentre affermano l'indissolubilità del matrimonio e la prassi della Chiesa di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati che contro la norma si sono uniti in un nuovo matrimonio, esortano i pastori e tutta la comunità cristiana perché aiutino questi fratelli e sorelle a non sentirsi separati dalla Chiesa, non solo, ma in virtù del battesimo essi possono e devono partecipare alla vita della Chiesa pregando, ascoltando la parola, assistendo alla celebrazione eucaristica della comunità e promuovendo la carità e la giustizia.
Quantunque non si debba negare che tali persone possano ricevere, se ne ricorrano le condizioni, il sacramento della penitenza e quindi la comunione eucaristica, quando sinceramente abbracciano una forma di vita, che non contrasti con la indissolubilità del matrimonio - cioè quando l'uomo e la donna, che non possono soddisfare l'obbligo della separazione assumono l'impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi, e quando non c'è motivo di scandalo - tuttavia la privazione della riconciliazione sacramentale con Dio non li distolga dalla perseveranza nella preghiera, dall'esercizio della penitenza e della carità perché possano conseguire la grazia della conversione e della salvezza.
E' bene che la Chiesa pregando per loro e sostenendoli nella fede e nella speranza si dimostri madre misericordiosa.
8. I padri sinodali ben conoscono le gravi difficoltà, che molti coniugi sentono nella loro coscienza circa le leggi morali riguardanti la trasmissione e la difesa della vita umana. Convinti che quel precetto divino porta con sé la promessa e la grazia, i padri sinodali hanno riaffermato apertamente la validità e la sicura verità dell'annunzio profetico, dotato di un significato profondo e di grande rispondenza alle odierne condizioni, contenuto nella lettera enciclica "Humanae Vitae". Il Sinodo ha inoltre sollecitato i teologi ad unire i loro sforzi all'azione del magistero gerarchico, per sempre meglio illustrare i fondamenti biblici e le ragioni personalistiche di questa dottrina, impegnandosi a far si che tutta la dottrina della Chiesa sia sempre meglio compresa da tutti gli uomini di buona volontà. I padri sinodali rivolgendosi a coloro che esercitano il ministero pastorale a beneficio dei coniugi e delle famiglie hanno respinto ogni dicotomia tra la pedagogia, che propone una certa gradualità nel realizzare il piano divino, e la dottrina, proposta dalla Chiesa con tutte le sue conseguenze, nelle quali è racchiuso il comando di vivere secondo la stessa dottrina. Non si tratta di guardare la legge solo come un puro ideale da raggiungere in futuro, ma come un comando di Cristo Signore a superare con impegno le difficoltà.
In realtà non si può accettare "un processo di gradualità", se non nel caso di chi con animo sincero osserva la legge divina e cerca quei beni, che dalla stessa legge sono custoditi e promossi. Perciò la cosiddetta "legge della gradualità" o cammino graduale non può identificarsi con la "gradualità della legge", come se ci fossero vari gradi e varie forme di precetto nella legge divina per uomini e situazioni diverse. Tutti i coniugi sono chiamati, secondo il disegno divino, alla santità nel matrimonio e questa alta vocazione si realizza in quanto la persona umana è in grado di rispondere al comando divino con animo sereno confidando nella grazia divina e nella propria volontà.
Perciò i coniugi che non hanno la stessa sensibilità religiosa non possono accettare passivamente la situazione, ma dovranno impegnarsi, con pazienza e benevolenza, perché si ritrovino nel fedele adempimento dei doveri propri del matrimonio cristiano.
9. I padri sinodali sono pervenuti sia ad una maggiore comprensione delle ricchezze che si trovano nelle varie culture dei popoli sia dei contributi positivi che offre ogni tipo di cultura, per conoscere più a fondo il sublime mistero di Cristo. Hanno inoltre sottolineato che, anche nell'ambito del matrimonio e della famiglia, si apre un vasto campo alla ricerca teologica e pastorale per meglio favorire l'incarnazione del messaggio evangelico nella realtà di ogni popolo e per cogliere in quali modi le consuetudini, le tradizioni, il senso della vita e l'anima di ogni cultura possano armonizzarsi con tutto ciò che può contribuire a mettere in luce la divina rivelazione (cfr. AGD 22).
Questa ricerca porterà i suoi frutti alla famiglia, se essa viene attuata in conformità al principio della comunione della Chiesa universale e dietro l'impulso dei Vescovi locali, uniti fra di loro e con la cattedra del beato Pietro, "che presiede alla carità di tutta la Chiesa" (LG 13).
10. Il Sinodo ha parlato della donna, della sua dignità e della sua vocazione come figlia di Dio, moglie, e madre in modo appropriato e persuasivo, con rispetto e gratitudine. Respingendo tutto ciò che lede la sua dignità umana, il Sinodo ha evidenziato anche la grandezza della dignità della madre. Per questo motivo ha dichiarato che la società deve costituirsi in modo tale che la donna non sia costretta ad un lavoro fuori casa per motivi economici, ma bisogna che la famiglia possa vivere convenientemente anche quando la madre si dedica totalmente ad essa.
11. Se abbiamo ricordato questi problemi e le risposte ad essi date dal Sinodo, non vogliamo tuttavia trascurare le altre questioni trattate. Si tratta di problemi importanti che devono essere illustrati sia sul piano dottrinale che nel ministero pastorale della Chiesa con grande rispetto, amore e comprensione verso gli uomini e le donne, nostri fratelli e nostre sorelle, che guardano alla Chiesa per avere una parola di fede e di speranza.
Questo infatti è emerso da molti interventi in queste settimane di fruttuoso lavoro.
Ci auguriamo che i pastori, sull'esempio del Sinodo e con la stessa attenzione e determinazione, trattino questi problemi come si configurano nella realtà della vita coniugale e familiare affinché tutti "costruiamo la verità nella carità".
12. Vogliamo ora dire come coronamento dei lavori svolti nel corso di queste quattro settimane che nessuno può costruire la carità se non nella verità. Questo principio vale sia per la vita di ogni famiglia che per la vita e l'azione dei pastori che intendono servire realmente la famiglia.
13. Il principale frutto di questa sessione del Sinodo sta nel fatto che i compiti della famiglia cristiana, la cui essenza è la carità, non possono essere realizzati se non vivendo pienamente la verità.
Tutti coloro ai quali, per l'appartenenza alla Chiesa - siano essi laici, sacerdoti, religiosi o religiose - è stato affidato di collaborare a questa azione, non possono realizzare questo se non nella verità.
E' la verità che libera, è la verità che ordina; è la verità che apre la via alla santità e alla giustizia.
Abbiamo constatato, quanto amore di Cristo, quanta carità è offerta a tutti coloro che nella Chiesa e nel mondo formano una famiglia: non solo agli uomini e alle donne riuniti in matrimonio, ma anche ai ragazzi e ragazze, ai giovani, ai vedovi, e agli orfani, agli anziani e a tutti quelli che in qualche modo partecipano alla vita della famiglia.
Per tutti costoro la Chiesa di Cristo vuole essere e proporsi come parte di quella pienezza di vita con cui Paolo parla nella lettera ai Corinzi: "Perché in Cristo siamo stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della scienza" (cfr. 1Co 1,5).
Detto questo, vi annunciamo di aver nominato come aiuto alla segreteria generale del Sinodo dei Vescovi, tre Vescovi la cui designazione spetta al romano pontefice, in aggiunta ai dodici da voi eletti. Essi sono: - Ladislaus Cardinale Rubin, prefetto della sacra congregazione per le Chiese orientali; - Paolo Tzadua, Arcivescovo di Addis Abeba degli etiopi; - Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano.
Vi auguriamo infine ogni bene nel Signore.
Data: 1980-10-25 Data estesa: Sabato 25 Ottobre 1980.
Titolo: L'unità europea in un orizzonte più vasto
Signore, Signori, E' con gioia del tutto particolare che accolgo i rappresentanti dell'Associazione dei giornalisti Europei in quest'anno dedicato al grande Apostolo e Patrono d'Europa, San Benedetto. Per il vostro XVIII Congresso internazionale, vi siete riuniti in questa città di Roma la cui vocazione europea ha potuto favorire e persino ispirare i lavori della vostra assemblea.
Siete impegnati nella formazione dell'opinione pubblica dei paesi europei, una bella e pesante responsabilità. Siete coscienti delle enormi difficoltà di ordine politico, economico, sociale e soprattutto umano che l'ideale dell'unità europea incontra sul suo cammino. Questo continente comprende un grosso numero di comunità nazionali e potrebbe dunque beneficiare di tutta la ricchezza delle loro culture, nel rispetto di ognuno; ma resta segnato dalle opposizioni e dalle lotte che questi paesi hanno avuto in passato tra di loro, esasperando le loro divergenze politiche, ideologiche o religiose, o volendo ottenere con la forza interessi particolari. così questa lunga storia non facilità coloro che vedono nell'unità europea il mezzo per realizzare la comprensione e la fratellanza dei popoli che la compongono e per contribuire alla pace del mondo.
Si deve riconoscere che, malgrado i grandi passi compiuti, l'aspirazione previdente e generosa di tanti pionieri, uomini e donne che hanno dedicato il loro tempo ed i loro sforzi all'ideale europeo, non si è ancora realizzata. I miei predecessori, dall'epoca di Benedetto XV, non hanno mancato di fornire il loro incoraggiamento e le loro esortazioni, come ha appena ricordato il vostro Presidente che ringrazio vivamente per i suoi alti propositi. Riprendendo ciò che diceva Paolo VI ai direttori dei giornali dei paesi membri della Comunità Economica il 17 aprile 1967, ricordo che la missione del papa non è di offrire la migliore soluzione politica o economica per realizzare l'unione dei popoli europei: "La nostra missione è un'altra: è di ordine morale e spirituale. Ma è proprio alla luce dei principi di ordine superiore che il carattere nefasto delle divisioni fra gli uomini appare in modo evidente. E' alla luce delle esigenze profonde della natura umana e della vita sociale che si manifesta la necessità per gli uomini di riavvicinarsi, di amarsi, di unire gli sforzi per reealizzare finalmente quel mondo umano e fraterno al quale, coscientmente o no, tutti gli uomini e i popoli aspirano" (cfr. Insegnamenti di Paolo VI, V (1967) 739).
E tutto il mondo sa, a questo proposito, che l'Europa può trovare nelle sue tradizioni i valori umani, morali e spirituali che garantiscano il significato dell'esistenza personale, il senso del lavoro, dei rapporti familiari, il rispetto dell'uomo, dei suoi diritti, della sua libertà, del suo destino, la dinamica del perdono e della fratellanza... La Chiesa ha ripetutamente glorificato quest'anno il contributo originale di san Benedetto da Norcia a questa civiltà, al punto che sarebbe superfluo insistervi ancora davanti a voi. Mi auguro almeno che voi sappiate sempre evidenziare i valori spirituali che l'Europa ha tratto dal cristianesimo o sviluppato nella sua sfera, ma che sono il patrimonio della natura umana, di tutti gli uomini di buona volontà. L'Europa deve renderne testimonianza al mondo; senza questi valori, in ogni caso, la sua costruzione sarebbe fragile e, oso dirlo, destinata al fallimento.
Ma è stato molto opportuno che il vostro Congresso abbia studiato, anche con l'aiuto di specialisti, i problemi d'ordine politico, monetario, agricolo, energetico, che esprimono concretamente la solidarietà nelle preoccupazioni della vita quotidiana e che contribuiscono a rendere l'intesa e l'unione reali ed efficaci, in particolare dopo che l'elezione del Parlamento Europeo a suffragio universale e diretto ha fornito nuove possibilità d'orientamento comune.
Sarà vostro compito contribuire a questo progresso, utilizzando i mezzi - a dire il vero molto potenti - che vi sono propri: giornali, radio, televisione; svilupperete in questo modo le conclusioni del vostro Congresso in un modo relativamente facile da capire per il gran numero di uomini e donne coinvolti, ed in particolare i giovani. Il vostro compito in questo campo, come d'altronde in tutti quelli che riguardano i mass media, sarà determinante per la maturazione ed il senso di responsabilità dell'opinione pubblica, se saprete contemporaneamente comunicare i dati reali e proporre le vostre convinzioni sulla realizzazione ideale dell'Europa. Molto recentemente, il 25 settembre, ho avuto l'occasione, davanti ai congressisti dell'Unione Internazionale della Stampa Cattolica di sottolineare i valori della comunicazione: "Ascolto, informazione reciproca, scambio, comunione, partecipazione, impegno al servizio degli altri, in breve, tutto quello che permette agli uomini di conoscersi meglio, apprezzarsi e collaborare" ("L'Osservatore Romano", die 26 sept. 1980).
La vostra attenzione è particolarmente incentrata sulla costruzione attuale dell'unità europea, ma non potete fare a meno di allargare la vostra visione ad un orizzonte più vasto. La vostra speranza, come quella di molti europei, è di vedere tutto questo continente trovare la sua solidarietà e la sua unione in una Comunità di popoli europei che già hanno in comune tante tradizioni culturali e cristiane. E questa speranza trova una prima realizzazione, o piuttosto una prima tappa, nel fatto che nuovi paesi europei accederanno prossimamente a quella Comunità alla quale voi avete appena dedicato i vostri lavori.
La Comunità Economica Europea ha inoltre dei legami economici con circa una sessantina di paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico - penso in particolar modo alla Seconda Convenzione di Lomé -, e questo può apparire come una forma interessante di comprensione e solidarietà verso i paesi del Terzo Mondo.
Bisogna senza dubbio augurarsi che questi legami siano estesi ad altri paesi più sfavoriti, con i quali d'altronde la Comunità ha già cominciato a stabilire accordi d'associazione.
Anche in questo caso, con i vostri mezzi di comunicazione, potete fare molto per far comprendere i valori culturali e spirituali di quei paesi e le loro maggiori esigenze in campo sociale ed economico. La vostra competenza, la vostra lealtà e il vostro spirito di servizio permetteranno di offrire un prezioso contributo anche agli uomini politici che sono incaricati di compiti così complessi. In poche parole, voi avrete contribuito all'edificazione dell'uomo che è in ultima analisi lo scopo del vostro lavoro, dell'uomo i cui diritti sono inseparabili da quelli di Dio.
Mi auguro che la grazia di Dio vi ispiri e vi assista, e prego il Signore di benedire le vostre persone, le vostre famiglie, i vostri colleghi e i vostri cari paesi.
[Traduzione dal francese]
Data: 1980-10-25 Data estesa: Sabato 25 Ottobre 1980.
Titolo: Un sacerdote, una religiosa e un laico confermano che tutti siamo chiamati alla santità
Carissimi fratelli e figli! "Gaudeamus omnes in Domino, hodie, diem festum celebrantes sub honore beatorum nostrorum".
Così oggi possiamo giustamente cantare, in questa grandiosa solennità, mentre i nostri spiriti si elevano nella contemplazione della gloria celeste raggiunta da tre nuovi beati: don Luigi Orione, suor Maria Anna Sala e Bartolo Longo.
1. E' giorno di festa perché la Chiesa ci dice che essi entrano ufficialmente nel culto dei fedeli cristiani e possono essere invocati e pregati, come già partecipi dell'eterna felicità. E' giorno di festa, perché la Chiesa per loro mezzo ci indica in modo autorevole e sicuro la meta della nostra vita e la strada per raggiungerla, ricordandoci con san Paolo che "le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi" (Rm 8,18); ed è giorno di grande festa perché la Chiesa universale, e in particolare l'Italia, gioiscono insieme ai figli della divina provvidenza, alle suore di santa Marcellina, e ai cittadini di Pompei e di Napoli, per l'onore pubblicamente tributato a questi tre campioni della fede e della carità.
Si, il Signore è vicino a noi e ci fa comprendere per loro mezzo la sua volontà circa il nostro destino terreno ed eterno: la salvezza e la santificazione dell'uomo, creato "nella giustizia e nella santità vera" (Ep 4,24). I tre nuovi beati, che oggi invochiamo, per strade diverse e per prove dolorose, hanno combattuto la buona battaglia, hanno mantenuto la fede, hanno perseverato nella carità, raggiungendo così il premio (cfr. 2Tm 4,7). Ed ora, insieme alla moltitudine dei santi, sono per noi luce e conforto, sostegno e consolazione; essi camminano con noi e per noi, come maestri ed amici; essi sono un dono dell'Altissimo, con il loro esempio, la loro parola, la loro intercessione.
Salga perciò, in questo momento, a Dio, autore della grazia, la nostra commossa riconoscenza.
2. Raccogliamoci ora per riflettere in modo particolare sul singolare messaggio che ognuno dei tre beati propone alla nostra meditazione.
Don Luigi Orione ci appare come una meravigliosa e geniale espressione della carità cristiana.
E' impossibile sintetizzare in poche frasi la vita avventurosa e talvolta drammatica di colui che si defini, umilmente ma sagacemente, "il facchino di Dio". Pero possiamo dire che egli fu certamente una delle personalità più eminenti di questo secolo per la sua fede cristiana apertamente professata e per la sua carità eroicamente vissuta. Egli fu sacerdote di Cristo totalmente e gioiosamente, percorrendo l'Italia e l'America Latina, consacrando la propria vita a coloro che più soffrono, a causa della sventura, della miseria, della cattiveria umana. Basti ricordare la sua operosa presenza fra i terremotati di Messina e della Marsica. povero tra i poveri, spinto dall'amore di Cristo e dei fratelli più bisognosi, fondo la piccola opera della divina provvidenza, le piccole suore missionarie della carità e in seguito le sacramentine cieche e gli eremiti di sant'Alberto.
Apri anche altre case in Polonia (1923), negli Stati Uniti (1934) e in Inghilterra (1936), con vero spirito ecumenico. Volle poi concretizzare visibilmente il suo amore a Maria erigendo a Tortona il grandioso santuario della Madonna della Guardia. E' per me commovente pensare che don Orione ebbe sempre una particolare predilezione per la Polonia e soffri immensamente quando la mia cara patria nel settembre del 1939 venne invasa e dilaniata. So che la bandiera polacca bianco-rossa, che egli in quei tragici giorni porto trionfalmente in corteo al santuario della Madonna, è ancora appesa alla parete della sua poverissima camera di Tortona: li egli stesso la volle! E nell'ultimo saluto che egli pronunzio la sera dell'8 marzo 1940, prima di recarsi a Sanremo, dove sarebbe morto, disse ancora: "Io amo tanto i polacchi. Li ho amati fin da ragazzo; li ho sempre amati... Vogliate sempre bene a questi vostri fratelli".
Dalla sua vita, tanto intensa e dinamica, emergono il segreto e la genialità di don Orione: egli si è lasciato solo e sempre condurre dalla logica serrata dell'amore! Amore immenso e totale a Dio, a Cristo, a Maria, alla Chiesa, al Papa, e amore ugualmente assoluto all'uomo, a tutto l'uomo, anima e corpo, e a tutti gli uomini, piccoli e grandi, ricchi e poveri, umili e sapienti, santi e peccatori, con particolare bontà e tenerezza verso i sofferenti, gli emarginati, i disperati. così enunciava il suo programma di azione: "La nostra politica è la carità grande e divina che fa del bene a tutti. Sia la nostra politica quella del "Pater noster". Noi non guardiamo ad altro che sono anime da salvare. Anime e anime! Ecco tutta la nostra vita; ecco il grido e il nostro programma; tutta la nostra anima, tutto il nostro cuore!". E così esclamava con lirici accenti: "Cristo viene portando sul suo cuore la Chiesa e nella sua mano le lacrime e il sangue dei poveri; la causa degli afflitti, degli oppressi, delle vedove, degli orfani, degli umili, dei reietti: dietro a Cristo si aprono nuovi cieli: è come l'aurora del trionfo di Dio!".
Ebbe la tempra e il cuore dell'apostolo Paolo, tenero e sensibile fino alle lacrime, infaticabile e coraggioso fino all'ardimento, tenace e dinamico fino all'eroismo, affrontando pericoli d'ogni genere, avvicinando alte personalità della politica e della cultura, illuminando uomini senza fede, convertendo peccatori, sempre raccolto in continua e fiduciosa preghiera, talvolta accompagnata da terribili penitenze. Un anno prima della morte così aveva sintetizzato il programma essenziale della sua vita: "Soffrire, tacere, pregare, amare, crocifiggersi e adorare". Mirabile è Dio nei suoi santi, e don Orione rimane per tutti esempio luminoso e conforto nella fede.
3. Suor Maria Anna Sala ci insegna l'eroica fedeltà al particolare carisma della vocazione.
Entrata tra le suore marcelline a ventun anni, comprese che il suo ideale e la sua missione dovevano essere unicamente l'insegnamento, l'educazione, la formazione delle fanciulle nella scuola e nelle famiglie.
Suor Maria Anna fu semplicemente e totalmente fedele al carisma fondamentale della sua congregazione. Tre grandi insegnamenti sgorgano dalla sua vita e dal suo esempio: la necessità della formazione e del possesso di un buon carattere fermo, sensibile, equilibrato; il valore santificante dell'impegno nel dovere assegnato dall'obbedienza e l'importanza essenziale dell'opera pedagogica.
Suor Maria Anna volle acquisire virtù di capacità in massimo grado, convinta che in tanto si può dare in quanto si possiede; e si appassiono del suo incarico di insegnante, santificandosi nell'adempimento del proprio lavoro quotidiano. Mise in pratica il messaggio di Gesù: "Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto" (Lc 16,10). Imparino dalla nuova beata, soprattutto le religiose, ad essere liete e generose nel loro lavoro, anche se nascosto, monotono, umile! Imparino tutti coloro che si dedicano all'opera educativa a non spaventarsi mai delle difficoltà dei tempi, ma ad impegnarsi con amore, pazienza e preparazione nella loro così importante missione, formando ed elevando gli animi ai supremi valori trascendenti. Particolarmente oggi la scuola ha bisogno di educatori saggi, seri, preparati, sensibili e responsabili.
4. Infine, ecco ancora Bartolo Longo, il fondatore del celebre santuario di Pompei, dove con profonda devozione mi recai or è un anno; egli è l'apostolo del rosario, il laico che ha vissuto totalmente il suo impegno ecclesiale.
Bartolo Longo fu strumento della provvidenza per la difesa e la testimonianza della fede cristiana e per l'esaltazione di Maria santissima in un periodo doloroso di scetticismo e di anticlericalismo.
A tutti è nota la sua lunga vita, ispirata da una fede semplice ed eroica e densa di episodi suggestivi, durante la quale sgorgo e si sviluppo il miracolo di Pompei. Iniziando dall'umile catechesi ai contadini della valle di Pompei, e dalla recita del rosario davanti al famoso quadro della Madonna, fino all'erezione dello stupendo santuario e all'istituzione delle opere di carità per i figli e le figlie dei carcerati, Bartolo Longo porto avanti con intrepido coraggio un'opera grandiosa che ancora oggi ci lascia stupiti ed ammirati.
Ma soprattutto è facile notare che tutta la sua esistenza fu un intenso e costante servizio della Chiesa in nome e per amore di Maria.
Bartolo Longo, terziario dell'ordine domenicano e fondatore della istituzione delle suore "figlie del santo rosario di Pompei", si può veramente definire "l'uomo della Madonna": per amore di Maria divenne scrittore, apostolo del Vangelo, propagatore del rosario, fondatore del celebre santuario in mezzo ad enormi difficoltà ed avversità; per amore di Maria creo istituti di carità, divenne questuante per i figli dei poveri, trasformo Pompei in una vivente cittadella di bontà umana e cristiana; per amore di Maria sopporto in silenzio tribolazioni e calunnie, passando attraverso un lungo Getsemani, sempre fiducioso nella provvidenza, sempre ubbidiente al Papa e alla Chiesa.
Egli, con in mano la corona del rosario, dice anche a noi, cristiani della fine del XX secolo: "Risveglia la tua fiducia nella santissima Vergine del rosario... Devi avere la fede di Giobbe!... Santa Madre adorata, io ripongo in te ogni mia afflizione, ogni speranza, ogni fiducia!" (11marzo 1905).
5. Carissimi! Oggi la Chiesa propone alla nostra meditazione e alla nostra imitazione un sacerdote, una religiosa ed un laico: è davvero sintomatica questa coincidenza dei tre "stati" di vita! Si può dire che è un avvenimento ed un incoraggiamento a tutte le categorie che formano il popolo di Dio, che costituiscono la Chiesa pellegrinante verso il cielo: tutti siamo chiamati alla santità; per tutti ci sono le grazie necessarie e sufficienti; nessuno è escluso! Come ha sottolineato il Concilio Vaticano II: "Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità... Nei vari generi di vita e nei vari uffici un'unica santità è coltivata da quanti sono mossi dallo Spirito di Dio e, obbedienti alla voce del Padre, seguono Cristo povero, umile, e carico della croce, per meritare di essere partecipi della sua gloria" (LG 42e).
Don Orione, suor Maria Anna e Bartolo Longo, nel richiamarci questa dottrina fondamentale, ci danno una lezione di suprema importanza: la necessità della propria santificazione, perseguita con serietà, sincerità, umiltà e costanza: "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia!" (Mt 6,33) ammoniva Gesù.
La tentazione più subdola, e sempre ricorrente, è quella di voler cambiare la società mutando solamente le strutture esterne; di voler rendere felice l'uomo sulla terra, soddisfacendo unicamente ai suoi bisogni e ai suoi desideri. I nuovi beati che oggi preghiamo dicono a tutti, sacerdoti, religiosi e laici, che l'impegno primo e più importante è quello di cambiare se stessi, di santificare se stessi, nell'imitazione di Cristo, nella metodica e perseverante ascetica quotidiana: il resto verrà in conseguenza.
Eleviamo fidenti la nostra preghiera ai nuovi beati, che già hanno raggiunto la gioia eterna del cielo: don Luigi Orione, suor Maria Anna Sala, Bartolo Longo intercedete per la Chiesa, che avete tanto amato! Aiutateci, illuminateci, accompagnateci nel nostro cammino, sempre avanti, con Maria! Estendete il vostro sguardo e il vostro amore all'umanità intera, bisognosa di certezza e di salvezza! E attendeteci nella gloria del cielo, che già possedete! Amen! Amen! Alleluia!
Data: 1980-10-26 Data estesa: Domenica 26 Ottobre 1980.
GPII 1980 Insegnamenti - A conclusione della V assemblea generale del Sinodo dei Vescovi - Cappella Sistina - Città del Vaticano (Roma)