GPII 1981 Insegnamenti - Ad un anno dal Sinodo Particolare - Città del Vaticano (Roma)


Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Descrizione paolina del corpo e dottrina sulla purezza



1. Nelle nostre considerazioni di Mercoledì scorso sulla purezza secondo l'insegnamento di san Paolo, abbiamo richiamato l'attenzione sul testo della prima Lettera ai Corinzi. L'Apostolo vi presenta la Chiesa come Corpo di Cristo, e ciò gli offre l'opportunità di fare il seguente ragionamento circa il corpo umano: "... Dio ha disposto le membra in modo distinto nel corpo, come egli ha voluto...

Anzi quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie; e quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggior rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre".


2. La "descrizione" paolina del corpo umano corrisponde alla realtà che lo costituisce: è quindi una descrizione "realistica". Nel realismo di tale descrizione viene intrecciato, al tempo stesso, un sottilissimo filo di valutazione che le conferisce un valore profondamente evangelico, cristiano. Certo è possibile "descrivere" il corpo umano, esprimere la sua verità con l'oggettività propria delle scienze naturali; ma siffatta descrizione - con tutta la sua precisione - non può essere adeguata (cioè commensurabile con il suo oggetto), dato che non si tratta soltanto del corpo (inteso come organismo, nel senso "somatico"), bensì dell'uomo, che esprime se stesso per mezzo di quel corpo e in tal senso è, direi, quel corpo. così dunque quello di valutazione, considerato che si tratta dell'uomo come persona, è indispensabile nel descrivere il corpo umano.

Inoltre va detto quanto giusta sia tale valutazione. Questo è uno dei compiti e dei temi perenni di tutta la cultura: della letteratura, scultura, pittura ed anche della danza, delle opere teatrali e infine della cultura della vita quotidiana, privata o sociale. Argomento che varrebbe la pena di trattare separatamente.


3. La descrizione paolina della prima Lettera ai Corinzi 12, 18-25 non ha certamente un significato "scientifico": non presenta uno studio biologico sull'organismo umano oppure sulla "somatica" umana; da questo punto di vista è una semplice descrizione "prescientifica", peraltro concisa, fatta appena di poche frasi. Essa ha tutte le caratteristiche del realismo comune ed è, senza dubbio, sufficientemente "realistica". Tuttavia, ciò che determina il suo carattere specifico, ciò che in modo particolare giustifica la sua presenza nella Sacra Scrittura, è appunto quella valutazione intrecciata nella descrizione ed espressa nella sua stessa trama "narrativo-realistica". Si può dire con certezza che tale descrizione non sarebbe possibile senza tutta la verità della creazione e anche senza tutta la verità della "redenzione del corpo", che Paolo professa e proclama.

Si può anche affermare che la descrizione paolina del corpo corrisponde proprio all'atteggiamento spirituale di "rispetto" verso il corpo umano, dovuto a motivo della "santità" che scaturisce dai misteri della creazione e della redenzione. La descrizione paolina è ugualmente lontana sia dal disprezzo manicheo del corpo, sia dalle varie manifestazioni di un naturalistico "culto del corpo".


4. L'Autore della prima Lettera ai Corinzi 12, 18-25 ha davanti agli occhi il corpo umano in tutta la sua verità; dunque, il corpo permeato anzitutto (se così ci si può esprimere) da tutta la realtà della persona e dalla sua dignità. Esso è, al tempo stesso, il corpo dell'uomo "storico", maschio e femmina, cioè di quell'uomo che, dopo il peccato, fu concepito, per così dire, entro e dalla realtà dell'uomo che aveva fatto l'esperienza della innocenza originaria. Nelle espressioni di Paolo circa le "membra indecorose" del corpo umano, come anche circa quelle che "sembrano più deboli" oppure quelle "che riteniamo meno onorevoli", ci pare di ritrovare la testimonianza della stessa vergogna che i primi esseri umani, maschio e femmina, avevano sperimentato dopo il peccato originale. Questa vergogna si è impressa in loro e in tutte le generazioni dell'uomo "storico" come frutto della triplice concupiscenza (con particolare riferimento alla concupiscenza della carne). E contemporaneamente in questa vergogna - come fu già posto in rilievo nelle precedenti analisi - si è impressa una certa "eco" della stessa innocenza originaria dell'uomo: quasi un "negativo" dell'immagine, il cui "positivo" era stata appunto l'innocenza originaria.


5. La "descrizione" paolina del corpo umano sembra confermare perfettamente le nostre anteriori analisi. Vi sono, nel corpo umano, le "membra indecorose" non a motivo della loro natura "somatica" (giacché una descrizione scientifica e fisiologica tratta tutte le membra e gli organi del corpo umano in modo "neutrale", con la stessa oggettività), ma soltanto ed esclusivamente perché nell'uomo stesso esiste quella vergogna che percepisce alcune membra del corpo come "indecorose" e induce a considerarle tali. La stessa vergogna sembra, in pari tempo, essere alla base di ciò che scrive l'Apostolo nella prima Lettera ai Corinzi: "Quelle parti del corpo che riteniamo meno onorevoli, le circondiamo di maggior rispetto e quelle indecorose sono trattate con maggior decenza". così, dunque, si può dire che dalla vergogna nasce appunto il "rispetto" per il proprio corpo: rispetto, il cui mantenimento Paolo sollecita nella prima Lettera ai Tessalonicesi. Appunto tale mantenimento del corpo "con santità e rispetto" va ritenuto come essenziale per la virtù della purezza.


6. Ritornando ancora alla "descrizione" paolina del corpo nella prima Lettera ai Corinzi 12, 18-25, vogliamo richiamare l'attenzione sul fatto che, secondo l'Autore della Lettera, quel particolare sforzo che tende a rispettare il corpo umano e specialmente le sue membra più "deboli" o "indecorose", corrisponde al disegno originario del Creatore ovvero a quella visione, di cui parla il Libro della Genesi: "Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona". Paolo scrive: "Dio ha composto il corpo, conferendo maggior onore a ciò che ne mancava, perché non vi fosse disunione nel corpo, ma anzi le varie membra avessero cura le une delle altre". La "disunione nel corpo", il cui risultato è che alcune membra sono ritenute "più deboli", "meno onorevoli", quindi "indecorose", è una ulteriore espressione della visione dello stato interiore dell'uomo dopo il peccato originale, cioè dell'uomo "storico". L'uomo dell'innocenza originaria, maschio e femmina, di cui leggiamo in Genesi 2, 25 che "erano nudi ... ma non ne provavano vergogna", non provava nemmeno quella "disunione nel corpo". All'oggettiva armonia, di cui il Creatore ha dotato il corpo e che Paolo precisa come reciproca cura delle varie membra, corrispondeva un'analoga armonia nell'intimo dell'uomo: l'armonia del "cuore". Quest'armonia, ossia precisamente la "purezza di cuore", consentiva all'uomo e alla donna nello stato dell'innocenza originaria di sperimentare semplicemente (e in un modo che originariamente li rendeva felici entrambi) la forza unitiva dei loro corpi, che era, per così dire, l'"insospettabile" substrato della loro unione personale o communio personarum.


7. Come si vede, l'Apostolo nella prima Lettera ai Corinzi collega la sua descrizione del corpo umano allo stato dell'uomo "storico". Alla soglia della storia di quest'uomo sta l'esperienza della vergogna connessa con la "disunione nel corpo", col senso di pudore per quel corpo (e in specie per quelle sue membra che somaticamente determinano la mascolinità e la femminilità). Tuttavia, nella stessa "descrizione", Paolo indica anche la via che (appunto sulla base del senso di vergogna) conduce alla trasformazione di tale stato fino alla graduale vittoria su quella "disunione nel corpo", vittoria che può e deve attuarsi nel cuore dell'uomo. Questa è appunto la via della purezza, ossia del "mantenere il proprio corpo con santità e rispetto". Al "rispetto", di cui tratta la prima Lettera ai Tessalonicesi, Paolo si riallaccia nella prima Lettera ai Corinzi usando alcune locuzioni equivalenti, quando parla del "rispetto" ossia della stima verso le membra "meno onorevoli", "più deboli" del corpo, e quando raccomanda maggior "decenza" nei riguardi di ciò che nell'uomo è ritenuto "indecoroso". Queste locuzioni caratterizzano più da vicino quel "rispetto" soprattutto nell'ambito dei rapporti e comportamenti umani nei confronti del corpo; il che è importante sia riguardo al "proprio" corpo, sia evidentemente anche nei rapporti reciproci (specialmente tra l'uomo e la donna, sebbene non limitatamente ad essi).

Non abbiamo alcun dubbio che la "descrizione" del corpo umano nella prima Lettera ai Corinzi abbia un significato fondamentale per l'insieme della dottrina paolina sulla purezza.

Data: 1981-02-04
Mercoledì 4 Febbraio 1981


Udienza ai convegnisti di "Missioni al popolo per gli anni 80" - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Bisogna conoscere l'uomo d'oggi per illuminare completamente le menti

Carissimi fratelli!

1. Non potevate certo donarmi una gioia più grande di questo vostro Primo Convegno Nazionale sulle "Missioni al popolo per gli anni 80!". E' una vera consolazione quella che voi oggi mi recate e per tale motivo ben volentieri vi accolgo in questa particolare Udienza, vi saluto con affetto, e vi manifesto il mio compiacimento e apprezzamento per la vostra magnifica iniziativa: in effetti, il Convegno è stato voluto, molto opportunamente, per ricordare il quinto Anniversario della Lettera Apostolica "Evangelii Nuntiandi" di Paolo VI, di venerata memoria, documento di eccezionale importanza, sintesi dottrinale e disciplinare di straordinario valore illuminante e direttivo nel campo delicato ed essenziale della Evangelizzazione, messaggio fondamentale a cui bisognerà sempre richiamarsi.

Saluto gli Organizzatori e le varie Comunità tradizionalmente impegnate in questo tipico apostolato della predicazione al popolo: Padri Lazzaristi, Passionisti, Redentoristi, Francescani delle tre famiglie, Missionari del Preziosissimo Sangue, Gesuiti, Domenicani, Oblati di Maria Immacolata, Oblati Missionari di Rho ed altri ancora, tra cui voglio ricordare i Sacerdoti secolari che si dedicano a tale opera nelle proprie Diocesi, come le Religiose e i Laici che vi sono di aiuto. Se nel cuore del Vicario di Cristo tutti gli uomini sono presenti con le loro ansie e i loro ideali, tanto più siete presenti voi, che avete l'alto e tremendo incarico di annunziare il Vangelo nella società moderna, di predicare la "parola di Dio" all'umanità, additando il vero scopo dell'esistenza, l'autentico significato del viaggio terreno, così difficile ed insidiato, eppure così estremamente importante.

Vi esprimo inoltre la riconoscenza mia e di tutta la Chiesa per l'impegno e la buona volontà nel mantenere e nell'aggiornare la pia ed efficace pratica delle Missioni Popolari. Memori di ciò che comando il Divino Maestro: "Andate e ammaestrate tutte le nazioni... insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato" (Mt 28,19-20), non possiamo fare altro che obbedire con coraggio e con letizia, annunziando a tutti gli uomini che Gesù Cristo "per opera di Dio è diventato per noi sapienza e giustizia, santificazione e redenzione" (1Co 1,30).

Scrivendo ai Romani San Paolo sottolinea: "La fede dipende dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo" (Rm 10,17). Bisogna dunque andare, parlare, predicare, insegnare, annunziare, affinché gli uomini possano credere ed invocare (cfr. Rm 10,14-15); ed è ancora San Paolo ad ammonire se stesso: "Guai a me se non predicassi il Vangelo!" (1Co 8,16) ed a scrivere al discepolo Timoteo: "Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina" (2Tm 4,1-2).

Il comnndo di Cristo ed il severo monito dell'Apostolo sono validi tuttora. Essi sono stati l'assillo che rese intrepidi e infaticabili i grandi Padri, i grandi Santi, ai quali bisogna costantemente richiamarci se vogliamo veramente illuminare e salvare i fratelli: Ignazio di Loyola, Filippo Neri, Vincenzo de' Paoli, Alfonso Maria de' Liguori, San Paolo della Croce, Luigi Grignion de Montfort, Gaspare del Bufalo, Francesco di Sales, Giovanni Battista Vianney, Massimiliano Kolbe: uomini geniali e concreti, che ritennero di massimo valore proprio le "Missioni popolari".

Perciò con più viva forza e convinzione ripeto oggi ciò che già scrissi nella Lettera Apostolica "Catechesi Tradendae": "Le Missioni tradizionali sono insostituibili per un rinnovamento periodico e vigoroso della vita cristiana" (Catechesi Tradendae, CTR 47), ed esorto voi tutti a riprenderle, a rivalutarle, a riproporle con metodi e criteri aggiornati e adatti nelle Diocesi e nelle Parrocchie, in accordo con le Chiese locali.


2. Oggi, per un efficace lavoro nel campo della predicazione, bisogna prima di tutto conoscere bene la realtà spirituale e psicologica dei cristiani che vivono nella società moderna. Bisogna ammettere realisticamente e con profonda e sofferta sensibilità che i cristiani oggi in gran parte si sentono smarriti, confusi, perplessi e perfino delusi, si sono sparse a piene mani idee contrastanti con la Verità rivelata e da sempre insegnata; si sono propalate vere e proprie eresie, in campo dogmatico e morale, creando dubbi, confusioni, ribellioni, si è manomessa anche la Liturgia; immersi nel "relativismo" intellettuale e morale e perciò nel permissivismo, i cristiani sono tentati dall'ateismo, dall'agnosticismo, dall'illuminismo vagamente moralistico, da un cristianesimo sociologico, senza dogmi definiti e senza morale oggettiva. Bisogna conoscere l'uomo d'oggi per poterlo capire, ascoltare, amare, così com'è, non per scusare il male, ma per scoprirne le radici ben convinti che c'è salvezza e misericordia per tutti, purché non siano rifiutate coscientemente e ostinatamente. Oggi sono particolarmente attuali le figure evangeliche del Buon Samaritano, del Padre del Figliol Prodigo, del Buon Pastore. Bisogna costantemente tastare il polso di questa nostra epoca, per poter conoscere l'uomo nostro contemporaneo.


3. Per una "Missione" autentica ed efficace, bisogna illuminare le menti in modo totale e sicuro.

Oggi non basta più affermare; bisogna prima saper ascoltare, per capire a che punto si trova l'altro nel suo cammino di ricerca o nel suo dramma di sconfitta e di fuga, bisogna spiegare e rendersi attenti all'altrui esigenza. Oggi bisogna aver pazienza, e ricominciare tutto da capo, dai "preamboli della fede" fino ai "novissimi", con esposizione chiara, documentata, soddisfacente. E' necessario formare le intelligenze, con ferme ed illuminate convinzioni, perché solo così si possono formare le coscienze. Soprattutto oggi bisogna far sentire ed inculcare il "senso del Mistero", la necessità della umiltà della ragione di fronte all'Infinito e all'Assoluto, la logica della confidenza e della fiducia in Cristo e nella Chiesa da lui appositamente voluta e fondata per donare per sempre agli uomini la pace della verità e la gioia della grazia. E' questo un compito assai delicato e anche faticoso, che esige preparazione accurata e sensibilità psicologica; eppure è assolutamente necessario.


4. E' necessario incoraggiare paternamente con lo stesso amore di Cristo. La "Missione popolare" è efficace quando, corroborata dalla preghiera e dalla penitenza, spinge alla conversione, cioè al ritorno alla verità e all'amicizia di Dio coloro che avevano perso la fede e la grazia con il peccato, chiama ad una vita più perfetta i cristiani abitudinari, infervora le anime, convince a vivere le Beatitudini, suscita vocazioni sacerdotali e religiose. Per ottenere questi effetti ci vuole fermezza di dottrina, ma soprattutto bontà di cuore! Rivestitevi pertanto degli stessi sentimenti di Gesù ed annunziate a tutti ciò che scriveva l'Autore della lettcra agli Ebrei: "Accostiamoci con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia ed essere aiutati al momento opportuno" (He 4,16).


5. Carissimi! Ecco ciò che desideravo dirvi, esortandovi a perseverare in questo magnifico compito, così necessario e così attuale. Beati voi, che annunciate la Verità che salva, la speranza che consola, la certezza che dà gioia ora e per l'eternità! E vi affido con particolare premura a Maria Santissima, affinché vi assista sempre, vi illumini e vi conforti e renda particolarmente fecondo il vostro apostolato a favore degli uomini redenti dal Sangue del suo Figlio! A tanto vi accompagni la mia affettuosa, propiziatrice Benedizione!

Data: 1981-02-04
Mercoledì 4 Febbraio 1981


Ai rappresentanti in Italia della Stampa Estera - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Informare bene e liberamente è un esercizio di responsabilità

Illustri membri dell'Associazione della Stampa Estera in Italia!

1. Sono particolarmente lieto di accogliere, in voi, i rappresentanti qualificati della stampa estera in Roma. Vi ringrazio per questo incontro familiare ed esprimo, in particolare, il mio vivo apprezzamento al vostro Presidente per essere stato l'intermediario di questa udienza e per averla ora introdotta con le sue cortesi parole. Mi è propizia ancora questa occasione per esternare il mio compiacimento a tutti i membri dell'Associazione, la quale, sia per il carattere internazionale dei componenti, sia, ciò che più conta, per lo spirito di collaborazione che la distingue, costituisce un esempio di lavoro ben organizzato nella vostra attività di informatori e formatori della pubblica opinione.


2. A voi operatori della comunicazione sociale, provenienti da tanti Paesi e da differenti culture, desidero proporre queste parole della Sacra Scrittura: "Come acqua fresca per una gola riarsa, è una buona notizia da un paese lontano" (Pr 25,25). In queste parole ispirate la "buona informazione" ha per l'uomo in cammino la stessa importanza di una dissetante polla sorgiva in terra arida. Tale essendo il peso specifico del vostro apporto, è facile immaginare come la sua realizzazione sia complessa ed ardua, specialmente quando si tratta di far meglio comprendere ai lettori la vita, la vocazione, la testimonianza e l'opera della Chiesa di Roma e del suo Vescovo, successore di Pietro e Pastore della Chiesa universale. Comprendo le difficoltà che voi incontrate nel far conoscere ed illustrare nei vostri organi di informazione l'attività e la realtà della Chiesa, la quale è anzitutto mistero di fede (cfr. LG 1).


3. Appunto per aiutarvi in questo vostro sforzo, la prossima Giornata Mondiale per le Comunicazioni Sociali intende proclamare il valore insostituibile di una "libertà responsabile" nell'esercizio della vostra attività quanto mai delicata: il tema di tale giornata mondiale e appunto il seguente: "Le comunicazioni sociali a servizio della libertà responsabile dell'umanità". Infatti è soltanto nella libertà e mediante la libertà responsabile che voi potrete adempiere la vostra missione di osservatori e d'informatori, e svolgerla sotto la forma di "buona notizia ai paesi lontani". Il vostro leit-motiv sia dunque: "Informare meglio per essere più responsabili e più liberi". L'informazione è una via, attraverso la quale ogni persona assume liberamente una maggiore responsabilità nei confronti dei destini dell'umanità. Senza una "buona informazione", non c'è esercizio di responsabilità, poiché la libertà responsabile dell'umanità dipende da una esatta comprensione e da un nuovo coordinamento dell'informazione nel mondo intero. Il voto che sale da queste considerazioni e che le "buone notizie" possano circolare entro tutti i "paesi lontani" senza eccezione o limitazione di sorta, e senza interpretazioni unilaterali.


4. Non essendo possibile entrare qui nel vivo dell'argomento e trattarlo in maniera compiuta, mi limito a ricordare una espressione rivolta dal mio venerato predecessore Pio XII agli editori e scrittori: "Certainly a first postulate of such freedom is to have access to the truth" (Pio XII, "Discorsi e Radiomessaggi" VIII, 171). Libertà per la verità, libertà nell'unità e libertà nella carità: ecco i moventi più dinamici e più intensi di questa libertà. Ma come ho già detto in altre occasioni, desidero invitarvi a non considerare questa libertà come sinonimo di licenza, tale da rivendicare perfino "il diritto al male morale" (cfr. "AAS", (1980) 81-82); ma, al contrario, vi esorto a farvi gli avvocati, i difensori a livello internazionale di questa libertà, di cui necessitano gli uomini di oggi, e di cui anche la Chiesa ha tanto bisogno per essere se stessa. Come già vi disse Papa Paolo VI nel corso dell'udienza ora ricordata dal vostro Presidente, io vi ripeto con forza: "Siate attenti a difendere sempre e da per tutto i giusti diritti e la vera libertà delle persone, senza compiere discriminazioni parziali, come, purtroppo, accade a motivo dei regimi politici che sono in causa, o delle scelte personali che ci rendono sensibili unicamente nei confronti delle vittime, di cui condividiamo le idee o le convinzioni... Non rimanete muti quando la dignità e l'onore della persona umana sono minacciati dalla violenza, dallo sfruttamento economico, dal rilassamento dei costumi, del quale la nostra società permissiva dà troppo spesso triste spettacolo" (Paolo VI, "Insegnamenti de Paolo VI", XIV (1976)) 137).


5. Illustri Signori, siate sempre degni di questa missione, che tanto nobilmente qualifica il servizio da voi prestato. I vostri lettori hanno diritto di contare su di voi, sul vostro senso di responsabilità, sulla fedeltà piena a tutto ciò che fa onore alla vostra professione: obiettività, lealtà e sapiente ponderazione nella presentazione delle notizie, senza mai perdere di vista conseguenze possibili per i vostri destinatari e le esigenze del vero bene della società.

Da parte mia prego il Signore, perché vi aiuti a ben continuare, con coraggio e con senso di responsabilità, la vostra opera che desidero ora confortare con una speciale benedizione, in segno ed auspicio di benevolenza e di spirituale comprensione e appoggio.

Data: 1981-02-05
Giovedì 5 Febbraio 1981


Udienza - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Saluto ai marinai argentini

Signore Direttore, Cappellano Maggiore, ufficiali e allievi della scuola Matias de Irigoyen della Prefettura Navale Argentina: vi ringrazio profondamente per l'omaggio di adesione filiale che, come appena ha espresso il vostro Direttore, avete voluto rendere al successore di Pietro, mentre vi disponete ad iniziare una nuova tappa del servizio alla Patria, subito dopo aver terminato i vostri studi.

Mi rallegra in maniera particolare il fatto che questa visita abbia luogo dopo che è stato stabilito, con l'approvazione della Santa Sede, il servizio religioso, il quale dovrà curare e promuovere la vostra formazione morale.

Infatti, l'importante e delicata missione che assumete dovrà essere guidata da un profondo senso etico della vita, tanto individuale quanto professionale e sociale.

In questa maniera sarete capaci di comprendere e servire i valori fondamentali della persona e del suo primato sopra tutte le cose.

Vi incoraggio, perciò ad esercitare la vostra funzione di servizio con vera coscienza cristiana, in atteggiamento di costante rispetto per la verità e la libertà delle persone e di amore al vostro Paese, facendovi sempre propagatori e costruttori di concordia e di pace. Con l'Apostolo Paolo vi auguro: "Che il Signore della Pace vi dia egli stesso la pace, sempre e in ogni modo" (2Th 3,16).

A voi, ai vostri cappellani e compagni impartisco, come pegno della costante assistenza divina, la Benedizione Apostolica, che di cuore estendo a tutti i vostri cari.

(Traduzione dallo spagnolo)

Data: 1981-02-06
Venerdi 6 Febbraio 1981


Udienza ai soci del Circolo di Roma - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Aperta testimonianza cristiana nel dialogo con la cultura contemporanea

Cari e illustri Signori del Circolo di Roma! Con amabili parole il vostro Presidente, avvocato Vittorino Veronese, mi ha voluto presentare voi e il vostro circolo, nella sua struttura, nelle sue idee portanti, nelle sue finalità. Lo ringrazio di cuore e ringrazio tutti voi, per la vostra qualificata presenza, che mi dà occasione di incontrare oggi personalità della Cultura e della Diplomazia, unite insieme da ideali umani, spirituali, religiosi, che spingono gli animi alla ricerca della verità, del bene, della bellezza, della giustizia, della pace, della solidarietà.

1. La vostra associazione fin dal suo nascere ha voluto prendere il nome da "Roma", e questo non soltanto perché ha la sua sede sociale nell'Urbe, ma perché intendeva riconoscere che Roma, con la sua storia, con le sue ricchezze artistiche, ma ancor più con la sua eredità cristiana, ha rappresentato per secoli e rappresenta ancor oggi uno stimolo esaltante, un punto fermo di riferimento e di orientamento per l'uomo contemporaneo, il quale, giungendo in questa meravigliosa e straordinaria Città, si sente a casa propria, perché nessuno è straniero a Roma: non lo era, nell'antichità classica, chi vi giungeva da lontani confini ed ammirava i suoi monumenti e la sua saggia legislazione giuridica, fondamentalmente rispettosa delle varie diversità etniche; non lo è il turista odierno, che respira in un,l atmosfera di apertura, di universalità, che sono quasi la specii;ca cnratteristica dell'Urbe.

L'africano sant'Agostino, vescovo di Ippona, vibrava di entusiasmo per Roma, "caput gentium", e quando nel 410 i soldati di Alarico la invasero e la saccheggiarono, egli, meditando sul piano provvidenziale di Dio, affermava che la Roma pagana stava per scomparire per far sorgere la Roma cristiana; e pieno di ammirazione per le antiche virtù etiche dei Romani, che erano riusciti a creare il glorioso impero, invitava i cristiani a prendere esempio da loro: "...non solum ut talis merces talibus hominibus redderetur, Romanorum imperium ad humanam gloriam dilatatum est; verum etiam ut cives aeternae illius civitatis, quamdiu hic peregrinantur, diligenter et sobrie illa intueantur exempla, et videant quanta dilectio debeatur supernae patriae propter vitam aeternam, si tantum a suis civibus terrena dilecta est propter hominum gloriam" (Sant'Agostino, De Civitate Dei, V,16; PL 41,160).

Tale senso della "romanità" il vostro Circolo intende mantenerlo, svilupparlo mediante iniziative che mirano, in particolare, al riavvicinamento tra cristiani in spirito ecumenico.

Desidero dirvi il mio compiacimento per questa esplicita finalità "ecumenica" del Sodalizio, che ha sentito fin dai primissimi anni della sua fondazione l'esigenza di lavorare intensamente per il ristabilimento dell'unità dei cristiani, secondo gli orientamenti del Concilio Vaticano II, il quale ha affermato che le iniziative ecumeniche contribuiscono a promuovere l'equità e la verità, la concordia e la collaborazione, la carità fraterna e l'unione, ed ha auspicato che tutti i cristiani si riuniscano in quella unità dell'una ed unica Chiesa, che Cristo fin dall'inizio dono alla sua Chiesa (cfr. UR 4).


2. Il vostro Sodalizio è nato anche per favorire la reciproca conoscenza e la migliore cooperazione di intenti tra persone, che svolgono un'attività qualificata nella vita e nella cultura internazionale, ispirandola ad una aperta testimonianza cattolica.

I vari incontri, le conferenze, i dibattiti che avete promosso in questi anni, affrontando temi ed argomenti di viva attualità, hanno dato al Circolo una fisionomia di grande serietà, per il tentativo di apertura, di incontro e di approccio con la cultura e la realtà contemporanea. Auspico che la vostra Associazione realizzi pienamente l'orientamento dato in tale campo dal Concilio Vaticano II: "I fedeli... vivano in strettissima unione con gli uomini del loro tempo e si sforzino di penetrare perfettamente il loro modo di pensare e di sentire, di cui la cultura è espressione. Sappiano armonizzare la conoscenza delle nuove scienze, delle nuove dottrine e delle piu recenti scoperte con la morale e il pensiero cristiano, affinché la pratica della religione e l'onestà procedano in essi di pari passo con la conosccnza scientifica e il continuo progresso della tecnica, in modo che possano giudicare e interpretare tutte le cose con senso integralmente cristiano" (GS 62).

Tale senso, che fa giudicare e interpretare tutta la realta - quella scientifica, quella umana, quella storica, quella artistica, quella sociale, quella politica - non deve tuttavia rimanere a livello puramente teoretico, perché nel cristiano non ci può essere separazione tra teoria e prassi. La "aperta testimonianza cattolica", che deve ispirare il vostro dialogo con la cultura contemporanea, significa soprattutto la testimonianza concreta ed operosa della vostra vita, tale che spinga gli uomini a lodare il Padre celeste (cfr. Mt 5,16).

All'inizio del secondo sccolo, sant'Ignazio, vescovo di Antiochia e martire, scriveva agli Efesini: "Come l'albero si conosce dai suoi frutti, così co)oro che si professano discepoli di Cristo, si conosceranno dalle loro opere.

Ora non è questione di professare la fede con le parole, ma è necessaria la forza della fede per esser trovati fedeli fino alla fine". Queste parole mantengono una straordinaria attualità.

Auguro pertanto che il vostro circolo continui, con dinamismo sempre giovanile, il suo cammino nello spirito delle sue alte finalità, mentre su tutti voi, sui vostri familiari e sui vostri Cari invoco l'abbondanza delle grazie divine, in pegno delle quali vi imparto di cuore l'Apostolica Benedizione.

Data: 1981-02-07
Sabato 7 Febbraio 1981


Recita dell'Angelus - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La preghiera per la Chiesa in Corea



1. Mercoledì prossimo, 11 febbraio, la Chiesa celebra la memoria della Beata Maria Vergine di Lourdes. Tale ricorrenza liturgica, come già nel passato, raccoglierà anche quest'anno nella Basilica di san Pietro gli ammalati, unitamente ai loro pastori, che partecipano ai pellegrinaggi a quel grande Santuario della Madre di Dio, diventato in Francia straordinario punto di riferimento e di incontro per tutti i popoli.

Nell'anno in corso la memoria della Beata Vergine di Lourdes indirizza i nostri pensieri e i nostri affetti verso il Congresso Eucaristico Internazionale, che avrà luogo, come è noto, appunto a Lourdes dal 16 al 23 luglio prossimo. Il solenne avvenimento, che intende ricordare anche il centenario del primo Congresso Eucaristico Internazionale, svoltosi pur esso in Francia, a Lille, si prefigge di approfondire nella preghiera e nella riflessione, il tema: "Cristo, pane spezzato per un mondo nuovo". Fin da ora, e in particolare nella celebrazione del Mercoledì in san Pietro, vogliamo assicurare un ricordo speciale nella preghiera per quanti sono impegnati nei lavori di preparazione del Congresso Eucaristico, e per il suo felice esito.


2. Desidero, poi, ricordare che un anno fa, il 31 gennaio si è concluso il Sinodo speciale dei Vescovi Olandesi a Roma. Raccomando alla preghiera di tutti la realizzazione delle decisioni di quel Sinodo, le quali hanno grande importanza per la vita della Chiesa in Olanda e, di riflesso, dell'intera Chiesa universale. Mi rivolgo con questa esortazione sia a voi tutti, qui presenti, sia ai fratelli e sorelle della nobile terra olandese.

Esorto poi tutti gli ammalati e i sofferenti a voler completare l'offerta della preghiera col sacrificio delle loro sofferenze, unendolo al sacrificio di Cristo stesso, Eterno Pastore di tutte le Chiese e di tutte le anime.


3. Vorrei, adesso, invitarvi a rivolgere con me un pensiero di affettuosa attenzione alle Chiese della Corea, i cui Vescovi sono venuti a Roma per la "visita ad limina" qualche tempo fa.

Con intima gioia, ho avuto modo di sentire dalla loro viva voce il generoso e rinnovato impegno di evangelizzazione e di promozione umana che è in atto nelle loro 14 diocesi. E' una giovane e promettente Chiesa missionaria che si gloria di un cospicuo gruppo di santi martiri della fede e che conta circa 2 milioni di fedeli, un numero notevole di conversioni, una crescente partecipazione alla liturgia ed una viva testimonianza del messaggio di Cristo da parte del laicato. Numerose sono pure le vocazioni sacerdotali e religiose.

Quei Vescovi mi hanno esposto anche le ansie pastorali con le quali la Chiesa segue e partecipa attivamente ai problemi della vita nazionale. I cattolici sono generosamente impegnati nel dare il loro leale e costruttivo contributo per l'edificazione di una società più giusta e progredita, in armonia con i valori etici, con le nobili tradizioni della loro terra, nel rispetto dei diritti della persona umana.

Nello stesso tempo, come non ricordare i carissimi fratelli e sorelle del nord, così vicini al mio cuore, ai quali vorrei che giungesse l'assicurazione della mia assidua e partecipe preghiera, del mio costante ricordo? Vi invito ad unirvi alla mia invocazione perché, per l'intercessione della Vergine santa, il Signore renda sempre più feconde di bene le speranze e le attese di tutto il popolo coreano.

Data: 1981-02-08
Domenica 8 Febbraio 1981



GPII 1981 Insegnamenti - Ad un anno dal Sinodo Particolare - Città del Vaticano (Roma)