GPII 1981 Insegnamenti - Arrivo all'aeroporto internazionale di Manila


2. Vengo a voi nel nome di Gesù Cristo, di cui sono servo. E vengo per una visita religiosa e pastorale, per proclamare il suo Vangelo, per proclamare la salvezza nel suo nome. Come successore dell'Apostolo Pietro, desidero confermare i miei fratelli e le mie sorelle della Chiesa cattolica nella loro fede in Nostro Signore Gesù Cristo, nostra giustizia e nostra pace, nostro più grande tesoro e unica sorgente della nostra speranza.


3. Proprio durante la prima settimana del mio pontificato, il Cardinale Sin mi parlo della possibilità di venire nelle Filippine, in occasione del quarto centenario della Chiesa in Manila. Allora egli mi domando di beatificare Lorenzo Ruiz, qui, nella sua città, che è la vostra capitale. Non essendo stato possibile soddisfare tale richiesta ne)l'Anno Giubilare 1979, desidero oggi, con la prima beatificazione di un figlio nativo di questa terra, portare a compimento, come si deve, questa celebrazione centenaria.

Questa è la prima e principale ragione della mia venuta. La beatificazione, che onorerà solennemente anche altri quindici martiri cristiani, è senza dubbio un avvenimento storico per questo Paese e una grande benedizione per la Chiesa nel mondo. La vita eroica di qucsto laico filippino e la testimonianza di fede dei suoi compagni ci ricordano che tutti noi siamo chiamati alla santità della vita e che, come scrisse san Paolo, la potenza di Dio "operando in noi, ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare" (Ep 3,20).


4. E così io sono venuto per condividere con il popolo filippino quest'occasione di grande gioia e di cristiana fierezza. Dalla storia della Chiesa nella mia patria, so quanto sia stata importante la prima canonizzazione di un suo figlio nativo, santo Stanislao, per tutto il popolo della Polonia di allora. Essa avvenne in Assisi nel 1253. Voi sapete che nei tempi moderni ogni cerimonia di questo genere viene abitualmente celebrata in Roma, presso la Sede di Pietro, centro della Chiesa universale. Eccezionalmente un rito di beatificazione verrà ora, per la prima volta, celebrato fuori di Roma. La celebrazione avverrà diversamente dal solito, ma veramente nel cuore della Chiesa, nella Chiesa locale dove il beato Lorenzo Ruiz crebbe nella fede.

Questo straordinario avvenimento mostrerà a chiare note come le due dimensioni dell'unica Chiesa - quella universale e quella locale - sono complementari e s'includono a vicenda. E' conveniente che un avvenimento del genere si verifichi nelle Filippine, nazione conosciuta per il dinamismo della sua fede cristiana e al tempo stesso per la sua forte tradizione di indiscussa fedeltà al Vescovo di Roma.


5. In relazione con tale cerimonia sono anche lieto di compiere una visita pastorale attraverso le Filippine. Il suo ampio programma mi offre la possibilità di incontrare gente di diverse regioni. Quanto avrei desiderato di andare dappertutto, di incontrare tutte le fiorenti parrocchic cattoliche, di stare con gli abitanti dei villaggi sparsi su tutto il territorio! Ma il tempo è limitato.

Tutta la popolazione delle Filippine sarà presente nel mio cuore e nella mia preghiera quando visitero le diverse comunità incluse nel programma.

In proposito, sono profondamente grato a Lei, Signor Presidente, ed alle autorità nazionali e locali, per aver reso possibile tutto questo e per avermi offerto l'ospitalità delle Filippine.


6. Desidero anche, attraverso questo viaggio apostolico, mostrare il mio rispetto e la mia stima per tutta l'Asia, per tutti i paesi che sono vostri vicini in questa parte del mondo. Ai membri delle altre Chiese cristiane, che ho la gioia di chiamare anch'essi fratelli e sorelle in Cristo, porgo il mio saluto cordiale e fraterno. A quanti appartengono a religioni non cristiane estendo un saluto sincero come amico e fratello nell'unica famiglia del genere umano.


7. Poiché Dio mi accorda questo privilegio di visitare il vostro Paese composto di migliaia di isole, mi sento spinto a ripetere, a lode del nostro Creatore, le parole del Salmista: "Il Signore regna, esulti la terra, gioiscano le isole tutte" (Ps 97,1). Possano, perciò, le molte isole delle Filippine godere ed esultare nell'amorosa misericordia del nostro Dio! Dio vi benedica! Dio benedica le Filippine! Mabuhay ang Pilipinas: Lunga vita alle Filippine!

Data: 1981-02-17
Martedi 17 Febbraio 1981


Incontro con le religiose nel Santuario Nazionale di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Baclaran

Titolo: Essere testimoni, perseverare nella preghiera, aderire docilmente al magistero della Chiesa

Sorelle carissime, Benedico la Provvidenza di Dio che mi ha portato di nuovo a Manila, di nuovo a questo Santuario di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, dove una volta celebrai la messa. Benedico la Provvidenza di Dio che ha portato me a voi, e voi a me. Sono sempre felice di incontrarmi con le religiose nei miei viaggi apostolici, ma oggi c'è una gioia speciale perché so che il vostro Paese è uno di quelli dove fioriscono le vocazioni alla vita consacrata, e che questa generosa risposta alla grazia è già in se stessa un dono di Dio per voi.

1. E mentre ringrazio il Signore per le molte persone che ha chiamato alla vita religiosa, desidero esprimere a voi la mia stima e il mio affetto in Cristo Gesù, e desidero darvi il mio incoraggiamento. In primo luogo, vorrei aiutarvi a conservare e ad accrescere nei vostri cuori il rispetto e l'amore per la vostra sublime vocazione. Prego perché ogni giorno voi rispondiate ad essa con sempre maggiore generosità, in maniera da crescere costantemente nell'amore di Cristo vostro ideale e vostro Maestro: infatti la vostra consacrazione religiosa è essenzialmente un atto di amore per Gesù Cristo.


2. Quanto più intensamente vivrete questo amore e quanto più strettamente vi unirete a Gesù, tanto più grande sarà la testimonianza che porterete al Vangelo.

E' stato spesso notato che esiste una stretta connessione fra il fervore della vita religiosa e la condizione della Chiesa in un determinato Paese: una fervente vita religiosa significa una Chiesa viva e apostolica; dove questo fervore si raffredda, si riduce la vitalità della Chiesa locale. Qualora, malauguratamente, la tiepidezza e la mediocrità avessero il sopravvento, si rifletterebbero subito sul popolo cristiano. D'altra parte, quando la Chiesa, nella sua storia, è stata agitata da crisi, è stata sempre la vita religiosa che ha dato il segnale della ripresa e di una rinnovata fedeltà al Vangelo.

La vostra personale responsabilità a questo riguardo è accresciuta dalla speciale situazione delle Filippine. La vostra è una terra profondamente segnata dal cattolicesimo in un'immensa parte del mondo che ha bisogno della testimonianza di una Chiesa fervente e vitale, in maniera che il Vangelo possa essere conosciuto e abbracciato da un più vasto numero di persone.


3. Voi avete compreso tutto ciò perfettamente, e tutta la vostra attività dimostra che la vostra generosa consacrazione all'amore di Dio vi rende particolarmente capaci di amare tutti i vostri fratelli e sorelle, e pronte a dare voi stesse per loro senza alcun sentimento di egoismo e senza riserva. So quanto strenuamente lavorate per i fanciulli, per gli ammalati e gli anziani, per le famiglie, per i poveri e per i numerosi rifugiati arrivati in questo Paese. So che la vostra dedizione giunge anche nelle terre di missione; so che prendete parte al lavoro della catechesi, e vi assicuro che tale attività è profondamente apprezzata dai Vescovi. Voi siete veramente testimoni dell'amore di Cristo, e i vostri Pastori sono grati per la vostra amabile presenza e attività fra quelli che il Salvatore ama con un amore particolare. Nel nome di Gesù e nel nome della Chiesa vi ringrazio tutte. Nello stesso tempo vi voglio assicurare che la trasformazione del mondo e l'edificazione del Regno di Cristo, che è Regno di giustizia e di pace, possono avvenire soltanto con la grazia e la forza dell'amore di Dio in noi. Solo l'amore può trasformare i cuori, e senza amore non vi può essere una riforma adeguata di strutture nella società. L'unica violenza che porta alla costruzione del Regno di Cristo è il sacrificio e il servizio che nascono dall'amore.


4. Esprimo la mia gratitudine anche a quelle fra voi che vivono una vita claustrale e contemplativa, così aperta alla presenza del Dio vivente, in mezzo a un mondo tanto spesso confuso e ansioso nella ricerca della luce. Siete veramente necessarie. Attraverso la vostra vita quotidiana di preghiera e di sacrificio, unite nell'oblazione di Cristo, aiutate efficacemente l'apostolato attivo delle vostre consorelle. In più, siete di grande aiuto a tutta la Chiesa e al suo Capo visibile nella missione di proclamare Cristo, e vi confermo che faccio gran conto della vostra collaborazione e delle preghiere che rivolgete al Signore.


5. La missione delle religiose è quindi molto importante. E per aiutarvi a corrispondervi in maniera sempre più perfetta, vorrei indicarvi tre punti di importanza fondamentale.

Primo, è vostro compito rendere testimonianza. In ragione del vostro battesimo, dovete essere segno e strumento di unione con Dio e di salvezza per il mondo. E' la vita nello Spirito che deve essere vissuta come prima cosa, attraverso l'ascolto della parola, la preghiera interiore, il fedele adempimento del compito assegnatovi. il dono di voi stesse nel servizio, e la umiltà del pentimento (cfr. "Mutuae Relationes", 4 b). Attraverso la vostra consacrazione religiosa, siete, per il mondo, testimonianza visibile del profondo mistero di Cristo, perché lo rappresentate "o mentre Egli è in contemplazione sul monte, o annunzia il Regno di Dio alle turbe, o risana i malati e i feriti e converte a miglior vita i peccatori, o benedice i fanciulli e fa del bene a tutti, e sempre obbedisce alla volontà del Padre che lo ha mandato" (LG 46).

Attraverso la vostra particolare vocazione, vissuta in un ordine o in una congregazione approvati dalla Chiesa, voi siete un segno particolare di santificazione e di lavoro apostolico, che vi conferisce un ruolo specifico nella Chiesa, un ruolo con un proprio carattere distintivo. Restate sempre fedeli a questa vocazione, nonostante le tentazioni. Trovate la vostra gioia nel preservare la vostra identità interiore e nell'essere riconosciute da tutti per quello che siete.

Il secondo punto che desidero menzionare è la preghiera. E' vitale che tutti riconoscano la necessità della preghiera e che effettivamente preghino, ma i religiosi, in quanto persone chiamate ad essere esperti nella preghiera, devono cercare Dio e amarlo sopra ogni cosa; in ogni circostanza devono sforzarsi di vivere una vita nascosta con Cristo in Dio, una vita da cui l'amore del prossimo sgorga e diventa un bisogno pressante. Voi dovete perciò, per Cristo, con Cristo e in Cristo, intensificare la vostra familiarità personale e comunitaria con la sorgente principale dell'attività apostolica e caritativa; così parteciperete intimamente alla missione che ha la sua origine dal Padre. Come ho detto nel mio messaggio alla Riunione Plenaria della Sacra Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari, "il vostro primo dovere è di essere con Cristo. Un pericolo costante per quanti sono impegnati nel lavoro apostolico è di essere talmente assorbiti nel lavoro per il Signore da dimenticare il Signore del lavoro". Per questo, quando fate il bilancio dei vostri compiti apostolici, assicuratevi sempre di dedicare alcuni momenti di ogni giorno alla preghiera personale e comunitaria.

Questi tempi di preghiera devono essere rispettati accuratamente e opportunamente prolungati: non esitate infine di aggiungervi come supplemento altri periodi di più intenso raccoglimento a questo scopo. Dovete sempre assicurare che la Eucarestia sia il centro naturale delle vostre comunità, e lo farete con la vostra fervente partecipazione quotidiana alla messa e con la preghiera comunitaria in oratorio dove la presenza eucaristica di Cristo esprime e realizza ciò che deve essere la missione principale di ogni famiglia religiosa (cfr. Paolo VI "Evangelica Testificatio", 48).

Il terzo punto che desidero ricordarvi è l'amorosa docilità al Magistero della Chiesa, che è una conseguenza naturale della vostra particolare collocazione ecclesiale. Come sapete, la vita religiosa non ha significato se non nella Chiesa e nella fedeltà alle sue direttive. "Grave errore sarebbe rendere indipendenti - e assai più grave quello di opporle tra loro - la vita religiosa e le strutture ecclesiali, quasi potessero sussistere come due realtà distinte, l'una carismatica, l'altra istituzionale. Ambedue gli elementi, cioè i doni spirituali e le strutture ecclesiali, formano un'unica, anche se complessa realtà" ("Mutuae Relationes", 34). Vi esorto quindi ad essere sempre pronte ad accogliere l'insegnamento della Chiesa e a collaborare, nella fedeltà al vostro carisma, all'attività pastorale delle vostre diocesi locali, sotto la direzione dei vostri Vescovi uniti con Pietro e in unione con Cristo. La vostra adesione alla Parola di Dio come è proclamata dalla Chiesa sarà la misura della vostra efficacia nel comunicare la verità e la libertà di Cristo. Lo stesso Spirito Santo che ci rende attenti ai "segni dei tempi" ha dotato la Chiesa di Cristo del carisma apostolico e pastorale del Magistero, in maniera che può effettivamente trasmettere la vivificante e liberatoria parola di verità di Cristo. Ricordiamoci sempre delle parole di Gesù: "Conoscerete la verità e la verità vi fara liberi" (Jn 8,32).


6. E' molto bello che questo incontro avvenga oggi in questo santuario dedicato a Maria, Madre del Perpetuo Soccorso, un titolo che ci ricorda quanto continuo bisogno abbiamo della sua protezione. Come insegna il Concilio, la Madre di Dio è il modello del cristiano nella fede, nell'amore e nella perfetta unione con Cristo (cfr. LG 63); in maniera particolare essa è la Madre e il modello di quanti vivono la vita consacrata.

Voi dimostrate la vostra devozione a Maria celebrando le sue feste, recitando preghiere quotidiane in suo onore e specialmente il Rosario, e imitando la sua vita. Possa questa devozione rafforzarsi di giorno in giorno. La vostra vita consacrata deve rispecchiare la vita di Maria: il "si" che essa pronuncio nell'Annunciazione non fu altro che una conferma del suo atteggiamento precedente, e il punto di partenza per un viaggio in compagnia del Signore che duro tutta la vita. In questo modo, Maria ricorda alle religiose la necessità di rispondere sempre più generosamente ai piani del Signore per loro. Ognuno dara questa risposta prima di tutto aprendosi all'azione dello Spirito Santo, con la sua continua conversione a Cristo, con la sua castità, povertà e obbedienza, in una parola con la scoperta incessante della sua vocazione e missione nella Chiesa. Ciò costituisce quella "formazione permanente" che per un certo numero di anni è stata proposta come tanto necessaria.


7. L'amore consacrato della vostra vita religiosa è vissuto nel contesto di un Istituto ecclesiasticamente approvato; per questa ragione esso è un elemento comunitario. Riguarda tutte le religiose, qualunque sia il posto che occupano nelle loro comunità. Ogni Istituto ha la responsabilità della formazione dei suoi membri secondo il proprio particolare carisma e nella fedeltà al Magistero della Chiesa. Sotto questo aspetto, l'unione fra le suore, la disponibilità agli altri, l'interessamento per i problemi del mondo e tutta l'organizzazione della vita quotidiana sosterranno e daranno impulso agli sforzi di quanti vi sono coinvolti.


8. Vorrei rivolgervi un serio invito a intensificare la vostra collaborazione apostolica nel servizio alle famiglie cristiane, in armonia con le conclusioni del recente Sinodo dei Vescovi. I legami fra le famiglie e la vita religiosa sono insieme profondi e vitali; la famiglia cristiana è la sorgente normale delle vocazioni alla vita religiosa, la quale aiuterà le famiglie a diventare sempre più cristiane e a testimoniare sempre più chiaramente l'amore di Cristo attraverso l'assistenza nella educazione cristiana dei loro figli, nella cura degli ammalati e nell'aiuto a risolvere i problemi della loro vita.


9. Attraverso il vostro contatto con le famiglie e mediante l'esempio di santità che date in tutte le forme del vostro apostolato, potete essere strumenti della grazia di Dio per le vocazioni religiose. In realtà, vi è stato assegnato questo compito da svolgere: mediante la preghiera e la gioia della vostra vita consacrata al Signore, siete chiamate a fare della vocazione religiosa nella Chiesa qualcosa di attraente per le ragazze e per le giovani donne di oggi.

Esse devono essere capaci di percepire chiaramente - convinte della vostra testimonianza - che la vostra vita è permeata di un amore personale per il vostro sposo Gesù Cristo, un amore che abbraccia Lui in tutta l'umanità. Nella mia prima enciclica ho ricordato che "noi non possiamo vivere senza amore. Restiamo incomprensibili a noi stessi, se non facciamo l'esperienza dell'amore, se non lo facciamo nostro" (cfr. Giovanni Paolo II RH 10). E quando testimoniamo l'amore pieno di gioia e di sacrificio il nostro modo di vivere diventa credibile, e la chiamata di Cristo, umanamente parlando, diventa attraente e degna di essere seguita. Essere capaci di dimostrare ai giovani che l'amore consacrato per Gesù può in se stesso soddisfare le più profonde aspirazioni della persona umana è una grande missione di fede, e questa, care sorelle, è proprio la vostra missione.

Infine, vi ringrazio ancora una volta per il vostro aiuto che ha reso possibile il mio pellegrinaggio mediante le vostre preghiere e i vostri sacrifici.

Affido tutte le vostre intenzioni alla Madonna del Perpetuo Soccorso, e le domando di assistervi perché viviate la vostra vocazione sempre più generosamente, affinché venga il Regno del suo diletto Figlio, nostro Signore Gesù Cristo.

Perché, con le parole di san Pietro: "Voi lo amate pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in Lui, ed esultate di gioia indicibile e gloriosa" (1Pe 1,8).

Care sorelle: Sia lodato Gesù Cristo!

Data: 1981-02-17
Martedi 17 Febbraio 1981


Preghiera alla Vergine del Perpetuo Soccorso a Baclaran

Titolo: Offro a te, Madre del Redentore, tutti i popoli dell'Asia

Oggi mi è concesso tornare qui per la seconda volta nella mia vita. La prima volta mi fermai qui andando al Congresso Eucaristico in Australia; celebrando la Messa nella tarda serata fui testimone della devozione veramente filiale e dell'immensa fiducia di cui voi, o Madre del Perpetuo Soccorso, godete fra i fedeli tra il popolo che vive in questa grande capitale delle Filippine.

Oggi, vengo come Successore di San Pietro nella Sede di Roma, poiché, per gli imperscrutabili disegni della Divina Provvidenza, è piaciuto a Cristo di chiamarmi al ministero universale nella Chiesa. Vengo, sulle orme del mio predecessore Paolo VI, come pellegrino alle Chiese e ai popoli dell'Estremo Oriente. Vengo per innalzare agli onori degli altari, lontano da Roma e insieme in stretta unione con essa, i Martiri che offrirono la loro vita per Cristo a Nagasaki negli anni 1633, )634 e 1637. Fra loro era il filippino Lorenzo Ruiz, il primo figlio della Chiesa di questa terra che assurge alla gloria della beatificazione.

A te, o Regina dei Martiri e Madre della Chiesa, desidero affidare in modo speciale il mio ministero papale e i suoi diversi significati. E' dal sangue dei martiri che proprio dall'inizio, la Chiesa del Figlio tuo è nata ed è cresciuta vigorosa, la Chiesa di Gesù Cristo, col cui Sacrificio sulla Croce Tu, Madre, hai cooperato col sacrificio materno del tuo cuore (cfr. LG 58).

Numerosi infatti sono gli esempi che noi troviamo di tale testimonianza portata dai santi e beati Martiri in diverse parti del grande Continente asiatico.

Le basi della fede sigillata col sangue sembrano ormai profondamente radicate nella sua storia. Ma non siamo noi, esseri umani, che possiamo misurare e dire se queste sono basi sufficienti per costruire il servizio del Vangelo e della Chiesa in queste vaste terre e nelle innumerevoli isole circostanti. Lasciamo questo giudizio alla misericordia di Dio, al Cuore del nostro Redentore e Signore, e allo Spirito Santo che guida l'umanità e la Chiesa mediante la testimonianza del sangue verso il Regno dell'amore e della verità.

Tuttavia, questo immenso lavoro che ci sta dinanzi, Io, Giovanni Paolo II, con la piena consapevolezza della mia umana debolezza e indegnità, desidero, come faccio sempre, affidare a Te, Madre di Cristo e della Chiesa, che col tuo incessante materno amore vegli su di essa dappertutto, pronta a intervenire con ogni forma di soccorso in ogni cuore umano e in mezzo a tutti i popoli. E specialmente fra coloro che sono più duramente provati dalla sofferenza, dalla povertà e da ogni sorta di afflizioni.

Così, all'inizio della mia visita pastorale in Estremo Oriente raccomando a Te e affido a Te con assoluta fiducia, come alla Madre del nostro Redentore, tutte le Nazioni e i popoli dell'Asia e delle circostanti isole.

Raccomando e affido a Te la Chiesa, particolarmente in quei luoghi dove essa è in maggiori diffilcoltà, dove la sua missione non è esattamente compresa, e neppure il suo irrefrenabile desiderio di servire i singoli e i popoli. Io ti raccomando oggi, all'inizio di questo pellegrinaggio, le ospitali Filippine e la Chiesa che, essendo qui radicata in maniera particolarmente vigorosa, sente anche altrettanto vigorosamente la sua responsabilità missionaria. Possa ad essa non mancare la forza neccssaria per il lovoro dell'evangelizzazione. Possa essa perseverare, come il servo fedele che costantemente aspetta la venuta del Signore, nel servizio al suo popolo e in spirito di apertura, verso gli altri.

Madre del Perpetuo Soccorso, accetta questa umile offerta e riponila nel Cuore del Tuo Figlio, Tu, a cui, quando eri sotto la Croce sul Calvario, ciascuno di noi venne affidato come alla Madre sua propria. Amen. Data: 1981-02-17
Martedi 17 Febbraio 1981


Omelia per i sacerdoti e laici religiosi, durante la Messa nella Cattedrale di Manila

Titolo: Fedeli al Vangelo, alla Chiesa, al carisma proprio di ogni Istituto

Dilettissimi e amatissimi in Cristo,

1. Quattrocento anni or sono, il vescovo Domingo de Salazar giungeva a Manila. Era stato inviato da Papa Gregorio XIII come primo Vescovo di questa diocesi di nuova creazione, ed era venuto per continuare qui, nel vostro Paese, il lavoro di evangelizzazione costruendo su quanto già avevano fatto i missionari che lo avevano preceduto.

Celebrando oggi l'Eucaristia nella cattedrale di Manila mi sento spiritualmente vicino al vescovo Salazar ed a Papa Gregorio. Lo stesso amore per il Vangelo e per il popolo filippino che ispiro essi, ha spinto anche me, attuale Vescovo di Roma, a venire nella vostra diletta terra, a proclamare il messaggio di Cristo ed a fortificarvi nella fede. E' un momento, questo, di grande gioia per me mentre celebro l'Eucaristia insieme con voi nella cattedrale di Manila, mentre uniamo i nostri cuori e le nostre voci nel proclamare le grandezze di Dio, nel dare lode e gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Lo facciamo nel ricordo dei grandi sforzi di rinnovamento compiuti da questa Chiesa locale di Manila durante il 1979, e chiedendo a Dio di portare a compimento il buon lavoro iniziato nel Sinodo arcidiocesano.

Durante questi giorni avrò lo speciale onore di beatificare uno dei vostri concittadini, Lorenzo Ruiz, padre di famiglia e laico di fede coraggiosa.

Fra tutte le manifestazioni con le quali avete commemorato il quarto centenario della Chiesa in Manila, la beatificazione di Lorenzo Ruiz e dei suoi quindici compagni martiri occupa un posto di primo piano. Possa essere altresì un incoraggiamento per tutti voi - Vescovi, sacerdoti, religiosi e laici - ad imitare la santità che si trova in Cristo Gesù.


2. Ora desidero rivolgere un particolare messaggio ai religiosi - sacerdoti e fratelli - qui presenti, e, per loro tramite, a tutti i religiosi delle Filippine.

E comincio, miei fratelli, esprimendo la mia gratitudine al Signore per la vostra presenza nella Chiesa e per la vostra collaborazione alla missione della Chiesa di proclamare il Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo.

Nel passo di san Giovanni or ora ascoltato, noi siamo richiamati alla essenza della vita religiosa. "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto" (Jn 15,16). Attraverso l'iniziativa del Salvatore e la vostra libera risposta Cristo è diventato lo scopo della vostra esistenza ed il centro di tutti i vostri pensieri. Per Cristo voi avete professato i consigli evangelici; e Cristo sosterrà voi nella piena fedeltà a Lui e nell'amoroso servizio della sua Chiesa.

La consacrazione religiosa è essenzialmente un atto di amore: l'amore di Cristo per voi e di ritorno l'amore vostro per Lui e per tutti i suoi fratelli.

Questo mistero è oggi proclamato nel Vangelo quando Gesù dice ai suoi discepoli: "Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi; rimanete nel mio amore" (Jn 15,9). Cristo vuole che voi rimaniate in Lui, per essere quotidianamente nutriti da Lui nella celebrazione dell'Eucaristia e per rimettere a Lui la vostra vita mediante la preghiera e l'abnegazione. Fiduciosi nella sua parola e confidando nella sua misericordia, voi rispondete all'amore di Cristo; scegliete di seguirlo più da vicino in castità, povertà e ubbidienza, desiderosi di partecipare più completamente alla vita e alla santità della Chiesa. Voi volete amare tutti coloro che Cristo ama come fratelli e sorelle.


3. Il mondo oggi ha bisogno di vedere il vostro amore per Cristo; ha bisogno della pubblica testimonianza della vita religiosa. Come disse una volta Paolo VI: "L'uomo moderno ascolta più volentieri i testimoni che non i maestri, e se ascolta i maestri lo fa perché essi sono dei testimoni" (Paolo VI "AAS" 66 (1974) 568). Se i non credenti di questo mondo devono giungere a credere in Cristo, hanno bisogno della vostra fedele testimonianza una testimonianza che sgorga dalla vostra completa fiducia nella generosa misericordia del Padre e nella vostra perseverante speranza nella forza della croce e della risurrezione. così gli ideali, i valori, le convinzioni che sono alla base della vostra dedizione a Cristo devono essere tradotti nel linguaggio della vita quotidiana. In mezzo al Popolo di Dio, nella comunità ecclesiale locale, la vostra pubblica testimonianza è parte del vostro contributo alla missione della Chiesa. Come dice san Paolo: "Voi siete una lettera di Cristo... scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori" (2Co 3,3).


4. Come religiosi, fratelli e sacerdoti, siete impegnati in una grande varietà di attività apostoliche; proclamazione della Parola di Dio, amministrazione dei Sacramenti, insegnamento, catechesi, cura dei malati, assistenza ai poveri e agli orfani, esercizio della carità, servizio di preghiera e di sacrificio, edificazione delle comunità locali perché riflettano il Vangelo e incarnino il Regno di Dio. Poiché voi svolgete queste attività di servizio con risoluta perseveranza, ricordate l'ammonimento di san Paolo: "Qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore e non per gli uomini" (Col 3,23).

Tutte queste attività apostoliche conservano oggi la loro importanza; esse continuano a costituire la dimensione vitale dell'evangelizzazione, offrendo la testimonianza profetica dell'amore di Dio e contribuendo al pieno progresso umano. Sono sicuro che la comunità in genere, come pure la comunità ecclesiale, sarà riconoscente ai religiosi per l'aiuto che forniscono alla Chiesa nel mantenere il proprio impegno in queste diverse espressioni della sua attività pastorale.

Nello stesso tempo voi siete giustamente alla ricerca di nuove strade di testimonianza a Cristo e di servizio al popolo. La Chiesa, infatti, dev'essere attenta alle necessità degli uomini e donne del nostro tempo; non può restare indifferente ai problemi che essi affrontano né alle ingiustizie che essi soffrono. Poiché voi siete alla ricerca di nuove vie per diffondere il Vangelo e per promuovere i valori umani, vi offro il mio incoraggiamento e l'assicurazione delle mie preghiere. Al tempo stesso vi domando di osservare questa norma di condotta: ogni sforzo apostolico dev'essere in armonia con l'insegnamento della Chiesa, con le finalità apostoliche dei vostri rispettivi Istituti e con il carisma originale dei vostri fondatori. Mi sia consentito ricordarvi le mie parole al Santuario di Nostra Signora di Guadalupe: "Siete sacerdoti e religiosi; non siete dirigenti sociali, capi politici, o funzionari di un potere temporale... Non illudiamoci di servire il Vangelo se tentiamo di diluire il nostro carisma attraverso un esagerato interesse per il vasto campo dei problemi temporali" (Giovanni Paolo II "AAS" 71 (1979) 182).

E' importante che il popolo veda in voi "ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio" (1Co 4,1).


5. La fedeltà a Cristo nella vita religiosa esige una triplice fedeltà: fedeltà al Vangelo, fedeltà alla Chiesa, fedeltà al carisma particolare dei vostri Istituti.

Anzitutto dovete essere fedeli al Vangelo. A questo ci richiama il Concilio Vaticano Il quando dice: "La norma ultima della vita religiosa è la sequela di Cristo, quale viene insegnata dal Vangelo" (PC 2).

Perciò il vostro primo impegno è quello di ascoltare la Parola di Dio, di meditarla nel vostro cuore, e di cercare di metterla in pratica. Sforzatevi di trovare ogni giorno il tempo per meditare la Parola di Dio, fiduciosi nella sua capacità di illuminare le vostre menti e di portarvi a vivere nello spirito delle Beatitudini.

In secondo luogo, la vostra consacrazione religiosa, oltre che rafforzare la vostra dedizione a Cristo, vi lega anche inseparabilmente alla vita e alla santità della sua Sposa, la Chiesa. Nella comunità ecclesiale locale ciò assume espressione concreta. Perciò è tanto importante per voi lavorare in stretta collaborazione con il clero e il laicato della Chiesa locale, accettando volentieri l'autorità e il ministero del Vescovo locale come centro dell'unità.

In questo contesto desidero sottolineare due importanti espressioni di questo impegno verso la Chiesa locale. La prima è il rapporto tra sacerdoti religiosi e clero diocesano. I sacerdoti religiosi devono essere felici di partecipare all'apostolato della Chiesa locale, in modo disinteressato e leale insieme con i sacerdoti diocesani, i cui compiti sono chiamati a condividere non in via eccezionale, ma come regola. La seconda è il rapporto con la Conferenza episcopale nazionale. Nello spirito del documento "Mutuae Relationes" i superiori religiosi devono cercare, accettare e coltivare un dialogo franco e filiale con i Pastori, che lo Spirito Santo ha posto a reggere la Chiesa di Dio. In tal senso non potrà mai essere sottolineato abbastanza quanto importanti siano i rapporti tra la Conferenza episcopale nazionale - cui spetta eseguire e stabilire piani pastorali per il Paese - e le associazioni dei superiori maggiori religiosi, che si assumono il compito di promuovere la vita religiosa, avendo cura che questa rimanga fedele alle sue radici più profonde ed al carisma che la caratterizza.

Come religiosi voi siete in grado di dare un contributo particolare alla promozione dell'unità della Chiesa. La vostra esperienza di vita comunitaria, la preghiera comune ed il servizio apostolico svolto insieme vi preparano a tale compito. Dedicatevi alla grande causa dell'unità con rinnovato slancio, cercando, in spirito di apertura e di rispetto, di infrangere le barriere di divisione e di incoraggiare il progresso dell'armonia e della mutua collaborazione.

Infine, siate sempre fedeli ai particolari carismi dei vostri specifici Istituti. Per illustrare questo punto, desidero richiamare due avvenimenti molto significativi per la Chiesa nelle Filippine, che ricorrono quest'anno: primo, il 300° anniversario dei Fratelli delle Scuole Cristiane del de la Salle.

L'istruzione della gioventù nella fede cristiana e nelle altre materie rimane indispensabile per la missione di Cristo, proprio come quando questa Congregazione venne fondata. E la Chiesa nelle Filippine ha ricevuto grandi benedizioni attraverso le loro vite consacrate e i loro generosi servizi.

Il secondo avvenimento è la celebrazione del 400° anniversario della presenza della Compagnia di Gesù nelle Filippine. Attraverso i loro sforzi missionari, con il loro lavoro apostolico nelle scuole e nelle parrocchie, con la spiritualità di sant'Ignazio, i sacerdoti e i fratelli della Compagnia di Gesù hanno dato un grande contributo alle Filippine e in tutto il mondo.

Similmente, tutte le famiglie religiose oggi qui rappresentate, ciascuna a suo modo, hanno contribuito alla santità e alla vita della Chiesa.

Un'indicazione dell'efficacia di questo vostro contributo è stata e continua ad essere la vostra fedeltà allo spirito dei vostri fondatori, ai loro intenti evangelici ed agli esempi della loro santità. Possa questa fedeltà ai vostri rispettivi carismi essere sempre considerata come parte della vostra fedeltà a Cristo.


6. Per concludere, vorrei dire ancora una volta che la vostra vita consacrata e la vostra partecipazione al Vangelo mi riempiono di gioia, come Pastore della Chiesa universale. Sono venuto in questa Cattedrale per celebrare con voi e con l'intera comunità ecclesiale la santità della Chiesa di Cristo e le meraviglie di grazia che in questa arcidiocesi si sono compiute nel corso dei quattro secoli di evangelizzazione. La mia preghiera è che la commemorazione di questo anniversario sia per voi un ulteriore incentivo a dare il vostro specifico contributo come religiosi alla vita di questa Chiesa locale ed anche alla vita della Chiesa di tutto il Paese. Prego affinché questo zelo religioso continui, così come nei quattro secoli passati, a servire fedelmente il Popolo di Dio con la parola e l'azione. E grazie al vostro esempio generoso e gioioso, possano i giovani trovare incoraggiamento nel portare avanti le tradizioni in questa nuova epoca di grazia.

La Vergine Maria, Madre e modello di tutti i religiosi, vi assista con le sue preghiere. Sia Essa la vostra guida costante nel cammino della fede verso il Padre celeste, e vi aiuti a raggiungere il vostro obiettivo più alto: l'unità dell'amore in Nostro Signore Gesù Cristo.

Data: 1981-02-17
Martedi 17 Febbraio 1981




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