GPII 1981 Insegnamenti - Incontro con le comunità cattoliche cinesi in Asia

Incontro con le comunità cattoliche cinesi in Asia

Titolo: Non c'è opposizione tra l'essere veri cristiani e autentici cinesi



1. Cari fratelli e sorelle in Cristo, Considero molto significativo e importante avere l'occasione di rivolgere una breve parola ai cristiani cinesi durante la mia visita pastorale in Asia. Saluto in modo particolare l'Arcivescovo Matteo Kia e gli altri Vescovi che mi hanno onorato con la loro presenza durante questa mia visita pastorale nelle Filippine. Vi ringrazio di cuore per essere venuti come rappresentanti dei cristiani delle comunità cinesi d'oltremare per incontrare me, qui, a Manila.

Alcune comunità vivono da generazioni nelle Filippine o in altri paesi asiatici; altre sono venute qui più recentemente. So che è vostro desiderio di essere pienamente integrati nella vita del Paese dove vivete, e di contribuire con il vostro lavoro, come buoni cittadini, alla prosperità della nazione che è ora vostra patria. Nello stesso tempo desiderate rimanere uniti in spirito con i vostri parenti e amici in Cina. Voi desiderate conservare i tradizionali valori morali cinesi e la cultura che vi uniscono alla patria di origine delle vostre famiglie, patria che amerete sempre affettuosamente e per il cui progresso siete pronti a offrire tutto l'aiuto richiesto.

Voi siete anche membri delle comunità della Chiesa locale. Queste rafforzano la vostra dedizione a Cristo e vi permeano di quello stesso spirito cristiano che è stato, nel passato, il sigillo delle comunità cristiane cinesi in varie parti del mondo. Personaggi famosi nella storia della Cina hanno incontrato Cristo e sono divenuti cristiani in seguito ai contatti avuti con quelle ferventi e dinamiche comunità. Se conservate questo spirito, se vivete ispirati dalla fede cristiana e irrobustiti dalle tradizioni morali tipicamente cinesi, sarete in un senso profondo veri cristiani e veri cinesi, e contribuirete alla ricchezza della Chiesa intera.

Attraverso voi che siete qui presenti, desidero raggiungere tutti coloro che sono in Cina e salutare, con gioia e affetto, tutti i miei fratelli e sorelle in Cristo che vivono in quella terra sconfinata.


2. Io, Giovanni Paolo II Vescovo di Roma e successore di Pietro, saluto voi, miei cari fratelli e sorelle in Cina, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo. Nella mia prima visita pastorale in Asia incontrero Vescovi, clero, religiosi e laici della Chiesa nelle Filippine e in Giappone, per parlare loro dell'amore misericordioso di Dio, per proclamare il nome di Gesù; "perché non vi è altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati" (Ac 4,12), e per incoraggiarli a rendere testimonianza al Vangelo.

Viaggiando così vicino ai confini del vostro Paese, desidero anche parlare a voi, perché, al di là delle distanze che ci separano, noi siamo tutti uniti "nel nome del Signore Gesù" (Col 3,12). Sin da quando la Provvidenza di Dio nelle sue vie misteriose, mi chiamo dalla nativa Polonia alla Sede di Pietro in Roma, ho ardentemente desiderato di esprimere il mio affetto e la mia stima a tutti i miei fratelli e sorelle della Chiesa in Cina, e di lodare il Signore per le grandi cose che ha operato nei cuori di coloro che professano il suo nome nelle città e villaggi del vostro immenso Paese.

Lo Spirito del Signore lavora in tutti i popoli e nazioni, e a questo Spirito ho desiderato rendere testimonianza stabilendo come finalità specifica del mio pellegrinaggio in Asia quella di onorare i martiri di Nagasaki. Nelle loro persone rendo omaggio a tutti gli uomini e le donne in Asia che hanno offerto la loro vita per il nome di Gesù, dando con ciò prova che il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa non sono estranei ad alcun popolo o ad alcuna nazione, ma vivono nei cuori e nelle menti delle persone di tutte le razze e di tutte le nazioni del mondo. E così, nel salutare voi, faccio mie le parole dell'apostolo Paolo nella lettera alla Chiesa di Roma: "Anzitutto rendo grazie al mio Dio per mezzo di Gesù Cristo riguardo a tutti voi, perché la fama della vostra fede si espande in tutto il mondo... Ho infatti un vivo desiderio di vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale perché ne siate fortificati, o meglio, per rinfrancarmi con voi e tra voi mediante la fede che abbiamo in comune, voi e io" (Rm 1,8 Rm 1,11-12).


3. Con le mie umili parole, desidero anche esprimere la mia stima per il vostro grande Paese. Il vostro Paese è infatti grande non solo in termini di estensione geografica e di popolazione, ma specialmente a motivo della sua storia, per la ricchezza della sua cultura, e per i valori morali che il suo popolo ha coltivato attraverso i secoli. Il gesuita padre Matteo Ricci comprese e apprezzo pienamente la cultura cinese fin dagli inizi, e il suo esempio dovrebbe servire d'ispirazione a molti. Altri, a volte, non hanno mostrato la medesima comprensione. Ma quali che siano state le difficolta, esse appartengono al passato, e ora è al futuro che dobbiamo guardare.

Il vostro Paese, infatti, consacra tutte le sue energie al futuro. Esso vuole assicurare che, mediante il progresso scientifico e tecnologico, e mediante la collaborazione industriosa di tutti, i suoi cittadini possano vivere di vera felicità. Sono sicuro che ogni cattolico, all'interno delle vostre frontiere, contribuirà pienamente alla costruzione della Cina, poiché un vero e fedele cristiano è anche un onesto e buon cittadino. Il cristiano - in ogni Paese del mondo - è fedele a Dio, ma ha anche un profondo senso del dovere e dell'amore verso la sua terra e il suo popolo. Egli rispetta le cose dello spirito, ma contemporaneamente consacra i suoi talenti e le sue capacità al bene comune. Un buon cattolico cinese opera lealmente per il progresso della nazione, osserva gli obblighi di pietà filiale verso i genitori, la famiglia e la patria. Rafforzato dal messaggio del Vangelo, egli coltiverà, come ogni buon cinese, le "cinque virtù principali": carità, giustizia, temperanza, prudenza e fedeltà.


4. La Chiesa desidera rispettare le tradizioni e i valori culturali di ogni popolo, seguendo quanto san Paolo disse quando egli raccomando ai primi cristiani di Filippo di fare oggetto dei loro pensieri "tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro. amabile onorato, quello che è virtù e merita lode" (Ph 4,8) Fin dai primi tempi, la Chiesa ha imparato a esprimere la verità di Cristo attraverso l'aiuto delle idee e secondo la cultura dei vari popoli, perché il messaggio che essa predica è destinato a tutti i popoli e nazioni. Il messaggio cristiano non è proprietà esclusiva di un solo gruppo o d'una sola razza, è rivolto a ciascuno e appartiene a ciascuno. Non vi è perciò opposizione o incompatibilità nell'essere contemporaneamente vero cristiano e autentico cinese.

Proclamando Gesù Cristo come eterno Figlio di Dio e Salvatore del mondo, la Chiesa non mira ad altro che ad essere fedele alla missione affidatale dal suo Divino Fondatore. Essa non ha mire politiche o economiche; essa non ha una missione terrena. Essa desidera essere, in Cina come in qualunque altro Paese, messaggera del Regno di Dio. Essa non desidera privilegi, ma solo che tutti coloro che seguono Cristo abbiano la possibilità di esprimere la loro fede liberamente e pubblicamente e vivere secondo la loro coscienza.

Cristo è venuto per servire e per rendere testimonianza alla verità.

Nello stesso spirito la Chiesa offre il suo contributo per rafforzare la fraternità umana e la dignità di ogni essere umano. Essa perciò incoraggia i suoi membri ad essere buoni cristiani e cittadini esemplari dediti al bene comune e al servizio degli altri, e collaborando con personale contributo al progresso della loro patria.


5. Tutto questo dico a voi, cari fratelli e sorelle, perché mi sento tanto vicino a voi. Il corso della storia, determinato da decisioni umane, è stato tale che per molti anni non abbiamo potuto avere contatti scambievoli. Molto poco si conosceva di voi, delle vostre gioie, delle vostre speranze, e anche delle vostre sofferenze. Recentemente tuttavia, da varie parti del vostro immenso territorio, mi sono giunte vostre informazioni. Ma in quei lunghi anni voi siete senza dubbio passati attraverso esperienze che sono a noi ancora sconosciute, e, a volte, vi siete chiesti nelle vostre coscienze qual era per voi la cosa giusta da fare. Per coloro che non hanno avuto mai esperienze del genere è difficile valutare pienamente tali situazioni. Ciò nondimeno, desidero che sappiate: durante tutto questo periodo e fino ad oggi, io, e tutta la Chiesa con me, siamo stati con voi col pensiero, con la preghiera, nel genuino amore fraterno e nella sollecitudine pastorale. Ripongo la mia fiducia nella vostra fede e nel Signore che ha promesso: "Non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire" (Mt 10,19). Se voi resterete uniti col Signore nella fede e nella preghiera, egli vi sosterrà e vi guiderà.

Desidero pure esprimere la mia profonda ammirazione per le testimonianze di fede eroica che molti di voi hanno dimostrato e continuano a dimostrare ancora oggi. Tutta la Chiesa e fiera di voi e si sente irrobustita dalla vostra testimonianza. Nello stesso tempo essa spera che anche voi, a vostra volta, siate stati rafforzati dalla sua continua preghiera e comunione con voi nel Signore nostro Gesù Cristo.


6. Ciò che ci unisce, cari fratelli e sorelle, non è un legame di natura fisica o di associazione politica, ma è la fede in Colui che è il Figlio di Dio e il Salvatore del mondo, e che ha proclamato la fratellanza di tutti gli uomini. E' Gesù Cristo, che ama tutti i popoli indipendentemente dalla loro razza o cultura e dalla loro condizione sociale o politica. Tutti siamo fratelli e sorelle, e al centro del messaggio di Gesù sta la chiamata alla fraternità universale. Non è esaltante scoprire che simile messaggio è stato chiaramente espresso anche nel detto cinese: "Tra i quattro mari, tutti gli uomini sono fratelli?". Oggi più che mai, occorre proclamare questo messaggio in tutto il mondo, perché l'ingiustizia e la discriminazione fra i popoli e le nazioni serpeggiano ancora.


7. Poiché il mio viaggio mi porta tanto vicino al vostro grande Paese, permettetemi di inviarvi un messaggio che sgorga dal mio cuore e dalla nostra fede comune. In questo tempo di grazia e di cambiamento, dico: aprite i vostri cuori e le vostre menti a Dio, che nella sua divina Provvidenza guida tutti gli eventi e persegue i suoi piani in tutto ciò che avviene. Dalle umane sofferenze e anche dalle debolezze e dagli errori, il Signore prepara una nuova fioritura. E' mia sincera e profonda speranza che presto noi potremo unirci insieme per lodare il Signore e dire: "Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!" (Ps 133,1).

Affido tutti voi a Maria, Vergine fedelissima, Regina della Cina. La pace di Gesù Cristo suo Figlio sia con tutti voi. Dio benedica la Cina!

Data: 1981-02-18
Mercoledì 18 Febbraio 1981


Alla Nunziatura, incontro con il Corpo diplomatico

Titolo: Solo l'amore può rendere l'uomo realmente disponibile all'appello del bisogno

Eccellenze, Signore, Signori,

1. Sono venuto in questa parte del mondo per incontrare le comunità cattoliche delle Filippine e del Giappone, e per porgere alle due nazioni l'espressione della profonda stima che la Chiesa nutre per esse. Al tempo stesso mi è molto gradito avere l'occasione di essere con voi questa sera, giacché, come diplomatici accreditati presso il Governo di questo Paese, voi rappresentate i popoli non solo dell'Asia ma di tutto il mondo. In seguito, secondo il mio programma, mi rivolgero direttamente a tutti i popoli dell'Asia; ma non posso lasciar cadere la presente occasione senza esprimere qui, dinanzi a voi, la gioia che provo nel salutare, nelle vostre persone, le popolazioni e i governi delle vostre nazioni, molte delle quali mantengono cordialissimi rapporti con la Santa Sede. Desidero ribadire la profonda stima che la Chiesa cattolica nutre per le nobili tradizioni culturali e religiose di tutti i popoli, e riaffermare il suo desiderio di essere al servizio di tutti nella comune ricerca della pace, della giustizia e del progresso umano.


2. La Chiesa non ha ambizioni politiche. Quando essa offre il suo specifico contributo ai grandi e sempre attuali problemi dell'umanità - pace, giustizia, sviluppo ed ogni meritevole sforzo diretto a promuovere e difendere la dignità umana - essa lo fa perché è convinta che ciò rientra nella propria missione.

Missione che è legata alla salvezza dell'uomo: l'essere umano nella sua totalità, la persona individuale che attua la sua vocazione eterna nella storia temporale, all'interno di un complesso di comunità e di società. Quando rivolge la propria attenzione alle necessità ed alle aspirazioni degli individui e dei popoli, la Chiesa segue il comando del suo Fondatore, mettendo in pratica la sollecitudine di Cristo per ogni singola persona, specialmente per i poveri e per i sofferenti. Il suo specifico contributo all'umanizzazione della società e del mondo deriva da Gesù Cristo e dal suo Vangelo. Mediante il suo insegnamento sociale, la Chiesa non presenta modelli prefabbricati, né si allinea con comportamenti alla moda e passeggeri.

Invece, riferendosi a Cristo, essa tende alla trasformazione dei cuori e delle menti si che l'uomo possa vedere se stesso nella piena verità della propria umanità.


3. L'azione della Chiesa, quindi, non è politica, né economica, né tecnica. La Chiesa non ha competenza nei settori della tecnologia o della scienza, non si afferma con il potere politico. La sua competenza, al pari della sua missione, è per sua natura religiosa e morale, ed essa deve rimanere nel suo proprio settore di competenza, se non vuole che la sua azione sia inefficace o irresponsabile. E' consuetudine della Chicsa, perciò, rispettare l'area specifca di responsabilità dello Stato, senza interferire in ciò che spetta ai politici e senza partecipare direttamente alla condotta degli affari temporali. Al tempo stesso la Chiesa incoraggia i suoi membri ad assumere le loro piene responsabilità come cittadini di una data nazione e a cercare, insieme con gli altri, le vie e i modelli che meglio valgono a promuovere il progresso della società. Essa considera come suo contributo specifico il rafforzamento delle basi spirituali e morali della società, e per rendere un servizio all'umanità assiste la gente nel formare rettamente la propria coscienza.


4. Alla luce di queste considerazioni desidero che il mio viaggio attraverso l'Asia possa costituire una chiamata alla pace ed al progresso dell'uomo, un incoraggiamento per quanti sono impegnati nel proteggere e nel promuovere la dignità di ogni essere umano. Spero pure che il mio incontro con voi, questa sera, rafforzerà il vostro senso di missione al servizio dei vostri Paesi e dell'intera famiglia umana. Non è forse missione del diplomatico essere un costruttore di ponti fra le nazioni, essere uno specialista nel dialogo e nella comprensione, essere un difensore della dignità dell'uomo per promuovere il bene comune di tutti? Oltre che perseguire i Iegittimi interessi della vostra nazione, la vostra missione vi orienta in modo speciale verso i più vasti interessi dell'intera famiglia umana, specialmente nel continente asiatico. Ispirati come siete dai più nobili ideali di fraternità, voi - ne sono certo - vorrete condividere il mio interessamento per la pace e per il progresso in questa area, comprendendo la necessità di affrontare le cause più profonde dei problemi che affliggono nazioni e popoli. Nella mia recente enciclica sulla Divina Misericordia ho indicato ciò che ritengo essere "le fonti di inquietudine". Ho parlato del timore connesso con la prospettiva di un conflitto che - attesi gli arsenali di armi atomiche - potrebbe significare la parziale autodistruzione dell'umanità. Ho attirato l'attenzione su quello che gli esseri umani potrebbero fare agli altri uomini servendosi dei mezzi messi a disposizione da una tecnologia militare sempre più sofisticata. Ma ho attirato l'attenzione anche su altri elementi, scrivendo: " L'uomo ha giustamente paura di restar vittima di un'oppressione che lo privi della libertà interiore, della possibilità di esternare la verità di cui è convinto, della fede che professa, della facoltà di obbedire alla voce della coscienza che gli indica la retta via da seguire. I mezzi tecnici a disposizione della civiltà odierna celano, infatti, non soltanto la possibilità di un'autodistruzione per via di un conflitto militare, ma anche la possibilità di un soggiogamento "pacifico" degli individui, degli àmbiti di vita, di società intere e di nazioni, che per qualsiasi motivo possono riuscire scomodi per coloro i quali dispongono dei relativi mezzi e sono pronti a servirsene senza scrupolo" (DM 11).

Ho pure menzionato il tragico problema di quanti soffrono per la fame, per la cattiva nutrizione e per il crescente stato di disuguaglianza tra individui e nazioni, perché "accanto a coloro che sono agiati e vivono nell'abbondanza, esistono quelli che vivono nell'indigenza, soffrono la miseria e spesso addirittura muoiono di fame" (DM 11).


5. Ma nello stesso documento ho anche dichiarato (e vorrei lasciare questo pensiero alla vostra riflessione): "L'esperienza del passato e del nostro tempo dimostra che la giustizia da sola non basta e che, anzi, può condurre alla negazione e all'annientamento di se stessa, se non si consente a quella forza più profonda che è l'amore, di plasmare la vita umana nelle sue varie dimensioni" (DM 12).

Si, cari amici, il mio messaggio di questa sera a voi riguarda proprio il potere dell'amore. Un amore profondamente sentito ed effettivamente manifestato in azioni concrete, individuali e collettivc, è una forza motrice che spinge l'uomo ad essere vero con se stesso. Solo l'amore può rendere l'uomo realmente disponibile all'appello del bisogno. E la medesima forza, l'amore fraterno, possa spingervi alle vette sempre più alte del servizio e della solidarietà.

Signore e Signori, nell'alta missione diplomatica qual è la vostra, siate certi del mio appoggio totale.

Data: 1981-02-18
Mercoledì 18 Febbraio 1981


Messa per la pace, Quezon Circle - Manila

Titolo: Beati gli operatori di pace

Qui al Quezon Circle abbiamo ascoltato le parole del Signore nostro Dio riportate dal profeta Isaia: "Pace, pace ai lontani e ai vicini, dice il Signore; io li guariro" (Is 57,19). E guardando oggi questa vasta assemblea, proclamo a tutti voi, vicini e lontani la pace del Signore, la pace di Cristo! Con l'apostolo Pietro io dico: "Pace a voi tutti che siete in Cristo" (1P 5,14).

1. Cari e amati fratelli e sorelle qui nelle Filippine: noi celebriamo oggi la pace del nostro Signore Salvatore Gesù Cristo: la pace che fu annunciata dagli angeli alla sua nascita; la pace che Egli comunico a tutti coloro che vennero a contatto con Lui durante la sua vita terrena; la pace che diede ai suoi apostoli quando si trovo tra loro dopo la sua Resurrezione disse: "Pace a voi!" (Jn 20,19).

Noi stiamo celebrando la pace che Cristo guadagno per voi attraverso il suo Mistero Pasquale, con la sua passione, morte e Resurrezione dai morti. Noi possiamo godere la pace perché Dio ha mandato il suo Figlio nel mondo per essere nostro redentore.


2. E la pace che stiamo celebrando è la nostra redenzione dal peccato, la nostra liberazione dall'ira di Dio e dalla punizione eterna. Senza Cristo noi saremmo restati, secondo le parole di san Paolo, "figli dell'ira" (Ep 2,3). Ma in verità siamo stati liberati da Cristo; tutto è nuovo nel nostro rapporto con Dio. Cristo ci ha riconciliati con Lui "realizzando la pace con il sangue della sua croce" (Col 1,20). Siamo stati chiamati dall'oscurità del peccato alla luce meravigliosa del Regno di Dio, dove abbiamo ricevuto misericordia, grazia e pace da Gesù Cristo.


3. Attraverso l'amore di Dio non solo abbiamo ricevuto il dono della vita umana ma siamo anche diventati figli adottivi di Dio. Attraverso il grande atto di pacificazione di Cristo - il suo sacrificio sulla Croce - siamo diventati suoi fratelli e sorelle, e con Lui eredi della vita eterna. Per questa nostra nuova relazione con Dio in Cristo, la pace è ora possibile: pace nei nostri cuori e nelle nostre case, pace nelle nostre comunità e nelle nostre nazioni, pace in tutto il mondo.

Si, Gesù Cristo è il Supremo Pacificatore della storia dell'uomo, il riconciliatore dei cuori umani, il liberatore dell'umanità, il redentore dell'uomo. "Egli è la nostra pace", (Ep 2,14).


4. E' nel piano di Dio Padre che la pace che il suo amato Figlio Gesù Cristo guadagno per noi sul Calvario debba essere comunicata ad ogni essere umano, sia individualmente sia come membro della società. Questa comunicazione della pace di Cristo avviene nella Chiesa per azione dello Spirito Santo che opera attraverso la parola di Dio e i Sacramenti.

Con la fede e il Battesimo noi assumiamo una relazione con Dio che rende realmente possibile la pace. Diventiamo infatti figli di Dio e membri del Corpo di Cristo. Siamo battezzati nella morte di Cristo (cfr. Rm 6,4) - il suo grande atto di pacificazione - affinché possiamo partecipare alla sua Risurrezione e camminare in novità di vita.

Attraverso il Sacramento della penitenza Gesù ci offre perdono e pace.

Proprio per la sua importanza come Sacramento di riconciliazione, sottolineavo nella mia prima enciclica "il diritto dell'uomo ad un incontro più personale con Cristo crocifisso che perdona" (Giovanni Paolo II RH 20), e invitavo alla fedele osservanza della secolare pratica della confessione individuale. Oggi presento ancora una volta il Sacramento della penitenza come dono della pace di Cristo e del suo amore, e chiedo a voi tutti di fare ogni sforzo per cogliere questa occasione di grazia.

E l'Eucaristia, cari amici, è il culmine della nostra pace sacramentale, in cui noi presentiamo di nuovo al Padre, il sacrificio del suo Figlio e riceviamo in compenso il dono della riconciliazione e della pace, il dono di Gesù stesso.

Gesù, Principe della pace, comunica se stesso e diventa nostra pace.


5. Cari fratelli e sorelle: è davvero importante per noi comprendere in che modo Dio si pone a contatto con Cristo e ci comunica la pace di Cristo. E' estremamente importante per i genitori trasmettere ai loro figli una comprensione della fede, e un profondo apprezzamento della vita sacramentale, in modo che ciascuna generazione possa essere consapevole della pace di Cristo. Il successo della missione della Chiesa dipende sotto questo aspetto da voi; è intimamente legato alla insostituibile attività catechetica della famiglia.


6. Nello stesso tempo Cristo c'invita e ci sollecita a portare la sua pace al mondo. Questo è il modo in cui vuole che viviamo; lo ha enunciato per noi nelle Beatitudini Evangeliche: "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio" (Mt 5,9). Siamo chiamati a trasmettere ad altri la guarigione che abbiamo sperimentato, e la riconciliazione che ci è stata data così generosamente.

E nella seconda lettura odierna ci viene detto quello che dobbiamo fare: "Rivestitevi dunque di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza. Sopportandovi a vicenda... Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi" (Col 3,12ss) Essendo stati perdonati, siamo chiamati a perdonare. Essendo stati giustificati dalla grazia di Dio, siamo chiamati a dare testimonianza della giustizia nella nostra vita, perché sappiamo molto bene che relazioni pacifiche possono esistere nel mondo soltanto quando la giustizia di Cristo si effonde nei cuori ed è espressa in tutte le strutture della società.


7. Ma per comunicare la pace secondo le parole di Cristo, dobbiamo vivere quella pace. Nelle parole dell'apostolo Paolo, "La pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo" (Col 3,15). Si, cari fratelli e care sorelle, dev'esservi pace nelle nostre famiglie, tra mariti e mogli, tra genitori e figli; pace nelle nostre comunità, pace nelle nostre parrocchie e nelle nostre Chiese locali; pace nella società e in tutta la terra: pace nei cuori dei ministri di Cristo, nei cuori dei religiosi e dei laici, nei cuori di tutti quelli che abbracciano il suo Vangelo d'amore.


8. Solo allora la nostra proclamazione e comunicazione di pace potrà essere efficace: pace ai poveri e ai ricchi, pace ai giovani e ai vecchi, pace ai malati e ai sofferenti, ai prigionieri e a tutti quelli che piangono. Pace a tutti quelli che sono schiacciati dal peso del peccato, e a quelli che inciampano sotto il peso della loro croce. Pace a tutti quelli che servono con noi in nome di Cristo e per la gloria del suo Padre. Pace a tutti i nostri fratelli e sorelle in Cristo, a tutti gli uomini: la pace di riconciliazione, di giustizia, di libertà dalla paura, di liberazione dalla oppressione e dal peccato, di liberazione dalla morte eterna. La pace del Regno di Cristo, la pace della speranza, la pace di Gesù stesso. Miei amati, questa è realmente la pace che io vi proclamo oggi, a tutti quelli che sono vicini e lontani: la pace del Regno di Dio, la pace di Cristo.


9. La pace è vostra come dono del Signore, come responsabilità e come sfida.

Ascoltiamo Gesù, oggi e tutti i giorni della nostra vita. Egli parla ai nostri cuori, quando dice: "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio". così sia.

Data: 1981-02-19
Giovedì 19 Febbraio 1981


Cebu City, Auditorio del Sacro Cuore: Incontro con i sacerdoti e i seminaristi

Titolo: Voi siete gli eredi dei missionari che evangelizzarono questi isole

Cari sacerdoti e seminaristi, Vi saluto nel Nome di Gesù! E' una gioia per me essere con voi e attraverso voi salutare i sacerdoti di tutte le Filippine e benedire e incoraggiare i seminaristi dovunque in questa nazione.

1. "Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi, che annunzia la pace, messaggero di bene, che annunzia la salvezza, che dice a Sion: "Regna il tuo Dio!"" (Is 52,7). Queste parole del profeta Isaia subito vengono in mente quando ricordiamo lo zelo apostolico di quei sacerdoti missionari che più di quattro secoli fa incominciarono a predicare il Vangelo della salvezza alla popolazione di queste isole. L'opera misteriosa della grazia di Dio rese i loro cuori ansiosi e mosse i loro piedi, finché pace e salvezza furono annunziate in questa terra. Pensate al sacerdote domenicano Fra Domingo de Salazar. Egli lascio la nativa Spagna per andare prima in Venezuela, poi nel Messico, brevemente in Florida e infine nelle Filippine. Qui divenne il primo Vescovo di questa terra: a Manila nel 1578; qui predico la Buona Novella, non solo alla popolazione di queste isole, ma anche ai suoi connazionali, per convincerli che il Vangelo del Signore significa giustizia e non schiavitù per il popolo che erano venuti a colonizzare.

Fu ancora lui, il Vescovo Domingo de Salazar che, al suo ritorno in Spagna, raccomando la fondazione della provincia ecclesiastica della Filippine.


2. Voi siete gli eredi del compito missionario iniziato da Fra Domingo e dai primi evangelizzatori di queste isole: i sacerdoti agostiniani, francescani, gesuiti e domenicani i cui piedi evangelizzanti saranno per sempre chiamati belli. Rendendo omaggio a quei missionari e a tutti gli altri missionari - a quelli di ogni generazione nelle Filippine, inclusa l'attuale generazione - lodo la grazia di Dio che li ha sostenuti nel loro zelo per il suo Regno. Nel misterioso disegno di Dio siete stati chiamati da Cristo per essere messaggeri di lieti annunzi nella vostra patria. Insieme riflettiamo su questa missione sacerdotale che oggi è vostra, miei fratelli sacerdoti, e per la quale, cari seminaristi, dovete diligentemente prepararvi.


3. La fede in Gesù Cristo, che è Signore per sempre, e la risposta alla quale Dio invita quando manda la sua parola sulla terra. La fede nel cuore della vocazione del sacerdote anima il suo ministero ed è fondamento della testimonianza della sua vita. Nella lettera ai Romani, san Paolo dice: "Se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza... Ora come potranno invocarlo senza aver prima creduto in Lui? E come potranno credere senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?...

Come sta scritto: "Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene!"".. La fede, dipende, dunque, dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo" (Rm 10,9-17).


4. Predicare la parola di Dio: questa è l'opera di ogni generazione. La "fede che viene dall'ascolto" è una risposta sollecitata da Dio stesso, una risposta che guida gli uomini a confessare con le labbra che Gesù è Signore e a diventare suoi discepoli. La proclamazione della parola e la risposta della fede stabilisce l'incontro iniziale, la comunità fondamentale della Chiesa. E' per questo incontro che l'apostolo sacerdote è "mandato" a predicare: "in persona Christi" offre il sacrificio dell'Eucaristia, che riassume l'intera proclamazione della parola e nel quale l'invito stesso di Cristo a credere e ad essere edificati entro la Chiesa e continuamente udito dal suo popolo. Come insegna il Concilio Vaticano: "ln virtù della sacra ordinazione e della missione che ricevono dai Vescovi, i presbiteri sono promossi al servizio di Cristo Maestro, Sacerdote e Re. Partecipando al suo ministero per il quale la Chiesa qui in terra è incessantemente edificata in Popolo di Dio, Corpo di Cristo e Tempio dello Spirito Santo" (PO 1).


5. Questa Chiesa è missionaria per sua natura (cfr. AGD 2). Tutti i cristiani che credono e sono fatti uno in Cristo condividono lo stesso compito missionario di servizio apostolico al mondo. Ma "udire" la chiamata alla fede - la parola di salvezza - deve essere un costante invito alla conversione e al rinnovamento all'interno della Chiesa stessa ed è così per gli Apostoli e i loro successori nell'Episcopato, insieme ai sacerdoti loro collaboratori, a cui il Signore ha affidato il compito di guidare il suo popolo missionario. Per il disegno stesso di Dio, la Chiesa non può esistere senza questi uomini apostolici "mandati" a predicare, per essere nella Chiesa stessa un segno sacramentale della fondamentale e perenne chiamata a "credere nei nostri cuori" che Gesù è Signore.


6. Oggi vi sono alcuni che ignorano o fraintendono questa importante dimensione della natura della Chiesa e suggeriscono che solo diminuendo l'importanza del sacerdozio il laicato può avere pienamente il suo posto nella Chiesa. Forse ciò è dovuto a una eccessiva reazione verso quei sacerdoti che, o per umana fragilità o per spirituale cecità, non hanno preso a cuore la profonda lezione data da Gesù quando replico alla richiesta della madre di Giacomo e Giovanni: "I capi delle Nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse, i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell'uomo che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti" (Mt 20,25-28).

Nondimeno, un atteggiamento che vede opposizione o rivalità fra il sacerdozio ministeriale e il sacerdozio dei fedeli non riesce a comprendere il disegno di Dio nell'istituire il Sacramento dell'Ordine Sacro nella sua Chiesa. La Costituzione del Concilio Vaticano II sulla Chiesa insegna chiaramente che "quantunque essi differiscano l'uno dall'altro essenzialmente e non solo nel grado, il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico sono tuttavia ordinati l'uno all'altro. Poiché l'uno e l'altro, ognuno a suo modo, partecipano dell'unico sacerdozio di Cristo" (LG 10). Nel sacerdozio ministeriale dell'Ordine Sacro, Dio ha posto nella sua Chiesa un segno visibile, mediante il quale il dialogo divino da Lui iniziato - la parola della salvezza che sollecita la risposta di fede - è sacramentalmente e quindi efficacemente rappresentato. Il sacerdozio è quindi un sacramento la cui "celebrazione" riguarda la Chiesa intera e tutta la Chiesa - laicato e clero ugualmente - deve aver cura che la sua "celebrazione" non sia diminuita attraverso incomprensioni o inopportuno zelo per la moltiplicazione di ministeri intesi come una sostituzione del sacerdozio ministeriale.


7. Gesù è Signore! Questa proclamazione della parola raggiunse il momento più perfetto nell'Eucaristia: "Tutti i sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato, sono strettamente uniti alla Sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati... Per questo l'Eucaristia si presenta come fonte e culmine di tutta l'evangelizzazione" (PO 5).

La celebrazione dell'Eucaristia è il cuore del ministero sacerdotale e della vita cristiana, perché è il servizio dell'amore di Cristo stesso che si immola. Attraverso ogni Eucaristia la Chiesa continua ad essere costruita in forma nuova e a ricevere la sua forma definitiva. Cristo, attraverso il ministero dei suoi sacerdoti, riunisce insieme tutti i suoi discepoli, li unisce nel suo amore e li invia per essere i portatori dell'unità e dell'amore del banchetto eucaristico come esempio e modello di ogni comunità umana e di ogni servizio.


8. Miei fratelli sacerdoti, questa Chiesa missionaria, questo popolo eucaristico conta su di voi per la proclamazione autentica della Buona Novella. Ma se dovete essere efficaci predicatori della parola, dovete essere uomini di profonda fede, ad un tempo ascoltatori e operatori della parola. Con san Paolo, dobbiamo sempre dire: "Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore; quanto a noi siamo i vostri servitori per amore di Gesù" (2Co 4,5). Per questa ragione non dobbiamo mai cessare di esaminare con cura come viviamo la nostra vita sacerdotale, per evitare che essa diventi una controtestimonianza che sfiguri la presenza sacramentale che il Signore vuole da noi realizzata nella e per la sua Chiesa.


9. A tale scopo vi offro oggi tre brevi riflessioni su come vivere la vita sacerdotale in conformità al pensiero e al cuore di Cristo.

In primo luogo, Gesù ha chiamato i sacerdoti a una speciale intimità con Lui. La natura stessa della nostra missione lo richiede. Se dobbiamo predicare Cristo e non noi stessi, dobbiamo conoscerlo intimamente nelle Scritture e nella preghiera. Se dobbiamo guidare gli altri verso l'incontro e la risposta della fede, la nostra propria fede deve essere una testimonianza. Nelle Sacre Scritture, la parola di Dio è sempre dinanzi a noi. Facciamo dunque delle Scritture il nutrimento della nostra preghiera quotidiana e il soggetto del nostro regolare studio teologico. Solo in questo modo ci è dato di possedere la parola di Dio - ed essere posseduti dal Verbo - in quell'intimità riservata a coloro ai quali Gesù disse: "Vi ho chiamati amici" (Jn 15,15).

La seconda considerazione che desidero offrirvi concerne l'unità del sacerdozio. I Padri del Concilio Vaticano II ci ricordano che "tutti i presbiteri, insieme ai Vescovi, partecipano dello stesso e unico sacerdozio e ministero di Cristo, in modo tale che la stessa unità di consacrazione e di missione esige la comunicazione gerarchica dei presbiteri con l'ordine dei Vescovi" (PO 7). Questa unità deve prendere forma concretamente nella presa di coscienza che i sacerdoti, diocesani e religiosi, formano un unico presbiterio intorno al loro Vescovo. La collegialità che descrive l'unione di fede e la partecipazione di responsabilità dell'intero Ordine Episcopale col Vescovo di Roma si riflette per analogia nell'unità dei sacerdoti con il loro Vescovo e fra loro nella comune missione pastorale. Non dobbiamo sottovalutare l'importanza di questa unità del nostro sacerdozio per l'effettiva evangelizzazione del mondo. Il segno sacramentale dello stesso sacerdozio non deve essere frammentato o individualizzato: noi formiamo un sacerdozio per l'effettiva evangelizzazione del mondo. Il segno sacramentale dello stesso sacerdozio non deve essere frammentato o individualizzato: noi formiamo un sacerdozio - il sacerdozio di Cristo - al quale la nostra armonia di vita e il nostro servizio apostolico devono dare testimonianza. La fondamentale unità dell'Eucaristia offerta dalla Chiesa richiede che tale unità sia vissuta come una visibile realtà sacramentale nella vita dei sacerdoti. La notte prima della sua morte, Gesù invoco il suo Padre celeste: "Prego anche per quelli che per la loro parola crederanno in me, perché tutti siano una cosa sola. Come Tu Padre, sei in me ed io in Te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che Tu mi hai mandato" (Jn 17,20-21) La nostra unità nel Signore, sacramentalmente visibile al centro dell'unità stessa della Chiesa, è una condizione indispensabile per l'efficacia di tutto ciò che facciamo: la nostra predicazione della fede, il nostro servizio dei poveri come un'opzione preferenziale, i nostri sforzi nella costruzione di basilari comunità cristiane come unità vitali del Regno di Dio, la nostra opera per promuovere la giustizia e la pace di Cristo, tutti i nostri vari apostolati parrocchiali, ogni sforzo per fornire una guida spirituale al nostro popolo, tutto ciò dipende totalmente dalla nostra unione con Gesù Cristo e la sua Chiesa.

In terzo luogo desidero riflettere con voi sul valore di una vita di autentico celibato sacerdotale. E' difficile sopravvalutare la profonda testimonianza alla fede che un sacerdote dà mediante il celibato. Il sacerdote annunzia la Buona Novella del regno come persona che ha il coraggio di rinunziare alle particolari gioie umane del matrimonio e della vita di famiglia per dare testimonianza alla sua "convinzione riguardo alle cose che non si vedono" (cfr. He 11,1). La Chiesa ha bisogno della testimonianza del celibato abbracciato volentieri e vissuto con gioia dai suoi sacerdoti per amore del regno. Il celibato non è affatto marginale nella vita del sacerdote: dà testimonianza a una dimensione di amore modellata sull'amore di Cristo stesso. Quest'amore parla chiaramente il linguaggio di ogni amore genuino, il linguaggio del dono di sé per amore del diletto; e il suo perfetto simbolo e per sempre la Croce di Gesù Cristo!


10. Miei cari seminaristi! Tutto quel che ho già detto ai miei fratelli sacerdoti l'ho detto avendo in mente anche voi. Questo prezioso tempo di formazione in Seminario vi è dato in vista di una solida base per l'opera che vi aspetta come sacerdoti. Potete esser certi che l'intera Chiesa guarda con orante attesa alle vostre persone affinché le parole rivolte a voi dal Signore - "Vieni e seguimi" - vi si radichino sempre di più. E quanto è vero per tutto il Popolo di Dio è tanto più vero per questi sacerdoti dei quali vi preparate ad essere compagni nella predicazione della parola di Dio. I sacerdoti sanno bene quanto lavoro c'è da fare e "hanno pregato il Signore della messe che mandi operai nella sua messe" (Mt 9,37). Essi ora si rallegrano nel vedere in voi una risposta alla loro fervente preghiera. Perciò voi seminaristi siete già uniti con i sacerdoti in questa preghiera per un incremento di vocazioni sacerdotali. A quei giovani nei quali il Signore sta anche ora spargendo i semi nascosti di questa vocazione, voi dovete offrirvi come compagni e guide e dovete essere desiderosi di mostrar loro l'esempio della vostra intima unione con Gesù e del vostro zelante servizio apostolico per il suo popolo.

Si, dovete sempre avere Gesù davanti agli occhi. Egli è la vera ragione per cui siete in Seminario: infatti non può mai essere un motivo di carriera o di prestigio, ma solo per prepararvi un ministero di servizio basato sulla Parola del Signore. Gesù vi ha scelti per portare la luce della sua Parola ai vostri fratelli e sorelle. Potete vedere, dunque, come sia importante, per voi personalmente, conoscere la parola di Dio, abbracciarla con tutte le sue sfide di amore e di sacrificio e, come Maria, meditarla nei vostri cuori (cfr. Lc 2,51). Il Seminario esiste per prepararvi alla vostra missione di proclamare la santità e la verità dell'lncarnata Parola di Dio. Ma, se il Seminario deve effettuare il suo intento a vostro riguardo, voi dovete aprire i vostri cuori in generosità allo Spirito di Dio, affinché Egli possa formare Gesù in voi.


11. Gesù è Signore! Come ci assicura san Paolo, "Nessuno può dire "Gesù è Signore" se non nello Spirito Santo" (1Co 12,3). Abbiamo fiducia nella guida dello Spirito Santo per tutta la Chiesa e nel suo potere che è attivo nel nostro ministero sacerdotale. Con fiducia e instancabile zelo predichiamo la Parola di Cristo, in modo da portare spontaneamente sulle labbra dei nostri fratelli e sorelle la parola del profeta: "Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi, che annunzia la pace, messaggero di bene, che annunzia la salvezza dice a Sion: "Regna il tuo Dio!"".

Possa Maria, Regina del Clero, Madre dei sacerdoti e dei seminaristi, aiutarvi a riporre la vostra completa fiducia in quel medesimo Spirito Santo per opera del quale Ella divenne la Madre di Gesù che è Signore per sempre!

Data: 1981-02-19
Giovedì 19 Febbraio 1981



GPII 1981 Insegnamenti - Incontro con le comunità cattoliche cinesi in Asia