GPII 1981 Insegnamenti - "Reclaimed Area" di Bacolod City: Incontro con proprietari e operai delle piantagioni di canna da zucchero

"Reclaimed Area" di Bacolod City: Incontro con proprietari e operai delle piantagioni di canna da zucchero

Titolo: Il bene comune esige una società giusta

Diletti fratelli e sorelle,

1. "Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo" (Ph 1,2).

Con questa benedizione dell'apostolo Paolo vi saluto tutti molto cordialmente. E' una grande gioia per me venire a voi oggi, in questa città di Bacolod per incontrare il popolo delle isole Negros Occidental. Sono solamente dispiaciuto per la brevità di questa mia visita fra voi, ma ancora molte sono le comunità delle Filippine che mi hanno invitato, dal nord al sud di queste belle isole. Anche se non ho che poche ore per stare con voi, desidero che voi sappiate che ogni incontro con il popolo filippino è per me particolare perché siete voi, giovani e anziani, che lo rendete tale. E perciò, dal profondo del mio cuore vi dico: grazie per essere venuti insieme, qui, questo pomeriggio, grazie, per farmi sentire a casa in Bacolod. Madamo guid nga Salomat! Grazie vivissime! Vengo nel nome del Signore Gesù e come suo servitore. Vengo come Vescovo di Roma, Vicario di Cristo e vostro fratello nella fede. Vengo come un amico di tutto il popolo, e specialmente dei giovani che sono così numerosi qui, e i cui volti ridenti mi procurano una così profonda gioia. I miei fraterni saluti sono rivolti in primo luogo al vostro pastore, il Vescovo Antonio Yapsutco Fortich, che gentilmente mi ha invitato in quest'isola e agli altri Vescovi e sacerdoti presenti. Nei sacerdoti, diocesani e religiosi, nelle suore, io saluto i successori dei primi missionari che, più di quattrocento anni fa, stabilirono fiorenti comunità cristiane su queste terre. In essi saluto gli instancabili lavoratori per la fede, che mantengono vivo fra la gente il messaggio del Vangelo con il loro disinteressato servizio e con generosa dedizione, collaborando con il Vescovo, in spirito di unità e nella "obbedienza alla fede" (Rm 1,5).


2. In particolare, pero, i miei sinceri saluti vanno a voi, miei fratelli e sorelle del laicato cattolico in Bacolod, a voi che siete una così grande parte dell'unico Popolo di Dio, rinati in Cristo e uniti dal suo Spirito Santo. Poiché credete in Cristo e siete stati rigenerati nel Sacramento del Battesimo, siete figli di Dio. Poiché credete in Cristo, voi potete avvicinarvi a Lui nel Sacramento della Penitenza e ricevere il suo amore nella Santa Eucaristia. Conosco in quale considerazione avete i Sacramenti e voglio incoraggiarvi a restare sempre fedeli ad essi. Essi sono la vostra fonte di vita e di speranza, e daranno la forza per rimanere fedeli alla vostra chiamata di cristiani, di veri cristiani. E, osservati dagli altri, si dovrebbe dire di voi: "Guarda quanto mi amano". Amatevi gli uni gli altri, miei fratelli e sorelle, amatevi in Gesù Cristo, facendo così sarete veri testimoni di Gesù, del suo immenso amore per ogni essere umano. Gesù ha bisogno di voi, diletto popolo della Chiesa in Bacolod. Gesù ha bisogno di voi, il suo amore infatti non raggiungerà il mondo senza la testimonianza della vostra vita cristiana. Gesù non può essere pienamente presente nelle vostre città e villaggi, nelle vostre famiglie e scuole, nei vostri posti di lavoro e nei campi, se voi, fedeli, non lo portate là, non lo rendete manifesto attraverso ciò che dite o fate, rendendolo visibile attraverso l'amore che avete gli uni per gli altri.


3. Il messaggio che oggi vi porto è un messaggio di amore, lo stesso messaggio che la Chiesa ha portato agli uomini di tutto il mondo nelle epoche passate, e che non cesserà mai di portare alle generazioni future. E' lo stesso messaggio che voi, Chiesa di Bacolod, dovete proclamare a tutti gli uomini di questa isola.

E' nel nome di Cristo, poiché deve annunciare il suo messaggio di amore al mondo intero, che la Chiesa parla a favore della dignità dell'uomo, creato ad immagine di Dio (cfr. Gn 1,26) e redento da Gesù Cristo. Poiché la Chiesa crede nella dignità data da Dio ad ogni essere umano, essa vede come sua missione l'abbracciare, con la sua sollecitudine, l'uomo nella sua totalità: l'uomo il cui definitivo destino è Dio, l'uomo che deve vivere nella sua concreta realtà quotidiana, secondo la dignità che gli è propria. Per queste ragioni la Chiesa desidera portare il messaggio di salvezza, che Cristo le ha affidato, ad ogni essere umano, ad ogni cultura e ambiente sociale, all'intero genere umano, ma in primo luogo a coloro che versano in difficoltà. Senza abbandonare il suo specifico compito di evangelizzazione, essa cercherà, anche, di assicurare che tutti gli aspetti della vita umana e della società, di cui l'uomo fa parte, siano impregnati del rispetto per la dignità umana e quindi della giustizia.


4. Nel mondo d'oggi esistono troppe situazioni di ingiustizia. L'ingiustizia regna quando alcune nazioni accumulano ricchezze e vivono nell'abbondanza, mentre altre nazioni non possono offrire alla maggioranza della popolazione le risorse di prima necessità. L'ingiustizia regna quando all'interno della stessa società, alcuni gruppi possiedono la maggior parte di beni e poteri, mentre larghi strati di popolazione non possono provvedere decentemente ai mezzi di sussistenza per le loro famiglie, nemmeno con lunghe ore di estenuante lavoro nelle fabbriche o nei campi. L'ingiustizia regna quando le leggi di crescita economica e di sempre maggiore profitto determinano le relazioni sociali, lasciando nella povertà e miseria coloro che non hanno altro da offrire se non il lavoro delle proprie mani.

Consapevole di tale situazione, la Chiesa non esiterà di farsi carico della causa del povero e di diventare la voce di coloro che non sono ascoltati quando parlano per chiedere giustizia, e non per domandare elemosina.

Si, la preferenza per il povero è una preferenza cristiana! E' una preferenza che esprime la sollecitudine di Cristo che è venuto per proclamare un messaggio di salvezza ai poveri; i poveri infatti sono veramente amati da Dio, e Dio è Colui che garantisce i loro diritti. La Chiesa proclama la sua preferenza per i poveri all'interno della totalità della sua missione di evangelizzazione.

che è diretta a tutte le genti. Nessuna area della sua missione pastorale sarà omessa nella sua sollecitudine per i poveri: essa predicherà loro il Vangelo, li inviterà alla vita sacramentale della Chiesa ed alla preghiera, parlerà loro del sacrificio e della risurrezione, li includerà nel suo apostolato sociale.


5. Mi hanno detto che molti di voi qui presenti fanno parte del settore agricolo, e più specificamente di quello della coltivazione della canna da zucchero, come proprietari, piantatori o operai. Tutti voi vivete vicino alla terra e questa vi provvede i mezzi di sussistenza. A voi tutti desidero rivolgere qualche speciale parola in riferimento alle vostre particolari situazioni e al messaggio sociale della Chiesa.

Voi amate la terra, curate teneramente la fertile pianura. Voi appartenete a questa terra e questa terra vi appartiene. Nel suo amore gratuito Dio non solamente creo l'uomo e la donna, ma diede loro la terra affinché la vita umana potesse essere sostenuta dai loro sforzi. Sin dall'inizio, e a beneficio di tutti, Dio ha voluto la interazione della terra e del lavoro affinché la piena dignità dell'uomo potesse essere sempre protetta e promossa.


6. Si, la dignità umana deve essere promossa dalla terra. Poiché la terra è un dono di Dio a beneficio di tutti, non è ammissibile l'uso di questo dono in modo tale che i benefici da essa prodotti servano soltanto per un limitato numero di persone, mentre gli altri - la quasi totalità - sono esclusi dai benefici che la terra produce.

Una provocazione veramente cristiana e perciò presentata a coloro che possiedono o controllano la terra. Io so che molti di voi, possidenti di piantagioni o piantatori sono veramente interessati al benessere dei propri lavoratori; la Chiesa pero, consapevole della sua responsabilità, si sente stimolata a presentarvi molte volte gli ideali di amore e di giustizia, e ad incoraggiarvi a confrontare costantemente le vostre azioni e i vostri atteggiamenti con i principi etici riguardanti la priorità del bene comune e riguardanti il fine sociale dell'attività economica. Il diritto a possedere è legittimo in se stesso, ma non può essere separato dalla sua dimensione sociale più vasta. Nella sua enciclica "Populorum Progressio", Paolo VI, riecheggiando l'insegnamento del Concilio Vaticano II, stabili questo principio in modo veramente chiaro quando scrisse: "Dio ha destinato la terra e tutto ciò che contiene all'uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli, di modo che i beni della creazione devono equamente affluire nelle mani di tutti, secondo la regola della giustizia, che è inseparabile dalla carità" (GS 69). Tutti gli altri diritti, di qualunque genere, ivi compresi quelli della proprietà e del libero commercio, sono subordinati ad essa: non devono quindi intralciarne, bensì, al contrario, facilitarne la realizzazione, ed è un dovere sociale grave ed urgente restituirli alla loro finalità originaria (cfr. Paolo VI PP 22). I proprietari ed i piantatori non dovrebbero perciò lasciarsi guidare principalmente dalle leggi economiche di crescita e di profitto, ne dalle esigenze di competizione o di accumulazione egoistica dei beni; essi dovrebbero invece lasciarsi guidare dalle esigenze della giustizia e dall'imperativo morale che spinge a contribuire alla realizzazione di un decente livello di vita e di condizioni di lavoro tali da rendere possibile ai lavoratori e alla società rurale di vivere una vita veramente umana, e di vedere rispettati tutti i loro fondamentali diritti.


7. Allo stesso modo i lavoratori, siano essi duma-ans, sacadas o operai delle industrie, devono farsi guidare da un concetto veramente umano e cristiano del loro dovere. Il lavoro umano rimane l'elemento più importante nell'impresa economica, poiché è attraverso questo che l'uomo esercita il suo dominio sul mondo materiale per la costruzione e l'edificazione della sua propria dignità umana (cfr. GS 67). L'uomo o la donna che lavora, diventa un cooperatore di Dio. Creato ad immagine di Dio, l'uomo ha ricevuto la missione di governare l'universo affinché le sue ricchezze possano essere sviluppate ed usate a beneficio di tutti. in modo da offrire ad ogni persona umana la possibilità di vivere secondo la sua propria dignità e, quindi, dare gloria a Dio. A tutti i lavoratori della canna da zucchero dico, come ugualmente dico a qualsiasi altro lavoratore dovunque si trovi: non dimenticate mai la grande dignità che Dio vi ha dato, non lasciatevi mai degradare dal vostro lavoro; ricordate invece, sempre. La missione che Dio vi ha affidato: essere, per mezzo del lavoro delle vostre mani, i suoi collaboratori nella continuazione dell'opera della creazione. Vedete nel vostro lavoro un'opera di amore, esso infatti esprime l'amore per i vostri cari e il vostro impegno per il benessere della vostra famiglia. Siate orgogliosi di lavorare la terra.

Allo stesso tempo, sappiate che la Chiesa vi sostiene nei vostri sforzi per vedere rispettati i vostri diritti di lavoratori. Già novanta anni fa, la grande enciclica sociale "Rerum Novarum" diceva molto chiaramente che il lavoratore ha diritto ad un salario che gli dia una giusta parte della ricchezza che egli contribuisce a produrre, e che le condizioni di lavoro non dovrebbero essere dirette al fine di incrementare sempre più il profitto economico dell'impresa, bensì devono tendere a salvaguardare l'inviolabile dignità dell'uomo come individuo, come sostegno della sua famiglia, e come costruttore della società alla quale appartiene. E' stato un costante insegnamento della Chiesa che i lavoratori abbiano il diritto ad unirsi in libere associazioni con lo scopo di difendere i loro interessi e contribuire come collaboratori responsabili al bene comune. Tali associazioni dovrebbero essere protette da appropriate leggi che, più che limitare le loro attività, dovrebbero garantire la libera ricerca per il benessere sociale di tutti i loro membri e dei lavoratori in genere.

Dovunque la gente lavora insieme, ispirata dallo scopo di assicurare la dignità di ogni essere umano e di costruire una società basata sulla giustizia.

sarà sempre viva la speranza per un mondo migliore, e sarà possibile trovare le vie ed i mezzi che diano la possibilità di condividere i frutti del progresso con tutti, nella comunità. Quando i diritti legittimi di ogni categoria sono rispettati, sarà possibile trovare vie pacifiche per la realizzazione del bene comune e nessuno esiterà a porre a servizio dei suoi fratelli, in una comune ricerca di una giusta società, la piena ricchezza dei propri talenti, abilità e influenza. Le agenzie governativ", che sono guidate da una giusta attenzione per la dignità umana, non diventeranno strumenti di oppressione o potere per una classe o categoria.

Le libere associazioni dei lavoratori, che basano la loro azione sulla impareggiabile dignità dell'uomo, ispireranno confidenza come interlocutori di pari grado in una ricerca di giuste soluzioni. I lavoratori e i datori di lavoro, che imparano a riconoscersi gli uni gli altri come fratelli, non saranno prigionieri di amare dispute che lasciano i problemi irrisolti e l'umana solidarietà indebolita o in rovina. Quando è l'uomo stesso, l'uomo con la sua insuperata dignità, la misura che viene applicata ai problemi sociali, allora non ci sarà spazio per la violenza nella lotta per la giustizia. Adottare l'uomo come criterio di tutta l'attività sociale, significa impegnarsi per la trasformazione di ogni ingiusta situazione società basata sulla fratellanza, sulla giustizia e sull'amore. La violenza mai può essere un mezzo per risolvere i conflitti sociali; e la lotta di classe, che oppone un gruppo all'altro, non può essere fonte di giustizia avendo come sue premesse la distruzione e il disprezzo per l'uomo. Per costruire una società veramente umana nelle Filippine, ogni uomo e donna deve fare una scelta per la giustizia e l'amore, per la solidarietà e la fratellanza, contro l'egoismo e l'odio. Scegliete la dignità umana e un futuro migliore sarà vostro!


9. Miei cari amici di Bacolod, delle isole Negros Occidental, e voi tutti che siete venuti da lontano per stare con me oggi, so che non vi manca generosità e coraggio. Nelle vostre comunità, nelle città e nei villaggi, mantenete viva la meravigliosa eredità di valori e di qualità che è la vostra forza per il futuro.

Rimanete fedeli a ciò che siete: conservate sempre la vostra gioia, il vostro amore per la famiglia, la vostra solidarietà all'interno di ogni comunità, e soprattutto la vostra ferma volontà di condividere tutto ciò che siete e tutto ciò che avete - anche se piccolo od umile - con i vostri fratelli e le vostre sorelle che sono nel bisogno. Nel fare ciò, la vostra comunità sarà contraddistinta dal segno dell'umanità.

A tutti i miei fratelli e sorelle in Cristo io dico: mantenete viva nei vostri cuori la confidenza in Dio, la fedeltà alla Chiesa e la devozione alla Beata Vergine Maria.

E' giunto il momento di lasciarvi. Avrei tanto desiderato di stare con voi più a lungo, ma altri stanno aspettando di celebrare con me nel vincolo di amore che ci unisce in Gesù Cristo. Grazie per la vostra presenza qui e per aver condiviso insieme quest'ora. Mi sento tanto più ricco per avervi incontrato e per aver constatato il vostro orgoglio di filippini e di cristiani.

Quando tornate nei vostri villaggi e nelle vostre famiglie, portate con voi la benedizione del Papa. E dite a tutti coloro che erano nella impossibilità di essere presenti, qui, oggi, agli anziani e agli ammalati, che il Papa li ama e li porta sempre nel suo cuore e nelle sue preghiere. Vi benedico tutti nel nome di Gesù Cristo, nostro misericordioso Salvatore.

Possa Iddio benedirvi, mentre vi allontanate con il mio amore e la mia sollecitudine.

Kabay pa nga bendisyonan kamo sang Dios"!

Data: 1981-02-20
Venerdi 20 Febbraio 1981


Cattedrale di Jaro in Iloilo: Incontro con rappresentanti di organizzazioni e movimenti cattolici

Titolo: Ruolo ecclesiale dei laici nel dialogo di salvezza voluta da Cristo

Cari fratelli e care sorelle, sono venuto alla città di lloilo per annunciare a voi tutti il mio amore in Cristo Gesù. Saluto tutti gli abitanti di questa città e tutto il popolo di questa grande Arcidiocesi di Jaro. Desidero esprimere la mia stima fraterna per i sacerdoti e le suore che lavorano in questo settore della vigna del Signore, e offrire a tutti voi il mio incoraggiamento e il mio appoggio allo sforzo che fate ogni giorno per proclamare il Vangelo di Dio con la parola e l'esempio, per costruire la comunità dei fedeli.

1. Ma la provvidenza di Dio ha stabilito in modo molto speciale che questa parte della mia visita fosse dedicata ad un incontro con i laici cattolici, e in particolare con rappresentanti delle varie associazioni e dei vari movimenti. Miei cari laici: saluto in voi gli eredi della fede cattolica che è profondamente radicata nella tradizione e nella cultura del popolo filippino. Rendo grazie a Dio per il vostro amore e lo zelo radicati in voi dallo Spirito di Gesù. Mi sento molto vicino a voi oggi, è come se mi diceste che apprezzate la vostra missione nella Chiesa, e che volete essere rafforzati e incoraggiati nella vostra vocazione cristiana come laici consacrati nel Battesimo e uniti a Cristo con la fede. Ed è per questo che sono venuto: per parlarvi della vostra dignità cristiana, cosa significa appartenere a Cristo; della responsabilità della vostra missione e dell'urgenza del compito che Cristo vi ha affidato.


2. Si, amati laici, Gesù Cristo stesso con il suo Battesimo e la sua Confermazione vi ha impegnati all'apostolato dei laici, questa meravigliosa condivisione della missione salvifica della sua Chiesa (cfr. LG 33). La vostra missione e il vostro destino sono legati per sempre a Cristo salvatore del mondo. Avete un ruolo specifico da svolgere nell'attuazione del piano di redenzione di Dio. Il Concilio Vaticano II ha parlato della necessità di riconoscere la partecipazione di tutto il creato alla lode di Dio. Vi ha chiamati, con la vostra attività nel mondo, ad aiutarvi vicendevolmente, a raggiungere una santità di vita ancora maggiore, "affinché questo mondo possa essere riempito dallo Spirito di Cristo e possa compiere più efficacemente il suo destino nella giustizia, nell'amore e nella pace" (LG 36).

Per realizzare questo, dovete restare uniti con Cristo. Le sue parole sono il fondamento per la vostra efficacia: "Io sono la vite voi i tralci... senza di me non potete fare nulla" (Jn 15,5). Egli vi chiama veramente oggi stesso ad un maggiore amore, perché v'invita ad una continua conversione del cuore. Vi chiama ad una maggiore unione con Lui nella sua Chiesa, perché è qui che lo trovate.

L'unione con Cristo nella sua Chiesa e inoltre la condizione essenziale per tutta la vostra efficacia apostolica. E' Cristo che vi affida la vostra missione, ma una missione che è coordinata nell'unità del suo Corpo dai pastori della Chiesa.

Questo spiega il grande valore che esiste in una comunione amorevole di fede e di disciplina con i vostri Vescovi i quali, nelle parole della lettera agli Ebrei, "devono rendere conto del modo in cui vegliamo sulle vostre anime" (He 13,17).


4. Avete udito la Buona Novella di salvezza e l'avete abbracciata con gioia, dando frutti di giustizia e santità di vita. E' tuttavia importante che la grazia della fede si sviluppi in voi e in tutti i credenti con l'aiuto di Dio, e vi porti ad una conoscenza più profonda della persona e del messaggio del nostro Signore Gesù Cristo (cfr. Giovanni Paolo II, CTR 19). La necessità di una catechesi sistematica è una delle massime esigenze della Chiesa al giorno d'oggi.

E' una grande sfida per voi come cattolici filippini. Come laici siete chiamati, individualmente e collettivamente, a rispondere a questa sfida.


5. Tra tutte le possibilità aperte al vostro esercizio dell'apostolato individuale, la famiglia occupa un posto di importanza primaria. La famiglia può dare una risposta efficace alla secolarizzazione del mondo; la famiglia ha un carisma speciale di trasmissione della fede e di assistenza nello sviluppare un'evangelizzazione iniziale. Nell'intimità della famiglia, ciascun individuo può trovare una opportunità per dare testimonianza personale dell'amore di Cristo. I genitori hanno il diritto e il dovere di catechizzare i loro figli; hanno l'immenso privilegio di essere i primi ad insegnare ai loro figli a pregare. Per citare le parole del mio predecessore Giovanni Paolo I, vorrei "incoraggiare i genitori nel loro ruolo di educatori dei loro figli, i primi catechisti e i migliori. Quale grande compito e quale sfida per essi: insegnare ai figli l'amore di Dio, e farne qualcosa di reale per essi. E' con la grazia di Dio, com'è facile per alcune famiglie svolgere il ruolo di "primum seminarium": il germe di una vocazione al sacerdozio viene alimentata attraverso la preghiera familiare, l'esempio della fede e il supporto dell'amore" (21 settembre 1978).


6. Oltre alle svariate opportunità di esercitare l'apostolato individuale, raccomando fortemente di intensificare l'apostolato di gruppo attraverso organizzazioni cattoliche e movimenti laici ispirati alla Chiesa. Voglio citare con profonda gratitudine l'immenso servizio reso alla Chiesa dalle organizzazioni cattoliche durante gli ultimi decenni. La loro dedizione all'apostolato dei laici secondo i carismi delle loro rispettive finalità ha meritato l'ammirazione della gerarchia, e desidero aggiungere il mio proprio apprezzamento. Senza dubbio potranno essere desiderabili alcuni cambiamenti e adattamenti per rendere queste organizzazioni e questi movimenti meglio idonei a venire incontro alle attuali esigenze dell'apostolato, ma l'esistenza di queste associazioni e di questi gruppi continua ad essere il grande aiuto per la missione della Chiesa.

Consultandovi con i vostri Vescovi e Parroci, siate aperti ai metodi nuovi di attività apostolica per costruire continuamente il Corpo di Cristo. Le comunità cristiane piccole, in cui sono più facilmente possibili scambi personali e la pratica dell'amore e della solidarietà fraterna, aprono vaste possibilità di creatività nell'apostolato. Ricordate sempre che l'efficacia della vostra attività nell'apostolato dipende dalla vostra unità con la gerarchia e tra di voi. Il vostro apostolato sarà fruttuoso nella misura in cui sarete fedeli e fermamente attaccati alla Chiesa locale nella quale siete inseriti, e alla Chiesa universale (cfr. Paolo VI EN 58).


7. II continuo impegno cristiano collettivo del popolo laico filippino non è sentito soltanto nella comunità ecclesiale. E' anche una forza immensa che porta la potenza del Vangelo ad agire sulla cultura, trasformandola e rigenerandola.

Operando in armonia con la loro natura ecclesiale, le vostre associazioni e i vostri movimenti sono un mezzo particolarmente efficace per proclamare l'impegno della Chiesa alla dignità della persona umana e al progresso della libertà e dei diritti di tutti i filippini. Il Popolo di Dio, gratificato dalla pace di Dio, deve sentirsi impegnato sempre e comunitariamente a realizzare questa umana giustizia che è un requisito della pace sociale.


8. Cari fratelli e sorelle: non dovete sorprendervi se talvolta le iniziative più degne sono soggette alla fragilità umana e alla opposizione altrui. La vigilanza è sempre una condizione per la libertà cristiana, la vigilanza espressa soprattutto nella preghiera. Gesù disse ai suoi discepoli: "Vegliate e pregate per non cadere in tentazione" (Mt 26,41). Possono presentarsi tentazioni ideologiche, possono sorgere divisioni, ma la grazia di Cristo è sufficiente per voi, la grazia di Cristo che vi chiama all'unità e all'amore fraterno, la grazia di Cristo che vi trasforma in un popolo di speranza.

Gesù Cristo vi ha veramente chiamati a condividere la sua missione salvifica, e a costruire la comunione della sua Chiesa. Nello stesso tempo Egli ci prepara per lo sforzo cristiano e per la vittoria: "Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!" (Jn 16,33). E vincendo il mondo in tutto ciò che è peccaminoso e corrotto, voi sarete nello stesso tempo capaci di offrire al Padre, in unione con Cristo, la gloria della creazione, e rivolgerla alla lode della Santissima Trinità. Come laici nel mondo potete portare un contributo unico nel suo genere, in un ruolo ecclesiale, al dialogo di salvezza della Chiesa. Potete offrire al mondo non soltanto il messaggio di Cristo ma anche la sua concreta applicazione nella vostra vita favorendo lo spirito stesso di dialogo in amicizia, nel servizio e nell'amore. Miei cari fratelli e sorelle: è questa la vostra dignità e la vostra forza: restare uniti con Cristo, condividendo la sua missione salvifica, promuovendo la sua causa, costruendo il suo Regno di verità e vita, di santità e grazia, di giustizia, di amore e di pace. Voi fate questo, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, nel posto ordinario eppure estremamente importante che occupate nella vostra vita quotidiana di cristiani.


9. E non dimenticate mai che Maria Madre di Dio è con voi. Essa è la Madre della misericordia e del bell'amore, che vigila sul popolo filippino da secoli e che continuerà a presiedere al vostro destino negli anni che vengono. Vi condurrà al suo Figlio e vi aiuterà a comunicarlo ad altri, a comunicare Gesù al mondo.

Data: 1981-02-20
Venerdi 20 Febbraio 1981


Legazpi City, Penaranda Park: Omelia alla Messa per gli agricoltori

Titolo: Il dono della terra e il mistero del lavoro

Diletti fratelli e sorelle,

1. Le letture della liturgia odierna, ascoltate sullo sfondo del vostro splendido Mayon, assumono uno speciale significato e una vivida chiarezza. Il cono quasi perfetto del Mayon accentua il verdetto di perfezione pronunciato da Dio riguardo alla sua creazione.

Ma non è soltanto la bellezza della creazione che viene ricordata dal Mayon. La sua forma ci fa pensare a mani in atteggiamento di ringraziamento e di accettazione: ringraziamento per il dono della terra a tutto il popolo, e accettazione di mettere in essa lo sforzo umano del lavoro.

Ho atteso con impazienza d'incontrarvi, per darvi questo duplice messaggio: la terra come dono di Dio per tutti gli uomini, e il mistero meraviglioso del lavoro.


2. Perché proprio a voi, cari agricoltori? Perché voi siete importanti e avete un posto speciale nel piano di Dio per il mondo: voi fornite cibo per tutti i vostri simili. E' un compito che merita l'apprezzamento e la gratitudine di tutti; è un compito che merita il riconoscimento della dignità di coloro che vi sono impegnati. Avete tutto il diritto di aspettare quindi dal Papa, che è vostro padre, fratello e servo in Cristo, una parola d'incoraggiamento e di speranza, di guida e di sostegno.

Ma desideravo così ardentemente d'incontrarvi non solo per questo motivo, ma anche per proclamare i valori importanti ai quali la vostra vita rende testimonianza. Il lavoro rurale possiede realmente delle ricchezze umane e religiose invidiabili: un amore profondamente radicato della famiglia e della pace, un senso religioso, un apprezzamento dell'amicizia, fiducia e apertura verso Dio, e devozione alla Beata Vergine Maria, particolarmente nel vostro caso sotto il titolo di Nostra Signora di Penafrancia.

Non esaltate voi forse questi valori quando cantate: Kung ang hanap mo ay ligaya sa buhay (Se cerchi la felicità nella vita) Sa libis ng nayon doon manirahan: (vai a vivere in campagna) Taga-bukid man ay may gintong kalooban, (sono contadini, ma hanno un cuore d'oro) Kayamanan at dangal ng kabukiran (tesoro e orgoglio della fattoria)? E' un ben meritato tributo di riconoscimento che il Papa desidera esprimervi, perché la società vi è veramente debitrice. Grazie, cari agricoltori, per il vostro prezioso contributo al benessere sociale degli uomini; la società vi deve molto.


3. Il vostro specifico contributo alla società si basa sulla vostra profonda e viva consapevolezza che la terra è dono di Dio, un dono che Egli fa a tutti gli uomini, che Egli desidera vedere riuniti per formare una sola famiglia e trattarsi l'un l'altro come fratelli e sorelle (cfr. GS 24). Non viene forse sottolineato questo dono nel primo capitolo del Genesi? "E Dio disse: "Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e ogni albero in cui è il frutto che produce seme: saranno il vostro cibo"" (Gn 1,29). La terra appartiene all'uomo perché Dio l'ha affidata all'uomo, e con il suo lavoro l'uomo la sottomette e le fa dare frutti (cfr. Gn 1,28).

Cosa ne consegue? Che non è volontà di Dio - non è secondo il suo piano - che questo dono sia usato in modo tale che i suoi benefici vadano a vantaggio solo di pochi, mentre altri, la grande maggioranza ne sono esclusi. E quando questa grande maggioranza è effettivamente esclusa dal condividere i benefici della terra, e quindi condannata ad uno stato di inedia, di povertà e di vita al limite della sufficienza, la cosa è estremamente grave.

In questo caso infatti la terra non serve alla dignità della persona umana, la persona umana chiamata alla pienezza di vita in Cristo Gesù! Ma è proprio questo che voi siete e dovete sempre continuare ad essere, ai vostri occhi e agli occhi degli altri, in teoria e in pratica. Di conseguenza dovete essere in grado di realizzare le vostre capacità umane, capacità di "essere di più".

Avete il diritto di vivere ed essere trattati conformemente alla vostra dignità umana, nello stesso tempo avete lo stesso dovere di trattare gli altri nella stessa maniera. Dovrete essere allora in grado di ricavare dal vostro lavoro nelle fattorie i mezzi necessari e sufficienti per fare fronte alle vostre responsabilità familiari e sociali in un valido modo umano e cristiano.


4. Nel "libro del Genesi" vediamo che "il Signore Dio prese I uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse" (Gn 2,15). E nella nostra lettura odierna abbiamo udito il comando di Dio: Riempite la terra e soggiogatela; e dominate sul creato (cfr. Gn 1,28). Cosa ci dicono questi testi? Il linguaggio chiaro della Bibbia ci dice che è volontà del nostro Creatore che l'uomo comunichi con la natura come un padrone e custode intelligente e nobile, e non come uno sfruttatore avventato. E' questo che s'intende quando ci viene detto di "soggiogare", "coltivare" la terra: il principio che detta la linea di azione obbligatoria per tutti coloro che sono responsabili del problema della terra e interessati ad esso: persone investite di pubblica autorità, tecnici, imprenditori e lavoratori.

Richiamando qui ciò che dissi in un'altra occasione, ma adattandolo a voi e al vostro Paese, vorrei sollecitarvi a coltivare la terra dei vostri amati filippini e a conservarla. Fate tesoro dei beni della natura; assicuratevi che diano di più a favore dell'uomo, dell'uomo di oggi e di quello di domani. Riguardo all'uso della terra come dono di Dio, è necessario preoccuparsi molto delle future generazioni, pagare il prezzo dell'austerità per non indebolire o ridurre, e peggio ancora rendere insostenibili le condizioni di vita delle future generazioni. La giustizia e l'umanità esigono anche questo (Giovanni Paolo II "" II, III, 2 (1980) 184).


5. La nostra risposta al dono di Dio viene fatta attraverso lo sforzo e il lavoro dell'uomo. Questi caratterizzano la lotta dell'uomo nel tempo e nello spazio per soggiogare la natura; sono l'argomento del mio speciale messaggio a voi, miei cari lavoratori, conducenti di tricicli e jeepponi.

Sento una gioia profonda quando incontro lavoratori come voi, perché mi ricordate quegli anni della mia gioventù quando anch'io sperimentavo la grandiosità e la severità, le ore felici e i momenti di ansietà, i successi e le frustrazioni che sono inerenti alla condizione del lavoratore. Vi ringrazio dunque specialmente per avermi offerto l'occasione d'incontrarvi.

Riflettiamo insieme sulla dignità del lavoro, la nobiltà del lavoro.

Devo veramente parlarvene? Voi conoscete la dignità e la nobiltà del vostro lavoro voi che lavorate per vivere, per migliorare la vostra vita, per provvedere al sostentamento, all'educazione e al benessere dei vostri figli. Il vostro lavoro è nobile perché è un servizio alle vostre famiglie e alla comunità allargata, che è la società. Il lavoro è un servizio in cui l'uomo stesso cresce nella misura in cui dona se stesso per gli altri.


6. Per questo motivo una preoccupazione fondamentale di tutti indistintamente - dirigenti sindacalisti e uomini di affari - deve essere questa: dare lavoro a ognuno. Ma vi è un motivo più profondo per cui ogni uomo ha diritto al lavoro; è per essere in grado di adempiere interamente alla sua vocazione umana, ossia diventare in Cristo un cocreatore con Dio. L'uomo diventa più pienamente uomo attraverso il lavoro liberamente intrapreso ed eseguito. Il lavoro non è una punizione, ma un onore. E' diventato difficile e faticoso soltanto in conseguenza del peccato: "Con il sudore del tuo volto mangerai il pane" (Gn 3,19), ma conserva sempre la sua esaltante dignità.

Non illudiamoci. Fornire lavoro o impiego non è cosa da prendersi alla leggera, o da considerare come un aspetto secondario dell'ordine economico e dello sviluppo. Dev'essere un elemento centrale negli obiettivi della teoria e della prassi economica.


7. Ma la giustizia non richiede soltanto un impiego. La giustizia esige anche che ai lavoratori sia pagato un salario sufficiente e mantenere le proprie famiglie in modo consono alla dignità umana.

Richiede inoltre che le condizioni di lavoro siano le più degne possibili, e che la sicurezza sociale sia perfezionata, in modo da permettere a tutti sulla base di una maggiore solidarietà, di affrontare rischi, situazioni difficili ed oneri sociali; che i salari vengano regolati nelle loro diverse forme complementari; che i lavoratori abbiano una reale e giusta partecipazione nella ricchezza che essi contribuiscono a produrre nelle aziende, nelle professioni e nell'economia nazionale.

Potete star certi che il vostro Papa è con voi per quanto riguarda questa e simili istanze, perché qui è in gioco l'uomo e la sua dignità.

Vi sono ancora molte altre riflessioni che vorrei fare insieme a voi, cari fratelli e sorelle. Ma dobbiamo proseguire con il santo Sacrificio della Messa. Ma prima, comunque, permettetemi ancora una volta di fare un appello: non dimenticate mai la grande dignità che voi, come esseri umani e come cristiani, dovete imprimere al vostro lavoro, anche se è il più umile, anche se è il più insignificante. Non lasciate che il lavoro vi degradi, ma cercate piuttosto di vivere interamente la vostra vera dignità, secondo la parola di Dio e l'insegnamento della Chiesa. Si, dal punto di vista della fede, il lavoro corrisponde alla volontà di Dio Creatore. Fa parte del piano di Dio per l'uomo e per la realizzazione della persona umana; con il lavoro viene data all'uomo una partecipazione al lavoro di Dio, che è la creazione. E dal punto di vista della fede, il lavoro è immensamente nobilitato da Gesù Cristo, il Redentore dell'uomo.

Con il suo lavoro di falegname a Nazareth e con i suoi molti altri lavori Egli ha santificato tutto il lavoro umano, conferendo in questo modo ai lavoratori una speciale solidarietà con Lui stesso e dando loro una partecipazione al suo lavoro redentivo teso a elevare l'umanità, trasformare la società e guidare il mondo alla lode del Padre suo che sta nei cieli. Tutto ciò sottolinea anche la necessità che il lavoro sia fatto bene, e l'obbligo dei lavoratori di svolgere i loro compiti con coscienza e secondo le esigenze della giustizia e dell'amore.

Amati fratelli e amate sorelle in Cristo: il Papa v'invita a pregare con lui e con la Chiesa universale, affinché tutti gli agricoltori e lavoratori del mondo vivano la loro dignità, adempiano il loro ruolo degnamente e portino il loro grande contributo alla costruzione del Regno di Cristo, per la gloria della Santissima Trinità. E possa Nostra Signora di Penafrancia continuare ad amarvi, consolarvi e proteggere voi, le vostre famiglie e il vostro Paese. così sia.

Data: 1981-02-21
Sabato 21 Febbraio 1981



GPII 1981 Insegnamenti - "Reclaimed Area" di Bacolod City: Incontro con proprietari e operai delle piantagioni di canna da zucchero