
GPII 1981 Insegnamenti - Manila: Nunziatura Apostolica, ai rappresentanti di altre Chiese cristiane nelle Filippine
Titolo: Il Vangelo è il nostro comune tesoro
Cari fratelli e sorelle in Gesù Cristo Durante la mia visita pastorale alla Chiesa cattolica nelle Filippine, è per me una grande gioia incontrare voi, rappresentanti delle Chiese e comunità cristiane, e i rappresentanti del Consiglio Nazionale delle Chiese nelle Filippine.
1. Ogni nazione ha le sue caratteristiche di cuore e di mente. Nelle Filippine si pensa immediatamente al vostro caldo sentimento di comunità, quel sentimento che vi lega scambievolmente, quel senso di solidarietà che voi chiamate lo spirito di "pakikisama". Personalmente lo ho già sperimentato in questo breve periodo che ho trascorso con voi.
2. Alla luce di questo spirito, le divisioni fra i cristiani risultano ancor più strane e innaturali. Ciò è certamente una base importante per la vostra sensibilità ecumenica, ma, naturalmente, la nostra sollecitudine per l'unità dei cristiani ha una ragione più profonda. Tutto ciò che è nobile e buono nella comunità umana è stato attuato e perfezionato in quella associazione più profonda e universale di cui san Paolo scrive: "Tutti voi infatti, quanti siete stati battezzati in Cristo. Non c'e più giudeo ne greco; non c'è più schiavo ne libero; non c'è più uomo ne donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù" (Ga 3,26-27). Questa è la comunione che il sovrabbondante amore di Dio ha operato mediante Gesù Cristo nello Spirito Santo. Questa Chiesa, unico gregge di Dio, segno e già anticipazione del suo Regno, come una bandiera sollevata per essere vista dalle nazioni, annunzia il Vangelo di pace all'umanità intera (cfr. UR 2).
3. L'unità della Chiesa è dono di Dio e non opera degli uomini. Ma le dolorose divisioni fra i cristiani danneggiano questo Corpo di Cristo, in modo che ora tra le varie comunità la comunione ecclesiale è incompleta fino al punto da impedire e oscurare un'effettiva testimonianza a Cristo. E' una grande grazia, e una spinta al rinnovamento, che ai nostri giorni Dio abbia risvegliato nei cuori dei cristiani una profonda aspirazione "alla Chiesa di Dio una e visibile, che sia veramente universale e mandata a tutto il mondo, perché il mondo si converta al Vangelo e così si salvi per la gloria di Dio" (UR 1).
4. Come cristiani, siamo già un'unità. Giustificati dalla fede nel nostro Battesimo e così incorporati in Cristo (cfr. UR 3), e vivendo del suo Spirito, noi siamo uniti in una comunione reale benché ancora imperfetta. E' nostra responsabilità per quanto è possibile esprimere e rendere visibile questa comunione che ci unisce in Cristo, "cercando di conservare l'unita dello Spirito per mezzo del vincolo della pace" (Ep 4,3). "Noi possiamo e dobbiamo già fin d'ora raggiungere e manifestare al mondo la nostra unità nell'annunciare il mistero di Cristo" (Giovanni Paolo II RH 11). Ugualmente non dobbiamo risparmiare sforzo alcuno per ricostituire quella completezza di comunione in Cristo, nostro Signore e Capo, che è venuto "per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi" (Jn 11,52).
5. Di fronte alle grandi nazioni dell'Asia, i cristiani delle Filippine hanno una speciale vocazione a testimoniare la comune speranza che ripongono in Cristo. Qui specialmente occorre assicurare che "la cooperazione di tutti i cristiani esprime vivamente quella unione, che già vige tra di loro, e pone in una luce più piena il volto di Cristo servo" (UR 12). Voi avete un'opportunità nell'associare o coordinare i vostri sforzi per la promozione umana, alleviando i bisogni, aiutando a creare nella società quelle condizioni che rendono la vita più conforme alla dignità di ogni uomo e donna.
6. Questi sforzi possono offrire una comune testimonianza all'unico Vangelo di Gesù Cristo. Il Vangelo è il nostro comune tesoro, e il dovere missionario che vi coinvolge come cristiani deve condurvi anche a cercare vie per proclamare insieme, per quanto possibile, le verità fondamentali riguardanti vi unisce prima ancora che la piena comunione sia raggiunta (cfr. Giovanni Paolo II RH 12). Qui subito siete messi di fronte alle cose che ancora vi dividono e che limitano la testimonianza che può essere offerta insieme. Questa è la tragedia delle nostre divisioni.
Lungi dal rendere fruttuosa ed efficace la nostra testimonianza a Cristo, lo scandalo delle nostre divisioni ha diminuito la nostra credibilità.
Questo è vero non solo fra non-cristiani ma anche fra cristiani di fede semplice.
In tutta onestà, siamo responsabili di questo. Ecco perché è tanto urgente che ad ogni livello i cristiani siano preparati a lavorare attivamente e a pregare per la ricomposizione della piena comunione. Lo sforzo del dialogo teologico è una parte integrante di ciò, ma il punto centrale è la conversione personale, la santità della vita e la preghiera per l'unità dei cristiani (cfr. UR 8).
7. La situazione ecumenica nelle Filippine è particolare, in quanto la maggioranza dei cristiani sono membri della Chiesa cattolica. I cattolici hanno perciò una particolare responsabilità. Essi devono possedere una sicura conoscenza dei principi cattolici dell'ecumenismo, essere a questi pienamente fedeli ed avere la volontà di applicarli con coraggio e prudenza. Venire meno a questo, per impazienza o inerzia, significa impedire alla Chiesa cattolica di recare al movimento ecumenico i doni di grazia e di fede che le sono stati affidati. E' importante usare questi doni in comunione col resto dei fedeli e con i Vescovi.
8. Desidero terminare con una parola di incoraggiamento a tutti i cristiani nelle Filippine. Il vostro compito è reale, perché le divisioni in molti casi sono di recente origine; c'è stata la proliferazione di numerosi differenti gruppi; per alcuni, le divisioni trovano ancora espressione in aperta cattiva volontà e proselitismo. Ma ricordate, l'unità che Cristo vuole per la sua Chiesa è suo dono.
I vostri pazienti, saggi sforzi per superare la separazione e ricostituire la comunione, la comune testimonianza che anche ora potete offrire, costituiscono una obbedienza meritoria alla volontà di nostro Signore. Che essi siano proseguiti senza posa e resi fecondi dalle vostre preghiere. In ogni parrocchia e comunità, in ogni Chiesa, in ogni cappella e stazione missionaria, nelle vostre famiglie, si elevino suppliche a Dio per l'unità che Egli vuole per il suo popolo e per mezzo di esso, per tutta la famiglia umana.
"Il mio amore sia con tutti voi in Cristo Gesù. Amen" (1Co 16,24).
Data: 1981-02-21
Sabato 21 Febbraio 1981
Titolo: Benedizioni di gioia e di pace
Cari amici,
1. Sono lieto di incontrare i membri dei Comitati di lavoro, che hanno collaborato nel preparare e coordinare la mia visita pastorale nelle Filippine. Verso ciascuno di voi in particolare ho un debito di gratitudine.
Fin dal principio del mio pontificato, ho desiderato ardentemente venire in visita pastorale nel vostro Paese, in coincidenza con la beatificazione di Lorenzo Ruiz. E ora, grazie a Dio, il mio desiderio si è attuato. Ma la mia visita non avrebbe avuto successo, se non ci fossero stati i vostri sforzi diligenti e la vostra generosa collaborazione, la vostra preparazione e pianificazione. In tal modo avete realmente partecipato alla missione che ho ricevuto da Dio, perché avete assistito il Pastore della Chiesa universale nel suo compito di confermare i propri fratelli nella fede.
2. Ho molto apprezzato tutta l'assistenza data da Sua Eccellenza il Presidente Marcos e dall'intero Governo delle Filippine. Senza tale assistenza, la mia visita non sarebbe stata possibile. Un dovuto riconoscimento va anche al Governatore di Metro Manila, Sua Eccellenza la Signora Imelda Marcos, e a tutte le autorità locali che hanno collaborato con generosità ed entusiasmo.
Desidero anche esprimere il mio sincero ringraziarnento a tutti i membri dei Comitati governativi, per la loro generosa assistenza e cooperazione. Possa il Signore effondere su di voi e sui vostri cari le benedizioni della gioia e della pace.
3. Ed anche a tutti i membri dei Comitati ecclesiastici estendo una cordiale parola di gratitudine. Voi rappresentate uno spaccato di tutta la Chiesa in questo amato Paese - Vescovi, sacerdoti, religiosi e laici -; so che molto del vostro contributo è rimasto nascosto ed è noto a Dio solo. E di tutti i vostri sforzi, sacrifici e preghiere vi sono profondamente riconoscente.
Prego affinché il mio pellegrinaggio di fede riesca un incoraggiamento e una grazia per ciascuno di voi nelle vostre singole vite di cristiani; che possiate trovare nuovo vigore nelle parole di san Paolo: "Vi esorto... a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto" (Ep 4,1). Possa il Padre celeste rendere voi e le vostre famiglie forti nella fede, lieti nella speranza, una sola cosa nell'amore, fino alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo nella gloria.
Data: 1981-02-21
Sabato 21 Febbraio 1981
Titolo: Vocazione missionaria della cattolicità filippina
Cari fratelli e sorelle in Cristo,
1. E' una gioia per me celebrare con voi la Santa Eucaristia, venire a voi tra le vostre belle montagne per essere nutrito dalla Parola di Dio e dal Pane di vita, e unirmi a voi nel dare gloria e lode, onore e ringraziamenti alla Santissima Trinità.
La liturgia della Parola oggi parla della speciale dignità conferita a tutti coloro che "appartengono a Cristo" (1Co 3,23). Siamo invitati a meditare il profondo mistero che ci riguarda in rapporto al battesimo; il mistero di come, mediante l'acqua e lo Spirito Santo, siamo diventati dimora di Dio. "Voi siete templi di Dio - scrive san Paolo - lo Spirito di Dio abita in voi" (1Co 3,16). In verità questo è un mistero di fede. Perché mentre noi rimaniamo membri di un popolo e di una nazione particolare, eredi di un'unica cultura e discendenza, al tempo stesso, per l'abbondante misericordia di Dio, siamo diventati "concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore" (Ep 2,19-21).
2. In modo particolare ho desiderato questa occasione di incontrare la gente delle Province Montane, di incontrare voi membri delle tribù di Isneg, Kalinga, Bontoc, Ifugao, Kankany e Ibaloy. Voi, popolazioni native di questa bella regione al nord di Luzon, al pari delle altre tribù filippine, presentate una ricca diversità di culture trasmesse a voi dai vostri genitori e antenati e che risalgono indietro nel tempo attraverso innumerevoli generazioni. Abbiate sempre una stima profonda di questi tesori culturali che la divina Provvidenza vi ha destinati in eredità.
Inoltre, possano questi tesori che costituiscono la vostra eredità, essere sempre rispettati dagli altri; che la vostra terra, le vostre buone tradizioni di famiglia e le vostre strutture possano essere protette, conservate e arricchite.
Miei fratelli e sorelle in Cristo: voi avete scoperto come il Vangelo non mette in pericolo la soppravvivenza delle vostre culture, né distrugge le vostre tradizioni genuine. Tutto ciò che è veramente umano, tutto ciò che contribuisce al benessere e al miglioramento della persona umana, viene consolidato dal Vangelo e intensificato dalla fede in Cristo. Non potrebbe essere diversamente, giacché Cristo è il modello e l'origine della nuova umanità, il "primogenito di tutta la creazione" (Col 1,15). Poiché vi trovate a fronteggiare i problemi di oggi connessi con la crescita sociale ed economica del vostro Paese, vi assicuro che la Chiesa è insieme con voi nel desiderare che venga difesa la tipicità della vostra cultura, e che possiate partecipare alle decisioni che coinvolgono la vostra vita e quella dei vostri figli. Infatti la Chiesa non si dissocia mai dai problemi temporali dei propri membri. Essa rimane vicina al povero e al sofferente; vuole la giustizia e la pace; s'interessa alle concrete necessità del fedele. In tutto questo, pero, la Chiesa non dimentica mai la priorità della sua missione spirituale, memore che il suo fine ultimo è quello di guidare tutti gli uomini e donne all'eterna salvezza in Cristo.
3. Permettetemi anche di parlarvi dell'attività missionaria della Chiesa, e di riflettere sui fruttuosi risultati che essa ha avuto qui, nel vostro Paese. Quando guardo a questa vasta folla, non posso non ricordare i generosi missionari, uomini e donne, che lasciarono la loro terra natale per predicare il Vangelo tra voi.
Essi accettarono molti sacrifici personali e si caricarono di molti fardelli per compiere questo lavoro, per portare a voi il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo. Ed i loro sforzi non sono stati vani! Quando il messaggio di Cristo venne annunziato a voi, "voi l'avete accolto - come scrive san Paolo - non quale parola di uomini, ma come è veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete" (1Th 2,13). Di questo meraviglioso lavoro della grazia mi rallegro con voi. E in nome di nostro Signore Gesù Cristo e della sua Chiesa, ringrazio i missionari per la loro fede, e per gli sforzi sostenuti, per il loro perseverante lavoro.
E' incoraggiante vedere la vitalità della Chiesa nelle Filippine: vedere, per esempio, la partecipazione attiva attuata dai laici, il contributo dato dai catechisti, dagli operatori sociali e da tanti altri, il ruolo indispensabile delle famiglie cristiane, ciascuno a suo modo facendo progredire il Regno di Dio. C'è inoltre la fondazione di numerose scuole ed università cattoliche, istituzioni sanitarie o rispondenti ad altre necessità, e la fondazione di seminari come si può vedere qui a Baguio City. Tutto ciò sta a testimoniare quanto la Parola di Dio abbia fruttificato e quale sia la profondità della vostra fede nel Signore. Mi compiaccio specialmente di come molti filippini hanno risposto a Cristo come sacerdoti e religiosi, non solo in patria, ma anche in altri paesi. E' chiaro che l'attività missionaria della Chiesa ha prodotto, nella vostra terra, frutti abbondanti.
4. Miei fratelli e sorelle, memore di come avete risposto di tutto cuore al Vangelo fin da quando esso fu per la prima volta annunziato fra voi, e spinto dal mandato missionario datoci da Cristo, voglio esprimervi un mio speciale desiderio: che i filippini diventino i principali missionari della Chiesa in Asia. A tal fine vorrei far mie le parole che a voi rivolse Paolo VI in occasione della sua visita pastorale nelle Filippine: "In questo momento, non si può non pensare all'importanza della chiamata dei popoli delle Isole Filippine. Questa terra ha una speciale vocazione per essere la città collocata sul monte, la lampada posta in alto (cfr. Mt 5,14-16), che dà testimonianza luminosa tra le antiche e nobili culture dell'Asia. Sia come individui che come nazione, voi dovete manifestare la luce di Cristo con l'esempio della vostra vita" (29 nov. 1970).
Fra tutti i vostri vicini in questa parte del mondo, voi, cittadini delle Filippine, occupate un posto unico. Solo il vostro Paese è a maggioranza cristiano; voi rappresentate più della metà di tutti i cattolici dell'Asia. Ciò considerando, io domando: non vi ha forse il Signore della storia destinati ad avere un ruolo preminente nello sforzo missionario della Chiesa in questa regione? Non vi ha preparati a dare una vivida testimonianza tra le antiche e nobili culture dell'Asia? Le ultime parole dette da Gesù ai discepoli non assumono per voi uno speciale rilievo in questo momento: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura" (Mc 16,15)? Questo è il mio accorato desiderio e la mia fervida preghiera: che voi, miei fratelli e sorelle delle Filippine, possiate occupare il posto che vi compete in prima linea sul fronte dello sforzo missionario della Chiesa, specialmente qui, in Asia. Per questo esprimo la mia profonda soddisfazione per la recente fondazione della Società Missionaria delle Filippine; similmente plaudo all'opera di evangelizzazione compiuta da Radio Veritas. Che Dio benedica copiosamente queste iniziative. E ciascuno di voi - che siete diventati dimora di Dio mediante il battesimo - possa contribuire alla proclamazione del Vangelo, nel modo che gli è possibile. Proclamate con la parola e con i fatti che Gesù Cristo è "la via, la verità e la vita" (Jn 14,6), che Gesù Cristo è il Signore!
Data: 1981-02-22
Domenica 22 Febbraio 1981
Titolo: Gratitudine e apprezzamento per la generosa ospitalità
Miei cari amici, Cari fratelli e sorelle in Nostro Signore Gesù Cristo,
1. E' venuto per me il momento di dirvi addio. Preparandomi a lasciare le Filippine per continuare il mio viaggio apostolico, porto con me molti ricordi belli e gioiosi. E' stato un gran privilegio trascorrere sei giorni nel vostro Paese. Sono meravigliato della grande diversità di valori culturali e di degne costumanze che arricchiscono la vostra terra. E ricordero a lungo le persone di ambienti e di tradizioni tanto diverse, che ho avuto il piacere di incontrare.
2. In modo particolare porto con me la testimonianza della vitalità della fede cattolica qui nelle Filippine. Questa vitalità è simboleggiata dalla santità del primo martire filippino la cui beatificazione ha dato motivo alla mia visita pastorale. Per una felice coincidenza, io parto da voi nella ricorrenza della Cattedra di San Pietro, una festività che richiama il compito del Vescovo di Roma per la preservazione e la promozione dell'unità nella Chiesa, e per il rafforzamento dei suoi fratelli nella fede. Proprio per adempiere a tale missione, che ora mi appartiene come successore dell'apostolo Pietro, sono venuto nel vostro Paese. Ho anche desiderato di chiedere a voi, miei fratelli e sorelle, in considerazione della vostra fede profonda e del vostro amore per Nostro Signore Gesù Cristo, di assumervi un compito sempre maggiore nel lavoro di evangelizzazione, partecipando agli altri quella fede che voi avete ricevuta come dono di Dio. Assicuro voi tutti delle mie preghiere e - per dirla con san Paolo - "sono persuaso che colui che ha iniziato in voi questa opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù" (Ph 1,6).
3. Prima di partire desidero esprimere la mia riconosccnza a Sua Eccellenza il presidentc Marcos per il suo cordiale benvenuto in questa terra e per tutto quello che è stato fatto per facilitare la mia visita.
Ringrazio altresì tutte le autorità del Governo e quanti altri hanno cooperato nel mantenere l'ordine pubblico o nel coordinare il programma della mia visita pastorale.
Sono specialmente riconoscente al cardinale Rosales, al cardinale Sin ed a tutti i miei diletti fratelli nell'episcopato, per l'accoglienza così calda riservatami e per aver rinnovato in mia presenza la loro dedizione all'unità della Chiesa di Cristo e al Vangelo di verità.
Ringrazio tutti coloro che mi si sono stretti attorno con tanto amore ed affetto, miei fratelli e sorelle nella fede cristiana e tutti gli altri cittadini delle Filippine. In ogni istante della mia visita, la vostra ospitalità è stata davvero espressione della vostra generosità e bontà.
4. Nel congedarmi, il mio augurio per tutti voi, dilette genti delle Filippine, è questo: possiate voi godere sempre pace nei vostri cuori e nelle vostre case; possano la giustizia e la libertà regnare in tutte le vostre isole; possano le vostre famiglie essere sempre fedeli, unite nella gioia e nell'amore.
Dio benedica le Filippine! Dio benedica voi tutti Mabuhay!
Data: 1981-02-22
Domenica 22 Febbraio 1981
Titolo: Il Vangelo non è una realtà da museo ma una forza da partecipare e diffondere
"Ringraziamo sempre Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere, continuamente memori davanti a Dio e Padre nostro del vostro impegno nella fede, della vostra operosità nella carità e della vostra costante speranza nel Signore nostro Gesù Cristo" (1Th 1,2-3).
1. Faccio mie queste parole di san Paolo e desidero che esse esprimano i sentimenti del mio cuore mentre rendo grazie a Dio Onnipotente per la testimonianza della vostra fede. Insieme con voi in questa cattedrale dedicata al nome di Maria, sono contento di vedere tante indicazioni di come la vostra fede in Gesù Cristo è apparsa solida e vera.
Come potremmo non essere grati quando costatiamo la rapidità con cui è stata accettata la fede dal popolo di Guam? Quale enorme amore caratterizzo i missionari, uomini e donne, i cui sforzi arricchirono così grandemente la vita della Chiesa in questa isola! La loro predicazione e il loro insegnamento non ebbero soltanto la forza della persuasione umana, ma piuttosto portarono il frutto della potenza dello Spirito Santo.
Voi che vi siete radunati qui, oggi, siete gli eredi di questa ricca tradizione; avete ereditato una vivente comunione di fede, di speranza e di amore.
Ora, i legami che ci uniscono insieme devono essere costantemente rafforzati in modo che possiamo formare un'unità sempre più perfetta di fraternità e di servizio.
2. Perché la Chiesa, in ogni tempo e in ogni luogo, è chiamata da Cristo a fare di molti individui un solo popolo, unito in "un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo" (Ep 4,5). Come un solo corpo, la Chiesa deve irradiare la presenza del suo Signore nel mondo. Gesù Cristo, dunque, è la ragione di tutto ciò che la Chiesa dice e opera! Gesù Cristo è il punto focale per quella comunione vivente che è costitutiva della Chiesa!
3. E' bene per noi tornare spesso alla narrazione sacra della vita dei primi tempi della Chiesa, e riflettere su quegli elementi che costruirono la sua comunione ecclesiale. Leggiamo negli "Atti degli Apostoli": "Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere" (Ac 2,42).
4. Fin dall'inizio, la Chiesa riconobbe suo dovere trasmettere quanto aveva ricevuto dal Signore. L'insegnamento apostolico rese capaci i discepoli di essere "un cuore solo e un'anima sola" (Ac 4,32). così i primi cristiani professarono una fede comune davanti al mondo, e nessuna autentica comunione sarebbe stata possibile se fosse venuta meno la fedeltà alla tradizione apostolica.
Non meno di allora, oggi la Chiesa è chiamata a conservare nella sua integrità il messaggio di Cristo, la cui parola non è stata affidata alla Chiesa perché ne faccia quello che vuole; la Chiesa piuttosto è uno strumento di evangelizzazione, che diffonde il messaggio di Cristo nella sua interezza, con tutta la ricchezza del suo contenuto.
5. Nello stesso tempo, questo messaggio evangelico non è destinato a essere esposto come in una vetrina di museo, dove può essere soltanto ammirato o studiato. No, esso deve venir partecipato, diffuso, in maniera che anche altri possano ascoltarlo, accettarlo, ed essere introdotti nella comunità dei fedeli. Il servizio della parola è il modello mediante il quale è conosciuta la fede apostolica; ed è un servizio che non chiede alcuna ricompensa, se non quella sola del riconoscimento dell'amore di Cristo che lo rende presente nel mondo.
Nella società si trovano molti esempi di amore talmente manipolato da far sorgere il sospetto, in alcuni, che non esista un amore disinteressato. A queste persone dobbiamo manifestare ancora una volta lo spirito di altruismo che fu l'esempio dei primi cristiani ricordato negli "Atti degli Apostoli": "Nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune" (Ac 4,32). Dove è presente un tale atteggiamento di generosa dedizione di se stessi, là può fiorire una vera comunità.
6. Ma da dove la comunità riceve l'impulso per essere una vera comunione? La Chiesa trova questa sorgente nella "frazione del pane". L'Eucaristia è il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua virtù" ("Sacrosanto Concilium", 10).
Nell'Eucaristia la comunione ecclesiale non solo è manifestata, ma è di fatto realizzata. "Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane" (1Co 10,17).
E' essenziale quindi che la nostra comunione eucaristica, fondata su una comune espressione di fede, non diventi mai causa di dissenso o di divisione nella comunità. Le forme individuali di espressione debbono cedere il posto alla costruzione della comunione ecclesiale in tutta la Chiesa.
7. Infine, la chiamata alla fede implica per ogni credente una continua chiamata alla santità nutrita dalla preghiera. Abbandonato alle sue debolezze, l'uomo non possiede la forza necessaria per superare il peccato del mondo. Soltanto lo Spirito Santo può assicurare un'unità vera e duratura, perché, in forza della sua presenza, ogni membro della comunità è trasportato verso più generose espressioni di carità e di misericordia. Oggi la Chiesa si rallegra del profondo desiderio da parte di tanti di conoscere meglio lo Spirito Santo mediante la preghiera. Con tutto il cuore incoraggio questo interesse, e prego che lo Spirito Santo voglia istillare in ogni settore che preferisca l'amore di Dio e l'amore del prossimo a ogni altra considerazione.
8. Miei fratelli e sorelle, amiamoci scambievolmente in Cristo. Facciamo si che i legami della fede ci stringano sempre di più in ogni cosa che facciamo. Facciamo si che la nostra predicazione e il nostro insegnamento siano un chiaro riflesso del ricco deposito della fede. Pratichiamo la nostra comunione di spiriti con cuore gioioso, e troviamo nelle nostre celebrazioni eucaristiche una maggiore realizzazione di quella unità che condividiamo nella fede. Cerchiamo di essere ferventi nella nostra vita di preghiera e imploriamo dallo Spirito Santo che ci guidi tutti, Vescovi, sacerdoti, religiosi e laici sui sentieri della vera santità.
E finalmente, non cessiamo di guardare all'esempio di Maria, la cui fede fu costante e perseverante, e che è venerata in questo luogo sotto il nome di Nostra Signora di Camarin. Affidiamoci alla sua protezione e invochiamo la sua potente intercessione: santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte. Amen. Data: 1981-02-22
Domenica 22 Febbraio 1981
Titolo: La famiglia cristiana seminario di vocazioni
Cari fratelli e sorelle
1. "Uno solo è il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti..." (1Tm 2,5). In queste parole della seconda lettura di oggi è espresso chiaramente e con forza il motivo della nostra riunione. Dio, il nostro amato Padre ha mostrato il suo abbondante amore per noi, suoi figli, permettendo che il suo proprio Figlio, fosse il nostro riscatto, e quindi stabilendolo come l'unico mediatore della nuova ed eterna alleanza. Seduto alla destra del Padre, Cristo esercita una universale missione di salvezza, che estende a tutta l'umanità.
2. così alla Chiesa, come Corpo di Cristo, è stata affidata la missione di proclamare un Vangelo che ha dimensione universale. Poiché nella misteriosa provvidenza di Dio, essa è stata chiamata a partecipare al lavoro di salvezza in modo che il "desiderio" del Salvatore "che tutti gli uomini siano salvati" (1Tm 2,4) possa essere adempiuto in tutto il mondo.
Talvolta questo lavoro sembra soverchiante, ma è allora che la Chiesa si rende conto che la parola messa sulle sue labbra è la chiave per la comprensione del significato della nostra esistenza terrena. E così una gioia incomparabile riempie i cuori del clero, dei religiosi e dei laici quando il comando del divino Maestro è ascoltato una volta ancora nel nostro tempo: "Andate al mondo intero, proclamate la Buona Novella a tutte le creature" (Mc 16,15).
Si, sotto la guida dello Spirito Santo, sempre presente per consolare e ispirare, la Chiesa proclama, prima alla comunità cristiana e poi a tutta la umanità, la meravigliosa notizia che Gesù è nostra Pace, Gesù è nostra Speranza, Gesù è la via alla vita eterna.
3. L'evangelizzazione è l'essenza dell'attività della Chiesa nel mondo. In questo consiste la sua grande sfida. Il mio predecessore Paolo VI spiegava questo punto in modo così eloquente nella sua Esortazione Apostolica sull'Evangelizzazione: "La Chiesa resta nel mondo quando il Signore della gloria ritorna al Padre. Essa rimane come un segno - contemporaneamente oscuro e luminoso - della nuova presenza di Gesù, della sua dipartita e della sua presenza permanente. Essa lo prolunga e lo continua. Ed è soprattutto la sua missione e la sua condizione di evangelizzazione che essa è chiamata a continuare" (EN 15).
4. La Chiesa trasmette al mondo una fede viva poiché quando annunzia insegna o battezza, Cristo è reso presente in quell'evento. Perciò il Vangelo che deve essere annunciato è sempre nuovo, e tocca con freschezza e vitalità ogni successiva generazione e chiama a Cristo ogni persona con una relazione che e profondamente personale. E questa dinamica qualità del Vangelo non cessa mai, poiché il credente è chiamato a una continua conversione del cuore e della mente al fine di conformarsi più fedelmente al cuore e alla mente di Cristo. Allo stesso tempo, quale tremendo privilegio è conferito a quelli che sono chiamati a essere araldi del Vangelo! Quale straordinaria soddisfazione si scopre nel comunicare Cristo ad un altro!
5. Fin dal mio arrivo a Guam, ho già parlato del debito di gratitudine che è dovuto allo spirito evangelizzatore di quelli che si sono dedicati con abnegazione a comunicare la fede di Cristo. La vigorosa testimonianza di un missionario quale Padre Luis Diego San Vitores, per esempio, continua a ispirarci oggi. E quanto meravigliosa fu la risposta di quelli che ascoltarono la parola di Dio attraverso la predicazione del missionario. Con la celebrazione qui della prima Messa nel 1521 i semi della fede cominciarono a radicarsi nel cuore del popolo Chamorro. Nel 1668, il loro apprezzamento del Vangelo fu manifestato dal generoso dono del Capo Quipuha che dono la terra su cui fu costruita la prima Cattedrale. E quella stessa Cattedrale divenne un simbolo della devota perseveranza della fede della gente, poiché si è dovuto ricostruire la Chiesa parecchie volte, e l'ultima volta in questa nostra epoca. Si, la storia della fede a Guam ha un notevole primato di fedele testimonianza di uomini e donne che hanno vissuto il Vangelo a parole e a fatti per oltre tre secoli, fino a questa stessa assemblea liturgica.
6. Ma non dobbiamo contentarci di vantare un'eredità gloriosa del passato senza rivolgere la nostra attenzione alle esigenze del momento presente. Il nostro Credo non può mai essere considerato come una proprietà preziosa che può essere solo ammirata e poi riposta via per sicurezza. Piuttosto dobbiamo esprimere il nostro Amen a ciò che noi crediamo mettendo in pratica la nostra fede nella vita di ogni giorno.
Dunque, non dobbiamo limitare le nostre considerazioni sull'evangelizzazione, puramente alla diffusione della fede nelle diverse aree geografiche del mondo o fra le diverse culture. Dobbiamo anche fare in modo che il lavoro di evangelizzazione tocchi ogni aspetto della vita umana, "agendo sui criteri di giudizio dell'umanità, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le sorgenti di ispirazione e i modelli di vita, che sono in contrasto con la Parola di Dio e il piano di salvezza" (EN 19).
A questo riguardo desidero puntualizzare il ruolo essenziale che la famiglia svolge nel lavoro di evangelizzazione. La famiglia, come il Concilio Vaticano II ci ha insegnato, è una "profonda comunità di vita e di amore" (GS 48). Gli sposi, nel modellare il loro amore secondo l'esempio di Cristo, coltivano nella casa i valori cristiani di tenerezza, compassione, pazienza e comprensione; questi, a loro volta, fanno scaturire uno stile di vita che comunica di per se il messaggio del Vangelo. Questi valori sono allora instillati e fomentati nei figli che nascono da questo amore sponsale. In questo modo la famiglia diventa la prima scuola di vita cristiana dove si alimenta l'amore per Cristo, per la sua Chiesa, per la sua chiamata alla santità.
Allo stesso modo è nella famiglia che ha luogo la necessaria crescita delle vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. I genitori dovrebbero fin dai primi segni di tali vocazioni pregare che, con la grazia di Dio, il loro figlio o figlia vogliano perseverare in questa chiamata. Quale più grande benedizione potrebbe venire a una famiglia che vedere i loro sforzi di vivere il Vangelo coronati dal successo di avere uno di loro chiamato per tutta la vita a un servizio di predicazione e di insegnamento della Buona Novella!
7. Su tutti i battezzati, allora, "è sorta la gloria del Signore" (Is 60,1), che spinge ciascun credente a partecipare questa luce dovunque e in ogni tempo. Questa luce del Vangelo non può essere spenta anche se le tenebre possono davvero avvolgere i valori e le priorità del mondo. Ma con la perseveranza e la preghiera, i fedeli ricevono la grazia di riflettere la verità che è Cristo al fine di "mostrare la sua gloria" (Is 60,2). Allora, restiamo saldi nella fede, conformandoci all'esempio di quegli eminenti evangelizzatori che ci hanno preceduto. Non scoraggiatevi e non disperate mai, perché Cristo è con noi a confermare e rafforzare ogni nostro sforzo di difesa del Vangelo.
8. Qui, in questa Eucaristia, celebriamo la profonda realtà dell'universalità della Chiesa. Nel parteciparci il suo Corpo e il suo Sangue, Gesù allo stesso tempo ci predispone ad aprirci e ad accettare tutti gli uomini e le donne come fratelli e sorelle. La nostra comunione in Cristo, allora, ci spinge a condividere con ogni persona il meraviglioso mistero della vita di Cristo che ci è stato donato. Nel ricevere il Pane della Vita, noi assumiamo il desiderio e la sollecitudine di Cristo a che "tutti gli uomini siano salvati" (1Tm 2,4).
Poiché ancora una volta ci avviciniamo al santissimo momento in cui il pane e il vino vengono trasformati nel Corpo e Sangue del nostro Salvatore, rinnoviamo il nostro proponimento di portare la presenza della sua parola nelle nostre case e comunità, nei nostri uffici e posti di lavoro, dovunque andiamo e qualunque cosa facciamo. Ed essendo stati avvolti dal calore dell'amore eucaristico di Cristo, cerchiamo modi più efficaci di proclamare il messaggio di quell'amore a tutti quelli che incontriamo.
Miei fratelli e sorelle, lasciate splendere la luce del Vangelo di Cristo attraverso le vostre parole e le vostre azioni. Sollevate i vostri occhi a Gesù, attirando costantemente l'attenzione del mondo a Lui. Siate sempre gioiosi, sapendo che Gesù è con la su Chiesa; e che la sua preghiera sarà pienamente esaudita; che egli fa nuove tutte le cose. E perciò con "i cuori che si dilatano della gioia" (cfr. Is 60,5), cantiamo la nostra lode al Padre per l'amore che ha riversato su di noi in Gesù Cristo suo Figlio, diede se stesso come riscatto per tutti" (1Tm 2,5). Amen. Data: 1981-02-23
Lunedì 23 Febbraio 1981
GPII 1981 Insegnamenti - Manila: Nunziatura Apostolica, ai rappresentanti di altre Chiese cristiane nelle Filippine