
GPII 1981 Insegnamenti - Tokyo, Stadio Korakuen: Omelia alla Santa Messa
Titolo: Pace a tutti, pace con tutti, che tutti siano operatori di pace
"Vi lascio la pace; vi do la mia pace" (Jn 14,27). Queste sono le parole di Cristo agli apostoli e ripetiamo queste sue parole ogni giorno nella Messa prima della Comunione.
In tal modo, Cristo stesso dice ogni giorno queste parole ed ogni giorno Egli divide con noi la sua pace, così come divide con noi il suo Corpo ed il suo Sangue sotto la specie Eucaristica.
Ogni giorno, quindi, prendiamo da Cristo la sua pace per darla agli altri. Per trasmetterla.
Ciò già avviene durante la liturgia, quando, alle parole: "La pace sia con voi" tendiamo le nostre mani alle persone vicine a noi ed esprimiamo loro una vicinanza fraterna, il nostro desiderio di pace e di amore.
Da questo luogo, in cui viene celebrata la liturgia Eucaristica, il segno di pace si diffonde in ondate successive alla gente, alle famiglie, ai vicini, alle nazioni, a tutta la famiglia umana.
Cristo nostro Signore è l'eterno dispensatore di pace, quella pace che il mondo non può offrire perché il mondo non la conosce (cfr. Jn 14,27).
2. Fratelli e sorelle diletti! Vengo a voi nel nome di Cristo. Nel nome di Cristo ieri sono giunto in questa lontana isola, in questa grande città, la capitale della vostra nazione e dell'Impero, una città che è anche una delle sedi della Chiesa in Giappone.
Vengo a voi come pellegrino, seguendo il cammino della Buona Novella giunta qui secoli or sono ed accolta come il messaggio dell'amore di Dio per gli uomini, come il messaggio di pace. "Infatti Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Jn 3,16). Ed è proprio in nome di quel Cristo - il Figlio del Dio Eterno ed al tempo stesso nostro fratello, il Figlio di Maria di Nazareth - che sono qui tra voi e dico: "La pace sia con voi".
3. Lo dico ad ognuno di voi e a tutti. La pace è un bene prezioso del cuore umano. In tal modo, quindi, mi rivolgo ai vostri cuori ed auguro a ciascuno di voi la pace del cuore.
La pace della buona coscienza.
Questa è quella pace interiore, il dono della grazia ed il frutto delle opere buone che colma le nostre vite di gioia e felicità. Per amore di questa pace desidero pregare con voi per ogni fratello e sorella nella vostra Chiesa giapponese ed in tutte le isole del Giappone.
La pace del cuore.
4. Quando celebro tra voi e con voi l'Eucaristia di nostro Signore Gesù Cristo, desidero che voi tutti troviate in essa la pace con il nostro prossimo.
Pace: frutto di giustizia. Pace: frutto di amore. Come viene facilmente violata questa pace! Troppo spesso la gente si separa, anche se fisicamente vicina, persino nella stessa famiglia! Possa Cristo offrirci la capacità di restare in pace con gli altri.
Possano attuarsi in noi le parole del suo discorso della montagna: "Beati siano gli operatori di pace" (Mt 5,9).
Forse noi possiamo imparare a costruire la pace ed a realizzare nella pace la società delle nostre famiglie, del nostro prossimo, dei nostri banchi di lavoro, delle nostre scuole, dei nostri uffici e stabilimenti.
Cristo, il pacificatore dà ai popoli di questa terra la benedizione di pace. Possano questi collaborare con essa, attraverso la giustizia e l'amore in tutte le circostanze della vita.
5. E così sono giunto sulla terra che ha conosciuto l'orrore particolare della distruzione nel corso dell'ultima guerra.
Il nome della città giapponese di Hiroshima è divenuto il simbolo delle minacce verso cui l'intera umanità si sta muovendo, qualora non riesca a vincere la terribile tentazione di dominare gli altri con mezzi di totale distruzione nucleare.
Qui, dove il ricordo ed i segni dell'esplosione della prima guerra atomica sono vivi ed evidenti, le parole di Cristo non possono non assumere un particolare vigore: "La pace sia con voi!" Queste parole devono diventare un richiamo. Devono riecheggiare tutto l'orrore del monito ultimo. Devono diventare un appello, un categorico appello ad ogni possibile collaborazione dei popoli per la pace nel mondo.
Alla collaborazione dei popoli di tutte le lingue, nazioni, razze e religioni, i popoli di tutti gli Stati e di tutte le generazioni. Cristo dice: "A voi do la mia pace".
Quanto ancora ci resta da fare affinché questo dono di pace possa giungerci; affinché non possa essere distrutto dalla nostra codardia o cattiva volontà; affinché si possa evitare di far rivivere all'umanità una nuova Hiroshima.
6. Nel cuore della grande città, in Giappone, ogni giorno Cristo si rivolge a noi e dice: La pace sia con voi! Lo dice alla gente umile, affettuosa e gentile, ai figli ed alle figlie della sua terra che sono sensibili, in modo particolarmente significativo, alla bellezza del mondo e alla regola che guida la natura.
L'uomo è chiamato da Dio a godere di questa bellezza, a condividere questa regola.
Il cuore umano deve battere con calma al ritmo di tutto il creato, attraverso il quale il Creatore gli parla.
Ma il cuore umano è insaziabile... e non può trovare pace (come scrisse il grande Agostino) fino a quando non riposa in Dio.
7. Ai cuori dei figli e delle figlie del Giappone desidero oggi ripetere le parole di Cristo sulla pace e ripetendole nella grande preghiera Eucaristica esprimono questa speranza: che questi cuori possano, attraverso Cristo, trovare pace in Dio! Quella pace che il mondo non può dare. Amen. Data: 1981-02-24
Martedi 24 Febbraio 1981
Titolo: Costruire ponti di amicizia e di fratellanza, di giustizia, di amore e di pace
Cari giovani,
1. Questo è un momento molto particolare per me: essere qui con voi tutti a Tokyo.
In passato ho provato gioia - immensa gioia - nel trovarmi con i giovani dell'Europa, dell'America del Nord e del Sud e dell'Africa. E ora, nel corso di questo viaggio in Asia, ho la gioia di essere con la gioventù del Giappone.
Ovunque vada, desidero parlare con i giovani di loro e del significato della loro vita. E questo è ciò che desidero fare con voi oggi: parlare del vostro scopo nella vita - dello scopo per cui voi vivete; del vostro destino - di dove voi state andando.
2. Voi vivete, cari giovani, in mezzo ad un meraviglioso progresso in un mondo tecnologico. Avete ricevuto molte cose buone nella vostra vita, cose che possono rendere la vita stessa più facile, più interessante, più piacevole. Ma questo grande progresso non apporta automaticamente appagamento; non crea automaticamente pace profonda nei vostri cuori. Si, il materialismo, la permissività e l'egocentrismo che così spesso accompagnano il progresso moderno tentano di invadere la vostra vita e c'è sempre la possibilità che essi soffochino i vostri valori morali e spirituali, quei valori che danno una reale e definitiva soddisfazione.
3. Come gioventù è importante che abbiate una visione del mondo e della persona umana nella loro totalità. E' il nobile ruolo di un'educazione genuina a darvi questa visione completa, quando tutta la natura è percepita nella sua bellezza e bontà come riflesso reale di Dio Creatore. Ma per voi questo non sarà difficile perché tutti sanno quanto amiate la natura, quanto amiate le vostre montagne, i vostri laghi, le vostre foreste variopinte e la bellezza dei vostri giardini.
Tutti sanno quanto desideriate avere una casa - se pur piccola - in cui possiate piantare alberi e molti fiori. E voi giovani che studiate e lavorate nelle grandi città, ma vivete nei piccoli villaggi desiderate sempre tornare a casa in primavera quando i fiori sbocciano ed in autunno quando la natura si tinge di rosso. In tal modo, e in altri modi, volete provare uno stretto contatto con la natura; volete conservarla incontaminata e proteggerla da possibili danni.
Una visione totale della natura e dell'uomo vi invita ad avere una grande apertura verso il prossimo, verso coloro che vivono vicino a voi, i vostri connazionali e tutti i popoli oltre il mare. Tutta la gioventù del mondo è chiamata alla solidarietà universale. Per questo motivo, come giovani dovete occuparvi del povero, del bisognoso, dell'affamato, dell'invalido, del malato e del sofferente, di tutti coloro che vivono ai margini della società. Ovunque possano essere, sono tutti vostri fratelli e sorelle nella famiglia umana.
Voi avete già fatto molto per contribuire alla edificazione di un mondo più solidale in cui il benessere sia diffuso tra tutti e i sacrifici vengano sostenuti insieme. Ma ci sono ancora ponti da costruire; ponti di amicizia e fratellanza; ponti di giustizia, d'amore e di pace. Molti vostri fratelli e sorelle hanno ancora bisogno del vostro incoraggiamento, del vostro aiuto e del vostro appoggio lungo il cammino della vita.
4. Comprendere questo vostro ruolo nei confronti del vostro prossimo è parte di ciò che significa vedere la vita e l'uomo nella loro totalità. Potete vedere che un autentico appagamento si ha dando se stessi e quando questo dare è completo.
Solo così si trova allora appagamento e gioia di vivere. Aiutando gli altri che sono nel bisogno voi diventate per essi una fonte ed un segno di speranza. Nel contempo la noia, lo scoraggiamento e anche la disperazione possono essere allontanate dalla forza della speranza che si sprigiona dagli altri. Questa è la missione della gioventù di oggi: far fronte insieme alle sfide della vita, sentirsi responsabili l'un dell'altro e rimanere uniti nello sforzo per raggiungere gli scopi della vita così come gli scalatori sono impazienti di raggiungere la vetta della montagna.
Giovani del Giappone, elevate il vostro sguardo oggi e sempre verso la bellezza delle vostre montagne ed il resto della natura, ma soprattutto verso il Creatore la cui bellezza e grandezza sono manifestate in tutto il creato ed in particolare nell'uomo. Il vostro sguardo e la vostra ammirazione non devono soffermarsi sulle creature, ma dovete ascoltare le loro voci che gridano a ciascuno di voi così come le udi dire secoli or sono il famoso Agostino di Ippona: "Guarda su di noi... siamo le sue creature" (Sant'Agostino, "Confessiones", X, 6).
5. Con il vostro permesso, desidererei a questo punto aggiungere una parola speciale per tutti i miei fratelli e sorelle della Chiesa cattolica e cioè: in Gesù Cristo, che noi riconosciamo come Figlio di Dio fatto uomo, generato dalla Vergine Maria, vediamo la perfezione dell'umanità e tutta la bellezza della manifestazione di Dio nel mondo. E' Cristo che rivela a noi, nella sua pienezza, il significato del mondo e la dignità ed il destino dell'uomo. E' attraverso la fedeltà al messaggio di Gesù - al suo insegnamento ed amore fraterno - che possiamo rendere il servizio supremo ai nostri fratelli e sorelle.
Non dimentichiamo mai le semplici parole di Gesù che sono scritte per noi nel Vangelo: "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi anche voi fatelo a loro" (Mt 7,12). In tal modo, lavorando insieme, con i giovani di ogni nazione e con tutti i vostri connazionali e con i vostri simili, avrete uno scopo ed un destino nella vita e sarete in grado di creare un nuovo ordine di armonia e di pace, di giustizia e di amore.
Cari giovani del Giappone, avendo piena fiducia in voi, vi esorto a superare ogni tentazione di egoismo, ad aprire i vostri cuori ai valori trascendenti ed al mondo intero. Ed insieme a tutti gli altri giovani della terra edificate il mondo di domani. Si, cari giovani del Giappone, con l'aiuto di Dio, il futuro vi appartiene. Il futuro è vostro!
Data: 1981-02-24
Martedi 24 Febbraio 1981
Titolo: Dialogo sulla lingua, la speranza, lo sport, la musica, l'amore, la pace
Cari giovani fratelli! Dopo quel che ho detto all'inizio nella vostra lingua, desidero di nuovo ringraziarvi (lo faccio questa volta con l'aiuto dell'interprete) per tutta la vostra preparazione all'odierno incontro. Ringrazio voi e i vostri Pastori, in modo particolare il Vescovo Hamao, che ha curato i preparativi. Predisponendovi a questo incontro, avete pensato quali domande potevate porre a colui che sarebbe venuto dalla lontana Roma e per la prima volta nella storia avrebbe visitato la vostra Patria. Ho avuto l'opportunità di apprezzare tutta la ricchezza di pensiero, che si racchiude in queste domande. E adesso, in conformità con il programma del nostro incontro, desidero rispondere a quelle che verranno qui presentate pubblicamente.
La speranza
1. Or dunque: Voi mi chiedete, innanzitutto, perché ho parlato ora in giapponese.
L'ho fatto, - e intendo continuare a farlo in alcune circostanze - per manifestare il mio rispetto alla vostra cultura che così, come la cultura di ogni nazione, si esprime fra l'altro (anzi, prima di tutto) nella lingua. La lingua è una forma che noi diamo ai nostri pensieri, è quasi una veste nella quale inseriamo questi pensieri. Nella lingua si racchiude un particolare tratto dell'identità di un popolo e di una nazione. E, in un certo senso, in essa batte il cuore di questa nazione, perché nella lingua, nella propria lingua, si esprime ciò di cui vive l'anima umana nella comunità di una famiglia, della nazione, della storia.
Penso in tal modo a questi problemi in base alle esperienze legate con la mia lingua nativa e con la vita della mia nazione. (Qui posso ancora aggiungere che prima di scoprire in me la vocazione sacerdotale, ho iniziato a studiare la Filologia e le Lettere della mia patria, il che ha approfondito molto i miei rapporti col tema che voi avete sollevato).
Infine, ancora una cosa: Cristo lasciando i suoi apostoli alla fine della sua attività terrena, ha detto loro: "Andate... e ammaestrate tutte le nazioni..." (Mt 28,19). Per poterlo fare bisogna conoscere la lingua della nazione alla quale ci rivolgiamo. Ho avuto troppo poco tempo per imparare a fondo la vostra interessante lingua, a cominciare dalla misteriosa scrittura. Con l'aiuto del padre Fidelis francescano, sono tuttavia riuscito ad arrivare a un punto tale da poter almeno leggere con una certa comprensione alcuni testi giapponesi in trascrizione, in particolare quelli della Santa Messa. Vi ringrazio di averlo accettato con indulgenza...
2. Per poter mettere in atto questo piano "linguistico" ho dovuto lasciarmi guidare dal pensiero che ci sarei riuscito, che sarei giunto (almeno in parte) allo scopo che mi ero proposto. Ho dovuto avere una certa speranza...
E adesso passo alla vostra seconda domanda. che mi sembra la più importante. La domanda circa la speranza. Domanda molto importante, addirittura fondamentale quando si tratta della vita umana. L'uomo, in un certo senso, non può vivere senza la speranza. Egli deve aspirare a qualcosa, deve avere nella vita uno scopo - e la sensazione di poter raggiungerlo. La speranza, come avete giustamente notato, è collegata col futuro. Ma contemporaneamente determina lo stato della nostra anima nel presente. Abbiamo adesso la speranza di ciò che raggiungeremo più tardi.
Inoltre, la speranza è sempre collegata con un certo valore, che dobbiamo ottenere. Potrei dire in altra maniera: con un valore che vogliamo dare alla nostra vita. E perciò nella speranza si esprime la fondamentale percezione del senso della nostra vita. Questa percezione del senso della vita non dipende essenzialmente da ciò che abbiamo, ma dal prendere chiara coscienza del valore della nostra umanità; della nostra dignità umana.
Leggendo il materiale che mi avete mandato, ho notato, da una parte, un'informazione amara circa i suicidi degli adolescenti e, dall'altra, l'edificante testimonianza di un giovane handicappato, che ha la profonda percezione del significato della sua vita.
Voi sapete che io vengo qui nel nome di Cristo. Ecco, desidero dirvi che appunto Cristo è il maestro e l'educatore della speranza. Egli ne è la sorgente.
Ascoltando le sue parole, vivendo la vita che Egli vuole condividere con ogni uomo, si trova il senso più pieno della vita.
Si, Cristo ci svela fino in fondo il senso della vita umana. Egli ce ne mostra anche l'avvenire definitivo in Dio. Questo futuro sorpassa il limite della vita umana sulla terra. La speranza che Cristo ci dona è più forte della morte.
3. Mi ponete anche una domanda sullo sport. Mi rallegro molto di questa domanda alla quale posso rispondere sulla base delle mie personali esperienze. Ho dato sempre (e continuo a dare) una grande importanza all'antico principio: "Mens sana in corpore sano". Lo sforzo fisico, particolarmente quello sportivo, deve servire a ciò. Un motivo supplementare, ma molto importante quando si trattava di intraprendere questo sforzo (nelle diverse forme), fu per me sempre l'amore verso la natura: verso i laghi, i boschi, le montagne, sia in estate, come in altre stagioni, e in particolare in inverno, quando occorre fare il turismo servendosi degli sci.
Penso che a tale proposito avremmo, voi ed io, non poco da raccontarci, perché so che anche voi amate molto la natura, e cercate di leggere in essa, come in uno splendido libro pieno di misteri.
L'amore
4. La prima delle domande, che mi vien posta in questa parte del nostro colloquio, è molto importante.
E' noto che il Vangelo, l'insegnamento di Cristo, proclama l'amore come il comandamento più grande. "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente... Amerai il prossimo tuo come te stesso" (Mt 22,37 Mt 22,39). Sono questi i due comandamenti, che si uniscono l'uno all'altro e si condizionano reciprocamente. Secondo l'insegnamento e l'esempio di Cristo, dobbiamo amare Dio al di sopra di ogni cosa e il prossimo a misura dell'uomo. Contemporaneamente nella lettera di san Giovanni leggiamo: "Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede" (1Jn 4,20).
Quindi l'amore di Dio si realizza e, in un certo senso, trova la sua verifica nell'amore dell'uomo, del prossimo, che dobbiamo amare come noi stessi. E il prossimo è ogni uomo senza eccezione; perciò Cristo parla anche dell'amore dei nemici. Egli dice così: "Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano" (Lc 6,27-28). Del resto Egli stesso ha dato l'esempio di un tale amore quando, durante la crocifissione, ha pregato per coloro che lo mettevano a morte.
A questo punto nasce la vostra domanda: come è possibile che l'uomo ami quando si sente odiato, e per di più quando egli stesso si sente di avere in sé odio o almeno malanimo, diciamo antipatia, nei confronti di alcune persone? Effettivamente, dal punto di vista dei nostri sentimenti v'è qui una difficoltà, anzi "una contraddizione": quando "sento" avversione o odio, come posso contemporaneamente "sentire" amore? Tuttavia l'amore non si riduce soltanto a ciò che sentiamo. Esso ha nell'uomo anche radici più profonde, che si trovano nel suo "io" spirituale, nel suo intelletto e nella sua volontà.
Volendo assolvere il comandamento dell'amore (in particolare quando si tratta dell'amore dei nemici), noi dobbiamo risalire proprio a quelle radici profonde. In conseguenza di ciò, l'amore diventa forse "più difficile", ma diventa anche "più grande". Nell'amore ci lasciamo guidare non solo dalla reazione dei sentimenti, ma dalla considerazione del vero bene. E in questo modo impariamo a guidare i nostri sentimenti, li educhiamo. Ciò richiede pazienza e perseveranza.
Cristo ha detto una volta: "In patientia vestra possidebitis animas vestras" (Lc 21,19 Vulg.). Ebbene, amare veramente e pienamente sa soltanto colui che è capace di "possedere" la sua anima, possedere se stesso: possedere per diventare "dono per gli altri". Tutto ciò ci insegna Cristo non solo con la sua parola, ma anche con il suo esempio.
5. Ora, ormai più brevemente rispondero alle ulteriori domande. Il fatto che gli uomini sono fratelli, vuol dire per prima cosa che nonostante tutto ciò che li divide - razza, lingua, nazionalità, religione - essi tuttavia si rassomigliano.
Ognuno è un uomo e tutti sono uomini.
Tuttavia bisogna completare questo primo significato con il secondo.
Chiamiamo fratelli e sorelle coloro che sono figli degli stessi genitori, degli stessi padri e delle stesse madri. Gli uomini sono fratelli secondo l'insegnamento di Cristo (ed anche secondo il sentire religioso più comune) perché Dio è loro Padre. Cristo pone questa verità sulla paternità di Dio al centro del suo Vangelo.
Quando i discepoli gli chiedono di insegnar loro a pregare, Egli insegna una preghiera che inizia con le parole: "Padre nostro..." (Mt 6,9).
Questa preghiera ci aiuta molto per quanto riguarda l'amore del prossimo e in particolare l'amore degli uomini malevoli nei nostri confronti. Diciamo in essa tra l'altro: Padre, "rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori" (Mt 6,12). (Forse alla fine di questo incontro reciteremo questa preghiera).
6. Mi avete posto anche domande sulla musica. Io non so suonare alcun strumento.
Non mi sono mai dedicato attivamente a questo campo dell'arte. Vivo invece molto profondamente la bellezza della musica e mi piace molto cantare. Molte ore (soprattutto nelle vacanze) le ho trascorse cantando insieme ai giovani. Ed anche adesso, durante il periodo delle vacanze, vengono a Castel Gandolfo vari gruppi di giovani e cantano. Nutro la speranza che anche voi un giorno vorrete venire... pur sapendo che c'è una grande distanza! Per quanto riguarda il genere di musica mi sembra di sentire in modo particolarmente profondo la bellezza della musica liturgica (il gregoriano!), ma amo anche la musica contemporanea: Gershwin, ad esempio, Armstrong, Taki Rentaro, Toshiro Mayuzumi ed altri. Naturalmente mi sono vicini Chopin o Szymanowski (so che una delle prime classificate al X Concorso Internazionale della musica di Chopin a Varsavia è stata la vostra connazionale Akiko Ebi), ma mi sono vicini pure Beethoven, Bach e Mozart, anche nelle magistrali interpretazioni dei vostri Seiyi Ozawa e Jwaki Hirojuki.
La pace
7. Dato che il nostro tempo e limitato mi perdonerete se in questa serie di domande - molto importanti - cerchero di essere conciso nelle risposte. Tanto più che sul tema della pace, ho l'opportunità di pronunciarmi in altre circostanze significative. Uno dei motivi della mia venuta in Giappone è stato anche quello di sostare a Hiroshima, sul posto dello scoppio della prima bomba atomica, che costituisce per l'umanità un terribile avvertimento. Leggendo il materiale da voi spedito, ho notato che vi travaglia molto profondamente il problema della pace, della vera pace, il che è giusto e comprensibile soprattutto dopo le esperienze del 1945. Voi notate in queste vostre enunciazioni che la pace non può appoggiarsi soltanto sull'"equilibrio degli armamenti", che essa non può supporre la prevalenza dei forti sui deboli, che essa non può andare di pari passo con nessun imperialismo...
La Chiesa pensa allo stesso modo ed insegna allo stesso modo. Lo hanno dimostrato il Concilio Vaticano II, Papa Giovanni XXIII nell'enciclica "Pacem in Terris", Paolo VI in tutta la sua instancabile attività in favore della pace, emanando tra l'altro ogni anno per il giorno del 1° gennaio uno speciale messaggio per la pace. Io cerco di continuare questa attività. Eccovi i temi dei miei messaggi di pace: nel 1979: "Per giungere alla pace, educare alla pace"; nel 1980: "La verità, forza della pace"; nel 1981: "Per servire la pace, rispetta la libertà".
Devono costruire la pace soprattutto coloro i quali sono responsabili delle decisioni internazionali. Tuttavia essi devono tener presente - e la Chiesa cerca costantemente di ricordarlo - che "pace" significa in primo luogo un vero ordine nelle relazioni fra gli uomini e tra le nazioni. Quindi la costruzione della pace dalle fondamenta deve significare il riconoscimento ed il conseguente rispetto di tutti i diritti dell'uomo (sia di quelli che riguardano la parte materiale come anche quelli che interessano la parte spirituale della sua esistenza terrena) ed il rispetto dei diritti di tutte le Nazioni senza eccezione: sia grandi sia piccole. La pace non può esistere se i grandi e i potenti violano i diritti dei deboli! Ho parlato su questo tema molte volte: dinanzi all'Onu, dinanzi all'Unesco. Desidero ripeterlo anche in Giappone. Se il programma della pace nel mondo si esprime nella formula "mai più Hiroshima", allora certamente si esprime anche nella formula "mai più Oswiecim".
8. così dunque lo sforzo che mira a costruire la pace nel mondo deve compiersi a vari livelli. La pace non significa una stasi (come sembrano esprimere alcune vostre opinioni); significa uno sforzo, uno sforzo enorme, in cui ognuno ha la propria parte. Bisogna formare la coscienza ed il senso di responsabilità. Bisogna essere solidali con coloro i cui diritti sono violati. Bisogna "voir - juger - agir".
Così dunque certamente v'è molto da fare anche per voi giovani, qui in Giappone a voi appartiene il giorno di domani. Riflettete su tutti i programmi di azione in favore della pace, anche su quelli nei quali si esprimono i rappresentanti di tutte le religioni. La prima di tali conferenze ha avuto luogo proprio in Giappone nell'anno 1970 a Kjoto.
Cristo dice: "Beati gli operatori di pace" (Mt 5,9). Diventate anche voi operatori di pace!
9. La religione cristiana, la religione che in un certo senso prende inizio dalle parole: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama" (Lc 2,14) porta nella causa della pace prima di tutto un'ardente ed incessante preghiera alla quale invita tutti.
E poi porta la convinzione che l'uomo - anche quello contemporaneo - è capace, con l'aiuto della grazia divina, di superare il male multiforme che lo spinge sulle strade dell'odio, della guerra, della distruzione. Di ciò l'uomo è capace. Di ciò sono capaci gli uomini, le società ed i sistemi...
Il cristianesimo afferma questa convinzione e lavora per il suo consolidamento. Esso infatti è animato dalla parola di Cristo, che è il maestro e il testimone della speranza!
Data: 1981-02-24
Martedi 24 Febbraio 1981
Titolo: Ogni comunità diplomatica è un terreno di prova per i problemi mondiali
Eccellenze, Signore e Signori,
1. Nel corso della mia visita pastorale nell'Est asiatico e alle comunità cattoliche delle Filippine, Guam e Giappone, sono lieto ed onorato di avere l'occasione di incontrarmi con il Corpo Diplomatico accreditato presso il Governo del Giappone in questa città di Tokyo. Le mie prime parole sono di sincero ringraziamento al vostro Decano che mi ha così gentilmente accolto. Ho molto gradito i cortesi sentimenti da lui espressi nei miei riguardi.
La mia visita, come ho già avuto occasione di sottolineare nel corso di questo viaggio, è di natura religiosa. Vengo a portare alle comunità cattoliche l'appoggio fraterno della Chiesa che è in Roma ed in tutto il mondo. Vengo anche ad incontrare la gente di una terra che ha la peculiarità di essere la culla di antiche culture e religioni. Oltre ad essere il successore dell'apostolo Pietro nella Sede di Roma, sono anche erede della tradizione di un altro apostolo, Paolo, che avendo ricevuto la fede in Gesù Cristo si reco in diverse parti del mondo allora conosciuto per rendere la testimonianza di ciò in cui egli credeva e diffondere una parola di fraternità, amore e speranza per tutti.
2. La vostra presenza qui oggi indica che comprendete la mia missione ed anche l'attività della Chiesa Cattolica e della Santa Sede nelle diverse parti del mondo. In forza della sua missione, che ha natura religiosa e dimensione universale, la Santa Sede si adopera costantemente per promuovere e mantenere un clima di fiducia reciproca e di dialogo con tutte le forze vive della società e, quindi, con le autorità che hanno ricevuto dal popolo il mandato di promuovere il bene comune. La Chiesa Cattolica, nel rispetto della sua missione evangelica, desidera porsi al servizio di tutta l'umanità, della società odierna, così spesso minacciata o attaccata. Per questo motivo essa si adopera per mantenere rapporti amichevoli con tutte le autorità civili ed anche, se lo vogliono, relazioni a livello diplomatico. Quindi, si stabilisce, sulla base del rispetto e dell'intesa reciproca una collaborazione di servizio per il progresso dell'umanità.
La Chiesa e lo Stato - ciascuno nella propria sfera, spirituale o temporale, ciascuno con i suoi mezzi specifici, senza rinunciare alla sua missione caratteristica distintiva, senza alterare il proprio compito specifico - compiono i loro sforzi per rendere questo servizio all'umanità al fine di promuovere quella giustizia e quella pace a cui tutta l'umanità aspira.
Desidero qui rendere omaggio alle cordiali relazioni che il Governo del Giappone mantiene con la Santa Sede e che si concretano nella presenza di un ambasciatore presso la Santa Sede e di un rappresentante del Papa a Tokyo.
Quest'ultimo ha una missione speciale tra gli esponenti della comunità cattolica di questo Paese ma, come voi tutti anch'egli ha il compito di promuovere uno spirito di comprensione e collaborazione in campo internazionale.
3. Signore e Signori, nella capitale di questa nazione vi è stata affidata una missione che trae il proprio significato e la propria ispirazione dagli ideali di pace e fraterna collaborazione. Siete tutti pienamente consapevoli del vostro compito. Esso è indubbiamente importante; in molte circostanze è difficile; ma ricompensa sempre, perché è nel contempo una scuola per la reciproca comprensione ed un banco di prova per i problemi mondiali.
La base per ogni fruttuosa attività intesa a promuovere i rapporti di pace tra le nazioni è certamente la capacità di valutare correttamente e con comprensione le qualità specifiche gli uni degli altri. Il Giappone offre senza dubbio una autentica scuola di comprensione, perché è unico nella sua storia, nella sua cultura e nei suoi valori spirituali. Nel corso di molti secoli, la società giapponese ha costantemente onorato le proprie tradizioni mantenendo un reale apprezzamento per le cose spirituali. Essa ha espresso quelle tradizioni nei suoi torii e templi, nelle arti, nella letteratura, nel teatro e nella musica, preservando nel contempo, anche in fase di crescente sviluppo economico ed industriale, le sue peculiari caratteristiche. Come diplomatici, assistete e talvolta partecipate agli eventi che segnano la storia e la vita del popolo del Giappone ed in particolare della sua cultura, per cui siete in grado di comprendere in modo più approfondito le differenze che formano il carattere e lo spirito di ciascuna nazione e popolo. In realtà, come dissi il mese passato nel mio discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede: "La cultura è la vita dello spirito; è la chiave che apre la porta ai segreti più intimi e più gelosamente custoditi della vita dei popoli; è l'espressione fondamentale ed unificante della loro esistenza" (Giovanni Paolo II "Discorso del 12 gennaio 1981", 6). così come è necessario essere profondamente radicati nella propria cultura al fine di comprendere i valori e lo spirito della propria nazione, è necessario anche guardare con imparzialità alle manifestazioni della vita culturale degli altri popoli, allo scopo di capire le aspirazioni, le esigenze e le realizzazioni di coloro con i quali si dialoga e si collabora.
4. Vi è un secondo aspetto della funzione del diplomatico. Voi siete chiamati a fungere da strumenti - anzi ad essere addirittura in prima linea - per costruire un nuovo ordine di rapporti nel mondo. E ciò in quanto ciascun popolo, che si distingue dagli altri per le proprie tradizioni culturali e realizzazioni, può offrire un unico ed insostituibile contributo a tutti gli altri. Senza abbandonare i propri valori, le nazioni possono operare congiuntamente ed edificare un'autentica comunità internazionale caratterizzata da responsabilità comuni per il bene universale. Oggi più che mai la situazione mondiale richiede che questa responsabilità comune venga assunta in un vero spirito universale. Ogni comunità diplomatica diviene quindi un banco di prova per i problemi mondiali. Nei contatti personali che avete quotidianamente con i vostri colleghi, nei vostri incontri ufficiali con i governi e le agenzie presso cui siete accreditati, nell'opera intesa a conoscere e comprendere la cultura locale, nel prendere parte attiva alla vita della comunità che vi ospita, manifesterete quegli atteggiamenti di rispetto e di apprezzamento che sono così necessari per instaurare rapporti fraterni tra le nazioni del mondo.
5. Molti di voi hanno già raccolto una notevole esperienza nei rapporti e scambi interculturali, esperienza acquisita negli anni al servizio del proprio Paese in diversi parti del mondo. E' mia speranza che la vostra missione qui in Giappone vi aiuti a scoprire ed a comprendere più a fondo, al di là del contesto giapponese, la ricca realtà di tutta l'Asia e di tutti i popoli asiatici. L'Asia ha un ruolo speciale da sostenere nella costituzione e nel rafforzamento della comunità delle nazioni. Molti problemi di portata mondiale restano ancora da risolvere e l'Asia deve partecipare a tutte le iniziative avviate a tal fine. Desidero trasmettervi la mia convinzione che i problemi mondiali non saranno risolti a meno che ciascun continente e ciascuna nazione assuma il suo giusto ruolo ed apporti il suo specifico contributo. Le nazioni dell'Asia devono assumere il ruolo che spetta loro proprio in ragione delle loro culture secolari, della loro esperienza religiosa, del loro dinamismo e della loro paziente industriosità. Il continente e gli arcipelaghi dell'Asia non sono certamente privi di problemi (e quale nazione nel mondo può sostenere di aver risolto tutti i problemi del suo popolo?), ma non esiste impresa più grande per un popolo di dividere i propri beni con gli altri, mentre nel contempo tenta di trovare le soluzioni definitive ai propri problemi.
6. Oggi, siamo giunti ad un punto della storia in cui è divenuto economicamente e tecnicamente possibile alleviare gli aspetti peggiori dell'estrema povertà che affligge tanti dei nostri simili. I tipi di povertà sono molti: denutrizione e fame, analfabetismo e mancanza di istruzione di base, malattie croniche ad elevata mortalità infantile, mancanza di occupazione adeguata e di abitazioni idonee. Gli ostacoli al superamento di questi problemi non sono più soprattutto economici e tecnici, come per il passato, ma sono da ricercare nelle sfere delle convinzioni e delle istituzioni.
Non è forse di fatto una mancanza di volontà politica - a livello sia nazionale che internazionale - l'ostacolo principale all'eliminazione totale delle più gravi forme di sofferenza e di bisogno? Non è forse una mancanza di forti convinzioni individuali e collettive che impediscono ai poveri di partecipare in modo più completo ed equo al proprio sviluppo? Le attuali difficoltà economiche che in vari modi e gradi stanno affliggendo tutte le nazioni non devono diventare un pretesto per cedere alla tentazione di far pagare ai poveri la soluzione dei problemi dei ricchi tollerando un livello di vita inadeguato alle esigenze minime dell'uomo. Per quanto sussistano motivi impellenti per eliminare questa avvilente povertà, soprattutto nel mondo in via di sviluppo, non esito ad affermare che l'arma fondamentale in grado di sconfiggere la povertà è di ordine morale. E' sintomo di una comunità sana - sia essa la famiglia, la nazione o la stessa comunità internazionale - riconoscere l'imperativo morale di reciproca solidarietà giustizia ed amore. La generosità ed il senso di lealtà già in atto in molte iniziative e programmi internazionali devono essere ulteriormente rafforzati da una maggiore consapevolezza della dimensione etica. Il pubblico e i governi dovranno convincersi sempre più del fatto che nessuno può restare in ozio fino a quando c'è chi soffre ed ha bisogno. La Santa Sede non cesserà mai di levare la sua voce e di impegnare tutto il peso della sua autorità morale al fine di accrescere la pubblica consapevolezza a tale riguardo.
7. In seguito, nel corso di questo mio breve soggiorno in Giappone, avrò occasione di parlare del preponderante problema della pace internazionale e di incoraggiare la comunità internazionale ad intensificare i propri sforzi a favore di rapporti di pace tra le nazioni. Nell'occasione presente mi sia consentito sottolineare che gli impegni per la pace non possono essere separati dalla ricerca di una società giusta e di un reale sviluppo di tutte le nazioni e di tutti i popoli. Giustizia e sviluppo vanno per mano con la pace. Sono parti essenziali di un nuovo ordine mondiale ancora da edificare. Sono una strada che conduce verso un futuro di felicità e di dignità umana.
Signore e Signori, la vostra è una splendida missione; essere i messaggeri dell'universalità, gli edificatori di pace tra le nazioni, i promotori di un mondo nuovo e giusto. Possa ciascuno di voi, con i rispettivi governi, come pure negli incontri e nelle istituzioni internazionali, operare in qualità di avvocato dei popoli e delle nazioni meno privilegiate. L'ideale di fratellanza umana in cui noi tutti crediamo fermamente richiede proprio questo. E operando in tal modo riuscirete a servire realmente il vostro Paese e tutto il bene dell'umanità.
Possano la pace e la giustizia di Dio Onnipotente dimorare sempre nei vostri cuori. Possa la sua benedizione giungere su di voi, sulle vostre famiglie, sulle vostre nazioni e su tutti i vostri assidui sforzi al servizio dell'umanità.
Data: 1981-02-24
Martedi 24 Febbraio 1981
GPII 1981 Insegnamenti - Tokyo, Stadio Korakuen: Omelia alla Santa Messa