
GPII 1981 Insegnamenti - Nagasaki, Ospedale di Hill of Mercy: incontro con le vittime della bomba atomica
Titolo: Voi siete un vivente e costante appello alla pace
Miei cari amici,
1. Non avrei potuto lasciare la città di Nagasaki senza venire a Megumi No Oka, questa collina di misericordia e di grazia. Per due volte durante il mio soggiorno a Hiroshima ho parlato della minaccia delle armi nucleari per il futuro dell'umanità, prima al Peace Memorial Garden e poi agli uomini e alle donne di scienza e di cultura. E' con grande emozione che saluto oggi tutti quelli che ancora portano nel loro corpo i segni della distruzione che fu rovesciata su di loro il giorno di quell'indimenticabile esplosione. Ciò che voi soffrite ha anche inflitto una ferita nel cuore di ogni essere umano sulla terra. La vostra vita qui oggi è il più convincente appello che potrebbe essere rivolto a tutti gli uomini di buona volontà, il più convincente appello contro la guerra e a favore della pace. Mi vengono alla mente in questo momento le parole del Sindaco di Hiroshima due anni dopo la prima esplosione nucleare: "Quelli che hanno sperimentato e si sono resi pienamente conto della sofferenza e del peccato che è la guerra denunciano incondizionatamente la guerra come l'ultima agonia, e desiderano la pace con la più grande passione". Noi tutti siamo in debito con voi perché voi siete l'appello vivente e costante per la pace.
2. Desidero anche dire una parola speciale di apprezzamento ai medici, alle infermiere e a tutti gli altri che si dedicano per offrirvi le migliori cure possibili. Li assicuro della mia stima e li incoraggio a continuare la loro ammirevole opera di aiuto e di cura. Un saluto speciale va anche alle Suore di questa istituzione, che sono così dedite a questa opera di cristiana misericordia.
Con gratitudine evoco la memoria della Fondatrice di questa casa Suor Magdalena Esumi, che la resse dall'inizio fino al momento in cui il Signore la chiamo a sé alcuni mesi fa. In questo quotidiano servizio di amore le suore fanno toccare con mano l'amore di Cristo, il Figlio di Dio, che mostro uno speciale amore verso i sofferenti, i malati e gli infermi.
3. Con l'assicurazione delle mie preghiere, lascio a voi tutti queste parole di Cristo: "Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia" (Mt 5,7). Nella mia enciclica sulla misericordia di Dio, ho posto l'accento sul profondo significato di ogni atto di misericordia là dove ho scritto: "Un atto di amore misericordioso è veramente tale solo quando noi siamo profondamente convinti nello stesso momento in cui lo compiamo che stiamo ricevendo misericordia da quelli che la accettano da noi" (Giovanni Paolo II DM 14). Questo pensiero sia per tutti voi a Megumi No Oka fonte di ispirazione per la vostra opera e per la vostra vita, e sia la forza che edifica e mantiene una unità così bella a vedersi. Dio benedica tutti voi.
Data: 1981-02-26
Giovedì 26 Febbraio 1981
Titolo: Il mio ringraziamento, il mio apprezzamento
Dopo aver sperimentato per quattro giorni la cordiale ospitalità del Giappone, è giunto per me il momento di ritornare a Roma.
Ma prima di lasciare questo Paese, desidero adempiere al debito di gratitudine verso tutti coloro che mi hanno mostrato tanta cortesia.
Esprimo la mia gratitudine alle autorità di questa nazione, e in primo luogo a Sua Maestà Imperiale. Sono molto lieto di aver avuto la possibilità di presentargli personalmente, l'espressione del mio rispetto e onore per il ruolo che egli svolge nella vita del popolo giapponese.
Rinnovo il mio apprezzamento al Governo del Giappone per il modo cortese con il quale mi ha ricevuto, e per tutto ciò che è stato fatto per facilitare la mia visita e i miei viaggi da una città all'altra. Ringrazio tutti coloro che sono stati impegnati nel provvedere all'ordine pubblico e coloro che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito alla buona riuscita della mia visita.
Alla comunità Cattolica alla quale ho reso una visita pastorale, esprimo la mia più profonda gratitudine: ai miei fratelli nell'episcopato che mi hanno invitato e che hanno tanto lavorato per organizzare la mia visita; all'amato clero, religiosi e laici che mi hanno ricevuto come un padre, un fratello e un amico in Cristo.
A tutti lascio l'assicurazione della mia unione nella fede. Desidero che tutti coloro che ho visitato, come anche coloro dai quali mi è stato impossibile andare, siano certi della mia solidarietà nell'amicizia e nella preghiera. Esorto tutti a rimanere saldi nei grandi ideali che San Francesco Saverio trasmise loro quando, nel 1549, proclamo la chiamata al servizio e all'amore cristiano. E' una soddisfazione vedere che il messaggio, da lui proclamato e liberamente accettato da un così gran numero di persone ha messo salde radici in terra giapponese e portato gioia e letizia a innumerevoli cuori.
A tutto il popolo giapponese esprimo la mia profonda gratitudine per il calore con cui mi ha ricevuto e per la sua cordiale ospitalità. Nutro la speranza che esso possa lungamente coltivare i grandi valori, umani e religiosi, che hanno fatto parte della sua cultura per generazioni. E' mia ardente speranza che, come popolo unito, possa mettere tutti i suoi talenti al servizio di un mondo bisognoso di assistenza fraterna, di sviluppo, di speranza e di incoraggiamento.
Prego che il popolo giapponese possa sempre coltivare l'ideale della pace e difenderlo mediante la protezione della vita e della dignità umana e la costante ricerca della giustizia; che il Giappone possa giungere alle altezze, ancora sconosciute, del servizio umano nella costruzione di un mondo in cui i valori spirituali siano il sostegno dell'uomo, nella pienezza della sua umanità, e non vengano mai estinti da una incompleta idea di progresso.
E' stata per me una gioia viaggiare da Tokyo a Hiroshima e finalmente a Nagasaki. Grazie alla esperienza e alla cooperazione dei giapponesi e dei mezzi di comunicazione che raggiungono tutto il mondo, il mio appello per la pace e per la causa dell'uomo è stato portato fino ai confini della terra.
Ed ora la mia preghiera finale è che la sapienza dell'Altissimo discenda su tutti coloro che guidano il destino del Giappone, che la sapienza di Dio sia con tutto il popolo giapponese. E a tutti voi lascio l'espressione della mia gratitudine e stima, il costante amore del mio cuore.
Data: 1981-02-26
Giovedì 26 Febbraio 1981
Titolo: Ministero e vita religiosa per l'annuncio della misericordia
Cari fratelli e sorelle in Cristo
1. "Ringrazio il mio Dio ogni volta che io mi ricordo di voi, pregando sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera, a motivo della vostra cooperazione alla diffusione del Vangelo" (Ph 1,3-5).
Queste parole di san Paolo esprimono i sentimenti del mio cuore mentre vi saluto qui oggi ad Anchorage. Io prego infatti con gioia ogni volta che penso ai miei fratelli sacerdoti e ai miei fratelli e sorelle nella vita religiosa.
Ringrazio Dio per la vostra dedizione a Cristo, la vostra presenza nella Chiesa e la vostra collaborazione alla sua missione. E ringrazio Dio per le vostre preghiere, nelle quali vi unite all'intero Corpo di Cristo nel lodare il nome della Santissima Trinità e nel chiedere la misericordia di Dio per il suo popolo.
2. Scrivendo la mia ultima enciclica il mio pensiero si è spesso rivolto a voi che condividete in maniera particolare con me la missione di proclamare la misericordia di Dio alla presente generazione. Ogni sera noi ripetiamo nella Liturgia delle Ore le parole di Maria: "di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono" (Lc 1,50). E' questa verità di salvezza, la verità sulla misericordia di Dio, che dobbiamo proclamare alla nostra generazione, agli uomini e alle donne della nostra epoca che sembrano allontanarsi dal mistero della misericordia di Dio. E' per questo che scrivevo nell'enciclica: "La Chiesa vive una vita autentica quando professa e proclama la misericordia - l'attributo più stupendo del Creatore e del Redentore - e quando porta le persone vicino alle sorgenti della misericordia del Salvatore, di cui è fiduciaria e dispensatrice" (Giovanni Paolo II DM 13).
3. Fratelli e sorelle in Cristo, non dubitate mai della importanza vitale della vostra presenza nella Chiesa, della importanza vitale della vita religiosa e del sacerdozio ministeriale nella missione di proclamazione della misericordia di Dio.
Con la vostra vita quotidiana, che è spesso accompagnata dal segno della Croce, e con il vostro servizio fedele e la vostra speranza perseverante, voi dimostrate la vostra profonda fede nell'amore misericordioso di Dio, e date testimonianza di quell'amore che è più potente del male, più forte della morte.
Abbiate quindi fiducia in Colui che vi ha chiamati a questa vita.
Abbiate fiducia in Dio "che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiate domandare o pensare; a Lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! così Sia" (Ep 3,20-21).
Data: 1981-02-26
Giovedì 26 Febbraio 1981
Titolo: Il fuoco della fede ha bisogno di un soffio che lo faccia divampare
Cari fratelli e sorelle, Cantate al Signore un canto nuovo; / cantate al Signore da tutta la terra! / In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria, / a tutte le nazioni dite i suoi prodigi!
1. I sentimenti di gioia che mostrano il cuore del salmista a lodare il Signore con queste parole sono gli stessi sentimenti che scaturiscono in noi mentre ci riuniamo qui ad Anchorage per celebrare questa messa dello Spirito Santo. Quale modo migliore per esprimere lode a Dio che in quello Spirito che è il principio vitale della vita della Chiesa? Quale canto più adatto potrebbe essere cantato di quello che ci parla dell'ispirazione e della guida dello Spirito Santo nel proclamare il Vangelo di Cristo al mondo? Cos'altro può darci tanto motivo di letizia se non l'abitazione dello Spirito che è per noi pegno, pregustazione, garanzia della gloria che ci attende in Cielo?
2. Trovandoci qui in Alaska, così riccamente dotata delle bellezze della natura, così accidentata eppure così splendida, noi sentiamo la presenza dello Spirito di Dio nella molteplice opera della creazione. E non sentiamo soltanto questa presenza nella natura inanimata e nell'ordine delle piante e degli animali, ma tanto maggiormente nel dono prezioso della vita che Dio ha ispirato in ciascuno dei suoi figli e delle sue figlie. Avendo modellato l'uomo e la donna a propria immagine, Dio rimane con ciascun individuo durante il pellegrinaggio di questa vita terrena, invitando, chiamando, sollecitando attraverso il suo Spirito ad accettare la salvezza offerta in Cristo.
Guardando le persone riunite qui oggi, vedo il segno della chiamata di fede dello Spirito Santo nell'Alaska. Qui molte persone con un differente passato e una diversa cultura sono attratte in una unica comunità di fede. Qui i nativi dell'Alaska - eschimesi, aleutini e indiani - si uniscono a persone provenienti da ogni parte degli Stati Uniti per formare una unica comunità ecclesiale. Qui in questi ultimi anni sono giunti in numero sempre crescente gli spagnoli per congiungersi nell'unita fraternità della Chiesa. Nel riconoscere questa attività dello Spirito, non ci sentiamo forse spinti a cantare un canto di gioia al Signore? Non traboccano i nostri cuori quando parliamo delle meravigliose benedizioni che lo Spirito ha infuso nella Chiesa?
3. Ma vi è un altro motivo ancora per rendere grazie allo Spirito Santo in quest'ora. Al termine di un viaggio pastorale che mi ha portato durante questi ultimi undici giorni nel Pakistan, nelle Filippine, a Guam, nel Giappone e ora qui in Alaska, desidero esprimere profonda gratitudine allo Spirito Santo per la sua guida e la sua protezione durante tutta la visita. Nel nome della Santissima Trinità, ho iniziato il mio viaggio come pellegrino di fede, rispondendo alla missione che Gesù diede a Pietro: "Conferma i tuoi fratelli" (Lc 22,32). E' per assumermi questa responsabilità, che mi era stata affidata per opera dello Spirito Santo, che ho intrapreso questo viaggio, e spero che con l'aiuto dello stesso Spirito Santo questi sforzi saranno fonte d'incoraggiamento per i Vescovi e per tutti i miei fratelli e le mie sorelle nella fede.
4. Possiamo ben chiederci: in che modo lo Spirito muove il cuore dell'uomo a rispondere alla rivelazione della gloria del Signore? Gesù ci dice nel Vangelo di oggi che i misteri della fede sono nascosti ai sapienti e ai saggi di questo mondo e sono invece fatti conoscere a semplici bambini. La risposta della fede è sempre una risposta infantile, di uno che riconosce Dio come Padre.
Gesù stesso c'insegna questa lezione quando accetta la sua missione nella vita, cercando non di fare la propria volontà, ma quella di colui che lo ha mandato (cfr. Jn 5,30). Concepito per opera dello Spirito Santo, Gesù è portatore dello Spirito in ogni situazione del suo ministero pubblico. Quando ebbe adempiuto alla volontà del Padre sulla sua Passione, Morte e Resurrezione, Gesù mando lo Spirito Santo sui suoi discepoli perché continuassero e portassero a termine il piano universale di salvezza del Padre.
E' bene per noi riflettere per alcuni istanti su ciò che è implicito nella figliolanza di Cristo, della quale siamo partecipi attraverso lo Spirito Santo. A questo riguardo la nostra seconda lettura dalla lettera di san Paolo ai Romani è molto utile. L'apostolo descrive la situazione di un figlio come distinta dalla condizione di schiavo. Vi è una differente relazione, una relazione di intimità, e questa intimità è indicata nel nome con il quale il Padre è conosciuto e interpellato. San Paolo ci dice che coloro che sono nati dall'acqua e dallo Spirito Santo parlano al Padre Divino con le stesse parole che Gesù uso nell'intimità della sua preghiera nel Getsemani: "Abbà, Padre" (cfr. Rm 8,16). La nostra figliolanza in Cristo comporta quindi una relazione che è più stretta e più personale di quella di un bambino per il genitore che gli ha dato la vita. Da parte del Padre vi e un amore "che non soltanto crea il bene, ma fa partecipare alla vita stessa di Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo" (Giovanni Paolo II DM 7). Mentre lo schiavo aveva obblighi verso un padrone, il figlio è libero e può quindi contraccambiare quello stesso amore con il quale è stato amato.
Come figli di Dio il nostro amore, dato e alimentato nello Spirito Santo, ci invita ripetutamente ad un'intimità più profonda con il Padre. E quanto pronta ed entusiastica dev'essere la nostra risposta! Questo invito è percepito nella preghiera, che non è un semplice obbligo da svolgere ma anche un mezzo per rinforzare la nostra unione nell'amore. Questa attività di preghiera nella Chiesa, non è mai limitata a certi gruppi o a particolari individui. E' un privilegio e un dovere per tutti. La preghiera non deve essere limitata a la partecipazione ai riti liturgici della Chiesa; essa invece deve anche rispecchiare la costante ricerca delle persone o dei gruppi a scoprire nella preghiera privata e nella preghiera in comune modi per approfondire la loro unione in Cristo.
In questo contesto noi riconosciamo la saggezza di Paolo VI, il quale osservava che è attraverso la preghiera che i cristiani conseguono il primo frutto dello Spirito, che è la gioia: "Lo Spirito Santo suscita una preghiera filiale che viene dalla profondità dell'anima e si esprime in lode, ringraziamento, riparazione e supplica. Possiamo allora sperimentare una gioia che è veramente spirituale, la gioia che è frutto dello Spirito Santo. E' la gioia di chi trova nello spirito umano riposo e profonda soddisfazione nel possesso del Dio Uno e Trino, conosciuto dalla fede e amato con la carità che viene da Lui" (Paolo VI "Gaudete in domino", III).
La presenza di questa gioia non esclude tuttavia la possibilità di soffrire. San Paolo mette subito in evidenza questo fatto quando dice che partecipare alla figliolanza di Cristo significa partecipare anche alla sua sofferenza. Perché gloriarsi in Cristo è gloriarsi nella sua Croce (cfr. Ga 6,14). Se cerchiamo di approfondire la nostra relazione con il Padre nello Spirito Santo, non dobbiamo sorprenderci se constatiamo che siamo incompresi, contestati o addirittura perseguitati per le nostre convinzioni.
5. Nove giorni fa beatificavo Lorenzo Ruiz e i suoi compagni nelle Filippine.
Questo sant'uomo e queste sante donne conoscevano bene il significato delle parole di Cristo: "Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi!" (Jn 15,20). Ma nonostante l'opposizione che incontrarono, ebbero fiducia nella guida dello Spirito Santo che li avrebbe sostenuti al cospetto del dolore.
Questa fede ha contrassegnato anche la storia dei missionari in questi territori dell'Alaska. Anch'essi incontrarono la Croce sotto forma di limitazioni fisiche, delusioni e opposizione dei loro sforzi di difendere la fede. Spesso il loro impegno sembro incontrare scarsi risultati durante la loro vita, ma erano stati piantati i semi per la testimonianza di una fede che è evidente oggi.
Amati fratelli e sorelle, dobbiamo apprendere la saggezza dei figli di Dio per confidare e sperare nella costante presenza dello Spirito Santo nella Chiesa. Non lasciamoci mai confondere dalla sofferenza che può entrare nella nostra vita, ma cerchiamo piuttosto di trasformarla nella luce della Croce del nostro Salvatore Gesù Cristo. Possa la nostra fiducia essere sempre riposta nello Spirito Santo per scoprire in ogni situazione nuova un'occasione per estendere l'amore redentore di Cristo.
6. La generazione di oggi porta con sé nuove sfide e nuove opportunità per la Chiesa nell'Alaska. Il Vangelo dev'essere proclamato di nuovo ogni giorno, e il fuoco della fede ha bisogno di un soffio che lo faccia divampare. La Chiesa ha bisogno di persone per predicare, insegnare e amministrare i sacramenti dell'amore di Cristo. Io non esito a chiedere ai giovani dell'Alaska di rispondere a questa sfida. Tra di voi lo Spirito Santo sta certamente gettando i semi di vocazioni sacerdotali e religiose. Non soffocate quella chiamata, ma donatevi generosamente al servizio del Vangelo di Cristo.
Lo Spirito Santo ha parlato anche attraverso il Concilio Vaticano II della necessità di aumentare il coinvolgimento dei laici nell'apostolato della Chiesa. Nelle diverse circostanze della loro vita, i laici sono chiamati a partecipare alla missione della Chiesa. Nella loro famiglia e nelle loro occupazioni giornaliere, nelle opere di misericordia e di carità, nella catechesi e nella causa della giustizia, i laici uomini e donne devono costruire la Chiesa e contribuire a consacrare il mondo. Ciascun membro della Chiesa ha un carisma speciale che gli e stato dato dallo Spirito di Dio per il bene della Chiesa.
Ciascun dono dev'essere usato a beneficio dell'intero Corpo di Cristo.
7. Miei cari amici in Cristo, non stanchiamoci mai di lodare lo Spirito Santo, sorgente inesauribile della nostra vita in Cristo. Era presente nella Chiesa alla prima Pentecoste, rimane con la Chiesa oggi e per sempre. Siamo fiduciosi nel suo potere rinforzante e apprendiamo ad essere docili nel seguire le sue vie.
Rendiamoci sempre più sensibili alla sua influenza sulle nostre azioni e sempre pronti a pregare per la sua Divina assistenza: Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei Tuoi fedeli / E accendi in essi il fuoco del tuo amore. / Manda il tuo Spirito e saranno creati / E rinnoverai la faccia della terra. così sia.
Data: 1981-02-26
Giovedì 26 Febbraio 1981
Titolo: Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!
Cari amici,
1. Nel mio viaggio di ritorno a Roma dalla mia visita pastorale alle Filippine, a Guam e al Giappone, sono lieto di essermi potuto fermare qui ad Anchorage. E' stata per me una gioia poter trascorrere queste poche ore con voi, incontrare il popolo dell'Alaska e soprattutto celebrare l'Eucaristia con i miei fratelli e sorelle della fede cattolica.
2. A questo punto desidero ringraziarvi per la calorosa accoglienza e ospitalità che avete voluto estendermi. Sono grato a tutti coloro che hanno contribuito così generosamente alla preparazione e organizzazione di questo giorno. Permettetemi di aggiungere anche una speciale parola di gratitudine al Presidente Reagan, il quale ha mandato una delegazione personale ad incontrarmi qui ad Anchorage.
3. Prima di proseguire il mio viaggio vorrei cogliere questa occasione per rivolgere il mio saluto a tutti i cittadini degli Stati Uniti d'America. Questa breve sosta nell'Alaska e il cordiale benvenuto che mi è stato dato mi riportano alla mente la mia precedente visita pastorale al vostro Paese, la cui grata memoria mi è sempre presente. Prego Dio di benedire voi e le vostre famiglie.
E ora che sono in procinto di lasciare l'Alaska per l'ultima parte di questo viaggio pastorale che mi ha portato intorno al mondo, il mio pensiero si rivolge a Dio e alle sue lodi espresse nelle parole del salmista: "O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!" (Ps 8,2).
Data: 1981-02-26
Giovedì 26 Febbraio 1981
Titolo: Lode e gratitudine alla provvidenza di Dio
Signor Ministro, Signori Cardinali, Signori Ambasciatori, Carissimi fratelli e sorelle, Al termine di questo lungo viaggio, sento innanzitutto il bisogno di ringraziare Dio per la singolare esperienza ecclesiale, che mi ha concesso di compiere. Ho potuto recare l'annuncio evangelico nelle lontane regioni dell'Estremo Oriente, ove ho raccolto la testimonianza di fede delle fiorenti comunità cristiane che, sotto cieli diversi, vivono nella comunione dell'unica Chiesa in Cristo.
Il mio pensiero va alle autorità civili dei paesi visitati, per rinnovare loro l'espressione della mia sincera riconoscenza: non dimentichero le tante dimostrazioni che esse hanno voluto darmi della loro considerazione e della loro premura nei vari luoghi ove mi sono recato. Che il Signore assecondi ogni loro utile iniziativa volta alla promozione del bene comune ed all'assicurazione della vera pace.
Il ricordo affettuoso e commosso va, inoltre, ai venerati fratelli nell'episcopato, che mi hanno accolto nelle loro Chiese con effusione di carità, dandomi la prova tangibile di quanto intensa e sentita sia, nonostante la distanza geografica, la comunione con la Chiesa di Roma. Altrettanto debbo dire dei fedeli.
Come racchiudere in poche parole la somma di impressioni vivissime provate durante i numerosi incontri con i cristiani delle Filippine, dell'isola di Guam, del Giappone, come pure di Karachi e di Anchorage? Diro soltanto della gioia profonda che mi ha procurato il diretto contatto con lo slancio spontaneo e col genuino entusiasmo di quelle Chiese che, in contesti socio-culturali notevolmente diversi, mi sono apparse generosamente impegnate a tradurre nella vita i valori perenni di una medesima fede. Ho visitato comunità giovanili, alle prese con le difficoltà proprie di ogni inizio; ed ho visto comunità antiche, con al loro attivo un ricco patrimonio di tradizioni cristiane, suggellato dalla testimonianza suprema del martirio. A tale glorioso passato, ed alle speranze che esso apre per il futuro, ho voluto rendere omaggio aderendo alla richiesta di presiedere sul posto al solenne rito di beatificazione del filippino Lorenzo Ruiz e dei compagni martiri, il cui esempio di impavida fortezza resta nella storia di quelle Chiese come luminoso punto di riferimento, al quale le generazioni di oggi debbono rapportarsi.
Un'impressione particolarmente profonda ha lasciato nel mio animo la sosta ad Hiroshima e a Nagasaki, sui luoghi che conservano ancora le tracce della terribile esplosione atomica del 1945. Ho sentito in quel momento pulsare nel mio cuore con straziante intensità l'angoscia dei popoli, sui quali grava il terrore del possibile ripetersi di una simile catastrofe. Voglia Iddio ascoltare la mia preghiera, che a Lui ho rivolto, perché nell'umanità intera l'amore l'abbia vinta sull'odio, la vita trionfi sulla morte, la concordia e la pace prevalgano definitivamente su ogni forma di divisione e di guerra.
Sono certo che questi miei voti sono condivisi da tutti voi che, con tanta gentilezza, siete voluti venire ad accogliermi. Nel ringraziarvi per questo vostro gesto premuroso, desidero rivolgere il mio saluto deferente in primo luogo a lei, signor ministro Adolfo Sarti, le cui nobili parole ho vivamente apprezzato, e al Presidente della Repubblica italiana ed al governo che ella rappresenta. Il mio saluto si estende poi ai signori Cardinali, ai fratelli nell'Episcopato, alle personalità del corpo diplomatico, al rappresentante del Sindaco di Roma, alle autorità civili, militari e aeroportuarie, che hanno voluto recarmi il loro cordiale benvenuto: a tutti vada un sincero e rispettoso "grazie".
Una parola, infine, di riconoscente commiato voglio rivolgere ai dirigenti delle compagnie aeree, ai piloti, al personale ed a tutti coloro che si sono adoperati per la buona riuscita del viaggio: sono loro debitore di una trasvolata confortevole e sicura.
Nell'elevare ancora un pensiero di lode e di gratitudine a Dio che nella sua provvidenza ha ricondotto felicemente i miei passi su questo ospitale suolo d'Italia e di Roma, da Lui invoco abbondanti benedizioni su di voi, sui vostri cari e su quanti mi hanno generosamente accompagnato con la loro preghiera in questa fatica apostolica.
Data: 1981-02-27
Venerdi 27 Febbraio 1981
Titolo: La Chiesa in Estremo Oriente come il "piccolo gregge" del Vangelo
1. Oggi desidero, innanzitutto, esprimere la mia gratitudine a Dio per la "via", per la quale mi ha condotto, nella seconda metà dello scorso mese di febbraio, fino in Estremo Oriente. Questa via ha avuto due principali tappe: le Filippine e il Giappone, con alcune importanti fermate lungo il percorso: Karachi in Pakistan, l'isola di Guam nel Pacifico, ed Anchorage in Alaska. Lo scopo principale del mio pellegrinaggio pastorale è stata la beatificazione dei Martiri giapponesi di Nagasaki, dei quali uno è Lorenzo Ruiz, nato a Manila nel XVII secolo: egli è il primo figlio della Chiesa nelle Filippine elevato agli altari.
Intorno a questo avvenimento principale si è sviluppato un ampio programma pastorale, i cui particolari sarebbe troppo difficile puntualizzare nell'ambito di questo breve discorso in occasione dell'"Angelus Domini". Converrà farne oggetto di riflessione in altro momento. Oggi desidero soltanto rendere grazie alla Divina Provvidenza ed anche alla benevolenza umana, che mi è stata dimostrata in molteplici modi. Il mio pensiero va non soltanto ai miei fratelli Cardinali, Vescovi e alle diverse personalità ecclesiastiche e religiose, ma anche alle più alte Autorità dei rispettivi Paesi ed ancora ai responsabili delle amministrazioni locali ed alle molte persone direttamente legate allo svolgimento di questo viaggio. Dio le ricompensi!
2. In modo particolare si è inscritto nella mia memoria un fatto sintomatico per il significato religioso del viaggio. I cattolici nelle Filippine hanno da secoli una speciale venerazione per il "Bambino Santissimo", "el Sacro Nino". La venerazione più grande Egli la riceve a Cebu, che è la prima culla della evangelizzazione nelle Filippine, ma le manifestazioni di questo culto si ritrovano dappertutto: nelle chiese e nelle case, nelle famiglie. Questo particolare ha acquistato per me un'eloquenza simbolica, che è duplice. In questa sua Chiesa, sviluppatasi nel corso dei secoli sul territorio del vastissimo continente asiatico, in Estremo Oriente, "Cristo" è ancora quasi un "piccolo", come un Bambino" che aspetta il tempo necessario per crescere. La Chiesa in Asia, nell'Estremo Oriente, è veramente il "piccolo gregge" del Vangelo. Nello stesso tempo ricordiamo tuttavia che cosa dice il Vangelo circa quel Bambino che - dopo la minaccia di morte da parte di Erode e dopo gli anni dell'esilio in Egitto - nel silenzio della casa nazaretana è cresciuto in sapienza, età e grazia davanti a Dio ed agli uomini.
I nostri fratelli e sorelle delle Filippine hanno amato ed amano in modo particolare Cristo-Bambino: "el Sacro Nino". Essi sono l'unico popolo in maggioranza cattolico negli enormi territori dell'Estremo Oriente. Con quale metro la Provvidenza Divina, nei suoi imperscrutabili disegni, vuol misurare la crescita di questo Bambino nella sapienza dei popoli dell'Estremo Oriente negli anni e nelle generazioni che si susseguono, e infine nella misteriosa storia dello sviluppo della Grazia divina, mediante la quale cresce il Regno di Dio nel cuore di ogni uomo e nella storia dell'umanità? Dopo il ritorno dal mio primo pellegrinaggio in Estremo Oriente desidero ancor di più pregare per questo insieme con voi qui riuniti, non meno che insieme con tutta la Chiesa! (Omissis saluto ai gruppi presenti)
Data: 1981-03-02
Lunedì 2 Marzo 1981
Titolo: La Quaresima è un tempo di verità
Cari fratelli e sorelle, La Quaresima è un tempo di verità.
Il cristiano, infatti, chiamato dalla Chiesa alla preghiera, alla penitenza e al digiuno, allo spogliamento interiore ed esteriore di se stesso, si pone davanti a Dio e si riconosce per quello che e, si riscopre.
"Ricordati, uomo, che sei polvere ed in polvere ritornerai" (Parole nella distribuzione delle Ceneri). Ricordati, uomo, che sei chiamato ad altre cose rispetto a questi beni terreni e materiali, che rischiano di deviarti dall'essenziale. Ricordati, uomo, della tua vocazione fondamentale: tu vieni da Dio, e tu ritorni a Dio con la prospettiva della Risurrezione, che è la via tracciata da Cristo. "Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo" (Lc 14,27).
Si tratta, dunque, di un tempo di verità profonda, che converte, ridona speranza e, rimettendo tutto al suo posto, rappacifica e fa nascere l'ottimismo.
E' un tempo che fa riflettere sui rapporti col "Padre nostro" e ristabilisce l'ordine, che deve regnare tra fratelli e sorelle; è un tempo, che ci rende corresponsabili gli uni degli altri; ci libera dai nostri egoismi, dalle nostre piccolezze, dalle nostre meschinità, dal nostro orgoglio; è un tempo che ci illumina e ci fa comprendere maggiormente che, come Cristo, anche noi dobbiamo servire.
"Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri" (Jn 13,34). "E chi è il mio prossimo?" (Lc 10,29).
E' un tempo di verità che, come il Buon Samaritano, ci induce a fermarci sulla strada, a riconoscere il nostro fratello ed a mettere il nostro tempo ed i nostri beni al suo servizio in una condivisione quotidiana. Il Buon Samaritano è la Chiesa! Il Buon Samaritano e ciascuno di noi! Per vocazione! Per dovere! Il Buon Samaritano vive la carità.
San Paolo dice: "Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo" (2Co 5,20). E' questa la nostra responsabilità! Noi siamo inviati agli altri, ai nostri fratelli. Rispondiamo generosamente a questa fiducia, che Cristo ha posto in noi.
Si, la Quaresima è un tempo di verità! Esaminiamoci con sincerità, franchezza e semplicità! I nostri fratelli sono là dove si trovano i poveri, i malati, gli emarginati, gli anziani. Che ne è del nostro amore? della nostra verità? In occasione della Quaresima, in tutte le vostre diocesi e nelle vostre Chiese, si fa appello a questa verità che voi avete ed a questa carità che ne è la dimostrazione.
Aprite, dunque, la vostra intelligenza per guardare attorno a voi ed il vostro cuore per comprendere e simpatizzare, la vostra mano per soccorrere. I bisogni sono enormi, voi lo sapete. Perciò, io vi incoraggio a prendere parte con la vostra generosità a questa condivisione, e vi assicuro la mia preghiera, mentre vi do la mia benedizione apostolica.
Data: 1981-03-04
Mercoledì 4 Marzo 1981
GPII 1981 Insegnamenti - Nagasaki, Ospedale di Hill of Mercy: incontro con le vittime della bomba atomica