
GPII 1981 Insegnamenti - Alla Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali - Città del Vaticano (Roma)
Titolo: Insegnamento della religione e catechesi: ministeri distinti e complementari
Venerati confratelli!
1. Nel prendere la parola dopo i vari interventi che si sono susseguiti in quest'Aula e che ho ascoltato con grande interesse, esprimo anzitutto la mia gioia per questo incontro, nel quale mi è dato di accogliere i sacerdoti della mia diocesi nei loro diversi ordini e gradi. Come non gioire vedendo vicino a me, insieme col caro e zelante Cardinale Vicario, con Monsignor Vicegerente e con i Vescovi Ausiliari, una così eletta schiera di pastori che responsabilmente contribuiscono ad alleviare col loro lavoro il "pondus diei et aestus" della fatica apostolica, affidatami da Dio in questa diletta città di Roma, a cui da ogni parte del mondo si guarda come alla Comunità "digna Deo, digna decore, digna quae beata praedicetur", perché "universo caritatis coetui praesidens"? (Sant'Ignazio d'Antochia, "Ep. ad Romanos", Inscr.) E' un felice momento di intimità spirituale il nostro, che richiama alla mente la primitiva comunità cristiana, che il libro degli Atti descrive come "un cuor solo ed un'anima sola" (Ac 4,32). Il Signore è con noi! Ce ne rassicura la promessa che Egli ha fatto nel Vangelo a quanti si trovano raccolti nel suo nome (cfr. Mt 18,20). In Lui mi piace di sentire stamane qui presenti, stretti dal comune vincolo di una carità fraternamente viva e calda, anche i sacerdoti che gli impegni del ministero hanno trattenuto altrove. Tutti voglio abbracciare, tutti ringraziare, tutti benedire.
2. L'argomento, sul quale è stata richiamata la nostra attenzione, riveste un'importanza fondamentale nel complesso delle attività apostoliche, in cui si articola il piano pastorale della diocesi: la formazione religiosa della gioventù nella scuola è impegno in se stesso delicato, che le circostanze attuali, sia all'interno delle strutture scolastiche come nell'ambito più vasto della mentalità e del costume sociale rendono singolarmente arduo ed, a volte, persino ostico ed ingrato. Desidero profittare di questa circostanza per testimoniare, innanzitutto, il mio apprezzamento e la mia stima a quanti spendono le loro energie in questo servizio altamente meritevole: ad essi rivolgo con affetto una speciale parola di compiacimento e di esortazione, che vorrei fosse accolta come conforto e sostegno nelle difficoltà della quotidiana fatica.
Il pensiero va in primo luogo alla scuola cattolica, la cui presenza nella nostra città, è particolarmente consistente. I qualificati manipoli di religiosi e di religiose, che consacrano il meglio di se stessi all'opera educativa entro queste Istituzioni, devono poter contare sulla comprensione e sul sostegno dell'intera comunità ecclesiale. La loro azione, infatti, raggiunge ogni giorno decine di migliaia di giovani, con i quali essi possono intrecciare un dialogo formativo che, prendendo spunto dalle mille opportunità offerte dallo sviluppo delle diverse discipline e valendosi di un certo stile di vita alimentato all'interno dell'Istituto, è in grado di esercitare un influsso educativo particolarmente profondo e duraturo.
Ogni Pastore d'anime non può quindi che guardare con favore e simpatia all'attività svolta dagli Istituti cattolici che operano nell'ambito della diocesi, e ad essi deve offrire quella collaborazione che le circostanze rendono, a volta a volta, possibile ed opportuna. Al tempo stesso i responsabili ed i docenti delle scuole cattoliche devono sentire l'impegno di inserirsi attivamente nella Chiesa locale, mantenendo con essa costanti contatti nelle sedi a ciò predisposte ed orientando i giovani verso le strutture pastorali che, sul piano tanto diocesano quanto parrocchiale, promuovono iniziative ad essi rivolte. E' necessario evitare forme di isolamento che, distogliendo il giovane dalla partecipazione alla vita della comunità ecclesiale, rischierebbero di pregiudicare, a studi terminati la perseveranza nella pratica religiosa e forse anche nelle stesse scelte di fede.
3. V'è poi la scuola "pubblica". A questo riguardo vorrei dire subito che il sacerdote non può sottovalutare le possibilità di azione apostolica, aperte dinanzi a lui anche in tale campo. Penso anzi che sia doveroso non lasciar cadere nessuna delle opportunità offerte in questo settore dall'ordinamento giuridico vigente. Questo già a livello della scuola primaria, nella quale i fanciulli sono avviati alla conoscenza unitaria dei primi elementi delle varie discipline. Come non vedere in questa fase del tirocinio scolastico un'importante premessa per i successivi sviluppi dell'evangelizzazione? I sacerdoti impegnati nell'attività pastorale faranno bene, pertanto, ad adoperarsi per offrire in tale ambito, nei limiti loro consentiti, tutta la loro collaborazione, sia nei contatti con gli alunni, quando debbono integrare l'insegnamento religioso impartito dai maestri di classe, sia nel dialogo costruttivo con i Direttori didattici e con i maestri, e mediante ogni altra iniziativa che possa rivelarsi opportuna.
Particolarmente attenzione va data all'insegnamento della Religione nella scuola media inferiore e superiore. E' a tale livello, infatti, che s'incontrano le difficoltà maggiori e le più frequenti perplessità, ma è anche in tale ambito che si aprono le più stimolanti prospettive. Nell'assicurare che le riflessioni esposte da quanti hanno preso poco fa la parola non mancheranno di essere fatte oggetto di dovuta considerazione, profitto volentieri della circostanza per richiamare alcuni principi che è doveroso tenere presenti in questa materia e per indicare le conseguenti linee di azione.
Il principio di fondo che deve guidare l'impegno in questo delicato settore della pastorale, è quello della distinzione ed insieme della complementarietà tra l'insegnamento della Religione e la catechesi. Nelle scuole, infatti, si opera per la formazione integrale dell'alunno. L'insegnamento della Religione dovrà, pertanto, caratterizzarsi in riferimento agli obiettivi ed ai criteri propri di una struttura scolastica moderna. Esso, da una parte, si proporrà come adempimento di un diritto-dovere della persona umana, per la quale l'educazione religiosa della coscienza costituisce una manifestazione fondamentale di libertà; dall'altra dovrà essere visto come un servizio che la società rende agli alunni cattolici, che costituiscono la quasi totalità degli studenti ed ai loro genitori, che logicamente si presumono volerne una educazione ispirata ai propri principi religiosi. A questo riguardo desidero richiamare quanto ho scritto nell'esortazione apostolica "Catechesi Tradendae": "Esprimo il vivissimo auspicio che, rispondendo ad un ben chiaro diritto della libertà religiosa di tutti, sia possibile a tutti gli alunni cattolici di progredire nella loro formazione spirituale col contributo di un insegnamento religioso che dipende dalla Chiesa, ma che, a seconda dei paesi, può essere offerto dalla scuola" o nell'ambito della scuola (cfr. Giovanni Paolo II CTR 69).
L'insegnamento religioso, impartito nelle scuole, e la catechesi propriamente detta, svolta nell'ambito della parrocchia, pur distinti tra loro, non devono essere considerati come separati. V'è anzi fra loro un'intima connessione: identico infatti è il soggetto al quale si rivolgono gli educatori nell'un caso e nell'altro, cioè l'alunno; e identico è altresì il contenuto oggettivo, sul quale verte, pur con differenti modalità, il discorso formativo, condotto nell'insegnamento della Religione e nella catechesi. L'insegnamento di Religione può essere considerato sia come una qualificata premessa alla catechesi sia come una riflessione ulteriore sui contenuti di catechesi ormai acquisiti.
4. Una prima conseguenza di una simile impostazione del problema riguarda direttamente l'insegnante di Religione: egli dovrà prendere sempre più viva coscienza della propria identità di cristiano impegnato nella comunità ecclesiale, sentendo che essa guarda a lui e lo segue con esigente considerazione nel grave compito che gli è affidato dalla Chiesa.
Lo svolgimento di tale delicato compito richiede una specifica preparazione professionale. L'insegnante di Religione deve infatti essere in possesso, da una parte, di una formazione teologica sistematica, che gli consenta di proporre con competenza i contenuti della fede, e dall'altra di quella conoscenza delle scienze umane, che si rivela necessaria per mediare in modo pertinente ed efficace i contenuti medesimi.
Un simile impegno cristiano e professionale, per potersi mantenere all'altezza delle esigenze educative. richiede da parte degli insegnanti di Religione (dalla scuola materna fino alla media superiore) lo sforzo di un costante aggiornamento nei contenuti e nelle metodologie, e l'impegno di una partecipazione attiva alla vita della comunità ecclesiale.
5. Una parola vorrei riservare alla responsabilità dei cattolici nel loro insieme in rapporto all opera formativa svolta dalla scuola. E' chiaro che l'incidenza del discorso religioso è condizionato dal contesto pedagogico complessivo, entro il quale esso si svolge. Deriva di qui l'importanza di una presenza rispettosa ed attiva dei cattolici nei vari momenti dell'iter formativo, percorso dall'alunno: un contributo importante potranno recare anzitutto i docenti cattolici con lo specifico della loro professionalità; dovrà poi essere valorizzata e stimolata l'azione dei genitori per l'efficace ruolo di mediazione e di dialogo, che essi possono svolgere tra la comunità civile e quella ecclesiale, soprattutto nell'ambito degli organi collegiali; né dovrà essere sottovalutato, infine, l'apporto degli alunni, il cui influsso nell'ambiente scolastico si manifesterà soprattutto mediante la testimonianza dello studio, dell'ascolto, del servizio.
Il tempo della formazione esige particolari attenzioni e rispetto per la personalità in maturazione del giovane. L'impegno dei singoli e quello organicamente progettato dalla comunità ecclesiale dovranno muoversi in tale direzione, nell'intento di promuovere, in armonia con le caratteristiche proprie della scuola, la serena convivenza di componenti umane diverse per mentalità e cultura, favorendo l'instaurarsi fra di esse di quel rapporto dialogico aperto e rispettoso, che solo può condurre ad una società autenticamente civile.
Tra le molte applicazioni che un simile orientamento suggerisce, v'è anche quella che impegna gli insegnanti di religione a sentirsi responsabili della proposta del messaggio cristiano a tutti gli alunni, evitando la tentazione di limitare il proprio interessamento a chi consapevolmente vive una scelta di fede e di pratica religiosa. Rispettare tutti, non escludere nessuno, ricercare attivamente il dialogo con ogni componente della comunità scolastica, ecco in sintesi i criteri a cui l'insegnante di Religione deve costantemente ispirarsi.
6. Questi, figli carissimi, i pensieri che mi premeva di parteciparvi su di un argomento tanto complesso e tanto fondamentale. Vorrei, prima di concludere, sollecitare ancora una volta l'intera comunità ecclesiale a far convergere su di esso il proprio impegno generoso: la posta in gioco è la formazione Religiosa di coloro che saranno i responsabili della comunità di domani. Ogni energia spesa in questo settore deve, dunque, considerarsi spesa saggiamente.
Resta in ogni caso e per ciascuno la difficoltà di esprimere in linguaggio umano cose divine, di dare al nostro povero linguaggio quella segreta virtù che lo rende persuasivo e salutare, facendone una spada che penetra nell'intimità dello spirito: "vivus est enim sermo Dei et efficax, et penetrabilior omni gladio ancipi" (He 4,12). Tale spirituale efficacia dipende, più che da capacità ed accorgimenti umani, dall'azione trasformatrice della grazia divina. E la grazia è propiziata dalla purificazione del cuore, ottenuta mediante la preghiera, la penitenza, l'esercizio più disinteressato e generoso della carità. Abbiamo iniziato ieri il periodo quaresimale: questo è il "tempus acceptabile", in cui ciascuno di noi è invitato ad avviarsi sul cammino di una più profonda esperienza della presenza corroborante dello Spirito di Cristo.
Il mio augurio è che questa Quaresima sia per ciascuno un tempo di interiore rinnovamento, nella gioia di un contatto più vivo con le fresche sorgenti della grazia. A tale scopo vi imparto di cuore la mia apostolica benedizione, propiziatrice di ogni desiderato conforto celeste.
Data: 1981-03-05
Giovedì 5 Marzo 1981
Titolo: Procedete sempre con chiarezza e con fiducia nella ricerca della verità accanto ai giovani d'oggi
Carissimi studenti!
1. Sono molto lieto di incontrarmi con voi e di salutarvi! Al termine del vostro itinerario "Alla ricerca della Verità", avete desiderato venire qui, nella Sede di Pietro, per esprimere, anche a nome di tanti vostri amici, i vostri sentimenti di fede e di devozione al Vicario di Cristo. Ed io, ringraziandovi di cuore, vi manifesto tutta la mia gioia nel potermi intrattenere, sia pur brevemente con voi che rappresentate i giovani dell'Azione Cattolica Italiana, e anzi, vorrei dire, rappresentate in questo momento tutti gli studenti d'Italia. Mi compiaccio vivamente per l'opera che avete svolto nelle vostre singole diocesi nel campo della catechesi e nell'ambiente così importante e sensibile della scuola.
Saluto in primo luogo l'Assistente Ecclesiastico Generale Mons. Giuseppe Costanzo, il Presidente Centrale Professor Alberto Monticone e tutti i loro collaboratori sacerdoti e laici, che hanno curato questa ottima e preziosa iniziativa; saluto voi, qui presenti, e tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione dell'itinerario di ricerca, con questionari, discussioni, convegni, film-forum, cosicché il "Concorso Veritas", in questa ormai trentunesima edizione, è stato notevolmente ampliato, riuscendo così ad interessare e a responsabilizzare un maggior numero di studenti, prendendo il nome di "Convegno Veritas". Per mezzo vostro desidero anche estendere il mio affettuoso saluto a tutti i vostri amici studenti, sparsi nelle tante scuole d'Italia. Avete lavorato bene in questo anno trascorso, tanto da meritarvi la designazione per il Convegno a Roma e per l'udienza dal Papa: avete diritto di sentirvi gioiosi e soddisfatti. Ma continuate a perseverare nel vostro impegno di testimonianza: voi dovete essere portatori di certezza e di speranza nell'ambiente della scuola; voi dovete, con la vostra fede e la vostra bontà, far sentire la presenza e l'amicizia di Cristo. I Vescovi delle vostre diocesi, i sacerdoti delle vostre parrocchie, gli insegnanti di Religione nelle scuole, hanno bisogno sempre del vostro aiuto, generoso e convinto.
Continuate perciò a portare con serenità e fortezza il vessillo della vostra fede e carità verso tutti gli uomini.
2. A questo proposito desidero dare a voi particolarmente, giovani di Azione Cattolica, un impegno riguardante la gioventù di oggi e la ricerca della verità secondo quell'itinerario che voi avete già svolto.
Quali sono le caratteristiche della gioventù odierna? Non è difficile per voi che siete giovani e vivete sempre in mezzo ai giovani notare la fisionomia spirituale che la caratterizza: - è una gioventù critica, che, avendo notevolmente aumentato il patrimonio culturale, è portata logicamente a pensare di più, a riflettere, a giudicare; - è una gioventù esigente, che pur magari talvolta esagerando e cedendo all'egoismo personale, vuole e pretende onestà, veridicità, giustizia, coerenza; - è una gioventù sofferente a causa della contraddittorietà delle ideologie che la colpiscono, a causa del continuo svuotamento degli ideali di cui e spettatrice; - è una gioventù interrogante, che vuole rendersi conto degli avvenimenti, che cerca il senso della propria vita e il significato della storia umana e dell'intero universo, che invoca certezza e chiarezza sul proprio destino e circa la propria condotta; - è gioventù ansiosa di verità, di ideali per cui vivere, di responsabilità, di bellezza morale, di innocenza, di gioia.
Ebbene, carissimi studenti, è la gioventù di questa generazione che voi dovete avvicinare, conoscere, amare, illuminare; è con essa che voi dovete continuare l'itinerario della ricerca della verità! Con chiarezza e con fiducia! In qualunque ambiente vi troviate propugnate sempre e prima di tutto la validità della ricerca della verità, per combattere quel senso di scetticismo e di problematicismo assoluto, che elimina ogni desiderio di indagine, e che può facilmente penetrare nell'animo giovanile. Curate in secondo luogo la serietà della ricerca, in modo da non gettare mai il dubbio sulle verità fondamentali riguardanti la certezza razionale su Dio, il messaggio di Cristo e l'insegnamento autentico della Chiesa. E infine testimoniate l'efficacia della ricerca della verità salvifica con la gioia cristiana, vivendo le Beatitudini e sostenendo la vita spirituale con l'Eucaristia e la preghiera.
3. Ai giovani che con angoscia ed affanno si domandano: "Che cos'è la verità? Esiste la verità?", voi risponderete con coraggiosa convinzione: "Certamente! Cristo è la verità e Lui solo ha parole di vita eterna!". Ai giovani che sono assetati di gioia, di bellezza e di amore, risponderete con sant'Agostino: "Solo la verità rende felici" (Sant'Agostino "Enarr. in Ps". 4,3). "La felicità è godere della verità. E' questo, dunque, il gaudio di te, che sei la Verità, o Dio, mia luce, salvezza del mio volto, o mio Dio. E' questa la felicità che tutti bramano, è questa la sola vita felice che tutti vogliono, è questa la gioia che tutti desiderano: la gioia della verità" (Sant'Agostino "Confessioni", lib. 10, cap.
23).
Questo è il magnifico compito che vi attende proseguendo con i vostri amici studenti l'itinerario di ricerca. Vi aiuti e vi ispiri Maria Santissima, la "Sede della Sapienza", "Causa della nostra letizia".
Con questi voti, vi imparto di cuore la mia speciale benedizione apostolica, che estendo con affetto ai vostri insegnanti di religione, ai vostri Assistenti ecclesiastici e a tutti i vostri amici studenti d'Italia!
Data: 1981-03-07
Sabato 7 Marzo 1981
Titolo: La parrocchia, ad immagine della Chiesa, realizza il messaggio di conversione a Dio
1. "Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi culto" (Mt 4,10).
Queste categoriche parole, rivolte da nostro Signore Gesù Cristo a Satana tentatore, e poste dalla liturgia alle soglie della Quaresima, sono un incisivo e perenne programma di vita per l'uomo, chiamato dalla forza dell'Amore eterno al servizio ed al Regno di Dio e solo di Dio, e tuttavia, fin dall'inizio della sua contingente esistenza e per tutta la sua vita, così esposto e suscettibile di fronte a tutte le "tentazioni", nelle quali lo spingono continuamente il "regno" di questo mondo e il "principe di questo mondo" (cfr. Jn
12,31; 14,30; 16,11), che fanno di tutto per dominare e manipolare l'uomo cercando di metterlo in opposizione a Dio.
Di fronte a Satana, che gli promette addirittura "tutti i regni del mondo con la loro gloria" dietro contropartita della adorazione, Gesù risponde con la luce e con la forza della Parola di Dio, il quale aveva messo in guardia il popolo eletto dalla affascinante e pericolosa tentazione dell'idolatria: "Guardati dal dimenticare il Signore che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione servile. Temerai il Signore Dio tuo, lo servirai... Farai tutto ciò che è giusto e buono agli occhi del Signore" (Dt 6,12-13 Dt 6,18).
Ed oggi occorre che noi sappiamo ascoltare ancora una volta e meditare profondamente queste categoriche parole di Gesù come un autentico programma per la Quaresima dell'anno del Signore 1981; occorre che le ascoltiamo e le meditiamo, in modo particolare, in questa Basilica parrocchiale di San Giovanni Battista dei Fiorentini, che oggi ho la fortuna di visitare come Vescovo di Roma.
2. Desidero, anzitutto, esprimere, fratelli e sorelle carissimi, sincera gioia per l'incontro odierno con voi tutti in questa chiesa, carica di storia e di arte, nella quale san Filippo Neri fu parroco dal 1564 al 1575, e che ha una lunga tradizione di vita pastorale.
Il mio affettuoso saluto si rivolge all'arciprete parroco, Monsignor Giuseppe Generali, il quale, dopo aver svolto il suo ministero in alcune parrocchie romane, dal 1961, cioè da 20 anni, dedica il suo zelo e le sue energie per la vostra crescita e maturazione nella fede cristiana.
Un cordiale saluto al vice-parroco, ai sacerdoti collaboratori, ai Membri del Capitolo, alle religiose ed ai religiosi, che vivono ed operano nell'ambito della parrocchia: le Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli; quelle dell'Istituto Apostolico "Verbum Dei"; le Suore di Betania del Sacro Cuore; le componenti della "Fraternità Clarettiana"; i Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria di Maiorca e i Silenziosi Operai della Croce.
Né posso dimenticare i 2500 fedeli, con le rispettive 700 famiglie della parrocchia: saluto i padri e le madri, pensosi dell'avvenire dei loro figli; saluto i giovani, le giovani, gli adolescenti, i bambini, già immersi, ciascuno a suo modo, nella grande avventura della vita; saluto gli ammalati e i poveri, e quanti soffrono nel corpo e nello spirito; auguro che tutti i fedeli di questa parrocchia, che è così vicina alla Basilica di san Pietro, ed alla residenza del Papa, vivano con sempre maggior impegno la loro testimonianza cristiana, nella bontà e nella carità.
3. La Quaresima, tempo liturgico privilegiato, è - come sappiamo - un tempo di conversione. La Sacra Scrittura presenta la vita dell'uomo nei suoi confronti con Dio come una continua conversione interiore, in quanto Dio nel suo infinito amore chiama l'uomo a vivere in comunione con Lui. Ma l'uomo è fragile, debole, peccatore, per mettersi quindi in contatto, in comunione con Dio, egli ha bisogno di un atteggiamento di umiltà e di penitenza; deve orientarsi verso Dio, "cercare il volto di Dio" (cfr. Os 5,15 Ps 24,6); deve invertire il cammino che lo porta verso il male; mutare il proprio comportamento etico; cambiare addirittura concezione e modi di pensare individuali, che siano in opposizione alla Volontà ed alla Parola di Dio.
E Gesù, il Figlio di Dio incarnato, già fin dall'inizio del suo ministero messianico lancia agli uomini il suo appello alla conversione: "Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo!" (Mc
1,15; cfr. Mt 4,17).
Ed è proprio la Quaresima che rappresenta nella vita della Chiesa quasi un particolare grido alla conversione: "Utinam hodie vocem Eius audiatis, nolite obdurare corda vestra! (Ascoltate oggi la sua voce; non indurite il cuore!"): (Ps 94,8). Questo "hodie" si riferisce proprio alla Quaresima, che nella straordinaria ricchezza evocativa dei suoi testi liturgici è un continuo, pressante appello alla urgenza della autentica conversione interiore.
4. La conversione è fondamentalmente un allontanarsi dal peccato e un rivolgersi, un ritornare al Dio Vivente, al Dio dell'Alleanza. "Venite, ritorniamo al Signore: / Egli ci ha straziato ed egli ci guarirà. / Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà" (Os 6,1): è l'invito del profeta Osea, il quale insiste sul carattere interiore della vera conversione, che deve essere sempre ispirata ed animata dall'amore e dalla conoscenza di Dio. E il profeta Geremia, il grande maestro della religiosità interiore, preannuncia da parte di Dio una straordinaria trasformazione spirituale dei membri del popolo eletto: "Daro loro un cuore capace di conoscermi perché io sono il Signore, essi saranno il mio popolo e io saro il loro Dio, se torneranno a me con tutto il cuore" (Jr 24,7).
La conversione è un dono di Dio, che l'uomo deve chiedere con fervente preghiera e che ci è stato meritato da Cristo "nuovo Adamo". E' quanto la liturgia odierna ci ha fatto meditare nel brano della lettera ai Romani di san Paolo: per la disobbedienza del primo Adamo il peccato e la morte sono entrati nel mondo e dominano l'uomo. Ma se è vero che "per la caduta di uno solo (cioè di Adamo) la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo" (cfr. Rm 5,17).
Il cristiano, forte della forza che gli viene da Cristo, si allontana sempre più dal peccato, dai peccati concreti, mortali o veniali, superando le cattive inclinazioni, i vizi, il peccato abituale, e, così facendo, renderà sempre più debole il fomite del peccato, cioè la triste eredità della disobbedienza originaria. Questo avviene nella misura in cui abbonda in noi sempre di più la Grazia, dono di Dio, concesso per i meriti "di un solo uomo, Gesù Cristo" (cfr. Rm 5,15). La conversione è, in tal modo, un trapasso quasi graduale, efficace, continuo, dal "vecchio" Adamo al "nuovo", che è Cristo. Tale esaltante processo spirituale, nel periodo della Quaresima, deve diventare in ogni cristiano particolarmente cosciente ed incisivo.
5. Ma la conversione è possibile solo in base al superamento delle tentazioni, come è messo in chiara evidenza dalla liturgia della Parola di questa prima Domenica di Quaresima.
La pluralità e la molteplicità delle tentazioni trovano il loro fondamento in quella triplice concupiscenza, di cui ci parla la prima lettera di san Giovanni: "Non amate né il mondo né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui, perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo" (1Jn 2,15 s).
Come è noto, nella concezione di san Giovanni, il "mondo" dal quale si deve allontanare il cristiano, non è la creazione, l'opera di Dio, che è stata affidata al dominio dell'uomo; ma è il simbolo e il segno di tutto ciò che ci separa da Dio o che vuole escludere Dio; cioè è l'opposto del "Regno di Dio". Sono pertanto tre gli aspetti del mondo, da cui il cristiano, per essere fedele al messaggio di Gesù, deve tenersi lontano: gli appetiti sensuali; la brama eccessiva dei beni terreni, sui quali l'uomo si illude di poter costruire tutta la sua vita; ed infine l'orgogliosa autosufficienza nei confronti di Dio.
Nelle tre "tentazioni", che Satana muove a Cristo nel deserto, si possono facilmente riscontrare le "tre concupiscenze" già menzionate, sono le tre grandi tentazioni, alle quali anche il cristiano sarà sottoposto nel corso della sua vita terrena.
Ma alla base di questa triplice tentazione ritroviamo la primitiva e onnicomprensiva tentazione, rivolta dallo stesso Satana ai nostri progenitori: "Diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male" (cfr. Gn 3,5). Satana promette all'uomo l'onnipotenza e l'onniscienza di Dio; cioè la totale autosufficienza ed indipendenza. Ora, l'uomo non è tale se non per la sua possibilità di "scegliere" Dio ad immagine del quale è stato creato. Ma il primo Adamo sceglie se stesso al posto di Dio; cede alla tentazione e si ritrova misero, fragile, debole, "nudo", "schiavo del peccato" (cfr. Jn 8,34). Il secondo Adamo, Cristo, riafferma invece contro Satana la fondamentale, strutturale ed ontologica dipendenza dell'uomo da Dio. L'uomo - ci dice Cristo - non viene umiliato, bensì esaltato nella sua stessa dignità ogni qualvolta si prostra per adorare l'Essere Infinito, suo Creatore e Padre: "Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi culto!" (Mt 4,10).
6. Questo appello quaresimale alla conversione comporta un continuo e paziente lavoro su se stessi, lavoro che giunge alla conoscenza dei motivi nascosti e delle molle occulte dell'amor proprio, della sensualità, dell'egoismo.
A tale lavoro, che richiede impegno e costanza, siamo chiamati tutti e ciascuno, senza eccezione, sia a livello personale, sia a livello comunitario, affinché ci possiamo aiutare vicendevolmente nel cammino della conversione, la quale è sempre frutto del "ritrovamento" di Dio, Padre, ricco di misericordia.
"L'autentica conoscenza del Dio della misericordia, dell'amore benigno - ho scritto nella mia seconda enciclica - è una costante ed inesauribile fonte di conversione, non soltanto come momentaneo atto interiore, ma anche come stabile disposizione, come stato d'animo. Coloro che in tal modo arrivano a conoscere Dio, che in tal modo lo "vedono", non possono vivere altrimenti che convertendosi a Lui. Vivono, dunque, "in statu conversionis"; ed é questo stato che traccia la più profonda componente del pellegrinaggio di ogni uomo sulla terra "in statu viatoris" (Giovanni Paolo II DM 13).
La parrocchia tutta, ad immagine della Chiesa, deve realizzare questo ideale ed aiutare i suoi fedeli a vivere questo messaggio di conversione permanente a Dio, il quale deve essere sempre presente nella comunità e deve rimanere l'unico e solo Essere, al quale ci gloriamo di servire e di rendere l'omaggio della nostra filiale adorazione: "Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi culto" (Mt 4,10).
Amen! (Ai giovani) Che cosa posso augurarvi, mentre ci troviamo all'inizio di questo periodo di Quaresima, che è periodo di conversione? Vi auguro di conservare la freschezza del cuore, la gioia propria della vostra età. Allo stesso tempo vi auguro di poter entrare nel vostro intimo, in quella stanza interiore, dove ciascuno di noi, nessuno escluso - io penso non escluso neanche un uomo che si professa agnostico o ateo - in cui ogni uomo sta solo con il Padre. Questo è uno degli elementi costitutivi della Quaresima; non solamente della Quaresima, ma della vita cristiana in genere; non solamente della vita cristiana, ma della vita umana. E' un elemento che costituisce la nostra umanità, la nostra personalità.
Noi abbiamo bisogno di un interlocutore che sia Padre, che veda, che ci conosca - che ci conosca meglio di quanto noi stessi siamo capaci di conoscerci - e che ci ami: questo è decisivo, perché ancora la coscienza non creerebbe questa fiducia e questo contatto speciale, questo bisogno di entrare nell'intimo di noi stessi, se non avessimo la consapevolezza che Lui ci ama, ci ama. Assoluto amore. Amore assoluto, "Dives in Misericordia", che ci ha dato il proprio Figlio per diventare uno di noi, per dare se stesso per la salvezza del mondo, per la salvezza di ciascuno di noi: tutto questo è la Quaresima.
Come ci dice anche il Vangelo di oggi, tratto dal racconto delle tentazioni di san Matteo, dobbiamo conservare la nostra gioia, la nostra freschezza. Non si tratta tanto di segni esteriori, quanto soprattutto della conversione del cuore, di quel processo intimo che è interessante, attraente. E' una bellissima esperienza che l'uomo può avere, è una bellissima esperienza offerta all'uomo. Specialmente a voi giovani, allora, auguro, in questo periodo della vita - quando nella maggioranza scoprite questa esperienza -, auguro di essere soli con il Padre, nella intimità della vostra stanza interiore, nel vostro cuore.
Data: 1981-03-08
Domenica 8 Marzo 1981
Titolo: I sofferenti, a somiglianza di Cristo, partecipano al mistero della redenzione
1. "Christum Dominum pro nobis tentatum et passum, venite adoremus".
La liturgia della Quaresima ci chiama giorno per giorno alla adorazione di Cristo, di Colui che ha voluto essere soggetto alla tentazione ed ha accettato la sofferenza, diventando per la nostra redenzione "peccato in nostro favore" (2Co 5,21).
Questo Cristo noi dobbiamo trovare negli inscrutabili misteri della sua vita e nella sua morte e, in pari tempo, nel nostro prossimo. In ogni prossimo, senza eccezione, ma in modo particolare in coloro nei quali, nello stesso modo, si ripete e si compie la tentazione e la sofferenza del nostro Redentore.
GPII 1981 Insegnamenti - Alla Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali - Città del Vaticano (Roma)