
GPII 1989 Insegnamenti - A vescovi della Colombia in visita "ad limina" - Città del Vaticano (Roma)
Titolo: La presenza e la testimonianza dei laici trasformano la vita della società
Testo:
Cari fratelli nell'Episcopato.
1. E' per me motivo di gioia e di ringraziamento al Signore, poter stare oggi con voi, condividendo più da vicino la vostra gioia e le vostre preoccupazioni, sempre presenti nella mia mente, nel mio cuore e nelle mie preghiere, poiché la "sollicitudo omnium Ecclesiarum" è la missione del successore di Pietro.
Sono cosciente della situazione attuale delle vostre Chiese e dell'amata nazione colombiana. Insieme a tutti e ciascuno di voi sono consapevole della gravità dei problemi che la affliggono e che incidono in maniera preoccupante sulla vita sociale e religiosa del vostro popolo. perciò, nel nostro incontro di oggi, e come conclusione della visita "ad limina", vorrei incoraggiarvi nella vostra ferma speranza, rivolgendovi delle parole che vi possano servire da appoggio per continuare con nuova forza la vostra azione pastorale, nelle circoscrizioni ecclesiastiche del nord della Colombia.
2. Il compito che vi aspetta richiede senza dubbio, insieme alla saggezza - dono dello Spirito - la pazienza, la fortezza e il coraggio; virtù che il Signore Gesù concede sempre a chi insistentemente e umilmente gliele chiede, per servire meglio Dio e tutti gli uomini. perciò, di fronte alle difficoltà e le contraddizioni del momento attuale, riponiamo la fiducia in colui che vinse con la sua morte sulla Croce. Quello che quasi tutti consideravano un fallimento (cfr. Lc 24,20-21) fu invece una vittoria. Per questo il Signore aveva annunciato: "vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!" (Jn 16,33).
Nel suo indirizzo di saluto pronunciato a nome di tutti, monsignor Héctor Rueda Hernandez, Arcivescovo di Bucaramanga, ha affermato giustamente che il laicato costituisce uno dei grandi motivi di speranza per il presente e il futuro della vita della Chiesa nella vostra Nazione. Infatti la presenza attiva e la testimonianza cristiana dei fedeli laici è una grande forza per trasformare la vita degli individui e delle società, di modo che siano più conformi al disegno di Dio Padre. Nel momento attuale siete particolarmente consci di quanto sia importante, secondo il Concilio Vaticano II, la partecipazione dei fedeli laici nel rendere presente e operante la Chiesa, come sale della terra, negli ambienti in cui svolgono la loro vita professionale e sociale (cfr. LG 33).
A questo riguardo, dobbiamo prendere in considerazione anche le difficoltà che i fedeli laici possono trovare nel loro ambiente familiare, sociale, professionale e culturale. Vivere la fede cristiana con le sue ineludibili esigenze può risultare arduo e persino eroico in determinate situazioni. A maggior ragione pertanto, lo sarà la decisa testimonianza di questa fede. "Voi - ci ammonisce il Signore - siete il sale della terra. Ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato?" (Mt 5,13). perciò ci si dovrà impegnare con particolare impegno perché non perda forza il sale della testimonianza cristiana. Che non si corrompa! Di conseguenza è necessario usare quegli strumenti che sanno dare efficacia all'azione apostolica dei fedeli laici e che li preservano e sostengono nel buon spirito evangelico. Da qui la necessità di insistere sulla santità di vita e la santità della famiglia.
3. Come ho ricordato recentemente nell'esortazione apostolica "Christifideles Laici", obbedendo al richiamo fatto dal Concilio Vaticano II, "è quanto mai urgente che oggi tutti i cristiani riprendano il cammino del rinnovamento evangelico, accogliendo con generosità l'invito apostolico a essere "santi in tutta la condotta"" (1P 1,15) (CL 16). Noi Pastori perciò, dobbiamo essere fermamente convinti che solo partendo dalla santità è possibile arrivare al rinnovamento; solamente nella santità il cristiano scopre la sua grande dignità e realizza l'ideale che dà senso alla sua vita. Solamente i santi sono stati capaci di trasformare l'odio in amore, l'ingiustizia in giustizia, la divisione in unità, perché la loro forza e la loro fiducia erano riposte in colui che ha vinto il mondo (cfr. Jn 16,33).
La nostra speranza di trasformare secondo Cristo le realtà della terra, facendo si che in queste si rifletta la giustizia, l'amore e la pace, ci porta a sperare molto nei fedeli laici. Tuttavia, non possiamo pensare esclusivamente a quello che questi possono fare, ma anche a quello che devono essere. Da ciò deriva la necessità di mettere alla loro portata i mezzi per arrivare alla maturità della vita cristiana, come sottolinea la già menzionata esortazione apostolica: "La vita secondo lo Spirito, il cui frutto è la santificazione (cfr. Rm 6,22 Ga 5,22), pretende ed esige da parte di tutti e ciascuno dei battezzati, che si segua e imiti Gesù Cristo, ricevendo le sue Beatitudini, ascoltando e meditando sulla Parola di Dio, nella partecipazione cosciente e attiva alla vita liturgica e sacramentale della Chiesa, nella preghiera individuale, familiare, comunitaria..." (CL 16).
In questo contesto, permettetemi che insista una volta di più sull'importanza della preghiera. Si tratta di una dimensione fondamentale dell'essere cristiano in generale e del fedele laico in particolare. Fare di un uomo o di una donna un cristiano, è fare di loro uomini e donne di preghiera; uomini e donne che sappiano trattare Dio come Padre e siano perciò, pienamente coscienti della realtà della sua divinità.
E insieme alla preghiera, l'unità della vita. Infatti, quando il fedele laico integra la preghiera nella sua vita quotidiana, scopre ulteriormente l'importanza di quest'altra dimensione fondamentale dell'esser cristiano: l'incarnazione della fede nella propria vita. "I fedeli laici devono essere formati - si legge nella "Christifideles Laici" - a quella unità di cui è segnato il loro stesso essere di membri della Chiesa e cittadini della società umana.
Nella loro esistenza non possono esserci due vite parallele: da una parte la cosiddetta vita "spirituale", con i suoi valori e con le sue esigenze; e dall'altra la vita cosiddetta "secolare", ossia la vita di famiglia, di lavoro, dei rapporti sociali, dell'impegno politico e della cultura" (59). La radice dinamica di questa unità è la carità, che porta a mettere in relazione ogni comportamento con l'amore per Dio e tutti i fratelli.
4. Anche la famiglia riveste una particolare importanza riguardo alla santità come fondamento di tutta la struttura sociale. Infatti in questa convergono molte delle questioni sociali cruciali della vita di una nazione; fra le altre, la formazione e educazione della gioventù, la stabilità d'ordine morale, la continuità della tradizione e il progresso stesso dell'uomo in quanto tale.
Nell'ambito della nuova evangelizzazione, la famiglia deve essere una scuola di valori, fondata sulla santità stessa del matrimonio, che si proietta in tutte le dimensioni della comunità. Questa deve essere sempre l'ambiente naturale nel quale il cristiano si forma, matura nella fede, scopre la sua vocazione e si santifica (cfr. GE 3; CL 62).
L'educazione cristiana della gioventù nel seno delle famiglie gioca un ruolo di prim'ordine perché possano nascere vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa. Infatti, è necessaria normalmente una formazione cristiana di base che, manifestandosi nella vita di pietà e nella pratica costante delle virtù, costituisca un terreno appropriato perché la chiamata divina al sacerdozio possa essere accolta, germogli e cresca. In questo senso il Concilio Vaticano II qualifica la famiglia il primo seminario, dal quale deriva il massimo contributo per l'incremento delle vocazioni sacerdotali (cfr. OT 2).
Dio ha voluto benedire le vostre comunità suscitando vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa per l'edificazione della Chiesa. Questo deve essere motivo di azione di grazia verso il Signore per tanti doni ricevuti e, allo stesso tempo uno stimolo affinché, con spirito di universalità, sappiate dividere con le Chiese più bisognose. Ho voluto sottolinearlo nel mio messaggio al terzo congresso missionario latinoamericano, celebrato a Bogotà nel 1987, con lo slogan: America Latina. è arrivato il momento di essere evangelizzatrice, dicendo che "l'America Latina è chiamata ad essere "il continente della speranza missionaria"... inviando dalla sua povertà messaggeri che annuncino a tutte le genti il "Vangelo, che è una forza di Dio per la salvezza di tutti coloro che credono" (Rm 1,16)" ("Nuntius scripto datus occasione oblata III Coetus Missionarii Americae Latinae", 5 die 6 iul. 1987: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, X, 3 [1987] 37).
5. Con il mio incoraggiamento affinché continuiate a fomentare lo spirito missionario nelle vostre Chiese particolari, desidero esprimere il mio vivo ringraziamento nel Signore ai missionari e alle missionarie che, continuando l'operato di secoli di evangelizzazione, arrivano oggi al cuore del popolo per mezzo della catechesi, dei sacramenti, della pietà popolare, dell'azione educativa e assistenziale. Alcuni fra questi sono venuti da altre nazioni e hanno fatto della Colombia la loro patria, integrandosi anche nella pastorale diocesana. A questo proposito desidero esortarli a dare sempre testimonianza di comunione ecclesiale effettiva e affettiva con i Vescovi. Questa è l'unità per la quale Cristo prego intensamente il Padre prima di spirare: "che siano perfetti nell'unità e il mondo creda che tu mi hai mandato e che li ho amati come tu ami me" (Jn 17,23).
Un buon numero di famiglie religiose è nato principalmente per la educazione cristiana dei bambini e dei giovani, soprattutto dei più deboli. In questi momenti in cui è di particolare rilievo l'attenzione pastorale nei confronti della gioventù, i religiosi e le religiose devono continuare a collaborare nella fedeltà al Magistero e in perfetta comunione gerarchica, nell'opera catechetica delle Chiese locali. La catechesi è un'attività ecclesiale che nasce dalla fede ed è al servizio della fede quando proclama Gesù Cristo. Per questo, spiegare le verità della nostra fede, implica un impegno di vita con cui si vuole trasmettere una relazione personale e intima con Dio, oggetto della fede professata dalla Chiesa.
Da un'intensa opera catechetica sorgeranno, grazie all'azione dello Spirito, movimenti apostolici capaci di rispondere adeguatamente alle inquietudini e agli ideali della gioventù e dell'uomo di oggi. Con il vostro incoraggiamento e la vostra attenzione perché siano fedeli alla fede della Chiesa e docili verso gli orientamenti dei loro Pastori, queste associazioni secolari di apostolato possono rappresentare una nuova speranza per l'annuncio di Cristo, salvatore e redentore dell'uomo.
6. Desidero infine porre sotto la guida di nostra Signora di Chinquinquirà tutti e ognuno dei figli dell'amata nazione colombiana. Fra pochi giorni contempleremo il mistero della Incarnazione del Figlio di Dio, che ha voluto vivere fra noi, e ha trascorso la sua vita su questa terra, facendo parte di una famiglia: la Famiglia di Nazaret. Chiediamo alla patrona della Colombia che sia lei la regina e la signora di tutte le famiglie colombiane, rendendole tutte famiglie come quella di Nazaret: un angolo di pace, concordia e felicità; un luogo nel quale tutti e ognuno singolarmente si ponga generosamente al servizio del piano redentore di Dio.
Trasmettete a tutti i sacerdoti e i diaconi, ai religiosi e alle religiose, a tutte le famiglie e a tutti i fedeli, la grande speranza che il Papa e la Chiesa intera hanno riposto in loro. Proponete loro nuovamente l'ideale della santità di modo che orienti le loro vite; che lo sentano come qualcosa per cui vale la pena di vivere! Orientate i vostri più alti sforzi verso una pastorale familiare che favorisca una maggiore consapevolezza della dignità della persona, nella giustizia, e la pace, con la speranza di un futuro migliore per tutti.
Vi accompagni sempre la mia benedizione apostolica.
1989-12-15
Data estesa: Venerdi 15 Dicembre 1989
Titolo: Garantire con un corpo di leggi la stabilità del matrimonio e della famiglia
Testo:
Illustri signori.
1. Sono lieto di accogliervi e di salutarvi in occasione del convegno nazionale di studio che l'unione giuristi cattolici italiani ha promosso su di un tema così importante e vitale quale è la famiglia in una società complessa. Sono certo che voi affronterete la delicata materia con il coraggio e la profondità di chi, per professione, si sente impegnato a cercare quanto negli istituti giuridici è atto a favorire il bene delle persone e, quindi, della stessa società.
Voi non mancherete, inoltre, di farvi guidare, nelle vostre analisi, dalla luce che viene dalla fede, grazie alla quale è possibile percepire in tutta la sua ricchezza il progetto divino sull'unione dell'uomo e della donna in vista della generazione di nuove vite umane.
2. Voi, illustri signori, siete davanti a un tema - la famiglia - che costituisce un bene essenziale della persona e della stessa società. Su di esso la Chiesa ha senz'altro una parola evangelica da dire che illumina, protegge e rinforza questa istituzione così necessaria per il bene degli uomini; ma la famiglia è, innanzitutto, una realtà terrena, un bene proprio della città degli uomini, un bene iscritto nella stessa creazione dell'uomo. perciò la prima parola che la Chiesa ha da dire su di essa è che Iddio l'ha fondata creando l'uomo persona, essere sociale. "Dio non creo l'uomo lasciandolo solo - dice il Concilio Vaticano II -; fin dal principio "uomo e donna li creo" (Gn 1,27) e la loro unione costituisce la prima forma di comunione di persone. L'uomo, infatti, per la sua intima natura è un essere sociale, e senza i rapporti con gli altri non può vivere né esplicare le sue doti" (GS 12).
Quando si oscura la dimensione profonda della persona umana e il suo senso trascendente, quando la persona non può ritrovare pienamente se stessa perché non sa fare dono sincero di sè (cfr. MD 7; GS 24), non fa meraviglia che appaiano forme succedanee di famiglia, le quali cercano di riempire il posto naturale che c'è nel cuore umano per quella che è costituita sulla base del dono sincero e vicendevole di sè.
3. Come cultori del diritto e come cattolici voi, illustri signori, vi trovate oggi davanti a una sfida. Non potete restare in passiva contemplazione dei cambiamenti della società, limitandovi a prender atto degli adeguamenti delle leggi civili ai mutamenti del costume. Ciò significherebbe essere insensibili a quel bene delle persone che dà valore ad ogni rapporto di giustizia tra gli uomini. Occorre, invece, impegnarsi perché la società dei nostri giorni sappia darsi delle leggi che, pur tenendo conto delle diverse situazioni reali, garantiscano il bene delle persone singole e delle comunità umane, promovendo e tutelando l'istituto naturale della famiglia fondata sul matrimonio.
Il bene "della comunità umana è strettamente legato alla sanità dell'istituzione familiare. Quando, nella sua legislazione, il potere civile disconosce il valore specifico che la famiglia rettamente costituita porta al bene della società; quando esso si comporta come spettatore indifferente di fronte ai valori etici della vita sessuale e di quella matrimoniale, allora, lungi dal promuovere il bene e la permanenza dei valori umani, favorisce con tale comportamento la dissoluzione dei costumi" ("", IX, 1, [1986], 1140).
Non si contribuirebbe, perciò, al bene personale e sociale ipotizzando leggi, che pretendessero di riconoscere come legittime, equiparandole alla famiglia naturale fondata sul matrimonio, unioni di fatto, che non comportano alcuna assunzione di responsabilità ed alcuna garanzia ai stabilità, elementi essenziali dell'unione tra l'uomo e la donna, come fu intesa da Dio creatore e confermata da Cristo redentore. Una cosa è garantire i diritti delle persone ed un'altra indurre nell'equivoco di presentare il disordine come situazione in sè buona e retta.
4. L'ordinamento giuridico non può non riconoscere e sostenere la famiglia come luogo privilegiato per lo sviluppo personale dei suoi membri, specialmente dei più deboli. Oltrepassando impostazioni superate di questi ultimi decenni, occorre privilegiare e promuovere giuridicamente la famiglia come "il luogo nativo e lo strumento più efficace di umanizzazione e di personalizzazione della società" (FC 43). Senza dare per scontato che ogni famiglia realizzi perfettamente questo bene sociale, occorre tuttavia non partire dalla diffidenza nei suoi confronti, ma piuttosto aiutarla con quei mezzi opportuni e quei sussidi, che integrano il suo compito formativo e assistenziale a servizio dei più deboli.
Significativamente, alcune piaghe che hanno colpito specialmente i paesi occidentali, come la disoccupazione, la droga, e persino l'AIDS, hanno portato a riscoprire la famiglia come la prima e principale alleata per diminuire l'incidenza negativa di quei fattori sulla società. Essa infatti, "possiede e sprigiona ancora oggi energie formidabili capaci di strappare l'uomo dall'anonimato, di mantenerlo cosciente della sua dignità personale, di arricchirlo di profonda umanità e di inserirlo attivamente con la sua unicità e irripetibilità nel tessuto della società" (FC 43).
Si rivela, perciò, compito della massima importanza quello di trasmettere alle generazioni future i valori della dignità della persona e della stabilità del matrimonio e della famiglia mediante un corpo di leggi che li protegga e li promuova. Dare carta di cittadinanza legale a forme di convivenza diverse dalla famiglia legittima fondata sul matrimonio, oltre alla confusione sul piano dei principi, comporterebbe pedagogicamente e culturalmente un diretto contributo alla formazione di una mentalità e di un costume privi di riferimento ai valori basilari e fondanti della famiglia.
5. Come giuristi italiani, del resto, non potete dimenticare il contributo offerto da questo Paese alla riscoperta delle comuni radici culturali dell'Europa. Una di queste, e tra le più profonde, è sicuramente la concezione della famiglia come "società naturale fondata sul matrimonio", secondo la formulazione solenne della carta costituzionale italiana ("Costituzione della Repubblica Italiana", art. 29, comma 1°).
Impegnarsi perché tale concezione sia rettamente capita ed opportunamente recepita negli ordinamenti giuridici di questa e delle altre nazioni europee, significa lavorare al consolidamento di quella piattaforma di valori su cui soltanto può poggiare l'edificio di una Europa autenticamente civile. Trattandosi, peraltro, di concezione radicata nella legge di natura e quindi non specificamente cristiana, non dovrebbe essere difficile trovare sostanzialmente consenzienti su di essa anche persone di diversa ispirazione ideale.
Questo non toglie, ovviamente, che la riflessione cristiana sul tema della famiglia abbia apportato approfondimenti significativi in materia. Ad essi converrà che la vostra riflessione guardi con rinnovata attenzione, affinché non accada che dall'averli trascurati derivi un impoverimento di quelle fonti alle quali hanno attinto fruttuosamente anche popoli di altri continenti.
Nel porgervi il mio augurio cordiale di un proficuo lavoro, invoco su di voi i favori della divina assistenza, in pegno dei quali vi imparto con affetto la mia benedizione.
1989-12-16
Data estesa: Sabato 16 Dicembre 1989
Titolo: Il Natale è irruzione di luce divina nell'oscurità delle nostre esistenze
Testo:
L'albero di Natale che avete portato dall'alta Austria rallegra il Natale del Vescovo e dei fedeli di Roma. Il vostro dono, denso di significati, e la vostra venuta qui, oggi, risvegliano il ricordo della mia seconda visita pastorale in Austria, che mi porto appunto anche nella vostra Patria. Allora mi resi conto personalmente che l'albero di Natale rappresenta l'immagine della vostra Patria ed è presente anche oggi in molti settori commerciali. Mi è gradita l'occasione per rinnovare i miei ringraziamenti alla diocesi di Linz e all'alta Austria per la cordiale accoglienza riservatami durante la mia visita.
A voi tutti va il mio caloroso saluto. In particolare vorrei salutare il rappresentante della diocesi di Linz, il Vescovo Maximilian Aichern, i rappresentanti dell'alta Austria nelle persone del dottor Josef RatzenbOck, presidente della regione, della signora Johanna Preinstorfer, presidentessa regionale, e del dottor Karl GrUnner, vice-presidente della regione. Il mio saluto inoltre è rivolto ai componenti del coro, ai gruppi di canto e alle bande musicali che in questi giorni rallegrano Roma con le loro musiche ed i loro canti natalizi.
Rivolgo un particolare benvenuto a tutti coloro tra voi che hanno pensato a questo dono natalizio. L'iniziativa è venuta dalla parrocchia Kopfing, del distretto Scharding nonché da tutta l'alta Austria, che si sente fedelmente legata alla Chiesa ed al successore di san Pietro. Il merito va attribuito soprattutto alle "signore" del "Goldhaubengruppe" del distretto Scharding, che hanno lavorato per mesi per approntare gli addobbi dell'albero. A tutti coloro che si sono impegnati con grande solidarietà per la realizzazione dell'albero di Natale, al trasportatore, che a prezzo di grandi sacrifici e difficoltà, ha portato l'albero fino a piazza san Pietro, a tutti coloro che hanno collaborato a questa iniziativa per rallegrare la festa natalizia di Roma va il mio augurio: Che Dio ve ne renda merito! Per concludere vorrei salutare anche i numerosi pellegrini provenienti dall'alta Austria, che sono venuti a Roma per partecipare alla festosa consegna dell'albero di Natale.
Questo albero verde rappresenta per noi la speranza di un risveglio della natura dopo il freddo e la neve dell'inverno. Per noi cristiani esprime contemporaneamente la speranza, che, grazie alla buona Novella dell'Incarnazione di Cristo, la fede e la disponibilità ad operare la pace e la giustizia tra gli uomini possano restare sempre vive e più forti.
Le luci dell'albero di Natale, che rischiarano il periodo più buio dell'anno, dovrebbero ricordarci che la vera luce è venuta in terra con la nascita di Gesù. A Natale festeggiamo questa apparizione della luce nella nostra oscurità, i nostri dolori e le nostre lacrime, le nostre malattie e le nostre sofferenze. In Gesù, attraverso il quale ci è apparsa la luce divina, il Signore ci dà la vita e la vive in noi.
Il Natale per noi è vero se è veramente presente "in noi". Potremo essere veramente liberi e felici "solo" quando rinasceremo nello spirito di Gesù, se terremo presente che solo l'uomo rinnovato rende più luminosa e serena la terra.
L'amore del Bambino divino ci accetta così come noi siamo. E noi dobbiamo solo accoglierlo; solo allora il Signore ci aiuterà ad accettarci reciprocamente con pazienza e misericordia, capaci di operare in pace ed armonia.
Per quanto riguarda la pace, la nostra fede in Dio, il creatore, ci deve aiutare nel nostro impegno per il bene dell'intero creato. Nel mio messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1990 richiamo l'attenzione sul fatto che "il rispetto della vita e della dignità dell'uomo comprende anche il rispetto e la cura del Creato, chiamato insieme agli uomini a rendere gloria a Dio".
Nella speranza che la nascita del Figlio di Dio doni a noi tutti luce, gioia e speranza, affinché possiamo continuare il difficile cammino della pace con Cristo, imparto la mia benedizione augurale a voi tutti, alle vostre famiglie e comunità in occasione della celebrazione della nascita di nostro Signore e per l'anno nuovo. A voi e ai vostri cari a casa imparto di cuore la mia particolare benedizione apostolica.
1989-12-16
Data estesa: Sabato 16 Dicembre 1989
Titolo: La fede: esigenza della formazione sacerdotale
Testo:
Carissimi fratelli e sorelle!
1. Il periodo liturgico dell'Avvento ci aiuta a comprendere le esigenze della formazione sacerdotale, che saranno studiate dal Sinodo del prossimo anno. Tra queste esigenze ve n'è una che si accorda particolarmente con la nostra preparazione al Natale: la fede. In effetti, non si può accogliere la venuta di Cristo se non con la fede; in questi giorni che ci separano dal Natale, ci impegnamo a rinnovare la nostra fede, a risvegliarla, nella sempre maggiore convinzione che tutta la nostra vita dipende dal Salvatore.
Se la nostra fede ci apparisse troppo debole o vacillante, possiamo sempre ricorrere a Maria che - ancor prima della nascita di Gesù - è stata proclamata beata per aver creduto: nella sua fede, infatti, l'attesa del popolo di Israele ha raggiunto il suo culmine ed ha trovato il suo compimento.
2. L'importanza fondamentale della fede è particolarmente evidente nella formazione dei futuri sacerdoti. Se, infatti, questa virtù è necessaria per tutti, lo è specialmente per il presbiterio, che ha la missione di comunicare la fede agli altri con l'annuncio della Parola. Egli non può predicare il Vangelo in maniera efficace, se non ne ha assimilato profondamente il messaggio. Il sacerdote è chiamato a dare testimonianza della fede con la sua attività e con tutta la sua vita. Quando celebra l'Eucaristia e amministra i sacramenti, egli manifesta la sua fede. Nei suoi contatti pastorali deve sostenere i fratelli nella fede, rispondere ai loro dubbi ed obiezioni, rafforzare coloro che sono turbati o esitanti.
Quando le persone si recano dal sacerdote per chiedergli un consiglio o per confidargli le loro difficoltà, attendono non una semplice risposta di buon senso, ma una parola di fede. Esse sono deluse quando non trovano in lui un atteggiamento di fede; al contrario, quando riconoscono in lui un testimone della fede, si sentono confortate nelle loro convinzioni.
3. Ogni sacerdote deve essere, per la comunità cristiana, un animatore della fede.
E' una missione molto alta e una grande responsabilità, alla quale deve prepararsi con cura. Occorre pertanto che nei seminari la dottrina rivelata sia insegnata in modo tale che i giovani capiscano bene ciò che forma l'oggetto della loro fede.
E' pure necessario che, nella preparazione al ministero sacerdotale, si provveda alla educazione della fede. I giovani destinati ad annunciare il Vangelo, devono impegnarsi a sviluppare la loro vocazione in un clima di fede. Di qui l'esigenza che i corsi di studio non solo siano ispirati dalla fede, ma conducano a una fede sempre più solida, meglio fondata sulla rivelazione.
Ricorriamo alla Vergine dell'Annunciazione, che ha risposto con fede alla chiamata divina, perché rafforzi in questa virtù tutti coloro che sono incaricati della formazione sacerdotale e perché guidi il Sinodo a formulare le proposte adatte a favorire la formazione dei futuri sacerdoti alla fede.
[Al termine il Santo Padre ha pronunziato le seguenti parole:] Oggi desidero che vi uniate a questa preghiera alla Vergine Maria anche per una intenzione che mi sta particolarmente a cuore.
Si tratta della sorte di migliaia di rifugiati vietnamiti che, attualmente ospitati nei campi di accoglienza di Hong Kong, sono minacciati di essere rimpatriati forzatamente, come è accaduto nei giorni scorsi per un piccolo gruppo di persone, Il nostro cuore non può rimanere insensibile e indifferente di fronte a simili gravi decisioni che incidono così drammaticamente sulla vita di tante persone, donne e bambini inclusi.
Voglia il Signore Gesù, che ha sperimentato la difficile vita del profugo, illuminare le menti di coloro che reggono le sorti dei popoli, perché a questo grave e complesso problema umano sia finalmente trovata una soluzione più rispettosa della dignità dell'uomo. Voglia altresi suscitare, a tal fine, la partecipazione della comunità internazionale la quale, nel prendere ancor più coscienza della propria corresponsabilità, non può esimersi dal dare il suo generoso contributo.
La solidarietà internazionale si è già espressa attraverso valide iniziative di paesi e di organismi vari. Ci auguriamo che nascano subito altre concrete iniziative, con la pronta collaborazione di tutti, per affrontare sempre meglio e dare una soluzione a tale grave problema umanitario.
A te, Regina del Vietnam, affidiamo queste nostre fervide preghiere.
[Il Papa ha poi benedetto le statuine del bambin Gesù portate dai bambini:] Cari bambini, la vostra presenza, i vostri canti ci immergono nel clima natalizio. Siete venuti qui, accompagnati dai vostri familiari, dai vostri parroci, dagli insegnanti delle vostre scuole, per far benedire dal Papa le statuine del bambino Gesù, che nella notte santa collocherete nel presepe, che avete allestito nelle vostre case. Questa felicità che invade i vostri cuori, in questo periodo, inondi anche il cuore di tanti bambini sparsi nel mondo, che soffrono a causa della povertà, della guerra, o della emarginazione. Con la vostra solidarietà e le vostre preghiere fate si che tutti possano godere della gioia e della pace che viene dalla culla di Betlemme. Vi ringrazio per la vostra visita, ed auguro tutto il bene alle vostre famiglie, a tutti i presenti dico "Buon Natale", specialmente a voi, bambini della Chiesa di Roma.
Sia lodato Gesù Cristo.
1989-12-17
Data estesa: Domenica 17 Dicembre 1989
Titolo: Parrocchia di san Leone I in via Prenestina
Testo:
[Alla popolazione del quartiere] Vi ringrazio per il vostro benvenuto, soprattutto espresso nelle parole del vostro parroco, ma anche nelle parole degli oratori più giovani. Vi ringrazio di cuore. In questo periodo, nel quale ci avviciniamo alla grande solennità natalizia, tutti si dicono "Buon Natale". Tanti di voi mi hanno fatto questo augurio e anche io ho fatto questo augurio a tanti di voi.
Ma cosa vuol dire "Buon Natale"? Si deve forse guardare al testo liturgico che viene letto durante la celebrazione dell'Eucaristia di mezzanotte, dove l'evangelista ci presenta l'arrivo della Madre, Maria, e di Giuseppe a Betlemme, dove non hanno trovato posto.
"Buon Natale", vuol allora dire trovarsi per Gesù, vuol dire trovarsi fuori casa senza tetto, una situazione simile a quella di molte persone anche nell'epoca odierna. "Buon Natale" vuol dire questo. Dobbiamo riflettere sulla circostanza, molto significativa, che Dio, fattosi uomo per nascere in questa terra, in Betlemme, non ha trovato un posto, non ha trovato una casa.
Cosa vuol dire ancora "Buon Natale"? "Buon Natale" vuol dire preparare la casa, preparare il posto. Un posto esterno non è sufficiente, non basta, perché Gesù che viene, Emanuele, Dio che viene, cerca soprattutto un altro posto, cerca il posto interno ai nostri cuori, dentro di noi. Ecco "Buon Natale" vuol dire preparare il posto interno, una abitazione, una casa "di cuore" per Gesù, per il Figlio di Dio che viene ad abitare tra noi, ma soprattutto in noi. Vi ripeto ancora una volta "Buon Natale" con questo significato. Auguro a tutti un "Buon Natale" che sia una casa, una accoglienza per Gesù, nelle vostre case, nei vostri cuori, nelle vostre famiglie. E l'augurio che faccio a ciascuno dei presenti, a ciascuno che vive in questa parrocchia, a ogni persona, a ogni famiglia, a ogni ambiente. così veramente il "Buon Natale" sarà vissuto da tutta la vostra comunita.
Vi ringrazio per l'augurio di "Buon Natale" e vi faccio lo stesso augurio. Vi ho detto cosa vuol dire e come io interpreto, come vorrei trasmettere questo augurio, in quale senso. Penso che solamente in questo senso l'augurio di "Buon Natale" abbia il suo pieno significato.
[L'omelia durante la celebrazione eucaristica]
GPII 1989 Insegnamenti - A vescovi della Colombia in visita "ad limina" - Città del Vaticano (Roma)