
GPII 1990 Insegnamenti - Discorso prima della partenza - Aeroporto Vajnory di Bratislava (Repubblica Federativa Ceca e Slovacca)
Titolo: L'impegno dei cristiani in campo civile pari alla loro fede
Signor Presidente del Consiglio dei Ministri,
1. A lei, presente a questa breve cerimonia di congedo a nome anche del Presidente Havel Vaclav, desidero rinnovare l'espressione della mia gratitudine, che estendo anche ai membri dei Governi ed a quanti hanno avuto il non lieve incarico della preparazione e dell'attuazione dei singoli punti del programma. Al riguardo, l'impegno e la sollecitudine hanno ottenuto il miglior premio proprio nell'ordinato susseguirsi e nel sereno svolgimento dei singoli incontri.
2. Sono stati momenti molto intensi, a cominciare dall'incontro con le Autorità del Paese, la cui cordiale deferenza ho vivamente apprezzato. E' come non essere toccati, poi, dalla commozione del carissimo e venerato cardinale Frantisek Tomasek? Come non apprezzare il calore degli incontri con l'Episcopato, con i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, con le folle dei fedeli a Praha, Velehrad e Bratislava? Come non rilevare l'importanza del confronto col mondo della cultura e con i rappresentanti delle Chiese non cattoliche? Nelle varie circostanze ho potuto cogliere in tutti la gioia per la ritrovata libertà. Questo evento è profondamente sentito anche in campo religioso.
Ne sia ringraziato il Signore! Porto nel cuore l'entusiasmo dei giovani, ai quali guardo con immensa fiducia. Sento a me vicini i sofferenti: anche nel passato essi hanno molto pregato per il Papa, che ha sempre trovato nel loro sacrificio e nelle loro preghiere una sorgente inesauribile di forza spirituale.
3. Per la Chiesa cattolica che vive in questo Paese, lascio qui il mio messaggio, che è di incoraggiamento e di conferma nella fede, come esige la missione affidata al Vescovo di Roma nei confronti dei Fratelli vescovi, successori degli Apostoli, e nei confronti dell'intero Popolo di Dio.
4. Signor Presidente del Consiglio dei Ministri! Nel corso di questi quaranta-quarantacinque anni i credenti sono stati considerati quasi dei cittadini di seconda categoria. Oggi essi hanno la chiara percezione che non è più così, che non sarà mai più così. Ella, che è garante del rispetto dei diritti di ciascuno, può a sua volta contare sulla lealtà dei cittadini verso lo Stato: il loro impegno in campo civile sarà pari alla loro fede religiosa, alla loro vita di credenti. La solidarietà di tutti si volgerà a vantaggio di ciascuno ed assicurerà il progresso del Paese sulla strada della giustizia e della libertà.
Iddio benedica i popoli di questa Terra tanto illustre e cara!
5. Spingendo ora lo sguardo da questa Città, situata nel cuore dell'Europa, oltre i confini della Repubblica Federativa Ceca e Slovacca, rivolgo il mio pensiero a tutti i Paesi confinanti ed a tutte le Nazioni che compongono questo continente, sia all'ovest che all'est, sia al nord che al sud, dove vivono popoli diversi per lingua, istituzione e storia, ma tutti eredi della bimillenaria tradizione cristiana.
Dopo il travaglio di due guerre che li hanno materialmente e moralmente prostrati, dopo il quarantennio nel quale un'ideologia fuorviante li ha costretti in blocchi separati ed ostili, ecco che un nuovo corso storico fa sentire loro la nostalgia dell'intesa e della comprensione, nel rispetto delle legittime aspirazioni di ognuno di essi.
Auspico che, superando ogni difficoltà, i popoli d'Europa sappiano unire i loro sforzi per consolidare la reciproca solidarietà, la collaborazione fattiva, la vera pace nella libertà e nella giustizia.
Confido che l'Europa saprà rivivere in pieno quei valori umani e cristiani che hanno reso gloriosa la sua storia e benefico il suo influsso anche sugli altri Paesi del mondo.
A voi qui presenti, ai vostri connazionali e a tutti i cittadini delle nobili nazioni che vivono in questo amato continente, il mio più cordiale augurio di prosperità e di pace nel nome di Cristo Signore.
(Traduzione dall'inglese)
Data: 1990-04-22
Domenica 22 Aprile 1990
Titolo: Donate voi stessi a Dio e all'umanità
1. Vi accolgo con gioia e vi saluto con affetto, carissimi ragazzi della scuola media "Don Bosco" di Torino, venuti in pellegrinaggio a Roma, presso le tombe degli apostoli, primi intrepidi testimoni del Vangelo.
Sono particolarmente contento di incontrarvi e di accogliervi qui, nel Palazzo Apostolico. Mi è data, così, l'occasione di ricambiare la vostra cortesia e di esprimervi viva riconoscenza per la vostra generosità. Voi, infatti, l'estate scorsa, abbreviando il tempo del vostro soggiorno alpino, avete posto a mia disposizione la vostra residenza estiva di Les Combes, sulle montagne della Val d'Aosta. Ho apprezzato il vostro gesto e ve ne sono ancora una volta profondamente grato.
2. Il periodo liturgico, nel quale ci troviamo, che prolunga la luce spirituale della Pasqua, offre a tutti l'opportunità di sperimentare concretamente che nella morte e risurrezione di Cristo, come ricorda l'apostolo Pietro, "siamo stati rigenerati per una speranza viva, per un'eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce".
In questa città, visitando gli innumerevoli monumenti carichi di arte e di spiritualità, vi è possibile verificare con quanta forza la vena feconda della santità, sgorgata dal Vangelo, ha irrorato l'esistenza dei credenti lungo tutti i secoli, suscitando apostoli, martiri e anime interamente consacrate alla causa del regno di Dio.
Vi auguro con tutto il cuore che questo soggiorno romano possa consolidare anche in voi il desiderio di donarvi al Signore, di amarlo con tutte le energie, di consacrare a lui il vostro avvenire e di diventare suoi discepoli coraggiosi ed entusiasti.
Auspico anche che le strade della vostra adolescenza si incontrino in modo serio con il divino Maestro e che la giovinezza - come ricordavo nella lettera apostolica in occasione dell'Anno Internazionale della gioventù, nel 1985 - vi fornisca una robusta base di sani principi, così che la vostra coscienza raggiunga già in questi anni quella trasparenza matura che poi permetterà a ciascuno di voi di rimanere sempre "persona di coscienza", "persona di principi", "persona di fiducia", cioè credibile.
3. Carissimi ragazzi, voi venite da Valdocco, culla di tutta l'opera di san Giovanni Bosco, infaticabile apostolo dei giovani. Alla sua scuola, seguendo la scia luminosa tracciata dalla sua santità e dal suo genio umano, anche voi vi preparate a fare delle vostre persone un dono senza riserve a Dio per il bene dell'umanità, e soprattutto dei vostri coetanei.
Invocatelo spesso nella preghiera, affidate alla sua intercessione i vostri propositi, imitatene le virtù: siate figli degni di un così generoso Padre.
Egli, come soleva ripetere, non ha altra mira che di procurare il vostro vantaggio morale, intellettuale e fisico. "Per voi giovani - diceva don Bosco - studio, per voi lavoro, per voi vivo e per voi sono disposto anche a dare la vita". Abbiate davanti ai vostri occhi anche l'esempio di san Domenico Savio, il quale trascorse la sua giovinezza alla scuola del vostro stesso santo Maestro, proprio là dove ora voi vi trovate. Scelse la strada ardua e appassionante della santità con la semplicità di chi tutto spera dall'alto e con l'entusiasmo di chi vuol vivere la sua esistenza in pienezza. Possa egli aiutarvi nelle decisioni importanti che andate maturando in questo periodo di crescita fisica e spirituale.
Ma soprattutto vi raccomando di essere sempre molto devoti della Madonna, Vergine Ausiliatrice, che veglierà su ciascuno di voi e vi aiuterà a conseguire la statura di uomini nuovi per un mondo rinnovato dal fermento del Vangelo. Vi benedico tutti, insieme ai sacerdoti vostri formatori e alle vostre famiglie.
Data: 1990-04-23
Lunedi 23 Aprile 1990
Titolo: Incentrate la vostra vita su Cristo e sul Vangelo
Cari fratelli vescovi.
1. Nella gioia del Cristo risorto vi accolgo, membri della Conferenza Episcopale delle Filippine, in visita "ad limina", e non vedo l'ora di incontrare, più in là, gli altri gruppi di vescovi del vostro amato Paese. Voi siete venuti nella città che preserva i "trophaea" degli apostoli Pietro e Paolo, la sede di Roma che è a capo nell'amore di tutte le Chiese, per manifestare la comunione che ci unisce nel Collegio dei successori degli apostoli. Questa comunione con il successore di Pietro è la garanzia della vostra appartenenza alla Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, essa suscita e dà forza alla vostra sollecitudine per il bene della Chiesa universale nell'unità della fede, nella disciplina e nell'amore per tutti i suoi membri, specialmente per i poveri e coloro che sono nel bisogno e nella persecuzione a causa della giustizia (cfr. LG 23).
Tutta la Chiesa risplende della luce del mistero pasquale da poco celebrato. Nel Signore risorto noi riconosciamo "il primo pastore" che ci ha inviati a servire il gregge di Dio, che ci è affidato (cfr. 1P 5,24). La certezza della vittoria finale di Cristo sul peccato e sulla morte ci ricolmi di gioia nell'esercizio del nostro ministero episcopale. Oggi affidiamo a lui i vostri sacerdoti, i religiosi e le religiose che cooperano al vostro apostolato, le persone che voi servite nel nome del Signore in ognuna delle vostre Chiese particolari. Vi prego di rassicurare tutti loro della mia profonda affezione in Cristo e delle mie preghiere per il loro progresso spirituale e temporale.
2. Fratelli: siete stati chiamati per pascere la Chiesa di Dio nelle Filippine in un tempo in cui sono state poste domande molto precise sulla fede e la fedeltà.
Nelle vostre lettere pastorali degli ultimi anni, avete indicato e descritto alcuni dei problemi scottanti di fronte a cui sono la società e la Chiesa del vostro Paese. In molte occasioni avete levato una voce contro l'alto livello di violenza che miete tante vittime innocenti (cfr. Lettera pastorale dei vescovi filippini "Solidarietà per la Pace", 12 luglio 1988). Avete espresso la profonda preoccupazione per l'enorme povertà e per l'ineguaglianza che affligge la maggioranza del vostro popolo ("Aver sete di Giustizia", 14 luglio 1987). Avete richiamato l'attenzione sui mali morali che sono diventati "di ordinaria amministrazione nella vita pubblica della (vostra) Nazione" ("Non rubare", 11 gennaio 1989). Allo stesso tempo non avete mancato di esprimere la fiducia nella capacità del popolo filippino di affrontare queste sfide attingendo alle risorse spirituali della sua eredità cristiana. Avete chiesto una nuova solidarietà sociale. E voi intendete questa solidarietà nel modo in cui io l'ho descritta nell'enciclica "Sollicitudo Rei Socialis" (SRS 39): "La solidarietà ci aiuta a vedere l'altro - persona, popolo o Nazione - non come uno strumento qualsiasi, per sfruttarne a basso costo la capacità di lavoro e la resistenza fisica, abbandonandolo poi quando non serve più, ma come un nostro "simile", un "aiuto" (cfr. Gn 2,18 Gn 2,20), da rendere partecipe, al pari di noi, del banchetto della vita, a cui tutti gli uomini sono egualmente invitati da Dio. Di qui l'importanza di risvegliare la coscienza religiosa degli uomini e dei popoli". Come ha affermato uno di voi: "La trasformazione della società filippina va oltre la capacità delle prescrizioni politiche ed economiche. Ma può essere raggiunta attraverso il coinvolgimento degli uomini (e delle donne) animati dalla visione e dal vigore generati dallo Spirito" (Discorso dell'arcivescovo Leonardo Legaspi, 29 gennaio 1990).
3. Vi incoraggio ardentemente, pastori del gregge di Cristo, nell'insistere su questo approccio. Qual è il vostro contributo specifico ai bisogni del vostro popolo? Qual è il "dono spirituale" (Rm 1,11) che è stato dato a voi per il bene dei vostri fratelli e delle vostre sorelle? Non è nient'altro che il "Vangelo" di nostro Signore Gesù Cristo, che è "potenza di Dio per la salvezza". così, nel mezzo del santo popolo di Dio, il vescovo in maniera particolare è chiamato a incentrare la sua vita su Cristo, fonte di salvezza: è chiamato a ricercare l'amicizia di Cristo nella preghiera, a celebrare i sacri misteri con fecondità spirituale per se stesso e per il suo popolo, a comportarsi in modo tale che il suo esempio personale porti i suoi fratelli e le sue sorelle a una fede sempre più profonda, a una speranza e a un amore cristiani. L'essenziale grandezza del vostro ministero quindi risiede nel fatto che voi non presentate una dottrina umana, per quanto intelligente, ma la realtà vivente della Parola Incarnata, così che credendo tutti possano avere la vita nel suo nome (cfr. Jn 20,31). E' questa "vita", quindi, che dovrebbe risplendere nel comportamento personale e collettivo dei membri della Chiesa. Poiché, per la loro particolare sensibilità ai valori spirituali, i Filippini si aspettano che i loro vescovi, sacerdoti e religiosi riflettano quella pace interiore e quella nobiltà che viene dalla vicinanza a Dio.
Proprio dalla vostra esperienza voi sapete che il ministero sacerdotale ed episcopale è alimentato dalla conversione personale ("metanoia") e dall'instancabile tensione alla santità di vita.
4. Allo scopo di enfatizzare la grande necessità di trasmettere l'elemento essenziale della fede all'attuale generazione dei Filippini, voi avete proclamato il 1990 l'"Anno catechistico nazionale", con lo scopo di provvedere a una catechesi più efficace, più estesa e continua nelle vostre comunità cattoliche. A questo riguardo è appropriato richiamare le parole della sessione straordinaria del Sinodo dei vescovi del 1985 (II, B, 2): "Oggi, in ogni luogo della terra, la trasmissione ai giovani della fede e dei valori morali derivanti dal Vangelo è in pericolo". Vi siete sentiti ispirati a richiamare le vostre Chiese locali a questo particolare proposito nel campo della catechesi perché i bambini e i giovani, che costituiscono un'alta percentuale della popolazione filippina, spesso mancano dell'opportunità di ricevere un'educazione, compresa l'istruzione religiosa. Voi siete consapevoli anche della necessità di aiutare il vostro popolo ad applicare la loro fede religiosa alle realtà della vita in maniera più concreta. Un anno dedicato al tema della catechesi può ben servire ad attirare l'attenzione su questo aspetto essenziale della vita della Chiesa, mentre anche a lunga scadenza dev'esserci un profondo impegno da parte della Chiesa nelle Filippine per risollevare il livello della conoscenza e della cultura religiose. Soltanto in questo modo il messaggio del Vangelo può veramente penetrare e innalzare la società filippina.
Questa nuova e più profonda evangelizzazione richiede una direzione zelante ed esperta. Un vescovo ha una responsabilità personale nell'insegnare la fede della Chiesa. Lui stesso ha bisogno perciò di tempo per leggere, per studiare e per assimilare devotamente i contenuti della tradizione e del magistero della Chiesa. Molte richieste che richiedono tempo gravano su di voi nell'adempimento del vostro ruolo profetico, sacerdotale ed episcopale, e io sono pienamente consapevole della generosità con cui voi rispondete. A questo riguardo, la valutazione che gli apostoli hanno fatto della loro attività - "Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense" (Ac 6,2) - serve come linea di condotta per i successori di tutti i tempi, ricordando loro che certi doveri fondamentali e le priorità maggiori devono essere perseguite con saggia determinazione. Gli impegni amministrativi e sociali, comunque inevitabili, devono essere armonizzati con i doveri fondamentali. I vescovi hanno bisogno di praticare una sussidiarietà che lasci ampio spazio alla cooperazione di sacerdoti e di laici qualificati in attività non strettamente legate al loro servizio pastorale.
5. Di speciale importanza per il futuro della Chiesa nelle vostre diocesi, nel vostro Paese, e in verità per la crescita della Chiesa in tutta l'Asia, è la questione dell'appropriata formazione dei vostri sacerdoti. In preparazione alla prossima sessione del Sinodo dei vescovi, vi siete incontrati nel gennaio scorso per discutere questo problema. Alcuni aspetti di questa realtà ecclesiale meritano un'ulteriore riflessione. Il primo è la necessità di enunciare una dottrina esatta e completa del sacerdozio cattolico. L'azione segue il pensiero, è quindi essenziale evitare di costruire programmi educativi su vedute parziali del sacramento dell'Ordine e del ministero dei sacerdoti. In secondo luogo, desidero incoraggiarvi a continuare l'intelligente e generoso indirizzo seguito da molti vescovi filippini, ossia di identificare ed educare sacerdoti che possano prontamente ed efficacemente servire nei seminari, dividendo le risorse umane e finanziarie con le diocesi o le regioni che non possono provvedere da sole a una buona formazione.
La cura pastorale e spirituale dei vostri sacerdoti e seminaristi sta al centro del vostro ministero episcopale. Come pastori, sapete che nessuno sforzo di preghiera, studio e lavoro può essere risparmiato in questa parte della vigna del Signore. In particolare i sacerdoti ordinati recentemente, nel primo anno del loro ministero, hanno bisogno di un'attenzione e di una guida speciali. Talvolta questi si trovano soli e privi della forza spirituale e dell'esperienza sufficienti per affrontare le inevitabili difficoltà. Sapete bene che la vostra presenza, paterna e discreta allo stesso tempo, può essere molto preziosa. Inoltre, i sacerdoti che hanno lasciato le loro diocesi per ragioni che non sono del tutto sufficienti devono essere invitati a risolvere le loro difficoltà e a tornare ai propri doveri. Dio benedice le vostre Chiese particolari con l'aumento delle vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Vi incoraggio a non lasciare che altri bisogni, apparentemente più urgenti, vi distraggano dalla parte migliore delle vostre risorse nella formazione spirituale e accademica di questi giovani uomini.
6. Il fardello già pesante del vostro ministero è ulteriormente aggravato dagli effetti del proselitismo attuato da numerose sette e da gruppi religiosi fondamentalisti. Quando questi gruppi confondono i fedeli circa le verità fondamentali della fede e presentano una falsa interpretazione delle Scritture, o minacciano gli elementi popolari della cultura cattolica, tutta la comunità cattolica deve rispondere con rinnovati sforzi di evangelizzazione. I membri della Chiesa devono essere resi più consapevoli della loro identità cattolica e impegnarsi in modo più personale nelle loro comunità locali. Questo in nessun modo diminuisce l'autentico ecumenismo e la cooperazione che devono caratterizzare i vostri rapporti con le altre Chiese cristiane e con le comunità ecclesiali prendendo parte all'attuale movimento ecumenico che il Concilio ha visto come ispirato dallo Spirito Santo (cfr. UR 1).
7. Cari fratelli, ho elencato solo alcune delle molte sfide che dovete affrontare giorno dopo giorno nel vostro ministero episcopale. Nel nome del Signore vi sono grato per la generosità con la quale vi sforzate di adempiere alle vostre responsabilità. Voi siete privilegiati nel servire la Chiesa nel maggior Paese cattolico dell'Asia. Il sentiero della Chiesa nel vostro vasto continente deve essere il sentiero preso da Cristo stesso, il quale "pur essendo di natura divina... spoglio se stesso, assumendo la condizione di servo" (Ph 2,6). perciò voi non operate per la gloria terrena ma allo scopo di diffondere l'umiltà e l'abnegazione, anche attraverso il vostro esempio personale (cfr. LG 8). In tutto ciò, voi e il vostro fedele popolo avete un potente incentivo e modello nella benedetta Vergine Maria alla quale voi siete profondamente devoti.
Che ella interceda per voi, per i sacerdoti, per i religiosi e i laici delle vostre diocesi, così che la parola di Dio possa radicarsi sempre più profondamente nelle menti e nei cuori di tutti, e così che il vero amore e la solidarietà siano mostrati a coloro che sono nel bisogno, soprattutto ai bambini, agli anziani e ai malati. Vi benedico.
Data: 1990-04-24
Martedi 24 Aprile 1990
Titolo: Per il Convegno ecclesiale delle diocesi del Triveneto
Al venerato fratello il signor card. Marco Cè, patriarca di Venezia Con grande fiducia in Cristo Gesù, Maestro e Pastore delle anime, le diocesi del Triveneto si sono riunite a Convegno nella vetusta cattedrale di Aquileia, per discernere e riconoscere che cosa lo Spirito richieda alle Chiese di codesto territorio nella missione che è loro affidata per il tempo presente.
Il mio cordiale saluto va pertanto a lei, signor cardinale patriarca, a tutti i vescovi e sacerdoti delle regioni, alle persone consacrate e ai laici, convocati per una così singolare assemblea sinodale, agli osservatori della Comunità israelitica e delle Chiese sorelle non cattoliche. A tutti esprimo il mio compiacimento per codesto incontro preparato con intensa preghiera in tutte le diocesi, con accurati momenti di studio per l'analisi dei problemi.
La Chiesa che è nel Triveneto riconosce di aver ricevuto dalla sua storia un grande patrimonio di cultura cattolica. Esso è stato generato dalla fede, che la presenza opportunamente disposta di diocesi e parrocchie ha saputo alimentare specie con la catechesi e la formazione giovanile; è stato sostenuto dall'opera di valorosi Istituti maschili e femminili, sorti in circostanze singolari; è tuttora ravvivato senza soste da numerosi centri di spiritualità, case di esercizi, monasteri, santuari.
Fiduciosi per tale eredità, i pastori d'anime guardano ora al futuro, consapevoli che l'avvicinarsi del terzo millennio, con le sue trasformazioni economiche e sociali impone una rinnovata evangelizzazione e domanda risposte tempestive ed efficaci, come si esige per i veri discepoli di Cristo, nella grandezza e nella difficoltà dei nostri tempi.
Consapevoli che l'avvenire dell'Europa non dovrà ridursi a un evento solo economico e politico, le Chiese delle regioni nord-orientali d'Italia vogliono rinvigorire la loro vocazione singolare alla mediazione tra diverse etnie, nazioni e lingue, operando un cristiano impegno di solidarietà e fraterna carità; riconoscono l'ambivalenza dei mutamenti sociali avvenuti anche in seguito ad eventi difficili e dolorosi; sentono i problemi suscitati dal moderno, insistente secolarismo; ma sono altrettanto fiduciose che il fermento cristiano, ben radicato nella mentalità delle popolazioni, potrà ancora corrispondere all'appello di Cristo.
La presenza della Chiesa riveste oggi, più che mai, un importante significato nella società del Triveneto, per immettere "fede e carità portate ad efficacia di vita", operando come segno e strumento di intima unione dell'uomo con Dio e di unità tra diversi popoli. Occorrerà prodigarsi con urgenza nel momento presente, a partire dalle radici cristiane sempre vive e sentite costi, poiché il Triveneto è una società che ha bisogno di rinsaldare la sua tradizione etica e spirituale, nel contesto di un'identità e di un servizio pastorale di grande valore.
Auspico, pertanto, che nel territorio si confermi il ruolo insostituibile delle parrocchie, affinché siano sempre più ricche di iniziative di carattere sociale, ma soprattutto dell'insostituibile ministero della parola, che si deve esplicare così nell'attenta catechesi ai fanciulli e ai giovani come nel rispondere agli interrogativi religiosi ed esistenziali, via via emergenti nell'intera comunità. Confido che le famiglie continuino ad essere anche oggi centro irradiante di fede, all'interno di se stesse e nel servizio ecclesiale dei numerosi gruppi familiari.
Soprattutto chiedo all'Azione Cattolica e ai Movimenti, alle scuole, ai religiosi, ai laici impegnati, di corrispondere generosamente e unitariamente alle proposte, che nasceranno da codesta fraterna riunione pastorale.
Su tutti invoco la protezione della Vergine, venerata nelle innumerevoli chiese delle Regioni, dei martiri e santi patroni delle diocesi, mentre imparto di cuore una speciale benedizione apostolica.
Dal Vaticano, il 25 aprile, festa di san Marco Evangelista, dell'anno 1990, undicesimo di Pontificato.
Data: 1990-04-25
Mercoledi 25 Aprile 1990
Titolo: Il viaggio apostolico nella Repubblica Federativa Ceca e Slovacca
"Questo è il giorno fatto dal Signore; rallegriamoci ed esultiamo in esso" (Ps 117,24).
1. La Chiesa esprime la gioia della Pasqua di Cristo durante tutta l'ottava della Risurrezione. La gioia della Risurrezione del Signore è diventata anche il filo conduttore della mia visita a Praga, Velehrad e Bratislava, nei giorni di sabato e domenica in Albis, che chiudono l'ottava pasquale, il "giorno fatto dal Signore".
La gioia di questa visita papale si può paragonare alla gioia delle donne che andarono al sepolcro al levar del sole, videro il masso che era stato rotolato via e udirono la voce: "Perché cercate il vivo tra i morti? E' risorto, non è qui" (Lc 24,5-6).
2. Quando per la prima volta mi è stato dato, come vescovo di Roma, di visitare nel 1979 Gniezno, la culla del cristianesimo nella mia Patria, ho pensato alla vicina terra Ceca da dov'è venuto nel 966 il cristianesimo. I vicini fratelli del sud - i Cechi e gli Slovacchi - in diverse occasioni hanno ricordato questo evento, invitando il Papa a fare la visita nel loro Paese. Pero durante questi undici anni la visita non è stata possibile. La pietra del sepolcro chiudeva ermeticamente l'entrata alla Chiesa in Boemia, Moravia e in Slovacchia. Il sistema dell'ateismo politico e della programmata oppressione della Chiesa in Cecoslovacchia era particolarmente impenetrabile. I molteplici sforzi della Santa Sede per assicurare almeno il minimo della libertà religiosa sono stati continuamente respinti. Durante questi quarant'anni si è arrivati al punto che soltanto pochissime sedi vescovili hanno avuto il loro pastore. Si è tentato di sottomettere tutta la vita della Chiesa al programma dello stato marxista. Ma pur in condizioni estremamente difficili la Chiesa, come la comunità dei credenti, ha conservato la sua vitalità e, sotto molti aspetti, si è perfino spiritualmente rigenerata.
Questa rigenerazione è andata insieme con gli sforzi degli ambienti sociali, particolarmente dei rappresentanti della cultura, che a prezzo di grandi sacrifici non si sono stancati di avanzare richieste al potere totalitario. Queste richieste negli ultimi anni si sono incontrate con la voce dell'anziano card.
Frantisek Tomasek, il quale ha difeso i giusti diritti della Chiesa e della società.
3. La canonizzazione di sant'Agnese di Boemia, il 12 novembre dell'anno scorso, è stata come l'annunzio degli avvenimenti che hanno portato al compimento di tali richieste. Durante le ultime settimane del 1989 hanno avuto luogo i cambiamenti fondamentali nella vita sociale della Cecoslovacchia e il nuovo governo ha preso posizione circa il rispetto dei diritti della persona e della società nello Stato sovrano, che è la Federazione delle nazioni Ceca e Slovacca.
Quando, subito dopo questi cambiamenti, il presidente Vaclav Havel mi ha rivolto l'invito di fare una visita in Cecoslovacchia, ho sentito in questo invito la voce che da molti anni abbiamo insieme aspettato. L'invito della Chiesa già molte volte espresso dal card. Tomasek e rinnovato nella nuova situazione.
Nel 1985, al compiersi di undici secoli dalla missione apostolica dei santi Cirillo e Metodio, ho potuto visitare la tomba di san Cirillo a Roma, ma non mi è stato possibile di recarmi a Velehrad dove san Metodio ha trovato riposo. Il presente invito ha aperto, dopo molti anni, la via alla visita di quel luogo che rappresenta una delle tappe chiave nella storia del cristianesimo europeo. Esso è l'inizio dell'entrata degli Slavi nella Chiesa e insieme l'inizio di questa parte della cultura europea che era rappresentata dalle nazioni slave.
4. I giorni 21 e 22 aprile - la conclusione dell'ottava pasquale a Praga, a Velehrad e a Bratislava - sono stati segnati in modo particolarmente eloquente dallo spirito religioso del sabato e della domenica in Albis. Desidero ringraziare tutti coloro che sia da parte delle autorità statali, sia evidentemente da parte della Chiesa, hanno contribuito a farci vivere questo giorno "fatto dal Signore" nella terra di Boemia, Moravia e Slovacchia.
Ciascuna di queste tappe ha avuto la propria caratteristica espressione, come anche propria è la storia delle nazioni e della Chiesa presente in questa Nazione da secoli. Al centro si è trovata l'Eucaristia celebrata su tre luoghi chiave. L'Eucaristia è ringraziamento, e il carattere di questa breve visita è stato, nella misura essenziale, quello del ringraziamento. L'Eucaristia è stata celebrata insieme ai vescovi e sacerdoti.
Gran parte di questi vescovi, che soltanto da poco ha potuto installarsi nelle sedi lungamente abbandonate, affronta l'attività apostolica in condizioni a volte difficili. Questa fatica sarà tuttavia ripagata dalla vittoria che è la nostra fede, secondo le parole di san Giovanni apostolo.
Il programma decennale di preparazione al millennio del martirio di sant'Adalberto diventerà certamente il punto di riferimento in questo lavoro, non soltanto per la Chiesa, ma anche per la società. La società infatti ha bisogno nello stesso tempo di un rinnovamento spirituale, che confermi il primato dei valori umani. Si tratta di una vita nella verità, che è l'unica a liberare veramente. Si tratta di un giusto sistema sociale e civico, di una vera democrazia.
Importante è la stessa dimensione ecumenica per questo rinnovamento, su cui mi è stato dato di attirare l'attenzione durante l'incontro con i rappresentanti della cultura e anche con tutte le confessioni cristiane nel Castello reale di Praga. In questo incontro hanno partecipato anche i rappresentanti della gioventù universitaria che negli ultimi avvenimenti hanno avuto un ruolo importante.
5. A Velehrad sono pochi i ricordi dei tempi di Cirillo e Metodio. Fu quella l'epoca dello stato della Grande Moravia, che poco dopo cadde e sulle sue macerie la dinastia di Premislidi prese a costruire il regno di Boemia e il margraviato di Moravia. Tuttavia Velehrad rimane per la storia della Chiesa e dei popoli Slavi il luogo di un grande inizio. Nello stesso tempo questo luogo è importante per la storia dell'Europa cristiana.
E' sembrato, questo, il luogo più adatto per l'annunzio della convocazione del Sinodo dei vescovi dell'Europa. Il Sinodo avrà come compito - scrutando i "segni del tempo" che sono veramente eloquenti - di definire le vie sulle quali la Chiesa nel nostro Continente deve camminare in vista degli adempimenti collegati con l'ormai vicino terzo millennio della nascita di Cristo.
Data: 1990-04-25
Mercoledi 25 Aprile 1990
Titolo: Dialogo un'idea da studiare ma soprattutto da vivere insieme
Vostre Eminenze, Cari fratelli vescovi, Cari fratelli e sorelle in Cristo.
1. Porgo un caloroso benvenuto ai partecipanti all'Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per il dialogo inter-religioso. Quest'anno state tenendo i vostri dibattiti in un momento particolarmente significativo nella storia di questo Consiglio. State celebrando un doppio anniversario: il venticinquesimo anniversario della pubblicazione della dichiarazione del Concilio Vaticano II "Nostra Aetate" e anche la creazione di quello che allora era conosciuto come il Segretariato per i non cristiani. Mi rallegro con voi e prego lo Spirito Santo che ha guidato la Chiesa nell'impegno sempre più profondo per il dialogo e la cooperazione con tutti coloro che adorano Dio. Allo stesso tempo, questa non è soltanto un'occasione per ricordare la vostra storia e per riflettere su tutto quello che ha avuto luogo nel mondo negli ultimi venticinque anni, ma in modo ancora più importante, per guardare nuovamente al futuro. Perché questa è la vostra prima Assemblea plenaria dalla pubblicazione della "Pastor Bonus", attraverso cui il vostro Consiglio non solo ha ricevuto un nome nuovo, ma anche un mandato rinnovato.
Permettetemi di richiamare la vostra attenzione su un passo rilevante di quel documento (art. 160): "Il Consiglio si adopera affinché si svolga in modo adeguato il dialogo con i seguaci di altre religioni, e favorisce diverse forme di rapporto con loro; promuove opportuni studi e convegni perché ne risultino la reciproca conoscenza e stima e perché, mediante un lavoro comune, siano promossi la dignità dell'uomo e i suoi valori spirituali e morali; provvedere alla formazione di coloro che si dedicano a questo tipo di dialogo".
2. Uno sguardo al mondo intorno a noi mostra che il vostro compito non ha perso nulla della sua importanza con il passare degli anni, ma che esso è ancora più importante di prima. Oggi, in ogni parte del mondo sorgono questioni che coinvolgono le relazioni tra credenti di religioni differenti. Nella nostra epoca le persone sono molto più mobili che non prima. Lasciano i villaggi e le città natie e viaggiano verso nuovi luoghi, per motivi d'educazione o di lavoro o, in molti casi, per cercare la liberazione dalla paura, dalla fame o dalla repressione. Popoli che precedentemente non hanno mai incontrato o conosciuto un altro popolo devono scoprire ora come costruire una vita pacifica e armoniosa in quelle società che, per razza, etnia, lingua e religione, sono pluralistiche nella loro composizione. La sfida che non soltanto i cristiani ma i popoli di tutte le religioni devono fronteggiare è come imparare a conoscere le altre fedi e le altre pratiche religiose, come risolvere pacificamente i conflitti, come costruire stima e rispetto tra coloro i cui modi e valori sono differenti.
La diffusione dei mezzi di comunicazione è un altro fattore che sollecita a una maggiore attenzione al dialogo. Un conflitto in una parte del mondo ha immediate ripercussioni ovunque. Cristiani e altri sono chiamati a contribuire al raggiungimento di soluzioni giuste e pacifiche. perciò, la necessità di accurate informazioni e di più approfonditi studi sulle altre religioni forma una parte dell'impegno dei cristiani nel mondo odierno. Inoltre, quando riflettiamo sulla missione della Chiesa nel far si che il nome di Dio e il suo volere siano conosciuti, amati e vissuti in ogni parte del mondo, un mondo in cui Dio è troppo spesso negato, ignorato, o reso estraneo, noi cristiani ci accorgiamo che non siamo soli di fronte a questo compito. Vi sono altre professioni religiose che, a loro modo e secondo le loro convinzioni, credono in Dio e lo pregano, si rivolgono a lui per la guida e il conforto, provano a vivere secondo la sua volontà, e costruiscono società secondo i valori che egli insegna.
Così, noi reputiamo grande ciò che ci spinge ad avvicinarci ai credenti di altre religioni come compagni nel dibattito e nella collaborazione.
3. Riflettendo sul mandato dato al vostro Consiglio venticinque anni fa e rinnovato recentemente nella "Pastor Bonus", possiamo proclamare la priorità enunciata in quel documento, ossia: "promuovere studi e convegni". L'opera centrale della vostra Assemblea plenaria corrente è lo studio delle relazioni tra il dialogo con le persone di altre religioni e l'incarico affidato da Cristo stesso di proclamare la buona novella delle azioni salvifiche del Padre. Tramite la pubblicazione di tali studi, in collaborazione con altri dipartimenti della Santa Sede e con le Conferenze episcopali in ogni parte del mondo, e arricchiti anche del contributo di molti teologi ed esperti, voi offrite un valido servizio all'intera Chiesa.
Maggiori indagini devono essere ancora fatte riguardo il rapporto tra la Chiesa e le altre religioni. Il problema di come Dio compie la salvezza di tutti coloro che lo invocano attraverso l'unica mediazione di Cristo è quello che richiede la continua attenzione della Chiesa: così l'opera dello spirito di Cristo nei membri delle altre religioni. Vi sono anche questioni teologiche e pastorali che riguardano la preghiera e l'adorazione tra i seguaci di altre religioni. Vi incoraggio nella vostra riflessione su questi temi e nei vostri sforzi per favorire studi più approfonditi su di essi negli istituti di formazione teologica.
4. Il Consiglio, comunque, non riguarda soltanto la ricerca teologica. Esso deve essere il braccio della Chiesa, e come tale, di Cristo, che si estende personalmente e amorevolmente a tutti i credenti. Il dialogo non è tanto un'idea che deve essere studiata come modo di vita in un positivo rapporto con gli altri.
Quindi è importante che voi veniate a conoscere e a capire, attraverso il contatto e l'esperienza personale, le convinzioni religiose degli altri. Questi mutui incontri possono infatti arricchire tutti coloro che vi partecipano. "La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini. Tuttavia essa annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è "via, verità e vita" (Jn 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose (cfr. 2Co 5,18-19)" (NAE 2).
Vi incoraggio a proseguire questi incontri con altri credenti nei quali discutete ed esplorate insieme questioni che richiedono l'attenzione di tutti. La trasmissione dei valori umani e spirituali alle nuove generazioni; le responsabilità e i diritti umani; le vie per sostenere la lotta dei poveri, degli affamati, degli ammalati e dei senzatetto per una vita dignitosa; la difesa della Creazione di Dio, suo primo dono all'umanità; la ricerca della pace; il richiamo alla giustizia: questi sono solo alcuni dei problemi che devono essere risolti attraverso l'incontro e la cooperazione con gli altri. In ultimo, non posso mancare di menzionare la dimensione ecumenica dell'opera del vostro Consiglio. E' vero che le relazioni con persone di altre religioni possono aiutare i cristiani a unirsi. Sono informato della vostra collaborazione con la Sotto-Unità per il dialogo del Consiglio mondiale delle Chiese e sono felice di salutare i suoi rappresentanti per vostro tramite.
5. Chiedo a Dio che vi accordi una pazienza costante nei vostri sforzi. In questo periodo pasquale, ricordiamo le lezioni della risurrezione dalla morte di Cristo: lavoriamo nella fede, viviamo nella speranza, rimanendo nel suo amore. I risultati possono non essere immediati. Non siate soddisfatti di facili soluzioni. I vostri sforzi pazienti ma saldi devono riflettere i ritmi del Giardiniere divino, che fa che il sole risplenda, dà pioggia nella stagione, e quando viene il tempo produce i frutti del suo lavoro. Che Dio benedica tutti voi!
Data: 1990-04-26
Giovedi 26 Aprile 1990
GPII 1990 Insegnamenti - Discorso prima della partenza - Aeroporto Vajnory di Bratislava (Repubblica Federativa Ceca e Slovacca)