GPII 1990 Insegnamenti - Ai pellegrini messicani - Città del Vaticano (Roma)

Ai pellegrini messicani - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: "Come pellegrino mi accingo a visitare la vostra cara terra"

Mi è grato salutare i pellegrini dell'America Latina e della Spagna presenti in questa Udienza. Questo saluto va indirizzato in maniera particolare agli allievi dei collegi spagnoli "Cristo Rey", di Madrid e "Monserrat", di Barcellona, così come ai pellegrini di Messico. Come pellegrino della buona novella di Cristo Risorto, mi accingo a compiere la visita pastorale della cara terra messicana che, nella vigilia del V Centenario dell'Evangelizzazione in America, vuol dare un impulso alla sua fede cristiana, in sintonia con la pressante chiamata della "nuova evangelizzazione".

Confido nel vostro aiuto spirituale, sopratutto nella vostra preghiera alla Vergine Maria, alla quale raccomando vivamente questa importante visita apostolica.

A tutti impartisco con affetto la mia benedizione.

(Traduzione dallo spagnolo)

Data: 1990-05-02

Mercoledi 2 Maggio 1990

Lettera al cardinale Lourdusamy - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: L'Europa ha urgente bisogno di una nuova evangelizzazione

Al Venerabile Fratello Nostro D. Simon di S.R.C. Cardinale Lourdusamy Già da un intero anno arde, più del solito e con più forza, un grande fervore missionario in alcune parti dell'Europa cristiana e tra i vescovi nostri fratelli e ministri della Chiesa: dove, cioè, si celebra l'insigne memoria di San Willibrordo - monaco benedettino e apostolo dei Frisoni, primo vescovo di Utrecht e strenuo difensore delle verità cristiane - per il 1250° anniversario della sua morte.

E giustamente è stato nominato "Anno giubilare e missionale di San Willibrordo", poiché tutta la vita e l'attività di lui - che, nato in Britannia ed educato in Irlanda, aveva operato nella Francia ed era stato ordinato vescovo nella chiesa romana di Santa Cecilia - fu talmente spesa in audaci predicazioni del Vangelo di Gesù Cristo, e così ricca di infaticabili iniziative, che la parola di salvezza da lui proclamata si diffuse ben oltre quei territori e penetro salutarmente tra le molte altre popolazioni, ed anzi preparo efficacemente alla propria azione missionaria lo stesso Bonifacio, apostolo dei Germani, per un certo tempo suo compagno di lavoro.

Per farla breve: è difficile trovare un popolo, dell'Europa occidentale, che non abbia risentito in qualche modo degli effetti dell'opera missionaria di San Willibrordo.

Nulla di più opportuno, perciò, sarebbe potuto accadere di questa celebrazione anniversaria, poiché sotto la guida dello stesso successore del beatissimo Pietro, la Madre Chiesa ha saggiamente stabilito di dare un nuovo impulso alla rievangelizzazione della vecchia Europa. Nè ignoriamo le singole cose che nel corso di questo fortunatissimo anno sono state oculatamente compiute, affinché i frutti del rinnovamento missionario restino molto a lungo tra le stesse comunità cattoliche vicine e lontane. E pertanto desideriamo veramente di cuore che le ultime solenni celebrazioni di quest'anno giubilare, le quali si svolgeranno dal 3 al 5 del mese di giugno in Lussemburgo per concludere dovutamente quell'anno missionale, siano utilizzate per il profitto spirituale ed ecclesiale di tutta l'Europa.

Molto lieti e fiduciosi, perciò, venerabile fratello nostro, noi ti destiniamo nostro inviato straordinario a quelle celebrazioni, dato che un tempo hai conosciuto di presenza la Chiesa lussemburghese, e l'India, tua patria, ha ugualmente conosciuto lo zelo missionario e l'opera efficace di tanti ministri del Vangelo lussemburghesi, tra i quali bisogna ricordare il ragguardevolissimo pastore della comunità di Madurai Giovanni Pietro Léonard. Per la solennità di Pentecoste, perciò, sarai in Lussemburgo al posto nostro per le cerimonie e gli atti pubblici in ricordo di San Willibrordo. così pure al posto nostro parlerai del suo esempio, anche oggi valido e degno di essere imitato.

Ti congratulerai con gli organizzatori dell'anno giubilare di un tale e così grande successo. Rappresentando la nostra persona in virtù di questa lettera, aggiungerai prestigio alla festa comune e alla memoria perenne di un eminentissimo predicatore del Vangelo, mentre impartirai anche la Benedizione Apostolica a nome nostro, per la quale possa rivivere quel fervore missionario e quell'ardore di animo apostolico che in passato mosse Willibrordo, e ugualmente possa suscitare in quegli stessi luoghi l'avvenire della Chiesa.

Dai Palazzi Vaticani, il 3 di maggio, festa dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo, l'anno 1990, dodicesimo del nostro pontificato.

(Traduzione dal latino)

Data: 1990-05-03

Giovedi 3 Maggio 1990

Per l'annuale festa del 3 maggio - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Giorno di speranza per un futuro nuovo della nazione polacca

Cari fratelli e sorelle, miei connazionali, Oggi ci uniamo alla sede della Regina di Polonia. Questa sede è a Jasna Gora, ed è nel nostro passato, in tutto il Millennio. E' presente in modo particolare nell'atto storico compiuto dal re Giovanni Casimiro nella cattedrale di Leopoli davanti all'immagine della Madonna delle Grazie. Questa sede si trova in molti posti dove vivono i polacchi, in patria e fuori dai suoi confini: all'Est, all'Ovest, in tutto il mondo. In modo particolare la Madre di Dio partecipa al suo Regno; noi sappiamo che era un regno di croce e di salvezza, di croce e di risurrezione. E' questa Madre che in modo così particolare partecipa al Regno del suo Figlio, noi l'abbiamo scelta come nostra Regina, la veneriamo come nostra Regina e crediamo che Cristo stesso ce l'ha data come nostra Regina.

Uniamoci oggi a tutti coloro per i quali questa festa ha un significato importante: religioso, storico e nazionale.

Uniamoci in modo particolare ai nostri connazionali, all'Episcopato polacco e al Primate a Jasna Gora, perché là è il trono speciale della Regina. Ma non solo li, esso è dappertutto, anche a Castel Gandolfo, anche qui, in questa cappella dove ci siamo riuniti per celebrare la festa del 3 maggio, la festa della Chiesa e della Nazione.

Sappiamo che quasi 200 anni fa il 3 maggio è diventato il giorno di speranza per la nazione che stava perdendo la speranza, alla quale veniva tolta la speranza. E' diventato il giorno di speranza per un futuro nuovo, il giorno proteso nel futuro lontano, attraverso i tempi bui, la crudeltà delle spartizioni, tutte le crudeltà dell'occupazione e della seconda Guerra Mondiale, attraverso tutte queste cose.

La sede della Regina di Polonia è presente nel nostro Millennio, nel nostro passato, nel nostro oggi e nel nostro futuro. E' proprio per questo futuro, per tutti noi, per la Nazione e per la Chiesa che in mezzo ad essa compie la sua missione, preghiamo oggi in modo particolare la Signora di Jasna Gora.

Preghiamo anche per i nostri vicini e fratelli, ai quali siamo molto legati dal comune passato.

La Signora di Jasna Gora, la Regina scelta dal Re di Polonia che era pure il principe di Lituania e di Russia, guardi anche le Nazioni nostre vicine.

E' un vicinato spesso difficile ma comune; comune, nonostante tutte le difficoltà.

La Signora di Jasna Gora stenda la sua protezione materna anche sul futuro dei nostri vicini che sono nostri fratelli.

(Traduzione dal polacco)

Data: 1990-05-03

Giovedi 3 Maggio 1990

A una delegazione della diocesi di Evry-Corbeil-Essonnes - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La chiesa cattedrale testimonia l'unità del popolo di Dio

Caro fratello nell'episcopato, signore, signori.

Mentre la diocesi di Evry-Corbeil-Essonnes si appresta a festeggiare i suoi venticinque anni di esistenza, sono ben lieto di accogliervi e vi ringrazio per avermi presentato il progetto della vostra cattedrale. So che avete lungamente riflettuto, non solo per decidere questa audace costruzione, ma anche perché tutto ciò che essa esprime trovi adeguata collocazione in una città moderna. Per quanto mi riguarda, in questo breve incontro mi limitero ad alcune osservazioni. In una città nuova, al cuore di una società giovane caratterizzata da un alto livello scientifico e tecnologico, la cattedrale sarà espressione dell'apertura dell'uomo al trascendente, della sua vocazione a conoscere e incontrare Dio in modo particolare nella comunità dei credenti. La presenza dell'edificio religioso al centro della città non evoca un ambito estraneo alla vita quotidiana; non propone una sorta di parentesi rispetto al resto delle attività. Al contrario, questo edificio vuole richiamare una dimensione fondamentale della vita, il cui senso scaturisce tutto dal rapporto con Dio, creatore e fonte di vita, salvatore nel Cristo e, attraverso lo Spirito, presenza d'amore e vincolo di comunione.

La cattedrale deve essere, per il fatto stesso di essere visibile, un segno espressivo. E' naturale che sia un'opera d'arte contemporanea, in cui non si tratti di ricerca estetica fine a se stessa, ma di un monumento carico di significato per le generazioni che inaugureranno il terzo millennio. D'altronde, non dimenticherete neanche l'antica tradizione cristiana che ha modellato il vostro Paese e di cui conserverete i segni preziosissimi, ma dovrete dare risposta, attraverso un'espressione simbolica che sia comprensibile oggi, alla ricerca spirituale che accomuna tutte le generazioni. In terzo luogo, mi sembra che, per una diocesi ancora giovane, la costruzione di una cattedrale sia segno di maturità, espressione di speranza, in un momento in cui la Chiesa diocesana prende coscienza di se stessa e della sua missione in un'iniziativa sinodale. Luogo liturgico, sede del vescovo successore degli apostoli, madre delle chiese della diocesi, la cattedrale testimonia l'unità del popolo di Dio intorno al ministero episcopale, nel mistero di Cristo, pietra angolare, nella fedeltà a costituire insieme, grazie all'amore di Dio e del prossimo, una comunità aperta e accogliente. Cari amici, saluto cordialmente tutti i membri di questa delegazione.

La diversità delle vostre competenze permette di augurare una felice collaborazione tra le autorità civili, gli artisti, i costruttori, il mecenate, gli animatori della vita diocesana.

Mi auguro vivamente che possiate condurre in porto questo progetto e sono grato a tutti coloro che contribuiscono alla realizzazione di quest'opera così importante. Vi affido al Signore e su tutta la comunità di Evry-Corbeil-Essonnes invoco l'abbondanza delle sue benedizioni.

Data: 1990-05-03

Giovedi 3 Maggio 1990

Lettera al card. Lourdusamy - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Nominato inviato speciale in Lussemburgo per la chiusura delle celebrazioni in onore di san Willibrord

Al nostro venerabile fratello D. Simon S.R.E. card. Lourdusamy.

Un grande fervore missionario e ardore di zelo apostolico si sviluppa, in misura e forza certo maggiori dell'ordinario, ormai da un anno, in alcune parti dell'Europa cristiana e fra i vescovi nostri fratelli e ministri della Chiesa, laddove si venera la memoria insigne di san Willibrord - seguace di san Benedetto e apostolo dei Frisoni, primo vescovo di Utrecht e strenuo assertore delle verità cristiane - in occasione del 1250° anniversario della morte di questo santo del cielo. E giustamente esso è stato chiamato "Anno giubilare e missionario di san Willibrord", poiché tutta la vita e l'opera di costui, che nacque in Britannia, fu educato in Spagna, opero in Frisia e fu ordinato vescovo nella chiesa romana di Santa Cecilia, fu spesa in annunci coraggiosi e piena di instancabili opere, tanto che la parola della salvezza da lui proclamata ando anche molto oltre quei confini e influi beneficamente anche su moltissime altre popolazioni, anzi preparo alla sua operosità missionaria lo stesso Bonifacio, apostolo dei Germani, che per un certo periodo lo accompagno nella sua azione. E in breve: difficilmente si può trovare nell'Europa occidentale un popolo che non abbia in qualche modo sentito gli effetti di quella che fu l'opera missionaria di san Willibrord. Nulla dunque poteva giungere più opportuno di questa commemorazione anniversaria, dal momento che, sotto la guida del successore stesso del beatissimo Pietro, la madre Chiesa ha saggiamente stabilito di dare un nuovo impulso alla rievangelizzazione della vecchia Europa. Siamo ben a conoscenza delle singole iniziative sapientemente intraprese nel corso di questo felicissimo anno, affinché i frutti di un rinnovato sforzo missionario possano perdurare più a lungo tra le stesse comunità cattoliche, vicine e lontane.

E veramente ci auguriamo in cuor nostro che le ultime celebrazioni di quest'anno giubilare, che avranno luogo a Lussemburgo dal 3 al 5 giugno, per concludere adeguatamente quest'anno missionario, si svolgano nel modo più felice possibile, per un arricchimento spirituale ed ecclesiale dell'Europa tutta.

perciò, nostro venerabile fratello, assai lieti e fiduciosi abbiamo il piacere di designare te come nostro inviato straordinario per queste celebrazioni poiché hai già conosciuto di persona, in alcune occasioni, la Chiesa di Lussemburgo, e la tua patria, l'India, ha ugualmente sperimentato l'impeto missionario e l'azione efficace di tanti lussemburghesi ministri del Vangelo, fra cui bisogna ricordare l'eminentissimo Giovanni Pietro Leonard, della comunità Madhuraiense. In occasione delle solennità di Pentecoste dunque tu presenzierai in vece nostra ai riti e alle pubbliche manifestazioni in onore di san Willibrord. In vece nostra parlerai del suo esempio ancora oggi valido e degno d'essere imitato. Ti congratulerai con gli organizzatori dell'anno giubilare per un successo di tale e tanta portata.

Rappresentando la nostra persona in forza di questa lettera, contribuirai alla comune festa e alla memoria perenne di un principe dell'annuncio evangelico, e inoltre impartirai a nome nostro la benedizione apostolica, donde possa riprendere vita il fervore e lo zelo apostolico che aveva un tempo mosso Willibrord, affinché nello stesso modo muova la vita futura della Chiesa in quei luoghi.

Dalla Residenza Vaticana, il giorno 3 maggio, festa dei santi apostoli Filippo e Giacomo, nell'anno 1990, dodicesimo del nostro pontificato.

Data: 1990-06-03

Domenica 3 Giugno 1990

Al Consiglio Superiore delle Pontificie Opere Missionarie - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Formare la coscienza e l'impegno missionario dei fedeli

Do a tutti voi il mio cordiale benvenuto.


1. Saluto particolarmente e ringrazio per le parole di presentazione il presidente del Consiglio Superiore delle Pontificie Opere Missionarie, mons. José Sanchez; e insieme a lui saluto i vescovi qui presenti, i segretari generali e i loro collaboratori e collaboratrici; e voi tutti, direttori nazionali nelle varie Chiese particolari, delle quali rappresentate e animate l'impegno missionario.


2. La presente Assemblea generale vi offre, anzitutto, l'opportunità di riflettere su aspetti e problemi della missione universale della Chiesa, più direttamente connessi con il servizio missionario che siete incaricati di svolgere nelle vostre Chiese particolari.

Quest'anno studiate un tema di grande importanza anche per l'animazione e la cooperazione missionaria: "I mezzi di comunicazione sociale nell'animazione delle Pontificie Opere Missionarie". Nessuno ignora quale peso ed efficacia abbiano oggi i mass-media nella diffusione delle idee e nella formazione dell'opinione pubblica.

Parlando, il 15 marzo scorso, ai partecipanti all'Assemblea plenaria del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali, misi in evidenza il ruolo che i moderni mezzi di comunicazione sociale possono svolgere nell'evangelizzazione, secondo le differenti situazioni di Continenti e Paesi. "Oggi più che mai - dicevo, per motivare l'impegno della Chiesa in questo settore - la promessa e, allo stesso tempo, la sfida delle comunicazioni sociali esige da parte della società umana e della Chiesa stessa una maggiore attenzione e un maggior sforzo in questo campo. Ciò è particolarmente vero alla luce dell'urgente necessità che si avverte in tutte le parti del mondo, di uno sviluppo spirituale, sociale e culturale".

Non v'è dubbio che anche le Pontificie Opere trovano oggi nei mezzi di comunicazione sociale una via sicura e incisiva per far conoscere e amare l'opera missionaria della Chiesa. Sapendo quanto gli uomini del nostro tempo apprezzino il valore della testimonianza e dell'esperienza, la vita e l'apostolato dei missionari costituiscono una fresca sorgente di informazioni che può arricchire i mass-media di contenuti buoni e validi. In questo modo l'animazione missionaria viene fatta in sintonia con le situazioni psicologiche e sociali che la civiltà e la cultura contemporanee producono nella società di oggi; perciò da essa sarà favorito nei fedeli anche l'impegno di contribuire alle necessità delle missioni.

Auspico pertanto che voi siate promotori anzitutto della stampa missionaria, che porta nelle comunità cristiane e nelle famiglie la presenza educatrice e ispiratrice dell'apostolato missionario e delle giovani Chiese, che ne sono il frutto. Inoltre, che sappiate servirvi della radio, che anche nelle zone e fra le popolazioni più isolate e povere permette di far giungere il messaggio evangelico, portatore di speranza e di amore. E' poi molto opportuno diffondere, con documentari e servizi filmati, l'immagine vera della missione universale; perché essa è l'immagine dell'umanità nuova, che ha in Cristo il principio e l'esemplare: "quell'umanità permeata di amore fraterno, di sincerità, di spirito di pace, che tutti vivamente desiderano" (AGD 8).


3. La vostra riflessione, nell'Assemblea generale di questo anno, senza dubbio non può ignorare l'argomento che sarà soggetto del Sinodo dei vescovi, il prossimo ottobre: la formazione dei sacerdoti nelle circostanze attuali. Le Pontificie Opere, infatti, che sono sorte nella Chiesa per formare allo spirito missionario e alla cooperazione ecclesiale tutti i membri del popolo di Dio, riescono a conseguire efficacemente questo risultato, se i pastori delle comunità cristiane, con l'esempio e la parola, educano i fedeli all'amore operoso per le missioni.

Il servizio di animazione missionaria che svolgete sia nei seminari fra i candidati al sacerdozio, sia fra il clero, è quanto mai prezioso e merita incoraggiamento e sostegno. Sono certo che darete la dovuta considerazione alla dimensione missionaria della formazione sacerdotale, la quale, iniziata negli anni di seminario, specialmente con lo studio della missionologia che deve animare la vita spirituale e la preparazione pastorale dei futuri sacerdoti, deve continuare e approfondirsi nell'esercizio del sacro ministero.


4. La formazione missionaria del clero non deve far dimenticare né diminuire il lavoro indispensabile per formare la coscienza e l'impegno missionari dei fedeli, a cominciare dalla più tenera età con l'Infanzia missionaria, fino al prezioso contributo degli anziani e dei malati, con l'Unione missionaria degli infermi e la Giornata della sofferenza, che si celebra a Pentecoste.

Portate avanti quest'animazione, con perseveranza fiduciosa, consapevoli, come siete, che le vocazioni sacerdotali, religiose e missionarie provengono dalle famiglie cristiane; e che sempre più numerosi sono gli stessi laici, i quali partecipano all'attività missionaria, soprattutto nel servizio del volontariato cristiano.


5. Le recenti vicende che hanno ridato libertà alle Chiese dell'Europa centrale e orientale, e altri importanti eventi ecclesiali, e inoltre l'Assemblea straordinaria dei vescovi per l'Africa e quella, appena annunciata dei vescovi europei, nonché la celebrazione del quinto centenario dell'evangelizzazione in America Latina, aprono nuove possibilità e nuove sfide alla Chiesa e alla sua missione evangelizzatrice. Mentre vi ringrazio per l'entusiasmo e la fedeltà con cui assolvete l'ufficio che vi è stato affidato dalla fiducia dei vostri vescovi, vi esorto a studiare attentamente e a realizzare le speranze per l'evangelizzazione che il Signore, con l'imprevedibile sapienza e potenza del suo Spirito, sta suscitando nell'umanità, in questa vigilia del terzo millennio della nascita di Cristo, redentore e salvatore di tutti gli uomini.

Vi accompagni sempre la protezione consolatrice della Madre del Signore, alla quale raccomando ciascuno di voi, i vostri collaboratori e collaboratrici, mentre con affetto vi imparto la mia benedizione apostolica.

Data: 1990-05-04

Venerdi 4 Maggio 1990

Messaggio ai fedeli del Messico - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: "Condivideremo insieme giornate di comunione nella fede"

Amatissimi fratelli e sorelle del Messico,


1. Tra pochi giorni, con il favore della Divina Provvidenza, prendero di nuovo il bastone del pellegrino per andare a visitare i figli della nobile Nazione messicana, che pochi mesi dopo la mia elezione come Pastore di tutta la Chiesa, mi hanno dimostrato tanto affetto nel corso del mio primo viaggio apostolico, il cui ricordo conservo vivo nella mente e nel cuore.

Ringrazio di cuore Dio perché mi offre, per la seconda volta, la possibilità di incontrare i Pastori e i fedeli di un popolo tanto caro. Da Roma desidero inviare a tutti, per mezzo della radio e della televisione, un sincero ed affettuoso saluto con le parole dell'apostolo San Paolo: "Grazia a voi e pace da parte di Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo" (Ga 1,3).

Ho accettato con piacere l'invito che a suo tempo mi hanno rivolto le Autorità del vostro Paese e gli amati fratelli nell'Episcopato. La mia presenza tra voi mi consentirà di celebrare con gioia la nostra fede cattolica negli incontri di Città del Messico, Veracruz, Aguascalientes, San Juàn de los Lagos, Durango, Chihuahua Monterrey, Tuxtla Gutiérrez, Villahermosa e Zacatecas.


2. Avrei voluto che l'itinerario del mio viaggio apostolico comprendesse altre città ed altri luoghi dell'esteso territorio nazionale. Tuttavia, benché non sia stato possibile accogliere completamente tutti gli inviti, la mia visita si rivolge a tutti i messicani, senza distinzioni di origine né di posizione sociale.

Desidero ringraziare di cuore per i loro amabili inviti, gli amatissimi figli e comunità ecclesiali di quei luoghi e villaggi dove non potro recarmi fisicamente. Da qualsiasi punto io mi trovi durante le giornate che trascorrero in Messico, la mia parola si rivolgerà a tutti: da Tijuana e Rio Bravo fino alla penisola di Yucatàn. Questo viaggio, come tutti quelli che ho compiuto, avrà un carattere eminentemente religioso, come si addice alla missione della Chiesa e al ministero affidato da Cristo a Pietro e ai suoi Successori: predicare la Buona Novella (cfr. Mc 16,15), confermare i fratelli nella fede (cfr. Lc 22,32).

Conosco bene la dedizione e l'entusiasmo con cui, sotto la guida dei vostri Pastori, vi state prodigando nella preparazione delle ormai prossime giornate, affinché la visita del Papa produca frutti abbondanti che aiutino a rinnovare la Vostra vita cristiana, dia impulso alla nuova evangelizzazione ed infonda coraggio e speranza in tutti, soprattutto nei più poveri e bisognosi. Per questo esprimo a voi il mio apprezzamento e la mia gratitudine e allo stesso tempo vi esorto ad intensificare le vostre preghiere affinché le giornate di comunione nella fede e nell'amore che condivideremo insieme si traducano in un deciso impegno a diffondere e vivere più profondamente il messaggio di Cristo, Salvatore dell'uomo, Redentore del mondo.


3. Desidero inoltre esprimere la mia ammirazione e la mia gratitudine per tanti sacerdoti, religiosi, religiose e laici, per lo splendido lavoro che stanno svolgendo per dar vita al motto: "Pellegrino d'amore e di speranza".

Nello stesso tempo desidero esprimere la mia riconoscenza alle Autorità messicane per la loro preziosa collaborazione al fine di facilitare il positivo svolgimento di tutte le attività e degli incontri programmati.

Cari fratelli e sorelle del Messico: affido alle vostre preghiere le intenzioni pastorali del mio viaggio apostolico, ad esse si uniscono anche quelle di tanti figli e figlie della Chiesa in America Latina e in tutto il mondo.

A nostra Madre e Signora, la Vergine di Guadalupe, ai cui piedi avro la gioia di inginocchiarmi di nuovo, nel suo Santuario, elevo la mia fervida preghiera affinché interceda presso il suo Figlio divino ed effonda copiose grazie sull'amata Nazione messicana.

Vi benedico tutti nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

(Traduzione dallo spagnolo)

Data: 1990-05-05

Sabato 5 Maggio 1990

All'equipaggio del sottomarino australiano "Oxley" - Rispetto e stima per tutti i popoli


Cari amici.

Sono felice di accogliere gli ufficiali e gli uomini del HMAS Oxley in occasione della vostra visita nel Mediterraneo per il 75° anniversario dello sbarco delle Forze australiane e neozelandesi a Gallipoli. In questo evento mi unisco a voi nel raccomandare all'Altissimo i coraggiosi uomini che persero la loro vita in azioni militari sulle coste della Turchia. Rendendo onore alla loro memoria richiamo alla mente la tragedia della prima guerra mondiale, e la morte e la distruzione massicce che essa ha portato a gran parte del mondo.

Sfortunatamente gli eventi di quegli anni erano soltanto l'inizio di un secolo che vide ancor più sofferenza e spargimento di sangue come risultato della guerra dell'oppressione e della persecuzione. Mentre si avvicina la fine di questo secolo, so che voi e i vostri connazionali, insieme a tutte le persone di buona volontà, vi unite a me nell'opera e nella preghiera per la pace. Questo è il più grande tributo che può essere pagato a coloro che morirono settantacinque anni fa nella convinzione di difendere il loro Paese e i propri cari. Oggi invito ognuno di voi a rendere un contributo personale alla pace del mondo facendovi promotori del rispetto e della stima per tutti i popoli, soprattutto quelli poveri e oppressi, e sostenendo la cooperazione e il dialogo allo scopo di evitare conflitti. In questo modo porterete la testimonianza delle migliori tradizioni e valori australiani per i quali gli uomini diedero la loro vita a Gallipoli. Le mie preghiere vi accompagnino nel vostro lungo viaggio verso la patria.

Che Dio benedica voi e i vostri cari con doni di gioia e di pace.

Data: 1990-05-05

Sabato 5 Maggio 1990


Ai vescovi delle Antille in visita "ad limina" - La vera formazione assicura e rafforza la fede della Chiesa


Cari fratelli vescovi.

E' con grande gioia e con l'affetto nel Signore che accolgo i membri della Conferenza episcopale delle Antille in occasione della vostra visita "ad limina". Tramite voi estendo i miei saluti di cuore a tutto il clero, ai religiosi e ai laici delle Antille. Dal nostro ultimo incontro ho avuto il piacere di aggiungere Trinidad e Tobago nel 1985, e Santa Lucia nel 1986 ai paesi che ho visitato nella vostra regione. Ora attendo con impazienza l'occasione di essere a Curaçao, e il giorno in cui potro fare visite ancor più lontane in risposta ai gentili inviti che ho ricevuto. Il mio speciale benvenuto va al vescovo Rivas della nuova diocesi di Kingstown, che solo recentemente ha preso posto tra le Chiese locali rappresentate nella vostra Conferenza. Il Concilio Vaticano II ci dice che la Chiesa nata nella Pentecoste "in tutte le lingue si esprime e tutte le lingue nell'amore intende e abbraccia, vincendo così la dispersione babelica" (AGD 4). Ciò si riflette in maniera sorprendente nella cooperazione e nell'armonia della vostra Conferenza episcopale che raccoglie molti territori con diversità di razza, lingua e cultura. E' conveniente che voi diate questo esempio di solidarietà ecclesiale, che può servire come incoraggiamento per i popoli delle Antille a lavorare insieme anche su altri livelli - sia politici che sociali o economici - per il bene di tutti. La vostra visita attuale coincide felicemente con il 15° anniversario dell'approvazione definitiva degli Statuti della vostra Conferenza, concessa alcuni anni dopo la sua costituzione come una delle prime Conferenze internazionali di questo tipo. Confido che continuerete ad essere un efficace strumento per il piano e l'azione pastorale degli anni a venire.


2. Cari fratelli, nel Vangelo troviamo parabole che paragonano l'azione di Dio al processo della natura. Il suo regno è come un seme piantato nella terra (cfr. Mt 13). Se è ben nutrito e curato, produce un abbondante raccolto; se trascurato o calpestato, esso non porta frutto. Questa legge di vita e di crescita si applica a tutto il Corpo di Cristo e a ognuno dei suoi membri. L'opera dello Spirito Santo fra noi è potente, ma essa si rivela con la cooperazione degli esseri umani che, come Maria nell'annunciazione, acconsentono ad essere servitori dell'azione salvifica di Dio. Assistiti dallo Spirito, i cristiani si impegnano in una lotta costante per cacciare il peccato e credere nel Vangelo, per crescere nella santità attraverso il dono sempre più perfetto di sé, per vivere nella fede, nella speranza e nell'amore come segni della salvezza per gli altri. Il seme buono si riconosce dai frutti, che sono pazientemente coltivati e raccolti nella durata della vita.

Come Sposa di Cristo, la Chiesa conferisce un'origine spirituale al popolo di Dio attraverso la potenza dello Spirito Santo. Nutre i suoi figli e le sue figlie con i sacramenti e predica la parola di Verità così che questi possano essere veramente liberi (cfr. Jn 8,31). Essa cerca sempre di approfondire e rafforzare il dono della fede di coloro che l'hanno ricevuto, così che possano trasformare il mondo attraverso il vivere cristiano. Potete essere giustamente fieri del modo in cui "il buon seme" del Vangelo sta portando frutto nelle Antille, grazie alla carità pastorale del clero, alla testimonianza apostolica dei religiosi e delle religiose, e all'impegno dei laici. Voi state cercando modi per assicurare che questa fede cresca più profondamente e si rafforzi nella vita e nella missione della Chiesa.

Sono felice di prendere nota dell'Assemblea regionale sulla missione del laicato che si terrà questa estate e del piano pastorale di evangelizzazione adottato dall'arcidiocesi di Castries per gli anni Novanta. Sono certo che questo sforzo, così come i sinodi che si sono tenuti nelle diocesi di Belize City-Belmopan, di Saint John's Basseterre, e di Basse-Terre et Pointe-à-Pitre, costituirà un valido aiuto nel far emergere un rinnovamento della fede e della missione all'interno delle vostre Chiese locali. Né posso esimermi dal menzionare a questo riguardo le varie assemblee diocesane che si sono tenute ovunque nelle Antille.


3. In che modo il popolo di Dio viene preparato a vivere una vita cristiana e ad evangelizzare? Nell'assumere i loro doveri cristiani nel mondo, le persone hanno bisogno di afferrare i contenuti della fede. Secondo le parole di san Pietro, esse devono "essere sempre pronte a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in loro" (cfr. 1P 3,15). Ciò è essenziale in un momento in cui varie sette, talvolta usando mezzi indegni, disturbano i cattolici nelle loro convinzioni, specialmente quando la loro istruzione nella fede è limitata. Una solida formazione, impartita con fiducia nella grazia divina e con fedeltà a Cristo e al Vangelo, assicura che la fede della Chiesa venga salvaguardata, rafforzata ed estesa.

Alcuni aspetti di questa formazione meritano un particolare accenno. Per esempio grande importanza deve essere attribuita al mistero della comunione ecclesiale in e attraverso i vescovi diocesani e con il vescovo di Roma, il successore di Pietro. E' soltanto nella prospettiva della "communio" che gli sforzi autentici per l'ecumenismo cristiano e per il dialogo con le persone di altre religioni possono essere correttamente intesi e ricercati con onestà e serietà, evitando quegli atti che trascurano di rivolgersi alle reali diversità.

Né possiamo dimenticare il ruolo dell'insegnamento sociale della Chiesa nel processo di formazione. Come le popolazioni delle Antille ricercano una società più giusta e pacifica, i cattolici possono diventare un corpo di insegnamento che offra una visione stimolante e ispiratrice dell'autentico progresso umano, del valore del lavoro, e della dignità e dei diritti di ogni persona.

La formazione nella fede deve essere radicata nella preghiera personale e nei sacramenti, soprattutto nell'Eucaristia, "fonte e apice di tutta la vita cristiana" (LG 11). Senza questa giusta fonte la crescita spirituale è stentata e manca di fiorire nella santità come dovrebbe. Perché l'Eucaristia sia ricevuta degnamente, occorre dare importanza al sacramento della Penitenza. La catechesi sull'intima relazione di questi due sacramenti è data quando nell'infanzia la prima Confessione precede propriamente la prima Comunione. La riluttanza che le persone talvolta sentono a confessare i propri peccati pone oggi una sfida particolare per il rinnovamento di questo sacramento, ma è una sfida che la Chiesa non può ignorare se desidera che i suoi membri siano riconciliati con Dio nella maniera che Cristo ha stabilito come dono grande e verità sacra: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi" (Jn 20,22).

Anche il matrimonio e la vita familiare sono una vostra preoccupazione di cui io sono partecipe, soprattutto riguardo alle unioni non-sacramentali tra alcuni dei vostri fedeli. Se manca la grazia del sacramento, allora la "Chiesa domestica" della famiglia non si stabilisce come dovrebbe essere. L'unione tra marito e moglie "nel Signore" fonda una casa in cui i principi del vivere cristiano possono essere pienamente vissuti e condivisi. E' all'interno di questa "culla" della vita e dell'amore umani che le persone imparano il vero significato della libertà e della responsabilità, e sono così pronte ad ascoltare e abbracciare la chiamata di Cristo a servire gli altri attraverso una vocazione particolare. Vi incoraggio nel proseguire la sfida al vostro popolo a vivere in accordo con l'insegnamento cristiano su questi che sono i fondamentali rapporti umani. Vi offro anche ogni incoraggiamento per l'istituzione di programmi volti a rafforzare il matrimonio e la famiglia nelle vostre Diocesi.

Come i pastori di ogni parte del mondo, anche voi siete preoccupati del bene spirituale delle giovani generazioni. Anch'esse devono essere risvegliate e preparate per la missione evangelizzatrice nella Chiesa e nel mondo. Nelle Antille c'è una lunga tradizione dell'educazione cattolica, è largamente rispettata e stimata. Possa questa tradizione continuare, così che le nuove generazioni di cattolici ricevano solide basi su cui costruire la loro vita in accordo con il Vangelo. E che quelli che sono al di fuori delle scuole e delle università cattoliche possano, allo stesso modo, trovare un'istruzione e un'assistenza ecclesiali per una vita di fede e virtù cristiane.


4. La conoscenza della fede, la vita sacramentale, il senso della missione: questi sono gli aspetti fondamentali della formazione dei laici. Ma perché si realizzino questi scopi l'attenzione deve essere rivolta al numero e alla qualità dei sacerdoti che "sotto l'autorità del vescovo, santificano e governano la porzione di gregge del Signore loro affidata" (LG 28), e ai religiosi e alle religiose che, attraverso la loro speciale consacrazione, "tendono alla perfezione della carità nel servizio del Regno di Dio" (CIC 573). I sacerdoti e i religiosi non solo ricordano ai laici la loro missione, ma li assistono anche nella loro formazione e li incoraggiano nel loro ruolo all'interno della Chiesa e del mondo.

La Chiesa nelle Antille è molto benedetta per aver avuto una lunga schiera di zelanti sacerdoti e religiosi che sono venuti come missionari da altri Paesi.

Oggi, mentre le radici della Chiesa attecchiscono sempre più profondamente, c'è un numero crescente di vocazioni tra i figli e le figlie delle popolazioni locali, e per questo dobbiamo essere immensamente grati a Dio. Preghiamo anche che egli ci conceda una crescita ancora maggiore, soprattutto delle vocazioni alla vita monastica. In questo periodo di transizione, sia i missionari che il clero e i religiosi che qui sono nati sono importanti per la vitalità di molte delle vostre diocesi. Tutti i gruppi contribuiscono alla costruzione di quella Chiesa che "tutte le lingue nell'amore intende e abbraccia" (AGD 4), senza distinzione di nazione, razza o cultura.

Perché la crescita delle vocazioni al sacerdozio sia veramente fruttuosa per la Chiesa, il seme della chiamata divina deve essere nutrito con grande amore e cura. Ai nostri giorni la formazione sacerdotale è così cruciale da essere scelta come argomento del Sinodo dei vescovi che si terrà il prossimo ottobre. La formazione è innanzitutto opera dello Spirito Santo, ma essa ha luogo all'interno di un contesto umano a cui deve essere provveduto con tutta la saggezza e la prudenza. Vi chiedo di continuare i vostri sforzi unitari per potenziare il programma di formazione al Seminario maggiore regionale a Trinidad. La nomina di uno di voi, il vescovo Mendes, come nuovo rettore è un segno commovente del vostro impegno per questo urgente problema, e a lui desidero offrire ogni incoraggiamento nel suo lavoro. Ho già parlato dell'importanza della comunione ecclesiale.

I futuri sacerdoti, in particolare, hanno bisogno di approfondire il loro senso della "communio", intesa in tutte le sue dimensioni, al tempo stesso dottrinale e disciplinare, grazie a una vita spirituale di qualità e a seri studi.

Questo è assolutamente essenziale per rinsaldare gli altri nella comunione e vivere essi stessi, con gioia e fedeltà, con "l'obbedienza e il rispetto" promessi al vescovo il giorno dell'ordinazione; per predicare la fede della Chiesa, senza compromessi né deviazioni, ai cattolici come ai non cattolici; per celebrare i santi misteri secondo le norme liturgiche.

La sollecitudine della Chiesa nei confronti della vita e del ministero dei preti diocesani si estende anche ai religiosi e alle religiose, che hanno offerto la propria vita al Signore per servire la Chiesa con i voti di castità, povertà e obbedienza. La fecondità spirituale della loro testimonianza dipende dalla fedeltà con cui osservano gli obblighi della loro condizione, sia nella loro vita interiore sia nell'indispensabile espressione esterna della loro consacrazione e identità. Perché i religiosi delle vostre diocesi diano il meglio di sé nel servizio ecclesiale, sarà vostra preoccupazione incoraggiarli e aiutarli a vivere in perfetta armonia con la loro particolare vocazione e con il carisma proprio di ogni comunità. Sono certo che aumenteranno i rapporti già ottimi che intrattenete con i diversi Istituti religiosi che apportano un importantissimo contributo alla vita delle vostre Chiese particolari.


5. Cari fratelli, come ci insegna il Signore stesso, "il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo" (Mt 13,24). Nonostante le spine, la terra piena di pietre e il sole infuocato, la Chiesa nutre il seme del regno perché esso, per la potenza dello Spirito Santo, produca frutto in ragione di trenta, sessanta e cento ciascuno. Il vescovo di Roma si sente vicino a ognuno di voi nello svolgimento della vostra missione, in comunione con i sacerdoti, i religiosi e i fedeli laici, per la salvezza del mondo.

Che il Signore delle messi sia con voi! Che egli guidi i vostri passi e vi doni la gioia e la pace! Su voi tutti imparto di gran cuore la mia benedizione apostolica.

Data: 1990-05-05

Sabato 5 Maggio 1990


GPII 1990 Insegnamenti - Ai pellegrini messicani - Città del Vaticano (Roma)