
GPII 1990 Insegnamenti - Recita del santo Rosario - Città del Vaticano (Roma)
Titolo: In comunione con i fedeli riuniti a Guadalupe, in Messico
Amatissimi fratelli e sorelle.
Apprestiamoci a recitare il santo Rosario in questo primo sabato del mese di maggio, dedicato in modo particolare alla santissima Vergine. Con la Radio Vaticana è collegata oggi la Basilica di Nostra Signora di Guadalupe in Messico dove numerosi fedeli potranno unirsi alla nostra preghiera mariana proprio alla vigilia della mia seconda visita pastorale in questa amata Nazione. Mancano poche ore prima che possa di nuovo mettere piede in questa nobile terra meta del mio primo viaggio apostolico, e che mi permetterà di inginocchiarmi ancora una volta ai piedi della Vergine di Guadalupe. Questa sera mi accompagna un folto gruppo di messicani, tra i quali gli alunni del Pontificio Collegio Messicano e i Legionari di Cristo. Invito tutti a pregare per il popolo messicano in particolare per quelli che soffrono, e per i più bisognosi, allo stesso tempo invio da qui il mio affettuoso saluto e abbraccio nel Signore. Preghiamo Nostra Signora di Guadalupe affinché guidi sempre i passi di questo Papa pellegrino per le strade del mondo, e affinché tutte le comunità ecclesiastiche del Messico vivano questo nuovo incontro con il successore di Pietro, aperti alla chiamata della nuova evangelizzazione.
Data: 1990-05-05
Sabato 5 Maggio 1990
Titolo: Costruire una società più giusta, fraterna e accogliente
Signor Presidente degli Stati Uniti del Messico, Diletti fratelli nell'Episcopato, Autorità civili e militari, Fratelli e sorelle amatissimi,
1. Nel mettere nuovamente piede su questa terra benedetta del Messico, dove la Vergine di Guadalupe pose il suo trono come Regina delle Americhe, ritorna inevitabilmente alla mia memoria il ricordo della mia prima visita in questa amata Nazione.
Il Signore, padrone della storia e dei nostri destini, ha stabilito che il mio pontificato fosse quello di un Papa pellegrino dell'evangelizzazione, per percorrere le vie del mondo portando in ogni luogo il messaggio di salvezza. E il Signore ha voluto che il mio pellegrinaggio, svoltosi durante tutti questi anni, iniziasse proprio con il mio viaggio apostolico in Messico, dopo una breve sosta nella città di Santo Domingo, per seguire così la via dei primi evangelizzatori che giunsero nelle terre d'America, quasi 500 anni fa.
Posso dire che quella prima visita pastorale in Messico, con le sue tappe in questa Città capitale e poi, a Puebla, Guadalajara, Oaxaca e Monterrey, segno realmente il mio pontificato facendomi sentire la vocazione del Papa pellegrino, missionario.
2. Saluto anzitutto-il Signor Presidente della Repubblica, che mi ha appena ricevuto, in nome anche del Governo e del popolo di questa cara Nazione. Sento per questo il dovere di manifestare la mia più viva gratitudine per le amabili parole che ha voluto rivolgermi, così come per l'invito a visitare questo nobile Paese e per essere venuto in questo aeroporto a darmi il benvenuto.
Allo stesso modo saluto con rispetto le altre Autorità civili e militari qui presenti.
E saluto con un abbraccio fraterno i miei Fratelli nell'Episcopato qui presenti; in particolare, il Signor Cardinale Ernesto Corripio Ahumada, Arcivescovo di questa città, Mons. Adolfo Suarez Rivera, Arcivescovo di Monterrey e Presidente della Conferenza Episcopale Messicana e tutti i Vescovi del Messico, insieme ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e ai fedeli cristiani ai quali mi dono nel Signore come Pastore della Chiesa Universale.
Desidero che il saluto affettuoso del Papa possa arrivare ugualmente a quanti ci seguono per radio e per televisione: dallo Yucatan fino alla California meridionale.
Mi riempie di gioia trovarmi nuovamente in questa terra generosa, che si distingue per la sua nobiltà di spirito, per la sua cultura e che ha dato tante prove di solida fede e di amore verso Dio, di venerazione filiale alla Santissima Vergine e di fedeltà alla Chiesa.
Il nome del Messico evoca una gloriosa civiltà che forma una parte imprescindibile della vostra identità storica. Stiamo vivendo momenti cruciali per il futuro del vostro caro Paese ed anche di questo continente. perciò è necessario che il cristiano, il cattolico, prenda maggior coscienza delle proprie responsabilità, e di fronte a Dio e ai suoi doveri civili, si impegni con rinnovato entusiasmo nel costruire una società più giusta, fraterna e accogliente.
Cercando di superare vecchie opposizioni, bisogna promuovere una crescente solidarietà tra tutti i messicani, che li porti ad affrontare con larghezza di vedute un deciso impegno a favore del bene comune.
Ed è qui che si situa l'importante compito che svolgono i valori spirituali che, dal profondo, trasformano la persona e la spingono a farsi promotrice di una maggiore giustizia sociale, di un maggior rispetto per la dignità dell'essere umano e dei suoi diritti, di relazioni più fraterne nelle quali regni il dialogo e la comprensione invece della tentazione della rottura e del conflitto.
La Chiesa, compiendo la missione che le è propria e con il dovuto rispetto per il pluralismo, riafferma la sua vocazione di servizio alle grandi cause dell'uomo, come cittadino e come figlio di Dio. Gli stessi principi cristiani che hanno ispirato la vita della Nazione messicana devono infondere una solida speranza ed un nuovo dinamismo, che portino questo Paese ad occupare il posto che gli spetta nell'insieme delle Nazioni.
3. Desidero proclamare, innanzitutto, che vengo come araldo della fede e della pace, "pellegrino di amore e di speranza", con il desiderio di incoraggiare le energie delle comunità ecclesiali, affinché diano abbondanti frutti di amore a Cristo e di servizio ai fratelli.
A distanza di più di undici anni, posso ripetere ora ciò che dissi a Roma, quando stavo per iniziare il mio primo viaggio apostolico in Messico: "Il Papa viene a prostrarsi davanti alla prodigiosa immagine della Vergine di Guadalupe per invocare il suo aiuto materno e la sua protezione sul proprio ministero pontificio; per ripeterle con una forza accresciuta dai nuovi immensi obblighi: "totus tuus sum ego": sono tutto tuo; per mettere nelle sue mani il futuro dell'evangelizzazione in America Latina" (25 gennaio 1979). Proprio nella prospettiva dei 500 anni della prima evangelizzazione, che l'America intera si prepara a celebrare, ho indirizzato a tutte le Chiese che si trovano in questo "continente della speranza" un appello per intraprendere una Nuova Evangelizzazione.
Al tema della Nuova Evangelizzazione sarà dedicata la IV Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano, che spero di inaugurare in Santo Domingo, come inaugurai nel 1979 la III a Puebla de los Angeles.
4. Nel 1492 comincio l'opera di evangelizzazione nel Nuovo Mondo e circa trent'anni più tardi la fede giungeva in Messico.
La fede produsse molto presto i primi frutti di santità e questa sera stessa, durante la Messa che celebrero nella Basilica di Nostra Signora di Guadalupe, avro la gioia di beatificare i fanciulli di Tlaxcala: Cristobal, Antonio e Juan, il Padre José Maria de Yermo y Parres e Juan Diego, l'indio a cui fece le proprie confidenze la dolce Signora del Tepeyac, diventando così la prima evangelizzatrice dell'America Latina.
Attraverso Veracruz entrarono nel Messico i missionari che provenivano dalla Spagna. Per questo, verso questa città - che porta il nome della Croce di Nostro Signore -, si dirigeranno i miei primi passi, per visitare poi altre località della vasta geografia di questo Paese. E come hanno detto i vostri Vescovi, "anche se personalmente non può andare in tutte le diocesi e regioni della nostra patria, la visita sarà per tutto il popolo messicano, che ha bisogno di essere confermato nella fede, rafforzato nella speranza, e animato nell'amore evangelicamente solidale" (Esortazione pastorale dei Vescovi messicani, 25 gennaio 1990).
Benedico già da ora tutti ed ognuno, ma in modo particolare i poveri, i malati, gli emarginati, quanti soffrono nel corpo o nello spirito. Sappiano che la Chiesa ed il Papa sono vicini a loro, che li amano e li accompagnano nelle loro pene e difficoltà.
Con questo spirito evangelico di amicizia e di fraternità desidero iniziare la mia visita.
Sia lodato Gesù Cristo! (Traduzione dallo spagnolo)
Data: 1990-05-06
Domenica 6 Maggio 1990
Titolo: Questi figli della Chiesa sono scritti in modo indelebile nella grande epopea dell'evangelizzazione del Messico
"Cristo... porto i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce... dalle sue piaghe siete stati guariti" (1P 2,21 1P 2,24 1P 2,25).
1. Carissimi figli e figlie del Messico, Sono venuto di nuovo nella vostra terra per professare di fronte a voi e con tutti voi, la fede comune in Cristo, l'unico Redentore del mondo. Desidero proclamarlo in tutti i luoghi del mio pellegrinaggio nella vostra terra; ma voglio farlo soprattutto qui, in questo luogo particolarmente sacro per voi: il Tepeyac.
Cristo, Redentore del mondo, è presente nella storia, generazione dopo generazione per mezzo della Sua Santissima Madre, la stessa che lo diede alla luce in Betlemme, la stessa che era presso la Croce sul Golgota.
Cristo, quindi, per mezzo della Vergine Maria, è entrato nelle vicissitudini proprie di tutte le generazioni umane, nella storia del Messico e dell'America tutta. Il luogo nel quale ci troviamo, la venerata Basilica di Guadalupe, conferisce a questo fatto salvifico una testimonianza di insuperabile eloquenza.
Mi sento particolarmente felice di poter cominciare la mia seconda visita pastorale in Messico da questo luogo sacro, verso il quale rivolgono il loro sguardo ed i loro cuori tutti i figli della patria messicana, ovunque si trovino. Per questo, da questo Santuario, dove pulsa il cuore materno che dà vita e speranza a tutto il Messico, voglio rivolgere il mio saluto più affettuoso a tutti gli abitanti di questa grande Nazione, da Tijuana a Rio Bravo fino alla penisola dello Yucatàn. Desidero che il saluto affettuoso del Papa giunga in tutti i luoghi, al cuore di tutti i messicani per dar loro affetto, gioia, coraggio per superare le difficoltà e per continuare a costruire una società nuova dove regnino la giustizia, la verità e la fraternità, che faccia di questo amato popolo una grande famiglia.
Ringrazio vivamente il Cardinale Ernesto Corripio Ahumada, Arcivescovo di Mexico, per le affettuose parole di benvenuto che mi ha rivolto, a nome anche dei nostri fratelli nell'Episcopato e di tutta la Chiesa messicana.
2. La mia gioia è ancor più grande perché nel cominciare ora la mia seconda visita pastorale nella vostra terra, quale Successore dell'Apostolo San Pietro e Pastore della Chiesa Universale, il Signore mi concede la grazia di beatificare, cioè di elevare alla gloria degli altari, alcuni figli prediletti della vostra Nazione.
Ho fatto questo nel nome e con l'autorità ricevuta da Gesù Cristo, il Signore, Colui che ci ha redenti con il sangue delle sue santissime piaghe e per questo è divenuto il Pastore delle nostre anime.
Juan Diego, il confidente della dolce Signora del Tepeyac. I tre fanciulli martiri di Tlaxcala, Cristobal, Antonio e Juan. Il sacerdote e fondatore José Maria de Yermo y Parres. I loro nomi, già scritti in cielo, sono da oggi scritti nel libro delle beatitudini e nella storia della fede della Chiesa di Cristo, che vive ed è pellegrina in Messico.
Questi cinque beati sono scritti in modo indelebile nella grande epopea dell'evangelizzazione del Messico. I primi quattro fra le primizie della semina della Parola in queste terre; il quinto nella storia della sua fedeltà a Cristo, fra gli avvenimenti del secolo scorso. Tutti hanno vissuto e testimoniato questa fede, sotto la protezione della Vergine Maria. Lei, effettivamente, è stata e continua ad essere la "Stella dell'Evangelizzazione" colei che con la sua presenza e protezione continua ad alimentare la fede e a rafforzare la comunione ecclesiale.
3. La beatificazione di Juan Diego e dei fanciulli martiri di Tlaxcala, ci rammenta le primizie della predicazione della fede in queste terre, nel momento in cui ci stiamo preparando a celebrare il V Centenario dell'Evangelizzazione dell'America.
Il Vangelo di Gesù Cristo penetro in Messico con l'ardore apostolico dei primi evangelizzatori. Essi hanno annunciato Gesù Cristo crocifisso e risorto, Signore e Messia, ed hanno portato la fede alle moltitudini, con la forza dello Spirito Santo che infiammava la loro parola di missionari e il cuore degli evangelizzati.
Quella ardente azione evangelizzatrice rispondeva al mandato missionario di Gesù ai suoi apostoli ed alla effusione dello Spirito Santo nella Pentecoste.
Abbiamo ascoltato questo nella prima lettura di questa celebrazione eucaristica, quando Pietro, in nome degli altri apostoli, ha proclamato il "Kerigma" di Cristo Crocifisso e Risorto.
Quelle parole giunsero al cuore di quelli che ascoltavano, i quali domandarono subito a Pietro e agli altri apostoli: "Che cosa dobbiamo fare, fratelli?" (Ac 2,37). La risposta del Principe degli Apostoli spiega chiaramente il dinamismo di ogni autentico processo di conversione e di aggregazione alla Chiesa. Alla proclamazione del Vangelo segue l'accettazione della fede da parte dei catecumeni in virtù della Parola che anima i cuori. Alla confessione della fede segue la conversione ed il battesimo in nome di Gesù, per la remissione dei peccati e per ricevere l'effusione dello Spirito Santo. Per mezzo del battesimo i credenti vengono uniti alla comunità della Chiesa per vivere in una comunione di fede, di speranza e d'amore.
Di fatto "quelli che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone" (Ac 2,41). Tali furono le origini della predicazione evangelica e della diffusione della Chiesa nel mondo intero.
Non si possono proclamare queste parole senza pensare spontaneamente alla continuità di questa evangelizzazione ed effusione dello Spirito Santo qui, in Messico. In effetti, di essa, furono beneficiari e collaboratori i nostri Beati, primizie dell'evangelizzazione e illustri testimoni della fede delle origini. Qui si è compiuta la parola profetica di San Pietro il giorno di Pentecoste: "Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro" (Ac 2,39).
4. Queste terre e gli uomini e le donne che le popolavano erano lontane nel tempo e nello spazio; ma in virtù del mandato apostolico giunse finalmente qui un gruppo di dodici missionari che la tradizione ha chiamato, con evidente riferimento alle origini della predicazione apostolica, i "dodici apostoli".
Con la croce in mano annunciarono Cristo Redentore e Signore; predicarono la conversione, e le moltitudini ricevettero le acque rigeneratrici del Santo Battesimo e l'effusione dello Spirito Santo.
Così questi popoli si incorporarono nella Chiesa, come nel giorno di Pentecoste, e la Chiesa si arricchi dei valori della loro cultura.
Gli stessi missionari trovarono negli indigeni i migliori collaboratori per la missione, come mediatori nella catechesi, come interpreti ed amici per avvicinarsi ai nativi e facilitare una miglior comprensione del messaggio di Gesù.
Come esempio di essi abbiamo Juan Diego di cui si dice che si dedicasse alla catechesi a Tlaltelolco. Anche i fanciulli martiri di Tlaxcala, che nella loro tenera età seguirono con entusiasmo i missionari francescani e domenicani, disposti a collaborare con essi nella predicazione della Buona Novella del Vangelo.
5. Agli albori dell'evangelizzazione del Messico occupa un posto importante ed originale il Beato Juan Diego, il cui nome indigeno, secondo la tradizione, era Cuauhtlatohuac, "Aquila che parla".
La sua amata figura è inscindibile dall'avvenimento di Guadalupe, l'apparizione miracolosa e materna della Vergine, Madre di Dio, tanto nelle opere iconografiche e letterarie come nella secolare devozione che la Chiesa del Messico ha manifestato per questo indio prediletto da Maria.
Come agli antichi personaggi biblici, che erano una rappresentazione collettiva di tutto il popolo, potremmo dire che Juan Diego rappresenta tutti gli indigeni che accolsero il Vangelo di Gesù, grazie all'aiuto materno di Maria, sempre inseparabile dalla manifestazione di suo Figlio e dalla fondazione della Chiesa, come fu la sua presenza fra gli Apostoli il giorno di Pentecoste.
Le notizie che ci sono giunte su di lui elogiano le sue virtù cristiane: la sua fede semplice, alimentata nella catechesi e che accoglieva i misteri; la sua speranza e fiducia in Dio e nella Vergine; la sua carità, la sua coerenza morale, il suo distacco e la sua povertà evangelica.
Conducendo la vita dell'eremita qui, vicino al Tepeyac, è stato esempio di umiltà. La Vergine lo scelse fra i più umili per quella manifestazione di approvazione e d'amore qual è l'apparizione di Guadalupe. Un permanente ricordo di ciò è il suo volto materno e la sua immagine benedetta, che ci ha lasciato come inestimabile dono. In tal modo ha voluto rimanere fra voi, come segno di comunione e di unità di tutti coloro che dovevano vivere e convivere in questa terra.
Il riconoscimento del culto che, già da secoli, è stato dato al laico Juan Diego, riveste un'importanza particolare. E' un importante appello a tutti i fedeli laici di questa Nazione affinché assumano tutte le loro responsabilità nel trasmettere il messaggio evangelico e nel testimoniare una fede viva ed operante nell'ambito della società messicana. Da questo luogo privilegiato di Guadalupe, cuore del Messico sempre fedele, desidero esortare tutti i laici messicani ad impegnarsi più attivamente nella nuova evangelizzazione della società.
I fedeli laici partecipano alla funzione profetica, sacerdotale e regale di Cristo (cfr. LG 31), ma realizzano tale vocazione nelle condizioni ordinarie della vita quotidiana. Il loro campo naturale ed immediato di azione si estende a tutti gli ambienti della convivenza umana e a tutto ciò che fa parte della cultura nel suo significato più ampio e completo. Come ho scritto nell'Esortazione Apostolica Christifideles Laici: "Per animare cristianamente l'ordine temporale, nel senso detto di servire la persona e la società, i fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione alla "politica", ossia alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune" (CL 42).
Cattolici del Messico, uomini e donne, la vostra vocazione cristiana è, per sua stessa natura, vocazione all'apostolato (cfr. AA 3). Non potete, pertanto, rimanere indifferenti di fronte alla sofferenza dei vostri fratelli: di fronte alla povertà, alla corruzione, agli oltraggi alla verità ed ai diritti umani. Dovete essere il sale della terra e la luce del mondo (cfr. Mt 5,13-14). Per questo il Signore vi ripete oggi: "così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli" (Mt 5,16).
Da questo momento risplenda anche di fronte a voi Juan Diego, elevato dalla Chiesa all'onore degli altari e che possiamo invocare come protettore e difensore degli indigeni.
6. Con immensa gioia ho proclamato Beati anche i tre fanciulli martiri di Tlaxcala: Cristobal, Antonio e Juan. In tenera età furono attratti dalla parola e dalla testimonianza dei missionari e divennero loro collaboratori, quali catechisti di altri indigeni. Sono un esempio sublime e istruttivo di come l'evangelizzazione sia un compito di tutto il popolo di Dio, da cui nessuno rimane escluso, neppure i bambini.
Insieme alla Chiesa di Tlaxcala e del Messico sono felice di poter offrire a tutta l'America Latina ed alla Chiesa universale questo esempio di pietà infantile, di generosità apostolica e missionaria, coronata dalla grazia del martirio.
Nell'Esortazione Apostolica Christifideles Laici ho voluto porre in particolare risalto l'innocenza dei bambini che "ci ricordano che la fecondità missionaria della Chiesa ha la sua radice vivificante non nei mezzi e nei meriti umani, ma nel dono assolutamente gratuito di Dio" (CL 47). Possa l'esempio di questi bambini beatificati suscitare un'immensa moltitudine di piccoli apostoli di Cristo fra i ragazzi e le ragazze dell'America Latina e del mondo intero, che arricchiscono spiritualmente la nostra società così bisognosa di amore.
7. La grazia dello Spirito Santo risplende ancora oggi in un'altra figura che porta i tratti del Buon Pastore: il sacerdote José Maria de Yermo y Parres. In lui sono delineati con chiarezza i tratti del vero sacerdote di Cristo, perché il sacerdozio è stato il fulcro della sua vita e la santità sacerdotale la sua meta.
La sua intensa dedizione alla preghiera ed al servizio pastorale delle anime, così come la sua dedizione particolare all'apostalato fra i sacerdoti con ritiri spirituali, fanno aumentare l'interesse per la sua figura, specialmente in questo momento poiché il prossimo Sinodo dei Vescovi si occuperà anche della formazione dei sacerdoti di domani.
Apostolo della carità, come lo hanno chiamato i suoi contemporanei, Padre José Maria ha unito l'amore verso Dio all'amore per il prossimo, sintesi della perfezione evangelica, con grande devozione al Cuore di Gesù e con un amore particolare per i poveri. Il suo zelo ardente per la gloria di Dio lo portava anche a desiderare che tutti fossero missionari autentici. Tutti missionari. Tutti apostoli del cuore di Cristo. Specialmente le sue figlie, la Congregazione che egli ha fondato, le Serve del Sacro Cuore di Gesù e dei Poveri, alle quali ha lasciato come eredità carismatica due passioni: per Cristo e per i poveri. Queste due passioni erano la fiamma del suo cuore e dovevano costituire sempre la gloria più pura delle sue figlie.
8. Cari fratelli e sorelle, in questa quarta domenica di Pasqua, tutta la Chiesa celebra Cristo, il Buon Pastore che, soffrendo per i nostri peccati, ha dato la vita per noi, le sue pecore, e ci ha lasciato allo stesso tempo un esempio affinché seguiamo le sue orme (cfr. 1P 2,21). Il Buon Pastore conosce le sue pecore e le sue pecore conoscono Lui (cfr. Jn 10,14).
Juan Diego, i fanciulli martiri di Tlaxcala, Cristobal, Antonio e Juan, José Maria de Yermo y Parres, hanno seguito con perseveranza le orme di Cristo, Buon Pastore. La loro beatificazione in questa domenica in cui la Chiesa celebra anche la Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni, è un appello urgente per tutti, affinché con la nostra vocazione andiamo a lavorare nella vigna del Signore.
Nei cinque nuovi Beati si riflette la pluralità delle vocazioni ed in essi abbiamo un esempio di come tutta la Chiesa debba mettersi in cammino per evangelizzare e portare la testimonianza di Cristo. I fedeli laici, tanto i bambini e i giovani, quanto gli adulti, i sacerdoti, i religiosi e le religiose.
Tutti devono ascoltare e seguire il richiamo del Signore Gesù: "Andate anche voi nella mia vigna" (Mt 20,4).
9. Nella nostra celebrazione eucaristica di oggi Cristo ci ripete ancora: "Io sono la porta delle pecore" (Jn 10,7). La porta ci apre l'entrata alla casa. La porta, che è Cristo, ci introduce "nella casa del Padre dove ci sono molti posti" (cfr. Jn 14,2).
Il Buon Pastore, con parole severe e categoriche, avverte anche che bisogna guardarsi da tutti quelli che non sono "la porta delle pecore". Egli li chiama ladroni e briganti. Sono quelli che non cercano il bene delle pecore bensi il proprio profitto mediante la falsità e l'inganno. perciò, il Signore ci indica qual è la prova definitiva del disinteresse e del servizio: essere disposti a dare la vita per il prossimo (cfr. Jn 10,11).
Questa è anche la grande lezione di questi figli della terra del Messico che oggi abbiamo elevato all'onore dell'altare: hanno seguito Cristo e, come lui, hanno fatto delle proprie vite una testimonianza di amore. La morte non li ha sconfitti. Ha spalancato loro le porte dell'altra vita, la vita eterna.
Da questo Santuario della Vergine Maria di Guadalupe, vogliamo rendere grazie a Lei, la Madre di Dio, la Patrona del Messico e di tutta l'America Latina, perché in questi cinque nuovi Beati si sono compiute le parole del Buon Pastore: "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Jn 10,10).
(Traduzione dallo spagnolo)
Data: 1990-05-06
Domenica 6 Maggio 1990
Titolo: "Sono venuto per essere vicino a quanti hanno più bisogno"
Carissimi fratelli e sorelle, Che gioia essere nuovamente tra voi e ai piedi della Vergine di Guadalupe! Il mio cuore si leva in azione di ringraziamento a Dio perché, nella sua provvidenza amorevole, mi consente di stare tra i cari figli e figlie del Messico, per condividere alcune giornate di fede uniti nell'amore a Gesù Cristo.
Vi ringrazio, dal profondo del mio cuore, per la vostra presenza qui, questo pomeriggio, per celebrare, con il Papa, la Beatificazione di cinque figli prediletti di queste terre, che Dio ha voluto benedire in modo particolare e che ha posto sotto la protezione materna di Nostra Signora di Guadalupe. Tornando alle vostre case, portate a tutti il saluto affettuoso del Papa. Sono venuto a visitarvi perché vi amo, perché rappresentate una parte scelta della Chiesa di Cristo, perché desidero essere vicino a coloro che più ne hanno bisogno: i poveri, i malati, quanti soffrono nel corpo o nello spirito.
Da Guadalupe, cuore del Messico, benedico tutti e vi raccomando alla protezione della Vergine.
(Traduzione dallo spagnolo)
Data: 1990-05-06
Domenica 6 Maggio 1990
Titolo: Dinanzi a tanta povertà non si può vivere e dormire tranquilli
Carissimi fratelli e sorelle,
1. Giungendo a Chalco, nel vedere la folla di uomini e donne, di giovani e bambini che sono venuti desiderosi di ascoltare la Parola di Dio, mi viene in mente l'esclamazione di Gesù: "Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada" (Mt 15,32).
E Gesù, che sapeva di essere Pastore vero, sazio la loro fame, guari le loro malattie ed insegno loro la Buona Novella del Regno di Dio (cfr. Mt 9,35-36 Mt 15,32).
Quale meravigliosa "seduzione" emanava la persona di Gesù, che trascinava dietro di sé folle che dimenticavano persino di mangiare per essere accanto a lui ed ascoltare la sua parola! Quale desiderio irresistibile di avvicinarsi alla fonte della Vita per soddisfare le ansie più profonde del cuore umano! Che sensibilità ed umanità quelle di Gesù, al quale la predicazione del Regno di Dio non fa dimenticare il bisogno del sostentamento giornaliero di coloro che lo seguono! Oggi come ieri, Gesù è ancora in mezzo a noi come Buon Pastore. Anche oggi a Chalco Gesù è il Buon Pastore del gregge cristiano, qui riunito attorno al Successore di Pietro, a cui Cristo ha affidato il compito di pascere le sue pecorelle e di confermare la fede dei suoi fratelli.
Cristo continua ad offrirci a piene mani il Pane del suo Corpo e il Vino del suo Sangue nella celebrazione eucaristica, come alimento per camminare sulla via della nostra vita cristiana. E, oltre a ciò, ci dà il Pane della Parola, il lieto annuncio dell'amore che Dio ha per noi nel renderci suoi figli ed eredi delle promesse della felicità futura.
2. Abbiamo appena ascoltato le parole del Vangelo di San Giovanni: "Io sono il buon pastore" (Jn 10,11). Cristo presenta se stesso con l'immagine umile e vicina del Buon Pastore. Un'immagine che parla di cure e di veglie, un'immagine che ispira fiducia. La parabola del Buon Pastore prosegue la tradizione dei Profeti dell'Antico Testamento, che chiamavano Dio "Pastore di Israele". In Cristo, mandato dal Padre, si compie pienamente quello che i profeti avevano annunciato.
Dinanzi alle folle che lo seguono, Gesù "ne senti compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore" (Mt 9,36). Il Signore, diversamente dai falsi capi del popolo, che come mercenari fuggono nel momento della prova, si presenta come il Pastore buono e vero, perché è disposto a dare la vita per le sue pecore. La testimonianza suprema e la prova più nobile di Cristo come Buon Pastore è quella di dare la vita per le sue pecorelle: e lo farà sulla Croce, su cui offre il sacrificio di se stesso per i peccati di tutto il mondo.
Questa Croce e questo sacrificio sono il segno che distingue in maniera radicale e trasparente il Buon Pastore da chi non lo è, da chi è soltanto un mercenario.
La Croce e il sacrificio, amatissimi fratelli e sorelle, ci consentono di distinguere tra il Buon Pastore e i falsi pastori, o mercenari. Nel corso della storia si sono succeduti non pochi "pastori" - capi, duci, condottieri, ideologi e creatori di opinioni, o di correnti di pensiero - che hanno cercato di "pascere" e guidare il popolo verso paradisi artificiali e verso terre promesse di libertà, di benessere, di giustizia, di piena realizzazione, volendo prescindere da Dio e dalla sua santa legge. Ed uno dietro l'altro, giunto il pericolo - giunta l'ora della verità nell'inesorabile cammino della storia - si sono dimostrati falsi pastori, servitori non della verità e del bene, ma di interessi particolari, di ideologie e sistemi che si rivoltavano contro l'uomo.
Cristo, invece, come Buon Pastore va incontro alla Croce, perché conosce le sue pecorelle e sa che il sacrificio di sé è necessario per la loro salvezza.
Occorre che Lui offra la sua vita per le pecorelle. Si. Il Buon Pastore conosce le sue pecorelle e le pecorelle conoscono lui. Lo conoscono come loro Redentore.
In quest'ora della storia, in cui assistiamo a profonde trasformazioni sociali e ad una nuova configurazione di molte regioni del pianeta, occorre proclamare che quando popoli interi si sentivano sottoposti all'oppressione di ideologie e di sistemi politici dal volto inumano, la Chiesa, continuatrice dell'opera di Cristo, Buon Pastore, ha sempre levato la sua voce e agito in difesa dell'uomo, di ciascun uomo e di tutto l'uomo, soprattutto dei più deboli e indifesi. Ha difeso tutta la verità sull'uomo, poiché "l'uomo è il cammino della Chiesa", come ho già detto all'inizio del mio Pontificato.
La difesa della verità sull'uomo ha portato alla Chiesa, come accadde al Buon Pastore, sofferenze, persecuzioni e morte. La Chiesa ha dovuto pagare nella persona dei suoi Pastori, dei suoi sacerdoti, dei suoi religiosi e religiose, dei suoi fedeli laici, anche in tempi recenti, un altissimo prezzo di persecuzione, carcere e morte. Essa lo ha accettato sull'altare della fedeltà alla sua missione e alla sequela del Buon Pastore, consapevole che "Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" (Jn 15,20).
Cristo, Buon Pastore, obbedendo al Padre, offre la sua vita liberamente e amorevolmente per la redenzione degli uomini (cfr. Jn 10,18).
3. Gesù dice ancora nella sua parabola: "E ho altre pecore che non sono di questo ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore" (Jn 10,16).
Alla luce di queste parole si spiega l'atteggiamento dell'Apostolo San Pietro nell'episodio della conversione del centurione romano Cornelio, che abbiamo ascoltato nella prima Lettura della nostra celebrazione. Cristo, infatti, ha altre pecore, che sono sparse su tutta la terra, in tutte le Nazioni. E' necessario, quindi, che Lui, Buon Pastore, le conduca costantemente, attraverso il ministero degli Apostoli e dei loro successori, all'unità del gregge di Dio.
Missione della Chiesa, continuatrice della missione di Cristo, è quella di condurre tutte le pecore verso l'unico gregge di Cristo, per raggiungere quell'unità che egli chiese al Padre nella preghiera dell'Ultima Cena. E, una volta riunite sotto un'unica guida, mantenere la loro comunione con Cristo e tra di loro.
La sollecitudine del Buon Pastore comprende tutti gli uomini e tutte le Nazioni. Anche gli abitanti della Valle di Chalco, questo vasto agglomerato umano che, come città satellite, sorge oggi dove fino a pochi decenni fa vi erano soltanto campi aperti. Anche a voi, abitanti della Valle di Chalco, di Netzahualcoyotl e zone limitrofe, si estende la sollecitudine del Buon Pastore, la sua preoccupazione per la vostra fede cristiana e per la vostra promozione integrale.
In molti di voi scorgo il volto di Cristo sofferente: volti di bambini vittime della povertà, bambini abbandonati, senza scuola, senza un sano ambiente familiare; volti di giovani disorientati perché non trovano un posto nella società, frustrati per mancanza di opportunità professionali e di lavoro; volti di operai spesso mal retribuiti e che hanno difficoltà ad organizzarsi e a difendere i loro diritti; volti di sottoccupati e disoccupati, licenziati per le dure esigenze di crisi economiche; volti di madri e padri di famiglia angosciati perché non hanno i mezzi di sostentamento e di educazione per i loro figli; volti di emarginati ammassati nelle metropoli, colpiti non soltanto dalla carenza di beni materiali, ma anche dal degrado e dall'inquinamento dell'ambiente; volti di anziani, indifesi e dimenticati (cfr. Puebla, 31-39).
Su questo popolo, che porta sul suo volto i tratti dolenti di Cristo, si sentono le parole del Buon Pastore: "Misereor super turbam" (Mt 15,33). "Ho compassione per le folle, perché sono stanche e sfinite, come pecore senza pastore" (cfr. Mt 9,36). La sollecitudine di Cristo è oggi la sollecitudine della Chiesa, la sollecitudine del Papa e dei Vescovi. Con le parole del Concilio Vaticano II ripetiamo: "Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore" (GS 1).
I Vescovi dell'America Latina, riuniti a Puebla dieci anni fa per celebrare la III Conferenza Generale sul presente e il futuro dell'Evangelizzazione, hanno ripetuto - nella scia della Conferenza di Medellin - l'opzione preferenziale per i poveri del continente, come segno della carità evangelica. Oggi, nel prepararci a celebrare a Santo Domingo la IV Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano, desidero riaffermare che è sempre nel cuore della Chiesa l'opzione per i poveri, la quale, senza essere esclusiva - poiché l'universalità della redenzione offerta da Cristo comprende tutti gli uomini senza distinzione - è, certamente, segno inequivocabile della sua fedeltà a Lui.
4. "Cristo Gesù, da ricco che era, si fece povero per arricchire noi per mezzo della sua povertà (cfr. 2Co 8,9). In questo testo San Paolo parla del mistero dell'Incarnazione del Figlio eterno, che ha voluto assumere una natura umana mortale per salvare l'uomo dalla miseria, in cui il peccato l'aveva immerso" (Libertatis Conscientia, 66). La sua povertà ci mostra in cosa consista la vera ricchezza, che bisogna cercare nella comunione di vita con Dio e nella capacità di servire e di donarsi agli altri.
La povertà che Gesù ha chiamato beata, è fatta di distacco, di fiducia in Dio, di sobrietà e disponibilità a condividere con gli altri, di senso della giustizia, di fame del Regno dei cieli, di disponibilità ad ascoltare la parola di Dio e a custodirla nel cuore (cfr. Ibidem).
Diversa è la povertà che opprime una moltitudine di nostri fratelli nel mondo ed impedisce il loro sviluppo integrale come persone. Dinanzi a questa povertà, che è carenza e privazione la Chiesa leva la sua voce invocando e suscitando la solidarietà di tutti per debellarla.
Voi, abitanti della Valle di Chalco, di gran parte di questa Diocesi di Netzahualcoyotl e tante altre persone e famiglie dei sobborghi di Città del Messico e di altre città del Paese, sapete cos'è la carenza e la privazione.
Oggi come ieri, la Chiesa, escludendo opzioni di parte e di natura conflittuale, vuole essere la voce di coloro che non hanno voce; vuole rendere testimonianza della dignità dell'uomo ed essere suo sollievo e difesa. Guardando la storia del Messico, non possiamo fare a meno di ricordare quei missionari ed evangelizzatori della prima ora, che furono campioni della promozione e della difesa dell'indigeno, del povero: Fra Toribio de Benavente, conosciuto come "Motolinia", il povero; Fra Juan de Zumarraga, Fra Bernardino de Sahagun, Don Vasco de Quiroga, chiamato dal popolo "Tata Vasco"; Fra Pietro di Gand, Fra Bartolomé de las Casas e tanti altri che dedicarono le loro vite a spargere il buon seme del Vangelo in questa grande Nazione. Essi, come i molti che continuarono la loro opera durante questi cinque secoli, erano convinti che "il miglior servizio al fratello è l'evangelizzazione che lo dispone a realizzarsi come figlio di Dio, lo libera dalle ingiustizie e lo promuove integralmente" (Puebla, 1145). In quest'aiuto al fratello bisognoso, soprattutto al più debole, la Chiesa cerca di esercitare il comandamento supremo della legge, che è di amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come se stessi (cfr. Mt 22,37-40).
La Chiesa pratica la carità attraverso molteplici opere di misericordia materiale e spirituale, che sono altrettanti modi di servire l'uomo che patisce il bisogno. Più ancora, essa traduce il compimento del comandamento dell'amore in una prassi cristiana, che è la morale sociale cristiana, fondata sul Vangelo e sulla tradizione viva della Chiesa e presentata dal suo Magistero. Le grandi sfide della nostra epoca, come la situazione in cui si trovano gli abitanti della Valle di Chalco e di molte altre zone simili del Messico e dell'America Latina, costituiscono un appello urgente a mettere in pratica la Dottrina Sociale della Chiesa.
5. Prossimi già alla commemorazione del primo centenario dell'Enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII, non possiamo fare a meno di ricordare la vasta portata della sua dottrina. La dimensione sociale "appartenne fin dall'inizio all'insegnamento della Chiesa stessa, alla sua concezione dell'uomo e della vita sociale e, specialmente, alla morale sociale elaborata secondo le necessità delle varie epoche" (LE 3). Questo patrimonio tradizionale è lo sforzo di tanti figli della Chiesa di praticare la carità sociale, vengono raccolti dal Magistero Pontificio (cfr. Ibidem LE 3) e contribuiscono a costituire un corpus dottrinale che serve da orientamento sicuro per quanti hanno la responsabilità delle realtà terrene.
Incoraggio quindi tutti ad approfondire il pensiero sociale cattolico, che ha la sua sorgente più profonda nella Rivelazione. Ascoltate l'insegnamento sociale della Chiesa, aderite ad esso in modo vitale, lasciando che illumini la vostra condotta e vi trasformi in propagatori instancabili dei principi di giudizio e di azione che vi offre il Magistero, facendo giungere i suoi contenuti a tutti gli uomini e donne del Messico. La Valle di Chalco potrà trasformarsi in questo modo in un esempio eloquente di quanto è capace di produrre la virtù cristiana della solidarietà quando ha calato nella coscienza, nel cuore e nella pratica di un popolo cristiano, la Dottrina Sociale della Chiesa.
Esorto quindi i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà del Messico a risvegliare una coscienza sociale di solidarietà: non possiamo vivere e dormire tranquilli mentre migliaia di nostri fratelli, molto vicini a noi, mancano di ciò che è più indispensabile per condurre una vita umana degna.
Desidero anche rivolgere un'esortazione paterna agli abitanti della Valle di Chalco e di Netzahualcoyotl, affinché siano loro i primi e i principali artefici della loro promozione attraverso il lavoro personale, l'economia domestica e l'educazione dei figli. La partecipazione attiva alle parrocchie e alle comunità ecclesiali darà abbondanti frutti di carità, solidarietà ed impegno per la giustizia, come esigenza di un'intensa vita cristiana che si nutre dell'Eucarestia e dell'ascolto della Parola di Dio. Il vostro assiduo rapporto con Dio si tradurrà anche in una più solida formazione alle verità della nostra fede cattolica, per affrontare così le sollecitazioni delle sètte e dei gruppi che cercano di allontanarvi dal vero gregge del Buon Pastore.
6. "L'anima mia anela a te, o Dio" (Ps 41/42,2). Nella nostra Liturgia di oggi risuona questo grido: Sete di Dio! E' un grido eterno e universale, ripetuto da tanti cuori. E' un grido che risuona anche oggi, qui, in mezzo a questa comunità della Valle di Chalco e di Netzahualcoyotl.
Vi sono certamente tante carenze umane che si fanno sentire nella vita della grande città, ed in particolare in questa regione. Tuttavia, al di sopra di tutte queste necessità, di tutti questi desideri, tanto spesso non soddisfatti, si sente insistentemente la sete di Dio, che Sant'Agostino ha espresso con quelle memorabili parole: "Ci hai fatti, Signore, per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te" (Confessioni 1,1). Il nostro cuore, cari fratelli e sorelle, ha sete del Dio vivo! Il Buon Pastore viene incontro a questo desiderio: egli conosce l'uomo nel suo intimo e ha riscattato il desiderio che egli sente per Dio, offrendo sulla croce la vita per le sue pecore (cfr. Jn 10,11). "L'anima mia anela a te, o Dio".
Quando l'uomo sospira per il Dio vivo, soltanto il Buon Pastore conosce la profondità del suo desiderio, poiché soltanto il Figlio conosce il Padre.
Cari fratelli e sorelle, chiedo a Dio che gli insegnamenti del Buon Pastore mettano radici nei vostri cuori e penetrino nella vita delle vostre comunità cristiane. Possa il Buon Pastore condurre tutti coloro per i quali ha offerto la propria vita, alla pienezza che egli stesso desidera per noi: perché "abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Jn 10,10)! Raccomando alla Vergine Santissima, Santa Maria di Guadalupe, la comunità della Valle di Chalco e di tutta la diocesi di Netzahualcoyotl. Possa lei, che è la Madre del Buon Pastore, accompagnarvi con particolare amore e tenerezza e ripetervi oggi quello che sulla collina del Tepeyac disse all'indio Juan Diego: "Figlio mio, Juan Diego, il più piccolo dei miei figli, cosa temi? Non sono qui con te, io, che sono tua Madre?" (Nican mopohua).
Così sia.
(Traduzione dallo spagnolo)
Data: 1990-05-07
Lunedi 7 Maggio 1990
GPII 1990 Insegnamenti - Recita del santo Rosario - Città del Vaticano (Roma)