
GPII 1990 Insegnamenti - All'ispettorato di Pubblica Sicurezza - Città del Vaticano (Roma)
Titolo: Servizio prezioso, efficace segno di amore alla Santa Sede
Signor dirigente generale, e voi tutti, funzionari, graduati e dipendenti dell'Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano!
1. Fa parte di una ormai consolidata tradizione quest'incontro, all'inizio del nuovo anno fra il successore di Pietro e voi, operatori dell'Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano. Sono pertanto lieto di cogliere questa gradita occasione per rinnovare di tutto cuore a ciascuno di voi i migliori auguri per il nuovo anno. Possa il 1990, da poco iniziato, trascorrere nella serenità e nella pace, sia per voi che per tutte le vostre famiglie.
2. Ho particolarmente gradito le parole del vostro dirigente generale che, ancora un volta, hanno sottolineato il senso e il valore del vostro servizio, sicuramente non facile e tuttavia indispensabile per il buon ordine e il tranquillo svolgersi della vita intorno alla Città del Vaticano e ai luoghi sacri alla fede cattolica.
Ma la vostra preziosa opera diviene ancor più meritevole durante le visite pastorali nella Città di Roma e in Italia, dovunque mi conduce l'esercizio del Ministero petrino. Presenza discreta è la vostra, ma quanto attenta ed efficace! Servizio faticoso e costante il vostro, che traduce, oltre al rigore professionale l'amore sincero e il fedele attaccamento alla Sede Apostolica. Come non ricordare, inoltre, gli eventi e le visite di personalità politiche alla Sede di Pietro che durante il 1989 vi hanno particolarmente impegnati? Di tutto, specialmente del vostro quotidiano lavoro, svolto sempre in modo encomiabile, vi sono personalmente riconoscente, e in questa circostanza intendo rinnovarvi la mia stima per lo spirito che anima il vostro servizio.
3. La gioia di ritrovarci in quest'incontro quasi familiare, si traduce da parte mia in preghiera e auspicio. All'inizio di questo nuovo anno affido alla materna intercessione di Maria santissima, la Vergine Potente, le vostre intenzioni, e, col suo aiuto invoco la protezione del Signore su ogni vostra attività, sull'intera vostra vita, con i suoi ideali, propositi e aspirazioni.
Auspico infatti di tutto cuore che ogni vostra quotidiana fatica, talora non scevra da rischi, sia sempre animata da fede profonda, da gioiosa speranza e dalla luce della carità.
Con questi sentimenti, vi prego di trasmettere i miei auguri a tutte le vostre famiglie e ai vostri cari. Per tutti invoco dal Signore Gesù la prosperità, la concordia e la pace.
Vi accompagni sempre la mia benedizione apostolica.
Data: 1990-02-10
Sabato 10 Febbraio 1990
Titolo: Annuncio e testimonianza evangelica, missione della Chiesa
Cari fratelli nell'episcopato.
1. Dopo il breve colloquio con ognuno di voi, è arrivato il gradito momento di incontrarci tutti insieme: i vescovi della regione "Sul-Três", della Conferenza Nazionale dei vescovi del Brasile che qui si trovano in visita "ad limina Apostolorum" e il successore di Pietro. Sentendo profondamente la "sollicitudo omnium ecclesiarum" (2Co 11,28), di cuore do adesso il benvenuto a tutti voi.
Voglia Dio che questa visita preparata con tanta cura possa portare a ogni singola Chiesa, di cui voi siete pastori, a quante costituiscono la regione e la provincia ecclesiastica che con essa coincide, a tutto il popolo di Dio del Brasile e di conseguenza alla Chiesa universale, i più abbondanti frutti. Frutti di grazia e pace che non si può cessare di ricercare nel compimento di questo speciale dovere che la carica episcopale impone (CIC 399 CIC 400). E che il Dio della pace vi renda tutti sempre più "perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in voi ciò che a lui è gradito, per mezzo di Gesù Cristo" (He 13,20). RicevendoVi oggi, penso di accogliere tutti i cari fratelli e sorelle, vostri diocesani, per i quali spendete la maggior parte delle vostre energie, seguendo il cammino del buon pastore (Jn 10,11), in una vita interamente dedicata al gregge affidato alle vostre cure. Nella Chiesa-Comunione, nel Corpo mistico di Cristo, oltre che a voi e ai fedeli di "Rio Grande do Sul", queste stesse parole sono dirette anche agli altri fratelli vescovi del Brasile; così come continuero a pensare ai pastori della Regione "Sul-Três", nei prossimi incontri con altri gruppi, che verranno anch'essi in questo anno alla Città eterna in visita "ad limina" per venerare le tombe dei santi apostoli Pietro e Paolo.
2. Non potrei fare a meno di volgere, subito dopo l'inizio di queste parole di fraterno saluto, il mio pensiero e il mio affetto a tutta la grande Nazione brasiliana. Perdura in me il ricordo vivo della calda accoglienza che mi porse l'affettuoso popolo delle vostre terre che in modo manifesto conquisto il mio cuore nel corso della mia indimenticabile visita pastorale, ormai quasi dieci anni fa. D'altra parte non si può dimenticare che il Brasile cattolico rappresenta una considerevole parte della Chiesa, in termini di circoscrizioni ecclesiastiche, con un corrispondente episcopato: da qui deriva la sua importanza, particolarmente preponderante, soprattutto nel contesto dell'America Latina. Non ignoro le grandi ricchezze umane della gente brasiliana, frutto soprattutto della meravigliosa mescolanza di razze e di culture che li si è verificata, grazie anche a una convergente visione cristiana dei valori umani. Questi stessi valori trovano il loro fondamento nella profonda religiosità che continua a caratterizzare ancora in modo particolare quella "Terra de Santa Cruz", come quasi cinque secoli or sono venne denominata dai primi portoghesi che sbarcarono nel nuovo Continente. Non ignoro, d'altra parte, l'immenso numero di problemi di ogni specie che gravano sempre di più e in percentuale crescente su questo popolo tanto devoto, ma il più delle volte anche sofferente; in modo particolare nell'attuale congiuntura, caratterizzata dalla contrapposizione discriminatoria e indiscutibilmente ingiusta, di un mondo diviso in blocchi, vale a dire Nord e Sud, la qual cosa non ho potuto fare a meno di denunciare già varie volte.
3. Di conseguenza si può ben stimare quanto deve pesare nei vostri cuori di pastori questa serie di problemi di un Brasile che sta certo attraversando sotto vari aspetti uno dei momenti difficili della sua storia, sebbene voi rappresentiate uno degli Stati ancora privilegiati grazie al suo dinamismo nel superamento dei problemi nazionali comuni che in altri Stati raggiungono dimensioni fino a pochi anni fa impensabili. E' quindi comprensibile la preoccupazione dei pastori riguardo la promozione dell'uomo. Tuttavia sarebbe doloroso e persino dannoso se essa diventasse tanto coinvolgente e a volte persino vincolata a scelte ideologiche estranee al messaggio evangelico, al punto da alterare del tutto il fine principale della Chiesa.
Certamente la Chiesa, nella ricerca del suo fine principale, e cioè la "salus animarum" nel reale senso dell'espressione, non si oppone alla realizzazione terrena dell'uomo, né se ne dimentica. E' da tutti riconosciuto quanto l'umanità sia debitrice alla Chiesa riguardo la difesa dei diritti umani e del progresso, così come per ciò che concerne lo sviluppo e la promozione delle persone. Tuttavia questa promozione dell'uomo sempre è stata e sempre deve essere per la Chiesa risultato della ricerca del suo fine specifico. E' con gli occhi su di esso che la Chiesa si preoccupa della formazione e dell'esperienza religiosa dei cittadini di qualsiasi Stato, con una speciale impostazione della sua etica sociale basata sul fine ultimo di ogni società. Questo è il miglior contributo che la Chiesa può dare per la costruzione della società civile.
Attraverso la storia, per potere devolutivo e con carattere assolutamente straordinario e transitorio, la Chiesa, senza rinunciare alla sua dottrina sui due poteri autonomi e sovrani, dovette risolvere problemi civili in circostanze di estrema necessità. Pretendere per ciò di rivendicare per la Chiesa un potere che assolutamente non le compete è certamente servirla male, nel peggiore dei modi. Si può comprendere la facile e forte tentazione che in certe circostanze potrebbe avere un pastore di canalizzare nella direzione univoca o quasi della promozione umana tutto il suo impegno pastorale. Ma si tratta di una tentazione che egli deve superare, come la supero Cristo, il buon pastore. Nel suo esempio certamente possiamo e alcune volte dobbiamo, come Chiesa, all'interno della sua competenza e in modo sussidiario, trovare soluzioni anche per problemi di ordine temporale, soprattutto nelle situazioni in cui si vede compromessa la dignità dell'uomo e sono calpestati i suoi più elementari diritti.
4. Tuttavia, ricordiamo che il "misereor super turbas" (Mc 8,2), che porto Gesù addirittura alla moltiplicazione dei pani, non allontano minimamente il Maestro dalla propria missione. Le moltiplicazioni dei pani non furono fine a se stesse, e ancor meno potrebbero servire (nonostante le insistenze di coloro che avevano ricevuto la grazia, per nominarlo re, salvatore) come pretesto per far si che il Maestro assumesse una guida politica o qualcosa di simile. Ma il modo di procedere del Maestro fini per diventare motivazione e preparazione per la grande promessa dell'Eucaristia, di quell'alimento che non perisce, del pane vivo disceso dai cieli, del pane che dà la vita eterna (Jn 6,15 Jn 6,26 Jn 6,58).
E' ancora il Maestro, il buon pastore, a ricordarci: "Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare" (Mt 22,21). Dal Vangelo emana, trasparente, la volontà di Dio, rivelata da Cristo e in Cristo: Re si, ma "non di questo mondo" (Jn 18,36). Dio vuole che siano due i poteri che governano la città terrena e la città celeste: poteri distinti e autonomi, armoniosamente compenetrati. La recente sintesi conciliare di questa dottrina non meno trasparente ci ricorda con insistenza la distinzione tra la città terrena o degli uomini, che è la società civile, e la Chiesa, che è città e regno di Dio. E' compito degli uomini, secondo le leggi divine, incise nella stessa natura umana, organizzare la città terrena e designare le autorità che la governano. La Chiesa, da parte sua, venne costituita direttamente per volontà di Gesù Cristo che le diede le sue leggi fondamentali, le sue finalità e le sue funzioni proprie (cfr. GS 76).
5. Per il cristiano c'è la "compenetrazione della città terrena e di quella celeste" e a lui spetta di compiere i doveri corrispondenti all'una e all'altra all'interno delle rispettive leggi. Ma "la missione propria che Cristo ha affidato alla sua Chiesa non è d'ordine politico, economico o sociale: il fine, infatti, che le ha prefisso è d'ordine religioso". Pertanto, solo gli aspetti religiosi, spirituali e morali della città terrena fanno parte della missione propria della Chiesa. Riguardo alle attività economico-sociali, "i cristiani che partecipano attivamente allo sviluppo economico-sociale contemporaneo e alla lotta per la giustizia e la carità, siano convinti di poter contribuire molto alla prosperità del genere umano e alla pace del mondo".
E' di grande importanza, tuttavia, soprattutto in una società pluralistica, che si abbia una giusta visione dei rapporti tra la comunità politica e la Chiesa. E' necessario fare una chiara distinzione tra le azioni che i fedeli, individualmente o in gruppo, compiono in nome proprio, come cittadini, guidati dalla loro coscienza cristiana, e le azioni che realizzano in comunione con i loro pastori, in nome della Chiesa. "La Chiesa che, in ragione del suo ufficio e della sua competenza, in nessuna maniera si confonde con la comunità politica e non è legata ad alcun sistema politico, è insieme il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana" (GS 42 GS 72 GS 76).
Tutto quello che la Chiesa, come popolo di Dio in pellegrinaggio nella realtà contingente del mondo presente, ha fatto e non potrà mai smettere di fare in favore della realizzazione terrena dell'uomo, in armonia con la sua realizzazione cristiana, è in quanto Chiesa che sempre dovrà farlo, rispettando i principi sopra ricordati. Il suo coinvolgimento nei problemi socio-economici e nella vita della comunità politica, deve essere sempre e soltanto conseguenza o corollario della sua missione principale; questa è, come si sa, l'annuncio e la testimonianza di Gesù Cristo, Vangelo del Padre, seguendo l'unico spirito della verità. Pensare, parlare e agire in senso diverso sarebbe ovviamente svilire completamente la natura della Chiesa stessa, quale la fondo nostro Signore Gesù; oltre ad essere una forma di clericalismo che appare oggi più che mai anacronistica.
6. Non possiamo mai scordare che la Chiesa nella stessa enciclica "Gaudium et Spes" (GS 1-5), riferendosi al mondo contemporaneo, con "le sue gioie e speranze, tristezze e angosce", e dirigendosi ad esso, si proclama apertamente: "comunità di uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre"; oltre a questo presenta apertamente il "Cristo crocifisso e risorto come la sua unica redenzione e salvezza". La grande riflessione conciliare sulla Chiesa, dalla quale risulto l'Enciclica dogmatica, "Lumen Gentium" non ha lasciato nessun dubbio rispetto la natura e finalità della Chiesa stessa. E si defini: "in Cristo, sacramento, ossia il segno e lo strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano".
In essa si attua il piano di salvezza universale del Padre, il regno rivelato e inaugurato da Cristo, Figlio di Dio incarnato nello Spirito Santo. La Chiesa, manifestazione visibile del Cristo invisibile, popolo sacerdotale, profetico e regale, continua a fare la proclamazione e l'instaurazione crescente di quel regno di Dio, "in pellegrinaggio tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio". La "salus animarum" è il suo fine essenziale e la sua legge suprema. La santificazione è l'apice e l'obiettivo ultimo di tutto il suo impegno di salvezza, secondo la vocazione di tutti alla santità (LG 1 LG 6-8 LG 39).
Verso la salvezza e la santificazione si devono quindi orientare gli sforzi di evangelizzazione con tutti i mezzi, e con tutti gli operai. Conviene pero chiarire che, nella evangelizzazione in campo sociale, che è un aspetto della funzione profetica della Chiesa, l'annuncio è sempre più importante della denuncia, e questa non può prescindere da quello (cfr. SRS 41). Verso la salvezza e la santificazione deve orientarsi ogni esercizio del sacerdozio comune del popolo di Dio, più ancora del sacerdozio ministeriale, secondo la riflessione del più recente Sinodo dei vescovi, presente nell'esortazione apostolica "Christifideles laici" (CL 41). E tale esercizio deve essere sempre guidato dalla carità. Questa, paradossalmente, "si fa più necessaria quanto più le istituzioni, diventando complesse nell'organizzazione e pretendendo di gestire ogni spazio disponibile, finiscono per essere rovinate dal funzionalismo impersonale, dalla esagerata burocrazia, dagli ingiusti interessi privati, dal disimpegno facile e generalizzato".
7. Cari fratelli nell'episcopato, so bene quanto voi siete coscienti delle responsabilità strettamente ecclesiastiche che vi competono, che esse accompagnino sempre ognuno di voi nella sua singola Chiesa, nella Regione e nel Brasile. E' grande il compito che grava sulle vostre spalle, ma la certezza che deriva dalla fede in Cristo incoraggia tutti noi. Basti pensare all'impegno fondamentale dell'evangelizzazione del Brasile che è prossimo a celebrare i suoi cinque secoli d'evangelizzazione, tale impegno attinge proporzioni veramente impressionanti, come lo dimostrano i programmi pastorali consapevolmente elaborati dalla Conferenza Nazionale, dalle Province ecclesiastiche e dalle Regioni, così come da ogni singola Chiesa. Il "prodigarsi" e il "superprodigarsi" dell'Apostolo (2Co 12,15) non può cessare di essere la ragione di vita per ognuno di voi, per i padri e gli altri consacrati, così come per ogni fedele cosciente della sua dignità e responsabilità, in relazione al servizio del Regno, che è Regno di amore e di pace.
Solo una Chiesa unita, come la vuole Gesù, il buon pastore, "una sola cosa con lui e con il Padre" (cfr. Jn 17,21-23), potrà portare avanti la meravigliosa ma tanto impegnativa missione che egli le ha affidato. E soprattutto non si può permettere, per le ragioni sopra ricordate che, a causa di una promozione umana mal interpretata, vi sia una spaccatura della sua unità, nella verità e nella carità. Tale comunione è la più grande grazia che Gesù chiese insistentemente al Padre, quando ci fece il dono supremo dell'Eucaristia: "ut omnes unum sint" (Jn 17,21).
8. Che Maria Immacolata, "Nossa Senhora Aparecida", patrona del Brasile, vegliando su tutti i suoi figli della Patria brasiliana ad ella consacrata, conservi sempre nell'unità la Chiesa pellegrina in questa "Terra de Santa Cruz".
Concludo, pieno di speranza, augurandomi che l'unione delle singole Chiese che si trovano a "Rio Grande do Sul", riunite nella Provincia ecclesiastica che ha le sue radici nell'antica diocesi dedicata a san Pietro, continui a splendere nell'unità della Chiesa universale che qui oggi celebriamo. E' questo che chiedo insistentemente al buon pastore, salutando per tramite vostro i suoi presbiteri, le comunità di consacrati, le parrocchie, le famiglie, i giovani e i bambini, gli anziani e tutti quelli che soffrono, infine, tutti i cari "gauchos", diocesani vostri. Portate loro la certezza del mio affetto e il mio incoraggiamento a vivere la propria vocazione cristiana, cercando prima di tutto l'unico regno di Dio e la sua giustizia, con la piena benedizione apostolica che io do loro di tutto cuore.
Data: 1990-02-10
Sabato 10 Febbraio 1990
Titolo: Non restare alla finestra o chiudersi nel privato
(Ai bambini:) Saluto cordialmente tutti i presenti, tutti i parrocchiani di questa parrocchia che non ho potuto visitare domenica scorsa. Oggi arrivo con tanto amore ed entusiasmo per incontrare la vostra comunità cristiana. Vi saluto di cuore. Il primo incontro del Papa è sempre con i bambini, con i parrocchiani più giovani.
Questi sono i primi a incontrare il Papa, a salutare il Papa, a raccontare tante cose interessanti al Papa, come abbiamo appena sentito. Ma insieme con i bambini sono i loro genitori come anche i loro insegnanti, catechisti, catechiste, maestre. Possiamo dire che attraverso i bambini si manifesta tutta la parrocchia.
La parrocchia è una comunità della Chiesa di Roma, una comunità del popolo di Dio, una comunità in cui è presente e vive Cristo. Attraverso la sua parola, il suo Vangelo, soprattutto attraverso i sacramenti, l'Eucaristia, Cristo vive e fa vivere noi. E sono i bambini i primi a sperimentare questa vita che viene da Cristo, prima il battesimo, quando sono ancora piccoli e non si rendono conto del mistero che opera in loro, poi consapevolmente si preparano alla Comunione per ricevere Cristo, per nutrirsi con il suo corpo e il suo sangue nel sacramento dell'altare. E sono appunto questi bambini i primi qui presenti. Poi, dopo la prima Comunione si preparano alla Cresima, a questa confermazione dello Spirito Santo per maturare come cristiani. così cresce la comunità, così cresce la persona, la personalità cristiana di ciascuno di noi, cresce la comunità cristiana, la parrocchia, la Chiesa di Roma.
Ma allo stesso tempo vi sono tante altre Chiese. Io porto ancora nei miei occhi le Chiese in Africa che ho visitato dieci giorni fa, queste Chiese povere materialmente, perché vivono nel deserto o nel semi-deserto, dove non crescono le cose necessarie ad alimentare le persone e le famiglie. Questa zona si chiama Sahel. Dobbiamo sempre ricordare questa parola perché essa ci ricorda dei nostri fratelli più bisognosi e noi dobbiamo pensare a loro così come tutta la comunità internazionale deve cercare di aiutare questi nostri fratelli e sorelle africani dei paesi della zona desertica. Ecco con questo ricordo voglio entrare nella chiesa ringraziandovi per la vostra presenza, per la vostra pazienza, perché avete dovuto aspettare una settimana, ma lo avete fatto con grande virtù. Anch'io gioisco di questo incontro, un po' ritardato, ma che avviene nel pieno senso della visita pastorale.
(Omelia:) "Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli" (Mt 5,20).
1. Carissimi fratelli e sorelle, in queste parole è racchiusa la grande novità della legge della nuova alleanza che Gesù, nuovo Mosè, ha promulgato sul monte delle beatitudini davanti ai discepoli e alla folla, riuniti intorno a lui.
Gesù, Maestro che parla con autorità, non è venuto ad abolire l'antica legge data ad Israele, ma a portarla a compimento. Lui stesso - come annota più volte il Vangelo - l'ha osservata fedelmente. Tuttavia ha dato al nuovo Israele quel "di più" che gli consente di superarla come legge puramente esteriore, fatta di decreti e prescrizioni avvertiti e vissuti talora come pesanti e insopportabili, e di trasformarla in "scelta interiore", frutto della docilità allo Spirito e di amore a Dio e ai fratelli.
La "giustizia" dei farisei, infatti, si limitava spesso all'osservanza materiale delle norme, si arrestava alla "lettera" e non ne coglieva lo "spirito".
Finiva così per scivolare nel formalismo e nell'ipocrisia, sia nell'esercizio del culto come nel comportamento di vita. Per questi motivi era frequentemente oggetto della denuncia e del rimprovero di Gesù.
2. La giustizia, invece, che Cristo propone a quanti vogliono essere suoi discepoli e formare il nuovo popolo di Dio, non si arresta alla materialità delle azioni, ma si rifà alle intenzioni con cui esse devono essere compiute. E' nel cuore che si decide l'atteggiamento più vero e più radicale dei suoi discepoli; nel cuore maturano le scelte finalizzate alla gloria di Dio e all'autentico bene della persona e della società. La "nuova legge" dell'amore non è scritta su tavole di pietra, ma nell'intimo del cuore e quindi nella coscienza dell'uomo. A scrivere questa legge nel cuore dei discepoli è lo Spirito Santo, che Cristo risorto dona ai suoi per farli "nuove creature". Lo Spirito, dunque, è la "legge interiore", che li rende puri di cuore e retti nell'intenzione; è lui che li illumina e li muove interiormente ad agire secondo la volontà di Dio; è lui che li abilita a conformare la propria vita all'unico comandamento dell'amore, che è il compimento di tutta la legge. E' in forza della sua azione, segreta ma efficace, che è possibile ai discepoli vivere non più come schiavi e quindi nella paura, ma come figli e perciò nella gioia e nella verità.
Questo è il "di più" con cui Gesù porta a compimento e a perfezione la legge antica.
3. così il Maestro divino svela ai suoi il significato autentico della fedeltà alla legge: non un'osservanza esterna, ma un'"obbedienza" di fede alla volontà di Dio che si manifesta attraverso di essa. Nel rapporto con l'uomo, scoperto come fratello, non basta "non uccidere", è necessario non offendere; non basta non commettere adulterio, occorre guardare con purezza d'intenzione ogni donna. Nel rapporto con Dio, amato come Padre, e particolarmente nel culto, non basta l'osservanza scrupolosa delle norme rituali; bisogna puntare alla comunione con lui e all'atteggiamento di misericordia e di riconciliazione. Il servizio a Dio senza il servizio ai fratelli è falso e perciò non gradito al Signore.
Alla scuola di Cristo i discepoli imparano in questo modo a vivere con coerenza la loro vita, nella vera libertà, e cioè nella verità e nella carità. E così diventano testimoni e annunciatori del regno di Dio a tutti gli uomini. Lo slancio missionario si fonda infatti nella "coscienza di verità" e nel dinamismo di una carità a tutta prova che bandisce ogni forma di convenienza e di interessi privatistici. Ciò è possibile solo a coloro che si lasciano guidare dallo Spirito e ascoltano la parola di Dio, autorevolmente interpretata e proposta alla comunità dei credenti da parte di coloro che ne sono dispensatori e garanti.
E' questa la testimonianza che gli uomini si attendono da parte dei discepoli del Signore, che hanno il dono e perciò la consapevolezza di essere portatori della verità che salva.
4. In una situazione di scristianizzazione, che si caratterizza per la perdita di molti valori morali, per l'incoerenza di vita anche di coloro che si professano cristiani, per egoismi che producono lacerazioni e ingiustizie nel tessuto sociale, una decisa e diffusa "coscienza di verità" e una forte testimonianza di rigore e di coerenza morale, di riconciliazione, di amore e di servizio, diventano fattori indispensabili per una "nuova evangelizzazione". Tutto ciò da parte specialmente dei fedeli laici che sono chiamati ad essere sale della terra e luce del mondo, con la specifica vocazione e missione di "cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio" (LG 31).
I cristiani, come non devono essere dei rinunciatari restando alla finestra e chiudendosi nel privato, così non possono assimilarsi alla mentalità e al costume correnti, limitandosi a un'osservanza puramente esteriore della legge di Cristo.
Nella complessità del mondo moderno e in mezzo alle contraddizioni, frutto talora di formalismo e di ipocrisia, i cristiani sono chiamati ad agire "nella verità" e quindi con coerenza, specialmente quando sono in gioco i valori relativi alla famiglia e alla fraternità, all'onestà nella vita pubblica e sociale; sono sollecitati a celebrare il culto della nuova alleanza "in spirito e verità", sensibili e disponibili alle esigenze di riconciliazione e di pace, di amore e di servizio, proprie della liturgia cristiana, che è memoriale del sacrificio redentore di Cristo.
5. Queste riflessioni acquistano particolare significato e spessore, se collocate nel quadro degli impegni che il Sinodo pastorale diocesano domanda a voi, fedeli della comunità parrocchiale di San Frumenzio e a quelli dell'intera Chiesa di Roma.
Saluto il cardinale vicario con il vescovo ausiliare mons. Salvatore Boccaccio, al quale è particolarmente affidato questo settore della diocesi.
Saluto il parroco, don Enrico Feroci, col viceparroco e gli altri sacerdoti che offrono la loro collaborazione nelle varie attività pastorali. Saluto le Suore Missionarie della Consolata, la cui cappella è stata il cuore della parrocchia quando ancora non esisteva questa bella chiesa e che ancora continuano a prestare generosamente la loro opera a sostegno delle iniziative comunitarie.
E di iniziative la vostra parrocchia ne ha molte e ben avviate, grazie alla notevole mobilitazione dei laici, i quali mostrano di sapersi assumere le loro responsabilità con disponibilità degna d'encomio. A tutti coloro che recano un proprio contributo nei diversi settori nei quali s'esprime la vita della comunità va il mio saluto, insieme col più caloroso incoraggiamento a perseverare.
Le possibilità di impegno in attività di servizio sono molteplici: dai corsi catechistici ai campi-scuola; dai gruppi di approfondimento della parola di Dio agli incontri per la preparazione ai sacramenti; dalle attività caritative e di accoglienza verso i piccoli, handicappati, anziani, alle iniziative di carattere culturale e ricreativo. C'è spazio per tutti: spazio per donare e spazio per ricevere, spazio per crescere con gli altri verso il traguardo di una piena maturità cristiana.
6. Il prossimo Sinodo costituisce un momento privilegiato in questo processo di crescita personale e comunitaria nella "coscienza di verità" e nella fedeltà alla legge nuova dell'amore cristiano. Esso, proprio perché "evento di popolo", chiede a tutti i fedeli, e in particolare a voi, laici, di sentirvi maggiormente impegnati nella formazione di una coscienza morale retta e quindi nella missione a cui la Chiesa è chiamata oggi nel mutato contesto socio-culturale. Il Sinodo vi chiede di sentirvi personalmente responsabili di quella "nuova evangelizzazione", che è uno dei suoi principali obiettivi.
Questo è dunque il momento favorevole per essere sempre più testimoni coerenti del Vangelo. E' questa l'occasione propizia per prendere più viva coscienza e per dedicarsi con maggior vigore ad animare di spirito evangelico la realtà in cui vive oggi la Chiesa, con particolare attenzione al "mondo vasto e complicato della politica, della realtà sociale, dell'economia; così pure della cultura, della scienza e delle arti, della vita internazionale, degli strumenti della comunicazione sociale; e anche di altre realtà particolarmente aperte alla evangelizzazione quali l'amore, la famiglia, l'educazione dei bambini e degli adolescenti, il lavoro professionale, la sofferenza" (EN 70).
7. Nessun dubbio: il compito è arduo! occorrono persone responsabili e mature nella fede. Per questo il Sinodo diocesano dovrà porre tra le sue priorità quella di incrementare e qualificare le iniziative e gli strumenti per un'integrale formazione dei fedeli laici. Occorrerà predisporre un progetto più organico, che sviluppi tutti gli aspetti di tale formazione, superando il rischio della frammentarietà e le spinte dell'autonomia da parte di espressioni e articolazioni particolari della comunità ecclesiale.
Questo impegno, mirante alla formazione di una coscienza cristiana sempre più vera e certa nella fede, in vista di una testimonianza più coerente, deve avere il suo perno nella parrocchia e nella diocesi e deve stare particolarmente a cuore ai pastori quali maestri ed educatori della comunità ecclesiale. In questo modo essi riusciranno anche ad aprire ai fedeli laici spazi più vasti e significativi nella vita e nella missione della Chiesa. A tale proposito, penso all'importanza e al ruolo che rivestono oggi gli organismi di partecipazione - e tra questi, in specie, il "Consiglio pastorale" e il "Consiglio per gli affari economici" -, mediante i quali si attua e si esprime concretamente la comunione ecclesiale, si progetta e si verifica l'azione evangelizzatrice, in rapporto ai bisogni e alle istanze degli uomini che vivono nel territorio. Sono perciò organismi da rilanciare e rivitalizzare.
Vorrei finalmente ricordare il valore che assume l'apostolato dei fedeli laici, se compiuto in forma associata. La Chiesa di Roma si presenta particolarmente ricca e vivace sotto questo profilo. Molti sono i gruppi, le associazioni, i movimenti in essa presenti e operanti. Costituiscono un dono dello Spirito e un aiuto prezioso per una vita cristiana coerente e per un impegno apostolico e missionario più incisivo. Questa ricchezza, tuttavia, andrebbe incontro a seri inconvenienti, se le singole articolazioni ecclesiali ignorassero le altre, prescindendo dalla vita globale della diocesi e assolutizzando la propria esperienza. L'istanza della comunione, prima forma di evangelizzazione, dovrà perciò condurre tutti a camminare insieme, a convergere intorno al progetto pastorale, della Chiesa locale, apportandovi l'originalità e la ricchezza dei carismi particolari, sotto la guida del vescovo e del suo magistero.
8. Fratelli e sorelle, ascoltiamo ancora le parole del Salmo: "Beato l'uomo di integra condotta, che cammina nella legge del Signore. / Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti e lo cerca con tutto il cuore".
Carissimi, se vi sforzerete di camminare nella verità e nell'amore, se custodirete la parola di Dio con cuore retto e sincero, sarete "beati", diventerete stabile dimora di Dio e darete un fattivo contributo alla "nuova evangelizzazione". Amen! (Al Consiglio pastorale:) Grazie di cuore per questa presentazione così concisa ma allo stesso tempo così ricca. Mi trovo davanti al Consiglio pastorale della parrocchia di San Frumenzio e non posso fare a meno di ringraziare tutti i presenti e i membri del Consiglio per il loro apostolato. Questo è il modo di esercitare l'apostolato dei laici accanto e insieme ai sacerdoti, ai vescovi, nella Chiesa e, in questo caso, nella Chiesa di Roma. Va sempre mantenuta questa prospettiva della parrocchia inserita nella Chiesa di Roma, nella Chiesa particolare, diocesana, ma inserita, attraverso questa Chiesa, nella Chiesa universale. Vi auguro, carissimi fratelli e sorelle, ciò che si deve augurare ai membri di un Consiglio pastorale. Vi auguro il dono divino, il dono dello Spirito Santo che viene chiamato "dono del consiglio". Questa è una grazia specifica per tutti i consiglieri, consultori, membri dei consigli. Vi auguro questo nella vostra assemblea, qui riunita, ma ve lo auguro allo stesso tempo nella vostra famiglia, nel vostro ambiente di lavoro, ambiente di vita, in ogni ambiente in cui vi trovate. così si costruisce la Chiesa, perché la Chiesa si costruisce non solamente nella Chiesa ma da per tutto.
Apostolato vuol dire andare in tutto il mondo, in tutte le dimensioni del mondo, in tutti gli ambienti del mondo, e per questo ci vuole anche il "dono del consiglio" dappertutto presente e dappertutto operante.
(Il commovente incontro con gli handicappati:) Molte grazie per questa spiegazione della realtà in cui ci troviamo. E' una realtà particolare, una realtà da una parte difficile, anche dolorosa, ma d'altra parte molto preziosa, molto promettente, perché tutti questi fratelli e sorelle stanno così vicino alla croce di Cristo, forse più vicino di qualsiasi altra persona. Nella croce di Cristo c'è la salvezza, loro sono quindi operatori della salvezza, collaboratori di Cristo. Forse non lo sanno, non se ne rendono conto, ma lo sa Cristo, e questa è la cosa principale. Ringrazio tutti coloro che si occupano dei fratelli handicappati, sono le mamme, i padri, i fratelli, le sorelle e i volontari. Vi ringrazio di cuore per la vostra opera che fa parte della missione della Chiesa, anzi ne è una parte essenziale, perché missione della Chiesa è soprattutto promuovere la carità, predicare la fede, promovendo la carità. La promozione della carità è la più grande, la più efficace predicazione della fede. Vorrei ringraziare questo gruppo che si chiama "ciao", dicendo "ciao" a tutti "contenti, insieme, andremo ovunque".
(Agli anziani:) Grazie per le bellissime parole, ma grazie soprattutto per il vostro essere insieme. E' per me una grande consolazione vedere che non vivete isolati, solitari, ma che avete trovato un ambiente e che avete chiamato questo ambiente "amicizia". Non basta che le persone stiano insieme, ci vuole amicizia per fare comunione e questo è mistero di Dio. Dio è uno, ma misteriosamente trino, perché è comunione. Noi attraverso le nostre diverse comunioni ci avviciniamo a questo mistero di Dio, grande, impensabile, superiore ai nostri pensieri, ai nostri cuori, ma nel nostro cuore si trova un indirizzo verso questo mistero. Io penso che voi avete trovato appunto questo indirizzo nella vostra amicizia, in questo ambiente che si chiama amicizia. Mi raccomando a voi e alle vostre preghiere, mi affido a queste preghiere. Sono convinto che potete molto davanti al Signore.
(Ai giovani:) Il vostro assistente mi ha spiegato all'inizio che qui mi trovo con alcuni giovani, ma soprattutto con quelli che sono gli animatori degli altri giovani, i catechisti. Voglio esprimere la mia gioia per questo, perché noi sappiamo bene che come il corpo senza anima non vive, così anche le comunità umana e cristiana non vivono senza animatori, senza coloro che portano l'anima. Vi auguro di essere animatori, di avere quest'anima sempre più ricca, più piena per poi dare agli altri. E' questa la migliore realizzazione della vostra umanità, della vostra personalità, della vostra giovinezza.
Vorrei ringraziare ancora i membri del coro per il loro canto che è anche un'animazione. Il canto è sempre un po' un'anima per l'assemblea liturgica.
Lo sapeva molto bene sant'Agostino, ma non solamente lui. Già san Paolo parla della stessa cosa. Vi ringrazio anche per la vostra solidarietà con il Papa così come è trapelato dalle parole del vostro collega che ha parlato della mia ultima visita apostolica nei Paesi africani del Sahel. Vorrei dare una breve risposta alla domanda, perché il vostro accompagnamento nel mio viaggio attraverso Capo Verde, la Guinea-Bissau, il Mali, il Burkina Faso e fino al Ciad è stato per me molto prezioso così come l'accompagnamento di tanti altri fratelli e sorelle di tutto il mondo. La Chiesa è una comunità e anche se uno solo fa qualcosa, specialmente se questi è il Papa, il vescovo di Roma, lo facciamo tutti. Questa comunità è solidarietà.
Cosa ci vuole ora per dare una risposta al secondo appello di Ouagadougou, che è stato un po' più forte del primo? Io penso che si deve intensificare la nostra consapevolezza dell'ineguaglianza, dell'ingiustizia che esiste in noi. Si deve intensificare, perché è molto facile semplicemente "passare" come nella parabola del buon samaritano: uno ha visto ed è passato oltre, l'altro ha visto ed è passato oltre, ma il terzo si è fermato. Il problema è fermarsi davanti a questa realtà, e questo è il primo frutto. Io mi rendo conto che questi appelli si ripetono. Specialmente il mondo ricco è abituato: "il Papa parla, il Papa parla, lasciamo passare, lasciamo passare". Bisogna fermarsi! Bisogna cominciare a riflettere personalmente, poi nei gruppi, per cercare le soluzioni forse piccole, parziali, ma, finalmente, dalle soluzioni piccole, parziali, arriveremo forse a una soluzione globale. I mali del mondo sono tanti, questo è un male specifico, in un certo senso esemplare. Ma i mali del mondo sono molti, noi non possiamo lasciar passare, dobbiamo fermarci e riflettere, cercare, trovare, anche pregare. Penso che noi in questo mondo ricco dobbiamo pregare con tanta insistenza il Signore Gesù, suo Padre, lo Spirito Santo, affinché ci faccia capire, affinché ci faccia soffrire per queste situazioni per questa ingiustizia che è il mondo. Non basta ripetere le parole, bisogna formare un altro uomo, un'altra consapevolezza umana in questi ambienti. La ricchezza in se stessa non è una cosa cattiva, è un bene. Vi sono tanti ricchi che hanno dato tutto, come quell'industriale italiano, Candia, che dopo aver venduto tutto è andato a servire i lebbrosi in Brasile e tutto il ricavato della sua industria, della sua fabbrica, della sua impresa è stato investito in questo lebbrosario. Naturalmente questo è un esempio radicale, sono necessari questi esempi, ma si deve fare almeno un qualcosa, anche minimo, e forse un giorno questo può dimostrarsi troppo poco.
Bisogna allora alzare sempre più le esigenze che ci facciamo.
Questa è la risposta alla vostra domanda. Vi ringrazio per quello che siete in questa parrocchia. La parrocchia ha bisogno di voi, della vostra animazione. Vi auguro di continuare sempre su questa strada.
Data: 1990-02-10
Sabato 10 Febbraio 1990
GPII 1990 Insegnamenti - All'ispettorato di Pubblica Sicurezza - Città del Vaticano (Roma)