GPII 1990 Insegnamenti - Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)

Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: L'azione santificatrice dello Spirito divino




1. Lo spirito divino, secondo la Bibbia, non è solo luce che illumina dando la conoscenza e suscitando la profezia, ma anche forza che santifica. Lo spirito di Dio, infatti, comunica la santità, perché lui stesso è "spirito di santità", "spirito santo". Questo appellativo viene attribuito allo spirito divino nel capitolo 63 del Libro di Isaia (Is 63,10-11), quando, nel lungo poema o salmo dedicato a esaltare i benefici di Jahvè e a deplorare gli smarrimenti del popolo durante la storia di Israele, l'autore sacro dice che "essi si ribellarono e contristarono il suo santo spirito". Ma aggiunge che, dopo il castigo divino, "si ricordarono dei giorni antichi, di Mosè suo servo", per chiedersi: "Dov'è colui che gli pose nell'intimo il suo santo spirito...?".

Questo appellativo risuona anche nel Salmo 50, dove, nel chiedere perdono e misericordia al Signore ("Miserere mei, Deus, secundum misericordiam tuam"), l'autore lo implora: "Non respingermi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito". Si tratta del principio intimo del bene, che agisce all'interno per portare alla santità ("spirito di santità").


2. Il Libro della Sapienza afferma l'incompatibilità tra lo spirito santo e ogni mancanza di sincerità o di giustizia: "Il santo spirito che ammaestra rifugge dalla finzione, se ne sta lontano dai discorsi insensati ed è cacciato al sopraggiungere dell'ingiustizia". Una relazione molto stretta viene poi espressa tra la sapienza e lo spirito. Nella sapienza, dice l'autore ispirato, "c'è uno spirito intelligente e santo", il quale è dunque "senza macchia" e "amante del bene". Questo spirito è lo spirito stesso di Dio, perché è "onnipotente e onniveggente". Senza questo "santo spirito di Dio" che Dio "manda dall'alto", l'uomo non può discernere la santa volontà di Dio e tantomeno, evidentemente, adempierla fedelmente.


3. L'esigenza di santità è fortemente legata, nell'Antico Testamento, alla dimensione culturale e sacerdotale della vita di Israele. Il culto si deve svolgere in un luogo "santo", luogo della dimora di Dio tre volte santo. La nube è il segno della presenza del Signore; tutto, nella tenda, nel tempio, nell'altare, nei sacerdoti, fin dal primo consacrato Aronne, deve rispondere alle esigenze del "sacro", che è come un alone di rispetto e di venerazione creato intorno a persone, riti e luoghi privilegiati da un rapporto speciale con Dio.

Alcuni testi della Bibbia affermano la presenza di Dio nella tenda del deserto e nel tempio di Gerusalemme. Tuttavia nel racconto stesso della dedicazione del tempio di Salomone, viene riferita una preghiera, nella quale il re mette in dubbio questa pretesa dicendo: "Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che ti ho costruita" (1S 8,27). Negli Atti degli apostoli (7,48), santo Stefano esprime la stessa convinzione a proposito del tempio: "L'Altissimo non abita in costruzioni fatte da mano d'uomo". La ragione di ciò è spiegata da Gesù stesso nel colloquio con la Samaritana: "Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità" (Jn 4,24). Una casa materiale non può ricevere pienamente l'azione santificante dello Spirito Santo e quindi non può essere davvero "dimora di Dio". La vera casa di Dio deve essere una "casa spirituale". come dirà san Pietro, formata da "pietre vive", cioè da uomini e da donne santificati interiormente dallo Spirito di Dio (cfr. 1P 2,4-10).


4. perciò Dio promise il dono dello Spirito nei cuori, nella celebre profezia di Ezechiele, dove dice: "Santifichero il mio nome grande, disonorato fra le genti, profanato da voi in mezzo a loro... io vi purifichero da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi daro un cuore nuovo, mettero dentro di voi uno spirito nuovo... Porro il mio spirito dentro di voi...". Il risultato di questo dono stupendo è la santità effettiva, vissuta nell'adesione sincera alla santa volontà di Dio. Grazie alla presenza intima dello Spirito Santo, i cuori saranno finalmente docili a Dio e la vita dei fedeli sarà conforme alla legge del Signore.

Dio dice: "Porro il mio spirito dentro di voi e vi faro vivere secondo i miei statuti e vi faro osservare e mettere in pratica le mie leggi" (Ez 36,27). Lo Spirito santifica così tutta l'esistenza dell'uomo.


5. Contro lo spirito di Dio combatte lo "spirito di menzogna", lo "spirito immondo" che soggioga uomini e popoli piegandoli all'idolatria. Nell'oracolo sulla liberazione di Gerusalemme, in prospettiva messianica, che si legge nel Libro di Zaccaria, il Signore promette di operare lui stesso la conversione del popolo, facendo sparire lo spirito immondo: "In quel giorno vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l'impurità. In quel giorno... io estirpero dal paese i nomi degli idoli...: anche i profeti e lo spirito immondo faro sparire dal paese..." (Za 13,1-2).

Lo "spirito immondo" sarà combattuto da Gesù, che parlerà, in proposito, dell'intervento dello Spirito di Dio e dirà: "Se io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto a voi il regno di Dio" (Mt 12,28). Ai suoi discepoli, Gesù promette l'assistenza del "Consolatore", che "convincerà il mondo... quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato" (Jn 16,8-11). A sua volta Paolo parlerà dello Spirito che giustifica mediante la fede e la carità, e contrapporrà alle "opere della carne" i "frutti dello Spirito", insegnando la nuova vita "secondo lo Spirito" (Ga 5,19): lo Spirito nuovo di cui parlavano i profeti.


6. Coloro, uomini o popoli, che seguono lo spirito che è in conflitto con Dio, "contristano" lo spirito divino. E' una espressione di Isaia che abbiamo già riferita e che è opportuno riportare ancora nel suo contesto. Si trova nella meditazione del cosiddetto Trito-Isaia sulla storia di Israele: "Non un inviato né un angelo, ma egli stesso (Dio) li ha salvati con amore e compassione; li ha sollevati e portati su di sé, in tutti i giorni del passato. Ma essi si ribellarono e contristarono il suo santo spirito" (Is 63,9-10). Il profeta contrappone la generosità dell'amore salvifico di Dio per il suo popolo e l'ingratitudine di questo. Nella sua descrizione antropomorfica, è conforme alla psicologia umana l'attribuzione allo spirito di Dio della tristezza causata dall'abbandono del popolo. Ma secondo il linguaggio del profeta, si può dire che il peccato del popolo contrista lo spirito di Dio specialmente perché questo spirito è santo: il peccato offende la santità divina. L'offesa è più grave perché lo spirito santo di Dio è stato non solo posto da Dio nell'intimo di Mosè suo servo, ma dato come guida al suo popolo durante l'esodo dall'Egitto, come segno e pegno della salvezza futura: "ed essi si ribellarono..." (Is 63,10).

Erede di questa concezione e di questo linguaggio, anche Paolo raccomanderà ai cristiani di Efeso: "Non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio col quale foste segnati per il giorno della redenzione".


7. L'espressione "contristare lo Spirito Santo" dimostra bene come il popolo dell'Antico Testamento sia passato progressivamente da un concetto di santità sacrale, piuttosto esterna, al desiderio di una santità interiorizzata sotto l'influsso dello Spirito di Dio.

L'uso più frequente dell'appellativo "Spirito Santo" è un indizio di questa evoluzione. Inesistente nei libri più antichi della Bibbia, quest'appellativo s'impose a poco a poco, proprio perché suggeriva la funzione dello Spirito per la santificazione dei fedeli. Gli inni di Qumran a più riprese rendono grazie a Dio per la purificazione interiore che egli ha operato per mezzo del suo Spirito santo. Il desiderio intenso dei fedeli non era più soltanto di essere liberati dagli oppressori, come al tempo dei Giudici, ma anzitutto di poter servire il Signore "in santità e giustizia, al suo cospetto, tutti i giorni" (Lc 1,75). Per questo era necessaria l'azione santificatrice dello Spirito Santo.

A questa attesa corrisponde il messaggio evangelico. E' significativo che, in tutti i quattro vangeli, la parola "santo" compaia per la prima volta in rapporto con lo Spirito, sia per parlare della nascita di Giovanni Battista e di quella di Gesù, sia per annunziare il battesimo nello Spirito Santo. Nel racconto dell'annunciazione, la Vergine Maria ascolta le parole dell'angelo Gabriele: "Lo Spirito Santo scenderà su di te... perciò colui che nascerà sarà santo e chiamato Figlio di Dio" (Lc 1,35). così ha inizio la decisiva azione santificatrice dello Spirito di Dio, destinata a propagarsi a tutti gli uomini.

(Ad alcuni gruppi:) Saluto i dilettissimi pellegrini che commemorano il 60° anniversario dell'arrivo di san Massimiliano Kolbe a Nagasaki: auspico che il messaggio di san Massimiliano trasformi sempre di più la vostra vita e il vostro Paese, sotto la protezione dell'Immacolata.

Saluto pure gli studenti dell'Università Sophia di Tokyo, del Seibo Jogakuin di Kyoto e del Yamada-Gakuen di Nagoya: vi invito ad allargare non solo il vostro sguardo verso l'Europa, ma anche la vostra attenzione e il vostro interessamento verso le nazioni in via di sviluppo.

Saluto ora i rappresentanti del "Progetto famiglia. Movimento per i diritti della famiglia" che si propone di attirare l'attenzione del mondo politico sui vari problemi che riguardano la famiglia. Vi incoraggio a farvi promotori di concrete iniziative a difesa del nucleo familiare, che è la cellula di base della società e piccola chiesa domestica.

Rivolgo pure il mio benvenuto ai membri della "Confraternita san Domenico Abate" appartenente alla parrocchia di Santa Maria di Loreto, in diocesi di Sulmona, i quali celebrano il bicentenario di fondazione della medesima: vi auguro di essere sempre più generosi nelle opere caritative e nel servizio liturgico, per restare fedeli alla vostra vocazione di laici impegnati.

Sono lieto poi di accogliere alcune postulanti e religiose della Congregazione delle Minime del Sacro Cuore, presenti a Roma per un convegno di aggiornamento pastorale, e un gruppo di Piccole sorelle dei Poveri che ricordano i 150 anni del loro Istituto, sorto per accogliere ed assistere le persone anziane.

Saluto altresi le suore Missionarie della Carità che sono venute qui con un gruppo di persone da loro assistite nella Casa di San Gregorio al Celio.

Data: 1990-02-21

Mercoledi 21 Febbraio 1990

Ai membri del Circolo san Pietro - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: "Vivete la spiritualità dell'accoglienza e annunciate Cristo

Carissimi fratelli del Circolo san Pietro!


1. L'odierno incontro - che si svolge nella festa della Cattedra di san Pietro - costituisce, come sempre, un'occasione propizia per rinnovare la mia stima e il mio apprezzamento sincero verso ciascuno di voi, membri del Circolo san Pietro, impegnati tutti in concrete iniziative di carità verso il prossimo e nel fedele servizio alla Chiesa e al Papa. Accogliendovi, vi saluto con affetto. Rivolgo, in particolare, un cordiale benvenuto all'assistente spirituale, l'arcivescovo mons.

Ettore Cunial, e al vostro presidente generale, il marchese Giovanni Serlupi Crescenzi, che sentitamente ringrazio per le parole che mi ha voluto indirizzare a vostro nome.

La vostra Associazione, la quale conta ormai oltre un secolo di storia, va sempre più penetrando nel cuore di Roma, creando strutture di solidarietà in favore di tante persone bisognose, di ogni razza e religione. Vivete così la spiritualità dell'accoglienza, primo approccio indispensabile per annunciare Gesù Cristo a tanta gente emarginata e in difficoltà. La recente casa-famiglia, ad esempio, che avete realizzato per ospitare i genitori dei bambini ricoverati presso l'ospedale del Bambino Gesù, offre la possibilità, a chi giunge da lontano, di non sentirsi isolato nella città, ma di poter contare sulla comprensione di altri fratelli.

Anche l'obolo di san Pietro raccolto a Roma che, come ogni anno, voi tenete a consegnarmi personalmente, è un ulteriore segno della vostra concreta partecipazione alle sollecitudini della Chiesa.


2. Per tutto quello che fate, fratelli carissimi, vi ringrazio, mentre vi incoraggio nel vostro prezioso apostolato. Non raramente il Signore raggiunge il cuore di chi non crede attraverso concrete testimonianze di amore. In verità tutti noi siamo chiamati a far nostra la missione di amare i fratelli nella vita di ogni giorno, affinché ad ogni uomo che ci incontra sia possibile incontrare l'amore di Dio e aprirsi alla novità del Vangelo.

Mi fa inoltre piacere rilevare qui, insieme con voi, che, col servizio prestato durante le celebrazioni liturgiche in san Pietro, voi esprimete l'adesione alla Sede di Pietro, alla quale vi legano stretti vincoli di fedeltà; ed è questo che qualifica la natura e l'azione caritativa del Circolo.


3. Alimentate in voi, attraverso il triplice impegno della preghiera, dell'azione e del sacrificio, la sete di Dio e la sincera volontà di tendere verso la santità, poiché, come ricorda il Concilio Vaticano II, "tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità e tale santità promuove nella stessa società terrena un tenore di vita più umano" (LG 40).

Vi protegga sempre la Vergine Maria, al cui Cuore Immacolato voi siete consacrati. Mentre vi assicuro un ricordo nella mia preghiera, impartisco di cuore a voi, a tutti i soci e alle rispettive famiglie l'apostolica benedizione.

Data: 1990-02-22

Giovedi 22 Febbraio 1990

Agli Organismi di volontariato - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La cooperazione Nord-Sud in un ambito di vera solidarietà

Carissimi soci della Federazione degli Organismi cristiani di servizio internazionale di volontariato!


1. Sono molto lieto di incontrarmi con voi, in occasione della vostra Assemblea nazionale, di porgere a tutti il mio cordiale saluto e di esprimervi vivo compiacimento per quanto state operando a vantaggio di tante popolazioni bisognose, in collaborazione con la Conferenza episcopale italiana.

L'Assemblea che state svolgendo in questi giorni è una espressione molto significativa dell'entusiasmo che anima la vostra Organizzazione nella diretta conoscenza delle concrete realtà delle popolazioni disagiate del Terzo Mondo e nella preparazione spirituale e tecnica dei volontari che si recheranno in quelle Nazioni.

Ho ancora negli occhi la realtà che ho incontrato nel mio ultimo viaggio pastorale in Africa: quanta sofferenza e quanta povertà, dovuta anche all'abbandono e al disinteresse delle Nazioni più ricche ed evolute!


2. Vi sono grato della scelta che avete compiuto e vi invito con forza a proseguire in essa. Vi invito a ricercare tutte le forme possibili, le più serie e costruttive, per risvegliare nell'opinione pubblica l'esigenza di impegnarsi per il bene comune. Vi invito a perseverare nella vostra opera di sensibilizzazione delle autorità responsabili perché mantengano viva la consapevolezza che la cooperazione, a cui i Paesi del Nord sono chiamati nei confronti del Sud, deve attuarsi nell'ambito di una vera solidarietà.

Vi incoraggio a proseguire con costanza e con passione nel vostro impegno a sperimentare cammini di sviluppo che vedano sempre di più le comunità dei Paesi poveri divenire protagonisti del loro futuro. Vi esorto a rendere il vostro aiuto sempre più efficiente, fatto di attenzione, di rispetto e di sollecitudine fraterna e solidale. così facendo voi continuerete ad essere per le società civili del Nord e per le stesse comunità ecclesiali un punto di riferimento e un esempio.


3. Cari fratelli e sorelle, credo che voi sappiate bene quanto l'esito del vostro operato dipenda dalla forza della vostra fede. Lo avrete di certo sperimentato. Se dunque è giusto che voi sentiate il bisogno, per portare avanti meglio la vostra attività, di studiare i complessi problemi dello sviluppo dei popoli e di dibattere molte questioni di carattere sociale, culturale, politico, è pero anche doveroso non dimenticare che è nella preghiera, nell'Eucaristia, nella vita quotidiana della vostra comunità di fede e nel magistero dei vostri pastori che voi potrete attingere le energie decisive per il vostro operato. Cercate il Signore nostro, affidatevi alla sua parola, lasciatevi sostenere dal suo braccio.

Ognuno di voi, singolarmente e come organismi, date quanto più spazio potete alla compagnia del Signore, perché è così che la via si farà più chiara, la vita più autentica, la verità più trasparente.

A questo fine cercate di accrescere in voi la maturità della persona, la forza degli ideali, la competenza professionale, lo spirito di sacrificio, la sensibilità ai valori soprannaturali ed eterni: sono doti e virtù, queste, che vi aiuteranno ad essere all'altezza della vostra missione.

Vi assista e vi sostenga Maria santissima; vi ispiri lei la forza d'animo e la fiducia in Dio per superare tutti gli ostacoli e per trattare le realtà del mondo con vivo senso di responsabilità. E vi accompagni anche la mia benedizione!

Data: 1990-02-24

Sabato 24 Febbraio 1990

A vescovi brasiliani in visita "ad limina" - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Adattare l'annuncio agli evangelizzandi, ma senza mutilazioni

Miei amati fratelli nell'Episcopato,


1. Siate benvenuti a quest'incontro! E' sempre un momento di profonda gioia il breve "convivio", che la visita "ad Limina Apostolorum" dei miei "fratelli" nel Collegio episcopale mi offre. Oggi incontro Voi, Vescovi del "Regional Sul-IV" della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile, che comprende le Diocesi dello Stato di Santa Caterina.

Dopo aver parlato brevemente con ciascuno, gioisco della vostra professione di fede, nel venerare i sepolcri dei Beati Apostoli Pietro e Paolo. E voglio ringraziarvi per aver condiviso con me e con i vari Organi centrali della Sede Apostolica di Roma, a servizio della mia "preoccupazione per tutte le Chiese" (2Co 11,28), che è anche Vostra, le consolazioni di Dio e le privazioni, le lotte e le speranze. E' fatta di questo la guida pastorale delle greggi diocesane che vi sono state affidate.

Pastori "secondo lo spirito di Dio" quali volete essere, disposti ad agire sempre come "buoni amministratori della multiforme grazia divina" (cfr. 1Pr 5,2; 4,19), siete venuti a questa visita accompagnati spiritualmente dalle vostre Comunità ecclesiali. Nel salutarvi cordialmente desidero estendere il mio saluto anche ai fedeli delle vostre Diocesi: ai sacerdoti, vostri intimi collaboratori, ai religiosi, alle religiose e tutti i consacrati come pure a coloro che sono impegnati nell'apostolato, infine a quanti condividono ed a quanti dispensate il vostro ministero episcopale.


2. Nel corso dei nostri brevi colloqui, ho potuto confermare l'impressione che avevo, riguardo alla vitalità religiosa delle vostre Chiese particolari, che ho sentito molto vicine al mio cuore di Pastore, ascoltando le confidenze che mi avete fatto. I Caterinensi sono conosciuti come popolo stimato, pacifico e lavoratore, che coltiva valori umani, religiosi e morali capaci di illuminare i diversi campi dell'esistenza. Questo è il frutto di una evangelizzazione che viene da lontano; essa ha lasciato segni profondi e ha aperto il cammino perché si crei un'ordinata comunità umana, formata da persone provenienti da diverse culture: dai portoghesi delle Azzorre ai tedeschi, dagli italiani ai polacchi; senza dimenticare, naturalmente, popolazioni indigene che si sono fuse nel popolo caterinense, nel Popolo brasiliano.

Questa gente, laboriosa e fedele a Dio - la cui adesione e il cui affetto per il Successore di Pietro mi avete confermato - con la propria dignità, sta contribuendo affinché il Brasile costruisca una società a misura d'uomo e degna di ogni uomo e di tutti gli uomini. Questo si è concretizzato nell'impegno per la tutela della famiglia, nell'amore per il lavoro e nella dignità, nella convivenza fraterna, animata da spontanea solidarietà. Tali caratteristiche hanno fatto della vostra regione un autentico granaio delle vocazioni per la consacrazione alla vita sacerdotale e religiosa: una grazia per l'evangelizzazione del Brasile, e non solo; lo dimostra la partecipazione al noto "progetto Chiese-Sorelle".


3. Non ignoro, d'altro canto, ed anche Voi mi avete riferito, che, a Santa Caterina, cominciano ad aumentare gli squilibri sociali che legittimano altre religioni vicine. Una moderazione relativa, in termini di proprietà, di produzione e di urbanesimo, comincia a risentire degli inconvenienti del fenomeno dei grandi agglomerati di popolazione, nei quali affluiscono tanti poveri senza terra, senza tetto, e senza mezzi di sussistenza. così, vi sono minacce di destabilizzare le comunità, distruggere le famiglie, tradizionalmente solide e sane, ed alterare la gerarchia dei valori sinora coltivati.

In tal modo, dal momento che aumentano le sollecitazioni nel vostro campo di lavoro pastorale, comprendo e condivido la vostra preoccupazione di fronte alle sfide che oggi si presentano all'evangelizzazione nelle vostre Diocesi. Si possono considerare indice di tale preoccupazione alcune decisioni del vostro "Regional Sul-IV", che sono presenti nel nuovo Piano di Pastorale.


4. Incontri come questo mi fanno ricordare l'esperienza descritta nel Libro degli Atti degli Apostoli, quando Paolo e i suoi compagni, giunti a Gerusalemme, riferirono a quella Chiesa quanto il Signore avesse operato tramite il loro "ministero" del Vangelo. Chiarite alcune questioni, fu resa grazia a Dio e furono fatte alcune considerazioni riguardo alla futura Evangelizzazione (cfr. Ac 21,17-22).

Nell'esercizio del mio ministero di successore di Pietro, desideroso di poter sempre "confermare i fratelli", anch'io vi presento oggi alcune considerazioni sull'Evangelizzazione, compito essenziale della Chiesa, che è divenuto così evidente in America Latina, negli ultimi tempi. Evangelizzare costituisce, realmente, la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda.

Dall'appello che ho lanciato a Porto Principe, ad Haiti, nel 1983, per una nuova Evangelizzazione, i Fratelli Vescovi latino-americani si sono preoccupati di assumere come motto - nelle commemorazioni del quinto centenario dell'arrivo della Buona Novella in questo continente - di suscitare in quel luogo un nuovo impulso evangelizzatore. Anche tra Voi Vescovi brasiliani, la Nuova Evangelizzazione è stata parola d'ordine negli ultimi tempi, e di ciò mi rallegro.


5. Rimane valido quanto il mio predecessore Paolo VI, che ricordo con rimpianto, ha sintetizzato nella nota Esortazione Apostolica Evangelii nuntiandi. Le sue analisi e i suoi orientamenti hanno avuto ovviamente, lo sviluppo e le applicazioni che situazioni particolari, vecchie e nuove, sollecitano. Queste esigono che noi, Vescovi, viviamo coraggiosamente e fedelmente questa dimensione del mandato apostolico episcopale, che lo Spirito Santo ci ha conferito. Ma "annunciare a tutte le genti", per noi, Pastori, comprende anche la verifica dell'autenticità dei doni elargiti ai battezzati con l'annuncio della Buona Novella.

Evangelizzare, come sappiamo, è la testimonianza che il Figlio dell'uomo dà di se stesso, perpetuato nella missione della Chiesa. L'Incarnazione stessa è evangelizzazione: poiché il Verbo, fatto carne, è l'ultima e definitiva Parola che Dio rivolge all'umanità, dopo averle parlato molte volte ed in molti modi (cfr. He 1,1-3). Evangelizzare fu il compito, per eccellenza, del Signore Gesù, come degli Apostoli: "povero me se non annunziassi" il Vangelo (cfr. 1Co 9,16). In modo analogo, ciò dovrà costituire la preoccupazione di ogni battezzato, consapevole della propria dignità e della propria missione ecclesiale.

E' stato detto molte volte che il grande Evangelizzatore, il vero Vangelo, è lo stesso Gesù Cristo, così come ci viene storicamente presentato dalle Sacre Scritture e trasmesso dalla Tradizione. Questa, lo sappiamo, è la forma con la quale Dio "dialoga" senza interruzione con la Chiesa, Sposa del suo amato Figlio; è la forma cui lo Spirito Santo - per mezzo del quale la voce del Vangelo risuona viva nella Chiesa, e attraverso di essa nel mondo - introduce coloro che credono nella piena verità (cfr. Const. DV 8).


6. La Chiesa, nata dall'azione evangelizzatrice di Gesù, è a sua volta "mandata" da Lui a evangelizzare. Da evangelizzata essa diviene evangelizzatrice, luce delle nazioni e segno della presenza di Cristo stesso (cfr. Esort. Apost. EN 15); e suo Corpo mistico, essa è sacramento di salvezza per tutti.

Fra Gesù Cristo, la Chiesa e il contenuto dell'evangelizzazione c'è un nesso, un vincolo inscindibile: "Chi ascolta voi ascolta me, e chi disprezza voi, disprezza me" (Lc 10,16). Da ciò l'insistenza con la quale San Paolo insegna che nessuno deve predicare se stesso; bensi, Cristo Gesù, come Signore (cfr. 2Co 4,5); e ancora, che l'Evangelizzazione non consiste nel parlar bene o nel fare prodigi; bensi nell'annunciare Cristo, che ha salvato l'umanità, attraverso la virtù del Mistero Pasquale, fatto di Morte e Resurrezione (cfr. 1Co 18,22-23).

Nello sforzo della nuova evangelizzazione - "nuova nel suo vigore, nei suoi metodi e nelle sue espressioni" (AAS 75 (1983), 778), spetta a Voi salvaguardare, nelle Vostre Chiese particolari, l'integrità e l'autenticità del concetto di Evangelizzazione e del modo di evangelizzare, così come li proclama la Chiesa universale. Si tratta di un impegno assunto con l'Episcopato. Ed è qualcosa che riguarda l'essenza stessa della Chiesa. Questa, come sappiamo, ha progredito nella sua missione evangelizzatrice nel corso della storia, nella misura in cui è rimasta fedele a Gesù Cristo, nella misura in cui ha seguito i passi del suo Signore.


7. Nell'enfatizzare, quindi, un aspetto o un determinato contenuto del Vangelo, bisogna stare attenti a non farlo a discapito di altri aspetti o contenuti, di uguale, se non addirittura di maggior importanza. Nell'adattare l'annuncio della Fede alla mentalità e alla cultura degli evangelizzandi, non ci possono essere riduzioni né alterazioni dell'unico Vangelo, evitando confusioni di metodo con altri processi di umanizzazione.

Di fronte a qualsiasi riduzione della verità evangelica, il nostro ministero di Pastori e Maestri della Fede impone ineludibilmente l'obbligo di discernere, chiarire e applicare rimedi alle deviazioni, quando è necessario. La trascendenza del messaggio del Vangelo non può essere mai oscurata da una legittima attenzione rivolta ai problemi di ordine sociale. così, in un contesto come quello brasiliano, dove s'impone sempre alla preoccupazione dei Pastori una promozione umana autentica, l'integrità dell'annuncio evangelico deve riflettersi in ogni magistero ed in ogni azione di chi ha ricevuto, con il dono apostolico-episcopale, la responsabilità di annunciare, di santificare e di governare la Chiesa di Dio.


8. E' molto indicativo verificare come, durante i due millenni di presenza della Chiesa nel mondo, i messaggeri della salvezza di Gesù Cristo hanno saputo infondere solidarietà, senza dimenticare mai la promozione dell'uomo, il valore trascendente della sua umanità e il senso della sua esistenza, nella prospettiva di quel "mistero dell'economia divina, che ha unito la salvezza e la grazia con la croce", (Enc. RH 11).

Così comincio ad operare il Maestro. Nel passare "facendo il bene" curando le malattie e promuovendo la giustizia e la solidarietà fra gli uomini del proprio tempo, egli distingueva, con lungimiranza, il piano di Dio e il piano di Cesare. La salvezza che annunciava era trascendente, escatologica: con inizio in questo mondo, è vero; ma con il compimento nel mondo che verrà (cfr. Esort. Apost. EN 27).

Così operarono anche i primi cristiani. Nella purezza e nell'entusiasmo della prima esperienza pasquale, essi condividevano i beni ed assistevano i bisognosi; ma non per questo dimenticavano i doveri della preghiera e della predicazione della Parola. I primi Diaconi, anzi, furono istituiti affinché gli Apostoli potessero continuare a dedicarsi, con assiduità, a ciò che era specifico della "missione": "noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola" (Ac 6,2 Ac 6,4). Essi erano sensibili a tutto; ma in un'opera pastorale ordinata.


9. Nel corso della storia, la Chiesa, annunciando il Regno di Dio, è stata allo stesso tempo, promotrice di condizioni umane sempre migliori, ma, come sappiamo, essa, come "inviata", nel luogo ove si fonda; ha cercato sempre di armonizzare il valore trascendente e la dimensione sociale dell'uomo.

Come in ogni luogo, anche l'uomo brasiliano, quali che siano le sue condizioni sociali, spera e desidera di scoprire la sublimità della propria vocazione, la grandezza dell'amore per il prossimo e il senso della propria attività nelle "imperscrutabili" ricchezze di Cristo (Ep 3,8). Come è stato previsto nella Costituzione conciliare Gaudium et spes, la Chiesa con la sua "missione", lo deve aiutare a incontrarsi con Cristo. La Chiesa particolare e Voi, in qualità di Vescovi, in essa responsabili ultimi del buon esito della "missione", dovete fornire tale aiuto.

Così, nel promuovere l'apertura per la dimensione sociale dell'evangelizzazione, non dimenticate di tener presente che ciò rimane espressione ecclesiale della "missione". Dando spazio all'assistenza e alla promozione umana, e dando nei vostri cuori di padri e pastori la preferenza ai "più poveri", fate in modo che rimangano primari i beni della salvezza; fate si che si rispettino le finalità specifiche dei ministeri ordinati e fate si che queste si nutrano della preghiera e della Parola di Dio, senza riduzioni né ambiguità.

A tale proposito, non è mai troppo ricordare che le Sacre Scritture non possono essere distorte né usate a piacimento per giustificare e difendere posizioni personali di tipo politico-partitico. Conserva piena attualità il monito dell'Apostolo Pietro: "sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana fu recata mai una profezia, ma mossi da Spirito Santo, parlarono quegli uomini da parte di Dio" (2P 1,20-21). Quanto all'esercizio della "missione" da parte di ogni battezzato, fate di tutto affinché essa sia attuata ordinatamente, nel rispetto dei diritti di ognuno. Il recente Sinodo dei Vescovi è stato molto preciso in materia. Uno è il campo e il modo di intervenire di un laico. Sarà necessariamente un altro il campo e il modo di intervenire di un battezzato al quale è stato conferito un ministero ordinato.

10. Cari fratelli nell'episcopato, l'evangelizzazione avrà molto da guadagnare nel rispetto di tali principi, che applicate già e continuerete ad applicare con abbondantissimi frutti, ne sono certo, nei diversi settori della vita ecclesiale in mezzo al Vostro popolo, tanto profondamente legato alla Chiesa. Che nessun timore possa adombrare la Vostra speranza: "Non sia turbato il vostro cuore" (Jn 14,1), ci disse il Signore nell'Ultima Cena.

Chiedo a Dio che effonda la forza del suo Spirito su di Voi, affinché con il vostro orientamento sollecito e coraggioso, le vostre Chiese particolari siano sempre più evangelizzate ed evangelizzatrici. E che diffondiate quella speranza che la vita cristiana può suscitare, come cammino efficace affinché siano superati meglio i problemi umani, di tipo individuale e sociale.

Tornate alle vostre Diocesi, quindi, con rinnovata fiducia! Gesù Cristo, che vi ha chiamati per guidare il suo gregge, non cesserà di essere con voi, per assistervi nelle vostre opere e per far si che il vostro ministero episcopale dia molti frutti in amore e santità. Vi accompagni il mio ricordo nella preghiera, affinché in ognuno continui l'azione di Colui che, "secondo i suoi benevoli disegni, opera in noi il volere e l'agire" (cfr. Ph 2,13). E che la Madre della nostra fiducia, Nossa Senhora Aparecida, guidi i vostri passi e illumini le vostre menti come "speranza nostra".

Con questo augurio vi imparto, insieme alle vostre Comunità Diocesane, la Benedizione Apostolica, che sia per tutti i caterinensi garanzia di grazie divine, con l'intercessione di Santa Caterina.

(Traduzione dallo spagnolo)

Data: 1990-02-24

Sabato 24 Febbraio 1990


GPII 1990 Insegnamenti - Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)