
GPII 1990 Insegnamenti - Ai Consultori Familiari - Città del Vaticano (Roma)
1. Ho accolto con gioia l'invito a incontrarmi con voi che partecipate al VI Convegno nazionale della Confederazione Italiana dei Consultori Familiari di Ispirazione cristiana. Rivolgo a tutti e a ciascuno il mio affettuoso e cordiale saluto. Esprimo in particolare la mia stima per il consulente ecclesiastico mons.
Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Ancona-Osimo, e per la presidente nazionale onorevole Ines Boffardi.
La Chiesa guarda con grande interesse l'attività che i vostri Consultori da anni vanno svolgendo con competenza professionale e profondo spirito umano e cristiano, dal momento che oggetto del vostro servizio è la famiglia, quella stessa famiglia che, nella coscienza viva della Chiesa, costituisce un bene fondamentale dell'uomo e riveste la dignità di "Chiesa domestica" all'interno del popolo di Dio.
La famiglia, che corrisponde, da un lato, all'eterno e immutabile progetto di Dio, ma risente, dall'altro, delle caratteristiche contingenti delle varie epoche storiche, incontra nella società e nella cultura d'oggi, accanto a stimoli positivi, molteplici difficoltà e pericoli. Essa vive oggi una stagione fortunata, per il crescente affermarsi dei suoi valori personalistici e sociali all'interno della comunità civile e della Chiesa. Nello stesso tempo, pero, i suoi valori fondamentali, quelli dell'amore e della vita, sono oggi pesantemente minacciati in più modi e a diversi livelli. Fortunatamente, per la salvaguardia e la promozione della famiglia sono oggi disponibili risorse nuove e aiuti preziosi: tra questi si devono annoverare i Consultori familiari, sempre che siano rispettosi della loro vera natura di servizio alla famiglia.
La persona: un "io" aperto al "tu"
2. L'argomento dei lavori del vostro Convegno è stato formulato in modo suggestivo con queste parole: "Nascere persona, crescere persone". E' un tema che esprime felicemente la logica propria dei Consultori di ispirazione cristiana, il cui servizio è rivolto alla persona, alla coppia e alla famiglia: dunque alla persona-in-relazione. In realtà, la persona come tale deve definirsi come relazione vivente, come "io" aperto al "tu" dell'altro, in particolare in quella relazione fondamentale che si realizza nell'esperienza primordiale della vita di coppia e di famiglia. Di questa relazione avete voluto approfondire due momenti essenziali: quello della nascita e quello della crescita. E' senza dubbio di estrema importanza cogliere e proporre la dimensione "umana", e quindi tipicamente personale del "nascere" e del "crescere" nel contesto di una cultura che troppo spesso affronta questi momenti di vita considerandone solo alcuni aspetti parziali e superficiali.
Il servizio dei Consultori familiari, sia per la necessità di raggiungere le cause più profonde del disagio da cui sono segnate le relazioni interpersonali all'interno della coppia e della famiglia, sia per l'esigenza di sviluppare una tempestiva e allargata opera di prevenzione, ossia di educazione della persona, si volge innanzitutto agli aspetti umani, psicologici, affettivi, relazionali della persona.
In questo senso, i vostri Consultori familiari possono trovare nell'ispirazione cristiana che li anima lo stimolo per un'azione più incisiva a favore della globalità e unità dei valori e delle esigenze della persona, e, nello stesso tempo, lo spunto per un contributo del tutto nuovo e originale alla persona stessa: l'ispirazione cristiana, infatti, si radica in quella fede che scopre, con meraviglia e stupore grande, la verità intera dell'uomo come essere creato in Gesù Cristo a immagine e somiglianza di Dio: di Dio-Persona, di Dio-Amore che si dona.
Il figlio come dono
3. In questa luce, il "nascere" della persona si pone come fenomeno profondamente personalistico, non solo nel senso che coinvolge le persone dei genitori e del figlio, ma anche nel senso che gli uni e l'altro sono chiamati in causa nella loro dignità di persone che si donano.
Il "nascere" umano è frutto e segno di una donazione d'amore. Donazione dello sposo nei riguardi della sposa e di questa nei riguardi dello sposo. Ma, ancor più, donazione dei due insieme al figlio, giacché essi diventano "una carne sola" ultimamente nella "nuova carne" di lui. Nella prospettiva in qualche modo intuita dalla stessa ragione umana e luminosamente chiarita dalla fede, la donazione coniugale e parentale esprime nel tempo e rende visibile la donazione eterna di Dio Creatore e Padre. Di questa donazione misteriosa, che è la radice primigenia da cui scaturisce ogni uomo che viene in questo mondo, i genitori sono gli strumenti e i collaboratori coscienti e responsabili. E' allora urgente, perché il "nascere persona" riveli e attui la sua verità integrale, che i coniugi, come scrive il Concilio Vaticano II, "nel compito di trasmettere la vita umana e di educarla... sappiano di essere cooperatori dell'amore di Dio Creatore e quasi suoi interpreti" (GS 50).
Ne deriva che il figlio deve essere, dall'inizio e sempre, considerato e amato nella sua incommensurabile dignità di persona, come valore in sé e per sé, come bene, come dono. Si, come dono, perché questa è la sua identità profonda: "Se è frutto della loro reciproca donazione d'amore, è, a sua volta, un dono per ambedue, un dono che scaturisce dal dono", come ho detto nel discorso al VII Simposio dei vescovi europei.
4. La prospettiva del dono, che pone i genitori e il figlio sull'identico piano della dignità personale, diventa decisiva e qualificante per tutti i problemi che si collegano alla crescita e maturazione umana delle persone, in particolare nel loro reciproco rapporto.
Tutte le relazioni interpersonali e in special modo le relazioni tra i coniugi e tra i genitori e i figli, che si configurano come fondamentali ed emblematiche rispetto alle altre, devono realizzarsi secondo la dignità e la finalità propria della persona umana. Il Concilio Vaticano II, in un suo passo assai semplice ma di straordinaria densità, così qualifica tale dignità: "L'uomo è in terra la sola creatura che Dio ha voluto per se stessa" e che non può "ritrovarsi pienamente se non mediante un dono sincero di sé" (GS 24).
Il "crescere persone" significa allora offrire a ciascuno i mezzi e le condizioni perché "si ritrovi pienamente", ossia si realizzi come persona nella sua dignità di "dono" e nella sua finalità di "donazione" agli altri. Ed è questo il primo e fondamentale compito della famiglia, come ho scritto nell'esortazione apostolica "Familiaris Consortio" (FC 18): "Suo primo compito è di vivere fedelmente la realtà della comunione nell'impegno costante di sviluppare un'autentica comunità di persone".
Anche il servizio consultoriale può offrire un importante aiuto di consulenza per la migliore realizzazione di tale compito, soprattutto nelle situazioni nelle quali, per difficoltà psicologiche, educative, ambientali e sociali, i rapporti all'interno della coppia e della famiglia si fanno problematici e tendono ad incrinarsi o addirittura a spezzarsi.
La famiglia: luogo primario della "umanizzazione" della persona
5. Questa visione della persona come dono-che-si-fa-dono non legittima affatto un'interpretazione privatistica e chiusa delle problematiche coniugali e familiari; al contrario, se ben compresa, una simile prospettiva fonda e stimola un impegno specificamente sociale. In realtà, la carica umanistica che ne scaturisce, arricchendo le relazioni interpersonali all'interno della coppia e della famiglia, contribuisce beneficamente all'umanizzazione dell'intera società.
Questa, a sua volta, scopre in tale prospettiva precise responsabilità nei riguardi della coppia e della famiglia, a cui capisce di dover offrire la possibilità di sviluppare al massimo il caratteristico ruolo umanizzante.
Anche in questo senso ho voluto richiamare l'impegno apostolico dei fedeli laici, un impegno che è assolto da voi operatori consultoriali in una forma privilegiata: "Urge un'opera vasta, profonda e sistematica, sostenuta non solo dalla cultura ma anche dai mezzi economici e dagli strumenti legislativi, destinata ad assicurare alla famiglia il suo compito di essere il luogo primario della "umanizzazione" della persona e della società. L'impegno apostolico dei fedeli laici è anzitutto quello di rendere la famiglia cosciente della sua identità di primo nucleo sociale di base e del suo originale ruolo nella società, perché divenga essa stessa sempre più protagonista attiva e responsabile della propria crescita e della propria partecipazione alla vita sociale" (CL 40).
Carissimi, ecco i nobili compiti che vi stanno dinanzi. Nell'esortarvi a perseguirli con slancio rinnovato, tutti benedico di cuore.
Data: 1990-03-02
Venerdi 2 Marzo 1990
Titolo: Un dovere urgente: far fronte all'aumento dell'analfabetismo
A Sua Eccellenza Signor Javier Perez de Cuellar Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite In occasione dell'Anno Internazionale dell'Alfabetizzazione, deciso dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ed affidato all'Unesco per la sua realizzazione, desidero esprimere il grande interesse della Santa Sede per questa iniziativa e l'appoggio che essa intende offrire.
Bisogna purtroppo constatare che, nonostante gli sforzi delle nazioni e delle Organizzazioni internazionali, il numero degli analfabeti continua ad aumentare, giacché la scolarizzazione in numerose regioni non si sviluppa attualmente allo stesso ritmo della popolazione stessa. D'altronde, l'analfabetismo è anche presente, benché in modo meno evidente, nei Paesi industrializzati, non solo a causa dell'immigrazione di persone non scolarizzate, ma anche perché diversi giovani non hanno potuto raggiungere una reale padronanza della scrittura e della lettura durante i normali anni di formazione.
Chiunque sia privato della possibilità di apprendere a leggere, scrivere e far di conto, si trova leso nel suo diritto fondamentale all'educazione. Costui resta dunque in situazione di svantaggio nei suoi rapporti con la società.
L'analfabetismo costituisce una grande povertà; è spesso sinonimo di emarginazione per uomini e donne che non possono beneficiare di una fetta notevole del patrimonio culturale dell'umanità, né sono in grado di sviluppare pienamente le loro capacità personali e la loro qualifica professionale.
Accolgo quindi con gratitudine gli sforzi di coloro, uomini e donne, che dedicano una parte della loro attività all'alfabetizzazione, sotto l'egida dell'Unesco o di altre organizzazioni pubbliche o private. Costoro, mettendo sempre più l'accento sulla qualità dell'alfabetizzazione e della postalfabetizzazione, rendono all'uomo un servizio concreto.
Con la definizione e la realizzazione di un programma completo di educazione basato sulla conoscenza della lettura e della scrittura l'Unesco risponde in modo decisivo ai problemi del nostro tempo. Infatti tutti i popoli, anche quelli la cui cultura è stata finora tramandata oralmente, sono chiamati a vivere in una maggiore interdipendenza, caratterizzata dall'importanza dell'accesso alle conoscenze scientifiche e tecniche. Perché si renda davvero servizio al bene dell'uomo, l'introduzione alle conoscenze elementari deve essere affiancata da un'educazione generale di qualità, in modo da permettere ai meno fortunati di accogliere i progressi della scienza senza danni per il carattere specifico della loro cultura o per i valori positivi del loro retaggio.
Se l'alfabetizzazione è per l'umanità un dovere urgente, essa raggiungerà davvero i suoi obbiettivi solo inserendosi in un programma di sviluppo culturale completo, giacché rappresenta il punto di partenza di un'azione educativa che deve essere perseverante, coordinata e sufficientemente durevole.
Molti governi hanno progettato azioni di vasta portata, durante l'Anno Internazionale dell'Alfabetizzazione. Li incoraggio vivamente perché continuino ad operare in questa direzione, dato che solo una politica d'insieme e la generosa collaborazione di tutti possono generare una lotta efficace contro l'ignoranza.
Da parte sua, la Chiesa cattolica si è unita da molto tempo agli sforzi compiuti per l'alfabetizzazione, sia nei Paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo. Nelle sue scuole, università e centri culturali, essa vuole essere al servizio di tutti, senza distinzione di razza, colore o religione, in modo da condividere i tesori che ci sono stati donati. In quest'Anno Internazionale, invito tutti i cattolici a partecipare alle iniziative destinate a coloro che sono più sfavoriti nel campo dell'educazione.
Le garantisco, Signor Segretario Generale, tutto il mio appoggio per un'impresa la cui urgenza è stata opportunamente sottolineata dalle Nazioni Unite e a cui l'Unesco ha giustamente dato la priorità. Esprimo gli auguri più sinceri perché si conceda al maggior numero di uomini e donne di beneficiare di un migliore accesso alla cultura, così che essi possano arricchire senza sosta i loro scambi fraterni.
(Traduzione dal francese)
Data: 1990-03-03
Sabato 3 Marzo 1990
Titolo: Non temere di agire come cattolici nella costruzione del mondo
Cari vescovi confratelli del Giappone,
1. E' per me motivo di grande gioia darvi il benvenuto a Roma in occasione della vostra visita "ad limina". Desidero, attraverso le vostre persone, rivolgere un affettuoso saluto a tutti i cattolici del Giappone che tanta fede e devozione mi manifestarono durante la mia visita pastorale nel vostro Paese, nel 1981. In qualità di vescovo vostro confratello, chiamato in modo particolare ad occuparmi con sollecitudine di tutte le Chiese (cfr. 2Co 11,28) prego con voi affinché tutti i credenti del Giappone possano realmente "crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità" (Ep 4,15-16). Le parole della Lettera agli Efesini ci aiutano a riflettere con maggiore profondità sul significato della vostra visita in questa città. Pregando sulle tombe dei due "pilastri" della Chiesa di Roma, i santi Pietro e Paolo, e incontrandovi con il successore di Pietro, voi rendete testimonianza dell'unità in cui il corpo di Cristo è "compaginato e connesso". Il vostro viaggio a Roma manifesta l'universalità della Chiesa di Cristo che è una sola e vi invita al tempo stesso a una comunione più profonda con tutte le altre Chiese locali. La visita "ad limina" rappresenta anche un'occasione importante per confrontarsi con il Papa, e con coloro che lo assistono nel suo ministero pastorale, sulle diverse esperienze e opinioni, nonché sulle sfide poste alla Chiesa del Giappone. Grazie al vostro affetto per lui, alla vostra solidarietà nel sostenere la dottrina e la disciplina della Chiesa e alla vostra pronta collaborazione con i suoi assistenti, la comunione universale della Chiesa trova nuova forza e concreta espressione.
2. Parlare della crescita e dell'edificazione del corpo di Cristo significa parlare del cammino del popolo di Dio nel suo pellegrinare sulla terra. Significa parlare della missione che la Chiesa ha ricevuto dal Cristo risorto di "trovare discepoli di tutte le nazioni, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e insegnando loro a osservare tutto ciò che lo vi ho comandato" (Mt 28,19-20). Come ci ha insegnato il Concilio Vaticano II, "la Chiesa durante il suo pellegrinaggio sulla terra è per sua stessa natura missionaria" (AGD 2) e dunque il compito di evangelizzare rimarrà sempre la sua "grazia e vocazione, la sua identità più profonda" (cfr. EN 14). Possiamo davvero dire, con le parole del mio predecessore Papa Paolo VI, che la Chiesa esiste "per evangelizzare". Per questo motivo mi unisco alla vostra preghiera di ringraziamento a Dio per il grande dono che ha fatto alla Chiesa del Giappone con l'"Assemblea Nazionale per l'Evangelizzazione" che si è tenuta a Kyoto nel novembre 1987. Questo significativo momento ecclesiale seguiva un'intensa preparazione da parte di tutto il clero, dei laici e dei religiosi, e rappresentava per i fedeli un'occasione senza precedenti per riflettere sulla loro vocazione all'evangelizzazione all'interno della società cui essi appartengono.
Secondo l'insegnamento del Concilio, l'Assemblea ha riconosciuto che tutti i battezzati hanno "il glorioso peso di lavorare, perché il disegno divino di salvezza raggiunga ogni giorno più tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutta la terra" (LG 33). E, in quanto "sacramento universale della salvezza", la Chiesa nel suo insieme è chiamata "ad essere fermento e quasi l'anima della società umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e a trasformarsi in famiglia di Dio" (GS 40). La coscienza crescente della chiamata di Dio a proclamare la buona novella di salvezza in Gesù Cristo dovrebbe penetrare in ogni aspetto della vita della Chiesa in Giappone. Benché le vostre Chiese locali rappresentino un'esigua minoranza, esse devono tuttavia adoperarsi per far risplendere la fulgida luce di Cristo, così da aiutare i non cristiani a vedere tale luce, ad accettarla e a farsi da essa trasformare mediante la fede e il Battesimo. Nessun credente può ritenersi dispensato dal compito di far conoscere a tutti l'amore di Cristo. Poiché se, con san Paolo, possiamo dire: "l'amore del Cristo ci spinge" (2Co 5,14), dobbiamo anche aggiungere, come egli stesso fa: "Guai a me se non predicassi il Vangelo!" (1Co 9,16). Come ci ricorda il decreto conciliare "Ad Gentes" (AGD 15): "Non basta pero che il popolo cristiano sia presente e organizzato nell'ambito di una nazione; non basta che faccia dell'apostolato con l'esempio: esso è costituito e presente per annunziare il Cristo con la parola e con l'opera ai propri connazionali non cristiani per aiutarli ad accoglierlo nella forma più piena".
3. Una delle speranze dell'Assemblea Nazionale per l'Evangelizzazione era che i credenti potessero leggere "i segni dei tempi" in modo da individuare e rispondere, insieme ai loro pastori, ai numerosi problemi sociali del Giappone alla luce del Vangelo. Alcuni di questi problemi sono peculiari del Giappone.
Altri invece, come l'inquinamento ambientale, rappresentano una minaccia per il mondo in qualunque luogo, come ho avuto occasione di ricordare nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace di quest'anno. Quando la Chiesa opera per trovare soluzione a questi problemi "non esorbita dalla sua missione. Tuttavia, essa si preoccupa che tale missione non sia assorbita dalle preoccupazioni riguardanti l'ordine temporale, né sia ridotta solo a queste. Per tale motivo essa ha grande cura di mantenere chiaramente e fermamente l'unità e insieme la distinzione tra evangelizzazione e promozione umana: l'unità, perché essa cerca il bene di tutto l'uomo; la distinzione, perché questi due compiti rientrano a titoli diversi nella sua missione" ("Libertatis Conscientia", 64).
Tra i vari temi sociali che la Chiesa deve affrontare in Giappone, occorre ricordare in modo particolare le molte persone, soprattutto giovani, che emigrano nelle città per ragioni economiche e che desiderano quindi, in modo particolare, essere accettati e appartenere completamente al nuovo ambiente che li accoglie. Cercando di aiutare queste persone, la Chiesa ha l'opportunità di dimostrare la sua grande solidarietà con coloro che rischiano di essere strappati dalle loro radici spirituali. Al tempo stesso, essa può far dono e testimonianza dell'amore del buon pastore per tutti quelli che sono smarriti e bisognosi.
Attraverso la loro accoglienza cristiana, le parrocchie locali e i gruppi cattolici obbediscono al comandamento del Signore di amare il prossimo e possono inoltre costruire legami e rapporti che conducono altre persone a Gesù, invitandole così ad aprirsi al più grande di tutti i doni, il dono della fede stessa. La presenza di lavoratori stranieri in Giappone, molti dei quali cattolici, pone una sfida analoga. Gli sforzi compiuti dalle vostre Chiese, in particolare, a favore di questi fratelli e sorelle mirano non solo ad assicurare un certo benessere materiale, ma cercano anche di rafforzarli nella fede fornendo loro la necessaria assistenza spirituale nelle situazioni di difficoltà.
Un altro campo di massima rilevanza per la vita della Chiesa e della società è il matrimonio e la vita della famiglia. In Giappone, come altrove, la stabilità e la fecondità del matrimonio sono minacciate dal divorzio e dalla pratica di contraccezione artificiale. I cattolici che si uniscono in matrimonio a non cattolici vedono spesso la propria fede messa a dura prova. Come pastori, sacro è il vostro compito di confermare la vostra gente secondo il vivere cristiano, affinché non avvenga che, per mancanza di radici, "credono per un certo tempo, ma nell'ora della tentazione vengono meno" (Lc 8,13). Discernere i "segni dei tempi" richiede alla Chiesa di essere attenta alle persone e ai loro problemi, ma anche di rimanere fedele al Vangelo. La buona novella chiama persone di ogni tempo e luogo, noi compresi, al pentimento e alla fede, a cambiare il cuore, a modificare il modo di pensare e agire secondo il piano di salvezza di Dio che ha trovato perfetto compimento in Cristo crocifisso e risorto.
4. La missione di evangelizzazione portata avanti dai fedeli del Giappone dipende molto dalla formazione che essi ricevono. In qualità di vescovi, voi svolgete un importante ruolo di insegnanti, assistiti dai vostri sacerdoti. E' necessario sviluppare tra i membri del clero una grande carità e saggezza pastorale, possibile attraverso una vita dedicata alla preghiera, alla riflessione e allo studio. In tal modo essi potranno impartire ai laici una formazione cristiana più completa. Come ben sapete, il problema della formazione e dell'educazione continuativa dei sacerdoti, tanto importante oggi per l'autentico rinnovamento del clero, sarà oggetto del prossimo Sinodo dei vescovi. La formazione continuativa è anche importante per i religiosi, uomini e donne, che hanno svolto a lungo un ruolo significativo in Giappone. Mi rallegro con coloro tra voi che hanno sperimentato nelle Chiese locali un aumento delle vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa, e mi unisco a voi nel chiedere al Signore una messe ancor più abbondante, soprattutto laddove mancano le vocazioni.
Con l'intento di fornire crescita spirituale ai laici, voi avete fondato il Centro Giapponese di Formazione Cattolica. Se la formazione deve portare frutti nel campo dell'evangelizzazione, essa deve non solo armonizzarsi al livello di educazione generale dei laici, ma deve anche essere profondamente spirituale. Deve toccare i cuori e le menti della gente, stimolare le loro coscienze e impegnare tutte le loro energie perché realizzino la vita cui sono stati chiamati dal Signore Dio. Quando i cristiani comprendono che esiste un legame indissolubile tra la loro fede e la vita di ogni giorno, essi diventano strumenti potenti dello Spirito Santo nel trasformare il mondo dal suo interno. Quando gli imperativi della fede sono veramente interiorizzati attraverso la comunione con Dio nella liturgia e nella preghiera personale, la loro applicazione alla vita è percepita chiaramente come responsabilità personale. Secondo le parole della "Evangelii Nuntiandi" (EN 76), "bisogna che il nostro zelo per l'evangelizzazione scaturisca da una vera santità di vita, e che la predicazione, alimentata dalla preghiera e soprattutto dall'amore all'Eucaristia, a sua volta - come ci ricorda il Concilio Vaticano II - faccia crescere in santità colui che predica".
5. L'obiettivo della formazione è rendere tutti i battezzati parti attive della vita e della missione della Chiesa. Come si legge nella "Ad Gentes" (AGD 21), "La Chiesa non si può considerare realmente fondata, non vive in maniera piena, non è segno perfetto della presenza di Cristo tra gli uomini, se alla gerarchia non si affianca e collabora un laicato autentico".
Questo impegno attivo ha inizio con il processo stesso di formazione, nel quale i catechisti laici possono svolgere un ruolo inestimabile. Vi prego dunque di conferire priorità pastorale al reperimento e alla formazione dei catechisti, così che la Chiesa del Giappone possa beneficiare della loro dedizione all'opera di evangelizzazione. Oltre al rinnovo della parrocchia, da sempre centro vitale dell'impegno dei laici cattolici, occorre anche incoraggiare la costituzione e il rafforzamento di associazioni e movimenti, giacché questi si sono spesso dimostrati canali efficaci di formazione e fervore apostolico dei laici. Desidero anche spendere qualche parola sui molti laici, uomini e donne, che sono impegnati nell'insegnamento della religione cattolica e che meritano, in modo particolare, la nostra gratitudine e il nostro incoraggiamento. E' importante che anch'essi considerino il loro lavoro parte fondamentale della missione di evangelizzazione della Chiesa. Le numerose scuole e università cattoliche, assai apprezzate in tutto il Giappone, possono essere mezzi potenti per rendere testimonianza del Vangelo. Non si tratta, certo, di imporre il credo cattolico a molti studenti non cattolici che frequentano questi centri di istruzione. La questione è, piuttosto, di proporre alle loro coscienze con piena chiarezza, ma senza spinte coercitive o sollecitazioni disoneste, la verità evangelica e la salvezza in Cristo.
La presenza attiva dei laici di cui parla il Concilio assume anche molte altre forme. Come abbiamo visto prima, implica il buon esempio e un esplicito annuncio del Cristo in parole e opere (cfr. AGD 15), ma richiede anche qualcosa di più. Se la fede dei cattolici giapponesi deve riflettersi "nella mentalità, nella vita e nel lavoro" della loro nazione, allora essi non devono aver paura di prender parte attivamente, in quanto cattolici, all'edificazione di una società più umana. Il legame tra fede e vita si applica non solo alla loro condotta personale; significa anche che faranno sentire la parola del Vangelo nell'attività civile, nelle decisioni economiche e politiche nonché nelle varie azioni a livello internazionale. Come seguaci di Cristo essi vorranno difendere e promuovere il benessere materiale e spirituale di tutti, specialmente dei poveri (cfr. SRS 47). La visione cristiana dell'uomo creato e redento da Dio, che viene sviluppata in modo tanto completo nella dottrina sociale della Chiesa, fornisce il fondamento e l'ispirazione alla Chiesa in Giappone per portare avanti un ministero di evangelizzazione in armonia con la vocazione terrena e trascendente dell'uomo.
6. Cari fratelli: so che la storia e la cultura della vostra antica terra pongono sfide particolarissime al compito di evangelizzazione. So anche che l'esiguo numero di cattolici giapponesi in mezzo a una popolazione tanto vasta può mitigare l'entusiasmo nei confronti di quanto occorre compiere. Come i primi apostoli, a cui veniva ordinato di nutrire una moltitudine di genti con poco, anche voi potete chiedere al Signore "Che cos'è questo per tanta gente?" (Jn 6,9). Eppero, come ci indica il Vangelo stesso, nonostante l'esiguità di risorse a disposizione degli apostoli, quella stessa povera compagnia di dodici uomini è stata in grado alla fine di trasformare il mondo per la potenza dello Spirito Santo all'opera dentro di loro. Prego e spero con fervore che vi sappiate impegnare con perseveranza e amore per edificare la Chiesa in Giappone, rimanendo sempre "saldi e irremovibili, prodigandovi sempre nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica in lui non è vana" (1Co 15,58). Su tutti voi impartisco affettuosamente la mia benedizione apostolica.
Data: 1990-03-03
Sabato 3 Marzo 1990
Titolo: Nuovi modelli di cooperazione per un mondo più pacifico
Cari amici.
Ho il piacere di dare il benvenuto agli ufficiali e agli uomini della HMS Manchester. Sono lieto di avere questa opportunità di incontrarvi nella speranza che questa vostra visita a Roma vi aiuti ad accrescere la stima nella ricca eredità della fede cristiana riflessa in molti dei suoi monumenti e delle opere d'arte. Possa parimenti indurvi a riflettere sui valori spirituali che sono serviti come base a così tanta parte della storia dell'Occidente. Proprio ai giorni nostri, questa eredità ha dimostrato la sua potenza durevole quando nazioni e popoli hanno trovato in essa ispirazione per affermare il loro desiderio di libertà, il loro credo nella dignità di ogni individuo e il loro desiderio di un ordine sociale che garantisca la giustizia per ognuno. Tra i drammatici cambiamenti che hanno avuto luogo nel nostro mondo, voi avete una parte speciale da svolgere. Come membri delle forze armate, voi servite il vostro Paese negli sforzi di promuovere la sicurezza e di salvaguardare la libertà. Il Concilio Vaticano II ha insegnato che il corretto adempimento di questo ruolo rende un autentico contributo all'instaurazione della pace tra le nazioni (cfr. LG 79). Insieme a coloro che stanno progettando nuovi modelli di cooperazione a livello politico ed economici. Anche voi state prendendo parte al lavoro di costruzione di un mondo più pacifico. La fede cristiana ci insegna che la pace a cui il mondo aspira è un dono di Dio e il risultato dell'obbedienza alla sua volontà. Qualunque pace duratura, che sia nei nostri cuori, nelle nostre famiglie, o tra le nazioni, ha Dio come suo autore e sorgente. Prego affinché ognuno di voi giunga a sperimentare la pace di Dio che supera ogni comprensione umana (cfr. Ph 4,7). Che le persone d'ogni luogo siano benedette con rinnovata forza e perseveranza mentre si sforzano di domare i conflitti e l'ingiustizia attraverso il dialogo, la cooperazione e la generosa sollecitudine per i diritti e le aspirazioni dei loro fratelli e sorelle. Su tutti voi e sui vostri cari invoco le abbondanti benedizioni di dio nostro Padre.
Data: 1990-03-03
Sabato 3 Marzo 1990
Titolo: La cultura deve condurre alla Verità
Cari dirigenti e iscritti del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale!
1. Sono lieto di incontrarmi con voi, in occasione del vostro raduno a Roma per la IV Assemblea Nazionale. Saluto il vostro presidente, l'assistente ecclesiastico e tutti i dirigenti centrali. Saluto particolarmente mons. Salvatore De Giorgi, nuovo assistente generale dell'Azione Cattolica Italiana e quindi anche prima guida spirituale del vostro Movimento. A lui rinnovo i miei fervidi voti augurali per il suo ministero tra voi e per quello che si appresta a svolgere nella più grande famiglia dell'Azione Cattolica.
Il tema della vostra Assemblea, "Una fede aperta allo Spirito e operosa nel mondo", ben si addice a chi, come voi, è chiamato a impegnarsi nel vasto e problematico mondo della cultura contemporanea con una precisa prospettiva di fede cristiana, avendo come costante punto di riferimento il magistero della Chiesa, anche a motivo dell'appartenenza all'Azione Cattolica, che caratterizza il vostro operare.
2. La cultura è stata sempre oggetto di particolare attenzione da parte della Chiesa, perché esprime il sentire più elevato dell'uomo e ne guida le scelte. Per un cristiano, poi, essa non può non confrontarsi con l'insegnamento del Vangelo. Voi sapete come il mio predecessore Paolo VI, nell'esortazione apostolica "Evangelii Nuntiandi" (EN 20), abbia individuato il dramma della nostra epoca, più che di ogni altra, nella rottura tra Vangelo e cultura e abbia impegnato quindi la comunità ecclesiale a "fare tutti gli sforzi in vista di una generosa evangelizzazione della cultura, più esattamente delle culture. Esse devono essere rigenerate mediante l'incontro con la buona novella".
Soprattutto la costituzione conciliare "Gaudium et Spes" ha dedicato pagine luminose a questo tema. Nell'enunciare in particolare "alcuni principi riguardanti la retta promozione della cultura", ne ha affermato la legittima autonomia (GS 59), e ha denunciato certi aspetti critici dell'odierno progresso delle scienze e della tecnica, individuando altresi quei valori della cultura attuale che possono costituire in qualche modo una "praeparatio evangelica" GS 57).
Su questo tema del rapporto tra fede e cultura mi preme sottolineare qui quanto dicevo in altra occasione: "Esiste, e non si deve temere di affermarlo, una qualificazione cristiana della cultura, perché la fede in Cristo non è un puro e semplice valore tra i valori che le diverse culture enucleano; ma per il cristiano è il giudizio ultimo che li giudica tutti, pur nel pieno rispetto della loro consistenza propria. (Insegnamenti 1984/261)
La fede dunque non è per nulla estrinseca alla cultura, ma anzi genera cultura: da qui emerge un compito da realizzare e una tradizione da conservare e trasmettere. Nel Convegno ecclesiale di Loreto, riferendomi all'impegno della Chiesa italiana, ho offerto una indicazione di coraggio e di fiducia: anche nell'attuale contesto di secolarizzazione e per tanti aspetti di scristianizzazione, dobbiamo guardare al futuro con l'obiettivo che la fede "abbia, o ricuperi, un ruolo-guida e un'efficacia trainante", mediante una presenza anche pubblica nella società e con la tensione a "far si che le strutture sociali siano o tornino a essere sempre più rispettose di quei valori etici, in cui si rispecchia la piena verità sull'uomo".
GPII 1990 Insegnamenti - Ai Consultori Familiari - Città del Vaticano (Roma)