GPII 1990 Insegnamenti - Alla celebrazione della Parola - Malecon di Veracruz (Messico)

Alla celebrazione della Parola - Malecon di Veracruz (Messico)

Titolo: L'evangelizzazione è segnata dalla croce

Carissimi fratelli e sorelle,


1. Dalle coste del Golfo del Messico, via provvidenziale per la venuta del Vangelo in questa terra benedetta, saluto con vivo affetto quanti questa sera hanno voluto radunarsi nel Malecon per rendere grazie a Dio per l'evangelizzazione dell'America.

E' questo il saluto del Papa che desidera riunire in un abbraccio di gioia e di speranza, in primo luogo, i suoi Fratelli dell'Episcopato. In particolare il Vescovo di questa Diocesi, Veracruz, l'Arcivescovo di Jalapa e i Vescovi della regione pastorale del golfo: Coatzacoalcos Papantla, San Andrés, Tuxtla e Tuxpan.

Allo stesso modo saluto voi, sacerdoti, missionari, religiosi, religiose e laici impegnati che, con generosa dedizione, continuate l'opera di portare la Buona Novella alle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro e in quelli di svago. Saluto voi tutti fedeli qui presenti che avete atteso con tanta speranza questo incontro, espressione della fede e dell'amore che è racchiuso nei vostri cuori.

Come Vescovo di Roma e Successore di San Pietro sono molto felice di unirmi a tutti voi per ringraziare Dio, Uno e Trino, per l'opera incessante e piena di sacrifici di tutti coloro che in questi cinque secoli hanno annunciato la Parola del Vangelo al vostro popolo, e di tutti coloro che oggi, in questi ultimi anni del secondo millennio cristiano continuano ad annunciarla. "Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene! esclamiamo con il Profeta Isaia" (52,7).

Ci troviamo qui, a Veracruz, per celebrare con gioia la nostra fede e chiedere al Signore che continui a far nascere nuovi evangelizzatori.

L'evangelizzazione, cari fratelli e sorelle, è caratterizzata dal segno della Croce, dalla Vera Croce.

Tra due anni festeggeremo un evento di fondamentale importanza: il V Centenario dell'incontro tra il modo europeo e il vostro continente, il Nuovo Mondo. Fu questo un incontro tra razze e culture che diede forma al vostro Paese, dove la scoperta, la conquista e l'evangelizzazione occupano un posto decisivo, luminoso nel suo insieme anche se non scevro da ombre. Ma il profondo sguardo cristiano ci permette di scoprire nella storia l'amoroso intervento di Dio, nonostante i limiti propri di ogni opera dell'uomo. Nel fiume della storia avvengono misteriose confluenze di peccato e di grazia ma nel corso della storia stessa la grazia trionfa sul potere del peccato: "laddove è abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia" (Rm 5,20) ci dice l'Apostolo San Paolo.


2. A questo bellissimo porto che ha il nome della Vera Croce spetta la gloria di essere stato la porta attraverso la quale, nel 1523, sotto lo stendardo della Croce giunsero in Messico i primi evangelizzatori: tre francescani, tra i quali Fra Pietro Di Gand; un anno dopo un altro gruppo di dodici religiosi. A San Juan de Ulua ebbe inizio la storia cristiana della vostra patria; il messaggio di Cristo l'ha plasmata profondamente ed efficacemente nella sua mentalità, nella sua cultura, nelle sue radici, modellando la sua fisionomia e contribuendo più di qualunque altro fattore culturale alla sua identità etnica e nazionale. Tutto questo ha fatto si che il Messico occupi oggi un posto particolare tra le Nazioni.

L'evangelizzazione iniziata allora è ancora in cammino e questo V Centenario deve essere per tutti un'occasione propizia per darle maggiore impulso e vitalità. Per questo i Vescovi di tutta l'America Latina si riuniranno a Santo Domingo, nel 1992, per riflettere sulla situazione attuale della Chiesa in questi Paesi e per delineare, sotto la guida dello Spirito Santo, il compito che noi tutti dobbiamo adempiere nell'imminenza del terzo millennio dell'era cristiana.

Infatti, l'opera di annunciare il Vangelo a tutte le Nazioni che - come abbiamo appena ascoltato dalla lettura del Vangelo di San Marco - Cristo affido alla sua Chiesa - è una responsabilità di tutti e di ognuno di noi che, per la Grazia del Signore, siamo e ci facciamo chiamare cristiani. Dopo aver iniziato cinque secoli fa questa missione ecclesiale del nuovo continente, Cristo, risorto ed elevato alla destra del Padre, ci invia nuovamente ad evangelizzare tutte le genti (cfr. Mt 28,19).

L'evangelizzazione dell'America, suscitata dal Signore e frutto dell'azione di tanti uomini, incontro molti limiti e difficoltà che ancora oggi attendono uno studio obiettivo della storia per essere viste nella loro vera luce; ma si ebbero anche grandi successi come dimostrano le splendide opere che sono servite come modello e supporto al cammino del vostro popolo durante questi secoli e che ora è necessario potenziare e rivitalizzare mediante una visione sempre più chiara, più solidale e più fedele alla Parola del Signore.


3. Molte figure, ricche di un profondo spirito di fede e di grande valore umano, possono servirci da guida per una rinnovata evangelizzazione alla quale la Chiesa è stata chiamata in America Latina. Ricordiamo, per esempio, Frate Juan de Zumarraga, primo Vescovo di Città del Messico che merito il titolo di "difensore degli Indios" e che tanto si adopero per la catechesi non solo degli indigeni ma anche dei colonizzatori, che insieme dettero origine alla vostra caratteristica razza meticcia. Un primo frutto importante di questa catechesi fu l'indio Juan Diego, che ho avuto la gioia di beatificare ieri e che il Signore scelse, attraverso sua Madre, per iniziare l'azione evangelizzatrice del Messico. Don Vasco de Quiroga, primo Vescovo di Michoacan, adempi alla sua missione episcopale come autentico padre dei "tarascos" tanto che viene chiamato affettuosamente "Tata Vasco"; con affetto di padre si impegno interamente nell'educazione e nella promozione dei fedeli che il Signore gli aveva affidato: i suoi "ospedali" erano molto di più di quanto oggi si intende con questa parola perché comprendevano scuole, laboratori, magazzini e tutti gli elementi di un centro artigiano e agricolo, con utensili e attrezzi agricoli, eccetera. Ancora oggi possiamo apprezzare l'eredità culturale e cristiana della sua eroica opera missionaria e civilizzatrice a favore delle popolazioni del Michoacan. Frate Bartolomè de las Casas Vescovo di Chiapas prese un atteggiamento poco comune nel suo tempo, cioè quello di proclamare la dignità della persona umana degli indigeni e di adottare i loro punti di vista, facendo proprie le loro sofferenze, le loro tristezze, il loro stato di prostrazione; fu sempre disposto a levare la sua voce in difesa dei diritti dei più deboli e dei più bisognosi, nei quali vedeva il volto di Cristo.

Ecco dunque tre figure diverse, tre modelli differenti di evangelizzatori, degni di un posto di rilievo tra i grandi pionieri dell'azione missionaria. Loro tre e molti altri resero viventi in Messico le parole di San Paolo: "Pur essendo libero da tutti mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero" (1Co 9,19). Ma il lavoro apostolico di tanti sacerdoti e religiose deve essere visto insieme all'azione missionaria di tutta la Chiesa che riceve da Cristo il mandato di andare a predicare il Vangelo a tutte le Nazioni.

Per questo, con i Vescovi latinoamericani nella Conferenza di Puebla, bisogna dire: "L'opera evangelizzatrice della Chiesa in America Latina è il risultato dell'unanime sforzo missionario di tutto il popolo di Dio" (n. 9).

E' questa chiamata comunitaria a rendere presente la Buona Novella tra gli uomini continua ad essere viva e necessaria ai nostri giorni.


4. Durante questi cinque secoli, la vostra storia cristiana ha percorso diverse tappe e oggi la Chiesa, pellegrina in Messico, può giustamente gloriarsi di essere una comunità viva, operante e aperta al futuro. Mi riempie di gioia sapere che voi cattolici messicani rappresentate un quarto della Chiesa dell'America Latina; che formate una grande comunità di 77 territori ecclesiastici con una gerarchia interamente messicana che adempie alla sua missione insieme a 11.000 sacerdoti diocesani e religiosi, un migliaio di fratelli religiosi e più di 32.000 religiose che compiono il loro cammino integrati nel popolo cristiano e guidano il pellegrinaggio di fede.

La vostra identità concreta è contraddistinta da molti elementi razziali, culturali e religiosi che si sono andati fondendo e configurando all'interno della Nazione messicana. E questa vostra realtà è stata scelta dal Signore per fare di voi "la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa il popolo che Dio si è acquistato" (1P 2,9); vale a dire vi ha scelto per essere un popolo cristiano. Infatti attraverso il Battesimo siete entrati nella Chiesa cattolica che è divenuta una parte costitutiva della vostra identità. Da questa identità sorge proprio la seguente domanda: qual è oggi la vostra missione come popolo cristiano? La risposta viene data attraverso la condizione stessa di battezzato: essere stati chiamati dal Signore per vivere e proclamare il suo Vangelo nel mondo, a partire dalla vostra storia come messicani, con le sue luci e con le sue ombre, ma convinti che la vostra missione è quella di dare testimonianza della vostra fede nel mondo.


5. Evangelizzare significa annunciare la Buona Novella. E la Buona Novella che il cristiano comunica al mondo è che Dio, l'unico Signore, è misericordioso verso tutte le sue creature, ama l'uomo di un amore senza limiti e ha voluto intervenire personalmente nella sua storia attraverso suo Figlio Gesù Cristo, morto e risorto per noi, per liberarci dal peccato e da tutte le sue conseguenze e per renderci partecipi della sua vita divina.

Chi è questo Dio, l'unico Signore? Lo abbiamo ascoltato nella prima lettura biblica. Il profeta Ezechiele ci ha detto: "Ecco, io stesso cerchero le mie pecore e ne avro cura (Ez 34,11). E' il Pastore che va in cerca della pecora perduta, che guarisce la pecora ferita e la mette sotto la sua protezione e la sua custodia (cfr. Ez 34,16). così aveva fatto con il popolo eletto stringendo con lui un'alleanza e inaugurando una storia di salvezza attraverso la quale Yahvé guida e libera Israele (cfr. Istruzione su Libertà cristiana e Liberazione, 44). Proprio questo ci insegna il salmo che abbiamo proclamato: "Il Signore agisce con giustizia e con diritto verso tutti gli oppressi. Ha rivelato a Mosè le sue vie, ai Figli di Israele le sue opere" (Ps 103,6-7).

Per questo Dio, Nostro Signore, nel suo amore infinito ha voluto portare questa Buona Novella a tutte le Nazioni facendo del popolo eletto uno strumento per annunciare la salvezza promessa: "Io ti rendero luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra" leggiamo nel profeta Isaia (49,6).


6. Questa azione di Dio trova il suo compimento in Gesù Cristo. E Maria riceve nell'annunciazione questa Buona Novella per poi comunicarla agli altri; infatti appena ricevuto il messaggio del Signore si dirige in una città della Giudea per portarlo ad Elisabetta, sua parente, e proclamare le meraviglie di Dio in cui Lei ha posto la sua fede: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore" (Lc 1,46-47).

Questo stesso Dio che nel Nuovo Testamento si rivela a noi, Uno e Trino, si è manifestato nell'umanità di suo Figlio Gesù Cristo, concepito nel seno di Maria. Evangelizzare significa, in primo luogo, annunciare Gesù Cristo: la sua vita, la sua dottrina, i suoi valori e le sue scelte, la sua morte e la sua Risurrezione per noi. Nella sua predicazione e nelle sue azioni scopriamo che cosa significa che Dio è l'Unico Signore perché tutto il mistero di Gesù, i suoi insegnamenti, i suoi miracoli, la sua vita sono al servizio del Regno e della Potenza di Dio.

Egli predico il Vangelo ai poveri, ai disperati, ai piccoli che non hanno voce, agli emarginati, ai peccatori, a coloro che venivano considerati impuri come i lebbrosi, i paralitici e i ciechi e in generale a tutte le persone che avevano bisogno di essere liberati da qualche male. "Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie" (Mt 8,17) e ci ha insegnato che la condizione per essere suo discepolo è seguirlo.


7. Già il salmista nell'Antico Testamento invocava Dio: "Mandi il tuo spirito, sono creati e rinnovi la faccia della terra" (Ps 104,30). Questa preghiera ha il suo pieno compimento il giorno di Pentecoste, quando gli Apostoli per azione dello Spirito Santo cominciarono a mettere in opera la loro vocazione missionaria.

Questa stessa preghiera accompagna la Chiesa nel compito dell'evangelizzazione del mondo. E sotto l'impulso dello Spirito stesso anche noi dobbiamo continuare il compito che ci spetta in quanto Chiesa, membri del Popolo di Dio. Nel corpo di Cristo che è la sua Chiesa abbiamo tutti una missione da adempiere come ci insegna San Paolo: ciascuno secondo il carisma che ha ricevuto (cfr. 1Co 12).

Dobbiamo proclamare allora di fronte al mondo che solo Dio è il Signore.

Così si espressero anche i Vescovi nella Conferenza di Puebla, che io stesso ho avuto il privilegio di inaugurare nella mia prima visita a questo amato Paese undici anni fa: "Nulla è divino e adorabile al di fuori di Dio. L'uomo cade nella schiavitù quando divinizza o assolutizza la ricchezza, il potere, lo stato, il sesso, il piacere o qualunque altra creatura di Dio compreso il proprio essere o la sua ragione umana. Dio stesso è la fonte di liberazione radicale da ogni forma d'idolatria, perché l'adorazione del non adorabile e l'assolutizzazione del relativo portano alla violazione di quanto c'è di più intimo nella persona umana: il suo rapporto con Dio e la sua realizzazione personale. Ecco la parola liberatrice per eccellenza: "Adora il Signore Dio Tuo e a lui solo rendi culto" (Mt 4,10)" (Puebla, 491).


8. E' il mezzo migliore per proclamare questo messaggio, cari fratelli e sorelle, è la testimonianza di vita di uomini e di donne credenti che esprimono apertamente la loro fede seguendo Cristo. Per questo il mio predecessore, Papa Paolo VI, così disse nella sua Esortazione Apostolica sull'evangelizzazione: "L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri; o se ascolta i maestri lo fa perché son dei testimoni" (EN 42).

Annunciamo allora con forza al mondo che Cristo è morto e risorto per noi, e che, come scrive San Paolo, noi partecipiamo della sua morte e della sua Risurrezione attraverso il battesimo (cfr. Rm 6,3-4). Il nostro battesimo e la nostra condizione di figli dello stesso Padre deve portarci a guardare ogni uomo come fratello. Per questo Gesù Cristo pone come condizione per farci partecipi della sua salvezza di dare da mangiare a chi ha fame, dare da bere a chi ha sete, vestire chi è nudo, consolare chi è afflitto perché "ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l'avete fatto a me" (Mt 25,40).


9. I principi cristiani che avete ricevuto dai vostri genitori devono essere allora alla base di tutti i rapporti umani. I valori del Vangelo devono essere la regola del servizio che deve dominare la convivenza sociale: nella politica, nella cultura, nell'istruzione, nella vita famigliare, nei rapporti di lavoro. Ma senza confondere mai né limitare il Regno di Dio alle cose della terra che ne sono solo una parte, uno strumento. Come hanno proclamato i Vescovi a Puebla: "Il Regno di Dio passa attraverso le realizzazioni storiche anche se non si esaurisce né si identifica con esse" (n. 193).

Infine alla proclamazione della Buona Novella deve seguire una solida catechesi a tutti i livelli, particolarmente nella famiglia e negli ambienti giovanili. L'invito a credere deve essere accompagnato da una adeguata istruzione su tutto quello che il Signore, per mezzo della sua Chiesa, ha voluto insegnarci.

Sarebbe un errore catechizzare senza aver prima evangelizzato, come lo sarebbe ugualmente evangelizzare e non preoccuparsi di far crescere sufficientemente la fede ricevuta.

La formazione cristiana attraverso la catechesi porterà ad una partecipazione più attiva alla vita liturgica e sacramentale della Chiesa. In questo modo il popolo semplice trova in questo e nella pratica della pietà popolare delle motivazioni per dar ragioni alla propria fede. E allo stesso modo gli ambienti scristianizzati saranno più disponibili a incontrare nuovamente il Signore e l'attività di proselitismo delle sètte potrà essere frenata nelle ambiguità e nella confusione che semina.

Cari fratelli e sorelle, chiedo alla Madre di nostro Signore Gesù Cristo e Madre Nostra, alla quale vi rivolgete col titolo di Guadalupe e che fu la prima donna a ricevere il messaggio del Vangelo per annunciarlo agli altri, di essere la "stella dell'evangelizzazione" per guidarvi nel fedele adempimento di questa missione che il Signore vi affida.

(Il Santo Padre ha inoltre aggiunto:) Desidero, in nome della Croce di Cristo, ringraziare per tutta questa celebrazione della Parola che ci lascia profondamente commossi. Desidero ringraziare tutti i partecipanti a questa liturgia, tutti i Vescovi. Desidero ringraziare per questi doni, per le offerte liturgiche presentate a nome delle diverse comunità. Possa Dio conservare nella Sua Misericordia, nella Sua paterna protezione, questa particolare eredità della Croce di Cristo per tutto il Messico e per tutta l'America Latina.

Possa stare sempre la Santissima Madre di Cristo, Nostra Signora di Guadalupe, accanto a suo Figlio e a tutti i suoi figli che vivono in Messico e nell'America Latina.

(Salutando i fedeli di origine polacca, il Papa nella sua lingua madre ha pronunciato queste parole:) Saluto cordialmente la vostra comunità di artisti, tutti coloro che partecipano a questa celebrazione della Parola sulle sponde dell'Atlantico, nel Golfo del Messico e coloro che servono qui con la loro arte ed il loro lavoro i fratelli del continente americano. Sia lodato Gesù Cristo.

(Tornando alla lingua spagnola, il Santo Padre ha così concluso:) Non si sa se tutto il mondo vuol bene a Giovanni Paolo II. Ma si sa adesso, in questo momento, che Giovanni Paolo II vuol conservare con sé questa profonda emozione del nostro incontro a Veracruz. Sia lodato Gesù Cristo.

(Traduzione dallo spagnolo)

Data: 1990-05-07

Lunedi 7 Maggio 1990

Saluto alla diocesi all'aeroporto - Aguascalientes (Messico) - Aprite a Cristo il mondo dell'insegnamento

Monsignor Rafael Munoz Nunez, Vescovo Emerito Salvador Quezada Limon, Fratelli nel sacerdozio, religiosi e religiose, Amatissimi fedeli della Diocesi di Aguascalientes,


1. E' per me motivo di particolare gioia essere qui con voi. La vostra presenza, il vostro saluto e il vostro affetto confermano la fama di accoglienza e di ospitalità che contraddistingue il vostro popolo.

Sono queste le qualità caratteristiche del vostro spirito che avete saputo comunicare a tutti coloro che, provenendo da altre parti del Paese, sono andati amalgamandosi alla vita della vostra regione. Avrei desiderato che questa breve visita si fosse prolungata per poter condividere con voi più profondamente la realtà della fede e dell'amore che ci unisce.

Il Papa ha voluto venire da voi per compiere la sua missione. Egli è stato scelto da Cristo per confermare nella fede i suoi fratelli (cfr. Lc 22,32).

Per questo vi dico di amare e professare con tutta la vostra forza la fede cattolica che, plasmata dalla carità, ci unisce a Cristo Gesù, il Figlio del Dio vivente. Il vostro amore per la Vergine Santissima - sotto il titolo di Nostra Signora de la Asuncion - vi aiuterà ad amare di più Gesù Cristo, poiché la Madre porta necessariamente al Figlio.


2. Osservare la parola di Cristo è un'esigenza che implica a sua volta la trasmissione della fede. Ogni cristiano deve essere diffusore della fede (cfr. CTR 62ss), ma i primi a doverlo essere sono i genitori nei confronti dei figli (cfr. FC 52) e tutti coloro che hanno compiti educativi nei confronti degli alunni (cfr. Catechesi Tradendae, CTR 69). Per questo la mia gioia nell'essere con voi aumenta nel sapere che quella che mi ascolta è una significativa rappresentanza di insegnanti. Proprio a loro voglio ora rivolgermi in modo speciale.

Ai nostri giorni si sta configurando una nuova prospettiva di contatti tra la Chiesa e la comunità politica di questo Paese. In questa nuova fase di maggiore comprensione e di dialogo, la Chiesa può offrire il suo particolare contributo senza uscire dal quadro dei confini e delle sue competenze specifiche.

E' un fatto che la cultura e l'istruzione in Messico si sta aprendo in questo periodo verso orizzonti più vasti. Il contesto della comunità internazionale è entrato in una nuova fase della sua storia e questo fatto avrà le sue ripercussioni anche qui in un futuro non troppo lontano. Come potete voi contribuire alle nuove sfide che la società messicana dovrà affrontare?


3. Il problema dell'istruzione, che è responsabilità di tutti, si impone in modo crescente all'attenzione dell'opinione pubblica e risveglia un rinnovato interesse nei diversi ambiti della responsabilità politica.

Si rende quindi necessario che le diverse istanze della Nazione favoriscano tutte le iniziative miranti ad elevare sempre di più il livello dell'insegnamento. E' comprensibile che fino ad ora la tendenza dominante sia stata, giustamente, quella di assicurare a tutti un'istruzione elementare.

Tuttavia il panorama che va configurandosi esige già un salto di qualità verso un'adeguata formazione dei bambini e della gioventù. E questo, in una società libera, si può ottenere soltanto attraverso la responsabilità professionale, l'impulso all'iniziativa e una congrua retribuzione per coloro che lealmente si interessano e s'impegnano. Si impone inoltre la necessità di sviluppare la capacità di analisi e discernimento, la educazione alla virtù, la dedizione generosa, la disciplina, la partecipazione dei genitori nell'educazione dei propri figli.

Cari insegnanti, come professionisti dell'educazione e come figli della Chiesa cattolica siete consapevoli che il conseguimento di obbiettivi elevati non dipende soltanto dai sistemi pedagogici. Il miglior metodo di educazione è l'amore nei confronti dei vostri alunni, la vostra autorità morale, i valori che incarnate. Questo è il grande impegno che vi assumete prima di tutto di fronte alla vostra coscienza. Sapete che non potete trasmettere ai vostri alunni una immagine deludente del proprio Paese, dovete insegnare loro ad amarlo incoraggiando al tempo stesso quelle virtù civiche che educhino alla solidarietà e al legittimo orgoglio per la propria storia e la propria cultura.


4. Prima di concludere desidero esprimere di fronte a voi una convinzione e una speranza.

La convinzione è che la Chiesa guarda con solida fiducia alla cultura messicana, nello stesso modo in cui guarda alla maggior parte delle culture dell'America Latina. I valori umani e cristiani presenti in questo continente sono chiamati a liberare tutto il loro potenziale di civiltà che non si è ancora pienamente manifestato. Per questo la Chiesa, mossa dalla sua vocazione di servizio verso l'uomo si sente impegnata a promuovere e rafforzare questa identità.

La speranza è quella che tramonti definitivamente il pregiudizio che la Chiesa sia un fattore frenante in campo culturale e scientifico. Sono i fatti che vengono a smentire queste accuse. Basta ricordare la secolare opera educativa delle istituzioni religiose ed ecclesiastiche, dalla prima evangelizzazione fino ai giorni nostri. Ma oggi, la mia esortazione a voi, insegnanti cattolici, è questa: aprite a Cristo il mondo dell'insegnamento! In modo fermo e paziente bisogna dimostrare come in Cristo troviamo la pienezza di tutti i valori umani, come in Lui si trovi il senso della storia, nel cammino dell'unione personale e comunitaria di tutti con Dio, Uno e Trino.


5. Infine desidero invocare ora la nostra Madre, la Vergine Maria. Durante la mia prima visita pastorale in Messico mi rivolsi a Lei, nel Santuario di Guadalupe, con queste parole: "Santa Vergine Maria, Madre del dolcissimo Amore proteggi le nostre famiglie perché siano sempre più unite e benedici l'educazione dei nostri Figli" (orazione alla Vergine di Guadalupe, 27 gennaio 1979).

A Lei mi rivolgo ora, invocando la sua protezione su tutti voi, fedeli di Aguascalientes e rivolgendole una preghiera particolare per i vostri figli e per tutti i giovani che sono "la speranza della Chiesa" (GE 2) nel continente della speranza.

In pegno di abbondanti grazie divine, imparto a tutti di cuore la mia Benedizione Apostolica.

(Traduzione dallo spagnolo)

Data: 1990-05-08

Martedi 8 Maggio 1990

Al Regina Coeli - Santuario San Juan de los Lagos (Messico)

Titolo: Cristo risorto, gioia di Maria e letizia della Chiesa




1. "Regina del cielo, rallegrati, alleluja!".

Con questa espressione di gioia la Chiesa si rivolge alla Vergine Maria per tutto il periodo pasquale in cui celebriamo la presenza del Signore Risorto e l'effusione dello Spirito Santo nella Pentecoste.

Rallegrati! Lo ripetiamo alla Vergine Madre, con la stessa eco delle parole dell'Arcangelo Gabriele nell'Annunciazione, quando la Vergine di Nazareth ricevette il messaggio di essere stata scelta per diventare la Madre del Redentore.

"Regina del cielo, rallegrati, alleluja".

Tutta la Chiesa partecipa della gioia della Vergine Maria per la risurrezione di suo Figlio, dopo averla vista trafitta dal dolore ai piedi della Croce e piena di speranza nell'aurora della Risurrezione.

La tradizione della Chiesa associa il mistero del parto verginale di Maria al mistero della Risurrezione gloriosa di Gesù. La Vergine Madre rimase integra alla nascita del Figlio di Dio. Integro rimase il sepolcro quando ne usci, risorto e trionfante, Cristo Signore.

La risurrezione del Figlio è la gioia della Madre e la letizia di tutta la Chiesa.

Si, rallegrati, Vergine Maria, perché il Signore, che sei stata degna di portare nel tuo grembo, è risorto secondo la sua parola. Quella parola che tu hai custodito con fede e amore fino "al terzo giorno".


2. Ho voluto venire in pellegrinaggio fino al Santuario di Nostra Signora di San Juan de los Lagos, in questa mia seconda visita pastorale in Messico, per venerare la Vergine Maria che qui, come a Guadalupe, ha accompagnato i primi frutti dell'evangelizzazione in terra messicana. Il grandissimo fervore dei pellegrini che giungono a Lei, soprattutto dallo Stato di Jalisco, prova l'affetto filiale che tutti hanno per la Vergine, venerata qui nella sua immagine fin dal XVI secolo, e che ha reso il Santuario di San Juan de los Lagos uno dei centri di pietà mariana più importanti di tutta la Nazione.

L'immagine di Nostra Signora di San Juan de los Lagos ha l'incanto delle cose semplici, come semplice fu la vita della Vergine di Nazareth. Un'immagine fatta con materiali umili dagli artigiani di queste terre, ma cesellata con immenso amore e frutto di luminosa fede; e che allo stesso tempo possiede il mistero della grandezza propria della Vergine, in cui Dio opero meraviglie, dalla sua immacolata Concezione fino alla sua gloriosa Assunzione al cielo.

Siamo dinanzi a un'immagine che potremmo definire "risorta", perché fu riscattata dopo un periodo di oblio e restaurata per la gioia e la consolazione dei figli di questi luoghi. Allo stesso tempo, è quasi una immagine "risuscitatrice", poiché la tradizione attribuisce al suo potere miracoloso il portento di aver fatto tornare alla vita una bambina del popolo.

Maria, la Madre del Risorto, è la Madre della vita.

Nel suo grembo crebbe Gesù, che è la "vita del mondo", e al calore della sua materna intercessione nascono e crescono i figli di Dio, dalle acque battesimali fino all'ingresso nella vita senza fine, che è la gloria del cielo.

Con quanto amore la Vergine della vita cura tutti i suoi figli! La vita naturale e la vita soprannaturale sono sotto la sua protezione e sollecitudine materna. Per questo, Lei si preoccupa anche di avvicinarci alle fonti stesse della vita, alla grazia dei sacramenti; in altre parole, ci avvicina a Gesù risorto, che è venuto per darci vita in abbondanza e renderci partecipi della sua gloriosa risurrezione.


3. "Regina del cielo, rallegrati, alleluja!".

Con tutti i figli di questa diocesi di San Juan de los Lagos, guidati dal loro Pastore, in questo Santuario mariano che è anche la casa e il focolare di questa Chiesa locale, Ti diciamo: "Rallegrati, Vergine Maria, perché Cristo, tuo Figlio, è risorto!".

Oh, Vergine priva di ogni macchia, Madre della Vita! Ti chiediamo di proteggere tutti i tuoi figli di questa Chiesa di San Juan de los Lagos e di tutto il Messico, che con filiale devozione implorano la tua intercessione presso il Signore Risorto, primizia della nostra risurrezione e speranza della nostra gloria futura.

(Traduzione dallo spagnolo)

Data: 1990-05-08

Martedi 8 Maggio 1990

Ai giovani durante la Messa - San Juan de los Lagos (Messico)

Titolo: "La vostra voglia di vivere e di lottare apre orizzonti nuovi per la Chiesa e la società"

Cari giovani,


1. E' giunto per me uno dei momenti più attesi del mio viaggio in Messico: l'incontro con voi giovani. Sono cosciente della speranza che avete posto nella preparazione di questa Eucaristia, e di come vi siete preparati nei vostri gruppi, parrocchie e diocesi, attraverso la riflessione e la pratica di quelli che avete chiamato "atti profetici". Mi ha riempito di gioia vedere, nelle risposte che avete dato ad alcune inchieste preliminari, i vostri desideri, soprattutto che il Papa giunga come amico. Si, cari giovani, ragazzi e ragazze del Messico, mi sento vostro amico, perché Cristo è vostro amico.

In nome di Cristo desidero, quindi, infondere entusiasmo e speranza nei vostri cuori. Desidero offrirvi incoraggiamento e sostegno per l'appello esigente e impegnativo che Cristo rivolge a ciascuno di voi. Chiedo a Dio che rafforzi la vostra fede e vi faccia sperimentare sempre più la tenerezza e la protezione di nostra Madre, la Vergine Santissima.

Il Papa si sente vicino a voi e vi porta nel profondo del suo cuore perché sente il vostro affetto e il vostro amore, ma soprattutto perché, con la vostra voglia di vivere e lottare, aprite orizzonti luminosi per la Chiesa di Cristo e per la società di oggi. Portate nelle vostre mani, come un fragile tesoro, la speranza del futuro. Il Signore confida nella nuova linfa che scorre in ogni giovane, come promessa fiorente di vita. Per questo affida anche a voi un'esigente responsabilità quali artefici di una nuova civiltà, la civiltà della solidarietà e dell'amore fra gli uomini.


2. Il Salmo che abbiamo recitato in questa celebrazione eucaristica ci aiuta a scoprire il vero valore di quello che siamo agli occhi di Dio. Il suo autore, meditando nella quiete della notte, e quasi interpretando il nostro proprio sentire, resta folgorato dalla profondità del silenzio e dalla bellezza del cielo stellato. Dal suo intimo nasce questa riflessione: un simile spettacolo non è altro che l'impronta della bellezza e della bontà del Creatore! Egli ammira la Gloria, la Bellezza, l'Onnipotenza di Dio, ma, invece di provare vergogna per la insignificanza e per la piccolezza del suo essere creatura, esclama: "che cosa è l'uomo perché te ne ricordi?" (Ps 8,5). Il Salmista inizia ad assaporare la tenerezza gratuita di Dio, perché ha capito che l'oggetto della sua predilezione non è il firmamento ma l'uomo nella sua piccolezza. Ciascuno di voi, giovani amici, è il prediletto della creazione di Dio. Per questo Dio ha messo in grado di riempire la terra della sua gloria, del suo amore, della sua giustizia, vita e verità. "Che cos'è... il figlio dell'uomo, perché te ne curi?" (Ps 8,5). Dio si è compiaciuto di rivestirci e colmarci della sua stessa dignità e gloria. Ma la sua gloria, che è anche la gloria del Figlio, - "Padre è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te" (Jn 17,1) - sta nel fatto che voi doniate la vostra vita fino all'estremo, che sappiate condividere i doni che Egli ha effuso in voi, per rendere presente il suo Regno in mezzo al mondo.

Giovani del Messico, non distruggete le vostre qualità e i valori ponendovi al servizio dei poteri del male che esistono nel mondo. Vi lascerete ingannare da questi poteri che pretendono di trasformarvi in marionette e in strumenti facilmente manipolabili al servizio di una cultura egoistica e senza orizzonti? Cadrete nella tentazione di alienare il prezioso dono della vostra vita con il potere della droga distruttrice ed assassina, la forza accecante dell'edonismo o la prepotenza irrazionale della violenza?


3. Il Papa sa che la forza di Cristo risorto, la spinta e la potenza del suo Spirito vivificante non svaniranno nei cuori dei giovani messicani, protagonisti del Terzo Millennio, ormai ai suoi albori. Con Cristo siete forti. Per questo potete dire con San Paolo: "Tutto posso in Colui che mi dà la forza" (Ph 4,13).

Se gettate le fondamenta della vostra fede sulla roccia che è Cristo, nessuna tentazione di questo mondo potrà distogliervi dal cammino che il Signore vi mostra. Egli è la nostra pietra angolare (cfr. 1P 2,4-9). In lui si fonda per tutti quel nuovo stile di vita che ci porta alla pienezza e ci fa crescere nella dedizione e nell'amore per gli uomini per la costruzione di un cielo nuovo e di una terra nuova (cfr. 2P 3,13).

Ma voi, giovani del Messico, sapete molto bene che tanti vostri coetanei vivono in questo mondo come feriti dalla mancanza di speranza. Il pugnale della delusione è affondato in loro. Essi credono che ormai nulla e nessuno potrà cambiare il volto dolente e sofferto del mondo in cui viviamo. Pensano che il succedersi degli avvenimenti della storia sia come una nave il cui unico timone si trovi nelle mani del potere e del denaro e negli interessi politici di pochi. Le loro vite sono sommerse e si lasciano trascinare da quella che oggi si chiama la crisi delle utopie. Le ombre del tedio, del vuoto e del disincanto hanno lasciato la loro impronta in giovani vite che dovrebbero essere speranza e promessa del futuro. E vi chiedete: come è possibile che molti giovani compagni e amici nostri siano stanchi ed annoiati della vita prima di cominciare a viverla? Come accettare che siano già di ritorno senza essere andati da nessuna parte? Il mondo di oggi ha bisogno non soltanto della gioventù come realtà sociologica, ma anche della gioventù dello Spirito di Cristo che abita in voi. E' necessario ascoltare la voce limpida dei giovani che hanno sperimentato come il fuoco dell'amore di Cristo ardesse nei loro cuori. Giovani, aiutate i vostri amici ad uscire dalla prigione dell'indifferenza e della mancanza di speranza! Cristo vi chiama a risuscitare in altri giovani la speranza per la vita!


4. In questo tempo pasquale in cui risplende la luce di Cristo risorto, la Chiesa presenta alla nostra meditazione l'episodio di Emmaus. La notte e le tenebre della morte avevano occultato la figura del Maestro agli occhi dei discepoli, che iniziarono a disperdersi con un'angosciosa sensazione di paura e di fallimento. Il Risorto non si era manifestato ancora ai suoi, quando seguiamo il cammino di due di loro - giovani, perché no? - che si avviano verso Emmaus. La via verso Emmaus è la via del disincanto, della delusione, del vuoto.

Oggi sono innumerevoli coloro che percorrono il sentiero di Emmaus.

Emmaus è oggi l'evasione, l'oblio, l'edonismo, la discoteca, la droga, l'indifferenza, il pessimismo, i paradisi artificiali in cui tanti trovano rifugio.

"Noi speravamo..." (Lc 24,21) che si sarebbe raggiunto un mondo più giusto; che la democrazia di fatto si sarebbe trasformata in bastione dei diritti umani; che lo sviluppo economico non si sarebbe ottenuto a discapito dei più piccoli e deboli; che il progresso tecnico e scientifico ci avrebbe resi più felici. Speravamo tante cose, ma tutto continua come sempre. Per questo è preferibile rinchiudersi nel proprio mondo, disinteressarsi degli altri e lasciare che qualcuno faccia quel che può.

Ma Gesù Cristo risorto va incontro ai giovani per pronunciare nel loro intimo parole che risveglino la speranza e l'entusiasmo che blocca la paura.

Mentre parlava il Maestro, la mente dei discepoli di Emmaus si accendeva di speranza e un fuoco irresistibile sconvolgeva i loro cuori.

Giovani, non perdete la speranza, voi siete pellegrini di speranza, come dice il motto di questo incontro. Poiché questa speranza si fonda sulla vittoria di Gesù Cristo sul peccato e sulla morte. Lasciate che il vostro cuore si inebri della Vita che vi offre Gesù; in Lui è la vostra autentica gioventù. Egli ci insegna a rinascere ad una vita nuova: "Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio" (Jn 3,5), dice a Nicodemo. Cristo è il Signore della Vita ed è venuto "perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (cfr. Jn 10,10).


5. Modello di fiducia e di docilità alla promessa di vita del risorto, è per noi la comunità degli Apostoli riunita nel cenacolo con Maria, la Madre di Gesù.

"Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui" (Ac 1,14) abbiamo ascoltato nella prima Lettura della nostra Celebrazione Eucaristica.

Maria era presente in quei momenti cruciali della storia della salvezza e si preparava ad una nuova e definitiva nascita: la venuta dello Spirito Santo.

Il giorno di Pentecoste nasce la Chiesa, Corpo di Cristo e in lei, noi, suoi membri abbiamo come Madre Maria.

Il significato profondo di questa maternità spirituale della Vergine la rende anche presente nella nostra vita quando desideriamo portare la luce di Cristo alle realtà che ci circondano, ai fratelli e alle sorelle che attendono il nostro aiuto. Se aprite bene gli occhi e guardate intorno a voi, vedrete molte tenebre, molto dolore e sofferenza tra i vostri fratelli messicani. So che il risultato delle vostre analisi, come preparazione a questo incontro, vi ha portati a scoprire che nel vostro popolo vi sono innumerevoli problemi: la fame e la denutrizione, l'analfabetismo, la disoccupazione, la disgregazione familiare, l'ingiustizia sociale, la corruzione politica ed economica, salari insufficienti, concentrazione della ricchezza in mano a pochi, inflazione e crisi economica, il potere del traffico della droga che attenta gravemente alla salute e alla vita delle persone, e la vulnerabilità degli immigrati illegali e senza documenti, che vengono tristemente chiamati "spalle bagnate", attacchi continui contro i sacri valori della vita, della famiglia e della libertà. Dinanzi a questo panorama di dolore e sofferenza potete voi, giovani messicani, restare indifferenti?


6. In quest'ora decisiva della storia, voi, cari amici e amiche, siete chiamati ad essere protagonisti della nuova evangelizzazione, per costruire in Cristo una società giusta, libera e riconciliata.

Gli uomini di oggi sono stanchi di parole e di discorsi vuoti di contenuto, che non si realizzano. Il mondo è restio a credere a parole che non sono accompagnate da una testimonianza di vita. Sarete veri testimoni quando la vostra vita si trasformerà in una domanda per coloro che vi guardano: perché agisce così questo giovane? perché lo si vede così felice? perché procede con tanta sicurezza e libertà? Se vivete così costringerete gli altri a confessare che Cristo è vivo e presente. Sarete testimonianza e prova che l'accettare Cristo come via, verità e vita (cfr. Jn 14,6) soddisfa le più elevate aspirazioni del cuore.

Cari giovani: sentitevi inviati all'urgente compito di annunciare il Vangelo a quanti vi circondano. Cristo conosce la vostra fragilità e le vostre limitazioni, ma al tempo stesso vi dice: coraggio, non temete! "lo sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20).

E più ancora, cari giovani, Cristo nel momento più sacro e solenne della sua vita ci ha fatto il regalo più prezioso. Era la sua ultima volontà, il suo tesoro più caro, Maria, sua Madre. Queste furono le sue ultime parole, che abbiamo ascoltato qualche momento fa. E' il "testamento della croce": "Gesù allora, vedendo la madre e li accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre, "Donna, ecco il tuo figlio!". Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!"" (Jn 19,26-27).

Con questa consegna, Gesù dona Maria come Madre a tutta l'umanità nella persona di Giovanni, il giovane discepolo amato. Gesù Cristo trasforma così tutti i redenti in figli di Maria. A partire da questo momento nessuno nel mondo sarà realmente solo e abbandonato nelle vicissitudini della vita. Giovani, Maria cammina con voi! Anche lei ci ripete accanto a suo Figlio: "Non temete, io sono con voi fino alla fine del mondo". Cristo ci ha fatto il più bello dei doni: continuare ad essere presente tra noi per mezzo della sollecitudine e della protezione materna di Maria di Nazareth.


7. Giovani che mi ascoltate: nei momenti in cui vi assale il dubbio, la difficoltà, l'angoscia, sappiate che la Vergine Maria è per voi consolazione e pace. Maria chiede il vostro si. Vi chiede la dedizione radicale a Cristo. Vi chiede che osiate seguirlo, mettendo le vostre vite nelle mani di Dio, affinché vi trasformi in strumenti di un mondo migliore di quello in cui viviamo. Maria attende da voi che rispondiate generosamente alla chiamata di suo Figlio, se lui vi chiede tutto. Non abbiate timore se il Signore vi chiama ad una vocazione di consacrazione speciale. Sicuramente Cristo chiede la vita intera, una donazione radicale, e senza limiti.

Imploro Maria, nostra Madre del Tepeyac, perché accompagni e benedica in voi tutti i giovani del Messico.

(Al termine della celebrazione eucaristica, il Santo Padre ha pronunciato le seguenti parole:) Una parola ancora. San Juan de los Lagos è un posto meraviglioso, un posto che sembra povero, ma che oggi ha tante ricchezze: sono i giovani che si riuniscono ogni anno nella Giornata Mondiale della Gioventù che si celebra la Domenica delle Palme. Vi sono momenti eccezionali, come è stata la grande convocazione di Buenos Aires, tre anni fa. Come è stata la grande convocazione di giovani a Santiago de Compostela, un anno fa e come si prevede sarà la grande convocazione di Czestochowa-Jasna Gora l'anno prossimo. I giovani trovano nella Chiesa il loro posto, i loro spazi. Gli spazi per stare accanto alla Vergine e insieme alla Vergine, accanto a Cristo, morto e risorto.

A tutti, grazie per questa celebrazione di oggi in questo posto dal nome meraviglioso: San Juan de los Lagos. Arrivederci.

(Traduzione dallo spagmolo)

Data: 1990-05-08

Martedi 8 Maggio 1990


GPII 1990 Insegnamenti - Alla celebrazione della Parola - Malecon di Veracruz (Messico)