
GPII 1990 Insegnamenti - Ai fedeli nella cattedrale - Durango (Messico)
Titolo: I laici diventino artefici di riconciliazione e di pace
Caro Arcivescovo di Durango, Mons. Antonio Lopez Avina, Cari sacerdoti e diaconi, cari religiosi, religiose, Amatissimi fedeli membri della Chiesa di Dio a Durango.
1. "Grazia e pace a voi in abbondanza" (1P 1,2).
Questo è l'augurio che San Pietro espresse nella sua prima Lettera, e quello con cui il suo Successore si rivolge anche a voi adesso: Grazia e pace abbondanti! Queste parole nascevano da un'alta considerazione. Pietro contemplava quei fedeli alla luce del mistero della Trinità. Per questo li descrive come "eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, per obbedire a Gesù Cristo e per essere aspersi del suo sangue" (Ibidem, 1P 1,2).
Da questa stessa prospettiva si rivolge a voi il suo Successore. Ed anche io vi considero eletti con un'azione santificatrice; una elezione che si propone un fine ben preciso. Aggiunge l'Apostolo Pietro: "ma ad immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Voi sarete santi, perché io sono santo" (1P 1,15-16). Si, ognuno di voi, fedeli che mi ascoltate, in Durango e in tutto il Messico, è stato chiamato personalmente da Dio; è stato eletto da Lui per essere santo. Questa affermazione è particolarmente attuale e deve avere una nuova risonanza oggi tra i fedeli laici (cfr. CL 17). La santità, miei diletti fratelli, la raggiunge il cristiano che si apre alla grazia di Dio, vivendo in unione intima e profonda con l'azione salvifica del Signore.
Nel Vangelo si trova il programma di vita che appartiene ad un Figlio di Dio, membro della Chiesa cattolica. Nell'Eucaristia trova la forza per poter dare testimonianza dell'amore che ogni cristiano deve diffondere intorno a sé: nella famiglia, nel lavoro e nel riposo, nella vita privata e in quella pubblica.
2. Da questa bella chiesa cattedrale di Durango desidero rivolgermi ai fedeli laici di questa arcidiocesi e di tutta la Repubblica. Voi, amatissimi fratelli e sorelle, fate parte di un popolo che si è distinto per la sua fede profonda, soprattutto mariana, per la sua fedeltà alla Chiesa e per uno speciale vincolo spirituale con la persona del Successore di San Pietro. Questa singolare fedeltà è stata messa più volte alla prova; ma, con la grazia di Dio e con l'aiuto di Maria, avete convertito queste occasioni in momenti di ulteriore fecondità per la vita ecclesiale. La storia del Popolo di Dio in Messico è ricca di testimonianze esemplari di laici che fecero delle loro vite una manifestazione eloquente dell'amore di Dio e che, per questo stesso amore, non ebbero dubbi nel dare il meglio di sé quando le circostanze lo richiesero. Il popolo messicano non deve mai dimenticare il suo passato, poiché è da li che deve proiettarsi verso il futuro.
Nell'Esortazione Apostolica Christifideles Laici, rivolta a tutta la Chiesa dopo il Sinodo dei Vescovi del 1987, ho voluto mettere in rilievo il fatto che "situazioni nuove, sia ecclesiali sia sociali, economiche, politiche e culturali, reclamano oggi, con una forza del tutto particolare, l'azione dei fedeli laici. Se il disimpegno è sempre stato inaccettabile, il tempo presente lo rende ancora più colpevole. Non è lecito a nessuno rimanere in ozio" (CL 3).
3. In questo documento segnalavo tre fattori che possono aiutarci a focalizzare meglio le sfide di questa "ora magnifica e drammatica della storia" (Ibidem CL 3). In primo luogo il secolarismo e l'indifferenza religiosa che colpisce non soltanto singoli individui, ma comunità intere. Questo fenomeno sta incidendo seriamente sui popoli cristiani e reclama con urgenza una nuova evangelizzazione. Ecco la prima grande sfida per i laici: impegnarsi seriamente per rendere presente il messaggio del Vangelo nella società del nostro tempo.
In secondo luogo menzionavo i soprusi dei quali è oggetto la persona umana, manifestati dalle frequenti violazioni di diritti che oggi subisce, dal momento della nascita fino a coloro che vivono oppressi ed emarginati. Da questo scaturisce l'enorme responsabilità dei fedeli laici nell'affermare con sempre maggior forza la centralità della persona umana redenta da Cristo. In ultimo gli antagonismi e i conflitti che caratterizzano buona parte delle relazioni nel mondo esigono che i laici diventino artefici di riconciliazione e di pace.
4. Una pace che dovete ottenere per voi stessi come frutto della grazia e dell'amicizia con Dio. E' la pace di Cristo; quella che solo Lui può dare, perché è "sua" (Jn 14,27); e che non la dà "come la dà il mondo" (Jn 14,27), perché è un dono divino.
Seminate, quindi, e diffondete la pace di Cristo intorno a voi. così vi sarà dato, come dice il Vangelo, il nome nobilissimo di "figli di Dio" (Mt 5,9).
Sforzatevi di strappare le radici del risentimento, dei conflitti, delle inimicizie. Promuovete, invece, la giustizia, nel grande come nel piccolo, all'interno delle istituzioni, nel mondo del lavoro, nelle famiglie, nella difesa della dignità di ogni persona. La giustizia è una virtù fondamentale, chè dà ad ognuno il suo: onore, buona fama, beni temporali. Tutti ed ognuno di noi dobbiamo sentirci responsabili di questo dovere, cercando sempre di essere imparziali, ponderati, coscienti davanti a Dio della trascendenza di questa responsabilità.
Abbondanza di grazia; abbondanza di pace. Questo è ciò che invoca il Papa per voi nel benedirvi nel nome del Padre, che vi ha scelto; del Figlio, che vi ha redento; e dello Spirito Santo, che vi santifica e vi ricolma con i suoi doni. "A lui la potenza nei secoli" (1P 5,11). Amen.
(Traduzione dallo spagnolo)
Data: 1990-05-09
Mercoledi 9 Maggio 1990
Titolo: La vita sacerdotale è un'esigente vocazione di servizio, di donazione, di dedizione piena all'opera di evangelizzazione
"Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Jn 15,13).
1. Queste parole che Cristo nell'ultima cena, rivolse ai suoi Apostoli appena scelti per rinnovare tra gli uomini il sacrificio eucaristico, mi fanno sentire molto unito a voi, amatissimi ordinandi. Il nostro orizzonte di fede e i nostri cuori mossi da quell'amore desiderano fare proprie queste parole che il Signore, nostro Maestro, pronuncio quando istitui l'eucarestia e il sacerdozio ministeriale, alla vigilia del suo sacrificio sulla croce.
In questa celebrazione per l'ordinazione di sacerdoti, alla quale partecipiamo, si avverte l'emozione di tutti i presenti. Confluiscono su ognuno di voi carissimi candidati al presbiterato divino - quale insondabile torrente di grazie - la preghiera e il lavoro di tanti padri e madri, di tanti educatori, di tante persone consacrate, di tanti malati, di tanta gente semplice, di tanti benefattori. Come non posso non ricordare il merito - il più delle volte nascosto - di tanti sacerdoti che ci precedettero i quali, con la loro vita santa e a volte con il loro martirio, hanno reso possibile oggi questa ordinazione così numerosa.
Mi è gradito salutare con affetto sincero Mons. Antonio Lopez Avina, pastore di questa Arcidiocesi di Durango, e gli altri Vescovi di questa Regione Pastorale e della vicina diocesi di Torreon. Un cordiale saluto anche alle Autorità civili e militari che partecipano a questo nostro incontro.
Siate i benvenuti, amatissimi fratelli e sorelle, a questa celebrazione eucaristica che riempie di gioia la Chiesa tutta perché un gruppo così numeroso di figli del Messico saranno ordinati sacerdoti per servire il Popolo di Dio. Con le parole del Salmista invito tutti ad esprimere la gratitudine al Signore, ma in modo speciale coloro che riceveranno il sacramento dell'Ordine. "Cantero senza fine le grazie del Signore" (Ps 88,2 cfr. Is 63,7).
2. Amatissimi nel Signore, la vocazione sacerdotale è un dono incomparabile per tutta la Chiesa, e voi siete stati eletti per essere nella comunità ecclesiale, segno personale e sacramento della presenza, dell'azione salvifica e dell'amore del Buon Pastore, "per edificare il Corpo di Cristo" (Ep 4,12).
Con parole di San Paolo, anche io "vi esorto a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto" (Ep 4,1). Questa elezione è per sempre.
E' una scelta di amore, fonte della vostra allegria e della vostra identità. Mi unisco, quindi, alla vostra gioia, che è anche la gioia di tutto il Popolo di Dio, perché siete amati ed eletti per sempre.
3. Il dono del sacerdozio è una scelta per l'amore: "Come il Padre ha amato me, così anch'io amo voi" (Jn 15,9), dice il Signore. L'amore di Cristo deriva dall'amore eterno tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Per questo si manifesta con la massima espressione: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Jn 15,13).
Gesù Cristo è il Figlio amato dal Padre inviato nel mondo, "nella pienezza dei tempi nato da donna" (Ga 4,4), per amare e servire il mondo. Il sacerdozio messianico di Cristo nasce da questo amore e da questa volontà salvifica di Dio. Cristo è il sacerdote eterno e del suo sacerdozio partecipiamo tutti. Si offri nell'unico sacerdozio, quello della croce, che si perpetua tra noi per mezzo dell'Eucaristia. Di questo sacerdozio e sacrificio, come donazione totale, parla Gesù agli Apostoli nel Cenacolo: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Jn 15,13).
Ci siamo qui riuniti per contemplare con gli occhi della fede questo amore così grande. Nonostante la nostra debolezza umana ci uniamo al sacrificio di Cristo, Sacerdote eterno. E ci uniamo a Lui con umiltà e fiducia, poiché siamo stati chiamati a partecipare in modo speciale a questo sacerdozio e ad offrire questo sacrificio della nuova Alleanza - sotto le specie del pane e del vino, a somiglianza del sacrificio di Melchisedech (cfr. Ps 110,4 He 5,5-6) - che Cristo lascio come testamento di amore alla sua Chiesa.
4. Per ognuno di voi, carissimi figli e fratelli, è arrivato il momento nel quale diventerete "sacerdoti del Signore", poiché, come presbiteri, "sarete chiamati ministri del nostro Dio" (Is 61,6).
Le parole che Gesù pronuncio nell'Ultima Cena si realizzano anche ora tra noi. Perché è lo stesso Gesù che ci dice con amore: "Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando" (Jn 15,14).
"Voi siete i miei amici... Ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi" (Jn 15,14-15). Accogliete, pertanto, carissimi figli e fratelli, questa chiamata, che è una dichiarazione di amicizia profonda ed eterna. Siamo suoi amici, suoi confidenti, resi partecipi del suo ministero, con il fine di prolungare il suo nome, "in persona Christi", la sua stessa missione. perciò ognuno di voi può essere chiamato, in un certo senso "alter Christus". Non dimenticate mai l'origine di questo amore, da dove procede la chiamata e la stessa esistenza sacerdotale, che è vocazione per servire sull'esempio di Cristo.
5. Il dono del sacerdozio è iniziativa del Signore. "Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi" (Jn 15,16). Effettivamente Gesù "chiamo a sé quelli che egli volle" (Mc 3,13); egli conosce chi e perché li ha scelti (cfr. Jn 13,18). Se la vocazione, la consacrazione e la missione sacerdotale, in tutti i gradi, sono un suo dono ciò significa che bisogna chiedere e ricevere il dono così come è. Come è il dono che il Signore ci offre? Dal Vangelo sappiamo che Cristo chiamo i suoi Apostoli "perché stessero con lui e anche per mandarli a predicare" (Mc 3,14). Il dono del sacerdozio ci rende partecipi dello stesso essere e della stessa consacrazione, della stessa missione e della stessa vita di Cristo Sacerdote e Buon Pastore.
Quando Gesù si presento nella sinagoga di Nazareth lesse e applico a se stesso il testo di Isaia, che abbiamo ascoltato oggi: "Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio" (Lc 4,18 cfr. Is 61,1). Gesù è, inoltre, il consacrato e l'inviato. Di questa consacrazione e missione rende partecipi i suoi Apostoli e quanti nel corso della storia della Chiesa riceveranno, come voi, l'imposizione delle mani (cfr. 2Tm 1,6).
Di per sé, il dono che si riceve è esigente, come è esigente l'amore con il quale Cristo lo concede. Nella donazione sacerdotale non vi possono essere patteggiamenti né risparmio di energie. Siete chiamati alla santità e all'apostolato con l'ardore e la dedizione degli stessi Apostoli.
La grazia e il carattere che si ricevono con il sacramento dell'ordine non soltanto richiedono santità e donazione, ma le rendono possibili. Se si partecipa all'essere e alla stessa missione di Cristo è per partecipare anche al suo stile di vita. Il dono del sacerdozio si riceve per vivere in sintonia con Cristo, compiendo come Lui il mandato salvifico del Padre (cfr. Jn 15,10 Jn 10,18).
6. Il dono del sacerdozio si rinnova continuamente nella carità del Buon Pastore: "Rimanete nel mio amore" (Jn 15,9). E come è questo amore di Cristo? "Dare la vita per i propri amici" (Jn 15,13). così aveva detto il Signore quando si presento come Buon Pastore: "Offro la vita per le pecore" (Jn 10,15).
perciò il sacerdote deve essere sempre "l'uomo della carità".
"Quale pastore del gregge di Cristo, egli non può dimenticare che il suo Maestro è giunto a donare la propria vita per amore. Alla luce di un simile esempio, il sacerdote sa di non essere più padrone di se stesso, ma di doversi fare tutto a tutti, accettando ogni sacrificio connesso con l'amore". (Recita dell'Angelus, 18 febbraio 1990).
Questo aspetto essenziale del sacerdote ha un valore permanente. Per il fatto di essere segno del Buon Pastore, di prolungare la sua parola, il suo sacrificio, la sua azione salvifica, è chiamato a vivere in sintonia con il sentire e l'agire di Cristo. perciò, la spiritualità specifica del sacerdote è "l'ascetica propria del pastore delle anime" (PO 13). Soltanto così sarà "strumento vivo di Cristo eterno" (Ibidem PO 12).
Tutta la vita del sacerdote deve essere una testimonianza di come amava il Buon Pastore, che visse povero per manifestare che dava se stesso; fu ubbidiente ai piani salvifici del Padre perché non si apparteneva; fu casto perché volle condividere in modo sponsale la nostra esistenza per fare di tutta l'umanità una famiglia di fratelli e una offerta a Dio.
7. Il dono del sacerdozio si vive nella perseveranza: "Vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga" (Jn 15,16).
Si, carissimi fratelli, il dono del sacerdozio sarà garanzia della vostra perseveranza se saprete "ravvivarlo" continuamente (cfr. 2Tm 1,6), seguendo le indicazioni ed i mezzi concreti che ci ricorda il Concilio Vaticano II, così come i documenti postconciliari. Poiché sarete predicatori della parola di Dio, dovete approfondire continuamente questa parola nei momenti forti dell'orazione personale e dello studio. Poiché celebrerete i misteri del Signore, dovete viverli voi stessi, in maniera particolare nella celebrazione eucaristica, nella liturgia delle ore e nel sacramento della riconciliazione. Poiché dovete guidare la comunità cristiana e ogni credente per il cammino della santità, dovete voi stessi aspirarvi ardentemente.
8. Il dono del sacerdozio si vive in una intensa comunione ecclesiale: "Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri" (Jn 15,17). L'unità che Gesù vuole per tutta la Chiesa, e in modo particolare per i sacerdoti, è fondata sul mandato di amore, come riflesso dell'unità tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. perciò il Signore chiede intensamente al Padre una testimonianza chiara dell'unità nei suoi discepoli: "Perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me" (Jn 17,22-23).
Il sacerdote insieme al suo Vescovo e con gli altri sacerdoti del presbiterio, sarà promotore di unità nella comunità ecclesiale nella misura in cui egli stesso vive questa comunione. Come evidenzia il Concilio Vaticano II: "La fedeltà a Cristo non può essere separata dalla fedeltà alla sua Chiesa" (PO 14). In effetti, nella misura in cui il sacerdote vive la realtà della Chiesa come comunione, realizzerà veramente la missione della Chiesa e scoprirà anche la realtà della Chiesa come mistero.
Come mi piacerebbe continuare a riflettere con voi su questi aspetti meravigliosi del dono del sacerdozio che oggi riceverete! Nelle mie lettere scritte in occasione del Giovedi Santo, dall'inizio del mio Pontificato, ho esposto la dottrina sacerdotale contenuta nei documenti conciliari ed in particolare nella Scrittura e nella Tradizione della Chiesa. Il mistero di Cristo Sacerdote, che si prolunga in noi è insondabile; perciò le nostre meditazioni e riflessioni sono soltanto una scintilla di ciò che lo stesso Signore vi andrà comunicando se sarete fedeli. In effetti Cristo lo incontrerete nella misura in cui lo amerete. così ci ha detto Lui stesso: "Chi mi ama... anche io lo amero e mi manifestero a lui" (Jn 14,21).
9. Fratelli e figli carissimi: voi siete i sacerdoti dell'ultima decade del millennio! Voi siete i sacerdoti di una nuova epoca di speranza per il Messico! Siate sempre testimoni della verità, della giustizia, dell'amore, specialmente verso i più bisognosi. La vostra vita sacerdotale è una esigente vocazione di servizio, di donazione, di dedizione piena all'opera della nuova evangelizzazione del Messico.
Una società come la nostra, che da una parte tende al materialismo, e dall'altra avverte il desiderio di Dio, ha bisogno di testimoni del mistero. Una società che è divisa, e avverte nello stesso tempo il bisogno di unità e solidarietà, necessita di servitori dell'unità. Una società che dimentica spesso gli autentici valori mentre chiede autenticità e coerenza, ha bisogno di segni vivi del Vangelo.
Mi rivolgo ora a tutti i sacerdoti di questa Regione Pastorale e di tutto il Messico, che è unito a noi in questa solenne celebrazione. Il Papa, che tanto vi ama, vi invita a rinnovare oggi il vostro entusiasmo, la vostra speranza, il vostro impegno apostolico e ministeriale per il bene della Chiesa in questa grande nazione. Cristo ha promesso che mai abbandonerà la sua Chiesa. Il Signore è nostro sostegno nelle avversità, nello scoraggiamento; benedice oggi la nostra comunità con il meraviglioso frutto di nuovi sacerdoti che saranno nuovo vigore nella vita sacerdotale messicana. Accoglieteli come fratelli carissimi; accompagnateli con il vostro sapere e con la vostra esperienza, continuate a promuovere instancabilmente vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa. In questo modo la forza salvifica del Vangelo sarà sempre più presente nella vita delle persone, della famiglia, della società.
10. Carissimi fratelli qui presenti! Dinanzi a questa magnifica fioritura di sacerdoti, non possiamo non cantare la misericordia di Dio, come ci suggerisce la liturgia odierna. So che voi spesso pregate per i sacerdoti. E' una diffusa tradizione messicana, molto amata dal Papa. Vi sono tra voi molte anime e molte istituzioni sacerdotali e contemplative, che conservano questo fervore che è fonte non soltanto di vocazioni sacerdotali, ma anche di vocazioni alla vita consacrata e ad una specifica vocazione laicale. Vi chiedo di continuare questa amabile tradizione ereditata da persone sante del passato.
Con voi, quindi, celebro questa liturgia eucaristica e "cantero senza fine le grazie del Signore" (Ps 88,2), perché il Signore ci ha concesso queste vocazioni sacerdotali, che saranno all'interno della comunità segno personale del Buon Pastore. Tutta la Chiesa si felicita con voi, poiché i doni ricevuti da una Chiesa particolare o locale, sono anche per il bene della Chiesa universale.
Grazie perciò alle famiglie messicane, grazie alle madri e ai padri del Messico che generosamente offrono i loro figli perché siano continuatori del sacerdozio di Cristo, come araldi della fede, dell'amore e della speranza.
Il Messico ha bisogno di sacerdoti santi! Il Messico ha bisogno di uomini di Dio che sappiano servire i loro fratelli nelle cose di Dio! Sarete voi questi uomini? Il Papa che vi ama con tutto il cuore, si augura che sia così.
Siate i sacerdoti santi di cui hanno bisogno i messicani e che la Chiesa attende! Che Nostra Signora di Guadalupe vi accompagni sempre per i cammini della nuova evangelizzazione dell'America. così sia.
(Al termine della celebrazione eucaristica, Giovanni Paolo II ha pronunciato le seguenti parole:) Cari fratelli e sorelle, Come si può esprimere questo momento che abbiamo vissuto insieme? Con una parola: Popolo sacerdotale. Si, popolo di Durango, popolo del Messico: sei un popolo sacerdotale, perché partecipi al sacerdozio unico di Cristo Gesù. Questa partecipazione al Sacerdozio unico di Cristo, Vittima, Sacerdote e Altare, costituisce la tua eredità battesimale. Da questa eredità, da questo sacerdozio battesimale, comune a tutti i fedeli, nascono i sacerdoti ministri - sacerdozio ministeriale - come oggi sono nati da te, popolo sacerdotale, i tuoi figli. E' stata una grande giornata nella vita della Chiesa a Durango, in tutto il Messico.
Una grande giornata.
E voglio ringraziare Cristo, Unico Sacerdote, per questo dono supremo che è la nostra eredità, per il nostro bene che ci unisce, nello Spirito Santo, a Lui, Unico Sacerdote. E' un dono che attraverso Lui che è il Figlio Sacerdote, ci unisce al Padre Eterno nello Spirito Santo. Amen.
(Traduzione dallo spagnolo)
Data: 1990-05-09
Mercoledi 9 Maggio 1990
Titolo: La famiglia, prima comunità di vita e di amore
"Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!" (Lc 11,27).
1. Una donna in mezzo alla folla che seguiva Gesù di Nazareth, una di quelle che ascoltavano i suoi insegnamenti, espresse con queste parole la sua venerazione per il Maestro e sua Madre.
Non è possibile separare il Figlio dalla Madre né la Madre dal Figlio.
Anche nelle nuove generazioni dei discepoli che seguono Cristo, l'amore a Lui e la venerazione e l'amore verso la sua Santissima Madre vanno insieme. Lo vediamo e ne abbiamo la prova in questa nobile terra che ha nell'amore verso Santa Maria di Guadalupe il suo centro spirituale, nel quale tutti i messicani si sentono membri di una grande famiglia.
Questa stessa Madre, Maria, è colei che ha dato al mondo Cristo che si fece uomo perché noi - figli e figlie del genere umano - ricevessimo l'adozione a figli di Dio. Per questo "quando venne la pienezza del tempo, Dio mando il suo Figlio, nato da donna..., perché ricevessimo l'adozione a figli" (Ga 4,4-5).
Dinanzi a questo mirabile ed irripetibile avvenimento, possiamo in verità ripetere con il Salmista: "Di questo gioisce il mio cuore, il Signore è mia parte" (Ps 15,9-5).
2. Essendo nato da donna e in una famiglia, il Figlio di Dio ha santificato la famiglia umana. Per questo noi veneriamo come santa la Famiglia di Nazareth, nel cui seno "Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini" (Lc 2,52).
Questa famiglia che veneriamo e chiamiamo Sacra Famiglia rimarrà per sempre come modello illustre per l'imitazione di tutte le famiglie cristiane, qui e ovunque, poiché il nucleo familiare è quello spazio in cui si effonde l'abbondante grazia di Dio, che ci fa rinascere nel Battesimo.
Cari fratelli e sorelle: è per me motivo di grande gioia celebrare questa Liturgia della Parola con le famiglie della comunità cristiana di Chihuahua, con il suo Arcivescovo, Mons. Adalberto Almeida Merino il suo coadiutore, Mons. José Fernandez Arteaga, il Presbiterio, i religiosi, le religiose e tutti i fedeli. Il mio cordiale saluto si rivolge anche a quanti, con i loro Pastori, sono giunti qui dalle diocesi vicine: Ciudad Juarez, Torreon, Ciudad Madera, Nuevo Casas Grandes, Tarahumara, Hermosillo, Tijuana ed altri luoghi del nord del Paese.
In modo particolare il mio saluto e i miei auguri, nel giorno della Mamma, si rivolgono a tutte e a ciascuna mamma messicana. La maternità è un dono sublime che la Chiesa esalta. Come potrebbe non farlo, se crede e riconosce l'inizio della salvezza, della propria esistenza, nella maternità verginale di Maria Santissima, che diede alla luce Cristo?
3. Desideriamo adesso meditare sul profondo significato assunto dalla famiglia cristiana nel disegno di Dio. A ciò ci spinge ancora una volta la preoccupazione che tutti sentiamo nella mente e nel cuore per il mondo di oggi, in cui, frequentemente, la famiglia è insidiata in mille forme diverse. Sappiamo bene che, nella misura in cui si va indebolendo il vero amore, si oscura anche l'identità stessa dell'essere umano. Per questo, sento personalmente il bisogno di ripetere ciò che ho già detto con sincera convinzione all'inizio del mio Pontificato: "L'uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l'amore, se non s'incontra con l'amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente" (RH 10).
La grandezza e la responsabilità della famiglia sono nel fatto che essa è la prima comunità di vita e amore, il primo ambiente in cui l'uomo può imparare ad amare e a sentirsi amato, non soltanto da altre persone, ma anche, innanzitutto, da Dio. Per questo, a voi genitori cristiani spetta di formare e custodire un focolare in cui germogli e maturi la profonda identità cristiana dei vostri figli: l'essere figli di Dio. Ma il nostro amore di genitori potrà parlare di Dio ai vostri figli soltanto se prima il vostro amore di sposi è vissuto nella santità e nell'apertura alla fecondità dell'unione matrimoniale.
4. L'amore esistente tra gli sposi cristiani è una realtà santa e nobile. L'azione dello Spirito Santo nelle vostre persone quando siete nella grazia vi aiuterà a donarvi reciprocamente con quella generosità smisurata con cui "Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei" (Ep 5,25).
Nel parlare oggi alle famiglie cattoliche di Chihuahua e del Messico, in questo "Giorno della Mamma", desidero rendere omaggio alla madre, alle donne messicane e a quelle di tutta l'America Latina. A ragione è stato detto che la donna ha svolto un ruolo provvidenziale nella conservazione della fede in questo amato Continente.
L'esperienza quotidiana ci dimostra che a una sposa cristiana spetta di solito una famiglia in cui rimane vivo l'amore per Dio, la pratica della vita sacramentale e dell'amore al prossimo. Allo stesso modo, l'armonia, la serenità e la gioia della vita in famiglia dipendono in grande misura dalla donna, sposa e madre, che, con il suo intuito, il suo tatto, il suo affetto, la sua pazienza, la sua generosità, smussa le asperità e le tensioni. Lei solleva gli animi abbattuti ed offre un porto accogliente in cui rifugiarsi quando affiorano i problemi in qualsiasi età della vita.
Non ignoro il ruolo a volte eroico che le spose messicane hanno svolto nella vita familiare. Per questo desidero ricordare anche ai mariti il grave compito che spetta loro di collaborare agli oneri del focolare con il loro lavoro, non dilapidando il salario, che è un bene per tutta la famiglia, ed essendo al tempo stesso fedeli alla loro sposa, con un amore unico ed indiviso, mostrando vero affetto e dedizione nell'educazione dei figli. La famiglia si conserva e si rafforza grazie all'amore!
5. In una società tanto spesso caratterizzata da segni di morte e di mancanza di amore, come la violenza, l'aborto, l'eutanasia, l'emarginazione degli invalidi e delle persone povere e inutili, la donna è chiamata a mantenere viva la fiamma della vita, il rispetto del mistero di ogni nuova vita. Per questo ho voluto sottolineare, nella Lettera Apostolica Mulieris Dignitatem che alla donna Dio "affida in un modo speciale l'uomo, l'essere umano"; in virtù della sua vocazione all'amore, "la donna non può ritrovare se stessa se non donando l'amore agli altri" (MD 30).
Questa prospettiva acquista più vaste dimensioni alla luce della prima Lettura biblica che abbiamo ascoltato e che si riferisce a quella donna, Maria, da cui nacque Gesù (cfr. Ga 4,4). Infatti, "la figura di Maria di Nazareth proietta luce sulla donna in quanto tale, per il fatto stesso che Dio, nel sublime evento dell'incarnazione del Figlio, si è affidato al ministero, libero e attivo, di una donna. Si può, pertanto, affermare che la donna, guardando a Maria, trova in lei il segreto per vivere degnamente la sua femminilità ed attuare la sua vera promozione" (RMA 46).
6. Benché ricco di beni e di promesse, il matrimonio cristiano è una realtà esigente. Richiede, soprattutto, fedeltà nell'amore, generosità e dedizione. Al tempo stesso, deve essere sempre un'apertura al dono della vita. In questo senso, cari sposi e spose che mi ascoltate, dovete pensare che, se nell'unione coniugale si elimina artificialmente la possibilità di concepire il figlio, gli sposi si chiudono a Dio e si oppongono alla sua volontà. Inoltre, il marito e la moglie si chiudono l'uno all'altro, poiché rifiutano la mutua donazione nella paternità e nella matemità, riducendo l'unione coniugale in occasione di soddisfazione dell'egoismo di ciascuno.
I figli, infatti, mantengono vivo il senso della vostra unione matrimoniale; ringiovaniscono al tempo stesso il matrimonio e il reciproco amore dei genitori. Il figlio, per la famiglia, è una benedizione di Dio. così lo intende la sana tradizione delle vostre famiglie, che si aprono generosamente al dono della vita. A questo proposito, desidero ricordare anche ai genitori il dovere morale che hanno di curare e vegliare sui propri figli, soprattutto quando sono piccoli e deboli.
La società è ogni giorno più sensibile ai diritti del bambino. E' stata persino elaborata una Carta dei Diritti del Bambino. Ciò nonostante, il bambino è ancora esposto a non pochi mali: l'egoismo di una parte della società, che attenta contro la sua vita prima di nascere con la pratica dell'aborto; l'insufficiente alimentazione, che può colpire tutto il suo futuro sviluppo; la mancanza di affetto, i maltrattamenti con diverse forme di violenza, quando non il delitto di abuso di minori ed il crimine dell'inserirli nella spirale della droga. A quanti si comportano in questo modo è rivolta l'ammonizione di Cristo: "Chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me. Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare" (Mt 18,5-6).
Quando la Chiesa rammenta a voi, padri e madri di famiglia, e ai responsabili della società, i doveri morali nei confronti del bambino, sta applicando il precetto del Maestro: "Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli" (Mt 19,14-15).
La Chiesa stessa ricorda in tante occasioni il dovere che avete di educare i vostri figli non solo alle cose culturali e sociali, ma anche alla fede e alla vita cristiana, alle virtù umane e civili (cfr. LG 35-41).
Certo, nell'educazione dei figli, avete la collaborazione di altre persone: i maestri nelle scuole, i sacerdoti delle vostre parrocchie, i catechisti. Ma non dimenticate mai che i vostri figli dipendono principalmente da voi. Non dimenticate che la loro felicità temporale e spesso anche la loro felicità eterna, dipenderanno dal vostro esempio e dai vostri insegnamenti.
Pregando insieme ai vostri figli, meditando con loro sulla Parola di Dio, accompagnandoli nell'Eucaristia e negli altri sacramenti, diventerete pienamente genitori: sarete riusciti a generarli non soltanto alla vita corporale, ma anche alla vita eterna in Cristo.
7. La famiglia deve essere anche l'ambiente in cui i giovani vengono educati alla virtù della castità. Essa deve essere la prima scuola di vita per i figli, preparandoli alla responsabilità personale in tutti i suoi aspetti, compresi quelli che si riferiscono ai problemi della sessualità. L'educazione all'amore, come dono di se stessi, è indispensabile premessa per un'educazione sessuale chiara e delicata, che i genitori sono chiamati a impartire.
Dio ha voluto che il dono della vita sorgesse da questa comunità di amore che è il matrimonio e vuole che i figli conoscano la natura di quel dono nel clima dell'amore familiare. I genitori cristiani hanno il diritto e il dovere di formare i loro figli anche a questo aspetto. E' logico che, anche in questo campo, ricevano l'aiuto di altre persone. Ma la Chiesa ricorda la legge della sussidiarietà, che la scuola e qualsiasi altro organismo devono osservare anche quando cooperano con i genitori all'educazione sessuale, affinché venga impartita d'accordo con lo spirito voluto dai genitori (cfr. FC 37).
Come sottolinea l'esortazione apostolica Familiaris Consortio: "In questo contesto è del tutto irrinunciabile l'educazione alla castità, come virtù che sviluppa l'autentica maturità della persona e la rende capace di rispettare e promuovere il "significato sponsale" del corpo" (FC 37). Un'informazione sessuale che prescindesse dai valori morali costituirebbe un impoverimento della persona e contribuirebbe ad oscurare la sua dignità.
8. "La famiglia ha ricevuto da Dio la missione di essere la cellula prima e vitale della società" (AA 11). Come in un tessuto vivo, la salute e la forza della società dipendono dalla salute e dalla forza delle famiglie che la compongono. Per questo, la difesa e la promozione della famiglia sono anche difesa e promozione della stessa società. Di conseguenza, deve essere questa la prima interessata allo sviluppo di una cultura che abbia come fondamento la famiglia.
Sono molteplici i campi in cui la società civile può favorire l'istituzione familiare, rafforzando la sua stabilità e tutelando i suoi diritti.
In particolare, vorrei fare riferimento al diritto dei genitori di educare liberamente i propri figli, d'accordo con le loro convinzioni, e di poter avere scuole in cui venga impartita quell'educazione.
In contrasto con questo diritto umano naturale - riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo - nella legislazione di alcuni Paesi esistono tutt'ora serie limitazioni al suo esercizio e alla sua applicazione. Di fronte a situazioni di questo genere, i padri di famiglia possono chiedere individualmente e persino esigere collettivamente dalle autorità, il rispetto e l'attuazione dei loro diritti, quali primi e fondamentali responsabili dell'educazione dei loro figli. Non si tratta di ottenere privilegi; è qualcosa di dovuto per semplice giustizia, e che si deve riflettere nella legislazione del Paese. Pertanto, è legittima l'azione di associazioni di padri di famiglia che operano, a livello nazionale o internazionale, allorché reclamano, all'interno dell'ordine stabilito e in un rispettoso dialogo con l'autorità della nazione, il diritto di educare liberamente i figli, secondo il proprio credo religioso; di creare scuole corrispondenti a questo diritto, e ad esigere che le leggi del Paese riconoscano esplicitamente questo diritto. Le famiglie cristiane saranno così un potente faro di cultura civica per i figli e per la comunità nazionale.
9. "Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!" (Lc 11,28), dice Gesù nel Vangelo che è stato proclamato. Chiediamo una simile benedizione per tutte le famiglie messicane. Per i padri, le madri, i figli e le figlie. Raccomandiamo tutte le generazioni messicane alla Sacra Famiglia di Nazareth.
Possa ogni famiglia diventare "la Chiesa domestica" in cui, attraverso l'amore, maturino i nuovi uomini e le nuove donne nella loro dignità di figli per l'adozione divina. Possa in ogni famiglia verificarsi quel che dice l'Apostolo Paolo nella sua lettera ai Galati: "E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abba, Padre!" (Ga 4,6).
Che ogni famiglia di questa bellissima terra sia aperta ad accogliere questo Spirito: lo Spirito di Cristo che è Autore della santificazione dell'uomo, dei matrimoni e delle famiglie.
Che tutti noi, insieme a Cristo possiamo gridare con questo Spirito: Abba, Padre! Amen.
(Al termine della celebrazione, Giovanni Paolo II ha rivolto ai fedeli le seguenti parole:) Desidero esprimere il mio ringraziamento per tutti i doni offerti durante questa celebrazione. Vi ringrazio per la vostra presenza e partecipazione.
Spero che voi, abitanti di Chihuahua e del Nord del Messico, possiate a vostra volta, venire a Roma. Arrivederci. Molte grazie. Dio benedica tutti voi.
(Traduzione dallo spagnolo)
Data: 1990-05-10
Giovedi 10 Maggio 1990
GPII 1990 Insegnamenti - Ai fedeli nella cattedrale - Durango (Messico)