GPII 1990 Insegnamenti - Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)

Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La nuova evangelizzazione esigenza pastorale prioritaria

Cari fratelli e sorelle!


1. Ancora una volta il Signore mi ha concesso di compiere un viaggio pastorale in America Latina, in quello che è chiamato "il continente della speranza". Ho potuto di nuovo constatare la vitalità di quelle comunità ecclesiali, che, nonostante i non lievi problemi con i quali devono misurarsi, mostrano di aver assimilato i valori cristiani fino a farne parte integrante della loro stessa identità nazionale.

Il servizio papale in Messico costituisce indubbiamente una particolare esperienza. Mi fu dato già di farla una prima volta all'inizio del mio pontificato, nel gennaio 1979, in occasione dell'Assemblea generale dell'episcopato dell'America Latina a Puebla. Ora sono potuto ritornare in quella terra grazie all'invito rivoltomi dai vescovi messicani e dallo stesso presidente della Repubblica. La visita è durata dal 6 al 13 maggio e ha avuto il previsto carattere pastorale. Per questo desidero ringraziare non soltanto la Chiesa in Messico, ma anche tutta la Nazione e le autorità sia centrali che locali.

Nel corso degli ultimi anni si sono avuti sviluppi positivi per quanto riguarda i rapporti tra la Chiesa e lo Stato, come prova lo scambio di inviati da parte del presidente della Repubblica Messicana e della Santa Sede. Il presidente della Repubblica ha dato a questo avvenimento particolare rilievo nel suo saluto all'aeroporto nel giorno del mio arrivo, e anche - indirettamente - nel giorno del congedo da quel paese straordinariamente accogliente. E' un vero bisogno, da parte mia, rispondere col cuore ai tanti cuori entusiasti, che nella capitale e durante tutto l'itinerario hanno mostrato la loro fede e il loro amore a Cristo e alla Chiesa.


2. Questo amore pare sia un carisma particolare dell'anima messicana. Certamente esso è anche il frutto delle tante sofferenze e rinunce, attraverso le quali è passata la Chiesa in Messico nei decenni trascorsi. Questo carisma si concentra intorno alla tradizione di Nostra Signora di Guadalupe. Per risalire alle origini della fede in quell'amato Paese bisogna andare sul posto dove per la prima volta, presso la croce delle Missioni, è stato celebrato il sacrificio incruento di Cristo e visitare, in seguito, il santuario della Madre di Dio a Guadalupe.

Motivo di grande gioia per la Chiesa in Messico è stato il fatto che dalla visita del Papa sia venuto il riconoscimento del culto dell'indio Juan Diego, strettamente legato alle origini della devozione verso la Madre di Dio in quel santuario. A ciò si è aggiunta la gioia per la beatificazione di tre giovani martiri di Tlaxcala: Cristobal, Antonio e Juan - anch'essi indigeni - e del sacerdote José Maria de Yermo y Parres, fondatore della Congregazione delle Serve del Sacro Cuore di Gesù e dei Poveri. Tutti questi beati hanno mostrato a loro modo la scia di santità che la Chiesa ha lasciato in Messico durante i secoli trascorsi dalla prima evangelizzazione.


3. La storia di questa evangelizzazione si iscrive nella stessa geografia di quel grande Paese che è il Messico. I vescovi messicani lo hanno tenuto presente quando si è trattato di preparare il programma della visita. Ricordo qui soltanto i nomi dei luoghi dove sono stati previsti gli incontri liturgici: Città del Messico, Veracruz, Aguascalientes, San Juan de los Lagos, Durango, Chihuahua, Monterrey, Tuxtla Gutiérrez, Villahermosa e Zacatecas.

In ciascuno di questi luoghi la Chiesa messicana delle rispettive regioni si è raccolta in orazione e nell'ascolto della parola di Dio. Purtroppo non è stato possibile raggiungere tutti i luoghi dai quali già da tempo erano arrivati con insistenza gli inviti. Chissà che il Signore non permetta di soddisfare un giorno anche queste richieste. In ogni caso la visita ha delineato una traccia molto chiara della geografia della Chiesa in terra messicana, e soprattutto ha consentito una grande esperienza di partecipazione da parte di folle veramente innumerevoli.


4. Nella geografia della visita è stato anche iscritto il programma degli argomenti da affrontare nei vari incontri. I vari temi rispecchiavano i compiti che s'impongono alla Chiesa in Messico sotto la guida dei legittimi pastori. Tale tematica ha consentito, al tempo stesso, di prendere rinnovata coscienza della direzione verso cui cammina la realizzazione del Concilio Vaticano II. Col suo magistero, infatti, il Concilio ha tracciato anche l'orientamento pastorale per la Chiesa di ogni parte del mondo.

Le celebrazioni liturgiche con i fedeli delle diverse regioni pastorali del paese hanno avuto al loro centro temi fondamentali per la vita della Chiesa.

Con grande gioia, durante la celebrazione eucaristica a Durango, ho ordinato cento nuovi sacerdoti. La problematica della vita sacerdotale e religiosa in rapporto alla nuova realtà messicana è stata oggetto di riflessione in un incontro a Città del Messico con i presbiteri e le persone di vita consacrata.

Il dovere di una nuova evangelizzazione, a cui ho richiamato tutta la Chiesa in America Latina in vista del V centenario dell'arrivo della fede nelle terre americane, è stato al centro della celebrazione a Veracruz. E' questa un'esigenza pastorale prioritaria, che deve proiettarsi con rinnovata energia in tutta la vita ecclesiale e sociale, come ho indicato nell'incontro con l'episcopato Messicano, con le famiglie a Chihuahua, con i giovani a San Juan de los Lagos, col mondo del lavoro e della cultura in diverse occasioni. La luce di Cristo Salvatore deve tornare a brillare con nuovo vigore nei cuori degli individui e nei diversi ambienti di quella società, come ho sottolineato negli incontri con i contadini, i minatori, gli imprenditori, i maestri e con le diverse comunità indigene del Paese. I fedeli laici sono chiamati a rinnovare il loro dinamismo apostolico nell'animazione cristiana delle realtà temporali.

Come in occasioni precedenti, mi sono incontrato con gli ammalati, con i carcerati, con i rappresentanti delle altre Confessioni cristiane e delle Comunità ebraiche, come anche con i membri del Corpo Diplomatico. Un rilievo particolare ha avuto l'incontro fraterno con i vescovi e in quell'occasione ho potuto inaugurare la nuova sede della Conferenza Episcopale nella periferia di Città del Messico.


5. Tornando dal Messico a Roma, il 13 maggio, ho potuto ancora visitare la Chiesa che è nelle isole di Curaçao, e precisamente la diocesi di Willemstad, approfittando dell'invito venutomi dal vescovo di quella diocesi e anche dalle autorità locali. Esprimo il mio ringraziamento per l'invito e per la cordiale accoglienza riservatami da parte della popolazione e del clero (i cattolici sono l'80 per cento della popolazione). Il momento centrale è stato quello della santa Messa: nella liturgia eucaristica si è espressa la viva partecipazione dei fedeli non soltanto mediante la preghiera e il canto, ma anche mediante movimenti liturgici di danza. Il messaggio alla gioventù è stato trasmesso in forma di lettera.


6. Tornando ancora col pensiero al Messico, voglio ricordare che l'ultima Messa è stata celebrata nella diocesi di Zacatecas, nel santuario di San Giovanni Battista, nella regione dove nacque il sacerdote Miguel A. Pro, che fu testimone di Cristo in uno dei periodi più difficili della storia della Chiesa in terra messicana. Egli mori come martire ed è stato elevato alla gloria degli altari nell'autunno del 1988.

Cominciando quindi da Juan Diego e dai giovani martiri di Tlaxcala, attraverso il beato José Maria de Yermo y Parres, fino al beato Miguel Pro, la Chiesa scrive in terra messicana la storia della chiamata di quelle popolazioni alla santità. Questa è la parte più essenziale della sua storia.

Ai piedi della Madre di Dio di Guadalupe ho deposto l'umile supplica che il ministero del Papa aiuti i fedeli di quella Chiesa a realizzare la missione cominciata quasi cinquecento anni fa! E' una supplica che rinnovo anche in questo momento. Nostra Signora di Guadalupe, benedici il Messico e l'intero Continente latino-americano, che a te s'affida con affetto filiale!

Data: 1990-05-16

Mercoledi 16 Maggio 1990

Alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la famiglia - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Matrimonio e sacerdozio due beni della Chiesa e della società

Signori Cardinali, Cari amici,


1. E' una gioia per me accogliere i partecipanti alla ottava Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Ringrazio il Signor Cardinale Gagnon per avermi presentato i vostri lavori.

Avete scelto,come tema "La formazione del sacerdote e la pastorale della famiglia", in relazione con la riflessione che verrà svolta dal prossimo Sinodo dei Vescovi. Si, questo aspetto del ministero dei sacerdoti riveste la maggiore importanza; nella società come nella Chiesa, la famiglia svolge un ruolo essenziale per lo sviluppo dell'uomo. E' nella Chiesa, la dignità della famiglia è confermata dal Sacramento del Matrimonio che santifica la comunione degli sposi e che consacra la fondazione di un focolare cristiano.

Durante questi ultimi decenni, numerose coppie cristiane hanno sentito più vivamente la necessità e il bisogno di scoprire la grandezza della vocazione cui sono chiamati attraverso il loro matrimonio, oltre alle ricchezze della loro meravigliosa missione, per il bene della società e per quello della Chiesa. In seguito al Concilio Vaticano II, che ha posto in luce il ruolo dei laici nella Chiesa e il richiamo universale alla santità, molti sono i sacerdoti che, nel corso di questi ultimi anni, hanno saputo aiutare e guidare le famiglie in questo senso. E' opportuno adesso che la pastorale della famiglia sia ripensata e la sua preparazione sia incorporata in un modo più strutturato e più concreto nel ciclo della formazione sacerdotale.


2. Infatti, mentre alcuni aspetti dell'attività sacerdotale possono riguardare esclusivamente persone anziane, professionisti, uomini di cultura o che si trovano in situazioni ben determinate, la pastorale della famiglia, al contrario, ha come ambito di applicazione la vita dei fedeli cristiani di tutte le età. "Ogni aiuto offerto a questa cellula fondamentale dell'umano consorzio sviluppa un'efficacia moltiplicata, rifrangendosi sui diversi componenti del nucleo familiare ed insieme perpetuandosi nel tempo, grazie all'opera educatrice che dai genitori si riverbera nei figli e, tramite questi, nei figli dei figli" (1° marzo 1984).

La necessità di questa preparazione sacerdotale alla pastorale della famiglia si fa sentire in maniera più urgente quando si prende in considerazione lo scopo di tutto il ministero e di tutta la vita dei sacerdoti: "la gloria di Dio Padre che devono procurare in Cristo. E tale gloria, insegna il Concilio Vaticano II, consiste nel fatto che gli uomini accolgano con consapevolezza, con libertà e con gratitudine l'opera perfetta di Dio realizzata in Cristo" (PO 2). Il rinnovamento della vita dei fedeli cristiani promosso dal Concilio dipende, in larga parte, dallo zelo pastorale profuso dai ministri del Signore. Tuttavia, nel quadro della vita familiare, le energie si moltiplicano per la venuta più rapida del Regno di Dio fra gli uomini. Quando gli sposi vivono generosamente il loro amore, possono testimoniare in maniera autentica la Lieta Novella, poiché rendono la loro vita quotidiana strumento di apostolato e il quadro di un primo annuncio della Parola di Dio ai loro figli.

Il servizio degli sposi e delle loro famiglie costituisce una parte importante del ministero dei sacerdoti, collaboratori del Vescovo, che è "il primo responsabile della pastorale familiare nella diocesi" (FC 73). In questo tempo pasquale, che rammenta agli uomini il patto di riconciliazione e di pace stretto in Cristo, si comprende meglio la necessità di illuminare con la luce del Salvatore e di raccogliere con la sua forza redentrice il patto coniugale degli sposi e tutta la vita della famiglia che ne deriva. E la missione dei sacerdoti è quella di aiutare i focolari cristiani a riflettere attraverso tutta la loro vita il mistero dell'amore sponsale di Cristo e della sua Chiesa: realizzeranno in questo modo ciò che il Concilio Vaticano II propone quando afferma: "La famiglia cristiana, poiché nasce dal matrimonio, che è l'immagine e la partecipazione del patto d'amore del Cristo e della Chiesa, renderà manifesta a tutti la viva presenza del Salvatore nel mondo e la genuina natura della Chiesa, sia con l'amore, la fecondità generosa, l'unità e la fedeltà degli sposi, sia con l'amorevole cooperazione di tutti i suoi membri" (GS 48).


3. E' necessario che la formazione del sacerdote proceda da una comprensione meditata del mistero di Cristo e progredisca in essa. L'intervento sacerdotale nella pastorale della famiglia affonda le sue radici in una conoscenza personalmente assimilata del disegno divino rivelato in Gesù Cristo e presuppone un'autentica comprensione della natura della Chiesa. La dottrina sul matrimonio e sulla famiglia che il sacerdote ha il compito di trasmettere non appartiene esclusivamente all'ordine speculativo; essa interpreta anche la saggezza con cui l'assistenza ordinaria dello Spirito Santo nutre i fedeli per la loro crescita nella Chiesa.

Questa è la prospettiva dell'insegnamento del magistero, che è stata espressa per i nostri contemporanei in particolare attraverso l'Enciclica "Humanae Vitae" e l'Esortazione apostolica "Familiaris Consortio": bisogna aiutare, con la verità del mistero di Cristo, a scoprire, sviluppare ed elevare la verità deposta nel cuore dell'uomo, la verità che è già presente all'interno della relazione coniugale dell'uomo e della donna. In questo modo, attraverso l'esempio, è conveniente mostrare agli sposi "che quanto è insegnato dalla Chiesa sulla procreazione responsabile non è altro che quell'originario progetto che il Creatore ha impresso nell'umanità dell'uomo e della donna che si sposano, e che il Redentore è venuto a ristabilire" (1° marzo 1984).

Nel proporre la pienezza della verità dell'amore coniugale e familiare, i pastori della Nuova Alleanza sanno che non basta insegnare la nuova legge che illumina la condotta di ciascuno; essi devono anche aprire alla grazia che porta rimedio alla debolezza che la concupiscenza comporta. E' per questo che la carità pastorale verso la famiglia esige una continua disponibilità ad offrire la ricchezza della grazia sacramentale dispensata dalla Chiesa, senza sminuire in nulla la grandezza e la dignità del Sacramento proprio degli sposi e attraverso il quale essi rendono presente in mezzo agli uomini l'amore che viene da Dio.


4. Tutti voi che avete ricevuto il dono dell'amore coniugale dovete sapere che con la generosità del vostro reciproco amore e di quello dei vostri figli, l'unione di Cristo e della sua Chiesa è feconda nelle vostre vite. Voi siete per i vostri pastori la chiara e viva testimonianza del mistero cristiano; voi li sostenete perché siano instancabilmente i testimoni della forza redentrice di Cristo e perché sappiano consigliare con pazienza e carità gli sposi che affidano loro le proprie difficoltà.

Sacramento del matrimonio e sacerdozio cristiano: ecco due sacramenti che costruiscono il bene della Chiesa e della società. Due partecipazioni al mistero di Cristo che si rafforzano l'un l'altra all'interno dell'esistenza cristiana, nella fedeltà al carisma proprio di ognuno, per il bene di tutto il Popolo di Dio.

Spero che la riflessione compiuta dal vostro Consiglio sia utile in particolare ai sacerdoti che hanno la responsabilità della Pastorale della famiglia. E' in una collaborazione fiduciosa che essi devono porre in comune i loro sforzi con gli animatori laici competenti, per servire la famiglia nella complementarità dei loro ruoli rispettivi. E' bene che, sin dalla loro formazione, i sacerdoti siano pronti a questo tipo di responsabilità per mezzo di una cultura umana che illumini la teologia, con l'esperienza del lavoro in comune con gli sposi e per mezzo della vita spirituale che, sola, può fare di loro testimoni credibili.

Signori Cardinali, cari amici, auguro ai vostri lavori, al vostro apostolato, lo splendore che sarà loro assicurato dall'assistenza dello Spirito Santo. Nell'offrirvi il mio incoraggiamento e i miei voti, imparto ad ognuno di voi la mia Benedizione Apostolica.

(Traduzione dal francese)

Data: 1990-05-17

Giovedi 17 Maggio 1990

All'assemblea della Conferenza Episcopale Italiana - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: E' necessario un nuovo e grande slancio di evangelizzazione

"Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo" (1Co 1,3).


1. Mi rivolgo a voi con il saluto e l'augurio caro all'apostolo Paolo, venerati fratelli vescovi delle Chiese che sono in Italia, per esprimervi l'affetto profondo che mi unisce a voi nella solidarietà collegiale e nella comune sollecitudine pastorale per la diletta nazione italiana. Saluto il card. Poletti, presidente della vostra Conferenza, e mons. Ruini, segretario, come anche i due nuovi vicepresidenti, il card. Piovanelli e mons. Saldarini. Saluto con gioia ciascuno di voi e chiedo per le vostre persone, per l'ufficio e la missione che vi sono affidati l'abbondanza dello Spirito, che ci fa conoscere i segreti di Dio e ci rende docili e pronti a percorrere le sue strade.

L'incontro annuale del Papa con i vescovi italiani riuniti in Assemblea è un momento di comunione intensa e familiare nel denso calendario dei lavori assembleari, per mettere, tutti insieme, nelle mani del Signore, le preoccupazioni e gli impegni del ministero apostolico e per considerare, nella luce che viene da lui, il senso complessivo del cammino che andiamo facendo.


2. Oggi questo cammino è necessariamente segnato dalle grandi novità e dalle grandi sfide che coinvolgono i popoli europei e le Chiese d'Europa, all'Est ma anche all'Ovest. Il messaggio "per il rinnovamento cristiano dell'Europa e dell'Italia", che il Consiglio Permanente della vostra Conferenza ha pubblicato lo scorso 18 gennaio, e il tema scelto per la prossima Settimana Sociale, "I cattolici italiani e la nuova giovinezza dell'Europa", testimoniano che siete ben consapevoli dell'importanza di questa sfida e delle domande che essa contiene.

Caduta la barriera che divideva popoli fratelli, divenuto palese l'inganno di una ideologia che pretendeva di costruire il futuro dell'umanità nel segno della negazione di Dio, la cultura europea è quasi costretta a riscoprire, sulla base dell'esperienza storica e in virtù della testimonianza eroica offerta dalle comunità cristiane di fronte al totalitarismo, che la fede in Cristo è promotrice e garante di civiltà e di libertà. Si aprono così nuove possibilità di prendere coscienza delle radici cristiane dell'Europa e di mettere a frutto, nel presente e nel futuro, la linfa vitale che proviene da queste radici. Ma nello stesso tempo si fanno più evidenti i grandi problemi che riguardano la ricostruzione del tessuto cristiano della società umana, e anzitutto delle stesse comunità ecclesiali. Sia pure in forme diversificate, sono infatti comuni ai Paesi dell'Europa dell'Est e dell'Ovest le sfide della secolarizzazione e del materialismo, pratico se non più ideologico. E ugualmente comune è la necessità di un nuovo e grande slancio di evangelizzazione.

perciò nel santuario di Velehrad in Moravia, sacro alla memoria dei santi Cirillo e Metodio, patroni insieme a san Benedetto dell'Europa, ho annunciato la celebrazione di un'Assemblea speciale per l'Europa del Sinodo dei vescovi. così, riuniti nella collegialità e nella carità pastorale, potremo riflettere più attentamente su quest'ora storica per l'Europa e per la Chiesa e trarne le indicazioni opportune circa il cammino da compiere. Come dicevo a Velehrad, "quali umili servitori della verità di Dio, che è Signore della storia, noi vogliamo offrire i nostri occhi per vedere, i nostri orecchi per udire e i nostri cuori per amare il sapiente disegno della sua provvidenza".


3. Carissimi fratelli, molto mi attendo dai vescovi e dalle Chiese particolari d'Italia per l'opera comune a cui questa Assemblea sinodale intende por mano.

L'abbondanza di doni che fanno spiritualmente ricca la Chiesa italiana, la sua perdurante capacità di essere vicina alla gente e la sua esperienza dei problemi e delle difficoltà tipici di una società democratica e pluralista, nella quale la fede cristiana è posta a confronto con le istanze della secolarizzazione e con le insidie del consumismo e del soggettivismo morale, rappresentano altrettanti talenti che essa è chiamata a mettere a frutto, nel quadro di quella migliore conoscenza reciproca e di quel vicendevole aiuto e arricchimento che devono sempre più caratterizzare il cammino comune della Chiesa in Europa. Anche la presenza sociale e pubblica dei cristiani, che ha in Italia una grande e viva tradizione, dovrà acquisire un più forte respiro europeo. L'impegno missionario e di solidarietà verso i Paesi del terzo e del quarto mondo, impegno che è felicemente radicato tra i cattolici italiani, non può d'altronde essere in alcun modo attenuato o accantonato per l'emergere del nuovo orizzonte europeo: al contrario, le Chiese d'Europa sono chiamate a intensificare e raccordare sempre meglio la loro collaborazione in favore dei popoli travagliati dal sottosviluppo e in sostegno delle giovani Chiese. Dobbiamo essere consapevoli infatti che sulle frontiere della solidarietà concreta e della giustizia a livello mondiale è messa alla prova l'autenticità delle nostre convinzioni morali e si decide anche il futuro della nostra civiltà.


4. Questa Assemblea vi vede impegnati in molteplici ambiti di responsabilità pastorale. Ne richiamo brevemente alcuni, di rilevanza particolare. Il primo è quello della catechesi, che costituisce un fondamentale dovere della Chiesa intera e specificamente un'essenziale responsabilità dei pastori. Particolarmente nelle circostanze attuali, quando è forte la tendenza a considerare relativa e provvisoria ogni verità come ogni valore, quella organica e sistematica educazione alla fede, che è la sostanza della catechesi, acquista una chiara priorità e centralità. perciò sia l'esame da parte della vostra Assemblea del "Progetto" di catechismo o compendio della dottrina cattolica richiesto dal Sinodo straordinario dei vescovi del 1985, sia l'opera che andate conducendo di revisione dei Catechismi della CEI sono momenti qualificanti del vostro comune lavoro.


5. In questa Assemblea state anche ponendo importanti punti di riferimento per il cammino della CEI nei prossimi anni, attraverso la ridefinizione dei compiti delle varie Commissioni episcopali, i cui nuovi presidenti saluto con affetto.

L'individuazione e l'approfondimento dei problemi emergenti nei diversi ambiti della pastorale, come l'elaborazione di proposte e iniziative capaci di affrontarli in termini adeguati, sono affidati infatti allo studio e all'impegno delle Commissioni episcopali, che rappresentano così un elemento essenziale nella vita della Conferenza.


6. Un altro oggetto del vostro lavoro di questi giorni è la complessa materia del sostentamento del clero, e più ampiamente dell'assegnazione delle risorse provenienti alla Chiesa dalle scelte dei cittadini, in forza dei rinnovati Accordi concordatari. Un lungo e non facile cammino è stato compiuto in questi anni, per impostare su basi nuove e più conformi sia all'insegnamento del Concilio Vaticano II e ai dettami del nuovo Codice di diritto canonico, sia all'indole democratica dello Stato italiano, il problema dei finanziamenti necessari alla vita e alle attività della Chiesa. Ora i cattolici italiani e tutti i cittadini che apprezzano il servizio offerto dalla Chiesa sono chiamati ad assicurare, con una scelta libera e consapevole, quelle risorse che possono consentire, oltre al decoroso, anche se modesto, sostentamento dei sacerdoti, la funzionalità delle strutture necessarie per la vita religiosa, a cominciare dalla costruzione delle chiese nelle periferie urbane che spesso ne sono ancora prive, e in particolare il sostegno di quelle iniziative di carità, in Italia e nel Terzo Mondo, che sono il segno concreto della fraternità cristiana e una via, modesta nei mezzi ma grande nei risultati, per portare vita e speranza là dove è negata nei fatti la dignità della persona umana.


7. Carissimi fratelli nell'episcopato, ci avviciniamo rapidamente al termine di questo secolo, tanto carico di eventi e di mutamenti, segnato dalle tragedie storiche che sono il frutto amaro del peccato, ma anche, e malgrado tutto, illuminato dalle opere meravigliose della Provvidenza di Dio. E' vicino, dunque, il grande Giubileo dell'inizio del terzo millennio cristiano. Il cammino della Chiesa, in Italia, in Europa e nel mondo, deve caratterizzarsi sempre più per l'annuncio, la testimonianza e la sequela di Cristo Gesù, unico Redentore dell'uomo. E perciò deve compiersi in filiale comunione con Maria santissima, che ci precede nella grazia della fede e che brilla davanti a noi "quale segno di sicura speranza e di consolazione" (LG 68).

Con questa speranza imparto a ciascuno di voi e alle vostre Chiese la mia affettuosa benedizione.

Data: 1990-05-17

Giovedi 17 Maggio 1990

Ai partecipanti alla settimana di studio della Pontificia Accademia delle Scienze - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Ricerca del profitto e sfruttamento delle risorse minacciano la distruzione degli ecosistemi tropicali

Signore e Signori.


1. E' con particolare piacere che accolgo gli illustri uomini e donne di scienza che hanno preso parte alla settimana di studi organizzata dalla Pontificia Accademia delle Scienze in collegamento con la Swedish Royal Academy of Sciences sul tema "Le foreste tropicali e la conservazione delle specie". L'argomento che avete studiato è di immensa importanza. E' per il merito innegabile di scienziati che il valore della biodiversità dell'ecosistema tropicale è sempre più conosciuto e apprezzato. Comunque il crescente esaurimento della biodiversità tropicale della terra è in verità un problema molto serio: esso minaccia innumerevoli altre forme di vita. Anche la qualità della vita umana, dipendendo essa dall'interazione dinamica delle altre specie, viene impoverita.


2. Le foreste tropicali meritano la nostra attenzione, il nostro studio e la nostra protezione. Rendendo un contributo essenziale alla regolazione delle condizioni climatiche della terra, esse posseggono una varietà di specie terrestri tra le più ricche, la bellezza delle quali merita il nostro profondo apprezzamento estetico. Inoltre, alcune piante e microrganismi di queste foreste sono in grado di sintetizzare un numero illimitato di complesse sostanze di grande rendimento per la produzione di medicine e antibiotici. Altre piante hanno valore come sorgenti di cibo o come mezzo per migliorare geneticamente le specie di piante commestibili.

Sfortunatamente, l'andamento con cui queste foreste vengono distrutte o alterate sta esaurendo la loro biodiversità così rapidamente che molte specie non possono mai essere catalogate o studiate riguardo il loro possibile valore per gli esseri umani. E' possibile, quindi, che l'indiscriminata distruzione delle foreste tropicali impedirà alle generazioni future di beneficiare delle ricchezze di questi ecosistemi in Asia, Africa e America Latina? può un concetto di sviluppo in cui il profitto è predominante continuare a distruggere le vite delle popolazioni native che abitano queste foreste? può la mancanza di previdenza continuare a danneggiare i dinamici processi della terra, della civilizzazione e della stessa vita umana?


3. Se un'ingiustificata ricerca del profitto è talvolta responsabile delle deforestazioni degli ecosistemi tropicali e della perdita della loro biodiversità, è anche vero che una lotta disperata contro la povertà minaccia di esaurire queste importanti risorse del pianeta. così, mentre certe forme di sviluppo industriale hanno indotto alcuni Paesi a ridurre drammaticamente le dimensioni delle loro foreste tropicali, il debito estero ha costretto altri Paesi ad amministrare imprudentemente le loro risorse boschive nella speranza di ridurre tale debito. E allo stesso modo, il tentativo di creare terre per l'agricoltura, il pascolo o l'allevamento è talvolta la sfortunata prova di come mezzi inappropriati possono essere usati per scopi buoni o persino necessari. In questo caso la soluzione di un problema urgente può crearne un altro ugualmente serio.

La pressione della popolazione è molto spesso citata come una delle maggiori cause della distruzione delle foreste tropicali. Qui comunque è essenziale stabilire che l'espansione demografica non è solo un problema di statistiche; è una questione culturale e profondamente morale. Infatti non "tutte le espansioni demografiche sono incompatibili con l'ordinato sviluppo" (SRS 25). Nel condannare le pressioni, incluse quelle economiche alle quali la gente è soggetta, specialmente nei Paesi più poveri, perché si sottoponga a programmi di controllo della popolazione, la Chiesa sostiene incessantemente la libertà delle coppie di decidere sui figli secondo la legge morale e la loro fede religiosa.


4. Ogni tipo di vita deve essere rispettata, favorita e veramente amata, come creazione del Signore Dio, che creo ogni cosa "buona" (Gn 1,31). Ma è precisamente il valore speciale della vita umana che ci consiglia, in concreto ci obbliga, a studiare con attenzione il modo in cui noi utilizziamo le altre specie create. Non c'è dubbio che all'uomo è concesso di fare uso del resto della creazione: il Creatore stesso diede alla specie umana, come pure agli animali, "ogni erba che produce seme e ogni albero in cui è il frutto" (Gn 1,29-30) allo scopo di provvedere alla loro vita in questo mondo. Questo dono, comunque, insieme al comando di "dominare la terra", è soggetto a due limiti posti da Dio creatore.

Il primo è l'uomo stesso. Egli non deve far uso della natura contro il suo proprio bene, il bene degli esseri umani suoi compagni e il bene delle generazioni future. Poiché c'è una dimensione morale nel concetto e nella pratica del progresso che deve essere in ogni caso rispettata.

Il secondo limite sono gli stessi esseri creati: o piuttosto la volontà di Dio come espressa nella loro natura. All'uomo non è permesso di fare come vuole e nemmeno con le creature intorno a lui. Al contrario, egli è tenuto a "coltivarle" e "custodirle", come insegnato nella narrazione biblica della creazione (Gn 2,15). Il fatto reale che Dio "diede" al genere umano le piante da mangiare e il giardino "da custodire" implica che la volontà di Dio deve essere rispettata quando si tratta delle sue creature. Esse sono "affidate" a noi, non semplicemente messe a nostra disposizione. Noi siamo amministratori, non padroni assoluti. Per questa ragione, l'uso delle creature implica degli obblighi morali (cfr. SRS 34). L'impegno ecologico non è soltanto una questione di interesse per gli esseri naturali e l'atmosfera intorno a loro. E' una questione di moralità e inoltre di responsabilità dell'uomo all'interno dei disegni di Dio. In questo contesto il bene ultimo dell'uomo può essere riassunto come "pace con Dio Creatore e pace con tutto il creato" (Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1990).


5. Oggi il lavoro di scienziati come voi sta diventando sempre più importante. E' necessario un intenso programma di informazione ed educazione. In particolare i vostri studi e le vostre ricerche possono contribuire a favorire un illuminato impegno morale, ora urgente più che mai. Sono sicuro che gli esiti del vostro seminario insieme al vostro lavoro personale e il vostro impegno responsabile come uomini e donne di scienza, saranno di grande aiuto per il raggiungimento di questo scopo. In questo modo l'attuale crisi ecologica, grave soprattutto nel caso delle foreste tropicali, diverrà l'occasione per una rinnovata presa di coscienza del vero posto dell'uomo in questo mondo e del suo rapporto con l'ambiente. L'universo creato è stato dato alla specie umana non per un abuso egoistico ma per la gloria di Dio, che consiste, come ha detto sant'Ireneo molti secoli fa, nell'"uomo vivente" ("Adversus haereses", IV, 20,7).

Vi incoraggio e invoco su voi abbondanti benedizioni dell'Altissimo.

Data: 1990-05-18

Venerdi 18 Maggio 1990


GPII 1990 Insegnamenti - Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)