
GPII 1990 Insegnamenti - Messaggio ai patriarchi, vescovi e capi delle chiese cristiane
Titolo: Mai più guerra, mai più violenza, mai più sofferenze in Libano
Vostre Beatitudini, Cari fratelli Vescovi, Venerati Capi delle Chiese cristiane del Libano,
1. Informato della vostra riunione, desidero in primo luogo esprimervi la mia viva soddisfazione per questa iniziativa.
Il vostro incontro, infatti, manifesta l'unione e la solidarietà spirituali delle gerarchie cristiane del paese e simboleggia l'unità che deve regnare non soltanto fra i cristiani, ma anche fra tutti i figli della comunità nazionale.
So che, sotto la guida dello spirito Santo, volete riflettere insieme sulle azioni atte ad evitare delle nuove sofferenze ai vostri figli e a tutti i cittadini del Libano.
2. Sono solidale con la vostra iniziativa, venerabili fratelli, e, con voi, mi sento unito a tutti coloro che, nel vostro paese, conoscono l'angoscia o la tentazione della disperazione. Facciamo nostro l'appello del salmista: "Nella mia angoscia ho gridato al Signore ed egli mi ha risposto" (Ps 119,1). Noi attendiamo ardentemente il giorno benedetto in cui le armi taceranno definitivamente, in cui i feriti potranno essere curati, in cui i morti saranno sepolti degnamente, in cui ciascuno potrà trovare quel minimo di tranquillità che gli permetta di ricostruire un tetto, di guadagnare il suo pane quotidiano e di educare adeguatamente i propri figli. Tutto questo senza dover temere che la cieca violenza non torni di nuovo ad annientare tanti sforzi perseveranti e spesso eroici.
Se ho scelto di rivolgermi a voi con questo messaggio audiovisivo, è per dirvi quanto io desideri ardentemente essere con voi.
Come vorrei poter cancellare dagli occhi dei bambini queste orribili immagini di sangue e di distruzione! Esprimere la mia compassione a tutti i genitori che dovranno prendersi cura di bambini o di adulti irrimediabilmente handicappati a causa delle loro ferite! E soprattutto pregare con voi affinché il Signore estirpi dal cuore di tutti ogni sentimento di odio, di violenza e di vendetta.!
3. Il popolo libanese, che ha già troppo sofferto, non potrà continuare ad essere l'ostaggio e la vittima di calcoli politici nazionali, regionali o internazionali.
Con voi, responsabili delle comunità cristiane libanesi, imploro Dio nella sua misericordia infinita perché doni ai cristiani la forza di testimoniare i valori evangelici nel Libano d'oggi. I combattimenti che si svolgono da molti mesi nella parte cristiana del paese sono per me un motivo di grande dolore: nessun progetto politico, nessuna autodifesa potrebbe giustificare la violenza inaudita che continua ad abbattersi ciecamente sulle case, gli ospedali, le scuole, le chiese, precipitando una popolazione intera nella disperazione e nelle strade dell'esodo.
4. A tutti i Libanesi del Nord e del Sud, dell'Est e dell'Ovest, voglio riaffermare, con la sicurezza che mi impone il mio ministero pastorale, che l'uso delle armi non risolverà mai i problemi del Libano. La violenza e l'odio non possono essere le basi su cui poggerà il Libano di domani.
Sono convinto che tutti i libanesi desiderano veder rinascere un Libano fedele alla sua vocazione storica di terra di dialogo e di armonia fra culture e religioni diverse. E' per questo Libano che noi dobbiamo impegnarci e continuare a sperare. L'ho già detto: il Libano è più che un paese, è un messaggio! Cristiani del Libano, sotto la guida dei vostri venerati pastori, saprete prendere il cammino della conversione interiore, superare le divisioni, aver fiducia nel vostro prossimo, praticare il più grande comandamento che Gesù ci ha lasciato alla vigilia della sua Passione: "che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati" (Jn 15,12).
5. Credendo in un solo Dio, ci rivolgiamo con cuore sincero e disinteressato anche ai libanesi delle altre comunità.
Cari amici che appartenete alla religione Islamica, sappiamo che nutrite verso la vostra patria gli stessi sentimenti dei vostri compatrioti di fede cristiana e che, come ogni essere umano, conservate in fondo al cuore il senso dell'uomo e della sua dignità. Siamo dunque fiduciosi che questi sentimenti di fraternità, che devono sempre unire quelli che credono in un solo Dio, contribuiranno ad un dialogo leale, il solo capace di rafforzare l'unità nazionale indispensabile alla sopravvivenza d'una patria comune.
6. Con i pastori delle comunità cristiane libanesi, desidero ora rivolgermi al mondo intero, stringendo fra le mie braccia e nel mio cuore i figli del Libano esausti, in preda a sofferenze di ogni tipo. Con loro ed in nome loro, domando attenzione, solidarietà e rispetto per la loro dignità e la loro sofferenza.
Nessun interesse materiale o strategico potrà giustificare l'indifferenza nella quale questo paese è troppo spesso lasciato. L'ho già detto più di una volta: non è moralmente accettabile di far soffrire il più debole.
7. Fratelli vescovi, libanesi di buona volontà, chiunque voi siate, dobbiamo dire insieme: Ne abbiamo abbastanza della guerra, della violenza e delle sofferenze! E' tempo che tutti si ravvedano e che ognuno si assumi le proprie responsabilità. In nome dell'affetto che provo per ognuno di voi, vi domando di cercare subito un dialogo, di superare le vostre apprensioni e di continuare ad amare il vostro Libano! Dio non permetterà che voi siate abbandonati! Più che mai sento in me il desiderio di venire a visitare il vostro paese, e di vedere con i miei occhi iniziare la ricostruzione di un Libano pacifico e armonioso.
Signore, distruggi i germi della menzogna e della perversione! Donaci la forza di abbattere i muri che separano e di costruire la città dove tutti sono una persona sola! Con la mia affettuosa Benedizione Apostolica.
(Traduzione dal francese)
Data: 1990-05-25
Venerdi 25 Maggio 1990
Titolo: "Date espressione alla vocazione trascendente dell'umanità"
Cari fratelli e sorelle,
1. "La pace sia con voi". Questo è il mio saluto e il fervente augurio per voi e per tutta la popolazione di Malta. "Pace ai fratelli e carità e fede da parte di Dio Padre e del Signore Gesù" (Ep 6,23).
E' giusto che le mie prime parole di questa visita a Malta siano pronunciate qui, nella magnifica Concattedrale di San Giovanni un testimone eloquente di una parte della vostra storia che ha fatto conoscere il vostro nome in tutto il mondo. Come chiamato al ministero universale del servizio nella Chiesa, gioisco dell'opportunità di visitare l'isola di Malta, l'isola della predicazione di S. Paolo, un'isola di fede, di eroismo e devozione. Oggi io condivido il sentimento di Paolo quando scrisse: "così affezionati a voi, avremmo desiderato di darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari" (1Th 2,8).
Guidato dalla Divina Provvidenza, sono venuto qui per confermare l'antica fede che l'Apostolo delle Nazioni ha portato qui agli albori della cristianità. Vengo anche come pellegrino, per sperimentare personalmente la vitalità delle vostre Chiese locali, per rendere omaggio alle conquiste presenti e passate di tutti quelli che hanno risposto generosamente al Vangelo e che hanno portato avanti opere di fede, speranza e amore per la Gloria di Dio e per la salvezza del mondo. E mentre la Chiesa in Malta attende il Terzo Millennio, desidero offrire incoraggiamento e speranza per un futuro ancora più glorioso.
2. Cari amici nel Signore: la fede cattolica è cresciuta e fiorita qui grazie a uomini e donne generosi che in ogni tempo hanno messo la loro vita al servizio di Cristo e della sua Chiesa. "Non per forza ma volentieri, non per vile interesse, ma di buon animo, non spadroneggiando... ma facendovi modelli del gregge" (1P 5,2-3). Sono felice che il mio primo incontro sia con voi, sacerdoti e religiosi, perché occupate un posto insostituibile nella costruzione della Chiesa cosicché tutti i membri del gregge di Cristo, dal più grande al più piccolo, possano raggiungere la santità della vita che conduce alla salvezza.
Sono ben consapevole che la Chiesa a Malta è chiamata ad esercitare la sua missione pastorale in una situazione sociale e culturale che sotto certi aspetti presenta delle difficoltà. In questo contesto è chiaro che la Chiesa dev'essere soprattutto "la casa di Dio" (cfr. 1Tm 3,15) nella quale la sua famiglia dimora (cfr. LG 6) e dove i membri della famiglia, godendo della giusta libertà di Figli di Dio (cfr. Rm 8,21) sono uniti nei legami di fede e di amore: "ubi caritas et amor, Deus ibi est". Vorrei incoraggiarvi sotto la guida del vostro Vescovo, a proseguire lungo il sentiero di un rinnovamento profondo ed autentico che lo Spirito Santo, attraverso il Concilio Vaticano II, ha segnato per tutto il popolo di Dio.
Inoltre non si può negare che oggi il vostro Paese deve affrontare nuovi problemi sempre crescenti. Le vostre venerabili tradizioni e la vostra società sono soggette alle lusinghe di una cultura secolarizzata che ha già inglobato gran parte del mondo. Come uomini e donne, le cui vocazioni non hanno significato lontano da Dio e dalle sue promesse, non dovete avere paura. E' attraverso la perseveranza e la fedeltà di fronte alle sfide e alle prove che la potenza di Dio splende attraverso la debolezza umana. Mai sottovalutare l'azione nascosta dello Spirito Santo all'opera nei cuori umani per mettere in atto la trasformazione, la metanoia, che è nel cuore del messaggio evangelico (cfr. Mc 1,15). Vi esorto a rimanere legati alla vostra forte fede che è la vostra eredità cattolica come figli di Malta, cosicché le potenti azioni di Dio possano continuare a manifestarsi qui, ora e in futuro.
Malta è stata benedetta con molte vocazioni ed è stata molto generosa nel mandare sacerdoti e religiosi all'estero, con grande gioia e gratitudine delle Comunità Cattoliche in tutto il mondo. Ma c'è anche bisogno di vigilare sul futuro. Non abbiate paura di chiedere molto ai giovani, di sfidarli con la chiamata al servizio e a un modo di vita basato sulle radicali esigenze del Vangelo. Affinché il vostro appello sia efficace, dovete comunicarlo non solo a parole, ma anche con un esempio che dimostri che siete impegnati, zelanti e pieni di gioia al servizio del Signore.
3. A tutti i sacerdoti di Malta affido le parole di S. Pietro "pascete il gregge di Dio che vi è affidato... E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria" (1P 5,2-4). può esserci un onore maggiore di questo: che Cristo ha chiamato ognuno di voi per nome a condividere il suo ministero e vi ha affidato una parte del suo gregge? può esserci incoraggiamento maggiore di questo: servire, lavorare e anche soffrire con Cristo, in modo che insieme a tutti i fedeli possiate partecipare alla gloria che deve essere rivelata? Si, cari fratelli, è insieme al ministero e alla gloria che il Pastore supremo vi ha chiamati come sacerdoti.
Che grande grazia è il fatto che il vostro ministero a Malta è contraddistinto da una genuina vicinanza al vostro popolo! Mentre lavorate e vivete in mezzo ad esso, imitando Cristo che è venuto "non per essere servito, ma per servire" (Mt 20,28), sforzatevi sempre di sviluppare un cuore sacerdotale, che trascina il popolo verso il bene ultimo, eterno, alle "cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio" (Col 3,1). Siate aperti ad ognuno, con rispetto e sollecitudine genuina e fraterna. Nella vostra attività pastorale "non mescolate a favoritismi personali la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo" (Jc 2,1). Ogni uomo e donna che bussa alla vostra porta, indipendentemente dalla condizione socio-economica o dall'idea politica, dovrebbe riconoscere nelle vostre parole e nelle vostre azioni la piena verità di Dio, offerta con amore e comprensione. Come "scelto fra gli uomini" (cfr. He 5,1) e "per annunziare il vangelo di Dio" (cfr. Rm 1,1) che ha la speciale responsabilità di esprimere quella "compassione" che Gesù ha mostrato per tutti intorno a Lui (cfr. Mt 9,36).
Sapete che il vostro ministero di sacerdoti non può mai essere vissuto come un affare privato, il "presbyterium" dovrebbe riflettere chiaramente la comunione che è la vera natura della Chiesa, l'unico Corpo di Cristo (cfr. 1Co 12,12).
Il Decreto Conciliare sul ministero e la vita sacerdotale parla di "intima fraternità sacramentale" che unisce i sacerdoti come membra di un unico corpo sotto il Vescovo diocesano, "con il vincolo della carità, della preghiera e di ogni specie di collaborazione" (PO 8). La carità è richiesta per mettere in pratica fra i nostri fratelli lo stesso comandamento dell'amore che predichiamo agli altri; un vincolo di preghiera affinché nessun sacerdote sia spiritualmente isolato nell'adempimento del suo ministero; la cooperazione perché, come lo stesso Decreto ci dice "Nessun presbitero è quindi in condizione di realizzare a fondo la propria missione se agisce da solo e per proprio conto, sotto la guida di coloro che governano la Chiesa" (Ibidem PO 7). Vi esorto soprattutto ad essere modelli di unità e di armonia, cosicché il gregge a voi affidato possa trarre ispirazione per vivere in pace e lavorare unito come in una sola famiglia.
Alla vigilia del Sinodo dei Vescovi che sarà dedicato al tema della formazione sacerdotale, non posso tralasciare di dire qualcosa sulla vostra formazione permanente come sacerdoti. Per crescere come Pastori vorrete coltivare una sempre più profonda comprensione della Scrittura e delle Scienze sacre. Come uomini di Dio vorrete anche crescere in grazia attraverso la preghiera personale e gli esercizi spirituali, perché è solo attraverso la ricerca dell'intimità con Dio e della santità che la nostra conoscenza e le nostre abilità daranno frutti duraturi nel servizio del Popolo di Dio. Chiedo le vostre preghiere per il lavoro del Sinodo e per i seminaristi e sacerdoti di ogni paese, cosicché la Chiesa possa continuare ad essere benedetta con un clero zelante e meritevole mentre cerca di predicare il Vangelo nel mondo di oggi.
Infine, desidero incoraggiarvi a riconoscere e a portare avanti il ruolo particolare del laicato nella vita della Chiesa, in accordo con gli insegnamenti del Concilio che sono stati ulteriormente sviluppati nella Esortazione Apostolica Christifideles Laici. C'è una complementarità fra il ruolo dei sacerdoti e quello del laicato. Qualunque sia il vostro lavoro di sacerdoti a Malta oggi, vorrete aumentare e rafforzare la cooperazione che esiste fra voi e i laici, cosicché ogni membro della Chiesa possa dare il suo giusto contributo al benessere materiale e spirituale di tutti. Questo include i vari Istituti laici, Associazioni e Movimenti, con il loro specifico contributo alla presenza e alla missione della Chiesa nella società.
Miei cari fratelli nel sacerdozio, siate sempre consci del compito ecclesiale che vi spetta in Cristo: i presbiteri "raccolgono la famiglia di Dio, come una fraternità animata dallo spirito d'unità, e per mezzo di Cristo nello Spirito la portano a Dio Padre" (LG 28). Possa il Signore concedervi perseveranza nel vostro "primo entusiasmo" cosicché tutto il Popolo di Dio a Malta possa beneficiare della vostra guida e del vostro primato spirituale, per un approfondimento della vita cristiana e un rinnovamento radicale della società.
4. Cari religiosi e religiose: come ho già detto in molte occasioni, il vostro più grande dono alla Chiesa e al mondo consiste soprattutto in quello che siete.
La vostra consacrazione è un potente segno che in Cristo l'umanità è chiamata ad essere una nuova creazione, a vivere non più "nella carne", ma "nello spirito" (Rm 8,9). Abbracciando liberamente e con gioia la castità, la povertà e l'obbedienza per la salvezza del Regno, siate testimoni del vero "stile" di vita che il Figlio di Dio scelse per se stesso, venendo al mondo.
Quanto bisogno ha oggi il mondo della fede che rende possibile la vostra consacrazione, la fede che la Lettera agli Ebrei definisce "fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono" (He 11,1). La vita moderna rende facile all'uomo dimenticarsi di Dio, crearsi idoli e piaceri, beni materiali e l'esercizio del potere, nessuno dei quali può dare felicità duratura o un vero significato alla vita. Voi che vi siete votati ai consigli evangelici, testimoniate quanto questo sia imperituro (cfr. 1Co 15,50-53).
Voi mostrate al mondo che questo avviene "perdendo la propria vita" (cfr. Mt 16,25) che uno "la trova" in abbondanza, sia ora, sia nel mondo che verrà. Voi date espressione alla vocazione trascendente dell'umanità, che può solo essere raggiunta percorrendo la strada della Croce, in compagnia di Cristo.
Questo è un lavoro che dura tutta la vita che implica morire e risorgere costantemente con Cristo, mentre cercate di essere "perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt 5,48). Mentre percorrete questa strada non stancatevi e non scoraggiatevi. Ricordatevi che Dio è fedele, avendovi chiamati alla vita religiosa, non mancherà di aiutarvi in ogni necessità perché perseveriate e cresciate in queste richieste.
A Malta, dove religiosi e religiose hanno dato un magnifico contributo alla evangelizzazione nei secoli, è mia speranza che mentre rimanete saldi nel carisma proprio di ogni Istituto, costruirete attivamente e coscientemente la Chiesa locale, attraverso l'esercizio dei vostri vari apostolati. Vi esorto a sviluppare al massimo la cooperazione, cosicché ogni Chiesa locale possa essere veramente una intorno al suo Vescovo, nella ricca diversità della sua vita e del suo lavoro ed essere secondo il motto scelto per questa visita un cuore solo con il Papa! Desidero rivolgere una speciale parola a coloro che sono stati chiamati alla vita contemplativa. La vostra costante preghiera e sacrificio è il cuore dell'amore della Chiesa. Questo cuore batte non visto, ma incessantemente, per la redenzione dei peccatori, per la santificazione dei giusti, per la diffusione del Vangelo. Nel seguire le vie di Cristo che non sono sempre conformi al modo di pensare dell'uomo, il vostro ritiro dalle cose di questo mondo aumenta, anziché diminuire, la vostra influenza su di esse e diventa una fonte di benedizioni illimitate per tutta la famiglia umana. Attraverso l'abbondanza di frutti apostolici nascosti che la realtà della vostra consacrazione porta al Corpo mistico di Cristo (cfr. PC 7), la vostra vita silenziosa e claustrale ha un profondo effetto sulla "città terrena" le cui fondamenta devono essere poste "nel Signore" per paura di coloro che costruiscono la loro fatica invano (cfr. LG 46). Possa Dio garantire alla Chiesa di Malta molte più vocazioni alla vita contemplativa e possa conservare ognuno di voi nella pace e nella gioia.
5. A ogni sacerdote, fratello e sorella presente qui oggi e a tutto il clero e ai religiosi di Malta desidero esprimere la gratitudine della Chiesa per il vostro servizio al Vangelo.
Come San Paolo che molto tempo fà porto la fede cristiana in questi luoghi, "anche per questo preghiamo di continuo per voi, perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e porti a compimento, con la sua potenza, ogni vostra volontà di bene e l'opera della vostra fede; perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù Cristo in voi e voi in lui" (2Th 1,11-12).
A tutti imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica.
(Traduzione dall'inglese)
Data: 1990-05-25
Venerdi 25 Maggio 1990
Titolo: La Chiesa sia messa in grado di agire per adempiere la missione
Signor Presidente, Signor Primo Ministro, Signor oratore, Onorevoli membri del Governo, del Parlamento e degli Organi Giudiziari, Distinti membri del Corpo Diplomatico, Signore e Signori,
1. Sono particolarmente contento di avere questa opportunità di rivolgermi a voi all'inizio della mia visita a Malta. Essendo il primo Papa che mette piede su queste isole, sono cosciente del significato della mia visita, non solo per i membri della Chiesa Cattolica, ma per l'intera nazione maltese. All'alba dell'era cristiana, i vostri antenati ricevettero il Vangelo di Gesù Cristo tramite la predicazione dell'Apostolo Paolo, mentre si trovava in viaggio per Roma. Nei secoli seguenti, la fede insegnata e professata in comunione con il Successore di Pietro si è saldamente radicata nella vita e nella cultura del popolo di Malta. Mi auguro che la presenza del Vescovo di Roma tra di voi ricorderà l'eccezionale e durevole contributo che la fede cristiana ha dato, e continua a dare, nel formare la vostra identità come nazione e per promuovere la sua crescita.
La ringrazio dal più profondo del cuore, Signor Presidente, per le sue cordiali parole di benvenuto, e per aver facilitato la realizzazione di questa visita. Mi rallegro di questa opportunità di rendere omaggio alla fede del popolo maltese, di proclamare il Vangelo e celebrare l'Eucarestia in comunione con i Pastori e con i fedeli delle Chiese di Malta e di Gozo. Nel corso della mia visita, spero di incoraggiare e sostenere quanti, in mezzo alle sfide e alle occasioni offerte dal tempo presente, proseguono nel loro impegno verso il grande retaggio dei valori cristiani che la vostra nazione ha ricevuto dalle generazioni passate, e che resta il pegno sicuro del suo continuo sviluppo futuro. Come portatori dell'antica tradizione della fede, ai cattolici di Malta viene chiesto con insistenza, in questa vigilia del Terzo Millennio cristiano, di approfondire la loro consapevolezza di questa tradizione, applicando la sapienza e la capacità di approfondimento, che ne sono proprie, al compito di edificare una società moderna degna sotto ogni aspetto della loro nobile terra.
2. Nel nostro tempo, assistiamo a un crescente consenso intorno all'idea che la vita sociale e politica delle nazioni debba essere fondata sull'assoluto rispetto della dignità inalienabile e dei diritti di ogni persona umana, indipendentemente dalla razza, dal credo religioso o dalle opinioni politiche. In due guerre mondiali, così come nei grandi mutamenti che stanno ora avvenendo nell'Europa dell'Est e centrale, abbiamo visto interi popoli rifiutare delle strutture di potere che, di fatto, negavano o tradivano le loro legittime aspirazioni a vivere in un ordine sociale caratterizzato dalla libertà, dalla giustizia e dalla pace.
Come ben sapete, il compito di stabilire un simile ordine sociale esige una grande pazienza, chiaroveggenza e maturità morale. Oltre a tutto il resto, esso richiede ad ogni individuo e gruppo sociale un costante impegno al perseguimento del bene comune. E' inoltre richiesta una ferma volontà d'incoraggiare il dialogo nel rispetto fra tutti i settori della vita nazionale, promuovendo al tempo stesso leggi e scelte politiche volte a salvaguardare la libertà e la dignità di ogni cittadino, in particolare nei confronti degli svantaggiati e dei più deboli, dei diritti della famiglia e dei lavoratori. Per concludere, l'impegno di una nazione in rapporto a questi valori verrà giudicato sulla base degli sforzi da essa compiuti per garantirli, attraverso la diffusa partecipazione al processo democratico, l'equa amministrazione della giustizia e la promozione di un forte senso di solidarietà sociale.
Ho fiducia che questi valori continueranno ad ispirare lo sviluppo futuro del vostro Paese. Mi auguro inoltre che i dirigenti della nazione - legislatori, pubblici funzionari, membri del sistema giudiziario, uomini politici - come anche i gruppi privati e i singoli cittadini, vigilino affinché tali principi non vengano mai sacrificati a tendenze che potrebbero emergere dall'influenza di idee e modelli di comportamento estranei alla tradizione cristiana di Malta.
3. Avendo sempre svolto una parte attiva nella vita della nazione, la Chiesa Cattolica desidera offrire il proprio contributo al progresso del popolo maltese.
Attingendo alla propria esperienza plurisecolare nel fornire assistenza sia agli individui che alla società, la Chiesa che è in Malta è profondamente consapevole del suo dovere di interpretare i segni dei tempi alla luce del Vangelo e di rispondere alle occasioni e alle sfide di oggi in modo consono alla sua missione religiosa. Come sottolineato dai Vescovi in occasione del Concilio Vaticano II, nessuna ambizione terrena spinge la Chiesa (cfr. GS 3) e "non desidera affatto intromettersi nel governo della città terrena" (AGD 12).
Al contrario, essa è impegnata a proseguire il lavoro di Cristo adoperandosi fedelmente per la salvezza di tutta l'umanità e di ogni individuo, "considerato nella sua unità e nella sua totalità, corpo e anima, cuore e coscienza, pensiero e volontà" (GS 3).
Nel testimoniare l'amore di Gesù Cristo la Chiesa si adopera per unire tutti gli uomini di buona volontà in uno spirito di rispetto reciproco e di autentica solidarietà (cfr. GS 40). Nell'adempiere al suo ministero, essa "risana ed eleva la dignità della persona umana, (...) consolida la compagine dell'umana società e conferisce al lavoro quotidiano degli uomini un più profondo senso e significato" (op. cit., GS 40). In verità, restando fedele alla sua identità e alla sua missione, la Chiesa è convinta "di poter contribuire molto, con i singoli suoi membri e con tutta intera la sua comunità, a umanizzare di più la famiglia degli uomini e la sua storia" (GS 40).
Di conseguenza, è interesse di ognuno che la Chiesa per prima, insieme a coloro che si preoccupano sinceramente del bene dei singoli e della società, s'impegni a mantenere la propria autonomia d'azione. E' importante che la Chiesa sia libera nelle sfere istituzionali e amministrative, che sia esente da ogni sorta di pressione, ostacolo o manipolazione indebita. In altre parole, è indispensabile che la Chiesa sia messa in grado di agire con efficacia nell'adempiere alla sua missione verso tutti gli uomini, dimostrando di essere veramente la Madre di tutti i battezzati (cfr. LG 64) e, in un certo senso, di tutta l'umanità. Seguendo le indicazioni del Concilio Vaticano II, la Chiesa, solidale con l'intera famiglia umana, esprime il suo amore verso questa famiglia instaurando con essa un dialogo su tutti i problemi che la affliggono (cfr. GS 3).
A questo proposito, non posso esimermi dal notare i risultati positivi del dialogo costante tra il Governo Maltese e la Santa Sede, quest'ultima operante in stretta collaborazione con i Vescovi di Malta. Finora, questo dialogo ha dato i suoi frutti, in accordi che esprimono e promuovono dei valori costituenti una parte essenziale del patrimonio storico, culturale e istituzionale di Malta, e mettendo, al tempo stesso, la Chiesa in condizione di continuare a offrire il suo contributo a tale patrimonio in pieno accordo con il suo carattere distintivo e con i requisiti della sua legge universale. Sono fiducioso che verranno presto conclusi ulteriori accordi su materie di interesse comune, rispettando i più alti principi di libertà, giustizia e democrazia.
4. All'interno della comunità internazionale, Malta è ampiamente rispettata per le sue iniziative volte a rafforzare la comprensione, la cooperazione, la pace e il benessere tra i popoli. Sono lieto di esprimere anche l'apprezzamento della Santa Sede per queste iniziative.
La presenza tra di voi di molti Diplomatici accreditati presso la Repubblica di Malta riflette l'alta stima che la vostra nazione gode all'interno della comunità internazionale. Ringraziandoli per la loro gentile presenza, sia al mio arrivo, sia a questa cerimonia, chiedo loro di trasmettere ai loro rispettivi Capi di Stato, Governi e popoli i miei cordiali saluti e i migliori auguri.
Illustri membri del Corpo Diplomatico: è mia fervente speranza che i vostri sforzi per promuovere reciproche relazioni armoniose tra le vostre nazioni e la Repubblica di Malta portino un contributo duraturo alla sicurezza e al progresso sia del Mediterraneo che di tutto il mondo.
Signore e signori: sono profondamente grato per la cortesia e l'ospitalità con le quali mi avete accolto. Continuando la mia visita pastorale, invoco di cuore su di voi e su tutto il popolo di Malta la Benedizione di Dio Onnipotente.
(Traduzione dall'inglese)
Data: 1990-05-25
Venerdi 25 Maggio 1990
Titolo: Trasmettere il lievito del Vangelo all'intera società maltese
Cari fratelli e sorelle in Cristo,
1. Sono lieto di avere questa opportunità di incontrare i genitori e i parenti dei sacerdoti, dei religiosi e dei laici di Malta impegnati nell'opera pastorale all'estero. La risposta impegnata di tanti fra i figli e le figlie di Malta alla chiamata del Signore è causa di grande gioia, e reca testimonianza della fecondità spirituale della fede Cristiana che l'Apostolo Paolo porto in queste isole tanto tempo fa. A nome della Chiesa tutta ringrazio ciascuno di voi per tutto ciò che avete fatto tramite la vostra preghiera, il vostro incoraggiamento e il vostro sacrificio per aiutare questi uomini e queste donne a discernere ed abbracciare la volontà di Dio nelle loro vite.
E' giusto che ci riuniamo in preghiera a Mellieha, il pio antico Santuario Mariano dell'isola di Malta.
Nell'Annunciazione, la Vergine di Nazareth accetto liberamente l'invito di Dio a diventare la Madre di suo Figlio (cfr. Lc 1,38). Dopo l'Ascesa del Signore nostro al cielo, Maria si riuni con gli Apostoli in preghiera mentre aspettavano la venuta dello Spirito Santo che Gesù aveva annunciato di inviare (cfr. Atti 1,14). Nello svolgersi del misterioso piano di salvezza di Dio, noi sappiamo che la Madre di Gesù aveva un ruolo privilegiato. Confidando nel suo amore e nella sua protezione materna, non esitiamo a raccomandare alle sue preghiere le intenzioni di coloro che hanno seguito il comando di Cristo: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo" (Mc 16,15).
2. Cari amici, la riunione odierna è una occasione per tutti noi di ricordare con gratitudine il ruolo della famiglia cristiana nell'incoraggiare le vocazioni dei suoi membri e nel progredire della missione della Chiesa.
Il Concilio Vaticano II ci ricordava che la famiglia può veramente essere definita una "Chiesa domestica" (cfr. LG 11) poichè riflette molti degli aspetti dell'intero corpo dei credenti. Come comunità di fede, amore e speranza, la famiglia dovrebbe essere, in modo veramente speciale, "uno spazio in cui il Vangelo è trasmesso e da cui il Vangelo si irradia" (EN 71).
Si può affermare che uno dei motivi per cui le vostre famiglie hanno dato così tanti missionari alla Chiesa è che avete un vivo senso della vostra dignità e missione come membri battezzati del Corpo di Cristo, inviati per portare il messaggio evangelico a tutti coloro che incontrate? Ogni Cristiano può ritenere valide per se stesso le parole di San Paolo: "Guai a me se non predicassi il Vangelo!" (1Co 9,16). Anche in un Paese come Malta, dove la fede cattolica si è sviluppata per secoli, vi è necessità che in ogni generazione vi siano uomini e donne che, tra le circostanze ordinarie della vita quotidiana, facciano conoscere ai loro vicini il mistero dell'amore di Dio come è stato rivelato in Gesù Cristo.
Possano le famiglie cristiane continuare a trasmettere il lievito del Vangelo alla intera società Maltese!
3. L'Apostolo Pietro ci esorta ad essere dei "buoni servitori della varia grazia di Dio" (1P 4,10), usando i doni che abbiamo ricevuto per il bene reciproco.
Ricordando la generosità con la quale i molti missionari di Malta banno condiviso la fede che ricevettero per primi, possiamo veramente ringraziare Dio per l'abbondante messe che ha raccolto per mezzo della loro testimonianza. Oggi vi sono diverse centinaia di sacerdoti, religiosi e laici di Malta che stanno portando la luce di Cristo in Australia, nell'America del Nord e del Sud, in Africa, in India e in varie parti d'Europa. Inoltre, famiglie Maltesi che sono emigrate stanno fornendo vocazioni ai loro Paesi adottivi, mentre le case religiose Maltesi all'estero stanno ricevendo attualmente vocazioni tra la gente che sono andati a servire.
Rallegrandoci del loro servizio al Signore e alla sua Chiesa, non cessiamo mai di assistere questi missionari con la nostra solidarietà spirituale nella preghiera e nelle opere di penitenza. In particolare, chiediamo a Dio affinchè benedica cento volte tanto (cfr. Mc 10,30) quelli che tra loro affrontano ogni sorta di difficoltà per la causa del Vangelo. E in unione con Maria, preghiamo affinchè il Signore ne formi altrettanti per seguirli nel compito di condurre tutti i popoli alla conoscenza della verità (cfr. 1Tm 2,4), affinchè "la gloria di Dio, che rifulge sul volto di Cristo Gesù, cominci a brillare in tutti gli uomini per azione dello Spirito Santo" (AGD 42).
A voi tutti esprimo il mio profondo affetto nel Signore e imparto la mia particolare Benedizione Apostolica.
(Traduzione dall'inglese)
Data: 1990-05-26
Sabato 26 Maggio 1990
GPII 1990 Insegnamenti - Messaggio ai patriarchi, vescovi e capi delle chiese cristiane