GPII 1990 Insegnamenti - L'omelia per i fedeli dell'arcidiocesi - Floriana (Malta)

L'omelia per i fedeli dell'arcidiocesi - Floriana (Malta)

Titolo: L'Europa ha bisogno anche della testimonianza fedele di Malta

Cari fratelli e sorelle in Cristo,


1. Oggi, Solennità dell'Ascensione del Signore, è un giorno di grande gioia! La Chiesa di tutto il mondo si rallegra poiché Gesù Cristo ritorna nella gloria alla destra del Padre. Oggi i cattolici di Malta hanno una ragione speciale per rallegrarsi, perché sono riuniti intorno a questo altare con il Vescovo di Roma, il Successore di Pietro che è venuto a confermare i suoi fratelli nella fede e nell'amore (cfr. Lc 22,32). Nell'unità dello Spirito (cfr. Ep 4,3), saluto con grande affetto e stima l'Arcivescovo Mercieca e il Vescovo Cauchi, e tutti i fedeli dell'Arcidiocesi di Malta e della Diocesi di Gozo. Saluto anche le autorità pubbliche e tutta la popolazione di Malta, su cui invoco la grazia e la pace del Signore Risorto e la consolazione del suo Santo Spirito. L'evento glorioso che la liturgia di oggi ricorda era ancora un vivido ricordo tra i primi discepoli di Gesù quando il cristianesimo giunse a Malta grazie alla predicazione e alla testimonianza di San Paolo. Oggi, più di millenovecento anni dopo, la fede nel Salvatore Crocifisso e Risorto ha lasciato un segno profondo nell'anima del popolo maltese, ed ha trovato espressione eloquente in molti aspetti della vostra vita nazionale. E' giusto che in questa occasione gioiosa, noi rendiamo grazie per la fede che Malta ha ricevuto dagli Apostoli e per la "straordinaria grandezza della sua potenza" (cfr. Ep 1,19), con cui il Signore Gesù Cristo ha suscitato frutti abbondanti di santità nella vita del suo popolo per tanti secoli. Nell'incontrarci intorno a questo altare, chiedo a Dio, nostro Padre celeste, di ispirare nei cattolici di Malta una sempre maggiore unità di mente, cuore e spirito, cosicché possiate giustamente proclamare nelle parole e nelle azioni, il perdono e la riconciliazione che Gesù ha compiuto sulla Croce e che continua a compiere attraverso il ministero della Chiesa, suo Corpo!


2. Nella prima Lettura della Messa di oggi, San Luca ci dice che, dopo che Gesù ebbe "dato istruzione agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo... fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo" (Ac 1,2-9). Proprio come nel Vecchio Testamento la nube era spesso un segno della presenza salvifica di Dio in mezzo al suo popolo, così oggi, mentre nasconde Gesù, è un segno rassicurante che il Signore Risorto, nel tornare alla gloria che era sua fin dalle origini, non ci ha assolutamente abbandonato. Al contrario, egli è veramente presente e all'opera in mezzo a noi, fino al giorno in cui ritornerà nella gloria. Sebbene Gesù abbia lasciato la terra e sia tornato al Padre celeste, noi abbiamo la sua promessa che non abbandonerà mai la sua Chiesa. Gesù promette di essere con noi "tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28,20).

Nel mistero del disegno di Dio per la Chiesa e per tutta l'umanità, l'Ascensione rappresenta una svolta, l'inizio di una nuova fase nel rapporto tra Gesù e i suoi discepoli. Seduto alla destra del Padre nel cielo, il Signore Risorto è ora presente nella "Chiesa la quale è il suo corpo" (Ep 1,22-23) attraverso la potenza dello Spirito Santo. Poiché lo Spirito dimora nei loro cuori i credenti di ogni epoca partecipano a quella comunione di amore perfetto che è la vita della Santissima Trinità. Ed essi ricevono la grazia per seguire il Signore in modo da vincere il mondo (cfr. Jn 16,33) e il suo antico fardello di ostilità, peccato e divisione.

Lo Spirito Santo dimora nella Chiesa ed è lui che fa si che tutti i credenti operino efficacemente per la venuta del Regno, testimonino la verità del Vangelo e la realtà della Redenzione che hanno ricevuto attraverso il sangue della croce.

Attraverso il potere dello Spirito la Chiesa confida di adempiere veramente al solenne incarico che Gesù ha affidato ai suoi seguaci, di "ammaestrare tutte le nazioni" e di "battezzarle nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" (Mt 28,19). "Inviata a rivelare e a comunicare la carità di Dio a tutti gli uomini e a tutti i popoli" (AGD 10), la Chiesa sa che soltanto nello Spirito essa adempirà alla sua missione divina di condurre tutta l'umanità a Cristo e di portare alla società la grazia e la pace che egli ci ha ottenuto sul Calvario.


3. Oggi, al termine della mia visita, invito la Chiesa in Malta a meditare sulla qualità della sua risposta alla grande missione che Gesù ha affidato ai suoi discepoli quando è tornato al Padre: "Mi sarete testimoni... fino agli estremi confini della terra" (Ac 1,8). Vi chiedo di riflettere sulla nobile testimonianza di fedeltà al Vangelo che la popolazione di queste isole ha dato attraverso i secoli. A cominciare da San Publio, un grande esercito di confessori, i cui nomi per la maggior parte sono noti soltanto a Dio, ha piantato e conservato la fede, consegnandola di generazione in generazione, anche dinanzi a persecuzioni e avversità. E che dire del grande numero di missionari che sono salpati dalle sponde di Malta, dei molti sacerdoti e religiosi la cui opera apostolica ha rafforzato la Chiesa in patria, dei genitori, la cui fedele perseveranza nella fede ha prodotto frutti tanto copiosi di bontà e devozione nei loro figli? Possiamo veramente lodare Dio per questa testimonianza con le parole che San Paolo stesso pronuncia nella seconda Lettura di oggi: "E quale è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti" (Ep 1,19)! Ma non basta riflettere con umiltà e gratitudine sui doni che Dio vi ha concesso in passato. Oggi la Chiesa in Malta deve anche ascoltare la voce di Cristo mentre egli vi sfida a continuare a rendere testimonianza della potenza del suo amore riconciliatore. Quanti di voi hanno condiviso con me il loro dolore per le gravi divisioni che si avvertono ai diversi livelli della vostra società! può un cristiano credere che queste divisioni vengano da Dio? Non ci insegna forse la nostra fede che la radice di tutte le inimicizie tra gli individui e i gruppi è il peccato, quell'antica colpa che ignora e rifiuta l'immagine di Dio nel nostro prossimo? Infine, non sono forse tutte le divisioni umane il frutto di un colpevole "rifiuto dell'amore paterno di Dio e dei suoi doni d'amore" (cfr. Reconciliatio ed Paenitentia, n. 10)? Alla luce della fede che noi professiamo, possiamo mai giustificare la inimicizia verso i nostri fratelli o credere di essere dispensati dal comandamento del Signore di amare i nostri nemici e di perdonare "di cuore" (cfr. Mt 18,35) quanti hanno peccato contro di noi? Cari fratelli e sorelle: nel nome di Gesù Cristo, io faccio solenne appello a tutti voi oggi perché esaminiate voi stessi (cfr. 1Co 11,28) e poniate fine a tutto ciò che impedisce di sanare le ferite che sono rimaste aperte troppo a lungo. Nel nome di Gesù Cristo, vi imploro di dar vita a un nuovo inizio di perdono e di rispetto reciproco. Confidando nel sommo potere della grazia di Dio, soprattutto quando vi viene concessa nel Sacramento della Penitenza, possiate trovare sostegno nella difficile opera di ristabilire rispetto reciproco e dialogo ad ogni livello della vostra vita nazionale e sociale. Un grave compito per tutti i cristiani di Malta è quello di mettere da parte i risentimenti e superare le divisioni, siano essi nelle vostre famiglie, nel luogo di lavoro o nella vita politica. Oggi il Signore sfida ciascuno di voi a tradurre la fede che avete ricevuto in una testimonianza viva e vibrante alla potenza del suo amore riconciliatore. E vi chiede di unirvi a tutti i vostri fratelli e sorelle, nessuno escluso, per costruire una società degna dell'illustre tradizione di fede e virtù cristiana di Malta!


4. Nella liturgia di oggi abbiamo sentito San Paolo pregare per l'unità e la pace dei cristiani ad Efeso. Faccio mia la sua preghiera nel rivolgermi a voi, miei cari fratelli e sorelle delle Chiese di Malta e di Gozo. Prego affinché Dio nostro Padre possa sempre "illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati" (Ep 1,18-19).

Possa egli illuminarvi! In questi ultimi anni del Secondo Millennio, com'è evidente che tanti uomini e donne hanno bisogno di essere "illuminati" dalla grazia di Dio, così che riconoscano tutto ciò che è incompatibile con la loro dignità di figli e figlie di Dio, fatti a sua immagine e somiglianza (cfr. Gn 1,26-27) e chiamati alla vita eterna. In questi giorni, mentre guardiamo all'Europa dell'Est e osserviamo il crollo delle ideologie materialistiche che hanno cercato di privare l'uomo della sua vera anima, non possiamo fare a meno di notare altrove la crescita di un materialismo pratico, una nuova idolatria che allo stesso modo minaccia di soffocare lo spirito. Quanto i cristiani hanno bisogno di essere "illuminati" da Cristo per poter rifiutare come incompatibile con l'autentica libertà e dignità umana la nuova cultura del consumismo, che esalta il piacere fine a se stesso, prescindendo dalla legge morale e che in ultima analisi nega la nostra solidarietà verso i bisognosi! Possa egli illuminarvi! Più di una volta nella sua storia Malta ha riscosso l'ammirazione e l'apprezzamento per la sua intransigente difesa della fede cristiana e per la sua disponibilità a sopportare sacrifici eroici per amore della cultura che quella fede alimenta e sostiene. Al giorno d'oggi, mentre l'Europa si prepara ad affrontare un nuovo periodo della sua storia, un periodo ricco di nuove speranze e sfide, Malta è chiamata a contribuire all'unità spirituale del Vecchio Continente offrendo i propri tesori di fede e di valori cristiani. L'Europa ha bisogno anche della testimonianza fedele di Malta!


5. La nostra celebrazione dell'Ascensione ci ricorda che Cristo ora siede alla destra del Padre come Giudice dei vivi e dei morti, il Giudice di tutta l'umanità e di tutta la storia. "Quale è la straordinaria grandezza della sua potenza!" (Ep 1,19). Con la sua Morte in Croce, Gesù ha messo a nudo una volta per tutte le tragiche conseguenze del peccato di Adamo ed ha portato la riconciliazione e la pace a tutta l'umanità.

Non cessate mai di aver fiducia in quella potenza! Gesù ha trasformato il mondo e lo ha fatto diventare una nuova creazione. In Gesù, il secondo Adamo, ciascuno di voi, per virtù del Battesimo, è stato chiamato a cooperare alla preparazione di questo mondo al suo avvento nella gloria e alla piena realizzazione del suo Regno, un "Regno di verità e di vita, Regno di santità e di grazia, Regno di giustizia, di amore e di pace" (Messale Romano, Prefazio per la Solennità di Cristo Re). Non dubitate mai che il nostro Salvatore "colui che in tutto ha potere di fare molto di più di quanto possiamo domandare o pensare" (Ep 3,20), vi darà gli strumenti per ogni opera buona e vi renderà capaci di adempiere la missione alla quale egli vi ha chiamati! "Questo Gesù che è stato tra di voi assunto fino in cielo tornerà un giorno allo stesso modo in cui lo avete visto andare in cielo" (Ac 1,11). Mentre la Chiesa "attende in gioiosa speranza" che il suo Signore ritorni nella gloria, prego affinché nelle vostre famiglie, nelle vostre Chiese locali, nella vostra vita sociale e politica, ciascuno di voi cooperi fedelmente all'opera di Cristo nella costruzione del suo Regno fino al giorno, che solo il Padre conosce, in cui egli tornerà nella gloria. Amen.

presenti:) Miei cari fratelli e sorelle, La volontà di Dio onnipotente condusse l'Apostolo Paolo sulle rive di Malta. E fu l'inizio di una nuova era, l'era Cristiana. Paolo evangelizzo i vostri antenati ma la sua mèta ultima era Roma e quando vi giunse per riunirsi a Pietro forse gli parla di Malta; eppure sono dovuti trascorrere duemila anni prima che un successore di Pietro potesse visitare Malta. Cosa dovrei fare adesso? Non fu possibile a Paolo rimanere a Malta, e ancora di più lo fu per Pietro. Tornero a Roma e incontrero Paolo; non posso fare a meno di raccontargli di Malta.

Gli chiedero: "Paolo ti ricordi di Malta? Tu fondasti la Chiesa di quest'isola - ricordi? -, quella stessa Chiesa che, dopo tanti secoli, ho trovato meravigliosa.

I Maltesi sono gente forte, e dei buoni cattolici. Tornando a Roma, diro agli Italiani, nella lingua che anche voi comprendete: "Sia Lodato Gesù Cristo".

Quando ho appreso queste parole? Le ho pronunciate per la prima volta dopo la mia elezione, ma è nel mio Paese nativo che le ho imparate. Vedo che qui sono presenti alcuni polacchi. A loro vorrei dire - ma non credo che per voi sia facile capire - (segue saluto in polacco).

Terminata la mia visita a Malta, faro quanto detto a Roma. Ma, per il momento, continuo ad esprimermi nella vostra lingua.

(Traduzione dall'inglese)

Data: 1990-05-27

Domenica 27 Maggio 1990

Il congedo dall'arcipelago all'aeroporto - Luqa (Malta)

Titolo: Unità, solidarietà e rispetto per il progresso del Paese

Signor Presidente, Signor Primo Ministro, Amati Arcivescovo Mercieca e Vescovo Cauchi, Amatissimo Popolo di Malta,


1. Oggi, a Rabat, ho avuto il privilegio di passare alcuni momenti di silenziosa preghiera nell'antica Grotta venerata come dimora di San Paolo durante la sua permanenza a Malta. In quel luogo santo ho reso grazie al Signore per la ricca messe di fede e opere buone che egli ha fatto maturare tra di voi da quando l'Apostolo dei Gentili per la prima volta proclamo il Vangelo di Gesù Cristo ai vostri predecessori, Ho anche ringraziato il Signore per "l'insolita gentilezza" (cfr. Ac 28,2) con la quale, diciannove secoli più tardi, un altro visitatore, il Successore di Pietro, è stato accolto a Malta dove è giunto a predicare lo stesso Vangelo e a confermare i suoi fratelli e sorelle maltesi nella stessa fede (cfr. Lc 22,32).

Questa sera, ritornando a Roma, desidero esprimere la mia gratitudine a tutti coloro che hanno collaborato per rendere possibile questa Visita Pastorale.

In primo luogo, rinnovo il mio grazie a lei, Signor Presidente, per il suo cortese benvenuto. Sono anche grato a lei, Signor Primo Ministro e al Governo e alle autorità civili che hanno così prontamente fornito la loro assistenza nell'organizzare gli eventi di questi giorni passati. Naturalmente, non posso esimermi dall'esprimere la mia profonda gratitudine ai miei confratelli Vescovi e ai Sacerdoti, ai Religiosi e ai Laici delle Chiese di Malta e Gozo per la, calorosa accoglienza accordatami in ogni fase della mia visita.


2. Durante la mia permanenza a Malta, sono stato colpito dal profondo attaccamento dei Maltesi alla loro eredità culturale e religiosa. Il vostro desiderio di restare fedeli a questo prezioso patrimonio, mentre cercate di promuovere il vostro sviluppo per il bene di tutti, rappresenta certamente un segno di grande speranza per il futuro di Malta. Le vostre tradizioni sono una magnifica espressione del vostro carattere e della identità nazionale. Possano queste tradizioni continuare a guidare i vostri passi e rafforzare la vostra decisione.

Nel corso della mia Visita ho fatto appello a tutti coloro che hanno a cuore il bene della Nazione - eminenti personalità politiche e sociali, lavoratori, intellettuali, giovani, insieme ai membri di altre Chiese e comunità ecclesiali: vi ho esortati ad applicare alle sfide del presente la visione cristiana che avete ereditato dal vostro passato. Nel rivolgere questo appello, ho anche espresso la mia fiducia che lavorerete insieme generosamente ed efficacemente per creare una società ispirata ai più alti ideali di giustizia e di pace, e caratterizzata da una speciale attenzione ai bisogni dei meno fortunati membri della comunità.


3. Oltre i suoi confini, Malta è stimata per i suoi sforzi di promuovere il dialogo e la cooperazione all'interno della comunità internazionale. A tale riguardo, i vostri sforzi saranno enormemente rafforzati da un uguale impegno per vedere questi valori realizzati nel vostro Paese, nel contesto della vita sociale e politica della vostra Nazione. L'augurio che vi lascio al momento di partire è che l'unità, la solidarietà e il rispetto reciproco possano sempre guidarvi mentre vi impegnate per il continuo progresso del vostro Paese.

Con un rinnovato grazie a Dio Onnipotente per le molte benedizioni che abbiamo condiviso in questi giorni, prego, con le parole di San Paolo, che "il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni modo" (cfr. 2Th 3,16). Possano l'amore e l'armonia dimorare sempre nei vostri cuori e nelle vostre case.

Dio benedica Malta.

Dio benedica tutti voi.

Il-mulei issawwab fuqkom il-barka tieghu (Il Signore vi conceda la Sua benedizione).

(Traduzione dall'inglese)

Data: 1990-05-27

Domenica 27 Maggio 1990

Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Viene ricordato e rivissuto il viaggio apostolico a Malta




1. Nei giorni scorsi sono stato - come sapete - in visita pastorale nell'isola di Malta, situata nel centro del Mediterraneo. La sua storia religiosa e spirituale è strettamente collegata con la figura dell'apostolo delle genti, san Paolo. La vicenda che porto il grande apostolo sulle sponde dell'isola è nota. Imprigionato a Cesarea per istigazione dei suoi connazionali, egli, valendosi del diritto che gli spettava quale cittadino romano, si appello al giudizio dell'imperatore di Roma. Fu pertanto inviato, sotto scorta, alla capitale dell'impero.

Gli Atti degli apostoli descrivono ampiamente il viaggio avventuroso del prigioniero di Cesare. In particolare, essi riferiscono dal vivo le fasi drammatiche della tempesta, che sorprese la nave su cui Paolo viaggiava e la porto a naufragare presso le rive dell'isola di Malta, ove marinai e passeggeri poterono trovare riparo.


2. Sentiamo il racconto del primo impatto con la popolazione dell'isola dalle parole stesse di Luca, l'autore degli Atti: "Una volta in salvo, venimmo a sapere che l'isola si chiamava Malta. Gli indigeni ci trattarono con rara umanità; ci accolsero tutti intorno a un gran fuoco, che avevano acceso perché era sopraggiunta la pioggia ed era freddo. Mentre Paolo raccoglieva un fascio di sarmenti e lo gettava sul fuoco, una vipera, risvegliata dal calore, lo morse a una mano. Al vedere la serpe pendergli dalla mano, gli indigeni dicevano tra loro: "Certamente costui è un assassino, se, anche scampato dal mare, la Giustizia non lo lascia vivere". Ma egli scosse la serpe nel fuoco e non ne pati alcun male.

Quella gente si aspettava di vederlo gonfiare e cadere morto sul colpo, ma dopo aver molto atteso senza veder succedergli nulla di straordinario, cambio parere e diceva che era un dio. Nelle vicinanze di quel luogo c'era un terreno appartenente al "primo" dell'isola, chiamato Publio; questi ci accolse e ci ospito con benevolenza per tre giorni. Avvenne che il padre di Publio dovette mettersi a letto colpito da febbri e da dissenteria; Paolo l'ando a visitare e dopo aver pregato gli impose le mani e lo guari. Dopo questo fatto anche gli altri isolani che avevano malattie accorrevano e venivano sanati; ci colmarono di onori e al momento della partenza ci rifornirono di tutto il necessario" (Ac 28,1-10).


3. In questo modo Malta è entrata nel libro degli Atti e ha legato la propria storia al nome di Paolo. Questi, benché giunto nell'isola come prigioniero, poté spargere fra gli abitanti il seme evangelico, dando inizio tra loro alla Chiesa.

Colui che nel libro stesso degli Atti è qualificato come "il primo dell'isola", Publio, è venerato come il primo vescovo della Chiesa in Malta.

Inizio insigne dunque di un'azione evangelizzatrice, i cui frutti consolanti ho potuto io stesso constatare durante il recente viaggio.

Momenti salienti della visita sono state le celebrazioni eucaristiche a Gozo, presso il santuario mariano di Ta' Pinu, la mattina di sabato, in cui alle molte persone convenute ho parlato sul tema della famiglia; e poi a Floriana, in Malta, nel pomeriggio di domenica: quando, attorniato da un'enorme folla, ho celebrato la solennità dell'Ascensione, intrattenendo i fedeli sul tema dell'unità, valore umano e cristiano fondamentale.

Altri momenti importanti sono stati l'incontro col clero e con i religiosi nella concattedrale di La Valletta e quello nel santuario di Mellieha con i parenti delle centinaia di missionari e missionarie maltesi, sparsi nel mondo. Ho pregato con i malati presso la Grotta di san Paolo a Rabat, e ho avuto un incontro ecumenico, al quale hanno partecipato anche rappresentanti delle comunità musulmane, ebree e hindu, nell'antica cattedrale di Mdina.

Significativo è stato pure l'incontro con i lavoratori a Cottonera: con essi mi sono intrattenuto sulla necessità di una nuova solidarietà per il futuro del mondo. Né è mancato l'incontro col mondo della cultura, che mi ha offerto l'opportunità di ricordare agli intellettuali le loro responsabilità. Pieno di fervore ed entusiasmo è stato l'incontro con i giovani, che mi hanno posto con grande spontaneità le loro domande: ad essi ho dato le risposte sempre valide, che è possibile trarre dalla parola di Cristo.


4. L'immediato contatto con la popolazione maltese mi ha consentito di rendermi conto della fierezza e della nobiltà di questa gente, che nella sua storia plurisecolare ha potuto assimilare i valori di civiltà diverse: dalla civiltà fenicia alla romana, dalla civiltà bizantina all'araba. Nel 1530 a Malta posero la loro sede i Cavalieri dell'Ordine di san Giovanni di Gerusalemme, i quali la abbellirono e la fortificarono, facendone un baluardo contro ogni urto e assalto esterno.

Si sa che questo Ordine rimase nell'isola sino alla fine del secolo XVIII, e successivamente si ebbero diverse dominazioni. Nel 1964 Malta ha ottenuto la propria indipendenza.

A testimonianza di tanti eventi restano i maestosi edifici e gli splendidi templi, che apportano una nota di sontuosità al panorama pittoresco dell'isola. L'odierna popolazione ammonta a circa 350.000 abitanti, nella stragrande maggioranza cattolici. Le limitate risorse della madre-patria hanno costretto numerosi maltesi a emigrare, sicché i cittadini all'estero superano quelli residenti in patria. In tutti, comunque, resta vivo il senso della comune identità etnica, culturale, religiosa, che le travagliate vicende storiche non hanno potuto offuscare.


5. Conservo vivo nel cuore il ricordo della cordiale accoglienza ricevuta e rinnovo anche in questa circostanza l'espressione della mia gratitudine all'arcivescovo di Malta, al vescovo di Gozo e alle autorità ecclesiastiche, al presidente e a tutte le autorità della Repubblica, per l'invito rivoltomi e per tutto l'impegno posto nel preparare convenientemente la visita.

Nonostante le piccole dimensioni, Malta è un Paese di notevole importanza internazionale. La sua ubicazione ne ha fatto un luogo di incontro di culture e idiomi diversi. Anche oggi Malta conserva questa sua vocazione a mediare tra i popoli dell'intero bacino mediterraneo. L'auspicio è che essa sappia continuare in questa, direi, naturale missione, senza mai rinunciare al prezioso patrimonio di valori accumulato dalle generazioni passate.


6. Nel rientrare a Roma, sentivo ancora in profondo le im pressioni provate durante la visita: sulle sponde di quell'isola era approdato san Paolo; là era stato scritto un importante capitolo della storia della Chiesa, che nel giorno di Pentecoste s'era rivelata al mondo come popolo di Dio, nato dalla croce e dalla risurrezione di Cristo e ormai in cammino sulle strade della terra nella potenza dello Spirito.

Ancora oggi, dopo duemila anni, possiamo ascoltare le parole udite da Paolo, prigioniero per il Vangelo: "Coraggio! Come hai testimoniato per me a Gerusalemme, così è necessario che tu mi renda testimonianza anche a Roma". Tale invito al coraggio tutti dobbiamo raccogliere, a cominciare da chi ha la responsabilità della Chiesa di Roma. Si, carissimi fratelli e sorelle, esso vale per me, ma vale anche per ciascuno di voi nella continuità di quella fede, per la quale l'apostolo Paolo verso il suo sangue proprio qui a Roma.

Data: 1990-05-30

Mercoledi 30 Maggio 1990

A vescovi brasiliani in visita "ad limina" - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Cristo: unico cammino per la redenzione dell'uomo

Cari fratelli nell'episcopato.


1. Uniti nella stessa letizia pasquale, sono lieto di darvi il mio cordiale benvenuto a questo incontro, culmine della vostra visita "ad limina".

Innanzitutto, vi ringrazio vivamente per il saluto con cui mi avete fatto pervenire anche i sentimenti di adesione e di affetto dei vostri fedeli diocesani, che costituiscono una parcella della Chiesa di Dio in Brasile, che molto amo.

Ringrazio vivamente anche Dio, che mi offre questa opportunità di condividere i desideri più profondi e le speranze non solo vostre ma anche dei sacerdoti, religiosi, religiose e operatori pastorali che, con abnegazione e sacrifici collaborano con voi nel servizio alle comunità ecclesiali che il Signore vi ha affidato. Dal giorno di Pentecoste, che fu come il giorno della nascita della Chiesa per opera e grazia dello Spirito Santo, Pietro proclama a tutto il mondo: non c'è un altro nome nel quale possiamo essere salvati, se non il nome benedetto di Gesù Cristo (cfr. Ac 4,12). Lungo questi venti secoli, il successore di Pietro, con i pastori in comunione con lui, hanno ripetuto lo stesso annuncio agli uomini, sempre tentati di cercare la salvezza in altri nomi e altri culti.

Come voi vedete, uno dei problemi che con più forza interpella oggi la vostra sollecitudine pastorale di vescovi in Brasile è quello dell'evangelizzazione e del giusto orientamento di quella immensa ricchezza del popolo brasiliano che è il suo, radicato ma a volte confuso, senso di religiosità.

Questo è favorito dall'indole cordiale e da una visione trascendente della vita, che caratterizzano le varie razze che hanno costituito il popolo; di questo senso ha approfittato l'evangelizzazione, sia nel periodo coloniale che nel secolo scorso. E' nota a tutti, pero, quella tendenza alla superstizione che l'apostolo Paolo osservava tra gli ateniesi: "Cittadini ateniesi, vedo che in tutto siete molto timorati degli dèi. Passando infatti e osservando i monumenti del vostro culto, ho trovato anche un'ara con l'iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio" (Ac 17,22). L'apostolo, conoscitore della natura umana e dello spirito religioso dell'epoca, sapeva che li si adorava una moltitudine confusa di nomi e culti. Ma ora si trattava di annunciare la salvezza che tutti gli uomini cercano davvero, attraverso l'unico Nome, che è del Nostro Signore Gesù Cristo.


2. Due dei vari aspetti di questo senso religioso originario ci richiamano particolarmente l'attenzione: il sincretismo, che può manifestarsi in diverse aree; e la crescente proliferazione delle sètte, come risultato di uno sfruttamento facile e ingiusto della religiosità popolare mal compresa.


3. Il sincretismo religioso è un fenomeno molto complesso e non ancora pienamente studiato. Con lo sviluppo dell'attività industriale in Brasile e la conseguente migrazione interna dalle campagne alle città, si è resa più facile l'influenza delle pratiche spiritualistiche, così come lo sfruttamento folcloristico e turistico dei simboli, dei riti e delle festività popolari in cui questi culti si preservano e si sviluppano. Il risultato è ben noto: alcuni aspetti mistici e demiurgici, provenienti da credenze di origini e significati diversi, si sono mescolati confusamente ai misteri fondamentali della fede cristiana. Il sincretismo, come sapete, si manifesta oggi negli ambiti più diversi: dalle gravi deviazioni della pietà popolare a un ecumenismo mal compreso; dalle pratiche della macumba, del candomblé e della umbanda alla seduzione proselitista di molte sette, come lo spiritismo e altre di tipo pentecostale; dal costante ricorso alla superstizione all'esposizione parziale della genuina dottrina.


4. Si nota anche che in alcuni settori si è manifestata la tendenza a sopravalutare tutte le manifestazioni di religiosità popolare, come se in loro l'evangelizzazione avesse scoperto finalmente la forma più adeguata per portare al popolo l'annuncio evangelico. Voi vedete come questa posizione può produrre, in fondo, un'evangelizzazione a rovescio. E' bene ricordare qui l'insegnamento del mio predecessore Paolo VI: "Né il rispetto e la stima verso queste religioni, né la complessità dei problemi sollevati sono per la Chiesa un invito a tacere l'annuncio di Cristo di fronte ai non cristiani. Al contrario, essa pensa che queste moltitudini hanno il diritto di conoscere la ricchezza del mistero di Cristo, nella quale noi crediamo che tutta l'umanità può trovare, in una pienezza insospettabile, tutto ciò che essa cerca a tentoni su Dio, sull'uomo e sul suo destino, sulla vita e sulla morte, sulla verità. Anche di fronte alle espressioni religiose naturali più degne di stima, la Chiesa si basa dunque sul fatto che la religione di Gesù... mette oggettivamente l'uomo in rapporto con il piano di Dio, con la sua presenza vivente, con la sua azione... in altri termini, la nostra religione instaura effettivamente con Dio un rapporto autentico e vivente, che le altre religioni non riescono a stabilire..." (EN 53). Resta perciò sempre attuale ciò che fu detto nel 1986, in occasione della celebrazione della Giornata Interreligiosa di preghiera per la pace in Assisi, quando si affermava che occorre evitare "non soltanto il sincretismo ma tutte le parvenze di sincretismo, che sono contrarie al vero ecumenismo".

E' certo, cari fratelli, che dobbiamo stimare e rispettare le legittime tradizioni religiose, come per esempio quelle tradizionalmente africane. In loro possiamo trovare valori eccellenti, come il rispetto per la vita e per la natura e un profondo senso del mondo dell'aldilà, punto di riferimento costante per la vita quotidiana. Questi e altri valori possono anche costituire una sorta di "preparazione evangelica", per usare l'espressione di Eusebio di Cesarea ripresa dalla "Lumen Gentium" e dalla "Evangelii Nuntiandi". Cosa molto diversa, pero, è accoglierle e inserirle nel contesto del messaggio cristiano. Non possiamo fare ciò senza un accurato discernimento. Occorre purificare tutti gli elementi che siano manifestamente incompatibili, per esempio, con il mistero dell'unicità e trascendenza assolute di un Dio personale o con l'economia della salvezza, in cui Cristo è l'unico cammino per la redenzione dell'uomo. E' bene ricordare anche tutti i temi legati alle esigenze della legge morale cristiana.


5. Stanno sorgendo tra di voi, cari fratelli, generose e variate iniziative per una pastorale specifica e orientativa dei negri e degli indios. Da voi si aspetta che seguiate queste iniziative con prudenza e zelo. E' certamente valido e necessario l'impegno per un'autentica inculturazione del messaggio evangelico e per la creazione di nuove forme di annuncio, con elementi nuovi e purificati, attinti dalle culture dei popoli che si evangelizzano. Ma è chiaro che, nel caso concreto del Brasile, questo non può significare uno sfiguramento dell'unica famiglia che è il popolo brasiliano. La copiosa ricchezza del vostro Paese, testimonianza di grande valore per il mondo odierno, è, come ho detto nella mia omelia del 7 luglio 1980 a Salvador da Bahia, la sua "comunità umana multirazziale. Un vero tappeto di razze... amalgamate tutte dal vincolo della stessa lingua e della stessa fede... Una cultura impregnata, già dal primo momento della sua esistenza, dai valori della fede, e della capacità che questa stessa fede ha di integrare razze ed etnie le più diverse". La Chiesa non può separare le persone secondo la loro razza, in una forma rovesciata ma non per questo meno ingiusta di razzismo. La Chiesa deve essere soprattutto e dappertutto strumento costruttore di unità. Deve poter unire tutte le razze in un solo popolo. perciò, sarebbe inconcepibile che nel suo seno si incrementasse la formazione di gruppi separati secondo le diverse caratteristiche razziali. A New Orleans, il 12 settembre 1987, ho detto ai rappresentanti dei Movimenti di negri degli Stati Uniti: "Non esiste una Chiesa nera o una Chiesa bianca... ma nell'unica Chiesa di Gesù Cristo vi è e vi deve essere una casa per neri, per bianchi, per ogni cultura e ogni razza". Il tema della discriminazione fu oggetto di ferma disapprovazione da parte del Concilio Vaticano II (NAE 5), dei miei predecessori (PP 63; "Octogesima Adveniens", 16) e di vari miei interventi recenti.


6. L'altra grande sfida, cari fratelli nell'episcopato, è il fenomeno della proliferazione e costante espansione delle sètte in tutta l'America Latina, particolarmente nel vostro Paese. E' un problema che preoccupa molto voi e i vostri fratelli nell'episcopato in tutto il continente. E' uno degli interrogativi maggiori che si presentano ai vostri audaci progetti di evangelizzazione alla fine di questo millennio. E' un fenomeno complesso, che acquista sempre caratteristiche nuove. Le sue cause sono ancora in parte oggetto di investigazione e analisi di studiosi ed esperti. Una di queste cause è sicuramente lo sradicamento sociale e culturale di grandi settori della popolazione. Essendo costretta a migrare dalla campagna alle città o da una regione ad altra all'interno del vostro immenso Paese, questa gente perde i punti di riferimento della sua pratica religiosa, in molti casi legata a luoghi, usi e pratiche tradizionali proprie dell'ambiente in cui viveva. Queste persone e famiglie, introdotte in situazioni nuove e in ambienti che molte volte gli sono loro estranei o addirittura ostili nei confronti dei loro valori e modi di pensare, hanno una formazione cristiana molto precaria, una fede ancora debole e già disturbata dalla crescente secolarizzazione, non trovano la necessaria assistenza pastorale, e nell'impatto con la società dei consumi e la pressione dei mezzi di comunicazione sociale si trasformano in facile preda del fanatismo delle sette. Alcune di queste hanno come caratteristica l'aggressività del proselitismo; altre offrono al popolo sprovveduto l'illusione di una risposta immediata alle loro enormi carenze spirituali, affettive e anche materiali. Non si può negare che molti fattori di carattere economico e sociale contribuiscono a fare in modo che le sette nascano e si sviluppino, il che provoca un cambiamento di vita tanto veloce quanto superficiale e inconsistente. Le persone tendono a oscillare tra l'appartenenza alla setta e la pratica religiosa nella Chiesa, o semplicemente si lasciano andare nell'indifferenza religiosa.

Indubbiamente, cari fratelli, le sette hanno molto successo e la loro azione e influenza nella vita cristiana del vostro popolo è rilevante e può diventare disastrosa. Si tratta, perciò, di una delle più urgenti sfide per il vostro zelo pastorale. E' sempre più evidente l'urgenza di un nuovo impegno di evangelizzazione, in cui tutti, cari fratelli, devono coinvolgersi: i sacerdoti e i laici, soprattutto i più capaci. La vostra sollecitudine di pastori li porterà a un'azione salvifica in tutte quelle aree in cui possa affermarsi il sincretismo che allontana dall'unità e dalla verità: "Caritas Christi urget nos". Nella magnifica missione della nuova evangelizzazione, voi dovete aiutare le vostre comunità a diventare sempre più aperte, accoglienti e sensibili alle condizioni concrete delle persone che vi arrivano, cercando di orientarle per mezzo di una catechesi autentica, sia a livello della pastorale catechetica sia attraverso gli orientamenti impartiti nelle celebrazioni eucaristiche, sia tramite i movimenti ecclesiali, che danno vita a molte delle diocesi e parrocchie del vostro Paese.


7. Prima di concludere il nostro incontro, desidero affidarvi un incarico particolare: portate ai vostri sacerdoti, ai religiosi, alle religiose, ai diaconi, ai seminaristi e a tutti i fedeli diocesani il mio affettuoso saluto e benedizione. Fate loro sapere che il Papa segue con grande sollecitudine gli avvenimenti del vostro nobile Paese e che ogni giorno chiede al Signore di illuminare e sostenere con la sua grazia tutti gli uomini di buona volontà che lavorano per il bene comune e per il continuo progresso umano e spirituale della Nazione. Prego Nostra Signora Aparecida, patrona del Brasile, per la vostra missione evangelizzatrice nelle vostre comunità ecclesiali, affinché Cristo nostro Signore sia sempre più conosciuto, amato e accolto nel cuore di tutti i brasiliani.

A tutti imparto di cuore la mia benedizione apostolica!

Data: 1990-05-31

Giovedi 31 Maggio 1990


GPII 1990 Insegnamenti - L'omelia per i fedeli dell'arcidiocesi - Floriana (Malta)