GPII 1990 Insegnamenti - Omelia alle ordinazioni sacerdotali - Dar-es-Salaam (Tanzania)

Omelia alle ordinazioni sacerdotali - Dar-es-Salaam (Tanzania)

Titolo: Famiglia scuola di preghiera, fedeltà, obbedienza e misericordia

Gesù disse: "Io sono il Buon Pastore... che offre la vita per le pecore.

Io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me" (Jn 10,11-14).

Cari fratelli e sorelle in Cristo! Figli e figlie! Sia lodato Gesù Cristo!


1. Sono molto felice di essere con voi! Oggi, in Dar-es-Salaam, ci riuniamo insieme nella celebrazione dell'Eucaristia, che è sacramento dell'unità della Chiesa come l'unico gregge di Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore. Gesù è presente in mezzo a noi! Sentiamo le sue parole, le parole di vita eterna (cfr. Jn 6,68), e riceviamo il suo Corpo e il suo Sangue, offerti sulla Croce per il perdono dei nostri peccati. Si, il Signore è in mezzo a noi... Il Buon Pastore, che offre la vita per le sue pecore! Il Papa, Successore dell'Apostolo Pietro, è venuto in Tanzania per pregare con voi e per confermarvi nella vostra fede cattolica; per entrare in un dialogo spirituale con tutto il popolo di questo vasto e bel Paese.

Saluto con affetto i membri della Chiesa in Tanzania! Un saluto speciale va al Cardinale Laurean Rugambwa e all'Arcivescovo Polycarp Pengo dell'Arcidiocesi di Dar-es-Salaam, e ai miei Fratelli Vescovi delle Diocesi di Arusha, Dodoma, Mahenge, Mbulu, Morogoro, Moshi, Same, Tanga e Zanzibar.

Saluto il clero e i religiosi di tutta la Tanzania che sono le vostre guide nel cammino della fede, della speranza e dell'amore. Esprimo anche la mia profonda gratitudine e stima al Presidente della Repubblica Unita di Tanzania e alle autorità civili presenti a questa Messa, e a tutti coloro che hanno assistito in ogni maniera alla preparazione e all'organizzazione della mia Visita Pastorale nella vostra terra.

In modo particolare, i miei saluti vanno a coloro che sono stati ordinati sacerdoti. Dalle loro famiglie e parrocchie questi giovani sono stati chiamati a essere configurati a Cristo, l'eterno Sommo Sacerdote, affinché a loro volta possano diventare pastori del suo gregge, predicatori della sua parola e ministri dei suoi sacramenti (cfr. LG 28). Gesù dà loro una parte del suo stesso sacerdozio cosicché possano agire nella sua persona per offrire il sacrificio del Nuovo Banchetto nella liturgia Eucaristica, per esercitare il ministero della riconciliazione e per aiutare tutti i fedeli a vivere in santità e pace secondo la vocazione che ognuno ha ricevuto come membro del Corpo di Cristo, la Chiesa (cfr. Ibidem LG 28).


2. Nella Prima Lettura di oggi, il Signore dice al Profeta Geremia che la sua vocazione era parte del disegno eterno di Dio anche prima che lui nascesse: "Mi fu rivolta la parola del Signore: Prima di formarti nel grembo materno ti conoscevo; prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni" (Jr 1,4-5).

Queste parole ci ricordano che ogni persona occupa un posto nel progetto di Dio e che ciascuno di noi dovrebbe ascoltare attentamente la voce di Dio nella preghiera per scoprire la chiamata speciale che abbiamo ricevuto in Cristo.

Anche in molti altri modi impariamo a conoscere la volontà di Dio: attraverso eventi importanti nella nostra vita, attraverso l'esempio e la saggezza degli altri e attraverso il giudizio devoto della sua Chiesa.

Tra tutti questi canali nella grazia di Dio, la famiglia ha un ruolo particolare nel favorire la vocazione cristiana dei suoi membri. In modo molto reale, ogni famiglia cristiana è una "scuola di Cristo", un luogo nel quale i bambini imparano per prima cosa a conoscere e ad amare Dio, ad obbedire alla sua parola e a rispondere alla sua chiamata. In famiglie "animate da spirito di fede, carità e pietà" (OT 2), la luce della fede può brillare nella vita dei bambini, e il seme di una vocazione può ricevere il nutrimento del quale ha bisogno per fiorire e crescere forte.

Oggi il Papa desidera rendere omaggio alle famiglie cristiane della Tanzania.

A tutti voi, esprimo la profonda stima della Chiesa per il vostro impegno alla vocazione che avete ricevuto da Dio. In questa Messa di Ordinazioni, esprimo anche la mia gratitudine ai genitori di tutti coloro che diventeranno presto sacerdoti. Nelle case che avete creato, questi giovani dapprima hanno scoperto il mistero dell'amore di Dio. Prego che le vostre case siano sempre piene del calore e della gioia di questo amore!


3. Cari amici: Pensiamo ai molti modi concreti nei quali la vocazione cristiana, e la chiamata al sacerdozio in particolare, è alimentata dalle famiglie cattoliche.

In primo luogo, le famiglie sono scuole di preghiera. Un ambiente familiare segnato dalla preghiera infonderà giornalmente nei bambini il vivo senso della necessità di rivolgersi a Dio con fiducia in ogni momento, e specialmente quando le inevitabili difficoltà e prove della vita appaiono sul loro cammino. Quanto importante è questa lezione per coloro che diventeranno sacerdoti! Dal momento che il sacerdote deve insegnare agli altri a pregare, sia come individui sia come comunità liturgica, deve essere egli stesso un uomo di profonda preghiera e maturità spirituale.

Le famiglie sono anche scuole di fedeltà e di amore. Con il Sacramento del Matrimonio, la fedeltà del marito e della moglie nel vivere le loro promesse matrimoniali e nel crescere i loro bambini diventa un segno reale della fedeltà immortale di Cristo alla sua Chiesa. Da parte sua il sacerdote è chiamato ad essere fedele a una vita di celibato come segno della sua consacrazione a Cristo e al servizio della Chiesa. Dai suoi genitori un sacerdote può imparare il significato e capire il valore della fedeltà per tutta la vita alla chiamata di Dio; laddove la fedeltà coniugale è tenuta in grande stima, ancor più il sacerdote valuterà la sua vocazione e le esigenze di quest'ultima.

Similmente, il rapporto di amore e sacrificio che unisce i genitori e i loro figli fa della famiglia una scuola di obbedienza e di fiducia. Queste virtù.

che sono spesso dapprima imparate nei primi anni di vita, sono fondamentali nella vita e nel ministero del sacerdote, perché egli sarà spesso chiamato a sottomettere liberamente la sua volontà alle decisioni e ai giudizi dei suoi superiori per amore del Vangelo e per il bene della comunità ecclesiale.

Infine, le famiglie sono scuole di misericordia. Il sacerdote è chiamato ad essere dispensatore della misericordia di Dio, attraverso il ministero dei sacramenti specialmente nel suo incontro pronto e sensibile con le anime nel Sacramento della Penitenza. Se è stato allevato in una famiglia cristiana affettuosa, avrà imparato il significato della misericordia dai suoi genitori, e specialmente dagli atti di misericordia e perdono reciproco espressi nella vita familiare. Perché non impariamo a essere misericordiosi dall'esperienza di pietà che abbiamo ricevuto? Proprio mentre riceviamo liberamente il perdono e una nuova vita in Cristo da Dio "ricco di misericordia" (Ep 2,4), così anche noi dobbiamo generosamente condividere questi doni con gli altri.


4. Rivolgo una speciale parola a coloro che stanno per essere ordinati sacerdoti.

Cari giovani fratelli nel Signore: quanto spesso avete udito le parole di San Paolo proclamate nella Seconda Lettura nella Messa di oggi? L'Apostolo dice: "Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore; quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù" (2Co 4,5). Imparate a memoria queste parole come un programma per la vostra vita e il vostro ministero! Si, "Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore!".

Egli è il Signore, e noi siamo i suoi umili servitori.

Alla fine, come San Paolo dice, "Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che la potenza straordinaria viene da Dio e non da noi" (Ibidem 2Co 4,7).

Queste parole dovrebbero ispirare in ognuno di Voi una profonda umiltà mentre vi rendete conto che è solo "per misericordia" (Ibidem 2Co 4,1) che avete ricevuto questo ministero da Cristo. Tutti i cristiani sono chiamati a morire al peccato e all'egoismo e a vivere umilmente la vocazione che Dio ha dato loro. E quanto devono farlo coloro che sono stati fatti "ministeri di Cristo" (1Co 4,1)? E come tutti i discepoli dovete dare prova che avete imparato a porre la volontà di Dio sopra i vostri desideri e progetti e a dedicare voi stessi generosamente al servizio dei vostri fratelli e sorelle, specialmente dei deboli e dei poveri.


5. Gesù dice: "Offro la vita per le pecore. E ho altre pecore che non sono di questo ovile; anche queste io devo condurre. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore" (Jn 10,15-16).

Cari figli: Quell'unico gregge del quale Gesù parla è la Chiesa, l'assemblea di quegli uomini e donne di ogni tempo e luogo che sono stati riuniti dalla Parola di Dio e fatti santi dal Sangue dell'Agnello. Il piccolo gruppo di discepoli che si riuniva in preghiera con Maria, la Madre di Gesù, nel Cenacolo a Pentecoste era l'inizio di quell'unico gregge. E' attraverso la continua protezione e preghiera di Maria, Madre della Chiesa, quell'unico gregge continuerà a crescere nel mondo, portando la luce di Cristo a tutti i popoli, fino alla fine dei tempi! Per grazia di Dio, siamo stati chiamati a riunire e a nutrire quel gregge. Rafforzati dal Sacramento che state per ricevere, sarete mandati nel mondo a portare il messaggio del Vangelo di pace e riconciliazione a tutti coloro che incontrate.

Questa è la vostra sublime vocazione come ministri di Gesù Cristo, il Buon Pastore! Oggi, ripeto a voi le parole del Signore a Geremia: "Non temerli!" (Jr 1,8).

Si! Non abbiate paura, perché avete sentito la promessa del Signore: "Io sono con te per proteggerti... Ecco, Io ti metto le mie parole sulla bocca" (Ibidem, Jr 1,8-9).

Attraverso la potenza del suo Spirito, Dio "rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina, la gloria che rifulge sul volto di Cristo" (2Co 4,6). Come ministri della grazia di Dio nella Chiesa, possiate crescere, nell'immagine di Colui nel quale la pienezza di Dio era lieta di dimorare (cfr. Col 2,9). Essere un Alter Christus non è un titolo della dignità umana ma un obbligo per essere come lui "che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti" (Mt 20,28).

Possa Dio Onnipotente aiutarvi a vivere pienamente la sublime vocazione che vi ha dato in Cristo! Su di voi, cari fratelli, e su tutti i presenti, oggi qui, invoco abbondanti benedizioni di Dio Onnipotente, il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo. Amen.

(Traduzione dall'inglese)

Data: 1990-09-02

Domenica 2 Settembre 1990

All'Angelus - Dar-es-Salaam (Tanzania)

Titolo: Solenne atto di affidamento a Maria al termine della Messa

Madre della Chiesa, Madre di tutta l'umanità io, Giovanni Paolo II, affido alla tua amorevole protezione il popolo della Tanzania.

Cari fratelli e sorelle mentre ci accingiamo a concludere questa solenne Liturgia, ci rivolgiamo alla Beata Vergine Maria, Madre del Redentore, per riaffidare il vostro Paese alle sue cure materne.

Santa Maria, Madre della Chiesa, Madre di tutta l'umanità: io Giovanni Paolo II, Successore dell'Apostolo Pietro, affido il popolo della Tanzania alla tua amorevole protezione.

Come tuoi figli e figlie devoti, essi rinnovano la loro consacrazione a te come popolo e giovane Nazione di questo continente di promesse. Sulle loro legittime speranze ed aspirazioni, sia presenti che future, invoco la tua potente intercessione come Madre di nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Madre della santa Famiglia di Nazareth: Tu sei anche la Madre della "Chiesa nella casa". Io imploro il tuo aiuto sulle famiglie del tuo devoto popolo della Tanzania. Confortale nelle loro sofferenze e dai loro forza con la luce, la gioia, la serenità e il coraggio che hanno contraddistinto la tua vita familiare con Gesù e Giuseppe.

Santa Maria, Madre di Dio: Ti affido con ardore la vita della Chiesa in Tanzania. Raccomando alla tua sollecitudine tutte le Chiese locali affinché esse, radunate dai loro Pastori nello Spirito Santo attraverso il Vangelo e l'Eucaristia, possano realmente riflettere la presenza dell'una, santa, cattolica ed apostolica Chiesa di Cristo. Nel tuo amore materno, aiuta i Vescovi, i sacerdoti e i religiosi a vivere con generosità e pienamente le vocazioni che hanno ricevuto in seno alla Chiesa, per servire il popolo di Dio e per testimoniare le verità e le necessità morali del regno di Cristo. Ricorda in modo speciale coloro che sono stati ordinati oggi, affinché possano essere degni servi ed araldi del Vangelo.

Regina della pace: Ascolta le preghiere del tuo fedele popolo tanzaniano per la pace, per l'armonia nel suo Paese e in tutta l'Africa. Insegnagli le vie del perdono e della riconciliazione nelle sue famiglie e nella vita politica e sociale. Possano tutti i Tanzaniani sapere come accettarsi l'un l'altro nel rispetto e fiducia reciproci, lavorando instancabilmente per lo sviluppo del loro Paese nella giustizia universale e nella solidarietà.

Maria, nostra Madre, accetta questo atto di affidamento e ottieni quanto chiediamo dal Cuore di tuo Figlio, nostro Signore Gesù Cristo.

Così sia.

(Traduzione dall'inglese)

Data: 1990-09-02

Domenica 2 Settembre 1990

Ai capi di altre confessioni religiose nel "Msimbazi Centre" - Dar-es-Salaam (Tanzania)

Titolo: Rispettare il diritto di ogni persona alla libertà religiosa

Distinti rappresentanti religiosi, Cari fratelli,


1. Voglio porgere a tutti voi un cordialissimo saluto e ringraziarvi per la vostra presenza qui oggi. La mia visita pastorale sarebbe incompleta se non cogliessi l'opportunità di incontrare i rappresentanti dei vari organismi religiosi della Tanzania. Invero, per me questa non è soltanto una felice occasione, ma anche un dovere che mi è affidato come Pastore della Chiesa Cattolica Universale. E' un dovere poiché la Chiesa è impegnata a cercare il dialogo nella verità e nell'amore con tutta l'umanità, e in modo particolare con gli altri Cristiani e con i seguaci delle altre religioni.

Nel 1964, durante il Concilio Vaticano II, nella sua prima Lettera Enciclica Ecclesiam Suam, il mio predecessore, il Papa Paolo VI, ha descritto la via del dialogo che la Chiesa doveva seguire. Quello stesso Concilio Ecumenico ha sviluppato questo programma nel suo insegnamento e ha creato le strutture idonee al perseguimento di tale fine. La Chiesa Cattolica si sente in dovere di entrare in dialogo con gli altri Cristiani in obbedienza alla volontà di Cristo che "tutti siano uno" (Jn 17,21), e con le altre religioni come parte della sua missione per portare avanti il "dialogo della salvezza" (cfr. Paolo VI, Ecclesiam Suam, AAS (1964), pagg. 641 e segg.) iniziato da Dio e portato a compimento nella Morte e Risurrezione del suo Figlio.


2. E' importante sapere cosa intendiamo quando diciamo che vogliamo seguire la via del dialogo. In generale, dialogo significa intercomunicazione, amicizia e rispetto reciproco, nonché uno sforzo unitario per il raggiungimento delle mete comuni, tutti al servizio di una comune ricerca della verità. Nel contesto del pluralismo religioso, "il dialogo è un complesso di attività umane, tutte fondate sul rispetto e sulla stima per gli individui di diversa religione. Esso include la quotidiana convivenza nella pace e nell'aiuto reciproco, insieme alla testimonianza di ognuno ai valori assimilati durante l'esperienza di fede. Esso comporta una disponibilità a cooperare con gli altri per il miglioramento dell'umanità, e un impegno per cercare insieme la vera pace. Significa l'incontro tra teologi e altri esperti religiosi per esplorare, con le loro controparti di altre religioni, aree di convergenza e di divergenza. Dove le circostanze lo permettono, significa la condivisione di esperienze e di approfondimenti spirituali" (Discorso all'Assemblea del Segretariato per i Non-Cristiani, 28 aprile 1987).

Per quanto riguarda gli scopi del dialogo interreligioso, una migliore comprensione reciproca può portare a nuovi atteggiamenti di rispetto e alla promozione di ideali comuni nella sfera della libertà religiosa, della fratellanza umana e del progresso sociale (cfr. Paolo Vl, Ecclesiam Suam, AAS (1964), pag. 655). Ciò costituirebbe di per sé un non piccolo risultato in un mondo che giustamente guarda alla religione come un fattore di armonia e di pace, ed è scandalizzato quando la religione è usata per giustificare o promuovere la divisione e l'odio, o addirittura la violenza.


3. A tutti i miei Fratelli e le mie Sorelle Cristiani che sono qui oggi, voglio dire che non ci si può sottrarre al compito di raggiungere la pienezza di unità che Gesù Cristo desidera tra i suoi discepoli. Sotto l'azione della grazia ispirante dello Spirito Santo, il progresso dell'ecumenismo costituisce un importante "segno dei tempi" (UR 4), chiamando tutti i Cristiani a una riflessione orante e a raddoppiare i loro sforzi verso un maggiore accordo e una più intensa cooperazione. E' mio fervente desiderio che, secondo le parole del Concilio Vaticano II, un giorno "tutti i Cristiani si riuniscano in quell'unità dell'una e unica Chiesa che Cristo fin dall'inizio dono alla sua Chiesa" (Ibidem UR 4).

Nonostante dopo secoli vi siano ancora seri ostacoli da superare, ringraziamo il Signore per il forte spirito ecumenico che si sta facendo strada in Tanzania e per i numerosi esempi di cooperazione ecumenica che già vi si riscontrano. Di fronte a voi si profila un'immensa area di cooperazione per la difesa della dignità e dei diritti della persona umana, l'applicazione dei principi evangelici alla vita sociale, la liberazione da calamità quali la fame, le malattie, l'analfabetismo e il terribile fardello della povertà (cfr. UR 12).

Ma esiste anche un'altra dimensione dell'ecumenismo Cristiano. Il dialogo dell'unità Cristiana è anche al servizio di un più ampio "dialogo della salvezza" con i popoli di ogni religione. La fede in Gesù Cristo, "la Via, la Verità, e la Vita" (Jn 14,6), "il solo nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati" (Ac 4,12), ci sollecita a proclamare la sua esistenza davanti al mondo. Quanto più credibile ed efficace sarebbe la nostra comune testimonianza del Salvatore, se essa fosse una testimonianza resa nell'unità più completa! Anche ora, tuttavia, questa testimonianza trae vigore da ogni sforzo che noi compiamo per progredire sul cammino di un'armonia e di un amore più grandi. So che la Chiesa Cattolica in Tanzania è impegnata su questo cammino al vostro fianco, e sono sicuro che per l'imperscrutabile provvidenza del Signore, i vostri sforzi ecumenici saranno fruttuosi "perché il mondo creda" (Jn 17,21).


4. I miei calorosi saluti e i migliori auguri vanno anche ai membri delle altre religioni, induisti, buddisti e in particolare ai seguaci dell 'lslam. Prego affinché questo incontro serva a rafforzare le buone relazioni esistenti in Tanzania tra i gruppi religiosi qui rappresentati. Possa la nostra fede in un unico Dio essere la vera sorgente del nostro amore e della stima reciproca! E' innegabile che il dialogo tra Cristiani e Musulmani assume una importanza sempre crescente nel mondo di oggi. Ed è anche una questione delicata, essendo ambedue le religioni profondamente impegnate nella diffusione della propria fede. Ma, obiettivamente, esiste un fondamento ben saldo sul quale è possibile costruire il rispetto e la collaborazione reciproci: esso consiste nel riconoscere ad ogni individuo il diritto inalienabile e il solenne dovere di seguire la propria retta coscienza nella ricerca della verità e nell'adesione ad essa. Un'osservanza religiosa che sia in qualche modo imposta dall'esterno non è in grado di soddisfare il Signore del cielo e della terra. E' lecito chiedersi cosa diverrebbero i doni meravigliosi della ragione e della libertà che concedono agli individui il privilegio di essere investiti di personale responsabilità, e che costituiscono il valore e la gloria degli amati figli e figlie del Creatore. (cfr. DH 2).

Un dialogo del tipo che ho appena descritto, non tenta di produrre un consenso artificioso intorno alle convinzioni della nostra fede; esso aiuta piuttosto ad assicurare che, nel fervore di proclamare le nostre credenze, e nei metodi usati, rispettiamo il diritto di ogni persona alla libertà religiosa.

Coltivando delle relazioni positive e costruttive fra le nostre comunità, possiamo giungere ad una comprensione reciproca ed al rispetto che garantisce l'applicazione di questo fondamentale diritto umano e apre la via alla costruzione di una società nella quale ognuno può contribuire al bene comune.

Cristiani e Musulmani possono vivere in armonia e manifestare la solidarietà reciproca in tutte le circostanze felici, i dolori e le sfide che segnano la vita di una comunità locale. Come dimostra l'esperienza in molte parti del mondo, le differenze religiose fra di loro non necessariamente rovinano la convivenza. I Cristiani e i Musulmani della Tanzania possono senz'altro costruire insieme una società uniformata ai valori insegnati da Dio: la tolleranza, la giustizia, la pace, e la sollecitudine per i più poveri e i più deboli. Mi auguro che le due religioni possano lavorare una al fianco dell'altra per garantire che questi valori e il diritto alla libertà religiosa vengano sanciti da una legge civile, a salvaguardia della vera uguaglianza fra tutti i cittadini della Tanzania.


5. A tutti coloro che oggi sono qui presenti, esprimo il sentito augurio, accompagnato da un'ardente preghiera, affinché il futuro della Tanzania e dell'Africa tutta possa essere forgiato dalla fede in Dio e non dall'agnosticismo.

Sono molti coloro che nel mondo di oggi scelgono di ignorare, mettendo in pericolo l'umanità, il potere che la fede religiosa ha nel determinare la storia e la cultura. Cari amici, il mio augurio è che noi, che sappiamo che non è così, cerchiamo sempre la pace e non il conflitto, il rispetto reciproco e la comprensione e non la polemica, nel nostro sforzo di testimoniare il mistero trascendente che la coscienza ci dice essere la sola risposta alle più profonde aspirazioni del cuore umano.

Dio vi benedica tutti.

(Traduzione dall'inglese)

Data: 1990-09-02

Domenica 2 Settembre 1990

Al clero nella "St Peter's Church" - Dar-es-Salaam (Tanzania)

Titolo: L'evangelizzazione permanente dell'Africa esige indefettibile ricerca di santità di vita e vivo senso della missione

Caro Arcivescovo Polycarp Pengo, Cari sacerdoti e religiosi.


1. Sia lodato Gesù Cristo! Quale Successore di Pietro, l'Apostolo a cui il Signore ha affidato il compito di confermare i suoi fratelli nella fede (cfr. Lc 22,32), rendo grazie al nostro Padre celeste per questo incontro con voi, i sacerdoti e i religiosi della Tanzania. Sono grato a tutti coloro che hanno pregato affinché - con le parole di San Paolo - "io possa venire da voi nella gioia, se così vuole Dio, e riposarmi in mezzo a voi" (Rm 15,32). E' mio grande desiderio salutare personalmente ciascuno di voi e assicurarvi della mia orante vicinanza alla vostra vita e al vostro ministero.

Siamo uniti tra di noi da un legame che non è altro se non l'amore divino che lo Spirito Santo ha effuso nei nostri cuori (cfr. Rm 5,5), un amore che ha preso forma nella singolare e specifica vocazione conferita a ciascuno di noi nel Corpo di Cristo. Anche quando siamo geograficamente separati e lontani gli uni dagli altri, siamo tuttavia intimamente uniti in Cristo Gesù. Nella comunione che è la Chiesa, desidero incoraggiare voi - come tutti i sacerdoti e i religiosi della Tanzania - nella vostra chiara testimonianza al Vangelo e nel vostro devoto servizio al popolo di Dio. Attraverso la vostra fedeltà, la comunità ecclesiale in Tanzania si costruisce in unità, santità e verità. Ringrazio l'Arcivescovo Pengo per le sue parole di benvenuto e Padre Itatiro, la cui descrizione dell'espansione della Chiesa in questo Paese ci invita a lodare Dio, che è l'autore di questa crescita (cfr. 1Co 3,6-7). La comunità cattolica in Tanzania deve molto ai sacrifici e agli sforzi spesso eroici dei Missionari dello Spirito Santo, dei Padri Bianchi, dei Benedettini di Sant'Ottilia e di molti altri missionari di diversi Paesi che per primi hanno predicato il Vangelo in questa regione, e saluto i membri di queste congregazioni che sono qui presenti. Attraverso la grazia di Dio, l'apostolato iniziato da questi pionieri è stato proseguito dai loro successori e da un numero crescente di sacerdoti, religiosi e religiose indigeni.

Lavorando insieme fianco a fianco in quello spirito di mutua accettazione e cooperazione di cui ha parlato l'Arcivescovo Pengo, voi mostrate che la Chiesa in Tanzania è allo stesso tempo veramente cattolica e veramente africana. Infatti, se volete essere testimoni autentici di Cristo nel mondo, deve essere chiaro a tutti che "state saldi in un solo spirito e che combattete unanimi per la fede del Vangelo" (Ph 1,27).


2. La rapida crescita della Chiesa in Tanzania rappresenta un pressante invito a considerare i modi più efficaci di costruire sulle fondamenta che avete ereditato.

L'evangelizzazione permanente dell'Africa è, come sapete, una priorità per la Chiesa, ed è stata scelta come tema della prossima Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi. L'evangelizzazione fa parte dell'essenza della vita della Chiesa. perciò l'azione pastorale non può ridursi semplicemente a mantenere quel che si è già ottenuto. La parola di Dio non può essere incatenata (cfr. 2Tm 2,9).

In questa prospettiva, il mio messaggio a voi oggi assume la forma di un ardente appello: Confidate nella vocazione che avete ricevuto dal Signore; e impegnatevi sempre di più nella missione che Egli vi affida! Cari fratelli e sorelle, la vostra vocazione nella Chiesa è un tesoro unico e prezioso. Quali sacerdoti siete stati configurati a Gesù, il Sommo Sacerdote, nel Sacramento dell'Ordine Sacro; quali religiosi vi siete impegnati a vivere e a rendere testimonianza della "nuova vita" del regno di Cristo attraverso l'osservanza dei consigli evangelici. In tutti i casi, la vostra vita e il vostro lavoro nell'ambito della comunità ecclesiale, ricevono il loro senso e il loro significato dal vostro rapporto con il Salvatore.

Non siete stati voi a scegliere Lui; è stato Lui invece a scegliere voi perché andiate e portiate frutto (cfr. Jn 15,16). Se voi lo amate e lo servite fedelmente, è perché è stato Lui ad amarvi per primo (cfr. 1Jn 4,19). Il vostro unico vanto deve essere la misericordia che egli vi ha dimostrato e la grazia che vi ha donato (cfr. 1Co 4,7). Egli stesso, perciò, è la sorgente infinita della vostra sicurezza e della speranza che vi sostiene in ogni sfida e in tutte le circostanze (cfr. 2Tm 1,12).

Infatti, a motivo della natura speciale del vostro rapporto con Cristo, tutti i vostri sforzi devono essere tali da riflettere il suo amore e il suo zelo nella vostra opera e nella vostra preghiera. Egli è l'"unto" del Padre, colui che è stato "mandato" dal Padre, il primo "apostolo" (cfr. Lc 4,18). Il suo esempio è di dedizione totale alla realizzazione del piano di salvezza del Padre: "Perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato" (Jn 6,38). Anche voi dovete essere mossi da una passione simile per la volontà del Padre, che poi tradurrete in un'indefettibile ricerca di santità di vita e in un vivo senso di missione.


3. La vostra ricerca di crescita spirituale e di una crescente identificazione con la missione della Chiesa, passa necessariamente attraverso alcune virtù e "segni" fondamentali. Il vostro impegno al celibato e alla castità per amore del Regno offre una potente testimonianza all'amore esclusivo per Cristo ed una disponibilità a servirlo negli altri senza distinzione di persone. Con la vostra disponibilità nei confronti di tutti, vi comporterete "in modo che nessuno, nella comunità dei fedeli, possa sentirsi estraneo" (PO 9). La virtù della povertà, che i religiosi esercitano a motivo di un voto specifico, è di grande importanza per la vita di tutti i sacerdoti, poiché voi siete ambasciatori del Signore che visse poveramente e che ebbe un amore preferenziale per i poveri.

Le vostre personalità saranno immensamente arricchite dalla liberazione interiore che deriva dal distacco dalle cose materiali e da una rinuncia del "potere" che viene dal loro possesso.

L'obbedienza radicata nel desiderio di imitare Cristo, il Figlio obbediente del Padre, è anche un aspetto vitale della Nostra condizione di sacerdoti e di religiosi. Infatti "l'obbedienza è la virtù distintiva del ministro di Cristo, il quale con la sua obbedienza riscatto il genere umano" (AGD 24). E' anche un segno di umiltà e docilità alla volontà di Dio, quale si manifesta soprattutto in quanti sono stati scelti per succedere agli Apostoli come "Vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue" (Ac 20,28), e in quanti la fede presenta come rappresentanti di Dio (cfr. PC 14). Poiché il ministero sacerdotale e l'apostolato in generale possono essere esercitati soltanto in comunione gerarchica, il bene della Chiesa esige che tutti promuovano una sincera unità d'intento e d'azione con i loro Vescovi, insieme ai quali i sacerdoti costituiscono un unico presbiterio nel servizio di ciascuna Chiesa particolare (cfr. LG 28), e ai quali tutti i religiosi sono sottoposti per ciò che riguarda la cura d'anime (cfr. CD 35).


4. Cari fratelli sacerdoti, voi siete stati fatti collaboratori dei Vescovi e vi è stato dato di partecipare alla loro missione apostolica di predicare il Vangelo fino ai confini della terra (cfr. PO 2). Poiché è la parola di Dio che per prima guida la Chiesa verso l'unità (Ibidem PO 4), la vostra dedizione alla predicazione e all'insegnamento di quella parola nella sua integrità, costituisce la parte maggiore del vostro ministero. Quali servitori della parola, è essenziale che voi stessi per primi accettiate il suo potere purificante nei vostri cuori, affinché possiate condividerne la verità salvifica con gli altri.

Il buon sacerdote è colui che rinnova costantemente il suo desiderio di condurre tutti gli uomini e le donne alla conoscenza del mistero dell'amore incommensurabile di Cristo per l'umanità peccatrice. Nella celebrazione dell'Eucaristia, nell'accostarsi di frequente e nell'essere sempre disponibili al Sacramento della Penitenza, nei periodi dedicati alla preghiera privata e alla celebrazione della Liturgia delle Ore, e attraverso il ministero in tutte le sue forme, avete i mezzi per far si che il fuoco del vostro zelo tenda verso la casa del Padre (cfr. Lc 2,49). In tutte le vostre attività, possiate avvertire la compagnia materna di Maria, la Madre del Redentore, Lei vi insegnerà a fare tutto quello che suo Figlio vi dice (cfr. Jn 2,15).


5. Le mie parole questa sera sarebbero incomplete se non facessi menzione del ruolo speciale che, dall'inizio dell'evangelizzazione della Tanzania, hanno avuto le religiose in una molteplicità di apostolati. E che dire dei religiosi della Tanzania, che hanno contribuito in misura non indifferente alla diffusione della parola di Dio attraverso il loro impegno in molti campi, non ultimi quelli dell'insegnamento e delle comunicazioni? Cari fratelli e sorelle, ancora più importante di questi apostolati è la testimonianza della vostra consacrazione religiosa. Il paradosso della Croce, secondo cui morire con Cristo conduce a una nuova vita in lui (cfr. Rm 6,3-4), deve essere manifesto nel vostro modo di vivere. Che possiate sempre incarnare con gioia queste parole del Concilio Vaticano II che riguardano la vostra consacrazione: "Quanto più fervorosamente, adunque, (i religiosi) vengono uniti a Cristo con questa donazione di sé che abbraccia tutta la vita, tanto più si arricchisce la vitalità della Chiesa e il suo apostolato diviene vigorosamente fecondo" (PC 1).

Permettetemi di dire una parola di speciale apprezzamento e gratitudine ai membri delle comunità contemplative, le cui vite silenziose di preghiera e di penitenza portano ricchi frutti nella conversione delle anime e rendono testimonianza, sia tra i cristiani che tra i non cristiani, alla maestà e all'amore di Dio, come pure alla fratellanza di tutta l'umanità in Cristo (cfr. AGD 40).

Affido in modo speciale alle vostre preghiere e ai vostri sacrifici il futuro della Chiesa in Tanzania e in Africa. Questa è un'intenzione che mi sta molto a cuore. Grazie per l'oblazione che fate di voi stesse. Essa assicura un'effusione di grazia su tutti noi.


6. Il gran numero di vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata in Tanzania, è un'eloquente testimonianza della crescente maturità delle vostre giovani Chiese.

E' incoraggiante sapere che la Chiesa in Tanzania ha iniziato ad inviare i suoi figli e le sue figlie in altri Paesi come missionari. Avendo ricevuto così tanto dalla zelante opera missionaria di uomini e donne di altre nazioni, state adesso iniziando a donare liberamente quanto liberamente avete ricevuto (cfr. Mt 10,8).

Allo stesso modo, lo spirito di cooperazione e l'unità che esiste tra uomini e donne di diversi gruppi razziali ed etnici all'interno dei vostri Istituti offre a tutta l'Africa un esempio di apertura e di universalità che sono tanto necessarie se si vogliono superare certi aspetti negativi del tribalismo. Tra qualche istante benediro la prima pietra del nuovo Salvatorian Senior Seminary di Morogoro. Chiedo a tutti voi di unirvi a me nella preghiera affinché il "Signore del raccolto" (Lc 10,2) continui a suscitare in mezzo a voi sempre più vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, e non cessi mai di confermarvi nel vostro generoso servizio alla Chiesa, per la gloria di Dio e la salvezza di tutta l'umanità. Possa Egli, che ha iniziato un'opera buona in voi, portarla a compimento nel giorno di Gesù Cristo (cfr. Ph 1,6). Amen.

Grazie.

Che Dio vi benedica.

(Traduzione dall'inglese)

Data: 1990-09-02

Domenica 2 Settembre 1990


GPII 1990 Insegnamenti - Omelia alle ordinazioni sacerdotali - Dar-es-Salaam (Tanzania)