GPII 1990 Insegnamenti - Saluto alle autorità nel Palazzo di san Giorgio - Genova

Saluto alle autorità nel Palazzo di san Giorgio - Genova

Titolo: Promuovere la solidarietà è garantire l'autentico progresso

Signor sindaco, illustri autorità di ogni ordine e grado!


1. Il ritorno a Genova è per me motivo di letizia. Ho infatti sempre vivo nell'animo il ricordo della visita pastorale compiuta nel settembre del 1985 quando, accompagnato dall'indimenticabile arcivescovo, il card. Giuseppe Siri, ho potuto conoscere e ammirare la città e la sua laboriosa popolazione, benedirla dal mare, visitare i centri più importanti delle sue intense attività: i cantieri di lavoro, il porto, le acciaierie, e inoltre l'università, gli ospedali, i santuari.

Ora sono tornato per una circostanza che è particolarmente sentita dai figli di questa terra: le celebrazioni centenarie del santuario della Madonna della Guardia.


2. Rivolgo il mio saluto, innanzitutto, a lei, signor sindaco, ringraziandoLa per le nobili parole con cui mi ha dato il benvenuto. Saluto poi tutti voi qui presenti, che, nei rispettivi posti di alta responsabilità, spendete le vostre energie per assicurare il buon funzionamento delle varie strutture su cui si regge la vita della città e dell'intera Regione.

Genova è città di lavoratori, e non occorre certo ribadire che qui il lavoro è da sempre sentito come un dovere dell'uomo e insieme come un suo diritto.

Tutti i Genovesi conoscono bene quanto sia vero che il benessere e il progresso esigono un'intensa e intelligente applicazione, un ininterrotto aggiornamento dei mezzi di produzione, insieme con una costante ricerca di solidali rapporti umani.

L'esperienza che si fa in una metropoli come la vostra consente di riflettere seriamente su ciò che comporta per ogni lavoratore e per l'intera cittadinanza lo sviluppo delle tecniche e l'incremento delle iniziative di produzione. Come punta avanzata del progresso, la città diviene così uno specchio, che rivela quali problemi lo sviluppo comporti, quali rischi e talvolta quali costi. La comunità genovese, dunque, può dire anche che ogni moderno sviluppo, per essere vero e positivo, richiede attenzione, discernimento, intelligenza, se si vuole che le leggi della produzione e del profitto non sommergano proprio l'uomo, non lo alienino, non lo riducano in servitù. L'esperienza storica che stiamo vivendo dimostra quanto occorra prodigarsi per far si che il lavoro sia sempre per l'uomo e nelle mani dell'uomo, e mai contro l'uomo.


3. Tutto ciò conferma l'importanza decisiva di una salda piattaforma di virtù morali, su cui edificare una convivenza a misura d'uomo. Tali virtù possono riassumersi nella solidarietà, ispirata a una visione dell'uomo, che ne rispetti tutte le dimensioni. Promuovere la solidarietà significa garantire l'autentico progresso.

Auspico che la virtù della solidarietà, che voi tutti certamente apprezzate, vi guidi nella ricerca delle vie opportune per la soluzione dei problemi che attualmente premono sul vostro impegno nell'amministrazione della cosa pubblica. E' un auspicio che diventa in me preghiera alla Madonna della Guardia, di cui invoco su tutti la protezione. Possa Genova continuare a offrire vigorosi esempi di virtù civili e cristiane sulle orme di quanti, nei gloriosi annali della sua storia, animati da illuminato spirito di fede e da vivo senso del superiore bene della città, hanno promosso mirabili istituzioni di servizio sociale e di cristiana carità.

A tutti un sincero augurio, che accompagno con la preghiera e la benedizione.

Data: 1990-10-14

Domenica 14 Ottobre 1990



L'omelia alla santa Messa in piazza della Vittoria - Genova

Titolo: "Maria, fa' che la nostra casa europea non rimanga vuota!"

Maria è in cammino...


1. Si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta la casa di Zaccaria e di Elisabetta. Elisabetta, all'arrivo di Maria, comprese il significato di tale visita. Senza bisogno che la Vergine parlasse, comprese Chi entrava in casa sua.

Del resto, era possibile esprimere con parole un simile evento? Occorreva un'altra luce, occorreva una profonda intuizione della fede: "Elisabetta fu piena di Spirito Santo" (Lc 1,39-40 Lc 1,42).

Solo grazie alla luce dello Spirito Santo può essere riconosciuto Colui che, per opera sua, è stato concepito nel seno della Vergine. Solo grazie alla luce dello Spirito Santo vengono riconosciuti il Figlio e la Madre: "A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?" (Lc 1,43). Risuonano, così, sulla soglia della casa di Zaccaria, parole che conducono nel futuro... lontano.


2. Allora anche Maria comincia a parlare. Il mistero che porta in sé trova espressione nelle sue parole. E sono parole di gioia e di adorazione: "L'anima mia magnifica il Signore / e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore, / perché ha guardato l'umiltà della sua serva" (Lc 1,46-47).

La gioia della serva del Signore! Questa gioia si proietta lontano... nel futuro: di generazione in generazione. Di generazione in generazione infatti durerà ciò che l'Onnipotente ha fatto in Maria e per mezzo di Maria. In lei sono iniziate le "grandi cose" ("magnalia Dei"); sono iniziate e dureranno. La gioia della Madre di Dio si espande nei secoli.

Le parole pronunciate nella casa di Elisabetta echeggiano nei cuori e sulle labbra degli uomini. La Chiesa le riprende tutti i giorni nella celebrazione dei vespri. In quante lingue e culture risuona quel canto di gioia e di adorazione che è il "Magnificat"! Poteva l'umile Serva dire di se stessa: "Tutte le generazioni mi chiameranno beata"? Poteva fare una simile affermazione? Si, lo poteva. Quelle parole erano dettate dallo Spirito Santo, che è Spirito di Verità. Esse avrebbero trovato puntuale realizzazione, perché dettate dallo Spirito di verità. E la verità è sempre umile.


3. Maria è in cammino... Anche nella vostra arcidiocesi, carissimi fratelli e sorelle, Maria è passata nel corso dei secoli. Voi ricordate oggi la visita di 500 anni or sono sul monte Figogna, ma sapete bene che innumerevoli altre volte la Vergine Santa è stata presente nelle vicende della vostra città.

Anche oggi Maria bussa alle porte di Genova, chiede ospitalità a questa comunità ecclesiale, per ripetere in essa e con essa il suo cantico di lode: "Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente". Grandi cose ha fatto Dio nel passato in questa città di Genova! Grandi cose egli intende compiere anche nel presente.

Saprà Genova corrispondere all'iniziativa di Dio? Saprà ripetere con Maria il "fiat" dell'accettazione generosa e dell'impegno concorde, per rilanciare i valori evangelici in un mondo che cambia in modo tanto rapido e profondo? Il piano pastorale, che sotto la guida del vostro arcivescovo avete elaborato e avviato, mira proprio a questo: stimolare e coordinare l'impegno di tutti per assicurare una presenza più incisiva della comunità cristiana nel contesto sociale della città. "Insieme crescere in Cristo per servire": questo il tema centrale del piano. Vi invito, carissimi fratelli e sorelle, a ispirare ad esso la vostra azione in ogni parrocchia, nei movimenti, nei gruppi e in tutte le strutture diocesane.

Nella nuova evangelizzazione, che tende a riproporre l'annuncio della salvezza all'uomo d'oggi, tutti sono invitati a collaborare con la varietà dei carismi e la ricchezza delle proprie energie spirituali. Penso in particolare alle famiglie e alla pastorale familiare come pure al vasto campo della solidarietà sociale e della promozione umana, che già vede coinvolti numerosi volontari, soprattutto giovani. Mi riferisco all'azione vocazionale, alla pastorale giovanile e alla cura dei chiamati al ministero sacerdotale e alla vita consacrata. Mi compiaccio dello slancio missionario che vi anima e dell'attenzione che prestate alla formazione cristiana dei laici, ai quali pure è affidata l'opera dell'evangelizzazione.

Perseverate su tale cammino, non abbiate paura! Maria vi accompagna nel pellegrinaggio della fede che anche la vostra comunità è chiamata a compiere, stretta attorno al suo pastore, il carissimo card. Giovanni Canestri, al quale rivolgo un affettuoso saluto, che estendo a tutti i presuli della Liguria e ai vescovi intervenuti a questa solenne celebrazione. Ringrazio e abbraccio, inoltre, i sacerdoti, i religiosi, le religiose e tutti coloro che sono attivamente impegnati nell'azione pastorale. Rivolgo un deferente pensiero alle autorità presenti. Saluto in maniera tutta particolare gli ammalati, i sofferenti e gli anziani. Ad ognuno l'invito pressante a proseguire nell'itinerario della santificazione con verità e umiltà.


4. Maria è in cammino... "Si mise in viaggio verso la montagna", per avere cura della sua parente, prossima ormai a dare alla luce un figlio.

Per la prima volta Maria ci appare come protettrice. Dalla croce sul Golgota, dal cenacolo della Pentecoste la sua protezione si estenderà, poi, in modo così discreto e insieme così efficace. In modo così materno. Si estenderà sulla Chiesa, sugli uomini, sulle nazioni, su tutte le città.

Si estenderà, in particolare, sulla vostra Genova, città di lunga e ricca tradizione marinara, sulla quale la Madonna della Guardia, quale celeste patrona, veglia da secoli con sollecitudine materna. Vegliava Maria sulla vostra città al tempo del fiorente sviluppo commerciale; vegliava quando, da qui, Cristoforo Colombo parti per porsi al servizio del Re di Castiglia e salpare verso oceani sconosciuti, al di là dei quali avrebbe scoperto una terra nuova. A bordo portava la croce. Con essa giunse nel nuovo mondo anche la presenza fedele della Madre di Dio; giunse la sua materna protezione.


5. E' ormai vicino il 5° centenario di un così importante evento. Le debolezze e gli errori degli uomini non hanno potuto impedire alla materna protezione di Maria, iniziata ai piedi della croce, di estendersi sul nuovo continente; essa anzi ha segnato in profondità la coscienza e i cuori di quelle popolazioni.

"Santo è il nome" di Colui che ha manifestato con la croce il suo amore infinito, l'amore di un Dio che s'è fatto uomo per salvare l'uomo. Nella croce egli ha rivelato "la potenza del suo braccio", che innalza gli umili, disperde i superbi nei pensieri del loro cuore e rimanda a mani vuote i ricchi (cfr. Lc 1,46-55).


6. "Madonna della Guardia", volgi il tuo sguardo su questa città, che si estende ai piedi del tuo santuario. Proteggi questa città, proteggi l'Italia e tutti i Paesi della vecchia Europa! Tu che hai creduto, rinnova la fede degli uomini e dei popoli di questo antico continente, che per primo ha accolto la grazia del Vangelo e la missione di annunziarlo nel mondo.

Rinnova la fede degli uomini e dei popoli, tentati di cedere allo spirito mondano e all'indifferenza morale. Attraverso il continente europeo sono passate ondate di sapienza divina e anche di sapienza umana, nata dallo Spirito di Verità. Rinasca questa Sapienza! Rinasca la Sapienza, grazie alla quale l'uomo abbraccia non soltanto ciò che è visibile e limitato, ma anche l'Invisibile e l'Infinito; non solo ciò che è temporale e caduco, ma anche l'Eterno e l'Immortale. Rinasca la Sapienza, quella Sapienza che in te, Madre di Dio e Vergine, si è fatta carne.

Tu, Maria, diventata particolarissima "dimora di Dio con gli uomini" (Ap 21,3), fa' che l'uomo non abbandoni mai tale dimora, non abbandoni mai Dio. Fa' che la nostra casa europea non rimanga vuota! "Passa la scena di questo mondo" (1Co 7,31). Ma se ne va forse senza ritorno? Tu, Madre di Dio-Uomo, contempli già "un nuovo cielo e una nuova terra", "la città santa, la nuova Gerusalemme scendere dal cielo... pronta come una sposa adorna" (cfr. Ap 21,1-2).

Tu la vedi! La vedevi già in questo mondo, nel tuo pellegrinaggio di fede; la vedi ora nell'eterna dimora di Dio. Tu sei per noi, sulla terra, come la rivelazione e il segno di questa dimora celeste. "Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà "Dio-con-loro" (Ap 21,3).

Sede della Sapienza! Madre dell'Eterno Verbo! Recati, ancora una volta, "in fretta", nelle numerose città, nei paesi e in ogni contrada del continente europeo, in ogni contrada del mondo, così come, un tempo, sei accorsa presso Elisabetta. Mettiti ancora una volta in cammino, perché l'uomo contemporaneo possa riconoscere te e il Figlio tuo.

"Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?" (Lc 1,42-43). A che lo dobbiamo noi? Vieni, Madre del Signore! E cammina con noi, Maria! Amen!

Data: 1990-10-14

Domenica 14 Ottobre 1990

Atto di Affidamento alla Vergine dopo la Messa - Genova

Titolo: "Celeste guardiana del popolo genovese aiuta tutti noi ad elevare gli orizzonti della speranza"

O Vergine gloriosa e benedetta, / grande Madre di Dio, Maria Santissima, / rivolgi il tuo sguardo su questo popolo, / che, incoraggiato dalle parole del tuo Figlio Gesù sulla croce: / "Ecco la Madre tua" (Jn 19,27), / desidera affidarsi alla tua celeste protezione.

Gli antichi abitanti di Genova vollero / che la tua immagine fosse posta sulle porte della città, / alla quale con fierezza attribuirono / il titolo di "città di Maria Santissima". / I cittadini di oggi si sentono eredi di questa tradizione religiosa / e, mentre commemorano la tua apparizione di cinque secoli or sono, / rendono testimonianza riconoscente / alla tua continua e materna benevolenza, / o celeste Guardiana del popolo genovese! Madre della Chiesa e Madre nostra Maria, / raccogliamo nelle nostre mani / quanto un popolo è capace di offrirti: / l'innocenza dei bambini / la generosità e l'entusiasmo dei giovani, / la sofferenza dei malati, / gli affetti più veri coltivati nelle famiglie, / la fatica dei lavoratori, / le angustie dei disoccupati, / la solitudine degli anziani, / l'angoscia di chi ricerca il senso vero dell'esistenza, / il pentimento sincero di chi si è smarrito nel peccato, / i propositi e le speranze di chi scopre l'amore del Padre, / la fedeltà e la dedizione di chi, / chiamato al sacerdozio o alla vita religiosa, / spende le proprie energie nell'apostolato / e nelle opere di misericordia.

E Tu, o Vergine Santa, / beata perché hai creduto alla parola del Signore", / fa' di noi altrettanti coraggiosi testimoni di Cristo. / Vogliamo che la nostra carità sia autentica, / così da ricondurre alla fede gli increduli, / conquistare i dubbiosi, raggiungere tutti.

Concedi, o Maria, alla comunità civile / di progredire nella solidarietà, / di operare con vivo senso della giustizia, / di crescere sempre nella fraternità. / Aiuta tutti noi ad elevare gli orizzonti della speranza / fino alle realtà eterne del Cielo.

Vergine Santissima, noi ci affidiamo a te e ti invochiamo, / perché ottenga alla Chiesa che è in Genova / di testimoniare in ogni sua scelta il Vangelo, / per far risplendere davanti al mondo / il volto del tuo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo, / che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Data: 1990-10-14

Domenica 14 Ottobre 1990

Udienza al Nunzio apostolico a Bucarest - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La Chiesa desidera adempiere la sua missione nella libertà e nel pieno rispetto dei diritti umani

La ringrazio, Padre Arcivescovo Giovanni, delle amabili parole di saluto e do un cordiale benvenuto a voi tutti, cari fratelli e sorelle, venuti per la consacrazione episcopale a Roma. In primo luogo i Vescovi presenti, poi le sorelle ed i parenti del nuovo Arcivescovo, come anche i suoi amici, confratelli, sacerdoti, religiose e tutti i presenti.

Nella Città eterna vi ha condotti principalmente la vostra fede. La consacrazione episcopale costituisce uno dei più bei riti della nostra liturgia, perché è la trasmissione del servizio apostolico sulle spalle di un nuovo membro del collegio dei Vescovi, in cui, nella Santa Chiesa, continua a vivere e ad operare il collegio apostolico, scelto ed inviato al servizio dallo stesso nostro Salvatore Gesù Cristo.

La chiamata di Dio è risuonata anche per il Padre Arcivescovo Giovanni, il quale è destinato al responsabile compito del Nunzio Apostolico in Romania. Non intraprende il nuovo servizio per decisione propria, ma ve lo invia il Successore di Pietro, perché nel collegio dei Vescovi di quella terra sia il segno visibile della sua presenza e pegno di unità del popolo di Dio che ivi vive. Davanti alle autorità civili rappresenterà la Santa Sede, la quale con tutte le forze desidera buoni rapporti con le singole comunità statali e nazionali, lavora al consolidamento della pace e si adopra, affinché la Chiesa possa adempiere alla sua missione nella libertà e nel pieno rispetto dei diritti umani.

Padre Bukovsky in questo campo, con la sua precedente attività, ha dimostrato di saper adempiere a questi gravi compiti.

Gli esprimo la stima e la gratitudine per tutti i servizi resi alla Santa Sede ed alla Santa Chiesa con il suo lavoro disinteressato e intelligente.

La nuova missione è anche un segno della mia fiducia, che nel nuovo posto continuerà sulla stessa strada, per la quale gli esprimiamo tutti i nostri migliori auguri e chiediamo per lui tante forze e l'aiuto di Dio.

La Vergine Addolorata ci accompagni tutti e ci protegga con il suo manto materno. Pregate davanti al suo altare nel Santuario di Sastin per l'Arcivescovo Giovanni. Ed in tutto vi accompagni la mia paterna Benedizione apostolica.

(Traduzione dallo slavo)

Data: 1990-10-15

Lunedi 15 Ottobre 1990

Lettera al preposito generale dei Passionisti - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Modelli sempre attuali di santità da additare alle generazioni

Al rev.mo padre P. Orbegozo Jauregui José Augustin, preposito generale della Congregazione della Passione di Gesù Cristo


1. Dopo aver celebrato il 2 maggio u.s. il 50° della canonizzazione di santa Gemma Galgani, la Congregazione della Passione di Gesù Cristo ricorda oggi, 16 ottobre, i cento anni dalla nascita di santa Maria Goretti. Il 2 novembre p.v., si concluderà, poi, il centenario della morte del beato Pio Campidelli.

Si tratta di ricorrenze significative che invitano ad approfondire il messaggio spirituale lasciato da questi autentici testimoni di Dio. Mi è pertanto particolarmente gradito unirmi alla gioia di codesta Famiglia religiosa per tali fausti avvenimenti, ben consapevole dell'opportunità che essi offrono per un'appropriata catechesi che si rivolga specialmente al mondo dei giovani.


2. Santa Gemma Galgani (1878-1903) partecipo in modo mistico e singolare alla passione di Cristo, felice di sentirsi un "germoglio delle sue piaghe". Arse di amore per il Crocifisso e si offri vittima per la conversione dei peccatori.

Santa Maria Goretti (1890-1902), vergine e martire, grazie alla solida formazione cristiana ricevuta in famiglia e in parrocchia, resistette a ogni insidia e preferi la morte piuttosto che perdere la verginità. I Passionisti, che ne curarono il processo di canonizzazione, provvedono con zelo al servizio del santuario di Nettuno, dove sono custodite le sue spoglie mortali. Pio Campidelli (1868-1889), religioso passionista, che ho avuto la gioia di dichiarare beato nel 1985, rifulse per l'eroica fedeltà al Vangelo, espressa nell'adempimento dei doveri quotidiani e nel servizio sempre pronto al prossimo.

A questa schiera di autentici apostoli di Cristo, si unisce san Gabriele dell'Addolorata (1838-1862), del quale due anni orsono è stato ricordato il 150° anniversario della nascita. Originario dell'Umbria, consumo la sua breve esistenza in Abruzzo, dove si trova il santuario a lui dedicato, meta di numerosi pellegrini. Il 30 giugno 1985, ho potuto sostare anch'io davanti alla sua urna, incontrandomi poi con una folta schiera di giovani, alle falde del maestoso massiccio del Gran Sasso d'Italia. Figlio del governatore d'Assisi, brillante ballerino, Gabriele lascio tutto e si fece passionista, avendo compreso che solo l'amore a Cristo crocifisso e alla sua Madre addolorata può riscattare l'uomo dalle sue tristezze e infelicità terrene.

Queste giovani esistenze, generosamente votate a Cristo, costituiscono luminosi esempi non solo per la Famiglia religiosa alla quale, in vario modo, essi furono legati, ma anche per tutti coloro che si ispirano alla spiritualità della passione del Signore e per ogni cristiano. Confido, dunque, che i padri Passionisti vogliano cogliere questa provvidenziale occasione per proporre alla gioventù dei nostri giorni così attuali modelli di santità, additando loro le inalterate esigenze della sequela di Cristo.


3. E' dalla passione, mistero di salvezza, che si sprigiona l'energia dell'amore.

La passione invita i credenti a donare se stessi, come Gesù, in modo totale ed esclusivo al Padre, perché si compia il suo disegno di misericordia per l'intera umanità. Dalla passione scaturisce la proposta di un diverso stile di vita, che non può non interessare i ragazzi e le ragazze di oggi, così assetati di verità e di comunione, così desiderosi di significati veri e duraturi da interiorizzare nella propria esistenza. Anche quando essi rifiutano il messaggio cristiano o restano indifferenti di fronte ad esso, i giovani non riescono a dissimulare la loro aspirazione al Trascendente e la loro ricerca di Assoluto. Ad essi va proposto con chiarezza l'annuncio della salvezza, accompagnato sempre da una testimonianza di vita coerente e gioiosa; occorre che gli educatori siano ben disposti ad ascoltarli e pazienti, sia pure con la dovuta fermezza, nel guidarli lungo un itinerario spirituale adeguato all'età. Fra le priorità della nuova evangelizzazione vanno sottolineate l'attenzione al mondo giovanile e una rinnovata pastorale che li coinvolga direttamente. E' necessario che tutti siano profondamente consapevoli dell'urgenza di questo compito. "L'uomo senza Dio non può comprendere se stesso e non può neanche realizzarsi senza Dio. Gesù Cristo è venuto nel mondo prima di tutto per rendere ognuno di noi consapevole di questo.

Senza di lui questa dimensione fondamentale della verità sull'uomo sprofonderebbe facilmente nel buio" (Lettera per l'Anno internazionale della gioventù, 31 marzo 1985, n. 4).

Gemma Galgani, Pio Campidelli, Maria Goretti e Gabriele dell'Addolorata mostrano in forma concreta che Dio è il sommo Bene capace di colmare totalmente il cuore dell'uomo. Testimoniano che accanto al Sacramento del matrimonio, prezioso cammino di santificazione coniugale, ci sono altri percorsi vocazionali, come il ministero sacerdotale e le varie forme di vita consacrata, che esigono un affidamento di sé al Signore definitivo e senza compromessi. Richiamano, in particolare, il valore del celibato e della verginità per il regno dei cieli.

Opportuna appare, in questa luce, un'appropriata catechesi che miri a evidenziare l'importanza della virtù della purezza nella formazione cristiana e soprattutto nell'educazione degli adolescenti e dei giovani. Soprattutto grazie a una maturità affettiva, nutrita di preghiera, spirito di sacrificio e apertura agli altri, è possibile pervenire alla vera libertà interiore e alla piena capacità di amare.

Non si scoraggino quanti hanno responsabilità formative e non cessino di insistere su questi valori, proponendo sempre ai giovani, anche se arduo, l'ideale della totale fedeltà a Cristo, il quale ci "ha riconciliati per mezzo della morte del suo corpo di carne, per presentarci santi, immacolati e irreprensibili al suo cospetto" (cfr. Col 1,22).


4. Molti oggi considerano come assoluti e definitivi i beni materiali quali, ad esempio, la ricchezza, i piaceri, il successo, con la conseguenza che, quando questi vengono meno, restano disorientati, delusi e scoraggiati. Alcuni giovani si rifugiano allora nel paradiso artificiale della droga, o si lasciano prendere dalla disperazione, talora cedendo persino alla tentazione del suicidio.

Ancora una volta Gemma Galgani, Maria Goretti, Pio Campidelli e Gabriele dell'Addolorata, con la loro vita, offrono un esempio di come resistere a così insidiose tentazioni. Mostrano che la gioia e la pace sono frutto della fedele, quotidiana sequela di Cristo fin sul Calvario, pur a costo di sacrifici anche notevoli. A chi, ogni giorno, abbraccia con fiducioso abbandono la croce, non vengono mai meno il coraggio e la fortezza; anche quando fosse richiesto il supremo sacrificio della vita, come avvenne per la dodicenne Maria Goretti.

Dal Crocifisso sgorga la capacità di far dono della propria vita ai fratelli; da li scaturiscono la gioia e la pace interiore. La croce è scuola concreta di carità e di solidarietà; spinge all'impegno per la promozione dei fratelli più deboli, alla riconciliazione e al perdono.


5. Con tutto il cuore ringrazio il Signore, insieme all'intera Famiglia passionista, per i prodigi che ha compiuto in questi giovani apostoli della croce di Cristo e invito quanti ne hanno fatto e ne fanno memoria lungo tutto il 1990 ad approfondire ulteriormente la loro personalità e il loro messaggio.

Elevo fervide preghiere all'Onnipotente affinché a questi modelli si ispirino tanti altri giovani. La Vergine Addolorata resti al fianco di quanti sono decisi a seguire Cristo; li sostenga e illumini nelle scelte impegnative della vita; li incoraggi a saper portare la propria croce ogni giorno. Sarà così possibile assistere a rinnovati prodigi nella Chiesa e anche la Famiglia spirituale dei Passionisti conoscerà, come in passato, una ricca fioritura vocazionale.

In pegno di questi voti imparto infine a lei, ai religiosi e alle religiose di codesta Congregazione e a quanti si ispirano a tale spiritualità una speciale benedizione apostolica.

Dal Vaticano, 16 Ottobre dell'anno 1990.

Data: 1990-10-16

Martedi 16 Ottobre 1990

Ai vescovi coreani in visita "ad limina" - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La Chiesa in Corea è stata inviata per servire i popoli dell'Asia nella ricerca di Dio e di una vita più umana

Eminenza, Cari confratelli nell'Episcopato,


1. La vostra presenza qui quali Pastori della Chiesa in Corea in occasione della vostra visita ad limina è motivo di grande soddisfazione e conforto per me, cui è stata affidata una speciale "preoccupazione per tutte le chiese" (2Co 11,28). E' trascorso un anno esatto dalla mia visita a Seoul in occasione del Quarantaquattresimo Congresso Eucaristico Internazionale, un momento di gioiosa comunione di fede e unità ecclesiale per la Chiesa in Corea, anzi, per tutta la "comunione dei Santi", che ha la sua sorgente più profonda in Cristo e la sua espressione sacramentale più piena nell'Eucaristia: "Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo" (1Co 10,17). Non posso dimenticare la fede e la devozione del vostro popolo, e sono felice di sapere che il Congresso Eucaristico ha dato frutti abbondanti di vita e di santità cristiana tra i fedeli.

La vostra visita ad limina è espressione e celebrazione dello speciale vincolo di comunione che ci unisce nel Collegio Episcopale quali successori degli Apostoli. E' mia fervida speranza che nel rivisitare le tombe dei Santi Martiri Pietro e Paolo, e nel tornare alle origini della nostra fede apostolica, possiate colmarvi di rinnovato vigore per servire le Chiese particolari che la Divina Provvidenza ha affidato alla vostra cura. Dal momento in cui la fede per la prima volta è entrata in Corea - in modo tanto straordinario ed evangelico - fino all'attuale situazione di intensa vitalità nell'ambito della comunità ecclesiale, l'amore previdente di Dio ha sempre guidato i passi della Chiesa nel vostro Paese.

I grandi segni di santità e di martirio sono li per essere veduti, ammirati ed imitati da tutti. Nelle vite dei Martiri Coreani siete testimoni dei frutti dei patimenti subiti per amore di Cristo e, in particolare, della persecuzione religiosa. Possiate sempre lodare Dio con cuore umile e gioioso per l'effusione di grazia che sperimentate quotidianamente con il vostro ministero.


2. Le statistiche che avete sottoposto nel preparare questa visita ad limina parlano chiaramente della crescita e della vitalità della comunità cattolica nel vostro Paese. Nei cinque anni trascorsi dalla vostra ultima visita è aumentato considerevolmente il numero dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose, dei seminaristi e dei catechisti. E' particolarmente incoraggiante il fatto che i vostri quattro seminari maggiori siano pieni e che altri ne verranno presto aperti. Eppure, questa sensibile crescita non riesce a tenere il passo con la crescita della popolazione cattolica. Con le parole di San Paolo, voi siete un nuovo ramo, vigoroso e florido, di quell'albero che è la Chiesa (cfr. Rm 11,17).

Ciò che San Paolo scrive ai Romani dovrebbe trovare un'eco nei cuori dei vostri fedeli: "Sappi che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te... tu resti li in ragione della fede. Non montare dunque in superbia, ma temi" (Ibidem Rm 11,18 Rm 11,20). Possiate sempre essere costruttori della pace di Cristo tra di voi, nella Chiesa e nel mondo.


3. Ho un ricordo particolarmente vivo della mia visita alla Parrocchia di Nonhyondong, dove molti sacerdoti si erano riuniti per l'Adorazione Eucaristica e dove abbiamo meditato insieme sulla necessità della preghiera di adorazione e della carità pastorale che deriva dall'Eucaristia, il centro e la radice di tutta la vita sacerdotale (cfr. PO 14). II tema del sacerdozio è dinanzi ai vostri occhi in questi giorni del Sinodo dei Vescovi dedicato ai problemi della formazione sacerdotale. Il modo in cui l'unico sacerdozio di Gesù Cristo viene vissuto ed esercitato dai sacerdoti della Corea è tra i problemi che il vostro ministero di Vescovi deve affrontare, ed anche in questo settore desidero incoraggiarvi ad essere saggi amministratori della grazia di Dio. Ogni vocazione al sacerdozio o alla vita consacrata è un dono sublime di Dio, sia per la persona interessata che per la Chiesa, particolare e universale. E' una grazia che l'intera comunità ecclesiale deve implorare, promuovere e sostenere con tutto il cuore. Compito della comunità è di rendere possibile a quanti sono chiamati di rispondere a quella grazia con una libera e generosa offerta di sé a Cristo e alla Chiesa. Nel caso del sacerdozio, spetta inoltre al Vescovo personalmente di esercitare un ruolo autorevole nel giudicare la vocazione ricevuta e il grado di preparazione e di impegno raggiunti lungo il cammino verso l'Ordinazione.

Vi chiedo di portare il mio devoto incoraggiamento agli amati sacerdoti e seminaristi della Corea. Rinnovo l'augurio che ho espresso a Nonhyondong che essi stiano vicini ai membri del gregge, condividendone le gioie e i dolori, pronti e disponibili verso tutti, in uno stile di vita semplice che deriva dall'autentica povertà in spirito (cfr. Omelia alla Parrocchia di Nonhyondong, n. 3).

Per essere degni ed efficaci ministri del Vangelo, i Vescovi e i sacerdoti devono avere un atteggiamento di spontaneo distacco da se stessi e dal mondo. La vocazione al sacerdozio implica una somiglianza con Cristo non solo attraverso l'imitazione dell'esempio del Signore, ma, ancor più, essa implica una chiamata, attraverso il Sacramento dell'Ordine, a diventare una cosa sola con Cristo che "spoglio se stesso, assumendo la condizione di servo... umilio se stesso facendosi ubbidiente fino alla morte" (Ph 2,6-8). Il ministero della parola, del sacramento e della carità pastorale non può mai essere separato da questa kenosis interiore che deve sempre costituire la caratteristica della vita cristiana in unione con Cristo. L'ansia di miglioramento nella vita spirituale e di un amore e di una solidarietà sempre maggiori negli affari umani, tanto avvertita dal vostro popolo, può essere soddisfatta soltanto se i ministri consacrati sono autentici uomini di Dio, assidui nella preghiera e profondamente motivati dallo zelo per la casa del Padre (cfr. Jn 2,17).


4. E' infatti l'intera comunità cristiana che è chiamata ad essere l'esempio della generosa dedizione di Cristo al Padre. Il Documento Finale della Quinta Assemblea Plenaria della Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia, che si è tenuta a Bandung lo scorso mese di luglio, parla della missione della Chiesa in Asia in termini di servizio: servizio al Signore e all'umanità bisognosa. Questo è anche il cammino della Chiesa in Corea, che deve affrontare il compito di raggiungere un numero sempre maggiore di membri meno fortunati della società, in particolare i lavoratori e i poveri. Questa capacità di espandersi, a sua volta, dipende molto da come voi affrontate la difficile e delicata questione di promuovere un profondo, penetrante, ma sempre rispettoso incontro tra la Buona Novella della salvezza in Gesù Cristo e l'ethos tradizionale di una popolazione formatasi in altre religioni e in altri modelli culturali.

La Chiesa in Corea, così come la Chiesa in tutta l'Asia, "non è stata inviata per osservare, ma per servire - per servire i popoli dell'Asia nella loro ricerca di Dio e di una vita umana migliore; per servire... sotto la guida dello Spirito di Cristo e alla maniera di Cristo stesso, che non è venuto per essere servito ma per servire e che ha dato la sua vita per riscattare tutti (cfr. Mc 10,45) - e per comprendere, in dialogo con i popoli dell'Asia e le realtà dell'Asia, quali azioni il Signore vuole che vengano intraprese affinché tutta l'umanità possa essere riunita insieme in armonia quale sua famiglia" (Dichiarazione Finale della Quinta Assemblea Plenaria della FABC, 6.3). Tutto ciò esige che la Chiesa in Corea sia animata da un autentico spirito missionario ed esprima "un autentico discepolato", tenendo "nella massima considerazione la dimensione contemplativa, la rinuncia, il distacco, l'umiltà, la semplicità e il silenzio" (cfr. Ibidem 9.1 e 9.2). Sottolineo questi aspetti in quanto voi stessi siete pienamente consapevoli della forza di attrazione che un modo di vivere più mondano può esercitare sui ministri e sui servitori del Vangelo quando la loro "missione" non è chiaramente radicata nella "consacrazione" che ne è alla base.


5. Il tema dell'unità nelle sue molte dimensioni è un argomento che vi è familiare. Durante la mia visita a Seoul lo scorso anno ho notato che la "nazione coreana rappresenta il simbolo di un mondo diviso che non è ancora in grado di unirsi alla pace e nella giustizia" (Al Congresso Eucaristico Internazionale, 8 ottobre 1989). Per quarant'anni la vita del vostro popolo è stata profondamente segnata da una tragica divisione che ha separato famiglie ed è stata causa di molte tensioni nella società. In questo momento, voi attendete con ansia un segno che i cambiamenti politici globali e le stesse iniziative coreane possano condurre all'agognata riunificazione basata sull'autentica giustizia, la libertà e il rispetto degli inalienabili diritti umani. Quali Vescovi seguite attentamente queste questioni in quanto le realtà sociali, politiche e culturali sono legate ad importanti problemi umanitari, morali e religiosi. E' vostro compito aiutare i fedeli cattolici ad affrontare queste istanze con una coscienza ben formata alle esigenze etiche del Vangelo e alla dottrina sociale della Chiesa, in cui l'amore e la misericordia occupino un posto preminente.

Voi stessi avete sottolineato il vostro grande bisogno di fornire una formazione permanente ai laici nelle verità della fede e nell'applicazione dell'insegnamento morale della Chiesa alle realtà della vita in una società mutevole e sempre più complessa. Nel compito di applicare la verità e i valori del Vangelo alle realtà temporali, sono i laici ad avere una vocazione ed una competenza specifica, come è riconosciuto dalla dottrina del Concilio e dalla legge della Chiesa (cfr. LG 31 CIC 255). La famiglia, la società civile, lo sviluppo della cultura, il mondo degli impegni economici e politici: tutto ciò costituisce il campo d'azione specifico dei laici cattolici, uomini e donne, che hanno profondamente radicati i valori evangelici di amore, giustizia, libertà, verità e pace. Il campo secolare è l'ambiente naturale ed ordinario della loro attività e della loro esperienza pratica; rappresenta quindi il luogo in cui devono rendere testimonianza cristiana e promuovere la missione della Chiesa.


6. Parlando del rapporto tra Chiesa e società, la Costituzione Pastorale Gaudium et Spes offre una sintesi generale dei diversi ruoli nella vita della Chiesa. "Ai laici spettano propriamente... gli impegni e le attività temporali... Spetta alla loro coscienza, già convenientemente formata, di inscrivere la legge divina nella vita della città terrena. Dai sacerdoti i laici si aspettino luce e forza spirituale. Non pensino pero che i loro pastori siano sempre esperti a tal punto che, ad ogni nuovo problema... essi possano avere pronta una soluzione concreta, o che proprio a questo li chiami la loro missione; assumano invece essi, piuttosto, la propria responsabilità, alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione rispettosa alla dottrina del magistero" (GS 43).

E' importante che la comunità ecclesiale abbia una chiara consapevolezza della distinzione dei ruoli. I sacerdoti e i religiosi non perdono i loro diritti di membri della comunità civile, o il loro dovere di lavorare per il bene comune.

Ma essendo dotati di una specifica vocazione al ministero o alla consacrazione religiosa, essi si assumono altri doveri, che implicano restrizioni nell'impegnarsi in affari puramente temporali o in politiche di parte. Ciò non significa che i pastori della Chiesa non possano denunciare ingiustizie ove esistano o esigere leggi e politiche più umane e morali. Ma il loro contributo al progresso della società sta principalmente nella formazione di coscienze e nel motivare i laici al conseguimento di strutture più giuste nella vita socioeconomica, politica e culturale. In tal modo la società sarà trasformata "dal di dentro", in conseguenza della validità e dell'efficacia di una presenza cristiana immanente. L'immagine di Cristo del "lievito che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti" (Mt 13,33) è sempre riferita alla presenza della Chiesa nella società.


7. Cari Confratelli Vescovi, questi sono alcuni dei pensieri che la vostra visita mi ispira. Sono espressi con amore e comprensione. Hanno lo scopo di permettermi in un certo modo di partecipare alle gioie e ai dolori del vostro ministero. Siamo uniti nella convinzione che il Signore, nel suo amore, sta chiamando la Chiesa di Corea ad affrontare le sfide di quest'ora rendendo credibile testimonianza ai valori del Regno di Dio attraverso azioni conformi a quelle di Cristo. Vi assicuro la mia preghiera costante per la Chiesa di Corea, affinché tutti i suoi membri rispondano coraggiosamente e generosamente all'ora di grazia che state vivendo.

Portate il mio incoraggiamento e i miei migliori auguri ai sacerdoti e ai religiosi, ai seminaristi e ai catechisti, ai catecumeni e a quanti cercano la verità di Cristo, alle famiglie e alle comunità parrocchiali.

"La grazia del Signore Gesù sia con voi. Il mio amore con tutti voi in Cristo Gesù" (1Co 16,23-24). Amen.

(Traduzione dall'inglese)

Data: 1990-10-16

Martedi 16 Ottobre 1990


GPII 1990 Insegnamenti - Saluto alle autorità nel Palazzo di san Giorgio - Genova