GPII 1990 Insegnamenti - Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)

Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Lo Spirito Santo in tre simboli: vento, colomba, fuoco




1. Nel Nuovo Testamento è contenuta la rivelazione circa lo Spirito Santo come Persona, sussistente col Padre e col Figlio nell'unità della Trinità. Ma non è rivelazione con i tratti marcati e precisi di quella riguardante le due prime Persone. L'affermazione di Isaia, secondo cui il nostro è un "Dio nascosto" (Is 45,15), si può riferire in particolare proprio allo Spirito Santo. Il Figlio, infatti, facendosi uomo, è entrato nella sfera della visibilità sperimentale per quelli che hanno potuto "vedere con i loro occhi e toccare con le loro mani qualcosa del Verbo della vita", come dice san Giovanni (1Jn 1,1); e la loro testimonianza offre un concreto punto di riferimento anche per le generazioni cristiane successive. Il Padre, a sua volta, pur rimanendo nella sua trascendenza invisibile e ineffabile, si è manifestato nel Figlio. Diceva Gesù: "Chi vede me, vede il Padre" (Jn 14,9). Del resto la "paternità" - anche a livello divino - è abbastanza conoscibile per l'analogia con la paternità umana, che è un riflesso, sia pure imperfetto, di quella increata ed eterna, come dice san Paolo (Ep 3,15).


2. La Persona dello Spirito Santo, invece, è più radicalmente al di là di tutti i nostri mezzi di avvicinamento conoscitivo. Per noi la Terza Persona è un Dio nascosto e invisibile, anche perché ha analogie più fragili in ciò che avviene nel mondo della conoscenza umana. La stessa genesi e spirazione dell'amore, che nell'anima umana è un riflesso dell'Amore increato, non ha la trasparenza dell'atto conoscitivo, che in qualche modo è autocosciente. Di qui il mistero dell'amore, a livello psicologico e teologico, come fa notare san Tommaso. Si spiega così che lo Spirito Santo - come lo stesso amore umano - trovi espressione specialmente nei simboli. Questi indicano il suo dinamismo operativo, ma anche la sua Persona presente nell'azione.


3. così il simbolo del vento, che è centrale nella Pentecoste, evento fondamentale nella rivelazione dello Spirito Santo: "Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempi tutta la casa dove si trovavano (i discepoli con Maria)" (Ac 2,2).

Il vento viene spesso presentato, nei testi biblici e altrove, come una persona che va e viene. così fa Gesù nel colloquio con Nicodemo, quando prende l'esempio del vento per parlare della persona dello Spirito Santo: "Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito" (Jn 3,8). L'azione dello Spirito Santo, per cui si "nasce dallo Spirito" (come avviene nella figliolanza adottiva operata dalla grazia divina) è paragonata al vento. Questa analogia impiegata da Gesù mette in rilievo la totale spontaneità e gratuità di questa azione, per mezzo della quale gli uomini sono resi partecipi della vita di Dio. Il simbolo del vento sembra rendere in modo particolare quel soprannaturale dinamismo, per mezzo del quale Dio stesso si avvicina agli uomini, per trasformarli interiormente, per santificarli e - in certo senso, secondo il linguaggio dei Padri - per divinizzarli.


4. Bisogna aggiungere che dal punto di vista etimologico e linguistico il simbolo del vento è quello più strettamente connesso con lo Spirito. Ne abbiamo già parlato in catechesi precedenti. Qui basti ricordare soltanto il senso della parola "ruah" (Gn 1,2), cioè "il soffio". Sappiamo che quando Gesù, dopo la risurrezione, appare agli apostoli, "alita" su di loro e dice: "Ricevete lo Spirito Santo" (Jn 20,22-23).

Occorre anche notare che il simbolo del vento, in riferimento esplicito allo Spirito Santo e alla sua azione, appartiene al linguaggio e alla dottrina del Nuovo Testamento. Nell'Antico Testamento il vento, come "uragano", propriamente è l'espressione dell'ira di Dio (cfr. Ez 13,13), mentre il "mormorio di un vento leggero", parla dell'intimità della sua conversazione con i profeti (cfr. 1R 19,12). Lo stesso termine è usato per indicare l'alito vitale, significativo della potenza di Dio, che restituisce la vita agli scheletri umani nella profezia di Ezechiele (37,9): "Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano". Col Nuovo Testamento il vento diventa dichiaratamente simbolo dell'azione e della presenza dello Spirito Santo.


5. Altro simbolo: la colomba, che secondo i sinottici e il Vangelo di Giovanni si manifesta in occasione del battesimo di Gesù nel Giordano. Questo simbolo è più adatto di quello del vento per indicare la Persona dello Spirito Santo, perché la colomba è un essere vivente, mentre il vento è solo un fenomeno naturale. Gli evangelisti ne parlano in termini quasi identici. Scrive Matteo (3,16): "Si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui" (cioè su Gesù). Similmente Marco (1,10), Luca (3,21-22), Giovanni (1,32). A motivo dell'importanza di questo momento nella vita di Gesù, che riceve in modo visibile l'"investitura messianica", il simbolo della colomba si è consolidato nelle immagini artistiche, e nella stessa rappresentazione immaginativa del mistero dello Spirito Santo, della sua azione e della sua Persona.

Nell'antico Testamento la colomba era stata messaggera della riconciliazione di Dio con l'umanità ai tempi di Noè. Essa infatti aveva portato a quel patriarca l'annuncio della cessazione del diluvio sulla superficie della terra (cfr. Gn 8,9-11).

Nel Nuovo Testamento questa riconciliazione avviene mediante il battesimo, del quale parla Pietro nella sua prima Lettera, mettendolo in riferimento alle "persone... salvate per mezzo dell'acqua" nell'arca di Noè (1P 3,20-21). Si può dunque pensare a una anticipazione del simbolo pneumatologico, perché lo Spirito Santo, che è Amore, "versando quest'amore nei cuori degli uomini", come dice san Paolo (Rm 5,5), è anche il datore della pace, che è dono di Dio.


6. E ancora: l'azione e la Persona dello Spirito Santo sono indicate anche con il simbolo del fuoco. Sappiamo che Giovanni Battista annunciava sul Giordano: "Egli (cioè il Cristo) vi battezzerà in Spirito e fuoco" (Mt 3,11). Il fuoco è fonte di calore e di luce, ma è anche una forza che distrugge. Per questo nei Vangeli si parla di "gettare nel fuoco" l'albero che non porta frutto (Mt 3,10); si parla anche di "bruciare la pula in un fuoco inestinguibile" (Mt 3,12). Il battesimo "in Spirito e fuoco" indica la potenza purificatrice del fuoco: di un fuoco misterioso, che esprime l'esigenza di santità e di purezza di cui lo Spirito di Dio è portatore.

Gesù stesso diceva: "Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso" (Lc 12,49). In questo caso si tratta del fuoco dell'amore di Dio, di quell'amore che "è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo" (Rm 5,5). Quando il giorno di Pentecoste sopra le teste degli apostoli "apparvero lingue come di fuoco", esse significavano che lo Spirito portava il dono della partecipazione all'amore salvifico di Dio. Un giorno san Tommaso avrebbe detto che la carità - il fuoco portato da Gesù Cristo sulla terra - è "una certa partecipazione dello Spirito Santo". In questo senso il fuoco è un simbolo dello Spirito Santo, la cui Persona nella Trinità divina è Amore.

(Omissis: saluti a vari gruppi)

Data: 1990-10-17

Mercoledi 17 Ottobre 1990

Al patriarca di Antiochia dei Maroniti - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Nuovo accorato appello per la pacificazione del Libano

A Sua Beatitudine Nasrallah Pierre Sfeir Patriarca di Antiochia dei Maroniti.

Bkerké Libano La ringrazio vivamente per i delicati auguri, accompagnati dalla filiale preghiera della Comunità Maronita, che ha voluto inviarmi in occasione dell'anniversario dell'inizio del mio Pontificato.

In questa circostanza, desidero ripetere ancora una volta a Vostra Beatitudine e, tramite suo, a tutti i libanesi, indistintamente, quanto io sia vicino a ciascuno di loro nei dolorosi momenti che essi sono chiamati a vivere.

Penso, in particolare ai recenti avvenimenti che hanno seminato morte e distruzione. Imploro la misericordia e la consolazione del Signore per le famiglie che piangono la perdita dei loro cari, per i feriti e per tutti quelli che soffrono a causa di quei dolorosi avvenimenti di guerra e dei deplorevoli fatti che li hanno seguiti.

Voglia Vostra Beatitudine assicurare i suoi compatrioti di tutte le comunità che il loro Paese è costantemente presente nel cuore del Papa ed è oggetto di una particolare attenzione nell'attività internazionale della Santa Sede.

Con questi sentimenti, chiedo continuamente a Dio di concedere a tutti la grazia della pace e della riconciliazione, in modo che la pacificazione degli animi e la volontà comune di guardare insieme al futuro da costruire contribuiscano al raggiungimento di una pronta normalizzazione della vita nazionale. Desidero, infine, rivolgermi ancora una volta a tutti i responsabili e a quelli che sono ancora nella possibilità di agire in modo disinteressato ed efficace: chiedo loro con insistenza di aiutare i libanesi a superare le rivalità e i rancori del passato. Allo stesso tempo, esprimo la più viva speranza che sia fatto tutto il possibile affinché, al più presto, questo Paese sovrano sia libero da ogni presenza militare straniera.

In tal modo, responsabili delle loro decisioni, i vostri compatrioti saranno veramente in grado di riprendere fiducia nelle istituzioni nazionali e di ricostruire con coraggio una società fedele alla sua storica vocazione. E' questa la via che permetterà ai libanesi di ritrovare la dignità e la libertà, che i conflitti e la violazione della sovranità della loro patria hanno troppo spesso ferite.

Con la mia affettuosa Benedizione Apostolica.

(Traduzione dal francese)

Data: 1990-10-19

Venerdi 19 Ottobre 1990

All'"Angelus" - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Essere testimoni della fede e messaggeri della carità

Carissimi fratelli e sorelle!


1. Oggi la Chiesa celebra la Giornata missionaria mondiale. Tutte le comunità cristiane, animate dai loro pastori, consacrano questa domenica a riflettere, pregare e offrire il proprio contributo per le missioni e i missionari del mondo.

L'attività missionaria mira a far giungere fino agli estremi confini della terra il lieto annunzio della salvezza, che la Chiesa ha iniziato a divulgare il giorno stesso della Pentecoste, quando lo Spirito Santo scese su Maria e gli apostoli riuniti nel cenacolo. Evangelizzando i popoli, la Chiesa attua la propria vocazione, perché essa esiste per evangelizzare (cfr. EN 14).

Frutto dell'impegno missionario è la nascita, la formazione di un'umanità nuova, fondata sulla civiltà dell'amore: il Vangelo, infatti, è fermento di fraternità, di unità e di pace.


2. Alla missione evangelizzatrice della Chiesa tutti i fedeli, incorporati e assimilati a Cristo mediante il Battesimo, la Cresima e l'Eucaristia, hanno lo stretto obbligo di cooperare (cfr. AGD 37). Per questo la Giornata missionaria mondiale è un appuntamento impegnativo per la consapevolezza e la carità della Chiesa universale.

Urgenti ed estreme necessità fanno appello alla coscienza e al cuore di coloro che, avendo ricevuto il dono della fede in Cristo, debbono esserne testimoni e messaggeri credibili anzitutto con la loro carità. Come pastore della Chiesa cattolica, sento il dovere di ricordare a tutti i fedeli, e a tutti gli uomini di buona volontà, che non dovrà venir meno la generosità del loro aiuto per i poveri del mondo e per i missionari che sono impegnati nella loro promozione umana, oltre che nell'annuncio del mistero di Cristo, Redentore di tutti gli uomini.


3. Oggi sentiamo i missionari particolarmente vicini nel nostro affetto e nella preghiera. Essi, docili alla chiamata dello Spirito che li ha scelti e consacrati per l'annuncio del Vangelo ai lontani, prestano il loro coraggioso e instancabile servizio negli avamposti della missione.

Esprimo loro il ringraziamento e l'affettuosa comunione di tutta la Chiesa. Lo faccio, in questa Giornata missionaria mondiale, unito in modo particolare ai vescovi presenti a Roma per il Sinodo sulla formazione dei sacerdoti. Sono certo che anche da questo Sinodo, lo Spirito Santo, che è Spirito della missione, saprà suscitare un nuovo slancio missionario, capace di rinnovare la formazione e l'attività pastorale dei sacerdoti del mondo intero.


4. Cari missionari e missionarie! Voi non siete soli nel vostro importante e difficile compito di annunciare e donare la luce e la grazia del Vangelo a coloro che ancora non l'hanno ricevuta. E' con voi lo Spirito del Signore risorto, perché è lui l'agente principale dell'evangelizzazione. Sono con voi tutte le comunità cristiane, che vi sostengono con la loro preghiera, col sacrificio e con la carità. A voi guardano i giovani con ammirazione e dal vostro esempio sono incoraggiati a rispondere anch'essi alla chiamata del Signore, consacrando la loro vita al servizio di Cristo e dei fratelli.

Ed è con voi Maria, la Madre del Signore e Madre di tutte le genti, la quale vi accompagna e protegge nel vostro ministero. A lei ci rivolgiamo ora con la preghiera dell'"Angelus", e con fervore la invochiamo perché sia sempre la vostra Consolatrice.

(Omissis: saluti a vari gruppi) Saluto al "Forum internazionale dell'Azione Cattolica Desidero ora porgere il mio cordiale saluto ai membri del "Forum Internazionale dell'Azione Cattolica", convenuti a Roma per riflettere sull'impegno del cristiano nella società odierna. L'iniziativa vede oggi, per la prima volta, la partecipazione di rappresentanti di diverse Nazioni dell'Est-europeo e dell'America Latina. Esprimo di cuore l'augurio che questo incontro vi serva di stimolo per testimoniare efficacemente il messaggio evangelico, per animare cristianamente l'ordine temporale e per dare un contributo determinante all'edificazione di un mondo più giusto e più fraterno.

Data: 1990-10-21

Domenica 21 Ottobre 1990

Alla parrocchia di S. Maria della Fiducia - via Casilina (Roma)

Titolo: Rispetto delle leggi e impegno per una convivenza più umana

(Alla popolazione del quartiere:) Ringrazio il vostro parroco per queste parole di benvenuto, e saluto tutti coloro che sono qui riuniti e tutti quelli che appartengono a questa comunità dedicata alla Madonna della Fiducia. Questo titolo è quasi trasferito dal Seminario Romano, dove si preparano i futuri sacerdoti della diocesi di Roma e anche di altre diocesi e di altri Paesi. Vi saluto nel nome della Madonna della Fiducia. Vi saluto nel nome della fiducia, perché la fiducia viene dalla speranza, che contraddistingue ciascuno dei cristiani. Noi siamo "figli della fiducia", che ci ha creati attraverso la missione evangelizzatrice, la missione redentrice del Figlio di Dio, Gesù Cristo. Siamo anche chiamati a riprendere questa missione e questa fiducia per portarla dovunque: in questo ambiente, come ha detto il vostro parroco, in questa parrocchia, ma anche in tutto il mondo. Questo ci ricorda la domenica di oggi che si celebra in tutta la Chiesa come Giornata missionaria.

Salutandovi tutti esprimo la gioia di sentirmi in mezzo a voi. Fate parte di questa Chiesa di Roma di cui il Papa, vescovo di Roma, è il successore di Pietro.

Ringrazio il card. vicario che mi aiuta ogni giorno, ringrazio mons. Mani, vescovo di questo settore, che mi aiuta specialmente in questa zona di Roma. Tutti insieme ci riuniremo intorno alla santissima Eucaristia, celebrandola, partecipandola, e attraverso questa Eucaristia, riconfermando, ritrovando, approfondendo la vostra fiducia. Nel nome della Madonna della Fiducia saluto tutti e vi benedico.

(Ai ragazzi dell'Oratorio:) Grazie alla Provvidenza di Dio e grazie anche all'invito del vostro parroco, sono arrivato qui e sono entrato in questa chiesa. E cosa vedo? Vedo bambini, ragazzi e ragazze. E la mia impressione è che tutti sono fiduciosi, sono gioiosi, esprimono questa gioia anche un po' con il chiasso, soprattutto con i canti, con tutti questi disegni. Perché sono gioiosi? Sono gioiosi perché sono fiduciosi. E mi domando: perché sono fiduciosi? Certamente sono fiduciosi perché ci troviamo nella parrocchia della Madonna della Fiducia e i bambini sono fiduciosi, devono essere fiduciosi, devono avere fiducia nelle altre persone, soprattutto nei loro genitori, fiducia anche nei loro fratelli e sorelle, nei loro coetanei e imparano ad avere la più grande fiducia in Gesù Cristo attraverso sua Madre. Allora, carissimi bambini, io vi auguro di mantenere questa fiducia, di crescere in questa fiducia. Questo è un segno buono, un segno del vostro cuore che è puro e della vostra fanciullezza che è serena. A Gesù Cristo vi avvicinano i vostri cari, i vostri educatori, soprattutto i vostri catechisti e le vostre catechiste. Io ringrazio tutte queste persone per il loro impegno catechistico, apostolico, come anche ringrazio di cuore i vostri sacerdoti che hanno sollecitudine pastorale per la comunità di questa parrocchia della Madonna della Fiducia. E vi auguro di amare Gesù, di amare la sua Madre, di amare la sua Chiesa.

Vi auguro di prepararvi bene ai sacramenti, soprattutto alla santissima Eucaristia, poi, con gli anni, alla Cresima e poi ancora agli altri sacramenti come il matrimonio e anche al sacerdozio: la vocazione sacerdotale e la vocazione religiosa. Tutto questo in nome della fiducia. Maria sia per voi la prima educatrice alla fiducia, vi guidi attraverso tutta la vostra vita.

(Ai bambini della scuola materna:) Voglio farvi una domanda. Se questi bambini sanno qualche cosa di Gesù, sanno certamente che Gesù amava i bambini, che Gesù li avvicinava, li abbracciava.

E questo hanno voluto manifestare subito. Hanno fatto un esame della "catechesi dei piccoli". Sanno che i bambini devono essere abbracciati, baciati, e vedendo il Papa hanno detto: come, tu non ci hai abbracciato, non ci hai baciato; allora veniamo a te come una volta a Gesù. Essi conoscono il Vangelo. Auguro a questi bambini di crescere come cresceva Gesù; di crescere negli anni, anche nella sapienza e soprattutto nella grazia di Dio e di diventare una gioia, una consolazione per i loro genitori, per le famiglie di questa parrocchia e di tutta la società.

(L'omelia durante la celebrazione eucaristica:) Carissimi fratelli e sorelle della parrocchia di Santa Maria della Fiducia al Casilino!


1. L'incisiva affermazione di Gesù: "Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio" (Mt 22,21), risponde a un problema assai discusso ai suoi tempi e ancora oggi molto sentito. Quale atteggiamento devono avere i credenti nei confronti dell'autorità civile e delle leggi dello Stato? Quale impegno devono assumersi come cittadini per quanto concerne i doveri in campo sociale e politico? L'occasione viene offerta a Gesù da una questione allora assai dibattuta circa la liceità o meno di pagare i tributi all'imperatore di Roma. Le posizioni, infatti, erano diversificate e diverse erano anche le motivazioni addotte per sostenere la liceità o l'illiceità delle tasse imposte dai romani.

In tale contesto la domanda rivolta a Gesù dai farisei: "E' lecito o no pagare il tributo a Cesare?" costituiva un'insidia posta al Maestro, considerato da tutti come Colui che insegnava la via di Dio secondo verità.

Come talora accade nel Vangelo, di fronte al tranello mossogli dai suoi nemici, Gesù, con la sua risposta, s'innalza al di sopra della polemica contingente e va ben oltre le posizioni particolari e tra loro divergenti.

Da una parte, comandando di restituire a Cesare ciò che gli appartiene, dichiara che pagare la tassa non è un atto di idolatria, ma un dovere degli onesti cittadini; dall'altra, richiamando il primato di Dio nella vita dell'uomo e nella storia, egli chiede di rendergli ciò che gli spetta quale unico e vero "Signore".


2. Con tale affermazione Gesù opera una netta distinzione tra i doveri richiesti ai credenti, come cittadini e come figli di Dio. Senza porli, tuttavia, in contrasto. così, da una questione particolare, com'è quella del tributo da dare a Cesare, emergono nuovi orizzonti per la missione dei cristiani nella società.

In ragione della fede ognuno (di voi) è chiamato a trasformare la storia, a permeare di spirito evangelico tutta la realtà umana e sociale. Nessuno può o deve estraniarsi dai compiti richiesti di lavorare per assicurare una convivenza civile più giusta e fraterna. Questo compito deve essere fatto, tuttavia, in piena fedeltà al messaggio evangelico, in docile sottomissione allo Spirito, senza mai sottrarsi a ciò che è richiesto dalle leggi dello Stato che mirano allo scopo. Deve essere fatto soprattutto dando il primato a ciò che sta al primo posto: Dio, il suo progetto di salvezza, la sua legge, i valori spirituali e trascendenti.

La professione della fede in Cristo, l'appartenenza al regno di Dio e lo stile di vita che da esso scaturisce vanno vissuti non "fuori", ma "dentro" la storia come un "servizio" da rendere alla città degli uomini e perciò al bene comune e all'integrale promozione di ogni persona.

La fede, integralmente vissuta, vi spinge ad assumervi responsabilità forti e precise in quell'immenso sforzo umano teso a promuovere e a salvaguardare i diritti umani fondamentali per una pacifica e solidale convivenza tra tutti.


3. Si tratta dunque di un impegno connesso con una fede autentica e operosa, che esige formazione adeguata, convinzioni profonde, testimonianza coerente. E così assume anche le caratteristiche di un vero servizio di carità nei confronti di tutti gli uomini.

Proprio per questi motivi, nell'Esortazione apostolica "Christifideles Laici" (CL 42), sulla vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo, ho detto che "per animare cristianamente l'ordine temporale... i fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione politica, ossia alla molteplice e varia attività economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune".

Questa è la testimonianza richiesta a ognuno di voi nel presente momento storico, segnato dal pluralismo ideologico e pratico, per realizzare una "nuova evangelizzazione".


4. Carissimi fratelli e sorelle, il messaggio dell'odierna liturgia deve trovarvi tutti in prima linea nell'espletamento di questi compiti. E con voi tutta la comunità ecclesiale di Roma incamminata verso la celebrazione del Sinodo pastorale diocesano.

Una migliore qualità della vita personale e sociale nel vostro quartiere e nell'intera città di Roma resta legata non solo a un radicale impegno nella fede, ma anche a una più forte presa di coscienza e di responsabilità nella vita civile. Vale la pena ricordarlo proprio oggi nella Giornata missionaria mondiale.

La promozione umana integrale fa parte, infatti, della missione di evangelizzazione a cui la Chiesa è chiamata dal Signore.

Mostratevi sempre cittadini rispettosi delle giuste leggi dello Stato; impegnatevi per assicurare, con l'ispirazione e la forza del Vangelo, una convivenza più giusta e umana, attivando forme di solidarietà e di servizio verso le categorie più deboli, come pure iniziative di riconciliazione e di pace. Non rifuggite dalle responsabilità richieste per dare un volto più umano e cristiano al quartiere e una condizione di vita più vivibile, fondata sulla dignità della persona umana. Fatelo sempre con la piena fiducia in Dio, il quale non vi lascia soli, ma è con voi come rupe di salvezza e sicuro appoggio. così come lo è stato per Maria nel suo cammino di fede, di speranza e di carità.


5. Carissimi, in questa grande sfida il Papa, vescovo di Roma, è con voi e vi incoraggia. Vi incoraggiano i vostri pastori, che saluto cordialmente, a cominciare dal card. vicario, qui presente. Saluto pure il vescovo ausiliare del Settore Est, mons. Giuseppe Mani, il parroco, don Pasquale Cipriani, i vicari parrocchiali, i sacerdoti e quanti collaborano con lui nell'animazione cristiana di questo quartiere.

Saluto egualmente le religiose della Congregazione della Madonna del Divino Amore, che prestano la loro opera nell'ambito della parrocchia da quasi 50 anni, e che hanno dato vita a una casa di cura e a una scuola materna. Un particolare e beneaugurante saluto va soprattutto alle sei religiose della stessa Congregazione che nel prossimo gennaio inizieranno una missione in Brasile, nella diocesi di Palmares. Ad esse consegnero fra poco il crocifisso che le accompagnerà nella loro missione.

Saluto tutte le Associazioni e i Movimenti giovanili che danno testimonianza della loro fede: il gruppo dei catechisti, il Comitato permanente della festa patronale, i donatori di sangue, la Caritas, la comunità di Sant'Egidio, le comunità neocatecumenali e il Movimento dei Focolari.

Da parte mia vi accompagno con la preghiera, affinché il Vangelo si diffonda sempre più, non soltanto per mezzo della parola, ma anche con potenza e con Spirito Santo. Amen.

(L'incontro con i sacerdoti della XVIII Prefettura:) Bisogna dire che il prefetto ha fatto un'analisi molto accurata e ha offerto un quadro direi non troppo luminoso. Ma mi è venuto in mente un ricordo di quando ero ancora giovane sacerdote, all'inizio del mio itinerario. Ero viceparroco in una parrocchia della campagna, molto estesa, con molti villaggi.

Spesso, tra noi sacerdoti, si diceva che i migliori sono i sacerdoti della periferia. Forse questo può essere una consolazione per voi che lavorate nella periferia di Roma. Forse questa constatazione, anche se di un tempo e di un Paese diverso, si potrebbe riferire anche alla vostra parrocchia.

(Al consiglio pastorale:) Quando si sente la parola "consiglio" si può pensare a diverse istituzioni umane; ma soprattutto si può pensare e si deve pensare a un'istituzione divina che è dono dello Spirito Santo. Uno dei doni, uno dei sette doni classici, possiamo dire biblici, dello Spirito Santo è il dono del consiglio.

C'è anche la Madonna del Buon Consiglio, che è certamente legata a questo mistero dello Spirito Santo e al suo dono. Allora, ringraziamo per questo dono che è offerto a ciascuno di noi con la grazia santificante, con la cresima, con tutti i sacramenti, con la preghiera. Ma ringraziamo anche per questo dono umano che è il consiglio pastorale.

Io vedo un legame strettissimo, sostanziale tra il dono dello Spirito Santo che è il "consiglio" e questo consiglio parrocchiale, che deve appoggiarsi, deve ispirarsi a questo dono divino, per poi "consigliare" bene il parroco, i suoi stessi componenti, tutti i vostri parrocchiani, i vostri concittadini di questo quartiere. Questa è la mia risposta alla bella introduzione del vostro rappresentante e anche il mio augurio. Allo stesso tempo faccio voti di bene a ciascuno di voi e alle vostre famiglie.

(Alle comunità neocatecumenali:) Vorrei sottolineare due cose. La prima è questa: voi amate tanto cantare canzoni alla Madonna, a Maria che, secondo le parole di Elisabetta, ha creduto alla parola del Signore. E questa, possiamo dire, è una parola, un testo emblematico per il vostro movimento, per il vostro cammino, perché non si dice movimento... Certo, quando si cammina ci si muove anche... Allora, partendo da questa parola che è veramente ispiratrice, che ha ispirato anche tutta l'enciclica "Redemptoris Mater", vi auguro di camminare sempre nella fede e di far camminare nella fede gli altri a cui siete inviati, vicini e lontani. Poi, vi offro una seconda osservazione. Io so che i neocatecumenali amano i bambini. Anche il Papa ama i bambini, e così ci incontriamo sempre.

(Agli ospiti della Casa di Cura:) Carissimi, tutto ciò che si trova qui, tutti noi veniamo dall'amore di Dio che è riversato nei nostri cuori dallo Spirito Santo. Questo amore di Dio è una realtà nascosta, è una realtà, la realtà che trasforma la vita umana, la vita di ciascuno di noi. Noi partecipiamo di questo amore. Auguro a tutte voi e a tutti voi qui presenti, malati, anziani, affaticati dalla vita, di avere questa partecipazione sempre più piena all'amore di Dio. E lo auguro, nello stesso tempo, a tutti quelli che vi assistono, ai medici, agli infermieri, alle infermiere, alle suore che portano il nome dell'Amore di Dio. Vi ringrazio per la vostra accoglienza e mi raccomando alle vostre preghiere perché anche io possa partecipare dell'amore divino per quanto mi è dato dallo Spirito Santo.

Data: 1990-10-21

Domenica 21 Ottobre 1990

Udienza a pellegrini polacchi - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Nel XII anniversario dall'inizio del pontificato

Saluto cordialmente tutti i presenti in questa giornata storica, penso che essa sia storica non solo per me ma per tutti noi. Desidero ora citare alcune frasi dell'omelia che ho pronunciato dodici anni fa in Piazza San Pietro in occasione dell'inaugurazione di questo pontificato: "Fratelli e Sorelle! Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la Sua potestà! Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l'uomo e l'umanità intera! Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla Sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo.

Non abbiate paura! Cristo sa "cosa è dentro l'uomo". Solo Lui lo sa.

Oggi così spesso l'uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. E' invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi - vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia - permettete a Cristo di parlare all'uomo. Solo Lui ha parole di vita, si! di vita eterna.

Proprio oggi la Chiesa intera celebra la sua "Giornata Missionaria Mondiale", prega, cioè, medita, agisce perché le parole di vita del Cristo giungano a tutti gli uomini e siano da essi accolte come messaggio di speranza, di salvezza, di liberazione totale. (...) Il nuovo Successore di Pietro nella Sede di Roma eleva oggi una fervente, umile, fiduciosa preghiera: "O Cristo! Fa' che io possa diventare ed essere servitore della Tua unica potestà! Servitore della Tua dolce potestà! Servitore della Tua potestà che non conosce il tramonto! Fa' che io possa essere un servo! Anzi, servo dei Tuoi servi"".

Ho letto queste parole di dodici anni fa perché esse stanno assumendo - direi - una nuova attualità nell' anno in corso. Allora, se ben ricordo, era possibile vedere la trasmissione televisiva dell'inaugurazione del pontificato anche in Polonia, e come mi avevano informato, essa aveva riunito intorno ai televisori un gran numero di miei connazionali.

Oggi queste parole rimangono attuali. Ora, dopo gli eventi del 1989, quasi ancora alle soglie della nuova vita in Polonia, una vita indipendente e democratica, quelle parole sono di nuovo attuali come quella preghiera diretta a tutti gli uomini ed in particolare a tutti i miei connazionali. Raccomandiamo alla Madre Santissima la nostra Patria e tutte quelle cose per le quali il Papa ha pregato dodici anni fa, per tutti gli uomini ed in particolare per la Polonia.

(Traduzione dal polacco)

Data: 1990-10-22

Lunedi 22 Ottobre 1990

Alle partecipanti al IV Congresso generale delle sorelle Mariane di Schönstatt - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Impedire che vengano costruiti nuovi muri spirituali

Care sorelle Mariane di Schönstatt.

Avete voluto concludere il vostro IV Congresso generale con un pellegrinaggio a Roma, per visitare la tomba del principe degli apostoli e per testimoniare nuovamente la vostra fedeltà al successore di san Pietro. Vi rivolgo di cuore il mio benvenuto. Mi rende particolarmente lieto il fatto che tra voi, nella vostra grande comunità, per la prima volta vi siano anche sorelle della Polonia, della Cecoslovacchia e della parte Est della Germania unita.

Con la vostra fede, esposte alla limitazione della libertà e in parte alla persecuzione, avete dovuto in certo qual modo fare esperienza giorno per giorno del regime di guerra. Di conseguenza il vostro coraggio nel periodo della supremazia dell'ateismo di Stato potrà portare frutti al lavoro missionario dell'intera comunità.

Voi rappresentate tutte le province e così rappresentate anche un'eloquente testimonianza del vostro servizio internazionale al regno di Dio.

perciò dovete anche essere consapevoli che una evangelizzazione della comunità nella quale vivete e lavorate, può avvenire solo attraverso le persone. Il mondo può solo così continuare ad essere cristiano, se siamo pronti a plasmare dall'interno società e cultura. Voi potete mostrare all'uomo che al di là dei valori materiali c'è altro che rende veramente felice la vita. I muri in Europa sono si crollati, ma dobbiamo evitare che nuovi muri spirituali in Europa e nel mondo vengano costruiti. Ma ciò richiede la vostra disponibilità alla corresponsabilità nella Chiesa, anche secondo le idee della missione mariana del vostro fondatore Padre Josef Kenntenich.

Ieri avete inaugurato festosamente il primo luogo santo di Schönstatt sul territorio romano; esso ha preso il nome di "Co Ecclesiae". Con ciò volete testimoniare, che la Madre di Dio è il cuore della Chiesa e opera come cuore della Chiesa. La Madre della Chiesa vuole mettere in risalto il potere dell'amore, vuole operare come educatrice e formare in questo modo l'uomo nuovo e la nuova comunità.

Con una salda fedeltà alla Chiesa il vostro fondatore aveva testimoniato la sua ubbidienza. L'espressione "Dilexit Ecclesiae", che contrassegno la sua vita, il suo amore e la sua ubbidienza, fu voluta da lui anche come epigrafe sulla sua pietra tombale. Questa espressione è valsa come testamento per i membri dell'Istituto. Voi, oggi, avete fatto vostro il "dilexit Ecclesiae" del fondatore e volete come lui impegnarvi per la Chiesa. Fate questo nel vincolo e nel comportamento mariano, che lo distinse e che egli impresse all'Istituto Venticinque anni fa il fondatore testimonio davanti al successore di san Pietro la sua fedeltà. Egli promise con la sua fondazione di cooperare a far fruttificare gli Istituti secolari per la Chiesa. L'Istituto delle sorelle Mariane di Schönstatt è il più vecchio e il più grande dei sei Istituti secolari, e contemporaneamente quello portante ed è considerato come anima dell'opera di Schönstatt. Con la sua differente forma di vita dovete essere anello di congiunzione fra gli ordini religiosi e i laici nel mondo. Con la vostra promessa di fedeltà vi rinnovate nel servizio a Maria e vi impegnate di nuovo al "dilexit Ecclesiae" del fondatore.

Per la realizzazione, quotidiana ma sempre nuova, dei vostri obiettivi e con l'assicurazione che preghero per il vostro compito, volto a compiere la missione post-conciliare della Chiesa, imparto di cuore su di voi e su tutti i membri dell'opera di Schönstatt la mia benedizione apostolica.

Data: 1990-10-23

Martedi 23 Ottobre 1990

All'inaugurazione della Mostra Ignaziana nella Biblioteca Vaticana - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Essere "uomini di Chiesa" come i discepoli intorno a Pietro

Signori cardinali, venerati fratelli, signore e signori.


GPII 1990 Insegnamenti - Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)