GPII 1990 Insegnamenti - Alla Conferenza internazionale su "La mente umana" - Città del Vaticano (Roma)

Alla Conferenza internazionale su "La mente umana" - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: L'amore elemento di sintesi tra mente umana e vita sociale




1. Questo incontro, illustri signori, in occasione della V Conferenza Internazionale, promossa dal Pontificio Consiglio della pastorale per gli operatori sanitari su "La mente umana", è per me gradita e preziosa occasione per esprimere e ribadire la viva attenzione con cui la Chiesa segue i problemi della sanità e della salute.

A voi, pertanto, va il mio plauso e incoraggiamento, a voi - dico - scienziati, medici, ricercatori, studiosi e pastori d'anime, che con appassionato impegno vi dedicate allo studio del nobilissimo e profondissimo tema della mente umana, nella quale la fede, illuminando le motivazioni razionali, ci aiuta a scorgere una delle più alte conferme dell'origine divina dell'uomo. E' infatti per voi motivo di fierezza, e per noi tutti di ammirazione, evocare le grandi e ardite conquiste, realizzate in questo secolo, nella progressiva conoscenza della psiche umana. Il campo sconfinato delle neuroscienze - dalla neurobiologia alla neurochimica, dalla psicosomatica alla psiconeuro-endocrinologia - offre alla ricerca la possibilità di avvicinarsi in modo particolarmente penetrante alla soglia del mistero stesso dell'uomo. Un mistero che sant'Agostino esprimeva mirabilmente con le note parole: "Factus sum mihimetipsi quaestio; Sono diventato io stesso un grande problema per me" ("Soliloquia", II, 34.).


2. Proprio considerando l'inarrivabile grandezza della mente umana il salmista prega così: "Se guardo, o Dio, il tuo cielo, opera delle tue mani, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è l'uomo, perché te ne ricordi, e il figlio dell'uomo perché te ne curi? Eppure, lo hai fatto poco meno degli angeli; di gloria e di onore lo hai coronato; gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi" (Ps 8,4-7).

Per questo, costante e coerente è la linea del pensiero cristiano nell'associare strettamente l'altezza della mente umana a uno speciale intervento divino. "Dio, nostro Creatore e Padre - spiega Lattanzio ("De Opificio Dei", I, 1-2) - ha dato all'uomo la coscienza e l'intelligenza, affinché fosse da ciò manifesto che noi siamo generati da lui, che è intelligenza, coscienza e ragione".

Del resto, non è forse vero che l'uomo proprio grazie alla potenza della sua mente arriva a Dio? Varcando i limiti dell'universo, egli non solo giunge con sicurezza a Dio, ma può anche entrare in comunione con lui nella preghiera, la quale - secondo la bella espressione di san Giovanni Damasceno ("De fide orthodoxa", III, 24) - è appunto "ascensus mentis in Deum": "una risalita della mente a Dio".

Ancora: per la sua somiglianza con Dio, l'uomo - afferma il Concilio Vaticano II - "è la sola creatura del mondo visibile che Dio abbia voluto per se stessa", così che "tutto quanto esiste sulla terra deve essere riferito all'uomo, come a suo centro e a suo vertice" (GS 24 GS 12). Pertanto, la piena affermazione della mente dell'uomo, delle sue funzioni e capacità sta nel suo diritto-dovere di dominare il creato e se stessa secondo le finalità volute dal Creatore (cfr. Gn 1,28). E' la mente dunque che, mentre è in grado di raggiungere Dio, è al tempo stesso "padrona" del creato: sono, queste, due attribuzioni di valore incomparabile, tali da collocarla sopra tutte le altre realtà create dell'universo visibile.


3. Orbene, le neuroscienze, che sono, illustri professori, il campo eletto delle vostre dotte ricerche, le quali quotidianamente - si può ben dire - aprono nuovi orizzonti, non possono prescindere da questi essenziali e irrinunciabili postulati. In altre parole, per studiare la mente non si potrà mai trascurare l'intera verità sull'uomo, nella sua compatta unità di essere fisico e spirituale; pur muovendosi su base sperimentale la vostra ricerca non potrà ignorare questa seconda e qualificante dimensione. Il tentativo di spiegare il pensare e il volere libero dell'uomo in chiave meccanicistica e materialistica porta inevitabilmente alla negazione della persona e della sua dignità, con conseguenze che hanno gettato gravi e tragiche ombre sulla storia umana del passato e anche del nostro tempo.

Oggi si parla di "intelligenza artificiale" alludendo alle straordinarie possibilità dei "cervelli elettronici". Conviene tuttavia sempre ricordare che nella base dell'informatica e della cibernetica sta il dato superiore dell'intelligenza umana che, proprio per il suo carattere spirituale e per la conseguente sua irriducibilità ai soli fenomeni fisico-chimici, nel comprendere liberamente giudica, nel capire può anche scegliere, nel conoscere intravede il suo destino ultimo.

Scrive in proposito sant'Agostino ("De Civitate Dei", XXII, 24: "Dio ha dato all'anima umana la mente; in essa la ragione e l'intelligenza sono quasi addormentate nel bimbo, come se addirittura non esistessero; col crescere dell'età devono poi svegliarsi e svilupparsi, perché la mente sia capace di acquistare la scienza e la dottrina, abile a percepire la verità e ad amare il bene").

Ma per la retta maturazione e l'armonico sviluppo della mente umana e, quindi, per la piena salute mentale del soggetto, hanno grande importanza anche le relazioni sociali. Ora, elemento mediatore di una positiva sintesi tra mente e vita sociale è l'amore. Senza amore l'intelligenza umana è sterile e fredda e finisce inevitabilmente per inaridirsi. "La stessa fede - al dire dell'apostolo Paolo - diventa operante mediante l'amore (Ga 5,7).

Il dialogo interdisciplinare ad altissimo livello, lo scambio di conoscenze e di esperienze, le costruttive ipotesi che avete formulato nel corso di questa Conferenza così rappresentativa delle diverse scienze che affrontano lo studio della mente umana, non mancheranno di favorire una maggiore sensibilità, individuale e sociale, nei confronti della vasta e complessa problematica legata a questo tema.

Con l'apporto convergente della moderna farmacologia, della medicina, della psicologia e della psichiatria si sono, peraltro, messe a punto terapie dai risultati lusinghieri e di sempre più vasta applicazione. Anche per i problemi legati al diffuso prolungamento della vita si sono realizzate in questi anni, a sostegno dell'efficienza della mente umana, conquiste farmacologiche e psicoterapeutiche di grande rilevanza.

Questo encomiabile sforzo della scienza produrrà frutti tanto maggiori quanto più vivo sarà il convincimento che l'origine divina dell'uomo fa dell'intera famiglia umana una comunità di fratelli per il vincolo di un amore reciproco. Innumerevoli sono le prove, rigorosamente convalidate dalla scienza, del singolare aiuto che l'amore può offrire, in sede preventiva e terapeutica, per il superamento di non pochi disturbi mentali, causati sovente da una disordinata organizzazione della propria vita e del rapporto, errato o carente, instaurato con gli altri.


4. Di fronte alle malattie mentali le varie culture in passato, e talvolta anche oggi, hanno spesso reagito negativamente, portando all'isolamento del malato di mente e alla sua emarginazione. E', questo, un dramma dolorosamente avvertito soprattutto da coloro che, consapevoli della propria infermità o inermi spettatori del suo aggravarsi, sperimentano una solitudine resa più amara dall'imperante cultura dell'efficienza e da una mentalità che, negando ogni valore alla sofferenza, carica talvolta sul malato di mente anche il peso della derisione e del disprezzo. E come dimenticare le sempre più vaste fasce di persone che, a motivo dell'accresciuta longevità, vedono assimilata la loro condizione di effettiva debolezza e di minore vivacità intellettiva a quella dei malati o dei seminfermi di mente? Deve essere chiaro, innanzitutto, che per se stessi, per la società e, in maniera particolare, per la Chiesa, i malati di mente sono infermi al pari di chi è colpito da qualsiasi altra malattia. Gli anziani, poi, pur restando vero che "senectus ipsa morbus", possiedono capacità e doti e residue energie, frutto anche della loro esperienza, che costituiscono un'autentica ricchezza per le categorie sociali più giovani.


5. Passando ora alla considerazione delle doverose forme di attività assistenziale, desidero sottolineare l'urgenza di una forte azione preventiva. La stessa scienza medica riconosce uno strettissimo rapporto, ad esempio, tra il manifestarsi o l'aggravarsi di alcune patologie e turbe mentali e la odierna crisi di valori. Ne è conferma - per citare un caso - l'interdipendenza tra l'Aids, la tossicodipendenza e l'uso disordinato della sessualità. Come tacere della continua aggressione alla serenità e all'equilibrio mentale, costituita da modelli sociali che portano alla strumentalizzazione dell'uomo e a pericolosi condizionamenti della sua libertà? Inoltre, non poche malattie mentali sono spesso indotte - e su vasta scala, come dimostrano dati statistici inconfutabili - da antiche e non ancora superate condizioni di miseria, di denutrizione, di carenza igienico-sanitaria, di degrado ambientale, ecc. E, purtroppo, allorché la consapevolezza di queste insostenibili situazioni s'è fatta viva, mancano le strutture e il personale per avviare l'idonea prevenzione, e l'efficace terapia, per affrontare insomma un'assistenza quale conviene alla dignità della persona umana.


6. Il mio più accorato appello va, pertanto, ai pubblici poteri, agli scienziati, ai ricercatori, ai sociologi, a tutti gli uomini di buona volontà, affinché si impegnino con azione convergente a meglio conoscere la vastità e la complessità del problema dei malati di mente, per predisporre poi, anche mediante i provvedimenti legislativi, strumenti efficaci di intervento nel pieno rispetto dell'integrità e della dignità del malato.

La Chiesa, che a tutti i sofferenti guarda con eguale intenzione e amorevole sollecitudine, invita a privilegiare nell'assistenza coloro che, per particolari infermità, conoscono il maggiore rischio di emarginazione e di isolamento. Un tale invito la Chiesa rivolge, in modo particolare, agli Ordini e alle Congregazioni religiose, maschili e femminili, che per carisma istituzionale assistono i malati di mente, soprattutto quelli gravi. Mentre rende loro atto e li ringrazia per il grande bene operato in questo settore, li esorta a perseverare con rinnovato slancio in tale delicato e nobilissimo servizio. Pari apprezzamento e sollecitudine la Chiesa esprime ai sacerdoti che si dedicano a questo apostolato, alle Associazioni, ai Gruppi di volontariato, ai Movimenti ecclesiali e a quanti, facendo una scelta veramente cristiana, si assumono questo meritevole impegno. Operatori sanitari, medici, infermieri, personale volontario possono sentire e vivere questo arduo servizio quale occasione privilegiata per esaltare, attraverso la medicina, la grandezza della loro professione e missione. Una speciale parola di stima e di affetto rivolgo a quelle famiglie che, messe a dura prova dall'infermità mentale di un proprio congiunto, accettano di assisterlo con amore, vivendo in umile discrezione, ma con eccezionale forza d'animo, tale dolorosa condizione. La Vergine santissima trasformi questo prezioso tipo di solidarietà in dono per tutta la Chiesa e per l'umanità. L'amore cristiano, testimoniato mediante il servizio a chi soffre nel corpo e nello spirito, avvicina a Cristo Gesù che, incarnandosi, ha scelto la condizione di schiavo, di emarginato e di disprezzato (cfr. Ph 2,7).


7. Se la sofferenza è mistero, lo è in modo speciale quando essa colpisce le più nobili facoltà dell'uomo e soprattutto la sua mente. Nell'inchinarci davanti a questo mistero, siamo chiamati a coglierne la lezione di vita che ci porta a far del bene con la sofferenza ed a far del bene a chi soffre ("Salvifici Doloris", 30). Ogni infermità, direttamente o indirettamente, aggredisce la mente umana che è il centro del sentire e dell'intendere della persona.

Illustri signori, consentitemi di rivolgermi in questo momento con affetto vivissimo a quanti, per menomazioni fisiche, per l'età avanzata, per la condizione di malati terminali, conoscono molteplici esperienze che debilitano, anche in maniera gravissima, le loro facoltà mentali. Auspico che il vostro studio e la vostra ricerca su questa nobilissima parte dell'uomo abbiano sempre di mira la persona nella sua integralità, poiché nulla di essa può essere interamente salvato, se l'obiettivo non è la totalità del suo essere.

Con questo augurio invoco di cuore su voi tutti l'aiuto del Signore onnipotente, mentre vi invito a riguardare l'esperienza vissuta in questi giorni come positiva e incoraggiante occasione per rinsaldare i vostri reciproci rapporti, per coordinare i vostri contributi, per unire le vostre forze nel servizio all'uomo che soffre.

La Vergine santissima, "sedes sapientiae" e "salus infirmorum" accompagni sempre il vostro quotidiano lavoro, sul quale, per sua intercessione, imploro l'effusione dei celesti favori.

Data: 1990-11-17

Sabato 17 Novembre 1990

Messaggio per il V centenario di evangelizzazione dell'Angola

Titolo: Il popolo angolano ha diritto di trovare la pace che merita

Venerabili fratelli nell'episcopato.

Con sentimenti di profonda gioia e gratitudine desidero unirmi a tutto il popolo dell'Angola, specialmente a tutti i cattolici di questa amata Nazione africana, in occasione delle celebrazioni del V centenario della prima evangelizzazione dell'Angola, fissate per il prossimo 18 novembre.

La divina Provvidenza ha voluto che queste commemorazioni coincidessero con avvenimenti di particolare significato tanto per la storia della Chiesa nel vostro Paese, quanto per tutta la Nazione che, nel contesto universale dei popoli, si prepara anch'essa all'avvento del terzo millennio dell'èra cristiana. Da un lato, pertanto, la mia gioia e il mio ringraziamento sono rivolti alla crescita della fede per l'espansione dell'evangelizzazione nella vostra terra. Per questo è valido l'invito dell'apostolo Paolo: "Camminate dunque nel Signore Gesù Cristo, come l'avete ricevuto, ben radicati e fondati in lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato" (Col 2,6-7).

D'altro lato, con lo sguardo già rivolto a questa fine di secolo, la commemorazione del V centenario dell'evangelizzazione dell'Angola deve esprimere la preparazione di un popolo "ben disposto" (Lc 1,17) davanti alle sfide di un tempo nuovo. Tempo di rispetto della dignità di ognuno e tempo di unità; tempo di dialogo solidale e di rispetto reciproco; tempo di progresso di tutte le culture con spirito umano e fraterno. Per tutto questo faccio voti ferventi, affinché il popolo angolano trovi la pace che merita e alla quale ha diritto.

So bene che non è facile riuscire a far si che la convivenza umana si ispiri all'amore e non all'odio o all'indifferenza, ma è necessario convincerci che non ci sarà pace fra gli uomini se non ci sarà, allo stesso tempo, la pace dei cuori a illuminare la ristrettezza della mente umana e a spegnere l'egoismo e le invidie reciproche.

Allo stesso tempo, noi cristiani abbiamo un debito di amore accettato liberamente con la chiamata della grazia divina: nonostante la nostra fragilità, sforziamoci per far diventare il mondo più unito e più fraterno, praticando la giustizia, rendendola più grande attraverso la grazia della carità, per permettere che tutti gli uomini conoscano e amino il Dio unico e vero.

Ma per questo, desidero ricordare a tutti gli uomini di buona volontà di questa amata terra di Angola che siete voi gli artefici di questa pace; siete voi i costruttori di un futuro felice per le vostre famiglie e per il progresso umano e spirituale, in armonia con le tradizioni socio-culturali che già formano secoli di storia.

Chiedo, per questo, a Dio onnipotente che mandi la sua luce affinché illumini tutti e tutti si lascino illuminare da essa, disposti a formare un popolo unito sotto lo sguardo del Creatore. Con l'intercessione della nostra Madre celeste, la Regina della pace, invoco per tutti i miei fratelli nell'episcopato e per le loro diocesi, nelle quali sono compresi i sacerdoti, i religiosi e le religiose insieme con tutto il popolo dei fedeli, la protezione dell'Altissimo e vi concedo con grande piacere la mia particolare benedizione apostolica.

Dal Vaticano, 18 novembre 1990, dodicesimo di Pontificato.

Data: 1990-11-18

Domenica 18 Novembre 1990

All'Angelus - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Il Signore conceda la pace a tutti i popoli del Medio Oriente

Carissimi fratelli e sorelle.

Oggi desidero invitarvi ad elevare con me una preghiera al Signore, affinché conceda il dono della pace a tutti i popoli del Medio Oriente. Alcuni di essi portano da anni un pesante fardello di sofferenze e di ingiustizie, di fronte alle quali nessuno può restare indifferente. In quella regione, molte giovani generazioni non conoscono ancora il bene fondamentale della pace: finora hanno potuto solamente sperimentare la violenza, con le sue penose conseguenze di dolore, di incertezza e di paura.

Il mio pensiero va, in primo luogo, alla Terra Santa, così cara al cuore di ogni cristiano. Chiediamo insieme al Signore di ispirare a quanti hanno responsabilità un'autentica volontà di pace, così che - con l'aiuto della comunità internazionale - il popolo palestinese e il popolo israeliano possano conseguire la giustizia e la sicurezza a cui aspirano.

La nostra solidarietà si rivolge poi alle popolazioni del Libano, ancora recentemente provate dalla guerra e che chiedono di poter vivere in un Paese finalmente pacificato, libero e sovrano. Iddio esaudisca tali voti e illumini i responsabili delle nazioni, affinché vogliano favorire un ordine internazionale in cui ogni popolo si senta rispettato e possa contribuire al progresso dell'unica famiglia umana! Anche la situazione del Golfo Persico continua a essere motivo di grave preoccupazione e angoscia. Dio misericordioso dia luce e forza a chi è chiamato a rispettare i principi etici, che debbono essere alla base delle relazioni fra gli Stati, e conceda all'umanità di non conoscere gli orrori di un nuovo conflitto! Il Signore ispiri in tutti la convinzione della necessità di ricercare sinceramente un dialogo onesto e aperto! La pace è un bene di tutti e ogni uomo di buona volontà deve sentirsi impegnato a conservarla, là dove essa è minacciata.

Desidero infine fare appello alla sensibilità umana di coloro che sono in grado di porre termine, al più presto, alle sofferenze di chi è stato colpito dalla crisi e dalle misure che l'hanno seguita. E' un appello in favore di quelle popolazioni civili, soprattutto dei bambini e degli ammalati, come pure delle persone coinvolte loro malgrado nella dolorosa vicenda e colà ingiustamente trattenute.

Affidiamo fiduciosi queste nostre intenzioni alla Vergine santissima, Madre della misericordia e Regina della pace.

La Giornata delle Migrazioni e la Giornata delle Claustrali Per iniziativa della Conferenza episcopale Italiana, si celebra oggi la "Giornata Nazionale delle Migrazioni", che ha per tema: "Vangelo, messaggio senza frontiere". Vi invito a unirvi con me nella preghiera per la soluzione dei numerosi problemi spirituali e sociali, nei quali si dibattono gli emigranti, che vivono il dramma della lontananza dalla propria patria e dai propri familiari.

Adoperiamoci tutti perché essi abbiano a ritrovare nei luoghi di immigrazione quel senso concreto di solidarietà che il Vangelo esige. Ogni uomo di qualunque nazione, lingua e religione sia accolto come fratello e rispettato nella sua dignità di persona umana.

Desidero ancora ricordare che mercoledi prossimo, 21 novembre, sarà celebrata la "Giornata per le Claustrali". Confortiamo con la nostra preghiera queste anime generose, le quali nel silenzio e nella contemplazione orante danno gloria a Dio e impetrano la salvezza di tutti gli uomini.

Data: 1990-11-18

Domenica 18 Novembre 1990

Alla parrocchia di S. Maria in Domnica - Navicella (Roma)

Titolo: Dedizione totale, coraggio e impegno fino alla venuta del Regno

(Ai bambini e alle suore:) Sono molto lieto di trovarmi dopo tanti anni in questa chiesa di Santo Stefano Rotondo perché l'ho sempre amata sin da quando ero giovane, un po' meno giovane di questi ragazzi, ma sempre giovane. Mi rallegro che in questa chiesa posso incontrare le anime consacrate, le suore, le religiose di diverse famiglie che qui rappresentano il loro carisma, la loro vocazione ad essere un segno del regno dei cieli sulla terra. Pur essendo segno del regno dei cieli, loro sono molto vicine alla terra, ai problemi della terra, alle vicende umane, alla sofferenza umana e sono molto vicine alle famiglie e ai bambini.

Mi rallegro di trovare qui anche i bambini della scuola dell'asilo, del periodo pre-scolastico. Ho ascoltato buoni oratori e ho imparato anche qualche cosa. Per esempio mi hanno detto che vedono spesso il Papa in televisione. Io devo dire che lo vedo molto poco. Ma questo mi dà già qualche consolazione. Se voi lo vedete, questo mi basta. Io ne sono dispensato.

Ho sentito una cosa che mi piaceva molto e cioè che i bambini si impegnano molto in diverse materie scolastiche e anche nella catechesi. Questo "anche" mi piace e deve essere un "anche" sottolineato due volte. Ci vuole impegno nella catechesi, per accettare la parola di Dio, per accettare tutto quello che vi prepara a una vita cristiana sempre più matura, che vi prepara alla vita con Gesù e in Gesù Cristo, e alla partecipazione della vita di Dio stesso. E' ciò che Gesù ci porta. Egli ci porta tanti insegnamenti, tanti orientamenti, tanti consigli, raccomandazioni per un buon cammino della vita umana. Ma ci porta di più, ci porta una partecipazione alla vita della santissima Trinità. E' una cosa che supera le nostre umane intelligenze, ma che comprendiamo, accettando Cristo sacramentalmente. Nell'Eucaristia entriamo in questa realtà soprannaturale. Sono infine lieto di trovare qui, insieme con i bambini, anche i loro genitori, come anche le altre persone delle loro famiglie, gli insegnanti e le maestre. Saluto tutti di cuore e tutti ringrazio per quello che fanno per la formazione dei bambini e per la loro preparazione a una vita matura dal punto di vista umano e cristiano. Insieme con il card. vicario, con il vescovo ausiliare per il Settore Centro e con il vostro parroco ringraziamo tutti per questo incontro e offriamo una benedizione affidandoci per tutti i nostri impegni, per tutto il nostro ministero petrino, alla vostra preghiera, delle suore, dei bambini, dei genitori e degli altri che li accompagnano.

(Alla popolazione del quartiere:) Nel nome di Gesù Cristo voglio salutare tutti i presenti e tutti coloro che appartengono a questa comunità parrocchiale. Ammiro questa Navicella che dà il nome a questa parte di Roma, a questo luogo e alla chiesa. E' un luogo abitato dalle persone. Vorrei raggiungere con questo augurio e con questa benedizione ogni persona che vive qui, che vive nel mondo, che vive a Roma e che vive nella Chiesa.

Vivere nella Chiesa vuol dire vivere la vita che ci ha lasciato Gesù Cristo, è la vita sua quella della Chiesa e, attraverso la Chiesa, ciascuno di noi vi partecipa, ascoltando la parola di Dio, il Vangelo. Ma vi partecipa soprattutto ricevendo i sacramenti. Sapete che il sacramento più grande, quello che fa entrare nel mistero pasquale di Gesù, è l'Eucaristia. Io auguro a tutti, carissimi fratelli e sorelle, una partecipazione a questa vita di Gesù Cristo che è sempre una vita nuova. Gesù Cristo non è ieri o duemila anni fa, Gesù Cristo è oggi e sarà così fino agli ultimi tempi di questo mondo. La nostra vita e il nostro futuro sono nelle mani di Dio. Passa il mondo, ma Dio rimane, è eterno. lui e suo Figlio Gesù Cristo ci invitano ad entrare nella loro vita, nella loro vita divina.

Questo è il nostro futuro, a questo è chiamato l'uomo, ogni persona umana.

(L'omelia:) "Bene, servo buono e fedele..., prendi parte alla gioia del tuo padrone" (Mt 25,23).


1. Carissimi fratelli e sorelle della parrocchia di Santa Maria in Domnica, la parola di Dio, che ascoltiamo in queste ultime domeniche dell'anno liturgico, ci proietta verso il termine della storia umana, quando cioè il Signore Gesù tornerà "per giudicare i vivi e i morti" e introdurrà nella gioia definitiva i discepoli che lo hanno servito fedelmente.

Verso questo traguardo ciascun credente è invitato a camminare, nella luce della fede e con il sostegno della speranza, attendendo con fiducia e preparando con impegno i cieli nuovi e la nuova terra, in cui avrà stabile dimora la giustizia (cfr. 2P 3,13). Un'attesa, fondata sulla promessa certa del Signore, che va vissuta nella "vigilanza" e nella laboriosità.

Il regno di Dio, nel quale crediamo e speriamo con amore di figli, pur realizzandosi in maniera piena "domani", va pero preparato "oggi", cioè qui e ora.

Per questo occorre vivere e operare nella fedeltà alla parola di Dio, che non inganna e non viene mai meno; occorre, come ricorda san Paolo ai Tessalonicesi, rimanere "svegli", sempre pronti a rendere conto al Signore dei doni ricevuti e delle opere compiute per la realizzazione del suo progetto di salvezza; occorre essere "laboriosi", al pari della donna perfetta, di cui parla il libro dei Proverbi nella prima lettura di questa liturgia.

Non è, pertanto, lecito a chi crede e spera incrociare le braccia in una sorta di attesa passiva del ritorno del Signore, aspettandosi tutto dall'azione di Dio, in maniera sterilmente rassegnata. Occorre piuttosto porsi generosamente al servizio del Regno mettendo ciascuno a profitto i doni ricevuti con sapiente creatività.

La venuta definitiva del Regno è, infatti, legata a una dedizione totale, a un coraggio capace di far fronte a tutte le sfide, a un impegno di amore a tutto campo, che sia in grado di rispondere alla fiducia che il Signore ha riposto in ognuno dei suoi servi e collaboratori, come pure alle innumerevoli istanze di verità, di giustizia e di pace che salgono dal cuore dell'uomo.


2. Cari fratelli e sorelle, raccogliete questo impegnativo messaggio che vi giunge oggi dal Signore attraverso la Parola che è stata ora proclamata. E con voi lo faccia proprio tutta la Chiesa di Roma, che sta vivendo la promettente stagione del Sinodo pastorale diocesano. Tale evento - come ho avuto più volte occasione di rilevare - vuole risvegliare e approfondire nell'intera comunità ecclesiale e in ciascuno dei suoi membri la consapevolezza e la responsabilità a tutti richieste di costruire e approfondire la comunione e di impegnarsi per la missione. E' questa la "nuova evangelizzazione" che il vescovo di Roma chiede a tutta la Chiesa, e particolarmente alla sua diocesi.

A voi, cari fedeli di Roma, il Signore ha donato molti e preziosi talenti non solo sotto il profilo umano e culturale, ma anche e soprattutto sotto quello spirituale e soprannaturale. Lo dice anzitutto la vostra memoria storica.

Quanti grandi santi hanno qui dimorato o sono passati, lasciando tracce durature del loro genio e della loro carità! Quanti semplici fedeli, quali servi buoni e fedeli, hanno speso i loro talenti per edificare il regno di Dio, nel nascondimento e nella generosa dedizione al Padre e ai fratelli! Lo conferma ancora oggi la ricchezza dei carismi che lo Spirito continua a suscitare, la molteplicità e varietà di iniziative comunitarie che arricchiscono il tessuto spirituale e sociale di questa comunità.


3. E' necessario che tutto ciò sia potenziato e arricchito, sviluppato e accresciuto sempre di più. La comunione e la missione nella Chiesa e della Chiesa non sopportano pigrizie, passività e inerzia; non sono conciliabili con una certa religiosità fatta di timore servile nei confronti di un Dio che si è rivelato come Padre; non si realizzano rinchiudendosi nel privato o rifuggendo dalle responsabilità legate a una professione coerente della fede e a un impegno coraggioso di testimonianza e di servizio per l'avvento del regno di Dio.

Una comunità, come quella di Roma, chiamata a diventare sempre più partecipe della missione evangelizzatrice del suo vescovo, deve essere e mostrarsi a tutti, e specialmente a quanti "sono fuori" (cfr. 1Co 5,12), come famiglia di Dio, unita strettamente a Cristo; intimamente collegata e docile all'insegnamento del suo Pastore, che in seno ad essa rende presente Cristo, capo e guida del gregge affidatogli dalla Provvidenza. Deve essere ancora una comunità nella quale tutti, presbiteri, diaconi, religiosi e laici si sentano corresponsabili della vita e della missione della Chiesa.

Deve essere, infine, un popolo nel quale ciascuno accoglie con gioia e gratitudine i talenti naturali e i carismi dello Spirito, spendendoli a vantaggio di tutti e orientandoli al servizio del regno di Dio, in attesa della venuta del Signore, quand'egli tornerà a dare il meritato premio a coloro che avranno così vissuto e agito.


4. Con questi pensieri e auspici, unitamente al card. vicario, Ugo Poletti, e al vescovo ausiliare del Settore Centro, mons. Filippo Giannini, saluto tutti voi, cari fedeli, appartenenti a questa circoscrizione parrocchiale. Saluto, in particolare, il parroco, don Vincenzo Zinno, e gli altri sacerdoti, che lo aiutano nel ministero pastorale. Desidero pure esprimere il mio apprezzamento alle comunità religiose che operano in questa zona: le Suore Domenicane di san Sisto, quelle della Famiglia "Corde Jesus", e della Carità di Santa Giovanna Antida, le Passioniste di san Paolo della Croce, le Missionarie della Carità e quelle della Piccola Compagnia di Maria, le Missionarie del Sacro Costato e la Communauté du Chemin Neuf. Saluto, altresi, tutti i religiosi che hanno la propria sede nel territorio della parrocchia.

Esprimo ancora il mio compiacimento per i gruppi dei laici che collaborano nelle diverse iniziative di apostolato: le Dame di Carità; i gruppi dei Volontari, che fanno parte della squadra volante della fraternità; i membri del Consiglio parrocchiale e il gruppo dei catechisti che preparano i bambini alla prima Comunione e alla Cresima. Un saluto particolare rivolgo, infine, alle autorità militari del vicino Ospedale Celio, che si dimostrano molto sensibili alle necessità della parrocchia, stabilendo forme di aiuto reciproco.

A tutti coloro che si prodigano per diffondere il Vangelo vanno il mio animo riconoscente e la mia esortazione a ben continuare nell'opera in cui sono impegnati. Vi assista e vi protegga la Vergine Santa, Patrona della vostra parrocchia.


5. "Beato chi cammina nelle vie del Signore". La liturgia odierna ci ha indicato le vie del Signore per "camminare insieme", come servi buoni e fedeli, vigilanti e operosi, nel pellegrinaggio terreno, verso l'incontro definitivo con lui.

Se camminerete così, sarà dato anche a ciascuno di voi di ascoltare alla fine le parole consolanti del Maestro: "prendi parte alla gioia del tuo padrone".

Amen! (Al Consiglio Pastorale:) Devo dire subito che tutti abbiamo diversi carismi, come ha insegnato san Paolo ai primi cristiani, e questo si riproduce nella Chiesa in ogni epoca.

Incontrandovi io vedo in voi anche i diversi carismi. I carismi personali, come tutti i carismi autentici, devono collaborare per il bene comune della comunità, della parrocchia.

Il Consiglio pastorale è un'espressione perfetta, adeguata in questa dottrina Paolina dei carismi e ho capito, seguendo le parole del vostro rappresentante, che questo non è solamente un Consiglio nato per dare consigli, per trattare i problemi della parrocchia, ma è un gruppo di animatori che cerca di animare la vita parrocchiale in diversi ambienti, con diversi compiti e con diversi ministeri, soprattutto con il ministero catechetico, con la catechesi.

Ma ci sono anche altri ministeri molto preziosi nella Chiesa. Il ministero caritativo e il ministero della preghiera che è un grande servizio perché porta con sé un'animazione della vita cristiana della comunità.

Io vi ringrazio per tutto questo. Ringrazio il Signore e lo Spirito Santo per i vostri carismi che vanno d'accordo con il carisma del vostro parroco don Vincenzo. Vi auguro di portare avanti questa comunione di carismi per il bene comune della vostra parrocchia, per il suo sviluppo, per il suo perfezionamento.

E' una parrocchia che ha una grande tradizione, si trova nella vecchia Roma e porta con sé il peso, ma anche il carisma di tanti secoli di vita cristiana, di testimonianza cristiana fatta anche di martirio. Bisogna portare avanti questa grande verità.

(Ai fidanzati e ai giovani sposi:) Vorrei dire che non sempre avviene questo incontro, non dappertutto il Papa incontra i fidanzati. E' un incontro molto importante per un'iniziativa pastorale molto importante, centrale perché voi vi incontrate qui soprattutto per prepararvi al sacramento del Matrimonio di cui san Paolo dice che è un grande sacramento, in qualche senso il sacramento primordiale, istituito dal Creatore quasi nel momento della creazione dell'uomo e della donna. Questo sacramento continuerà secondo l'istituzione di Cristo confermato e rinnovato. Esso costituisce il punto di partenza per la famiglia, la famiglia cristiana.

E' una cosa preziosa che voi vi prepariate a questo sacramento non solo ascoltando alcuni temi importanti dal punto di vista della istituzione sacramentale del Matrimonio, dal punto di vista della vita matrimoniale, ma che vi prepariate anche pregando. Questo è più importante, ci vuole questa preparazione perché è una cosa sacra, un sacramento. Tutto quello che tra poco realizzerete nella Chiesa o avete già realizzato con il vostro matrimonio è sacro, un sacramento che ha in sé il sigillo di Dio e ci prepara alla partecipazione della vita divina, alla salvezza di Dio, alla vita eterna.

Il matrimonio è uno stato di vita che rappresenta molti aspetti gioiosi, esaltanti, ma d'altra parte anche aspetti difficili, esigenti. Ciò si nota guardando alla vita contemporanea, alla vita odierna. Ci sono molte crisi in questo campo della realtà umana. Questo spinge la Chiesa, i pastori della Chiesa, a dare più rilievo spirituale al matrimonio e alla futura famiglia. Io penso sempre all'altro sacramento di carattere sociale che costituisce la "società" della Chiesa: il sacramento dell'Ordine. Per questo sacramento siamo preparati attraverso almeno sei anni di seminario. Non sarebbe male che anche per un grande sacramento che porta con sé la responsabilità di genitori, di sposi, di educatori, ci fossero, se non 6, almeno 3 anni di insegnamento ma, non esistono questi seminari sistematici, seminari organizzati per i fidanzati, per i futuri sposi. Si deve supplire a questa mancanza almeno con un'intensa preparazione pastorale nelle parrocchie.

Io vi auguro di prepararvi bene, di approfittare di questa occasione che vi dà la parrocchia e il vostro caro parroco con la sua sensibilità verso la vocazione matrimoniale e familiare dei giovani. Vi auguro di prepararvi bene, vi auguro di accettare i figli, di riceverli con slancio, con entusiasmo, per la vostra vocazione di vita cristiana paragonabile alla vocazione religiosa, sacerdotale. Uno slancio e un entusiasmo per questa vocazione importante, esigente e santa. Vedo anche che c'è una preparazione che si prolunga, perché molti sposi giovani che hanno figli piccoli e già costruiscono una famiglia, tornano a questi incontri. Vuol dire che sentono il bisogno di continuare nello stesso clima, di continuare con le stesse riflessioni, con la stessa preghiera. E questo è giustissimo.

(Al gruppo giovanile:) Ecco delle belle parole: "cammino della fede". Il cammino ci porta sempre l'immagine di una cosa materiale, spaziale, che conduce da un posto a un altro. Si tratta invece di un cammino in senso analogico, di un cammino spirituale. Non si tratta di posti, ma si tratta di progressi, di maturazioni. E' un cammino in senso spirituale, interiore, che trova la sua radice, la sua forza propulsiva nella fede. Nella fede in Gesù Cristo, perché da lui viene la fede, da lui viene la certezza delle cose divine. La certezza di un disegno divino, di un piano di salvezza in cui noi tutti siamo coinvolti e a cui siamo chiamati a partecipare e a progredire.

E' molto importante che voi giovani abbiate trovato questo cammino e che cerchiate di progredire, di maturare. E' una cosa naturale per la vostra età perché è un'età in cui questo progresso psico-fisico e intellettuale si realizza soprattutto attraverso gli studi, attraverso il lavoro. Ma questo progresso non sarebbe pienamente umano e d'accordo con la vostra vocazione divina, se non fosse un progresso nella fede, un progresso radicato nella sequela di Cristo. Questo vuol dire che tutti siamo discepoli, che siamo della famiglia di quei Dodici che Gesù ha chiamato di persona. Apparteniamo alla famiglia dei discepoli di Cristo, questo si deve dire chiaramente. Ciascuno deve dirlo a se stesso. E' una buona scuola, è una scuola perfetta. Una scuola che porta alla pienezza della sapienza, della speranza. Ci sono tante persone, anche giovani, disorientate e senza speranza, senza prospettive. Questa scuola ci porta anche alla pienezza dell'amore. Dio è amore e se lui ci fa avvicinare alla sua persona, alla sua realtà, allora ci fa maturare nell'amore e maturare nella carità.

Vi auguro, carissimi giovani, di continuare questo cammino spirituale con Cristo nella vostra parrocchia.

Data: 1990-11-18

Domenica 18 Novembre 1990


GPII 1990 Insegnamenti - Alla Conferenza internazionale su "La mente umana" - Città del Vaticano (Roma)