
GPII 1990 Insegnamenti - Al Pontificio Consiglio per i laici - Città del Vaticano (Roma)
1. La tredicesima assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici vede per la prima volta la partecipazione di numerosi membri nominati qualche mese fa. Sono felice, in questa occasione, di porgervi il più cordiale benvenuto. Vi ringrazio per aver accettato di aggiungere ai vostri obblighi l'onere rappresentato per voi da questa collaborazione con la Santa Sede. La vostra disponibilità, potete esserne certi, è preziosa, poiché consente al vostro Consiglio di adempiere alla sua missione, restando all'ascolto dei fedeli laici di tutte le parti del mondo e impegnati in tutti i tipi di compito ecclesiale.
2. La vostra assemblea si svolge 25 anni dopo la conclusione del Concilio Vaticano II. Non è inutile sottolinearlo, nel momento in cui meditiamo sulla missione di laici che proprio questo Concilio ha fortemente determinato. Dopo l'esperienza di un quarto di secolo, è opportuno gettare uno sguardo d'insieme sull'opera di questo Concilio. Esso ha espresso in una notevole sintesi la coscienza che la Chiesa ha della sua propria natura e della sua missione; o meglio, esso ha riflettuto la luce che Cristo Redentore dirige sul volto dell'uomo, sulla condizione umana, sulla comunità dei discepoli uniti a Lui in un corpo vivente, pieno dei suoi doni, animato dal suo Spirito. Trovate in questo il sostegno insostituibile di ogni riflessione sulla vita dei fedeli laici nella Chiesa e sulla loro partecipazione alla missione comune affidata dal Redentore a tutti i battezzati.
Ma è chiaro che, venticinque anni dopo il Vaticano II, dobbiamo riprendere incessantemente il cammino dell'evangelizzazione, sotto le molteplici forme che esso deve oggi assumere per essere fedele alla missione che il Signore ha affidato ai suoi discepoli fino alla fine dei tempi e per rivolgerci ai nostri fratelli e sorelle nel modo più giusto e più utile.
Il Decreto Conciliare Ad Gentes ha confermato il bisogno della prima evangelizzazione, nelle vaste zone dell'umanità che essa non ha ancora potuto raggiungere. E, in tante altre regioni, è una nuova evangelizzazione quella che occorre mettere in opera per ravvivare la fede, dare un nuovo dinamismo alla costruzione dell'edificio, avvicinarci all'unità voluta dal Signore tra i suoi discepoli, rispondere alle attese dell'uomo spesso disorientato. Lo dicevo nell'inaugurare il mio ministero di Successore di Pietro e ve lo ripeto oggi: "Il compito fondamentale della Chiesa di tutte le epoche e, in modo particolare, della nostra, è di dirigere lo sguardo dell'uomo, di indirizzare la coscienza e l'esperienza di tutta l'umanità verso il mistero di Cristo, di aiutare tutti gli uomini ad avere familiarità con la profondità della redenzione, che avviene in Cristo Gesù" (RH 10). Sappiate quindi riconoscere le vie lungo le quali i fedeli laici parteciperanno in modo sempre più santo e missionario alla grande opera della Chiesa.
3. Se guardiamo alle numerose associazioni di fedeli che intrattengono rapporti con il Pontificio Consiglio per i Laici, immediatamente scorgiamo la diversità delle vocazioni e dei tipi di azione. E' una grande ricchezza per la Chiesa. A partire dall'appello universale alla santità, alla comunione, alla missione, gli uni e gli altri esercitano la loro generosità spirituale ed apostolica in mille modi. Ad immagine dell'assemblea liturgica, che raduna, intorno allo stesso Signore ed al suo sacrificio redentore, uomini e donne di tutte le condizioni e di tutte le vocazioni, le attività specifiche dei laici si armonizzano in un'opera comune. Aiutare ad assicurarne l'unità è evidentemente uno dei vostri compiti principali.
Da una parte, l'impegno dei fedeli laici si colloca nel quadro generale delle Chiese particolari; essi partecipano alla vita delle diocesi e delle parrocchie, assumono le proprie responsabilità nei consigli pastorali, nei servizi caritativi, negli organismi di apostolato o di educazione; ed è bene che il valore del loro operato in tutti questi campi sia ben riconosciuto. D'altra parte, alcune associazioni raggruppano i fedeli seguendo diversi criteri di appartenenza sociale, di spiritualità più definita, di metodo di apostolato, di itinerari di formazione, di stile di vita comune. Il vigore di molti movimenti ecclesiali, spesso di recente formazione, è un bene prezioso per la Chiesa.
Il vostro Consiglio ha in particolare il compito, in unione con i Vescovi interessati, di vegliare sulle scelte necessarie per favorire al tempo stesso la crescita di ciascuno secondo la propria vocazione e l'unità fraterna di tutti. L'Esortazione Apostolica Christifideles Laici ha enunciato i principali "criteri di ecclesialità" che consentono di riconoscere la legittimità delle associazioni di fedeli; la vostra riflessione a questo proposito permetterà di farli ben comprendere e di applicarli per il bene delle persone e il progresso dell'evangelizzazione.
4. Il vasto giro d'orizzonte che vi impegnerà nel corso della vostra assemblea, vi porterà indubbiamente a prendere anche in considerazione i molteplici campi in cui i fedeli laici devono manifestare le loro convinzioni ed offrire la loro testimonianza, in funzione della loro condizione prettamente secolare. Sono questi veri mondi che vorremmo vedere illuminati dal messaggio cristiano. Penso a quelli della famiglia, della cultura, al mondo dell'economia - quello dei lavoratori e degli imprenditori -, al mondo della scienza e della tecnica, a quello delle comunicazioni sociali. Ne faccio solo un accenno; alcuni problemi vengono affrontati, dal punto di vista della Santa Sede, da dicasteri specializzati. Ma è bene che voi gettiate uno sguardo d'insieme sulla presenza cristiana nel mondo di oggi, cui sapete quale importanza abbia dato il Vaticano Secondo. Poiché si tratta di andare "in tutto il mondo" e predicare "il Vangelo ad ogni creatura" (cfr. Mc 16,15 Mt 28,19), di radicare la Chiesa in tutti gli ambiti della vita, di irradiare la carità senza porle frontiere.
5. Cari amici, nel concludere il mio indirizzo necessariamente breve, vorrei ringraziarvi di nuovo per la vostra partecipazione alla missione della Santa Sede.
Ci troviamo qui in uno straordinario luogo d'incontro. I dicasteri hanno dei compiti di discernimento, e talvolta di arbitraggio, essi hanno anche un ruolo di iniziativa e di promozione. A questo riguardo, vorrei sottolineare la felice attività del vostro Consiglio nei confronti dei giovani, in particolare per le Giornate Mondiali che hanno già portato frutti; voi potete testimoniarlo.
Vi incoraggio a proseguire le vostre riflessioni e le vostre azioni per affermare il vigore e l'universalità della missione dei fedeli laici di tutta la Chiesa, nell'unità e nella diversità dell'unico Corpo di Cristo.
Nell'esprimervi la mia cordiale simpatia, vi affido a Maria, Madre della Chiesa, la Vergine dell'attesa e della speranza. Su voi, sulle vostre famiglie e su tutti i vostri collaboratori, invoco con fervore la Benedizione del Signore.
(Traduzione dal francese)
Data: 1990-11-23
Venerdi 23 Novembre 1990
Titolo: Senso ecclesiale e disponibilità nel servire la Chiesa
E' per me motivo di gioia ricevere questa mattina la direzione generale, il consiglio direttivo e il gruppo dei rappresentanti dell'Istituzione Teresiana in questo momento significativo per la sua vita e missione evangelizzatrice. La chiamata del suo fondatore, il servo di Dio Pedro Poveda, per promuovere una presenza umanizzatrice e trasformatrice dei cristiani nel mondo, sarà senza dubbio fonte di fecondità e audacia apostolica.
La testimonianza di santità e realizzazione impegnata della vocazione teresiana della serva di Dio Josefa Segovia, fedele collaboratrice dei lavori dell'Istituzione, deve essere uno stimolo particolarmente incoraggiante per tutti i suoi membri. E' consolante vedere che l'Istituzione Teresiana collabora, in modo qualificato, alla missione evangelizzatrice della Chiesa. I suoi membri sono uomini e donne che, secondo la loro vocazione specifica e la modalità dei loro compiti, realizzano nei diversi campi educativi, culturali e professionali, la vocazione cristiana dei fedeli laici nel mondo, "come i primi cristiani", nel desiderio del fondatore. L'"intuizione protetica" di Pedro Poveda - come ebbi occasione di ricordare durante la mia visita al santuario di Covadonga -, la sua speciale attenzione ai segni dei tempi, esige oggi dall'Istituzione Teresiana uno speciale dinamismo apostolico.
Nella mia recente esortazione apostolica "Christifideles Laici" ho invitato tutti i secolari ad accogliere con rinnovato entusiasmo "l'appello di Cristo a lavorare nella sua vigna, a prendere parte attiva, consapevole e responsabile nella missione della Chiesa in quest'ora magnifica e drammatica della storia, nell'imminenza del terzo millennio" (CL 3).
A un'Istituzione chiamata nelle circostanze attuali a essere segno e fermento del regno di Dio, nelle mediazioni educative e culturali, lo Spirito Santo concederà, senza dubbio, la capacità di testimonianza che esige la vostra vocazione. Pedro Poveda ve lo chiede anche con le parole dell'apostolo: "Comportatevi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto" (Ep 4,1).
Una vocazione e una missione con tali esigenze reclama di seguire Cristo vivo con una consegna e una vicinanza personali. La vostra spiritualità rinnova la chiamata della Chiesa a cimentare la vostra vita in Gesù Cristo, la pietra angolare, a lasciarvi illuminare dalla Parola, a un'intensa vita sacramentale, specialmente eucaristica, e a una vita di amore fraterno. L'amore e la fiducia filiale con cui invocate Maria deve continuare a essere una caratteristica peculiare dell'Istituzione Teresiana. La preghiera e lo studio sono spazi privilegiati della vostra vita quotidiana.
Il modo di vivere, caratteristico della vostra Associazione - che si ispira al mistero dell'Incarnazione - e la vostra esperienza educatrice, vi prepara a cooperare nella formazione del laicato, per potenziare i valori cristiani della famiglia, per essere presenti, in modo creativo, nel mondo della scuola e dell'università. Per questo, invito tutti i membri dell'Istituzione Teresiana, a fare loro il profondo senso ecclesiale, la disponibilità nel servizio alla Chiesa e la totale fedeltà ai suoi orientamenti e insegnamenti.
Con la fiducia che la tappa della storia della vostra Associazione che ora iniziate, sarà particolarmente segnata dal compromesso evangelizzatore e dalla rinnovata chiamata alla santità, imparto ai presenti e a tutti i membri dell'Istituzione Teresiana la mia benedizione apostolica.
Data: 1990-11-23
Venerdi 23 Novembre 1990
Titolo: Sia riconosciuto il ruolo che compete alla Chiesa nella società
Cari fratelli nell'Episcopato,
1. E' per me una grande gioia rivedervi per un incontro comune in questi giorni tanto importanti per la Chiesa in Vietnam. Ci è infatti possibile commemorare insieme l'istituzione della gerarchia cattolica nel vostro Paese, trent'anni fa, e celebrare i santi martiri che ho avuto il privilegio di canonizzare nel 1988.
In questo modo, il vostro pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli martiri che hanno fondato la Chiesa di Roma coincide con la celebrazione dei martiri che hanno fecondato la Chiesa in Vietnam. E' emozionante pensare che vivete il vostro ministero episcopale sotto il patronato di questi martiri. Possa il vostro viaggio a Roma, per un incontro regolare che non era stato possibile se non a pochi delegati cinque anni fa, essere al tempo stesso una tappa spirituale di conforto ed uno stimolo per la vostra azione spirituale! Nell'accogliervi fraternamente, vorrei esprimervi tutta la calorosa stima del Successore di Pietro per la Chiesa che è in Vietnam, per la sua fedeltà nella fede, nella pietà, nella carità fraterna. I Vescovi riuniti in Sinodo lo scorso mese hanno già manifestato questi sentimenti di ammirazione e di profonda comunione; li esprimo a voi di nuovo, con emozione e vi chiedo di renderne partecipi i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i laici delle vostre diocesi, poiché le loro prove li rendono tanto più presenti nella mia preghiera di ogni giorno.
2. La vostra visita si svolge pochi giorni dopo il ritorno della missione guidata dal Cardinale Etchegaray in Vietnam. Come sapete, si trattava della prima visita di una delegazione ufficiale della Santa Sede in Vietnam, per trattare con le Autorità governative competenti alcuni dei problemi più importanti e più urgenti che la Chiesa deve fronteggiare nel vostro Paese.
In un clima di mutuo rispetto, di comprensione e di buona volontà, si è aperto un dialogo beneaugurante per l'avvenire. Il cammino sarà ancora lungo e non mancheranno le difficoltà, ma sembra che questo sia il buon cammino. Auspico, quindi, che, in un prossimo avvenire, la Chiesa vietnamita veda sempre più riconosciuto il ruolo che le spetta nella società. La comunità cattolica del vostro Paese, che ha contribuito alla sua indipendenza in passato, desidera oggi lavorare per il bene dei suoi compatrioti e per la ricostruzione del Paese, attraverso l'apporto di tutti i suoi membri, dei sacerdoti, dei religiosi, delle religiose e dei laici; e io so che essa lo fa già con generosità, discrezione e fedeltà. Nessuno può dubitare che i cattolici non siano veramente pronti a porsi al servizio dei poveri, dei diseredati, dei malati, nella prospettiva di una società di giustizia, di amore e di benessere.
Siate certi che la Santa Sede farà tutto quanto da lei dipenda perché questi primi passi nel dialogo possano condurre ad un'intesa che porti dei frutti durevoli per il bene della Chiesa in Vietnam.
3. Mi avete spiegato l'adempimento dei vostri compiti pastorali. E desidero qui rinnovare la testimonianza della mia stima per voi che portate un onere talvolta molto pesante. Vi incoraggio vivamente a continuare sulla via esigente ma bella della vostra missione di successori degli Apostoli. Le vostre comunità sanno che possono contare in ogni momento sulla vostra dedizione di padri nella fede; voi che presiedete alla carità che ha la sua fonte in Dio stesso.
A questo riguardo, vorrei portare la vostra attenzione sulla missione che spetta alla Conferenza Episcopale in quanto tale; essa vi aiuterà ad affermare l'unità delle diocesi nelle diverse regioni del Paese. Insieme, voi potete fornire a voi stessi un prezioso sostegno mutuo, per meglio assumere le vostre responsabilità pastorali ed entrare in un dialogo costruttivo con i responsabili della società. La creazione di diverse commissioni e il lavoro continuo che la vostra attiva collaborazione consentirà contribuiranno ad approfondire la vostra riflessione sui segni dei tempi, sui bisogni spirituali dei fedeli, sull'animazione liturgica, i mezzi di formazione da predisporre. La vostra Conferenza Episcopale, con le sue diverse istanze, vi consentirà di meglio inserire la Chiesa nella Nazione. La vostra fiduciosa collaborazione vi aiuterà a creare le migliori condizioni per lo sviluppo della vita interna della Chiesa, e per l'adempimento dei servizi che essa desidera rendere al popolo vietnamita; poiché i suoi membri fanno parte di questo popolo e sono ad esso sinceramente attaccati, in un'epoca in cui bisogna pacificare la sequela di sofferenze del passato e ricostruire una vita comune degna del nobile retaggio ricevuto dai vostri antenati.
4. Il mio pensiero si rivolge ai sacerdoti delle vostre diocesi, in particolare verso coloro che invecchiano e continuano ad assicurare un importante ministero, verso coloro che sono ancora costretti a non esercitare il loro sacerdozio.
Vogliate dire a tutti, anziani e più giovani, che desidero rendere loro un omaggio fervido per la loro fedeltà alla propria vita sacerdotale, per la loro costanza nel tempo della prova, per la loro devozione alle proprie comunità che giunge in molti casi fino all'estremo limite delle umane possibilità. Che il Signore li sostenga; Egli ricompensa i buoni servitori che ha preposto ai suoi misteri (cfr. 1Co 4,1).
I sacerdoti, di cui voi conoscete la fedeltà ai loro impegni e lo zelo pastorale, saranno i primi a ricevere con gratitudine il frutto della riflessione delle commissioni episcopali e le direttive dei loro propri Vescovi. Nei vostri quotidiani contatti, vegliate sul miglior coordinamento delle loro attività e date loro, al tempo stesso, la possibilità di un rinnovamento spirituale e della formazione permanente di cui hanno bisogno. Per questo, auspico che possiate costituire ed animare le diverse istanze di concertazione previste dalla Chiesa.
Ma, al di là degli inquadramenti formali e malgrado le gravi difficoltà cui vi urtate, è importante soprattutto che i sacerdoti abbiano la possibilità di rinnovare il loro approccio alle Sante Scritture, la riflessione teologica e pastorale che nutre il loro ministero quotidiano.
Avete naturalmente la preoccupazione della loro sostituzione, poiché il vostro clero, troppo scarso e invecchiato, non può bastare per i compiti. Grazie alla generosa vitalità del popolo di fedeli, molti giovani sentono l'appello a consacrare la loro vita al Signore nel sacerdozio. Per quanto riguarda i seminaristi che hanno già compiuto la loro preparazione, bisogna sperare che possano essere liberamente ordinati dai propri Vescovi ed iniziare al più presto il loro ministero. Voi avete soltanto quattro seminari; altri due devono essere aperti nel centro del paese; auguro vivamente che nessun ostacolo si frapponga a questo e che voi possiate ricevere in queste case, senza limitazioni di numero, i candidati che presentino i requisiti necessari. Un sacerdote correttamente formato è un bene per la Chiesa ed anche un prezioso dono per il popolo che egli ha la missione di servire ed auguro quindi che voi riusciate a preparare i padri spirituali ed i professori di cui i candidati al sacerdozio hanno bisogno, inviando all'estero i sacerdoti che voi desiderate assumano questi compiti, per far loro acquisire le competenze necessarie nei migliori centri universitari. Allo stesso modo, spero anche che non vi manchino i mezzi per realizzare la pubblicazione delle opere religiose necessarie ai seminaristi ed all'insieme del popolo di Dio.
5. Mi avete detto quanto apprezzate la generosità dei religiosi e delle religiose che, nonostante le difficoltà, hanno saputo restare al servizio dei loro fratelli e sorelle nella semplice ed eloquente fedeltà ai loro voti e alla loro consacrazione a Dio. Dite loro che ringrazio il Signore con voi per tutto quello che essi danno alla Chiesa ed al vostro popolo, associando in questo i membri degli Istituti laici ai religiosi.
Seguendo i loro carismi propri, i religiosi e le religiose possono svolgere un ruolo considerevole nella vita pastorale ed anche nei diversi servizi educativi o caritativi ai quali la Chiesa ha sempre partecipato attivamente, nel quadro delle sue proprie istituzioni o integrandosi a quelle della Nazione. So che da voi, i religiosi e le religiose si mostrano disponibili ad assicurare i compiti d'insegnamento, dei servizi sanitari e di altre missioni di ordine sociale. E' una maniera molto apprezzabile di contribuire al bene del loro popolo, alla ricostruzione di questo Paese che ha bisogno della dedizione di tutti i suoi figli. Lavorando al bene comune, stimolati dallo spirito del Vangelo, essi mostrano e mostreranno concretamente che i cristiani sono solidali con tutti i loro fratelli. La Chiesa non chiede privilegi, ma che le venga accordata la libertà di servire il Paese con tutte le sue capacità.
E' da desiderare che le diverse Congregazioni religiose abbiano la possibilità di accogliere le vocazioni e di formare bene i novizi. Per questo, esse hanno bisogno di poter aprire senza difficoltà case di formazione. D'altra parte, esse dovrebbero aver la libertà d'inviare i loro membri nei luoghi ove essi sono attesi, conformemente alla mobilità e alla disponibilità che hanno sempre caratterizzato la vita dei religiosi apostolici. Non si può che auspicare il felice sviluppo della vita religiosa in Vietnam che ha già prodotto tante belle vocazioni.
6. Le circostanze hanno portato i laici non soltanto ad un fervore più grande nella pietà e nella frequentazione dei sacramenti, ma anche a sviluppare la loro attiva partecipazione alla missione ecclesiale. Essi sono stati, sovente in condizioni molto difficili, veri testimoni della fede, condividendo generosamente la loro esperienza spirituale, assicurando la formazione catechistica dei giovani e degli adulti. Possano trovare la loro ricompensa nel vigore della fede e della speranza vissute dalle loro comunità! Vi potete aspettare molto dai laici, dalla loro partecipazione responsabile alla vita della Chiesa, dalla loro maniera di vivere con semplicità le esigenze evangeliche nella loro vita familiare e professionale e nell'insieme dei servizi resi al bene comune. L'insegnamento del Concilio Vaticano II e quello che è stato reso dopo, insistono sull'importanza della "consecratio mundi" che è particolarmente a carico dei fedeli laici e rappresenta la loro prima forma di testimonianza. Con i profondi cambiamenti che sta conoscendo la società in tutti i paesi, è importante che i laici siano aiutati a progredire nella loro visione cristiana delle realtà sociali, nel loro apprezzamento dei criteri della vita morale e della giustizia, nel rispetto della verità, nella loro resistenza ad ogni sorta di corruzione, nell'espressione personale e comune della fede. Spero che possiate porre in essere delle iniziative adeguate affinché i laici continuino la loro formazione cristiana e ricevano un appoggio proporzionato al loro ruolo nella Chiesa.
7. Lo avete previsto, nel pensare ai diversi gruppi di persone che compongono le vostre Chiese particolari e nell'evocare la loro missione, avevo sempre presente allo spirito l'insegnamento del Concilio Vaticano II che ha tanto vivamente proiettato la luce di Cristo sulla Chiesa. La vostra missione s'illumina se la concepite come la messa in atto dello slancio dato dal Vaticano II. Ricordero in particolare il Sinodo Straordinario del 1985, cui partecipo il compianto Cardinale Trinh Van Can, che ha ben valorizzato le intuizioni essenziali del Concilio, in particolare la sua insistenza sull'ecclesiologia della comunione cui bisogna incessantemente ispirarsi.
In questo spirito, mostrate ai vostri fratelli sempre meglio che la Chiesa, Corpo vivo di cui Cristo è il Capo, è segno e strumento di unione e di riconciliazione. Esortate tutti i fedeli - sacerdoti, religiosi e laici - ad assumere la loro parte di responsabilità, grazie ad una costante concertazione, in cui voi esercitate il ministero apostolico. E' condividendo esperienze ed opinioni, che tutti imparano a porsi veramente a servizio dell'uomo e della società. Che si ritrovino i fondamenti di un'autentica concezione dell'uomo, aperto alla trascendenza, illuminato dalla fede sulla propria condizione, guidato nel suo lavoro e nella vita con gli altri dalla dottrina morale e sociale della Chiesa, fratello per tutti gli uomini, figlio creato e salvato da Dio.
8. Cari fratelli, coinvolgete tutto il popolo di Dio che vi è affidato in un movimento di fervida preghiera perché esso accolga la grazia del Salvatore e prenda le vie della santità. Con umiltà, sincerità, disinteresse, sappiano i fedeli irradiare la luce ricevuta con il Battesimo, l'amore condiviso nell'Eucaristia! Operino per il rinnovamento della loro Chiesa e del loro Paese, in uno spirito di riconciliazione, tra cattolici la dov'è necessario; tra cattolici e compatrioti di convinzioni diverse là dove si sono rafforzate delle opposizioni. Che non vi sia amarezza tra fratelli e sorelle di uno stesso popolo! Siano tutti aperti alla novità del Vangelo e alla speranza di un mondo riconciliato nella pace!
9. Al termine di questo incontro, vorrei semplicemente ripetervi quanto il Successore di Pietro vi sia vicino. Nonostante i nostri incontri siano stati pochi, lungo gli anni, la nostra comunione è forte e la nostra solidarietà profonda. E voi potete contare sui sentimenti fraterni dell'insieme dei Pastori e dei fedeli della Chiesa.
Con voi, invoco l'intercessione di San Pietro e di San Paolo e quella dei santi Martiri del Vietnam per la Chiesa nel vostro Paese. Affido essa in particolare alla meditazione materna della Santissima Vergine Maria. E di cuore invoco su voi stessi, sui sacerdoti, sui religiosi, le religiose e i fedeli delle vostre diocesi l'aiuto benefico della Benedizione del Padre di ogni amore, del Figlio incarnatosi per la nostra salvezza, dello Spirito di luce e di carità.
(Traduzione dal francese)
Data: 1990-11-24
Sabato 24 Novembre 1990
Titolo: "Testimoniate in ogni luogo il messaggio della salvezza"
1. Con grande gioia accolgo tutti voi, carissimi fratelli e sorelle, convenuti a Roma per prendere parte alla terza Ultreya Nazionale dei Cursillos de cristiandad.
Saluto i venerati fratelli nell'episcopato qui presenti; saluto i coordinatori diocesani, i responsabili territoriali e i membri del Gruppo di Lavoro Interdiocesano, che costituiscono le "strutture di comunione" del vostro Movimento. Abbraccio con affetto ciascuno di voi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici che offrite il vostro contributo all'evangelizzazione, ponendovi al servizio della pastorale diocesana.
Avete desiderato ardentemente che i lavori di questa giornata prevedessero l'incontro con il successore di Pietro per ribadire ancora una volta la vostra ferma volontà di servire la Chiesa, accogliendo ogni direttiva del magistero e conformandovi ai suoi orientamenti pastorali. Vostro impegno è, infatti, restare sempre in sintonia e operare in stretta unione con la comunità ecclesiale. vostra missione particolare è evangelizzare la società, curando la formazione delle coscienze e permeando gli ambienti, nei quali vivete, di spirito evangelico.
2. Il termine Ultreya, a voi tanto familiare, richiama l'immagine suggestiva della vita cristiana come itinerario di conversione interiore e come pellegrinaggio spirituale. Sottolinea che la nostra esistenza di credenti è sequela esigente di Cristo, il quale ci domanda di andare sempre oltre i nostri progetti e le nostre aspirazioni; Gesù ci invita a rinnegare noi stessi, ad abbracciare la croce e camminare dietro di lui. Solo così si diventa uomini "nuovi", fermento vivo di un mondo rinnovato.
L'umanità ha bisogno di apostoli del Vangelo. Di apostoli che non antepongano nulla alla fedeltà al Cristo; di uomini e donne che proclamino la verità e trasmettano, con la coerenza dei loro comportamenti, la gioia di aver incontrato il divin Salvatore; di persone che sappiano parlare di Dio e testimoniare il suo amore ai loro contemporanei, esposti a una colluvie di effimeri richiami e distratti da ideologie consumistiche spesso disumanizzanti.
3. Ecco il vostro ruolo nella Chiesa, carissimi fratelli e sorelle: creare nuclei di credenti che rechino il messaggio della salvezza in ogni luogo, facendo valere il peso della loro opinione non con l'imposizione, ma con la credibilità della loro testimonianza. Si tratta, come voi stessi amate ripetere, di "vertebrare" questo nostro mondo, costruendo "vertebre" cristiane per la società. Anzi, voi stessi dovete essere queste "vertebre" spirituali, per permettere al Vangelo di diventare struttura portante dell'umanità rinnovata dallo Spirito. Ma per poter svolgere un ruolo così delicato occorre innanzitutto che voi riscopriate la vostra vocazione e l'approfondiate ogni giorno attraverso l'incontro personale con la grazia e la misericordia divina; dovete alimentarvi di incessante orazione si a essere autentici adoratori del Padre e assidui discepoli della sua Parola; la fedele frequenza ai sacramenti della Riconciliazione e dell'Eucaristia vi è indispensabile per perseverare nella via della santificazione. E' a Cristo, è al tabernacolo che gli occhi del vostro spirito debbono costantemente guardare perché è dal mistero eucaristico che vi vengono la luce e la forza necessarie per avanzare sul cammino della santità.
In questa prospettiva si rivelano inoltre utilissime la direzione spirituale e la partecipazione regolare alle giornate di convivenza, ai ritiri e agli esercizi spirituali, come pure agli altri incontri di formazione previsti dal vostro movimento. Sperimenterete, allora, quanto sia sorprendente l'azione dello Spirito Santo e quanta gioia produca l'intervento della Grazia di Dio che trasforma l'esistenza del credente.
4. "Cristo conta su di me; io conto su di lui". Questa breve espressione ben sintetizza l'impegno missionario che vi è affidato. Tutto vi viene da lui; egli pero chiede a voi totale disponibilità per poter agire efficacemente attraverso le vostre persone. Siate, perciò, docili strumenti del suo amore, intrepidi testimoni e umili suoi servitori. Il "rollo", l'annuncio vivente che voi avete ricevuto, dovete continuare a diffonderlo: voi stessi dovete essere annuncio vivo del Vangelo. Con lo spirito pervaso di speranza e di ardore missionario, "gridate" la vostra fedeltà a Cristo senza mai venir meno alle sue attese. Gridatela con la vita, nel compimento quotidiano del vostro dovere. Voi sapete quanto sia appassionante lavorare per il regno di Dio e conoscete bene la sete spirituale del cuore umano.
"Una grande, impegnativa e magnifica impresa - scrivevo nella esortazione "Christifideles Laici" (CL 64) - è affidata alla Chiesa: quella di una nuova evangelizzazione, di cui il mondo attuale ha immenso bisogno. I fedeli laici devono sentirsi parte viva e responsabile di quest'impresa". Ecco il campo apostolico aperto anche a voi in questi anni di grande rilevanza storica. La Chiesa vi domanda di essere strumenti di riconciliazione e di fraternità, diffondendo l'amicizia tra quanti vi vivono accanto. Vi chiede di contribuire a una nuova fioritura del mondo, trasformato spesso in deserto dall'egoismo e dal peccato.
5. Carissimi fratelli e sorelle, nei Cursillos de cristiandad, dopo aver sperimentato nei tre giorni del corso un forte impatto con l'amore di Dio e con le esigenze pratiche che da esso scaturiscono, ha inizio quello che voi chiamate il quarto giorno, il quale dura praticamente tutta l'esistenza. E' in questo lungo giorno - cioè ogni giorno della vita - che voi dovete essere fedeli, vigilanti e perseveranti. E' in ogni occasione che dovete aiutarvi e incoraggiarvi mutuamente con l'esempio e il sostegno fraterno, pregando incessantemente e offrendo al Padre celeste ogni sofferenza e ogni prova. Non è forse confortante sapere che da tutte le Nazioni del mondo, nelle quali è diffuso il vostro Movimento, si leva verso il cielo una catena di preghiere attraverso le cosiddette "intendenze"? Tale spirituale solidarietà, quando diventa abituale, è aiuto prezioso perché ciascuno possa perseverare nella propria vocazione.
Mentre vi incoraggio a crescere nell'entusiasmo e nella generosità, affido ciascuno di voi e l'intero vostro Movimento a Maria, Madre di Cristo e della Chiesa. Sia lei a guidarvi e a sostenervi: la Madonna vi protegga sempre.
Nel suo nome imparto di cuore a tutti una speciale benedizione apostolica.
Data: 1990-11-24
Sabato 24 Novembre 1990
Titolo: Il programma di una "paideia" cristianamente ispirata si impone nell'attuale società spesso disorientata
Signori cardinali, venerati fratelli nell'episcopato, carissime missionarie della Scuola, fratelli e sorelle!
1. "Insieme per ringraziare e irradiare la luce di Cristo nel mondo". Nel segno di queste parole avete desiderato raccogliervi attorno al Papa per celebrare il centenario della nascita di madre Luigia Tincani e il giubileo di due istituzioni culturali da lei fondate: l'Istituto Universitario Pareggiato di Magistero "Maria SS. Assunta", e il Centro Universitario "Regina Mundi". Rivolgo un cordiale pensiero ai signori cardinali e ai presuli che hanno voluto prendere parte a quest'incontro. Saluto in modo particolare la rev.da suor Anna Maria Balducci, superiora generale delle Missionarie della Scuola, alla quale va il mio vivo ringraziamento per le devote espressioni di omaggio che mi ha indirizzato a vostro nome.
Sono lieto di accogliere gli amici, i collaboratori, gli alunni di tutte le istituzioni scolastiche e culturali promosse o dirette dalla madre Tincani e dalle sue figlie spirituali. Abbraccio spiritualmente i rappresentanti degli Istituti scolastici aperti nel Pakistan e nell'India. Il mio affettuoso benvenuto a tutti voi, uomini e donne, fortemente impegnati in campo professionale, nel mondo della famiglia, della cultura e della politica, nelle realtà vive della Chiesa. Voi formate una grande comunità spirituale che si ispira alla figura della madre Tincani e si riconosce nei suoi ideali, i quali si riassumono nell'amore per la verità ("caritas veritatis"), cercata e inserita nella cultura dei giovani, principalmente per mezzo della scuola.
2. La celebrazione odierna vi riunisce tutti in festosa assemblea: insieme per ringraziare! Ringraziare la Trinità santa per avere dato alla Chiesa una figura di donna nobile e forte come Luigia Tincani, e per avere destato mediante la sua opera tante provvide iniziative, tra le quali soprattutto una Famiglia religiosa nata per gettare il seme del Vangelo nella società, a partire dalle scuole di Stato medio-superiori e universitarie, dovunque i giovani si preparano e si formano per la vita.
La vostra fondatrice ha cercato di servire fedelmente il Signore e la Chiesa inserendosi nella scia dell'Ordine di san Domenico, per dedicarsi alla conoscenza e alla diffusione della verità, percepita come sussistente e sfolgorante in Dio. Da santa Caterina da Siena, scelta come titolare della sua fondazione religiosa, si è sforzata di prendere per la nascente Istituzione la passione per la Chiesa, l'amore per il Papa, la dedizione alla verità e l'ansia di diffondere la luce di Dio nel mondo. "L'Unione - si legge in una significativa istruzione alle novizie del 1942 - è nata proprio per evangelizzare i poveri più poveri, che sono i poveri dell'anima, i poveri di verità. perciò ha grande importanza per noi il dovere di coltivare l'intelligenza, di consacrarla alla luce di Dio nello studio e nella preghiera, e poi al servizio delle anime nell'insegnamento".
3. So che i Pontefici, miei venerati predecessori - da Pio XI, che diede l'appellativo di "Missionarie della Scuola" all'Unione, a Paolo VI, che fu vicino in non poche occasioni alla vostra fondatrice - confermarono e incoraggiarono i propositi della madre Tincani e le linee della sua azione, dagli inizi a Gubbio nel 1922 alle successive fondazioni avvenute a Roma, nell'Italia, in Asia: Pakistan e India, fino alle recenti in Europa: Olanda, Polonia e Cecoslovacchia.
Quando ella maturo la sua vocazione e delineo la traiettoria della propria famiglia spirituale, correvano anni particolarmente difficili per la Chiesa e per la cultura cristiana in Italia. Professare pubblicamente la fede significava spesso essere esposti ad attacchi violenti da parte dei sostenitori di ideologie contrarie al cristianesimo e alla stessa libertà del credere. Oggi la situazione è per molti versi cambiata, ma non per questo è meno ardua la via della verità e della promozione dell'uomo conforme al disegno di Dio. A motivo infatti del clima secolaristico e materialistico diffuso nella società, si assiste al crollo pericoloso di tanti valori umani e cristiani. Ne sono vittime soprattutto i giovani, i quali stentano a trovare modelli ispiratori che li innalzino sopra la mediocrità del quotidiano e infondano in loro la gioia dei veri e grandi ideali. E pertanto anche nell'odierno contesto sociale la vostra Istituzione può trovare un vasto campo di impegno apostolico e missionario.
4. Il seme, gettato da madre Tincani e benedetto da Dio, ha prodotto in pochi decenni un albero di ragguardevoli dimensioni. Voi, carissime sorelle, rappresentate ormai una grande schiera che prosegue l'opera avviata dalla vostra fondatrice. Siete persone che consacrano la propria esistenza alla formazione umana e cristiana dei giovani per promuoverne la crescita spirituale. Il programma di una paideia cristianamente ispirata si impone con urgenza nell'attuale società che, soprattutto nella scuola, appare non di rado disorientata. Anche a voi ripeto quanto dissi recentemente ai docenti e agli studenti delle Università Pontificie di Roma: "La formazione è una partecipazione all'agire redentore di Dio; è un entrare con l'anima e col cuore alla Scuola di Gesù Cristo" (26 ottobre 1990). Ma occorre mettersi alla scuola di Cristo per diventare educatori capaci e responsabili e voi sapete quanto ciò esiga di disciplina, di studio, di aggiornamento e di professionalità a tutta prova.
Vi precedono su questo cammino la parola e l'esempio della vostra madre spirituale: percorrete risolutamente la strada da lei tracciata.
Come "collaboratori di Dio" per l'opera del Vangelo (cfr. 1Co 3,9), alimentate l'azione con la preghiera e l'ascolto del Maestro interiore. "Senza di me non potete far nulla", ha detto il Signore (Jn 15,5); ma la Madonna assicura che "nulla è impossibile davanti a Dio" (Lc 1,37). Imitate la Madre del Redentore che soccorre chi la invoca. Amata e costantemente venerata dalla vostra fondatrice, Maria è presente in ogni vostra comunità, e in particolare nelle due istituzioni, che oggi con gioia ricordate: l'Istituto Universitario "Maria SS.
Assunta" e il Centro Universitario "Regina Mundi".
Alla Vergine, Madre di Cristo e Sede della Sapienza, anche io affido tutti voi, mentre di cuore vi imparto la mia affettuosa benedizione.
Data: 1990-11-24
Sabato 24 Novembre 1990
GPII 1990 Insegnamenti - Al Pontificio Consiglio per i laici - Città del Vaticano (Roma)