
GPII 1991 Insegnamenti - A un coro italiano e ad uno polacco "gemellati" tra loro - Città del Vaticano (Roma)
Titolo: "Siate dappertutto gli artefici della fraternità e della speranza"
Carissimi cantori dell'"Associazione Corale Polifonica Pierluigi da Palestrina" di Messina e del Coro dell'Università di Lublino!
1. Sono particolarmente lieto di accogliervi nel clima gioioso delle feste natalizie e di porgere ai Vostri Direttori e a voi tutti il mio saluto cordiale.
Vi esprimo anche il mio apprezzamento per le vostre qualificate esecuzioni artistiche e la mia sentita riconoscenza per la vostra venuta in Vaticano. Con questo incontro desidero pure manifestare la grande stima che la Chiesa ha sempre avuto ed ha per la musica classica e religiosa e per i grandi musicisti che hanno esaltato la fede cristiana con le loro mirabili composizioni. Anche per questa occasione che mi offrite, vi ringrazio vivamente.
2. Sono al corrente degli applauditi concerti eseguiti dal Coro "Pierluigi da Palestrina" in Italia e in molte altre Nazioni e dei vari Premi conquistati, come pure mi sono note le suggestive esecuzioni del Coro universitario di Lublino. Mi compiaccio pure della vostra solidale amicizia e del "gemellaggio" che avete stabilito tra voi. La vostra attività artistica è certamente un'opera altamente meritoria e gratificante; infatti, le melodie che esprimete con tanta passione commuovono gli animi, elevano gli spiriti a pensieri alti e a desideri nobili, richiamando il senso dell'Eterno e dell'Assoluto.
3. Il gaudio interiore, che Gesù Bambino, il Verbo Incarnato, ha portato all'umanità rivelando che Dio è Amore e che l'eterna felicità dà significato alla vita, sia sempre presente in voi, in modo da testimoniare dovunque abbiate a trovarvi il senso della letizia e della pace. Con i vostri cori siate dappertutto gli artefici della fraternità e della speranza. Vi dico con l'Apostolo Paolo: "Tutto quello che è vero, giusto, nobile, puro, amabile, onorato... tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri".
Con l'augurio di un felice Anno Nuovo, ricco di splendide affermazioni e di consolanti soddisfazioni, imparto di cuore a voi tutti la mia Benedizione, che estendo volentieri alle persone care!
Data: 1991-01-04
Venerdi 4 Gennaio 1991
Titolo: La vostra fede diventi via per gli altri
"E tu Betlemme, terra di Giuda,non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele".
1. Nel palazzo di Erode a Gerusalemme i tre Magi ascoltano queste parole. Secondo l'interpretazione degli scribi del popolo, il profeta Michea parla qui del luogo della nascita del Messia. I Magi chiedono informazioni circa il neonato Re dei Giudei. Il testo del profeta parla di un sovrano, parla di un pastore di Israele.
Ci troviamo qui ai limiti della storia di un popolo e del mistero di Dio. La fede d'Israele attendeva il Messia come Re. Quale forma assumerà il suo regno? Forse la forma temporale collegata con il potere politico detenuto allora, a Gerusalemme, da Erode?I Magi di Oriente rimangono fedeli al mistero di Dio. Seguono la luce della stella che li ha guidati lungo tutta la strada. Sono sicuri di trovare li, dove essa si è fermata, Colui che cercavano. La certezza della fede non li ha delusi.
2. L'Epifania è la festa della fede. La fede che apre l'uomo al mistero di Dio.
L'uomo si ferma alla sua soglia, cercando di penetrare con costanza e umiltà dentro di essa, così come i Magi sono entrati nella casa in cui si trovava il Bambino. Nella Lettera agli Efesini l'Apostolo parla del "mistero della grazia di Dio". In virtù di essa, viene conosciuto il mistero, rivelato "per mezzo dello Spirito" agli apostoli e ai profeti. Prima degli Apostoli, fu rivelato ai Magi di Oriente, i quali compresero in modo giusto le parole del profeta sul Messia. La fede è un dono dello Spirito Santo che l'uomo riceve nella comunità del Popolo di Dio, e lo riceve anche per gli altri, per condividerlo con loro. Tutti, infatti sono "partecipi della promessa per mezzo del Vangelo". Tutti devono diventare partecipi della stessa eredità e formare lo stesso corpo: il Corpo nel quale lo Spirito Santo completa sempre il mistero dell'Incarnazione. L'Epifania è la festa della fede viva: accogliendo il mistero di Dio come dono, l'uomo deve condividerlo con gli altri. Deve donarlo agli altri. Deve diventare dispensatore dei misteri di Dio.
3. Questo si riferisce in modo particolare a Voi, Venerati fratelli che oggi ricevete l'ordinazione episcopale. Come Vescovo di Roma, insieme con gli altri Vescovi qui riuniti, desidero introdurvi nella comunità di questo Collegio episcopale, nel quale permane e si rinnova costantemente la grazia del ministero apostolico. Cari fratelli, che tra pochi istanti riceverete la pienezza del sacerdozio, vi saluto con particolare intensità di sentimento, prima di imporre su di voi le mani, come Pietro e gli altri Apostoli le imponevano sui loro successori. Alcuni di voi sono destinati al diretto servizio della Santa Sede: Monsignor Jean-Louis Tauran, Monsignor Francisco Javier Errazuriz, Monsignor Julian Herranz Casado, Monsignor Osvaldo Padilla, Monsignor Bruno Bertagna e Monsignor Marcello Costalunga. Altri sono stati chiamati a reggere Comunità diocesane nei vari continenti: Monsignor Vinko Puljic, Arcivescovo di Vrhbosna-Sarajevo (Bosnia), Monsignor Bruno Ngonyani, Vescovo di Lindi (Tanzania), Monsignor Francis Okobo, Vescovo di Nsukka (Nigeria), Monsignor Andrea Gemma, Vescovo di Isernia-Venafro (Italia), Monsignor Giuseppe Hitti, Vescovo di Saint Maron of Sydney dei Maroniti (Australia), Monsignor Jacinto Guerrero Torres, Vescovo Coadiutore di Tlaxcala (Messico) e Monsignor Alvaro del Portillo, Prelato dell'Opus Dei, il quale viene nominato Vescovo di una sede titolare tradizionale.
Su tutti voi invoco la forza dello Spirito Santo perché possiate adempiere con generoso impegno la missione affidata a ciascuno di voi. Venendo da diverse nazioni, come figli e presbiteri delle Chiese che sono radicate in quelle Comunità nazionali, voi portate alla Chiesa universale i doni delle ricchezze spirituali e culturali che sono proprie delle vostre tradizioni locali. Come gli Apostoli, che si sparsero nel mondo, anche voi portate a tutte le genti i tesori della fede e della verità del Vangelo.
4. Desidero salutare ora i cardinali, i vescovi, il clero e i fedeli venuti dall'America Latina e dalla Spagna per assistere all'ordinazione episcopale di questi nuovi vescovi. Invochiamo tutti insieme lo Spirito Santo perché li illumini e li assista sempre nel loro ministero pastorale al servizio della Chiesa.
(Traduzione dallo spagnolo) Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti alla liturgia di questa mattina. Mentre rendiamo grazie per i doni che lo Spirito Santo ha riversato su coloro che sono chiamati ad essere successori degli Apostoli, preghiamo affinché la Chiesa venga confermata nella sua missione di portare il Vangelo di Cristo a tutte le nazioni e ai popoli.
(Traduzione dall'inglese) Invio un cordiale saluto a tutti i francesi che partecipano a questa celebrazione e in particolare a tutti coloro che provengono da Bordeaux. Insieme affidiamo a Cristo Salvatore i nuovi vescovi affinché possano vivere nella Chiesa come intendenti fedeli dei misteri di Dio e che al tempo stesso siano operatori di pace per tutta l'umana famiglia.
(Traduzione dal francese)
5. Si rinnovi in questo giorno, in cui la Chiesa in Oriente e Occidente vive profondamente il mistero dell'Epifania, la vostra fede. Fermatevi alla soglia del mistero di Cristo, di cui dovete essere fedeli amministratori. Entrate in esso.
Amatelo con tutta la vostra mente e con tutto il vostro cuore. Compenetrate l'ineffabile ricchezza di Cristo. La vostra fede diventi via per gli altri. Non cessate di pregare per quelli che Dio metterà sulla vostra strada.
La Chiesa domanda oggi la fede che è l'inizio di un cammino che ci conduce a vedere Dio "faccia a faccia" (cfr. 1Co 13,12), "usque ad contemplandam Speciem Eius celsitudinis".
Ponendo i vostri doni ai piedi del Neonato, alzate gli occhi della vostra anima verso il compimento del mistero il quale - sotto il velo della fede - vi è stato affidato per il bene di tutti. Per il bene del Popolo di Dio che è la Chiesa e il Corpo di Cristo.
Strada facendo, non venite mai meno, ma avanzate sempre con passo intrepido sulle vie della evangelizzazione dei popoli.
Data: 1991-01-06
Domenica 6 Gennaio 1991
Titolo: La pace sociale è contro la lotta di classe e la conflittualità sistematica e permanente
Carissimi fratelli e sorelle!
1. La solennità dell'Epifania riporta ancora una volta la nostra attenzione sull'universale chiamata degli uomini al regno di Cristo. L'odierna ordinazione di 13 nuovi Vescovi, provenienti da ogni parte del mondo, costituisce una conferma dell'universalismo del messaggio cristiano. Mentre porgiamo ai neo-consacrati le nostre felicitazioni e i nostri auguri, ci prostriamo con i Magi davanti al Bambino che giace nel presepe. Egli è il Re universale venuto sulla terra per redimere l'uomo. Al di là delle differenze etniche, culturali e sociali, Cristo cerca l'uomo nella sua natura, nella sua capacità di vero e di bene, nella sua condizione di creatura bisognosa di perdono e di salvezza. Egli cerca l'uomo che, come dice il Concilio Vaticano II, è l'unico essere che Dio abbia voluto per se stesso. Incarnandosi, il Figlio di Dio "svela pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione".
2. Alla luce di questa vocazione e redenzione universale si spiega e va letto il costante insegnamento della Chiesa, che fin da principio rifiuta il particolarismo religioso e s'impegna nella evangelizzazione di tutte le genti, gettando così le basi di una concezione universalistica e unitaria sul piano sia religioso che culturale e sociale. Anche la solidarietà tra gli uomini del mondo del lavoro, insegnata da Leone XIII nell'enciclica "Rerum Novarum", deriva da quel messaggio cristiano delle origini. Ciò non significa che Papa Leone ignori la complessa articolazione di quel mondo e i problemi con cui esso deve misurarsi. Tuttavia, pur considerando le ingiuste sperequazioni e disparità, che connotano la realtà operaia, egli afferma che, alla luce del Vangelo, non è giusto "supporre l'una classe sociale nemica naturalmente all'altra, quasi che i ricchi e i proletari li abbia fatti natura a lottare con duello implacabile fra loro". Invece, analogamente a ciò che avviene tra le diverse membra del corpo umano, "volle la natura che nel civile consorzio armonizzassero tra loro quelle due classi, e ne risultasse l'equilibrio... L'una ha bisogno assoluto dell'altra". Da parte sua, la Chiesa "mira... a riavvicinare il più possibile le due classi e a farle amiche".
3. A distanza di cento anni possiamo renderci conto della saggezza con cui Leone XIII insegnava la pace sociale contro le teorie della lotta di classe e della conflittualità sistematica e permanente. Dopo tante sofferenze dei singoli e dei popoli, si delinea un generale orientamento verso forme nuove di collaborazione e di solidarietà. E' in tale linea che può essere cercata la piena giustizia sociale nel contesto di una autentica fraternità umana. Auguriamoci, oggi, giorno dell'Epifania, che, per intercessione della Vergine, questo sentimento di universale fraternità s'affermi tra gli uomini e produca frutti confortanti di operosa concordia. Ai partecipantialla tradizionale manifestazione religiosa e folkloristica "Viva la Befana".
Saluto i partecipanti alla simpatica manifestazione "Viva la Befana", giunta ormai alla sesta edizione. Vi do il benvenuto a questo incontro dell'Angelus e vi esprimo il mio apprezzamento per codesta vostra iniziativa, con la quale intendete attirare l'attenzione sugli aspetti religiosi e sulle tradizioni folkloristiche, connessi con la festa dell'Epifania. La rievocazione del Bambino Gesù, verso cui convergono, a cominciare dai Magi, tutti i popoli, sia per ognuno di noi stimolo a saper comprendere ed accogliere i nostri fratelli, a qualunque razza, lingua e cultura essi appartengano. Vi ringrazio di cuore per la vostra significativa presenza e vi auguro ogni bene.
Data: 1991-01-06
Domenica 6 Gennaio 1991
Titolo: Lo Spirito Santo, principio vitale dell'apostolicità della Chiesa
1. Nell'illustrare l'azione dello Spirito Santo come anima del "Corpo di Cristo", abbiamo visto nelle precedenti catechesi che Egli è fonte e principio dell'unità, santità, cattolicità (universalità) della Chiesa. Oggi possiamo aggiungere che è anche fonte e principio di quella apostolicità che costituisce la quarta proprietà e nota della Chiesa: "unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam", come professiamo nel Credo. Grazie allo Spirito Santo la Chiesa è apostolica, il che vuol dire "edificata sopra il fondamento degli Apostoli", essendone pietra angolare Cristo stesso, come dice San Paolo. E' un punto molto interessante della ecclesiologia vista in luce pneumatologica.
2. San Tommaso d'Aquino lo mette in risalto nella sua catechesi sul Simbolo degli Apostoli, dove scrive: "Il fondamento principale della Chiesa è Cristo, come afferma San Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi: "Nessuno può porre un fondamento diverso da quello già posto: Gesù Cristo". Ma vi è un fondamento secondario, cioè gli Apostoli e la loro dottrina. perciò si dice Chiesa Apostolica". Oltre ad attestare la concezione antica - di San Tommaso e dell'epoca medievale - sulla apostolicità della Chiesa, il testo dell'Aquinate ci richiama alla fondazione della Chiesa e al rapporto tra Cristo e gli Apostoli. Tale rapporto avviene nello Spirito Santo. Ci si manifesta così la verità teologica - e rivelata - di una apostolicità della quale è principio e fonte lo Spirito Santo, in quanto autore della comunione nella verità che lega a Cristo gli Apostoli e, mediante la loro parola, le generazioni cristiane e la Chiesa in tutti i secoli della sua storia.
3. Abbiamo ripetuto molte volte l'annuncio di Gesù agli Apostoli nell'ultima Cena: "Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto". Queste parole di Cristo, pronunciate prima della Passione, trovano il loro complemento nel testo di Luca dove si legge che Gesù, "dopo aver dato istruzioni agli Apostoli nello Spirito Santo..., fu assunto in cielo". L'apostolo Paolo a sua volta, scrivendo a Timoteo (nella prospettiva della sua morte), gli raccomanda: "Custodisci il buon deposito con l'aiuto dello Spirito Santo che abita in noi". E' lo Spirito della Pentecoste, lo Spirito che riempie gli Apostoli e le comunità apostoliche, lo Spirito che garantisce la trasmissione della fede nella Chiesa, di generazione in generazione, assistendo i successori degli Apostoli nella custodia del "buon deposito", come dice Paolo, della verità rivelata da Cristo.
4. Leggiamo negli Atti degli Apostoli la memoria di un episodio dal quale traspare in modo molto chiaro questa verità della apostolicità della Chiesa nella sua dimensione pneumatologica. E' quando l'apostolo Paolo, "avvinto - com'egli dice - dallo Spirito", va a Gerusalemme, sentendo e sapendo che coloro che ha evangelizzato ad Efeso "non lo vedranno più". Si rivolge allora ai presbiteri della Chiesa di quella città, che si sono stretti intorno a lui, con queste parole: "Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posto come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che Egli si è acquistata con il suo sangue". "Vescovi" significa ispettori e guide: posti a pascere, dunque, rimanendo sul fondamento della verità apostolica che, secondo la previsione di Paolo, sperimenterà lusinghe e minacce da parte dei propagatori di "dottrine perverse", miranti a staccare i discepoli dalla verità evangelica predicata dagli Apostoli. Paolo esorta i pastori a vegliare sul gregge, ma con la certezza che lo Spirito Santo, che li ha posti come "vescovi", li assiste e li sostiene, mentre Egli stesso conduce la loro successione agli Apostoli nel munus, nel potere e nella responsabilità di custodire la verità che attraverso gli Apostoli hanno ricevuto da Cristo: con la certezza che è lo Spirito Santo ad assicurare la verità stessa e la perseveranza in essa del Popolo di Dio.
5. Gli Apostoli e i loro successori, oltre al compito della custodia, hanno quello della testimonianza della verità di Cristo, e anche in questo compito operano con l'assistenza dello Spirito Santo. Come ha detto Gesù agli Apostoli prima della sua Ascensione: "Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra". E' una vocazione che lega gli Apostoli alla stessa missione di Cristo, che nell'Apocalisse viene chiamato "il testimone fedele". Egli infatti nella preghiera per gli Apostoli dice al Padre: "Come tu mi hai mandato nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo"; e nell'apparizione della sera di Pasqua, prima di alitare sopra di loro il soffio dello Spirito Santo, ripete loro: "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi". Ma la testimonianza degli Apostoli, continuatori della missione di Cristo, è legata allo Spirito Santo, che a sua volta rende testimonianza a Cristo: "Lo Spirito di verità, che procede dal Padre, mi renderà testimonianza, e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio". A queste parole di Gesù nell'ultima Cena, fanno eco quelle rivolte ancora agli Apostoli prima dell'Ascensione, quando, alla luce del disegno eterno sulla morte e risurrezione di Cristo, dice che "nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati... Di questo voi siete testimoni. E io mandero su di voi quello che il Padre mi ha promesso". E in modo definitivo annuncia: "Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni". E' la promessa della Pentecoste non solo in senso storico, ma come dimensione interiore e divina della testimonianza degli Apostoli, e dunque - possiamo dire - dell'apostolicità della Chiesa.
6. Gli Apostoli sono consapevoli di questa loro associazione allo Spirito Santo nel "rendere testimonianza" a Cristo crocifisso e risorto, come risulta chiaramente dalla risposta che Pietro e i suoi compagni danno ai sinedriti che vorrebbero imporgli il silenzio su Cristo: "Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo alla croce. Dio lo ha innalzato con la sua destra facendolo capo e salvatore, per dare a Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che si sottomettono a Lui". Anche la Chiesa, lungo l'intero svolgersi della sua storia, ha la consapevolezza che lo Spirito Santo è con lei nella testimonianza a Cristo. Pur nella costatazione dei limiti e della fragilità dei suoi uomini e con l'impegno della ricerca e della vigilanza che Paolo raccomanda ai "vescovi" nell'addio di Mileto, la Chiesa sa pero che lo Spirito Santo la custodisce e difende dall'errore nella testimonianza del suo Signore e nella dottrina che da lui riceve per annunciarla al mondo. Come dice il Concilio Vaticano II, "l'infallibilità, della quale il divino Redentore volle provveduta la sua Chiesa nel definire la dottrina della fede e della morale, si estende tanto quanto il deposito della divina Rivelazione, che deve essere gelosamente custodito e fedelmente esposto". Il testo conciliare chiarisce in qual modo questa infallibilità spetta a tutto il Collegio dei Vescovi e in particolare al Vescovo di Roma, in quanto successori degli Apostoli che perseverano nella verità da loro ereditata per virtù dello Spirito Santo.
7. Lo Spirito Santo è dunque il principio vitale di questa apostolicità. Grazie a Lui la Chiesa può diffondersi in tutto il mondo, attraverso le diverse epoche della storia, impiantarsi in mezzo a culture e civiltà così diverse, conservando sempre la propria identità evangelica. Come leggiamo nel Decreto "Ad Gentes" dello stesso Concilio: "Cristo invio da parte del Padre lo Spirito Santo, perché compisse dal di dentro (intus) la sua opera di salvezza e stimolasse la Chiesa ad estendersi... Prima di immolare liberamente la sua vita per il mondo, ordino il ministero apostolico e promise l'invio dello Spirito Santo, in modo che (lo Spirito e gli Apostoli) collaborassero dovunque e per sempre nell'opera della salvezza. Lo Spirito Santo in tutti i tempi unifica la Chiesa, vivificando come loro anima le istituzioni ecclesiastiche e infondendo nel cuore dei fedeli quello spirito della missione, da cui era stato spinto Gesù stesso...". E la Costituzione "Lumen Gentium" sottolinea che "la missione divina, affidata da Cristo agli Apostoli, durerà sino alla fine dei secoli, poiché il Vangelo, che essi devono predicare, è per la Chiesa il principio di tutta la sua vita in ogni tempo".
Vedremo nella prossima catechesi che nell'adempimento di questa missione evangelica lo Spirito Santo interviene dando alla Chiesa una garanzia celeste.
Data: 1991-01-09
Mercoledi 9 Gennaio 1991
Titolo: Generosa docilità, piena sintonia e filiale sottomissione ai Vescovi e al Papa
Eminenza, Carissimi fratelli e sorelle, Sono particolarmente lieto di potermi oggi incontrare con Lei e con una qualificata rappresentanza di Superiori e Superiore Maggiori di Congregazioni Religiose che hanno molti membri dediti al lavoro apostolico in America Latina.
Nello spirito di questo affetto per la Chiesa che accomuna volontà e sentimenti, sento il dovere, come successore del Capo del Collegio Apostolico a cui Gesù ha affidato l'unità e la guida del suo gregge, di mettervi a parte dei sentimenti di gioia e di qualche preoccupazione circa la presenza e l'attività dei Religiosi in quel continente. In primo luogo, la vostra presenza, come responsabili di famiglie religiose molto diffuse in America Latina, mi fa rivivere momenti toccanti e indimenticabili, vissuti negli incontri con le vostre comunità in occasione dei miei viaggi apostolici. In voi vedo oggi i rappresentanti di numerose schiere di uomini e donne che, nella fedeltà al carisma della propria Congregazione, si sono consacrati a Cristo ed hanno, poi, anche contribuito grandemente all'opera dell'evangelizzazione dell'America Latina.
Essi sono diventati così pionieri di una nuova civiltà originata dalla parola del Signore e dal sacrificio della Croce, e nella quale la legge suprema è quella dell'amore. Essi hanno contribuito efficacemente a seminare il germe, poi cresciuto in albero rigoglioso, delle Chiese particolari che oggi si presentano dinanzi a noi nella loro giovanile vitalità. In voi io vedo e saluto oggi le decine di migliaia di Religiosi e Religiose che, dopo aver lasciato terreni, casa, padre, madre, fratelli e sorelle, con generoso impegno ed abnegazione annunciano con la parola e con la loro vita la Buona Novella del Regno di Dio, strumenti che traducono in opere l'amore di Dio e la sollecitudine della Chiesa verso l'uomo latino-americano, come ho scritto a tutti i Religiosi e Religiose dell'America Latina nella Lettera Apostolica del 29 giugno scorso.
Ho ben presente il loro lavoro umile e nascosto, al servizio di una umanità povera, spesso dimenticata ed abbandonata. E' questa una presenza benedetta, preziosa agli occhi del Signore. Essi, fedeli e validi collaboratori delle Chiese particolari, seguono gli orientamenti dei loro Pastori, cui compete come successori degli Apostoli di governare la porzione del popolo di Dio loro affidata, sia in modo diretto sia in forma congiunta (desidero ricordare ora in particolare le Assemblee Episcopali di Medellin e di Puebla) e si sforzano di tradurre in gesti concreti e in azione pastorale l'amore preferenziale che la Chiesa, seguendo l'insegnamento del Maestro Divino, nutre verso i più poveri ed i più bisognosi. In questo incontro che ci presenta nuovi orizzonti per la vita della Chiesa in America Latina e offre al mio animo motivi di vero conforto, non posso non rendervi partecipi della mia viva preoccupazione per alcuni aspetti meno rassicuranti, che incidono profondamente nella vita dei Religiosi e causano negative ripercussioni anche in seno a tutta la comunità ecclesiale.
Ai legittimi responsabili del governo delle Chiese particolari tutto il gregge deve docilità e fedeltà come insegna la fede cattolica, ma è soprattutto dovere dei Religiosi di circondare i Pastori "con spirito filiale di riverenza e di affetto", come leggiamo nel Decreto Conciliare "Perfectae Caritatis". Ivi pure vi è il pressante appello ai Religiosi: "Sempre più intensamente vivano e sentano con la Chiesa e si mettano a completo servizio della sua missione". Purtroppo ci sono fondati motivi per affermare che non soltanto alcuni gruppi di Religiosi non sono solleciti nel ricercare e fomentare questa comunione ecclesiale, che il Signore ha voluto affidare alla guida degli Apostoli e dei loro successori, ma non di rado promuovono iniziative parallele, quando a volte non apertamente contrarie alle direttive del Magistero Ecclesiastico.
Le Federazioni Nazionali dei Religiosi e delle Religiose e la stessa CLAR (Confederazione Latino Americana dei Religiosi) sono organismi molto utili per promuovere una più efficace collaborazione per il bene della Chiesa. Pero le direttive date per il loro retto funzionamento non sono state sempre accolte con generosa docilità. E ciò, ovviamente, è stata causa di preoccupazione e di dolore.
In un momento così significativo per la vita della Chiesa, mentre ci prepariamo a celebrare il V Centenario della evangelizzazione del Nuovo Mondo, mi sta particolarmente a cuore condividere con voi e, per mezzo vostro, con tutti i Religiosi impegnati nella costruzione del regno di Dio in America Latina, la sollecitudine per il bene della Chiesa in quel continente, a noi tutti caro. La comunione ecclesiale è un bene che va difeso e promosso da tutti, nel rispetto della missione propria di ogni membro del Corpo Mistico di Cristo. Rivolgo pertanto un vibrante appello perché tutte le Famiglie Religiose presenti in America Latina, in piena sintonia e filiale sottomissione ai Vescovi ed al Papa, si impegnino "per la nuova evangelizzazione" di quel continente.
La Vergine di Nazareth ci insegni con i suoi esempi di umiltà e docilità a donarci senza alcuna riserva alla causa del suo Divin Figlio e della Sua Santa Chiesa! Al termine del discorso, il Papa aggiunge le seguenti parole.
Sono molto grato per questa visita come anche per questa riunione di due giorni. Sapendo, soprattutto grazie ai Vescovi che vengono per le visite "ad limina", delle difficoltà che incontrano e dato che, negli ultimi anni, erano soprattutto Vescovi dell'America Latina, si è pensato di cercare rimedi nel contesto della comunione ecclesiale e si è visto subito che il modo più opportuno era quello di coinvolgere in questa nostra preoccupazione i Superiori religiosi: in un certo senso tutti i Superiori religiosi, ma soprattutto quelli che sono più rappresentati in America Latina, cioè le comunità più presenti in quel continente.
Ciò significa anche agire insieme, operare insieme, riflettere insieme e prevedere insieme i mezzi da adottare.
Il problema è importante: si tratta, infatti, della "optio pro pauperibus", dell'opzione preferenziale per i poveri. Io penso che il Papa e tutti i Vescovi hanno lo stesso spirito e che, nello stesso spirito, si siano sempre pronunciati e anche comportati. Ma si tratta di mantenere, di rendere manifesta la buona volontà di noi tutti, di noi Pastori, e di fare di tutto per mantenere la coesione del corpo ecclesiale, per non staccarsi, per non creare un modo di agire parallelo. Questo è un problema che ci preoccupa da tempo e che si può risolvere con la buona volontà, che certamente non manca, con la grazia di Dio, con l'opera dello Spirito Santo, e riferendosi anche alla stessa natura della vocazione religiosa, della vita consacrata. Spero che come in questi giorni, in cui i carissimi Superiori e le carissime Superiore Maggiori ci hanno assistito in questa riflessione comune, così anche in futuro potremo contare sulla vostra collaborazione, perché si tratta di una realtà nostra: "Res nostra agitur", non ci sono diverse "res", separate, ma è una "res" nostra, cioè il Vangelo, la Chiesa e la sua missione.
Ciò vale soprattutto in questo momento così importante per l'America Latina che si avvicina al V centenario dell'evangelizzazione, un momento esaltante, ma anche difficile, perché sappiamo bene che questo centenario incontra critiche da parte di alcuni ambienti, i quali non vedono gli aspetti positivi ma solo quelli negativi. Speriamo che questo primo passo, che era necessario, risulti anche utile.
Data: 1991-01-10
Giovedi 10 Gennaio 1991
Titolo: Il compito dei giuristi
Signor Presidente, Signore, Signori,
1. Sono felice di accogliervi in occasione del colloquio che vi vede riuniti a Roma, dietro invito dell'Unione dei Giuristi cattolici italiani e sotto il patrocinio dell'Unione internazionale dei Giuristi Cattolici, con la partecipazione di numerose personalità della Curia romana.
Avete scelto per argomento un tema fondamentale: "Diritto naturale e diritti dell'uomo all'alba del XXI secolo". Sono lieto di vedere specialisti cattolici altamente qualificati dedicare del tempo per chiarire insieme nozioni di primaria importanza, che riguardano direttamente la concezione cristiana dell'uomo e dei suoi diritti, oggi come ieri.
Nel quadro di un'udienza necessariamente breve, mi limitero a qualche osservazione ispirata dallo stesso programma dei vostri lavori. Si osserva subito che avete unito in modo adeguato le vostre ricerche sul diritto naturale come fondamento universale in tutti i campi del diritto con un esame dei valori e dei principi che ispirano la regolamentazione secondo il diritto della vita sociale a livello statale e di comunità internazionale.
2. Nella nostra epoca, è evidente per tutti che la "famiglia umana" soffre a causa di numerose violazioni del diritto, di continui attentati alla dignità della persona; di una ingiusta ripartizione delle risorse di ogni tipo, di conflitti che dilania molti popoli. E allo stesso tempo, la coscienza di formare una vasta comunità, fondata sull'uguale dignità delle persone, la sete di giustizia e di pace per l'umanità intera, fanno progredire in modo limitato ma reale verso una riconciliazione e un'unità che possiamo considerare accessibili e non più come delle utopie.
In una parola, si tratta di costruire, e su delle solide basi un'unità armoniosa. Si pensa subito al riconoscimento "universale" dei diritti dell'uomo.
Ma, per assicurarne la crescita è fondamentale che si metta in luce il diritto naturale, che si potrebbe definire come la verità del diritto.
Il diritto naturale, lo sapete meglio di chiunque, non offre al legislatore norme specifiche, poiché esse vanno perfezionate incessantemente. Esso non pretende di costituire di per sé un codice di comportamento sociale eterno e slegato da ogni rapporto con la storia. Ma esige che, nei diversi campi dell'esistenza, sia garantita la libertà umana. Piuttosto che esercitare un controllo sul diritto positivo, il diritto naturale tende a esprimersi concretamente in esso e a vivificarlo. Ed è per questo che resta valido, anche dove le più gravi violazioni colpiscono l'uomo, come testimoniano il coraggio e la grandezza di tanti eroi che i peggiori tiranni non hanno mai potuto schiacciare.
3. I drammi vissuti dalle ultime generazioni hanno comportato, per una sana reazione, un maggiore riconoscimento dei diritti umani. Questi entrano nella coscienza di ciascuno; sono meglio percepiti come universali, naturali, inviolabili, insomma, come il bene comune dell'umanità. A questo proposito, il compito dei giuristi di oggi non consiste solamente nel cooperare per la promozione e la difesa di tali diritti, ma piuttosto nel renderne ragione in modo convincente e nello stabilirne le basi. Spetta ai giuristi, soprattutto, smascherare le tentazioni, che possono ancora manifestarsi, di non vedere nei diritti dell'uomo che delle opzioni, senza altra garanzia che un consenso filantropico abbastanza vago o una volontà politica aleatoria.
La riflessione sul diritto naturale si avvicina sempre più al suo fine quando giunge a riconoscere nell'uomo la sua qualità di persona. Su questo punto, la fede ci dà una luce decisiva, poiché ci insegna che l'uomo viene chiamato ed elevato da Dio, suo Creatore, alla condizione di figlio. La Buona Novella annunciata da Cristo significa la fine di una prigionia: i legami che incatenano l'uomo nel suo rifiuto di amare e di comunicare sono spezzati. Attraverso l'atto supremo dell'amore, che Dio ha compiuto nel suo Figlio, l'uomo è ristabilito nella sua dignità e nella sua capacità di amare e di comunicare. Aperti a questa importante prospettiva sul destino ultimo della persona umana, voi saprete meglio riconoscere e definire, sul cammino, le linee generali che pone il diritto.
4. Signore e Signori, è con questo spirito che vorrei incoraggiarvi nel vostro lavoro di questi giorni come nelle vostre molteplici attività giuridiche. Sarete guidati nelle vostre riflessioni dallo Spirito del Dio di giustizia. "Giustizia e pace si baceranno", dice il Salmista (Ps 84,11). Al termine del secondo millennio auguro a voi, giuristi cattolici, di aiutare la famiglia umana ad avvicinarsi a questo obbiettivo, diventando più solidale e prendendo più viva coscienza della propria vocazione.
Di tutto cuore vi imparto la mia Benedizione Apostolica e prego il Signore di proteggervi lungo il cammino con la grandezza della sua giustizia, la dolcezza della sua misericordia e la forza del suo amore.
(Traduzione dal francese)
Data: 1991-01-11
Venerdi 11 Gennaio 1991
GPII 1991 Insegnamenti - A un coro italiano e ad uno polacco "gemellati" tra loro - Città del Vaticano (Roma)