
GPII 1991 Insegnamenti - Conferimento del sacramento del Battesimo a 42 bambini di diverse nazioni - Città del Vaticano (Roma)
Titolo: Nell'acqua e nello Spirito Santo rinascono alla vita divina i nuovi figli della Luce
"Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo".
1. In queste parole del profeta Giovanni Battista noi riconosciamo l'annuncio del Battesimo, che Cristo avrebbe istituito come sacramento dell'iniziazione cristiana. Nell'acqua e nello Spirito Santo rinascono alla vita divina i nuovi figli della Luce, coloro che credono "che Gesù è il Figlio di Dio". Una vita nuova, quella che scaturisce dal Battesimo, redenta dal sangue di Cristo, immersa nella sua morte e nella sua risurrezione. Lo Spirito, che all'inizio della missione pubblica di Gesù, squarciando i cieli, discese su di Lui in forma di colomba, accende oggi una nuova vita in questi piccoli. E' la vita della grazia che zampilla fino alla vita eterna e introduce questi bambini nella realtà ineffabile della comunione con Dio, rendendoli fratelli di Gesù Cristo e partecipi di un solo corpo, che è il Corpo Mistico di Cristo.
2. Rivolgo a tutti voi, cari genitori dei battezzandi, ed a voi, padrini e madrine, il mio cordiale saluto. Mi compiaccio perché venendo qui, voi manifestate la chiara intenzione di offrire ai vostri figli, fin dalla tenera età, il dono inestimabile della grazia e della vita divina. Innestati in Cristo come rami nuovi di un'unica pianta, già fin da ora questi piccoli sono amati da Dio Padre come figli nel Figlio. In forza del Battesimo sarà infuso nei loro cuori un germe soprannaturale destinato a crescere e a produrre frutto. Il Padre traccia per loro, oggi, un progetto di vita conforme al modello di Cristo, chiedendo loro di essere un giorno coraggiosi testimoni del Vangelo, autentici discepoli del Salvatore.
3. La Chiesa, accogliendo questi piccoli nella sua comunità e riconoscendo in essi l'immagine del Cristo, vi chiede con fiducia, cari genitori e padrini, di sostenere, accompagnare e incoraggiare il cammino della loro crescita. Tocca a voi, per primi, insegnare il valore della grazia santificante, che li renderà figli adottivi di Dio. Spetta a voi iniziare con loro il dialogo, che porta alla progressiva e gioiosa conoscenza di Cristo. Collaborate con la Chiesa, madre e maestra di vita, affinché, divenendo adulti, questi vostri figli maturino nella fede e nella santità, siano in grado di rendere ragione della speranza che è in loro. Sono certo che non mancherete di educarli all'accoglienza generosa dei segni della vocazione che Dio farà loro conoscere. L'innocenza e la bellezza di questi bimbi offrono a voi tutti motivo di grande gioia; ma la gioia sarà piena se tale bellezza sarà anche e soprattutto spirituale e si rifletterà nella loro vita e nella condotta morale.
4. Invoco dal Signore che la letizia di questo giorno non venga mai meno, e che il bene da voi auspicato per questi vostri figli trovi piena realizzazione in tutto l'arco della loro esistenza. Sostenga e conforti la speranza vostra e della Chiesa la Madre del Redentore, Maria Santissima, Colei che noi riconosciamo beata, perché ha creduto e ha corrisposto al progetto di Dio sopra di Lei.
A Lei affidiamo la vita e la speranza di questi piccoli.
Data: 1991-01-13
Domenica 13 Gennaio 1991
Titolo: L'Iraq compia un gesto di pace che gli farebbe solo onore di fronte alla storia
Angelus domini.
Carissimi fratelli e sorelle, Il cuore di tutti noi e di milioni di persone nel mondo è colmo di angoscia e di trepidazione di fronte al pericolo imminente che nella regione del Golfo si scateni un conflitto armato, che tutti ritengono possa avere conseguenze disastrose. Oltre ai combattimenti, quanti civili, quanti bambini, quante donne, quanti anziani sarebbero vittime innocenti di una simile catastrofe? Chi può prevedere le distruzioni e i danni ambientali che ne verrebbero e non solo in quell'area? Fin dall'inizio della crisi, e con maggiore insistenza nei giorni scorsi, ho sentito il bisogno di invitare i responsabili delle sorti dei popoli a riflettere sulla estrema necessità di far prevalere il dialogo e la ragione e di preservare la giustizia e l'ordine internazionale senza ricorrere alla violenza delle armi. Nelle condizioni attuali una guerra non risolverebbe i problemi, ma li aggraverebbe soltanto. La soluzione può essere trovata in proposte generose di pace, da una parte e dall'altra. E' questo l'appello che, da parte mia, in quest'ora così decisiva per le sorti di uomini e di popoli sento il dovere di rivolgere a tutte le parti interessate. E' un appello che rivolgo all'Iraq perché compia un gesto di pace che gli farebbe solo onore di fronte alla storia. E' un appello che rivolgo a tutti gli Stati interessati perché organizzino, a loro volta, una Conferenza di pace che contribuisca a risolvere tutti i problemi di una pacifica convivenza in Medio Oriente. Intanto da parte nostra dobbiamo continuare a pregare affinché il Signore illumini tutti i Capi delle Nazioni interessate a cercare le vie che possano condurre realmente alla pace e sia così risparmiata all'umanità la tragica esperienza di una nuova guerra. Come credenti, non dobbiamo mai perdere la speranza e dobbiamo aver fiducia nella Potenza e Misericordia di Dio, che può illuminare le menti degli uomini e sostenere la loro buona volontà.
Con viva fede continuiamo ad invocare il Signore affinché allontani da noi il pericolo che incombe e, in questa domenica dedicata alla preghiera per la pace, la nostra supplica, insieme con quella di tutti i cristiani, diventi un grido unanime implorante il gran dono della Pace. A quest'invocazione sono sicuro che si unisce anche la voce di molti credenti in Dio, convinti come sono che i beni supremi della pace e della giustizia possono e debbono coesistere, perché rispondono alle più profonde esigenze degli uomini e dei popoli. Signore ascoltaci! A Te, Maria, Regina della Pace, affidiamo, con fede, la nostra preoccupazione e la nostra preghiera: che gli uomini intraprendano con fiducia e decisione il cammino della pace! E' l'unico cammino oggi valido per far trionfare la giustizia! E' l'unico cammino degno della civiltà! O Signore, donaci la pace!
Data: 1991-01-13
Domenica 13 Gennaio 1991
Titolo: "Soffro e prego per il popolo lituano"
Ringrazio tutti i presenti per la partecipazione a questa preghiera comunitaria indirizzata alla nostra Madre, Regina della Pace. Assicuro la mia partecipazione nella preghiera con i presenti e con i rappresentanti. Vedendo il gruppo di lituani, vorrei assicurare il popolo lituano che soffro e prego per loro.
Data: 1991-01-13
Domenica 13 Gennaio 1991
Titolo: La presenza missionaria nella città deve rispondere veramente alle esigenze dei nostri tempi
La Chiesa di Roma ricorda in questa domenica due eventi molto importanti. Anzitutto il Sinodo Romano, che entra oggi, festa del Battesimo del Signore, nella fase più concreta e decisiva con l'inaugurazione, nelle "Prefetture pastorali", delle Assemblee Presinodali, che si concluderanno il 21 aprile prossimo, domenica del Buon Pastore. Vi partecipano circa 15.000 operatori pastorali, in rappresentanza di parrocchie, comunità religiose maschili e femminili, associazioni e movimenti laicali. E' un momento di intensa comunione nella nostra Chiesa di Roma. Preghiamo perché la progettazione dei contenuti e lo stile della presenza missionaria nella Città, alla vigilia del terzo millennio cristiano, risponda veramente alle esigenze dei nostri tempi.
Data: 1991-01-13
Domenica 13 Gennaio 1991
Titolo: Crescano le vocazioni sacerdotali per le necessità della diocesi e della Chiesa universale
Chiedo, poi, una preghiera particolare per la Giornata del Seminario, che pure oggi si celebra a Roma. E' a tutti noto quanto sia auspicato un incremento delle vocazioni sacerdotali sia per le esigenze della nostra Diocesi, sia per le necessità della Chiesa universale, soprattutto quella missionaria. Il Signore faccia crescere il numero dei Seminaristi e susciti in essi un animo generoso e un ardente desiderio di dedicarsi al servizio di Dio e alla salvezza delle anime.
Maria, la Madre di Gesù, sommo ed eterno Sacerdote, esaudisca le preghiere che eleviamo al Signore per questa speciale intenzione.
Data: 1991-01-13
Domenica 13 Gennaio 1991
Titolo: Trepida in questi giorni l'umanità seriamente preoccupata per il suo futuro
Carissimi!
1. E' ormai diventato quasi tradizionale il nostro appuntamento durante le Festività natalizie, eppure nell'incontrarmi con voi nella sede della vostra Associazione, così vicina alla casa del Papa, sperimento sempre una gioia rinnovata. Il nostro, infatti, è un incontro di famiglia. I 20 anni di vita del vostro Sodalizio sono tutti segnati da fedeltà e devozione verso la Sede Apostolica e da attenta dedizione ai fratelli, specialmente ai più poveri. Mi è ben nota la vostra originale identità di laici desiderosi di offrire una peculiare testimonianza di vita cristiana, di impegno missionario e di generoso servizio al Successore di Pietro. Conosco la vostra disponibilità ed apprezzo l'entusiasmo con cui operate. Per questo vostro prezioso dinamismo religioso vi ringrazio di cuore.
Sia sempre viva in voi la presenza del Signore: a lui ricorrete costantemente e con fiducia. Al centro di ogni attività, nel cuore delle vostre famiglie e di ogni vostra aspirazione arda l'amore di Cristo. Avete la possibilità di intrattenervi con lui nella preghiera; potete sostare in sua compagnia anche qui, nella cappella della vostra sede sociale. Egli nel sacramento eucaristico è, per chi lo cerca, sorgente di luce, di forza e di pace.
2. Ringrazio per la cordiale accoglienza ognuno di voi, giovani ed anziani, stretti da vincoli di fraterna amicizia e di spirituale comunione; vi sono grato per la silenziosa e proficua opera di volontariato che svolgete anche a costo di non pochi sacrifici; vi sono riconoscente per l'apostolato che vi qualifica e in special modo per il servizio, che prestate nella Basilica Vaticana e nelle Celebrazioni Pontificie. Saluto, attraverso di voi, le vostre famiglie e quanti non hanno potuto prender parte a questo nostro incontro. Rivolgo un particolare pensiero al Presidente Gianluigi Marrone ringraziandolo per le sentite espressioni di benvenuto che mi ha indirizzato a nome dell'intera Associazione. Unisco, anche, un grato ricordo per il vostro Assistente spirituale, Monsignor Carmelo Nicolosi.
3. Nelle sue brevi parole il Presidente ha accennato alla situazione attuale nel mondo caratterizzata, accanto a prospettive di speranza, da inquietudini e tensioni. Trepida in questi giorni l'umanità, seriamente preoccupata per il suo futuro. Vi invito, carissimi fratelli, a invocare la misericordia del Signore, perché prevalgano su tutto le ragioni della pace. Ciascun uomo, e ad un titolo singolare il cristiano, deve sentirsi nel suo ambiente apostolo e costruttore di pace: pace che si fonda sul rispetto di Dio e della dignità della persona. Si tratta di un messaggio e di un invito che sono ancor più concreti nel Tempo di Natale, che proprio oggi si chiude. Formulo anche per voi questo auspicio all'inizio del Nuovo Anno, facendo eco agli Angeli che sulla grotta di Betlemme hanno annunciato la pace agli uomini che Dio ama.
4. Mi è parso di riascoltare interiormente questo canto di pace, sostando poc'anzi dinanzi al Presepio da voi qui allestito, come sempre con tanta cura ed apprezzato gusto artistico. La luce divina si diffonde dalla capanna ed attira i pastori, che da varie parti vengono verso il luogo dove li attende il Salvatore. Mentre si appressano al divino Bambino, il loro passo si fa più spedito, si incontrano tra loro, camminano insieme in una atmosfera di quasi palpabile pacata serenità. Non avviene così anche nella nostra esistenza? La fede, la sincera ricerca di Dio rendono più agile la nostra quotidiana fatica e il contatto personale con il Signore trasforma la vita. L'abbraccio tra l'Onnipotente e l'umanità, nel mistero dell'Incarnazione, accende nei credenti la speranza che si traduce in impegno positivo a rinnovare il mondo con l'amore e la fraterna solidarietà. Con questi sentimenti affido a Maria Santissima, da voi venerata come "Virgo Fidelis", i miei più cordiali voti augurali per ciascuno. Restate sempre sotto la sua materna protezione. Restino sotto il suo vigile sguardo le vostre famiglie, la vostra Associazione e le persone a voi care. Vegli il suo cuore di Madre su tutta l'umanità. E possa il ventennale del vostro Sodalizio, che vi apprestate a celebrare, essere occasione, per ognuno di voi, di sempre maggiore fervore spirituale, animati dalla operosa fede di san Pietro e dall'ardore apostolico di san Paolo.
Con affetto imparto a tutti la mia Benedizione Apostolica, per tutti quelli che vi sono vicini, per le vostre famiglie, per i vostri ambienti, per tutti quelli che incontrate, che servite, che assistete.
La vostra è una grande opera di servizio e di carità ed in questo siete veramente conformi con il titolo che portate. Gli Apostoli, ma soprattutto Pietro, dovevano rispondere all'inizio della loro missione a questa fondamentale domanda: "Mi ami tu?".
Io penso che questa domanda rivolta a Pietro tocca anche la vostra Associazione, tocca anche le vostre persone, ciascuno di voi. Cerchiamo tutti insieme, voi insieme con Pietro, di dare una risposta al Signore. "Signore, diceva Pietro, tu sai". Non diceva "Io ti amo" ma diceva "Tu sai".
Allora vi auguro di dare sempre la stessa risposta alla domanda che Cristo fa non solamente a Pietro ma a ciascuno di noi nella persona di Pietro.
Il Signore vi benedica.
Data: 1991-01-13
Domenica 13 Gennaio 1991
A Sua Eccellenza SADDAM HUSSEIN Presidente dell'Iraq Sono profondamente preoccupato per le tragiche conseguenze che la situazione nella regione del Golfo potrebbe portare, e sento il pressante dovere di rivolgermi a lei per ripetere quanto, interpretando i sentimenti di milioni di persone, ho già avuto occasione di dire nei giorni e nei mesi scorsi.
Nessun problema internazionale può essere adeguatamente e degnamente risolto col ricorso alle armi, e l'esperienza insegna a tutta l'umanità che la guerra. oltre a causare molte vittime, crea situazioni di grave ingiustizia che, a loro volta, costituiscono una forte tentazione di ulteriore ricorso alla violenza.
Tutti noi possiamo immaginare le tragiche conseguenze che un conflitto armato nella regione del Golfo avrebbe per migliaia di suoi concittadini, per il suo paese e per tutta l'area, se non per il mondo intero.
Spero sinceramente e imploro sentitamente Dio Misericordioso affinché tutte le parti interessate sappiano ancora trovare, in un franco e fruttuoso dialogo, il cammino per evitare una tale catastrofe. Questo cammino può essere percorso soltanto se ciascuno si sente spinto da un autentico desiderio di pace e giustizia.
Confido che anche lei, signor Presidente, vorrà prendere le decisioni più opportune e compiere gesti coraggiosi che possano essere l'inizio di un vero percorso di pace. Come ho detto pubblicamente domenica scorsa, una dimostrazione di disponibilità da parte sua non mancherà di farle onore dinanzi al suo amato paese, alla regione e a tutto il mondo. In queste drammatiche ore prego affinché Dio la illumini e le conceda la forza di fare un gesto generoso che eviti la guerra: sarebbe un grande passo dinanzi alla storia, perché segnerebbe una vittoria della giustizia internazionale e il trionfo di quella pace a cui aspirano tutti gli uomini di buona volontà.
A Sua Eccellenza Il signor GEORGE BUSH Presidente degli Stati Uniti d'America Sento il pressante dovere di rivolgermi a lei, nella sua qualità di Capo di Stato del paese maggiormente impegnato, in uomini e mezzi, nell'operazione militare in corso nella regione del Golfo.
Nei giorni scorsi, interpretando i sentimenti e le preoccupazioni di milioni di persone, ho sottolineato le tragiche conseguenze che potrebbe avere una guerra in quell'area. Desidero adesso ripetere la mia ferma convinzione che è molto difficile che la guerra porti un'adeguata soluzione ai problemi internazionali e che, anche se una situazione ingiusta potesse essere momentaneamente risolta, le conseguenze che con ogni probabilità deriverebbero dalla guerra sarebbero devastanti e tragiche. Non possiamo illuderci che l'impiego delle armi, e soprattutto degli armamenti altamente sofisticati di oggi, non provochi, oltre alla sofferenza e alla distruzione, nuove e forse peggiori ingiustizie.
Signor Presidente, sono certo che, insieme ai suoi collaboratori, anche lei ha chiaramente valutato tutti questi fattori, e non risparmierà ulteriori sforzi per evitare decisioni che sarebbero irreversibili e porterebbero sofferenze a migliaia di famiglie di suoi concittadini e a tante popolazioni del Medio Oriente.
In queste ultime ore che ci separano dalla scadenza stabilita dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, spero veramente, e mi rivolgo con viva fede al Signore, affinché la pace possa ancora essere salvata. Spero che, con un estremo sforzo di dialogo, la sovranità possa essere restituita al popolo del Kuwait e che l'ordine internazionale, che è la base per una coesistenza tra i popoli veramente degna dell'umanità, possa essere ristabilito nell'area del Golfo e in tutto il Medio Oriente.
Invoco su di lei abbondanti benedizioni divine e in questo momento di grave responsabilità di fronte al suo paese e di fronte alla storia, prego soprattutto perché Dio la illumini per prendere decisioni che siano veramente per il bene dei suoi concittadini e di tutta la comunità internazionale.
Data: 1991-01-15
Martedi 15 Gennaio 1991
1. L'apostolicità della Chiesa, nel suo significato più profondo, è la permanenza dei pastori e dei fedeli, nel loro insieme, nella verità ricevuta da Cristo mediante gli Apostoli e i loro successori, con una intelligenza sempre più adeguata del suo contenuto e del suo valore per la vita. E' una verità di origine divina, riguardante misteri che oltrepassano le possibilità di scoperta e di visione della mente umana, sicché solo in forza della Parola di Dio, rivolta all'uomo con le analogie concettuali ed espressive del suo linguaggio, può essere percepita, predicata, creduta, ubbidita fedelmente. Un'autorità di valore semplicemente umano non basterebbe a garantire né l'autenticità di trasmissione di quella verità, né quindi la dimensione profonda dell'apostolicità della Chiesa. Il Concilio Vaticano II ci assicura che è lo Spirito Santo a garantire quell'autenticità.
2. Secondo la Costituzione "Dei Verbum", Gesù Cristo, "con l'invio dello Spirito Santo, compie e completa la Rivelazione e la corrobora con la testimonianza divina, che cioè Dio è con noi per liberarci dalle tenebre del peccato e della morte, e risuscitarci per la vita eterna". Questo passo della Costituzione conciliare sulla divina Rivelazione trova la sua giustificazione nelle parole rivolte da Cristo agli Apostoli nel Cenacolo e riportate dall'evangelista Giovanni: "Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando pero verrà lo Spirito di verità, Egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito".
Sarà dunque lo Spirito Santo a concedere la luce agli Apostoli perché possano annunziare la "verità tutta intera" del Vangelo di Cristo, "ammaestrando tutte le nazioni": essi, e ovviamente i loro successori in questa missione.
3. La Costituzione "Dei Verbum" prosegue dicendo che quell'ordine (di annunziare il Vangelo) "venne fedelmente eseguito, tanto da quegli Apostoli, i quali nella predicazione orale, con gli esempi e le istituzioni trasmisero sia ciò che avevano ricevuto dalle labbra, dalla frequentazione e dalle opere di Cristo, sia ciò che avevano imparato per suggerimento dello Spirito Santo, quanto da quegli Apostoli e da uomini della loro cerchia, i quali, per ispirazione dello Spirito Santo, misero in scritto l'annuncio della salvezza". Come si vede, il testo conciliare si riferisce all'assicurazione della verità rivelata da parte dello Spirito Santo sia nella sua trasmissione orale (origine della Tradizione) sia nella stesura scritta che ne venne fatta con l'ispirazione e l'assistenza divina nei libri del Nuovo Testamento.
4. Leggiamo ancora che "lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce dell'Evangelo risuona nella Chiesa, e per mezzo di questa nel mondo, introduce i credenti a tutta intera la verità e in essi fa risiedere la parola di Cristo in tutta la sua ricchezza". perciò "la Sacra Scrittura è parola di Dio in quanto scritta per ispirazione dello Spirito di Dio; la sacra Tradizione poi trasmette integralmente la parola di Dio, affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli Apostoli e ai loro successori, affinché, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano".
Anche "l'ufficio... di interpretare autenticamente la parola di Dio... è affidato al solo Magistero vivo della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo. Il quale Magistero... per divino mandato, e con l'assistenza dello Spirito Santo, piamente ascolta, santamente custodisce e fedelmente espone quella parola, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone a credere come rivelato da Dio".
Vi è dunque uno stretto legame tra la Sacra Scrittura, la Tradizione e il Magistero della Chiesa. Grazie a questo nesso intimo lo Spirito Santo garantisce la trasmissione della divina Rivelazione e conseguentemente l'identità della fede nella Chiesa.
5. In particolare, circa la Sacra Scrittura, il Concilio ci dice che "la santa Madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia del Vecchio che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché, scritti per ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa... Tutto ciò che gli autori ispirati o agiografi asseriscono è da ritenersi asserito dallo Spirito Santo". Di conseguenza, la Sacra Scrittura deve "esser letta e interpretata con l'aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta". "Infatti, ciò che gli Apostoli per mandato di Cristo predicarono, dopo, per ispirazione dello Spirito Santo fu dagli stessi e da uomini della loro cerchia tramandato in scritti, come fondamento della fede, cioè l'Evangelo quadriforme, secondo Matteo, Marco, Luca e Giovanni". "Gli Apostoli, ... dopo l'Ascensione del Signore, trasmisero ai loro ascoltatori ciò che Egli aveva detto e fatto, con quella più completa intelligenza di cui essi, ammaestrati dagli eventi gloriosi di Cristo e illuminati dallo Spirito di verità, godevano".#75
6. Questo stretto legame tra lo Spirito Santo, la Rivelazione e la trasmissione della verità divina è la base dell'autorità apostolica della Chiesa e l'argomento decisivo della nostra fede nella Parola che la Chiesa ci trasmette. Inoltre, come dice ancora il Concilio, lo Spirito Santo interviene nella nascita interiore della fede nell'anima dell'uomo. Infatti, "a Dio che rivela è dovuta "l'obbedienza della fede", con la quale l'uomo si abbandona a Dio tutt'intero liberamente, prestandogli "il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà" e acconsentendo volontariamente alla Rivelazione data da Lui. Perché si possa prestare questa fede, sono necessari la grazia di Dio che previene e soccorre e gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il quale muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi della mente, e dia "a tutti dolcezza nel consentire e nel credere alla verità". Affinché poi l'intelligenza della Rivelazione diventi sempre più profonda, lo stesso Spirito Santo perfeziona continuamente la fede per mezzo dei suoi doni".
7. Si tratta qui della fede della Chiesa nel suo insieme, e, nella Chiesa, di ogni credente. Si tratta anche della corretta "intelligenza" della divina Rivelazione, che sempre per opera dello Spirito Santo scaturisce dalla fede, e dello "sviluppo" della fede mediante la "riflessione e lo studio dei credenti". Parlando infatti della "Tradizione di origine apostolica", il Concilio dice che essa "progredisce nella Chiesa con l'assistenza dello Spirito Santo; cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la riflessione e lo studio dei credenti, i quali le meditano in cuor loro (come Maria), sia con l'esperienza data da una più profonda intelligenza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità". E delle Sacre Scritture aggiunge che, "ispirate... da Dio e redatte una volta per sempre, impartiscono immutabilmente la parola di Dio stesso e fanno risuonare, nelle parole dei Profeti e degli Apostoli, la voce dello Spirito Santo". perciò "la Sposa del Verbo incarnato, la Chiesa, ammaestrata dallo Spirito Santo, si preoccupa di raggiungere una intelligenza sempre più profonda delle Sacre Scritture".
8. Per questo la Chiesa "venera le Scritture", se ne nutre come di un "pane di vita" e "insieme con la sacra Tradizione le considera come la regola suprema della propria fede". E poiché "nel corso dei secoli tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa giungano a compimento le parole di Dio", tutta la vita della Chiesa è animata dallo Spirito col quale invoca l'avvento glorioso di Cristo. Come leggiamo nell'Apocalisse: "Lo Spirito e la Sposa dicono: "Vieni!"". In ordine a questa pienezza di verità, lo Spirito Santo conduce e garantisce la trasmissione della Rivelazione, preparando la Chiesa, e, nella Chiesa, tutti e ciascuno di noi, alla definitiva venuta del Signore.
Data: 1991-01-16
Mercoledi 16 Gennaio 1991
Titolo: L'arcivescovo Camillo Ruini nominato Pro-Vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma
1. Quando, oltre 12 anni fa, la Provvidenza volle chiamarmi dalla natia Polonia ad assumere la successione di Pietro in questa Città eterna, il mio pensiero ando subito a colui che avrebbe dovuto aiutarmi nel servizio pastorale alla diocesi che mi veniva affidata. Il Papa Paolo VI di v.m. aveva scelto Lei, Signor Cardinale Ugo Poletti, quale suo Vicario per la Città di Roma e Distretto. Parve anche a me cosa opportuna rivolgerLe, a mia volta, la richiesta di volermi essere accanto nell'assolvimento dei compiti connessi con questo fondamentale aspetto del mio ministero. Ora, nel momento di dar corso alla disposizione del Codice di Diritto Canonico accogliendo la rinuncia, da Lei presentata con docilità ammirevole fin dal 1 aprile del 1989 in anticipo sulla scadenza del 75 anno di età, sento il dovere di attestarLe che in tutti questi anni Ella, venerato fratello, si è sempre dimostrato un validissimo collaboratore, infaticabilmente dedito alle molteplici mansioni del non lieve ufficio affidatoLe.
2. Ricordo con gratitudine la sollecita disponibilità con cui mi introdusse, da principio, nella conoscenza dei complessi problemi della diocesi, offrendomi la possibilità di un approccio ragionato ai diversi aspetti della realtà cittadina.
Ed anche in seguito Ella non manco mai di mettere a mia disposizione la grande sua esperienza pastorale, che s'avvaleva di una eccellente conoscenza delle parrocchie e dei sacerdoti in esse operanti, come pure delle forze religiose e laicali sulle quali contare per le iniziative apostoliche suggerite dall'opportunità pastorale.
Con vivo senso delle urgenze prioritarie nella Chiesa di oggi, Ella ha mostrato innanzitutto costante sollecitudine per il clero della diocesi, curando il contatto personale con i sacerdoti, e per il seminario, migliorandone le strutture ed incrementandone la consistenza numerica. Ha poi sempre promosso un intenso dialogo con i Religiosi e le Religiose, favorendone il coordinato impegno nella pastorale diocesana, pur nel rispetto del carisma proprio di ciascun Istituto. Ha, infine, prestato attenzione privilegiata al laicato cattolico, stimolandone il coinvolgimento apostolico nelle grandi sfide che caratterizzano l'ora presente. In piena sintonia con le indicazioni del Concilio Vaticano II, Ella s'è preoccupata di far loro spazio nelle attività della Chiesa locale, affinché con iniziative appropriate si sforzassero di penetrare di spirito cristiano la mentalità e i costumi, le leggi e le strutture delle rispettive comunità di vita.
3. La lunga e vasta esperienza accumulata nel servizio a questa amata Chiesa di Roma ha rivelato, da ultimo, tutto il suo valore, quando venni nella deliberazione di convocare un nuovo Sinodo diocesano, dopo quello indetto 30 anni or sono dall'indimenticabile mio predecessore, Papa Giovanni XXIII. Ella, Signor Cardinale, mi fu accanto nelle varie fasi della sua progettazione, della preparazione, dell'indizione, del laborioso iter fino all'attuale momento conclusivo. Se anche in questo caso si realizza il detto evangelico: "Uno semina e un altro miete", nessuno potrà sottovalutare il contributo dato dal Cardinale Poletti all'impostazione e allo svolgimento dei lavori. La lucida percezione dei problemi con cui deve misurarsi oggi la Chiesa, che in Roma crede, spera ed ama, Le hanno consentito di orientare l'impegno comune in direzione adatta alla ricerca delle soluzioni opportune.
4. Per tutto questo Le sono profondamente grato, venerato fratello. Nella sua persona e nell'apporto del suo servizio pastorale riconosco un dono singolare della Provvidenza divina, che mi ha voluto assicurare un collaboratore veramente generoso e sollecito. In mezzo alle assillanti preoccupazioni connesse col servizio alla Chiesa universale, mi è stato sempre di grande sollievo il sapere che la cura pastorale di questa carissima diocesi, "mater et caput omnium ecclesiarum", era nelle mani esperte di una persona ricca di sensibilità sacerdotale e a me legata da profonda sintonia di mente e di cuore. Prego il Signore di volerLa ricompensare per lo zelo illuminato profuso in questi anni di intensa attività tra i fedeli di questa Chiesa, fecondata dal sangue degli Apostoli e dei Martiri e sorretta dall'esempio di tanti altri coraggiosi testimoni della fede in ogni epoca della storia.
5. Il Signore La ricompensi anche dell'importante lavoro svolto quale Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ufficio che Ella ha ricoperto a partire dal luglio 1985. In anni caratterizzati da profonde trasformazioni, Ella ha saputo guidare con grande saggezza l'attività della Conferenza, favorendo il dialogo tra le istanze ecclesiali e quelle civili, alla ricerca sempre di soluzioni che si rivelassero rispettose dei diritti dei credenti ed atte a promuovere il vero bene dei cittadini. Sono certo di interpretare il sentimento di tutti i Vescovi italiani nell'esprimerLe viva riconoscenza per i servizi resi alla Chiesa in questa amata Nazione, la cui storia affonda le radici nel patrimonio dei valori cristiani, qui recati dagli Apostoli e dai primi loro discepoli. La conforti il pensiero di essersi ben inserito nella gloriosa schiera di coloro che, nel corso dei secoli, non hanno risparmiato fatiche per portare Cristo al mondo e il mondo a Cristo, nella ferma convinzione che "non vi è altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati". Conoscendo il suo amore alla Vergine Santissima, sono lieto di nominarLa, carissimo Signor Cardinale, Arciprete della Patriarcale Basilica di Santa Maria Maggiore, nella certezza che, grazie al suo zelo, la devozione mariana alimentata nell'antico ed illustre Tempio conoscerà nuovi e confortanti incrementi.
6. Desidero ora rendere pubblica la nomina del successore. Dopo aver pregato e riflettuto a lungo, ho deciso di chiamare all'ufficio di mio Pro-Vicario per la Città di Roma e Distretto Monsignor Camillo Ruini, finora Segretario della Conferenza Episcopale Italiana. Ho comunicato al neo-eletto questa mia deliberazione con una lettera.
Sono certo che Monsignor Ruini si accingerà al nuovo lavoro con l'impegno e la generosità che ne hanno sostenuto l'azione in ogni suo precedente incarico. Non gli mancherà peraltro il fattivo apporto di voi tutti, carissimi fratelli e sorelle del Vicariato: l'apporto innanzitutto vostro, venerati fratelli nell'episcopato, che ne coadiuverete l'opera nei vari settori della pastorale diocesana; l'apporto vostro, cari fratelli nel sacerdozio, che spendete le vostre energie nelle parrocchie o nella Segreteria Generale, nei vari Centri pastorali, Uffici, Tribunali, nei quali si articola la complessa struttura del Vicariato; l'apporto, infine vostro, religiosi e religiose, laici e laiche, che con competenza e zelo assicurate il buon funzionamento dei numerosi settori operativi di questo indispensabile strumento di governo della diocesi. In una circostanza singolare come questa, a tutti desidero esprimere la mia viva gratitudine, che nasce dalla consapevolezza di quanto necessaria sia l'opera di ciascuno perché il Papa possa svolgere il suo ministero in questa Chiesa che il Pescatore di Galilea amo fino a spargere per essa il proprio sangue. Affido questo mio sentimento all'intercessione della Vergine Santissima, "Salus Populi Romani", chiedendoLe di voler concedere a ciascuno il sostegno della sua materna protezione e di accompagnarlo nell'anno appena iniziato con ogni desiderato conforto. In nome suo, a tutti imparto l'Apostolica Benedizione.
Data: 1991-01-17
Giovedi 17 Gennaio 1991
GPII 1991 Insegnamenti - Conferimento del sacramento del Battesimo a 42 bambini di diverse nazioni - Città del Vaticano (Roma)