
GPII 1991 Insegnamenti - Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)
Titolo: Lo Spirito Santo, divino ospite dell'anima
1. In una precedente catechesi avevo preannunciato che saremmo tornati sui temi riguardanti la presenza e l'azione dello Spirito Santo nell'anima. Temi teologicamente fondati e spiritualmente ricchi, che esercitano un'attrattiva e, si direbbe, un fascino soprannaturale sulle anime desiderose di vita interiore, attente e docili alla voce di Colui che abita in loro come in un tempio e che dall'intimo le illumina e le sostiene sulle vie della coerenza evangelica. A queste anime mirava il mio predecessore Leone XIII, quando scrisse l'Enciclica "Divinum Illud" sullo Spirito Santo (9 maggio 1897) e successivamente la Lettera "Ad Fovendum" sulla devozione del popolo cristiano verso la sua divina Persona (18 aprile 1902), stabilendo la celebrazione in suo onore di una speciale novena, volta in particolar modo ad ottenere il bene dell'unità tra i cristiani ("ad maturandum Christianae unitatis bonum"). Il Papa della "Rerum Novarum" era anche il Papa della devozione allo Spirito Santo, che sapeva a quale fonte bisognava attingere l'energia per realizzare il vero bene, anche a livello sociale. A quella stessa fonte ho inteso richiamare l'attenzione dei cristiani del nostro tempo con l'Enciclica "Dominum et Vivificantem" (18 maggio 1986), e dedico adesso la parte conclusiva della catechesi pneumatologica.
2. Possiamo dire che, alla base di una vita cristiana caratterizzata dall'interiorità, dall'orazione e dall'unione con Dio, vi è una verità che - come tutta la teologia e la catechesi pneumatologica - deriva dai testi della Sacra Scrittura e specialmente dalle parole di Cristo e degli Apostoli: quella sull'inabitazione dello Spirito Santo, come Ospite divino, nell'anima del giusto.
Chiede l'apostolo Paolo nella sua prima lettera ai Corinzi. "Non sapete che... lo Spirito di Dio abita in voi?". Certo, lo Spirito Santo è presente e opera in tutta la Chiesa, come abbiamo visto nelle precedenti catechesi: ma l'attuazione concreta della sua presenza e azione avviene nel rapporto con la persona umana, con l'anima del giusto in cui Egli stabilisce la sua dimora ed effonde il dono ottenuto da Cristo con la Redenzione. L'azione dello Spirito Santo penetra nell'intimo dell'uomo, nel cuore dei fedeli, e vi riversa la luce e la grazia che dà vita. E' ciò che chiediamo nella Sequenza della Messa di Pentecoste: "O luce beatissima, invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli".
3. L'apostolo Pietro, a sua volta nel discorso del giorno di Pentecoste, dopo aver esortato gli ascoltatori alla conversione ed al battesimo, aggiunge la promessa: "Riceverete il dono dello Spirito Santo". Dal contesto risulta che la promessa riguarda personalmente ogni convertito e battezzato. Pietro, infatti, si rivolge espressamente a "ciascuno" dei presenti. Più tardi, quando Simon mago chiederà agli Apostoli di comunicargli il loro potere sacramentale, dirà: "Date anche a me questo potere, perché a chiunque io imponga le mani, egli riceva lo Spirito Santo". Il dono dello Spirito viene capito come dono concesso alle singole persone. La stessa costatazione si verifica nell'episodio della conversione di Cornelio e della sua casa: mentre Pietro spiega loro il mistero di Cristo, "lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano". L'Apostolo riconosce quindi: "Dio ha dato a loro lo stesso dono che a noi". Secondo Pietro, la discesa dello Spirito Santo significa la sua presenza in coloro ai quali Egli si comunica.
4. A proposito di questa presenza dello Spirito Santo nell'uomo, occorre ricordare i modi successivi di divina presenza nella storia della salvezza. Nell'Antica Alleanza, Dio è presente e manifesta questa presenza prima nella "tenda" del deserto, più tardi nel "Santo dei Santi" del tempio di Gerusalemme. Nella Nuova Alleanza, la presenza si attua e si identifica con l'Incarnazione del Verbo: Dio è presente in mezzo agli uomini nel suo eterno Figlio, mediante l'umanità da Lui assunta in unità di persona con la sua natura divina. Con questa visibile presenza in Cristo, Dio prepara per mezzo di Lui una nuova presenza, invisibile, che si attua con la venuta dello Spirito Santo. Si, la presenza di Cristo "in mezzo" agli uomini apre la strada alla presenza dello Spirito Santo, che è una presenza interiore, una presenza nei cuori umani. così si compie la profezia di Ezechiele: "Vi daro un cuore nuovo, mettero dentro di voi uno spirito nuovo... Porro il mio spirito dentro di voi".
5. Gesù stesso, alla vigilia della sua dipartita da questo mondo per tornare al Padre mediante la Croce e l'Ascensione al cielo, annuncia agli Apostoli la venuta dello Spirito Santo: "Io preghero il Padre che Egli vi dia un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità... Egli sarà in voi". Ma egli stesso dice che tale presenza dello Spirito Santo, la sua inabitazione nel cuore umano, che comporta anche quella del Padre e del Figlio, è condizionata dall'amore: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui". Il riferimento al Padre e al Figlio, nel discorso di Gesù, include lo Spirito Santo, al quale viene attribuita l'inabitazione trinitaria da San Paolo e dalla tradizione patristica e teologica, perché è la Persona-Amore, e d'altra parte la presenza interiore è necessariamente spirituale. La presenza del Padre e del Figlio si attua mediante l'Amore, e dunque nello Spirito Santo. E' nello Spirito Santo che Dio, nella sua unità trinitaria, si comunica allo spirito dell'uomo. San Tommaso d'Aquino dirà che solo nello spirito dell'uomo (e dell'angelo) è possibile questo modo di divina presenza - per inabitazione - perché solo la creatura razionale è capace di essere elevata alla conoscenza, all'amore consapevole e al godimento di Dio come Ospite interiore: e questo avviene per mezzo dello Spirito Santo, che perciò è il primo e fondamentale Dono.
6. Ma per questa inabitazione gli uomini diventano "tempio di Dio" - di Dio-Trinità - perché è "lo spirito di Dio (che) abita in loro", come ricorda l'Apostolo ai Corinti. E Dio è santo e santificante. Anzi lo stesso Apostolo specifica poco dopo: "O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio?". Dunque l'inabitazione dello Spirito Santo comporta una particolare consacrazione dell'intera persona umana (di cui Paolo sottolinea la dimensione corporea) a somiglianza del tempio. Questa consacrazione è santificatrice. Essa costituisce l'essenza stessa della grazia salvifica, mediante la quale l'uomo accede alla partecipazione della vita trinitaria di Dio.
Si apre così nell'uomo una fonte interiore di santità, dalla quale deriva la vita "secondo lo Spirito", come avverte Paolo nella lettera ai Romani: "Voi... non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi". E qui si fonda la speranza della risurrezione dei corpi, perché, "se lo Spirito di Colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, Colui che ha risuscitato Cristo (Gesù) dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi".
7. Occorre notare che l'inabitazione dello Spirito Santo - che santifica tutto l'uomo, anima e corpo - conferisce una superiore dignità alla persona umana, e dà nuovo valore alle relazioni interpersonali, anche corporali, come fa notare San Paolo nel testo poc'anzi citato della Prima Lettera ai Corinzi. Ecco, l'uomo cristiano, mediante l'inabitazione dello Spirito Santo, viene a trovarsi in una particolare relazione con Dio, che si estende anche a tutte le relazioni interpersonali, nell'ambito familiare e in quello sociale. Quando l'Apostolo raccomanda di "non rattristare lo Spirito Santo", parla sulla base di questa verità rivelata: la presenza personale di un Ospite interiore, che può essere "rattristato" a causa del peccato - mediante ogni peccato - giacché questo è sempre contrario all'amore. Egli stesso, infatti, come Persona-Amore, dimorando nell'uomo, crea nell'anima come un'esigenza interiore di vivere nell'amore. Lo suggerisce San Paolo quando scrive ai Romani che "l'amore di Dio" (cioè: la potente corrente di amore che viene da Dio) "è stato riversato nei vostri cuori per opera dello Spirito Santo che ci è stato dato".
Data: 1991-03-20
Mercoledi 20 Marzo 1991
Titolo: Uniti dalla comune preoccupazione
A Sua Eccellenza Signor Javier PEREZ DE CUELLAR Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite Come sapete, il 4 e 5 marzo scorsi, ho voluto riunire i Patriarchi delle Chiese cattoliche del Medio Oriente e i rappresentanti degli Episcopati dei paesi che più erano implicati nella recente guerra del Golfo. Questo incontro era stato convocato con l'intento di favorire uno scambio di informazioni e una valutazione delle diverse conseguenze negative del conflitto, così come di cercare insieme le iniziative più opportune che permettano di porvi rimedio.
Fu innanzitutto una riunione di pastori, uniti dalla comune preoccupazione davanti alla congiuntura e all'avvenire delle comunità cristiane del Medio Oriente, che, come si sa, sono minoritarie in seno a società a maggioranza musulmana o ebrea.
La prima intenzione che è apparsa è stata quella di perseguire e di sviluppare il dialogo tra i cristiani e i musulmani e tra i cristiani e gli ebrei, nella ferma speranza che porti a una migliore conoscenza reciproca, a una mutua fiducia e a una collaborazione concreta, che permetta a tutte le comunità di esprimere liberamente la loro fede e di partecipare a pieno diritto alla costruzione delle società nelle quali si trovano.
Inoltre, si è manifestata la convinzione che un dialogo inter-religioso sincero, che si svolga in un clima di autentica libertà di religione, potrà contribuire notevolmente al conseguimento della giustizia e alla garanzia della pace, di cui la regione del Medio Oriente ha tanto bisogno.
I Patriarchi e i Vescovi non hanno mancato di riferirsi al ruolo della comunità internazionale e hanno espresso la loro grande stima verso il Segretario generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. Essi pensano che nel periodo attuale, posteriore alla guerra del Golfo, occorrerà avere molta buona volontà e spiegare grandi sforzi per affrontare tutti i problemi: quelli che sono sorti o che sono aumentati al momento del conflitto, e quelli che esistono da molto tempo nella regione e che restano senza soluzione.
I Pastori delle Chiese cattoliche del Medio Oriente e dell'Occidente sono fiduciosi nell'opera dell'Organizzazione delle Nazioni Unite e si augurano che i negoziati per una pace giusta nel Golfo non comportino né umiliazione per chiunque, né punizione per qualsiasi popolo. Nello stesso tempo, essi sperano che, per mezzo dell'Organizzazione delle Nazioni Unite e dei suoi organismi specializzati, la sensibilità e la solidarietà internazionali non mancheranno a tutti quelli che la recente guerra ha messo in una situazione di necessità.
Naturalmente, nel corso della riunione, gli altri grandi problemi del Medio Oriente sono stati evocati, in particolare quelli che riguardano il popolo palestinese e il popolo libanese, e che rimangono in tutta la loro drammatica realtà, malgrado le numerose risoluzioni dell'Organizzazione delle Nazioni Unite.
I Pastori attendono un impegno internazionale energico per seguire al più presto un cammino concreto verso la soluzione di questi problemi, in modo che tutti i popoli della regione vedano riconosciuti i loro diritti e le loro legittime aspirazioni, e che possano vivere armoniosamente in pace.
I Patriarchi e i Vescovi hanno ugualmente portato la loro attenzione sulla città di Gerusalemme, nel timore che le trattative politiche sperate riguardo gli altri problemi della regione facciano diminuire l'interesse verso la Città Santa e le sue caratteristiche, e che le esigenze che ne conseguono non siano dovutamente prese in considerazione.
A nome dei partecipanti alla riunione e delle comunità che rappresentavano, vi affido, signor Segretario generale, queste speranze e queste preoccupazioni, certo che la vostra sensibilità e la vostra profonda conoscenza dei problemi contribuiranno a che esse siano presenti allo spirito di tutti coloro che, in questo tempo di ricerca della giustizia e di consolidamento della pace, hanno la pesante responsabilità di guidare il destino dei popoli. Che Dio benedica la vostra persona e la vostra missione! (Traduzione dal francese)
Data: 1991-03-21
Giovedi 21 Marzo 1991
Titolo: Si è levata un'alba foriera di giustizia, di libertà e di pace
Venerati fratelli nell'Episcopato, "Ecce quam bonum et quam iucundum habitare fratres in unum!".
1. Ben si addicono all'odierna circostanza le parole del salmo. Grande è infatti la gioia di incontrarci dopo lunghi decenni di sofferenza e di tribolazioni.
Benedico assieme a voi con animo grato la Provvidenza divina che ha aperto sentieri di speranza anche per la Chiesa in Romania e a voi tutti porgo il più caloroso e fraterno benvenuto. Abbraccio con affetto ciascuno di voi e ringrazio Monsignor Alexandru Todea, Presidente della Conferenza Episcopale, per i sentimenti che a nome vostro ha voluto esprimermi partecipandomi anche le speranze delle vostre diocesi in questo incontro che per alcuni aspetti possiamo definire storico. E' come un sogno che si realizza, un appuntamento a lungo sospirato che finalmente può avverarsi. Ne ringraziamo il Signore dal fondo del cuore! In voi saluto la comunità cristiana della cara Nazione romena così duramente provata in questi anni. In voi rendo omaggio alla folla innumerevole dei credenti che hanno conservato la fede durante il tempo prolungato della prova, testimoniando, talora a prezzo della propria vita, l'indomito attaccamento a Cristo ed alla sua Chiesa.
Vi accolgo con le parole con cui l'apostolo Paolo si rivolgeva alla comunità cristiana di Efeso: "Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità". La vostra presenza permette di riallacciare i contatti con l'Episcopato romeno. Di particolare commozione è oggi ripieno il mio cuore, poiché questa vostra prima visita ad Limina avviene dopo 43 anni di gravi sofferenze. In realtà iniziava, in quel 21 ottobre 1948, profondamente impresso nella vostra memoria, una dolorosa stagione di restrizioni e di isolamento. Ma nelle vostre comunità ecclesiali non si è mai spenta la fiamma della fedeltà al Vangelo. Ed ora siamo lieti di darne, tutti insieme, gloria a Dio.
2. Vorrei ricordare, in proposito, gli intrepidi sei Presuli imprigionati alla fine del 1948 e dai quali l'autorità statale esigeva il rinnegamento della fede cattolica e la rottura delle relazioni con la Sede Apostolica. Essi, tuttavia, rimasti saldi nella verità, resistettero a blandizie e tentazioni. Tre morirono quasi subito in prigione; Monsignor Ioan Balan si spense, poi, nel 1959; Monsignor Alexandru Rusu nel 1964, e l'ultimo, il venerato Monsignor Iuliu Hossu spiro a Caaldaarusîani il 28 maggio 1970, come primo Cardinale romeno, creato "in pectore" dal mio predecessore Paolo VI, nel Concistoro del 28 aprile 1969 e reso pubblico nel successivo Concistoro del 5 marzo 1973. "Un insigne servitore della Chiesa - disse di lui il Pontefice - altamente benemerito per la sua fedeltà e per le sue prolungate sofferenze e privazioni di cui essa gli fu causa; simbolo e rappresentante egli stesso della fedeltà di molti Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli della Chiesa romena di rito bizantino". "Fu lui stesso - aggiungeva ancora Paolo VI di venerata memoria - a farci giungere - conosciuta la nostra determinazione - l'ardente preghiera di non darvi seguito: con ragioni di tale dignità, di tale edificante distacco dalla sua persona e di commovente spirito di servizio alla sua Chiesa, che ci sentimmo obbligati a rispettare il suo desiderio almeno nel senso di non annunciare allora la sua elevazione alla Porpora. Essendo ora egli scomparso dalla scena del mondo, che ancora conserva pero commosso il suo ricordo, ci reputiamo quasi in dovere di far si che la Chiesa intera, e quella romena in specie, conosca, a conforto e ad incoraggiamento, e quale sia stata la nostra volontà e quali i motivi per i quali essa non è stata resa nota prima d'oggi". Sento oggi il dovere di rendere omaggio alla memoria di questi intrepidi Vescovi e di unire nel ricordo i numerosi sacerdoti, religiosi, e laici, che nel tempo della persecuzione hanno conservato inalterata la loro fede.
3. Permangono, certo, tuttora ragioni di preoccupazioni e difficoltà, ma si può ben sperare che in Romania l'alba, che si è appena levata, preannunci un nuovo giorno foriero di giustizia, di libertà e di pace. I grandi rivolgimenti che hanno di recente segnato l'ampia Regione dell'Est europeo, hanno aperto anche nel vostro Paese, pur fra tante sofferenze, gli animi alla fiducia. Insperate possibilità apostoliche si offrono ora alla comunità dei credenti in una delicata e difficile fase di cambiamento sociale: si tratta di offrire un contributo determinante alla costruzione di una società riconciliata e solidale. Vasta è pertanto la vostra missione. Vi attende prima di tutto l'impegno a ricostruire le strutture delle vostre Diocesi. Dovete, poi, pensare all'elaborazione di un comune programma pastorale, in modo tale che la vostra voce parli all'unisono di fronte ai fedeli e di fronte alla società. "Come tu, Padre; sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato". La preghiera di Cristo, che riascolteremo il Giovedi Santo, sia guida costante di ogni vostra azione e programma. Dimorate nella mutua concordia e conducete le comunità affidate alle vostre cure verso un'unità di fede e di vita sempre più vigorosa e più costruttiva. In realtà, anche voi siete consapevoli che la vostra Conferenza Episcopale potrà raggiungere gli obiettivi sperati, solo se è alimentata da una progressiva ed intensa comunione fra tutti i Presuli. Un'intesa fraterna cementata dalla comunione costante, sotto la guida dell'unico Spirito, che dà vita alla Chiesa nella molteplicità delle lingue e nella varietà dei riti. "E' per opera dello Spirito Santo che noi possiamo operare "in persona Christi", celebrando l'Eucaristia e svolgendo tutto il servizio sacramentale per la salvezza degli altri".
4. L'unità fra voi, vivificata dall'ascolto della Parola di Dio e dalla partecipazione all'unica Eucaristia "sacramento di amore, segno di unità, vincolo di carità", vi sosterrà, grazie al sincero dialogo ed alla fattiva collaborazione, nell'affrontare e nel risolvere i problemi con i quali vi trovate confrontati. Vi aiuterà anche, ne sono certo, a ricercare soluzioni possibili per le difficoltà esistenti con la Chiesa Ortodossa, nel mutuo rispetto e nello sforzo di reciproca comprensione, secondo la nota dottrina del Concilio Ecumenico Vaticano II. Rivolgo ora un pensiero particolare alle comunità orientali di rito bizantino-cattolico che dopo i 40 anni di prove dolorose sono chiamate a riorganizzarsi e dare impulso rinnovato alla loro vita interna ed alla loro attività pastorale. Il Concilio Ecumenico Vaticano II offre al riguardo chiare indicazioni perché le Chiese Orientali conservino quella tradizione derivata dagli Apostoli che costituisce una parte dell'indivisibile eredità di tutta la Chiesa: "Vige tra le Chiese particolari o riti una mirabile comunione, di modo che la varietà nella Chiesa non solo non nuoce alla sua unità, ma anzi la manifesta; è infatti intenzione della Chiesa cattolica che rimangano salve e integre le tradizioni di ogni Chiesa o rito particolare, e parimenti essa vuole adattare il suo tenore di vita alle varie necessità dei tempi e dei luoghi". Questo testo conciliare concerne ovviamente anche la Chiesa cattolica di rito bizantino-romeno. L'evangelizzazione in Romania fu di radice latina sino all'alto Medio Evo, quando le terre romene caddero sotto il dominio della Bulgaria e venne introdotta con il rito bizantino la lingua slava come lingua liturgica. Facendo parte della Chiesa bulgara, i Romeni si sentirono di fatto nell'orbita di Bisanzio, già separata da Roma. Non cessarono durante i secoli i tentativi di rinsaldare l'antica unità sino al pieno ristabilimento della comunione nel Sinodo in Alba Julia, il 7 ottobre 1698. In tale Assemblea il Vescovo Atanasie, insieme a 2270 sacerdoti, pronunciava, com'è noto, la professione di fede cattolica. Tra sette anni la Chiesa che è in Romania celebrerà con la Chiesa Universale il 300 anniversario di così felice e benedetto avvenimento e voi, Venerati fratelli, insieme col clero e il popolo di Dio vi apprestate a riviverne la memoria. Prego il Signore affinché la comune preparazione stimoli tutti voi ad una collaborazione sempre più stretta seguendo le indicazioni del recente Concilio che così afferma: "Le Gerarchie delle varie Chiese particolari, che hanno giurisdizione sullo stesso territorio, procurino col mutuo scambio di consigli in periodici incontri, di promuovere l'unità di azione, e, con forze congiunte, di aiutare le opere comuni, onde far progredire più speditamente il bene della religione e più efficacemente tutelare la disciplina del clero". Sperimenterete l'efficacia dell'intervento dello Spirito che rinnova anche oggi i prodigi della Pentecoste e matureranno nelle vostre Chiese particolari frutti abbondanti di giustizia e di santità. Perché ciò avvenga in pienezza, la vostra sollecitudine per il gregge di Cristo affidatovi, lo sforzo per la diffusione e il consolidamento del Regno di Dio si ispirino sempre al comando del Signore trasmesso ai Discepoli durante l'ultima cena: "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri".
5. Alla luce del comandamento della carità siate innanzitutto voi, venerati fratelli nell'Episcopato, intrepidi apostoli della verità e costruttori di amore concreto, restando senza sosta in ascolto dello Spirito che vi ha consacrati con l'unzione e vi ha mandati a testimoniare nella misericordia e nella solidarietà la benevolenza divina verso tutti. Con sollecitudine costante sentitevi padri dei sacerdoti, vostri primi e preziosi collaboratori nella vigna del Signore; interessatevi alle loro condizioni materiali e spirituali, ed al loro necessario aggiornamento teologico e pastorale; cercate di assicurare un congruo sostentamento ai presbiteri anziani e malati. La cura dei futuri ministri dell'altare sia, inoltre, vostro impegno prioritario. Grati al Signore per la promettente fioritura di vocazioni al ministero presbiterale e alla vita religiosa, non dimenticate che ogni vocazione va coltivata con sacrificio e dedizione senza tralasciare alcun aspetto della formazione umana, culturale e spirituale. La presenza degli Istituti di Vita Consacrata costituisce un prezioso dono della Provvidenza per le vostre Diocesi: è vostra missione, pertanto, discernerne i carismi e sostenerne la testimonianza evangelica con ogni mezzo possibile poiché "torna a vantaggio della Chiesa stessa che gli Istituti abbiano una loro propria fisionomia ed una loro propria funzione". Non potrebbe, tuttavia, esserci nella Chiesa piena vitalità senza l'apporto determinante dei laici e soprattutto della famiglia cristiana, cellula primaria dell'organismo ecclesiale.
Per tale ragione vi incoraggio a porre la Famiglia di Nazareth come modello e base dell'intera vostra azione missionaria. Guardare alla Sacra Famiglia vi renderà più attenti a tutto ciò che fa crescere nella famiglia l'unità e l'amore. Il rispetto e la difesa della vita, il rifiuto del divorzio e dell'aborto, la promozione delle virtù domestiche, l'educazione dei figli quale compito fondamentale dei genitori, l'incremento della spiritualità familiare, l'impegno dei laici nel mondo rappresentano altrettanti temi progettuali sui quali converrà che si concentrino la vostra riflessione ed il vostro programma pastorale.
6. Non potrei concludere quest'incontro, particolarmente fraterno, senza rivolgere un saluto speciale alla gioventù, speranza della Chiesa e del popolo romeno. Non sono forse i giovani coloro che hanno maggiormente sofferto in questi ultimi decenni? Non portano essi ancora i segni di tale dolorosa prova? Il futuro è nelle loro mani, nelle loro intelligenze, nei loro cuori. Per questo la Chiesa, madre vigile e provvida, sente il dovere di additare loro il sentiero della verità e della pace, proporre loro un itinerario di fede cristiana adulta e responsabile che assuma con coraggio tutti i valori del Vangelo. Si preoccupa di sorreggere i giovani con una formazione religiosa sistematica e continua ben confacente ad ogni loro situazione. Venerati fratelli nell'episcopato, vi affido i giovani! Portateli a Cristo ed Egli colmerà la loro sete di verità, di giustizia, di amore. In essi è già presente la Chiesa del futuro, la Chiesa del terzo Millennio cristiano, verso il quale camminiamo accomunati dallo sforzo di una nuova impegnativa evangelizzazione. Annunciare il Vangelo di Cristo: ecco la sfida missionaria che vi attende nei prossimi anni! L'utilizzo dei mezzi moderni di comunicazione sociale non sia da voi tralasciato per conseguire un così importante traguardo. Il Redentore dell'uomo che vi ha guidati sino ad oggi non vi lascerà soli in questa ulteriore tappa della vostra storia. Affido a Maria, Madre della Chiesa i progetti, le speranze e le difficoltà dell'ora presente. Affido a lei la vostra Patria: sotto il patrocinio della celeste Regina della pace possa la Romania conoscere l'auspicata primavera di vero progresso sociale. L'ora presente è un momento provvidenziale per irradiare la luce e la forza del Vangelo in tutta la società romena. Senza paura, fiduciosi nell'assistenza del Signore, aiutate le vostre Comunità ad essere artefici di riconciliazione e di solidarietà.
Vi accompagni anche la mia Benedizione Apostolica che con affetto imparto a voi, ai sacerdoti, ai religiosi, alle famiglie e alle intere comunità ecclesiali della vostra, a me tanto cara, Nazione romena.
Data: 1991-03-23
Sabato 23 Marzo 1991
Titolo: Libertà di coscienza e di religione
Signor Presidente, Signore, signori,
1. In occasione del vostro incontro romano, avete espresso il desiderio di rendere visita al successore di Pietro. Sono felice di accogliervi qui, in particolare perché il tema dei vostri lavori, "Il diritto e la libertà di coscienza e di religione", riveste a mio avviso, lo sapete, una grande importanza. E' per questo che mi è molto gradito di intrattenermi alcuni momenti insieme con voi.
Avvocati, voi mettete in luce i valori che, nella società, devono regolare i rapporti degli individui tra di loro e con l'autorità pubblica. Il vostro ruolo vi pone nel punto nevralgico dal quale voi dovete mostrare l'accordo fra gli interessi del vostro cliente con il bene comune definito dalla legge e la cui applicazione è sanzionata dall'azione dei pubblici poteri o sotto il loro arbitraggio. Nel riflettere sui conflitti che dovete aiutare a risolvere, vi rendete ben conto che non si può dissociare la morale dal diritto; su questo terreno, trovate la preoccupazione della Chiesa di favorire "il passaggio permanente dall'ordine ideale dei principi all'ordine giuridico" (Paolo VI, discorso all'Organizzazione Internazionale del Lavoro, Ginevra, 10 giugno 1969, n.14) e, in ultima analisi, dalla legge divina alla realtà quotidiana dei comportamenti umani illuminati dalla coscienza.
2. Con i vostri lavori che attengono al diritto e alla libertà di coscienza e di religione, voi avete potuto mettere in evidenza il fatto che la garanzia di questa libertà fondamentale non deriva soltanto dall'ordine costituzionale e dalla messa in opera di sistemi di protezione ai livelli nazionale, regionale o internazionale. Le dichiarazioni d'intenti, anche le più solenni, potrebbero rischiare di restare in gran parte lettera morta se il diritto quotidianamente non assicurasse in maniera effettiva a "tutti gli uomini, in quanto sono persone, dotate cioè di ragione e di libera volontà e perciò investiti di responsabilità personale" di poter "cercare la verità" e "aderire" ad essa e "ordinare tutta la loro vita secondo le esigenze della verità" (Concilio Vaticano II, DH 2).
Bisogna avere il coraggio di accettare questa nozione della libertà di coscienza e di religione; essa non è un favore concesso da governi; non si riduce neanche alla possibilità di compiere dei riti; essa è il diritto di ogni uomo di esprimere a livello sociale quanto ha di più profondo in sé e di non dover soffrire danni o fastidi per questo. Se questo diritto fosse universalmente riconosciuto come principio regolatore delle relazioni sociali, i confronti tra diverse concezioni del mondo - religiose, atee o agnostiche - sarebbero sempre leali e pacifici. L'uguale rispetto delle credenze è uno dei pilastri delle società democratiche contemporanee e la sua attuazione testimonia un progresso verso un più elevato rispetto dei diritti dell'uomo nel loro insieme.
Questo progresso si compie, fra gli altri mezzi, attraverso la risoluzione dei conflitti quotidiani che voi incontrate nella vostra professione di avvocati. Dato che gli intimi convincimenti dell'uomo, quelli che danno un senso alla sua vita, possono essere lesi da molte pratiche della vita civile, privata o pubblica, l'esercizio della libertà di coscienza e di religione è legato a quello di tutte le altre libertà; così accade per la libertà di parola e di espressione, per il diritto di associazione, per il diritto dei genitori all'educazione dei propri figli; e non vi è alcun diritto, fino a quello sociale, in cui non vengano sempre più spesso sollevate questioni che chiamano in causa la libertà di coscienza e di religione. Gli avvocati e i membri delle professioni forensi hanno quindi la temibile responsabilità di trovare i mezzi per conciliare le manifestazioni individuali o collettive dei convincimenti che si radicano nel più profondo della coscienza, con le necessità di ordine pubblico, senza pertanto ridurli a semplici opinioni, il che non potrebbe che provocare grande danno alla società e attentare al diritto delle persone.
3. Nelle nostre società, il riconoscimento della libertà di religione e di coscienza si pone in termini nuovi. Mentre prima i gruppi umani si caratterizzavano in base alla loro unità di religione e davano prova di maggiore o minore tolleranza riguardo alle minoranze religiose, conosciamo oggi una grande diversità di religioni tra gli abitanti di uno stesso territorio, addirittura tra gli appartenenti ad una stessa famiglia. La pace civile richiede che sia accordata ad ognuno la stessa libertà che a tutti gli altri. Le popolazioni richiedono una reale uguaglianza di trattamento per tutti i credenti, l'assenza di discriminazione in materia di educazione e di accesso al lavoro, l'abolizione degli "statuti personali". Questo presuppone in particolare un regime dei culti chiaro ed equo nella società; avete, d'altronde, inserito opportunamente questo problema nell'ordine del giorno dei vostri lavori.
Gli avvocati hanno un ruolo importante da svolgere nella soluzione delle crisi che possono accompagnare il passaggio delle società tradizionali allo stadio attuale. Essi hanno la delicata missione di far accettare dai tribunali e dall'opinione il punto in cui si pone il "non possumus" delle coscienze e il cui mancato rispetto provocherebbe una violazione diretta di questa libertà.
4. La vostra missione vi porta a incontrare sotto diverse forme il problema della clausola di coscienza. Durante secoli, si è ricordato fermamente l'esistenza della norma morale secondo cui non è mai permesso compiere un atto in sé immorale, neanche se esso è comandato, neanche se il rifiuto di agire comporta gravi danni personali. Ma non si era ritenuto di poter ammettere gli effetti civili di questa norma; il rifiuto dell'obbedienza era sanzionato. Le società contemporanee hanno preso coscienza dei guasti che sono derivati da questa concezione per il rispetto dei diritti dell'uomo; esse fanno ormai del riconoscimento dei diritti della coscienza un elemento di ordine pubblico, ridando diritto di cittadinanza a un principio morale essenziale. Questo corrisponde ad una fondamentale esigenza delle società pluraliste di oggi.
Dovete agire affinché un tale diritto sia effettivamente riconosciuto ai membri delle diverse professioni. Spetta a voi trovare gli argomenti che possano suscitare un movimento di opinione senza il quale la clausola di coscienza non potrebbe diventare un fattore abitualmente ammesso nell'applicazione del diritto sociale e professionale.
5. Nel corso dei vostri lavori, avete potuto affrontare molti altri argomenti di grande interesse dal punto di vista della Santa Sede. In particolare, conoscete l'importanza che essa annette ai diritti della famiglia, dei fanciulli; questo è stato sottolineato ancora di recente, quando le Nazioni Unite hanno accordato una rinnovata attenzione ai diritti dei membri più vulnerabili della famiglia umana.
Non posso oggi sviluppare questi punti. Ma desideravo incoraggiarvi a proseguire le vostre riflessioni in alcuni dei campi di maggior importanza per il consolidamento della pace sociale ed internazionale, così come per la crescita delle persone. C'è da rallegrarsi che associazioni professionali qualificate come la vostra si prendano cura di questi problemi; è attraverso lo scambio delle vostre esperienze che voi avanzerete verso una migliore comprensione dei principi morali che noi consideriamo essenziali per dare alla vita il senso che le è proprio.
Che Cristo, Salvatore degli uomini, vi illumini e vi sostenga nei vostri compiti! Che Dio vi benedica, voi e tutti i vostri! (Traduzione dal francese)
Data: 1991-03-23
Sabato 23 Marzo 1991
GPII 1991 Insegnamenti - Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)