GPII 1991 Insegnamenti - Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)

Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Lo Spirito Santo, principio della nuova vita con l'abbondanza dei suoi doni




1. Ospite dell'anima, lo Spirito Santo è la fonte intima della nuova vita partecipata da Cristo ai credenti in Lui: una vita secondo la "legge dello Spirito" che, in forza della Redenzione, prevale ormai sulla potenza del peccato e della morte, operante nell'uomo dopo la caduta originale. L'Apostolo stesso si immedesima in questo dramma del conflitto tra l'intimo sentimento del bene e l'attrattiva del male, tra la tendenza della "mente" a servire la legge di Dio e la tirannia della "carne" che sottopone al peccato. Ed esclama: "Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?". Ma ecco la nuova esperienza intima, che corrisponde alla verità rivelata sull'azione redentrice della grazia: "Non c'è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù.

Poiché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte...". E' un nuovo regime di vita inaugurato nei cuori "per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato".


2. Tutta la vita cristiana si svolge nella fede e nella carità, nella pratica di tutte le virtù, secondo l'intima azione di questo Spirito rinnovatore, dal quale procede la grazia che giustifica, vivifica e santifica, e con la grazia procedono tutte le nuove virtù che costituiscono il tessuto della vita soprannaturale. Si tratta della vita che si sviluppa non solo dalle facoltà naturali dell'uomo - intelletto, volontà, sensibilità - ma anche dalle nuove abilitazioni sovraggiunte (superadditae) con la grazia, come spiega San Tommaso d'Aquino. Esse danno all'intelligenza la possibilità di aderire a Dio-Verità nella fede; al cuore di amarlo nella carità, che è nell'uomo come "una partecipazione dello stesso Amore divino, lo Spirito Santo"; e a tutte le potenze dell'anima e in qualche modo anche del corpo di partecipare alla nuova vita con atti degni della condizione di uomini elevati alla partecipazione della natura e della vita di Dio nella grazia: "consortes divinae naturae", come dice San Pietro. E' come un nuovo organismo interiore, in cui si manifesta la legge della grazia: legge scritta nei cuori, più che su tavole di pietra o in codici cartacei; legge che San Paolo chiama, come abbiamo visto, "legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù".


3. Nelle precedenti catechesi dedicate all'influsso dello Spirito Santo sulla vita della Chiesa, abbiamo sottolineato la molteplicità dei doni da Lui concessi per lo sviluppo di tutta la comunità. La stessa molteplicità si verifica nella vita cristiana personale: ogni uomo riceve i doni dello Spirito Santo nella concreta condizione esistenziale in cui si trova, a misura dell'amore di Dio dal quale derivano la vocazione, il cammino, la storia spirituale di ognuno. Lo leggiamo nella narrazione della Pentecoste, nella quale lo Spirito Santo riempie tutta la comunità, ma riempie anche ogni persona presente. Infatti, mentre del vento, che simboleggia lo Spirito, viene detto che "riempi tutta la casa dove si trovavano", delle lingue di fuoco, altro simbolo dello Spirito, viene precisato che "si posarono su ciascuno di loro". Allora "essi furono tutti pieni di Spirito Santo".

La pienezza è data ad ognuno; e questa pienezza implica una molteplicità di doni per tutti gli aspetti della vita personale. Tra questi doni, qui vogliamo ricordare e brevemente illustrare quelli che nel catechismo, come nella tradizione teologica, vengono particolarmente presentati con il nome di doni dello Spirito Santo. E' vero che tutto è dono, sia nell'ordine della grazia, sia in quello della natura e più in generale in tutta la creazione. Ma il nome di doni dello Spirito Santo nel linguaggio teologico e catechistico viene riservato a delle energie squisitamente divine che lo Spirito Santo infonde nell'anima a perfezionamento delle virtù soprannaturali, per dare allo spirito umano la capacità di agire in modo divino.


4. Occorre dire che una prima descrizione ed elencazione di doni si trova nell'Antico Testamento, e precisamente nel libro di Isaia, dove il profeta attribuisce al re messianico "spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore", e poi nomina una seconda volta il sesto dono dicendo che il re "si compiacerà del timore del Signore". Nella versione greca dei Settanta e nella Volgata latina di San Girolamo è stata evitata la ripetizione; per il sesto dono è stato messo "pietà" invece di "timore del Signore", sicché l'oracolo termina con queste parole: "spirito di scienza e di pietà, e sarà pieno dello spirito di timore del Signore".




Ma si può dire che lo sdoppiamento del timore e della pietà, tutt'altro che lontano dalla tradizione biblica sulle virtù dei grandi personaggi dell'Antico Testamento, diventa nella tradizione teologica, liturgica e catechistica cristiana una rilettura più piena della profezia, applicata al Messia, e un arricchimento del suo senso letterale. Gesù stesso, nella sinagoga di Nazareth, applica a sé un altro testo messianico di Isaia: "Lo Spirito del Signore è sopra di me...", che corrisponde all'inizio dell'oracolo che s'è appena citato, inizio che suona così: "Su di lui si poserà lo Spirito del Signore". Secondo la tradizione riassunta da San Tommaso, i doni dello Spirito Santo "sono nominati dalla Scrittura come furono in Cristo, secondo il testo di Isaia", ma si ritrovano, per derivazione da Cristo, nell'anima cristiana. I riferimenti biblici appena accennati sono stati messi a confronto con le attitudini fondamentali dell'anima umana, considerate alla luce dell'elevazione soprannaturale e delle stesse virtù infuse. Si è sviluppata così la teologia medievale dei sette doni, che, pur non presentando un carattere di assolutezza dogmatica e quindi non pretendendo di offrire un numero limitativo dei doni né delle categorie specifiche in cui possono essere distribuiti, ha avuto ed ha una grande utilità sia per la comprensione della molteplicità dei doni stessi in Cristo e nei Santi, sia come avvio al buon ordinamento della vita spirituale.


5. San Tommaso e gli altri teologi e catechisti hanno tratto dal testo stesso di Isaia l'indicazione per una distribuzione dei Doni in ordine alla vita spirituale, proponendone un'illustrazione che qui è solo possibile sintetizzare: 1) C'è innanzitutto il Dono di sapienza, mediante il quale lo Spirito Santo illumina l'intelligenza, facendole conoscere le "ragioni supreme" della rivelazione e della vita spirituale e formando in lei un giudizio sano e retto circa la fede e la condotta cristiana: da uomo "spirituale" (pneumaticos), direbbe San Paolo, e non solo "naturale" (psychicos) o addirittura "carnale".


2) C'è poi il Dono di intelligenza, come particolare acume, dato dallo Spirito, per intuire la Parola di Dio nella sua profondità e altezza.


3) Il Dono di scienza è la capacità soprannaturale di vedere e di determinare con esattezza il contenuto della rivelazione e della distinzione tra le cose e Dio nella conoscenza dell'universo.


4) Col Dono del consiglio lo Spirito Santo dà una soprannaturale abilità di regolarsi nella vita personale quanto alle azioni ardue da compiere e nelle scelte difficili da fare, come anche nel governo e nella guida degli altri.


5) Col Dono di fortezza lo Spirito Santo sostiene la volontà e la rende pronta, operosa e perseverante nell'affrontare le difficoltà e le sofferenze anche estreme, come avviene soprattutto nel martirio: in quello del sangue, ma anche in quello del cuore e in quello della malattia o della debolezza e infermità.


6) Mediante il Dono di pietà lo Spirito Santo orienta il cuore dell'uomo verso Dio con sentimenti, affetti, pensieri, preghiere, che esprimono la figliolanza verso il Padre rivelato da Cristo. Fa penetrare ed assimilare il mistero del "Dio con noi", specialmente nell'unione con Cristo, Verbo incarnato, nelle relazioni filiali con la Beata Vergine Maria, nella compagnia degli angeli e santi in Cielo, nella comunione con la Chiesa.


7) Col Dono del timor di Dio lo Spirito Santo infonde nell'anima cristiana un senso di profondo rispetto per la legge di Dio e gli imperativi che ne derivano per la condotta cristiana, liberandola dalle tentazioni del "timore servile" e arricchendola invece di "timore filiale", intriso di amore.


6. Questa dottrina sui Doni dello Spirito Santo rimane per noi un magistero di vita spirituale utilissimo per orientare noi stessi e per educare i fratelli, circa i quali abbiamo una responsabilità formativa, a un dialogo incessante con lo Spirito Santo e ad un abbandono fiducioso e amoroso alla sua guida. Essa è connessa e sempre riportabile al testo messianico di Isaia, che applicato a Gesù dice la grandezza della sua perfezione, e applicato all'anima cristiana segna i momenti fondamentali del dinamismo della sua vita interiore: capire (sapienza, scienza e intelligenza), decidere (consiglio e fortezza), permanere e crescere nella relazione personale con Dio, sia nella vita di orazione, sia nella buona condotta secondo il Vangelo (pietà, timor di Dio). E' perciò di fondamentale importanza sintonizzarsi con l'eterno Spirito-Dono, quale ci viene fatto conoscere dalla rivelazione nell'Antico e nel Nuovo Testamento: un unico infinito Amore, che si comunica a noi con una molteplicità e varietà di manifestazioni e donazioni, in armonia con l'economia generale della creazione.

Data: 1991-04-03
Mercoledi 3 Aprile 1991

Messaggio ai fedeli dell'Islam al termine del mese di Ramadan - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La via di coloro che credono in Dio e desiderano servirlo è la via della pace

Ai miei cari fratelli e sorelle dell'Islam, Ogni anno il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso invia un messaggio di augurio, a nome dei Cattolici di tutto il mondo, ai Musulmani in occasione della vostra festa della Rottura del Digiuno al termine del mese di Ramadan.Quest'anno, a causa degli effetti tragici degli ultimi mesi di conflitto e di guerra in Medio Oriente e delle sofferenze che durano ancora per un gran numero di persone, ho deciso di inviarvi io stesso questi saluti. In primo luogo, vorrei esprimere la mia simpatia e la mia solidarietà a tutti quelli che hanno perduto persone loro care. Come credete voi Musulmani, anche noi Cristiani affermiamo con speranza che essi sono affidati al giudizio misericordioso di Dio.

Possa questo tempo di dolore essere raddolcito dalla coscienza che la misericordia e l'amore di Dio sono senza limiti. Solo Lui sa che: "Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udi, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che Lo amano". Ai Musulmani del mondo intero io vorrei esprimere la disponibilità della Chiesa Cattolica a lavorare con voi, e con tutte le persone di buona volontà, al fine di aiutare le vittime della guerra e di erigere strutture di una pace durevole, in Medio Oriente, e in tutto il mondo. Questa cooperazione solidale in favore dei più afflitti sarà la base concreta di un dialogo sincero, profondo e costante fra credenti Cattolici e credenti Musulmani, dal quale potrà scaturire una più grande conoscenza e fiducia reciproca, e l'assicurazione che ovunque ogni credente potrà professare la propria fede liberamente e in maniera autentica. Voi che avete appena completato questo arduo mese di digiuno secondo i precetti della vostra religione, offrite alle società moderne, che ne hanno bisogno, un esempio di obbedienza alla volontà divina, una prova dell'importanza della preghiera e della disciplina, e una testimonianza di semplicità ascetica nell'utilizzo dei beni di questo mondo. Anche noi Cristiani abbiamo da poco concluso la Quaresima, tempo annuale di preghiera e di digiuno, che è anche per noi un tempo di pentimento e di purificazione. Sono valori che noi condividiamo, Cristiani e Musulmani, secondo le credenze e le tradizioni delle nostre rispettive religioni. Noi offriamo questi valori all'umanità come una alternativa religiosa alle attrattive del potere, del denaro e dei piaceri materiali. La via di coloro che credono in Dio e desiderano servirLo non è quella della dominazione. E' la via della pace: la pace dell'unione col nostro Creatore, che trova la sua espressione nel compimento della Sua volontà; la pace all'interno dell'universo creato, nell'utilizzare le sue ricchezze saggiamente e a beneficio di tutti; la pace in seno alla famiglia umana, nell'operare insieme per creare forti legami di giustizia, di fraternità e di armonia nelle nostre società; la pace nel cuore degli individui, che sanno da chi provengono, perché sono sulla terra, e a chi dovranno un giorno ritornare. In occasione di questa festa, fratelli e sorelle dell'Islam, preghiamo affinché Dio accordi la Sua pace a voi e a tutti coloro che si rivolgono a Lui nella preghiera e nella supplica. Mentre è ancora fresco il ricordo degli orrori della guerra, che non cessano di essere una causa di sofferenza per l'umanità in tante regioni del mondo, una riflessione sulle realtà soggiacenti alla guerra non è forse inopportuna, anche in questo momento gioioso di festa. Dobbiamo tutti esaminare attentamente le cause della guerra, al fine di apprendere mezzi più efficaci per evitarla. L'ingiustizia, l'oppressione, l'aggressione, l'avidità, l'assenza di volontà a entrare in dialogo e a intraprendere negoziati, la mancanza di perdono, il desiderio di vendetta: ecco alcuni fattori che inducono le persone ad allontanarsi dalla maniera in cui Dio desidera che noi viviamo su questo pianeta. Dobbiamo tutti imparare a conoscere queste realtà nella nostra stessa vita e nelle nostre società, e a trovare dei mezzi per superarle. E' solo quando degli individui e dei gruppi intraprenderanno questa opera di Educazione alla Pace, che noi potremo costruire un mondo fraterno e unito, liberato dalla guerra e dalla violenza. Termino questo augurio citando le parole di uno dei miei predecessori, il Papa Gregorio VII che, nel 1076, scriveva all'Emiro Musulmano Al-Nacir, che regnava a Bij'ya, nell'attuale Algeria:"Dio Onnipotente, che desidera che tutti gli uomini si salvino e nessuno si perda, apprezza in noi soprattutto il fatto che, dopo avere amato Lui, amiamo nostro fratello, e che quello che non vogliamo sia fatto a noi non lo facciamo agli altri. Voi e noi ci dobbiamo questa carità reciprocamente, soprattutto perché crediamo e confessiamo l'unico Dio, ammesso nei diversi modi, e Lo lodiamo e veneriamo ogni giorno, come Creatore e Governatore di questo mondo". Queste parole, scritte quasi mille anni fa, sono adatte per esprimere oggi i miei sentimenti al vostro riguardo, mentre voi celebrate l'Id al-Fitr, la festa della Rottura del Digiuno. Che Dio Altissimo riempia tutti noi del Suo amore misericordioso e della Sua pace.

Data: 1991-04-03
Mercoledi 3 Aprile 1991

Per l'apertura dei lavori del Concistoro Straordinario - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: "Mors et vita duello conflixere mirando"

Venerabili e cari fratelli, Ci riuniamo nel corso dell'ottava pasquale pervasi dal grande mistero della nostra fede da cui è nata la Chiesa. "Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone" (Lc 24,34). Nel giorno della sua risurrezione, a porte chiuse Egli venne nel cenacolo dove si trovavano gli Apostoli; mostro loro le mani e il costato (cfr. Jn 20,19-20), le stigmate della nostra Redenzione, alito su di loro e disse "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi... Ricevete lo Spirito Santo" (Jn 20,21).

Occorre che all'inizio del nostro incontro queste parole riprendano vigore. Occorre che ci ritroviamo nel cenacolo davanti al Signore che manda anche noi e ci dà lo stesso Spirito che hanno ricevuto gli Apostoli: lo Spirito della sapienza, dell'intelletto e della scienza, lo Spirito del consiglio e della fortezza, lo Spirito della pietà e del timore di Dio. Occorre che Egli ci guidi.

Venerabili e cari fratelli siete chiamati in modo particolare a condividere con il Vescovo di Roma la sollecitudine per tutte le Chiese, legate al suo "ministerium petrinum". Provenite dalla collegiale comunità dell'Episcopato della Chiesa universale, e voi stessi costituite un collegio particolare.

Questo collegio ha alle sue spalle un passato millenario e grandi meriti al servizio della Chiesa. Se è soprattutto vostro compito e merito assicurare la successione nella sede romana di Pietro, nello stesso tempo a voi tocca certamente anche esser vicini a Colui che è il successore di Pietro nei suoi compiti e nelle sue preoccupazioni. Dall'inizio quindi del mio servizio alla Chiesa ho già cercato molte volte l'occasione per chiedervi consiglio circa i problemi importanti, avendo fiducia nelle vostre competenze, e soprattutto nell'amore verso Cristo e la Chiesa nella quale avete un vostro particolare ruolo.

Sono già a noi noti i problemi ai quali sarà dedicato il presente "Concistoro". Essi sono di grande importanza in quanto riguardano la stessa dottrina della fede e della morale e, al tempo stesso, concernono l'attività pastorale della Chiesa in molti settori. Sono problemi di grande importanza per la missione della Chiesa che, in pari tempo, riguardano la dignità dell'uomo e dei suoi inalienabili diritti; essi riguardano, in modo indiretto, il suo stesso futuro e quello dell'intera società.

"Mors et vita duello conflixere mirando", cantiamo nella liturgia pasquale. La lotta tra la "cultura" della morte e la civiltà della vita e dell'amore continua sempre. Per mezzo del nostro "concistorium" desideriamo rendere un particolare omaggio a Colui che è "Dux vitae", unendo al mistero della Pasqua la Vita e la Verità e mostrando a tutti la Via che Lui stesso non cessa di essere per le generazioni sempre nuove.

Alla Sede della Sapienza, Madre del Signore Risorto, raccomando il nostro incontro.

(Traduzione dal latino)

Data: 1991-04-04
Giovedi 4 Aprile 1991

Ai partecipanti alla XLI Settimana Sociale - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: La storia ha reso gli europei esperti di tragiche divisioni: la fede deve aiutarli a trovare i percorsi della pace

Signori Cardinali, Venerati fratelli nell'episcopato, e voi tutti, fratelli e sorelle, impegnati nell'animazione cristiana delle realtà sociali!


1. A voi rivolgo il mio saluto cordiale, unito al più vivo compiacimento per la ripresa delle Settimane Sociali, vanto dei cattolici italiani. Con la presente iniziativa si attua un proposito emerso al Convegno ecclesiale di Loreto del 1985.

Ciò che allora apparve auspicabile ha assunto oggi connotazioni di singolare attualità. Oggi più di allora i cattolici avvertono l'urgenza di approfondire le ragioni della loro comune speranza in vista di un'azione concorde a servizio del progetto di Dio su questa umanità che s'appresta a varcare la soglia del terzo millennio. Qual è il progetto di Dio sulla nostra storia? Sulla storia di questa nuova Europa che si va faticosamente ridefinendo? Su quest'Italia in Europa?Per il credente la risposta non ha dubbi: è un progetto di libertà, di solidarietà, di pace, perché è un progetto che poggia sulla ricostituzione in Gesù Cristo dell'unità della famiglia umana, disgregata dal peccato. Il credente sa che, dalla morte e risurrezione di Cristo, ogni uomo trae titolo ad esser parte del "popolo nuovo" pellegrinante nella storia verso la Patria definitiva, ove "non ci sarà più né Giudeo né Greco, né schiavo né libero, né uomo né donna, ma tutti saranno uno in Cristo Gesù". E' in questa prospettiva che voi vi interrogate sui vostri compiti di figli della Chiesa operanti in questa terra nella quale la Provvidenza ha voluto porre il centro del nuovo Popolo di Dio e dalla quale, nel corso dei secoli, si è irraggiato in modo tanto efficace verso le altre Nazioni d'Europa e del mondo il messaggio evangelico.


2. Nella vostra comune riflessione voi invocate e vi aprite ai doni dello Spirito Santo: questo è il senso del vostro convenire, ciò che gli conferisce importanza e che lo renderà fecondo di frutti copiosi. L'Europa, oggi, ha bisogno di essere ripensata alla luce delle sue più vitali tradizioni, delle più antiche e autentiche aspettative dei suoi popoli, che affondano le loro radici nella fede in Gesù Cristo. Questa fede, per tanti anni, ha sostenuto la speranza di libertà di moltissimi nostri fratelli, rischiarando la lunga notte dell'oppressione. Ora lo storico muro è caduto, una porta è stata aperta, ma altre ancora resistono ed altre si tenta di richiudere nuovamente con la coercizione e persino con la violenza. Eppure il nuovo corso, che è appena iniziato, ha potuto avviarsi perché i popoli hanno tenacemente chiesto di esprimere liberamente le proprie convinzioni e di impegnarsi concretamente in una collaborazione che consentisse a ciascuno di porre le proprie risorse a servizio del bene di tutti. La forza morale e le speranze, che hanno animato questi nostri fratelli in mezzo a tante sofferenze, non devono ora cedere il passo alla tentazione dello scoraggiamento per le nuove difficoltà o alle suggestioni di nuove forme di prevaricazione sul proprio simile, ma stimolare con nuovo vigore alla ricerca del bene comune e all'attuazione di una più piena giustizia sociale anche mediante un nuovo diritto internazionale e nuove incisive testimonianze di solidarietà. Ciò può supporre anche un ripensamento più generale circa il ruolo degli Stati nazionali rispetto al processo di integrazione europea ed una revisione delle loro istituzioni democratiche e partecipative.


3. Nessuno sforzo può portare validi ed efficaci cambiamenti, se non è fortemente ispirato e coerentemente sostenuto da una grande volontà di bene, da un anelito profondo verso la verità della persona umana e dalla società che essa è chiamata a costruire. La ricerca e l'indicazione di questa verità, che dà senso alle persone e alle istituzioni, è il primo compito dei cattolici verso se stessi e verso gli altri membri della comunità. La Dottrina Sociale della Chiesa, che ha avuto cento anni fa nella "Rerum Novarum" una sua formulazione tanto ricca ed incisiva, offre principii di riflessione e criteri di azione che chiedono di essere coraggiosamente testimoniati e concretamente attuati. Carissimi fratelli e sorelle, non esitate a ridiscutere propositi e progetti alla luce delle nuove prospettive che la Provvidenza ha aperto dinanzi a voi con i recenti avvenimenti.

Sappiate valutare ogni elemento con la sapienza antica che deriva a voi dal Vangelo attraverso la ricca tradizione culturale europea che in esso ha la sua principale fonte di ispirazione. Nel passato gli europei hanno esportato nel mondo i loro valori, la loro scienza, la loro abilità produttiva: oggi il mondo attende ancora da essi un nuovo contributo di saggezza attinto a quella cultura millenaria che la linfa cristiana ha saputo maturare nel corso dei secoli. La storia ha reso gli europei esperti di divisioni dolorose e tragiche: la fede cristiana li deve aiutare a ritrovare i percorsi dell'intesa e della pace. La solidarietà è la risposta di civiltà che essi sono chiamati ad offrire ai popoli che invocano ancora libertà e autodeterminazione per poter compiere un cammino di sviluppo e di progresso nel rispetto dei diritti fondamentali della persona.


4. Al processo di cambiamento, che ha conosciuto di recente una così forte accelerazione, gli europei devono assicurare un'anima religiosa e culturale che ne garantisca l'avanzamento nella direzione dei valori che lo hanno ispirato e provocato. Sono queste le prospettive dell'autentico futuro dell'Europa, un futuro che, mentre s'illumina dei bagliori del grande passato, attende di essere preparato nei rivolgimenti faticosi dell'ora presente grazie all'impegno generoso di tutti. L'accoglienza degli immigrati che hanno culture e religioni diverse, il dialogo ecumenico, lo sforzo comune dell'Est e dell'Ovest per un progresso globale attraverso una nuova cultura della convivenza, sono impegni non eludibili. Il mio compiacimento per la ripresa delle Settimane Sociali nasce dalla fiducia che esse possano diventare una sorta di laboratorio culturale grazie al quale la comunità cristiana sia aiutata a leggere le "res novae" del nostro tempo, contrassegnato da profonde trasformazioni in ogni settore della vita, per trarne indicazioni atte a favorire la comune crescita verso traguardi di civiltà veramente degni dell'uomo.


5. Nel presente sistema economico di libero mercato la solidarietà è spesso delegata alle buone intenzioni e alla discrezionalità personale. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: s'assiste, di fatto, ad una corsa sfrenata verso l'accrescimento dei beni materiali che spesso non s'arresta neppure di fronte alle più palesi violazioni dei diritti della persona e della famiglia. Per questo la Chiesa proclama che il profitto non può essere il criterio di fondo della vita economica né l'obiettivo finale di una civiltà che voglia fregiarsi della connotazione di umana. Resta tuttavia il problema dell'individuazione di strumenti giuridici e tecnici capaci di rendere concretamente operante, al di là della spontaneità individuale, la solidarietà personale e sociale secondo quelle prospettive di sussidiarietà su cui la Dottrina Sociale della Chiesa da tempo insiste. Occorre, poi, ripristinare nella coscienza comune la giusta gerarchia dei valori, che i tempi moderni hanno fortemente scosso e a volte persino sconvolto. I beni materiali esercitano un grande fascino sull'indigenza, l'abbondanza è il sogno della privazione, ma non è di sole cose che l'uomo vive, né può vivere solo per le cose. La povertà spirituale, che deprime le speranze personali e collettive e indebolisce il pensiero dell'Occidente opulento, ci richiama con urgenza al dovere di una ritessitura di quell'ordito di valori che appare spesso sfilacciato e consunto nelle nostre stesse comunità cristiane. In definitiva, è l'adesione personale a Gesù Cristo che dev'essere intimamente rinnovata e consolidata. Ciò suppone un impegno di piena docilità allo Spirito da parte dei credenti, che si riconoscono creature di Dio e sanno di aver tutto ricevuto gratuitamente da un Padre infinitamente buono, imperscrutabilmente grande nell'amore. Scegliere la sobrietà per sé e orientarsi alla condivisione con gli altri è decisione che normalmente può essere assunta solo in quell'"orizzonte di senso" che la fede in Dio, Creatore e Padre, conferisce all'esistenza umana.


6. Sapranno i cattolici essere all'altezza degli storici compiti che li attendono? Sapranno essi, in particolare, impegnarsi per l'attuazione di un'autentica solidarietà che rispetti e traduca nei fatti il principio di sussidiarietà, promovendo istituzioni compiutamente democratiche, grazie alle quali a ciascuno sia consentito di realizzarsi secondo la propria vocazione?La posta in gioco è alta: le oligarchie, da una parte, e il predominio dei molti che prevaricano sui pochi dall'altra, sono rischi reali per l'Europa. L'unica via per evitarli è quella indicata dal Cristianesimo che invita a considerare il proprio simile non come un concorrente con cui competere, ma come un fratello a cui affiancarsi per edificare un mondo più giusto e più solidale. In quest'Europa che torna ad essere polo di attrazione per tanti popoli, crocevia di culture, spazio di libertà, i cristiani devono testimoniare la loro fede con rinnovata energia, adoperandosi nella elaborazione di una strategia della solidarietà che valga ad instaurare e consolidare legami di autentica fraternità. Il ripristino delle Settimane Sociali costituisce per i cattolici italiani una preziosa occasione per presentarsi con un loro specifico contributo ai fratelli delle comunità cristiane dell'Europa e del mondo. Ringrazio il Comitato scientifico che ha coordinato il grande lavoro di preparazione di questa XLI Settimana Sociale. A tutti i relatori esprimo il mio apprezzamento per il contributo di riflessione offerto in questi giorni e, nell'invocare su di loro, sui presenti e su quanti hanno collaborato al buon esito dell'iniziativa l'abbondanza delle ricompense divine, a tutti imparto di cuore la mia Benedizione.

Data: 1991-04-05
Venerdi 5 Aprile 1991

In San Pietro la celebrazione conclusiva del Concistoro - Città del Vaticano (Roma)

Titolo: Dal Concistoro Straordinario un nuovo impulso per l'evangelizzazione di tutte le genti

"La pietra scartata dai costruttori, è divenuta testata d'angolo".


1. La liturgia pasquale esprime con queste parole del Salmo una verità centrale della fede. La Chiesa crede che Dio costruisce nel mondo il suo Regno. La costruzione poggia sulla pietra angolare. Il mistero pasquale è la rivelazione di questa pietra, su cui Dio stesso costruisce il suo Regno. Il fatto che gli uomini abbiano scartato questa pietra rivela ancora più chiaramente che Dio stesso è il costruttore del Regno, il quale si realizza pero negli uomini ed attraverso gli uomini, nonostante le loro contraddizioni; il Regno di Dio, infatti, è la loro ultima eterna vocazione. Questa realtà trova la sua drammatica espressione proprio nel mistero pasquale: durante la settimana scorsa e, particolarmente, durante il Sacro Triduo, la liturgia lo ha attestato in modo speciale. Del resto, lo attesta sempre, ogni giorno, in ogni celebrazione eucaristica, mettendo in evidenza la verità su Cristo, che è la testata d'angolo. Scartato dai costruttori, Cristo si è manifestato come Colui sul quale poggia pienamente tutta la costruzione del Regno di Dio nel mondo.


2. Il dramma del rifiuto di Cristo è come l'essenza degli eventi che hanno avuto luogo a Gerusalemme durante le feste pasquali. Il Salmo lo attesta con le seguenti espressioni: "Mi avevano spinto con forza per farmi cadere, / ma il Signore è stato il mio aiuto". Queste parole del Salmo alludono al Cristo. E' lo stesso Cristo che "nel giorno dopo il sabato" entra nel Cenacolo di Gerusalemme, mentre le porte erano chiuse. Dopo l'esperienza della morte umana e del sepolcro Egli è tornato a vivere. Agli Apostoli riuniti mostra "le mani e il costato", in cui sono le tracce della crocifissione. Colui che vive è stato veramente condannato a morte e inchiodato in croce sul Golgota. Si trovano in Lui tutti i segni della pietra scartata dagli uomini. L'evento pasquale del Cenacolo è forse la teofania più piena; ne è conferma soprattutto l'episodio della seconda apparizione, quando Tommaso, prima scettico, toccando i segni della crocifissione, confessa la sua fede con le parole: "Mio Signore e mio Dio". E' questa la teofania più piena: il Dio rivelato nell'uomo; rivelato a prezzo della Croce; rivelato grazie al dominio sulla propria morte umana. Il Dio rivelato nel suo mistero trinitario: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo!


3. Che cosa è la fede? Cristo risponde a Tommaso: "Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno".

Che cosa è la fede? La fede è il contrario dell'incredulità, in quanto si contrappone a chi tenta di scartare la pietra angolare che è Cristo. La fede è, quindi, accettare il Regno che Dio sta costruendo nel mondo su Cristo, su questa unica testata d'angolo. Che cosa è la fede?La liturgia di questa seconda domenica di Pasqua, detta in Albis, dà a questa domanda una risposta in cui si racchiude tutta la logica della Pasqua di Cristo: della Croce e della Risurrezione. La Liturgia risponde con le parole tratte dalla Lettera di San Giovanni, le quali contengono in sé un profondo riflesso di ciò che Giovanni, insieme con gli altri Apostoli e con Tommaso, ha potuto sperimentare nel Cenacolo di Gerusalemme.

Ecco le parole di Giovanni: "Chiunque crede che Gesù è Cristo, è nato da Dio... Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo: e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?". "Mio Signore e mio Dio".


4. La Pasqua, la Pasqua di Cristo, costituisce questo momento particolare in cui si decide il problema della fede e dell'incredulità: accettare, oppure rifiutare il Regno che Dio costruisce nel mondo sulla pietra angolare, che è Cristo. Le parole di Giovanni vogliono forse indicare che la fede significa rifiuto del mondo? L'Apostolo parla della vittoria e non del rifiuto. La vittoria avviene sul "mondo" che cerca di imporsi all'uomo come unica dimensione e fine della sua esistenza, come, in certo modo, "un assoluto" che non esiste. Il fatto che il mondo non è l'assoluto, né la dimensione definitiva dell'uomo, lo prova soprattutto la realtà della morte. Non può essere assoluto ciò che è mortale, distruttibile, transitorio. Cristo, per mezzo della sua vittoria sulla morte, ha rivelato l'assoluto che è Dio. La risurrezione è la definitiva teofania. "Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo".


5. Questa vittoria, al tempo stesso, è la più profonda accettazione della creazione, cioè del mondo: del mondo creato da Dio per amore; del mondo redento da Cristo. Non c'è "un amore più grande di questo: dare la vita..." per la propria creatura. Il Concilio Vaticano II si è incaricato proprio di compiere un rinnovamento della fede pasquale della Chiesa: "Con la sua risurrezione, costituito Signore, Egli, il Cristo, cui è stato dato ogni potere in cielo e in terra, tuttora opera nel cuore degli uomini con la virtù del suo Spirito, non solo suscitando il desiderio del mondo futuro, ma per ciò stesso anche ispirando, purificando e fortificando quei generosi propositi con i quali la famiglia degli uomini cerca di rendere più umana la propria vita e di sottomettere a questo fine tutta la terra. Ma i doni dello Spirito sono vari".


6. Siamo riuniti qui, venerati e cari fratelli nell'Episcopato, membri del Collegio Cardinalizio, proprio per rispondere alle esigenze di questa fede pasquale. Mentre la liturgia ci fa ricordare il Cristo risorto, riunito nel Cenacolo con gli Apostoli, è con particolare gioia che noi pure siamo adunati in questa concelebrazione, tutta permeata della luce e della letizia pasquale.

Ringrazio di cuore i fratelli Cardinali per la loro presenza a questa liturgia eucaristica dell'ottava di Pasqua e per l'apporto che hanno dato in questi giorni, nei quali abbiamo riflettuto insieme su alcuni problemi che impegnano oggi la Chiesa e interpellano la nostra responsabilità di fronte a Dio e all'umanità.


7. Il Concistoro straordinario, che vede riuniti tutti i Cardinali attorno al Successore di Pietro, è sempre un evento importante, del quale dobbiamo ringraziare il Signore, datore di ogni bene. Esso non mancherà, ne siamo certi, di recare alla Chiesa un nuovo stimolo nel suo incessante impegno di evangelizzazione di tutte le genti e nell'assidua cura pastorale di ogni cristiano, divenuto con il battesimo membro del Corpo mistico di Cristo. Il cristiano, infatti, - come afferma la Costituzione Pastorale "Gaudium et Spes" - "è assillato dalla necessità e dal dovere di combattere contro il male attraverso molte tribolazioni... ma, associato al mistero pasquale, come viene assimilato alla morte di Cristo, così andrà anche incontro alla risurrezione, confortato dalla speranza... Per Cristo e in Cristo riceve luce quell'enigma del dolore e della morte, che al di fuori del suo Vangelo ci opprime. Con la sua morte Egli ha distrutto la morte, con la sua risurrezione ha fatto a noi dono della vita, perché anche noi, diventando figli nel Figlio, possiamo pregare esclamando nello Spirito: Abba, Padre!". Venerati fratelli Cardinali e voi tutti, cari fratelli e sorelle: "Questo è il giorno fatto dal Signore: / rallegriamoci ed esultiamo in esso!". Amen!

Data: 1991-04-07
Domenica 7 Aprile 1991


GPII 1991 Insegnamenti - Udienza generale - Città del Vaticano (Roma)