GPII 1991 Insegnamenti - Il saluto alla popolazione presso il Santuario - Castiglione delle Stiviere (Mantova)

Il saluto alla popolazione presso il Santuario - Castiglione delle Stiviere (Mantova)

Titolo: San Luigi sia un esempio per i giovani

Signor Sindaco! La ringrazio per le parole di benvenuto e di accoglienza che Ella mi ha rivolto a nome delle autorità presenti, dei cittadini di Castiglione delle Stiviere e dei pellegrini riuniti in questa Piazza che è il cuore della vostra Città. Sono particolarmente contento di trovarmi con voi in questa Città dal passato glorioso e resa celebre in tutto il mondo soprattutto per aver dato i natali a San Luigi Gonzaga. Ci troviamo davanti al Santuario che da secoli è il centro della venerazione del Santo Patrono Universale della Gioventù e dove è conservata una sua insigne reliquia. Entrando in questo storico Santuario mi uniro spiritualmente a tutti coloro che qui invocano l'intercessione del Santo. A Lui ed alla sua celeste protezione affidero tutti voi, cittadini di Castiglione delle Stiviere e figli della diletta terra di Mantova. Preghero in particolare per i giovani, affinché venerando la memoria di San Luigi, si impegnino anche ad imitarne la vita e a seguirne gli esempi.

Data: 1991-06-22
Sabato 22 Giugno 1991

L'incontro con la comunità parrocchiale di Castiglione delle Stiviere (Mantova)

Titolo: "Siate apostoli della carità e della purezza. Vincete le tentazioni dell'individualismo e dell'egoismo"

Carissimi fratelli e sorelle di Castiglione delle Stiviere! Egregi Signori e Signore della Croce Rossa Nazionale e Internazionale!


1. A Castiglione delle Stiviere è nato San Luigi Gonzaga, che con l'eroismo delle sue virtù ha reso il nome di questa città noto nel mondo. Ma questa è anche la località dove il 25 giugno 1859, dopo la sanguinosa battaglia di Solferino e San Martino, ebbe inizio, per opera del filantropo ginevrino Henri Dunant, la benemerita istituzione della Croce Rossa. Sono lieto di trovarmi oggi qui con voi, in questo Duomo, nel quale è conservata la salma della madre di San Luigi, la nobildonna Marta Tana dei Baroni di Sàntena di Chieri, figura splendida di educatrice, con cui Luigi intrattenne sempre rapporti di grande confidenza. Saluto con viva cordialità la Comunità parrocchiale: i Sacerdoti, le Religiose, in modo speciale quelle legate con vincolo di peculiare devozione a San Luigi, i bambini, i giovani, gli adulti e gli anziani; saluto in particolare le madri di famiglia, le quali, ad imitazione della mamma del Santo, si preoccupano di educare i figli ai principi ed agli ideali della fede cristiana. Giunga, inoltre, il mio affettuoso ricordo ai malati e a quanti per vari motivi non hanno potuto essere presenti a quest'incontro.


2. Estendo il mio deferente pensiero ai Rappresentanti della Croce Rossa Internazionale e Italiana, che non hanno voluto mancare a questo appuntamento significativo. Saluto il Dottor Cornelio Sommaruga, Presidente del Comitato Internazionale e con lui i Presidenti, i Dirigenti delle varie Sezioni, Comitati e Dipartimenti. Qui è sbocciata l'idea di una così mirabile opera di universale carità qual è la "Croce Rossa"! La battaglia che si svolse su queste colline, a sud del lago di Garda, tra l'esercito franco-piemontese e quello austriaco, il 24 giugno 1859, lascio sul campo tra feriti e morti più di 25.000 uomini.

Testimone casuale di così spaventoso massacro fu proprio il Dunant, che davanti allo sconvolgente spettacolo non poté non ammirare l'immediata opera di soccorso prestata dagli abitanti del luogo. Lo colpi il fatto che essi, nei feriti di nazionalità diverse - per loro tutti stranieri - seppero vedere soltanto dei fratelli. Di ritorno a Ginevra Dunant fondo la "Croce Rossa", meritando per tale iniziativa, nel 1901, il primo Premio Nobel per la Pace. Colgo volentieri questa occasione, per esprimere la mia stima ed il mio apprezzamento verso tale Organizzazione, che innumerevoli servizi ha reso e rende all'umanità, sia nei momenti tragici delle guerre che in quelli funestati da calamità naturali o da altre difficoltà. Si tratta di un'opera preziosa e meritoria, giacché ad ogni uomo che soffre viene offerto, oltre all'aiuto necessario, il conforto dell'amore fraterno.


3. Anche San Luigi fu eroico apostolo della carità, fino a sacrificare la propria vita nel curare i colpiti dalla peste. La sua morte, serena e rassegnata, segno il concludersi di un'esistenza ordinaria vissuta in modo straordinario. Abbandonati gli abiti della nobiltà per indossare la povera tonaca del religioso, egli si separo da tutto per abbracciare il Tutto, per incontrare Dio totalmente amato e radicalmente testimoniato con la carità. San Luigi non disprezzo il mondo; anzi, si consacro a Dio per amarlo di più e meglio. Con la sua scelta di rinunciare al Principato contesto un mondo frivolo e falso, che preferiva gli onori e i piaceri terreni all'amicizia e al servizio di Dio. Dedico, quindi, le migliori energie della sua giovinezza alla cura degli ammalati, e dei sofferenti. Mori vittima di questa sua donazione senza riserve lasciando un esempio di intemerata purezza e di eroica carità.


4. Che cosa dice san Luigi Gonzaga oggi a voi, carissimi fratelli e sorelle di Castiglione delle Stiviere e della diocesi di Mantova? Non vi parla forse di coerenza cristiana e di generosa fedeltà al Vangelo?Per realizzare la vera carità, la carità di Cristo che non è riducibile alla semplice filantropia, pur valida ed encomiabile, è necessario affermare con fede il primato di Dio nella propria esistenza. E' necessario riconoscere che la vita è dono di Dio da accogliere, rispettare, difendere e valorizzare al massimo in ogni sua fase e momento. San Luigi insegna che bisogna vivere e lavorare non solo per "aver di più" in beni terreni, ma per realizzare piuttosto il piano soprannaturale che il Signore ha per ciascuno. Ecco la santità: amare Iddio con tutto il cuore e i fratelli come se stessi. In questo itinerario di perfezione cristiana tutti hanno un ruolo da svolgere. La famiglia, la scuola, la parrocchia, le associazioni cristiane devono sentirsi unite nell'impegno a rispettare e formare la persona specialmente nel suo sviluppo e nella sua maturazione. I fanciulli, gli adolescenti, i giovani vanno seguiti con amorevolezza ed intelligente disponibilità. Vanno educati alla fortezza e al sacrificio, alla passione per i grandi ideali della castità e dell'altruismo. Vanno aiutati ad entrare in intimità con Cristo mediante la "grazia santificante", la quale si alimenta di preghiera, di pratica sacramentale, di generoso esercizio della carità. Vanno, inoltre, preparati ad assumersi le proprie responsabilità nella società, vincendo ad ogni costo la tentazione dell'individualismo e dell'egoismo. In questo, carissimi fratelli e sorelle, San Luigi vi è veramente di valido esempio e di solido sostegno. Egli vi aiuta a trovare soprattutto nella partecipazione all'Eucaristia l'energia interiore per diffondere, con la condotta e l'impegno del servizio, il messaggio del Vangelo: messaggio di verità e di libertà, di autentica gioia e di amore. Con la sua vita san Luigi incoraggia particolarmente voi, carissimi ragazzi e ragazze. Certo egli può essere definito il "Santo della carità", ma è anzitutto il Santo della purezza scelta, amata e vissuta! Come non vedere in lui un modello da imitare soprattutto da parte di voi, giovani e ragazze che vi preparate alla vita ed alla scelta vocazionale?


5. Carissimi fratelli e sorelle di Castiglione delle Stiviere! Carissimi Giovani!Si, san Luigi vi spinge a guardare con occhi nuovi la vostra esistenza. Vi stimola a rinnovato vigore spirituale; vi invita ad essere apostoli della carità e testimoni della purezza. Egli incoraggia ciascuno di voi ad essere pietra viva di questa Comunità parrocchiale, la quale deve alimentare in Castiglione delle Stiviere il fuoco che scaturisce dalla divina carità e che si traduce in servizio ai fratelli. Per questa missione, come san Luigi, confidate in Maria, nostra Madre celeste! Pregate San Luigi! Amatelo, veneratelo, seguitelo!E vi accompagni, con questi voti, anche la mia Benedizione, che ora a tutti imparto con affetto!

Data: 1991-06-22
Sabato 22 Giugno 1991

L'incontro con i giovani a Castiglione delle Stiviere nella memoria di San Luigi Gonzaga (Mantova)

Titolo: "Abbiate il coraggio d'essere liberi nella logica del dono e del servizio"

Carissimi ragazzi e ragazze di Mantova! Carissimi giovani provenienti dalla Lombardia e dalle Regioni vicine! Questo è il giorno fatto dal Signore!


1. Giorno di gioia è questo, perché segnato dal ricordo di un vostro concittadino: san Luigi Gonzaga, il Santo della gioventù. Sono, pertanto, veramente lieto di rievocare insieme a voi la sua memoria e il suo esempio, in occasione del IV centenario della morte, avvenuta a Roma il 21 giugno del 1591. 400 anni or sono egli moriva, a soli 23 anni, invocando il nome di Gesù, stringendo il Crocifisso in una mano e nell'altra una candela ardente, simbolo di quella vita soprannaturale, ricevuta in dono nel sacramento del Battesimo. Una simile morte, confortata dalla benedizione del Papa Gregorio XIV, rappresentava il coronamento di una esistenza permeata interamente dalla grazia e dall'amore divino. Una vita consacrata totalmente a Dio; una esistenza consumata nel servizio appassionato dei fratelli. Servendo gli ammalati, contrasse anch'egli la peste e si spense tra sofferenze indicibili senza, tuttavia, mai perdere la serenità dello spirito. San Luigi è senz'altro un santo da riscoprire nella sua alta statura cristiana. E' un modello da additare anche alla gioventù del nostro tempo, un maestro di perfezione ed una sperimentata guida verso la santità. "Il Dio che mi chiama è Amore - si legge in uno dei suoi appunti -, come posso arginare questo amore, quando per farlo sarebbe troppo piccolo il mondo intero?".


2. San Luigi, celeste patrono dei giovani, lascia che io, ora, ti affidi la gioventù di Mantova, dell'Italia e del Mondo intero! Tu, che hai amato la vita e per questo l'hai spesa tutta e presto per i grandi ideali cristiani, accompagna i tuoi coetanei e le tue coetanee della presente generazione verso la piena fedeltà al progetto della salvezza divina. Fa' che, come te, ogni ragazzo e ogni ragazza sappia riscoprire la propria vocazione alla santità nella donazione generosa a Dio e ai fratelli. Proprio di una simile testimonianza evangelica ha bisogno l'odierna società. San Luigi, oggi ti sentiamo presente tra di noi: trasmettici nuovamente l'eloquente tuo messaggio spirituale!


3. Pensavo al vostro santo conterraneo quando, nel 1985, in occasione dell'Anno Internazionale della Gioventù, ho indirizzato una particolare Lettera Apostolica ai giovani e alle giovani del mondo. Di quello scritto, centrato sull'incontro di Gesù col giovane ricco, mi ritornano adesso alla mente alcuni passaggi, che bene si addicono alla straordinaria avventura spirituale di san Luigi. Anch'egli era un giovane ricco; pure a lui il Signore ha rivolto la proposta: "Vieni e seguimi". Ma quanto diversa è stata la sua risposta rispetto a quella del giovane di cui narrano i Vangeli! Questi "se ne ando triste, poiché aveva molte ricchezze". Non ebbe, cioè, il coraggio di abbandonare tutto fidandosi di Dio. San Luigi, invece, disse "si" all'invito di Cristo: si fido di lui, lasciando ogni privilegio e ricchezza; da nobile che era, si fece povero per amore del Vangelo. Nella sua breve, ma intensa esistenza si avverte la freschezza del Vangelo divenuto vita vissuta. Egli è un autentico testimone di Cristo, che risponde senza paura alle sfide del mondo. Diventa, così, un maestro da seguire, un modello da imitare. Si, una figura che provoca anche l'universo giovanile del nostro tempo, diviso tra l'intima tensione a dare un significato pieno alla vita e le mode superficiali della cultura individualistica e del consumismo edonista. Come Cristo, anche Luigi è diventato "segno di contraddizione". Egli provoca ciascuno di voi, carissimi ragazzi e ragazze, conterranei di così fulgido esempio di santità.


4. Lasciate che nel suo nome vi abbracci tutti. Attraverso di voi vorrei estendere il mio saluto all'intera gioventù di Mantova, dell'Italia e di tutti i continenti.

Saluto i giovani che soffrono, in particolare quelli che sono vittime della violenza, dell'emarginazione, della droga, e i malati di AIDS. Non posso, inoltre, non ricordare e vivamente incoraggiare quanti fra voi, seguendo più da vicino l'esempio di san Luigi Gonzaga, stanno percorrendo l'itinerario della totale consacrazione a Dio nel sacerdozio, nella vita consacrata, nel servizio agli ultimi attraverso le molteplici forme del volontariato. Grazie a tutti voi per la vostra presenza così numerosa a quest'appuntamento ecclesiale che segna, ne sono certo, una tappa importante nell'itinerario missionario della Chiesa mantovana! Ringrazio il Pastore della vostra Diocesi per il cordiale saluto che mi ha rivolto. Esprimo apprezzamento e gratitudine ai Centri di pastorale giovanile delle diocesi della Lombardia e di altrove, che hanno promosso l'iniziativa dell'intera giornata e di questa assemblea con i giovani.


5. Conosco la situazione nella quale voi giovani vivete, mi è noto l'impegno evangelico che, malgrado ogni difficoltà, vi anima a ripercorrere anche oggi le orme di Cristo alla scuola di un grande maestro ed amico, qual è, appunto, san Luigi Gonzaga. Mi preme assicurarvi subito che la Chiesa vi ama, ha fiducia in voi e vuole camminare con voi nell'impegno di rendervi gli artefici della vostra crescita spirituale, i protagonisti della vostra missione all'interno della Comunità dei credenti e nel mondo. Vi ama la Chiesa perché essa è chiamata a rivivere, ogni giorno, l'atteggiamento di Gesù verso il giovane ricco, di cui parla il Vangelo, ossia ad educarlo a decifrare il "senso" della vita e ad aiutarlo, perché lo realizzi con responsabilità e con entusiasmo, anzi nella gioia. Per questo il contenuto essenziale e decisivo della pastorale giovanile è educare i giovani alla fede, quindi all'incontro e alla comunione personale profonda con Gesù Cristo, Via, Verità e Vita, sicché la fede diventi per i giovani il criterio di giudizio e di valutazione dei fatti, degli uomini, delle cose e nello stesso tempo la risorsa per un'esistenza spesa nella logica del dono e del servizio. Solo una grande carica di spiritualità può generare e alimentare un'altrettanta carica di dedizione generosa e disinteressata dei giovani verso le molteplici e gravi necessità o povertà materiali e spirituali del nostro mondo.


6. Riflettendo proprio sul colloquio tra Gesù e il giovane ricco, scrivevo nella citata Lettera per l'Anno Internazionale della Gioventù: "Il giovane ha ricevuto la risposta essenziale e fondamentale alla domanda: "Che cosa devo fare per avere la vita eterna?", e questa risposta coincide con tutta la strada della sua vita finora percorsa: "Tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza"".

Questo ardentemente auguro a voi, carissimi giovani, che la strada della vostra vita, finora percorsa, coincida similmente con la risposta di Cristo!Ma "quando il giovane chiede intorno al "di più": "Che cosa mi manca ancora?", Gesù lo fissa con amore, e questo amore trova qui un nuovo significato. L'uomo viene portato interiormente, per mano dello Spirito Santo, da una vita secondo i comandamenti ad una vita nella consapevolezza del dono, e lo sguardo pieno di amore di Cristo esprime questo "passaggio" interiore. Gesù dice: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi"". Si tratta di un invito chiaro e deciso, preceduto ed accompagnato da uno sguardo di amore: "Gesù, fissatolo, lo amo". Auguro anche a voi di sperimentare uno sguardo così. Vi auguro di sperimentare la verità che è Cristo: egli vi guarda con amore. "Che mi manca ancora?". Non sintetizza, forse, questo interrogativo l'anelito a qualcosa di più, che anche voi avvertite nel cuore? Non è forse la denuncia dell'insoddisfazione esistenziale che nasce nell'uomo quando egli rincorre miti e successi effimeri, i quali non possono appagare la sete d'infinito che arde nel suo spirito? Il consumismo, l'edonismo e l'individualismo lo rinchiudono in una solitudine priva di entusiasmo e di gioia. L'esistenza, allora, viene vissuta quasi fosse un'autentica schiavitù. Ma c'è un altro fatto che interpella i credenti: perché tanti giovani appaiono indifferenti verso la fede? Forse che oggi la proposta evangelica non li interessa più? E' essa fuori moda, impossibile da seguire? Come essere cristiani nel nostro tempo?


7. "Che cosa mi manca?... Vieni e seguimi!". Ecco il compito che è dinanzi a voi, ragazzi e ragazze, desiderosi di seguire Cristo e di costruire con i vostri coetanei un mondo più giusto e solidale: rispondere prontamente al suo appello e realizzare il progetto della vostra particolare vocazione. Gesù chiama, oggi come in passato, tutti: alcuni per il ministero sacerdotale o per la vita consacrata, domandando loro una testimonianza "eccezionale" del suo amore verso i fratelli; molti altri li chiama al matrimonio, al "ministero" familiare, e chiede loro di impegnarsi in varie attività apostoliche laicali. Vuole che essi si adoperino per la trasformazione, secondo lo spirito del Vangelo, di tutta la realtà temporale.

Il "vieni e seguimi" del divino Maestro si fa così sentire su diverse strade. In diversi modi si può diventare imitatori di Cristo. E' importante sapere che ciascuno è interpellato dal Redentore personalmente, ed invitato ad attuare un progetto di vita nuova, che corrisponde all'essenziale dinamismo della sua giovinezza. Non si entra, pero, in questo dinamismo spirituale, che fa crescere e dà gioia, senza il sostegno costante dei Sacramenti, poiché "ogni vocazione di vita, come vocazione cristiana, è radicata nella sacramentalità della Chiesa: essa si forma, dunque, mediante i Sacramenti della nostra fede".


8. "La giovinezza è una crescita... Bisogna che essa porti con sé il graduale accumulo di tutto ciò che è vero, che è buono e che è bello... Benedetta sarà questa esperienza della giovinezza, se da essa imparerete gradualmente quell'essenziale verità sull'uomo - su ogni uomo, e su se stessi -, la verità che viene così sintetizzata nell'insigne testo della Costituzione pastorale "Gaudium et Spes": "L'uomo, il quale sulla terra è la sola creatura che Dio ha voluto per se stessa, non può ritrovarsi pienamente se non mediante un dono sincero di sé"".

Essere per gli altri: questa è la vocazione di ciascuno di noi. In essa cresciamo grazie al contatto con Dio nella preghiera, ascoltando ed accogliendo a cuore aperto la sua Parola. Cresciamo grazie all'opera dello Spirito Santo, che ci è stato donato con il Battesimo. "Non avete ricevuto uno Spirito da schiavi - ricorda l'apostolo Paolo - per ricadere nella paura ma... uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre!". Il tema della prossima Giornata Mondiale della Gioventù, che celebreremo il 14 e 15 agosto a Czestochowa, ai piedi della "Madonna Nera" di Jasna Gora, ci aiuta a meglio comprendere tale misteriosa divina realtà. Col Battesimo non abbiamo ricevuto uno Spirito da schiavi, ma da figli! Come figli siamo liberi; dunque, non dobbiamo essere schiavi, ma liberi. Non schiavi della menzogna, dell'impurità, della tristezza e del peccato; non vittime dell'indifferenza e della mediocrità, che sono insidie particolarmente pericolose in questa nostra epoca. Ma liberi, profondamente liberi nello Spirito Santo, il quale, se veramente prendiamo parte alle sofferenze di Cristo - secondo quanto assicura san Paolo - ci renderà partecipi anche della sua gloria immortale. Giovani di Mantova, di Lombardia, e di tutta l'Italia, terra ricca di vitalità e di enormi potenzialità apostoliche, abbiate il coraggio della libertà cristiana! Siate i testimoni di Cristo in questo nostro mondo! Egli vi invia come operai nella sua vigna: voi siete gli operai del Vangelo. Il Vangelo è - si - esigente, ma vale veramente la pena di seguirlo e di seguirlo con fedeltà.

Guardate a san Luigi Gonzaga! Ancor oggi, pur in un'epoca lontana dalla sensibilità culturale e spirituale del suo tempo, egli vi indica una esaltante missione da compiere. "Dio ci chiama - scriveva nell'ultima lettera alla madre pochi giorni prima di morire - a quel sommo Bene che cerchiamo con tanta negligenza".


9. "Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta". Cercare innanzitutto Dio! Ciò significa alimentare il coraggio delle scelte della vita cristiana; quelle scelte che vi possono donare l'autentica libertà. Abbiate il coraggio della verità che vi fa liberi!Ecco la prima libertà. L'intelligenza della verità, che reagendo all'insidiosa tentazione di un pensiero debole, di cui si alimenta la nostra cultura, superi la logica disimpegnata delle opinioni per ricercare la verità esigente e universale: "La verità vi farà liberi". Abbiate il coraggio del cuore puro!Coraggio che reagisce con fermezza alla tendenza dominante di dissipare le potenzialità dell'amore in manifestazioni prive di progettualità, legate al fascino dell'istintivo, dell'immediato e dell'effimero. Un cuore non inquinato dal disordine affettivo; un cuore casto, che guidi il giovane a rifiutare di usare se stesso, gli altri e il mondo circostante come oggetti da possedere e consumare. Quanto è impegnativo vivere quest'invito di Cristo alla purezza del cuore! Ma quale orizzonte di amore e di pace esso dischiude a chi l'abbraccia con eroica fedeltà!Abbiate il coraggio della reciprocità e del prossimo!L'attuale tendenza culturale a non ammettere e valorizzare le diversità rischia di rendervi schiavi dell'incapacità di vivere sicure reciprocità per ristagnare in un individualismo disorientato dall'egoismo.

Beati voi, se, invece, sarete capaci di reagire alle mode che propongono modelli giovanili standardizzati; se sarete aperti all'accoglienza e al sostegno soprattutto verso quei vostri coetanei che si lasciano vivere stancamente e senza entusiasmo, perché hanno rinunciato a ricercare un senso alla loro vita. Sono essi le vittime della società del benessere, la quale, oltre a consumare i beni materiali che produce, ormai sta consumando anche i valori della sua tradizione, nutrimento indispensabile per dar senso alla vita dei suoi figli. Abbiate il coraggio della solidarietà nella Chiesa e per il mondo!Un'altra tentazione è quella di lasciarsi prendere dallo sconforto, o di adagiarsi nel quieto vivere, o di credere che l'ideale cristiano sia troppo alto. San Luigi mostra come, invece, sia possibile accogliere la sfida di Cristo: "Se vuoi... seguimi". La strada che Cristo indica è quella della carità fedele verso la Chiesa, e con la Chiesa, verso il mondo. Occorre sempre imparare ad uscire dal proprio isolamento per elaborare insieme nuovi progetti di vita, alla luce del Vangelo, vincendo la noncuranza ed il timore di fronte alle responsabilità apostoliche. Da questa riscoperta dell'identità cristiana ed ecclesiale, attraverso una costante formazione personale, deve derivare la coerenza dell'impegno sociale, aperto al dialogo ed alla solidarietà. I condizionamenti sociali, per quanto forti e molteplici, non tolgono la libertà.


10. Carissimi ragazzi e ragazze! "Vieni e seguimi"! Non sentite anche voi, questa sera, riecheggiare nello spirito questo invito? "Tutto quello che Dio fa è ben fatto"!, vi ricorda san Luigi Gonzaga. Si, Cristo vi chiama ad assumere le vostre responsabilità nella Chiesa e nella società. Soltanto in questa ottica vocazionale dell'esistenza, acquista senso la castità matrimoniale e quella dei chiamati al sacerdozio presbiterale e alla vita consacrata. Cristo vi chiama alla libertà, alla verità, all'amore. Alla libertà che attraverso la verità, basandosi sulla verità, si fa sempre amore; e non c'è altro senso della libertà se non questo; non c'è libertà per la libertà; è un vuoto. Il profondo senso della libertà consiste nell'amare, nell'essere capace di dare se stessi; ecco la dimensione propria del nostro essere umano, del nostro essere creati ad immagine di Dio. E Cristo vi chiama ad una tale libertà. Vi chiama alla santità. Non abbiate paura di questa parola! Sebbene il Vangelo contenga alcune parole che sembrano dure, come quando dice che si deve perdere la propria vita per il Vangelo, la parola sembra dura ma in realtà è splendida. Cristo vi chiama, vi invita ad abbracciare con generosità le varie vocazioni, le diverse vocazioni particolari, secondo i diversi carismi.

Tutte queste vocazioni sono finalizzate ad un unico scopo: alla edificazione della vita umana come degna dell'uomo, all'edificazione della famiglia umana e poi, attraverso l'una e l'altra, alla realizzazione del Regno di Dio. Vi chiama alla santità, a "perdere", cioè, per Lui la vostra vita! Vi invita ad abbracciare con generosità le varie vocazioni particolari, tutte finalizzate all'unico scopo: l'edificazione della famiglia umana e la realizzazione del Regno. Il "simbolo" del vostro itinerario spirituale di questi mesi è stata la figura del pellicano, che, nella tradizione cristiana, rappresenta l'importanza del dono della propria vita.

Alla scuola di san Luigi Gonzaga avete ormai completato questo "simbolo" e oggi lo presentate a Maria, che venerate sotto il titolo di "Incoronata Madonna delle Grazie". Affidatevi alla Madonna, perché formi anche in voi, come nel giovane Luigi, il volto vivente del Redentore. E sarete allora l'autentico volto di Cristo:volto risplendente di luce, perché libero e trasformato dall'eterna verità del Vangelo;volto della carità rinnovatrice, perché alimentata dal dono di sé a Dio e ai fratelli, perché questa è la carità; e finalmente, volto della vita immortale, perché la carità non passa, è eterna, come ci insegna San Paolo nella sua Lettera ai Corinzi, come ci insegna il Vangelo e come ci insegnano i Santi, qui a Mantova in modo speciale questo giovane, Luigi Gonzaga, un testimone della carità che non passa, che è immortale. Un testimone della nostra vocazione all'immortalità in Dio. Non passa l'uomo perché esiste Dio e lo chiama e lo vuole ricevere, lo vuole fare partecipe della sua vita che è eterna ed immortale; e così anche l'uomo è chiamato all'immortalità. Questo giovane di Mantova ci riporta sempre questo volto già proiettato nella speranza dell'eterna gioia e della eterna pace. Dio vi benedica.

Data: 1991-06-22
Sabato 22 Giugno 1991

La visita all'Ospedale psichiatrico giudiziario - Castiglione delle Stiviere (Mantova)

Titolo: Accanto a chi soffre ci sia sempre un cuore che ama

Carissimi fratelli e sorelle,


1. Si è appena concluso l'incontro festoso con i giovani nel Parco di Castiglione ed ora eccomi fra voi per una breve, ma significativa visita. A tutti voi, degenti di questo Ospedale, e a quanti si occupano di voi rivolgo un fraterno saluto, mentre vi ringrazio sentitamente per la cordiale accoglienza. Saluto, in particolare, la Direzione, i medici, i cappellani, gli infermieri e gli operatori sanitari, il personale ausiliario e i numerosi Volontari, che consacrano parte del loro tempo al vostro servizio. Ringrazio il Presidente e il Direttore dell'Ospedale, grato a questo ultimo anche per le sue cortesi espressioni di benvenuto. Trovarmi a contatto col mondo della sofferenza costituisce sempre per me un'esperienza profonda e toccante. Per questo ho desiderato venire tra voi, per esprimervi di persona i miei sentimenti di profonda solidarietà.


2. Dalle cure di quanti vi assistono, cari ammalati, viene a voi un aiuto efficace per combattere la malattia, ma il loro sostegno sarà anche maggiore, se vi saprà offrire, col calore della comprensione umana, il dono delle certezze derivanti dalla fede. Il malato, infatti, nonostante la situazione penosa in cui versa, dall'incontro con Cristo trae un apporto di luce e di coraggio che si rivela balsamo tonificante per lo spirito. La fede ci dice che il Figlio di Dio, incarnandosi e sottoponendosi alla legge del dolore fino alla morte in croce, ha condiviso la nostra condizione mortale e ha voluto assicurarci che tutto nella nostra esistenza ha un senso, anche la sofferenza. Con la risurrezione ci ha dischiuso le porte della speranza, così che, se guardiamo a lui con fiducia, non siamo mai schiacciati dal peso delle prove. San Luigi Gonzaga ci offre un esempio di cristiana attenzione ai sofferenti e di grande fortezza nel sopportare la malattia. Basta pensare agli ultimi giorni della sua esistenza. Ormai prossimo all'eternità, così scrive alla madre: "Confesso che mi smarrisco e mi perdo se considero la Bontà divina, mare senza sponde e senza fondo; per piccole e brevi fatiche egli mi chiama ad una pace eterna; dal cielo mi invita e mi chiama a quel Sommo Bene che ho cercato con tanta negligenza; mi promette il frutto di quelle lacrime, che tanto scarsamente ho seminato". Egli ci parla di serenità e di pace, di speranza e di fiducia. La testimonianza di questo giovane santo fa eco alla lettera dell'apostolo Paolo ai Corinzi: "Il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria, perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d'un momento, quelle invisibili sono eterne".


3. Accanto a chi soffre ci sia sempre un cuore che ama! Un cuore capace di battere in sincronia con quello del fratello in difficoltà; sollecito sempre dei bisogni dell'altro. Sia questo l'impegno di tutti voi che in questo luogo costatate in maniera sempre più impressionante quanto grandi sono i problemi e le sofferenze della nostra società. Come non pensare, ad esempio, alla questione dei minori che tanto vi sta a cuore? Minori che scompaiono, minori vittime di organizzazioni criminali, minori adoperati per attività violente e criminose. Questi ragazzi finiscono nella rete della devianza sociale, perché spesso non trovano una adeguata tutela da parte della famiglia e della società. Senza valori ed ideali di alto profilo ai quali ispirarsi come possono essi resistere ai richiami negativi cui sono sottoposti? E' giusto, pertanto, che si presti attenzione a tali situazioni considerando il problema dei minori, come una delle priorità sociali dell'attuale momento. E' pertanto necessario che si promuovano opportune iniziative coinvolgenti ogni istituzione e struttura sia pubblica che privata per prevenire l'estendersi e l'acuirsi di questo problema.


4. Carissimi fratelli e sorelle, operate in ogni situazione con coraggio e costanza, con pazienza e tanta fede. Come san Luigi Gonzaga, il quale ebbe tra l'altro una particolare devozione verso gli Angeli. Li invocava frequentemente e ci ha lasciato in proposito riflessioni ispirate e commoventi. Rivolgendosi ad essi così amava pregare: "Conservate la mia vita senza macchia, la mia speranza ferma, i miei costumi senza colpe, l'amor mio intero verso Dio e verso il prossimo". Egli insegna a rivolgersi agli Angeli Custodi sempre, in particolar modo nel momento della prova. Pure voi invocateli con fiducia e trasporto.

Imparate da san Luigi a confidare nella Provvidenza divina, che non delude mai la nostra speranza. E gli Angeli Custodi, messaggeri celesti di pace e di soprannaturale conforto, vi assistano così come hanno sorretto il vostro santo Patrono, soprattutto nei momenti più difficili della sua esistenza. Vi terro tutti presenti nelle mie preghiere e nell'offerta del Sacrificio Eucaristico, mentre di gran cuore vi imparto ora la Benedizione Apostolica.

Data: 1991-06-22
Sabato 22 Giugno 1991

Ai seminaristi raccolti nella Cappella del Seminario diocesano - Mantova

Titolo: "Fate della vostra vita un dono senza riserve per la causa del Vangelo"

Carissimi seminaristi,


1. Ho colto con gioia l'occasione di pregare con voi e per voi nella Cappella del vostro Seminario, uno dei primi fondati dopo il Concilio di Trento. Vi sono grato per questa opportunità e vi saluto tutti con affetto. Saluto, in particolare, voi, seminaristi, i vostri Superiori, gli educatori e gli insegnanti. Saluto, ancora, con cordiale affetto le vostre famiglie che vi accompagnano nell'itinerario della vostra preparazione al sacerdozio. Qui si respira un'atmosfera di grande spiritualità nel ricordo di san Luigi Gonzaga, del quale commemoriamo il IV centenario della morte; di san Carlo Borromeo, che al piccolo Luigi diede la Prima Comunione; di san Roberto Bellarmino, che nel Collegio Romano dei Padri Gesuiti fu confessore e direttore spirituale del vostro santo concittadino, assistendolo, poi, nell'ultima malattia; di san Pio X, che, quale Vescovo di Mantova dal 1884 al 1893, ebbe la formazione dei seminaristi come prima e principale preoccupazione.

"Qui riposano le mie brame - scriveva in una lettera ai Mantovani il 5 luglio 1885 - qui si concentrano i miei affetti, qui hanno tregua o si accrescono le mie ambasce, perché l'educazione dei chierici è la base della Diocesi, in quanto che da loro soltanto possiamo avere i buoni preti. Questa è l'opera più degna che possa uscire dalle mani di un Vescovo".


2. Nella Cappella, il luogo più intimo e raccolto del Seminario, voi vi raccogliete in preghiera, attingendo dal sacramento dell'Eucaristia luce e sostegno per la vita spirituale. Nel silenzio e nell'ascolto di Dio vi preparate al vostro avvenire, traendo da Maria Santissima e dai Santi Protettori incoraggiamento e stimolo a camminare sempre coraggiosamente verso i supremi ideali della santità e dell'apostolato. Il Signore vi chiama ad essere apostoli del Vangelo e nel Seminario vi preparate a questa esaltante ed impegnativa missione. Vi sia sempre presente allo spirito quanto san Pio X, memore della sua lunga esperienza di Sacerdote e di Vescovo scriveva nell'Enciclica "Haerent Animo" del 1908: "L'unica cosa che unisce l'uomo a Dio, che lo rende a lui gradito e lo costituisce degno ministro della sua misericordia, è la sua santità di vita e di costumi. Questa è in sostanza la sovreminente scienza di Cristo e, se il sacerdote non la possiede, gli manca tutto... E' soltanto la santità che ci rende quali la chiamata di Dio ci vuole, cioè uomini crocifissi al mondo e ai quali il mondo è crocifisso...".


3. Cari Seminaristi, Cristo vi attende! Non permettete, per nessun motivo, che la sua voce cada nel vuoto. Come san Luigi Gonzaga, fate della vostra vita un dono senza riserve per la causa del Vangelo. Di san Luigi siate sempre devoti: pregatelo, invocatelo, imitatelo nella innocenza e nella penitenza, nell'amore all'Eucaristia e nella devozione a Maria Santissima. La vostra vocazione si manterrà, così, salda, e porterete a compimento il progetto che la Provvidenza ha su ciascuno di voi. A tal fine vi assicuro anche il mio ricordo nella preghiera, mentre con affetto vi imparto una particolare Benedizione, che estendo volentieri a tutti i vostri familiari. Mettendo da parte il testo del discorso preparato, il Santo Padre rivolge ai presenti queste parole. Sia lodato Gesù Cristo! E sia benvenuto il giorno della Dome nica, che ci lascia visitare questo Seminario. Il Seminario è stato chiamato anche dal Concilio Vaticano II "pupilla oculi". Se uno ci lascia entrare nel proprio occhio, vuol dire che ci porta dentro la sua "visuale". La visuale del Vescovo e della Comunità diocesana è il Seminario, con il quale si guarda dentro, nei cuori, e si guarda anche avanti, verso il futuro, dove si concentrano le più grandi speranze e le più grandi preoccupazioni, i più grandi timori e tremori. Se San Paolo ha detto che dobbiamo realizzare la nostra salvezza con timore e tremore, questo si riferisce particolarmente al Seminario, specialmente per il Vescovo ma anche per tutta la Comunità diocesana. E' una continua verifica di quello che noi siamo come comunità cristiana, come Popolo di Dio: verificare se questo Popolo di Dio abbia ancora la sua autentica fertilità, che si esprime attraverso le vocazioni sacerdotali, i novelli sacerdoti, perché a loro è legata la presenza e il futuro dell'Eucaristia, dei Sacramenti, di tutto quello che costituisce il "Sacrum" della Chiesa. Pertanto vi ringrazio per questo invito mattutino. Ha detto il vostro Vescovo: "Cominci, carissimo ospite, da questa visita al Seminario". Grazie, perché è una visita importante. Proprio qui si doveva iniziare la visita della Domenica. Auguro a questa Comunità che sia così bella come è bello anche l'edificio, che sia così ben strutturata, che la sua architettura spirituale sia come l'architettura visibile, artistica di questo luogo, e che essa abbia lo Spirito Santo, perché il giorno del Signore che celebriamo oggi - giorno del Signore, giorno della Risurrezione - è nello stesso tempo giorno della discesa dello Spirito Santo. Che la vostra Comunità seminaristica, e attraverso il Seminario, anche la vostra diocesi, abbia sempre questo tempo pentecostale, abbia sempre questo giorno della Pentecoste, la discesa dello Spirito Santo, che Cristo ci porta direttamente, ci porta subito, lo stesso giorno della sua Risurrezione, per dire: "Io sono, io sono come Figlio di Dio, io sono come Figlio del Padre, consubstantialis Patri, in questa vita di Risorto, io sono, ed io, essendo come sono, vi porto lo Spirito Santo. Accipite lo Spirito Santo". Oserei dire lo stesso a voi tutti, alla comunità seminaristica, agli studenti, agli educatori, al Rettore, ai professori e ai genitori, alle famiglie, ma soprattutto al vostro Vescovo: accipite lo Spirito Santo. E con questa parola imparto anche una Benedizione a tutti i presenti e a questo Istituto seminaristico di Mantova nel nome del grande seminarista che era certamente - non in questo Seminario ma dai Gesuiti - San Luigi Gonzaga.

Data: 1991-06-23
Domenica 23 Giugno 1991


GPII 1991 Insegnamenti - Il saluto alla popolazione presso il Santuario - Castiglione delle Stiviere (Mantova)