
GPII 1991 Insegnamenti - Lettera al Cardinale de Araujo Sales - Città del Vaticano (Roma)
Titolo: Il Sacrificio Eucaristico
Al Venerabile Fratello Nostro S.R.E. il Cardinale Eugenio de Araujo Sales Arcivescovo di Sao Sebastiao do Rio de Janeiro Rivolgiamo gia fin d'ora il nostro ardente pensiero mentre è in preparazione il Nostro prossimo viaggio apostolico in Brasile, alla città ed arcidiocesi di Natal, poichè la potremo celebrare, insieme all'intero episcopato del Suo Paese, al clero, alle famiglie religiose e ai fedeli, un evento senza dubbio memorabile: il 12° Congresso Eucaristico di tutto il Brasile.
Difficilmente infatti si troverà qualcosa che allieti la Nostra persona e porti consolazione maggiore al Nostro animo di pastore nelle Nostre frequenti visite alle Chiese locali, che onorare questo primo mistero della quotidiana vita cristiana e favorire con ogni mezzo questo rito in tutto il mondo presso il popolo dei credenti: il Sacrificio Eucaristico di Nostro Signore, per il quale si rinsalda tutta la fede della Chiesa, si sostiene il lavoro pastorale, si illumina grandemente l'insegnamento del vangelo.
perciò siamo molto lieti di poter concludere di persona con una celebrazione, il prossimo 13 ottobre, l'imminente 12° Congresso Eucaristico brasiliano. Tuttavia vogliamo che la persona del Romano Pontefice, fin dal 6 ottobre, cioè dal primo giorno del Congresso, sia presente e faccia sentire la sua partecipazione, affinchè non vada perduto nessuno dei frutti spirituali di questa commemorazione eucaristica, sin dai suoi primi momenti. Pertanto chiediamo che questo fedele ministro della Chiesa, quale provato interprete delle Nostre intenzioni, dal 6 ottobre fino al Nostro arrivo, se Dio lo concede, presieda invece Nostra a tutte le cerimonie, e conduca felicemente in porto, con buoni frutti, le singole parti della celebrazione.
Così, venerabile fratello nostro sapendo che Lei nacque cristiano nella città di Natal, e che per la Sua diligenza e solerzia segue questo evento quotidianamente, con somma gioia e benevolenza vogliamo pubblicamente destinare e nominare Lei stesso, con questa Lettera, Nostro Inviato Speciale a presiedere a nome Nostro e con la Nostra autorità il 12° Congresso Eucaristico nazionale del Brasile, dal 6 al 13 ottobre, giorno nel quale Noi giungeremo nella città di Natal per concluderlo solennemente.
Pertanto Lei assolverà tutti gli obblighi di Presidente secondo la Nostra volontà e con esempi e parole nello stesso tempo confermerà la fede e la pietà dei partecipanti, affinchè Noi possiamo piu facilmente, insieme a Lei, portare a termine le ultime celebrazioni. Questo saluto, Venerabile Fratello Nostro, Le sia di incitamento a ben compiere questo Suo incarico e la Nostra Apostolica Benedizione Le sia di aiuto perpetuo nel Suo impegno pastorale in favore di Cristo e della Chiesa.
Città del Vaticano, 19 settembre 1991, anno tredicesimo del Nostro Pontificato.
(Traduzione dal latino)
Data: 1991-09-19
Giovedi 19 Settembre 1991
Titolo: Il missionario deve condividere la vita di chi aspira alla libertà e alla dignità
Carissimi Sacerdoti e Missionari Comboniani del Cuore di Gesù.
1. Sono lieto di accogliervi in speciale Udienza, al termine del Capitolo Generale della vostra Famiglia Religiosa. Saluto il Superiore Generale, Padre Francesco Pierli, i Capitolari e voi qui presenti. Rivolgo inoltre il mio cordiale pensiero a tutti i Missionari della vostra Congregazione, sparsi nei vari Continenti.
Esprimo il mio vivo compiacimento per la dedizione con cui il vostro Istituto si prodiga, sin dall'inizio della sua fondazione, a favore delle popolazioni più povere, delle comunità più in difficoltà al fine di annunciare loro il messaggio dell'autentica liberazione contenuta nel Vangelo. Imitando il vostro Fondatore, Monsignore Daniele Comboni, che si dedico con passione al Continente africano, voi intendete proseguirne l'azione evangelizzatrice e l'impegno per la promozione dell'uomo ovunque la Provvidenza vi chiama ad operare.
2. Mi compiaccio con voi per i risultati di questa vostra importante Assemblea Capitolare che ha considerato le nuove condizioni in cui, nel nostro tempo, viene a trovarsi l'attività missionaria. Voi avete attentamente esaminato le nuove esigenze dell'epoca attuale; avete tratto suggerimento e stimolo dalla meditazione della recente Enciclica Redemptoris missio ed avete inteso proseguire con coraggio sul cammino sin qui percorso dal vostro benemerito Istituto. Davanti, tuttavia, agli interrogativi posti all'azione apostolica da parte delle culture contemporanee e dall'incessante evoluzione della società voi avete ben compreso che non bisogna rinunciare mai a proclamare Cristo e il suo Vangelo nella piena integrità della dottrina e delle esigenze morali da essa derivanti.
Con senso di responsabilità e fiducia, perciò, avete considerato l'urgenza di rendere oggi la verità evangelica comprensibile agli uomini del nostro tempo, facendovi attenti ascoltatori dei loro problemi e delle loro attese.
Nello sforzo missionario che vi caratterizza voi vi siete soffermati in particolare su un problema oggi singolarmente pressante: si tratta dell'aumento demografico che rappresenta una crescita di vaste proporzioni del numero dei non cristiani così che il compito di annunciare Cristo a tutte le genti sembra quasi sproporzionato rispetto alle forze umane disponibili all'interno della Chiesa.
Questo comporta difficoltà ed ostacoli considerevoli. Se tuttavia tale situazione vi preoccupa, essa costituisce, non di meno, un provvidenziale stimolo al vostro Istituto perché con lena sempre maggiore, superando le tentazioni dello scoraggiamento, vi dedichiate con vigore e dedizione alla vostra attività.
Riapprofondendo le caratteristiche della peculiare vocazione missionaria che vi contraddistingue, e rinnovando l'impegno carismatico del vostro Fondatore, voi potrete sperare anche in una crescita delle vocazioni per la vostra Famiglia spirituale.
3. Monsignor Daniele Comboni lavorava tra popolazioni povere e questo stile di servizio agli ultimi continua ad essere la caratteristica anche del vostro apostolato. La povertà crescente dei popoli del sud del mondo, dove si espleta in gran parte la vostra opera è un dato noto e che vi preoccupa seriamente. Come far fronte a così inquietante situazione? Come frenare il pericolo della fame che non cessa di mietere vittime senza numero, favorendo il riacutizzarsi di epidemie tropicali che parevano destinate ad una definita sconfitta? Alla compassione intensa che con sentimento cristiano sorge nel vostro animo voi unite un'assidua ricerca di solidarietà e di aggiornato soccorso.
Voi, proprio voi missionari, potete valutare nella giusta misura il peso dell'obbligo morale che i responsabili delle Nazioni ricche hanno nei confronti dei Popoli in via di sviluppo. Esiste una interdipendenza tra gli Stati che condiziona comportamenti e scelte politiche, decisioni economiche e amministrative. Non si può permettere che, mentre il sottosviluppo e la povertà aumentano in tante regioni della terra, una privilegiata porzione dell'umanità possa continuare a vivere felice nella sua opulenza.
Grave come la fame e la malattia è, poi, il rinascere di alcune piaghe sociali che si pensavano definitivamente vinte, ma che purtroppo permangono tuttora sia pure in forme diverse.
Voi conoscete, ad esempio, la triste realtà dello sfruttamento dei deboli e dei bisognosi; vi sono note le incertezze politiche causate da guerre, insurrezioni armate e guerriglie; persecuzioni di individui e gruppi motivate da intransigenze e discriminazioni ideologiche e religiose. Di recente la vostra Congregazione ha sofferto per la morte di alcuni Confratelli impegnati in prima linea nella diffusione del Vangelo e nella difesa dei diritti umani. Di fronte a situazioni che talvolta esigono la disponibilità al martirio, voi avvertite la necessità di riflettere in profondità sull'autentica spiritualità missionaria ispirata a Cristo. Ogni Missionario, secondo il Comboni, dovrebbe essere "trasportato dall'impeto di quella carità accesa con divina vampa sulle pendici del Golgota e uscita dal costato del Crocifisso" (Daniele Comboni Scritti, n.2742).
4. Carissimi fratelli, non perdetevi d'animo di fronte ai rischi e alle difficoltà; rinnovate piuttosto, con sincerità e totale adesione di cuore la vostra fiducia in Gesù. Egli ripete anche a voi le parole rivolte ai primi Discepoli: "Non temere piccolo gregge, poiché è piaciuto al Padre vostro di donare a voi il Regno" (Lc 12,32).
Impegnatevi, piuttosto, senza sosta, proprio alla luce del mistero della carità che vi anima, a ricercare le vie adeguate per fare della vostra esistenza un servizio fedele a Dio e all'umanità. Annunciate la fede, che, come ho detto nell'Enciclica Redemptoris missio, esige la libera adesione dell'uomo (cfr. 8), ma passa attraverso le vie del dialogo aperto a tutte le culture e lo sforzo concreto per l'integrale progresso della società.
5. Con questi sentimenti, formulo a voi qui presenti e ai vostri Confratelli sparsi nel mondo, i migliori voti per il felice successo del Ministero pastorale che state compiendo. Possa rivivere in voi e nelle vostre attività l'ideale che ispiro Daniele Comboni. "Io prendo a far causa comune con ciascuno di voi": così egli disse alla popolazione di Karthoum giungendo in quella terra come Pro-Vicario Apostolico. Ecco, fratelli, una norma preziosa per ciascun missionario: condividere l'esistenza di coloro che aspirano alla libertà, al rispetto della loro dignità, alla conoscenza della verità e all'incontro con Dio ed il suo amore.
Maria, Regina delle Missioni e modello di quell'amore materno con il quale la Chiesa si rivolge a ogni uomo al fine di generarlo a Cristo, vi sostenga nel vostro itinerario di santificazione personale e comunitario. Vi aiutino anche tutti coloro che nella vostra Congregazione hanno fedelmente servito la causa del Vangelo ed ora dal cielo continuano ad assistervi.
Con affetto e stima tutti vi Benedico.
Data: 1991-09-20
Venerdi 20 Settembre 1991
Titolo: Il congedo di Giovanni Paolo II dalla comunità di Castel Gandolfo
Signor Sindaco, Illustri membri del Consiglio e della Giunta Comunale, Cari fratelli e sorelle.
1. E' gradita tradizione che il Pontefice prima di lasciare Castelgandolfo, a conclusione del soggiorno estivo, esprima in una speciale Udienza il suo riconoscente pensiero ai responsabili dell'Amministrazione pubblica ed all'intera popolazione. Vi accolgo oggi con vivo piacere, lieto di porgervi, con il saluto, le espressioni più fervide di augurio per le vostre attività e responsabilità nella vita pubblica e privata. Ringrazio il Signor Sindaco per le cortesi parole rivoltemi, e rinnovo a lui ed all'intera Giunta Comunale la gratitudine già espressa domenica scorsa durante la Liturgia celebrata in Parrocchia. Sono riconoscente nei confronti di tutti voi, per la vostra attiva collaborazione. Voi avete circondato questo mio riposo con simpatia, affetto e frequenti gesti di cortesia.
2. Mentre lascio la vostra Cittadina e mi accingo a ritornare a Roma, vorrei farvi parte delle apprensioni e preoccupazioni che porto nel cuore soprattutto per la pace in Europa. Vorrei condividere questi sentimenti con voi per invitarvi alla preghiera, anzitutto, affinché il Signore accordi la pace alle popolazioni del nostro Continente, specialmente nella vicina Jugoslavia, e faccia si che il cammino verso l'unità delle Nazioni non sia impedito da ostacoli e difficoltà scaturite dall'egoismo e dall'incomprensione. La pace esige, com'è ovvio, che i responsabili di ogni Stato rinuncino alla forza usata contro il diritto ed il dialogo, mentre la sicurezza della pace domanda il trionfo della solidarietà sull'odio e la diffidenza. Nella ricerca di costanti occasioni d'intesa, con paziente opera di persuasione e di confronto, si possono abbattere le remore di ogni tipo, le quali si frappongono all'avvento della giustizia e della pace. Oso dire che per garantire la pace occorre anche una saggia visione dell'arte politica, al fine di prevenire ostilità ed offrire condizioni eque di vita e di progresso per tutti.
Tali condizioni, com'è ovvio, vanno richieste ai responsabili della vita pubblica. Ma sappiamo bene che ciò non basterebbe se la voce di Dio, che agisce nell'intimo delle coscienze, non trovasse ascolto e rispondenza nella buona volontà degli uomini. Per questo è nostro dovere chiedere al Signore costantemente che guidi i nostri passi nella via della pace, e che ci faccia comprendere ed apprezzare sempre più la parola di Cristo, ed il precetto della carità. "Amerai il prossimo tuo come te stesso", ammonisce il Vangelo, insegnandoci che l'amore consiste nel chinarsi verso il prossimo, cioè verso colui che, connazionale o straniero, soffre per l'aggressione subita e per le ferite riportate (cfr. Lc 10,25-37).
Invocando su tutti l'intercessione della Vergine, Regina della pace, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica, che volentieri estendo ai vostri collaboratori, alle vostre famiglie e a tutte le persone care.
(Riconoscenza ed apprezzamento sono poi stati espressi dal Santo Padre ai Carabinieri e alle Forze di polizia che in questi giorni hanno svolto il servizio di vigilanza all'esterno della residenza Pontificia. il Santo Padre li ha ricevuti nel Salone degli Svizzeri ed ha rivolto loro il seguente discorso:) Signori Comandanti, Cari militari dell'Arma dei Carabinieri, Agenti di Pubblica Sicurezza e della Polizia Stradale!
1. Il soggiorno nella Villa di Castelgandolfo anche quest'anno volge ormai al termine, ed è mio vivo desiderio porgere a tutti voi un saluto ed un caloroso ringraziamento per il prezioso servizio che con discrezione, competenza ed attenta cura avete svolto durante questo periodo estivo.
La serenità e la pace, che hanno segnato le giornate della mia permanenza qui sono dovute anche alla vostra professionalità, qualificata ed efficiente. Sono dovute alla vostra opera vigile e generosa, che comporta molti sacrifici e rinuncie per voi stessi e per le vostre famiglie.
2. Con tale vostra apprezzata disponibilità voi mi permettete di utilizzare la pausa estiva, che trascorro al Castello, non solo per il riposo necessario ed utile, ma pure per la meditazione e la riflessione oltre che per gli incontri e le attività legate al mio Ministero petrino. Si tratta di visite ed udienze, che hanno non di rado lo stesso ritmo rispetto a quando mi trovo nella sede abituale di Roma. E questi miei impegni comportano per voi un ulteriore dispiego di energie.
Vi sono perciò grato per la premura e l'affetto che manifestate nei confronti della mia persona. Con animo riconoscente desidero per questo esprimervi cordiale compiacimento; desidero, soprattutto, assicurarvi la mia preghiera, affinché il Signore costantemente vi protegga e vi aiuti a proseguire generosamente nel vostro servizio.
Nell'affidare tutti voi alla materna intercessione di Maria, Regina della Pace, "Virgo Fidelis", e di San Michele Arcangelo vostro celeste Patrono, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica, che estendo alle vostre famiglie ed a tutte le persone a voi particolarmente care.
Data: 1991-09-21
Sabato 21 Settembre 1991
Titolo: In Piazza San Pietro come a Czestochowa riecheggiano le tre parole chiave della vostra esistenza: io sono, mi ricordo, veglio
1. "Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti" (Mc 9,35).
Le parole di Gesù, proclamate nel corso di questa celebrazione liturgica che conclude l'incontro nazionale dell'Azione Cattolica Italiana, assumono un significato particolarmente ricco e penetrante. Diventano un invito personale, un programma di vita per ciascuno e per ciascuna di voi che mi ascoltate. Esse ripropongono nella sua esigente essenzialità il messaggio della Croce, che "è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio" (1Co 1,18). E' necessario mettersi ancora una volta in ascolto di questo messaggio nel quale culmina e si realizza il mistero della Redenzione. E' necessario soprattutto per chi vuol offrire con la propria vita una risposta più generosa all'impegno apostolico che scaturisce dal Battesimo. Voi, carissimifrstelli e sorelle, membri dell'Azione Cattolica, avete fatto questa scelta. Entrando nelle file dell'Associazione, voi avete deciso di porvi a viso scoperto dalla parte di Cristo, avete deciso di seguire fino in fondo Colui che è stato "consegnato nelle mani degli uomini", è stato ucciso, ma "dopo tre giorni" è risuscitato. A voi, dunque, Egli oggi si rivolge con intenzione del tutto particolare. Insieme con lui, e quasi interpretandone i sentimenti, a voi si rivolge pure colui che, chiamato a rappresentarlo sulla terra, molto conta sul generoso apporto del vostro entusiasmo e della vostra dedizione.
2. Carissimi giovani dell'Azione Cattolica, benvenuti a Roma presso la tomba gloriosa dell'apostolo Pietro! Vi accolgo tutti con gioia, vi abbraccio con affetto, vi esprimo la mia riconoscenza per il calore della vostra partecipazione.
Ringrazio il vostro Assistente Ecclesiastico Generale, il carissimo Monsignor Salvatore De Giorgi, per le parole rivoltemi e saluto con stima il Presidente della vostra Associazione, l'Avvocato Raffaele Cananzi, i suoi collaboratori, gli Assistenti Ecclesiastici diocesani, i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose e quanti con grande dedizione si consacrano alla vostra formazione. Rivolgo uno speciale pensiero al Cardinale Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, al Cardinale Presidente della C.E.I., la Conferenza Episcopale Italiana, a tutti i Vescovi presenti, a voi, famiglie e coppie cristiane, attivamente impegnate nell'Azione Cattolica. E non posso non salutare in maniera tutta speciale voi, carissimi fanciulli e fanciulle dell'Azione Cattolica Ragazzi, che recate a questo incontro la freschezza del vostro entusiasmo.
3. Voi oggi, cari amici, siete radunati qui per rinnovare l'impegno che vi anima ad offrire voi stessi "per la vita del mondo": è importante allora che fissiate gli occhi del cuore su Gesù, unico vero Maestro di sapienza eterna. Egli vi ripete il suo invito a seguirlo e la vostra risposta deve essere generosa, libera, coraggiosa, per nulla condizionata dalle molteplici tentazioni del mondo presente.
La singolare forma di ministerialità della vostra Associazione ecclesiale vi pone a servizio dell'intera Comunità cristiana e del Paese. Il vostro servizio sia umile; sia un dono senza riserve di voi stessi ai fratelli, sia un cercare quell'"ultimo posto" di cui parla il Vangelo. Essere servi di tutti: nella logica del Regno divino questo è l'autentico primato.
4. "Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome - afferma Gesù ponendo un fanciullo nel mezzo - accoglie me" (Mc 9,36). Queste parole si riferiscono immediatamente a voi, carissimi fanciulli e fanciulle dell'Azione Cattolica Ragazzi. Ma riguardano anche ciascuno di noi. Nel bambino la vita cresce ed è prorompente la gioia di vivere, per cui accoglierlo - dice il Signore - è accogliere lui stesso, che è l'Autore della vita. E' rispettare, amare e coltivare la vita, dono di Dio. Nel progetto formativo dell'Associazione viene messa giustamente al primo posto l'opera di difesa e promozione del valore della vita, che è valore grandissimo, ma sul quale la società e la cultura contemporanea manifestano un atteggiamento spesso ambiguo e contraddittorio. Il vostro impegno è oggi urgente più che mai. Assumetelo con forte convinzione e assolvetelo con coraggio, andando, se necessario, contro corrente, come il Giusto del Libro della Sapienza, che non si è lasciato intimidire dalle "insidie" e dagli "insulti", dalle "minacce e dalle trame" di chi lo considerava scomodo e imbarazzante perché contrario alle sue azioni (cfr. Sg 2,12 Sg 2,17-20). Si tratta di alimentare con ogni mezzo la cultura della vita; di favorire un'educazione globale che sappia valorizzare l'esistenza di ogni uomo, come dono da offrire e da condividere.
Questo sforzo interessa specialmente voi, famiglie cristiane. Operate in ogni campo e senza sosta perché la vita di ciascun essere umano sia accolta e rispettata in ogni sua fase e momento. E voi, cari ragazzi e care ragazze, sappiate apprezzare la vostra esistenza. Modellatela sempre sull'esempio di Cristo, perché possiate giungere sino alla piena maturità umana e cristiana.
Crescere e maturare: ecco l'itinerario che percorrete nella vostra giovinezza.
Crescere e maturare come persone, sviluppando i talenti del corpo e dello spirito; crescere e maturare come cristiani, mirando a diventare santi e testimoni di Cristo. E' Cristo il cammino di questa vostra crescita. Egli è la Vita vera ed innestandovi a lui potrete realizzare appieno le aspirazioni più profonde del vostro essere.
Camminate, pertanto, per questa strada, rimanendo in Cristo, Vita del mondo.
5. Carissimi, contemplando lo spettacolo suggestivo che offre questa sera Piazza San Pietro, con la vostra festosa e devota partecipazione alla celebrazione dell'Eucaristia, mi tornano in mente gli analoghi momenti di gioia e di comunione ecclesiale che ho potuto condividere in Polonia, in occasione della recente Giornata Mondiale della Gioventù, con migliaia e migliaia di vostri coetanei, provenienti da ogni Continente. Eravate là presenti anche voi dell'Azione Cattolica: la vostra è stata una presenza massiccia, di ben cinquemila aderenti, preparata con cura attraverso un'intensa catechesi sul tema specifico dell'incontro: "Avete ricevuto uno spirito di figli". Come non richiamarci ora a quell'esperienza di fede e di speranza vissuta in modo straordinario accanto alla Vergine di Jasna Gora?".
La Giornata Mondiale dei Giovani ha segnato una tappa fondamentale nel cammino della Chiesa verso il terzo Millennio cristiano. Il messaggio proclamato sul Chiaro Monte deve essere adesso portato dappertutto. Esso è destinato all'intera umanità e voi dell'Azione Cattolica Italiana ne sarete coraggiosi araldi. Annunciate Cristo e il suo Vangelo di speranza con la vostra stessa esistenza. Proclamatelo con le parole e le opere là dove vivete: nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle città. Chiunque vi incontra deve poter sperimentare in voi la presenza consolante del Redentore.
Perché ciò avvenga occorre che ci sia costante coerenza tra quel che siete e quel che fate, tra l'essere e l'agire, tra l'identità cristiana e la condotta di vita. Ecco, cari amici, la vostra vera dignità. La dignità di chi risponde con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutte le forze all'appello divino della santità, realizzando la tipica vocazione dei fedeli laici, inseriti nelle realtà temporali e nelle attività terrene. Voi lo sapete bene: Dio vi chiama ad essere santi nel mondo e per il mondo.
Avete dinanzi a voi fulgidi modelli da imitare, come, ad esempio, Pier Giorgio Frassati, che nell'Azione Cattolica si è formato a portare a compimento senza tentennamenti la sua vocazione apostolica, facendosi amico e fratello dei suoi coetanei, a tutti testimoniando un amore totale per Gesù. Come lui e tanti altri ancora, ciascuno di voi può percorrere il medesimo cammino di perfezione evangelica. Vi aiuta in questa ascesa spirituale il "Progetto Azione Cattolica Italiana" dal titolo assai significativo: "E' la radice che porta te". In esso è detto che voi giovani volete "vivere sempre, in ogni stato di vita, secondo lo Spirito, mettendo tutto in relazione a Cristo".
6. "Sei tu, Signore, il mio sostegno!" (Salmo responsoriale). L'itinerario della fedeltà e della perseveranza non è senza ostacoli. Per questo la liturgia molto opportunamente invita il credente ad affidarsi, nei pericoli e nelle avversità, al Signore che è la sua difesa. Solo da lui possono venirgli la luce e la forza necessarie per non soccombere nella prova. Io so - e questo mi è motivo di intima gioia - che voi, cari giovani di Azione Cattolica, volete seguire sul serio il divin Maestro. A tal fine vi siete dati una "Regola di vita spirituale", che ricupera e ripropone gli itinerari e i sussidi formativi che costituiscono l'eredità più preziosa della vostra Associazione. Facendo tesoro dell'esperienza passata ed attenti alle provocazioni del tempo presente, voi volete costruire l'edificio del vostro apostolato sulla salda roccia dell'adesione a Cristo. Vi preoccupate di mantenere con lui un dialogo costante mediante la preghiera personale, associativa e liturgica, la meditazione e la "lectio divina", l'assidua frequenza ai sacramenti dell'Eucaristia e della Penitenza. Dall'intimità col Signore nasce la testimonianza della carità. E voi intendete alimentare questa crescita soprannaturale mediante la regolare direzione spirituale, i ritiri e gli esercizi spirituali, la filiale devozione verso la Madonna. A questo proposito, nella Cattedrale di Czestochowa, lo scorso 12 agosto, insieme al vostro Assistente Ecclesiastico Generale, voi avete assunto l'impegno della recita del Rosario.
Avete affidato a Maria voi stessi e il vostro desiderio di perfezione. Nel cammino quotidiano di santificazione vi sono accanto con il consiglio e l'esempio i vostri assistenti spirituali, presso i quali potete trovare in ogni occasione l'aiuto opportuno per crescere nella dimensione dello spirito.
7. Cari giovani, qui come a Czestochowa, rivolgendo i nostri spiriti verso Cristo e la sua Croce, sentiamo riecheggiare nel cuore le tre parole chiave della nostra esistenza: "Io sono", "Mi ricordo", "Veglio". Io sono: "Guardate la Croce - dicevo allora - sulla quale il divino "Io sono" significa Amore, e non dimenticate. Il "sono vicino a te" rimanga la parola chiave della vostra vita". Ed ancora, mi ricordo: "Partendo da qui, facciamo di tutto per conoscere sempre più profondamente Cristo. Sforziamoci di rimanere in contatto intimo con il Vangelo, con la parola del Dio vivo, con la Sacra Scrittura, per conoscere meglio anche noi stessi e per comprendere quale sia la nostra vocazione in Cristo, Verbo Incarnato". Ed infine, "Io veglio": "Io veglio vuol dire mi sforzo di essere uomo di coscienza, in me faccio crescere il bene e cerco di correggermi dal male. Vuol dire inoltre: vedo gli altri; vuol dire amore del prossimo, vuol dire fondamentale solidarietà umana" (cfr. Discorso durante la Veglia di Czestochowa, 14 Agosto 1991).
8. "Sono vicino a te, mi ricordo di te, veglio". Queste tre "parole" che sul Chiaro Monte della Madonna Nera ho affidato ai giovani credenti di ogni Continente le consegno questa sera anche a voi, giovani dell'Azione Cattolica Italiana.
Andate, camminate, come testimoni dell'Amore, sulla strada della santità e dell'eroismo cristiano. Siate pronti a dare la vita per Cristo.
Proclamate senza stancarvi il Vangelo della speranza, portando nel cuore il fuoco dello Spirito Santo. Risplenda in voi quella luce che vi è stata infusa nel Battesimo e nella Confermazione. Siate "luce nel Signore" (Ep 5,8), consacrando ogni energia alla missione affidatavi, alla "nuova evangelizzazione", per costruire un mondo rinnovato nella giustizia e nella pace. L'incomprensione e l'indifferenza, l'insuccesso e le difficoltà non vi fermino mai. A voi - come ha ricordato San Giacomo nella seconda Lettura - è stata donata la sapienza che viene dall'Alto, che conduce a vivere secondo il progetto di Dio. La solidarietà e la pace, di cui secondo il tema del vostro incontro voi siete chiamati ad essere annunciatori e costruttori, sono doni dello Spirito e scaturiscono dalla carità.
Non si può costruire la pace se non si vive in pace con Dio, con se stessi e col prossimo; se non si sradicano dal cuore "gelosia e spirito di contesa" (Jc 3,10); se non si domano le "passioni che combattono nelle nostre membra" (cfr. Jc 4,12) e sono le radici più profonde delle "liti" e delle "guerre" che avvelenano la convivenza umana ad ogni livello.
9. Carissimi amici, evangelizzate e testimoniate la carità per annunciare la pace e costruire la solidarietà. Ecco il mio augurio e l'invito che vi rivolgo a conclusione di questa intensa giornata ecclesiale. Si rafforzi tra voi lo spirito di comunione e cresca la collaborazione all'interno dell'Associazione e nelle sue molteplici articolazioni; poggi la vostra azione apostolica sul fondamento sicuro di una sempre più salda e convinta comunione col Papa e con i Pastori.
Collaborerete così più direttamente all'unica missione della Chiesa, famiglia di tutti i credenti.
Maria, la Madre della Sapienza, vi accompagni in questo faticoso ma esaltante cammino di vita e di speranza. Sostenga i vostri passi, illumini le vostre scelte; vi insegni ad amare il vero, il bello, il buono, tutto quello che Cristo porta in sé e distribuisce nei nostri cuori attraverso il soffio del suo Spirito.
Umile serva dell'Altissimo, la Madonna sia il vostro più alto modello di adesione piena a Cristo.
Gesù ancor oggi ripete: "Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti".
Tu, Signore, che "hai rivelato ai piccoli i misteri del Regno dei cieli" (Canto al Vangelo), aiutaci ad accogliere la tua parola per trovare in essa la vera gioia.
Amen!
Data: 1991-09-21
Sabato 21 Settembre 1991
Titolo: Si metta fine alla violenza fratricida che insanguina inermi popolazioni
Carissimi fratelli e sorelle!
1. L'uomo vede nella pace un imperativo fondamentale della propria esistenza. E' in essa, infatti, che egli trova le condizioni essenziali per la piena auto-realizzazione. Non c'è da meravigliarsi, dunque, se oggi, di fronte alle gravi minacce a cui la pace è esposta, si levino con crescente insistenza, nei diversi ambiti nazionali e internazionali, voci allarmate che invitano le persone di buona volontà ad impegnarsi con urgenza per la sua salvaguardia.
Se c'è un luogo in cui tale invito deve trovare eco favorevole e risposta generosa, questo è certamente il cuore di ogni persona religiosa.
L'anelito alla pace, infatti, non può non essere avvertito come attesa e speranza da chi tende con sincerità all'Assoluto. Il tentativo di entrare in rapporto col Mistero trascendente di Dio suppone un atteggiamento interiore di distacco, di apertura, di ascolto, che costituisce la premessa di una pace vera e duratura.
2. Questo vale in special modo per il cristiano: dalla sua fede egli ha imparato a conoscere Dio come Colui che "disperde i popoli che amano la guerra" (cfr. Ps 67/68,31), perché "ama tutte le cose esistenti e nulla disprezza di quanto ha creato" (cfr. Sg 11,24). Il cristiano, inoltre, si pone costantemente a confronto con le parole programmatiche del Discorso della montagna: "Beati i miti, perché erediteranno la terra... Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio" (Mt 5,5 Mt 5,9).
Egli, peraltro, sa dove sta la sorgente inesauribile, a cui attingere l'energia necessaria per essere un autentico "operatore di pace". Essa scaturisce dal Cuore di Colui che è venuto nel mondo perché gli uomini "abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza" (Jn 10,10). Dal Cuore di Cristo la pace attende di sgorgare in un flusso di vita nuova nei cuori degli uomini di buona volontà.
3. Sostenuto dalla fede, il cristiano s'impegna per creare le condizioni di una pace vera. Esse sono indicate già in quella affermazione lapidaria del profeta Isaia, che il mio grande predecessore Pio XII scelse come motto del suo Pontificato: "Opus iustitiae pax", "La pace è frutto della giustizia" (cfr. Is 32,17).
Senza giustizia non c'è pace! La giustizia è consapevolezza del proprio posto nel mondo e, al tempo stesso, del posto che occorre riconoscere a Dio e agli altri uomini. Solo nel fattivo rispetto della dignità di ogni uomo, comunità e popolo è la via per costruire rapporti di serena convivenza, frenando le tentazioni del ricorso al falso diritto della forza.
perciò la nostra preghiera si fa oggi più intensa per la pace in Jugoslavia. Con profonda tristezza si deve riconoscere che la parola data per il cessate il fuoco non è stata mantenuta.
E' perciò venuto il momento di affermare che quanto sta succedendo in quelle terre, non è degno dell'uomo, non è degno dell'Europa! In quest'ora drammatica vengo, quindi, a supplicare le istituzioni internazionali e tutte le persone di buona volontà, che sono in grado di fermare questa guerra, di fare ogni sforzo possibile affinché si metta fine alla violenza fratricida che insanguina inermi popolazioni.
Prego per le vittime. Sono vicino alle famiglie, che piangono i loro morti e feriti, nonché alle persone costrette a prendere il cammino dell'esodo dalle loro terre. Condivido anche il profondo dolore dei benemeriti Vescovi croati, che vedono il loro gregge disperso, le chiese distrutte e tante opere e istituzioni annientate.
Vogliano tutte le parti rispettare il cessate il fuoco.
Voglia la comunità internazionale aiutare quelle popolazioni a vivere in pace e libertà! O Maria Santissima, ascolta la nostra preghiera e aiuta tutti i Cristiani ad essere costruttori di pace!
Data: 1991-09-22
Domenica 22 Settembre 1991
GPII 1991 Insegnamenti - Lettera al Cardinale de Araujo Sales - Città del Vaticano (Roma)